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21 Novembre, 2025
Al via “Next-Gen Food”: il nuovo report di Cariplo Factory dedicato a startup e PMI innovative italiane che stanno rivoluzionando l’alimentazione e la sua filiera
Cariplo Factory, uno dei principali hub di innovazione in Italia, lancia “Next-Gen Food | Il futuro del cibo, il cibo del futuro”, il suo quinto report volto a mappare e valorizzare startup e PMI innovative italiane impegnate a trasformare l’intero ecosistema alimentare, dalla produzione al consumo, con un approccio sostenibile e in linea con gli Obiettivi dell’Agenda 2030.
Il report mira a dare visibilità a soluzioni tecnologiche e culturali innovative che stanno modificando la filiera alimentare, includendo produzioni, distribuzione, conservazione e riutilizzo delle materie prime, puntando a un sistema più equo e resiliente.
La call per le candidature è aperta dall’11 novembre 2025 al 10 febbraio 2026 e prevede la compilazione di un questionario da parte delle startup e PMI con livello tecnologico TRL pari o superiore a 5, attive nell’ambito agroalimentare. I dati raccolti saranno analizzati da Cariplo Factory e restituiti in un report che sarà pubblicato nell’estate 2026.
L’iniziativa conta sul patrocinio della Commissione Europea e sul supporto di partner tecnici come AIFI, Bocconi4Innovation, Fondazione Social Venture Giordano dell’Amore, InnovUp, Italian Tech Alliance, La Carica delle 101 e LifeGate Way, che contribuiranno alla diffusione e raccolta dati.
Riccardo Porro, Chief Operations Officer di Cariplo Factory, sottolinea come i sistemi agroalimentari affrontino sfide senza precedenti quali eventi climatici estremi, conflitti e pressioni socioeconomiche, ma anche come l’innovazione offra grandi opportunità di trasformazione e crescita sostenibile.
Il report “Next-Gen Food” analizzerà trend emergenti quali l’uso dell’intelligenza artificiale per personalizzare diete, blockchain per la tracciabilità dei prodotti, novel food, stampa alimentare 3D, oltre a strategie di riduzione degli sprechi e gestione responsabile delle risorse per garantire sicurezza e sostenibilità nel sistema alimentare.
Timeline del progetto “Next-Gen Food”
11 novembre 2025 – 10 febbraio 2026: raccolta candidature e risposte al questionario
Febbraio – aprile 2026: selezione e analisi delle aziende partecipanti
Estate 2026: pubblicazione del report
La Redazione
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21 Novembre, 2025
Podere Scurtarola. Dal caos, il vino naturale
Lo sfarfallio delle ali di una farfalla può causare uno tsunami dall’altra parte del mondo.
È l’effetto farfalla teorizzato da Edward Lorenz nel 1962. Una teoria per la quale se si cambiano eventi minimi lungo la linea del tempo, appartenenti al passato, questi eventi possono avere una ripercussione in termini sostanziali nel futuro.
Pensiamoci bene. Stamattina ci siamo svegliati e siamo scesi dal letto con il piede sinistro. Se avessimo appoggiato il piede destro, sarebbe cambiato qualcosa nella nostra giornata? Magari no, magari si. Chi può dirlo.
Ci siamo messi in auto e per evitare un semaforo rosso abbiamo girato prima del solito incrocio. Non lo facciamo mai. Abbiamo evitato qualcosa? È cambiata la nostra giornata? Magari si, magari no. Chi può dirlo
Concateniamo una serie di eventi e le ali di una farfalla genereranno uno tsunami dall’altra parte del mondo.
È un pò la teoria del caos dal quale, secondo alcuni filosofi, anche dall’antica Grecia, tutto ebbe inizio.
L’ápeiron, dal greco ἄπειρος, ovvero «illimitato» è secondo Anassimandro l’archè, il principio da cui tutto origina.
Il caos era dunque l’origine di ogni cosa ma è al contempo anche l’origine del pensiero creativo. Poiché se dal caos nasce ogni cosa allora possono anche nascere idee geniali. Friedrich Nietzsche lo sintetizzava cosi
Bisogna avere ancora un caos dentro di sé per partorire una stella danzante
Parlare di caos in una azienda agricola può sembrare un controsenso ma, dopo aver conosciuto Pier Paolo Lorieri di Podere Scurtarola, è la parola che mi continua a girare in testa. Un caos positivo che sa di positività. Di un approccio alla vita e alle cose che implica il non darsi mai troppi meriti se non quelli che realmente si hanno. Ne prendersi mai troppo sul serio.
In realtà la mia chiacchierata inizia con Michelangelo Tesconi che si occupa della parte commerciale. È lui, durante una meravigliosa fiera dei vini naturali, Vini Selvaggi, che mi ha fatto scoprire i vini di Scurtarola.
L’azienda c’è sempre stata. È sempre stata una piccola azienda familiare è di Pier Paolo e adesso in azienda stanno subentrando a lui piano piano i suoi due figli Emanuele e Davide. Emanuele è un commerciante, una persona che ha aperto uno dei primi e-commerce in Italia, un programmatore. Davide invece ha fatto la carriera da chef. Hanno fatto le loro esperienze e poi nel 2017 Davide era in Australia, Emanuele qua, Pier Paolo ha voluto coinvolgerli e hanno deciso di di iniziare a partecipare. Adesso lavorano a tempo pieno anche loro con noi.
Avete presente quei film western quando le diligenze si fermavano nell’unico posto in mezzo alle praterie per rifocillarsi e cambiare i cavalli? Ecco, Podere Scurtarola era un pò così. Scurtarola vuol dire scorciatoia, quella che si percorreva per andare da Massa a Carrara. Un tempo, prima delle bonifiche, di strade tra le due cittadine, non ce n’erano. Si doveva percorrere una strada sterrata che, da qualunque parte si partisse, saliva prima, scendeva poi. In sommità del cucuzzolo si incontrava, per forza, il Podere che fungeva da luogo per rifocillare e far riposare i viaggiatori.
Il bisnonno di Pier Paolo aveva un’azienda di produzione. Faceva il vino, faceva ortaggi, aveva gli animali. E dava da mangiare e da bere alle persone che passavano è arrivate in cima si fermavano e si rifocillavano. Era una cosa faticosa. Diciamo che era un punto di sosta, eh in cima alla scorciatoia.
Pier Paolo entra in azienda dopo la scuola agraria da innamorato della viticoltura. Come è normale che sia, inizia ad applicare quanto gli è stato insegnato. Che era un pò diverso da quanto faceva il babbo.
Prima c’era un’azienda che lavorava in maniera antica, quindi in maniera naturale, con l’utilizzo solo di rame e zolfo sulle vigne. Al tempo si vendeva tutto il vino in damigiana o il calice a quelli che passavano. Negli anni si è però reso conto che questa cosa non è che funzionasse poi così bene. Ad esempio ha iniziato a fare i conti con malattie che nei vigneti del nonno, con le marze miste, aggrediva soltanto alcune piante. Aveva visto che gli si impoveriva il terreno, iniziava a non esserci più vita all’interno dei dei vigneti, quindi dai piccoli insetti a tutto quel movimento che si vede in un vigneto coltivato in una certa maniera. Come ha iniziato, ha fatto presto anche smettere.
Siamo sui Colli del Candia con le irte colline che degradano velocemente verso il mare. Le coltivazioni qui sono solo sui gradoni, anch’essi in pendenza. Facile chiamarle coltivazioni eroiche, più difficile lavorarci sopra. Un terreno di sabbia e scisti friabile come un castello di sabbia sulla spiaggia. Le lavorazioni? Tutte, necessariamente, manuali.
Si taglia solo l’erba, anzi nel taglio dell’erba si cerca di passare due volte, ovvero si passa una volta al centro del filare, quindi sul sul poggio. Questo per delle temperature più basse all’interno del vigneto e poi per cercare anche di rompere poco le scatole a tutti quei micro organismi che stanno all’interno del terreno. Magari campano meglio, direi direi. Questo ci comporta un gran lavoro in azienda.
Cinque ettari dei quali poco meno di quattro a vigneto e uno in fase di impianto. Una guerra quotidiana per evitare che i gradoni franino.
Le nostre nostre vigne amano il mare e infatti tentano di andarci.
12.000 mila bottiglie con un potenziale produttivo di 20, 25.000. Rese, manco a dirle, bassissime. Per il Vermentino Nero ad esempio, non si va oltre i 30, 35 q per ettaro. Ma non è che con il resto si vada oltre i 45!
Le pendenze e le caratteristiche dei vigneti ci obbligano a lavorare con vigneti fittissimi proprio perché abbiamo bisogno di rimandare queste radici in fondo in modo che tengano la pianta. Non abbiamo irrigazione, neanche per emergenza.
Michelangelo si occupa dalle parte commerciale. È lui il volto delle vendite di una azienda molto votata alla imprenditorialità a dimostrazione che fare vino naturale non vuol dire che si debba rinunciare al margine o all’essere vera azienda.
Non faccio parte della famiglia. Sono stato assunto per grandi meriti, ovvero perché sono sono amico di Davide, il figlio minore di Pier Paolo da quando siamo ragazzini. E quindi, 4 o 5 anni fa io andai a lavorare fuori poi tornai per varie esigenze qua a Massa, stavo facendo dell’altro, Davide ha saputo che ero a casa, ho sempre lavorato come sommelier nella ristorazione, a loro gli era andata via la persona che si occupava della parte commerciale, dei clienti. Mi ha dato un colpo di telefono e abbiamo iniziato a lavorare insieme.
L’ironia di Michelangelo è un marchio non solo tutto toscano ma anche quello di Podere Scurtarola.
L’occhio all’imprenditorialità c’è perché Podere Scurtarola è un’azienda che vive di vino e degli altri prodotti che produce. Ma anche perché la mentalità di Pier Paolo è questa. Forse anche per la sua estrazione imprenditoriale vista l’impresa di servizi che ha.
Mentre Pier Paolo l’ha portata avanti così per tanto per tanti anni, ovvero era la sua sua passione adesso adesso è diventato è diventato un’altra cosa. I figli hanno intenzione di viverci con questa.
La discussione continua proprio con Pier Paolo, toscano, anzi, toscanaccio fino al midollo. Parlare con lui vuol dire immergersi in una discussione profonda per i temi trattati ma al contempo goliardica e divertente. Toscanaccio, appunto. Nel migliore dei sensi possibili.
La storia di Pier Paolo è quella in parte raccontata da Michelangelo ma il suo personale modo di interpretarla, la rende viva e frizzante. Oltre ad offrire interessanti spunti.
Io non mi sono mai ribellato a nessuno ma ho sempre fatto come mi pare. La ribellione prevede di far qualcosa contro qualcuno. Io sempre fatto come mi pare a me. Mio padre mi diceva: ma guarda così fai casino. Però poi me lo lasciava fare. Magari non ho sentito bene quello che mi diceva e comunque ho sempre fatto quel che mi pare e lui in definitiva me lo ha sempre fatto fare. Questa credo che sia la cosa più importante.
I tratti del carattere di Pier Paolo emergono già dalle prime parole e soprattutto dal tono che usa. Scanzonato, diretto, preciso. Testardo? Forse. Visionario? Sicuro. Anche realista.
Ho fatto le grandi stupidate a venti, ventidue anni. Ho rovinato il vino. Se non me lo faceva fare, non imparavo. Sarà un virus che c’ho dentro, un gene mancato. Sono stato il primo nella mia zona a fare i vini tecnicamente perfetti. Poi ho fatto in vini secondo quello che erano i criteri dettati dalla scuola. Avevo anche avuto per una decina d’anni due enologi che sono erano i più importanti in Toscana. Uno di quelli che ha fatto venir fuori i supertuscan. A un certo punto della mia vita ho detto: o riesco a fare del vino che merita o devo cambiare mestiere. Quindi ho chiesto aiuto ad un amico che conoscevo da tempo ma al quale non mi ero mai permesso di chiedere aiuto e gli ho detto: guarda se mi dai una mano bene, se sono capace bene se no devo cambiare mestiere. Abbiamo fatto i vini tecnici con tutto quello che la tecnica legale consentiva e abbiamo ricevuto anche diversi premi.
Pier Paolo è uno che, per certi versi si annoia. Dinamico e determinato, non ha voglia di fare le cose per nulla. Se gli riescono, bene, altrimenti si cambia e si va da un’altra parte. Però, occorre provarci. Anche sbagliando. Perché questa è la base della vita.
Avete presente quando da bambini giocavamo? È una delle fasi più belle, forse unica, della nostra vita. Li, impariamo e impariamo tantissimo. Poi, quando si inizia a studiare, ovvero con l’obbligo di dover imparare poiché si è soggetti ad un giudizio o perché dobbiamo arrivare al diplomino, smettiamo di farlo con quello spirito che ha invece contraddistinto gli anni del gioco. Tanto che alcuni smettono proprio di farlo.
Ecco perché il modo di fare di Pier Paolo sa di scanzonato anche se scanzonato non lo è per nulla. Un pò insomma come la frase di Friedrich Nietzsche.
Nel 2010 ho fatto una degustazione allo Slowfood di Scandicci. Una degustazione dei vini sbagliati di un anarcoconservatore illuminato. C’erano 90 persone e ho portato tre fiaschetti di Candia bianco del 77, quindi di 33 anni, un vino che avevo fatto alla Gorgona dove mi avevano chiamato perché buttavano via il vino e io gli ho gli ho detto: ma c’era la cantina dei frati andiamo nella cantina dei frati prendiamo tre botticelle di legno usate e si fa il vino e abbiamo preso subito un premietto. Ma era facile con l’Aleatico passito. Poi c’avevo un vino tardo che mi ero dimenticato in cantina che aveva fatto 17° di alcol e poi avevo il Vermentino Nero che all’epoca era ancora una primizia. Ho iniziato questa degustazione con questi fiaschetti di vino bianco di 33 anni e sono stati una cosa favolosa. Allora mi sono ricordato di come erano fatti quei vini, 33 anni prima. Mio padre a marzo mandava ad analizzare il vino a Empoli perché non c’era nessun laboratorio qui e non avevamo attrezzatura. Questa farmacia di Empoli mandava tutti gli anni la stessa cartellina. Mi pare che erano 20 g di metabisolfito, 50 g di acido citrico, 50 g di acido tartarico. Se con nulla, senza aggiunta questo vino ha campato 33 anni, vuol dire che si può fare molto di più di quello che si può fare con tutto gli strumenti con tutti prodotti che hai a disposizione. E prendi anche il premio.
Perché solo le persone intelligenti riflettono sulle cose, sui fatti, sulle sensazioni. Si fanno domande. Inizi a fare una cosa in un certo modo, ti riesce anche bene ma, per fortuna, ti fai delle domande. Domande che non devono avere per forza un substrato filosofico. Domande. È da li che parti.
Quindi nel 2010 ho abbandonato la temperatura controllata tagliando i tubi e smettendo di aggiungere qualunque cosa. Fermentazione naturale. Ho buttato via del vino chiaramente. Semplicemente riprendendo quello che era l’idea di mio babbo e di mio nonno, studiando costantemente tutti i giorni, cercando di vedere cosa ti può aiutare a migliorare quel vino che si può fare come il vino di una volta, devo dire che mano a mano sono sempre un pochino più contento. La cosa più difficile è sul bianco. Sul rosso non ci sono problemi perché una volta che è pieno di tannini, di colorati, c’ha una bella struttura, ha bisogno di poco. Il bianco è sempre più delicato. Se sfrutti quello che ti dà la natura. La cosa più importante è il corso che ho fatto alla Bocconi di cui non mi hanno potuto dare il diploma perché sono rimasto l’unico a finire il corso: quello sul buco di culo alla toscana. Nella vita puoi fare tutto ma se non sei fortunato non ce la fai. Non esiste un genio che non è fortunato. Io non credo di essere bravo ma fortunato si.
Ecco, io ascolto Pier Paolo e rido. Ma non è una risata stolta. È qualcosa che fa riflettere. Il realismo di una persona che crede fermamente in quello che fa ma sottolinea quanto la fortuna abbia realmente un peso nelle cose che si fanno e che si ottengono dalla vita. Devi certamente essere capace, ma senza la fortuna, il caso, non si ottengono grandi risultati.
Fortuna e un po’ di sano prendersi in giro. Una modalità utile a comprendere come non ci si debba per forza avvicinare al vino naturale perché fa bene, non fa male, per il rispetto della natura, ecc. Possono esserci anche altre motivazioni. Come quelle che attengono al caos.
Il motivo per cui ho voluto cambiare è perché diventava un assillo fare il vino. lo paragonavo a quando facevano pesare i bambini piccoli: prima della pappa e dopo la pappa e dopo che ha fatto la cacca. Questo bimbino diventava uno strumento, non era un essere vivente. Insomma è chiaro che se prima di mangiare pesava meno che dopo mangiato e quando fa la cacca pesa ancora un pò meno. Ma è naturale, cioè pesalo una volta alla settimana per vedere se si sviluppa se proprio vuoi.
Le mamme adesso si risentiranno ma poi, alla fine, lo sanno bene che è un assillo senza senso. Quando il bambino pesa meno della pesata precedente non puoi certo chiamare la pediatra perché ti manda a stendere. Allora, nella disperazione di una mamma, attendi.
Con il vino è un pò diverso poiché se i sensori ti dicono che qualcosa non va, si è portati ad intervenire. I più elevati agiscono sulla temperatura, gli altri con la chimica. Il sistema che lega lo sviluppo di una materia viva come il vino è così complesso che pensare di controllarlo (senza volerlo alterare) è pura follia.
Allora ho detto: siccome veniamo dal caos, giochiamo col vino al caos. Lasciamolo andare come vuole lui. lo devi seguire ma senza rompere troppo i coglioni. Come i figlioli, perché più gli stai addosso e più diventano dei coglioni. Se se sei fortunato tiri fuori delle cose veramente importanti.
Il il più grande confronto che ho, il mio più grande diciamo nemico, sono io stesso, non gli altri. Se una cosa l’ho già fatta voglio vedere se ne posso fare un’altra.
Sviluppare un pensiero nuovo che non è ne filosofia ne scelta di vita. È semplicemente pensare e agire come meglio si crede senza che tutto ciò debba avere una spiegazione psicologica, antropologica, filosofica.
Mia mamma era maestra elementare. Una volta una bambina disegnò i genitori con il pennarello nero. La psicologa della scuola, allarmata, mandò immediatamente a chiamare i genitori sospettando gravi problemi famigliari. I genitori in un a stanza a parlare con la preside, mia mamma e la psicologa con la bambina in un’altra. La psicologa, chiese alla bambina: perché hai dipinto i genitori con il nero? È successo qualcosa? La bambina sorridendo rispose: tutti gli altri colori erano finiti e avevo solo quello!
Ecco che ci sono persone come Pier Paolo che fanno vino naturale perché gli piace così. Punto e basta.
Io non riesco a fare la pastasciutta due volte nello stesso modo. Ho bisogno di cambiare. Mi viene voglia di fare una prova comunque, ma perché probabilmente posso provare a una sensazione diversa.
Lui sa che il rischio di voler far qualcosa di diverso è sempre dietro l’angolo ed è proprio per questo, da persona intelligente, che ha preso le contromisure.
Mi circondo di persone che sono più brave di me. Ad esempio i miei figli ai quali piace riprodurre la ricetta anche se con la testa potrebbero vedere se si può cambiare qualcosa. Però se loro ottengono un buon prodotto con la formula ritengo abbiano più ragione di me. Le persone che ho intorno a me sono più brave di me, perché fanno quello che io non farei. Per cui non mi sono circondato di persone matte che sono matte perché mi stanno dietro. Hanno un loro pensiero che è un pensiero autonomo e che non sono sempre d’accordo con me. Ho un sistema intorno che mi aiuta qualche volta a non farmi diventare lo stupido del villaggio che può succedere no?
Circondarsi di persone che siano in grado di dire la propria. Non yes man ma gente con il cervello che ha una propria opinione e, soprattutto, non ha paura di esprimerla.
Quindi mi circondo di persone che hanno un loro cervello e devo dire in questo periodo è un po’ come una preziosa che se.
Persone che si scelgono. Anche in questo sta la capacità di una persone.
Secondo me, ci siamo trovati e ci vogliamo mantenere insieme. So che starmi dietro è abbastanza pesante e chi mi sta dietro non viene per lo stipendio. Perché probabilmente se vanno fuori dopo che gli hanno detto che sono stati con me, guadagnano di più.
Quando si ha però un’altra attività come la ha Pier Paolo, sembra che con la vigna ci si possa giocare. Sembra che tutti questi discorsi non abbiano un fondamento di business. Non è assolutamente così per Scurtarola che deve portare i suoi risultati. Le diverse attività hanno uno scopo ben preciso.
Si chiama differenziazione ed è una cosa importante perché quando tu fai o sai fare una cosa sola, il giorno che quella cosa ha un problema metti tutti nel pallone. Se tu hai più possibilità e le coltivi un pochino tutte senza che una è principale o dominante rispetto alle altre, tu hai la possibilità nei momenti di crisi di sorreggerti con quella che regge. Questo è stato il il motivo per cui le ho tenute tutte. Poi ci sono periodi come ad esempio questo dove le 25 ore di lavoro al giorno non bastano. Il fatto che il cervello non è impegnato tutto il giorno sullo stesso argomento, ti consente quando ci rimetti la mano, quando abbandoni un argomento e lo riprendi magari dopo 2, 3 ore, arrivi con una mente non non più fresca, non più libera, ma con una mente che non si è stordita dalla preoccupazione.
È proprio vero. Quando il cervello è in una fase nella quale è scevro da distrazioni e pressioni, produce cose meravigliose o è in grado di trovare soluzioni ai problemi.
Ricordo perfettamente alle scuole superiori dopo un compito in classe o all’università dopo un esame quando la sera stessa, in quel lasso di tempo sospeso, buio e silenzioso che separa la veglia dal sonno, la mia mente riusciva a ripercorrere nitidamente le singole righe dei problemi riuscendo a trovare l’eventuale errore, la soluzione. Spesso trovavo un errore ma non facevo in tempo a preoccuparmene poiché il sonno prendeva posto.
I vini sono derivati dal caso. Il Vermentino Nero non lo faceva nessuno. C’era un vecchio direttore del Consorzio delle Colline Lucchesi che mi diceva che suo nonno gli diceva che a Carrara e a Massa c’era questa uva che faceva un ottimo vino. Gli ho detto: beh se dicevano così proviamo a farlo. È voluto dire andare a trovare le piante. Non l’ho affrontato per fare una segata. L’ultimo, la Massaretta me l’ha fatto fare Michelangelo. M’ha rotto i coglioni per due anni. Disgraziatamente uno dei miei colleghi m’ha regalato una bottiglia, l’ho portata a casa, l’ho assaggiata e ho detto: è meglio che la faccio io. Non perché l ha la sua non era buona ma perché quando fai un vino, devi lasciare che questa uva questo vino vada per conto su. Come se fosse un figliolo che dia magari anche la musata, ma deve far vedere chi è. Ogni varietà ha sono le sue potenzialità che vanno evidenziate. Proviamo a lasciarla venir fuori come è.
Il Vernero è il vermentino Nero. Un 2017 che sa ancora di giovane. Fermentazioni spontanee, caratello, bottiglia. Un colore che sa di granata ma ancora rubino. Un sentore che sa subito di alcol e di quelle ciliegie sotto spirito che la nonna conservava nella credenza. Poi mirtilli, quelli della marmellata: aciduli e consistenti. Poi un sottobosco che sa di vaniglia e tabacco. Sentori in sostanza vinosi che sanno di antico: inebrianti perché veri, non complessi, non incomprensibili.
In bocca è ancora bello fresco con un senso di piacevole freschezza. Tannini non particolarmente aggressivi, cosa questa che danno a Vernero una bevibilità pazzesca. Sembra un vino giovane ma ha ben otto anni. Lo si beve con estremo piacere poiché lascia in bocca una sensazione di fresca pulizia. Insomma, una piacevolezza che sa dell’incredibile: non particolarmente strutturato e con una dimensione che definirei memorabile poiché si fa ricordare.
Per la sua schiettezza, per quel suo essere diretto e senza fronzoli, per essere così nel tempo, mi ricorda proprio Pier Paolo.
Microvinificazioni tante ovviamente. Prove che partono dal vigneto con innesti e sperimentazioni. Sì butta via del vino ovviamente. Ma fa parte del caos.
La prima volta avevo 25/27 anni e ho buttato una botte da 10 q che perdeva e da lì ho imparato che in cantina ci devi andare quasi tutti i giorni. Poi ho buttato via altri 10 q una quindicina d’anni fa. Avevo messo il vino in una botte vecchia del mi babbo. Non sapevo dove metterlo, gli ho dato una pulita e quando una roba è vecchia e puzza, anche se gli metti un vestito nuovo, torna ad essere vecchia e puzzolento. Ho imparato che tutto ha un limite e una fine. E mi sto preparando al mio limite in modo che i figlioli entrino sempre più dentro. La botte la devi buttare sei mesi prima, non sei mesi dopo.
La Massaretta che ho assaggiato era del 2023. Ha fatto quindici giorni di macerazione (in parte con i raspi) e un passaggio in botte per nove mesi. È per questo che è quasi tutto granata. Emergono profondi sentori di frutta matura, al limite del cotto, contrordinati da un erbaceo che ci sta proprio bene. Ho la sensazione di qualcosa di cicciotto, da mordere. Come una prugna o un pomodoro. L’erba diventa densa e scura, come quando è bagnata di notte. Poi un non so che di tabacco trinciato, sempre bagnato. C’è profondità e tanta. C’è densità. La stessa delle profondità marine.
In bocca è un liquido che trascina nelle buie paludi. I tannini aggrediscono anche in maniera importante. Ma non fanno male, sono alla fine levigati. La frutta adesso è ciliegia che da aspra si trasforma in calda e succosa visciola. Fresco, non particolarmente caldo, con una struttura che si manifesta pian piano, senza aggredire, con sostanza. Si spande in bocca vigoroso quasi a colorare la lingua e a non poterne fare più a meno.
Il Vermentino bianco è un 2018. Un vino che, senza fretta, ha atteso 24 mesi in caratelli, respirando il tempo, scolpendo nel colore ambrato la sua memoria. Nel bicchiere brilla una luce torbida e viva, come un’arancia caramellata. L’albicocca, il biancospino, il rabarbaro, le erbe aromatiche, si rincorrono. Nel fondo si avverte il mare, quel soffio di salsedine che racconta i Colli di Candia.
È un vino di memoria e d’anima, che profuma di cantina dei nonni e di spezie dimenticate.
Nel sorso vibra la schiettezza del tempo, un’asperità gentile che accarezza e punge: agrume, zafferano, anice stellato, la rude eleganza di chi non teme l’età.
Bevendolo, senti la terra che respira, il vento che porta via la polvere, la vita che si rinnova in ogni goccia. Quel senso finale di agrume, quasi amarognolo, ma pieno, vivo e così diverso da voler fortemente continuare a berlo. Un po’ come volere la vita. Come volere riempire di poesia la terra sulla quale dobbiamo vivere.
Certo che con un personaggio come Pier Paolo pensare al futuro è complicato. Di certo, cosi come suo padre ha fatto con lui, consentirà ai propri figli di percorrere la propria strada. Qualunque essa sia.
Loro faranno quel cazzo che gli pare altrimenti sarebbero stupidi. Devono fare quello che gli pare. Li voglio felici. Se loro dovessero preoccupare di portare avanti il mio pensiero è una cosa stupida.
Sul fare come gli pare li hai instradati bene.
Meno male però che Davide ed Emanuele siano completamente diversi da Pier Paolo altrimenti sarebbe un bel casino in azienda.
Riescono a sopportarmi. Possono non essere d’accordo ma una volta fa un passo indietro uno una volta fa l’altro.
Cosa sarà di Podere Scurtarola nel futuro, Pier Paolo non solo non lo sa ma non ci pensa minimamente. Ne vuole saperlo. Anche se, per un viticoltore, il futuro è equamente diviso con l’oggi. La vigna e il vino che riposa in cantina è l’oggi; le sperimentazioni, le nuove vigne sono il domani. E il domani ha un lasso temporale di almeno tre anni. Se non di più.
Stiamo facendo progetti per il futuro per organizzarsi un po’ meglio eccetera. Io mi ricordo che ho fatto il disegno della cantina dove lavoriamo adesso sotto casa con dei supporti per tener le damigiane perché all’epoca si vendeva tutto in damigiana. Ora vendo 100 litri all’anno con delle damigianine. Non avevo una visione ma non si può avere la visione del futuro. Il mondo gira. Il concetto è il caos noi veniamo dal caos e dobbiamo riuscire a stare nel caos.
Podere Scurtarola è una azienda nella quale ci si diverte. Con un titolare come Pier Paolo non può che essere così. Esigente? Tanto. Pretende tanto. Prima da se stesso poi da tutti gli altri.
Per i figli, per Michelangelo, per tutti gli altri che vi lavorano, non deve essere per nulla facile. Ma poi, ci si diverte.
Sarà forse il caos, l’origine di tutto. L’evento primordiale. Quel battere di ali che genera uno tzunami altrove. Chissà.
Però mi viene in mente una battuta del grande Alberto Sordi nel mitologico film Il Marchese del Grillo
Quando si scherza, bisogna essere seri
Come a dire che anche quando si fanno gli scherzi, occorre farli con tanta testa.
Quella di Pier Paolo e dei figli non è ne uno scherzo ne un gioco. È una azienda. E come tale va portata avanti. Ma senza prendersi troppo sul serio. Altrimenti sai che palle!
Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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20 Novembre, 2025
Grande successo a Firenze per “Vitae in deguSTAZIONE”: Ilaria Lorini incoronata Miglior Sommelier d’Italia – Premio Trentodoc 2025
L’evento AIS alla Stazione Leopolda presenta la Guida Vitae 2026, premia AIS Campania e i vincitori delle borse di studio Bonaventura Maschio
Si è svolto alla Stazione Leopolda il prestigioso evento nazionale “Vitae in deguSTAZIONE”, promosso dall’Associazione Italiana Sommelier (AIS) per presentare la Guida Vitae 2026 e incoronare la nuova Miglior Sommelier d’Italia 2025 – Premio Trentodoc.
La sommelier toscana Ilaria Lorini ha vinto il titolo, prevalendo su Artur Vaso e Andrea Montini (AIS Lombardia), in una finale di altissimo livello. Il premio è stato consegnato da Sandro Camilli, Presidente Nazionale AIS, e Stefano Fambri, Presidente di Istituto Trentodoc, che hanno sottolineato il valore della preparazione e dell’eccellenza nella sommellerie.
La giornata ha visto anche altri riconoscimenti prestigiosi: AIS Campania ha ottenuto il Premio Surgiva per l’innovazione territoriale con il progetto “Percorsi di vite”, mentre le borse di studio Bonaventura Maschio sono state assegnate a Bruno Chiappani (AIS Trentino Centrale), Patrizia Morlacchi (AIS Livorno) e Nicola D’Onghia (AIS Murgia) per la formazione eccellente nel campo dei distillati.
La nuova Guida Vitae 2026 conta oltre 400 etichette selezionate, suddivise in quattro percorsi tematici: 100 Grandi Vini, 100 Migliori Vini di Territorio, 100 Vini Innovativi/Rivelazione e 100 Vini Valore/Prezzo. L’edizione digitale in inglese, lanciata in occasione dell’evento, è dedicata ai buyer internazionali.
L’evento ha registrato un grande successo di pubblico, con centinaia di appassionati e operatori che hanno partecipato ai banchi d’assaggio, vivendo una straordinaria esperienza enologica e culturale.
Il presidente nazionale Sandro Camilli ha evidenziato come la guida rappresenti una rete di migliaia di professionisti che restituisce uno sguardo attento e collettivo sulla qualità e l’identità del vino italiano, auspicando un ruolo di riferimento globale nell’attuale contesto di cambiamenti.
L’inaugurazione ha visto la partecipazione di importanti istituzioni locali e nazionali, tra cui Gennaro Giliberti (Regione Toscana), Giuseppe Salvini (Camera di Commercio Firenze) e Aldo Cursano (PromoFirenze), a testimonianza del valore strategico del vino per il Paese.
La Redazione
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20 Novembre, 2025
Granaccia & Rossi di Liguria a Quiliano: un weekend di degustazioni e approfondimenti per la 20ª edizione
Il tradizionale evento dedicato ai vini rossi e rosati liguri si amplia a due giorni con una tavola rotonda, masterclass e maxi degustazione con circa 70 cantine
Torna a Quiliano la storica rassegna Granaccia & Rossi di Liguria, giunta alla sua ventesima edizione e, per la prima volta, ampliata a due giorni. La manifestazione celebra i vini rossi e rosati di tutta la Liguria con un programma ricco di eventi, degustazioni e incontri.
Sabato 22 è in programma la tavola rotonda nazionale “La grande famiglia della Grenache, attraverso le sue genetiche e le sue traduzioni territoriali in Italia”, moderata da Francesco Saverio Russo con interventi di esperti e rappresentanti dei più importanti consorzi vitivinicoli nazionali. Nella stessa giornata sarà possibile partecipare a visite guidate alla storica Villa Maria e visitare la mostra “Luna tra le muse” con opere di Ylli Plaka.
Domenica 23 la mattina si svolgerà la prestigiosa masterclass “Identità, contemporaneità e versatilità dei rossi liguri”, condotta da Saverio Russo e Jacopo Fanciulli, rivolta agli addetti ai lavori con prenotazione obbligatoria. Nel pomeriggio, dalle 14:30 alle 19, si terrà la maxi degustazione aperta al pubblico con i vini di circa 70 cantine regionali e ospiti speciali da altri territori italiani. Sono previsti inoltre momenti di approfondimento, premiazioni e un mercatino di prodotti tipici locali.
La manifestazione è organizzata dal Comune di Quiliano e dalla rete di imprese Vite in Riviera, con il supporto di Regione Liguria, Camera di Commercio e Fondazione De Mari, e numerose collaborazioni fra cui Slow Food Savona e Fisar. L’obiettivo è valorizzare le denominazioni rosse liguri e promuovere una rete solida fra produttori, operatori e appassionati.
Il sindaco Nicola Isetta e il presidente di Vite in Riviera Massimo Enrico hanno sottolineato l’importanza dell’evento come piattaforma di confronto nazionale e momento di crescita per le aziende liguri.
La Redazione
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20 Novembre, 2025
L’avanguardia Amorim lancia gli Sparkpür, i primi tappi in sughero dedicati ai Prosecco DOC e DOCG
Innovazione e tradizione si uniscono nei nuovi Sparkpür 01 e 02: chiusure tecniche in sughero per valorizzare e preservare aroma, gusto e freschezza delle bollicine italiane più amate al mondo
Amorim Cork, leader mondiale nella produzione di chiusure in sughero, arricchisce il suo percorso nell’enologia di precisione con un primato assoluto: la nuova gamma Sparkpür 01 e Sparkpür 02, ideata appositamente per Prosecco DOC e DOCG. Due chiusure tecniche nate dall’interazione con i produttori, studiate per esaltare le caratteristiche uniche delle bollicine italiane più amate a livello mondiale.
I tappi Sparkpür garantiscono neutralità gustativa, perfetta conservazione degli aromi e facilità di rimozione. Il modello 01, dedicato ai Prosecco DOC, è realizzato con corpo in microgranina e rondella naturale trattata, mentre il modello 02, pensato per i Prosecco Superiore DOCG, presenta corpo in agglomerato e due rondelle naturali, capaci di valorizzare complessità e rotondità nel tempo.
Test di degustazione hanno evidenziato che già pochi mesi dall’imbottigliamento i vini con Sparkpür mostrano profili aromatici più intensi, meno amari e una piacevole rotondità in bocca. Grazie a un’innovativa estrazione di molecole fenoliche e tanniche, questi tappi assicurano un profilo morbido, equilibrato e pulito, preservando aromi freschi e floreali con un minimo apporto di ossigeno.
Elemento chiave è il trattamento esclusivo Cork Nova Evo, che, insieme al sistema Inos Plus di doppio lavaggio, garantisce una sanificazione superiore e neutralità gustativa, assicurando performance sensoriali di alto livello.
Carlos Veloso dos Santos, amministratore delegato di Amorim Cork Italia
Il Prosecco merita una chiusura creata su misura per la sua identità, con Sparkpür offriamo una soluzione che ne tutela l’autenticità e ne esalta l’essenza.
Il Gruppo Amorim, con oltre 56 filiali nel mondo e una forte attenzione all’innovazione e sostenibilità, continua a guidare il mercato globale del sughero con un impegno verso l’economia circolare e la tutela dell’ambiente, come dimostra la linea SUBER, nata dal riciclo dei tappi e trasformata in arredi di design.
La Redazione
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20 Novembre, 2025
Bologna, una regola per il Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti: oltre 28.000 visitatori all’edizione 2025
La 14ª edizione organizzata da FIVI in collaborazione con BolognaFiere si conferma evento di riferimento per il vino artigianale italiano, con oltre 1.000 vignaioli e 8.000 etichette in degustazione
Si è chiusa con un bilancio positivo la 14ª edizione del Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti FIVI, ospitata in 40.000 metri quadrati dei padiglioni di BolognaFiere, che ha registrato oltre 28.000 visitatori, migliorando i dati dell’anno precedente.
Sono stati protagonisti più di 1.000 vignaioli e vignaiole FIVI, provenienti da tutte le regioni italiane, con oltre 8.000 vini artigianali offerti in degustazione e vendita. Accanto alle cantine italiane, hanno partecipato anche vignaioli europei dalla Bulgaria, Repubblica Ceca e Slovenia, oltre a 28 aziende olivicole associate a FIOI.
Il pubblico ha potuto usufruire di servizi pratici come carrelli e spedizioni a domicilio. La manifestazione ha visto una costante affluenza anche nella giornata dedicata agli operatori professionali (ristoratori, enotecari, trader).
La presidente di FIVI, Rita Babini, ha sottolineato la magia e la positività dell’evento, evidenziando l’energia e la passione dei produttori diretta ai consumatori. Gianpiero Calzolari, presidente di BolognaFiere, ha evidenziato la crescita dell’identità dell’evento e il forte legame con la città.
Il programma ha previsto masterclass sold out in collaborazione con ALMA, FIOI e PAU, degustazioni guidate di prodotti regionali e momenti formativi su sostenibilità e cambiamenti climatici, tra cui il documentario Gradi realizzato con Will Media e FIVI.
Numerosi locali di Bologna e provincia hanno partecipato con aperture serali speciali, mescendo vini FIVI e proponendo menu dedicati, creando un’atmosfera di festa e accoglienza.
Infine, durante la manifestazione sono stati assegnati i premi “Vignaiolo come noi” a Enrico Brizzi e “Leonildo Pieropan” a Paolo De Marchi, riconoscimenti dedicati a chi interpreta con passione e autenticità i valori del mondo dei vignaioli indipendenti.
L’evento è organizzato da FIVI e BolognaFiere con il patrocinio di Regione Emilia-Romagna, Comune di Bologna e Confcommercio Ascom Bologna.
La Redazione
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20 Novembre, 2025
Da Stajnbech due pomeriggi di porte aperte e degustazioni libere
Il 28 novembre e il 12 dicembre 2025 dalle 14:30 alle 19:30, Stajnbech apre le porte della propria sede a Belfiore di Pramaggiore per due pomeriggi dedicati agli amanti del vino.
Sarà un’occasione unica di degustazione libera e gratuita delle nuove annate di tutta la gamma produttiva, spaziando dai vini Superiori ai Classici, passando per etichette iconiche e referenze in edizione limitata.
Situata nel cuore del Veneto orientale, Stajnbech è un’azienda a conduzione familiare nata nel 1991, che interpreta il terroir unico della zona con rispetto unendo tradizione artigianale e ricerca contemporanea. Il clima mite e i terreni ricchi di minerali conferiscono ai vini un carattere distintivo, armonico e autentico.
Gli ospiti saranno accolti in un’atmosfera familiare e conviviale nella sala degustazione, allestita con i colori delle feste. Giuliano, Adriana e Rebecca Valent guideranno i visitatori in un percorso sensoriale fatto di assaggi, storie e curiosità della produzione vitivinicola, favorendo un’esperienza autentica e diretta con chi vive quotidianamente la vigna e la cantina.
Stajnbech è una realtà vitivinicola che si distingue per la qualità dei suoi vini artigianali, ottenuti da 17 ettari di uve di proprietà rigorosamente selezionate, con un impegno costante verso l’ecocompatibilità sia in campo che in cantina. La cantina produce vini dalla spiccata personalità, che raccontano le tradizioni enologiche del Veneto e si affermano con successo anche sui mercati internazionali.
La Redazione
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20 Novembre, 2025
TUTTI I COLORI DEL BIANCO. I Bianchi d'Italia visti da GoWine
IL COSA E IL DOVE
Lo scorso 23 Ottobre, nelle sale dello STARHOTELS METROPOLE di Roma, l’inossidabile GoWine ha organizzato l’appuntamento romano con TUTTI I COLORI DEL BIANCO, Evento dedicato ai grandi vini bianchi italiani.
GLI ASSAGGI
35 Aziende da 14 diverse regioni, tante etichette in cui ficcare il naso, tante storie da sentire, tante cose da imparare.
Questi i numeri di un Evento che, come da tradizione, vuole essere “a misura di assaggio”, un appuntamento con nomi noti ma soprattutto non, per raccontare un’Italia del vino diversa dal solito.
Diversi i Produttori presenti di persona e più di qualche etichetta presentata in forma di “mini-verticale”.
Tra i circa quaranta assaggi ho selezionato una “TOP ELEVEN” di suggerimenti, date una letta alle mie personalissime considerazioni, criticatele, suggeritemi qualcosa tra il tanto che mi sono perso e…condividete.
I PEZZI DA NOVANTA
– ALTO ADIGE SÜDTIROL GEWÜRZTRAMINER “NUSSBAUMER” 2018, CANTINA TRAMIN (ALTO ADIGE): un mix di cedro, sambuco e finocchio selvatico apre un olfatto di profonda complessità, reso più delicato dalle rose gialle e da morbidezze d’acacia.
In bocca è caldo, di materica glicericità, l’ingresso è burroso, pasticcere di mandorla pralinata, ma nulla sacrifica freschezza e potente sapidità, un lunghissimo, infinito ricordo dei descrittori olfattivi che culmina in amaritudini di osso di pesca.
90 Punti (con forse un +).
– GAVI DEL COMUNE DI GAVI “BRUNO BROGLIA” 2020, BROGLIA (PIEMONTE): l’olfatto sciorina con delicatezza ananas e cedro mela e rosmarino, acacia, sottili peposità e scoppi pirici.
Il sorso…il sorso è un diretto da KO, impietoso come Roberto Duran Vi mette al tappeto con le urla di una mandorla che scimmiotta l’armellina della pesca irridendovi con un gioco di piedi di freschezza e sapidità degno del miglior Muhammad Alì.
91 Punti.
GLI ALTRI
– CAMPANIA IGP FALANGHINA “AMARSÒ” 2024, TENUTA GREGORIO (CAMPANIA): una falanghina che fonde il giallo dei fiori e della pesca nostrane con quello bananoso dei tropici, accennando ad albicocche e non dimenticandosi di richiami vulcanici al Territorio.
Sorso fresco, scorrevole, semplice ma affatto scontato, che ripercorre i descrittori olfattivi in un crescendo di minerale sapidità.
C’è ancora diverso lavoro da fare ma le premesse…
85- Punti.
– ROMAGNA DOC BIANCO ORIOLO “PUNTO A CAPO” 2024, LA SABBIONA (EMILIA ROMAGNA): vagando nel poco frequentato mondo dei Trebbiani si fanno incontri sorprendenti, come questo rappresentante romagnolo che scardina una volta di più il concetto del “è solo Trebbiano).
Impertinente nel suo rivendicare profumi che non ti aspetti propone ventate amaricanti di salvia a contrasto degli accenni di mela gialla e una nota rustica e pollaiola, magari poco elegante ma sincera e maledettamente intrigante che farebbe impallidire i cugini d’oltralpe.
Sorso fresco, vegetale, sapido ma non dimentico di dolcezze fruttate, ruvido come una mano che lascia la vanga per tergersi il sudore, tenero come uno scappellotto, rumoroso come una risata, fotogrammi di vita senza filtri, in puro stile felliniano.
Da non mancare.
Da bere ascoltando tutto “SAND IN THE VASELINE” dei TALKING HEADS.
89 Punti.
L’Azienda di EMILIO BULFON (scomparso nell’Aprile dello scorso anno) meriterebbe ben più che qualche riga non foss’altro per la riconoscenza che l’ampelografia italiana deve al suo fondatore ma, qui e in attesa di spazi più ampi, Vi dico di due etichette soltanto, interpretazione di quell’Ucelut che, almeno a Pinzano, non è più un semplice “tranello” in cui far cadere i pennuti golosi e a un derivato.
– VENEZIA GIULIA IGP “BLANC DI RUGEL” 2024, EMILIO BULFON (FRIULI VENEZIA GIULIA): un olfatto ampio e contrastato, che accosta dolcezze di frutta matura (in gran parte tropicale) ad amaritudini di erbe di campo, finocchio selvatico, menta e salvia, sottolineandole con orientali speziature.
In bocca l’accenno di vaniglia percepito all’olfatto diventa sottaciuta dolcezza che strizza l’occhio alla decisa sapidità, la frutta marca ma sono rosmarino e menta ad alzare la voce.
Trasversale ma mai di traverso (peccato solo per un allungo un po’ “stentato”).
86++ Punti.
– VENEZIA GIULIA IGP UCELUT PASSITO 2024, EMILIO BULFON (FRIULI VENEZIA GIULIA): pur in una atmosfera di intense dolcezze di acacia e miele, sono le note amaricanti quelle che alzano la voce: la noce (e il mallo), la mandorla (o forse l’armellina della pesca), un tocco di anice e sambuco.
Sorso di dolcezza importante ma mai totalitaria, tenuta a bada e addirittura imbrigliata dall’affilata freschezza.
Lungo e ampio il finale giocato sui contrasti dolci-amari dei descrittori olfattivi.
87+ Punti.
Da sottolineare il fatto che lo stesso vino è base portante per il “VERMUT Ù”, nettare in cui le aromaticità erbaceo-vegetali del vitigno (quelle ben distinguibili nella versione “secca”) sposano magnificamente le erbe aggiunte in infusione regalando emozioni che mi portano indietro di cinquant’anni.
“Ù” va bene prima del pasto e va bene dopo il pasto, semplicemente “va bene” (e non è poco).
– VINO BIANCO “MENAGE À TROIS” 2024, CANTINA LE MACCHIE (LAZIO): un “trio” che poco lascia all’immaginazione.
Il Moscato crede di guidare le danze dall’alto delle sue dolcezze ma il Traminer supplisce all’arrembante gioventù con l’esperienza, sa quali corde toccare e il Riesling…la fa facile, giocando la carta dell’esilità rarefatta dei mille metri.
Un vino audace come l’immaginario che evoca.
88++ Punti.
– VINO BIANCO “SCARPE TOSTE UNPLUGGED” 2024, CANTINA LE MACCHIE (LAZIO): un Gewürztraminer affatto “de noartri”, “tosto” come le scarpe che indossa, “crucco” (o reatino?), intenso e poco incline a farsi lisciare il pelo dice di profumi di bosco resinoso, spezie esotiche come la frutta che racconta, miele, erbe aromatiche, sassi taglienti…
In bocca respira e mette la testa a posto, sostanza e freschezza in funambolico equilibrio accompagnano un brivido tannico che corre lungo la schiena e il finale…è nel prossimo bicchiere.
È ancora giovane, aspettatelo.
88 Punti.
– VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI CLASSICO DOCG “UTOPIA” 2011 RISERVA, MONTECAPPONE (MARCHE): al naso propone tipicità ed esotici (o “erotici”?) scenari, l’amaro della mandorla sposa quello dell’arancia, il pompelmo la pesca gialla, l’ananas la ginestra…poi fieno, salvia, confetti e…indovinate!?
In bocca la sostanza è abilmente mascherata da sapidità salmastra e freschezza, s’accenna al burro e si perfezionano i contorni della frutta in una progressione in cui l’acidità non cede di un millimetro.
Una enclave della Mosella in terra marchigiana.
89- Punti.
– SPUMANTE METODO CLASSICO EXTRA BRUT “NOBIL” 2018, GERLOTTO (PIEMONTE): un altro “nebbione” di luminosità assolutamente contraria all’Associazione di cui fa parte, giallo di fiori e di mielizie pasticcere che accompagnano i lieviti e accenni idrocarburici che…mi lasciano curioso di assaggiare annate con un po’ di vetro in più.
Sorso intenso, cremoso, ricco, a sottolineare agrumi succosi con contadina nobiltà.
Lungo e interessantissimo.
87++ Punti.
– SOAVE CLASSICO FOSCARINO DOCG SUPERIORE “FOSCARIN SLAVINUS” 2022, MONTE TONDO (VENETO): naso inizialmente dimesso, timido nel raccontare dolcezze di tiglio e crema al limone.
Poi prende coraggio e sfodera l’arma dei tropici, e di una decisa mineralità che ben pareggia delicatezze di mimosa.
Sorso ampio di nobile struttura e didattico equilibrio fresco-sapido, morbido, suadente e con una persistenza invidiabile.
88+ Punti.
E QUINDI?
E quindi GRAZIE a GoWine per avermi ospitato ancora una volta e a tutti i Produttori che hanno avuto il buon cuore e la pazienza di sopportami.
È stato un pomeriggio intenso e ricco di spunti di approfondimento per il prossimo futuro, oltreché la conferma che l’Italia dei vini bianchi è un mondo tutto da scoprire e di cui troppo spesso ci si dimentica (soprattutto in certi territori).
Roberto Alloi – VINODENTRO
Su Instagram @eno_evo
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19 Novembre, 2025
Il Dolce di Natale di Palazzo di Varignana: tre creazioni firmate dal maestro pasticciere Luigi Biasetto
Dalla collaborazione tra Palazzo di Varignana e il maestro pasticciere Luigi Biasetto nasce il Dolce di Natale, un lievitato artigianale innovativo che sostituisce il burro con l’olio extravergine d’oliva Vargnano, simbolo della produzione locale.
Luigi Biasetto, vincitore della Coupe du Monde de la Pâtisserie nel 1997 e riconosciuto come pioniere dell’innovazione dolciaria, ha proposto tre versioni del dolce: la classica, la limited edition al tè e quella al cioccolato.
La versione al tè, realizzata con essenza concentrata di tè Don Carlo (blend di tè nero aromatizzato a marchio Palazzo di Varignana), sprigiona profumi floreali e note di gelsomino e fiori bianchi. La versione classica con uvetta e scorze d’arancia è impreziosita da una glassa di mandorle, mentre quella al cioccolato presenta gocce di cioccolato africano cremoso e glassa con zucchero cassonade e spezie.
Biasetto sottolinea la sfida di integrare l’olio extravergine nella lavorazione
Il glutine detesta gli acidi grassi, perciò lavorare con l’olio richiede tecniche particolari di taglio e pirlatura a mano. Il dolce ha una lucentezza naturale, senza artifici.
Il Dolce di Natale è realizzato con farina piacentina bio 100% italiana, lievito madre vivo e ingredienti selezionati (uvetta australiana in cera d’api, scorze d’arancia candite lentamente, vaniglia del Madagascar dosata con precisione) e coperto da una glassa tipo macaron di mandorle e zucchero.
Palazzo di Varignana
Parte del progetto Agrivar, azienda agricola con oltre 700 ettari tra oliveti, vigneti e frutteti, Palazzo di Varignana produce l’olio extravergine Vargnano da cultivar Nostrana. L’olio è fruttato, intenso e profumato, lavorato nel frantoio interno con spremitura a freddo.
La tenuta valorizza biodiversità e tradizione attraverso tecniche agricole sostenibili, e offre esperienze di degustazione e trattamenti oliocentrici nella SPA del resort.
La Redazione
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