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10 Giugno, 2025

Bianco Pomice, il bianco delle Eolie di Tenuta di Castellaro

È il vino iconico della cantina siciliana: un viaggio tra mineralità vulcanica e profumi intensi, simbolo di un territorio unico e incontaminato   Storie di vento, di lava e di mare raccontano Bianco Pomice, l’iconico vino di Tenuta di Castellaro: l’anima delle Isole Eolie è racchiusa nell’incontro tra Malvasia delle Lipari (60%) e Carricante (40%), due vitigni autoctoni straordinariamente diversi che si uniscono in un perfetto equilibrio di aromi e freschezza. Massimo Lentsch proprietario della cantina Bianco Pomice rappresenta l’anima delle Eolie. La nostra volontà è sempre stata quella di valorizzare questo straordinario territorio, rispettando la natura e interpretandone al meglio le potenzialità. Ogni sorso di Bianco Pomice racchiude il respiro dell’isola, la purezza della pietra pomice e la freschezza delle brezze marine. È un vino che parla di passione, di rispetto e di autenticità. Fin dalla prima vendemmia del 2008 della cantina siciliana, Bianco Pomice si eleva a punto di riferimento dell’azienda. Il suo nome è un omaggio alla pietra pomice, simbolo dell’Isola di Lipari e delle sue origini vulcaniche: questo materiale, leggero e poroso, richiama la mineralità e la freschezza del vino. Come la pietra pomice emerge dal fuoco vulcanico e dall’acqua, così Bianco Pomice nasce dall’incontro tra il terroir unico dell’isola e la sapiente lavorazione in cantina, dando vita a una persistenza gustativa che si trasforma in simbolo di autenticità e raffinatezza.   Bianco Pomice è un vino emblematico dell’approccio etico e sostenibile alla viticoltura di Tenuta di Castellaro. Situata in un contesto paesaggistico unico, quello delle isole Eolie, l’azienda promuove pratiche agricole a basso impatto ambientale, utilizzando tecniche di coltivazione biologiche e valorizzando la biodiversità del territorio. Ogni fase produttiva è pensata per preservare l’integrità del suolo e la qualità dell’aria, contribuendo a un modello di viticoltura che guarda al futuro. Ho avuto modo di provarlo. Ecco le mie impressioni personali. Il colore dorato ma anche l’incredibile pulizia che esalta la accecante, rende molto ma molto bello. C’è da rimanerne ammaliati. Un bel biglietto da visita che magari, in certi casi, serve. Non fosse altro per fare bella figura quando si stappa una bottiglia e se ne versa il contenuto nel primo calice. Il naso più che interessante è evocativo. Non per tutti. Lo sarà per coloro che in Sicilia ci sono stati e questa ne hanno respirato le cose vere. Lo sarà per chi ha letto così tanto della Sicilia da essersi lasciato inebriare da quegli ciàuri emergenti dalle parole. Lo sarà per coloro che sapranno ascoltare. Gli altri rimarranno comunque appagati dalla mela renetta, quella con la buccia gialla, pastosa e farinosa che crea l’impressione di tanto zucchero e solo un velo di acidità. Così come dal prezioso effluvio di mandorla. Non bisogna necessariamente stare in Sicilia per sentire la mandorla in fondo.  Così come per i sentori di biancospino e salvia. Poi però, quando si chiudono gli occhi, occorre usare il cuore, o cori. È così che l’impressione è quella di venti salini che spirano trasportando la iodio del mare, l’agrume delle tante zagare e un pò di pietra pomice, ricordo di antichi vulcani. Un elegantissimo bouquet che ogni tanto si arricchisce di qualche fiore con sembianze di margherite e piccoli fiori di campo. L’ho trovato inebriante, anzi no, finemente inebriante. Un mare che travolge senza l’arroganza delle onde. Travolge lasciando il segno del sale sulla pelle. Il sorso è esattamente come me l’aspettavo. Con una freschezza sparata in bocca come fosse l’onda che arriva e bagna la pelle lasciando proprio quel gusto del sale prima solo sensazione olfattiva. Arriva la sapidità che continua ad esserci e che rende Bianco Pomice (fresco, secco leggermente caldo) ammaliante come una geisha. La mela è nel sottofondo è li e li rimane. Solo che quella che al naso era farinosa e pastosa, diventa ora aspra e fresca grazia all’agrume che fa egregiamente la sua parte a donare una incredibile pulizia di bocca ed una persistenza anche piuttosto lunga. Il finale che sa quasi di affumicato si arricchisce della mandorla richiamando ricchezza ed eleganza. Bianco Pomice mi ha offerto sensazioni di respiro in riva al mare, di onde che si infrangono sugli scogli. Un mare non agitato, calmo, che sento sulla mia pelle. Un vino che mi riempie senza riempirmi, mi disseta senza senza dissetarmi. Un vino in grado di lasciarmi la bocca in una maniera così pulita che ho solo voglia di prendere un altro sorso. Leggero, soave, non particolarmente impegnato, fine, sinuoso senza essere stucchevole. Linee di un profilo che intravedo. Che non si concede immediatamente ma ha bisogno di attenzioni perché possa esprimersi al meglio creando un perfetto equilibrio perfetto che ha solo bisogno di essere bevuto, non degustato. Accompagnato? Anche no. Nel senso che possiamo berne un calice solo per la voglia di farlo, guardando il tramonto in riva al mare. Se vogliamo, posiamo anche accompagnarlo ad un a un pesce alla griglia o ad un cocktail di di mare o anche ad un’insalata di mare caldo. L’allevamento dei vigneti segue rigorosi criteri di sostenibilità, rispettando i ritmi naturali della terra e valorizzando ogni singolo grappolo, per garantire la massima espressione qualitativa in ogni bottiglia. L’uva è selezionata e raccolta a mano, i lieviti utilizzati sono quelli indigeni e la chiarifica avviene naturalmente, travasando il vino varie volte prima dell’imbottigliamento. Emiliano Falsini enologo della cantina siciliana La Malvasia delle Lipari, con i suoi profumi inebrianti e avvolgenti – si sposa magistralmente con la fresca carezza minerale del Carricante. Il risultato è un vino di grande finezza, capace di coniugare complessità olfattiva e vivacità al sorso. Tenuta di Castellaro: Lì dove il sole cala a picco sul mare e si trasmette la millenaria tradizione della coltivazione ad alberello, sorge su terreno vulcanico Tenuta di Castellaro, un monumento dedicato alla natura, alla cultura, all’architettura. Il progetto enologico, strettamente legato all’ambito storico e paesaggistico, racconta un territorio unico come quello di Lipari, la principale delle isole Eolie. Sono 24 ettari vitati per circa 70mila bottiglie l’anno e una moderna cantina all’avanguardia, oltre a un wine resort e al parco geominerario delle Cave di Caolino, ripulito e bonificato per metterlo a disposizione della collettività: Tenuta di Castellaro è una realtà unica e articolata, che vive da sempre un approccio naturale alla viticoltura, utilizzando protocolli biologici e vegan. Il fascino selvaggio di questo angolo di mondo, incontaminato, remoto e magnetico ha stregato la famiglia bergamasca Lentsch, che nel 2005 ha deciso di intraprendere un grande progetto vitivinicolo e paesaggistico: preservare, valorizzare e far conoscere la bellezza di questo luogo, custodendone le tradizioni e le peculiarità, dando vita a vini realizzati da uve autoctone isolane, a partire dalla Malvasia delle Lipari e il Corinto Nero, che siano puro estratto di un territorio.   Ivan Vellucci ivan.vellucci@winetalesmagazine.com La Redazione
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10 Giugno, 2025

La nuova eleganza del rosso: Domini Veneti presenta un valpolicella che parla la lingua del presente

  C’è un momento in cui anche i territori più antichi sentono il bisogno di respirare una luce diversa, di interpretare la propria essenza con un passo più lieve, senza smarrire profondità o coerenza.   È da questo ascolto della terra, del clima, dei consumatori che nasce la nuova sfida firmata Domìni Veneti: un inedito Valpolicella Classico DOC che segna una svolta stilistica e culturale. Più fresco, più agile, più moderno. Un rosso che invita alla condivisione, senza rinunciare alla complessità tipica della denominazione. Direttore Generale Daniele Accordini. Questo Valpolicella rappresenta un’evoluzione del nostro territorio: un vino più fresco, con una minore gradazione alcolica, pensato per un consumatore attento alla qualità ma anche curioso di nuove esperienze. La nostra sfida è coniugare tradizione e innovazione, offrendo un’espressione autentica della Valpolicella che si adatti a stili di consumo più moderni e versatili. È un vino che racconta la nostra identità, rispettando il carattere della denominazione ma con un nuovo carattere, perfetto per chi cerca eleganza e freschezza nel calice. Frutto di un lavoro di osservazione, selezione e intuizione tecnica, questo nuovo vino è figlio delle alture della Valpolicella Classica, dove le uve maturano con lentezza e precisione, conservando acidità e fragranza. È il risultato di una vinificazione studiata per esaltare freschezza, frutto e bevibilità, tre parole chiave che, oggi più che mai, raccontano il desiderio di una nuova generazione di appassionati. Presentato in anteprima a Vinitaly 2025, accompagnato da un’etichetta evocativa, suggerisce un gesto semplice ma simbolico: rendere il rosso accessibile anche d’estate, nei dehors, nei momenti informali, in abbinamento a piatti freschi, veloci, quotidiani. Questo nuovo Valpolicella Classico sarà disponibile sul mercato Horeca a partire da giugno. Alessia Ceschi, Vicepresidente di Cantina Valpolicella Negrar Questo prodotto rappresenta per Domìni Veneti una nuova sfida, un percorso che intraprendiamo con entusiasmo anche a fronte delle nuove tendenze, delle richieste dei giovani consumatori e agli input che riceviamo dai mercati emergenti. Si tratta di un cambiamento lento, non uniforme ma al quale guardiamo con grande interesse. Crescere significa innovare, senza mai tradire le nostre radici: non vogliamo sostituire, ma affiancare il profilo tradizionale della nostra identità, offrendo interpretazioni diverse in grado di dialogare con pubblici e contesti differenti. Questo nuovo vino è la manifestazione più recente di un percorso più ampio, che Domìni Veneti porta avanti da anni con rigore tecnico e visione strategica. La filosofia produttiva della cantina si evolve per abbracciare nuovi stili senza snaturare l’identità, mantenendo la trasparenza della filiera e la precisione artigianale che ne hanno fatto un riferimento per la Valpolicella d’altura. La ricerca di equilibrio tra innovazione e coerenza territoriale si concretizza in ogni dettaglio: dalla scelta dei vigneti collinari alle fermentazioni controllate, dalla delicatezza dell’estrazione al contenimento alcolico, fino alla fluidità del sorso. DATI ANALITICI  Alcol svolto 11,50% Vol.
Zuccheri riduttori residui 2g/l
Acidità totale 6,6 g/l
Estratto secco netto 23,00 g/l
pH 3,25 VIGNETO  Ottenuto da uve autoctone quali Corvina, Corvinone e Rondinella. Situato nella zona della Valpolicella Classica ad una altitudine tra 250 e 500 metri s.l.m. Tipo di terreno: calcareo, poco profondo e di media fertilità, originati da depositi marini. Vigneto inerbito totalmente irrigato. Sistema di allevamento: pergoletta doppia. Età delle viti in produzione: da 20 a 25 anni. Carico di gemme per ceppo: 15. Densità di impianto: 3.000 viti per ettaro. PRODUZIONE  Vendemmia: Prima settimana di ottobre con selezione esclusivamente manuale. Pigiatura soffice con diraspatura delle uve. Fermentazione alla temperatura da 20° a 22° C. Macerazione per 5 giorni. Affinamento in vasche di acciaio. Stabilizzazione: naturale. NOTE DEGUSTATIVE  Colore: rosso rubino tenue, con sfumature brillanti. Profumo: fruttato vivace con combinazioni di fiori  e frutti rossi, evidente la nota di ciliegia, il lampone ed il pepe. Sapore: secco leggermente acidulo, di medio corpo, di grande sapidità e lunghezza al retrogusto. ABBINAMENTI GASTRONOMICI  Perfetto come aperitivo, si abbina agli antipasti di terra e pasta fresca Temperatura di servizio: 8°-10° C. La Redazione
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Vino e solidarietà. L’Olimpo dei Vini Lombardi al giro di boa Arrow Right Top Bg

10 Giugno, 2025

Vino e solidarietà. L’Olimpo dei Vini Lombardi al giro di boa

  Il legame tra vino e solidarietà non è certo una novità, ma è curioso il modo con il quale l’Associazione Terre e Sapori (senza scopo di lucro) ha saputo esprimerne il rapporto. I soci fondatori di Terre e Sapori, Riccardo Lagorio, Adele Gorni Silvestrini ed Alessandra Iannello. Abbiamo preso spunto dalle olimpiadi invernali che si terranno tra pochi mesi anche in Lombardia – benché non siamo legati al comitato organizzatore – con l’obiettivo finale di raccogliere fondi per AISF ODV, Associazione impegnata nello studio per curare la fibromialgia Si tratta di una selezione aperta, gratuitamente, a tutte le cantine che producono vino nella Regione Lombardia. I vini vengono così suddivisi per categorie e degustati alla cieca da una commissione composta da 10 persone: sommelier, ristoratori e consumatori particolarmente attenti, selezionati di volta in volta dagli enti ospitanti. Le prime cinque cantine che hanno prevalso nelle sei sessioni saranno ospitate a Rovato (BS) a marzo 2026 e in quella occasione verranno raccolti i fondi, grazie a offerte libere da parte dei partecipanti e alla presenza di ospiti dello spettacolo e dello sport, proprio in onore alle Olimpiadi Milano – Cortina (da cui deriva il nome “Olimpo dei Vini”, poi auspicabilmente replicabile anche in altre Regioni). Il primo appuntamento sui vini passiti si è tenuto il sabato 26 aprile a Volta Mantovana (MN) presso il Municipio in Palazzo Gonzaga, durante la Mostra Nazionale dei Vini Passiti e da Meditazione, e ha visto prevalere, su 50 campioni, in ordine alfabetico: Azienda Agricola Antonio Panigada (San Colombano al Lambro, MI) Azienda Agricola Ezio Valle (Cenate Sopra, BG) Azienda Agricola Panizzari (San Colombano al Lambro, MI) Cantina Bulgarini (Pozzolengo, BS) Poggio Alessi (Volpara, PV) Il secondo appuntamento sui vini rosati fermi ha avuto luogo il 10 maggio nella sede del Consorzio del Vino DOC Valtènesi di Puegnago sul Garda (BS) ed ha visto trionfare: Azienda Agricola Il Roccolo (Polpenazze del Garda, BS) Azienda Agricola San Lorenzo (Grumello del Monte, BG) Azienda Agricola Turina (Moniga del Garda, BS) Cantina Marsadri (Puegnago del Garda, BS) Tenuta Maddalena Società Agricola (Volta Mantovana, MN) Tenuta Roveglia (Pozzolengo, BS) Il terzo appuntamento, dedicato ai vini bianchi fermi, si è tenuto il 7 giugno presso la Cantina Rocche dei Vignali di Losine (BS), con il supporto del Consorzio Valcamonica IGT. Qui sono state più apprezzate dai giudici le etichette prodotte da: Angelo Bertoli (Castelli Calepio, BG) Lazzari (Capriano del Colle, BS) Agricola Vallecamonica (Artogne, BS) Cantina Dobellone (Desenzano del Garda, BS) Le Vedrine (Polpenazze, BS) Il quarto appuntamento sui vini rossi fermi si terrà il 5 luglio presso Consorzio Volontario Vini DOC San Colombano a San Colombano al Lambro (MI), mentre la quinta sessione di degustazione, dedicata ai vini frizzanti e spumanti Charmat, avrà luogo a ottobre nel Basso Mantovano. Presto sarà identificata, infine, la sede dell’ultimo appuntamento, dedicato agli spumanti Metodo classico, che si terrà a fine anno. Il consigliere regionale Diego Invernici L’Olimpo dei Vini lombardi si inserisce con orgoglio tra le iniziative che anticipano le prossime Olimpiadi invernali, offrendo una vetrina prestigiosa per le eccellenze enogastronomiche della nostra regione. Questo evento non solo celebra la qualità dei nostri vini, ma rappresenta anche un canale strategico per promuovere il nostro territorio, le sue tradizioni e la sua identità culturale. La Lombardia, con le sue Strade del Vino e dei Sapori, è da sempre un punto di riferimento per l’enoturismo, e manifestazioni come questa contribuiscono a rafforzare il legame tra il mondo del vino e la valorizzazione del nostro patrimonio La manifestazione gode inoltre della partecipazione del Consorzio per la Tutela del Formaggio DOP Grana Padano, Sponsor ufficiale dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, e del Comune di Rovato.   Adele Gorni Silvestrini
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9 Giugno, 2025

Le Donne del Vino in viaggio tra le vigne di Carmignano

Sulle tracce dei Medici nelle vigne antiche di Montalbano La giornata di lunedì 26 maggio 2025 è stata un’autentica immersione nella storia e nella cultura del territorio del Montalbano, circondato dai profili collinari resi celebri dai disegni di Leonardo da Vinci. Un’esperienza indimenticabile organizzata con maestria dalle Donne del Vino della Toscana, un percorso che ha saputo fondere l’eleganza dei vini con la profondità della tradizione manifatturiera, lasciando un segno nel cuore di ogni partecipante.
Il nostro viaggio è iniziato nel cuore pulsante del Montalbano, una terra dove le radici della viticoltura affondano in un passato glorioso, strettamente legato alla potente famiglia Medici. È qui che, secoli fa, il Granduca Cosimo III de’ Medici, con il suo celebre Bando del 1716, tracciava i confini di una delle prime denominazioni vinicole al mondo: il Carmignano. Villa Artimino: Fascino mediceo e rinascita enologica La nostra visita a Villa Artimino è stata impreziosita dall’accoglienza di Annabella Pascale, figura chiave nella rinascita di questa tenuta storica. Anna è la nipote del leggendario ciclista Giuseppe Olmo, un campione che non solo ha lasciato il segno nel mondo dello sport, ma che si innamorò profondamente di questi luoghi e, una volta ritiratosi dalle competizioni, ne divenne proprietario negli anni ’60. Fu lui a intuire il potenziale di questa vasta proprietà, avviando un progetto lungimirante che le generazioni successive hanno portato avanti. La sua visione ha permesso di preservare e valorizzare non solo la magnifica Villa La Ferdinanda, ma l’intero complesso, inclusi i suoi preziosi terreni agricoli. La trasformazione di Artimino: Un Relais di lusso nel Gruppo Meliá Collection Negli ultimi anni, la Tenuta di Artimino ha intrapreso un percorso di significativa evoluzione, trasformandosi in un relais di lusso di alto livello grazie all’ingresso nel prestigioso Gruppo Meliá Collection. Far parte di questo gruppo significa entrare in un network selezionato di hotel e resort che si distinguono per la loro autenticità, storia e servizio personalizzato, offrendo esperienze uniche e di alta qualità. Artimino ha saputo coniugare il fascino storico della villa medicea con le esigenze dell’ospitalità moderna, offrendo un’esperienza esclusiva ai suoi ospiti. Degustazione in cantina: Un assaggio del futuro di Artimino La visita alla magnifica Villa La Ferdinanda, gioiello Patrimonio UNESCO, ha trovato il suo culmine in una degustazione che ci ha offerto un’intuizione chiara delle ambizioni e della direzione enologica di Artimino. Tre vini, ognuno con la sua storia e le sue potenzialità, hanno svelato il carattere di questa terra.
Abbiamo iniziato con il Vin Ruspo, il celebre rosato di Carmignano, un vino che non è solo freschezza, ma anche un pezzo di storia. Il suo nome, “Ruspo”, deriva dal verbo toscano “ruspare”, ovvero “portar via”, in riferimento al metodo tradizionale di produzione: il mosto veniva “ruspato via” dalle vasche dove le uve rosse maceravano per pochissimo tempo, quel tanto che bastava per acquisire il delicato colore rosato, prima che potesse donare al vino struttura e tannini più marcati. Un vino che incarna la leggerezza e la vivacità del territorio, perfetto per un sorso estivo. Dal Chianti Montalbano  al Carmignano DOCG Successivamente, il Chianti Montalbano Tenuta Artimino ci ha conquistato con la sua giovinezza e la sua vitalità. Al naso, un’esplosione di frutta fresca, con note predominanti di ciliegie e more, che lo rendono un vino vibrante e immediato, espressione autentica del Sangiovese del Montalbano.
Infine, l’apice della degustazione è stato il Poggilarca 2021 Carmignano DOCG. Questo vino si è presentato subito più profondo e corposo, rivelando sentori balsamici che si fondono armoniosamente con eleganti note speziate. Una complessità e un’intriganza (termine da me coniato che sta per vino intrigante ed elegante!) che promettono un’evoluzione affascinante nel tempo, sottolineando la vocazione del Carmignano a vini di struttura e longevità. Questa tripletta di assaggi ha dimostrato la capacità di Artimino di spaziare da espressioni fresche e fruttate a vini di maggiore complessità e profondità, tracciando una strada chiara verso l’eccellenza. Tenuta di Capezzana: un patrimonio di storia Dalla Villa Medicea di Artimino, il nostro viaggio ci ha condotto alla Tenuta di Capezzana, un nome che da secoli è sinonimo di passione e dedizione al vino, un vero pilastro nella storia del Carmignano. Ad accoglierci è stata Beatrice Contini Bonacossi, custode di una tradizione familiare che si intreccia profondamente con quella di questo luogo millenario. La Pergamena del 804 d.C.: Radici millenarie a Capezzana Beatrice ci ha guidato attraverso i secoli di storia della Tenuta, un racconto affascinante che ci ha riportato  ben oltre i confini del Rinascimento. Durante lo studio delle antiche carte presso l’Archivio di Stato, condotto da sua sorella Sandra, è emersa una scoperta straordinaria: un’antica pergamena, redatta in latino, che testimonia come a Capezzana si producessero vino e olio in tempi antichissimi, addirittura nell’804 d.C. Questa incredibile rivelazione posiziona la Tenuta di Capezzana tra le più antiche realtà vitivinicole documentate al mondo, un vero tesoro storico che sottolinea la vocazione intrinseca di questa terra alla viticoltura. La pergamena è oggi esposta all’entrata della Tenuta, a testimonianza tangibile di una tradizione che affonda le sue radici in un passato millenario. Il pranzo e la degustazione: Un viaggio sensoriale tra i vini di Capezzana Dopo il coinvolgente racconto storico, abbiamo avuto il privilegio di esplorare la Tenuta e poi di sederci a tavola per un pranzo delizioso, accompagnato da una degustazione approfondita dei vini di Capezzana, che hanno espresso tutta la loro territorialità e identità. Chardonnay IGT Toscana 2024 Abbiamo iniziato con lo Chardonnay IGT Toscana 2024, servito come splendida introduzione al nostro pasto. Questo vino, pur essendo un monovitigno internazionale, è frutto di un’attenta vinificazione che ne esalta la freschezza e l’eleganza. Di solito, gli Chardonnay di Capezzana vengono fermentati e/o affinati in acciaio per preservarne la fragranza e la vivacità, talvolta con un breve passaggio in legno per conferire complessità senza appesantire. Al naso, si percepivano note delicate di frutta a polpa bianca, agrumi e una leggera mineralità, mentre al palato si rivelava fresco, equilibrato e piacevolmente persistente, perfetto per l’antipasto. Il Carmignano Villa di Capezzana DOCG 2020 Il pranzo è proseguito con due espressioni emblematiche del Carmignano. Il Carmignano Villa di Capezzana DOCG 2020 è stato il primo a essere degustato. Questo vino, tipico blend di Sangiovese (circa 80%) e Cabernet Sauvignon/Franc (circa 20%), si presentava con un colore rubino intenso. Al naso offriva un bouquet complesso di frutta rossa matura, note floreali di viola e sentori speziati e balsamici, derivanti dall’affinamento in legno (solitamente botti grandi e tonneaux). In bocca era strutturato, equilibrato, con tannini eleganti e una piacevole freschezza, dimostrando già una grande armonia e un notevole potenziale di invecchiamento. Trefiano Carmignano Riserva DOCG 2020 Successivamente, abbiamo assaggiato il Trefiano Carmignano Riserva DOCG 2020. Questa Riserva rappresenta l’apice della produzione di Carmignano di Capezzana, con una selezione rigorosa delle migliori uve e un periodo di affinamento più lungo (almeno 20 mesi in legno e 3 anni totali prima della commercializzazione). Il Trefiano si è rivelato ancora più profondo e complesso del Villa di Capezzana, con un ventaglio aromatico più evoluto, che spaziava dalle note di frutta sotto spirito, al cuoio, tabacco e spezie dolci. Al palato, i tannini erano più levigati e la struttura avvolgente, confermando la sua vocazione a vino da meditazione e da lungo invecchiamento. Ghiaie della Furba Toscana IGT 2021. Per concludere in bellezza la parte dedicata ai rossi, abbiamo degustato Ghiaie della Furba IGT 2021. Questo vino è un “Super Tuscan” di Capezzana, un blend bordolese (solitamente Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah) che non rientra nella DOCG Carmignano ma esprime tutta la maestria della tenuta nell’interpretare i vitigni internazionali. Si è rivelato davvero fantastico: un vino di grande struttura, con sentori intensi di frutta nera, cacao, tabacco e spezie, ma al contempo elegante e armonico, con tannini vellutati e un finale lunghissimo. Un’espressione superba che unisce la potenza dei vitigni internazionali alla finezza del terroir toscano. Ogni sorso ha confermato la profonda territorialità e identità dei vini di Capezzana, un connubio perfetto tra storia e l’incessante ricerca della qualità. L’unica nota di rammarico è stata non aver avuto l’opportunità di risentire il loro celebre Trebbiano di Capezzana, uno dei miei vini bianchi toscani preferiti, ma questo sarà un ottimo pretesto per tornare presto in questa magnifica tenuta. I cento anni della prima etichetta e il tesoro della cantina storica Questa tradizione di eccellenza è stata plasmata fin dalle radici, quando Alessandro e Vittoria, i bisnonni di Beatrice, acquistarono l’azienda nel 1926. Trovando nelle botti ancora il vino dell’annata 1925, presero una decisione rivoluzionaria per l’epoca: anziché venderlo sfuso, decisero di imbottigliarlo. Nacque così la prima etichetta bianca di Villa Capezzana, che quest’anno festeggia i suoi primi 100 anni! Essendo mercanti e collezionisti d’arte, fin da subito ebbero l’intuizione di conservare un certo numero di bottiglie di ogni annata, creando un vero e proprio tesoro enologico che permette oggi di ripercorrere la storia di Capezzana fino a quella primissima etichetta del 1925. Alcune di queste bottiglie centenarie sono già state aperte per la stampa a Milano, dimostrando una vitalità sorprendente, un vino ancora presente e affascinante anche dopo un secolo. Il segreto di questa straordinaria longevità risiede in una pratica meticolosa: il cambio del sughero e la ritappatura delle bottiglie più vecchie ogni 25 anni. Questo gesto fondamentale si basa sul principio che un vino può durare 100 anni, ma un tappo no. Quando il sughero si restringe o si degrada, può compromettere la qualità del vino all’interno della bottiglia. Il rituale della ritappatura: Segreto di lunga vita per i grandi vini di Capezzana Quando si procede alla ritappatura, le bottiglie vengono aperte, e il vino è nuovamente assaggiato dal nipote – un palato esperto che garantisce la qualità. Se un vino non supera questo rigoroso test, viene scartato. Altrimenti, con il contenuto di una bottiglia si ricolmano le altre per compensare la minima evaporazione, e si procedere alla ritappatura con un tappo nuovo. Questa pratica assicura una vita più lunga e gloriosa a questi vini eccellenti. Questo procedimento di ritappatura è riservato ai grandi rossi di Capezzana: il Villa Capezzana, il Trefiano e il Ghiaie della Furba, questi ultimi nati nel 1979. Da quest’anno, l’attenzione si estenderà anche al Trebbiano, la cui produzione è iniziata nel 2000, segnando un nuovo capitolo nella conservazione dei bianchi storici della tenuta. Dal grappolo al filato: Un ponte tra vino e tessuto Il pomeriggio ci ha condotto in un’altra dimensione dell’eccellenza toscana: il mondo del tessile, di cui Prato è capitale indiscussa. Il Lanificio Balli, azienda storica e pilastro dell’industria pratese, ha aperto le porte del suo antico stabilimento per accoglierci. È stato un privilegio unico varcare le soglie di un luogo dove la tradizione manifatturiera prende forma, tra il rombo dei macchinari e il profumo della lana. A guidarci in questa affascinante visita è stato Leonardo Raffaelli, che ci ha accompagnato attraverso gli spazi dove l’arte della tessitura si tramanda di generazione in generazione. Il Lanificio Balli, infatti, opera ancora nell’ottocentesco Fabbricone storico, un simbolo della continuità e della resilienza pratese. Da ben tre generazioni, l’attività porta avanti un impegno in cui riciclo, innovazione e creatività sono protagoniste indiscusse, un vero esempio di economia circolare ante litteram. Omaggio a Walter Albini L’emozione è stata palpabile quando ci è stata regalata una prima assoluta sulla collezione realizzata sui bozzetti di Walter Albini. Una collaborazione straordinaria tra il Lanificio Balli e il Museo del Tessuto di Prato, un omaggio a uno dei più grandi stilisti italiani, che dimostra la capacità del distretto pratese di innovare pur rimanendo saldamente ancorato alla sua storia e al suo patrimonio di conoscenze. Gli intricati disegni, la qualità delle fibre e la maestria delle lavorazioni hanno rivelato un legame profondo tra l’arte del vino e quella del tessuto: entrambe richiedono cura, passione e una visione lungimirante. Un brindisi alla cultura e alla condivisione Questa giornata è stata molto più di una semplice visita: è stata una celebrazione della cultura toscana, un inno alla capacità di creare bellezza e qualità, sia nel calice che nel filato. La perfetta organizzazione e l’attenzione ai dettagli hanno reso ogni momento speciale, dal racconto delle origini medicee alla scoperta delle più fini trame tessili. Un ringraziamento sentito va all’Associazione Donne del Vino Toscana, alla Delegata Donatella cinelli Colombini per aver ideato e reso possibile questa magnifica esperienza di vino e cultura. E un ringraziamento speciale alla vice Delegata regionale Laura Carrera, la cui impeccabile organizzazione ha trasformato una promessa in una giornata indimenticabile, ricca di scoperte e di stimoli. È stato un onore e un piacere condividere questo viaggio con altre donne appassionate, convinte che la storia, il territorio e il saper fare siano i pilastri su cui costruire il futuro delle nostre eccellenze italiane. Alla prossima avventura! Cin!!! Benedetta Costanzo Le scoperte enoiche di Benny
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Roma Hortus Vini 2025: l’Italia del vino inonda l’Orto Botanico di Roma Arrow Right Top Bg

9 Giugno, 2025

Roma Hortus Vini 2025: l’Italia del vino inonda l’Orto Botanico di Roma

  Dégustation sur l’herbe, vini provenienti da ogni regione dello Stivale, performance musicali e pillole teatrali al chiaro di luna. Dal 13 al 15 giugno, Luca e Francesca Romana Maroni riportano all’Orto Botanico di Roma la kermesse che unisce arte e vini prodotti da monovitigno appartenenti alle specie autoctone d’Italia: Roma Hortus Vini.   Roma Hortus Vini 2025
Venerdì 13 e sabato 14 giugno dalle 18:00 alle 24 (ultimo ingresso ore 23:00),
domenica 15 giugno dalle 18:00 alle 22:00 (ultimo ingresso ore 21:00)
Museo Orto Botanico di Roma – Largo Cristina di Svezia 23, A
Per disposizioni del Museo Orto Botanico non è consentito l’accesso agli animali
Biglietti: 30 euro – bambini gratis fino a 11 anni – prevendite online sul sito 25 euro www.romahortusvini.com   Le porte dell’Orto Botanico di Roma tornano a riaprirsi, eccezionalmente nell’orario serale, per la sesta edizione di Roma Hortus Vini, la kermesse firmata da I Migliori Vini Italiani e Sens Eventi, interamente dedicata ai vitigni autoctoni del nostro Paese e ai vini prodotti da monovitigno. Dal 13 al 15 giugno, infatti, tra i viali del rigoglioso giardino trasteverino illuminato dalla luna e dalle stelle del Firmamento, prenderanno vita stand di degustazione pronti ad accogliere winelovers, addetti del settore e semplici appassionati, per tre serate di gusto e meraviglia alla scoperta delle etichette di punta di alcune delle cantine più meritevoli d’Italia, tra grandi maison e piccole realtà, suddivise regione per regione. Un’occasione imperdibile per trascorrere una serata in compagnia tra piante secolari e fontane storiche, ma soprattutto per saggiare da vicino le differenze, le similitudini e le caratteristiche delle uve autoctone del nostro Stivale, riunite all’interno delle mura del Museo Orto Botanico, sede di un unicum ampelografico assoluto: il Vigneto Italia. Si tratta di un progetto, ideato nel 2018 da Luca Maroni, analista sensoriale di fama internazionale, e Francesca Romana Maroni, Ceo Sens Eventi, che vede crescere in uno stesso lembo di terra ben 155 cultivar di vitigni autoctoni provenienti da tutte le regioni d’Italia, coltivate con tecniche di agronomia biodinamica a basso impatto ecologico. Un vero e proprio esperimento che, nel rispetto più totale della natura e dei suoi processi, ha portato alla creazione del vino Somma Sapienza Rosso – risultato del blend fra oltre 70 vitigni autoctoni – e del Somma Sapienza Bianco – risultato anch’esso del blend di oltre 80 vitigni autoctoni – capaci entrambi di racchiudere tutti i profumi del nostro Paese, prodotti da uve differenti tra loro ma soggette alle medesime condizioni climatiche e allo stesso regime di conduzione. A fare da cornice alle serate, saranno le stelle, le luci soffuse, le note musicali e le performance artistiche messe in scena al chiaro di luna. Come per ogni edizione di Roma Hortus Vini, poi, non mancheranno le degustazioni, libere e guidate così come le attesissime “dégustations sur l’herbe” condotte dallo stesso Luca Maroni nel prato del Vigneto Italia, illuminato per l’occasione da una moltitudine di luci, un richiamo alle lucciole che, in estate, animano prati e campagne. Circondati dai filari colmi di grappoli, i presenti potranno lasciarsi trasportare da un’atmosfera magica e suggestiva attraverso le note aromatiche e fruttate dei vini degustati, egregiamente narrati dall’autore della guida I Migliori Vini Italiani, per scoprirne attraverso aneddoti, storie e analisi olfattive e gustative semplici e coinvolgenti, tutte le caratteristiche.   La Redazione   Degustazioni e programma   Oltre 200, dunque, saranno le etichette in degustazione presenti ai banchi d’assaggio, suddivise per regione e per vitigno in modo da garantire a tutti i partecipanti la possibilità di creare un percorso gustativo adatto alle proprie preferenze. Non solo vino però. Ad animare le serate, sottolineando quanto il nettare di Bacco e l’arte siano realtà simbiotiche, saranno le performance artistiche e musicali divenute ormai iconiche dell’evento targato I Migliori Vini Italiani e Sens Eventi. Tra questi, brevi pièce teatrali dallo stile scanzonato e brillante, magistralmente condotte e interpretate dall’attore Michele La Ginestra – in un suggestivo spazio teatrale open air – faranno da interludio agli assaggi enologici tra momenti di riflessione e divertimento attraverso poesie, storie e aneddoti di personaggi dal carattere variegato, che si susseguiranno sul palco. E poi le suggestive incursioni musicali di Francigena in Jazz & Swing con The Swing Barriques. Voce, chitarra e contrabbasso ricreeranno magiche atmosfere che, tra gli zampilli della Fontana dei Tritoni, renderanno ancora più suggestive le degustazioni dei vini presenti ai banchi d’assaggio. Nel giardino antistante il Vigneto Italia, meraviglia e incanto saranno, infine, le emozioni suscitate dagli show di Idà che, con le sue bolle di sapone, farà librare alta la fantasia di tutti i partecipanti.    
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9 Giugno, 2025

Da Brisighella al Delta del Po

  Il 22 maggio scorso, in un itinerario che mi portava da Roma al Delta del Po, ho fatto una deviazione, con tappa in un’azienda vinicola a Brisighella, in provincia di Ravenna. La scelta è stata dettata sia dalla Guida Slow Wine, che ho sfogliato focalizzandomi sulla località a cui avevo pensato, sia da alcuni articoli in cui si parlava dei vini di quest’area. Sono andata a visitare Fondo San Giuseppe, sull’Appennino Romagnolo, nella sottozona di Valpiana, a 400 metri sul livello del mare. Si supera Brisighella e ci si inerpica in una strada in salita, sterrata ma non troppo, e si arriva davanti a una struttura nuova e bellissima. Stefano Bariani, ferrarese di nascita e dopo un’esperienza lavorativa vinicola in Piemonte, ha acquistato la proprietà nel 2008 insieme alla moglie Mariagrazia Rizzati, prediligendo un territorio integro e fruttifero. Il logo aziendale è l’albero della vita, simbolo di nascita e rinascita, ripreso da una ceramica di Faenza, cittadina vicina e famosa in tutto il mondo proprio per quest’arte. Da allora è iniziato un lungo progetto, che ha portato, dall’anno scorso, a vinificare le uve, tutte raccolte manualmente, direttamente nell’edificio che ho visitato.  La produzione è biologica, attestata da Suolo e Salute, primo organismo di controllo e certificazione per il biologico in Italia. Al piano terra, si trovano sia vasche di cemento vetrificato che di acciaio e, nella cantina, con pareti naturali di roccia, sono presenti barrique e tonneau di pregiato rovere francese. Al piano superiore si trova la sala degustazione. Alcuni dettagli sono in corso di assestamento, ma le enormi vetrate trasparenti mostrano un panorama eccezionale, davvero piacevole mentre si assaggiano i vini. Ci accoglie l’enologo Simone Cavallini, un ragazzo gioviale, pacato e molto professionale, che inizia a mostrarci il suolo su cui sono coltivate i vigneti: marna, arenaria, argilla e calcare.  La maggior parte delle uve a bacca bianca a Brisighella, quelle a bacca nera e rossa a Modigliana, località che si trova dall’altra parte della montagna, in provincia di Forlì-Cesena. Di fronte a noi, vediamo due zone triangolari molto chiare in mezzo a moltissimi alberi, apprendiamo che sono il frutto delle stratificazioni delle rocce, conseguenza di anni di piogge e altri eventi climatici, non da ultima l’alluvione che nel 2023 ha causato molti danni in questo territorio. Ci sediamo e, con una vista impagabile, dominata da sfumature di verde per la folta e rigogliosa vegetazione, iniziamo con Tèra, terra in dialetto, un Trebbiano del 2024, affinato per circa 6 mesi per il 15% in barrique di quinto e sesto passaggio e per la parte restante in cemento. E’ un vino che necessita sicuramente di qualche anno di maturazione in bottiglia, ma già adesso, dopo alcuni minuti di ossigenazione, sprigiona sentori vegetali e al palato la pungente freschezza iniziale, tende ad ammorbidirsi ed equilibrarsi. La pazienza è utile anche in queste situazioni, si aspetta un po’ e poi arriva la parte migliore, si beve un vino ottimo. Abbino la canzone dei The Doors Waiting for the Sun, l’attesa è per il sole, una cosa bella che rigenera il cuore, e in questo caso il palato. Continuiamo con Caramore, Chardonnay del 2024, il cui vitigno è nella Valle di Acerreta, a Modigliana. Affinamento per il 50% in barrique e per il 50% in cemento per 6 mesi. Note fruttate, soprattutto pera, e leggermente gessose, anticipano un sorso caratterizzato da una buona persistenza e mineralità. Il nome del vino è l’unione di Caro e Amore, soprattutto nei confronti della natura, che regala doni preziosi come l’uva. Viviamo in un mondo meraviglioso, così cantava il mitico Louis Armstrong in What a Wonderful World. Si procede con un vitigno autoctono molto famoso: l’Albana, in versione secca. Il nome della bottiglia annata 2024, è Fiorile, ottavo mese del calendario rivoluzionario francese, dal 20 aprile al 19 maggio. Periodo dell’anno in cui le fioriture spesso raggiungono il massimo splendore. Affinamento di circa 6 mesi, per il 50% in tonneau e per il 50% in cemento.  Al naso si percepiscono forti ed eleganti note agrumate, soprattutto di mandarino, seguite da un gusto fresco con finale fruttato di leggere note esotiche. Questo vino mi ricorda le vacanze estive da bimba con la mia famiglia. Si andava in Riviera Romagnola, a Rimini, e spesso notavo che la mattina molte persone bevevano alcuni sorsi di Albana prima di andare in spiaggia, come un rito per iniziare la giornata. E scatta l’abbinamento a un film storico Amarcord di Federico Fellini, riminese  doc. Questo bellissimo percorso, si conclude con un vino rosso, Collanima 2023, blend di Albana Nera (90%) e Centesimino (10%). Entrambi sono vitigni autoctoni, poco diffusi ma tipici di queste parti. Centesimino deriva dal soprannome, per l’avarizia, di Pietro Pianori, che ritrovò alcuni resti di queste uve, anticamente chiamate Savignone, e riuscì a recuperarle a metà del secolo scorso. L’affinamento è in cemento per 12 mesi. Un nitido colore rosso rubino, anticipa intensi sentori di more, lamponi e marmellata di prugne, con lievi note di liquirizia. Dopo il primo sorso, il palato è morbido, nonostante sia un vino giovane, che può ancora maturare.  Il nome della bottiglia è la contrazione di col l’anima, cioè con l’anima, che rende l’importanza di agire in progetti importanti, come Fondo San Giuseppe, con tenacia, forza e convinzione. Mi viene in mene un libro bellissimo, Le nostre anime di notte di Kent Haruf, dove i personaggi protagonisti intrecciano delicatamente le loro vite e le loro anime. Lasciamo questi posti rigogliosi e ci dirigiamo sul Delta del Po. Il meteo non aiuta, piove con forti raffiche di vento, non è possibile fare escursioni sul fiume, e mi consolo quindi con un pranzo al Ristorante Albergo Da Renata a Porto Tolle, in provincia di Rovigo. Assaggio le ostriche rosa Tarbouriech, eccellenza della Sacca di Scardovari, a pochi chilometri di distanza. Sono in una zona con una biodiversità incredibile e il vino che assaggio ne è un prodotto. Cuvéè dell’Abate, Brut Millesimato, Azienda Agricola Corte Madonnina, con sede a Codigoro, in provincia di Ferrara. Il territorio è Bosco Eliceo, caratterizzato da nebbie, sole e sabbia; infatti proprio per quest’ultima caratteristica, i vitigni resistettero al flagello della filossera e sono coltivati a piede franco, cioè senza innesto selvatico (come invece accade per la stragrande maggioranza delle vigne).  Lo spumante è un metodo Charmat (rifermentazione in autoclave), ottenuto da Trebbiano, Sauvignon e Pinot Grigio. Sentori di fiori di campo, erba e iodio fanno da preludio a un gusto fresco, con perlage persistente. Ottimo con le ostriche rosa, abbinamento territoriale azzeccatissimo! L’idea di arrivare qui, è nata dopo aver visto la serie TV del 2020 L’Alligatore, diretta da Daniele Vicari ed Emanuele Scaringi con Matteo Martari, Thomas Trabacchi e Valeria Solarino; tratta da una serie di romanzi gialli di Massimo Carlotto, ambientati nel Nord-Est Italiano. Sono rimasta colpita dall’atmosfera romantica e malinconica dei paesaggi visti e narrati. Purtroppo poi, dopo questi momenti meravigliosi, sono arrivata alla fine di questo tour. Rientro un po’ triste, ma con molta gratitudine per tanta bellezza sensoriale. Alla prossima!     Biancamaria Caroli Mi trovi su Instagram come @bingasommelier      
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8 Giugno, 2025

Horeca e GDO guardano al Garda DOC. Chiuso con successo il convegno di analisi e prospettive

Un’analisi strategica per il futuro della denominazione tra dati di mercato e visioni dei buyer Si è concluso ieri il convegno “Garda DOC tra Horeca e GDO: numeri, percezioni e prospettive”, un momento di confronto e approfondimento promosso dal Consorzio di Tutela Garda DOC, dedicato a fare il punto sull’andamento e il posizionamento della denominazione Garda DOC all’interno dei canali Horeca e della grande distribuzione organizzata. L’evento ha rappresentato l’occasione per presentare in anteprima i risultati del progetto di ricerca sviluppato da Wine Meridian, articolato su due livelli complementari: da un lato l’analisi qualitativa e quantitativa condotta con il supporto del Consorzio Distributori Alimentari (CDA), focalizzata sulle performance della denominazione nelle aree strategiche del Nord Italia; dall’altro, un’indagine percettiva condotta presso un panel di esperti composto da sommelier, giornalisti, opinion leader, ristoratori e blogger. Paolo Fiorini Presidente del Consorzio Garda DOC La denominazione Garda DOC rappresenta una delle realtà più promettenti del panorama enologico italiano, con ampie potenzialità di crescita Horeca nazionale. Per questo abbiamo strutturato un progetto che mira a fornire strumenti concreti e dati utili per supportare i produttori in un percorso strategico consapevole, capace di valorizzare le peculiarità del territorio e il posizionamento distintivo del brand Garda DOC nel mercato contemporaneo. Questo convegno si inserisce all’interno di una strategia più ampia, un progetto complesso e articolato avviato nel 2022, che ogni anno approfondisce un ambito diverso del sistema Garda DOC. L’obiettivo è costruire un’identità forte e riconoscibile, capace di valorizzare il legame con il territorio unico del Lago di Garda e di supportare il Consorzio con strumenti concreti per affrontare le sfide della distribuzione e del posizionamento di marca. Di particolare interesse gli interventi dei relatori: Christoph Mack – CEO di Mack & Schuhle AG, Fabio Piccoli Direttore Responsabile e fondatore di Wine Meridian, Lucio Roncoroni Direttore generale presso CDA Consorzio Distributori Alimentari, Daniele Colombo Wine and spirit Category manager Esselunga,  Helena Mariscal Direttore Acquisti Private Label e Brand Esclusivi Mack & Schühle AG e Nicholas Moschi Direttore Acquisti presso Liberty Wines, che, durante i loro interventi, hanno fornito alla platea punti di vista differenti e complementari, utili a comprendere le dinamiche dei mercati italiani ed esteri, sia nei canali tradizionali che nella grande distribuzione. Christoph Mack, CEO di Mack & Schühle AG La denominazione Garda DOC ha tutte le caratteristiche per affermarsi come un riferimento nel panorama enologico internazionale: vini dal profilo moderno, accessibili ma mai banali, capaci di interpretare al meglio il gusto contemporaneo. Ma ciò che rende davvero speciale questa denominazione è il legame profondo con un territorio unico, che conosco personalmente e frequento da anni. Il Lago di Garda, con il suo clima mite, la sua bellezza paesaggistica e la cultura dell’accoglienza, conferisce ai vini un’identità forte e riconoscibile. Promuovere il Garda DOC significa raccontare non solo un vino, ma un’esperienza, un luogo che il pubblico tedesco ama e con cui sente una forte affinità. Daniele Colombo, Wine and spirit Category manager Esselunga Esselunga crede nel valore dei localismi e si impegna attivamente a sostegno del Made in Italy, promuovendo prodotti che esprimono l’identità e la tradizione del nostro paese. Il settore dei vini è strategico: oltre a riservargli ampio spazio nei nostri negozi attraverso le enoteche, abbiamo creato anche un sito e-commerce dedicato. Nel panorama vitivinicolo attuale la denominazione DOC Garda ha interessanti potenzialità di crescita, anche grazie alla notorietà internazionale di questo territorio. Fabio Piccoli Direttore Responsabile e fondatore di Wine Meridian Oggi il progetto Garda DOC rappresenta l’esperienza di un sistema territoriale davvero contemporaneo. Per la prima volta un consorzio guarda con chiarezza, senza timori e con coraggio, direttamente al consumatore finale. Non si tratta solo di promozione, ma di un coinvolgimento reale, interdisciplinare, che include anche figure come i buyer nel processo progettuale stesso. Questo è un sistema moderno, che ha una visione da costruire. Garda Doc è, in questo senso, una denominazione d’avanguardia: una risposta contemporanea. Si sta costruendo un modello dove convivono più identità sotto una visione comune. È un progetto basato sulla condivisione di valori, intenti e prospettive, che punta sull’interconnessione tra valore e origine. Lucio Rocoroni Direttore generale presso CDA Consorzio Distributori Alimentari Garda DOC non è soltanto una denominazione, ma una piattaforma identitaria capace di rappresentare un’idea evoluta di italianità: elegante, accessibile, contemporanea. Per competere in un mercato dove il valore del brand è centrale, il Consorzio Garda DOC afferma un racconto coerente e distintivo, che unisce la forza del territorio gardesano alla credibilità di una rete distributiva solida e professionale. La sfida ora è costruire una narrazione condivisa che attraversi la filiera, dalla produzione alla ristorazione, e che renda il Garda DOC ancora più riconoscibile, e altamente desiderabile. Solo così potremo parlare il linguaggio del futuro. Questo studio rappresenta un tassello importante verso il raggiungimento di questo obiettivo. Nicholas Moschi Direttore Acquisti presso Liberty Wines Il progetto Garda DOC si distingue per un forte orientamento alla contemporaneità e per una visione chiara del futuro del vino italiano. È una denominazione pensata per intercettare i gusti di un pubblico internazionale, giovane, consapevole e curioso, che ricerca vini capaci di coniugare qualità, identità e piacevolezza. Allo stesso tempo, Garda DOC nasce per valorizzare l’esperienza, la dedizione e la visione dei produttori locali, che da generazioni custodiscono il patrimonio vitivinicolo del territorio gardesano. Attraverso un lavoro costante su stile, coerenza qualitativa e narrazione, Garda DOC si propone oggi come un autentico ambasciatore del ‘bere bene’ italiano: un vino capace di rappresentare l’unicità di un terroir straordinario, la raffinatezza dei suoi paesaggi e l’evoluzione culturale del gusto, con uno sguardo rivolto sia alle nuove generazioni di consumatori che ai mercati più esigenti. In questo equilibrio tra radici e innovazione risiede la forza della denominazione Garda DOC. Helena Mariscal Direttore Acquisti Private Label e Brand Esclusivi Mack & Schühle AG Garda DOC rappresenta per il mercato tedesco molto più di una denominazione: è l’espressione autentica di un territorio straordinario che combina storia vitivinicola, biodiversità varietale e uno stile di vita profondamente italiano. È proprio questa combinazione fatta di qualità, riconoscibilità e appeal emozionale a rendere Garda DOC una proposta unica e fortemente attrattiva per il mercato tedesco. Garda DOC è una denominazione che unisce la ricchezza di territori iconici con una gamma ampia di stili e vitigni internazionali già noti e apprezzati dal mercato. La sua forza risiede nella combinazione tra qualità, identità territoriale e un marchio dal forte appeal internazionale, facilmente riconoscibile e associato al lifestyle italiano. Con una presenza rilevante di turisti ogni anno sul Lago di Garda, l’enoturismo diventa un potente strumento di promozione, rafforzando il legame tra vino e territorio. Inoltre, grazie a una distribuzione già orientata all’export, Garda DOC si posiziona come un’estensione naturale per i mercati chiave come Germania, Svizzera e Francia. La partecipazione a fiere, la costruzione di un marchio unico e investimenti mirati rendono Garda DOC una denominazione con un potenziale internazionale concreto, in grado di coniugare tradizione e modernità nel calice. Dall’analisi è emerso un quadro chiaro delle potenzialità della denominazione, ma anche delle sue specificità già apprezzate dal trade, come la versatilità, la freschezza e il legame con un territorio d’eccellenza noto in tutto il mondo per la qualità della vita e del turismo. Il convegno ha visto la partecipazione di rappresentanti del mondo della distribuzione, buyer della GDO, operatori del canale Horeca e membri del Consorzio, generando un confronto ricco di spunti utili per delineare le future strategie di promozione e distribuzione della denominazione Garda DOC. Il Consorzio di Tutela Garda DOC conferma nuovamente, attraverso l’attività di studio, promozione e comunicazione, il proprio impegno a sostenere la crescita della denominazione con azioni mirate, fondate sull’ascolto del mercato e sull’analisi puntuale dei dati.     La Redazione    
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8 Giugno, 2025

The Glamour Hotel Event

  Il salotto del “bien vivre” che HOTELMYPASSION dedica ai protagonisti dell’haute hôtellerie ha scelto per la sua edizione milanese 2025 Palazzo Cordusio Gran Meliá Si è svolta a Milano martedì 27 maggio la prima data dell’edizione 2025 di THE GLAMOUR HOTEL EVENT organizzato e coordinato da Monia Ronconi, esperta di hôtellerie, Founder & Web editor di HOTELMYPASSION. Un successo che si rinnova, per uno degli appuntamenti diventati ‘place to be’ per i principali operatori dell’ospitalità, e che si celebra ogni anno a Milano e a Roma. Senza dubbio la miglior occasione d’incontro tra colleghi e amici, un momento per tessere nuove relazioni ed in cui confrontarsi sui temi del lusso, del design, degli investimenti e delle nuove tendenze dell’ospitalità. Un salotto che raduna le figure chiave che operano nel mondo dell’hôtellerie e che permette di stringere relazioni di alto livello, in un contesto esclusivo. Una serata all’insegna dell’arte del ‘Bien Vivre’ a cui sono stata felice di prender parte, grazie alla collaborazione con Monia Ronconi, esemplare ambasciatrice di convivialità e stile. A rendere il tutto ancora più prezioso, la splendida cornice di Palazzo Cordusio Gran Melià, una location mozzafiato nel cuore di Milano, connubio perfetto tra storia e modernità, grazie alla ristrutturazione di Palazzo Venezia (ex sede del Gruppo Generali) curata dallo Studio Marco Piva, che ha saputo portare lusso e avanguardia, evocando la cultura del design e della moda per i quali la città è nota ed apprezzata. Proprio qui, su una delle più suggestive terrazze della città, con un’impareggiabile vista Duomo, SACHI RESTAURANT ha deliziato gli ospiti con strepitose bollicine d’Alta Langa e gli immancabili Signature Cocktail, come il Paloma & French 75, per accompagnare le ricercate proposte gourmet della cucina: Crispy Sushi, riso fritto, tonno piccante, polpo croccante karaage, polpo a bassa temperatura, Branzino kushiyaki, scalogno pickled, shichimi, Maki di Negi toro, tonno rosso, cipollotto e quinoa croccante. Esperienze sensoriali amplificate dalla raffinata selezione musicale della Dj messicana May, una delle artiste di BLUNOTTE, prestigioso nome nell’ambito dell’entertainment. Tra i rappresentanti dei più dinamici gruppi dell’hôtellerie internazionale e italiana, ecco alcuni nomi: Marco Gilardi, Senior Operations Director ITALY & USA Gruppo Minor; Marcello Cicalò, Chief Executive Officer Bluserena Hotels & Resorts; Ludovica Rocchi, Brand Director R Collection Hotels ed Edoardo Bernardelli, CEO Dei Cavalieri Collection. L’eccellenza dei luxury hotel milanesi era rappresentata dai padroni di casa Alessandro Soldi, GM Palazzo Cordusio, Gran Melia e Alessandro Misani, Cluster Melia Milano, circondati da colleghi stimati come Andrea Obertello, General Manager Four Seasons Milano, Stephanie Greger, GM Mandarin Oriental Milano, Alessandra Pagano, GM The Westin Palace Milano, Diego Novarino, GM Hotel Viu Milan, Barbara Rohner, General Manager Magna Pars Suite Hotel e Gianrico Esposito, GM EXCELSIOR HOTEL GALLIA, con Giuseppe Losciale, GM Casa Brera, entrambi parte di Luxury Collection. Completavano la rappresentanza della più ricercata ospitalità del nord Italia nomi come Marco Montagnani, Area GM Lake Como R Collection Hotels, Riccardo Bortolotti, GM Grand Hotel Bristol Rapallo R Collection Hotels; Marco Olivieri, Direttore The Wilde e Marco Baffoni, GM SPLENDIDO BAY GARDA LAKE. The Glamour Hotel Event è supportato da una selezione di sponsor prestigiosi che condividono la passione per l’eccellenza e l’innovazione nell’ospitalità: Simmons, leader mondiale nel settore del bedding più confortevole, Pedersoli Milano, storica azienda specializzata in biancheria e servizi di lavanderia per l’hôtellerie, Sambonet – Rosenthal, marchi iconici nel mondo della tavola e del design ed infine Coldwell Banker Commercial, una visione che porta al successo nel mondo immobiliare grazie a esperienza, creatività, agilità. Networking, dunque, ad alto tasso di stile, nell’esclusivo salotto che ha celebrato anche quest’anno i protagonisti dell’ospitalità, deliziandoli con la vista delle guglie del Duomo. Raffinata eleganza, gusto e bellezza saranno i tratti distintivi anche del prossimo appuntamento nella capitale. Anantara Palazzo Naiadi ospiterà, infatti, The Glamour Hotel Event Roma la sera del 10 giugno.     Adele Gorni Silvestrini Mi trovi su Instagram @adelegornisilvestrini Passi in cantina
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7 Giugno, 2025

Valtènesi in Rosa 2025: il rosé gardesano incanta ancora nel cuore di Moniga del Garda

  Il rosé di Valtènesi incanta ancora, si conclude con successo l’edizione 2025 di Valtènesi in Rosa Si è conclusa con grande successo la terza edizione di Valtènesi in Rosa, la manifestazione più importante dedicata ai rosé della riviera gardesana, che dal 30 maggio al 1° giugno 2025 ha animato l’incantevole cornice del Castello di Moniga del Garda. L’evento, organizzato dal Comune di Moniga del Garda in collaborazione con il Consorzio Valtènesi, ha confermato il suo ruolo di appuntamento imperdibile per appassionati, esperti e operatori del settore, richiamando oltre 5.000 visitatori da tutta Italia e dall’estero. Un’esperienza immersiva tra gusto, paesaggio e cultura Per tre giorni, i partecipanti hanno potuto degustare quasi 100 etichette di rosé, proposte da oltre 40 cantine della Valtènesi, territorio celebre per il vitigno autoctono Groppello. La manifestazione ha offerto un’esperienza sensoriale e culturale unica, valorizzando l’identità e la qualità del rosé gardesano, espressione autentica di un terroir unico nel suo genere. Il presidente del Consorzio Valtènesi, Paolo Pasini, ha sottolineato l’importanza dell’evento: la manifestazione rappresenta una vetrina strategica per affermare l’eleganza e le radici storiche del rosé Valtènesi, sempre più riconosciuto a livello internazionale. Il Trofeo Molmenti 2025 premia l’eccellenza La serata inaugurale del 30 maggio ha visto la consegna del prestigioso Trofeo Molmenti, assegnato al miglior Valtènesi dell’annata 2024. Il premio, che celebra la figura storica del senatore Molmenti, pioniere del rosé gardesano moderno, è stato vinto dalla cantina Turina di Moniga del Garda con il suo Valtènesi Riviera del Garda Classico Doc 2024 Fontanamora. Il codirettore del Consorzio Valtènesi, Carlo Alberto Panont, ha evidenziato la difficoltà della selezione, data l’elevata qualità dei vini in concorso, e ha motivato la scelta premiando un rosé che meglio ha saputo rappresentare eleganza, equilibrio e identità territoriale. Un evento che unisce tradizione, innovazione e partecipazione Il sindaco di Moniga del Garda, Renato Marcoli, ha espresso grande soddisfazione per il successo dell’edizione 2025, sottolineando come Valtènesi in Rosa sia ormai parte integrante del patrimonio culturale e turistico locale. L’evento rappresenta un importante volano per la promozione del territorio e dei suoi prodotti, con uno sguardo fiducioso al futuro e a nuove iniziative. Il Consorzio Valtènesi: custode del rosé autentico Il Consorzio Valtènesi riunisce oggi 102 produttori, per lo più vignaioli indipendenti, che custodiscono con passione e sostenibilità la tradizione del rosé gardesano. La sottozona DOC Riviera del Garda Classico, riconosciuta ufficialmente dal 2010, affonda le sue radici nella storia secolare iniziata nel 1896 con il senatore Molmenti, che codificò la tecnica del rosé. Grazie al clima unico del Lago di Garda, la Valtènesi è la zona più a nord d’Europa dove crescono ulivi e limoni, un ambiente che conferisce ai vini caratteristiche distintive di freschezza, eleganza e finezza. La Redazione
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