Cambiamento climatico, territorio e qualità: il Pinot Grigio DOC delle Venezie guarda al futuro Arrow Right Top Bg

16 Novembre, 2025

Cambiamento climatico, territorio e qualità: il Pinot Grigio DOC delle Venezie guarda al futuro

  Il 19 novembre 2025, a Trento, presso la Federazione Trentina della Cooperazione, si terrà il Congresso annuale organizzato dal Consorzio di tutela DOC Delle Venezie.   L’evento, dal titolo “Cambiamento climatico, territorio e qualità: nuove traiettorie per il Pinot Grigio del Triveneto”, rappresenta un’importante occasione di confronto sulle sfide e prospettive del comparto vitivinicolo interregionale. Il Consorzio DOC Delle Venezie, con i suoi 27.000 ettari vitati e 1,7 milioni di ettolitri imbottigliati nel 2024, è la più ampia denominazione italiana di riferimento per il Pinot Grigio, simbolo di qualità e identità produttiva del Nordest. L’appuntamento, patrocinato dalla Provincia autonoma di Trento e dalla Federazione Trentina della Cooperazione, con il supporto di Trentino Marketing, vuole promuovere sinergie tra gli attori del territorio all’interno di una visione condivisa di valorizzazione e sostenibilità. Il Congresso si articolerà in due tavole rotonde, moderate dalla giornalista Costanza Fregoni: Ore 10:30-12:00 – Cambiamento climatico e paesaggio viticolo: strategie di adattamento e sostenibilità per le imprese
Interventi di esperti tra cui il professor Dino Zardi (Università di Trento) sulle evoluzioni climatiche e di rappresentanti della ricerca, amministrazione, terzo settore e legislazione, con un focus sul ruolo dei Consorzi nella gestione del territorio e tutela del paesaggio vitivinicolo. Ore 12:00-13:30 – Il futuro del Pinot Grigio del Triveneto: innovazione, ricerca varietale e scenari normativi
Relazioni di studiosi come Luigi Bavaresco (Università Cattolica del Sacro Cuore), Paolo Sivilotti (Università di Udine) e ricercatori della Fondazione Edmund Mach e CREA-VE, con approfondimenti su tecniche agronomiche, vini a basso contenuto alcolico naturale e utilizzo di varietà resistenti (PIWI). La sessione si concluderà con il quadro normativo sulle Indicazioni Geografiche, presentato da Michele Zanardo, Presidente Comitato Nazionale Vini DOP e IGP. Il convegno rappresenta un momento chiave per accompagnare il comparto verso modelli di maggiore sostenibilità ambientale ed economica, promuovendo un dialogo tra produttori, tecnici, istituzioni e stakeholder. L’evento inizierà alle ore 10:00 con i saluti istituzionali di Luca Rigotti, presidente del Consorzio DOC Delle Venezie, e degli assessori dei territori coinvolti, tra cui Giulia Zanotelli (Trento), Stefano Zannier (Friuli Venezia Giulia), Alberto Zannol (Veneto), chiudendo con l’intervento del Ministro dell’agricoltura, Francesco Lollobrigida. La partecipazione è gratuita ma su registrazione obbligatoria. Per chi non potrà essere presente, la giornata sarà trasmessa in diretta streaming tramite la pagina Facebook del Consorzio. La Redazione
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Poderi Luigi Einaudi – Vendemmia 2025: annata anticipata, eccellente qualità e rese contenute per vini di grande struttura ed equilibrio Arrow Right Top Bg

16 Novembre, 2025

Poderi Luigi Einaudi – Vendemmia 2025: annata anticipata, eccellente qualità e rese contenute per vini di grande struttura ed equilibrio

  La vendemmia 2025 in casa Poderi Luigi Einaudi si distingue per una combinazione unica di fattori tra cui un andamento climatico anomalo ma equilibrato, uve di sanità impeccabile e rese contenute, che preannunciano vini di straordinaria concentrazione, eleganza e longevità.   La raccolta è stata anticipata di circa quindici giorni rispetto alla media piemontese, con due ondate di calore prolungate a giugno e un episodio a agosto che ha accelerato la maturazione. La piovosità è stata superiore agli ultimi tre anni ma concentrata in pochi momenti, garantendo un equilibrio vegeto-produttivo. Dal punto di vista sanitario, le uve presentano un pH ottimale tra 3.30 e 3.40, zuccheri elevati e massima sanità. La produzione è stata inferiore di circa il 30% rispetto alla media, favorendo così una naturale concentrazione delle sostanze aromatiche e fenoliche. Zvonimir Jurkovic, Amministratore Delegato e Direttore Tecnico Poche annate recenti hanno espresso un livello qualitativo così alto. Le uve sono arrivate in cantina sane, le fermentazioni sono state rapide, con colori intensi e profumi netti. I vini sono complessi, strutturati, longevi ma allo stesso tempo eleganti e piacevoli. Particolarmente eccellente si prevede sarà la produzione dei Dolcetti, considerata una delle migliori annate dell’ultimo decennio. Le rese medie risultano inferiori alla media storica ma la qualità è stata elevata con ottimo bilanciamento tra zuccheri, acidità e struttura. Le prime referenze della vendemmia 2025 saranno disponibili sul mercato nelle seguenti tempistiche: Moscato – novembre 2025 Arneis – gennaio 2026 Rosato e Pelaverga – marzo 2026 Dogliani – giugno 2026 Nebbiolo – agosto 2026 Barolo – gennaio 2029 La vendemmia 2025 di Poderi Luigi Einaudi segna un nuovo capitolo nella storia della cantina, caratterizzato da equilibri perfetti tra qualità, concentrazione e grande potenzialità evolutiva. Per maggiori informazioni: www.poderieinaudi.com La Redazione
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16 Novembre, 2025

Tenuta I Fauri. Abruzzo sincero in controtendenza

Quando il destino chiama In quest'ultimo anno, il mondo del vino mi ha riservato un incontro che sa di destino e passione: quello con l'Abruzzo e, in particolare, con la Tenuta I Fauri della famiglia Di Camillo. È stato bellissimo, durante lo Slow Wine Fair a Bologna, conoscere Valentina Di Camillo, donna del vino e in passato delegata per l'Abruzzo. Assaggiare i suoi vini è stato come fare un viaggio immediato tra la forza della Maiella e la leggerezza dell'Adriatico, percependo l'orgoglio abruzzese in ogni sorso. Ma gli incontri non sono finiti lì. Poco dopo, l'ho ritrovata a casa mia, a Villa Severi, per una sentita "Serata col Produttore" organizzata dalla mia delegazione AIS. Il cerchio si è chiuso a maggio, quando, in occasione della Convention Nazionale delle Donne del Vino, mi sono ritrovata a vedere con i miei occhi la terra che Valentina descrive con così tanto affetto. Quel paesaggio è un abbraccio di benvenuto: le colline che degradano al mare, la Maiella in lontananza che sembra così vicina e, insieme al Gran Sasso, forma uno scenario maestoso. Il destino mi ha fatto incrociare questa bellissima realtà e io, con grande piacere, ve la racconto.
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Due icone, un territorio: Stajnbech Bianco e Stajnbech Rosso, i brindisi di Natale firmati Veneto orientale Arrow Right Top Bg

15 Novembre, 2025

Due icone, un territorio: Stajnbech Bianco e Stajnbech Rosso, i brindisi di Natale firmati Veneto orientale

  Il fascino e l’autenticità del Veneto orientale si ritrovano sulle tavole delle feste grazie a due vini di prestigio firmati dalla cantina veneziana Stajnbech: lo Stajnbech Bianco e lo Stajnbech Rosso.   Due etichette premiate come primi barricati storici della linea superiore dell’azienda, simbolo di un territorio dalle dolci distese vitate e suoli ricchi di argilla e calcare.   Stajnbech Bianco Ottenuto da uve Chardonnay in versione barricata, il Bianco racconta con raffinatezza la vocazione enologica della zona di Lison-Pramaggiore, una terra in cui tradizione e tecniche moderne si fondono per creare bianchi longevi, intensi e armonici.
Colore giallo dorato brillante con riflessi caldi, il vino si apre al naso con note di frutta a polpa gialla matura (pesca, ananas, mela golden), sfumature agrumate e burrose, morbidi sentori di vaniglia, nocciola tostata, miele d’acacia e legno dolce.
Al palato è rotondo, pieno e vellutato, con freschezza equilibrata e fine mineralità, accompagnato da un legno mai invadente e da un finale lungo ed elegante. Perfetto con piatti strutturati come pesce al forno o in crosta, carni bianche, formaggi semi-stagionati o leggermente erborinati, e risotti cremosi con funghi o crostacei. Stajnbech Rosso Frutto di un blend di Cabernet Sauvignon (30%) e Refosco dal Peduncolo Rosso (70%), il Rosso unisce anima autoctona e respiro internazionale narrando la storia e il carattere del territorio.
Grazie ai suoli argillosi e calcarei e al clima mite, le uve raggiungono maturazioni ideali che regalano un vino espressivo, corposo e strutturato, con sentori di frutta rossa matura e delicate note speziate.
Al palato offre tannini integrati e una vivace freschezza che lo rendono ideale con piatti ricchi e saporiti come carni rosse grigliate o brasate, selvaggina, formaggi stagionati e specialità tipiche venete come il muset con il purè. Un’armonia che si fa racconto Per Stajnbech l’armonia è il principio guida che unisce natura, persone e valori, creando una sinfonia corale che si riflette in ogni fase della produzione. Vigneti, cantina e azienda raccontano così una storia di qualità e passione perfettamente integrata. Dove acquistare i vini Stajnbech Presso i rivenditori autorizzati In cantina, a Via Belfiore 109, Belfiore di Pramaggiore (VE): dal lunedì al venerdì 9.00-12.00 / 14.30-18.00, sabato 9.00-12.00, il 13 e 20 dicembre anche 14.30-17.30, e il 24 dicembre 9.00-12.00. Online su https://www.borgostajnbechshop.it/it/ Storia e filosofia di Stajnbech Fondata nel 1991 da Giuliano Valent e Adriana Marinatto, Stajnbech è una realtà vitivinicola familiare situata a confine tra Veneto e Friuli, in un territorio chiamato anche “Vigneto della Serenissima”.
Con 17 ettari di vigne di proprietà, coltivate con tecniche sostenibili e rispettose dell’ambiente, produce vini artigianali di alta qualità, capaci di esprimere la tradizione veneta con un taglio moderno e internazionale. Il motto “Coltiviamo Armonie” racchiude i valori di cura, dedizione, amicizia e condivisione che permeano ogni fase del lavoro, dalla vigna alla bottiglia. La Redazione
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7ª edizione del Concorso del Sauvignon Blanc d’Italia: i Sauvignon altoatesini dominano la classifica Arrow Right Top Bg

15 Novembre, 2025

7ª edizione del Concorso del Sauvignon Blanc d’Italia: i Sauvignon altoatesini dominano la classifica

  Il 2023 è stata un’annata eccezionale per i Sauvignon dell’Alto Adige, che si sono confermati i migliori d’Italia nella settima edizione del Concorso del Sauvignon Blanc d’Italia, i cui risultati sono stati proclamati presso la Cantina nella Roccia del Centro di Sperimentazione di Laimburg.   Classifica e vincitori 2023 Il concorso ha visto la partecipazione di 85 vini Sauvignon annata 2023 provenienti da sei regioni italiane. Per la prima volta, la valutazione è stata affidata a un ristretto comitato di cinque esperti internazionali, tra cui il Master of Wine Andrea Lonardi. I primi tre posti della classifica sono stati tutti conquistati da vini “Alto Adige DOC”, confermando la regione come culla del Sauvignon italiano: Posizione Produttore Vino Provenienza 1° Tenuta Kornell Oberberg Sauvignon Alto Adige DOC 2° Seeperle Arthur Rainer Sauvignon Alto Adige DOC 3° Cantina Bozen Greel Sauvignon Alto Adige DOC Eccellenza e identità territoriale La degustazione ha evidenziato come i Sauvignon italiani siano sempre più identitari, con profili aromatici coerenti con il territorio di provenienza. Peter Dipoli, vicepresidente del comitato organizzatore, ha sottolineato come lo stile caratteristico del terroir sia inconfondibile e unico. Andreas Kofler, presidente del comitato, ha dichiarato di essere rimasto impressionato dalla qualità dei partecipanti, sottolineando la grande competenza di viticoltori ed enologi altoatesini, che ha portato a risultati concreti e di assoluta eccellenza. La Redazione
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15 Novembre, 2025

Avus. L’evoluzione vegetale dei Castelli Romani

  Oggi è una calda mattina di ottobre e insieme al mio amico di avventure mi concedo una gita ai Castelli Romani per visitare una galleria d’arte conosciuta tempo fa a Roma.
Da Latina arriviamo a Monte Porzio Catone, e l’aria dei colli inizia a sentirsi: fresca, profumata, viva. Alla Medina Art Gallery ci accoglie Valeria Rufini Ferranti, che mi aveva invitato qualche settimana prima a non perdere la mostra di Alessandra Carloni.
Il suo sorriso è quello di chi conosce la bellezza e sa condividerla.
Mi accompagna tra le sale, dove le opere sembrano sospese in un sogno: personaggi che fluttuano a cavallo di animali fantastici, si affacciano sulle città da silos sospesi, indossano mezzi di trasporto non convenzionali.
Il tema è quello del viaggio impossibile, raccontato in chiave onirica, come un attraversamento dell’immaginazione. Guarda questo quadro, mi dice Valeria, indicando una figura che si libra sopra un cielo arancio. Carloni dipinge sempre la libertà, anche quando parla di confini. Annuisco. Ogni tela è una fuga, un ricordo, un desiderio.
Restiamo a parlare di arte e di sogni, poi lei sorride e propone: Perché non andiamo a pranzo qui vicino? Conosco un piccolo ristorante di pesce che ti piacerà. Accetto volentieri.
Ci sediamo davanti a un tavolo semplice ma curato, tra profumo di mare e colline verdi.
Parliamo di viaggi, di mostre, di amicizie nate attorno a un bicchiere di vino.
Mi volto verso il mio amico e dico: Per questa sera dobbiamo regalarci qualcosa di diverso, qualcosa che ci sorprenda e ci insegni una cucina nuova ma legata al territorio. Tempo fa, nel mio vagabondare su Instagram, avevo scoperto a Marino un ristorante che mi aveva colpito per il suo claim: “Evoluzione vegetale”. Si chiama Avus. Serve prenotare, perché da Avus nulla è lasciato al caso. Così, dopo un pomeriggio trascorso tra le curve dei colli, arriva la sera e arriviamo da Avus. Parcheggiamo al multipiano di piazzale degli Eroi e in pochi minuti siamo davanti al locale. Entriamo e una ragazza dal sorriso gentile e dallo sguardo deciso si avvicina per presentarsi. Mi stringe la mano e mi dice il suo nome: Sara. Mi presento, le spiego che sono qui per conoscere la loro cucina, e lei chiama Alex, il suo compagno e chef. Ci stringiamo la mano e sorridendo gli dico: Questa sera niente menu, sorprendici con la tua cucina. Alex mi guarda, accenna un sorriso e risponde con tono sereno ma deciso: Allora lasciatevi guidare, penserò io al resto. Poi rientra in cucina, Sara ci accompagna al tavolo e ci lascia il menu e la carta dei vini, solo per saziare la curiosità. Sara, sempre in piedi, con la compostezza di chi vive il proprio mestiere come un atto di cura, si avvicina al nostro tavolo. Nasce una chiacchierata confidenziale, spontanea, per scoprire tutto di questo luogo e della loro storia. Mi accorgo subito che le otto portate non sono suddivise in antipasti, primi e secondi: è una scelta precisa, mi spiega Sara. Alex cucina solo otto piatti, perché ognuno deve essere curato in ogni dettaglio. Pensiamo che non abbia senso incasellarli in categorie preconfezionate, ma lasciare libertà a chi si siede. Mi racconta che due di quei piatti sono dolci, firmati anche loro da Alex. Le chiedo perché hanno scelto Avus come nome del ristorante, e lei, con un sorriso che sa di memoria, mi racconta che il nome nasce per omaggiare i nonni. Le mura del locale appartenevano al nonno paterno, e tutto – dalle stoviglie ai piatti in ceramica – proviene dalle loro credenze, come un omaggio silenzioso alle origini. Mi dice che hanno aperto a settembre 2024, poco più di un anno fa, e che lei e Alex si sono conosciuti da Mater in Toscana: lui in cucina, lei in sala. Da allora il loro percorso è stato un dialogo continuo tra tecnica e sensibilità, tra visione e accoglienza Dopo il Covid hanno deciso di seguire una via più sostenibile, dopo anni nel catering e tanto spreco visto con i propri occhi. L’idea del vegetale, mi spiega, nasce dal desiderio di creare una cucina sperimentale e sostenibile, con sapori innovativi, dove le verdure diventano protagoniste e le proteine si trasformano in accompagnamento. A volte non ci sono affatto, perché il menu segue le stagioni e il ritmo delle verdure. Anche se non è esplicitato, ci sono sempre una o due paste, e ogni piatto è raccontato da Sara con la cura di chi vuole farti entrare nel cuore della loro filosofia. Mi parla delle bevande: la kombucha cambia spesso, ma la sua vera passione è il caffè, un’arabica di una torrefazione berlinese, The Barn. I vini sono naturali, frutto di fermentazioni spontanee, piccole produzioni, e un occhio speciale a una cantina rumena, omaggio alle origini di Alex e le bollicine sono francesi. Il menu cambia con le stagioni, e qualche piatto ogni mese. Sara stappa una bottiglia di Confine di Vin Viandante, un rosato frizzante 2023 da uve Cesanese rifermentato in bottiglia. I calici tintinnano piano, li solleviamo e li osserviamo controluce: il colore è un rosa ramato velato, vivo, attraversato da bollicine fini e irregolari. Al naso arrivano note di pompelmo rosa, ribes e melagrana, con una sfumatura di erbe e scorza d’arancia. Porto il bicchiere alle labbra: il sorso è asciutto, diretto, con una freschezza nitida e un finale appena amaricante che pulisce il palato. È un vino che parla piano ma arriva dritto, autentico come la terra che lo genera, e il suo fondo naturale aggiunge mistero Il primo piatto arriva come una piccola scultura: topinambur con cipollina e polvere di lievito essiccato. Sara ci racconta che il guscio croccante nasce essiccando e poi friggendo il topinambur, che racchiude al suo interno piccoli pezzi dello stesso ortaggio mescolati alla cipollina e alla polvere di lievito. Lo guardo incuriosito, lo prendo con le dita e lo porto alla bocca: al primo morso la croccantezza cede con un suono lieve, poi arrivano le note dolci e terrose del topinambur, il profumo quasi di nocciola, il sapore delicatamente tostato del lievito. È un boccone che non impone, ma accoglie: gentile, rotondo, inatteso. Accanto, una carota glassata con tamarindo e tandoori marsala, spezie dell’India. È piccola, lucida, profumata di spezie. La prendo con le dita, la porto intera alla bocca e lascio che si sciolga piano tra i denti: la dolcezza naturale della carota incontra la nota agrumata e acida del tamarindo, poi arriva il calore del tandoori, lieve ma persistente. Commento a voce bassa, quasi sorridendo, che un boccone così piccolo può contenere un mondo intero. Poi arriva Sara con un piattino: sopra, una piccola pagnottina di pane caldo al lievito madre e farine integrali e accanto una ciotolina col burro mantecato ai crauti fermentati, e un coltellino d’acciaio. Lo guardo, ne spezzo un pezzo ancora fumante e, goloso, spalmo sopra il burro. Lo gusto in bocca: la crosta croccante cede al morso, la mollica è calda e morbida, e il burro rilascia una cremosità avvolgente. Nella scioglievolezza del burro percepisco un fondo vegetale “di cavolo” che resta saldo, poi arriva la punta acidula della fermentazione lattica, salinità moderata — un contrasto gentile ma deciso. È come un soffio di campagna ingerito in un momento urbano, e guardo il mio amico: bastano due bocconi per capire dove inizia il vero piacere. Ricordo che hanno ricevuto una forchetta dal Gambero Rosso. Mi alzo, spinto da un impulso naturale, e mi affaccio in cucina: Alex è chino sul banco di servizio, intento a rifinire un piatto. Mi avvicino e gli faccio i complimenti per la forchetta del gambero rosso, lui sorride con modestia e annuisce appena, con le mani ancora occupate. Poi torno verso Sara e le stringo forte le mani, complimentandomi con lei per il traguardo raggiunto. Mi sembra solo l’inizio di un percorso destinato a crescere. Poi arriva Sara con un piatto che non riconosco subito. Lo appoggia con delicatezza e, vedendo la mia curiosità, sorride. È cavolfiore laccato con salsa di miso, olio di sesamo, zucchero cotto e servito con salsa tahini, che deriva dal sesamo, mi spiega, completato con battuta di olive nere e mix di semi di girasole e sesamo, erbe aromatiche e fondo di cottura vegetale. Ascolto, poi assaggio: la superficie lucida accoglie un profumo tostato e dolce insieme. In bocca, il cavolfiore è morbido e avvolgente, con una laccatura che alterna sapidità e dolcezza, mentre la tahini aggiunge una nota calda e cremosa. La battuta di olive nere rompe l’armonia con la giusta punta amara, e i semi, croccanti, lasciano una scia lunga, quasi affumicata. In Puglia ho sempre mangiato il cavolfiore con la pasta, ma mai come piatto principale. Qui diventa poesia. Il mio amico mi guarda e dice: Mi hai fatto scoprire una cucina assurda, piatti che chiedono vendetta se non li fotografi. A seguire, Sara serve il sedano rapa e mi spiega che è un ortaggio da radice e viene mantecato con la bagna cauda, che mi riporta a ricordi piemontesi, e sopra una grattugiata di limone nero e l’olio al prezzemolo. Anche questo è un piatto che in vita mia non avevo mai mangiato, e devo dire davvero ottimo. Ma la cosa bella è come viene servito: a guardarlo sembra della pasta, delle tagliatelle avvolte su se stesse, e invece non è pasta. Sbalorditivo. Al primo assaggio, il sedano rapa si scioglie al palato con una cremosità sorprendente, densa ma lieve. La bagna cauda aggiunge una nota salina e rotonda, profonda ma mai invadente, mentre il limone nero sprigiona un profumo agrumato e affumicato che solleva il gusto, lo rende più luminoso. L’olio al prezzemolo, con il suo verde deciso, chiude il boccone con un tocco erbaceo e fresco. È un piatto di equilibrio e memoria, che racconta la terra ma parla la lingua dell’eleganza. Poi arriva Sara con un piatto dal colore intenso, lo appoggia davanti a me e sorride. È scarola grigliata, servita come uno spiedino verde, con salsa chimichurri, mandorle affumicate e hummus di fagioli, mi spiega. La guardo: le foglie sono intrecciate come un piccolo ventaglio arso dal sole. L’assaggio e mi colpisce subito il contrasto: la croccantezza della griglia, la freschezza pungente del chimichurri, la dolcezza affumicata delle mandorle. L’hummus di fagioli completa il boccone con una cremosità delicata, quasi vellutata. È un piatto sapido, vibrante, che racconta la verdura come fosse carne, con un’energia che sorprende e convince. Per chiudere la degustazione, Sara serve un dessert che non dimenticherò: cachi sfogliato in osmosi con salsa ponzu e zenzero, mandorle pralinate e gelato allo yogurt con rapa rossa. È un quadro di colori caldi e profumi sottili. Il caco, morbido e lucente, si apre in bocca con dolcezza, mentre la ponzu porta un tocco acido, lo zenzero un soffio piccante, e la rapa rossa del gelato una nota terrosa che bilancia tutto. Sorrido e dico a Sara che non avevo mai mangiato un caco in vita mia. Lei ride, come chi sa di aver conquistato un piccolo primato. Ci alziamo sorridendo, Alex esce dalla cucina, ci salutiamo e chiedo un selfie: un gesto spontaneo, come un sigillo su un ricordo.
La sala si svuota piano, rimane solo il profumo di pane e di verdure grigliate nell’aria, quella luce calda che sembra trattenerti ancora un po’. Mentre oltrepasso la porta, sento il fresco dei Castelli accarezzarmi il viso e mi volto un’ultima volta: le luci di Avus filtrano dalle finestre come un faro gentile nella notte. Penso che la cucina vegetale, quando è pensata con amore e intelligenza, possa parlare di radici, memoria e futuro. Ma Avus non è solo un ristorante: è un luogo che ti resta addosso, un laboratorio di pensiero e di gusto dove la natura diventa emozione. È la storia di due ragazzi che hanno scelto di credere nella semplicità, di ascoltare la terra e di raccontarla in piatti che sorprendono. E mentre mi allontano lungo la strada silenziosa, mi resta addosso un pensiero solo: tornare, per lasciarmi stupire ancora. Roberto Silvio De Pascale Mi trovi su Instagram come unpuglieseinterrapontina Il buon vivere  
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Imprinting Art&Wine e VoiceWise in partnership Arrow Right Top Bg

15 Novembre, 2025

Imprinting Art&Wine e VoiceWise in partnership

  In occasione del Giubileo di Roma 2025, la manifestazione Imprinting Art&Wine per il Giubileo di Roma 2025, in programma venerdì 29 novembre 2025 dalle ore 15.00 alle ore 23.00 presso la suggestiva Terrazza Bernini dell’Hotel Sina Bernini Bristol (Piazza Barberini 23, Roma), annunciata dalla Fondazione David Phoenix ETS, dà il benvenuto alla collaborazione con VoiceWise S.r.l., startup innovativa spin-off dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, leader nell’analisi vocale basata su intelligenza artificiale. Con questa partnership, l’evento – che fonde arte contemporanea, eccellenze enogastronomiche del Lazio e momenti esperienziali – si arricchisce di un ulteriore elemento distintivo: l’innovazione tecnologica e la sensibilizzazione verso le nuove frontiere della comunicazione e della salute. VoiceWise, con la sua piattaforma di analisi della voce tramite cloud intelligence e machine learning, porterà all’interno della serata un’installazione che riflette lo spirito del “dialogo” – tra arte e territorio, tra espressione visiva e vocale, tra innovazione e tradizione. L’evento Imprinting Art&Wine propone un percorso sensoriale unico: le opere dell’artista David Phoenix – che dialogano con forme, materiali, radici culturali e visione contemporanea – vengono abbinate a vini selezionati delle migliori cantine laziali, per valorizzare territorio, estetica e gusto in un’esperienza integrata. La presenza di VoiceWise rappresenta un valore aggiunto in termini di focus sul potenziale della voce come strumento di comunicazione e benessere, in un contesto prestigioso che celebra bellezza, arte e identità territoriale. In questo senso. La collaborazione tra Imprinting Art&Wine e VoiceWise si propone non solo come momento elegante e culturale, ma come occasione di riflessione sull’integrazione tra arte, territorio e innovazione tecnologica. Un dialogo tra mondi diversi che, insieme, contribuiscono a rendere il Giubileo di Roma 2025 un’occasione di rinascita culturale e creativa.   La Redazione  
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Ca’ Rugate primatista italiana al Mondial des Vins Extrêmes 2025: quattro medaglie d’oro per l’eccellenza veneta Arrow Right Top Bg

14 Novembre, 2025

Ca’ Rugate primatista italiana al Mondial des Vins Extrêmes 2025: quattro medaglie d’oro per l’eccellenza veneta

  Ca’ Rugate, storica cantina di Montecchia di Crosara (VR), continua a rappresentare il meglio del Made in Italy nel panorama enologico internazionale, ottenendo un primato italiano al Mondial des Vins Extrêmes 2025 con quattro medaglie d’oro assegnate a vini firmati dalla famiglia Tessari.   I premi sono stati conquistati da: Amedeo 2021 Lessini Durello Riserva Monte Fiorentine 2023 Soave Classico Punta 470 2021 Amarone della Valpolicella La Perlara 2020 Recioto di Soave Il Mondial des Vins Extrêmes, giunto alla sua 33ª edizione, è l’unico concorso mondiale dedicato ai vini prodotti in condizioni di viticoltura eroica, come pendenze elevate, altitudini sopra i 500 metri, terrazze vitate o piccole isole. Nel 2025 hanno partecipato oltre 1.000 vini provenienti da 17 Paesi, confermando un elevato livello competitivo. Un riconoscimento alla viticoltura eroica e alla sostenibilità Questo successo testimonia la qualità costante e trasversale dei vini di Ca’ Rugate, che uniscono i territori del Soave Classico, della Valpolicella e dei Monti Lessini. La cantina pratica spesso una viticoltura biologica e sostenibile, con particolare attenzione alla tutela del territorio, dei suoi equilibri ambientali e della biodiversità. Le Colline Vitate del Soave Classico, cuore storico di Ca’ Rugate, sono state il primo paesaggio vitato italiano inserito nel Registro Nazionale dei Vigneti Storici ed Eroici e riconosciute dall’FAO come Patrimonio Agricolo di Rilevanza Mondiale (GIAHS). La difficoltà e la dedizione necessarie alla coltivazione di queste vigne testimoniano la natura eroica della produzione, con un impegno tra 600 e 1.200 ore di lavoro per ettaro, contro le 150 in pianura. Cent’anni di storia e quattro generazioni di passione Fondata agli inizi del secolo scorso, la famiglia Tessari guida oggi un’azienda agricola che conta oltre 90 ettari vitati, con una produzione di circa 750.000 bottiglie e una presenza in 45 Paesi. Ca’ Rugate coltiva varietà autoctone come Garganega, Trebbiano di Soave, Durella per i bianchi e Corvina, Rondinella, Corvinone per i rossi, lavorando con rigore e una forte visione stilistica improntata all’eleganza e all’armonia sensoriale. L’azienda è anche sede di un museo del vino e di aree didattiche e sociali che promuovono il turismo inclusivo e la valorizzazione delle risorse agricole e naturali del territorio. La Redazione
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Guida Bio 2026 approda nella Capitale: presentazione ufficiale all’Hotel Villa Pamphili sabato 24 gennaio Arrow Right Top Bg

14 Novembre, 2025

Guida Bio 2026 approda nella Capitale: presentazione ufficiale all’Hotel Villa Pamphili sabato 24 gennaio

  Sabato 24 gennaio 2026, nella splendida cornice dell’Hotel Villa Pamphili a Roma, si terrà la presentazione ufficiale di Guida Bio 2026 – Selezione Vini, l’unico format italiano interamente dedicato ai vini da agricoltura biologica certificata e in conversione.   Curata dal direttore Antonio Stanzione e pubblicata da Rubbettino, la Guida rappresenta un viaggio attraverso l’Italia del vino sostenibile, con un focus su territori diversi dal Nord al Sud, raccontando le storie, le sfide e i valori di un’agricoltura eroica attenta al rispetto della natura e del consumatore. Dopo il successo dell’edizione 2025, con oltre 2.500 etichette recensite e 550 aziende coinvolte, questa settima edizione punta a rafforzare la rete di produttori e appassionati, diventando un punto di riferimento per chi crede nella viticoltura consapevole e di qualità. Programma dell’evento La mattinata sarà dedicata alla presentazione ufficiale della Guida e alla cerimonia di premiazione delle “Foglie d’Oro”, riconoscimento riservato ai vini distintisi per qualità, tipicità ed eleganza. Per la prima volta verranno assegnati premi speciali per meriti in innovazione e sostenibilità. Nel pomeriggio, a partire dalle ore 15.00, spazio ai banchi d’assaggio con i vini premiati, un’occasione esclusiva per wine lovers e operatori del settore per degustare le migliori etichette bio italiane e incontrare i produttori, protagonisti di una narrazione autentica di passione, territorio e ricerca della qualità. Una bussola nel panorama del vino green In un mondo in cui la sostenibilità diventa sempre più centrale, Guida Bio si conferma come un riferimento per orientarsi nel crescente panorama del vino biologico in Italia, promuovendo responsabilità, tutela del patrimonio e valorizzazione delle produzioni virtuose. La Guida sarà disponibile sia in forma cartacea, con distribuzione nazionale a cura di Messaggerie Libri, sia in versione digitale con contenuti aggiornati costantemente. La Redazione
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