Il Premio speciale per la cultura del vino in Alto Adige va a James Suckling Arrow Right Top Bg

25 Settembre, 2025

Il Premio speciale per la cultura del vino in Alto Adige va a James Suckling

  Il noto critico enologico americano premiato per oltre 40 anni di passione e sostegno ai vini altoatesini   James Suckling, uno dei critici enologici più influenti al mondo, riceve il Premio speciale per la cultura del vino in Alto Adige conferito dal Consorzio Vini Alto Adige. Da più di 40 anni, Suckling segue con attenzione e passione l’evoluzione qualitativa dei vini altoatesini, contribuendo a promuoverli a livello globale. Classe 1956, Suckling ha dedicato oltre trent’anni della sua carriera alla prestigiosa rivista statunitense Wine Spectator, ricoprendo il ruolo di redattore capo per l’Europa e specializzandosi anche sui vini italiani. Il suo primo contatto con i vini dell’Alto Adige risale ai primi anni Ottanta, un periodo in cui la viticoltura locale muoveva i primi passi verso una svolta qualitativa significativa. Andreas Kofler, presidente del Consorzio Vini Alto Adige James Suckling ha seguito l’ascesa dei vini altoatesini fino a raggiungere traguardi importanti, osservandoli sempre con uno sguardo critico e costruttivo. Questo premio è anche un segno della nostra riconoscenza per il suo occhio vigile e appassionato, che ha accompagnato lo sviluppo della cultura vinicola altoatesina senza mai puntare il dito, ma con grande impegno. Dal 2010 Suckling ha lasciato Wine Spectator per fondare il proprio portale digitale, jamessuckling.com, una piattaforma che offre recensioni, approfondimenti, video e storie sul mondo del vino. Qui i vini altoatesini trovano uno spazio importante che contribuisce a rafforzarne la reputazione e presenza nei mercati europei, americani e asiatici, come sottolinea Eduard Bernhart, direttore del Consorzio. Questo riconoscimento assume così anche un valore simbolico, rappresentando il legame profondo e duraturo tra il critico e il territorio dell’Alto Adige, la cui eccellenza vinicola continua a crescere e affermarsi nel mondo grazie a collaborazioni come questa. La Redazione
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Vendemmia 2025 nei vigneti di Masi Agricola: equilibrio tra sfide climatiche e potenziale qualitativo Arrow Right Top Bg

25 Settembre, 2025

Vendemmia 2025 nei vigneti di Masi Agricola: equilibrio tra sfide climatiche e potenziale qualitativo

  Un’annata promettente che si esprime tra Valpolicella, Oltrepò Pavese, Valdobbiadene, Trentino e Friuli   La vendemmia 2025 si presenta solida e promettente per Masi Agricola, che racconta un’annata di spessore caratterizzata da un equilibrio tra le sfide meteorologiche e un elevato potenziale qualitativo su tutti i territori di produzione, dalla Valpolicella Classica all’Oltrepò Pavese, dal Valdobbiadene al Trentino e al Friuli. Dopo un giugno molto caldo con picchi oltre i 37°C e un luglio segnato da grandinate localizzate, le uve hanno mantenuto qualità e sanità grazie a una gestione agronomica attenta. Il calendario vendemmiale vede un leggero ritardo rispetto al 2024, ma una produzione più stabile e positiva. In Valpolicella Classica, l’attenzione è focalizzata sulla maturazione fenolica e zuccherina, con una raccolta che inizierà nelle zone di bassa collina nella prima decade di settembre, per poi passare alle vigne d’alta collina destinate all’appassimento degli Amaroni. Positivi i segnali da Canevel a Valdobbiadene, dove l’equilibrio tra acidità e zuccheri lascia prevedere spumanti di raffinata eleganza, e conferme arrivano dalle tenute Casa Re nell’Oltrepò Pavese e dalle prime raccolte di Vermentino in Val d’Orcia. Il presidente Sandro Boscaini sottolinea come le anomalie climatiche siano sempre più presenti, ma la forza dei territori storici come la Valpolicella Classica stia nel saper valorizzare suoli e vitigni autoctoni attraverso tradizione e innovazione. Riconosce inoltre un mercato globale oggi più fragile, segnato da incertezze geopolitiche e normative, che richiede una visione condivisa, strategica e comunicativa affinché l’eccellenza si traduca in valore reale e sostenibile. Siti Masi nelle Venezie e in Toscana Valpolicella Classica: grappoli sani, maturazione regolare, con prossima vendemmia di Campofiorin e cru Amaroni. Lago di Garda (Tenuta Canova): condizioni climatiche impegnative, ma maturazione fenolica regolare per Corvina, Rondinella e Corvinone. Soave: lievi danni da grandine ma qualità eccellente, raccolta a fine settembre. Lugana: uve sane, qualità elevata, gestione biologica nei vigneti Lunatio. Valdobbiadene: uve perfette, pre-raccolta per Metodo Setàge e cru Terre del Faé e Campofalco. Trentino (Conti Bossi Fedrigotti): raccolte eccellenti di base spumante, via alle uve rosse. Friuli Venezia Giulia: vendemmia iniziata con Pinot Grigio, qualità ottima nonostante grandinate. Oltrepò Pavese: vendemmia Pinot Nero iniziata, attesi vini di qualità superiore. Toscana (Val d’Orcia): ottima annata per Vermentino e Sangiovese, raccolta a settembre. Evento di punta Il 19 settembre si terrà la tradizionale “Festa della Vendemmia 2025” a Masi Tenuta Canova (Lazise, Lago di Garda), un’esperienza aperta agli appassionati con visite guidate, degustazioni e una cena esclusiva con vini protagonisti anche nel piatto. La Redazione
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FLY & RUN AMP Arrow Right Top Bg

25 Settembre, 2025

VIGNETI DELLE DOLOMITI IGT "FLY" & "RUN" 2023, AMP

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 6 Maggio, presso il MANGILI GARDEN HOTEL di Roma 5 Produttori hanno presentato alcune delle loro etichette durante una serata in cui cibo e vino si sono presi per mano e hanno parlato Qualità e Territorio. Abruzzo, Alto Adige, Toscana, Trentino e Sicilia, TENUTA DEL PRIORE COL DEL MONDO, AMP, LEUTA WINERY, LA MAGIA, STATELLA, bolle, bianchi, rosati e rossi, stili diversi, stessa mentalità. Per motivo di spazio le righe che leggerete sono dedicate a uno solo di loro ma gli altri…non me li lascerò scappare, è solo questione di tempo.   ANDREA Beh Andrea (Moser) non è certo un novellino. Si è fatto le ossa con FRANZ HAAS, ha messo su muscoli dirigendo quella CANTINA CALDARO che è la più grande Cantina Cooperativa dell’Alto Adige. Giovane, dinamico, paura di niente, né di sperimentare (ripenso a quel PROJECT XXX che stava per eXplore, eXperiment, eXclusive di cui scrissi qui tanto tempo fa) né di tirare una linea sul passato e percorrere sentieri mai battuti.   TEMPORARY WINE TEMPORARY WINE è un progetto “figlio” di XXX, un progetto che in buona parte stravolge il concetto comune di enologia e invita a dimenticare le annate asservite al vino per abbracciare con animo puro il vino asservito all’annata. I vini pensati da Andrea sono vini itineranti, migranti come è migrante la vite, figli del territorio, del clima impazzito, della fortuna, della bravura, dell’estro del winemaker. Cambiano regioni e vitigni, cambiano le idee, cambiano gli uomini…strade sempre diverse per vini pensati e voluti per essere unici, emozionanti e irripetibili. Il cuore, la passione, l’attenzione, la cura, il rispetto: sempre quelli, mai diversi. “FLY” & “RUN” Ying e Yang, pinot entrambi, bianco e nero, stessa vigna, stesse radici a percorrere sentieri diversi, due vini per due dediche (scoprite Voi a chi). – VIGNETI DELLE DOLOMITI IGT PINOT BIANCO “FLY” 2023, AMP: ha la leggerezza del pallone dei fratelli Mongolfier, quella dell’aria frizzante delle alte quote. Intenso come una sequenza di microappigli su una placca strapiombante, di ruvida solidità come quei porfidi che le radici della vite sondano fin nel profondo. Calcare e porfido, l’acqua e il fuoco che diventano terra, l’aria a fare da legante. Alterna l’agrume alla pesca bianca, il mughetto alle erbe aromatiche, calca la mano sullo sfalcio maturo e sul contadino che si terge la fronte, sciacqua il tutto con una salina onda di risacca che vien voglia di surfare. Il sorso è marinaio che segue la bussola del sale, dritto, preciso lungo la rotta dell’olfatto orza sulla scia glicerica fino al porto sicuro della mandorla tostata e della scorza d’agrume. Forse un po’ impostato, certamente profondo, assolutamente verticale. Non basterà una bottiglia per comprenderlo, compratene “tre per tre” tre di questa annata e tre delle due che seguiranno. Poi non ce ne saranno più e Voi…non è detto che abbiate capito. 91 Punti. – VIGNETI DELLE DOLOMITI IGT PINOT NERO “RUN” 2023, AMP: “RUN” è più terragno, vola basso anzi…corre. Piè veloce come Achille l’Eroe, piede alato come Mercurio messaggero. A voi la scelta, lui corre e racconta di chilometri che sono diventati viaggio. Viene dall’Oriente e ha una bisaccia di spezie vinta ai dadi col Syrah. Mimetico ha attraversato i boschi portando in dote resine e strobili, calpestato terra bagnata, masticato viticci per goliardia bambina. Per carità, il frutto c’è, succoso, aspro, dissetante, la visciola, il lampone…ce n’è tanto, ma è per quelli che si fermano all’abito e non indagano lo spirito. Il sorso è la meta del viaggio (o forse no), di certo è un passo che ti toglie da dov’eri e ti porta altrove. L’hai pensato fresco e l’hai voluto fresco! L’hai messo nella glacette e ringrazi l’intuito (ché l’esperienza e solo di chi sa o c’è già passato). Il primo è lungo, affilato, dissetante, se non facessi finta di essere uno che “assaggia” saresti già al secondo bicchiere di questo girotondo che come la storia s’avvolge su se stesso. Prima il frutto, poi il bosco, poi la spezia, poi intrichi mediterranei, poi il frutto…sempre uguale e sempre diverso. Vi ricordate delle “tre bottiglie per tre anni”? Pensate al domani e vivete l’oggi. Pensate al girotondo. 90 Punti. “FLY” & “RUN” non costano poco, ma sono UNICI e ce ne sono pochipochi, cercateli, se Vi capita assaggiateli, se potete comprateli, se li comprate compratene tre (per tre). Cosa faccio io? Non ve lo dico   Roberto Alloi VINODENTRO  
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Grande successo per la quinta edizione dei Giardini della Casa del Vino: La Valtènesi celebra il premio Sante Bonomo Arrow Right Top Bg

24 Settembre, 2025

Grande successo per la quinta edizione dei Giardini della Casa del Vino: La Valtènesi celebra il premio Sante Bonomo

    Si è conclusa con grande partecipazione la quinta edizione de I Giardini della Casa del Vino, tenutasi sabato 13 settembre 2025 a Villa Galnica, Puegnago del Garda. L’evento, organizzato dal Consorzio Valtènesi, ha animato i giardini della storica villa con una serata all’insegna di musica, performance artistiche e sapori del territorio, offrendo al pubblico la possibilità di degustare oltre 80 etichette di 44 cantine, servite dai degustatori ONAV Brescia.   Paolo Pasini, presidente del Consorzio Valtènesi Questi eventi per noi sono momenti preziosi per far conoscere il territorio, incontrare appassionati e winelover  raccontando la nostra identità attraverso i vini. La Valtènesi è un luogo unico, i suoi vini sono creazioni di alta maestria, capaci di restituire con grazia e armonia l’anima mediterranea e sofisticata della riviera gardesana bresciana. In ogni bicchiere si riflette la nostra vocazione: un tesoro che vogliamo condividere con chi desidera vivere esperienze autentiche tra lago e colline. Il momento più atteso della serata è stato la consegna del Premio Sante Bonomo per il miglior Rosso a base Groppello dell’anno al Riviera del Garda Classico Doc Groppello della Cantina Franzosi di Puegnago del Garda. Il riconoscimento, rappresentato da un decanter ispirato alla forma del Lago di Garda, è frutto di un percorso di selezione che ha preso avvio con il Concorso Enologico ufficiale, riconosciuto dal Ministero e valido per le premiazioni della Fiera del Vino di Polpenazze. Una giuria tecnica di enologi ha individuato i vini più meritevoli delle annate 2024 e 2023, selezionando le etichette che hanno superato la soglia di 85/100. Successivamente, una seconda giuria composta da giornalisti, tecnici e ristoratori ha decretato il vincitore assoluto, proclamato durante la serata con il brindisi insieme al produttore premiato. Silvano Zanelli, sindaco di Puegnago del Garda Il Premio Sante Bonomo rappresenta un riconoscimento non solo alla qualità di un vino simbolo del nostro territorio, ma anche alla passione e alla dedizione di chi lo produce. Il Groppello, vitigno autoctono e identitario della Valtènesi, è l’espressione autentica della nostra storia, della nostra cultura e della nostra vocazione agricola. Un plauso particolare va ai vignaioli, veri custodi della terra e della sua biodiversità: attraverso il loro lavoro quotidiano garantiscono la continuità di una tradizione che è al tempo stesso ricchezza culturale ed economica per la comunità. Come Amministrazione comunale abbiamo creduto e continuiamo a credere in questo patrimonio, impegnandoci a rendere Villa Galnica un luogo di incontro e di racconto, dove tutte le cantine della Valtènesi possano esprimersi e far conoscere la propria identità. Ringraziamo il Consorzio Valtènesi che con questo premio celebra dunque non solo l’eccellenza enologica, ma anche l’impegno collettivo di chi, con cura e visione, rende grande il nome di Puegnago del Garda e della Valtènesi. Dopo il successo de I Giardini della Casa del Vino, la Valtènesi tornerà protagonista con Profumi di Mosto, in programma domenica 5 ottobre 2025. L’evento diffuso aprirà le porte di 25 cantine del territorio, con tre vini in degustazione abbinati ad altrettanti assaggi gastronomici. I partecipanti potranno vivere l’esperienza in autonomia o scegliere tra percorsi guidati da tre tappe, pensati per raccontare le diverse anime della denominazione. Informazioni e prenotazioni sono disponibili sul sito dedicato    
La Redazione
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La cultura del vino e l’identità dei territori: l’opera delle abbazie Arrow Right Top Bg

24 Settembre, 2025

La cultura del vino e l’identità dei territori: l’opera delle abbazie

  Tradizione, spiritualità e innovazione enologica tra passato, presente e futuro.  Convento della Santissima Annunciata, Franciacorta – 4 ottobre 2025.   La Fondazione Vittorio e Mariella Moretti ospiterà, presso il suggestivo Convento della Santissima Annunciata di Franciacorta, il convegno “La cultura del vino e l’identità dei territori: l’opera delle abbazie”, organizzato da Vini d’Abbazia e in programma per sabato 4 ottobre 2025 alle ore 11:30. L’appuntamento si preannuncia come un momento di confronto professionale sul tema del legame tra cultura vitivinicola e territorio, mettendo al centro il ruolo storico e contemporaneo delle abbazie nella valorizzazione del paesaggio, nella diffusione della conoscenza agricola e nella custodia dello spirito dei luoghi. Tradizione, spiritualità e innovazione saranno le chiavi di lettura di una giornata che intende restituire valore ad un patrimonio condiviso e profondamente radicato nella storia italiana e, in particolare, in quella del territorio di Franciacorta, che proprio all’opera delle abbazie deve l’orientamento ad una viticoltura d’eccellenza. Il convegno vedrà la partecipazione di esponenti del mondo monastico, accademico ed imprenditoriale tra cui: Vittorio Moretti, Presidente della Fondazione Vittorio e Mariella Moretti Renzo Cotarella, AD di Marchesi Antinori e Responsabile di produzione di Badia a Passignano [Firenze] Attilio Scienza, Professore ordinario di Viticoltura dell’Università di Milano Don Andrea Santus, Abbazia di Monte Oliveto Maggiore [Siena]
Padre Stefano Visintin, Abbazia di Praglia [Padova] Werner Waldboth, Direttore Sales & Marketing Abbazia di Novacella [Bolzano] Manfred Bernard, Enologo responsabile della cantina del Convento benedettino di Muri-Gries [Bolzano] Padre Luigi Cavagna, Convento francescano Rodengo Saiano [Brescia], Rettore Accademia Symposium Fratel Michele Badino, Monastero di Bose [Assisi] Saranno inoltre coinvolte le principali autorità istituzionali: il Ministro dell’Agricoltura, l’Assessore regionale all’Agricoltura, i Sindaci della Franciacorta, i rappresentanti di Coldiretti, AIS Lombardia, Consorzio della Franciacorta e Strada del Vino della Franciacorta. Coordina il convegno Rocco Tolfa, giornalista Rai Al termine dell’incontro sarà possibile degustare una selezione dei vini delle abbazie presenti attraverso banchi d’assaggio curati da Ais Lombardia. Un’occasione per scoprire antiche tradizioni vitivinicole e incontrare chi le custodisce ancora oggi. La scelta del Convento della Santissima Annunciata come sede del convegno è profondamente simbolica: luogo di grande valore storico, spirituale e architettonico, dal 2018 è affidato dall’Ordine dei Servi di Maria alla Fondazione Vittorio e Mariella Moretti, che si è assunta l’impegno di curarne la gestione e di restituirlo alla comunità come centro di cultura e accoglienza. Come ha affermato Carlo Petrini che ha partecipato all’ufficializzazione della delega da parte dei Frati alla Fondazione VMM: «Il Convento della Santissima Annunciata dovrà essere un luogo di comunità, uno spazio in cui il bello e il buono coincidano. Un bene comune restituito al territorio attraverso la visione e a generosità di chi se ne prende cura». Il convegno è a ingresso gratuito, su prenotazione e fino ad esaurimento posti. Informazioni e programma dettagliato sono disponibili sul sito https://vinidabbazia.com/la-cultura-del-vino-e-lidentita-dei-territori-lopera-delle-abbazie/  
La Redazione
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Imparare dalle crisi Arrow Right Top Bg

24 Settembre, 2025

Imparare dalle crisi

  Come sta andando la vendemmia? Ah quest’anno l’annata è fantastica. Una delle migliori mai viste. Peccato ci sia la crisi. Un dialogo, uno dei tanti che mi capita di fare con produttori e vignaioli tutti accomunati dalla vendemmia che si è fatta, si sta facendo, si farà. Un po’ di preoccupazioni per il tempo che dovrà arrivare, ma tutto sommato, una buona annata. Buona sia per quantità sia per qualità. In altri tempi non si sarebbe che gioito di questo binomio. Mai come oggi però il clima è decisamente teso. E non mi riferisco a quello atmosferico. La grande quantità potenziale di uva che entrerà nelle cantine dopo la vendemmia sarà indubbiamente importante. Gli ettolitri conseguenti sono dunque decisamente alti e non potranno che andare ad aggiungersi a quelli che sono tuttora in stock nelle cantine. Invenduti. È proprio su quest’ultimo aggettivo che occorre soffermarci. Invenduti. Non è l’analisi grammaticale che occorre quanto invece farsi la domanda: perché? Nel 2024 si sono prodotti 43.9 milioni di ettolitri e a luglio scorso erano presenti nelle cantine circa 43,6 milioni a stock. Il che non vuol dire che non verranno venduti ovviamente. I dazi. È colpa dei dazi. Non proprio. Numeri alla mano, verso gli USA si sono esportati 3.6 milioni di ettolitri nel 2024. Un dato drogato dall’annuncio dei dazi che ha portato il balzo degli ordini rispetto ai 3.3 milioni di ettolitri del 2023. Anche se eliminassimo il vino spedito negli USA rimarrebbero comunque 40 milioni di ettolitri in stock. Ovviamente non tutti sono da considerarsi effettivamente invenduti. Nel 2024 si sono venduti all’estero 21.7 milioni di ettolitri e 22,3 in Italia. Fanno 44 milioni tondi tondi. Allora non c’è il problema! Aggregando i dati sembrerebbe di no ma andando a vedere regione per regione, il risultato cambia. La Toscana ad esempio è una delle regioni che soffre di più. Sarà perché di Chianti ce ne è troppo? Torniamo ai dazi: si sarebbero potuti prevedere i dazi? Certamente no un anno e mezzo fa ma dall’elezione di Trump, sicuramente sì. Era nel suo programma. Veniamo al mercato, una bestia indomabile che, da sempre, osserva alti e bassi, corsi e ricorsi storici. Abbiamo vissuto, fino al 2024, crescite costanti anno dopo anno. Non sarà andato troppo su? Beh ma si sa che quando un mercato va su c’è chi fa le grandi abbuffate. Però poi sono gli stessi che piangono perché il mercato scende. In fondo hanno la pancia piena e devono riempirla. Che ci fosse qualche segnale di cambiamento a partire da dopo il COVID, forse lo si poteva intuire. Il COVID in fondo aveva prodotto due cose. Per primo la capacità di vendere online attraverso siti Internet specializzati piuttosto che direttamente da parte produttore. Un mondo online che aveva consentito a chi doveva rimanere chiuso in casa di consumare il vino. Vendita diretta da parte dei produttori o di siti specializzati con ampi margini per tutti. Soprattutto con prezzi non elevati per i consumatori. Il secondo aspetto del COVID è riferibile meramente ad un punto di vista di prodotto per la capacità per molti di sperimentare avendo in cantina una serie di prodotti non venduti. Sperimentare su nuovi affinamenti, affinamenti più lunghi. C’è perfino chi ha iniziato la propria attività enoica proprio con il COVID non potendo muoversi ed avendo quindi la possibilità di coltivare. Poi cos’è successo? È successo unicamente che la gente ha cominciato ad uscire riversandosi fuori in una sorta di liberi tutti evviva la libertà. Da qui è successo qualcosa che questo magazine continua a sostenere da tempo e che bisogna unicamente chiamarla con il proprio nome: ingordigia. L’ingordigia da parte dall’ultimo anello della catena di distribuzione del vino, coloro che erano rimasti a bocca asciutta proprio per via del COVID: i ristoratori. Non gli sarà parso vero di vedere entrare, finalmente, nelle sale i clienti. Solo che loro li hanno raffigurati come polli da spennare. Avere dei vini con moltiplicatore cinque sulla carta è veramente uno sfregio. Capisco i primi tempi che bisognava rifarsi delle perdite avute durante il COVID (sussidi a parte), ma adesso non è più il caso. Non ci si può lamentare o dare la colpa al nuovo codice della strada se le persone consumano meno vino quando una bottiglia che vale cinque euro viene venduta a 25. Non è possibile perché non sostenibile. E che non venissero a raccontarci la favola che hanno i costi alti, che non trovano dipendenti e altro. Conti alla mano, non è assolutamente vero. Parte della croce occorre poi attribuirla anche al sistema Italia che non ha per nulla fatto sistema. Consorzi e cantine sono proliferati nel corso del tempo così che produzione ed etichette sono proliferate. Soprattutto con prodotti di bassa gamma. Sistema Italia vorrebbe dire valorizzare i territori e valorizzarli con modalità ed attività che possano rendere trasparente il mondo del vino. Siano in grado di raccontarlo per far comprendere come dentro una semplice bottiglia con un semplice vino vi sia molto altro che un liquido.  Solo che il Sistema Italia ha continuato a lavorare con i soliti noti, le solite manifestazioni, le solite tecniche. Come se niente fosse accaduto. Come se il problema non vi fosse. Faccio un esempio che conosco da vicino e che non vuole rappresentare un piagnisteo ma unicamente far capire come il Sistema Italia non abbia interesse a cambiare. Questa redazione ha provato ad interloquire con le Istituzioni del Lazio, Arsial, per proporre qualcosa di nuovo. A prescindere dalla bontà o meno del progetto, il risultato è che non siamo stati nemmeno ascoltati. Non vi è stata alcuna opportunità di presentare un progetto. Ci siamo presentati da persone comuni con un trascorso di esperienze e una idea. Se questo è l’approccio posso solo desumerne che stessa sorte sia toccata a chiunque abbia provato ad presentare qualcosa. A meno che non si rientri tra i soliti noti. Ciò accade di sovente quando la politica si impossessa di spazi di manovra. L’amichettopoli c’è e c’è anche da parte di chi aveva detto non vi fosse. Questo non è Sistema Italia è semmai un sistema de noantri che impedisce il ricambio delle idee. Quello che si offre è sempre lo stesso dagli stessi. Cosa ci aspetta nel futuro? Probabilmente niente di buono. Con una diminuzione dei consumi l’unica possibile (prima) conseguenza è la chiusura di qualche azienda. E non sto parlando delle piccole aziende familiari che forse saranno quelle proprio che si salveranno in quanto il lavoro dei singoli non è particolarmente retribuito. Mi riferisco alle medie aziende, quelle che sono sopra le 100.000 bottiglie l’anno e che non avranno più possibilità di pagare i propri dipendenti. Un patrimonio enorme che si potrebbe perdere insieme alla superficie evitata. Il che non sarebbe tanto un problema qualora si estirpassero Vitigni o aree delle quali non voglio dire che se ne può fare a meno, ma dove non c’è una territorialità rivendibile Si perderanno vigneti e si perderà superficie evitata e occorrerà sperare che questo non sia il solito gioco di estirpo ora e rimpianto dopo in funzione dei soldi che il governo di turno vorrà mettere. Alla fine, però, non potendo calmierare i prezzi alla ristorazione, l’unica vera opportunità che abbiamo è una grande operazione di trasparenza: imponiamo ai ristoratori di scrivere sul listino il prezzo consigliato dal produttore o comunque il prezzo al quale la bottiglia è reperibile on line. Solo così il consumatore sarà in grado di capire, nella totale trasparenza, il ricarico del ristoratore e scegliere, liberamente e consapevolmente, di pagare il di più. O di prendere dell’acqua. Se non faremo questo della crisi, non avremo imparato nulla. A meno che… a meno che non si aumenti l’offerta. No, non sto scherzando. Un buon bicchiere di vino si può bere altrove oltre che al ristorante. Il problema è che l’offerta dei luoghi alternativi è decisamente scadente. Secondo una recente indagine di Press Releas Hub, MCO report che ha analizzato i dati relativi alla numerosità di enoteche e wine bar legandoli alle recensioni dei clienti, la città più Wine Friendly d’Italia è Alba con un punteggio di 6.34 seguita da Siena a 6.04. Milano si classifica all’ultimo posto con 0.1. Roma non è neanche citta dal Report. Ciò vuol dire solo che probabilmente ci sarebbe bisogno di aumentare l’offerta di luoghi ove consumare vino di qualità ad un costo non elevato. Altro che crisi! Ivan Vellucci
Editoriale
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Vignaioli dell’Alta Calabria e Calici sotto le stelle. Il vino incontra la magia di Cirella Arrow Right Top Bg

23 Settembre, 2025

Vignaioli dell’Alta Calabria e Calici sotto le stelle. Il vino incontra la magia di Cirella

Ci sono eventi che vanno oltre il semplice momento di degustazione. Non si tratta solo di calici, di etichette o di schede tecniche: si tratta di emozione, di identità, di radici che diventano racconto. Calici sotto le stelle, l’appuntamento estivo che si è svolto a Cirella, è senza dubbio l’evento cardine per i vignaioli dell’Alta Calabria, un palcoscenico dove produttori, appassionati e curiosi si ritrovano per celebrare una viticoltura autentica, ancora in parte nascosta ma ormai pronta a prendersi la scena. L’atmosfera è stata unica: il mare poco distante, il profilo della costa illuminato dalla luna, e i calici che brillavano riflettendo la luce delle stelle. Degustare in questo contesto non è solo bere vino, ma vivere un’esperienza sensoriale completa, fatta di convivialità, orgoglio territoriale e voglia di scoprire. L’Alta Calabria: un territorio che sorprende Spesso trascurata nei grandi racconti enologici italiani, l’Alta Calabria è invece una culla di biodiversità e tradizione. Qui le vigne affondano le radici in terreni difficili ma generosi, tra alture che guardano il Tirreno e microclimi che garantiscono forti escursioni termiche. Sono vini che portano dentro il carattere della terra: decisi, sinceri, vibranti, capaci di raccontare un’identità che non teme il confronto con altre zone blasonate del Paese. Ed è proprio questo il messaggio forte di Calici sotto le stelle: il Sud non solo esiste, ma ha vini che meritano di essere conosciuti, amati e raccontati. I protagonisti: aziende che fanno grande l’Alta Calabria Tra i tanti produttori presenti, alcuni mi hanno colpito particolarmente. Sono realtà con cui ho instaurato rapporti personali e professionali, e che considero voci fondamentali del mosaico calabrese. Le Conche: rappresentano l’autenticità più pura. I loro vini hanno una forza narrativa straordinaria: sorseggiandoli senti la terra, la fatica e la passione. Il mio preferito è stato il Magliocco in purezza, un vino diretto, verace, con tannini vivi ma eleganti. Vini Ferrari: sinonimo di eleganza e tradizione, riescono a unire pulizia tecnica e rispetto delle origini. Tra le etichette degustate, mi ha conquistato il Greco Bianco, fresco e minerale, perfetto esempio di come il bianco calabrese possa avere una sua precisa dignità. Giraldi & Giraldi: una cantina che guarda lontano, capace di dare vini con grande freschezza e un profilo quasi internazionale, senza perdere il legame con il territorio. Il Rosato da Gaglioppo è stato il mio preferito: fragrante, versatile, sorprendente per piacevolezza. Cantina Gialdino: qui trovi il coraggio della sperimentazione, la voglia di andare oltre gli schemi. Tra i vini assaggiati, il blend innovativo di Magliocco e Cabernet mi ha davvero sorpreso: un incontro tra tradizione e modernità ben riuscito. Verbicaro Viti e Vini: questa realtà incarna l’anima del territorio. Ogni calice porta con sé una memoria antica, soprattutto nel Verbicaro Rosso Classico, che considero un vino simbolo, intenso e avvolgente, con una straordinaria capacità di invecchiamento. Azienda Silvestri di Verbicaro: piccola, ma con un’anima enorme. L’Aglianico della casa è stato per me una rivelazione: potente, ma con una vena elegante che lo rende estremamente bevibile. La mia “classifica del cuore” Ogni degustazione è personale, soggettiva, legata al momento. Ma se dovessi stilare la mia classifica del cuore, sarebbe questa: 1. Verbicaro Rosso Classico – Verbicaro Viti e Vini: un vino che racconta tutta l’Alta Calabria.
2. RAFIEDU Magliocco in purezza – Le Conche: diretto, vero, un vino che vibra di autenticità.
3. PARMIENT – Azienda Silvestri: sorprendente per equilibrio e personalità.
4. DIAMANTE Malvasia e Greco Bianco – Vini Ferrari: un bianco luminoso e territoriale.
5. ANTONE’ Rosato da Gaglioppo – Giraldi & Giraldi: freschezza e modernità in un calice.
6. MAGLIOCCO 1953 – Cantina Gialdino: la dimostrazione che sperimentare, se fatto bene, arricchisce. Le mie considerazioni sull’Alta Calabria Quello che porto a casa da questa edizione di Calici sotto le stelle è la conferma che l’Alta Calabria ha un futuro luminoso. Qui non si rincorre una moda, ma si costruisce una storia fatta di terroir, vitigni autoctoni e coraggio imprenditoriale. I vini hanno una personalità distinta: non cercano di imitare nessuno, ma raccontano se stessi. Sono vini che parlano di pietra, sole, vento e mare. Sono vini che, proprio perché ancora non inflazionati, hanno un fascino unico. Se dovessi consigliare a chi si avvicina per la prima volta a questo mondo da dove partire, direi: iniziate da Verbicaro Viti e Vini, per capire l’anima storica; proseguite con Le Conche per assaggiare l’autenticità più diretta; e lasciatevi sorprendere dalle sperimentazioni di Cantina Gialdino. Il vino che resta nel cuore Tra i tanti calici, uno in particolare è rimasto con me: il Verbicaro Rosso Classico di Verbicaro Viti e Vini. Non solo per la struttura e la profondità, ma perché rappresenta un racconto completo: quello di una Calabria che non ha paura di mettersi in gioco e di mostrarsi al mondo per quello che è, senza maschere. Calici sotto le stelle a Cirella non è stato soltanto un evento, ma un invito a guardare verso l’Alta Calabria con occhi nuovi. Io lo farò, e sono certo che sempre più appassionati inizieranno a farlo.   Francesco Aiello
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Percorsi d’assaggio
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Fèlsina continua a coltivare il suo impegno per la cultura e il territorio con il sostegno al Siena Awards 2025 Arrow Right Top Bg

23 Settembre, 2025

Fèlsina continua a coltivare il suo impegno per la cultura e il territorio con il sostegno al Siena Awards 2025

  L’azienda di Castelnuovo Berardenga sarà partner ufficiale dell’evento internazionale dedicato alla fotografia dal 27 settembre al 23 novembre. Un’occasione per celebrare e valorizzare il patrimonio senese e le sue meraviglie culturali, oltre alla sua tradizione vitivinicola.   Fèlsina, celebre realtà vitivinicola di Castelnuovo Berardenga, rinnova il proprio impegno a favore della cultura e della valorizzazione del territorio senese sostenendo l’11ª edizione del Siena Awards, manifestazione che richiama a Siena e nei suoi dintorni fotografi di fama internazionale e appassionati da tutto il mondo.   Il festival, in programma dal 27 settembre al 23 novembre, porterà in città e nei borghi limitrofi mostre, talk e momenti di incontro con i più grandi artisti della fotografia contemporanea e, con l’occasione, farà conoscere loro le ricchezze culturali, la storia vitivinicola e gli scorci più belli del territorio. Quest’anno anche Castelnuovo Berardenga sarà protagonista del Siena Awards, con il Museo del Paesaggio che ospiterà una delle esposizioni principali del programma: A Question of Balance di Elliot Ross, che offre uno sguardo intenso e poetico sulle disuguaglianze nell’accesso all’acqua, invitando a riflettere sul rapporto tra cambiamenti climatici, politiche e diritti delle comunità indigene. Giovanni Poggiali, alla guida di Fèlsina Così come la fotografia sa racchiudere l’essenza di luoghi e persone, il vino per noi è cultura e racconto del territorio. Siamo orgogliosi di abbracciare come partner il progetto di Siena Awards mettendo in connessione il mondo del vino e quello dell’arte, due modi diversi ma simili di custodire e valorizzare la nostra terra. Fin dal 1966 abbiamo scelto di legare in modo indissolubile i vini di Fèlsina a questo luogo: le prime etichette dell’azienda sono infatti state chiamate Berardenga Chianti Classico e Berardenga Riserva e da allora sono voci autentiche di queste colline. Crediamo che manifestazioni come questa possano amplificare la voce del nostro territorio, raccontando la sua identità a un pubblico sensibile e attento. L’impegno di Fèlsina in occasione del Siena Awards si tradurrà in un momento di vera e propria accoglienza in azienda. Il 25 settembre infatti l’azienda aprirà le sue porte ai fotografi ospiti del Festival, per un’immersione nel mondo del vino e della gastronomia senese. La degustazione e il pranzo saranno infatti una tappa del percorso dell’Experiential Tour proposto da Siena Awards, in concomitanza con l’inaugurazione della mostra A Question of Balance di Elliot Ross al Museo del Paesaggio di Castelnuovo Berardenga. Dal giorno successivo Siena diventerà quindi il cuore pulsante della fotografia internazionale a partire dall’installazione immersiva Ars Lucis – Il Cammino della Luce, spettacolare video mapping illuminerà la facciata del Palazzo Pubblico e la Torre del Mangia, inaugurando il Siena Awards Photo Festival 2025 in occasione del settecentesimo anniversario della costruzione della Torre. Fino al 23 novembre Siena e i suoi dintorni si trasformeranno così in un palcoscenico a cielo aperto, un viaggio visivo dedicato ai temi attuali più cruciali come ambiente, migrazioni, diritti umani e disuguaglianze, diventando per quasi un mese la capitale della fotografia internazionale. La Redazione
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La cantina dei Colli euganei che s'inchina alla Serenissima Arrow Right Top Bg

23 Settembre, 2025

La cantina dei Colli euganei che s'inchina alla Serenissima

  C’è un momento, in chi come noi viaggia molto per progettare cantine vinicole, in cui la strada smette di essere un tratto di asfalto e diventa una soglia, una porta d’ingresso a un mondo che parla con altre regole. Non si arriva per caso nei Colli Euganei: ci si imbatte in un paesaggio che non finge e non si concede facilmente, che non si offre come cartolina da esibire, ma si rivela solo a chi è disposto ad ascoltare. Ruderi e colline ardite che si alzano non per stupire, ma per custodire. Un arcipelago antico, silenzioso e raccolto, che ancora oggi trattiene i segreti di mercanti e monaci, patrizi e vignaioli. È una terra gentile e severa insieme, dolce nei pendii ma aspra nei silenzi, sospesa tra ombre e luci, in cui la memoria della Serenissima Repubblica di Venezia aleggia come un respiro trattenuto. L’eco della laguna, neanche tanto lontana, si avverte in un soffio salmastro che risale dal cuore della pianura e si posa su vigne ordinate e corti rurali come una carezza invisibile. È questo il luogo dove mi sono ritrovato, e con questo spirito sono giunto, a Cortelà, chiamato da un committente accorto, rispettoso, un po’ guardingo, che mi ha sussurrato con voce quasi liturgica Architetto, ci serve un ampliamento. Ma che non si veda troppo Mi pose una sfida tanto semplice quanto impegnativa: ampliare una cantina contadina senza farla apparire un’intrusa, costruire senza disturbare, innestare con umiltà. E in quell’istante ho capito che il Genius Loci dei Colli Euganei esigeva una risposta differente da quello di Usini, in Sardegna. Là, nel precedente viaggio, il vento dominava la scena, soffiava come un regista severo e bastava osservare i muretti a secco per intuire la direzione della forma e dello spazio. Qui invece no.
Qui il Genius Loci non parla con la voce del vento né con l’odore della terra, ma con lo sguardo, con le altezze, con le geometrie invisibili che la Serenissima ha lasciato come eredità morale.
Qui il paesaggio non permette gesti sfrontati: chiede discrezione, pretende un inchino. Non vuole volumi che si impongono, ma ampliamenti che si inseriscono come un eco, come una propagazione naturale di ciò che già respira. Così ha inizio questa nuova lezione: l’arte di costruire senza disturbare, di dare forma senza ferire, di innestare pietra su pietra come si farebbe con un innesto su vite antica, cercando non la gloria dell’architetto, ma l’armonia del luogo.   Il sito A Cortelà, nel Comune di Vo’, il compito era quello di rammendare un borgo rurale fatto di cantina contadina, di un agriturismo che porta ancora l’impronta della Repubblica di Venezia e di un ex pollaio divorato dal verde.
Un insieme delicato, quasi una corte sacra, attorno alla quale ogni pietra e ogni filare raccontano storie stratificate.
L’ampliamento non poteva e non doveva somigliare a un gesto di forza, ma a un innesto su vite antica: silenzioso, pudico, necessario. Persino il committente lo percepiva così: voleva spazi nuovi per la vinificazione, ambienti adatti alla conservazione del vino e bottiglierie progettate ad hoc, ma tutto con una misura che non tradisse l’anima contadina del luogo. E come se non bastasse a rendere il compito solenne, si imposero i vincoli paesaggistici, severi come guardiani inflessibili.
Ma non erano ostacoli: erano segni, parole taciute che attendevano solo di essere decifrate.   Gli archivi storici di Stato di Padova e di Venezia Mi immersi allora negli archivi storici di Stato (perché un architetto di cantine fa anche questo), prima a Padova e poi in quello di Venezia, tra pergamene e catasti che odoravano di umidità e di secoli.
E lì, tra carte consunte, avvenne ciò che temevo.
La prima apparizione di Dioniso e Bacco. Un siparietto si stava consumando davanti a me nel totale silenzio della sala. Dioniso, col capo incoronato d’edera, sorridente e beffardo, con gesto teatrale indicava righe di registri, quasi a dire: «Varda qua, fio mio, la storia te parla!» Subito, un altro sipario si mosse, e comparve Bacco, gioviale e irriverente, che rovesciava coppe d’oro sulle mappe dei campi, come a battezzare i luoghi col vino della memoria. Fu così che, nel fruscio dei fogli, mi ritrovai in compagnia, non più solo,: i due compagni invisibili mi guidavano, facendo della ricerca un banchetto sacro. Dioniso e Bacco in sopralluogo in cantiere vestiti da patrizi veneziani I miei compagni invisibili di viaggio si materializzarono ancora una volta. E questa volta non furono semplici apparizioni leggere, ma teatrali. Varcarono la soglia della corte con l’aria di chi vi fosse nato: Bacco, pingue e sorridente, sfoggiava una zimarra di velluto amaranto con merletti dorati, talmente larga che pareva rubata a un Doge; Dioniso, più scaltro e teatrale, indossava una toga nera da patrizio, il colletto alto e stropicciato, profumata di rosolio e funghi secchi. Entrambi portavano al fianco una coppa d’argento, sempre vuota, ma agitata come se fosse piena. Camminavano baldanzosi tra le stanze dell’agriturismo, misuravano a passi larghi i portici, entravano e uscivano dai fienili come due revisori dei conti chiamati a verificare non il bilancio, ma le scorte di vino. Si fermarono un istante nel giardino della corte, dove le aiuole di fiori raccontavano più della storia che delle stagioni. Edoardo! gridò Dioniso, battendo il bastone immaginario sul selciato. Questa corte non è un cortile qualsiasi, ma un campiello veneziano trasportato in collina. Se osi piazzarci un volume fuori posto, Casanova stesso scapperà dalla tomba per riderti in faccia. Anzi, ribatté Bacco, carezzandosi la pancia come fosse un globo, non solo riderebbe, ma pretenderebbe un brindisi. E guarda che io sono disposto a sostituirmi a lui, purché il vino non manchi. Risero tra loro, ma non io. Io sudavo freddo… Successivamente, varcarono la soglia della vecchia cantina come due ambasciatori decaduti. Qui, disse Dioniso, serve un ampliamento che sappia danzare con la collina. Non troppo alto, ché sfida il cielo; non troppo basso, ché il vino soffoca. Una loggia di pietra vulcanica, inclinata appena, come un inchino a Venezia. Poi si spinsero nella sala dell’agriturismo, toccando le mura con le nocche come giudici severi. Qui servono archi ribassati e luci discrete, declamò Dioniso, ché il vino non sopporta le lampade da supermercato. Alla fine, come due attori consumati, tornarono al centro della corte. Si guardarono attorno con finto rigore, poi si rivolsero a me all’unisono: Architetto Venturini, sì, il tuo progetto può andare. Ma bada bene: ci devi promettere che alla fine della costruzione, il primo brindisi spetta a noi. Gratis. A volontà. Non potevo ignorarli: erano la parodia e allo stesso tempo l’incarnazione di ciò che il Genius Loci mi stava imponendo.   Il progetto Così, passo dopo passo, la progettazione prese forma. La nuova cantina non sarebbe sprofondata nel terreno come a Usini, dove la soluzione ipogea nasceva da necessità climatiche e dal respiro dei venti. Qui, al contrario, doveva emergere con discrezione, come un corpo in trachite vulcanica che si accosta alla corte senza disturbare, con inserti di pietra bianca e mattoni a comporre un linguaggio sobrio e antico. Le coperture, appena inclinate, richiamavano senza ostentazione l’eco delle architetture veneziane. Le aperture non si slanciavano verso la valle ma si rivolgevano prima alla corte, come a ribadire che il centro vitale non era il paesaggio lontano, ma quello immediato, intimo, raccolto, dove il vino si racconta prima ancora di essere versato. L’agriturismo, ristrutturato con dignità, avrebbe accolto sale di degustazione ispirate alle corti nobiliari, mentre l’ex pollaio, da misero rudere, sarebbe stato trasformato in un ricovero agricolo e in un laboratorio per marmellate: un gesto poetico di restituzione. Tutto era guidato dalla stessa logica: evitare la “WOW architettura”, quella che alza la voce senza ragione, e sposare invece la discrezione, la durata, l’armonia.   La lezione Ecco dunque la differenza tra il Genius Loci di Usini e quello dei Colli Euganei. Là, i muretti a secco e i venti dominanti suggerivano una cantina ipogea, immersa e protetta, legata alla terra e al respiro del Mediterraneo. Qui, invece, l’eredità della Serenissima e la sacralità del paesaggio impongono un ampliamento che non affonda ma si inchina, che non osa sfidare ma si allinea, che non cerca di stupire ma di continuare a raccontare. Un altro insegnamento, un’altra lezione, che ancora una volta non nasce dalla vanità dell’architetto ma dall’ascolto del luogo. E così, tra apparizioni comiche dei due Dèi e il silenzio austero dei Colli, ho imparato che costruire qui non significa aggiungere, ma prolungare. Non inventare, ma rammendare. Non firmare, ma inchinarsi. E se un giorno passando per Cortelà vi sembrerà di sentire risate fragorose e bicchieri che brindano sotto i portici… beh, non cercate spiegazioni razionali. Sono loro, ancora lì, che ridono di noi. Alla prossima lezione di architettura del vino.   Arch. Edoardo Venturini Cantine di cui anche Bacco andrebbe fiero Per approfondimenti, mi trovi qui:
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