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18 Settembre, 2025
TORRE ZAMBRA. Una perla preziosa nell'ostrica di Villamagna.
L’AZIENDA
Siamo a Villamagna (CH), là dove una delle più piccole DOC d’Italia (e sicuramente la più piccola d’Abruzzo) firma vini che sanno di tradizione e strizzano l’occhio a un futuro non solo immaginato ma fortemente voluto.
La storia che lega TORRE ZAMBRA e la Famiglia De Cerchio al vino inizia qui nel 1910, quando il bisnonno Vincenzo acquista dai latifondisti borbonici dell’epoca i venti ettari di terreno sui quali si erge ancora oggi l’omonima torre di avvistamento per impiantarvi i primi vigneti di Montepulciano e Trebbiano.
Le vicissitudini del secondo conflitto mondiale azzerarono quanto fatto fino ad allora, il dopoguerra fu dedicato alla rinascita dell’Azienda agricola e il 1961 al primo imbottigliamento (a precorrere i tempi di gran parte dell’allora Abruzzo del vino).
Oggi l’Azienda è guidata da un Federico che ha fatto della promozione del lavoro della propria famiglia quasi una missione.
Al marchio storico si sono affiancati altri progetti in Abruzzo, Puglia e Sicilia, la nuova cantina è in fase di ultimazione e la storica torre si è quasi definitivamente trasformata nella suite più prestigiosa del moderno relais con piscina che accoglie oggi gli enoturisti e non solo.
I VINI (MA MICA TUTTI)
Sostenibilità e Tradizione sono alla base della produzione aziendale.
Una produzione incentrata prevalentemente sui rossi ma affatto dimentica di quei bianchi di cui troppo spesso ci si dimentica bevendo l’Abruzzo.
Fermentazioni spontanee, lieviti indigeni, cemento, legno ma soprattutto Territorio, un Territorio che porta nel bicchiere l’unicità delle caratteristiche pedoclimatiche di Villamagna e tutta quella resilienza abruzzese che quella Torre che campeggia in etichetta e fisicamente in Azienda rappresenta appieno.
– TERRE D’ABRUZZO IGT PECORINO “POGGIO SALAIA” BIOLOGICO 2024: mughetto e sambuco aprono le danze.
Vegetalità inattese e sottile mineralità che nell’immediato zittiscono pera Williams e susina che però non ci stanno a farsi mettere i piedi in testa.
Ed è tra queste dolcezze di frutto e le amaritudini di nocciola che si srotola il plot centrale di un olfatto che, in chiusura, s’imbelletta di cipria e note di panificazione.
In bocca spiccano freschezza e minerale sapidità e la chiusura se la giocano a pari e dispari l’agrume e la mandorla.
Un Pecorino inatteso.
87++ Punti.
– CERASUOLO D’ABRUZZO DOC “PASSO SACRO” BIOLOGICO 2024: sarà colpa del Pecorino assaggiato poco prima ma qui, quella nota di cipria evidenzia un continuum che è firma in calce alla filosofia produttiva e precede incensando le note rosse di fragoline, lamponi e ciliegie croccanti.
Le note floreali sono appannaggio dei gerani mentre sorprende una nota piuttosto netta di oliva verde.
L’assaggio evidenzia freschezza e sapidità e procede tra modernità e tradizione sottolineando ora la frutta ora quel green varietale del Montepulciano che, spesso celato, ci accompagna qui fino a una chiusura nella quale fa nuovamente capolino la frutta.
87-
– TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “PIANA MARINA” BIOLOGICO 2023: il sottofondo è incipriato e allusivo, ma la sostanza, l’anima di questo vino è quel mare che sta laggiù…
Ve ne trasmette subito il nuotare impazzito delle alici il pizzicore del finocchietto selvatico e del timo che ne guardano la vastità dalle colline di Villamagna.
E poi arrivano le dolcezze del tiglio, della pera, dell’albicocca, dello zafferano, delle scorzette candite, del confetto…
E le freschezze di una mela Granny Smith s’accompagnano alle amaritudini della nocciola non ancora matura e alle zenzerose piccantezze.
In bocca ha massa e manca forse di un po’ di dinamismo, propone freschezza e impone sapidità, sottolineando un agrume che può traviare spingendo a lasciar lì un resto che, a calice vuoto, è tanta roba: un accenno di idrocarburo, cenere di camino per pensare, mineralità prima celata e una chiusura d’osso di pesca.
Pecca d’arrogante gioventù facendosi cercare anziché proporsi ma metterà la testa a posto.
Da bere ascoltando SEVEN INTO THE SEA degli IN TUA NUA.
89- Punti.
– MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “MADIA” BIOLOGICO 2022: un incipit alcolico un po’ scorbutico prelude a toni aspri ed elegantemente campagnoli di piccoli frutti rossi e neri, delle more ha le spine, delle visciole l’asprezza, della prugna la dolcezza, del tè la spinta, del viticcio la vegetale freschezza.
Un po’ di terra umida introduce un sorso di delicata consistenza, luminoso di frutta croccante e tannini quasi domi che s’impegna a sostenere tipicità varietali erbacee e amaricanti ma, nel finale, china il capo lasciando campo aperto a una frutta decisamente più organizzata.
86+ Punti, ma solo perché sono cattivo e non gli perdono quella resa finale.
With the compliments.
– MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “COLLE MAGGIO” BIOLOGICO 2022: il naso mi riporta subito alle amarene che nonna metteva nel barattolo, sotto uno zucchero che al sole diventava quel nettare che tanto le piaceva, poi sono viole, tabacco trinciato forte, fresche grassezze di quegli After Eight che scartavo con giovanile supponenza e che ormai non sono più di moda, e liquirizia tutt’attorno a riempire l’atmosfera con il fumo di un camino spento.
In bocca è caldo, morbido, sostanzioso ma agile grazie alla vivacità dei tannini e alla sapidità di cui è intriso.
Chiude sui toni della frutta sottolineando un pochino troppo il legno che lo ha ospitato.
88 Punti con, forse, un -.
– VILLAMAGNA DOC 2022: Montepulciano dentro!
Selvatico, ispido, rustico, con quell’accenno pollaioso che è strizzata d’occhio e affatto vergogna…
Gli lisciano il pelo i frutti rossi in confettura, e le dolcezze balsamiche del tabacco, la grazia dei petali di rosa e la freschezza ammiccante dell’agrume lasciando posto, in ultimo, a sottili tostature di pepe e caffè.
Il sorso è un abbraccio energico che avvolge e solleva, una scossa di freschezza, una tannica pacca sulla spalla e mani fruttate che, infine, allontanano e squadrano.
Moderno?
Tradizionale?
Scegliete voi, magari aprendone una seconda bottiglia (ché la prima è finita mentre decidevate).
88 Punti.
E QUNDI?
E quindi GRAZIE a TORRE ZAMBRA e alla Famiglia De Cerchio per l’ospitalità, la cortesia e la professionalità dimostratami, GRAZIE a Luisa per avermi dedicato un paio d’ore del suo preziosissimo tempo e anche a Voi che avete avuto la cortesia di leggermi fino qui.
TORRE ZAMBRA è una piccola perla preziosa nell’ostrica di Villamagna, io tornerò per assaggiare altro, Voi andateci…ne vale la pena.
Roberto Alloi – VINODENTRO
Su Instagram @eno_evo
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17 Settembre, 2025
Oltrepò: Terra di Pinot Nero, 160 anni di Blanc de Noirs italiano
Bollicine, territorio e futuro nel cuore dell’Oltrepò Pavese alla quinta edizione dell’evento del Consorzio Classese
Il 21 e 22 settembre 2025, il suggestivo borgo di Golferenzo, uno dei più belli d’Italia, ospita la quinta edizione di “Oltrepò: Terra di Pinot Nero”, evento ideato dal Consorzio Classese Oltrepò Pavese. Una due giorni che rende omaggio alla storia, alla qualità e alla straordinaria identità del territorio, creando un ponte tra produttori, stampa, operatori e per la prima volta anche appassionati.
L’attenzione sarà tutta sul Metodo Classico DOCG, da poco dedicato con nuovo disciplinare al nome Classese, segno di un impegno volto a valorizzare la qualità e la specificità di una DOCG storica e innovativa, e soprattutto focalizzata sul Pinot Nero in purezza vinificato in bianco.
Domenica 21 settembre, dalle 10:30 alle 18:00, il pubblico potrà accedere ai banchi di assaggio, degustando le referenze di 30 cantine locali e confrontandosi direttamente con i produttori. Il biglietto d’ingresso è prenotabile online a 35 euro (ridotto a 25 euro per soci AIS, FISAR, ONAV e studenti).
Il 2025 è un anno simbolico, che celebra i 160 anni dalla nascita del Metodo Classico in Oltrepò, risalente alle prime spumantizzazioni a Rocca de’ Giorgi nel 1865, momento storico che pone le basi per una denominazione unica al mondo: la prima DOCG fondata esclusivamente sul Metodo Classico da uve Pinot Nero.
Questa trasformazione non è solo un cambio di nome, ma l’espressione di una visione ambiziosa e lungimirante che rinnova la tradizione mantenendo viva la sfida di diventare un riferimento globale per il blanc de noirs italiano, un simbolo di eccellenza e identità vitivinicola.
La Redazione
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17 Settembre, 2025
La Dama. È il momento giusto
Ogni nuova storia porta con se un punto, un momento in cui capisci che è il tempo giusto, un momento in cui trovare le risposte a tutte le domande diventa facile.
Ricordo bene il mio momento quando, da curioso ed interessato bevitore di vini, decisi che avrei studiato, approfondito, seguito corsi su corsi, avrei trasformato una curiosità in una forte passione.
Era una delle prime edizioni del Mercato dei vini dei Vignaioli indipendenti Fivi che ai tempi aveva luogo a Piacenza, ora a Bologna, un territorio fertile per una Fiera dedicata tanto da determinarne un successo ed una crescita verticale.
Tra tanti e tanti incontri, scambi di opinioni e assaggi rimasi molto colpito da una giovane cantina, dalla vivacità, della freschezza, dalla sicurezza e dall’entusiasmo di due ragazzi, Miriam e Gabriele, e soprattutto dal loro Valpolicella Ripasso Superiore Classico, il famoso effetto WOW! L’ istante che illumina tutto! Si si, ci siamo Il mio tempo giusto era arrivato! Capii che avevo bisogno di studiare per trovare tutto ciò che non sapevo dire.
Oggi qualcosa ho trovato e qualcosa so dire e raccontare, e per me non ci può essere miglior inizio che raccontare La Dama.
Val polis cellae, valle dalle tante cantine come la indicavano già i romani a sottolineare come questo territorio fosse vocato per la produzione del vino, raccoglie aziende che hanno fatto la storia dell’enologia italiana, raccoglie anche cantine che la loro storia la stanno scrivendo ora e vogliono condividerla, nel nostro caso siamo a Negrar in piena Valpolicella classica e 19 anni fa Miriam e Gabriele, chiudono un cerchio aperto tra le aule dell’Università di Padova: Miriam veneta con competenze e prospettive al di fuori del mondo enologico, Gabriele trentino con esperienze in importanti cantine, ma soprattutto con una idea fissa, un sogno, fare il suo vino, due ragazzi poco più che ventenni che fissano un punto nel tempo, condividono sogni e rischi, progettano insieme, ed ora si preparano a festeggiare, nel 2026, vent’anni di attività de La Dama.
Cantina dalla vocazione biologica ha un area produttiva di 10 ettari vitati su 16 nella Valpolicella Classica più precisamente nei comuni di Negrar di Valpolicella con i vigneti Ca’ Besi, sei ettari di vigne storiche che abbracciano l’azienda con viti che superano i 50 anni d’età, e Sant’Ambrogio di Valpolicella con i quattro ettari delle vigne Colombarino, sublima la tecnica di vinificazione più importante per questo areale, l’appassimento delle uve, con un fruttaio che gode a pieno delle correnti e dell’umidità che la valle regala, senza nessun ausilio di ventilazione meccaniche.
Territorio di grandissimi vini rossi con terreni molto variegati, si va dai suoli vulcanici ai calcarei, dall’argilla alla sabbia, dai terreni scistosi a quelli ciottolosi, insomma un vero caleidoscopio di sfumature, anche La Dama conferma quest’attitudine centrando la produzione su otto etichette di rosso, già, proprio QUEL rosso che anni e anni fa in un dialogo intimo mi disse
Ma hai capito cosa stai bevendo?
Arrivati in cantina ci accoglie una sorridente e splendida Miriam, Gabriele è impegnato nel guidare la vendemmia che ormai è nel suo pieno, ed essendo tutta a raccolta manuale la selezione dei grappoli in vigna è un momento estremamente importante e richiede la massima attenzione e tanta manodopera, così anche i figli, in questi ultimissimi giorni di vacanza scolastica, aiutano.
Iniziamo passeggiando tra i filari di Ca’ Besi, uve di Corvina, Corvinone, Rondinella e Molinara si alternano in questo allevamento a pergola veronese che affascina con grappoli molto ricchi e maturi, gonfi a pieno.
Sarà, ma già basta questo a lasciarmi immaginare il corpo del vino e il suo colore.
Ci si sposta nell’ipogeo della cantina, luogo d’elevazione dei vini e archivio storico con le prime annate. Botti grandi, barriques di primo, secondo e terzo passaggio, acciaio, cemento naturale e un un monolite di grès da 2500 litri, sono i materiali prescelti per invitare il tempo a diventare quel grande scultore così ben definito da Marguerite Yourcenar.
E poi fai che è un venerdì di metà settembre, con l’aria della valle che un pò aiuta, fai che magari QUEL rosso deve dirmi ancora qualcosa….Assaggiamo?
Il primo vino è parte di un progetto che vuole celebrare l’importanza del ruolo delle tre donne della famiglia La Dama, Le Tre Dame, a ciascuna è stato dedicato un vino Bollicella per Miriam, Ripensia alla madre di Gabriele, Austernia alla madre di Miriam.
Bollicella è un rosato frizzante fermentato sui lieviti da uve Molinara, con l’innesto del mosto di Molinara per la seconda fermentazione.
Già dal nome è un vino che porta allegria, di un colore rosa molto tenue, perla, con nuances di frutta rossa ricordi del mosto ed un po di agrumi, ma tutto molto sottile e delicato, giusto accenni, anche la bollicina è sottile e fresco se ne beve parecchio.
Il Valpolicella Classico preannuncia la filosofia seguita da Gabriele nel pensare il suo vino, l’elevazione è solo in vasche di cemento naturale e si dimostra verticale sin dal primo sorso, rosso rubino, acidità spiccata tipica del ribes, dei lamponi, del trifoglio rosso, speziature di pepe rosa, il tannino è morbido ed e’ di buona persistenza. E’ il vino che richiama a tavola la famiglia.
Il Valpolicella Superiore esprime al meglio l’essenza di questo territorio, con il Colombarino 2020, uve Corvina al 95% e Rondinella al 5%, Gabriele da un segnale netto di come vuole che sia il suo vino, un po’ il suo manifesto, territoriale e tecnico. L’ambizione è proporre un grande Valpolicella Superiore senza l’utilizzo dell’appassimento consentito dal disciplinare.
Cosa significa? L’uva Corvina possiede una acidità elevata e bella vivace che viene contrastata e ammorbidita con l’appassimento dei grappoli, questo favorisce la perdita d’acqua e di conseguenza aumenta la concentrazione degli zuccheri, riducendo così l’acidità e levigando i tannini.
Il desiderio di Gabriele è non porre filtri tra l’uva ed il vino finale, lavorando maggiormente in vigna riducendo i trattamenti e spingendo sul grado zuccherino anche attraverso un allevamento a guyot, suggerito dall’esposizione ad ovest del vigneto che gode di una luce costante tra sole e luce riflessa dal lago di Garda, lavorando su fermentazione mirate che estraggono profumi e sentori più freschi.
Il risultato è un Valpolicella Superiore che sorprende per verticalità, il suolo calcareo dona una struttura ricca di freschezza e mineralità, è il vino che per eleganza oggi ho preferito.
Di certo la frutta rossa la fa da padrona, sempre piuttosto acida, ancora ribes, lampone, melograno, speziature di pepe nero e chiodo di garofano, balsamico con eucalipto in evidenza, si sente una violetta fresca, i terziari si intravedono, li porterà in dote il tempo, che puo trascorrere senza problemi maturando maggiormente i tannini.
Decisamente utile e “didattico” per capire capire al meglio cosa significhi territoriale e tecnico è l’assaggio di un secondo Valpolicella Superiore, il Ca’ Besi 2021, stesse percentuali di Corvina 95% e rondinella5%, allevamento a pergola veronese, raccolto e lavorato con un metodo piu legato alla tradizione.
L’appassimento di circa 20 giorni si sente.
Ne risulta un vino che avvolge il palato, con morbidezze dettate dalla frutta rossa matura, ciliegia, prugna, speziature di cannella, vaniglia, ancora chiodi di garofano ma supportati già dai terziari come tabacco, cuoio, cioccolato, sottobosco secco, un vino che riempie la bocca, il tannino è già levigato.
Due visioni differenti per due grandi vini!
Sempre con Miriam che intanto ci racconta aneddoti legati al loro inizio proseguiamo con due ripassi.
La tecnica del ripasso è tipica di questo areale, consiste nel lasciare riposare per circa un 15/20 giorni il Valpolicella sopra le vinacce dell’Amarone o, com’era in origine, del Recioto in grado di rilasciare ancora zuccheri e lieviti che innescano così una seconda fermentazione.
Il vino che si ottiene anticipa il corpo e la struttura dell’Amarone, un grado alcolico maggiore, emergono sentori di tostature, complessità olfattiva e gustativa.
Nel nostro caso il primo assaggio è LUI, quel Valpolicella Ripasso Superiore Classico 2022 che mi sta facendo scrivere ora.
Gabriele però riduce il contatto con le bucce dell’Amarone a soli 7 giorni, bilanciando, a mio avviso, meglio le caratteristiche dei due vini e dotandolo di una gran beva piacevolmente in equilibrio tra acidità, grado zuccherino ed alcol.
Il secondo ripasso è Ripensia 2019, della linea delle Tre Dame.
Il Valpolicella Ripasso Superiore Classico in questo caso viene a contatto con le vinacce del Recioto, sempre per un periodo di una settimana.
Le tostature sono più evidenti, cioccolato, caffè, foglia di tabacco, sempre frutta rossa molto matura, mora, il fiore è una viola, un ciclamino, poi un’arancia sanguinella, mirto, un vino complesso da scoprire pian piano.
Questo si che ci prende per mano e ci accompagna agli ultimi assaggi, Miriam ci introduce due Amarone ed un Recioto.
L’Amarone è un vino piuttosto recente, nato negli anni 50 del secolo scorso, la versione romantica della sua nascita narra che si debba ad una dimenticanza in cantina di una botte di Recioto, che dopo aver svolto in fermentazione tutti gli zuccheri divenne più che amaro, divenne Amarone. La seconda versione più pragmatica ci dice che la sua nascita derivi semplicemente dalla domanda di mercato, di sicuro oggi è diventato il simbolo della Valpolicella nel mondo.
Il primo è l’Amarone Classico 2019, il colore è un rubino intenso con riflessi granata, al naso è…..che dire…. si sente una viola, una rosa appassita, prugna matura, grafite, alloro, maggiorana, pepe nero, liquirizia, cacao amaro, si iniziano a sentire nuances di etereo, tipiche dei grandi vini da invecchiamento e al palato si riscontra tutto amplificato da un grado alcolico notevole ed una persistenza molto lunga accompagnata da un tannino rotondo.
Il secondo Amarone è Austernia 2018 della linea delle Tre Dame.
Allora…..va bene un anno in più di affinamento rispetto al primo ma qui c’è qualcosa che ci sorprende parecchio, ci spiazza letteralmente, nel bicchiere si muove lento, il glicerolo scende a fatica dal vetro, chiediamo a Miriam cosa succede?
Succede che quel gran genio del mio amico Gabriele lavora uve che hanno periodi di appassimento diversi, distanti nel tempo, le lascia poi fermentare in vasche di cemento naturale per un mese circa, in pratica lavora tre amaroni distinti e dopo tre anni di elevazione in botti di rovere li assembla per ottenere Austernia. Cosa sento quando assaggio questo vino? Quali sono i sentori che prevalgono? Uno: l’Hallejuah di Haendel!
E last but not least il Recioto.
Autentico monumento della Valpolicella, dalla storia ultra millenaria, per intenderci: i viticoltori quando vogliono confrontarsi tra loro usano il Recioto non l’Amarone.
E’ un vero vino da meditazione, denso, ricco di sapore, dolce ma giustamente acido e con un finale appena sapido, molto balsamico di eucalipto, la giusta conclusione per una degustazione così completa.
Ogni nuova storia porta con se un punto, un momento in cui capisci che è il tempo giusto, ed oggi era il tempo giusto per raccontarvi La Dama.
Davide Stroppa
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16 Settembre, 2025
Saffirio: dove il bosco torna risorsa per il vino e per il pianeta
A Monforte d’Alba un progetto unico unisce biodiversità, sostenibilità e vini di eccellenza
Castelletto di Monforte d’Alba, 1 settembre 2025 – Nel cuore delle Langhe, la storica cantina Saffirio porta avanti una visione rivoluzionaria che mette il bosco al centro della produzione vitivinicola, con l’obiettivo di ristabilire un equilibrio tra natura e vigneto, a beneficio della qualità del vino e della salute del pianeta. Qui, la biodiversità non è un accessorio ma un cardine identitario e produttivo.
Con 16 ettari di boschi e prati permanenti su un totale di 36 ettari, Saffirio detiene la più alta percentuale di superficie boschiva rispetto a quella vitata nel territorio del Barolo. A guidare questo impegno sono Sara Vezza, quinta generazione della famiglia, e Brave Wine, holding fondata da Renzo Rosso, partner strategico che condivide questa visione lungimirante.
Sara Vezza e Renzo Rosso
Sappiamo che rinunciare a terreni coltivabili per il bosco è una scelta difficile, ma è un investimento necessario per la sostenibilità e per lasciare un patrimonio alle future generazioni. Un messaggio forte che si traduce in azioni concrete: rimboschimento con specie autoctone come querce, tigli, pioppi e salici, e reintroduzione di ecosistemi naturali ricchi, dall’habitat per tartufi – cultivar particolarmente legata al territorio – agli insetti impollinatori fondamentali per la salute del suolo e delle colture.
Le vigne di Saffirio, coltivate con metodi rispettosi degli habitat – dove la vegetazione tra i filari cresce spontanea – sfruttano il controllo biologico naturale dei parassiti e mantengono la fertilità del terreno senza l’uso di prodotti chimici invasivi. Questa agricoltura sostenibile ha un riscontro diretto nella purezza e complessità dei vini prodotti.
Oltre la tenuta, Saffirio sostiene la conservazione dell’area naturalistica dell’Osservatorio Madonna della Pace a Bossolasco, nota per la presenza di rare orchidee selvatiche. Questo fiore è diventato simbolo della connessione tra biodiversità e vino, ispirando la linea Orchidea, che comprende alcuni tra i vini più rappresentativi della cantina: Barolo DOCG, Barbera d’Alba Superiore DOC, Langhe DOC Nebbiolo, Rossese Bianco e Rosato.
Il progetto Saffirio è un esempio tangibile di come fare impresa con responsabilità possa creare valore autentico: coltivare la vite inseguendo la qualità senza compromettere l’ambiente, ma anzi restituendo alla natura un ruolo protagonista e vitale.
La Redazione
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16 Settembre, 2025
Tutto pronto per Colate Verdi a Biancavilla: è la prima manifestazione dedicata solo all’olio extravergine d’oliva, alla cultura dell’olivicoltura etnea e pensata per gli oliveoillovers
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Dal 19 al 21 settembre, Villa delle Favare e il centro storico ospiteranno degustazioni, laboratori, show cooking e incontri con produttori ed esperti. L’evento, promosso dal Comune, valorizza le eccellenze locali e celebra il legame tra la comunità e l’olivicoltura, con uno sguardo rivolto a sostenibilità, innovazione e futuro del settore.
Ritorna a Biancavilla Colate Verdi, la manifestazione dedicata all’olio extravergine d’oliva e alla cultura dell’olivicoltura etnea e giunta alla seconda edizione. La città alle pendici dell’Etna ospiterà l’evento trasformando piazze e vie in un percorso sensoriale alla scoperta dell’ “oro verde” del territorio: tutto pronto a Villa delle Favare, nel cuore della città, per l’evento che animerà il centro storico nelle giornate del weekend che segna l’inizio dell’autunno (da Venerdì 19 a Domenica 21 Settembre) trasformandolo in un vero e proprio palcoscenico dedicato all’olio. Appuntamento atteso anche dai produttori di olio che saranno presenti da tutta la Sicilia e soprattutto dal territorio etneo insieme alle organizzazioni come APO (Cooperativa Agricola Produttori Olivicoli), Fioi (Federazione Italiana Olivicoltori Indipendenti) e il Consorzio Monte Etna Dop che si uniranno al racconto degli esperti, agli show cooking curati da chef e maestri oleari, con l’obiettivo di trasmettere la ricchezza e la varietà del patrimonio enogastronomico locale
L’assessore all’Agricoltura del Comune di Biancavilla Vincenzo Mignemi
L’olio extravergine d’oliva, insieme al vino e agli agrumi, è una delle ricchezze più autentiche delle nostre terre. Alle pendici dell’Etna, grazie alla dedizione e alla competenza dei nostri olivicoltori, nascono oli che non hanno eguali, capaci di raccontare la storia di una comunità laboriosa e, allo stesso tempo, la magia di un paesaggio unico. Manifestazioni come questa ci permettono di ribadire che l’agricoltura non è soltanto produzione, ma anche identità, cultura e sostenibilità.
Si inizia Venerdì 19 Settembre alle 9:30 con l’apertura ufficiale della manifestazione e il taglio del nastro, alle 10:00 il convegno “L’olio come cultura e nutrimento: cammino di consapevolezza alimentare” rivolto agli alunni delle scuole primarie, a cura della biologa e nutrizionista Maria Laura Bivona.
La giornata proseguirà con degustazioni di olio e nel pomeriggio in programma il laboratorio creativo sull’olio (a cura di Cristina Maimone Art) e lo Show Cooking “Dall’oro verde dell’Etna alla tavola” con lo chef Matteo Ghigino di Amido Lab.
Sabato 21 settembre apertura della manifestazione con i banchi di assaggio alle 10:30 e poi nel pomeriggio alle 16:30 la masterclass “Uliveto Etna: viaggio nel mondo dell’Olio EVO”, condotta da Maria Antonietta Pioppo e a seguire il Convegno “Coltivare il Futuro. Ulivi, Paesaggio, Ambiente” dove saranno presenti Salvatore Barbagallo, Assessore regionale all’Agricoltura, Sviluppo rurale e Pesca mediterranea – Regione Siciliana, Vincenzo Mignemi, Assessore all’Agricoltura – Comune di Biancavilla, Giosuè Arcoria, Presidente Confagricoltura sezione Catania, Enzo Signorelli, produttore di olio e giornalista, Giosuè Catania, Presidente del Consorzio di Tutela Monte Etna e Presidente CIA Sicilia Orientale, Riccardo Randello, Soc. Coop. APO Catania ed il moderatore Diego Caltabiano.
La giornata si concluderà con la degustazione di prodotti tipici locali ed il concerto dei Supernova. Domenica 22 settembre apertura degli stand espositivi alle 10:30 a cui seguirà la masterclass “Evo Experience: viaggio nei sapori e nei profumi della biodiversità siciliana” condotta da Riccardo Randello.
L’evento si protrarrà per tutta la giornata e sarà intermezzato da esibizioni, momenti di approfondimento e conviviali fino alle chiusura degli stand
Il sindaco Antonio Bonanno
L’Etna ci regala non solo visibilità nazionale e internazionale ma anche prodotti straordinari come le nostre olive e il nostro olio. La rassegna Colate Verdi dell’Etna celebra l’eccellenza dell’olio extravergine di oliva del nostro territorio, ritagliandosi un ruolo sempre più rilevante in ambito regionale, al pari della manifestazione dedicata al vino. Un orgoglio per Biancavilla e per tutta l’area etnea.
La manifestazione offrirà ai visitatori l’opportunità di vivere un’esperienza a tutto tondo, fatta di degustazioni guidate, momenti di approfondimento culturale, laboratori e attività rivolte a grandi e piccoli. Oltre a celebrare la tradizione, l’evento intende essere anche un’occasione di confronto sul futuro dell’olivicoltura, mettendo al centro temi come la sostenibilità, l’innovazione e le nuove sfide di mercato. Biancavilla, con il suo paesaggio suggestivo alle pendici dell’Etna, diventa così luogo di incontro, riflessione e festa, in cui la comunità si riconosce e si racconta attraverso uno dei suoi prodotti più preziosi.
La seconda edizione di “Colate Verdi” è promossa dal Comune di Biancavilla con il finanziamento dell’Assessorato Regionale dell’agricoltura, dello sviluppo rurale e della pesca mediterranea.
La Redazione
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16 Settembre, 2025
Gusta festeggia 4 anni e si prepara a conquistare l'Eternal City Motorcycle Show
Doppio appuntamento a settembre per il ristorante di piazza Carlo Magno 13, che la sera di giovedì 18 celebrerà il compleanno all’interno della struttura, per poi spostarsi dal 27 al 28 settembre, presso La Nuvola, con un food truck dedicato e una postazione bar che allieteranno i visitatori della kermesse motociclistica tanto attesa.
GUSTA, il ristorante situato nel modernissimo complesso di Città del Sole a Roma, si appresta a vivere un settembre ricco di emozioni e novità con due eventi chiave che consolidano il suo ruolo di hub del lifestyle del Made in Italy, punto di riferimento per amanti della buona cucina, del bere selezionato e dell’artigianalità. Giovedì 18 settembre GUSTA celebrerà il suo quarto compleanno, mentre sabato 27 e domenica 28 settembre sarà protagonista all’Eternal City Motorcycle Show, la prestigiosa kermesse motociclistica ospitata a La Nuvola.
GUSTA nasce dall’idea imprenditoriale di Maurizio Celon e Stefano Celon, due figure di spicco nel settore dell’automotive da generazioni, che insieme al giovane Riccardo Celon, proprietario del locale, hanno deciso di aprire il ristorante nello spazio attiguo all’atelier di moto MV Agusta, in piazza Carlo Magno 13 a Roma. La loro ambizione è stata quella di dar vita a uno spazio dedicato al cibo, al buon bere e al tempo libero, sempre a disposizione di chi cerca luoghi per trascorrere momenti di qualità, coccolati da una cucina curata e attenta alle proposte per l’intera giornata. GUSTA è aperto tutti i giorni, esclusa la domenica, dalla colazione al pranzo, e per la cena dal giovedì al sabato.
Al centro della proposta di GUSTA c’è la maestria dello chef Edoardo Conti, che con le sue creazioni esalta l’artigianalità, integrando la passione per le moto con la tradizione culinaria di alto livello, con rimandi alla cucina italiana e lo spirito cosmopolita di chi spinto dalla curiosità riesce a guardare oltre. Il ristorante si rivolge a un pubblico variegato, riuscendo a unire giovani dinamici e appassionati cultori del buon bere e della buona cucina, il tutto in un’atmosfera di cura e attenziona, volta a far sentire ogni cliente a casa.
In occasione dell’Eternal City Motorcycle Show, GUSTA porterà questa filosofia direttamente nel cuore della manifestazione. Per tre giorni l’intero team si trasferirà a La Nuvola in un inedito pop-up dei sapori targati GUSTA, pronto a conquistare gli appassionati delle due ruote e non solo. All’esterno, un food truck brandizzato offrirà uno street food di qualità con due specialità firmate dallo chef Conti: l’iconico supplì di GUSTA e il pastrami fatto in casa.
All’interno della Nuvola, il bancone bar di 8 metri guiderà l’esperienza beverage dei visitatori per tutta la durata della manifestazione, con tre postazioni bartender operate dal team capitanato dal bar manager Alessandro Mastrofini. Sarà un servizio all day long con cocktail creativi, birra e soft drink di alta qualità. Inoltre, GUSTA ha coinvolto come partner del beverage Acqua Panna, Sanpellegrino, Engine e Rabarbaro Zucca, realtà italiane che sottolineano l’eccellenza dell’evento.
Le celebrazioni del quarto compleanno di GUSTA, in programma il prossimo 18 settembre, saranno pertanto il momento per ribadire la volontà di Riccardo Celon, insieme a Maurizio e Stefano Celon, di mantenere vivo un luogo capace di parlare un linguaggio autentico e trasversale, in grado di coinvolgere un pubblico eterogeneo che ama l’artigianalità, la convivialità e la passione tutta italiana. Nel corso della serata di festeggiamenti, per invogliare i clienti a vivere la caratteristica piazza Carlo Magno, nel cuore di Città del Sole, i clienti potranno ordinare delle originali box, da consumare tra i tavoli all’interno e all’esterno del locale. Le box saranno il modo perfetto per provare le specialità street food dello chef Edoardo Conti: al loro interno il burger di manzo della casa, con cheddar, pickles e salsa segreta, insieme a onion rings, patate e insalata coleslaw, serviti con la mayo homemade di GUSTA (costo box 15€); ad accompagnare le box saranno i vini rifermentati di Ezio Cerruti, il “RiFol”, sia in versione bianca che in versione rosata (calice 5€). E, come in ogni festeggiamento che si rispetti, non mancherà la torta: con il tiramisù della casa il team di GUSTA omaggerà tutti i clienti coinvolgendoli anche in un brindisi collettivo di buon augurio!
GUSTA
Piazza Carlo Magno, 13. Aperto da lunedì al sabato dalla colazione a pranzo; aperto anche a cena dal giovedì al sabato. Chiuso la domenica. Tel. 06 8377 3316.
GUSTA BDay Party
Giovedì 18 settembre, piazza Carlo Magno, 13. Dalle ore 19. Per prenotate un tavolo contattare il tel. 06 8377 3316.
GUSTA @Eternal City Motorcycle Show
Presso La Nuvola, 27 e 28 settembre, ore 9-19.
La Redazione
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16 Settembre, 2025
Working-Holidays? Si, ancora, grazie!
Da alcuni anni ormai, forse non ho mai smesso, dedico le mie lunghe vacanze estive ed invernali alla mia grande passione per il mondo della ristorazione, ma soprattutto alla ricerca di nuove mete vinicole. Ricerco una collaborazione con ristoranti o hotel o altro del settore e mi dedico al lavoro in qualità di sommelier.
Per questa ministagione la scelta è andata all’ Agriturismo Costa Etrusca. Bellissimo complesso immerso nella collina di San Vincenzo, con annessa l’Osteria Al Braciere, in cui mi sono occupata della gestione della cantina, della scelta dei vini in abbinamento e della mescita.
Questo mi permette di staccare la spina dalla mia solita routine (che in ogni caso routine non è mai), e di esplorare la zona per un periodo più ampio dei classici 10 giorni di “ferie”.
META ESTATE 2025: Toscana, San Vincenzo
Nel mezzo fra Bolgheri, Suvereto e Campiglia Marittima, in provincia di Livorno.
Le tre zone sfornano D.O.C., D.O.C.G. e I.G.T. dalla qualità impressionante, sia per gusto che per longevità.
Le caratteristiche di questi vini cambiano da zona a zona ma restano simili per l’intensità e la complessità che questi vini possono raggiungere.
Toscana…l’avevo sempre snobbata, lo ammetto.
Ho superato lo scoglio ed ora me ne sono innamorata.
Ecco le mie scelte, fra le mille altre, per accontentare i diversi palati
I Pianali Toscana I.G.T. ‘24, 100% Syrah. Tenuta Argentiera.
Piace alle mie “fru fru”, le due giovani colleghe di questa mia estate working/holidays 2015! Con il colore rosa corallo e lo stesso luccichio degli occhi delle mie ventenni “fru&fru”, i Pianali si annuncia già come vino dall’ampio palato fresco e sapido e dal gusto fruttato e delicato! Un vino che richiama la stessa leggerezza della gioventù!
Lo scelgo per loro! Che sappiamo fare buon uso della mia esperienza e che questo sorso metta le basi per costruire una grande passione per il vino!
Kalsi ‘24 I.G.T. Toscana bianco, Vermentino. Terradonnà.Suvereto
Il nome dell’azienda comunica chiaramente che la mano femminile ne è la padrona! E quindi l’indole di questo vino non può che essere ingannevole e ammaliatrice…mi somiglia…il colore giallo paglierino dai riflessi verdolini lo fa sembrare un semplice bianco, ma “Kalsi”si allontana dal solito vermentino a macchia mediterranea e al naso si presenta intenso e dal naso sulfureo. Al palato diventa fruttato di pesca gialla, gelso e con un lieve sentore di fragolina che si ritrova nel retrogusto assieme alla morbidezza del corpo alcolico ben evidente (13%), il tutto ben equilibrato da una salinità di sottofondo e dalla freschezza che richiamano un sorso continuo!
Mi piace perché è un bianco dal vigore minerale deciso!
Alaterno ‘19. Syrah Podere San Michele, San Vincenzo (LI)
Il naso ha una finezza di profumo nelle note di grafite, rabarbaro e liquerizia e complesso di mirtilli e more accompagnato da una sensazione di tabacco. Il sorso è goloso di gelatina di lamponi, spezie e tostatura e preannuncia il suo corpo pieno già dal colore profondo! Un vino complesso, sapido, abbastanza fresco e dal tannino setoso ed elegante. Il finale è lungo e balsamico, con note di frutti neri e liquerizia.
È il perfetto abbinamento alla Bistecca alla Fiorentina, protagonista principale delle mie serate working/holidays della braceria toscana Al Braciere di San Vincenzo.
Voi avete mai pensato di molare tutto per un pò e di dedicarvi alla vostra passione?
Buona fine estate a tutti!
Valeria Valdata – Riccio Viticcio
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15 Settembre, 2025
Online la Guida ai migliori Pinot Nero d’Italia 2026 di Vinodabere.it
Ritorna la Guida ai migliori Pinot Nero italiani targata Vinodabere.it – curatori i giornalisti Maurizio Valeriani e Antonio Paolini – con importanti novità. Da quest’anno, infatti, sono state aggiunte ulteriori categorie come gli spumanti, i vini bianchi e i rosé in cui il Pinot Nero sia presente dall’80% in su. Una scelta che cambia non solo i numeri e le tipologie della Guida ma anche, com’era prevedibile, la sua geografia e i rapporti di peso tra le varie aree produttive. I numeri sono assolutamente eloquenti: 250 i vini assaggiati, 145 quelli recensiti (a rimarcare che la via di interpretazione del Pinot Nero ad alti livelli resta comunque una prova non facile) ma con ben 54 Standing Ovation (il massimo riconoscimento previsto dalla redazione).
Nel dettaglio, e partendo dalla “new entry” sicuramente più attesa, gli spumanti (31, con 11 premiati): va a bersaglio alla grande il Piemonte, confermando che la parabola dell’Alta Langa (6 spumanti in Guida di cui 3 Standing Ovation) dopo il decollo continua alla grande a puntare in su. E va bene, anzi benone, la Lombardia, che cala appunto il suo asso con l’Oltrepò e piazza – tutte da lì – in Guida 15 “bolle” da Pinot Nero con 4 Standing Ovation. Conferma la sua vocazione “classica” e l’amore ricambiato per li vitigno il Trentino (4 vini e due allori massimi).
Meno “pesante” numericamente l’impatto di bianchi e rosé (3 e 6 rispettivamente) con una Standing Ovation solo tra i primi. Ma a proposito della quale vale la pena di aprire una (ammirata) parentesi: ad aggiudicarsela è la marchigiana Fattoria Mancini, a buon diritto ascrivibile tra i pionieri assoluti nella valorizzazione “italiana” del vitigno e che, a conferma, coglie altri due allori (un trionfo, insomma) con i suoi rossi.
E nel panorama regionale l’Alto Adige ribadisce la sua indiscussa vocazione e il suo gioco d’anticipo, e si conferma alla guida con ben 37 vini di cui 21 Standing Ovation (più una tra le bolle), e tra esse ci sono anche gli unici quattro vini “perfetti”, valutati 100/100. Perde apparentemente qualche colpo nella graduatoria interregionale la Toscana, altra illustre enclave da Pinot Nero che stavolta vede limitata la sua presenza a 6 esemplari di cui una Standing Ovation. Ma, sostanzialmente, è il segno di una concorrenza che cresce, esigendo quindi performance sempre più alte per restare in quota. Ed è l’ultimo dato di questa edizione della Guida a ribadirlo: oltre a quelle meritatamente già citate, inseriscono vini in Guida anche Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Sicilia, Umbria, Valle d’Aosta. A dimostrazione del fatto che quella del Pinot Nero è ormai una autentica realtà nazionale che non ha più alcun bisogno di chiamarsi “Noir” per sentirsi importante.
Curatori: Maurizio Valeriani e Antonio Paolini.
Revisione dei testi a cura di Pino Perrone.
Attività di redazione web a cura di Daniele Moroni.
I testi che leggerete in Guida sono di: Salvatore Del Vasto, Paolo Frugoni, Federico Gabriele, Maurizio Gabriele, Luca Matarazzo, Daniele Moroni, Gianmarco Nulli Gennari, Antonio Paolini, Pino Perrone, Stefano Puhalovich, Franco Santini, Susanna Schivardi, Gianni Travaglini, Paolo Valentini, Maurizio Valeriani.
Link della Guida: qui
I 4 Vini con 100/100:
Alto Adige Pinot Nero Riserva Lafóa 2021 – Cantina Colterenzio
Alto Adige Pinot Nero Riserva Luma 2022 – Tenuta Romen
Alto Adige Pinot Nero Riserva Matan Glen 2022 – Tenuta Pftscher
Alto Adige Pinot Nero Buchholz 2023 – Azienda Vinicola Castelfeder
La Redazione
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15 Settembre, 2025
Vendemmia 2025 a Tenuta Stella: nel Collio friulano la natura guida la qualità
Biodiversità e biologico sono i pilastri della filosofia produttiva della cantina di Scriò.
La vendemmia 2025 è partita anticipata a Tenuta Stella, nel cuore più alto del Collio friulano, con la raccolta dello Chardonnay per il metodo classico Pas Dosé e della Ribolla Gialla destinata a uno spumante monovarietale di grande finezza.
Erika Barbieri, enologa della tenuta
L’annata si sta caratterizzando per un clima altalenante, con giornate ideali alternate a piogge che complicano la pianificazione. Lo sbalzo termico tra giorno e notte, che può superare i 10-15 gradi, favorisce la sintesi aromatica delle uve bianche. Le uve raccolte presentano acidità e freschezza ottimali, che ci fanno guardare con fiducia a basi spumante e vini bianchi fermi di qualità superiore.
Fondata da Sergio Stevanato nel 2009, Tenuta Stella ha da sempre sposato con convinzione un modello produttivo basato su biologico certificato, sostenibilità e tutela della biodiversità. I suoi 15 ettari sono coltivati senza pesticidi né concimi chimici, con un profondo rispetto per il paesaggio, l’ecosistema e la flora spontanea, come le orchidee che sbocciano tra i filari e le arnie presenti nella proprietà. Con la certificazione Diversity Ark, la tenuta si posiziona tra le eccellenze nazionali per la salvaguardia ambientale e il monitoraggio scientifico del vigneto.
Per Tenuta Stella la vendemmia 2025 è più di una raccolta: è la testimonianza concreta di una filosofia che fa di questa cantina “coltivatori di vita”, custodi attenti di un ecosistema fragile e prezioso, capace di riflettersi nella purezza e complessità dei vini del Collio.
Tenuta Stella: un territorio, un racconto
Collocata a Scriò, nel comune di Dolegna, in una zona montana che guarda il mare e si lascia accarezzare dalla bora, Tenuta Stella è il frutto di un equilibrio perfetto tra natura, storia e rispetto. Qui, Sergio Stevanato ha dato vita a una realtà orientata quasi esclusivamente a vitigni autoctoni friulani, capaci di rappresentare l’identità e la complessità del territorio ad ogni sorso.
A guidare Tenuta Stella sono Alberto Faggiani, agro tecnologo e responsabile enologico, e Erika Barbieri, enologa e responsabile tecnica e marketing. La produzione si fonda su qualità e autenticità, che si traducono in una viticoltura biologica, sostenibile e non invasiva, coerente con l’obiettivo di preservare un ecosistema tanto ricco quanto delicato.
La Redazione
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