Antonella Bocchino. Gli afrori di una vita Arrow Right Top Bg

14 Novembre, 2025

Antonella Bocchino. Gli afrori di una vita

  C’è una prima, una seconda e, chissà, anche una terza vita per ognuno di noi. Oppure, semplicemente, ma manco tanto, la vita è una sola e composta di tante fasi, una per ogni volta che saremo in grado di cambiare per vivere il successivo tratto, con l’energia che merita.  Facile a dirsi. Spesso la vita ti porta a prendere strade che nemmeno vorresti percorrere. Ed è qui che interviene il carattere e, soprattutto, quell’entusiasmo che arde in quelle poche, meravigliose, persone che amano così tanto la vita da riuscire ad irradiarlo attorno ad esse. Antonella Bocchino è una di queste. Forse la persona più radiosa che abbia mai incontrato. Una donna che emana charme in ogni sua movenza, che ti conquista con il suo sorriso e ti ammalia con i suoi racconti.  Ci siamo conosciuti alla presentazione di una primizia, la Grappa di Moscato di Terracina e ne è seguita una intensa chiacchierata che mi ha stregato completamente. Inebriato più dagli effluvi delle sue grappe, dal modo con il quale Antonella riesce a portarti dentro il suo mondo. Quello degli odori delle vinacce, degli alambicchi, delle barrique.  Il cognome di Antonella dovrebbe trovare in molti l’abbinamento con la grappa.  Grappa Bocchino presenta: quel pignolo di Mike Bongiorno La Grappa Bocchino la trovi sempre più in alto. Concludendo! Era il 1976 e su Carosello iniziarono ad apparire gli spot della Grappa Bocchino che vedevano Mike Bongiorno impegnato fino alla vetta del Cervino. Era pignolo, attento ad ogni particolare così che per girare un piccolo spot ci si impiegava intere giornate. Si racconta che una volta rimasero perfino bloccati sul Monte Cervino bloccati per una tempesta. Il moscato è il fil rouge che traccia non solo la mia vita ma le generazioni che mi hanno preceduto. Il mio bisnonno Carlo, fu l’artefice della prima grappa di monovitigno della storia che è stata la Gran Moscato. La distilleria nacque nel 1898 proprio per distillare le vinacce di moscato prodotte a Canelli dai moscatisti ovvero i produttori dell’Asti Spumante. Gancia, Riccadonna, Contratto, le grandi famiglie spumantistiche davano la vinaccia di moscato al mio bisnonno che all’epoca ne ricavava la grappa. Le cose non nascono mai da sole ma sono frutto di storie avventurose, di rischi, di fatica, di rinunce. I grandi imprenditori di oggi sono spesso diventati tali solo dopo generazioni. Nulla viene regalato. Nulla è facile.  Carlo, il bisnonno di Antonella nasce a Canelli e non nasce distillatore ma geometra. È la fine del XIX secolo quando, insieme ad un pool di tecnici partecipa alla costruzione della Transandina, l’ambizioso progetto della ferrovia più alta del mondo tra Cile e Argentina. Durante questi anni incontra Maria Martina de Miranda Ortiz che sposa. Una donna cilena, bellissima i cui tratti forse arrivano fino ad Antonella. In Cile si occupa, tra le altre cose e con un suo amico, della distillazione del Torrontés e della produzione del Pisco, un distillato di Moscato.  Torna il Moscato. Da Canelli al Sud America. Dal Sud America a Canelli dove Carlo torna nel 1895. Qui associa tutti i produttori di Moscato nella Distilleria Canellese per produrre grappa. Col tempo, rileva le quote di tutti e nel 1898 la distilleria diventa Distilleria Cannellese Carlo Bocchino. Da li in poi ha inizio la storia “moderna” della Grappa Bocchino. Una storia che lasciamo sospesa. Un percorso lontanissimo che arriva fino ad oggi attraverso questo Moscato di Canelli che è sicuramente il mio DNA in tutti i sensi. Un Moscato che ha delle varietà di profumi, di sapori, di fragranze, assolutamente diversi a seconda di dove lo si coltivi. La ragazza Antonella è parte della famiglia dei produttori di Grappa ma come spesso capita in questi casi, la vocazione può essere nascosta e occorre grattare la superficie per ritrovarla.  Andai a Londra e lavorai per Sotheby’s. Tornata in Italia, mio padre mi provocò dicendo: siamo in vendemmia, se hai voglia di darci una mano, stai in azienda per un pò è se dopo Natale decidi dì fare altro, va benissimo. Fu fatale. Quei tre mesi furono fatali perché la grappa quando ce l’hai dentro è prorompente. Non ne puoi fare a meno. Era il periodo delle vinacce, di quei profumi, di quegli afrori che senti che ti entrano e ti penetrano sotto la pelle.  Non è un racconto quello di Antonella ma una sorta di immersione nel suo passato nel quale mi trasporta. Lo vivo con lei, con il suo stesso entusiasmo. Spettatore estasiato delle sue parole che risultano musicali, vive, piene di ardore. Anzi, di afrore. Come quelli delle vinacce. Mi misi a fare in quel quel breve tempo, una ricerca. Una ricerca sugli antichi vitigni piemontesi che erano andati in estinzione. In Piemonte parlavamo di Barbaresco, di Barbera, Barbara d’Asti, Barbera d’Alba. Grandissimi vini ma c’era un un sottofondo di antichi vitigni che, pur se registrati nelle schede ampelografiche piemontesi, non si sapeva che fine avessero fatto. Io andai all’università e c’era all’epoca un grandissimo studioso di vitigni, il professor Usseglio Tommaset. Con lui facemmo una ricerca cartacea per vedere negli archivi ampelografici questi vitigni fino a che punto erano stati coltivati in Piemonte. Nella seconda parte dell’anno, quando decisi di proseguire questa ricerca, volli andare a vedere sul territorio se qualcuno avesse ancora questi vitigni. Una ricerca che per Antonella non voleva dire voglia di coltivarli. Era interessata solo alle vinacce. Trovare qualcuno che ancora li coltivasse per poi chiedere di quegli acini esausti. Null’altro che questo.  Cominciando dal mitico Timorasso che io chiamavo Timuassa perché per me la grappa è sempre stata al femminile. Produssi nel 1985 la prima grappa di Timorasso della storia al punto tale che Ciro Veronelli, che all’epoca era ancora vivo e scriveva meravigliosamente bene di vini, di grappa, di alcolici, scrisse in un articolo: è la prima volta nella storia che nasce prima una grappa del vino. È proprio negli anni 80 che Walter Massa inizia a piantare il Timorasso per farne un grande vino. Nel 1991 nasce quindi il Consorzio Derthona per valorizzare anche il Timorasso così che oggi, i produttori delle Langhe si sono affacciati a riscoprire questo vitigno preferendolo, in molti casi, anche al Gavi. Solo una persona che ama le sfide può decidere di entrare in un mondo tutto al maschile. Se quello del vino lo era e in parte lo è ancora, la grappa, beh la grappa è puramente uomo. Purtroppo dico io.  Immaginatevi queste due scene.  La prima vede una bellissima ragazza, giovane e sorridente, che si presenta a casa di contadini di zone sperdute del Piemonte chiedendo di poter avere le vinacce dopo la svinatura. Immaginatevi dunque la faccia del contadino di turno! La seconda, sempre con la ragazza di prima, che chiede al distillatore di produrre qualcosa con le vinacce che è riuscita a racimolare. Immaginatevi la faccia del distillatore abituato a parlare solo con uomini. Entrai in azienda in un mondo totalmente maschile. Stiamo parlando dell’85/86. Tutti i tecnici erano uomini, tutti i produttori di uve e di vini erano per la maggior parte uomini. La ricerca sul campo mi stimolava molto perché volevo capire se queste uve erano sopravvissute a tutte le malattie della vite del novecento. Fu quella la sfida. La Bocchino produceva grandi quantità di grappe. Grandi numeri. A me ha invece sempre affascinato molto la nicchia, per cui queste piccole realtà che via via cercavo e appunto volevo produrre, mi stimolavano molto. Avevo già visto lo sbocco nell’alta ristorazione.  Una visione. Un sogno che per alcuni era il giocattolino di una ragazza. Eppure, nel 1986 nacquero le prime grappe di vitigni riscoperti: Timuassa, Vespolina, Duox d’Henry (un vitigno a bacca nera del Pinerolese di chiara origine Francesco), Pelaverga, Erbaluce di Caluso, Ruchè. Piccole bottiglie da mezzo litro. La giusta quantità visto l’esigua produzione. Era un mondo molto maschile ma, come adesso, ci sono dei maschietti incuriositi e che quindi, lasciano dei varchi. Avevo mio padre e mia madre che erano due grandissimi fan di questa operazione. Mi supportavano molto. Non sempre i tecnici, tranne uno, che è mancato e che è stato invece il mio grandissimo partner e supporter.  Nei racconti di Antonella si percepiscono, sullo sfondo, le difficoltà di un contesto maschile e maschilista nel quale lei, giovane rampolla, si trovava ad operare. Figlia del titolare e donna. Due caratteristiche che di certo non le hanno reso la vita facile. Nessuno le credeva, nessuno le dava retta. Troppo impegnati nelle grandi produzioni, troppo tronfi nel considerarla solo una donna.  Chi mi guardava mi guardava con occhio: aspetta che adesso vediamo dove va finire. Però poi i vitigni rari sono diventati un volano. A quel punto ci ho preso gusto e sono nate le bacche perché allora si parlava molto di distillati di frutta. C’erano dei grandi distillatori che già producevano la frutta. Io andavo a cercare sempre le piccole cose residuali, non coltivate, eccettera. Come le bacche: Giuggiole, Alkekengi, Rosa Canina, Sambuco, Sorbo, Azzeruolo. Macerazioni alcoliche di piccoli frutti che venivano distillate anche questi in bottiglie da mezzo litro, perché erano pochissime. La collezione era le Grappe di Antonella Bocchino, le bacche e i fiori. Lessi il Profumo, di Patric Süskind. Fu un romanzo che mi appassionò moltissimo e andai a Grasse. Tornata e andai dal mio tecnico, quello che mi ascoltava e dissi: Romano, ma ti rendi conto che qui a Grasse fanno i profumi ricavati dai petali di fiori? Dobbiamo fare dei profumi da bere. Come si fa? Partimmo un weekend io e lui in macchina e andammo a Grasse a vedere come venivano trattati i fiori. Acquistammo un alambicco di vetro perché i fiori non devono avere contatti con il rame. Facemmo la macerazione di fiori di petali di fiori, estrazione e di nuovo dei piccoli distillati di Rosa, Rosa bulgara e Orchidea che fece molto notizia perché andò, tramite il nostro importatore a Londra e veniva venduto da Harrods a 1 milione a bottiglia. Tutto di un fiato. Un racconto che mi lascia a bocca aperta. La determinazione di una donna. La voglia di fare qualcosa di nuovo, diverso, dinamico. Trovare una nicchia nella quale convogliare le proprie energie.  Quel libro, Profumo, una sconvolgente storia di essenze, di profumi, di follia dettata dalla voglia, quasi una necessità, di creare il profumo più incredibile del mondo. Si arriva quasi a comprendere, giustificare l’operato di un assassino per capire quale mirabile profumo abbia in mente. Pazzesco! È il 2009 e Antonella esce dall’azienda di famiglia. La morte del padre prima e della madre poi le fanno probabilmente perdere quell’appoggio che il suo entusiasmo richiedeva. Forse ancora, una distilleria così grande come la Bocchino, non poteva più permettersi piccole produzioni sperimentali. Forse anche dell’altro, ma non è bene immischiarsi in affari di famiglia. Comunque sia, deve iniziare una seconda vita. Senza i genitori, senza un cordone ombelicale, senza una distilleria. Da sola. La grappa, la vinaccia, è però sotto pelle. Non ne puoi fare a meno. Se ti lavi, quell’odore rimane addosso, penetra fin dentro le ossa. Diventa un richiamo irresistibile. È così anche per Antonella.  Ho recuperato quel Moscato che avevo dentro. Il vino moscato per noi è come l’acqua. Pensa che alla fine della recita di Natale davano a noi bambini il bicchiere di vino Moscato con il panettone.  Un profumo che resta, diventa imprescindibile nelle vite di chi l’ha vissuto. Sono i ricordi dell’infanzia che ci legano indissolubilmente a qualcosa della quale, a volte, abbiamo solo contorni indefiniti.  Recuperai quella parte lì e nel 2013, a gennaio, vado dai Beccaris, una distilleria artigianale e familiare a Costiglione d’Asti.  È li che Antonella va a proporre il suo progetto. Per due motivi. Il primo è per via dell’alambicco discontinuo a bagnomaria che serve non solo per distillare piccole quantità ma perché il lento processo consente estrazioni aromatiche superiori. Perfette per il Moscato. Il secondo perché è una famiglia meravigliosa con i due figli di Carlo Beccaris, Marco e Paolo, che già all’epoca si occupavano dell’azienda. Quello con cui io ho più a che fare è Marco, il distillatore. Un ragazzo con infinite aperture mentali e con il quale c’è una sintonia fantastica. Distilliamo sapendo benissimo cosa vogliamo da quella materia prima. A gennaio spiego il mio progetto. Loro ascoltano, prendono appunti e alla fine del mese mi danno le risposte: pronti via si parte.  A settembre dello stesso anno nasce quindi AB Selezione Italian Spirits. Una summa della vita di Antonella. Un condensato di entusiasmo, passione, esperienza, vitalità, ricordi, profumi. Afrori. Un punto di accumulazione degli anni esaltanti della vita di Antonella tutti volti alla valorizzazione del Moscato di Asti anzi dei Moscati d’Italia. L’intuizione di Antonella è quella di far si che le sue grappe possano rappresentare un vero e proprio viaggio.  Un viaggio che parte dal Piemonte per attraversare terre e mari, profumi e sapori, tradizioni e innovazioni. Culture che si ritrovano dentro un alambicco generando grappe che esprimono esattamente quel territorio, quel lembo di terra e di mare. Esclusivo e unico. Come unico è il Moscato in ogni sua espressione.  Nascono prima sei, poi una settima grappa di Moscato. Il Moscato d’Asti, il Moscato dell’Oltrepò pavese, il Moscato Rosa del Trentino Alto Adige, il Moscato di Trani, lo Zibibbo di Pantelleria, il Moscato di Sardegna. Poi, per ultimo, nel 2024, il Moscato di Terracina. Un ultimo Moscato rincorso per anni e trovato solo grazie alla Famiglia Giannini di Cantina Villa Gianna.  Pochissime infatti le vinacce disponibili del Moscato di Terracina per via di una produzione limitata e racchiusa in un fazzoletto di terra compreso tra Latina e Fondi, su terreni sabbiosi, sulle colline di Monte San Biagio, sui terreni bagnati un tempo dalla Palude Pontina. Pochi appezzamenti, pochi ettari, pochi quintali sparsi tra contadini locali. Perlopiù conferitori e gelosi del loro prodotto.  Alla fine di questa lunga ricerca, ci siamo incontrati con i Giannini di Villa Gianna, persone meravigliose, squisite che hanno raccolto la mia sfida. Nel 2023 abbiamo raccolto pochissimi quintali di vinaccia di Moscato di Terracina poi distillata. Mi arrivò il campione a 70° prima di Natale. Assaggio questo mosto e con Marco ci siamo detti: mamma mia, ma che cos’è? Era diverso da tutti, con una ricchezza di florealità entusiasmante, un fondo di pesca bianca molto presente. Ho così detto: le altre grappe sono invecchiate 12 mesi in barrique di rovere francese per avere una bella spalla, un bel corpo ecc però se metto tutta questa delicatezza nel rovere, ho paura che lo copra un pò. Ho fatto fare una barrique dì legno dì acacia, quindi più dolce, e l’abbiamo lasciate così 12 mesi.  I risultati sono sorprendenti, inaspettati. Una grappa diversa da tutte le altre, con una personalità molto precisa e identitaria. A pensarci bene però, ciascuno di questi sette Moscato è molto diverso dall’altro. Meraviglia! Non solo Moscato nella gamma di Antonella. Non poteva mancare, da buona piemontese, un Barolo. Ecco così che nasce un Barolo bianco, giovane e un un cru di Castiglione Falletto con18 mesi di barrique. Austero, sabaudo.  Qualcuno mi ha detto: è un barolo che ha la mano di una moscatista. Un Barolo diverso che rispecchia probabilmente è il mio stile. Uno stile essenziale ottenuto senza usare caramello, coloranti, zucchero. Niente di tutto questo. Impossibile anche a pensarlo da parte di una donna che rappresenta lei stessa l’essenza della vita. Nuda e cruda così come serve. Mi piace estrarre l’anima di ogni vitigno senza aggiungere nulla. Qualcuno mi ha detto: ah è come Michelangelo che toglieva al marmo e lasciava solo l’essenza. Magari, grazie per il complimento ma voliamo un pò più bassi.  Se la materia prima è straordinaria, bisogna solo rispettarla. Estrarre l’anima senza aggiungere nulla. Antonella lo fa con le grappe e con i liquori.  Tre liquori per un pubblico che non beve la grappa, prodotti con lo stesso spirito estraendo l’anima delle tre materie prime e lasciarla li così.  Liquore al cacao in collaborazione con Guido Gobino attraverso la macerazione per sei mesi in una vasca di alcol di grano di fave di cacao Arriba Superior Selecto dell’Equador. È così che l’alcol si arricchisce di tutti gli aromi e i profumi del cacao. Nonché del colore. Viene poi diluito riducendolo a 28° e si aggiungono 8 grammi litro di zucchero. Stessa operazione con le mele Calvilla, una antica varietà presidio Slow Food. Le mele, tagliate a pezzi di quattro solo lasciate a macerare in una barrique di Brandy per sei mesi. La forza e la dinamicità che Antonella dimostra sembra quasi contrastare con l’essenza stessa della grappa.  Per produrre una grappa occorre aspettare. Aspettare che il processo di produzione del vino generi le vinacce esauste. Aspettare che l’alambicco, goccia dopo goccia, estragga l’essenza degli acini. Aspettare che la grappa maturi nelle botti o nelle bottiglie. Aspettare.  Antonella aspetta con tutta la gioia di questo mondo. Come se non avesse fretta. Se quel suo essere dinamico si mettesse in standby per consentire alla magia di compiersi. Pronta per ripartire alla ricerca delle vinacce, di qualche bacca o di qualche fiore ancora sconosciuto. Ripartire per un ulteriore pezzo di vita senza perdere l’occasione per godersi quello attuale.  Sono in una fase della mia vita in cui non mi sto dando obiettivi nel senso che sto godendo del momento, di quello che c’è. Ovunque io mi giri, vedo delle cose bellissime. Questi 10 anni passati, li trovo entusiasmanti, bellissimi avventurosi, pieni di amicizie, di incontri che mi hanno arricchito. Ci sono stati scambi bellissimi, scoperte, sfide. Ecco allora adesso faccio un bilancio di quello che sono stati 10 anni. Quello che saranno i prossimi 10 anni sono nelle mani della provvidenza e non so se ho voglia di darmi degli obiettivi. Vivo il presente e ne godo. Buon presente Antonella e lo dico con un bicchiere della tua Grappa di Moscato di Terracina in mano del quale mi godo gli afrori prima, il sapore poi. Sono con la mente ai piedi della Maga Circe, sotto l’omonimo monte e non posso che chiederle la magia di farti trovare, in un angolo di mondo, un nuovo Moscato.   Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969  
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Villa Ischia: passione, tecnica e artigianalità tra ricordo e territorio Arrow Right Top Bg

13 Novembre, 2025

Villa Ischia: passione, tecnica e artigianalità tra ricordo e territorio

  Tra le colline del Lazio, nella provincia di Frosinone, sorge Villa Ischia, un ristorante che non è solo un luogo dove gustare piatti, ma un vero e proprio racconto di storia, radici e tradizione.   Il progetto nasce dall’amore e dalla dedizione di Vito Mattera e Marcella Marrocco, protagonisti di un percorso professionale autentico e originale, che unisce tecnica, artigianalità e memoria. La filosofia della cucina: artigianalità come linguaggio Villa Ischia è il luogo dove la tecnica si fonde con la memoria, dove ogni piatto nasce da ingredienti selezionati con cura, lavorati con passione e attenzione al dettaglio. La passata di pomodoro, fatta a mano con il passino, mantiene colore e sapore autentico; la mozzarella, trasformata in crema; le melanzane, lasciate a spurgare prima di essere protagoniste di ricette che rivelano sapori nascosti e consistenze sorprendenti. Il giardino aromatico dietro la cucina fornisce erbe fresche e profumate, essenziali per arricchire ogni piatto. Per Vito Mattera, la cucina è un mestiere artigiano: ogni piatto inizia con uno sguardo, un’intuizione visiva, che prende forma prima ancora di essere impressa tra le mani. La conoscenza tecnica e la cura maniacale di ogni dettaglio sono alla base di ogni creazione, che si evolve nel tempo e si migliora continuamente. Ricordo e innovazione nel menu Tra le specialità, il “Omaggio a Napoli”, rivisitazione della pizza in pasta fresca, con impasto all’uovo, riempimento del cornicione e ravioletti che richiamano l’aspetto della vera pizza napoletana. La cucina di Villa Ischia propone anche piatti della tradizione come la pasta patate e provola, reinterpretata in chiave moderna, e ricette di mare come il branzino, ricciola e polpo, trattati con tecniche delicate come il sous-vide. Ogni piatto racconta una storia, un ricordo d’infanzia o un’arte di tecnica. La costante ricerca della forma più autentica e raffinata rende ogni preparazione un’opera d’arte, dalla scultura culinaria alle composizioni di gusto. La storia e il territorio Vito Mattera nasce a Zurigo, di madre napoletana e papà ischitano, e fin da bambino si avvicina alla cucina. Dopo esperienze in Svizzera e in rinomate stazioni sciistiche, sviluppa un principio fondamentale: “Per creare qualcosa di nuovo, bisogna conoscere profondamente passato e tradizioni”. Marcella Marrocco, sommelier di grande esperienza, è l’anima della sala: accoglie gli ospiti con professionalità, consiglia abbinamenti e cura il servizio con dedizione. La coppia ha scelto Atina, trasformando un ex agriturismo in un laboratorio di tecnica e creatività, inaugurato nel 2019 e cresciuto nel tempo con passione e adattamento alle sfide del Covid. La proposta gastronomica Tra i piatti iconici, spiccano: Ricordo di Napoli, ravioli ripieni di pesce e sigillati come una pizza; Pasta patate e provola, reinterpretata con tecnica moderna; Coniglio di fossa all’ischitana e terrina di melanzane con salsa di provola; Inverso di pasta patate e provola, e i classici della tradizione mediterranea. Ogni piatto è un mix di memoria e innovazione, frutto di passione e precisione, dove l’artigianalità è l’unico linguaggio possibile. Informazioni pratiche Indirizzo: Via Case di Melfa 257/275, 03042 Atina (FR)
Apertura: a cena dal mercoledì alla domenica, a pranzo sabato e domenica. Per prenotazioni e informazioni: https://www.golosoecurioso.it/it/villa-ischia-un-indirizzo-da-scoprire-nel-frusinate La Redazione
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5ª Rassegna dei Vini PIWI: da oggi a San Michele all’Adige 140 etichette in gara Arrow Right Top Bg

13 Novembre, 2025

5ª Rassegna dei Vini PIWI: da oggi a San Michele all’Adige 140 etichette in gara

  È iniziata il 12 novembre 2025, alla Fondazione Edmund Mach (FEM) di San Michele all’Adige la quinta edizione della Rassegna dei Vini PIWI, dedicata alla valorizzazione delle varietà di vite resistenti alle principali malattie fungine come oidio e peronospora.   L’iniziativa, ideata e organizzata dalla FEM con il patrocinio di Piwi International – Italia e del Consorzio Innovazione Vite (CIVIT), vede oltre 140 etichette partecipanti provenienti da tutta Italia e dall’estero, poste al vaglio di una commissione di trenta esperti composta da enologi, enotecnici, giornalisti, sommelier e ricercatori afferenti al mondo agroalimentare. Gli studenti del corso enotecnico della Fondazione assistono la commissione nelle operazioni di valutazione. I vini in gara sono suddivisi nelle seguenti categorie: Vini Rossi Vini Bianchi Vini Bianchi a macerazione prolungata “Orange” Vini Spumante Metodo Classico Vini Spumante Metodo Charmat-Martinotti Vini Frizzanti Vini da uve sottoposte ad appassimento (zucchero residuo > 5 g/l) La degustazione e valutazione proseguirà fino al 13 novembre, mentre la cerimonia di premiazione è programmata per il 22 gennaio 2026 presso la Fondazione Edmund Mach. Il Registro Nazionale delle Varietà da Vino conta attualmente 36 varietà PIWI, di cui quattro sono state iscritte grazie alla ricerca e all’attività della FEM in collaborazione con il Consorzio CIVIT. Queste includono varietà innovative come Termantis, Nermantis, Charvir e Valnosia, risultate ideali per la coltivazione in Trentino e affiancate ad altri vitigni resistenti come Solaris, Souvignier gris, Bronner, Palma, Johanniter e Pinot Regina. Questa Rassegna rappresenta un momento fondamentale per promuovere la viticoltura sostenibile, unendo ricerca, innovazione e qualità, e valorizzando un comparto che guarda con fiducia al futuro. La Redazione
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“Futuro Bio”: a Biolife il dialogo tra agricoltura e alimentazione per un futuro sano e consapevole Arrow Right Top Bg

13 Novembre, 2025

“Futuro Bio”: a Biolife il dialogo tra agricoltura e alimentazione per un futuro sano e consapevole

  A Bolzano, il 7 novembre 2025, nella Südtirol Lounge della fiera, si è svolta la conferenza “Alimentazione e agricoltura bio, alleati per un futuro sano e consapevole”, promossa da Demeter Italia nell’ambito del progetto “Futuro Bio”, con il sostegno del MASAF – Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste.   L’incontro ha visto la partecipazione di esperti come Renata Alleva, nutrizionista e specialista in Scienza dell’Alimentazione, Giovanni de Gramatica, agricoltore biologico del Maso del Gusto di Trento, e Giovanni Buccheri, direttore di Demeter Italia, che hanno approfondito il legame tra salute della terra, qualità del cibo e benessere umano. Renata Alleva ha evidenziato l’importanza di uno stile di vita sano e di una dieta prevalentemente vegetale per mantenere un microbiota equilibrato, cruciale per prevenire molte malattie croniche. Ha inoltre sottolineato come l’alimentazione biologica e biodinamica contribuisca a ridurre l’esposizione a contaminanti e favorisca la prevenzione di diverse patologie. Giovanni de Gramatica ha raccontato la storia del Maso del Gusto, azienda agricola convertita al biologico nel 1981 che basa la sua agricoltura sulla vitalità del terreno e sull’equilibrio dinamico tra piante, animali e uomo, promuovendo anche la diffusione di cultura biologica verso i giovani e collaborando con mense scolastiche. Giovanni Buccheri ha concluso ribadendo come ogni scelta agricola e alimentare possa contribuire alla salute della terra e delle persone, affermando che l’agricoltura virtuosa rappresenta un modello di futuro fondato su cura, equilibrio e qualità autentica. La conferenza si è conclusa con una degustazione di prodotti biologici, favorendo lo scambio tra produttori, esperti e visitatori, proseguendo così un dialogo fondamentale tra agricoltura e alimentazione consapevole. Informazioni su Demeter Italia Demeter Italia è un’associazione privata di produttori, trasformatori e distributori di prodotti biodinamici, affiliata alla Biodynamic Federation Demeter International (BFDI). Con sede a Sorbolo Mezzani (PR), Demeter controlla l’intera filiera produttiva per garantire certificazione e qualità. Comprende oltre 1.000 aziende su tutto il territorio nazionale, che applicano l’agricoltura biodinamica secondo il metodo ispirato da Rudolf Steiner nel 1924. Per saperne di più: www.demeter.it La Redazione
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Tenuta Stella, il Collio si racconta tra arte e natura tra le “Tavole Straordinarie” di Simona Spaiardi Arrow Right Top Bg

13 Novembre, 2025

Tenuta Stella, il Collio si racconta tra arte e natura tra le “Tavole Straordinarie” di Simona Spaiardi

  Il 7 novembre 2025, nella cornice del progetto artistico “Tavole Straordinarie” di Simona Spaiardi, Tenuta Stella ha proposto una degustazione di tre delle sue etichette più rappresentative: Ribolla Gialla Pas Dosé Metodo Classico, Bianco DOC Collio e Pinot Nero DOC Collio.   L’evento, ospitato presso la galleria Federica Ghizzoni di Milano, è stato un dialogo tra vino, arte e design che ha celebrato l’incontro tra natura e creatività contemporanea. Simona Spaiardi Tavole Straordinarie” è un progetto che unisce estetica, design e ricerca visiva, trasformando la tavola in un luogo di espressione contemporanea dove elementi naturali come fiori, frutti e ortaggi diventano strumenti di composizione, non più semplici decorazioni, ma installazioni che raccontano un’idea, uno spazio, una visione. Cinque installazioni della serie “Tavole Invernali”, dedicate alla forza estetica della materia naturale e ispirate alla stagione fredda, hanno fatto da sfondo alla degustazione. I temi artistici dell’evento sono stati: Inverno Cremisi, Brina e Luce, Sottobosco, Frutti d’Inverno e Ombre Purpuree. Le etichette di Tenuta Stella hanno interpretato la ricchezza del Collio con stile e autenticità. Alberto Faggiani, responsabile della produzione enologica, ha commentato:
“Il legame con la natura è il punto di partenza di ogni nostro gesto, dal lavoro in vigna alla scelta di metodi sostenibili. Il dialogo con la ricerca estetica di Tavole Straordinarie è un’esperienza coerente e stimolante.” I vini degustati hanno espresso diverse sfumature di territorio: La Ribolla Gialla Pas Dosé Metodo Classico, con perlage elegante e profumi freschi, rappresenta la purezza dei vigneti in altura di Scriò. Il Bianco DOC Collio, dalla struttura intensa e raffinata, esprime la passione della cantina per i vini emblematici del territorio. Il Pinot Nero DOC Collio, delicato e profondo, chiude la degustazione con equilibrio e personalità, simbolo della filosofia produttiva della cantina: autenticità, rispetto e armonia con la natura. Con questa partecipazione, Tenuta Stella riafferma il suo impegno a promuovere una cultura del vino che dialoga con le arti e la sensibilità contemporanea, mantenendo al centro il valore del territorio e della biodiversità. La Redazione
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13 Novembre, 2025

Guida Vitae 2026: le 400 eccellenze selezionate da AIS in degustazione a Firenze

  Il 15 novembre alla Leopolda l’evento con 400 vini e la finale per il Miglior Sommelier d’Italia  L’Associazione Italiana Sommelier presenta la Guida Vitae 2026 con un grande evento a Firenze il 15 novembre. “Vitae in deguSTAZIONE” alla Stazione Leopolda offre l’opportunità unica di degustare 400 etichette d’eccellenza. I banchi d’assaggio permetteranno un confronto diretto con le migliori produzioni italiane, suddivise in quattro percorsi tematici: Territorio, 100 Vini Innovativi/rivelazione, 100 Vini Valore/Prezzo. L’appuntamento centrale per gli appassionati di vino è fissato per il 15 novembre alla Stazione Leopolda di Firenze. In occasione della presentazione della Guida Vitae 2026, AIS organizza l’evento “Vitae in deguSTAZIONE”. Il cuore della manifestazione sarà un grande banco d’assaggio che ospiterà 400 etichette selezionate tra le eccellenze italiane, un’occasione imperdibile per il pubblico di confrontarsi direttamente con le migliori produzioni ai banchi. I QUATTRO PERCORSI DELLE 400 ETICHETTE. Il cuore dell’evento alla Leopolda sarà il grande banco d’assaggio. La selezione di 400 etichette, scelte tra quelle con un punteggio minimo di 90 punti, non è pensata come una classifica, ma come una selezione editoriale per guidare i visitatori. Per facilitare la degustazione, i vini saranno suddivisi in quattro percorsi tematici da 100 etichette ciascuno. Si parte dai 100 Grandi Vini: qui si trovano le etichette “iconiche”, riconosciute per il loro posizionamento e valore assoluto. Si prosegue con i 100 Migliori Vini di Territorio, che celebrano l’espressione più autentica del terroir e del vitigno. Il terzo percorso è dedicato ai 100 Vini Innovativi/Rivelazione, etichette che premiano il coraggio, le nuove interpretazioni e i territori emergenti. Infine, i 100 Vini Valore/Prezzo sottolineano la sostenibilità economica, raggruppando etichette dall’acquisto accessibile e dall’alto valore organolettico. LA FINALE MIGLIOR SOMMELIER – PREMIO TRENTODOC. La giornata del 15 novembre non sarà solo dedicata alla guida. Il palco centrale ospiterà infatti uno dei momenti più attesi e spettacolari per la professione: la finale del concorso Miglior Sommelier d’Italia. Sostenuto dalla solida partnership con Trentodoc, questo appuntamento vedrà i migliori professionisti sfidarsi in prove complesse di tecnica, degustazione e comunicazione, mettendo in luce l’altissimo livello della formazione AIS. È il momento in cui la preparazione e la passione umana diventano protagoniste.   IL PREMIO SURGIVA PER L’INNOVAZIONE TERRITORIALE. L’evento celebrerà anche l’impegno delle delegazioni territoriali con la proclamazione del vincitore del Premio Surgiva. Questo riconoscimento, nato dalla collaborazione tecnica con l’acqua ufficiale di AIS (scelta per il suo basso residuo fisso, ideale per le degustazioni), premia i progetti più efficaci per innovazione e sostenibilità (ESG). I tre finalisti del 2025 sono: AIS Campania con “Percorsi di vite” (un progetto educativo per scuole); AIS Emilia con “Contaminazioni” (la sede trasformata in hub culturale); e AIS Sicilia con “Sicilia in dolce” (un grande evento sui vini dolci dell’isola). LE BORSE DI STUDIO BONAVENTURA MASCHIO. Spazio, infine, all’alta formazione nel mondo dei distillati, con la premiazione ufficiale dei vincitori delle borse di studio Bonaventura Maschio. Il riconoscimento della storica azienda di Gaiarine premia i sommelier che si sono distinti nel seminario di approfondimento “La ricerca dell’eccellenza”. I vincitori di quest’anno, che riceveranno il premio a Firenze per le macroaree Nord, Centro e Sud, sono rispettivamente Bruno Chiappani, Patrizia Morlacchi e Nicola D’Onghia   I PARTNER ISTITUZIONALI. L’affidabilità del progetto, che agisce come un “asset strategico” per il Paese, è testimoniata da un’ampia rete di supporto. L’iniziativa ha ottenuto il patrocinio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF), di Regione Toscana, della Città Metropolitana di Firenze, del Comune di Firenze, di Rai Toscana, oltre al sostegno di partner come Camera di Commercio di Firenze, PromoFirenze, Toscana Promozione Turistica, Fondazione Sistema Toscana e Vetrina Toscana, Istituto Trentodoc, Surgiva e Bonaventura Maschio.   La Redazione
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CASTELLO DI VICCHIOMAGGIO. La masterclass (by GAMBERO ROSSO) Arrow Right Top Bg

13 Novembre, 2025

CASTELLO DI VICCHIOMAGGIO. La masterclass (by Gambero Rosso)

  IL COSA E IL DOVE Lo scorso 21 Ottobre, le sale della GAMBERO ROSSO ACADEMY di Roma hanno ospitato una masterclass dedicata ai vini di CASTELLO DI VICCHIOMAGGIO, storica realtà di Greve in Chianti nata nel 1964 per volontà di Federico Secondo Matta, piemontese giramondo capace di portare il buon bere nella Londra dei primi del ‘900 e costruire poi un’Azienda che valorizza il Chianti e non dimentica la Maremma.       CASTELLO DI VICCHIOMAGGIO Prima di essere acquisito dalla Famiglia Matta il Castello aveva sulle spalle già otto secoli di una storia che, nel rinascimento, ha visto tra i suoi protagonisti anche un Leonardo da Vinci intento a dipingere la Gioconda. L’Azienda nasce dall’occhio lungo di un Federico Secondo Matta che da cameriere parigino a sommelier di una Londra sonnacchiosa ha saputo traviare la perfida albione con il CAMPARI e con quei GANCIA e TIGNANELLO che se oggi sono sulla bocca di tutti all’epoca erano un salto nel buio. Alla guida dell’Azienda c’è oggi una seconda generazione rappresentata dall’elegante e molto “british” John Matta, laureato in enologia ad Alba e custode al contempo della sacralità del Sangiovese e dell’internazionalità di vitigni come il Merlot e il Cabernet Sauvignon. LA MASTERCLASS Condotta da Giuseppe Carrus ha proposto un viaggio nelle diverse interpretazioni del chianti classico consentendo di ben comprendere differenze e peculiarità dei “vini d’annata”, delle riserve e delle Gran Selezioni senza dimenticarsi di quella IGT Toscana che spesso viene dimenticata ma che sa regalare emozioni uniche. 11 le etichette in degustazione di cui troverete la mia personalissima descrizione nelle righe sottostanti, 11 etichette di grande valore che, se nelle annate “storiche” hanno mostrato qualche cedimento, hanno sempre saputo emozionare.   – CHIANTI CLASSICO DOCG “GUADO ALTO” 2023: inizialmente terragno si scrolla di dosso la polvere a suon di soffi di eucalipto e frutti di rovo. Ci pensa poi la ciliegia a illuminare un po’ la scena mentre il tabacco lascia spazio per i pensieri e le chiacchiere. Sorso succoso, gustoso e scorrevole, di bell’equilibrio fresco-sapido, costantemente ravvivato dal ritmico incedere dei tannini. Chiude su ricordi di piccoli frutti amplificati da brezze mentolate. 87++ Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG “AGOSTINO PETRI” 2022 RISERVA: una bottiglia forse non “perfetta” costringe a soffiar via un po’ di polvere per trovarci sotto maggiorana, salvia, legni nobili… Cioccolato, ciliegie e mirtilli fanno comunella e s’accostano a spezie e grafite. Sorso teso, di affilata freschezza, saporito, con la trama tannica ad affiancare astringenze fruttate e un finale di frutta e balsamicità. 86++ Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG “AGOSTINO PETRI” 2018 RISERVA: florealità di rose, glicine e viole precedono ciliegia matura, frutti di bosco e un lungo corteo di spezie (pepe e cannella), un bosco ricco di humus, tabacco e soffi mentolati. In bocca ha struttura e freschezza da vendere, sapidità quasi piccante e tannini ben integrati. 88– Punti.   – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “LA PRIMA” 2022: legni nobili si mescolano a mirtilli e ciliegie, cioccolato, erbe fini e ombre scure di spezie e grafite. Sorso che comunica ampiezza e verticalità, pieno, sapido, raffinatamente tannico. Chiude ricordando frutta e sottolineando balsamicità creando un contesto di sicuro successo che lo premia dal punto di vista tecnico ma che sul piano emozionale pecca di scontatezza. 89 Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “VIGNA LA PRIMA” 2010: l’atmosfera che comunica è di ricordi e peccati da confessare, il tavolato di una soffitta, la sacralità di una sacrestia, prima ancora di un ché di ematico che accompagna vegetalià d’alloro e perversioni di ciliegia matura. In bocca il frutto sembra voler rialzare la testa spalleggiando i tannini molto ben integrati. Freschezze di macchia mediterranea e dolci speziature allungano poi il sorso ma la stanchezza si fa sentire e la chiusura lo trova, elegante, ad ammirare il tramonto con un po’ di fiatone. 87- Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “LE BOLLE” 2022: scuro di tabacco e ombroso sottobosco, prova solo a stemperare il proprio carattere burbero e caravaggesco a colpi di geranio e amarena per poi continuare a menare fendenti ferrosi, erbacei e balsamici. In bocca l’eleganza cavalleresca si fonde al ferro della spada e dell’armatura in un sorso di giovane, fiera nobiltà, dominato dalla viva freschezza e dal sodale supporto di tannini e sapidità. Chiude lungo lasciando ricordi medievali e grandi speranze per un futuro rinascimentale. 89+ Punti e tantatanta stima! – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “LE BOLLE” 2016: olfatto maledettamente dritto a raccontare ciliegia e frutti di bosco rossi e maturi, gentilezze di violette e ruvide carezze di goudron. Umida e boschiva l’atmosfera, pervasa di ricordi fumé. In bocca, dopo dieci anni di clausura comanda ancora il tannino, ma lo fa mixando piglio e garbo, ben sostenuto dall’importante verve fresco-sapida. Finale lungo, affatto dimentico di alcuno dei descrittori olfattivi. Scarno quanto serve per essere essenziale. 88+ Punti. – TOSCANA IGT ROSSO “RIPA DELLE MORE” 2023: netta la firma del Cabernet, ad aggiungere tratti vegetali e pepe ai contorni fruttati di un olfatto ricco di frutti e bacche di rovo, liquirizia, tabacco e cioccolato extra fondente. Sorso elegante, fresco, sapido ma eccessivamente ruffiano nell’anteporre golosità fruttate all’animo maremmano di un vino con belle potenzialità evolutive. 87+ Punti e il mio personalissimo premio “PECCATO”.   – TOSCANA IGT ROSSO “RIPA DELLE MORE” 2011: figlio di un’annata fresca e vibrante si mostra al naso con inattesa vitalità (anche maggiore di quella della 2023 appena assaggiata). All’inizio profondamente speziato, imbocca poi la strada dei frutti di rovo in confettura, del finocchietto selvatico e del goudron. Il sorso riempie soddisfa, alcol gestito con grazia, tannini che strizzano l’occhio e freschezza da ragazzino. Chiude tra rimandi d’arancia e vegetalità di prato. Bel vino. 88 Punti. – TOSCANA IGT ROSSO “FSM” 2020: regala affondi di amarena in confettura e lamponi dolcissimi cui la liquirizia tiene testa, umidità di sottobosco, un morso a un boero che regala grassezze di cioccolato e arricciamenti di ciliegia sotto spirito e note scure di pepe e grafite. Sorso di equilibrio quasi didattico, tangibile, sostanzioso, impreziosito da una trama tannica che aggiunge verve al saporito scorrere del sorso. Chiude sui toni della frutta, dimenticandosi forse della Toscana che gli ha dato i natali e strizzando l’occhio a una Francia che avrei preferito di no. Quasi 90 Punti, ma solo “quasi” (90–). – TOSCANA IGT ROSSO “FSM” 2004: olfatto cioccolatoso, che cela sotto le grassezze i freschi ricordi balsamici di timo, alloro e mentuccia e lascia che siano i lamponi a chiudere le danze. In bocca dimostra di non aver dimenticato l’eleganza, ma la vivacità sembra essere un ricordo; appare un po’ “sulle ginocchia” ma, con orgoglio, non china mai la testa presentandoci un conto di calore e sapidità ancora salato. 86++Punti.   E QUINDI? E quindi GRAZIE a GAMBERO ROSSO per avermi ospitato in questa bella serata, a John Matta e CASTELLO DI VICCHIOMAGGIO per un impegno profuso, in vigna e non solo, per regalarci vini di livello assoluto e GRAZIE a Voi per aver avuto la pazienza di leggermi fino a qui.         Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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Cammini DìVini: tre appuntamenti tra novembre e dicembre 2025 nelle abbazie di Montecassino, Valvisciolo e Subiaco Arrow Right Top Bg

12 Novembre, 2025

Cammini DìVini: tre appuntamenti tra novembre e dicembre 2025 nelle abbazie di Montecassino, Valvisciolo e Subiaco

  Dal 15 novembre al 6 dicembre 2025, il progetto Cammini DìVini, promosso dall’Assessorato al Turismo della Regione Lazio, propone tre eventi speciali dedicati a famiglie, pellegrini e viaggiatori gourmet, nelle suggestive abbazie benedettine di Montecassino (15 novembre), Valvisciolo (22 novembre) e Subiaco (6 dicembre).   Obiettivo dell’iniziativa, in linea con il Piano Triennale del Turismo del Lazio, è valorizzare mete ricche di fascino e fuori dai circuiti più battuti, promuovendo un turismo lento, rigenerativo e consapevole che destagionalizzi e delocalizzi i flussi turistici. Un viaggio esperienziale tra fede, natura e enogastronomia Il progetto punta a esaltare il legame millenario tra fede, paesaggio e tradizione enogastronomica del Lazio attraverso visite guidate, degustazioni, laboratori e percorsi di trekking. Ogni tappa si svolge dalle 10:00 alle 16:00, offrendo esperienze immersive nei complessi monastici e nei vigneti storici circostanti. Le tappe 15 novembre: Abbazia di Montecassino (Cassino, FR), il più antico monastero d’Italia e meta di pellegrinaggio internazionale. 22 novembre: Abbazia di Valvisciolo (Sermoneta, LT), celebre per l’architettura cistercense e simboli sacri scolpiti nella pietra. 6 dicembre: Abbazia di Subiaco (RM), uno dei più importanti complessi benedettini d’Europa. Degustazioni e laboratori Al centro di ogni evento ci saranno banchi d’assaggio con vini locali e da abbazie e produttori laici legati al territorio. Saranno presenti laboratori del gusto e artigianato pensati anche per famiglie, insieme a percorsi di trekking per scoprire la natura e la storia della regione. La Redazione
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Cantina Valpolicella Negrar partner del Teatro Ristori di Verona per la stagione 2025-2026 Arrow Right Top Bg

12 Novembre, 2025

Cantina Valpolicella Negrar partner del Teatro Ristori di Verona per la stagione 2025-2026

  Cantina Valpolicella Negrar si conferma protagonista del dialogo tra arte, gusto e territorio diventando partner ufficiale del Teatro Ristori di Verona per la stagione teatrale 2025-2026.   In questa collaborazione, l’eccellenza di Domìni Veneti accompagnerà le serate culturali del teatro, offrendo al pubblico la possibilità di degustare una selezione di vini che raccontano l’identità e la passione della Valpolicella. Giampaolo Brunelli, Presidente di Cantina Valpolicella Negrar Sostenere un’eccellenza culturale come il Teatro Ristori significa condividere i valori di autenticità, cooperazione e comunità che animano la nostra Cantina. Il vino, come il teatro, è emozione e condivisione. Il ricco calendario delle Serate Ristori prenderà il via il 17 novembre con “Voci negate”, un evento dedicato alla violenza di genere; seguiranno spettacoli di musica, danza e teatro fino al 30 aprile 2026, incluso il Tributo a Miles Davis dell’Eddie Henderson Quintet. Ogni serata sarà preceduta da degustazioni di Domìni Veneti, offrendo un’esperienza conviviale e sensoriale unica. Un momento di rilievo sarà la serata di gala del 12 dicembre 2025, “The Heavenly Voices – Gospel Night”, che celebrerà le festività natalizie con un brindisi firmato Domìni Veneti. Inoltre, il 26 novembre Cantina Valpolicella Negrar sarà sponsor di un importante evento di networking organizzato da Carnet Group media company. Fondata nel 1933, la cantina è una delle realtà cooperative più importanti della Valpolicella, con oltre 245 viticoltori associati, 140 ettari biologici certificati e una produzione superiore a 8 milioni di bottiglie, distribuite in 62 paesi. Cantina Valpolicella Negrar è un simbolo di qualità, tradizione e innovazione, impegnata a valorizzare l’identità del territorio attraverso la passione e la collaborazione. La Redazione
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