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2 Dicembre, 2025
Annalisa Zorzettig e la Ribolla Gialla: due espressioni del Friuli più autentico per il piacere dello stare insieme
Dalle colline di Spessa di Cividale, l’Optimum Millesimato di Ribolla Gialla Spumante e Ribolla Gialla Zorzettig, vini che accompagnano i momenti di condivisione e brindisi
Nei giorni che precedono il Natale si respira un’atmosfera magica fatta di incontri tra amici, aperitivi improvvisati e cene leggere che anticipano le feste. Sono momenti di genuina convivialità che Annalisa Zorzettig celebra con il vitigno simbolo del Friuli, la Ribolla Gialla, proposta in due diverse versioni: l’Optimum Millesimato di Ribolla Gialla Spumante 2024 e la Ribolla Gialla Zorzettig 2024.
Annalisa Zorzettig
Il vino friulano è il racconto più vero del nostro territorio: parla di autenticità, di legami e di condivisione. La Ribolla Gialla è un vino che invita a stare insieme, a brindare alla vita con spontaneità e allegria. È la nostra identità in un calice: fresca, sincera, vibrante e diretta.
L’Optimum Millesimato di Ribolla Gialla Spumante 2024 è brillante e dorato nei riflessi, prodotto con uve coltivate sulle colline friulane dove il terreno marnoso e il microclima ventilato donano freschezza e finezza aromatica. Spumantizzata con metodo Charmat lungo, si contraddistingue per un perlage fine e persistente e un bouquet elegante di fiori bianchi, agrumi e mela verde. Al palato è vivace, armonioso e sapido, con una chiusura asciutta e minerale che invita al sorso successivo. È perfette per aperitivi tra amici, finger food, tartine di pesce e crostini gourmet.
La Ribolla Gialla Zorzettig 2024 è un’espressione autentica del Friuli, fatta con uve di vigneti collinari esposti a sud-est, dove il vitigno trova la sua massima vocazione. Vinificata in acciaio a temperatura controllata, preserva la purezza varietale tipica della Ribolla Gialla. Di colore giallo paglierino luminoso con riflessi verdolini, al naso presenta sentori di fiori di campo, agrumi, pera e leggere note erbacee. Il sorso è teso, minerale e sostenuto da piacevole acidità, che ne esalta freschezza e persistenza. È un vino elegante e contemporaneo, ideale con antipasti di pesce, formaggi freschi e piatti leggeri, perfetto per momenti intimi e riflessivi.
La Redazione
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2 Dicembre, 2025
Chouilly. Luce d’autunno nella Côte des Blancs
C’è un momento, a Chouilly, in cui la Côte des Blancs si veste d’oro.
Quando il sole cala dietro le colline di Épernay e la luce si riflette sui filari di Chardonnay, tutto si ferma per un istante: il gesso brilla come polvere di stelle, l’aria profuma di terra bagnata e le foglie diventano rame e ambra. È l’autunno della Champagne, e pochi luoghi sanno restituirne la magia come questo Grand Cru sospeso tra discrezione e purezza.
Il villaggio si distende dolcemente alle porte di Épernay, con i vigneti che salgono verso la collina di Montaigu.
Il suolo, composto da gesso belemnitico e argille fini, regala ai vini una struttura più morbida rispetto ai vicini Avize e Cramant, ma senza mai perdere tensione o verticalità.
Qui lo Chardonnay assume toni di gesso, limone e mandorla, ma anche una morbidezza vellutata che avvolge il palato. È la Champagne della luce e della misura, più sfumata che abbagliante, ma capace di toccare corde profonde.
A pochi passi l’una dall’altra, nel cuore del villaggio, tre maison raccontano in modo diverso la voce di Chouilly: di Legras & Haas vi ho già parlato, oggi e la volta di Vazart-Coquart e Roland Champion. Tre stili, tre interpretazioni dello stesso linguaggio minerale, unite da un filo comune: la ricerca della finezza assoluta.
Vazart-Coquart – L’artigianato della precisione
Fondata nel 1954, Vazart-Coquart è una delle firme più coerenti di Chouilly. Oggi la guida è nelle mani di Jean-Pierre Vazart, vigneron attento e appassionato, membro del gruppo “Club Trésors de Champagne”.
La maison lavora circa 11 ettari interamente a Chardonnay, tutti Grand Cru, e produce Champagne di grande purezza, certificati HVE e VDC (agricoltura sostenibile e responsabile).
Il Blanc de Blancs “Réserve” è il manifesto della casa: elegante, gessoso, agrumato, con una bollicina sottile e cremosa. Ma il fiore all’occhiello resta il Special Club, millesimato solo nelle annate migliori: tensione, equilibrio, lunghissima persistenza. È Chouilly nella sua forma più essenziale e sincera. Non troppo entusiasmanti il Brut Zero e l’Extra Brut.
Molto interessante oltre allo Special Club (progetto del quale parlerò prossimamente) la Cuvee Camille, un brut da 70% Pinot Noir e restante Chardonnay, un grand cru che non conoscevo. Molto fruttato, pera, mela cotogna, sentori di nocciola. Vino da aperitivo molto bilanciato tra freschezza e bevibilità
Assaggiare un calice di Vazart-Coquart è come osservare un tramonto autunnale tra le vigne: colori che si fondono lentamente, luce che cambia, eleganza che non ha bisogno di parole.
Roland Champion – Tradizione e famiglia nel cuore del villaggio
Poco più in là, sempre in centro a Chouilly, si trova Roland Champion, maison fondata nel 1951 e oggi gestita da Carole Champion, nipote del fondatore.
L’azienda possiede circa 18 ettari, con prevalenza di Chardonnay, e si distingue per uno stile classico, cremoso e avvolgente, che unisce la purezza minerale di Chouilly a una maturità fruttata più evidente.
Eclat de Craie un 100% Chardonnay Grand Cru con degorgement maggio 2025 dopo 36 mesi sui lieviti mostra la finezza tipica del villaggio, ma con un tocco di calore e rotondità che lo rende immediatamente piacevole.
Secret d’Aramis, un blend dei tre principali vitigni a maggioranza Meunier, con i due vitigni considerati nobili a dividersi equamente il restante 40%, con il sono Chardonnay da Chouilly, mentre i vitigni a bacca rossa vengono dalla Vallèe de la Marne. Si rivela uno champagne molto fruttato con note di pasticceria e mieli di buona persistenza.
Il Millésime, grand eclat vintage 2016, invece, racconta il tempo e il silenzio: profumi di agrume candito, brioche, nocciola e un finale gessoso di grande precisione.
La sala degustazione affaccia direttamente sulla strada principale del paese, e in autunno, quando il sole cala dietro i tetti, la luce filtra tra le bottiglie creando riflessi dorati. È il simbolo perfetto dello stile Champion: sincero, luminoso, accogliente.
Tre voci, un solo terroir
Legras & Haas, Vazart-Coquart e Roland Champion rappresentano tre letture dello stesso spartito: il gesso di Chouilly.
Il primo traduce la purezza in eleganza moderna, il secondo la disciplina artigianale in armonia naturale, il terzo la tradizione familiare in calore e autenticità.
Insieme, raccontano la verità più profonda della Côte des Blancs: che la finezza non è freddezza, ma equilibrio; che la luce non è solo brillantezza, ma profondità.
Passeggiare a Chouilly in un pomeriggio d’autunno significa capire cosa sia davvero la Champagne: una terra dove la luce, il gesso e la mano dell’uomo si incontrano per creare silenzi pieni di significato.
Tra le vigne che sfumano verso Épernay e le piccole maison che profumano di mosto e di lieviti, Chouilly svela ogni volta una nuova sfumatura della sua anima bianca.
Emanuele Muzzo – Vigne e Orizzonti
Su Instagram è semplicemente Emanuele Muzzo
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1 Dicembre, 2025
Il Matese protagonista con le sue eccellenze: tartufo nero, patata e segale al Don Alfonso 1890
Workshop, cene e formazione per valorizzare filiere biologiche e territorio nel progetto “Rigenerazione culturale e sociale dei borghi storici del Matese”
Sant’Agata sui Due Golfi diventa un hub formativo per gli operatori del Matese grazie alla collaborazione con la scuola di cucina del Don Alfonso 1890. Qui si svolgono workshop ed educational dedicati ai protagonisti del territorio biologico: il tartufo nero del Matese, la patata del Matese e la segale del Matese, elementi chiave del progetto di rigenerazione economica dei comuni di Castello del Matese e Letino. Il percorso è supportato da un network accademico formato dall’Università Federico II di Napoli, Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, Università di Salerno e Università del Sannio.
Nei locali del Don Alfonso 1890 si è svolta la prima fase del progetto “Rigenerazione culturale e sociale dei borghi storici del Matese – Castello del Matese e Letino”, unendo formazione gastronomica e valorizzazione territoriale con workshop di cucina e due cene degustazione. Il progetto ha coinvolto operatori turistici locali che hanno potuto imparare a valorizzare e raccontare le proprie materie prime, grazie alla guida esperta della famiglia Iaccarino, portavoce di un modello di ospitalità etica e sostenibile premiato con la Stella Verde Michelin.
La narrazione gastronomica si è tradotta in piatti originali come gli Scialatielli di segale con broccoli e colatura di alici, Filetto di manzo in crosta di pane alla segale, Patata del Matese farcita con ostriche e lenticchie, sfere di gnocchi ripieni di melanzane, cappelli di pasta farciti di pollo alla genovese con tartufo nero, e la Riscoperta dell’uovo in tegamino con tartufo nero, tutti esempi di una cucina territoriale contemporanea e replicabile.
Il progetto, sostenuto dal PNRR M1C3 Intervento 2.1 “A tavola nel borgo”, coinvolge 16 azioni per connettere borghi, aree naturali e filiere biologiche, con attenzione alla biodiversità e alla digitalizzazione, e si concluderà con una restituzione pubblica a giugno 2026.
Mario Iaccarino, responsabile della direzione Don Alfonso 1890, sottolinea l’impegno profondo di valorizzare le produzioni tipiche del Matese come motore di sviluppo locale e testimonianza di autenticità, mentre Livia Iaccarino evidenzia la centralità della tradizione biologica nella filosofia della famiglia e la responsabilità di essere ambasciatori dei prodotti di qualità.
I protagonisti del Matese, uno scrigno di biodiversità e tradizione, stanno diventando simboli di un modello virtuoso di turismo enogastronomico e sviluppo sostenibile, sostenuto dalla sinergia tra ricerca universitaria, enti locali e mondo della ristorazione di qualità.
Per approfondire e conoscere tutti i dettagli del progetto e delle iniziative di Don Alfonso 1890: contatti e aggiornamenti sono disponibili sul sito ufficiale del ristorante.
La Redazione
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30 Novembre, 2025
Il Rubesco Riserva Vigna Monticchio 2020 di Lungarotti: l’eccellenza umbra tra tradizione e innovazione
Un rosso elegante capace di raccontare la profondità e la ricchezza del terroir di Torgiano, ideale per le celebrazioni di fine anno
Il Rubesco Riserva Vigna Monticchio 2020 di Lungarotti si distingue come uno dei più importanti e rappresentativi rossi italiani, simbolo dell’eccellenza e della tradizione umbra. Questo vino, di solida struttura e grande eleganza, conquista per il suo colore rosso rubino intenso e le sue complesse sfumature aromatiche.
Nell’approccio organolettico, il Rubesco Riserva 2020 offre note intense di visciola e mora, accompagnate da delicati richiami di violetta e leggere sfumature mentolate. Al palato emerge un gusto ricco e avvolgente, con un tannino morbido e vellutato, e un finale lungo e persistente, che richiama le sensazioni di spezie e pepe nero. La naturale freschezza e l’equilibrio tra potenza e eleganza rendono questo rosso ideale per accompagnare i piatti delle festività, come selvaggina, carne rossa, formaggi stagionati, e anche piatti tipici dell’enogastronomia umbra.
Lungarotti, storica realtà umbra fondata da Giorgio Lungarotti nel dopoguerra, ha tra i suoi simboli il Rubesco Riserva Vigna Monticchio, nato nel 1964 e premiato come uno dei migliori rossi italiani. La sua filosofia si basa su un lavoro attento in vigna e in cantina, con fermentazioni in acciaio e un affinamento di almeno un anno in barrique, seguito da un lungo invecchiamento in bottiglia. Questo processo rende il vino adatto a un invecchiamento di 30-35 anni, rispecchiando una vera e propria eredità culturale e territoriale.
Il Rubesco Riserva è riconosciuto DOCG dal 1990, e rappresenta un esempio di come l’Umbria, con i suoi terreni e il suo clima, possa produrre vini di grande statura e complessità. La sua storia e le sue caratteristiche ne fanno un simbolo della tradizione enologica umbra, capace di evocare le colline di Torgiano e di portare in tavola un gusto autentico e intramontabile.
La Redazione
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30 Novembre, 2025
Natale 2025: il nuovo Aceto della maison Malpighi, disponibile solo online
Una Limited Edition natalizia esclusiva: Condimento all’Aceto Balsamico di Modena IGP dieci anni invecchiato in botticelle di legno di ciliegio
La storica acetaia di Modena Malpighi presenta in anteprima la novità della Christmas Collection 2025, un Condimento all’’Aceto Balsamico di Modena IGP’ invecchiato almeno dieci anni in pregiato legno di ciliegio, acquistabile esclusivamente online sul nuovo shop aziendale (www.acetaiamalpighi.it).
Questo prodotto unico, parte di una collezione natalizia ricorrente, esprime tutta la maestria artigianale della maison con caratteristiche organolettiche morbide, profumi delicati e un sapore agrodolce denso e vellutato. L’affinamento in botticelle di ciliegio conferisce un colore bruno carico, limpidezza e una densità elevata (1,34).
Realizzato con mosto cotto di uve Trebbiano e Lambrusco dei vigneti familiari Tenuta del Cigno, il condimento è ideale per arricchire insalate, carni bianche, antipasti, formaggi freschi e cocktail invernali. Ogni bottiglia da 100 ml è confezionata in un elegante cofanetto Limited Edition Natale 2025.
La Christmas Collection 2025 include inoltre prelibatezze come cioccolatini con cuore fondente all’’Aceto Balsamico di Modena IGP’, panettone arricchito, gelatina di cipolle e cotechino al balsamico. Per un regalo raffinato, si propone il cofanetto “Pinzimonio Premium” e l’esclusiva selezione “Golden Spoon” di Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP, vincitore del prestigioso premio Great Taste 2025 (due stelle Oro).
Tutti i prodotti sono acquistabili online e presso selezionati wine bar, gastronomie e showroom aziendali a Modena.
Per ordini e informazioni: +39 059 465063 – info@acetaiamalpighi.it.
La Redazione
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30 Novembre, 2025
“Torgiano Winter”: quarta edizione tra cultura, musica e sapori dal 23 novembre al 12 dicembre 2025
A Torgiano, Città del Vino e uno dei Borghi più belli d’Italia, un ricco calendario di eventi tra arte, degustazioni e musica
Torna a Torgiano, città simbolo del vino e uno dei Borghi più belli d’Italia, la quarta edizione di Torgiano Winter, manifestazione culturale promossa dal Comune di Torgiano e dalla Fondazione Lungarotti, con la collaborazione di Lungarotti Radici in Umbria e della Strada dei Vini del Cantico, e il patrocinio della Camera di Commercio dell’Umbria. La rassegna si svolgerà dal 23 novembre al 12 dicembre 2025 con un programma molto variegato che unisce cultura, musica e sapori locali.
Il 23 novembre è previsto il trekking culturale “Alla scoperta di Torgiano”, con partenza alle 9:30 da Piazza Garibaldi, una mattinata dedicata alla conoscenza del territorio con degustazioni di vini e prodotti tipici, iniziativa gratuita per i soci dell’Associazione Eirene.
Il 2 dicembre, nella Sala Sant’Antonio, si terrà l’evento “Omaggio a Nino Caruso” con la presentazione del catalogo delle sue sculture al MACC di Torgiano, a cura di Lorenzo Fiorucci, con la partecipazione di relatori e un brindisi finale (ingresso libero fino a esaurimento posti).
Il 7 dicembre sempre nella Sala Sant’Antonio si potrà assistere al concerto “Armonie Classiche” con il quartetto d’archi dell’Orchestra Sinfonica di Umbertide e la chitarra di Alessandro Zucchetti, organizzato dall’Associazione Musicale Ciro Scarponi, seguito da brindisi (ingresso libero).
La rassegna si conclude il 12 dicembre con il concerto jazz “In Between Songs” con Donatella Montinaro (voce), Manuel Magrini (pianoforte) e Pietro Paris (contrabbasso), sempre nella Sala Sant’Antonio (ingresso libero).
Oltre agli eventi in calendario, proseguono nelle sale espositive del Palazzo Graziani-Baglioni e nel Museo del Vino-MUVIT le mostre dedicate all’arte botanica di P.A. Mattioli, alla ceramica contemporanea dal tema mediterraneo e all’archeologia del territorio.
Elena Falaschi, Assessore alla Cultura e Turismo del Comune di Torgiano, sottolinea come “Torgiano Winter sia un appuntamento atteso che unisce proposte sofisticate e accessibili, consolidando una collaborazione importante con la Fondazione Lungarotti e favorendo un’offerta turistica ricca anche nei mesi invernali”.
Teresa Severini, Consigliere della Fondazione Lungarotti, evidenzia il forte legame tra Comune e Fondazione e anticipa nuove iniziative in corso di programmazione, tra cui un evento dedicato a Maria Grazia Marchetti Lungarotti, figura chiave nel raccontare l’identità culturale del territorio.
La Redazione
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30 Novembre, 2025
Merano Wine Festival. Il ritorno dei cacciatori di vino!
Ogni anno che passa, Merano, nella sua intramontabile bellezza, accoglie i Wine hunter ossia i cacciatori di vini.
Quest’anno siamo stati baciati da giornate bellissime, perfette per ammirare le montagne che abbracciano questa splendida città e il suggestivo Kurhaus. È qui che ho vissuto un evento che mi ha permesso di compenetrare a fondo la cultura enologica, di conoscere del nuovo e, soprattutto, di ritrovare tanti cari amici.
Qualche intoppo, certo, può capitare
E sì, parlo di un’amara delusione ricevuta da un paio di persone che non conoscono il valore della parola data e degli impegni presi… peccato! Quando succede con persone che credi amiche brucia di più! Ma superata l’amarezza, ho lasciato scivolare il male ricevuto gratuitamente e mi sono preparata a ricevere quello che veramente merito, e cioè il meglio dalla vita. È proprio attraverso prove come questa che sto imparando qualcosa di profondo: che non tutti condividono il mio modo di vedere, ma questo non deve togliermi luce. Anzi, può aiutarmi a scegliere meglio a chi donarla. La mia meraviglia non va spenta, va solo protetta. Come una candela accesa nel vento: la schermo un po’, ma continuo a farla brillare.
Ed eccomi a Merano a vivere un’esperienza con un po’ di leggerezza in più rispetto al mio solito, pur mettendoci sempre il cuore, la curiosità e il massimo rispetto. Arrivo nel primissimo pomeriggio di domenica e capisco subito che c’è tanto da girare e da scoprire. Grazie a qualche dritta molto apprezzata del mio amico Luca della Regina, inizio un bel percorso tra gli stand. Seguitemi e fatelo con me… vi porto in giro al Merano Wine Festival! MWF. Storia di un icona enologica Per chi non lo conoscesse, il Merano Wine Festival (MWF) non è una semplice fiera, ma un vero e proprio laboratorio di eccellenze.
Tutto ebbe inizio nel 1992, grazie all’intuizione di Helmut Köcher, con un focus iniziale sui vini di alta qualità. È interessante notare che la prima edizione non si tenne subito nel centro storico, bensì in una cornice più raccolta: il ristorante Rathaus Stube a Maia Bassa di Merano. Un dettaglio, questo, che genera un certo turbamento: pensate al 1992, un’epoca in cui Internet non era ancora una realtà diffusa. L’intuizione di creare un evento di tale portata, giunto oggi alla sua 34° edizione, dimostra un genio e una visione pionieristica straordinari, capaci di anticipare la crescente fame di qualità e la necessità di un palcoscenico esclusivo per il vino. Già l’anno successivo, nel 1993, la manifestazione trovò la sua sede ideale nell’eleganza maestosa del Kurhaus di Merano, che da allora ne è il cuore pulsante. L’evoluzione Nel corso degli anni, il Festival si è evoluto costantemente, trasformandosi da evento prettamente vinicolo in un appuntamento enogastronomico internazionale di grande rilievo. L’Espansione è stata la parola chiave. Il programma si è arricchito per includere l’Alta Gastronomia, oli, grappe e altri prodotti di nicchia di altissima qualità. Questo ha portato alla nascita di eventi collaterali come premi culinari, showcooking, forum per professionisti del settore e masterclass esclusive.
Negli anni più recenti, l’attenzione si è spostata sul Focus sul Futuro, con una crescente sensibilità a temi cruciali come la sostenibilità e la viticoltura del futuro, con sezioni dedicate come “QuoVadis” e “Bio&Dynamica”, riflettendo la ricerca e il cambiamento del mercato. Oggi, il Merano Wine Festival è riconosciuto a livello mondiale come sinonimo di qualità e selezione rigorosa, rappresentando un punto d’incontro esclusivo e insostituibile per produttori, addetti ai lavori e appassionati alla ricerca del meglio che l’enogastronomia possa offrire. Un invito all’eccellenza globale La struttura è suddivisa in tre aree tematiche principali dedicate al vino, ognuna con un focus specifico e coinvolgente: Wine Italia: Cuore pulsante dell’evento, dedicato alle migliori etichette e ai produttori che interpretano l’incredibile diversità e ricchezza dei terroir italiani, dai giganti ai piccoli artigiani. Qui è possibile trovare vitigni autoctoni e internazionali coltivati nel nostro Paese. Oltre alle etichette premiate con il WineHunter Award è possibile degustare produzioni limitate, cuvée speciali e vini di annate vintage. Wine International: Un palcoscenico globale composto da circa 100 espositori che permette di approfondire stili, terroir e interpretazioni enologiche da tutto il mondo. Si spazia dalle regioni storiche, riconosciute a livello internazionale per le loro tradizioni vitivinicole, affiancate da Paesi emergenti capaci di sorprendere per qualità e personalità. Si crea così un ponte virtuale tra vecchio e nuovo mondo, celebrando sapori globali. Un ruolo speciale viene riservato ai vini georgiani, custodi di una tradizione millenaria che continua con la vinificazione nelle anfore chiamate qvevri, patrimonio dell’UNESCO. Inoltre al primo piano è dedicata la sezione Amphora Experience. WineHunter Area: Può essere considerata l’enoteca ufficiale del Festival, dove si riuniscono etichette provenienti da tutta Italia e dall’estero. Tutte sono state selezionate con la massima cura per la loro eccellenza e la capacità di interpretare i trend più attuali del mondo del vino. Questa sezione racchiude anche la vitale area Bio&Dynamica, con oltre 30 etichette di produttori che hanno scelto un approccio rigorosamente sostenibile, capace di preservare la biodiversità e valorizzare il territorio. I palcoscenici del Festival: dalla sostenibilità all’alta cucina L’edizione di quest’anno si è articolata in diverse sezioni fondamentali, ognuna con la sua identità e il suo focus specifico, trasformando Merano in una vera e propria città del gusto e della cultura enologica. Il sipario si è aperto con Taste Terroir – bio&dynamica, un percorso dedicato alle nuove frontiere del vino: dal biologico al biodinamico, dal naturale al PIWI e orange, fino alle espressioni underwater e la novità del no-low alcohol. Il cuore pulsante dell’evento è stato The Festival nel magnifico Kurhaus, dove oltre 350 produttori da nove Paesi hanno portato in scena il meglio della produzione mondiale, arricchito da momenti iconici come la presentazione della Guida ViniBuoni d’Italia 2026. Profumi e Sapori: Atmosfera Campana e Tesori Artigianali Vorrei potervi raccontare tutte le eccellenze che ho assaggiato! Tra le esperienze più memorabili c’è stata l’atmosfera incredibilmente accogliente vissuta allo spazio dedicato a Campania Felix. Qui, tra piatti tipici campani e selezioni enoiche di grande pregio, ho ritrovato il calore e la generosità del Sud.
Con ben 130 produttori artigianali e grandi interpreti della cucina italiana contemporanea, il percorso sensoriale di Culinaria nella GourmetArena ha permesso di toccare con mano l’artigianalità italiana. Tra gli stand, la mia attenzione è stata rapita dalle eccellenze dei salumi, in particolare la pregiata Coppa Piacentina, e la freschezza della birra artigianale Cala calabrese. A completare il quadro delle grandi eccellenze, ho avuto il piacere di salutare Priscilla Occhipinti, amica e donna del vino molto passionale, che ha arricchito la proposta con i suoi prodotti di alto livello: i Distillati Nannoni. Un incontro che sottolinea come la qualità e la passione delle persone siano il vero motore del Festival. Non sono mancati infine i fondamentali della dieta mediterranea: la ricchezza delle olive e dell’olio di alta qualità, e assaggi di salmone pregiato e ostriche, a testimonianza di come l’eccellenza non conosca confini geografici. Catwalk Champagne &more: eleganza e tricolore in festa A chiudere l’itinerario sensoriale del Festival è stata, come da tradizione, l’area dedicata alle bollicine: Catwalk Champagne &more. Questo spazio rappresenta il culmine dell’eleganza e della celebrazione, un tempo riservato quasi esclusivamente allo Champagne. Oggi, il Catwalk ha assunto un significato più ampio e inclusivo. Sebbene l’iconico Champagne mantenga il suo ruolo centrale, l’evento accoglie ormai tutte le grandi espressioni del Metodo Classico e del mondo sparkling. Con oltre 120 etichette in degustazione, è un’occasione imperdibile per confrontare il meglio della produzione mondiale. E devo ammettere che, anno dopo anno, ci sono stati assaggi davvero molto interessanti e di altissimo livello provenienti dal Made in Italy. La qualità e la personalità delle bollicine italiane si stanno affermando con forza, offrendo al pubblico un’alternativa superba e ricca di terroir. Merano Fuori Salone: un palcoscenico enogastronomico a cielo aperto Il Merano Wine Festival è molto più del Kurhaus. L’intera città si trasforma in un vero e proprio palcoscenico a cielo aperto, un “Fuori Salone” vibrante dove consorzi e produttori si raccontano direttamente al pubblico. Grazie a una fitta programmazione di talk, degustazioni tematiche, e showcooking, Merano diventa un luogo continuo di condivisione e scoperta enogastronomica e culturale, estendendo l’esperienza del Festival ben oltre le sue mura principali. Personalmente, ho apprezzato moltissimo l’accoglienza calorosa nel padiglione Calabria. L’anima autentica e verace di questa splendida regione si è svelata grazie alla chef Federica Di Lieto, che non solo ci ha preparato, ma soprattutto ci ha svelato i segreti di tanti piatti della tradizione calabra. I sapori erano deliziosi e schietti come la sua narrazione. Le sue spiegazioni ci hanno permesso di avvicinarci all’anima più profonda della Calabria, una regione che amo sempre più. Oltre il Calice: Il “Respiro e Grido della Terra” Al di là della festa e della degustazione, il Merano Wine Festival si conferma una piattaforma di riflessione e di responsabilità. L’impegno del Festival si è concentrato anche sui temi cruciali del nostro tempo, come dimostra il Summit scientifico “Respiro e Grido della Terra”. Questa iniziativa ha offerto un confronto aperto tra scienziati, produttori e stakeholder su concetti fondamentali quali la sostenibilità e l’innovazione in viticoltura. Il Summit sottolinea come l’eccellenza non possa prescindere dall’etica e dalla cura del territorio, proiettando il dibattito enologico verso le sfide future del cambiamento climatico e delle nuove pratiche agricole. La caccia inizia con nuovi compagni Avendo dovuto un po’ improvvisare e riarrangiare la mia scaletta di marcia, è stato un vero piacere e una fortuna poter condividere per ben tre giorni numerose tappe e molti assaggi con amici vecchi e nuovi. Il mio giro si è così trasformato subito in una vera e propria esplorazione che ha toccato cantine dal Nord al Sud Italia, premiando l’originalità e la qualità delle persone prima ancora del bicchiere. Non posso raccontarvi tutto in una volta, ma vi racconterò qualcosa in più di quello che mi è piaciuto e che mi ha fatto venire voglia di seguire un po’ di più questa manifestazione, partendo proprio dalla sua visione globale. Il Brasile: Un Mercato nuovo e sorprendente Il Merano Wine Festival agisce da piattaforma per l’internazionalizzazione, e in questa visione il Brasile emerge come un nuovo orizzonte strategico. Malgrado l’elevata tassazione sulle importazioni e una burocrazia complessa, la domanda di vini premium cresce mentre gran parte del mondo rallenta. Non è un mercato per principianti, ma i numeri sono stimolanti: su 200 milioni di abitanti, ben 60 consumano vino con regolarità. Il dato più significativo è la crescita dell’8,3% in valore, che dimostra come il consumatore brasiliano sia disposto a spendere per la qualità.
A spiegare le dinamiche di questo mercato è la WineHunter Ambassador Karine De Souza: “Le donne e i giovani lo preferiscono alla birra e piace loro ascoltare la storia dietro un’etichetta”. L’Italia è già il quarto fornitore, superando la Francia nei tassi di crescita, in un Paese legato emotivamente e culturalmente al Belpaese: “Il Brasile conta 30 milioni di discendenti diretti o indiretti di italiani, una presenza che ha plasmato anche la viticoltura locale e si traduce in affinità e fiducia verso il vino italiano”. Le parole chiave per entrare nel mercato, secondo De Souza, sono tre: denominazione, autenticità e sostenibilità. “I consumatori brasiliani vogliono l’Italia. Non cercano vitigni internazionali ma autoctoni, vogliono sapere da quale territorio viene il vino”. Nuove frontiere enologiche: da Brasília a Oma Sena L’attrattività del Brasile non si ferma alle importazioni. La vera novità riguarda la produzione vinicola interna: mentre il Sud del Paese vanta realtà affermate, il Centro del Brasile non è mai stato storicamente una regione vitivinicola. Da pochissimi anni, però, sono nate piccole aziende familiari che producono vino nell’areale di Brasília. Il Merano Wine Festival ha saputo intercettare e premiare questa eccellenza emergente.
Che gioia assistere alla premiazione dell’azienda OMA SENA! Un’azienda che già conoscevo: ho avuto il piacere, a maggio grazie a Antonello Monardo (che organizza tour per brasiliani in Italia), di incontrare la proprietaria e produttrice Isabela e assaggiare il suo Syrah Gran Reserva 2022 D.I.AL.E.T.O., un vino di grande carattere. Va sottolineato come Monardo sia stato un pioniere, già 15 anni fa faceva enoturismo intercontinentale portando in Italia brasiliani appassionati di vino e buona cucina (ma ve ne parlerò in un articolo dedicato!). Il premio è stato ritirato dal Presidente dell’Associazione Brasiliana Sommelier del Distretto Federale (ABS-DF), Sergio Pires, e consegnato dall’amica e WineHunter Ambassador Brasile, Karine De Souza. Un riconoscimento che celebra l’audacia e la qualità di queste nuove frontiere enologiche. L’impegno globale: il Focus strategico del Patron Köcher Il respiro internazionale è un obiettivo voluto fortemente dal patron Helmuth Köcher. L’impegno verso i mercati esteri si concretizza in una strategia di Festival “diffuso” e mirato. L’obiettivo è offrire nuovi sbocchi commerciali, con il lavoro congiunto del WineHunter Buyers’ Club e di altre agenzie, che portano le eccellenze italiane direttamente sulle piazze di business più promettenti del mondo. L’iniziativa di portare il format direttamente in questi Paesi è un’azione concreta e un passo molto importante verso il Sud America, l’Asia e il Caucaso. La Georgia e la Cina, infatti, sono al centro dell’attenzione per la loro valenza culturale. La Georgia perché è culla delle radici del vino, la Cina per l’enorme potenziale di mercato. Il calendario del 2026 Il risultato di questa strategia è un calendario 2026 che copre l’intero anno, concentrandosi sui nuovi hub del vino. L’anno si apre con Wine&Siena – Capolavori del Gusto, in programma dal 31 gennaio al 2 febbraio. L’espansione internazionale vedrà, a maggio 2026, il Merano Wine Festival in Georgia con il “Merano WineFestival Georgia” e in Cina con l'”InterWine Festival China“. L’impegno prosegue in Sud America: a settembre 2026, l’appuntamento sarà in Brasile con il “Merano WineFestival Brasile” alla sua seconda edizione. Questa visione globale non dimentica però le eccellenze nazionali. La partnership con la Regione Calabria per valorizzare l’identità del Sud è fondamentale: l’edizione locale “Merano WineFestival Calabria” si terrà dal 6 all’8 giugno 2026. E naturalmente, gli appuntamenti home-based a Merano includono il Farm Food Festival, fissato per il 14 marzo 2026, con l’edizione principale del Merano WineFestival che si terrà dal 6 al 10 novembre 2026. Il Lusso Rurale del Sud della Francia: 25 anni di Domaines Paul Mas Il Merano Wine Festival è, per sua natura, anche approfondimento e didattica. Ho avuto il piacere di partecipare a una masterclass di grande interesse, intitolata “Il Lusso Rurale del Sud della Francia: 25 anni di Domaines Paul Mas”. L’evento, tenutosi alla presenza del patron Helmuth Köcher, è stato condotto con maestria da Marco Sciarrini e Thomas Taddeo (conosciuto sui social come Hipster Wine e anche Brand Ambassador di Domaines Paul Mas). In platea, insieme a me, erano presenti grandi esperti, giornalisti e comunicatori come Chiara Giannotti (@wine.tv) e Luca Grippo. La masterclass ci ha guidato alla scoperta di Domaines Paul Mas, una storia radicata nel 1892, quando Auguste Mas acquisì i primi vigneti. L’ascesa è iniziata con l’attuale proprietario, Jean-Claude Mas, figlio e nipote di viticoltori, che ha ereditato una piccola tenuta di 35 ettari. Nel corso degli ultimi vent’anni, Jean-Claude ha trasformato questa eredità in un vasto impero vinicolo, espandendo il dominio a 850 ettari di proprietà e acquisendo altre tenute in tutta la Languedoc-Roussillon, raggiungendo i 25 milioni di bottiglie esportate in 89 Paesi Lusso democratico e il tocco Italiano Personalmente, mi ha colpito il racconto che parte dal Jean-Claude Mas bambino che gioca tra i filari, con l’airone rosso come “amico”, simbolo che poi sceglierà per il Domaine. Crescendo, l’imprenditore ha coltivato tante passioni – arte, musica, auto – per poi ritornare alla terra, dando il nome del padre all’azienda e impostando una visione ben precisa: creare vini di qualità accessibile e democratica. Paul Mas è oggi simbolo di “lusso rurale”, un’espansione non improvvisata ma fondata sulla diversità di suoli e ambienti pedoclimatici, garantendo un’offerta ampia e di qualità. Non è un caso che il tocco di riconoscibilità sia in parte familiare, con l’impronta del grande Giorgio Grai e di molti italiani che collaborano in cantina, dimostrando che in questa realtà francese vince il fine di fare buon vino contemporaneo. Un altro punto di forza è la varietà di ben 45 vitigni coltivati: accanto ai francesi, il Domaine coltiva varietà che suonano familiari alle orecchie italiane: Vermentino, Cannonau/Grenache, Sangiovese e Montepulciano. Gli assaggi: dalla Blanquette ai rossi da invecchiamento La degustazione ha coinvolto sei etichette rappresentative. L’inizio è stato promettente con la Blanquette de Limoux (versione non millesimata), che interpreta l’anima più antica del territorio. La struttura, affidata in larga parte al Mauzac, regala un sorso immediato e contemporaneo. È seguita poi un Crémant de Limoux (Chardonnay e Chenin Blanc) e un bianco affinato in legno, il Vignes de Nicole Chardonnay–Viognier 2024, dal sorso più rotondo. I miei assaggi preferiti sono arrivati con la batteria di rossi. Dopo un Cabernet Sauvignon–Syrah 2024 e un Cabernet Sauvignon–Merlot 2023 (ottimo taglio bordolese con buona trama tannica), il vero protagonista è stato il Mas Astelia Cabernet Sauvignon 2023. Questa etichetta punta a un livello davvero più alto, con tannini setosi, legno ben integrato e grande potenziale evolutivo. Vini pensati per offrire freschezza, pulizia e autenticità a un costo volutamente accessibile. Grazie a Thomas e a Marco per averci regalato questa nuova conoscenza! La caccia continua con gli assaggi più significativi! Il racconto di questa intensa edizione del Merano Wine Festival non può concludersi qui, specialmente quando si tratta dei protagonisti indiscussi: i vini! Dalle emozionanti annate vecchie ai vini leggeri che rappresentano la novità, passando per le conferme assolute e la scintillante area Catwalk Champagne &more, lo spazio rimasto non sarebbe sufficiente per rendere giustizia a ogni singola esperienza di assaggio. Per non penalizzare l’approfondimento di queste scoperte e dei miei assaggi preferiti, vi do appuntamento al prossimo articolo per continuare questo appassionante giro tra i calici del Merano Wine Festival 2025! Il meglio, ve lo assicuro, deve ancora essere raccontato. Preparate il calice, la caccia continua! Benedetta Costanzo
Le scoperte enoiche di Benny
benedetta.costanzo@winetalesmagazine.com
Mi trovi su Instagram come @benedetta.costanzo
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Ed eccomi a Merano a vivere un’esperienza con un po’ di leggerezza in più rispetto al mio solito, pur mettendoci sempre il cuore, la curiosità e il massimo rispetto. Arrivo nel primissimo pomeriggio di domenica e capisco subito che c’è tanto da girare e da scoprire. Grazie a qualche dritta molto apprezzata del mio amico Luca della Regina, inizio un bel percorso tra gli stand. Seguitemi e fatelo con me… vi porto in giro al Merano Wine Festival! MWF. Storia di un icona enologica Per chi non lo conoscesse, il Merano Wine Festival (MWF) non è una semplice fiera, ma un vero e proprio laboratorio di eccellenze.
Tutto ebbe inizio nel 1992, grazie all’intuizione di Helmut Köcher, con un focus iniziale sui vini di alta qualità. È interessante notare che la prima edizione non si tenne subito nel centro storico, bensì in una cornice più raccolta: il ristorante Rathaus Stube a Maia Bassa di Merano. Un dettaglio, questo, che genera un certo turbamento: pensate al 1992, un’epoca in cui Internet non era ancora una realtà diffusa. L’intuizione di creare un evento di tale portata, giunto oggi alla sua 34° edizione, dimostra un genio e una visione pionieristica straordinari, capaci di anticipare la crescente fame di qualità e la necessità di un palcoscenico esclusivo per il vino. Già l’anno successivo, nel 1993, la manifestazione trovò la sua sede ideale nell’eleganza maestosa del Kurhaus di Merano, che da allora ne è il cuore pulsante. L’evoluzione Nel corso degli anni, il Festival si è evoluto costantemente, trasformandosi da evento prettamente vinicolo in un appuntamento enogastronomico internazionale di grande rilievo. L’Espansione è stata la parola chiave. Il programma si è arricchito per includere l’Alta Gastronomia, oli, grappe e altri prodotti di nicchia di altissima qualità. Questo ha portato alla nascita di eventi collaterali come premi culinari, showcooking, forum per professionisti del settore e masterclass esclusive.
Negli anni più recenti, l’attenzione si è spostata sul Focus sul Futuro, con una crescente sensibilità a temi cruciali come la sostenibilità e la viticoltura del futuro, con sezioni dedicate come “QuoVadis” e “Bio&Dynamica”, riflettendo la ricerca e il cambiamento del mercato. Oggi, il Merano Wine Festival è riconosciuto a livello mondiale come sinonimo di qualità e selezione rigorosa, rappresentando un punto d’incontro esclusivo e insostituibile per produttori, addetti ai lavori e appassionati alla ricerca del meglio che l’enogastronomia possa offrire. Un invito all’eccellenza globale La struttura è suddivisa in tre aree tematiche principali dedicate al vino, ognuna con un focus specifico e coinvolgente: Wine Italia: Cuore pulsante dell’evento, dedicato alle migliori etichette e ai produttori che interpretano l’incredibile diversità e ricchezza dei terroir italiani, dai giganti ai piccoli artigiani. Qui è possibile trovare vitigni autoctoni e internazionali coltivati nel nostro Paese. Oltre alle etichette premiate con il WineHunter Award è possibile degustare produzioni limitate, cuvée speciali e vini di annate vintage. Wine International: Un palcoscenico globale composto da circa 100 espositori che permette di approfondire stili, terroir e interpretazioni enologiche da tutto il mondo. Si spazia dalle regioni storiche, riconosciute a livello internazionale per le loro tradizioni vitivinicole, affiancate da Paesi emergenti capaci di sorprendere per qualità e personalità. Si crea così un ponte virtuale tra vecchio e nuovo mondo, celebrando sapori globali. Un ruolo speciale viene riservato ai vini georgiani, custodi di una tradizione millenaria che continua con la vinificazione nelle anfore chiamate qvevri, patrimonio dell’UNESCO. Inoltre al primo piano è dedicata la sezione Amphora Experience. WineHunter Area: Può essere considerata l’enoteca ufficiale del Festival, dove si riuniscono etichette provenienti da tutta Italia e dall’estero. Tutte sono state selezionate con la massima cura per la loro eccellenza e la capacità di interpretare i trend più attuali del mondo del vino. Questa sezione racchiude anche la vitale area Bio&Dynamica, con oltre 30 etichette di produttori che hanno scelto un approccio rigorosamente sostenibile, capace di preservare la biodiversità e valorizzare il territorio. I palcoscenici del Festival: dalla sostenibilità all’alta cucina L’edizione di quest’anno si è articolata in diverse sezioni fondamentali, ognuna con la sua identità e il suo focus specifico, trasformando Merano in una vera e propria città del gusto e della cultura enologica. Il sipario si è aperto con Taste Terroir – bio&dynamica, un percorso dedicato alle nuove frontiere del vino: dal biologico al biodinamico, dal naturale al PIWI e orange, fino alle espressioni underwater e la novità del no-low alcohol. Il cuore pulsante dell’evento è stato The Festival nel magnifico Kurhaus, dove oltre 350 produttori da nove Paesi hanno portato in scena il meglio della produzione mondiale, arricchito da momenti iconici come la presentazione della Guida ViniBuoni d’Italia 2026. Profumi e Sapori: Atmosfera Campana e Tesori Artigianali Vorrei potervi raccontare tutte le eccellenze che ho assaggiato! Tra le esperienze più memorabili c’è stata l’atmosfera incredibilmente accogliente vissuta allo spazio dedicato a Campania Felix. Qui, tra piatti tipici campani e selezioni enoiche di grande pregio, ho ritrovato il calore e la generosità del Sud.
Con ben 130 produttori artigianali e grandi interpreti della cucina italiana contemporanea, il percorso sensoriale di Culinaria nella GourmetArena ha permesso di toccare con mano l’artigianalità italiana. Tra gli stand, la mia attenzione è stata rapita dalle eccellenze dei salumi, in particolare la pregiata Coppa Piacentina, e la freschezza della birra artigianale Cala calabrese. A completare il quadro delle grandi eccellenze, ho avuto il piacere di salutare Priscilla Occhipinti, amica e donna del vino molto passionale, che ha arricchito la proposta con i suoi prodotti di alto livello: i Distillati Nannoni. Un incontro che sottolinea come la qualità e la passione delle persone siano il vero motore del Festival. Non sono mancati infine i fondamentali della dieta mediterranea: la ricchezza delle olive e dell’olio di alta qualità, e assaggi di salmone pregiato e ostriche, a testimonianza di come l’eccellenza non conosca confini geografici. Catwalk Champagne &more: eleganza e tricolore in festa A chiudere l’itinerario sensoriale del Festival è stata, come da tradizione, l’area dedicata alle bollicine: Catwalk Champagne &more. Questo spazio rappresenta il culmine dell’eleganza e della celebrazione, un tempo riservato quasi esclusivamente allo Champagne. Oggi, il Catwalk ha assunto un significato più ampio e inclusivo. Sebbene l’iconico Champagne mantenga il suo ruolo centrale, l’evento accoglie ormai tutte le grandi espressioni del Metodo Classico e del mondo sparkling. Con oltre 120 etichette in degustazione, è un’occasione imperdibile per confrontare il meglio della produzione mondiale. E devo ammettere che, anno dopo anno, ci sono stati assaggi davvero molto interessanti e di altissimo livello provenienti dal Made in Italy. La qualità e la personalità delle bollicine italiane si stanno affermando con forza, offrendo al pubblico un’alternativa superba e ricca di terroir. Merano Fuori Salone: un palcoscenico enogastronomico a cielo aperto Il Merano Wine Festival è molto più del Kurhaus. L’intera città si trasforma in un vero e proprio palcoscenico a cielo aperto, un “Fuori Salone” vibrante dove consorzi e produttori si raccontano direttamente al pubblico. Grazie a una fitta programmazione di talk, degustazioni tematiche, e showcooking, Merano diventa un luogo continuo di condivisione e scoperta enogastronomica e culturale, estendendo l’esperienza del Festival ben oltre le sue mura principali. Personalmente, ho apprezzato moltissimo l’accoglienza calorosa nel padiglione Calabria. L’anima autentica e verace di questa splendida regione si è svelata grazie alla chef Federica Di Lieto, che non solo ci ha preparato, ma soprattutto ci ha svelato i segreti di tanti piatti della tradizione calabra. I sapori erano deliziosi e schietti come la sua narrazione. Le sue spiegazioni ci hanno permesso di avvicinarci all’anima più profonda della Calabria, una regione che amo sempre più. Oltre il Calice: Il “Respiro e Grido della Terra” Al di là della festa e della degustazione, il Merano Wine Festival si conferma una piattaforma di riflessione e di responsabilità. L’impegno del Festival si è concentrato anche sui temi cruciali del nostro tempo, come dimostra il Summit scientifico “Respiro e Grido della Terra”. Questa iniziativa ha offerto un confronto aperto tra scienziati, produttori e stakeholder su concetti fondamentali quali la sostenibilità e l’innovazione in viticoltura. Il Summit sottolinea come l’eccellenza non possa prescindere dall’etica e dalla cura del territorio, proiettando il dibattito enologico verso le sfide future del cambiamento climatico e delle nuove pratiche agricole. La caccia inizia con nuovi compagni Avendo dovuto un po’ improvvisare e riarrangiare la mia scaletta di marcia, è stato un vero piacere e una fortuna poter condividere per ben tre giorni numerose tappe e molti assaggi con amici vecchi e nuovi. Il mio giro si è così trasformato subito in una vera e propria esplorazione che ha toccato cantine dal Nord al Sud Italia, premiando l’originalità e la qualità delle persone prima ancora del bicchiere. Non posso raccontarvi tutto in una volta, ma vi racconterò qualcosa in più di quello che mi è piaciuto e che mi ha fatto venire voglia di seguire un po’ di più questa manifestazione, partendo proprio dalla sua visione globale. Il Brasile: Un Mercato nuovo e sorprendente Il Merano Wine Festival agisce da piattaforma per l’internazionalizzazione, e in questa visione il Brasile emerge come un nuovo orizzonte strategico. Malgrado l’elevata tassazione sulle importazioni e una burocrazia complessa, la domanda di vini premium cresce mentre gran parte del mondo rallenta. Non è un mercato per principianti, ma i numeri sono stimolanti: su 200 milioni di abitanti, ben 60 consumano vino con regolarità. Il dato più significativo è la crescita dell’8,3% in valore, che dimostra come il consumatore brasiliano sia disposto a spendere per la qualità.
A spiegare le dinamiche di questo mercato è la WineHunter Ambassador Karine De Souza: “Le donne e i giovani lo preferiscono alla birra e piace loro ascoltare la storia dietro un’etichetta”. L’Italia è già il quarto fornitore, superando la Francia nei tassi di crescita, in un Paese legato emotivamente e culturalmente al Belpaese: “Il Brasile conta 30 milioni di discendenti diretti o indiretti di italiani, una presenza che ha plasmato anche la viticoltura locale e si traduce in affinità e fiducia verso il vino italiano”. Le parole chiave per entrare nel mercato, secondo De Souza, sono tre: denominazione, autenticità e sostenibilità. “I consumatori brasiliani vogliono l’Italia. Non cercano vitigni internazionali ma autoctoni, vogliono sapere da quale territorio viene il vino”. Nuove frontiere enologiche: da Brasília a Oma Sena L’attrattività del Brasile non si ferma alle importazioni. La vera novità riguarda la produzione vinicola interna: mentre il Sud del Paese vanta realtà affermate, il Centro del Brasile non è mai stato storicamente una regione vitivinicola. Da pochissimi anni, però, sono nate piccole aziende familiari che producono vino nell’areale di Brasília. Il Merano Wine Festival ha saputo intercettare e premiare questa eccellenza emergente.
Che gioia assistere alla premiazione dell’azienda OMA SENA! Un’azienda che già conoscevo: ho avuto il piacere, a maggio grazie a Antonello Monardo (che organizza tour per brasiliani in Italia), di incontrare la proprietaria e produttrice Isabela e assaggiare il suo Syrah Gran Reserva 2022 D.I.AL.E.T.O., un vino di grande carattere. Va sottolineato come Monardo sia stato un pioniere, già 15 anni fa faceva enoturismo intercontinentale portando in Italia brasiliani appassionati di vino e buona cucina (ma ve ne parlerò in un articolo dedicato!). Il premio è stato ritirato dal Presidente dell’Associazione Brasiliana Sommelier del Distretto Federale (ABS-DF), Sergio Pires, e consegnato dall’amica e WineHunter Ambassador Brasile, Karine De Souza. Un riconoscimento che celebra l’audacia e la qualità di queste nuove frontiere enologiche. L’impegno globale: il Focus strategico del Patron Köcher Il respiro internazionale è un obiettivo voluto fortemente dal patron Helmuth Köcher. L’impegno verso i mercati esteri si concretizza in una strategia di Festival “diffuso” e mirato. L’obiettivo è offrire nuovi sbocchi commerciali, con il lavoro congiunto del WineHunter Buyers’ Club e di altre agenzie, che portano le eccellenze italiane direttamente sulle piazze di business più promettenti del mondo. L’iniziativa di portare il format direttamente in questi Paesi è un’azione concreta e un passo molto importante verso il Sud America, l’Asia e il Caucaso. La Georgia e la Cina, infatti, sono al centro dell’attenzione per la loro valenza culturale. La Georgia perché è culla delle radici del vino, la Cina per l’enorme potenziale di mercato. Il calendario del 2026 Il risultato di questa strategia è un calendario 2026 che copre l’intero anno, concentrandosi sui nuovi hub del vino. L’anno si apre con Wine&Siena – Capolavori del Gusto, in programma dal 31 gennaio al 2 febbraio. L’espansione internazionale vedrà, a maggio 2026, il Merano Wine Festival in Georgia con il “Merano WineFestival Georgia” e in Cina con l'”InterWine Festival China“. L’impegno prosegue in Sud America: a settembre 2026, l’appuntamento sarà in Brasile con il “Merano WineFestival Brasile” alla sua seconda edizione. Questa visione globale non dimentica però le eccellenze nazionali. La partnership con la Regione Calabria per valorizzare l’identità del Sud è fondamentale: l’edizione locale “Merano WineFestival Calabria” si terrà dal 6 all’8 giugno 2026. E naturalmente, gli appuntamenti home-based a Merano includono il Farm Food Festival, fissato per il 14 marzo 2026, con l’edizione principale del Merano WineFestival che si terrà dal 6 al 10 novembre 2026. Il Lusso Rurale del Sud della Francia: 25 anni di Domaines Paul Mas Il Merano Wine Festival è, per sua natura, anche approfondimento e didattica. Ho avuto il piacere di partecipare a una masterclass di grande interesse, intitolata “Il Lusso Rurale del Sud della Francia: 25 anni di Domaines Paul Mas”. L’evento, tenutosi alla presenza del patron Helmuth Köcher, è stato condotto con maestria da Marco Sciarrini e Thomas Taddeo (conosciuto sui social come Hipster Wine e anche Brand Ambassador di Domaines Paul Mas). In platea, insieme a me, erano presenti grandi esperti, giornalisti e comunicatori come Chiara Giannotti (@wine.tv) e Luca Grippo. La masterclass ci ha guidato alla scoperta di Domaines Paul Mas, una storia radicata nel 1892, quando Auguste Mas acquisì i primi vigneti. L’ascesa è iniziata con l’attuale proprietario, Jean-Claude Mas, figlio e nipote di viticoltori, che ha ereditato una piccola tenuta di 35 ettari. Nel corso degli ultimi vent’anni, Jean-Claude ha trasformato questa eredità in un vasto impero vinicolo, espandendo il dominio a 850 ettari di proprietà e acquisendo altre tenute in tutta la Languedoc-Roussillon, raggiungendo i 25 milioni di bottiglie esportate in 89 Paesi Lusso democratico e il tocco Italiano Personalmente, mi ha colpito il racconto che parte dal Jean-Claude Mas bambino che gioca tra i filari, con l’airone rosso come “amico”, simbolo che poi sceglierà per il Domaine. Crescendo, l’imprenditore ha coltivato tante passioni – arte, musica, auto – per poi ritornare alla terra, dando il nome del padre all’azienda e impostando una visione ben precisa: creare vini di qualità accessibile e democratica. Paul Mas è oggi simbolo di “lusso rurale”, un’espansione non improvvisata ma fondata sulla diversità di suoli e ambienti pedoclimatici, garantendo un’offerta ampia e di qualità. Non è un caso che il tocco di riconoscibilità sia in parte familiare, con l’impronta del grande Giorgio Grai e di molti italiani che collaborano in cantina, dimostrando che in questa realtà francese vince il fine di fare buon vino contemporaneo. Un altro punto di forza è la varietà di ben 45 vitigni coltivati: accanto ai francesi, il Domaine coltiva varietà che suonano familiari alle orecchie italiane: Vermentino, Cannonau/Grenache, Sangiovese e Montepulciano. Gli assaggi: dalla Blanquette ai rossi da invecchiamento La degustazione ha coinvolto sei etichette rappresentative. L’inizio è stato promettente con la Blanquette de Limoux (versione non millesimata), che interpreta l’anima più antica del territorio. La struttura, affidata in larga parte al Mauzac, regala un sorso immediato e contemporaneo. È seguita poi un Crémant de Limoux (Chardonnay e Chenin Blanc) e un bianco affinato in legno, il Vignes de Nicole Chardonnay–Viognier 2024, dal sorso più rotondo. I miei assaggi preferiti sono arrivati con la batteria di rossi. Dopo un Cabernet Sauvignon–Syrah 2024 e un Cabernet Sauvignon–Merlot 2023 (ottimo taglio bordolese con buona trama tannica), il vero protagonista è stato il Mas Astelia Cabernet Sauvignon 2023. Questa etichetta punta a un livello davvero più alto, con tannini setosi, legno ben integrato e grande potenziale evolutivo. Vini pensati per offrire freschezza, pulizia e autenticità a un costo volutamente accessibile. Grazie a Thomas e a Marco per averci regalato questa nuova conoscenza! La caccia continua con gli assaggi più significativi! Il racconto di questa intensa edizione del Merano Wine Festival non può concludersi qui, specialmente quando si tratta dei protagonisti indiscussi: i vini! Dalle emozionanti annate vecchie ai vini leggeri che rappresentano la novità, passando per le conferme assolute e la scintillante area Catwalk Champagne &more, lo spazio rimasto non sarebbe sufficiente per rendere giustizia a ogni singola esperienza di assaggio. Per non penalizzare l’approfondimento di queste scoperte e dei miei assaggi preferiti, vi do appuntamento al prossimo articolo per continuare questo appassionante giro tra i calici del Merano Wine Festival 2025! Il meglio, ve lo assicuro, deve ancora essere raccontato. Preparate il calice, la caccia continua! Benedetta Costanzo
Le scoperte enoiche di Benny
benedetta.costanzo@winetalesmagazine.com
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29 Novembre, 2025
Elemento Indigeno amplia il suo catalogo 2025: due nuovi produttori, due storie di vino e territorio
Dopo il successo di Wine Is 2025, il progetto di Compagnia dei Caraibi si arricchisce di nuove interpretazioni autentiche, rispettose della biodiversità e delle origini
Dopo la presentazione del catalogo Wine Is 2025, Elemento Indigeno – il progetto enoico di Compagnia dei Caraibi – arricchisce il proprio portfolio con due nuovi produttori che incarnano perfettamente la filosofia del progetto: il vino come storia, come legame profondo con la terra e come gesto culturale.
Nella categoria Wine Is Roots, si distingue Massimo Coletti, che coltiva 4,5 ettari di vigneti tra Osigo e Colle Umberto, lavorati senza diserbanti e prodotti di sintesi. La sua filosofia si sintetizza nel motto “Meno chimica, più zappa”: ogni parcella viene vinificata e imbottigliata separatamente per rendere al meglio le sfumature del suolo e delle voci di ogni vigneto. La raccolta è esclusivamente manuale, nel rispetto della biodiversità e della naturalità.
Tra le sue produzioni si evidenziano Phoja Prosecco DOC Treviso, vini frizzanti di freschezza e vitalità, e L’Osigo Brut Nature Pas Dégorgé e L’Osigo IGT Boschera Colli Trevigiani, interpretazioni di rifermentazione spontanea e metodo Vin Colfondo.
Nel contempo, Vecchio Consorzio 1953, in provincia di Piacenza, rappresenta un progetto di rigenerazione territoriale nato nel 2022, che acquista uve esclusivamente biologiche da agricoltori locali. Il risultato sono vini rifermentati, macerati, e rosati che raccontano la biodiversità dei Colli Piacentini, simbolo di una cultura agricola e artigianale che fa del territorio un gesto politico e culturale. Tra le etichette spiccano Verderame, Stringimi Forte, Potenza Arancione, Era la Notte, Ciao Truccato, e Filo da Torcere.
Con l’ingresso di Coletti e del Vecchio Consorzio, Elemento Indigeno continua il viaggio in cerca di produttori indipendenti che interpretano il vino come espressione viva del territorio, nel rispetto della biodiversità e delle radici culturali, offrendo un panorama di oltre 392 referenze da 26 paesi e 86 cantine.
L’obiettivo resta quello di promuovere vini autentici, lontani dalle logiche di mercato e con una forte impronta narrativa, che raccontano storie di territori, persone e tradizioni.
Per scoprire le storie e le produzioni di Elemento Indigeno: www.elementoindigeno.com e www.compagniadeicaraibi.com.
La Redazione
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29 Novembre, 2025
Best Wine Stars 2026: la Fiera Internazionale del vino e dei distillati torna a Milano dal 16 al 18 maggio
Dopo il successo del 2025, la settima edizione si svolgerà a Palazzo del Ghiaccio con oltre 200 aziende e una ricca programmazione di masterclass, talk e premi
Dopo il grande successo dell’edizione 2025, che ha registrato oltre 6.000 visitatori, 200 aziende e più di 1.200 etichette da tutto il mondo, Best Wine Stars ritorna con la sua settima edizione dal 16 al 18 maggio 2026 a Palazzo del Ghiaccio, Milano.
Ideato e organizzato da Prodes Italia, riconosciuto come Fiera Internazionale da Regione Lombardia, l’evento si conferma tra i più autorevoli e innovativi nel panorama wine & spirits, con l’obiettivo di creare connessioni autentiche tra produttori, pubblico e professionisti, valorizzando le eccellenze italiane in un contesto globale.
Tra le novità, uno sconto del 25% per i produttori che confermeranno entro il 31 dicembre 2025, a eccezione dei servizi aggiuntivi, a sostegno della pianificazione anticipata.
Il format unisce business e cultura, con degustazioni immersive e una narrazione che racconta il territorio, la creatività e la ricerca, coinvolgendo buyer, stampa, professionisti e appassionati.
La tre giorni offrirà masterclass tematiche guidate da Adua Villa e altri esperti, business dinner esclusive, talk e networking in un ambiente raffinato e contemporaneo.
Ritorneranno i Best Wine Stars Awards, con 14 categorie che premiano qualità, innovazione, sostenibilità, ospitalità, comunicazione e selezioni di buyer, tra cui importanti riconoscimenti per vini, distillati e progetti green.
La manifestazione gode di una solida rete di partnership con enti, consorzi e sponsor di rilievo del settore wine & beverage e di una copertura mediatica di alto livello grazie a collaborazioni con testate e content creator influenti.
Le candidature per partecipare sono aperte fino al 20 aprile 2026.
La Redazione
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