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29 Settembre, 2025
Il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato protagonista del Settembre Astigiano
Un mese di eventi tra Douja d’Or, Festival delle Sagre e Barbera d’Asti Wine Festival
Con l’arrivo dell’autunno, il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato presenta un ricco calendario di appuntamenti che trasformeranno Asti, con le sue piazze e i palazzi storici, nel cuore pulsante di eventi dedicati alle eccellenze del vino piemontese.
A settembre i riflettori si accenderanno sulla Douja d’Or (12-21 settembre), che vedrà il Consorzio protagonista in piazza San Secondo, con degustazioni, incontri e approfondimenti in collaborazione con l’Ente Turismo Langhe Monferrato Roero, per avvicinare il pubblico all’anima vitivinicola del Monferrato.
«La partecipazione del Consorzio alla Douja d’Or conferma l’impegno costante nella promozione e valorizzazione delle denominazioni tutelate, espressione autentica di un territorio straordinariamente vocato alla vitivinicoltura», sottolinea Vitaliano Maccario, Presidente del Consorzio. «La Douja è una festa aperta a tutti, in grado di coinvolgere appassionati, famiglie, giovani e professionisti in un’esperienza di cultura, gusto e convivialità, rafforzando la visibilità internazionale delle eccellenze del Monferrato.»
Il calendario di eventi prevede:
17 settembre: “Barbera e Monfrà. Sapori di Piemonte”, in collaborazione con Coldiretti Asti, con lo chef Domenico Sorrentino che proporrà una versione speciale del panino Monfrà, da abbinare a un calice di Barbera d’Asti DOCG.
19 settembre: “Cocktail in rosso”, con Nicola Mancinone che presenterà mixology a base di Barbera e un’inedita proposta con Grignolino.
21 settembre: talk “Razza Piemontese tra origini, sostenibilità e gusto”, seguito da degustazioni di piatti e vini locali, e due masterclass sul vitigno Barbera con l’esperto Costantino Gabardi, con assaggio di formaggio di Roccaverano DOP.
Durante tutta la manifestazione sarà operativo un banco degustazione con le etichette dei produttori consorziati, per un percorso completo tra le denominazioni.
Il mese di settembre vedrà anche il Festival delle Sagre (13-14 settembre), con migliaia di visitatori e una postazione del Consorzio in piazza Campo del Palio, e proseguirà poi con il Barbera d’Asti Wine Festival (9-10 novembre), evento che unisce colori autunnali, profumi di tartufo e celebrazione della Barbera e dei vini di Monferrato.
Douja d’Or, Festival delle Sagre e Barbera d’Asti Wine Festival si confermano momenti distinti ma integrati, capaci di trasformare il vino in esperienza e festa, rafforzando l’immagine del Monferrato come territorio dinamico e accogliente.
La Redazione
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29 Settembre, 2025
Madrid. Arte e amicizia e in mezzo il vino
Madrid. Arte e amicizia e in mezzo il vino. Un Mosaico di Tradizione e Modernità
Dopo l'impegno e il fermento del Vinitaly, io, la mia amica Claudia abbiamo sentito il bisogno di una fuga. E quale meta migliore se non Madrid, una città ricca di storia, arte e vita? Così, tra un desiderio e un biglietto, ci siamo ritrovate nella vibrante capitale spagnola, pronte a vivere giorni indimenticabili.
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28 Settembre, 2025
Aspettando ViniAmo arriva a Roma il 15 novembre
Una squisita anteprima … in attesa del Wine Tasting della Capitale, 15 Novembre 2025, Roma, Hotel Cristoforo Colombo
Solo un assaggio… ma che assaggio! Delizie di ogni tipo ti aspettano ad Aspettando ViniAmo …
Novembre s’illumina con un’anteprima di gusto e convivialità, perfetta introduzione per immaginare e prepararsi al grande evento di maggio.
Sabato 15 novembre approda all’Eur Aspettando ViniAmo …, il pre-evento firmato Minelli Wine Events che accenderà i riflettori sul mondo del vino e sulle eccellenze enogastronomiche italiane. La cornice sarà quella dell’Hotel Cristoforo Colombo di Roma, che per l’occasione ospiterà: 350 etichette selezionate 80 espositori da tutta Italia Masterclass esclusive dedicate ad appassionati e professionisti, tra cui una dedicata a un vino rosso indimenticabile: l’Amarone, interpretato dalla Cantina Sabaini, già premiata con i 4 cuori di ViniAmo. UN’ATTESA GUSTOSA TRA VINO E GASTRONOMIA Ad Aspettando ViniAmo … vino e molto altro: Cantine italiane da tutte le regioni. Gastronomia d’eccellenza: salumi, formaggi, dolci tradizionali, olio EVO, caffè e altro ancora. Sponsor dell’evento: Asbesto Holding, Le Norcinezze e Pan de Roma. L’elenco cresce ogni giorno: scopri tutte le aziende partecipanti su minelliwineevents.it. Cantine attualmente accreditate Cantina Sabaini (Veneto)
La Romiglia (Veneto)
Azienda Vitivinicola Piazzo (Piemonte)
Gozzelino (Piemonte)
Giacomo Barbero (Piemonte)
Tenuta Maffone (Liguria)
Cantina Messori (Emilia Romagna)
Castagnini Vini Apuani (Toscana)
Cantina Fassati (Toscana)
Cantina Pomario (Umbria)
Cantina Tenuta di Saragano (Umbria)
Vinicio Mita (Lazio)
Piana dei Castelli (Lazio)
Azienda Agricola Deanike (Lazio)
Azienda Agricola Debora Castelli (Lazio)
Anticelebration (Marche)
Cantina Vezzoso (Campania)
Vitivinicola Iovino (Campania)
Barbato 1907 (Campania)
Cantine Vitematta (Campania)
Cantina Ocone (Campania)
Azienda Agricola Sorelle Pepe (Puglia)
Terre di Maria (Puglia)
Tenuta Santoro (Calabria)
Vino Nibali (Sicilia)
DivinExperiences (Sicilia)
Wine Specialist Council – Associazione del Moscato di Trani Extra Vino Olio Terra e Sassi (Lazio)
Olio Pozzo Serpi (Puglia)
Caffè Carichissimo Partner (Calabria)
Fraschetti – Da Norcia per voi (Umbria)
Azienda Agricola Marco Cacioni (Lazio)
Vermouth e Gin Aroma Winebar & Enoteca (Piemonte)
Liquori e distillati Bepi Tosolini (Veneto) Una lista che si amplia e si arricchisce giorno dopo giorno fino al grande evento. Aspettando Viniamo … perché i vini speciali vanno celebrati tutto l’anno L’evento è organizzato da Minelli Wine Events, il progetto di Stefano Minelli che valorizza la cultura del vino in modo inclusivo, entusiasmante e consapevole. Anno dopo anno, il concept di ViniAmo conquista il palato – e tutti i sensi – di esperti e appassionati, grazie alla selezione di vini di nicchia, capaci di stupire ed emozionare.
Il giorno di Aspettando ViniAmo … è da cogliere al volo: segnalo in agenda! Contatti & Informazioni
Stefano Minelli: 338 3046072
minelliwine.events@gmail.com
https://minelliwineevents.it/
https://www.instagram.com/minelliwine_events/ Per gli addetti stampa la richiesta di accredito va inviata a:
giuliaferrero.press@minelliwineevents.it Per tutti gli operatori del settore (ristoratori, enoteche, rappresentanti commerciali, agenti, distributori, ecc.) è possibile richiedere l’accredito scrivendo a:
operatori@minelliwineevents.it Per la conferma dell’accredito per stampa e operatori è necessaria la mail di conferma da parte dell’organizzazione. La Redazione
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Sabato 15 novembre approda all’Eur Aspettando ViniAmo …, il pre-evento firmato Minelli Wine Events che accenderà i riflettori sul mondo del vino e sulle eccellenze enogastronomiche italiane. La cornice sarà quella dell’Hotel Cristoforo Colombo di Roma, che per l’occasione ospiterà: 350 etichette selezionate 80 espositori da tutta Italia Masterclass esclusive dedicate ad appassionati e professionisti, tra cui una dedicata a un vino rosso indimenticabile: l’Amarone, interpretato dalla Cantina Sabaini, già premiata con i 4 cuori di ViniAmo. UN’ATTESA GUSTOSA TRA VINO E GASTRONOMIA Ad Aspettando ViniAmo … vino e molto altro: Cantine italiane da tutte le regioni. Gastronomia d’eccellenza: salumi, formaggi, dolci tradizionali, olio EVO, caffè e altro ancora. Sponsor dell’evento: Asbesto Holding, Le Norcinezze e Pan de Roma. L’elenco cresce ogni giorno: scopri tutte le aziende partecipanti su minelliwineevents.it. Cantine attualmente accreditate Cantina Sabaini (Veneto)
La Romiglia (Veneto)
Azienda Vitivinicola Piazzo (Piemonte)
Gozzelino (Piemonte)
Giacomo Barbero (Piemonte)
Tenuta Maffone (Liguria)
Cantina Messori (Emilia Romagna)
Castagnini Vini Apuani (Toscana)
Cantina Fassati (Toscana)
Cantina Pomario (Umbria)
Cantina Tenuta di Saragano (Umbria)
Vinicio Mita (Lazio)
Piana dei Castelli (Lazio)
Azienda Agricola Deanike (Lazio)
Azienda Agricola Debora Castelli (Lazio)
Anticelebration (Marche)
Cantina Vezzoso (Campania)
Vitivinicola Iovino (Campania)
Barbato 1907 (Campania)
Cantine Vitematta (Campania)
Cantina Ocone (Campania)
Azienda Agricola Sorelle Pepe (Puglia)
Terre di Maria (Puglia)
Tenuta Santoro (Calabria)
Vino Nibali (Sicilia)
DivinExperiences (Sicilia)
Wine Specialist Council – Associazione del Moscato di Trani Extra Vino Olio Terra e Sassi (Lazio)
Olio Pozzo Serpi (Puglia)
Caffè Carichissimo Partner (Calabria)
Fraschetti – Da Norcia per voi (Umbria)
Azienda Agricola Marco Cacioni (Lazio)
Vermouth e Gin Aroma Winebar & Enoteca (Piemonte)
Liquori e distillati Bepi Tosolini (Veneto) Una lista che si amplia e si arricchisce giorno dopo giorno fino al grande evento. Aspettando Viniamo … perché i vini speciali vanno celebrati tutto l’anno L’evento è organizzato da Minelli Wine Events, il progetto di Stefano Minelli che valorizza la cultura del vino in modo inclusivo, entusiasmante e consapevole. Anno dopo anno, il concept di ViniAmo conquista il palato – e tutti i sensi – di esperti e appassionati, grazie alla selezione di vini di nicchia, capaci di stupire ed emozionare.
Il giorno di Aspettando ViniAmo … è da cogliere al volo: segnalo in agenda! Contatti & Informazioni
Stefano Minelli: 338 3046072
minelliwine.events@gmail.com
https://minelliwineevents.it/
https://www.instagram.com/minelliwine_events/ Per gli addetti stampa la richiesta di accredito va inviata a:
giuliaferrero.press@minelliwineevents.it Per tutti gli operatori del settore (ristoratori, enoteche, rappresentanti commerciali, agenti, distributori, ecc.) è possibile richiedere l’accredito scrivendo a:
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27 Settembre, 2025
Vecchie Terre di Montefili: i riconoscimenti di Antonio Galloni premiano l’autenticità di un lavoro paziente in vigna
Punteggi alti da Vinous sottolineano la qualità e la filosofia del vigneto di Montefili
Vecchie Terre di Montefili riceve importanti riconoscimenti da Antonio Galloni (Vinous) per le nuove annate: il Bruno di Rocca 2020 è stato valutato 96 punti, mentre il Chianti Classico 2021 ha ottenuto 94 punti ed è stato definito come “profondo, stratificato, con una personalità ammaliante”.
Nel suo recente articolo dedicato al Chianti Classico 2021, Galloni ha sottolineato la qualità e l’energia dell’annata, definendo il vino di Montefili “a total knockout… una magnifica introduzione alla gamma”.
Questi risultati rappresentano “il riconoscimento di una filosofia che trova le sue radici nella vigna”.
A oltre 500 metri di altitudine, sopra Panzano, Montefili adotta un approccio di precisione: raccolta manuale, rispetto della biodiversità naturale, vinificazioni artigianali in piccole parcelle. La produzione è volutamente limitata, frutto esclusivo di ciò che la terra offre, senza forzature.
Ogni bottiglia è preziosa per chi cerca autenticità e profondità nei vini.
Punteggi assegnati da Vinous:
Bruno di Rocca 2020 – 96 punti
Chianti Classico 2021 – 94 punti
Chianti Classico Gran Selezione Vinea Vecchia 2020 – 94 punti
Chianti Classico Gran Selezione Vinea nel Bosco 2020 – 94 punti
Anfiteatro 2020 – 94 punti
Serena Gusmeri, enologa e agronoma di Montefili
Il vero lusso sta nella misura e nell’autenticità. Ogni riconoscimento ci ricorda che la via di Montefili è quella di lasciare che sia il vigneto a parlare, con pazienza e precisione.
Montefili resta fedele alla sua essenza: “creare vini che non inseguono il tempo, ma lo accompagnano con eleganza”. Ogni riconoscimento internazionale è “una tappa di un cammino fatto di cura meticolosa, autenticità rara e profondo rispetto per la terra”.
Per i veri conoscitori, queste bottiglie non sono semplici etichette, ma “frammenti di un luogo e di una filosofia che vive solo qui, sulle colline di Panzano”.
La Redazione
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27 Settembre, 2025
C'era una volta. Storia di un vino
Correva l’anno 1773 quando un ricco commerciante inglese si imbatté con la sua nave nel porto di Marsala .. . Il suo nome era John Woodhouse e grazie alla sua grande visione nasco io.
Mi presento sono il Marsala Doc. Nasco dall’incontro tra il vecchio me – un vino locale – e la componente alcolica capace di rendermi più strutturato ed esaltare il mio aroma.
Grazie a questo processo di fortificazione fui in grado di competere con i vari Sherry e Porto già famosissimi nel mercato inglese.
Man mano che acquisivo fama, diverse famiglie inglesi giunsero a Marsala – tra loro gli Ingham o gli Whitaker. Ma coloro che mi innalzarono agli allori della fama furono Vincenzo e Ignazio Florio, due imprenditori calabresi che, arrivati in Sicilia nel 1832 mi trasportarono in tutto il mondo grazie alla loro flotta mercantile.
Divento così un brand, una vera icona del made in Italy. Nasce in quello stesso periodo la Cantina Florio che contribuisce infatti a garantirmi un’etichetta tutta italiana.
A quell’epoca sono oltre 200 le cantine che nascono in quel territorio ricco di solo vento e mare, condizioni climatiche e territoriali ottimali per la mia buona riuscita.
I vitigni da cui traggo origine, possiamo dire i miei genitori, sono principalmente il Grillo e il Catarratto coltivati in un territorio suggestivo sul livello del mare, la Riserva naturale della Laguna dello Stagnone. Tutto sa di magico, di divino, tutto si muove in una dimensione tra terra cielo mare vento e sole.
Altra zona votata alla mia produzione è a 250 mt sul livello del mare tra Marsala e Mazzara; ma entrambi i territori godono di condizioni climatiche ottimali alla mia crescita e sviluppo.
I miei compagni di viaggio sono invece il tempo e il gusto. Loro mi accompagnano nel percorso di crescita e sviluppo. Mentre il primo mi aspetta paziente come lui sa fare, testimoniando silenziosamente le mie fasi di affinamento e invecchiamento fino a dieci anni, regalando aromi e essenze straordinari; la piacevolezza e il gusto invece elargiscono e esaltano i sapori più complessi così riesco ad adattarmi alle svariate declinazioni di gusto.
Facendo un salto temporale arriviamo ai giorni nostri e alcune di quelle cantine costituiscono quello che oggi è il Consorzio volontario per la tutela del vino Marsala.
Il Consorzio associa viticoltori, vinificatori, piccole e grandi Cantine. Ha come scopo di controllare e promuovere la produzione di qualità profondamente legata al territorio di origine.
Da allora la strada percorsa è stata lunga, tortuosa e ha subito qualche battuta di arresto.
Oggi le cantine associate sono diciassette. Obiettivo comune è la valorizzazione del Marsala come vino di alta qualità.
Per citare qualche evento prestigioso che ha dato il giusto lustro al Consorzio, annoveriamo il Vinitaly 2024 durante il quale si è tenuta una conferenza su TERROIR MARSALA & WINEMUSEUM MARSALA con gli interventi del Presidente Renda, del vicepresidente Magnisi e del Master of Wine Pietro Russo.
E’ stato organizzato un incoming per la redazione del Tg2 che ha editato un servizio sul vino Marsala andato in onda nella rubrica Italia Europa coinvolgendo i produttori della filiera vitivinicola marsalese.
Il consorzio ha partecipato in Lussemburgo alle masterclass La storia di un vino moderno a cura di AIS Belgio e AIS Sicilia.
Il Marsala, è il primo vino italiano arrivato sul mercato internazionale. Così gli amici del Club AIS Belgio e Lussemburgo hanno presentato la serata ai soci (e non solo) che hanno presenziato alle due masterclass svoltesi a Bruxelles e a Lussemburgo il 18 e 19 ottobre 2024.
Due incontri, realizzati in collaborazione con AIS Sicilia e il Consorzio Marsala DOC e condotte da Franco Rodriquez e Ignazio Perez, che hanno entusiasmato un pubblico curioso e attento.
Ciò dimostra quanto interesse riesce a suscitare questo prodotto grazie anche alla storia che si porta dietro.
Il Format è stato anche il focus della seconda edizione del Marsala Doc Fest che ha visto una larghissima presenza di stampa italiana ed estera del settore enogastronomico.
Una tre giorni interamente dedicati al Marsala coinvolgendo gli ospiti in una serie di attività di approfondimento per il rilancio del brand.
Oggi il Marsala si presenta in una nuova veste, moderna, flessibile e capace di adattarsi e raggiungere nuovi stili di consumo senza mai perdere la sua anima autentica.
Ospite di una delle cantine più prestigiose (di cui non faccio nome per par condicio) ho imparato e apprezzato personalmente qualità e declinazioni di questo vino.
Oggi il Marsala è prodotto in diverse tipologie distinte per colore e affinamento. Ne ho assaggiate alcune in accoppiamento con alcuni cibi e sono arrivata a fare una scaletta personale.
Marsala Oro – è ottenuto da uve bianche come il Grillo o il Catarratto, ha un colore brillante, un sapore agrumato ed è ottimo con i formaggi erborinati e i crostacei.
Marsala Ambra – qui, oltre alle uve bianche si aggiunge il mosto cotto che gli conferisce un sapore più intenso. Profuma di caramello e spezie e si abbina tanto con i formaggi stagionati e piccanti
Marsala Rubino – è ottenuto invece da uve rosse come il Nero d’Avola o il Perricone. Ha un sapore fruttato come di ciliegia o ribes e si abbina molto al cioccolato fondente ma anche alle carni rosse.
A seconda della maturazione, il Marsala si distingue in diverse tipologie; dal Marsala Fine fino allo Stravecchio Vergine.
Personalmente quest’ultimo è quello che preferisco. Non è mai dolce e lo si può gustare con un aperitivo o con il pesce.
La degustazione e l’abbinamento del cibo rendono il viaggio appassionante nel mondo dell’enogastronomia oltre ad acquisire un ‘esperienza personale utile a sperimentare e formarsi un’opinione personale su un vino cosi antico e moderno al contempo.
Katia Manenti La Redazione Katia Manenti La Redazione
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Katia Manenti La Redazione Katia Manenti La Redazione
26 Settembre, 2025
Cavazza celebra l’autunno con il Creari Gambellara Classico DOC
Un bianco raro e avvolgente, figlio di un terroir unico
Montebello Vicentino (VI), settembre 2025 – L’autunno evoca colori caldi e ritmi più lenti, momenti intimi e raccolti da vivere con armonia. Proprio in questa stagione, Cavazza propone il vino perfetto: il Creari Gambellara Classico DOC, un bianco di grande personalità prodotto in quantità limitate e capace di evolvere negli anni.
Il Creari prende il nome dalla collina omonima, l’unica sottozona della DOC Gambellara a matrice calcarea, un’isola rara in un territorio per il 96% di origine vulcanica. Studi di zonazione (2001-2003) hanno evidenziato queste caratteristiche pedologiche che conferiscono alla Garganega un’espressione unica, complessa e longeva.
Elisa Cavazza
Il Creari è la sintesi perfetta tra memoria e unicità, un bianco gastronomico che accompagna i momenti più autentici dell’autunno.
La produzione del Creari comprende vendemmia tardiva e raccolta manuale in ottobre, seguite da macerazione a contatto con le bucce, fermentazione a temperatura controllata e sei mesi di affinamento sui lieviti con bâtonnage periodici. Dopo un lungo riposo in bottiglia, il vino esprime una complessità aromatica e una tensione gustativa uniche. Solo nelle annate migliori vengono prodotte 5.000 bottiglie.
Al naso il Creari apre con note di frutta matura e tropicale, arricchite da sfumature speziate di zafferano e liquirizia; al palato combina morbidezza e freschezza, con una vibrante impronta minerale che garantisce longevità. Attualmente è sul mercato l’annata 2020, simbolo della sua naturale capacità di evolvere nel tempo.
Se il rosso è tradizionalmente il vino dell’autunno, Cavazza sorprende con un bianco avvolgente e raro, un vino “hygge” che regala benessere profondo e intimo, calice dopo calice.
La Redazione
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26 Settembre, 2025
Nature Concrete. Il gusto sorprendente dei fiori eduli
Alle porte di Roma, tra le colline di Frascati, due giovani visionari stanno rivoluzionando il modo di intendere la natura e la tavola. Amelie e Michelangelo, con la loro azienda agricola “Nature Concrete”, trasformano i fiori in esperienze sensoriali da vivere e gustare.
Varcato il cancello di via Grotte di Maria, è Michelangelo ad accogliermi con una stretta di mano calda e sincera. Il suo sguardo trasmette sicurezza, come se sapesse già che ciò che sto per vivere non sarà una semplice visita. Poco più in là, immersa in un tappeto di colori, appare Amélie: giovane, elegante, con le mani che sfiorano i petali come se stesse accarezzando un’opera d’arte. Il suo sorriso francese è contagioso.
Benvenuto nel nostro mondo
mi dice Michelangelo, aprendo le braccia come a voler abbracciare quel giardino di 3000 metri quadri. La mia curiosità cresce: non capita tutti i giorni di assaggiare i fiori.
Non resisto e la mia prima domanda è quasi ingenua
Ma da dove nasce un nome così particolare, Nature Concrete?
Michelangelo si ferma un attimo, quasi a voler tornare indietro nel tempo.
Nature Concrete è un nome che porto nel cuore da tanto tempo. In realtà è nato ben prima che esistesse questa azienda, ben prima che ci fosse Amélie al mio fianco. Allora c’ero solo io, con il desiderio di coltivare e fare qualcosa di diverso, di particolare.
Il suo racconto si fa più intimo. Mi parla di Camillo, suo fratello, designer dalla sensibilità artistica rara. Fu lui, in un momento di intuizione, a dare forma a quell’idea embrionale.
Camillo non si è limitato a inventare un nome. Ha avuto una visione. Ha immaginato un’identità, ha disegnato un logo. E quel dono, in realtà, è stato il seme che mi ha spinto ad andare avanti.
Amélie sorride, ascoltando.
Quel nome ci ha scelti prima ancora che noi scegliessimo lui, All’inizio apparteneva solo a Michelangelo, poi con il tempo è diventato nostro, e oggi racconta chi siamo: due anime diverse che si incontrano.
Il dualismo è il cuore del progetto: Michelangelo, laureato in Scienze e Cultura della Gastronomia e della Ristorazione, è la mente strategica, il “concreto”, colui che si occupa di gestione strategia e business. Amélie, invece, laureata in Botanica e Gestione degli habitat tropicali con una specializzazione in agroecologia, custode della natura e delle tecniche di agricoltura ecologica che fondano ogni loro scelta.
Sui social giochiamo spesso con questa complementarità. Io sono Michi il Concreto, lei è Amélie. Due facce della stessa medaglia.
Guardandoli insieme, non posso che pensare che Nature Concrete non sia solo un nome, ma un manifesto vivente di equilibrio e armonia.
Il loro percorso prende forma nel 2020, in piena pandemia. Dovevamo decidere se andare a Montpellier, la mia città, o restare qui a Frascati. Alla fine, qui c’era la terra di famiglia e il desiderio di coltivare ci ha spinti a non fermarci. Mi guardo attorno: venti varietà di fiori eduli, coltivati senza trattamenti, brillano al sole. Amelie li osserva con una dolcezza quasi materna. Da bambina, quando avevo sette anni, correvo per i prati e raccoglievo fiori eduli. Li davo alle mie amiche perché li assaggiassero mi confida ridendo.
La mia curiosità è alle stelle. E adesso me li fate assaggiare? chiedo, un po’ emozionato. Amélie si illumina Certo! Preparati a un viaggio sensoriale. La degustazione inizia con la Begonia rossa: in bocca sprigiona un gusto sorprendentemente simile al limone. Sembra davvero di mordere un limone! Lei ride divertita Aspetta la prossima. Infatti, la Begonia bianca porta con sé la freschezza del lime. La rosa gialla, invece, conquista per la sua intensità aromatica più che per il sapore.
Arriva la Dalia, un fiore dai toni violetti che ricorda in bocca il carciofo crudo. Senti che forza ha?, mi chiede Amélie. Poi tocca al nasturzio Attento, è piccante! Mi avverte Michelangelo. In bocca un’esplosione di fuoco che subito si equilibra con la dolcezza del nettare.
La *Lippia dulcis* sa di caramella alla liquirizia, un ritorno all’infanzia che mi strappa un sorriso. E infine il fiore elettrico, l’Acmella: limone e mentolo insieme, un vortice che stimola la salivazione. È il nostro fiore più sorprendente. Un piccolo concentrato di energia.
Ogni assaggio è accompagnato da aneddoti e curiosità che rendono il momento ancora più unico. Mi sento come un esploratore che, invece di attraversare oceani, scopre un mondo intero dentro un petalo.
Nature Concrete non è soltanto un’azienda agricola: è una visione, un modo diverso di abitare la natura e di portarla sulla tavola. È l’invito a guardare i fiori non più come semplici ornamenti, ma come ambasciatori di sapori, memorie ed emozioni. Passeggiando tra i loro campi ho compreso che ogni petalo custodisce un mondo, e che dietro a quel mondo ci sono due giovani sognatori che hanno scelto di coltivare bellezza e condividerla. Grazie ad Amélie e a Michelangelo, ho scoperto che anche un prato può trasformarsi in un menù sorprendente, capace di intrecciare scienza e poesia. La loro è una storia che invita ad aprire gli occhi, a lasciarsi guidare dal gusto della natura, e a credere che nelle cose più delicate si nasconde spesso la forza più grande. Roberto Silvio De Pascale Mi trovi su Instagram come unpuglieseinterrapontina Il buon vivere
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Il loro percorso prende forma nel 2020, in piena pandemia. Dovevamo decidere se andare a Montpellier, la mia città, o restare qui a Frascati. Alla fine, qui c’era la terra di famiglia e il desiderio di coltivare ci ha spinti a non fermarci. Mi guardo attorno: venti varietà di fiori eduli, coltivati senza trattamenti, brillano al sole. Amelie li osserva con una dolcezza quasi materna. Da bambina, quando avevo sette anni, correvo per i prati e raccoglievo fiori eduli. Li davo alle mie amiche perché li assaggiassero mi confida ridendo.
La mia curiosità è alle stelle. E adesso me li fate assaggiare? chiedo, un po’ emozionato. Amélie si illumina Certo! Preparati a un viaggio sensoriale. La degustazione inizia con la Begonia rossa: in bocca sprigiona un gusto sorprendentemente simile al limone. Sembra davvero di mordere un limone! Lei ride divertita Aspetta la prossima. Infatti, la Begonia bianca porta con sé la freschezza del lime. La rosa gialla, invece, conquista per la sua intensità aromatica più che per il sapore.
Arriva la Dalia, un fiore dai toni violetti che ricorda in bocca il carciofo crudo. Senti che forza ha?, mi chiede Amélie. Poi tocca al nasturzio Attento, è piccante! Mi avverte Michelangelo. In bocca un’esplosione di fuoco che subito si equilibra con la dolcezza del nettare.
La *Lippia dulcis* sa di caramella alla liquirizia, un ritorno all’infanzia che mi strappa un sorriso. E infine il fiore elettrico, l’Acmella: limone e mentolo insieme, un vortice che stimola la salivazione. È il nostro fiore più sorprendente. Un piccolo concentrato di energia.
Ogni assaggio è accompagnato da aneddoti e curiosità che rendono il momento ancora più unico. Mi sento come un esploratore che, invece di attraversare oceani, scopre un mondo intero dentro un petalo.
Nature Concrete non è soltanto un’azienda agricola: è una visione, un modo diverso di abitare la natura e di portarla sulla tavola. È l’invito a guardare i fiori non più come semplici ornamenti, ma come ambasciatori di sapori, memorie ed emozioni. Passeggiando tra i loro campi ho compreso che ogni petalo custodisce un mondo, e che dietro a quel mondo ci sono due giovani sognatori che hanno scelto di coltivare bellezza e condividerla. Grazie ad Amélie e a Michelangelo, ho scoperto che anche un prato può trasformarsi in un menù sorprendente, capace di intrecciare scienza e poesia. La loro è una storia che invita ad aprire gli occhi, a lasciarsi guidare dal gusto della natura, e a credere che nelle cose più delicate si nasconde spesso la forza più grande. Roberto Silvio De Pascale Mi trovi su Instagram come unpuglieseinterrapontina Il buon vivere
26 Settembre, 2025
Cristian Ferrero. Un ragazzo speciale
Cosa facevate a venti anni?
Io ero all’università. Facoltà di Ingegneria. Studiavo, certo, e non mi sono mai divertito come in quel periodo della mia vita. Era dura. Sveglia alle 5, autobus da Latina città a Latina Stazione. Treno fino a Roma. Si fa per dire treno. Era più un carro bestiame sul quale non sono mai riuscito a sedermi. Mai dico mai in cinque anni di università. Poi da Roma Termini di corsa fino in facoltà per le lezioni, poi di nuovo via verso Latina. Oltre lo studio, tante altre attività così che per i libri di tempo ne rimaneva poco. Mi sono divertito davvero tanto. Almeno fino a quando non ho iniziato a lavorare. Ma che dico! Anche al lavoro mi divertivo e tanto. Nonostante gli orari pazzeschi e le infinite cose da fare.
Solo che a venti anni non mi sarebbe mai passato per la mente di rilevare una azienda. Non è che mio papà ne avesse una poi. Era un semplice dipendente statale. Come mamma, insegnante elementare. Le aziende per me erano quelle grandi. Quelle con gli operai e i macchinari. Rilevarne una? Neanche per l’anticamera del cervello.
Eppure, quando conosco Cristian Ferrero, la prima cosa che apprendo di lui leggendo semplicemente il suo sito internet è:
Finiti gli studi, nel 2021, ho deciso di rilevare l’azienda per continuare la tradizione di famiglia
Minchia! La prima espressione che mi è venuta in mente. Si Minchia. Non è che pure quando pensiamo dobbiamo avere una etichetta politically correct.
Un ragazzo che a nemmeno venti anni decide quale sarà il suo futuro merita una espressione del genere (e al diavolo il politically correct).
Siamo a Monforte d’Alba, cuore delle Langhe, quel territorio baciato da Dio dove ha trovato casa il Nebbiolo per donare un semidio come il Barolo. Qui i terreni oggi costano uno sproposito anche se tanti anni fa, proprio prima del boom del Barolo, nessuno voleva più coltivare la terra.
Perché l’azienda nasce negli anni ‘60 con mio nonno Amedeo che da mezzadro, cioè una una specie di schiavo, però un po’ più moderno, lavorava. In una di queste cascine, che sono queste case grandi con tanta terra in cui il padrone prende una famiglia a lavorare e dove quello che produce per l’80% va dal padrone.
Cristian è un ragazzo che parla poco e quando lo fa, è a bassa voce. Ti guarda con uno sguardo intenso, vigile, attento. Dentro la testa i pensieri vanno a mille. Forse non vuole sprecare fiato, utilizzarlo per inutili parole. Contano i fatti. Conta ciò che è stato e non deve più accadere. Come la mezzadria e lo sfruttamento che in qualche modo ha percepito. I racconti dei nonni che magari nemmeno volevano trasmettere ai nipoti le sofferenze e gli stenti. Anche se poi qualcosa traspare sempre.
La fatica e i sacrifici per portare avanti una famiglia. I figli, i nipoti.
Erano da un’altra parte dove anche mio papà è nato. Poi sono andati via.
Anche se i soldi non bastavano mai, occorreva metterli da parte per provare, almeno provare a smarcarsi dalla mezzadria. Avere un podere tutto proprio con una terra tutta propria. Mai più schiavi.
Fortunatamente con i soldi che si era messo da parte ha comprato questo Ciabot. Una casa piccolissima, un rudere con un ettaro di terreno. C’era già pò di vigna, del bosco, delle piante da frutta. Una casa. Lavorava la sua terra, non più sotto padrone.
Tutto inizia con nonno Amedeo dunque. Una moglie e tre figli, due femmine e un maschio. Il terreno, un pò di bestiame. Ciò che serviva per la famiglia.
Quello che serviva alla alla famiglia. Arrancando così sono riusciti ad andare avanti. Nonno era una persona umile, molto umile. Non si è mai espanso.
Ma come poteva espandersi? I sacrifici costano energia oltre che fatica. Una piccola casa, la terra. La libertà. Tutto il resto era per gli altri. Per le future generazioni. Lui, il proprio compito l’aveva svolto. Solo che l’azienda era piccola. Troppo piccola perché il figlio potesse lavorarci e innestare un’altra famiglia. Le due figlie femmine avevano, per fortuna, trovato un’altra strada. Comunque l’azienda non sarebbe bastata.
È così che papà Cesare va a fare il cantoniere per la Provincia. Un lavoro statale. Ben pagato. Il posto fisso.
E lui ha fatto quello per 25 anni. Fino fino a quando io avevo circa 15 anni. Nel frattempo, con il nonno che era ancora in vita, papà faceva il doppio lavoro aiutando proprio il nonno. A mio padre è sempre piaciuto lavorare nella vigna. Però finché c’era solo quello non potevi vivere e dar da mangiare a tutta una famiglia.
Poi le cose accadono. Quando meno te lo aspetti l’occasione per cambiare il corso della vita, arriva. Bussa alla porta e non devi far altro che aprire o meno. In entrambe i casi accade qualcosa e le decisioni vanno affrontate.
Il nostro vicino ha deciso di affittarci delle vigne così che papà e mamma si sono sposati e l’azienda è diventata a nome di mia mamma. Papà, lavorava lì e non poteva avere un altro reddito. Siamo così passati a circa due ettari.
Ricapitoliamo. Papà Cesare lavora come cantoniere e non può avere un secondo reddito. L’azienda è intestata a mamma Wilma. Due ettari dei quali uno di proprietà. Ci sono poi due figli: Stefano quello più grande, Cristian il piccolo.
A lui non gli è mai piaciuta tanto la campagna. Quindi ha studiato e poi ha lavorato cinque anni come l’idraulico. Si è stufato e ha trovato lavoro in una cantina come cantiniere. In una cantina concorrente.
Per Cristian lavorare in altre cantine è qualcosa di estremamente positivo. Lo ha fatto anche lui in fondo per apprendere più velocemente quanto c’è da sapere sul vino. Cosa questa che conferma quanto sia in grado di apprendere tutto ciò che riesce a captare.
È il 2000 quando papà Cesare si licenzia.
Qui un altro minchia ci sta tutto. Non mancano tanti anni alla pensione e il posto fisso è sempre il posto fisso (come Checco Zalone insegna nel mitologico film Quo vado). Alla porta bussa un’altra opportunità: affittare ulteriori sei ettari dagli stessi che qualche tempo prima avevano affidato l’ettaro.
Venticinque anni fa. Pensate bene a quanto il movimento del vino nelle Langhe sia cresciuto in così poco tempo. Se con gli occhi di oggi ricevere l’offerta di un solo ettaro in affitto (occorrerebbe poi vedere a che cifra) sia un sogno, sei ettari rappresenterebbero l’imponderabile.
L’opportunità di espandersi è per la famiglia Ferrero troppo ghiotta. Ghiotta ma incompatibile con il lavoro statale.
Non abbiamo mai parlato di cantina e di bottiglie perché le vigne si coltivavano per produrre e vendere uva. Null’altro. Magari un pò di vino per la famiglia ma non certo l’imbottigliamento. L’azienda si basa cioè solo sulle vigne e sul conferimento. Fare il vino è altra cosa.
E poi, io divento grande, diciott’anni, mi diplomo. Non ha fatto l’università. Ho fatto un corso da economo e per due anni ho lavorato in queste cantine per farmi un pò di esperienza. Nel mentre rubavo un pò dì uve ai miei genitori per iniziare a fare del vino da solo.
Anche se non lo sapeva, Cristian inizia a fare quelli che quelli bravi chiamano microvinificazioni. Solo che la prima cosa che fa è comprare una barrique per metterci del Nebbiolo a diventar Barolo. Cristian prende 300 litri di Nebbiolo e le mette in una barrique nel 2018 per poterlo poi imbottigliare almeno tre anni dopo!!
Ne avevamo una lì poi ne ho comprato una nuova per essere più sicuro. E quindi, facevo magari trecento bottiglie di Barolo eh?
Eppure a guardarlo Cristian non sembra un impulsivo o uno che fa le cose tanto per farle. Non sembra agire mai senza ben pensarci su alle cose da fare. Riflette dunque, poi agisce. E allora pensare di iniziare a produrre vino partendo dal Barolo, da che deriva? Perché o sei un folle o un genio.
Non ho assaggiato quel Barolo li, il primo, ma quello del 2020, due anni dopo. È il Bricco San Pietro, una delle MGA del Barolo.
Un Barolo che nel calice è respiro della terra e battito delle vigne, promessa di una storia che è appena iniziata e già vuol esser leggenda.
I sentori sono grintosi graffi che penetrano balsamicamente nella mente lasciando il segno pungente di frutta non ancora matura e di sottobosco. Fini spezie sonnolenti si destano repentinamente aumentando la sensazione di ficcante finezza. Ruggenti e impetuose sensazioni che sanno di maestosa complessità.
In bocca la freschezza dei potenti tannini sembra incutere timore come fauci di un felino. Sono denti forti ma delicati così da afferrare i propri cuccioli per portarli altrove. È cosi che un cuore di fragoline selvatiche e petali di rosa appassita riesce ad evocare eleganti sensazioni lasciando la bocca meravigliosamente al sicuro.
Elegantemente coinvolgente ha in sé la fierezza del Nebbiolo e la lungimiranza di Barolo per un vino che come il leone cucciolo, sarà Re quanto prima.
Poi negli anni ho aumentato un pò la produzione. Adesso siamo a 1500 bottiglie di Barolo. Abbiamo una cantina che è piccolina, quindi più di così non riesco a fare,
E dire che produce anche Barbera e Nebbiolo. Vini più freschi e tradizionali.
Per adesso abbiamo tre botti da 12 ettolitri. I miei genitori mi hanno aiutato sicuramente. Per la Barbera ho iniziato a vendere qua in zona, visto che andava bene. Dicevano che era che era buono. Quindi, finendo la scuola, ho aperto la partita IVA perché il vino che facevo prima era assegnato a mia mamma. Poi facendo la cessione, siamo riusciti a mettere l’azienda a mio nome così cheho potuto imbottigliare mio nome. Era nel 2018.
Io sto li a sentire Cristian che mi racconta questa storia come se fosse la cosa più normale del mondo. Un ragazzo di neanche venti anni che da solo inizia a fare microvinificazioni partendo dal Barolo. Produce pure Nebbiolo e Barbera ma lui dice che sono cose più fresche da vendere “così”. Visto che vuole imbottigliare e uscire con l’etichetta a suo nome (l’azienda conferisce solo ed è in capo a mamma Wilma) si fa intestare l’azienda. Nel mentre l’azienda è arrivata a dodici ettari e le bottiglie sono oggi a circa 8000 per poi arrivare a breve a circa 10/12 mila. Ovviamente tutto il resto dell’uva viene conferito.
Abbiamo trovato altra terra e l’abbiamo comprata. Un altro posto, non qua vicino a casa e. A 6 km. Tre ettari poco fuori dalla zona del Barolo, sotto il comune di Novello che fa parte del Barolo. Ma non per quelle terre.
Nel mentre, tutti questi ettari di vigneto sono stati soggetti ad estirpazioni e reimpianti da Dolcetto a, principalmente, Nebbiolo e Barbera. Oltre che Chardonnay voluto commercialmente da Cristian per avere un vino fresco e leggero in gamma.
Pensieri da adulto navigato altro che ragazzo appena uscito dalle scuole superiori.
Cristian è uno che impara in fretta. Parla poco. Ascolta e guarda tutto senza perdersi nulla. Così che, adesso in Langa tutti fanno Chardonnay, sta già pensando di impiantare qualcos’altro. Come un Sauvignon.
Sono andato a mangiare al ristorante con i miei amici decidendo di bere una bottiglia, Era un Sauvignon che mi è piaciuto particolarmente. Devo decidere tra un Rossese e un Sauvignon ovvero tra un territoriale o un internazionale. Deve però piacere subito a me. Posso anche basarmi sui gusti della gente però deve piacere a me e alla mia famiglia.
Sapete cosa contraddistingue i vini di Cristian? Non è solo la finezza che in molti casi è tipica delle Langhe quanto la leggiadra eterea sensazione che solo i vini ben fatti possono offrire. Quella magica capacità di essere bevuti godendone appieno le singole particelle senza alcun tipo di appesantimento così da poterli abbinare nei modi più disparati. Proprio per questo ho voluto sperimentare i vini di Cristian Ferrero in una calda serata romana abbinando Chardonnay, Nebbiolo, Barbera e, ovviamente, Barolo con piatti di pesce. A questo link trovate tutto su quella magica serata di luglio. Magica sia perché sotto le stelle di Roma sia perché si è avuta la dimostrazione che con le giuste temperature anche i vini rossi, purché fini ed eleganti, si abbinano perfettamente con piatti di mare.
Cristian è completamente autodidatta. Si fa aiutare dagli amici, chiede consigli, fa le sue analisi. Poi decide lui. Come per la vigna dove non può vigere che una lotta integrata senza alcun uso di diserbanti.
In vigna e in cantina c’è sempre papà Cesare e mamma Wilma con Stefano che ogni tanto da una mano.
A 26 anni Cristian è ancora un ragazzo. Io a 26 anni avevo appena iniziato a lavorare come ingegnere in Fiat Auto. Un quasi posto fisso. Cosa realmente sapessi fare non lo so. Di certo sarei voluto diventare l’Amministratore Delegato. Sogno ovviamente svanito per tanti motivi. Principalmente perché il destino di una persona che lavora in una grande azienda non è per nulla nelle proprie mani. Quello di Cristian invece si. Senza fare il passo più lungo della gamba. Piano piano. Con giudizio e senza fretta. Le occasioni per la terra sono arrivate e prese. Senza rischi. Comprare adesso sarebbe impensabile. C’è da rimettere a posto la cantina per renderla più grande e per soddisfare le esigenze future quando dal conferimento si passerà all’imbottigliamento. Il sogno o meglio, l’obiettivo è arrivare alle ottantamila bottiglia
È felice. Contento di quello che fa. Rimanere in azienda anzi, acquisirla. Lavorare come pochi della sua età avrebbero fatto. Sbagliare anche grazie a due genitori che glielo hanno consentito.
Ho dovuto buttare via del vino perché non era buono, vabbè, eh poca roba quello mi è servito. A settembre di due anni fa mi sono rotto una gamba con la moto, quindi ho saltato completamente la vendemmia. Dopo l’incidente sono cambiato proprio io il modo di fare il modo di vedere le cose. Sono cresciuto dentro diventando più pacato, più responsabile .Forse il fatto di non poter partecipare ad una situazione importante come la vendemmia. Lì ha pesato tanto credo l’avere in qualche modo tra virgolette, obbligato gli altri.
Ecco svelata la pacatezza di un ragazzo speciale. Un uomo che è ancora ragazzo anche se cresciuto in fretta. Pensieri come questo aiutano solo a capire quanto in fretta. Dinanzi a te ancora tantissime vendemmie, tantissime botti da riempire, tantissimi vini da sperimentare. Forse proprio quell’incidente in moto, quella vendemmia mancata hanno trasformato un ragazzo con tanta fretta di diventare grande in un vignaiolo pacato e disciplinato. Assolutamente perfetto per i vini delle Langhe.
Io sono assolutamente certo che tra poco più di dieci anni parleremo di Cristian Ferrero come uno dei più bravi produttori di Barolo.
In bocca al lupo Cristian!
Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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25 Settembre, 2025
Bricco dell'Uccellone Barbera d'Asti DOCG di Braida premiato come miglior Barbera nella Guida Essenziale ai Vini d'Italia 2026 di Doctorwine
La Guida Essenziale ai Vini d’Italia 2026 di DoctorWine, a cura di Daniele Cernilli, premia per il secondo anno consecutivo il Bricco dell’Uccellone Barbera d’Asti DOCG di Braida come Miglior Barbera, attribuendogli 97 punti.
Il vino recensito in guida quest’anno è quello della vendemmia 2022. Già nell’edizione 2025, all’interno della speciale classifica, il Bricco dell’Uccellone 2021 era stato insignito dello stesso prestigioso riconoscimento.
Dal 2019, la guida ha istituito una speciale classifica che premia i migliori vini prodotti in ampia prevalenza da un singolo vitigno, tra i principali coltivati in Italia, sia autoctoni che internazionali. Il Bricco dell’Uccellone Braida si è affermato anche quest’anno come il vino che ha ottenuto il punteggio più alto nella sua categoria, nell’ambito della degustazione effettuata dalla redazione della guida.
Bricco dell’Uccellone
Ci sono vini che si fanno amare al primo assaggio. Che si fanno ricordare. Che entrano nella storia. Vini che la storia, in qualche modo, sanno plasmarla. È il caso del Bricco dell’Uccellone di Braida, prima vendemmia 1982, ormai più di 40 anni fa.
In un contesto in cui la Barbera era considerata un vitigno di scarso prestigio, l’avanguardista Giacomo Bologna reinterpretò il potenziale di quest’uva con una visione aperta alla modernità e all’internazionalità.
Giacomo seppe pensare in grande: la sua “ricetta” si basò sulla selezione dei cru, le rese molto più basse dell’ordinario e l’affinamento del vino in barrique di rovere francese per donare al vino eleganza e struttura. Questi furono gli strumenti principali per rivendicare dignità e dare nuova enfasi a uno dei vitigni principali del Piemonte, inaugurando per la Barbera una fase rivoluzionaria che fu presto presa ad esempio da gran parte degli altri produttori.
Tre anni dopo la prima vendemmia, all’uscita in commercio di questa bottiglia che all’epoca era etichettata come “vino da tavola”, il successo fu travolgente. I riconoscimenti iniziarono a piovere immediatamente sul Bricco dell’Uccellone, tanto che la giornalista inglese Jancis Robinson, nel suo Oxford Companion to Wine, alla voce Barbera scrive:
“L’uomo che per primo mise la Barbera sul piedistallo, dimostrando che era un vino serio, fu Giacomo Bologna dell’azienda Braida, il cui Bricco dell’Uccellone fu la prima Barbera a essere commercializzata a livello internazionale”.
A suggellare questo percorso, nel 2019 al Castello di Bensberg, il Bricco dell’Uccellone Braida ha ricevuto il riconoscimento “Wein Legende”, il primo vino piemontese a essere annoverato nella hall of fame dei vini più importanti del mondo e terzo vino italiano.
La Redazione
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