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4 Dicembre, 2025
I vini del Consorzio Morellino di Scansano protagonisti a Snow Mike 2025 tra sport e convivialità
Dal 9 all’11 dicembre Morellino sulle nevi di Falcade e Passo San Pellegrino con atleti e giornalisti
Il Consorzio Morellino di Scansano torna a essere protagonista a Snow Mike – Microfoni sulla Neve, la manifestazione esclusiva che unisce sport, giornalismo e cultura enogastronomica toscana. L’evento si svolgerà dal 9 all’11 dicembre 2025 sulle nevi di Falcade e Passo San Pellegrino, per poi proseguire all’Abetone nei primi mesi del 2026.
L’iniziativa vedrà la partecipazione di atleti leggendari e volti noti del giornalismo sportivo italiano, come Riccardo Magrini, Mauro Sanchini, Valentina Graziosi, Camilla Ronchi, Giovanni Bruno, Alessandro Ballan e Paolo Bettini.
Il programma prevede un’accoglienza il 9 dicembre con cena di benvenuto, seguita il 10 dicembre da colazione allo Chalet “Cima Uomo”, gara di Slalom Gigante, esibizioni con Snowbike, pranzo al Rifugio “InAlto”, talk show con ospiti e cena conviviale al Rifugio Laresei. Il 11 dicembre sarà dedicato alla sciata libera nella Ski Area San Pellegrino con pranzo in quota. L’ospitalità sarà garantita all’Hotel Stella Alpina di Falcade.
Durante tutta la manifestazione, i partecipanti potranno degustare una selezione di vini Morellino di Scansano DOCG provenienti da 12 aziende consorziate, tra cui Bruni, Cantina Vignaioli di Scansano, Conte Guicciardini, Mantellassi, Morisfarms, Poggio Al Lupo, Roccapesta, Santa Lucia, Suberli, Tenuta I Lecci, Terre Dell’Etruria e Val Delle Rose.
Come simbolo del legame tra sport e vino, tutti i partecipanti alla gara di Slalom Gigante riceveranno un pacco gara contenente bottiglie di Morellino di Scansano DOCG, un gesto che celebra eccellenza, impegno e rispetto per il territorio.
La Redazione
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4 Dicembre, 2025
A Trento il Congresso DOC Delle Venezie traccia il futuro del Pinot Grigio tra clima, territorio e innovazione
Una giornata di confronto tra istituzioni, ricerca e filiera produttiva sulle sfide e le opportunità del Pinot Grigio del Triveneto
Si è svolto al Polo Santa Marta il Congresso annuale del Consorzio DOC Delle Venezie, che ha riunito istituzioni, docenti universitari, esperti e produttori per discutere il futuro del Pinot Grigio del Triveneto, una delle realtà più rilevanti d’Europa con 27.000 ettari vitati e 1,7 milioni di ettolitri prodotti nel 2024.
L’evento, patrocinato dalla Provincia autonoma di Trento e dalla Federazione Trentina della Cooperazione, con il supporto di Trentino Marketing, ha affrontato i temi del cambiamento climatico, innovazione varietale, sviluppo sostenibile e i nuovi scenari normativi impattanti sulla denominazione.
I lavori si sono aperti con i saluti istituzionali di Luca Rigotti, presidente del Consorzio, e dei rappresentanti di Regione Friuli Venezia Giulia, Regione Veneto e Provincia autonoma di Trento. Gli interventi hanno sottolineato la necessità di una governance interregionale unita per fronteggiare le criticità e valorizzare la denominazione “Pinot Grigio Delle Venezie”.
Sono intervenuti esperti come Dino Zardi (Università di Trento), Giuseppe Blasi (Ministero dell’Agricoltura), Maria Chiara Zaganelli (CREA), Alessandro Armani (FAI), Luigi Bavaresco (Università Cattolica del Sacro Cuore), Paolo Sivilotti (Università di Udine), Simone Vincenzi (Università di Padova), Riccardo Velasco (CREA) e Marco Stefanini (Fondazione Edmund Mach), che hanno condiviso analisi sul cambiamento climatico, varietà resistenti, vini a basso grado naturale e tecniche di evoluzione assistita.
Michele Zanardo, presidente del Comitato Nazionale Vini DOP e IGP, ha illustrato le novità normative del Regolamento europeo 2024/1143, evidenziando l’importanza della collaborazione tra Consorzi e Regioni per una gestione efficace dei piani di sostenibilità.
Il Congresso ha confermato la vitalità del sistema Pinot Grigio del Triveneto come laboratorio di innovazione, ricerca e dialogo territoriale, ponendo il valore del vino non solo nel prodotto, ma nella relazione con persone, territori e cultura.
La Redazione
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4 Dicembre, 2025
Caiarossa celebra un successo storico in famiglia: Château Giscours 2022 è il Wine of the Year 2025 per Wine Spectator
Il prestigioso riconoscimento conferma la forza della visione condivisa dalle tenute Albada Jelgersma in Toscana e Bordeaux
Caiarossa, tenuta biodinamica sulla Costa Toscana della famiglia Albada Jelgersma, esulta per l’importante riconoscimento ottenuto da Château Giscours, il Grand Cru Classé di Margaux, che con il millesimo 2022 è stato incoronato Wine of the Year 2025 dalla prestigiosa rivista americana Wine Spectator.
Questo trionfo rappresenta un risultato significativo per entrambe le cantine, guidate rispettivamente da Alexander van Beek e supportate dalla competenza enologica di Jérôme Poisson. Nonostante siano realtà distinte, Caiarossa e Château Giscours condividono una filosofia vitivinicola fondata sul rispetto della natura, sull’equilibrio tra tecnica e sensibilità e su un impegno costante nella qualità.
In particolare, il savoir-faire francese nella creazione del blend ha influenzato profondamente lo stile e la crescita qualitativa dei vini di Caiarossa. Il millesimo 2022 di Giscours esprime finezza e profondità del terroir di Margaux, con uno stile elegante e coerente, frutto di anni di lavoro appassionato e di una filosofia produttiva incentrata sull’eccellenza.
Emilio Mancini
La vittoria di Château Giscours 2022 è motivo di grande soddisfazione anche per Caiarossa. Questo premio dimostra la forza di un progetto internazionale e la visione della famiglia Albada Jelgersma, capace di eccellere su due territori diversi ma complementari. A Bordeaux Giscours rappresenta tradizione ed eleganza, mentre in Toscana Caiarossa porta avanti un approccio biodinamico profondamente radicato nel territorio, capace di creare vini freschi e complessi.
Il successo di Giscours rafforza l’impegno di entrambe le tenute a innovare, crescere e valorizzare i propri terroir, consolidando un ponte ideale tra Toscana e Bordeaux: due anime diverse, unite da una stessa famiglia e da una visione di eccellenza condivisa.
Caiarossa: la tenuta
Situata vicino al borgo medievale di Riparbella, sulla Costa Toscana, Caiarossa si distingue per la sua energia naturale e per un territorio ricco di biodiversità, che include alberi da frutto, olivi e piante aromatiche. Acquistata nel 2004 da Eric Albada Jelgersma, che ha portato con sé l’esperienza maturata tra i vigneti di Bordeaux, la tenuta si trova su un versante collinare con vista mare, immersa nella macchia mediterranea.
I figli Dennis, Derk e Valérie continuano il lavoro del padre, perseguendo la massima precisione in vigna e in cantina. L’approccio biodinamico adottato fin dalla fondazione mira ad aumentare la vitalità e la resilienza del suolo, conferendo ai vini equilibrio e unicità. I blend di Caiarossa sono frutto di un dialogo tra sperimentazione ed equilibrio, capaci di interpretare il territorio con uno sguardo francese, donando vini raffinati e complessi.
La Redazione
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4 Dicembre, 2025
CHIANTI CLASSICO Vintage Edition. Un viaggio nel tempo e nella storia
IL COSA E IL DOVE
Lo scorso 3 Novembre, negli ampi ed eleganti spazi del PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI di Roma, il CONSORZIO CHIANTI CLASSICO (in collaborazione con VINÒFORUM) ha organizzato CHIANTI CLASSICO VINTAGE EDITION, un Evento dedicato a un vino, a un simbolo (il Gallo Nero) e a una storia lunga cento anni.
Più di 40 Produttori, più di 150 vini in degustazione…un viaggio tra le annate più iconiche di uno dei vini più iconici del nostro Paese e come se non bastasse spazio anche all’Olio DOP Chianti Classico e al Vin Santo del Chianti.
LA MASTERCLASS
Riservata alla stampa e agli addetti del settore, nella mattinata si è tenuta una masterclass “unica”.
Condotta da Giuseppe Carrus ha presentato ai presenti 10 etichette di 10 Aziende differenti che abbracciavano cinquant’anni di Storia.
Un viaggio nel tempo iniziato nel 2015 e conclusosi nel 1974 alla ricerca di Emozioni trattenute da un tappo, bottiglie che come lampade di Aladino liberavano geni dedicati al nostro edonistico piacere.
Mi sono trovato di fronte arzilli vecchietti e signori di mezza età con qualche acciacco ma è stata davvero una gran bella esperienza che come sempre condivido con Voi per tramite delle mie consuete scempiaggini che Vi invito a prendere con le molle.
I VINI
– CHIANTI CLASSICO DOCG “VIGNA BARBISCHIO” 2015 RISERVA, MAURIZIO ALONGI: da una annata esemplare un Chianti scuro come il bosco che avvolge la vigna, scorbutico come solo i Sangiovese di razza sanno essere, racconta terra e pietre, la ciliegia si (ma con moderazione) e le amaritudini di liquirizia a gogo, il rabarbaro e un soffio di menta a rinfrescare.
In bocca è lungo e profondo, a rimarcare pietrosa mineralità e terra umida e fungina facendo leva su tannini bischeri ma che mai vanno contro il sorso, anzi…
La frutta ha corpo ma non mostra i muscoli e l’allungo è un gioco di sguardi tra spezie e liquirizia mai doma.
Paradossalmente ancora giovane e, al di là del punteggio, un vino per emozioni forti BDSM.
Da bere ascoltando “FIRE WOMAN” dei THE CULT.
88+ Punti.
– CHIANTI CLASSICO DOCG “CAPANNELLE” 2012 RISERVA, CAPANNELLE: il naso picchia duro sul frutto, rosso e molto maturo, nero addirittura, lasciando poco spazio ai fiori, più alle erbe aromatiche e tanto al bosco con le sue balsamicità (compreso un accenno di selvaggina).
In bocca il frutto percepito al naso è tangibile, materico, quasi cremoso e il tannino ancora “hard” dà la mano all’acidità per tenerlo a bada.
Chiude evidenziando liquirizia e amaritudini erbacee di vermouth.
87++ Punti.
– CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “VIGNETO DI CAMPOLUNGO” 2010, LAMOLE DI LAMOLE: rosso di frutto, ruggine e passata di pomodoro si allunga poi sui toni più scuri della nocciola tostata, del cuoio, del tabacco, del cioccolato a maro e del caffè.
Anice e legna sopravvissuta al camino salutano l’olfatto e introducono un sorso che, da una annata così vispa mi aspettavo più “aggressive” e forse meno profondo, tannini e verticale freschezza battono il ritmo tra squilli di spezie e graffi di sale lasciando a balsamicità di liquirizia il compito di gestire il lungo finale.
88- – Punti.
– CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “VIGNA LA PRIMA” 2010, CASTELLO DI VICCHIOMAGGIO: la ciliegia matura cede all’irruenza della prugna in un incedere di morbidezze scure e quasi tronfie; un peccato di superbia da confessare nel raccoglimento di legni benedetti di una sacrestia.
In bocca quel quid di Merlot s’atteggia a Cabernet regalando note vegetali da accostare a i ritorni di frutta e alle spezie e il finale gioca la carta dell’alcol per nascondere la palpebra un po’ calata di una comprensibile stanchezza.
86++ Punti.
– CHIANTI CLASSICO DOCG “LE CINCIOLE” 2009, LE CINCIOLE: un olfatto boschivo e resinoso che tra spezie e menta non lesina la ciliegia e i piccoli frutti, la cannella e lo sparo del fucile, la terra e le viole.
Sorso di vibrante acidità, energico, elettrizzante, una spinta verticale che bilancia perfettamente quell’appena di alcol lasciato in eredità dall’annata calda facendo leva anche sui tannini delicatissimi e su una sapidità profonda che sembra voler allungare il sorso all’infinito.
Un vino splendido.
89 Punti (con forse un -).
– CHIANTI CLASSICO DOCG “BERARDO” 2008 RISERVA, CASTELLO DI BOSSI: l’olfatto racconta sfumature di frutti di bosco tra freschezze di eucalipto, erbe aromatiche, arancia rossa e tamarindo.
Sottile ma acchiappante la nota di tabacco dolce, elegante quella della rosa, terragna quella del bosco secco punteggiato di funghi.
Sorso brillante e cremoso, scarno pur nella sua ricchezza di rimandi fruttati, dettagliato nelle didascalie minerali e speziate, profondo nel finale.
87+ Punti.
– CHIANTI CLASSICO DOCG “CASTELLO DI VOLPAIA” 2003 RISERVA, CASTELLO DI VOLPAIA: da un’annata torrida un olfatto che tradisce un “di troppo” di alcol prima di regalarVi tutta la sua freschezza medicale, il frutto ancora presente (anche se sotto spirito), le viole, il pimento, il cuoio, una stretta terragna e screpolata…
Il sorso ha la tensione e la grinta di chi non vuole arrendersi al trascorrere del tempo, l’incedere ritmato di una freschezza ancora vivissima e di una sapidità mai doma, s’aggrappa coi tannini a un palato di more e spine, si concede una gentilezza di viole e si lascia andare a una chiusura piccante, speziata, peposa che il Syrah “levate proprio”
Grintoso come pochi.
Quasi 90 Punti (QUASI).
– CHIANTI CLASSICO DOCG “LA SELVANELLA” 1990 RISERVA, VIGNETI LA SELVANELLA – MELINI: timo e mentuccia aprono un lungo corteo balsamico che introduce un olfatto di profonda ed elegantissima complessità.
Focalizzate bene un bosco secco, il rumore delle foglie sotto le scarpe, cogliete le more e bestemmiate le spine, l’appena di selvatico è presenza che incute timore ma non spaventa.
Poi s’acquieta tra prese di tabacco e liquirizia, legni nobili e scorze d’arancio sulla piastra dell’economica.
L’assaggio aiuta a percepire l’evoluzione a livello tattile, vi viene la pelle d’oca nel sentire dal frutto racconti di una gioventù che era e di cui non si vuole serbare soltanto il ricordo, l’acidità è guizzo che sorregge un tannino sfinito ma non ancora domo e/o stridente.
Lucido nel suo infinito viale del tramonto.
Da un’annata storica un vino imperdiBBile!
93 Punti.
– CHIANTI CLASSICO DOCG “MONTERAPONI” 1988, MONTERAPONI: il naso racconta di una evoluzione spintissima, di una maturità raggiunta e di qualche acciacco “di gioventù”.
Apprezzabile il tentativo della vena “campagnola” di distogliere l’attenzione da un frutto ormai stanco lasciandoci concentrare su un bordo del calice che racconta freschezze di sottobosco e tostature.
In bocca rialza la testa, il sorso sembra caricarsi di energia con il trascorrere dei minuti, la freschezza stampella il frutto rendendolo più pieno e vivace.
Nel complesso va sottolineata l’omogeneità tra sorso e olfatto e soprattutto va ricordata l’estrema variabilità tra bottiglie differenti quando si tratta di annate del genere.
85++ Punti con tanto rispetto.
– CHIANTI CLASSICO “IL POGGIO” 1974 RISERVA, CASTELLO DI MONSANTO: facevo la terza elementare quando questi 75cc di vino finivano in bottiglia e, anche solo per rispetto, vale la pena aspettare che si stiracchi le membra intorpidite.
L’ultimo della batteria, quello che non sai cosa ti riservi, si presenta con un’introduzione di salvia, origano e soffi di eucalipto, introduzione a un dopo umido e vegetale che tra fresche succosità d’arancia lascia cresca un quid animale, un cavalcare a pelo ma con nobile portamento tra ombre scure di liquirizia e sottobosco.
In bocca è ampio e passionale, ancora fresco (quel tanto che serve a gestire l’alcol), a mostrare con orgoglio tannini d’altri tempi e lasciare spazio a quella frutta prima solo accennata al naso, a ricordarne di secca e disidratata, a sorprendere con una spezia d’Oriente inattesa in un vino dell’Ovest.
Un capolavoro ammantato di complessità e vita.
Bottiglia fortunata la mia?
Può essere, mezzo secolo di vetro fanno saltare il banco delle possibili variabili, in ogni caso un vino esperenziale.
Quasi 96 Punti e il mio personalissimo premio RITORNO AL FUTURO.
A LATERE
Impossibile rinunciare a dedicare l’intero pomeriggio al vagare tra i banchi d’assaggio chiacchierando con i tanti Produttori presenti sempre disponibili a presentare e condividere i frutti del proprio lavoro.
Tra il tanto che ho assaggiato ho scelto sette etichette che ho ritenuto essere particolarmente degne del Vostro interesse, cercatele, assaggiatele di persona e condividete le Vostre impressioni.
– CHIANTI CLASSICO DOCG 2003 RISERVA, CASTELLO DI VERRAZZANO: un naso da esplorare, da subito scuro di bosco, a declinare cortecce verdi e muschio, terra umida e funghi.
Poi luminoso di ciliegie rosse e nere, prugne, datteri, mandorle e direi…ginestre su uno sfondo minerale rinfrescato da brezze di eucalipto.
In bocca non china il capo e mostra ancora una fiera acidità pur cedendo alle morbidezze della frutta nera e alle carezze di tannini ormai canuti.
Chiude sottolineando sapide piccantezze e strizzando l’occhio a balsamicità di tisana.
88 Punti.
– CHIANTI CLASSICO DOCG “ROLANDO 2009” 2020 RISERVA, GIACOMO GRASSI: il naso racconta della maturità del frutto, quella prugna appena ossidata, la confettura di mirtilli…
Ma colpiscono le note dure della noce, la presenza della terra quale legante con il cielo, ancora per non perdere la rotta seguendo le sirene di quel velo di spezia che fa sognare…
Sorso succoso, a richiamare una frutta che i bischeri tannini strappano un pochino sul palato a suon di verdi scudisciate.
Un vino affatto facile, che sa di Territorio e Tradizione ma che guarda avanti.
Da riassaggiare con calma, molta calma.
88++ Punti.
– CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “BRAGANTINO” 2020, MONTERAPONI: olfatto potente e profondo, che sciorina note scure di bosco, erbe, spezie, caffè e cacao amaro prima ancora che la succosa freschezza delle ciliegie e la delicatezza delle viole.
In chiusura s’incupisce di nuovo, evidenziando una precisa mandorla amara e grafitica mineralità.
In bocca, quella timida inclinazione rustica prende coraggio e si mostra senza vergogna governando un sorso basato, sulla tensione gustativa, sul frutto preciso, su una progressione gustativa che freschezza e minerale sapidità rendono sempre più succosa
Davvero un bel bere!
89 Punti.
– CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “SILLANO” 2020, TERRENO: naso poco incline a farsi accarezzare, selvatico, rustico, scontroso nel proporre prima le durezze erbacee e le sapide impressioni di pomodoro essiccato piuttosto che le dolcezze fragolose e l’incedere lento ma inesorabile di una ciliegia che ben si delinea al sorso.
Un sorso segnato in verticale dalla freschezza e in orizzontale da quella terra dalla quale il vino non sembra volersi staccare.
Svuotato il calice resterete incollati a quell’ultima goccia che ne sporca le pareti e, cercando di etichettare un vino cui l’etichetta sembra stare stretta, lo definirete forse un po’ punk ma prenderete questo come scusa per riempire di nuovo il calice.
Un vino che fa pensare, un vino per non pensare.
88++ Punti (ma solo perché io sono cattivo).
– CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “VIGNA MONTEBELLO SETTE” 2022, TOLAINI: olfatto ricco, a evidenziare il frutto pieno, la fragola, la prugna, le more e i graffi sulla pelle per coglierle, il tutto avvolto in una vena balsamica che racconta la calma di una presa di tabacco dalla sacca di cuoio, la radice di liquirizia, l’alloro, una viola colta e tenuta in bocca dal gambo ad allargare il respiro.
Sorso generoso, morbido, reso leggiadro dalla dinamica dell’impronta salina e da tannini scarmigliati e ancora poco avvezzi ad annodarsi la cravatta.
Ricordo ancora la 2021 assaggiata qualche mese fa e qui siamo un po’ più di un gradino sotto, sempre molto in alto, per carità, ma la gioventù è un peccato che va scontato.
90 – – Punti.
– CHIANTI CLASSICO DOCG “MONTEBELLO VIGNETO N° 7” 2010 RISERVA, TOLAINI: nell’ultima annata prima di trasformarsi in GRAN SELEZIONE unisce la maturità del frutto (ciliegia nera, prugna e lampone) a note di sottobosco pigiando forte il piede sull’acceleratore delle spezie d’oriente, sulla cannella, sui legni nobili, il sandalo, l’incenso, la menta…
Il sorso ha la saggezza degli anni, la calma dei tannini, la rilassatezza di chi sa.
Ha perso un po’ di verve, ma la criniera imbiancata non doma lo spirito del leone.
89 Punti.
– CHIANTI CLASSICO DOCG “FANATICO” 2020, VILLA TRASQUA: il naso dipinge un bosco di ombre, terra e piccoli frutti cui ciliegia, melagrana e arancia rossa aggiungono luce e le spezie sognanti atmosfere rese vieppiù misteriose da sensazioni cinerine.
Il sorso è goloso e di grande freschezza, inciso da graffiante sapidità e tannini sicuramente di rango ma un po’ chiusi nel pur elegante finale.
89 Punti con forse un +.
E QUINDI?
E quindi GRAZIE al CONSORZIO CHIANTI CLASSICO per avermi ospitato e a tutti i Produttori che hanno avuto pazienza e buon cuore nel raccontarmi e nell’ascoltare le mie personalissime impressioni.
È stata una giornata davvero unica che spero possa ripetersi anche in futuro, perché il vino sa scavare nei nostri ricordi come le foto che conserviamo gelosamente in soffitta e racconta cose che troppo spesso non abbiamo la predisposizione d’animo per ascoltare.
Roberto Alloi – VINODENTRO
Su Instagram @eno_evo
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3 Dicembre, 2025
La Casearia Carpenedo porta l’Italia sul tetto del mondo del formaggio: 5 medaglie al World Cheese Awards 2025
L’azienda veneta si conferma eccellenza internazionale con 3 Argenti e 2 Bronzi a Berna
La Casearia Carpenedo brilla ancora una volta sul palcoscenico mondiale del formaggio, conquistando cinque medaglie ai prestigiosi World Cheese Awards 2025, tenutisi a Berna, Svizzera. Su otto formaggi presentati, la storica azienda veneta ha ottenuto un risultato eccezionale: tre medaglie d’argento per Blustar, Perlagrigia e Briscola, e due bronzi per Hyrkus e Blu ’61.
Questo straordinario successo conferma la capacità della famiglia Carpenedo di raccontare, con arte e maestria, l’eccellenza casearia italiana a livello globale. Nel corso degli anni, la Casearia ha accumulato un impressionante palmarès con 3 Super Gold, 4 Ori, 9 Argenti e 18 Bronzi nelle otto edizioni a cui ha partecipato, consolidandosi come ambasciatrice dell’innovazione e della tradizione nel mondo dei formaggi.
Tra le medaglie vinte, spicca il Blustar, un formaggio inedito all’esordio internazionale che già rappresenta un simbolo di eccellenza. Il Perlagrigia, noto per la sua creatività, unisce il gusto del tartufo al massaggio di spezie e alla cenere, che ne preserva aromi e carattere. Il Briscola nasce dalla tradizione contadina e dell’osteria, con una crosta dal colore vino ottenuto dall’ubriacatura nelle vinacce di Raboso, esprimendo un equilibrio tra note pepate e fruttate.
Hyrkus è un cremoso di capra distintivo per la sua eleganza aromatica, mentre il Blu ’61 è un erborinato di latte vaccino affinato al Raboso Passito con cranberries in crosta, riconosciuto per la sua armonia, intensità e note dolci che si sposano con delicatezza ai sentori di latte e all’erborinatura.
I World Cheese Awards, organizzati dalla Guild of Fine Food, rappresentano il più grande concorso internazionale dedicato ai formaggi, con più di 5.000 formaggi provenienti da oltre 50 paesi quest’anno valutati da una giuria internazionale composta da 250 esperti tra chef, giornalisti, buyer e creators.
La Casearia Carpenedo
Fondata nei primi del 1900 da Ernesto Carpenedo come “casoin” (pizzicagnolo nel dialetto veneto), La Casearia Carpenedo si è evoluta fino a diventare il primo laboratorio di affinamento di formaggi in Italia. La sua storia è segnata dall’innovazione, come l’introduzione della produzione di formaggi affinati in vino e vinaccia, tra cui l’originale Ubriaco.
Oggi guidata da Ernesto, Direttore di Produzione, e Alessandro, Direttore Commerciale e Marketing, l’azienda mantiene elevati standard qualitativi ed è presente in oltre 25 paesi, esportando prodotti che uniscono tradizione e sperimentazione con la certificazione di qualità FSCC22000.
La Redazione
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3 Dicembre, 2025
A Verona il convegno di MetodoContemporaneo fa il punto sul rapporto tra arte e mondo vitivinicolo: ecco come le art wineries stanno disegnando il nuovo paesaggio culturale italiano
Una giornata di studi all’Università di Verona per riflettere sul dialogo tra arti contemporanee, vino e territorio
Si è svolto al Polo Santa Marta dell’Università degli Studi di Verona il convegno scientifico nazionale di MetodoContemporaneo, il primo osservatorio permanente italiano dedicato al rapporto tra arti contemporanee e paesaggio vitivinicolo. Nato da una ricerca promossa dall’Università di Verona con la collaborazione di BAM! Strategie Culturali, il progetto si propone di mappare le cantine italiane che integrano arte, cultura e responsabilità territoriale.
Il convegno ha riunito accademici, curatori, imprenditori e operatori culturali per discutere come la cultura del vino e le pratiche artistiche ridisegnino l’identità dei territori. Tra i relatori: Vito Planeta di Planeta Cultura, Olimpia Eberspacher di Artisti per Frescobaldi, Arturo Pallanti di Castello di Ama, Tina Guiducci di La Raia, Teresa Severini della Fondazione Lungarotti, Elda Felluga di Vigne Museum, Daniele Capra di Officina Malanotte, Ilaria Bonacossa di Palazzo Ducale di Genova e Patrizia Sandretto Re Rebaudengo della Fondazione omonima.
Nel corso della giornata è stata presentata la piattaforma online metodocontemporaneo.com, uno strumento dinamico che racconta realtà virtuose dove arte e vite si intrecciano, favorendo turismo sostenibile e nuove modalità di fruizione culturale. Il progetto ha coinvolto cantine che offrono esperienze di cultura condivisa, con attività pubbliche e partecipative, aumentandone il valore e il ruolo nei territori.
MetodoContemporaneo apre la strada a una fase di consolidamento e sviluppo della rete, con particolare attenzione alla certificazione dell’impatto culturale e sociale delle iniziative, in un contesto che vede l’arte come motore di innovazione e radici territoriali.
La Redazione
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3 Dicembre, 2025
Aspettando Natale e...ViniAmo
Eccoci qui, si avvicinano le festività più attese dell’anno, che suscitano reazioni contrastanti; c’è chi le ama, c’è chi non le sopporta. Una cosa è certa: si mangia e si beve approcciando anche pietanze e/o bevande particolari.
Sabato 15 novembre, all’Hotel Cristoforo Colombo a Roma, si è svolto Aspettando ViniAmo, firmato Minelli Wine Events, progetto di Stefano Minelli focalizzato sulle meraviglie vinicole ed enogastronomiche italiane, in attesa del grande evento di marzo 2026.
Non potevo perdermi tanta bellezza sensoriale, e allora racconto gli assaggi che mi sono piaciuti di più, questa volta proponendo accostamenti che possono essere adeguati a pranzi e cene natalizie.
Bollicine
“Conosci l’Alta Langa?” è stata la domanda che mi hanno rivolto allo stand dell’Azienda Vitivinicola Piazzo Comm. Armando. Il punto interrogativo non mi ha stupita, perché Alta Langa DOCG è lo spumante piemontese metodo classico forse meno famoso delle altre perle spumeggianti italiane, ma è una meraviglia che spero finalmente abbia il giustissimo riconoscimento in termini anche di popolarità.
Ci troviamo a San Rocco Seno d’Elvio, frazione di Alba, in provincia di Cuneo, dove negli anni 60, in piena zona delle Langhe, sono state gettate le basi dell’azienda da Armando Piazzo e Gemma Veglia. Le uve raccolte erano trasportate con un carro trainato da buoi, immagine che appare nell’etichetta dei vini . All’inizio è coltivato il Nebbiolo, poi successivamente sono stati ampliati terreni, vigneti e vitigni (Arneis, Chardonnay, Barbera, Pinot Noir e Moscato) oggi tutto sotto la guida di Marina Piazzo.
Immagino di iniziare il pranzo di Natale con un vino così, Ritorno in Alta Langa Millesimo 2021, Brut, composto per il 60% di Pinot Nero e 40% Chardonnay, con affinamento sui lieviti di 30 mesi. Eleganza, cremosità nel gusto anticipata da note olfattive di pera, mela e crosta di pane, e seguita da una buona persistenza. A mio parere da abbinare ad antipasti a base di tartine con salmone affumicato o verdure sott’olio.
Bianco
Ci spostiamo in Campania, a Montecorice, in provincia di Salerno. Qui, nel Parco del Cilento, si trova l’Azienda Le Grazie. Nel 2013 Bernardino Cera, da Novara, si trasferisce nella terra natia dei genitori, ripristinando uliveti e piante di fichi di famiglia. Il Cilento è una zona meravigliosa, e qui è presente anche un Agri Residence, dove è possibile usufruire dei benefici di questo splendore.
I vigneti sono stati piantati nel 2018, prediligendo varietà autoctone: Fiano, Falanghina, Aglianico e Piedirosso. La produzione è biologica, e l’azienda aderisce al progetto ZEI (Zero Environment Impact) creato nell’Università della Tuscia da un gruppo di ricerca guidato dal Dott. Alessandro Leoni, anche enologo de Le Grazie. Lo scopo è utilizzare in vigna tecniche con il minimo impatto ambientale, come ad esempio usare solo prodotti di origine naturale, per preservare l’ambiente nella sua interezza (terra, vite e uva).
Il vino assaggiato è il Colli Montecoricesi, un blend di Fiano e Falanghina. Una bella sorpresa: sentori di fiori gialli e frutta esotica e un sorso fresco, adatto per un’insalata di mare.
Partiamo verso il Nord, con tappa a Lavis, in Trentino, dove Marco Zanoni è alla guida di Maso Furli. Si occupa personalmente, insieme alla sua famiglia, di tutte le fasi che portano alla produzione dei vini: cura della vigna, vendemmia, vinificazione e imbottigliamento. Negli anni Settanta, il padre di Marco, Martino, acquistò la proprietà e la cantina è dentro un maso di circa trecento anni.
Marco Zanoni, è molto attento al profilo aromatico delle uve, e per evitare ossidazioni, ha progettato un’applicazione, brevettata con il produttore Marco Pojer (Azienda trentina Pojer e Sandri), che può essere utilizzata nella fase di pressatura delle uve a bacca bianca.
Manzoni Bianco, biologico, composto per il 100% dall’omonimo vitigno autoctono nato nel 1930 da un incrocio effettuato dal Prof. Luigi Manzoni, tra Riesling Renano e Pinot Bianco, è il nettare prescelto da me. Fiori di campo, mela e pera, sono odori che preludono a un gusto in cui struttura e persistenza sono protagoniste, con una leggera mineralità. Idoneo per piatti a base di pesce, anche fritto.
Rosato
Confesso che il Cerasuolo d’Abruzzo è una delle mie passioni vinicole, e il calice bevuto del Valentino Mucci, ha confermato ancora di più questa mia “debolezza”.
L’Azienda Cantine Mucci è a Torino di Sangro, nella Costa dei Trabocchi, in provincia di Chieti, e nasce nel 1895.
Dopo varie vicissitudini, negli anni Ottanta Valentino Mucci dà avvio a un periodo molto proficuo, che, per nostra fortuna, continua tuttora. La prima linea, infatti, è chiamata Valentino e il logo di tutte le bottiglie della produzione aziendale, è un cavaliere con la lancia, che raffigura il capo vichingo Valiant, nome che, per assonanza, ricorda Valentino.
L’influsso del mare si percepisce nella nota lievemente sapida al sorso, insieme a freschezza e note olfattive di fragoline e frutti di bosco. Ottimo con antipasto a base di salumi, formaggi freschi e verdure grigliate.
Rossi
Cambiamo colore e regione, si va in Valtellina, per l’esattezza a Sondrio, dove ha sede Retica, fondata nel 2018 e focalizzata in vini ottenuti dal Nebbiolo, coltivato in quest’area e che qui è chiamato Chiavennasca. Il nome dell’azienda prende il nome dalle Alpi Retiche a ridosso dei vigneti situati nelle zone di Grumello e Inferno, in cui predomina la viticoltura eroica con terrazzamenti e muretti a secco. La vendemmia è rigorosamente manuale. L’attaccamento al territorio e alla fauna presente in questi luoghi bellissimi è visibile nelle etichette dei vini.
Su uno di questi è raffigurato il cervo, che, quando è in amore, emette un canto particolare, chiamato Bramito, che è il nome del vino che ho assaggiato. Maturazione di minimo 12 mesi in botti di rovere francese e affinamento di almeno 24 mesi in bottiglia, danno luce a profumi eleganti di more, prugne, viole, chiodi di garofano, e successivamente un gusto morbido ed equilibrato, che ben si abbina ad un arrosto, oppure, ai famosi Pizzoccheri della Valtellina.
A proposito di aree vinicole meravigliose, in Umbria, a Gualdo Cattaneo (PG), tra Todi e Montefalco, terra del Sagrantino, si trova Tenuta di Saragano, appartenente alla famiglia Pongelli Benedettoni dal tredicesimo secolo. Creata nel 1921, immersa tra colline e boschi, ospita alcuni casali: Collebocco, Castiglione e il Wine Resort La Ghirlanda. La natura circostante è valorizzata e protetta grazie anche alle coltivazioni biologiche. I vigneti sono a circa 470 metri sul livello del mare e i vini sono stabilizzati e affinati in una grotta scavata nella roccia arenaria. Il conte Riccardo Pongelli Benedettoni e Ivan Vincareti, imprenditore ed enologo, puntano molto sulla raffinatezza, massima espressione della provenienza delle uve. Questa caratteristica è presente nel calice degustato, un Montefalco Rosso Riserva 2018, blend di Sangiovese (60%), Merlot (20%) e vitigno autoctono (20%), affinamento in barrique francesi e botti grandi per 18 mesi e un anno in bottiglia. Sentori di marmellata di amarene, more, e leggere note di cacao e caffè, sono accompagnati da un sorso rotondo e molto avvolgente, da abbinare a una sontuosa pasta ripiena.
Amaro
E dopo tante prelibatezze, concludo con un buonissimo amaro: Spaeziale, ottenuto per infusione di 13 botaniche e prodotto dalla Cantina Il Bottino, guidata da Federico D’Alessio, situata a Lanuvio, nei Castelli Romani. Nonostante la gradazione alcolica, il bilanciamento degli ingredienti porta a un gusto morbido e piacevole, da sorseggiare tra chiacchiere e risate. Preciso che l’azienda produce anche vini buoni.
E dopo questa carrellata, inizio a pensare ai menu delle feste.
A questo punto…Merry Christmas!
Biancamaria Caroli – Dal vino in poi
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2 Dicembre, 2025
Imprinting Art&Wine. Giubileo Roma 2025
Si è conclusa con grande successo l’edizione di Imprinting Art&Wine dedicata al Giubileo di Roma 2025, svoltasi il 29 novembre nella splendida cornice della Terrazza Bernini a Piazza Barberini. Un evento esclusivo che ha unito arte contemporanea, cultura enologica e valorizzazione del territorio, coinvolgendo pubblico, istituzioni e imprese in un’esperienza immersiva dal forte significato simbolico e aggregativo.
Gli ideatori del progetto, Roberta Marchese Ragona Wine Ambassador, organizzatrice di eventi tra Italia e Spagna e Marco Sargentini, insieme alla Fondazione David Phoenix nella figura del Maestro David Phoenix, esprimono il loro sincero e sentito ringraziamento a tutte le aziende partecipanti, protagoniste di una serata che ha saputo esaltare l’eccellenza laziale attraverso installazioni artistiche, degustazioni guidate e momenti di approfondimento culturale.
Un ringraziamento speciale è rivolto a VoiceWise per la sua importante Partnership, a Wine Tales Magazine per il prezioso supporto Media e al numeroso pubblico presente, che con entusiasmo ha accolto e condiviso lo spirito dell’iniziativa, contribuendo a creare un clima di partecipazione e scambio, cuore pulsante del progetto Imprinting.
Gli organizzatori desiderano inoltre ringraziare Regione Lazio e ARSIAL per il prezioso sostegno, la fiducia accordata e l’impegno nel promuovere la qualità e l’identità del territorio. Il loro contributo è stato fondamentale per la realizzazione dell’evento e per la valorizzazione del percorso culturale pensato per il Giubileo.
Imprinting Art&Wine proseguirà nei prossimi mesi con nuove tappe ed eventi dedicati al dialogo tra arte, vino e socialità, con l’obiettivo di lasciare un segno indelebile nel calendario degli Eventi dedicati al mondo enologico.
Per informazioni e aggiornamenti:
Organizzazione – Imprinting Art&Wine per il Giubileo di Roma 2025
marcosargentini@lust4wine.it | 320 6037741
robertamarcheseragona@gmail.com | 366 6672133
Ufficio Stampa – Imprinting Art&Wine per il Giubileo di Roma 2025
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Comunicazione – Imprinting Art&Wine per il Giubileo di Roma 2025
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Foto – Imprinting Art&Wine per il Giubileo di Roma 2025
Instagram – https://www.instagram.com/_hankchinaski_/
Partnership
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Media Partner- Imprinting Art&Wine per il Giubileo di Roma 2025
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Instagram – https://www.instagram.com/imprinting_art_wine/
Imprinting Art&Wine – L’arte che rimane, il territorio che racconta.
La Redazione
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2 Dicembre, 2025
La magia delle feste, l’emozione di un brindisi con GUSTA: piatti signature e improvvisazione in cucina a vista
A Roma, in piazza Carlo Magno 13, nasce una “jam session” enogastronomica che unisce tradizione e innovazione nella cucina di Edoardo Conti
GUSTA, ristorante di punta nel cuore di Città del Sole a Roma, inaugura un nuovo percorso gastronomico che trasforma ogni visita in un’esperienza unica: un menu fisso di piatti signature si affianca a una lavagna-limetta sulla vetrata della cucina a vista, dove lo chef Edoardo Conti e la sua brigata segnano quotidianamente le creazioni ispirate al mercato e alla stagione.
L’idea nasce dal giovane imprenditore e sommelier Riccardo Celon, che, insieme al padre Maurizio e allo zio Stefano, ha voluto fissare l’identità di GUSTA ma anche lasciarla in continua evoluzione. Il locale diventa teatro di una cucina dinamica che mescola il gusto concreto a un’attenta mixology, gestita dal bar manager Alessandro Mastrofini, con cocktails personalizzati.
Il menu à la carte racconta la personalità del ristorante: dal celebre supplì dalla doppia panatura croccante ai fiori di zucca in tempura, dall’hummus con verdure arrosto al pastrami fatto in casa, fino alla tartare con midollo e lo spaghetto burro e alici, passando per l’abanico alla brace e chiudendo sorprendentemente con una granita di mandorle e polvere di capperi.
La cucina a vista è il palco dove la brigata dà vita a piatti ispirati alle materie prime stagionali: pluma di maialino iberico, coscio d’anatra, ostriche, funghi porcini, carciofi e pesce fresco come sgombro e alici. Ogni creazione nasce dall’uso sapiente di acidità, spezie ed erbe aromatiche, per valorizzare ogni ingrediente con contrasti e profondità.
Gli ospiti possono vivere questo spettacolo direttamente dallo chef table, un banco dorato in ottone affacciato sui fornelli, per un’esperienza immersiva di gusto e narrazione culinaria.
Aperti dalla colazione al pranzo dal lunedì al sabato e a cena dal giovedì al sabato, GUSTA si conferma hub contemporaneo di lifestyle e cucina d’autore a Roma, un’oasi di sapori autentici e innovazione nel cuore della città.
Contatti: Piazza Carlo Magno 13, Roma – Tel. 06 8377 3316
La Redazione
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