Orcia Wine Festival 2025
Venticinque anni di sangiovese e spirito femminile
Quest’anno, l’Orcia Wine Festival 2025 per me non è stato solo una celebrazione di ottimi vini; è stato un brindisi a un quarto di secolo di una favola nata nel cuore della Toscana.
Questa denominazione è come una principessa nelle cui vene non scorre sangue blu, ma l’anima vibrante del Sangiovese. Giunta alla sua quattordicesima edizione, quest’anno la “DOC più bella del mondo” (slogan coniato dalla mitica Donatella Cinelli Colombini) festeggia il suo 25° anniversario. È nata proprio il 14 febbraio 2000, una data che la rende, ai miei occhi, anche una DOC intrinsecamente romantica, una favola!
Cenerentola in Toscana
E parlando di favole, non posso fare a meno di pensare all’incredibile intuizione che ebbe la stessa Donatella, creando il “Cenerentola” Orcia DOC biologico, un vino che incarna perfettamente la famosa fiaba. La più giovane tra le “sorelle” più ricche e celebrate (Brunello e Nobile), “Orcia” si trasforma in principessa grazie alla magica unione del nobile Sangiovese con un vitigno quasi dimenticato, il Foglia Tonda. Donatella, con la tenacia di una fata madrina, ha impiegato ben 15 anni a perfezionare questo blend che unisce eleganza e potenza. Un lavoro premiato da vendite in crescita e da riconoscimenti internazionali. La sua ascesa a principessa è simboleggiata dalla coroncina che, dal 2015, adorna la sua etichetta. Per me, l’assaggio è stata una conferma evidente delle grandi potenzialità che questo territorio può esprimere.

Una Favola Spesso al Femminile
Quella dell’Orcia DOC è una favola distintamente femminile, portata in vita da un gruppo straordinario di donne che, a mio avviso, hanno plasmato profondamente l’identità di questa giovane denominazione in un territorio così antico. Non è affatto una coincidenza, che a parte il primissimo mandato ricoperto dal Dott. Rossi di Ripa d’Orcia, ogni singolo presidente del Consorzio Orcia sia stata una donna. Ognuna di loro ha portato un tocco distintivo, e ho potuto osservare come abbiano nutrito questa piccola denominazione con incrollabile passione e lungimiranza. La loro leadership è stata, ai miei occhi, strumentale per la crescita costante dell’Orcia sia in qualità che in tipicità, anno dopo anno.
Nella mia mente paragono l’Orcia DOC a un magnifico arazzo intessuto anche con i contributi importanti di gentiluomini produttori e promettenti astri nascenti, tutti dedicati a una visione molto condivisa dell’Orcia.
Ormai, è un rito, quasi una chiusura sacra del festival, scattare una fotografia con le “donne d’oro” dell’Orcia. È molto più di una semplice immagine; è un augurio sentito, profondo, per un futuro ancora più radioso, non solo per questa straordinaria denominazione che amo, ma per le donne ovunque.
L’anima antica dell’Orcia DOC
L’anno scorso, sulle pagine di Winetales Magazine (qui il link), vi ho guidato attraverso le meraviglie di questa terra, dal 2004 Patrimonio UNESCO, descrivendovi le peculiarità del disciplinare e del vino Orcia. Oggi voglio portarvi oltre. Desidero condividere un po’ della sua storia, filo conduttore tra un passato glorioso e il nostro presente.
Siena è spesso definita “figlia della strada”, ovvero della Via Francigena. Dopo il VII secolo, la guerra tra Bizantini e Longobardi aveva reso impraticabile la via Bologna-Firenze, imponendo un valico appenninico più a Nord. Questo cambiamento segnò la fortuna delle cittadine che si snodavano lungo il tragitto. Queste si arricchirono di torri, chiese, ospedali, castelli, botteghe artigiane e opere d’arte, trasformandosi in scrigni di immensa bellezza. Ed è proprio seguendo questo storico tracciato che nasce la DOC Orcia, da Buonconvento a Torrenieri, da San Quirico a Castiglion d’Orcia, Abbadia San Salvatore… Basta passeggiare per San Quirico d’Orcia per leggere nei suoi antichi muri le tracce di questo passato glorioso.
Leggende della Val d’Orcia
Oltre alle testimonianze architettoniche, queste terre custodiscono un patrimonio di storie e leggende che le rendono ancora più avvincenti. Penso al Vescovo Sigerico che nel 990 ripercorreva la Via Francigena, tornando da Roma verso Canterbury. Mi piace ricordare l’arrivo di Federico Barbarossa nel 1155, che rivive nella spettacolare festa in costume che ogni giugno anima il territorio. Voglio citare l’imperatore Arrigo VII, che nel 1313 morì a Buonconvento, secondo la leggenda avvelenato con l’ostia consacrata – un episodio che ha dato vita al colorito detto popolare “buon convento e cattivi frati”. E c’è anche la storia di Enrico di Nassau, capostipite della famiglia regnante d’Olanda, morto su questo percorso nel 1451, per il quale una candela arde ininterrottamente sulla sua tomba, nel pavimento della Collegiata di San Quirico. Ogni volta che ascolto queste storie, sento la densità del tempo e la profondità degli eventi che hanno attraversato queste valli.
Non solo pellegrini: le terme e la vita sociale nel Medioevo
Ma non era solo il cammino verso Roma ad attirare persone in quest’area. Le terme, nel Medioevo, erano veri centri di vita sociale. Oggi, nel territorio della DOC Orcia, possiamo trovare Chianciano, San Casciano dei Bagni, Bagni San Filippo. Ma il luogo che mi affascina di più è l’antico Bagno Vignoni, un borgo che, quasi miracolosamente, si è conservato intatto fino a oggi, unico centro termale europeo a mantenere la sua vasca originale. Persino Lorenzo il Magnifico e Santa Caterina da Siena (1347-1380) vi fecero il bagno!
E poi penso a Pio II, il Papa mecenate che a metà del Quattrocento trasformò il suo borgo natio in Pienza, il primo insediamento con un vero e proprio “piano regolatore”, una visione urbanistica incredibile per l’epoca. E c’è Papa Alessandro VII (1655-67), per il quale i suoi ricchissimi e colti parenti banchieri Chigi edificarono lo spettacolare palazzo nel centro di San Quirico dove ogni anno si svolge l’Orcia Wine Festival. Infine, Ghino di Tacco (1290-1313), il “brigante gentiluomo” che dal castello di Radicofani assaltava i viaggiatori sulla Via Francigena. Un personaggio così celebre da essere immortalato in una novella del Decamerone di Boccaccio e citato nel Purgatorio di Dante.
Successo strepitoso che batte ogni aspettativa
Ma torniamo al presente! L’edizione 2025 dell’Orcia Wine Festival è stata un vero trionfo: oltre 1200 ingressi a Palazzo Chigi, un numero importante che conferma l’apprezzamento del pubblico per l’evento. È un’esperienza organizzata, come ogni anno, dal Comune di San Quirico d’Orcia in collaborazione con il Consorzio del Vino Orcia. È stato un onore e un piacere, iniziare l’evento con il saluto del Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani.
Mi sono trovata in perfetto accordo con le parole del Sindaco di San Quirico d’Orcia, Marco Bartoli: OWF è stato un evento enologico capace di unire il valore del vino Orcia alla bellezza unica del centro storico e del paesaggio della Val d’Orcia. È un appuntamento che ormai attrae visitatori e wine lovers da ogni parte d’Italia. Palazzo Chigi si è trasformato in un palcoscenico ideale per il vino Orcia: dalla Cena a Palazzo a ogni singola degustazione, il successo è stato tangibile.
Anche le impressioni della Presidente del Consorzio, Giulitta Zamperini, mi trovano pienamente concorde: è stata un’edizione tra le più partecipate, con visitatori che hanno superato ogni aspettativa. Grande apprezzamento per le attività collaterali: le masterclass in collaborazione con Onav sono state tutte sold out. Un segnale fortissimo dell’interesse crescente per questi vini. Anche la Cena a Palazzo ha registrato il tutto esaurito, e questo ripaga la lungimiranza del Consorzio di aver coinvolto per la prima volta i cuochi del territorio, insieme all’Alleanza dei Cuochi di Slow Food. Un lavoro corale che ha saputo raccontare, in modo sublime, ai circa cento presenti, i valori delle eccellenze locali abbinate ai vini. Un programma ricchissimo, con decine di appuntamenti, anche per i più piccoli (Orcia Wine for kids con laboratori di cucina e gaming per bambini) tutti partecipati da un pubblico entusiasta.
Le Masterclass: un viaggio sensoriale con ONAV
Le masterclass curate da ONAV e guidate magistralmente da Alessandro Brizi, consigliere nazionale ONAV e caporedattore della rivista L’Assaggiatore, mi hanno rapito. Ascoltare Alessandro è sempre un’esperienza avvincente. Riesce a trasportarti indietro nel tempo, a farti comprendere il territorio con una profondità unica, e a concludere il tutto con una degustazione semplicemente coinvolgente.
Ho particolarmente apprezzato la masterclass “Orcia DOC e Pecorini: un viaggio di gusto tra terre e tradizioni“. Avendo da poco raggiunto la qualifica di Maestro Assaggiatore ONAF, ho colto ogni sfaccettatura di questa esperienza. L’obiettivo era chiaro: degustare consapevolmente e abbinare i “caci” di Pienza, divertendoci. Ho pienamente concordato con Alessandro, che ha posto il focus sul tannino. Il concetto che ci è stato trasmesso, prima ragionando e poi in modo empirico con l’assaggio, è stato quanto sia cruciale il ruolo del tannino nell’abbinamento con il pecorino, formaggio molto sapido soprattutto se stagionato. Abbiamo così valutato “l’idoneità “dei vini Orcia, partendo dai bianchi per giungere ai blend. Ma è stato proprio il Sangiovese dell’Orcia a rivelarsi vincente. Grazie alla buona polimerizzazione dei suoi tannini – frutto di vendemmie che hanno atteso la giusta maturazione fenolica, sfida non facile con il cambiamento climatico – ha creato un’armonia perfetta anche con un formaggio a volte anche salato come quello di Pienza.
Questa masterclass mi ha svelato una verità profonda: l’Orcia è un’unicità vincente, proprio perché più versatile. Non può certo essere paragonata ai suoi vicini toscani più blasonati e potenti, e non ne ha bisogno. Partendo dalla genesi quasi etrusca e poi romana del pecorino di Pienza, abbiamo scoperto come l’Orcia DOC si ponga in un dialogo inaspettato e armonioso con questo simbolo della tradizione locale.
Masterclass con i Produttori: Racconti di Vigne e di Vite
La seconda masterclass a cui ho avuto il piacere di partecipare mi ha letteralmente incantato: un incontro diretto con i produttori, dove ho potuto ascoltare le storie di ogni singola azienda e i percorsi che ognuno di loro ha compito fino a oggi. Alcune di queste esperienze ve le racconterò nel prossimo articolo, dedicando spazio agli assaggi più significativi. Altre, invece, le potete già trovare nell’articolo dell’anno scorso, dove ho avuto il piacere di incontrare per la prima volta queste splendide cantine.
Cena a Palazzo: territorio in tavola
La Cena a Palazzo, un appuntamento ormai irrinunciabile dell’Orcia Wine Festival, ha rappresentato ancora una volta un’esperienza magica. Ospite della famiglia Capitoni, mi sono ritrovata tra le sale affrescate di Palazzo Chigi Zondadari. Le portate, veri e propri capolavori di gusto e tradizione, sono state servite ai tavoli nelle suggestive sale, in perfetto abbinamento con i vini delle ventuno aziende partecipanti all’Orcia Wine Festival, creando un’esperienza enogastronomica indimenticabile.
Questo luogo incantevole ha accolto quasi cento persone, creando un’atmosfera unica dove la passione per il buon cibo e il buon vino ha unito anche persone sconosciute creando in un momento speciale. Condividere tali eccellenze ha reso ogni istante più bello e intenso.

Riconoscimenti e Collaborazioni
Un ringraziamento speciale va all’Amministrazione Comunale per la preziosa collaborazione nell’organizzazione dell’evento, e in particolare alla consigliera Elena Salviucci, coordinatrice della cena. Il suo lavoro, anche quest’anno, è stato impeccabile. Un grazie infinito è dovuto anche agli chef del territorio che hanno deliziato i commensali con le loro preparazioni. Essi sono riusciti a creare una sinergia straordinaria tra le pietanze, prodotte con materie prime tipiche e territoriali, e i vini della Val d’Orcia, conquistando tutti i presenti.

Ampia scelta di vini e il gioco degli abbinamenti
L’ampia scelta di vini Orcia DOC per ogni portata ha permesso di sfruttare al massimo l’opportunità di valutare i diversi abbinamenti. È stato particolarmente piacevole scambiare pareri e opinioni con Marco Capitoni, una vera memoria storica della denominazione che mi ha deliziato con tanti racconti e l’ottima compagnia. Dal carpaccio di carne salada al classico peposo al vino Orcia, per concludere con un cremoso al cioccolato fondente, fragole e sorbetto al vino, ci si è davvero sbizzarriti con gli abbinamenti, terminando con un Vinsanto Orcia 2020 dell’azienda Sampieri del Fà.

Il mio piatto preferito è stato senz’altro il Risotto mantecato al pecorino stagionato 24 mesi, pepe, baccelli e soppressata toscana. Un vero tripudio di prodotti tipici tradizionali: già dalla foto se ne intuisce la bontà! L’abbinamento ideale per me è stato con Banditore Rosso Orcia 2022 di Campotondo.

I Protagonisti della Cucina a Palazzo
La cena a Palazzo Chigi Zondadari ha visto all’opera un parterre di eccellenze culinarie del territorio, in una splendida collaborazione che ha deliziato i palati dei commensali.
Quest’anno per la prima volta si è avuta la partecipazione non solo dei cuochi dell’Alleanza Slow Food, ma anche di chef del territorio. Insieme, hanno dato vita a un menu studiato con maestria, capace di portare in tavola la tradizione culinaria con un tocco sapiente di tecnica e modernità.

Tra i protagonisti in cucina, spicca la presenza di Massimo Rossi, delegato AIS Arezzo e patron del rinomato ristorante Belvedere di Monte San Savino, che ha rappresentato l’Alleanza dei cuochi di Slow Food, curando i finger food della Cassetta di Cottura di Slow Food.

A seguire, Gianluca Monaci con Enrico e Chiara della Trattoria L’Ombelico del Mondo “Il Barrino” di Montisi hanno contribuito con le loro sapienti preparazioni. Il primo piatto è stato magistralmente cucinato da Matteo e Luciano Antoniello del ristorante dell’Hotel La Posta (Bagno Vignoni). I
l secondo è stato affidato alle mani esperte di Luca Vagnoli e Giorgia de La Bottega delle Carni – Sapore di Val d’Orcia (Pienza). Per il dessert, la creatività di Matteo Antoniello ha incontrato il gelato artigianale di Lorenzo Senesi della gelateria Golosi di Gelato (San Quirico d’Orcia).

Come di consueto, la dovizia di particolari mi porta a dilungarmi un po’ tanto. Per questo, rimando al prossimo articolo gli assaggi dei vini che più mi hanno colpito. Troverete molte conferme e alcune novità che desidero proprio raccontarvi. Non perdete, quindi, il prossimo articolo sempre su Winetales Magazine e le scoperte enoiche di Benny. A presto e in alto i calici!

Benedetta Costanzo
Le scoperte enoiche di Benny
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