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26 Novembre, 2025
Nasce Tannica Wine Club: un luogo che inverte le regole del gusto a Torre del Greco
Nelle cantine storiche di Villa Guerra, un format esclusivo firmato Josè Restaurant che mette il vino prima del cibo, con una carta monumentale e piatti d’autore
Nelle suggestive cantine storiche di Villa Guerra, nasce il progetto esclusivo Tannica Wine Club, firmato Josè Restaurant e gestito da Antonio Confuorto. Questo locale unique sovverte la tradizionale sequenza della degustazione: qui si sceglie il vino prima del cibo.
La carta vini, curata dal sommelier Salvatore Maresca, è un viaggio tra oltre 900 etichette italiane ed estere rigorosamente in edizione limitata, frutto del lavoro di piccoli artigiani del vino. Le bottiglie, spesso prodotte in poche decine o centinaia di esemplari, trasformano la selezione in una vera caccia al tesoro enologica, in cui il vino diventa protagonista e racconta i territori con ricchezza sensoriale.
La cucina è pensata per esaltare le sfumature dei vini selezionati, con un menù dinamico e stagionale creato dallo chef Antonio La Cava. Tra i piatti spiccano la polpetta al sugo, il vitello tonnato, l’esotico bao alla genovese, la pizza in pala gourmet, e reinterpretazioni di classici locali come “‘O per e ‘o muss” e il risotto patate, provola e limone.
Gli abbinamenti sono audaci ma equilibrati: champagne di nicchia come Hervé Rafflin “La Nature” Extra Brut Premier Cru o “Laurianne Lejour” Premier Cru Nature si sposano con il bao alla genovese o “‘O per e ‘o muss”, mentre rarità territoriali come il Crisò di Casa Rareca si abbinano alla freschezza del risotto. Il metodo classico “Tenute Nura – Blanc de Noirs” accompagna piatti più strutturati come polpetta e vitello tonnato, dando struttura e intensità all’esperienza.
Il Tannica Wine Club si propone come un custode dell’esperienza gastronomica, dove oltre al gusto si conserva l’emozione di un viaggio sensoriale duraturo.
La Redazione
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26 Novembre, 2025
Black Friday: consumi, italiani più ottimisti, si punta su qualità e Made in Italy
Ricerca RI GENERAZIONE di BIG e Scuola Superiore Sant’Anna: oltre l’80% degli indicatori mostra un trend positivo per il 2025
Un ottimismo realista caratterizza gli italiani che, superate le paure legate alla pandemia, si orientano con consapevolezza verso scelte di qualità e sostenibilità. Lo evidenzia l’Osservatorio RI GENERAZIONE (2020-2025), ricerca ideata da Business Intelligence Group (BIG) sotto la direzione del sociologo Gianni Bientinesi, in collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.
Alla vigilia del Black Friday 2025, il quadro che emerge è di una società che non rinuncia al risparmio ma evolve verso un consumo ottimizzato, privilegiando prodotti di qualità, lunga durata e marchi italiani ecosostenibili. L’era post-pandemica lascia spazio a una nuova normalità più umana, selettiva e orientata ai valori. Cresce la fiducia nel quotidiano e la centralità delle relazioni autentiche.
La ricerca si basa su 9.579 interviste CAWI a italiani dai 25 anni in su e rileva che oltre l’80% degli indicatori per il 2025 segna un saldo positivo rispetto alla media 2021-2024. Secondo Bientinesi, la rigenerazione rappresenta un paradigma quotidiano che ricompone valori, consumi e relazioni, con il valore al centro delle scelte.
Il Prorettore della Scuola Superiore Sant’Anna, Giuseppe Turchetti, conferma l’importanza dei dati per orientare imprese e istituzioni verso prodotti e servizi più in linea con i bisogni reali della popolazione.
Dal punto di vista sociale, si osserva una riscoperta del vivere insieme: pur se diminuito dal 44% del 2021, il 38% cerca ancora il contatto con la natura, mentre il turismo locale è in crescita (+6%). Crescono l’interesse per il tempo a casa (+16%) e per relazioni profonde (+30%).
Sul piano personale, salute, famiglia e benessere mantengono un ruolo centrale, con aumenti significativi di attenzione alla salute (+39%), cura della forma fisica (+34%) e tempo dedicato a hobby (+33%).
Nei consumi, prevale la scelta consapevole: il 37% preferisce prodotti italiani e di qualità, mentre il 34% risparmia con ottimizzazione e il 25% sceglie prodotti ecosostenibili.
Infine, la tecnologia è vista come opportunità, soprattutto per la salute (43%) e la sostenibilità ambientale (38%), pur con timori per la privacy e la trasparenza normativa. La fiducia nel digitale cresce ma non scaccia i dubbi sui rischi.
La Redazione
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26 Novembre, 2025
Guida Bio 2026. Abbiamo scoperto i vincitori
Alle volte capitano delle notizie che, di per sé, sono golose e non possono rimanere nel cassetto a lungo. Vanno pubblicate, c’è poco da fare.
Non vogliamo certamente rovinare la sorpresa ma quando si tratta di premi, una anticipazione ha sempre un non so che di appetitoso. Un po’ come quando vediamo sotto l’albero di Natale i regali e cerchiamo di grattare qualche angolo con la speranza di scoprire qualcosa. Visto che ci avviciniamo al Natale spero con questa sopresa di fare un regalo a voi e alle aziende destinatarie del premio.
Quale premio?
La Guida Bio 2026 che verrà presentata a Roma il prossimo 24 gennaio nell’ambito della manifestazione Un Mare di Foglie presso l’Hotel Villa Panphili.
Una guida, nata da un’idea di Antonio Stanzione, che dal 2020 raccoglie le eccellenze della produzione vinicola italiana certificata Bio e in conversione.
Conosco Antonio e ne apprezzo da tempo le capacità. Spero dunque che dopo questa anticipazione non me ne voglia e anzi si presti a raccontare meglio della Guida. Il lavoro suo e di tutto il suo team non solo è enorme ma anche decisamente lodevole.
Ecco dunque i vincitori nelle singole categorie.
Azienda Emergente: Tenuta dei Ciclopi. Versante nord e versante est dell’Etna. Tre amici e vitigni tipici di Idda, la Montagna. Qui fare il biologico diventa quasi un obbligo ma farlo veramente è ancora più complicato. La magia è tutta qui.
Migliore Azienda al Femminile: Suavia. A Fittà, borgo del Soave Classico, su terreni vulcanici, le tre sorelle Tessari continuano il lavoro di papà Giovanni e mamma Rosetta coltivando i vitigni della tradizione: Garganega e Trebbiano. Come tutte le donne sanno osare, come per il tappo a vite.
Migliore Azienda del Nord: Cà Rugate. 90 ettari di vigne dislocate tra la Valpolicella, il Soave e i monti Lessini per produrre da oltre cento anni (ma da 25 in biologico) i vini simbolo di queste zone. Grandi e biologici, si può
Migliore Azienda del Centro: Monteverro. Capalbio vuol dire Maremma Toscana ovvero mare e colline; sole e sale. È così che le espressioni di blend con vitigni internazionali porta a realizzare capolavori come l’omonimo Monteverro (Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Merlot e Petit Verdot). Fascino!
Migliore Azienda del Sud: Gorghi Tondi. Dalle terre affacciate sul mare che da Mazara del Vallo conducono direttamente in Africa, si producono vini dai vitigni della tradizione siciliana. Respiro di sale e di Scirocco!
Migliore Azienda a Basso Impatto Ambientale: Barone Pizzini. La prima azienda della Franciacorta che dimostra come anche un Metodo Classico possa essere biologico e come tutto può essere perfettamente integrato nella natura.
Miglior Vignaiolo/a Under 40: Giulia Cataldi Madonna. A Ofena, ai piedi del Gran Sasso, da quattro generazioni si produce vino con i soli vitigni della tradizione abruzzese: Montepulciano, Trebbiano, Pecorino. Ora è Giulia a tirare le fila e non intende fermarsi. Grinta!
Miglior Spumante Metodo Classico: Madame Martis Brut Riserva 2015 Maso Martis. Coltivati a Martignano, sopra Trento il Pinot Noir e Meunier vinificano in acciaio; Chardonnay in barrique per 8 mesi. Affinamento della cuvée per ben 8 anni così da ottenere un bouquet ampio ed elegante con la frutta assolutamente matura e la piccola pasticceria burrosa che stregano. Il sorso? Interminabile.
Miglior Spumante Metodo Martinotti: Ius Nature Bortolomiol. Prosecco Valdobbiadene ça va san dire. Frutta, fiori e tanta cremosa eleganza.
Miglior Vino Rosso: Brunello di Montalcino Riserva Diecianni 2015 Le Chiuse. Montalcino nord. Le cinque stelle dell’annata 2015 si rispecchiano perfettamente in un vino capolavoro.
Miglior Vino Bianco: Zero Tolleranza per il Silenzio. Cà du Ferrà. Il Ruzzese, antico vitigno spezzino magicamente interpretato da due persone speciali come Davide e Giuseppe. Affinato in rovere fa emergere tutta la macchia mediterranea per offrire puro charme.
Miglior Vino da Uve Appassite: Cinque Terre Sciacchetrà 2018 Under Water Wine Possa. Dalle vigne di Riomaggiore nelle Cinque Terre far tuffare in mare il blend di Rossese e Bosco è facile ma anche da folli.
Miglior Vino da Uve Autoctone: Monte Diavoli 2021 Masseria Cuturi. Camilla Rossi-Chauvenet non accontentandosi della Valpolicella è arrivata a Manduria dove produce questo Primitivo affinato per due anni in botti di rovere che fa della armonia il suo punto di forza.
Premio Packaging: Cantina Pizzolato. La cura del dettaglio parte dalla meravigliosa cantina per arrivare alle etichette. Occhio attento soprattutto alla sostenibilità dimostrando che anche per un Prosecco si può usare un vetro leggero.
Ecco dunque svelati i vincitori dei Premi Speciali. Non so se le aziende destinatarie ne siano già al corrente, ma qualora lo venissero a sapere dalla lettura di questo articolo, penso che ne saranno felici. Un bel regalo di Natale insomma.
Ivan Vellucci – Direttore
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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26 Novembre, 2025
La magia del Chianti San Lorenzo di Castello di Ama a Milano con Xtrawine
Metti un giovedì sera di metà novembre a Milano, con le prime nebbie che si annunciano, metti che una cantina toscana, tra le più importanti, ti propone una verticale pazzesca di sei annate di Chianti Classico Gran Selezione.
Già così suona come giorno perfetto, e suona ancora meglio se la cantina è il Castello di Ama e il Chianti è l’iconico San Lorenzo, campione assoluto di eleganza, di intensità e di freschezza.
L’occasione viene proposta da Xtrawine conosciutissimo e-commerce leader in Italia, diventato un vero e proprio wine club che, dopo il successo delle masterclass e degustazioni organizzate durante la Milano Wine Week ad ottobre, si prepara e soprattutto ci prepara, ad un inverno ricco di giorni perfetti.
La cantina Castello di Ama, antico borgo etrusco nel comune di Gaiole in Chianti, vede le sue origini vitivinivcole nei primi anni del 1700, già da allora viene riconosciuta e descritta come eccellenza “Le vigne di Ama sono ben esposte, assolative, tutte tenute ottimamente e come giardini: questa parte è la più fertile e la più rinomata del Chianti”, nel 1976 poi quattro famiglie, Cavanna, Carini, Tradico e Sebasti decidono di investire sogni, tempo e soldi, aumentando così gli ettari di proprietà, apportando nuove tecnologie, costruendo una nuova cantina, e soprattutto affidandosi, nel 1982, ad un giovane enologo fiorentino: Marco Pallanti.
E se, per dirla alla De Niro “Il talento sta nelle scelte”, beh….con Marco Pallanti hanno visto lungo!
Molto lungo! considerando che Marco Pallanti viene insignito del titolo di Enologo dell’anno nel 2003, diventa Presidente del Consorzio del Vino Chianti Classico dal 2006 al 2012 contribuendo in modo determinante alla creazione della categoria Gran Selezione e ponendola in cima alla piramide qualitativa del Chianti, sotto la sua guida e con l’ingresso in azienda di Lorenza Sebasti, figlia di uno dei soci fondatori, la cantina viene comunemente riconosciuta come una delle più importanti d’Italia.
E poi…un’attitudine che tocca proprio le mie corde: una collezione di Arte contemporanea inusuale per una cantina e degna del miglior Museo, un progetto nato con la collaborazione della Galleria Continua di San Giminiano, propone artisti come Daniel Buren, Chen Zhen, Anish Kapoor, Giulio Paolini, Louise Bourgeois, Michelangelo Pistoletto, Roni Horn, etc…..
E vuoi non andare a visitarla e ad assaggiare tutta la linea di vini?
Intanto iniziamo da stasera ed iniziamo con i complimenti ai ragazzi di Xtrawine, la scelta della location mi è molto piaciuta, clima raccolto, rilassante, informale, che con tavoli da otto posti invita al dialogo tra gli invitati, convivialità e vino vanno sempre di pari passo, e cosa positiva un pubblico giovane.
Così come giovane, molto preparato, dal dialogo scintillante è Niccolò Ceccherini, a rappresentare la cantina Castello di Ama ed ad accompagnarci nella degustazione dei vini, con una chicca finale….
Il Chianti Gran Selezione San Lorenzo è composto da un 80/85% di Sangiovese ed il restante 20/15% in misura variabile tra Merlot e Malvasia nera, fa 12 mesi di elevazione tra barrique nuove ed altre di secondo e terzo passaggio più 2 anni di affinamento in bottiglia. Se ne produce circa 60.000 bottiglie ad annata che sono più o meno 1/5 della loro produzione totale.
La prima in degustazione è la 2021, Marco Pallanti per ogni annata proposta ha suggerito una parola descrittiva, questa è MANIFESTO.
Dal colore rubino luminoso, profumato con frutta rossa in primo piano, ribes, susina, ciliegia quello che percepisco subito, una ventagliata di spezie dolci, morbide, in sottofondo anche chiodo di garofano e cannella, qualche terziario c’è già.
Al primo sorso….corrisponde a pieno l’olfattiva, è un vino che bussa a tutte le porte del palato, il tannino è abbastanza integrato nonostante la giovane età. Al secondo sorso impressiona, lo leggi meglio e capisci quanto potenziale ha questa annata.
E’ un vino esuberante, che ha voglia di mettersi in mostra e ricco di sfaccettature, in bilico tra verticalità e pienezza di bocca, notevole.
E che annata! Niccolò ci dice che la 2021 è stata inserita da Wine Spectator, una sorta di bibbia per gli amanti del vino, al 9 posto tra i migliori 100 vini al mondo. Cosa vuoi…bazzecole, quisquilie e pinzillacchere!
Tra una chiacchiera e l’altra si arriva alla 2020, si cambia un po’ registro, la parola scelta è STORIA, un anno in più della precedente ma sia al colore, sentori e aromi risulta ben più pronta, più distesa, dimostra una maturità che supera l’età dichiarata, rispetto alla 2021 la trovo un po’ assopita come carattere, da bere subito con la certezza di non sbagliare.
Con Niccolò che nel mentre ci racconta la storia del Castello di Ama viene servita la 2018, MISTERO.
Mistero perchè l’annata è stata molto piovosa e all’improvviso molto calda, con un finale ancora piovoso, non il massimo per una vigna che da il meglio quando deve lavorare per alimentarsi.
Beh, ne risulta comunque un bellissimo vino, ricco di acidità con un tannino setoso, qui si che le tostature della barrique si sentono come terziari, cuoio, cacao amaro, ed un bellissimo ritorno di agrume. Notevole.
Mette d’accordo tutta la tavolata, che in un improvvisato bilancio di metà percorso, lo premia.
Adesso tocca alla 2015, EQUILIBRIO.
E l’aggettivo è azzeccato in pieno, ricordo che stiamo degustando le eccellenze del Chianti Gran Selezione, il centrobocca risulta appagato a pieno, equilibrio tra tannino, acidità, sapidità, una vena di china, una nota affumicata.
Ottima evoluzione e poco da aggiungere.
Sulla stessa frequenza è la 2013, COMPLESSITA’, rispecchia a pieno le caratteristiche e la prerogativa di questi vini, non troppo muscolosi ed opulenti ma piuttosto eleganti e raffinati, scivolano che è un piacere e confermano una beva estremamente felice ed appagante.
La 2011, ELEGANZA, ricorda molto la 2021, è un po un Back to the Future, ti fa capire come potrebbe evolvere la prima annata degustata, è tutto piacevolmente “vivo”, la freschezza, è ancora croccante, un tono balsamico con anice stellato, risulta più che persistente e ti dice che ne ha ancora da raccontare, gli anni non lo spaventano.
Il panel degustativo del tavolo, un po improvvisato ma tanto divertito, lo premia, segue la 2018 e 2021 a pari merito.
A pari merito finche il caro Niccolò non ci regala una chicca, due bottiglie Jeroboam, 3 litri, del 2004, dopo 21 anni è commovente, ha ancora slancio e voglia per ripartire. Mi prendo la libertà di descrivere questo vino facendomi aiutare da Seneca :”Il tempo scopre la verità”.
In attesa di un altro giorno perfetto firmato Xtrawine.
Davide Stroppa – Il viaggio di Orfeo
Mi trovi su Instagram come @atti_a_divenire https://winetalesmagazine.com/rubrica/il-viaggio-di-orfeo/
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25 Novembre, 2025
Legumi della Tuscia e del Lazio: buoni, puliti e giusti!
A Viterbo torna sabato 29 e domenica 30 novembre lo Slow Food Village in piazza dei Caduti
Sabato 29 e domenica 30 novembre torna a Viterbo, in piazza dei Caduti (Sacrario), lo Slow Food Village, la manifestazione organizzata da Slow Food Viterbo e Tuscia, giunta alla 12ª edizione. L’evento è promosso con il contributo di Arsial e Regione Lazio e il patrocinio del Comune di Viterbo.
Il tema di quest’anno è “Legumi in Comune”, con l’obiettivo di tutelare, valorizzare e promuovere i legumi della provincia di Viterbo e del Lazio, mettendo in evidenza le loro proprietà ambientali, nutrizionali, agronomiche, enogastronomiche e identitarie.
La due giorni prevede incontri, degustazioni, show cooking, laboratori per bambini, stand dei produttori e una mostra dedicata ai legumi del Lazio. All’evento partecipano esperti, cuochi, degustatori ed educatori, rendendolo imperdibile per appassionati di enogastronomia e famiglie.
Sabato mattina, presso la Sala Consiliare di Palazzo dei Priori, si terrà l’incontro celebrativo dei legumi, con la partecipazione di rappresentanti istituzionali e dei sindaci dei Comuni del Lazio produttori di legumi tipici. Le attività proseguiranno nel pomeriggio e per tutta la giornata di domenica in piazza dei Caduti.
Luigi Pagliaro, presidente di Slow Food Viterbo e Tusci
Nel Lazio sono presenti oltre 20 tipi di legumi, che si differenziano per dimensione, sapore, colore e modalità produttive. Nonostante ciò, il consumo si concentra su pochi tipi, spesso provenienti da altre regioni o dall’estero. Il nostro scopo è stimolare le persone a riappropriarsi di questo patrimonio unico di biodiversità e tradizioni culinarie, fonte di agroecologia e proprietà nutrizionali straordinarie.
L’ingresso alla manifestazione è gratuito, e per informazioni è possibile contattare il numero 335.318537 o seguire le pagine Facebook e Instagram di Slow Food Viterbo e Tuscia.
La Redazione
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25 Novembre, 2025
Uomo al centro e rispetto del territorio: si chiude GENSY, il congresso de La Sicilia di Ulisse sulla nuova ospitalità e il viaggio consapevole
Annunciati cinque nuovi associati, tra cui il primo ristorante nella provincia di Trapani, a Palermo l’appuntamento che ha raccontato benessere, cibo, vino e cultura autentica
L’uomo torna al centro e l’esperienza del viaggio parte dal rispetto del territorio: è questo il messaggio chiave di GENSY 2025, il congresso biennale promosso da La Sicilia di Ulisse che ha raccolto al Grand Hotel et Des Palmes di Palermo quasi duecento giornalisti e addetti ai lavori per riflettere su benessere, ospitalità e turismo.
Il congresso ha offerto un dialogo ampio su cultura della tavola, connessione tra cibo e vino, tutela del territorio e dimensione esperienziale del viaggio. Un manifesto sull’accoglienza umana e sostenibile dove la persona è al centro, dal piatto al paesaggio, dall’incontro alla narrazione del viaggio.
Sono stati presentati cinque nuovi associati, tra cui il primo ristorante nella provincia di Trapani. Tony Lo Coco, presidente de La Sicilia di Ulisse, ha sottolineato la visione di una Sicilia autentica e futura, mentre Luciano Pennisi, vicepresidente, ha evidenziato come “noi vendiamo benessere, una coccola, un calice di vino o un sorriso”.
Il congresso ha ospitato temi sociali importanti, come la lotta ai disturbi alimentari, con la partecipazione delle associazioni Stella Danzante e La Farfalla Lilla, e ha visto interventi di protagonisti della cucina e comunicazione gastronomica italiana quali Chiara Maci, Paolo Cauzzi e Davide Oldani.
Il vino è stato affrontato come forma di autenticità e inclusione culturale, mentre si è discusso di moderazione e cultura sostenibile, con testimonianze dal settore enoturistico e riflessioni sul benessere olistico legato al viaggio.
L’esperienza di viaggio è stata interpretata come un atto di crescita personale e scoperta, mentre l’ospitalità è stata definita come un calore umano imprescindibile insieme al rispetto per il genius loci e l’etica nella progettazione degli spazi.
Il congresso si è concluso con un messaggio forte di rinnovamento culturale secondo cui la Sicilia di Ulisse incarna un modello di ospitalità autentica, sostenibile e di alta qualità, capace di coniugare tradizione e innovazione per un futuro di benessere.
La Redazione
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25 Novembre, 2025
Premiati i vincitori del Concorso Nazionale del Riesling
Il Riesling Alto Adige Val Venosta DOC Vigna Windbichel dell’Azienda Unterortl – Castel Juval è il migliore Riesling d’Italia annata 2023.
Il Riesling Alto Adige Val Venosta DOC Vigna Windbichel dell’Azienda Unterortl – Castel Juval è stato proclamato miglior Riesling d’Italia annata 2023 nel Concorso Nazionale del Riesling tenutosi a Naturno. Il vino ha prevalso su 52 etichette provenienti da sei regioni vitivinicole italiane, confermandosi superiore a concorrenti quali il Riesling Altissimus Hedwigsberg di Eduard Bernhart (Malles) e il Riesling Hérzu Langhe DOC di Ettore Germano (Serralunga d’Alba), entrambi classificati secondi ex aequo.
Il quarto e quinto posto sono occupati da altri due Riesling altoatesini: quello dell’Abbazia di Novacella e quello di Lehengut (Colsano). La premiazione si è svolta al Kurhaus di Merano durante il 34º Merano Wine Festival.
Sono stati inoltre premiati i migliori Riesling per regione provenienti da produttori che hanno iscritto più di un vino: oltre all’Alto Adige con Unterortl e al Piemonte con Ettore Germano, hanno ricevuto riconoscimenti il Riesling Trentino DOC della Cembra Cantina di Montagna (Trentino) e il Riesling Oltrepò Pavese DOC Filare 52 dell’Azienda Agricola Manuelina (Lombardia).
Magdalena Pratzner, Presidente delle Giornate e del Concorso Nazionale del Riesling, ha sottolineato l’importanza del confronto e come l’interazione tra produttori favorisca un miglioramento duraturo nella qualità dei vini partecipanti.
La Redazione
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25 Novembre, 2025
Cramant. Purezza e accoglienza tra le vigne del Grand Cru, nel cuore della Côte des Blancs
Cramant è uno di quei luoghi che racchiudono l’anima più autentica della Côte des Blancs.
Il villaggio sorge tra Avize e Chouilly, su un’altura dolce che guarda un mare di viti. Qui il gesso affiora ovunque, candido e vivo, e il Chardonnay trova la sua voce più cristallina: vini puri, tesi, minerali, capaci di raccontare la profondità e la luce di questa terra.
È un Grand Cru che vive di discrezione e verità, di famiglie che da generazioni coltivano le stesse parcelle e le conoscono come estensioni del proprio respiro. Tra queste, una di quelle che meglio interpreta l’identità di Cramant è senza dubbio Voirin-Jumel.
Voirin-Jumel: la tradizione che guarda avanti
Accolti da Tom sulla terrazza panoramica, lo sguardo si perde tra i filari che scendono verso il villaggio. L’aria profuma di gesso e di fiori bianchi, e il silenzio è interrotto solo dal ronzio lieve dei trattori lontani.
Tom ci racconta con passione la storia della maison, nata nel 1945 dall’unione di due famiglie storiche del villaggio. Oggi Voirin-Jumel è una realtà moderna e dinamica, guidata da uno spirito familiare autentico ma con uno sguardo sempre rivolto all’evoluzione.
I vini degustati: eleganza e precisione
Sulla terrazza, con la luce di Cramant che si riflette nei calici, abbiamo degustato quattro interpretazioni del loro stile:
Blanc de Blancs Grand Cru Brut Réserve ovvero il biglietto da visita della maison in due versioni V1 e V2, la prima brut, la seconda zero dosage. Entrambi i vini luminosi, verticali, salini e speziati. Chardonnay in purezza da vecchie vigne di Cramant e Chouilly con preferenza mia personale sul zero dosage ovvero il V2
Cuvée 555 Extra Brut affinato in legno. Questa cuvèe è più profonda e complessa, con una cremosità raffinata che bilancia la tensione minerale.
Millésime 2015 Grand Cru è uno champagne di energia e maturità, note di agrumi canditi, frutta secca e un finale gessoso e lungo.
Emotion Rosé un raro sguardo sul lato più morbido della maison: delicato, elegante, con fragranze di lampone e pompelmo rosa.
Completano la gamma un interessante Les Carelles da uve Pinot Noir 100% un lieux dits a Mareuil sur Ay nella Vallèe de la Marne, sapido, elegante con profumi e sentori di frutta rossa. E per finire il Cramant uno champagne di grande eleganza e intesità
Ogni vino conferma una coerenza stilistica fatta di purezza, rigore e riconoscibilità territoriale.
Degustare sulla terrazza di Cramant è un’esperienza che va oltre il vino: è un incontro diretto con il paesaggio. Nel bicchiere si riflette la stessa luce che accarezza le vigne, e ogni sorso riporta alla mente quella sensazione di purezza e calma che solo i grandi terroir sanno trasmettere.
Cramant resta così, sospeso tra cielo e craie, tra memoria e futuro. E Voirin-Jumel ne custodisce l’essenza con garbo, sincerità e una visione limpida come il suo Chardonnay.
Emanuele Muzzo – Vigne e Orizzonti
Su Instagram è semplicemente Emanuele Muzzo
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25 Novembre, 2025
VoxEtil. La tua voce è il tuo alcoltest
0.5 grammi litro. È la percentuale di alcol massimo consentita per mettersi alla guida di un mezzo di locomozione. Un valore che scende a zero, si zero, per neopatentati (ovvero con patente conseguita da meno di tre anni) e per i conducenti professionisti.
Per un una persona di sesso maschile e di corporatura media (75kg) e a stomaco vuoto, il fantastico quartino di vino già mette a rischio la patente. Occorre mangiare e bere un pò di acqua per permettersi il bicchiere della staffa. Ma non la grappa.
Non entriamo nel merito delle sanzioni per non destare troppo spavento.
In ogni modo, bere responsabilmente e non mettersi alla guida dopo aver consumato alcolici è non solo per legge ma anche per buon senso. Spesso si pensa di potercela fare, di essere in grado di guidare, di reggere bene l’alcol. Ma i nostri sensi non sono quelli da sobri e si rischia di mettere in pericolo la vita propria e, soprattutto, quella degli altri.
Prima di mettersi alla guida dopo una serata con gli amici durante la quale si è fatto uso di alcol sarebbe sempre opportuno sottoporsi ad un alcoltest.
Proprio quest’anno è tornato in auge l’obbligo per i gestori di locali che, somministrando alcolici, rimangono aperti dopo la mezzanotte, di dotarsi di un alcoltest. Si tratta di un provvedimento inserito già dal 2010 nel codice ma, come si usa in Italia, mai applicato realmente.
Il Codice della strada obbliga i locali ad averlo ma non può certo obbligare le persone ad usarlo. Non costano un patrimonio poiché si va da circa 80€ per uno ad uso personale a circa 400€ per uso professionale. Questi ultimi, quelli che certificano realmente il tasso alcolemico determinando o meno la sanzione, devono essere periodicamente calibrati. È ovviamente necessaria una pipetta di plastica per consentire alla persona di soffiarvi all’interno.
Nulla di complicato, ma se si potesse capire il proprio tasso alcolemico semplicemente con una app?
In fondo c’è una app per tutti, perché non averne anche una in grado di farci capire se sia meglio non metterci alla guida?
Certo, non possiamo (ancora) soffiare dentro uno smartphone ma oggi la tecnologia ci viene in soccorso.
Incontro l’ing. Fabio Pellini, CIO, di VoiceWise, un vero e proprio spin off universitario dell’Università di Tor Vergata di Roma.
Quando un medico ausculta il torace facendo dire 33 al paziente, è per cogliere le vibrazioni provenienti dalla cassa toracica. Poi, con esperienza, interpreta quelle vibrazioni per comprendere se vi siano problemi polmonari.
La voce è qualcosa di altamente personale tanto che su di essa si basano precisi algoritmi di riconoscimento. Perché dunque non utilizzarla per comprendere l’insorgenza di malattie o stati alterati del nostro essere?
Pensiamoci bene. Quando stiamo male, la nostra voce cambia. Ricordo mia madre che solo dal mio “pronto” al telefono era in grado di capire se avessi qualcosa. Tutte le mamme sono così. Sentono che qualcosa non va in pochi istanti. Meglio del migliore dei computer o delle Intelligenze Artificiali. Riescono perché hanno immagazzinato migliaia di ore di ascolto ed osservazione così che non possa sfuggire nulla.
Non abbiamo sempre la mamma vicino e, comunque, difficilmente potremmo portarcela a discolpa di un eventuale alcoltest positivo. Occorre qualcosa di più scientifico. VoiceWise sta proprio lavorando su questo: VoxEtil, un test che ha come input la nostra voce. Pronunciando cioè delle frasi chiave, una sorta di 33 tanto per capirci, saremo in grado di capire, con ottima precisione, il nostro tasso alcolemico.
Gli algoritmi governati da una AI ci sono. Mancano ancora i dati necessari perché la precisione del risultato aumenti rendendola comparabile con lo strumento tradizionale. Sappiamo infatti bene come il tasso alcolemico vari in funzione dell’età, del sesso, del peso, del tipo di corporatura del soggetto, della presenza di altre patologie, ecc. Migliaia, milioni di combinazioni possibili. Ecco perché si ha bisogno di avere a disposizione dati.
È quello che si fa banalmente con app tipo Google Maps o Waze che tutti usiamo per arrivare prima a destinazione. Ci piace vedere quando la strada è verde e ci arrabbiamo se rossa. Google riesce a darci quelle informazioni perché siamo noi stessi a condividerle. Noi più altre 34 milioni di persone solo in Italia. Dati che poi vengono collezionati ed analizzati per restituirci il risultato atteso. I dati, servono i dati.
Allo stesso modo VoiceWise necessita di dati ottenibili solo con un supporto da parte di tutti per allenare l’algoritmo. Ecco perché sarà presente il 29 novembre sulla terrazza dell’Hotel Barberini a Roma durante Imprinting Art&Wine: due registrazioni vocali, una all’ingresso e una all’uscita della degustazione comparando il risultato del VoxEtil con un etilometro di tipo tradizionale. Ovviamente, tutto in forma rigorosamente anonimo. Si avrà la possibilità di capire il proprio tasso alcolemico (dunque prendere tutte le precauzioni per un sano ritorno a casa) contribuendo ad un progetto incredibile.
Non sarà sufficiente ovviamente Imprinting Art&Wine. Ne serviranno tante altre come servirà indagare su altri panel di persone come ad esempio i giovani.
Il progetto VoxEtil, sviluppato in collaborazione con Cloudwise Srl e con il Dipartimento di Ingegneria Elettronica dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata (ottenendo anche un finanziamento da parte della Regione Lazio), ha potenzialmente delle applicazioni pazzesche. Non solo per quanto concerne l’alcoltest ma anche per altre patologie.
Fabio mi confida infatti che un altro team sta sperimentando lo stesso approccio con il Parkinson e che i possibili sviluppi possono essere molteplici. Leggendo infatti alcuni documenti ho capito come quello che oggi è solo fantasia, un giorno potrà diventare davvero realtà. Comprendere dalla voce la presenza di diabete o malattie cardiovascolari cosi come cosa un bambino piangendo voglia comunicarci, piuttosto cosa un cane con il suo abbaio voglia dire, tutto questo non sembra poi così lontano.
Io sarò ad Imprinting Art&Wine e non vedo l’ora di provare su me stesso il test. Spero anche voi!
Ivan Vellucci – Direttore
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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