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23 Agosto, 2026

La Scottina Relais & Bistrot. Il fascino country-chic

Piacenza svelata con La Scottina. Ci sono città che non amano fare rumore. Piacenza è una di queste: sorniona, aristocratica nel suo riserbo, adagiata tra il Po e l'Appennino, spesso ignorata dalle rotte del turismo più frenetico. Eppure, a saper tendere l'orecchio, questa terra ha storie straordinarie da raccontare. Lo fa attraverso una tradizione gastronomica generosa e una viticoltura d'avanguardia che meriterebbe palcoscenici ben più ampi.
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Buglioni Harvest Experience dove la vendemmia non si guarda, si fa Arrow Right Top Bg

21 Agosto, 2026

Buglioni Harvest Experience. La vendemmia non si guarda, si fa

  Dal 5 settembre al 4 ottobre Buglioni apre i suoi vigneti in Valpolicella: un’esperienza immersiva tra raccolta manuale, merenda nei filari, aperitivi e pranzi.   Due formule per vivere il rito della vendemmia in modo coinvolgente: solo mani sporche, calici pieni e sorrisi veri.  C’è un momento dell’anno in cui il tempo sembra fermarsi tra le colline veronesi, dove il lavoro si trasforma in rito e il vino smette di essere solo una bottiglia per diventare una storia vissuta. È la vendemmia di Buglioni, un appuntamento che quest’anno torna a sfidare le convenzioni con la Harvest Experience 2026.  Non stiamo parlando di una semplice visita guidata, ma di un richiamo alle origini. In un mondo sempre più digitale e distaccato, Buglioni riporta l’ospite al centro del ciclo naturale: il contatto diretto con la terra, la fatica nobile della raccolta, il profumo inconfondibile dell’uva matura che riempie l’aria di fine estate. Qui il concetto è chiaro: la vendemmia non si guarda, si fa. Dimenticate la classica visita in cantina: per poche settimane, gli appassionati hanno l’opportunità unica di entrare nel cuore operativo della tenuta, raccogliere l’uva insieme agli esperti, scoprire dove nasce il vino – dalla pianta fino alla cantina – e concedersi il piacere di una merenda autentica tra i filari. DUE FORMULE, UN’UNICA PASSIONE: THE BREAKFAST CLUB O DIRTY DANCING? Buglioni propone due formule differenti per interpretare questo momento magico, offrendo a ciascun ospite la possibilità di scegliere come vivere l’Harvest Experience con Buglioni, in modo coinvolgente e conviviale. The Breakfast Club Pensato per chi crede che la vendemmia sia “mani sporche e tavola piena”. Dopo una mattinata di raccolta manuale dei grappoli destinati a diventare Amarone e Recioto della Valpolicella, guidati dal Wine Specialist Buglioni, si passa alla meritata e imprescindibile “Merenda del bacan“ tra i filari, con pane fatto in casa, la soppressa di produzione Buglioni e una bollicina rinfrescante. A seguire una visita esclusiva al fruttaio di appassimento – un vero e proprio spoiler sul futuro del vino – e l’aperitivo sotto il glicine in Locanda Buglioni, il Wine Restaurant della Cantina, immerso nei vigneti dove il tempo sembra dilatarsi tra un calice e l’altro. Menu con hummus di ceci, alici fritte e salumi locali, accompagnato in condivisione pranzo informale accompagnato da un vino Buglioni a scelta. Costa 55 euro a persona e comprende: l’experience della vendemmia guidata, la merenda dal bacan, la visita in cantina e l’aperitivo finale. Dirty Dancing Per chi cerca il massimo, Buglioni ha ideato un percorso che non lascia spazio a compromessi. Oltre alla raccolta manuale dei grappoli guidati dal Wine Specialist Buglioni, la “Merenda del bacan” tra i filari e la visita al fruttaio di appassimento, l’esperienza culmina in Locanda con un menu degustazione da quattro portate, sapientemente abbinate ai grandi classici della casa: dal Lugana Gabriella all’iconico Amarone Il Lussurioso, fino al Recioto Il Narcisista. Costa 105 euro a persona e comprende: l’experience della vendemmia guidata, la merenda dal bacan, la visita in cantina e il pranzo con quattro portate e quattro vini in abbinamento. DALLA TERRA ALLA BOTTIGLIA: UN GIORNO DA VIGNAIOLI PER CAPIRE COME NASCE L’ECCELLENZA Partecipare alla Harvest Experience non significa solo degustare un calice, ma comprendere la filosofia che sottende ogni singola etichetta Buglioni. È la possibilità di vedere dove “nasce” il vino, di dialogare con chi la terra la coltiva ogni giorno e di portare a casa, tra i ricordi e i sapori, la consapevolezza di aver contribuito, anche solo per un giorno, a creare un’eccellenza del territorio. Che siate neofiti alla ricerca di un contatto autentico con la natura o wine lover esperti desiderosi di testare il raccolto in anteprima, questa è un’occasione irripetibile. Perché, in fondo, non c’è modo migliore per conoscere un vino che averlo visto nascere, toccato con mano e celebrato, fino all’ultimo calice. È possibile partecipare alla Harvest Experience 2026 tutti i weekend dal 6 settembre al 4 ottobre. Le attività iniziano ore 10.00. Le prenotazioni sono ufficialmente aperte qui:
https://www.buglioni.it/vendemmia-experience-2026
I posti sono limitati per garantire un’esperienza intima e autentica. Cantina Buglioni
Via Campagnole, 55
37029 San Pietro in Cariano Verona, Italy
https://www.buglioni.it
+39 045 6760676 La Redazione
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Gini e le radici del Soave. Una memorabile esperienza firmata Tesori Liquidi Arrow Right Top Bg

21 Agosto, 2026

Gini e le radici del Soave. Una memorabile esperienza firmata Tesori Liquidi

  Vigneti centenari, un legame viscerale con il territorio e una storia di famiglia che hanno reso celebre il nome di Gini nella viticoltura italiana ed internazionale.  Questo è ciò che ho apprezzato lo scorso 8 agosto, oltre a calici paradisiaci, grazie alla visita organizzata da Tesori Liquidi: la consapevolezza di produttori che si confrontano con i cicli della natura da secoli e che ancora oggi, alla quindicesima generazione, restano in ascolto delle stagioni e del respiro della terra, per far emergere il meglio che le viti hanno da offrire, dopo mesi di meticoloso ed intenso lavoro.  Senza dubbio la famiglia Gini può testimoniare di essere tra i più antichi viticoltori nella zona del Soave Classico: dal 1570 coltiva i propri vigneti in Monteforte d’Alpone e oggi Sandro e Claudio sono gli orgogliosi custodi della passione ereditata dal padre Olinto.  Gini non è soltanto una cantina, ma un autentico ecosistema vitivinicolo che svela – a chi sa attendere e cercare – i propri delicati e preziosi equilibri. Grazie all’agricoltura biologica e alle lavorazioni manuali, le vecchie viti di oltre 100 anni, producono uve di superlativa qualità. La proprietà vitata è di 70 ettari e si suddivide tra le colline storiche del Soave Classico a Monteforte d’Alpone e Tenuta Scajari a Campiano, nella zona orientale della Valpolicella DOC.  I terreni variano sensibilmente da zona a zona, passando dal tufo vulcanico a suoli calcarei dalle variegate stratificazioni, ed è questo che contribuisce ad esaltare la complessità e le sfumature delle produzioni dei vari cru.  Proprio a due tra i più iconici di questi cru, la famiglia Gini, rappresentata nella visita da Claudio con i figli Letizia e Andrea, insieme a Tesori Liquidi, ha dedicato l’evento Le Radici del Soave. Alla cieca e in ordine sparso, proprio per lasciare il confronto tra i presenti libero da condizionamenti, sono state servite le annate 2023, 2019, 2014 e 2011 per La Froscà, “una collina di raffinata seduzione” – per dirla con le stesse parole della famiglia Gini – adornata da viti di 100 anni esposte a sud est. La vinificazione, rigorosamente senza solfiti, avviene per la maggior parte in acciaio inox e per circa il 20% in botti grandi di legno francese, con alle spalle più passaggi. Affina poi almeno otto mesi a contatto con i propri lieviti naturali di fermentazione, in vasche di acciaio inox e in piccole botti di legno stagionato da 228 L. Qui, per riconoscere il cru alla cieca, ci siamo lasciati guidare dalle sapidità spiccata, dai sentori di pietra focaia e dalle note, sempre gradevoli e bilanciate, d’idrocarburo. A fare da contraltare, con la stessa esposizione e viti ancora più antiche (di almeno 120 anni!) a piede franco, il cru Salvarenza, dedicato ad una fanciulla di nome Renza, minacciata dai briganti e salvata da un nobile cavaliere proprio in quegli appezzamenti. In questo caso la fermentazione si svolge totalmente in legno, come pure gran parte dell’affinamento successivo, in pieces da 228 L e in grandi botti, a contatto con propri lieviti naturali, e seguìto da almeno altri sei mesi di affinamento in bottiglia.  Per riconoscere le etichette (sempre coperte!) di 2022, 2018, 2014 e 2008 Salvarenza, ci siamo divertiti a ricercare i frutti esotici più maturi e succosi, le spezie bianche più delicate e la frutta candita più profumata.  Colpiti da questa magistrale persistenza nei calici serviti, non abbiamo potuto far a meno di chiederci: Che cosa rende il Soave Classico così speciale? La testimonianza appassionata di Claudio ce ne ha mostrato uno scorcio: Non abbiamo mai accettato compromessi quando si parla di qualità. La nostra azienda, certificata biologica, presta particolare attenzione alle fasi lunari per rispettare i ritmi della Natura. Ci impegniamo a mantenere sani i nostri vigneti in collina, nelle zone vocate, ed a favorire l’equilibrio della flora e della fauna. Le nostre vecchie viti di Garganega sono allevate con il tradizionale sistema a pergola veronese, un metodo di coltivazione che risale all’epoca romana. Oggi, di fronte ai cambiamenti climatici, la pergola ha acquisito un valore ancora maggiore. Protegge i grappoli dalle scottature solari, ombreggiando il terreno e creando un microclima più fresco che aiuta le viti a resistere alle temperature sempre più elevate. La Garganega proveniente da questi vecchi vigneti matura lentamente e viene vendemmiata in ottobre, quando le temperature notturne più fresche favoriscono un eccellente sviluppo aromatico, preservando al contempo la naturale acidità delle uve. La nostra idea di cantina, che nasce come luogo di ascolto, piuttosto che di manipolazione. Scavata nella roccia tufacea con umidità costante, l’utilizzo di lieviti indigeni, le fermentazioni spontanee e la scelta pionieristica di vinificare senza solfiti già dagli anni Ottanta: tutti questi elementi esprimono una filosofia non interventista, fatta di pazienza, ascolto e fiducia nella natura. Qui il tempo non è un limite, ma uno strumento di scoperta ed evoluzione. Sono grata a Francesco Bonomi e Francesco Mastrosimone, fondatori di Tesori Liquidi, per avermi fatto conoscere questa appassionante azienda. La loro specializzazione, oltre alla selezione e alla compravendita di bottiglie vintage, è proprio l’organizzazione eventi speciali per chi ama vivere il vino come un arricchimento ed un’esperienza informale di confronto.  Sarò felice di condividere con gli amici lettori altre avventure firmate Tesori Liquidi!    Adele Gorni Silvestrini –Passi in cantina
Mi trovi su Instagram @adelegornisilvestrini https://adelegornisilvestrini.it/
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20 Agosto, 2026

MARRAMIERO. L'Abruzzo che non ha bisogno di gridare.

IL COSA E IL DOVE Lo so, dovevo scriverne molto tempo fa, ma le parole seguono strade spesso misteriose, si accavallano, si sgambettano, sono poco inclini a rispettare la fila. E così mi ritrovo solo ora a dire della mia visita all’Azienda di Enrico Marramiero in un Agosto in terra d’Abruzzo in cui le lunghe giornate sono fatte per il mare e per il vino. Una visita improvvisata, resa possibile solo dalla disponibilità di un Enrico sempre pronto a raccontare la sua idea di vino quale ponte tra tradizione e futuro con i piedi ben piantati in una realtà imprenditoriale consapevole e attenta, imprescindibile a questo punto del nostro terzo millennio. MARRAMIERO Rosciano, provincia di Pescara, lì dove il mare Adriatico e la montagna si guardano da vicino e dove, all’orizzonte, il Gran Sasso disegna la sagoma inconfondibile della “Bella Addormentata”. Un paesaggio che non è solo sfondo, è presenza quotidiana, è misura, radice. Tra oliveti, vigneti e boschi di lecci, la Famiglia Marramiero coltiva la vite dall’inizio del Novecento, lungo quel tratturo calpestato da greggi che andavano e venivano come se il tempo fosse una cosa relativa. Un’agricoltura di necessità, non di progetto. Marramiero non è una data precisa da appendere al muro, ma una continuità di gesti ripetuti nel tempo: restare, investire nel luogo in cui si è nati, creare lavoro, tramandare. Negli anni Novanta, Dante e soprattutto Enrico impongono il cambio di passo. Con loro che la vite smette di essere solo coltivazione e diventa qualcosa di più strutturato. Enrico, economista, porta in azienda uno sguardo da imprenditore. Non il vignaiolo che parla di “ascolto della terra” a ogni intervista, ma quello che decide di organizzare, investire, modernizzare. Il vino esce dalla dimensione familiare e prova a presentarsi come prodotto capace di stare sul mercato senza chiedere scusa. Oggi Enrico Marramiero guida l’azienda avendo ben chiaro che tradizione e innovazione non sono opposti ma due facce di una stessa medaglia coniata nel rispetto delle persone e della terra. Quattro tenute raccontano questo legame. Sant’Andrea, il cuore storico, dove la famiglia possiede terra fin dall’Ottocento, Tratturo, Milano e poi Amarello, lassù, verso Ofena, dove le uve guardano il caldo e il freddo picchiarsi giorno e notte e maturano un carattere che non chiede permesso. Per Marramiero il vino non è solo prodotto, è memoria, gesto, offerta. Nella cantina di Contrada Sant’Andrea convivono saperi antichi e tecnologie moderne. C’è attenzione quasi maniacale alla purezza del frutto e al rispetto dell’ambiente. Selettori ottici, fermentatori, un impianto di fitodepurazione, il primo in Abruzzo. Tecnologia al servizio di un’idea piuttosto semplice e un po’ scomoda: non sciupare quello che la terra ti dà. Recuperare l’acqua. Rispettare chi lavora. Non fare i furbi. I vini di Enrico Marramiero sono “compagni di emozioni” capaci di attraversare le generazioni e la sua Azienda racconta di un posto e del sogno ambizioso e un po’ testardo che questo non viva solo di turismo mordi e fuggi ma di valore vero. Una cantina che sta diventando anche casa per chi vuole restare. Un’azienda che esporta senza mai tradire il canale della ristorazione e dell’ospitalità, rifiutando con una certa eleganza la grande distribuzione. Quando una bottiglia nata qui arriva su un tavolo lontano, non porta solo il suo contenuto, porta un pezzo di Rosciano, un pezzo di famiglia e quella strana convinzione abruzzese secondo cui il vino, prima di essere merce, è un gesto di civiltà. Marramiero è l’Abruzzo che non ha bisogno di gridare. È la “Bella Addormentata” del Gran Sasso che, dal tramonto, guarda le vigne e ricorda a chi le coltiva che le radici forti non impediscono di cambiare. I VINI – SPUMANTE METODO CLASSICO BRUT: s’approccia al naso con quella nota un po’ brusca tipicamente “abruzzese”, quasi stranito del fatto che Vi meravigliate della sua ruvida mineralità. È il Pinot Nero a ricordargli di essere “gentile” oltre che “forte”, lisciandogli il pelo a buffetti di piccoli frutti rossi. Senza esagerare…quel tanto che serve a bilanciare le freschezze di mentolo e incenso prima che l’olfatto si rilassi di fronte alle dolci grassezze di una pasticceria affatto dimentica di creme al cioccolato bianco e mandorle caramellate. L’assaggio è brillantemente diretto da un’effervescenza che armonizza i descrittori olfattivi dandogli compiuta, completa e materica presenza al palato. Sostanzioso, è sicuramente fresco ma ha nella sua piccante mineralità il quid che vivacizza la beva rilanciandone continuamente la piacevolezza. Un vino, ma con le bollicine. 88++ Punti. – SPUMANTE METODO CLASSICO ROSÉ: prima che la croccante sfericità della ciliegia arrotondi gli spigoli vivi dell’agrume si percepisce l’Abruzzo nobile dello zafferano. E se pian piano si distende il morbido tappeto del cioccolato e della frutta secca non manca un pizzico di pepe a stuzzicare il naso verticalizzando vieppiù l’olfatto. Il sorso è ampio, fresco e di adriatica sapidità, l’effervescenza un placido sciabordio che accarezza il palato ricordando i descrittori olfattivi e lasciando impresse memorie di pasticceria lievitata e candita. 88 Punti ma solo perché credo debba scontare un residuo di pena nella clausura della bottiglia. – TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “ANIMA” 2024: il naso è un morso succoso di mela matura, la carezza delle brezze adriatiche sulle messi mature, la semplice bellezza dei fiori di campo e il simpatico rincorrersi di dolcezze d’acacia e freschezze d’agrume. In bocca, le delicate astringenze tanniche aprono il sipario mentre l’orchestra ritma l’incedere della piccante sapidità. Fresco e sostanzioso, disseta e coinvolge; leggiadro richiama il sorso senza mai appesantirsi e lasciando che lo svuotarsi del calice ne sottolinei lo sviluppo espressivo. 87++ Punti. – TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “ALTARE” 2023 RISERVA: una “sposa in giallo” fedele di albicocca e rosa dalla gelosia verso speziate amanti orientali. Sfiora le labbra con la dolcezza di un casto bacio d’acacia, graffia la schiena con erotiche unghie di erbe aromatiche, soffia in un amplesso di scorza d’agrume amaro. Sarà il fondo del calice a rivelare la quiete e la tempesta, in un susseguirsi di nocciole e burro d’arachidi, tabacco da pipa e castagna, cioccolato bianco e cuoio, mou e rabarbaro. In bocca è una scudisciata, un cavalcare a pelo di freschezze e piccanti sapidità che le morbidezze fruttate provano a ridurre a trotto composto ma che la lussuria dei tannini ravviva inducendo al peccato di un secondo sorso e di un altro ancora. Chiusura vitale, lunga come uno sguardo perso nel vuoto, fatta di mandorle dolci, rosmarino, accenni di camino spento e…della voglia di farsi un secondo giro di giostra. Giovane…TROPPO giovane! Da bere ascoltando “IS IT A CRIME” (performed live at LIVE AID 1985) di SADE. Gli darei i cabalistici 90 Punti ma deve scrollarsi ancora di dosso il giogo di una morale fatta di un legno un pochino troppo oppressivo quindi…88++ con tanta, troppa voglia di riassaggiarlo tra qualche tempo. – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “INCANTO” 2022: l’olfatto è immediato, netto nel distinguere la frutta rossa e nera polposa, un sottobosco ombroso e fresco, folate balsamiche, fiori appassiti e spezie appena macinate. Lo spettro gustativo è piacevolmente fresco e alcol e sostanza glicerica sono ben stemperati da una vena sapida che va via via crescendo non spegnendosi neppure nel lungo finale. 87+ Punti.   – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC TERRE DEI VESTINI “INFERI” 2020 RISERVA: “INFERI” è un nome e di fatto un luogo in cui si precipita assaggiando questo Montepulciano che racconta di misteri profondi celati dalla terra d’Abruzzo. Avvicinando il naso al calice si entra in una nebbia di speziate dolcezze che celano in parte la sostanza di frutto rosso e tabacco mentre un quid di animale presenza fa da “Minosse” tenendo il vino con i piedi ben piantati per terra evitando così di perdersi in voli pindarici di descrittori poco credibili. E quelli che sceglierete nel mucchio, quelli che contano, sono scuri come le tenebre dell’Inferno: liquirizia, ferro, grafite, caffè e l’eucalipto ad allungare una nerbata. Il sorso è rigoroso, potente ma misurato, mai sopra le righe, illustra senza inutili ridondanze lasciandosi andare appena alle “frivolezze” della piccola pasticceria e della cannella. Ma è peccato veniale, ché freschezza e adriatica sapidità raddrizzano subito la barra del timone. Chiude lungo, mooolto lungo nascondendo a colpi di rimandi balsamici quell’idea di ricordi e soffitta che s’annida nell’ultima goccia in fondo al calice. 89- perché mi pare s’affanni a nascondere le vegetalità varietali e perché serbavo un ricordo della 2019 che…dovrei riassaggiare ma mi pareva meritasse un paio di punti in più. – VINO COTTO “LIVIA”: nel calice ha un colore magnetico e il naso è il primo prigioniero di tale campo d’attrazione. Percepisce distintamente il caramello bruciato, il fico secco, la frutta rossa in confettura, cioccolato e spezie quasi fosse panpepato e, in chiusura, arriva una piacevole brezza mentolata a rinfrescare. In bocca la dolcezza è ovvia ma l’imperante freschezza fa si che non si scada mai nello stucchevole e così, tra note di agrume amaro e ricordi speziati, si rimane invischiati in un lunghissimo, aromatico finale. 87 Punti con un + per la tradizione. E QUINDI? E quindi GRAZIE a Enrico Marramiero per la squisita ospitalità e la pazienza dimostrata nell’aspettare queste mie poche e insufficienti parole spese per cercare di descrivere i suoi vini e, anche e soprattutto, l’idea che c’è dietro. Un’idea che va oltre la bottiglia in sé e che coinvolge il Territorio e un’economia di cui Marramiero vuole, può e sa essere volano.       Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo
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Cantina Tellenae. L'amore che move la vigna Arrow Right Top Bg

19 Agosto, 2026

Cantina Tellenae. L'amore che move la vigna

  Lazio, tra Divino Amore e Fioranello (Roma)  Gli occhi osservano la limpidezza che gioca tra il vetro del calice e la luce che penetra attraverso il vino, riportando alla vista il regalo di un colore brillante.  Un naso che si avvicina piano per ricordare profumi e avere voglia di ritrovare un sentore nel sapore.  Labbra che si poggiano sul bordo del vetro con la curiosità di capire cosa ci sia nel calice nell’attimo poco prima di berlo. … Quindi…  …gli occhi si chiudono e…  Mi ricordo solo che ero molto piccola. Ricordo delle mani ruvide, dure che mi adagiavano sulla terra soffice.  Ma non erano le sole, vi erano anche quelle di un bambino, così piccole, così inesperte, ma allo stesso tempo così delicate e piene di paure. Li ricordo quei grandi occhi che scrutavano il nonno, attenti ad ogni sua mossa. Ogni gesto veniva pedissequamente replicato molto seriamente: doveva essere una grande responsabilità per un piccolo scricciolo, nuovo a questo mondo. Tentava di non sbagliare per poter rendere orgoglioso sé stesso, ma soprattutto il nonno.  Era bello vederli assieme, per me un’assoluta gioia ogni giorno che li avevo accanto. Il piccolo nipote con una grande fame di conoscenza e il suo maestro, intento a dare quelle che erano le direttive di un sapere quasi ancestrale: come fossero gocce di una verità imprescindibile, il piccino ascoltava con grande attenzione tutti gli insegnamenti che riusciva a contenere.  Ricordo la premura che mi veniva riservata: sono sempre stata sensibile, molto delicata per mia stessa natura, per questo motivo ci sono sempre stati accorgimenti particolari verso di me rispetto a tutte le altre. Mi ritenevo fortunata di poter osservare, ogni giorno da vicino, come una famiglia crescesse, mossa da una passione e un comune amore. Grazie a questo imparai da loro a plasmarmi con gli stessi principi nel corso del tempo.  Quando, dal nulla, in un giorno qualunque, quel bambino davanti ai miei occhi, si trasformò in un uomo. Era sorprendente come fossero passati così tanti anni, così in fretta; tra cambiamenti e ricerche di un’identità che fosse solo mia, dovevo aver perso la cognizione del tempo. Il suo modo di prendersi cura di me, dopo così tanto, non era cambiato affatto, era ancora molto attento, come gli era stato insegnato: i sani principi etici che aveva ereditato. Questo mi fece venire voglia di ripagarlo allo stesso modo: dargli più di quello che lui mi aveva dato. Sviluppai la consapevolezza di quanto fosse giusto ripagare e rendere felice chi  tanto aveva sacrificato per me. Finalmente, con il passare degli anni, diventai sempre più forte e consapevole di me stessa: comparvero i primi puntini neri, “l’ombelico” lo chiamavano alcuni, ma io sapevo che era la caratteristica che mi rendeva così unica e così speciale.  Mi cominciai ad esprimere in forme sempre migliori, evolvendo in modi diversi, creando grandi aspettative in colui che aveva costantemente avuto a cuore me e il mio benessere.  Difficile poter dire, ma l’amore move davvero il sole e l’altre stelle e con le mani sempre più consapevoli e sicure di quel bambino che erano diventate quelle di un uomo, evolsi in modi che Giuliano non poteva assolutamente immaginare. Per questo quando vidi le sue prime passeggiate romantiche tra i filari, imparai come l’amore nasce e si evolve anch’esso; tutto questo mi dava come l’impressione di essere di famiglia. Ogni anno, perciò, la mia evoluzione diventava sempre più sostanziale e infine finalmente maturai: con un bagaglio di anni sulle spalle, tutte le mie caratteristiche sensoriali iniziavano a sbocciare, franche, alla luce del sole, per poi arrivare all’estate durante la quale scalpitavo per poter esplodere freneticamente in mille modi e ogni mio pensiero cominciò a prendere realmente corpo. Una concretezza autentica e ferma dentro di me prese piede, senza tutte quelle discordanze dell’infanzia, senza tutti quei contraddittori controsensi dell’adolescenza.  Ormai ero equilibrata.  Giuliano mi conosceva, ormai, talmente bene che riusciva a sfruttare le mie caratteristiche in modo del tutto inaspettato anche per lui stesso. Il posto dove mi trovavo era un misto di componenti piroclasti vulcanici e argilla, una tipologia di terreno che stimola la sensazione del sapido, ma la mia voglia di freschezza per la stessa voglia di invecchiare con una certa qualità, era tutto ciò che volevo realizzare. Ogni tanto, quindi, lui faceva leva su questo per il risultato finale e ogni tanto io, insieme al mio invecchiamento, contribuivamo a far venire voglia di inspirare l’etereo, l’empireumatico, nonostante il mio solito desiderio di pesca, di arancia, limone e c’era persino chi diceva di zucchero filato.  Sbocciai in quello che era l’inaspettato, avevo raggiunto il mio obiettivo e non c’era regalo più grande che potessi fare, né espressione più autentica che potessi avere.  Un’identità.  Il tempo per come lo conoscevo, passò velocemente, perciò non potrò mai dimenticare a un certo punto della mia vita, le nuove piccole, candide manine che mi hanno iniziato a raccogliere e mi hanno iniziato a guardare con curiosità, come un nuovo cerchio della vita: di padre in figlio, da nonno a nipote, da nipote e padre a sua figlia, questa bellissima bimba dai grandi occhioni blu che guardando il papà mentre raccoglie i grappoli e ne fa vino, ne resta innamorata e mi riporta alla mente le origini, le mie origini, le origini dell’amore di una famiglia.  La storia dietro un calice si ripete. È storia di amore e di pazienza, è storia di costanza e di tempo, è la storia di generazioni, è la storia di una famiglia ed è la mia storia, una delicata Malvasia Puntinata che ha visto crescere il suo produttore insieme al suo amore per tutto ciò che crea e realizza e alla sua passione che insistente mette ad ogni racconto che orgoglioso esprime sulla sua visione della vita: la Cantina Tellenae.  …si riaprono gli occhi, infine e dopo tutto ciò che si è avvertito e le sensazioni che si sono provate all’interno del calice, dopo che abbiamo permesso al vino di raccontarci tutta la sua storia, trasmettendoci la gioia di essere vivi, si passa alla degustazione. Viene fatto un sorso, ne viene fatto un altro e ci si comincia a concedere l’abbandonarsi ai nostri personali ricordi di un amore, di una passione forte, facendoci rapire, prendendoci il momento presente solo ed esclusivamente per noi finalmente.  L’amor che move il sole e l’altre stelle»
(Paradiso XXXIII, v. 145) “Divina Commedia”, Dante Alighieri    Ilaria Muscio – Il taccuino delle gite (fuori porta)
Su Instagram è @La Vinoteque Ilaria Muscio
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DIRUPO, IL VALDOBBIADENE DOCG DI ANDREOLA CHE TRADUCE IN UN CALICE LA VITICOLTURA EROICA Arrow Right Top Bg

18 Agosto, 2026

Dirupo, il Valdobbiadene docg di Andreola che traduce in un calice la viticoltura eroica

  Nato dalle vigne a più forte pendenza della cantina di Col San Martino, Dirupo sintetizza nel nome e nel carattere la filosofia produttiva di Andreola e il legame con il territorio di Valdobbiadene   “Dirupo” è un nome che richiama immediatamente un’immagine precisa: quella delle colline scoscese del Valdobbiadene DOCG, dove Andreola coltiva le proprie vigne fin dal 1984. Non è un caso che la stessa idea compaia nel claim che accompagna l’azienda da oltre dieci anni, “Eroico in Valdobbiadene”: tra i due esiste un rapporto diretto, quasi di causa ed effetto. Dirupo nasce infatti dalle vigne a maggiore pendenza di proprietà della cantina, quelle dove il lavoro manuale resta l’unica strada percorribile e dove, nei tratti più estremi, il trasporto dell’uva in vendemmia richiede ancora l’utilizzo delle carrucole. È un’etichetta che porta con sé, fin dal nome, l’idea su cui si fonda l’intera produzione Andreola: la vite governata dalla mano dell’uomo, in un territorio che nel 2019 è stato riconosciuto Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Se la gamma dei vini si è progressivamente ampliata, arrivando a comprendere sette etichette della Rive Line e, più di recente, i prodotti della linea Vigneti delle Dolomiti, nati da un vigneto di 9 ettari acquisito nel 2017 a Sedico, nel cuore delle Dolomiti Bellunesi, Dirupo resta il punto di partenza da cui quella filosofia si irradia. È l’etichetta con cui la maggior parte del pubblico incontra per la prima volta lo stile Andreola, ed è per questo che la cantina la considera un vero manifesto: nel bicchiere restituisce l’intensità aromatica e l’equilibrio che caratterizzano tutta la produzione, dal Valdobbiadene DOCG di ingresso fino alle Rive più identitarie e al Cartizze. Di colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, Dirupo presenta un perlage fine e persistente e una spuma cremosa. Al naso si apre su note di biancospino, acacia, agrumi e frutta fresca. Un Brut con un dosaggio di 8 g/l che offre un sorso equilibrato, sapido e morbido, capace di coniugare freschezza e rotondità. Perfetto dall’aperitivo agli abbinamenti con pesce e carni bianche. Stefano Pola, proprietario di Andreola Il Dirupo è tra i vini che meglio rappresentano quello che facciamo qui: nasce dalle vigne a maggiore pendenza della nostra cantina, quelle dove il lavoro manuale resta l’unica strada possibile. Le parcelle migliori di quelle vigne, quelle che riescono a esprimere con più precisione il carattere del Dirupo, sono anche il punto di partenza per la bottiglia dedicata al nostro Fondatore. È un riconoscimento a un vino che, fin dalla prima vendemmia, ha saputo tradurre in un calice tutta la fatica e la cura che mettiamo in vigna ogni giorno. Un pensiero che trova eco nelle parole di Mirco Balliana, capo enologo della cantina dal 2011, cresciuto tra le vigne di Col San Martino e formato tra la scuola enologica Cerletti e l’Università di Padova. Per Balliana, che ha seguito da vicino la crescita dell’azienda negli ultimi quindici anni, Dirupo è la sintesi più compiuta del rapporto tra territorio e cantina: un’etichetta che, pur rivolgendosi a un pubblico ampio, non rinuncia a raccontare con precisione la propria origine. La scelta di destinare le uve delle vigne più ripide a un vino dalla grande versatilità risponde dunque a una logica precisa: rendere accessibile, fin dal primo approccio, l’esperienza della viticoltura eroica che Andreola pratica su tutti i suoi 110 ettari vitati. Un principio che l’azienda ha mantenuto costante anche negli anni di maggiore crescita, quando la cantina è passata da una realtà familiare a vendita locale a una struttura con vendite in oltre otto mercati esteri, tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Svizzera e Belgio, a cui oggi viene destinato il 35% della produzione. Dirupo continua così a rappresentare, vendemmia dopo vendemmia, il primo capitolo di una storia che si sviluppa lungo le pendici del Valdobbiadene DOCG: quella di una cantina che ha fatto della fatica in vigna e della cura manuale la propria cifra distintiva, restituendola in un calice pensato per essere, prima di tutto, un invito a scoprire la filosofia e lo stile di Andreola. La Redazione
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Vendemmia 2026: da nord a sud quantità in lieve flessione, ma i vignaioli non piangono «con l’attuale situazione di mercato, meglio la qualità della quantità» Arrow Right Top Bg

17 Agosto, 2026

Vendemmia 2026: da nord a sud quantità in lieve flessione, ma i vignaioli non piangono «con l’attuale situazione di mercato, meglio la qualità della quantità»

  I vignaioli non piangono la contrazione di rese che si prevede per la vendemmia 2026.   Il motivo? Le contingenze di mercato che hanno contratto i consumi, al punto che persino in Champagne i produttori – tramite il Comité Champagne – hanno fissato la resa 2026 a 8.800 kg per ettaro: un taglio di produzione per il quarto anno di fila per gestire stock, clima difficile e mercato complesso. Ecco il sentiment dei vignaioli da Nord a Sud Italia, a pochi giorni dall’inizio della raccolta. Armin Gratl, direttore generale di Cantina Valle Isarco, la più giovane cantina sociale altoatesina parla di una stagione caratterizzata da un anticipo vegetativo e quindi una vendemmia anticipata rispetto alla media. Le temperature elevate hanno accelerato la maturazione, ma finora non abbiamo riscontrato particolari problemi e lo stato sanitario delle uve è molto buono. Per le rese è ancora presto per fare previsioni precise: ogni vigneto reagisce in modo diverso e molto dipenderà dall’andamento delle prossime settimane. Sarà fondamentale individuare il momento giusto per la raccolta, con l’obiettivo di portare in cantina uve sane e di qualità.  Condizioni come quelle di quest’anno richiedono ai nostri soci viticoltori di seguire i vigneti ancora più da vicino rispetto al passato: ogni annata è diversa e non esistono più regole valide per tutti, servono esperienza, flessibilità e una presenza costante in vigneto per prendere le decisioni giuste al momento giusto. A questo scenario si aggiunge un mercato sicuramente più difficile rispetto a qualche anno fa, con abitudini di consumo che stanno cambiando: Proprio per questo riteniamo ancora più importante puntare sulla qualità e rimanere fedeli alla propria identità. Per noi di Cantina Valle Isarco significa continuare a valorizzare il nostro territorio e il lavoro dei nostri soci viticoltori, senza inseguire le mode, ma offrendo vini autentici e riconoscibili.  Anche in Trentino per Maso Martis, la boutique vinery del Trentodoc, la vendemmia sembrava dover partire in anticipo ma le previsioni sono state ribaltate dalla siccità, come conferma l’enologo Matteo Ferrari: «L’anticipo sul germogliamento di circa dieci giorni rispetto al 2025 e iniziato già nelle ultime settimane di marzo, si è protratto fino alla piena fioritura dell’ultima settimana di maggio e alla pre-chiusura del grappolo. Questo ha fatto pensare a un anticipo vendemmiale importante con previsioni di inizio verso il 10 di agosto, ma poi le alte temperature di giugno e luglio hanno cambiato la situazione. Tra siccità e calore le piante hanno rallentato diminuendo il processo di fotosintesi e di conseguenza il processo di accumulo di zuccheri e di maturazione. Gli sbalzi termici delle ultime settimane hanno permesso alle viti di riprendere il ciclo di maturazione e tra il 20 ed il 25 luglio è iniziata l’invaiatura». Un’annata difficile da interpretare, visto l’andamento climatico altalenante «ma prevediamo di iniziare la vendemmia attorno al 18 agosto con uve di ottima qualità». Anche in Toscana a Bibbona, a due passi da Bolgheri, non c’è sentore di vendemmia anticipata. Niccolò Marzichi Lenzi, amministratore delegato di Tenuta di Biserno, Tenuta Campo di Sasso e Le Crocine Da qualche anno, già ai primi di agosto siamo tutti ai blocchi di partenza, convinti che la vendemmia sarà particolarmente anticipata, anche perché siamo inevitabilmente condizionati da quello che si legge. Poi, però, per quanto ci riguarda, nella maggior parte dei casi si finisce per raccogliere più o meno nelle date di sempre. Per come si presenta oggi, questa sarà sicuramente un’annata solare. Tuttavia, è ancora troppo presto per esprimere giudizi sulla qualità delle uve o sullo stile dei vini: saranno l’andamento delle prossime settimane e la vendemmia a dirci quale sarà il vero volto di questa annata. Ancora qualche giorno e poi in Umbria, invece, si inizieranno a raccogliere i primi grappoli Marco Caprai, presidente & ceo dell’Azienda agricola Arnaldo Caprai Per quanto riguarda i tempi della vendemmia bisognerà attendere ancora pochi giorni per le basi spumante e le varietà particolarmente precoci. Sempre che non ci siano le tanto auspicate precipitazioni. La situazione, pur mantenendo un certo anticipo, potrebbe ancora cambiare di qualche giorno. La produzione, per il Re del Sagrantino, sarà un po’ più bassa della media a causa della siccità ma non sarà un male per l’Umbria Le attuali temperature e la siccità porteranno a produzioni inferiori alla media, con un 5-10% sotto la media ma anche a vini più buoni. Non sarà un male per la qualità dei vini umbri che non ne risentirà, e considerando i problemi del mercato attuale è meglio avere un po’ meno produzione da piazzare, ma valorizzandola ancora meglio Caprai riflette poi sulla questione ambientale e climatica Queste sofferenze agronomiche – osserva – devono però farci riflettere sul rinnovo degli impianti e sulla necessità di realizzarli con strumenti per l’irrigazione. La disponibilità d’acqua è per Caprai uno degli elementi decisivi su cui si gioca la competitività delle aziende agricole Nella Valle umbra la condotta appena realizzata e della quale si stanno ultimando le opere per la distribuzione dell’acqua della diga di Valfabbrica, offre ai nostri territori, in prospettiva, un vantaggio competitivo per chi vuole venire a investire e a produrre nel territorio e un’importante garanzia della risorsa acqua, che comunque sarà sempre di meno, almeno per i prossimi secoli, se non di più. In Calabria, l’Azienda agricola biologica Santa Venere si estende per circa 150 ettari sulle colline dell’antica terra di Cirò, piccolo paese della Calabria in provincia di Crotone dalle antichissime origini, particolarmente significativo per la sua storia e cultura. Le terre fin dal 1600 sono di proprietà della famiglia Scala, da sempre dedita alla coltivazione della vite e dell’ulivo. Oggi è Giuseppe Scala a guidare l’azienda insieme al fratello Federico, che in merito alla vendemmia e alle condizioni climatiche non ha dubbi A Cirò conosciamo bene il caldo e la siccità: fanno parte dell’identità del nostro territorio. Tuttavia, la continuità e l’intensità delle temperature elevate viste negli ultimi mesi stanno ponendo sfide inedite. Per la vendemmia 2026 prevediamo un anticipo dei tempi di raccolta, in particolare per le varietà bianche come il Greco Bianco, per preservare l’acidità e la freschezza aromatica evitando sovramaturazioni. Sul fronte delle rese, ci aspettiamo una contrazione quantitativa rispetto alle medie storiche. Gli acini sono tendenzialmente più piccoli a causa dello stress idrico. Dal punto di vista qualitativo e sanitario, tuttavia, il caldo e la mancanza di umidità riducono la pressione delle malattie fungine (come peronospora e oidio), permettendoci di portare in cantina uve estremamente sane, ricche di polifenoli e con una grande concentrazione zuccherina e aromatica, a patto di aver gestito bene la pianta in estate. Essere un’azienda certificata biologica per noi non è solo un’etichetta, ma un approccio dinamico al vigneto. Le condizioni climatiche attuali ci hanno imposto di rivedere la gestione ordinaria in campo. Per questo motivo l’azienda ha ridotto la sfogliatura estiva, ha ridotto al minimo le lavorazioni invasive del terreno per non far evaporare l’umidità residua negli strati profondi, utilizza la tecnica del mulching (pacciamatura verde) per proteggere il suolo dall’irraggiamento diretto e arricchirlo di sostanza organica. Dove possibile e necessario, viene utilizzata l’irrigazione a goccia per evitare la defogliazione precoce o il blocco della maturazione nelle fasi più critiche. Il lavoro di Santa Venere si basa sul monitoraggio della maturazione: la decisione su quando raccogliere non si basa più solo sui gradi Babo (zuccheri), ma su un controllo quotidiano dell’acidità titolabile, del pH e della maturità fenolica delle bucce. Il settore vitivinicolo globale sta attraversando un momento di profonda trasformazione Il calo dei consumi generalizzato e il riposizionamento delle abitudini dei consumatori, sempre più orientati a vini più leggeri, freschi, trasparenti e sostenibili, rappresentano la vera sfida strategica. In un mercato saturo, la risposta non è produrre di più, ma raccontare meglio l’unicità del territorio. Varietà autoctone come il Gaglioppo e il Greco Bianco hanno una personalità irripetibile che i mercati internazionali ricercano sempre di più se interpretate con eleganza. La sfida a Cirò è contenere i gradi alcolici elevati derivanti dalle alte temperature per proporre vini equilibrati, dotati di buona bevibilità, tannini levigati e fresca acidità, incontrando i gusti delle nuove generazioni di consumatori. La certificazione biologica è il punto di partenza, non di arrivo. I buyer e gli appassionati oggi chiedono tracciabilità, impronta carbonica ridotta, attenzione alla biodiversità e packaging più leggeri e sostenibili. Il settore vitivinicolo globale sta attraversando un momento di profonda trasformazione Il calo dei consumi generalizzato e il riposizionamento delle abitudini dei consumatori, sempre più orientati a vini più leggeri, freschi, trasparenti e sostenibili, rappresentano la vera sfida strategica. In un mercato saturo, la risposta non è produrre di più, ma raccontare meglio l’unicità del territorio. Varietà autoctone come il Gaglioppo e il Greco Bianco hanno una personalità irripetibile che i mercati internazionali ricercano sempre di più se interpretate con eleganza. La sfida a Cirò è contenere i gradi alcolici elevati derivanti dalle alte temperature per proporre vini equilibrati, dotati di buona bevibilità, tannini levigati e fresca acidità, incontrando i gusti delle nuove generazioni di consumatori. La certificazione biologica è il punto di partenza, non di arrivo. I buyer e gli appassionati oggi chiedono tracciabilità, impronta carbonica ridotta, attenzione alla biodiversità e packaging più leggeri e sostenibili. Andiamo infine in Sicilia, precisamente a Vittoria, a due passi da Ragusa, dove Silvio Balloni, amministratore delegato di Santa Tresa e Azienda Agricola Cortese, parla di annata sfidante L’annata 2026 si presenta caratterizzata da sfide agronomiche complesse ma con prospettive qualitative di alto profilo. Le piogge primaverili hanno fornito una riserva idrica nei terreni sabbioso-calcarei tipici della zona di Vittoria e le elevate temperature di giugno e luglio hanno impresso un’accelerazione alla maturazione. Sotto il profilo dei volumi, si stima una leggera contrazione quantitativa, che rappresenta un fattore fisiologico legato alle condizioni estive, ma si riflette positivamente sulla qualità che si preannuncia eccellente. Per quanto riguarda i tempi di raccolta, i primi stacchi prenderanno il via nella prima metà di agosto, a partire dalle basi spumante per poi proseguire con le varietà a bacca bianca. La vendemmia per le uve a bacca rossa autoctone si concentrerà invece dalla metà di settembre. L’approccio biologico e l’attenzione alla biodiversità di Santa Tresa e Cortese continuano a dimostrarsi strumenti efficaci per contrastare il cambiamento climatico e garantiscono vini di grande bevibilità, freschezza ed eleganza. La Redazione
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Ho.Re.Ca., la nuova sfida non è assumere di più: è aumentare la produttività Arrow Right Top Bg

16 Agosto, 2026

Ho.Re.Ca., la nuova sfida non è assumere di più: è aumentare la produttività

  Il 77% dei ristoratori fatica a trovare personale qualificato, mentre oltre 114 mila lavoratori hanno lasciato il settore nell’ultimo anno. La risposta arriva dalle nuove tecnologie: macchinari intelligenti che aumentano produttività, qualità e continuità operativa.   Per anni la crescita di un ristorante è stata associata all’aumento del personale. Oggi lo scenario è cambiato. La vera sfida per il mondo Ho.Re.Ca. è riuscire a produrre di più, mantenere elevati standard qualitativi e garantire un servizio impeccabile, anche in un contesto in cui reperire personale qualificato è sempre più difficile. I numeri raccontano con chiarezza questo cambiamento. Secondo un’indagine FIPE-Format Research, il 77,1% dei ristoratori italiani dichiara di avere difficoltà nel reperire personale qualificato, mentre per figure strategiche come i cuochi oltre il 41% delle ricerche si conclude senza alcuna assunzione. Il fenomeno si riflette anche sul mercato del lavoro. Nel solo 2025 il settore della ristorazione ha registrato una riduzione di oltre 114 mila lavoratori dipendenti (-10,3%), confermando come la produttività sia destinata a diventare uno dei principali fattori competitivi delle imprese. È proprio in questo scenario che, secondo Facile Noleggiare, primo portale italiano specializzato nel noleggio a lungo termine di macchinari professionali per il settore Ho.Re.Ca, cambia il ruolo della tecnologia all’interno delle cucine professionali. La cucina intelligente è già realtà Se fino a pochi anni fa forni, friggitrici e sistemi di cottura erano semplici strumenti di lavoro, oggi stanno diventando veri e propri alleati della produttività. Il mercato mondiale delle attrezzature professionali lo dimostra: nel 2025 ha raggiunto 77,7 miliardi di euro, con una crescita del 35% rispetto al periodo pre-pandemia, trainato da automazione, attrezzature multifunzione e sistemi intelligenti di ultima generazione. Francesco Profili, fondatore di Facile Noleggiare La tecnologia non sostituisce il cuoco. Lo rende più performante», Oggi il valore di una cucina professionale dipende sempre di più dalla capacità di mettere le persone nelle condizioni di lavorare al meglio, riducendo le attività ripetitive, aumentando la qualità del risultato e garantendo continuità operativa. Quando il macchinario diventa un collaboratore Le attrezzature professionali di ultima generazione stanno cambiando radicalmente il modo di lavorare. Esistono sistemi multifunzione in grado di gestire automaticamente diverse fasi della preparazione, monitorabili anche da remoto, capaci di lavorare durante le ore notturne e di avviare autonomamente i cicli di pulizia al termine del servizio. Forni intelligenti consentono di ottenere risultati paragonabili alla cottura tradizionale, ma con livelli di precisione, uniformità e ripetibilità impensabili fino a pochi anni fa. Le nuove friggitrici professionali, inoltre, sono in grado di filtrare automaticamente l’olio durante il servizio in appena un minuto e quarantadue secondi, riportandolo rapidamente alla temperatura ideale senza interrompere il lavoro della cucina. Alcuni modelli consentono anche di gestire contemporaneamente due cotture differenti, aumentando la capacità produttiva senza aumentare il carico di lavoro del personale. Il vero salto di qualità non consiste nell’avere macchinari più sofisticati. Consiste nel mettere ogni professionista nelle condizioni di esprimere il massimo del proprio potenziale. La tecnologia diventa un supporto quotidiano, capace di semplificare il lavoro, aumentare la produttività e garantire risultati costanti. Le performance diventano prevedibili Per ristoranti, hotel, laboratori, pasticcerie e attività di ristorazione organizzata, investire nelle migliori tecnologie significa oggi lavorare con maggiore efficienza, migliorare la qualità del servizio e ottimizzare tempi e processi. Il limite, spesso, è rappresentato dal costo di acquisto delle attrezzature più evolute, che può raggiungere investimenti molto importanti. Per questo Facile Noleggiare propone formule che consentono alle imprese di accedere fin da subito alle tecnologie più avanzate disponibili sul mercato, trasformando l’investimento iniziale in un costo certo e pianificabile, comprensivo di macchinario, assistenza tecnica e servizi. Il vantaggio non è acquistare a un prezzo inferiore, ma poter contare su strumenti di eccellenza e conoscere fin dall’inizio il costo complessivo della soluzione, senza sorprese e con la certezza di mantenere sempre elevati standard operativi. Il futuro dell’Ho.Re.Ca. si misura nelle performance Secondo Facile Noleggiare, la ristorazione italiana sta entrando in una nuova fase. La competitività non dipenderà soltanto dalla qualità delle materie prime, dalla creatività dello chef o dalla posizione del locale, ma sempre di più dalla capacità di organizzare il lavoro attraverso tecnologie intelligenti, affidabili e performanti. Noi non noleggiamo semplicemente macchinari», conclude Profili. «Aiutiamo ristoranti, hotel e laboratori a lavorare meglio. Perché oggi la differenza non la fa il numero di persone presenti in cucina, ma ciò che quelle persone riescono a realizzare grazie agli strumenti che hanno a disposizione. Facile Noleggiare Facile Noleggiare è il primo portale italiano specializzato nel noleggio a lungo termine di macchinari professionali per il settore Ho.Re.Ca. L’azienda si rivolge a ristoranti, bar e caffetterie, hotel, pasticcerie, panifici, laboratori professionali, catering ed eventi, offrendo soluzioni per forni professionali, abbattitori, frigoriferi e congelatori, lavastoviglie professionali, macchine per gelato e sistemi di refrigerazione e conservazione. La missione di Facile Noleggiare è rendere l’innovazione tecnologica più accessibile alle imprese della ristorazione, attraverso formule di noleggio semplici, flessibili e sostenibili, per garantire performance elevate. Web: https://www.facilenoleggiare.com/ La Redazione
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16 Agosto, 2026

Vino, IMT: taglio rese e stoccaggio per prossima vendemmia. parola d’ordine “riequilibrio” della DOC Verdicchio Castelli di Jesi

  Obiettivo riequilibrio per la Doc Verdicchio dei Castelli di Jesi, architrave del vino marchigiano con una produzione di circa 90 mila ettolitri imbottigliati l’anno. Taglio delle rese e stoccaggio sono gli strumenti di gestione prudenziale dell’offerta deliberati in Assemblea dall’Istituto marchigiano di tutela vini (Imt) per la prossima vendemmia, con relativa richiesta inviata oggi alla Regione. Le misure proposte dal maxi-Consorzio marchigiano (16 denominazioni), riguardano la proroga delle limitazioni delle rese a 110 quintali per ettaro – anziché 140 quintali da disciplinare – e il bloccaggio (sino al 30 giugno 2027 e per un massimo di 21 quintali) delle uve prodotte oltre la soglia stabilita. Michele Bernetti, il presidente Imt Il quadro del comparto richiede particolare attenzione sia a livello nazionale che regionale. Per questo siamo particolarmente soddisfatti per le scelte di responsabilità operate dall’Assemblea. L’obiettivo è contenere un livello delle giacenze cresciuto molto anche dopo la ricca vendemmia 2025, e contestualmente puntare a una corretta dinamica dei prezzi e alla salvaguardia – a tutti i livelli – della filiera. Siamo consapevoli di avere un vino contemporaneo, di qualità e in grado di competere sui mercati nazionali e internazionali; in questo senso accogliamo con favore il recente ingresso di nuovi operatori sul nostro territorio. Per il direttore Imt, Alberto Mazzoni Il Verdicchio dei Castelli di Jesi rappresenta una parte importante del valore delle nostre denominazioni e alcuni indicatori commerciali rilevano comunque una sostanziale tenuta, con l’imbottigliato nel primo semestre a +2,7% e un calo contenuto nel retail nazionale. Il nostro compito sarà perciò orientato su due livelli: il primo su contenimento e riequilibrio, anche con misure di carattere strutturale; il secondo sulla necessità di attivare una campagna di promozione unitaria e continuativa dei vini marchigiani, da sviluppare su un arco temporale non inferiore a quattro anni. Il Verdicchio dei Castelli di Jesi conta quasi 1900 ettari rivendicati su un’area che comprende 25 comuni, con oltre 103 mila ettolitri prodotti (imbottigliati per il 90%, a 13 milioni di bottiglie) da 338 viticoltori e 129 produttori. Il Castelli di Jesi ha una quota export pari al 51%, nel 76% dei casi sui mercati europei. In crescita lo share nei mercati asiatici – Giappone in primis – che compensa in parte il gap riscontrato negli Stati Uniti. A valore, Regno Unito, Paesi Bassi, Usa, Germania e Svezia sono i principali sbocchi. Imt ha infine invitato le singole denominazioni consortili a valutare con attenzione – attraverso la convocazione di assemblee separate – le misure da intraprendere per limitare l’attuale livello di giacenze. La Redazione
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