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18 Giugno, 2025

Colle di Maggio. Vera Arte Liquida

IL VIAGGIO DI FRANCESCA  PRESENTA “COLLE DI MAGGIO” VELLETRI /LAZIO Oggi vi porto a conoscere una wine farm nel cuore dei Castelli Romani, che offre vini di qualità, etichette premiate e da considerarsi una vera eccellenza enologica nel Lazio. Ci troviamo a Velletri, circondati da un panorama mozzafiato,  fra la vista dei monti Lepini e gli scogli del Circeo,  in una delle realtà enologiche che sta seriamente facendo la differenza nel Lazio. La sua storia? Tutto molto particolare ed interessante: negli Anni Sessanta,  un avvocato, Domenico Tulino decide di acquistare 12 ettari di terreno su quel colle, all’epoca Contrada Prato di Maggio. Pensate! Alla sua morte tutto sarebbe potuto finire, poiché  l’unica erede dell’avvocato era una suora in missione in Eritrea. Ma…..niente avviene per caso e, recentemente, l’azienda è stata acquistata da due sorelle, Giorgia e Federica Bagaglini, che, unite per il grande amore per la vigna e sotto lo sguardo attento di papà Tonino e mamma Sabrina,  hanno dato vita al loro progetto vinicolo, con uno scopo ben preciso:  rispetto del territorio, sguardo al futuro e Vini Eccellenti. Appena arrivati e prima della nostra degustazione, è bastato inoltrarci in vigna per capire il meticoloso lavoro. Qui non solo non esistono cloni,  trovando dunque solo viti originali, ma la vera curiosità è il modo in cui sono state impiantate: siamo su una collina dove nel versante argilloso trovano la loro dimora le uve rosse e nel versante sabbioso quelle bianche. Il risultato?  Un grande studio e ricerca, una meravigliosa famiglia unita, un eccellente staff ed un enologo Angelo Giovannini, hanno dato vita ad un luogo sinonimo di bellezza, tradizione, estro e sperimentazione. Soprattutto, Vini di Altissima Qualità. Colle di Maggio è un’atmosfera incredibile ed affascinante, data non solo dai vini, ma anche dalla bellezza artistica delle sei etichette: un meraviglioso connubio, appunto, fra Vino e Arte, al punto di poter definire il tutto con sole tre parole Vera Arte Liquida. Questa è la definizione giusta, perché si, sono dei veri capolavori di gusto e di immagine. Ed eccoci qua, alla vera degustazione dei sei vini, divisi in tre linee: SIRIO ed ORIONE,  dedicati alle costellazioni ESTIA e VELIA, con etichette create dal pittore veliterno De Romani LUNAPIGRA e NEROPARADISO, in queste le etichette sono il risultato di un contest con il liceo artistico di Velletri Cesare Battisti denominato VinARTE. Un viaggio de gustativo che non ti aspetti, sorprendente. Ecco cosa regalano questi sei vini che in questo 2025 avranno l’ufficialità della certificazione bio già comunque diventati di grande interesse su palcoscenici importanti nel settore enologico, come Gambero Rosso e Bibenda. Studio e ricerca nei minimi particolari le parole chiave che hanno dato vita a vini eleganti e raffinati, di eccellente struttura, complessità, bellezza: vini prodotti in purezza ed in blend, fra vitigni autoctoni italiani e internazionali, dal classico affinamento in inox, ai più particolari  come le anfore, botti di rovere francese e di Slavonia. Il tutto realizzato artigianalmente e su misura per la Cantina. Calici in mano e via….. Partiamo  con Sirio, fresco blend di Chardonnay e Bombino, che ci piace per il suo luminoso giallo paglierino ed i suoi riflessi verdognoli, per le sue note olfattive invitanti di frutta come mela a banana e fiori freschi,  e per il suo bel sorso, fresco, sapido e persistente. Alziamo un pò di più l’asticella e passiamo ad Orione,  premiato al Bere Bene 2024 di Gambero Rosso. Qui il  blend è Syrah e Merlot, ed il suo affinamento in vasche di cemento e poi in bottiglia ci regala un vino fine, fresco e ben strutturato.  Rosso rubino intenso con riflessi violacei, al naso è decisamente bello vinoso e complesso, frutti rossi come  fragole e lamponi, rosa e chiodi di garofano, mentre in bocca è piacevolissimo da bere, in quanto sapido, asciutto e molto elegante. Passiamo alla seconda Linea e torniamo a degustare un Vino Bianco, Velia IGP Lazio. Qui, il blend è Chardonnay e Fiano.  Se la vinificazione è in acciaio, l’affinamento in tonneau di rovere francese con successivo riposo per oltre un anno in botti di rovere di Slavonia, crea come risultato un vino raffinato, di ottima struttura e dal carattere distintivo. Il giallo paglierino diventa prezioso con meravigliosi riflessi oro. Al naso è fresco, intenso e profondo: frutta a polpa gialla, come melone e ananas, agrumi canditi, fiori gialli di mimosa, note burrose e miele di acacia, mentre in bocca, non solo continua la sua freschezza, ma anche la sua intensità,  e ti avvolge con un’eleganza e persistenza sorprendenti. Ecco ora Estia IGP Lazio premiato con il punteggio 92/100 da James Suckling, confermando la qualità e l’eccellenza  anche di evolvere con gli anni. Il blend  è Merlot e Cabernet Sauvignon.  La vinificazione  è in acciaio, l’affinamento in botti di rovere di Slavonia con successivi quattro mesi in vasche di cemento. Rosso rubino forte e carico, al naso è fresco,  intenso e raffinato,  le note di  mora matura  lasciano poi il posto a note “boise’”, legnose, un vero tributo al suo affinamento,  mentre al palato è avvolgente, succoso, pieno e dal finale lungo. E siamo arrivati quasi alla fine del nostro viaggio, con la terza linea e, quindi, gli ultimi due Vini. Lunapigra,  con la sua annata 2020 James Suckling  lo premia con 91/100, l’annata 2021 conquista il massimo riconoscimento con i “5 Grappoli Bibenda”, premio d’eccellenza della Fondazione Italiana Sommelier Bibenda ed è stato incluso tra i “10 Miglior Vini Bibenda”. Blend di Chardonnay e Fiano, con vinificazione in barrique francesi, affinamento in barrique francesi per otto mesi  e successivi 16 mesi in botti di rovere di Slavonia. Un vino prestigioso, prezioso, unico, raffinato, di eccellenza straordinaria. Al calice si presenta giallo paglierino  luminoso  con riflessi intensi dorati. Al naso è fresco ed intenso: dalle note di frutta tropicale, come ananas e papaya, a spezie e frutta secca,  per poi lasciare il posto anche a note cremose e di camomilla, mentre in bocca,  ti sorprende  per la sua intensità, eleganza, la sua cremosità e la sua persistenza. Infine Neroparadiso, un meraviglioso ed intenso  Syrah in purezza, che nasce da un processo di vinificazione innovativo e particolare: anfore di terracotta, ceramica e clinker. Un vino rosso rubino luminoso e carico che al naso regala un bouquet intenso, intrigante e sfaccettato, grazie alle note  di ciliegia, mora, fiori rossi, arancia amara candita, note speziate di chiodi di garofano e pepe nero, mentre in bocca è elegante, pulito, vellutato, elegante e armonioso. Il nostro viaggio a Colle di Maggio è arrivato alla conclusione, ma non prima di aver assaggiato anche l’olio extra vergine di oliva di categoria superiore prodotto con agricoltura bio e non prima di aver fatto i complimenti a Giorgia Bagaglini per il premio di Forbes Italia a Vinitaly 2025, per i giovani  imprenditori “Under 40”. Un altro viaggio “Di Vino”,  un meraviglioso e sorprendente viaggio “che non ti aspetti”,  che mi ha fatto conoscere ancora di più la ricchezza e l’eccellenza della Regione Lazio, una Regione che assolutamente è da valorizzare e che merita una spettacolare finestra sul mondo.   Francesca Sardelli Su Instagram come @Ladyloveswines Il viaggio di Francesca
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17 Giugno, 2025

Tra le colline del Monferrato: l’estate si racconta in un calice

Con l’arrivo dell’estate il Monferrato svela tutta la sua anima. Le colline si accendono di luce dorata, le strade si popolano di viaggiatori curiosi, i profumi delle viti che germogliano si mescolano all’aria calda. In questa terra piemontese, Patrimonio dell’Umanità UNESCO, ogni luogo è scoperta e ogni calice si trasforma in un’emozione.   Il Monferrato non si visita: si vive, si ascolta, si assapora lentamente.   Vitaliano Maccario, presidente del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato Nel Monferrato, il vino non è soltanto una produzione d’eccellenza: è parte integrante del nostro paesaggio culturale, della quotidianità delle persone, della memoria collettiva e dell’identità di un’intera comunità. Ogni bottiglia racchiude il lavoro paziente dei nostri viticoltori, le sfumature del territorio e la vocazione profonda alla qualità. E d’estate, quando il territorio si apre con generosità a chi lo visita, tutto questo diventa ancora più tangibile: i vigneti si trasformano in scenari di bellezza, le cantine in luoghi di incontro e racconto, i calici in occasioni di connessione tra persone e territori. L’enoturismo non è solo un’opportunità per far conoscere i vini delle nostre denominazioni, ma un modo per trasmettere emozioni, radici, autenticità. Degustare un vino del Monferrato significa entrare in sintonia con una storia secolare fatta di passione, rispetto per la terra e piacere dello stare assieme. È una filosofia di ben-essere che racchiude in sé tutti i valori del nostro territorio. In questo scenario unico, il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato invita a intraprendere un viaggio sensoriale tra vigne, cantine, sapori e storie. Tredici denominazioni, tra DOCG e DOC, compongono il mosaico di eccellenze che raccontano la varietà e la ricchezza di questo territorio; chiavi d’accesso a un mondo fatto di autenticità, tradizioni contadine, accoglienza sincera. La Barbera d’Asti DOCG, ad esempio, si rivela perfetta per accompagnare un pranzo all’aperto dopo una passeggiata tra i filari. Il suo carattere fresco e vivace esalta i piatti della tradizione estiva – dalle insalate di carne cruda alle frittate con erbe spontanee – e si presta meravigliosamente a una degustazione al tramonto, in una delle tante cantine che aprono le porte per picnic tra le vigne, accompagnati da musica dal vivo e prodotti locali. Il Grignolino d’Asti doc, con il suo sorso elegante e il suo tannino delicato, è il compagno ideale per le giornate calde, quando si cerca leggerezza senza rinunciare alla personalità. Questo vino, dalla storia antica, diventa un perfetto compagno di viaggio durante le visite nei borghi dell’astigiano, abbinato a salumi artigianali, tome fresche e focacce appena sfornate in cortili ombreggiati dove il tempo sembra essersi fermato. Il Cortese dell’Alto Monferrato DOC con il suo profumo intenso e il gusto morbido, è il protagonista assoluto di momenti di festa. Di colore paglierino chiaro, talvolta con riflessi verdolini, ha profumo tenue e persistente con note floreali e di frutta fresca; al sapore è asciutto, giustamente acido, con fondo lievemente amarognolo armonizzato da una buona sapidità è il complemento perfetto di una splendida giornata tra le colline dell’Alto Monferrato o nelle tenute storiche che punteggiano la valle del Belbo. Spesso servito in accompagnamento a dessert tradizionali, frutta fresca o formaggi erborinati da degustare in occasione di una colazione tardiva o una merenda rilassata all’ombra di una pergola, con vista sui filari. Terre Alfieri DOCG Arneis, invece, si distingue per la sua eleganza e versatilità. Fresco e floreale, trova la loro massima espressione durante gli eventi serali che animano le piazze e le corti delle colline astigiane: cene gourmet sotto le stelle, showcooking e degustazioni tematiche che uniscono cucina contemporanea e vini di carattere, spesso accompagnati da performance artistiche e momenti di narrazione teatrale. Accanto alle denominazioni più conosciute, il Monferrato custodisce un patrimonio viticolo unico, fatto di vitigni autoctoni che sorprendono per originalità e profondità. Il Ruchè di Castagnole Monferrato DOCG, raro e profumatissimo, regala un’esperienza indimenticabile a chi lo assaggia nelle cantine a conduzione familiare, nelle quali generazioni di viticoltori si dedicano alla produzione di vini unici e distintivi del territorio. Si abbina splendidamente a piatti speziati o formaggi stagionati, serviti durante degustazioni guidate nei piccoli anfiteatri naturali della zona. La Freisa d’Asti DOC, con il suo carattere rustico ma elegante, è perfetta per accompagnare grigliate serali nei casolari, tra risate, musica e convivialità. La Malvasia di Castelnuovo Don Bosco DOC, dolce e aromatico, trova la sua occasione d’oro durante gli eventi domenicali nei parchi vitati, pensati per famiglie e piccole escursioni, dove i bambini giocano sull’erba e gli adulti si lasciano incantare da un calice. L’enoturismo qui non è solo una proposta: è una promessa. Ogni viaggio nel Monferrato è un’occasione per fermarsi, respirare, ascoltare il silenzio dei vigneti e i racconti di chi quei vigneti li vive ogni giorno. Tra un calice e l’altro, tra un borgo e una terrazza panoramica, ci si ritrova più vicini a qualcosa di profondo: alla bellezza della semplicità, al gusto dell’attesa, alla forza gentile della terra. IL CONSORZIO BARBERA D’ASTI E VINI MONFERRATO Il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, fondato nel 1946, ha il compito di tutelare e promuovere le sue denominazioni per garantire la loro diffusione e la loro immagine sui mercati nazionali e internazionali, anche attraverso appositi marchi distintivi. Attualmente il Consorzio conta più di 421 aziende associate e 13 denominazione tutelate. La Redazione
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Vignai da Duline. Lorenzo Mocchiutti e Federica Magrini: il rispetto della terra Arrow Right Top Bg

17 Giugno, 2025

Vignai da Duline. Lorenzo Mocchiutti e Federica Magrini: il rispetto della terra

  Siamo nel cuore dei Colli Orientali del Friuli, tra Manzano e San Giovanni al Natisone, in una zona che rappresenta una delle culle più vocate del vino friulano. Qui i suoli marnosi, le brezze delle Prealpi Giulie e l’incontro tra collina e pianura creano condizioni ideali per una viticoltura di carattere e identità. È una splendida giornata di fine marzo. Salgo in macchina e mi dirigo verso la zona di Manzano e San Giovanni al Natisone. Per la precisione, la mia destinazione è Villanova del Judrio, dove ha sede l’azienda agricola Vignai da Duline.
Arrivo puntuale alle 10:30 e vengo accolto da Lorenzo, titolare assieme alla moglie Federica. Dopo un saluto iniziale, la conversazione si anima subito: parliamo di conoscenze comuni e del fatto che, anni fa, ho avuto la fortuna di degustare la prima annata di Morus Alba. A piedi ci dirigiamo verso uno dei due poderi, La Duline, a circa 500 metri dalla cantina. L’azienda nasce negli anni ’90, quando Lorenzo comincia a gestire il vigneto di famiglia, proprio quello che stiamo per raggiungere. Mi spiega che la filosofia produttiva si basa sul rispetto della terra e del patrimonio viticolo, con una particolare attenzione alla preservazione delle vecchie viti, molte delle quali risalgono agli anni ’20, e alcune addirittura al 1908.
Mentre passeggiamo tra i filari, Lorenzo mi illustra le varietà presenti: Tocai Giallo, Tocai Verde, e poi parliamo di portainnesti, di cura della vigna, di scelte agronomiche. Mi colpisce la sua profonda conoscenza della campagna e il suo focus sui portainnesti – il Rupestris, in particolare, è il suo preferito. È evidente che la passione con cui cura le vigne ha pochi eguali. Il vigneto Duline si estende su 4 ettari e ospita anche cavalli al pascolo. Le figlie di Lorenzo e Federica, appassionate di equitazione, li montano regolarmente, e ai margini del podere si trova la casa di famiglia.
L’azienda gestisce anche un secondo appezzamento, Ronco Pitotti, situato a nord di Manzano: 6 ettari vitati, circondati da oltre 10 ettari di boschi, con una biodiversità straordinaria. Ronco Pitotti ha una storia affascinante. Si tratta di un terreno che, come per La Duline, non ha mai subito la cosiddetta “rivoluzione chimica” degli anni ’70 e ’80, ovvero l’introduzione massiva di diserbanti, fertilizzanti di sintesi e pesticidi sistemici. Fu acquistato da Anna Pitotti e suo marito, Francesco Valori, nel 1979, grazie a una transazione familiare da zia a nipote, e ha mantenuto intatta la sua originaria sistemazione a balze, risalente al 1500. Essendo biologico di fatto da sempre, non ha mai richiesto riconversioni. Dal 2001, la gestione è passata a Federica e Lorenzo, che ne ha curato le viti una a una con pazienza e dedizione. È stato un lungo lavoro di microvinificazioni, data la presenza di oltre 20 varietà, con biotipi differenti. Qui troviamo Pinot Nero – per il quale ha condotto esperimenti per recuperare i vecchi biotipi innestati su diversi portainnesti –, vecchi Merlot (biotipo a bacca piccola e grappolo spargolo) e Sauvignon, con una selezione storica risalente al ’800, ormai introvabile persino in Francia. Particolarmente interessante è la presenza del Tocai Giallo, un vitigno molto diffuso in Friuli agli inizi del ’900 e oggi quasi scomparso. Lorenzo, con grande determinazione, ha contribuito alla sua riscoperta. Su questa varietà abbiamo fatto una lunga chiacchierata, cercando di coglierne le differenze rispetto al Tocai Verde – di cui parlerò in un articolo a parte nei prossimi giorni. Completano il quadro lo Schioppettino e la Malvasia Istriana. Camminando tra le vigne, si percepisce il piacere autentico di trovarsi immersi nella natura. Filosofia produttiva L’azienda di Lorenzo e Federica è una realtà che, con una forte impronta territoriale e tradizionale, produce circa 30.000 bottiglie l’anno. Il loro approccio è quello del vino naturale antelitteram, con un’attenzione estrema all’ambiente. I vigneti non hanno mai visto diserbanti, vengono effettuati solo trattamenti leggeri a base di rame e zolfo. Le fermentazioni sono spontanee, senza l’impiego di lieviti selezionati, e le vinificazioni sono condotte con tecniche semplici e rispettose, per esaltare al meglio il carattere del territorio. Le botti utilizzate sono esclusivamente botti esauste o legni non tostati, evitando qualsiasi sovrastruttura aromatica.
Una curiosità: non si pratica la cimatura. Questa tecnica, riscoperta dai Vignai, è adottata per mantenere le piante in perfetto equilibrio vegeto-produttivo. Il termine “Chioma Integrale®”, coniato con un pizzico di ironia (anche per richiamare la folta chioma di Lorenzo), è oggi sempre più utilizzato anche in altre aree viticole come la Borgogna e Bordeaux. I benefici riscontrati sono numerosi: miglior gestione idrica, fotosintesi più equilibrata e maturazione omogenea. Accanto a Lorenzo, Federica Magrini rappresenta la dimensione più riflessiva e poetica dell’azienda. Custode attenta della coerenza stilistica e intellettuale del progetto, è lei a tessere il filo tra passato e futuro, tra identità contadina e profondità culturale. La sensibilità con cui osserva e racconta il lavoro quotidiano nei campi e in cantina è parte integrante dell’anima di Vignai da Duline. I Vini (o, più propriamente, le poesie liquide) L’interpretazione di Lorenzo e Federica parte da una materia prima intatta, vibrante, e si esprime in un ventaglio di etichette che attraversano la tradizione friulana con profondità e originalità. I vini sono tutti vinificati con fermentazioni spontanee, senza chiarifiche né filtrazioni, e rappresentano lo specchio fedele delle parcelle da cui provengono, delle annate e di una sensibilità contadina rara. Bianchi: Chardonnay “Ronco Pitotti” Friulano “Duline” Giallo Di… “Ronco Pitotti” (prodotto solo in magnum da uve Tocai Giallo) Malvasia “Chioma Integrale” Morus Alba (blend di Malvasia Istriana e Sauvignon) Pinot Grigio “Ronco Pitotti” Sauvignon “Ronco Pitotti” Rossi: Merlot “Valori” Ronco Pitotti Morus Nigra (Refosco dal Peduncolo Rosso) Pinot Nero “Ronco Pitotti” Schioppettino “Duline” Vini non più prodotti: Malvatea (Malvasia) Viburnum (Merlot e Cabernet) Verduzzo Friulano Nel 2025, AIS ha assegnato a Lorenzo e Federica il prestigioso Tastevin per il Morus Alba 2022, riconoscendo la loro dedizione, visione e coerenza stilistica in un bianco friulano fuori dagli schemi, capace di unire intensità, eleganza, longevità e profonda memoria del territorio Due degustazioni, mini verticali, indimenticabili: il tempo come alleato Ho avuto il piacere e l’onore di ospitare Lorenzo e Federica per due degustazioni approfondite, dedicate rispettivamente ai bianchi e ai rossi. L’idea era semplice ma ambiziosa: mettere a confronto due annate per ciascun vino, una giovane e una più matura, per valutare l’evoluzione, la capacità di invecchiamento e la tenuta nel tempo di ciascuna espressione. Un viaggio sensoriale che ha confermato non solo la precisione artigianale di ciascuna vinificazione, ma anche la straordinaria visione agricola, fondata sulla “chioma integrale” e sulla consapevolezza della “rivoluzione chimica” che ogni vino compie nel tempo. Le annate più vecchie si sono rivelate tutt’altro che in fase discendente: erano vive, profonde, in alcuni casi addirittura in fase ascendente. Bianchi in degustazione: Chardonnay “Ronco Pitotti”: 2022 vs 2010 Morus Alba: 2022 vs 2011 Pinot Grigio “Ronco Pitotti”: 2023 vs 2014 Sauvignon “Ronco Pitotti”: 2020 vs 2016 Rossi in degustazione: Schioppettino “Duline”: 2022 vs 2010 Pinot Nero “Ronco Pitotti”: 2021 vs 2011 Merlot “Ronco Pitotti Valori”: 2021 vs 2009 Morus Nigra: 2020 vs 2005 Oltre la tecnica, la rivelazione è stata emozionale: ogni vino ha raccontato una storia, diversa per annata e identità varietale, ma coerente nella sua integrità. In particolare, il Pinot Grigio e il Morus Alba, Chardonnay si sono distinti per la loro sorprendente vitalità in bottiglie con oltre 10 anni di età. In tutti i vini prodotti al Ronco Pitotti si percepisce in modo netto e profondo l’identità del luogo, un legame quasi viscerale con il territorio, che lo Chardonnay riesce ad esaltare forse più di tutti.
Il Sauvignon “Ronco Pitotti”, invece, è un piccolo capolavoro di coerenza e memoria: proviene da un vecchio biotipo oramai quasi scomparso, che Federica e Lorenzo hanno voluto proteggere e salvare dal dimenticatoio del patrimonio genetico friulano. Grappolo più spargolo, grande spalla acida, produzione limitata a una sola botte e vinificato solo in alcune annate: ne è nato uno dei più grandi vini bianchi italiani. E’ un vinoè un vino da “uao”, di quelli che ti fanno sobbalzare dalla sedia. Non ha nulla a che vedere con la maggior parte dei Sauvignon friulani — e non solo — a cui tanti sono abituati e che, troppo spesso, vengono osannati senza reale profondità. Qui si parla di un’altra cosa: complessità, tensione, anima. La prima annata prodotta è stata la 2016. Tra i vini rossi il Morus Nigra 2005 ha espresso la nobiltà del Refosco con una trama tannica finissima e un cuore balsamico di rara eleganza, il Pinot Nero, nelle due annate degustate, non ha nulla da invidiare ai migliori Pinot Nero italiani – e non solo. Espressivo, cesellato, dinamico, con una tensione gustativa che rivela profondità e prospettiva. Il Merlot “Valori”, invece, conferma come il Friuli sia la seconda patria naturale del Merlot dopo Pomerol: qui il vitigno, pur non essendo autoctono, è presente fin dal 1800 (come anche il Pinot Nero) e trova un’espressione tra le più convincenti in assoluto. E infine lo Schioppettino: una finezza e una bontà rara, che affascina con la sua speziatura elegante e la trama tannica lieve ma presente, come una carezza che lascia il segno. Un piccolo excursus a parte lo merita il “Giallo Di…”, purtroppo (per scelta) non presente nelle due degustazioni, ma a pieno titolo tra i più grandi bianchi italiani. Prodotto esclusivamente in formato magnum da uve di Tocai Giallo, vecchio biotipo friulano, si è dimostrato — nelle annate che ho avuto il piacere di degustare di recente (2009, 2017, 2019 e 2021) — un vino di impressionante coerenza e personalità. Colore dorato, luminoso e vivo, sempre. Al naso un bouquet ampio, di grande impatto, stratificato e ricco di sfumature aromatiche. Un vino che non segue le mode, ma detta il suo tempo. E lo fa con eleganza, potenza e visione. Alla Duline e Ronco Pitotti si fa vino come si dovrebbe vivere: con rispetto, profondità e senza mai alzare la voce. Chi assaggia capisce subito che qui non si segue una moda, ma si custodisce un’identità. Complimenti ai Vignai Da Duline custodi di un territorio.   Emanuele Muzzo Su Instgram è semplicemente Emanuele Muzzo Vigne e Orizzonti
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16 Giugno, 2025

Caviro lancia la nuova campagna estiva con Tavernello Frizzante

Una Limited Edition floreale e un concorso nazionale “frizza e vinci” con in palio buoni spesa ogni giorno   Disponibile nella versione Classic e in una Limited Edition, Tavernello Frizzante bianco e rosato sarà protagonista nei mesi estivi con un’attività di concorso progettata per agevolare il consumatore nei suoi acquisti quotidiani e per regalare momenti di frizzante convivialità. Il brand iconico, che ormai 20 anni fa ha introdotto la versione frizzante in bottiglia lancia un concorso nazionale e una campagna pubblicitaria integrata: dal 1° giugno al 31 agosto 2025, tutti i consumatori potranno partecipare al concorso “Frizza e Vinci” semplicemente acquistando una bottiglia di Tavernello Frizzante Classic o Limited Edition e caricando lo scontrino sul sito www.frizzaevinci.it. Ogni giorno ci sarà la possibilità di vincere un e-voucher del valore di 100€ spendibile in una vasta rete di esercizi fisici e online. La partecipazione è semplice, immediata e completamente digitalizzata. Negli store, la comunicazione sarà inoltre integrata da materiali come collarini sulle bottiglie, volantini promozionali e display dedicati. Tavernello Frizzante si prepara così a conquistare l’estate con bollicine, premi e un racconto nuovo, ma sempre fedele alle proprie radici. Anja Nachtwey, Marketing & Communication Director di Caviro. Questa campagna segna una nuova fase per Tavernello: più vicina alle persone, più dinamica e con uno stile fresco e contemporaneo. Vogliamo rendere l’esperienza del vino frizzante ancora più piacevole e distintiva, valorizzando il prodotto in un periodo strategico come l’estate. La nostra Limited Edition, con un design unico e accattivante, è uno degli elementi centrali di questa evoluzione, pensata per sorprendere e conquistare al primo sguardo. La campagna sarà supportata inoltre da un’importante copertura media, con 4 settimane on air a partire dal 15 giugno sulle principali TV nazionali, e una campagna social & digital. Anja Nachtwey, Marketing & Communication Director di Caviro. Tavernello torna in TV con una proposta che invita a vivere un’estate frizzante con stile e celebra il piacere di stare insieme. Con il nuovo concorso, premiamo la fedeltà dei nostri consumatori offrendo riconoscimenti concreti e rilevanti, rafforzando così un legame autentico e duraturo. Un progetto che ci distingue e riafferma la nostra volontà di innovare, senza mai perdere la nostra essenza: essere il vino (frizzante) del cuore degli italiani.  Gruppo Caviro CAVIRO (www.caviro.com) è la più grande Cantina d’Italia e Best Practice internazionale di economia circolare. Fondata nel 1966, è una cooperativa agricola costituita da 26 soci (di cui 24 cantine sociali), oltre 14.000 viticoltori localizzati in 8 regioni d’Italia, per 34.000 ettari di superficie vitata. La produzione di uva ha superato nell’ultimo anno le 460.000 tonnellate (circa il 9% dell’uva italiana), per una vendita complessiva di 157 milioni di litri di vino. Esporta in 87 Paesi nel mondo una gamma completa di vini italiani, dall’offerta di Cantine Caviro che racchiude i marchi simbolo di tutta la filiera, in primis Tavernello, a quelli di Tenute Caviro, con aziende di proprietà, quali Gerardo Cesari e Leonardo da Vinci che esprimono il valore e la specificità di territori come il Veneto e la Toscana. Con la partecipata Caviro Extra, il Gruppo si distingue a livello nazionale e internazionale per essere il precursore di un modello di economia circolare unico e completo “Dalla Vigna alla Vigna”: un circolo virtuoso di valorizzazione degli scarti della vinificazione che vengono lavorati e trasformati in prodotti nobili. La Redazione
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16 Giugno, 2025

Pugni chiusi

  La letteratura di viaggio nasce come un’esigenza di lasciare traccia dei propri spostamenti e raccontare ciò che si è visto. D’altronde, il bisogno di narrare è una delle peculiarità che più contraddistinguono l’uomo; così come la necessità di creare una guida, un canovaccio e mappe rudimentali da seguire per fare fronte agli ostacoli, da consegnare non solo al viaggiatore del domani ma anche a colui che non viaggio, divenendo l’unico modo per fare un’esperienza altrimenti inimmaginabile. Io sono tutta presa dalla curiosità per questo futuro incerto, dalla sensazione di essere ormai libera dagli ostacoli degli uomini; tutta presa dalla gioia di sentire che ciascun giorno, d’ora in poi, sarà nuovo, e che nessuno di essi sarà uguale all’altro; tutta presa dalla decisione di osservare, d’ora in poi, una sola regola: quella di camminare diritto davanti a me scriveva l’esploratrice Ella Maillart, nel suo viaggio in Cina e Asia Centrale. Avevo lasciato tutto. Non cercavo nulla, se non il silenzio. Ma partii con i Pugni Chiusi, pieni di rabbia. Non sapevo nemmeno dove stessi andando. Solo che dovevo muovermi. Scelsi il viaggio più lontano, camminavo tutto il giorno, chiuso nei miei pensieri come in un giubbotto troppo stretto. Ogni passo sembrava inutile, ogni panorama troppo bello per il mio stato d’animo. Finché, un giorno, incontrai me stesso: seduto su una panchina, occhi aperti e mani segnate. Cammini come se stessi scappando mi dissi.
Forse è così
E con le mani così strette, cosa pensi di trattenere? Non seppi rispondermi. Quella notte, dormii sotto un cielo di stelle, in un campo di ulivi. Per la prima volta da settimane, aprii le mani. Nulla cadde. Nulla si ruppe. Solo il vento, che mi accarezzò le dita. Il giorno dopo iniziai a tornare. Non perché avessi trovato risposte, ma perché avevo lasciato andare le domande. Quel viaggio, cominciato a Pugni Chiusi, finì con le mani aperte, in un angolo autentico di Roma, lontano dai circuiti più battuti e turistici, dove esiste un luogo capace di trasformare ogni sosta in un piccolo viaggio dell’anima: Il Bistrot Bancovino. Un’enoteca dall’anima contemporanea e dal design essenziale, dove tra scaffali di bottiglie selezionate con cura e profumi che raccontano storie di terre lontane, il tempo sembra rallentare. Ogni vino ha il sapore di un racconto, ogni assaggio è una tappa di un percorso sensoriale che attraversa vigne, tradizioni e passioni. Qui Andrea seleziona personalmente tutti i vini proposti. Un luogo che è una terapia del corpo e dell’anima. Un viaggio per scoprire sé stessi in un ambiente puro e semplice, percorrendo spazi sconfinati di selezione vini, ma con tutte le attenzioni per rendere questa esperienza unica e indimenticabile. Lontano dal semplice concetto di degustazione, il Bistrot e il suo Oste propongono un’esperienza: quella di lasciarsi condurre dal palato verso scoperte intime, dove il calice diventa compagno di riflessione e il vino, mediatore silenzioso di emozioni. Entrare è come mettere piede in una terra sconosciuta, ma stranamente familiare. Si viene accolti con un sorriso sincero, di quelli che ti fanno sentire a casa pur sapendo di essere in un luogo speciale. Il legno caldo degli arredi, la luce soffusa, le bottiglie disposte come libri di una biblioteca segreta: ogni dettaglio invita a fermarsi, respirare, e partire. Le parole scivolano leggere tra i tavoli: si parla di vitigni, ma anche di viaggi, di luoghi visitati, di sogni ancora nel cassetto. La serata si trasforma in un pellegrinaggio intimo, guidato dai sensi, dove ci si perde e ci si ritrova un sorso alla volta. Lungo il viaggio, il cammino si fa più vivace e imprevedibile quando nel calice arriva il Pét-Nat Grizzling Brut Nature di Yann Durrmann, uve 100% Riesling (Alsazia), fermentazione spontanea con lieviti indigeni dopo una lunga e lenta pressatura di 6 ore. È un vino che non si lascia incasellare facilmente, come quei viaggiatori instancabili che seguono rotte non segnate sulle mappe. Alla vista, appare torbido, vivo, con una spuma leggera che annuncia fermenti ancora in movimento, come pensieri che cercano la loro direzione. Appena lo si avvicina al naso, esplode un bouquet fresco e inaspettato: agrumi maturi, fiori bianchi, un accenno di lievito e una mineralità tagliente, quasi selvatica. È come una passeggiata tra i filari dell’Alsazia, sotto un cielo ancora incerto tra sole e nuvole, con la terra umida sotto i piedi e il profumo dell’erba selvatica nell’aria. In bocca è puro dinamismo: secco, affilato, con una bollicina sottile ma persistente che accarezza il palato. Il residuo zuccherino è assente, e proprio in questa nudità il vino mostra tutta la sua verità. Il Grizzling, così chiamato da Durrmann per fondere ironicamente “Riesling” e la sua visione punk del vino, non si concede a compromessi. Ma chi è disposto ad ascoltarlo senza pregiudizi scopre un’anima luminosa, sincera, profonda. Un pét-nat che viene raccontato come si racconta un aneddoto da viaggio: con passione, con stupore, con un sorriso. Perché, in fondo, il viaggio più bello è quello che non avevamo programmato. E il Grizzling di Durrmann, con la sua anima ribelle e la sua autenticità disarmante, ne è la prova nel calice. Alla fine, uscire da questo luogo, è come iniziare a viaggiare a Pugni Chiusi e concludere il cammino a mani aperte. È un po’ come tornare da un esplorato: porti con te qualcosa che non avevi quando sei entrato. Non solo il gusto persistente di un viaggio unico, ma la consapevolezza che, anche nel cuore di Roma, esiste un luogo dove l’anima può ancora fermarsi, ascoltarsi, e semplicemente brindare alla bellezza del cammino.   LA PROPOSTA DELL’ENOTECA Il Bistrot alla mescita propone Bollicine Italiane e Francesi, Vino Bianco Italiano e Francese, Rosso Italiano Laziale. Tutti i prodotti disponibili al bicchiere sono tendenzialmente Vini naturali.     Marco Sargentini Mi trovi su Instagram e Facebook Riflessioni Enologiche di un viaggiatore diVino    
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15 Giugno, 2025

La responsabilità sociale di Torrevilla

  Dal pagamento anticipato dei prodotti fitosanitari al sostegno anche in caso di rese limitate, fino alla certificazione di sostenibilità inclusa e al welfare aziendale: la storica cantina dell’Oltrepò Pavese rafforza il proprio impegno sociale con azioni concrete a sostegno del territorio   Sostenere chi lavora ogni giorno nei vigneti e per garantire stabilità e sostenibilità al tessuto agricolo del territorio: è questo uno degli obiettivi che persegue con determinazione Torrevilla, la storica cantina dell’Oltrepò Pavese, nell’ambito di un percorso di responsabilità sociale e vicinanza effettiva ai viticoltori. Massimo Barbieri il Presidente di Torrevilla Il nostro compito non è solo fare buon vino – ma creare le condizioni affinché chi ha scelto di dedicare la propria vita a questo settore possa farlo con serenità e prospettiva. La fiducia dei nostri soci è il nostro primo patrimonio: ogni azione che intraprendiamo va nella direzione di rafforzarla, giorno dopo giorno. Tra le principali azioni già avviate risulta senz’altro il pagamento anticipato dei prodotti fitosanitari: per agevolare i soci nell’acquisto dei prodotti necessari alla cura del vigneto, Torrevilla ha attivato un sistema di pagamento anticipato. Un altro importante vantaggio riservato ai soci riguarda la certificazione di sostenibilità. I viticoltori non devono sostenere costi aggiuntivi né avvalersi di un ente certificatore esterno: grazie all’adesione a Torrevilla, i loro vigneti risultano già certificati, con un significativo risparmio economico e un riconoscimento concreto dell’impegno ambientale. La sostenibilità, infatti, è un asset fondamentale per la cantina (che dispone della certificazione SQNPI, Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata), come testimonia l’impegno legato alla qualificazione del verde pubblico in due aree del territorio. Per alcune tipologie di uve, Torrevilla riconosce un valore ad ettaro, anche in presenza di produzioni ridotte. In questo contesto di attenzione reale e quotidiana verso il viticoltore, Torrevilla si prepara ad affrontare la prossima vendemmia con rassicurazioni chiare e solidità concreta. Torrevilla, infatti, con l’azienda del territorio Losito e Guarini, si propone di socializzare risorse, strutture e competenze per garantire il ritiro e la valorizzazione delle uve conferite dai viticoltori, in particolar modo in vista delle criticità legate alla vendemmia 2025. Nelle prossime settimane verranno forniti ulteriori dettagli attraverso un incontro pubblico. Torrevilla ha infine avviato un programma di welfare aziendale dedicato ai propri dipendenti. L’obiettivo è offrire strumenti concreti per migliorare la qualità della vita: sostegno alla salute, accesso facilitato a servizi, iniziative per la conciliazione dei tempi di vita e lavoro. CANTINA TORREVILLA
Cantina Torrevilla è una storica cantina sociale con sede tra le colline dell’Oltrepò Pavese, nella cittadina di Torrazza Coste. Un’area che ha conosciuto la viticoltura già ai tempi dell’Impero Romano in un fluire di storia e tradizione che tutt’ora si interseca con l’azienda e con il lavoro che la cantina sta conducendo nel territorio e sui vini. Ad oggi, Torrevilla opera su una superficie vitata di 600 ettari suddivisi tra 9 comuni dell’oltrepadano, terra che vede le sue colline confondersi tra due regioni: Lombardia e Piemonte. Dalla cura dei vigneti locati a Codevilla, Torrazza Coste, Retorbido, Montebello della Battaglia, Borgo Priolo, Montesegale, Rocca Susella, Godiasco Salice Terme, Mornico Losana vengono annualmente ricavati circa 60.000 quintali di uva trasformata in oltre 2 milioni e mezzo di bottiglie capaci di esprimere l’Oltrepò Pavese più autentico. La Redazione
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15 Giugno, 2025

Orchidee selvatiche e vigneti sostenibili: il patrimonio nascosto di Tenuta Stella

Una fioritura rara che racconta un territorio intatto lì dove la sostenibilità non è una dichiarazione d’intenti, ma pratica concreta.
Nel cuore più elevato del Collio friulano, durante le giornate limpide della primavera, qualcosa di raro accade: tra i prati che circondano i vigneti di Tenuta Stella, compaiono le prime orchidee spontanee.  Piccole, eleganti, silenziose, queste piante straordinarie fioriscono solo in ambienti intatti, dove il suolo conserva la sua composizione originaria e ogni forma di vita – dalla vite all’insetto impollinatore – è parte di un equilibrio delicato e profondo. Cristiano Francescato, botanico e consulente agro-ecologico della cantina. La presenza di queste orchidee non è casuale, ma segno tangibile di un territorio rispettato e preservato. «Non si tratta solo di piante affascinanti». Ogni seme di orchidea deve essere dapprima aiutato da un fungo specifico per poter germinare. Questa simbiosi iniziale porta poi le piante ad emettere le prime foglie e a crescere in modo autonomo. I funghi specializzati in questo tipo di attività si trovano solamente su suoli che non hanno subito alcuna modificazione nella loro composizione originaria. La loro presenza, quindi, ci indica un ambiente non inquinato e un suolo rispettato nei suoi principi naturali. A Tenuta Stella, la sostenibilità non è una dichiarazione d’intenti, ma una pratica concreta, fondata su osservazione, misura e rispetto. “Crediamo che fare vino significhi anche saper ascoltare la terra, non imporvisi”, sottolinea Erika Barbieri, enologa della cantina. “Quando le orchidee selvatiche fioriscono tra i filari, è il segnale che stiamo seguendo la strada giusta”. Tra le specie che prosperano accanto all’habitat vigneto ci sono Ophrys apifera, che utilizza inganni visivi e olfattivi per attrarre insetti impollinatori specifici, e Anacamptis pyramidalis, impollinata esclusivamente dalle farfalle che, dotate di spiritromba lunga, raggiungono il fondo della corolla raccogliendo involontariamente il granulo pollinico da portare nel fiore successivo. La loro sopravvivenza dipende dalla biodiversità e da relazioni altamente specializzate con altri organismi viventi. Tenuta Stella invita a scoprire questo raro patrimonio naturale attraverso visite guidate che uniscono la degustazione dei vini a passeggiate tra i vigneti e i prati in fiore, per un’esperienza immersiva che svela il legame profondo tra viticoltura d’altura e tutela ambientale. TENUTA STELLA – Situata a Scriò, nel comune di Dolegna, nella parte più alta del Collio, circondata dalle montagne ma vicino al mare, accarezzata dalla bora e dalle correnti fresche, Tenuta Stella nasce in un territorio che sembra creato apposta per la viticoltura. Qui, Sergio Stevanato ha dato vita ad un’azienda la cui produzione vinicola è basata quasi esclusivamente su vitigni autoctoni friulani, capaci di esprimere vini affascinanti e mai scontati e soprattutto in grado di raccontare, ad ogni sorso, la ricchezza del territorio da cui prendono vita. A condurre l’azienda sono Alberto Faggiani, agro tecnologo, responsabile della produzione enologica ed Erika Barbieri, enologa, responsabile tecnica, marketing manager di Tenuta Stella. Qualità e autenticità sono le parole chiave che guidano la produzione e l’attività di Tenuta Stella sin dalla sua nascita nel 2009, legate a doppio filo a un approccio sostenibile, mirato a conservare il prezioso ecosistema in cui l’azienda vinicola sorge, e a una produzione biologica, che non sia impattante e non preveda quindi il ricorso a pesticidi o concimi chimici. È dall’intreccio di questi valori che emerge la filosofia di Tenuta Stella: andare oltre la produzione vinicola per agire come veri e propri coltivatori di vita, guardiani, cioè, di un ecosistema tanto ricco quanto delicato. La cantina accoglie gli ospiti su prenotazione lungo tutto l’anno. La Redazione
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15 Giugno, 2025

Abruzzo e cuore con la mitica Stefania Pepe

Donne del Vino Toscana in Abruzzo e un incontro davvero speciale! L'aria frizzante di entusiasmo era palpabile mentre ci preparavamo per la Convention Nazionale delle Donne del Vino in Abruzzo. Ma prima di immergerci completamente in questa regione affascinante e tutta da scoprire, un piccolo gruppetto di noi, amiche e socie DDV della Toscana, ha deciso di fare una tappa extra, un prologo speciale alla nostra avventura. La meta? La cantina della "mitica" Stefania Pepe.
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14 Giugno, 2025

Turismo e Intelligenza Artificiale: al WMF 2025 esperti a confronto tra predittività, emozioni e autenticità

Il rapporto tra tecnologia e valore umano, tra intelligenza artificiale e relazionale è stato il cuore del dibattito che ha animato l’edizione 2025 di WMF – We Make Future, la più grande Fiera Internazionale su AI e Digital Innovation ospitata per il secondo anno consecutivo da BolognaFiere. Durante il panel “Le emozioni fanno check-in: il nuovo turismo tra predittività, autenticità e automazione“, nello stage Arena – Debate for Future, ci si è interrogati sulla capacità dell’intelligenza artificiale di valorizzare o minacciare l’autenticità delle esperienze turistiche, in un momento storico in cui il settore sta vivendo una trasformazione profonda. A inaugurare il panel sono state due voci femminili nel campo della comunicazione strategica e del marketing turistico. Claudiana Di Cesare, giornalista ed esperta di turismo, destination marketing e innovazione, ha introdotto gli interventi ponendo l’accento sul ruolo chiave della concertazione tra pubblico e privato in ottica data-driven. Di Cesare ha illustrato come l’intelligenza artificiale, grazie a sistemi predittivi e modelli comportamentali, possa diventare uno strumento chiave per una gestione più sostenibile e intelligente dei flussi turistici. Claudiana Di Cesare La tecnologia se utilizzata consapevolmente, non sostituisce la relazione, anzi la rende più funzionale, contribuendo a una pianificazione turistica realmente sostenibile. Ha quindi spiegato come l’analisi e l’utilizzo strategico di questi dati consenta non solo di riequilibrare e destagionalizzare i flussi nei territori a forte vocazione turistica, ma anche di valorizzare mete emergenti intercettando un pubblico in target consapevole e alla ricerca di esperienze autentiche. A rafforzare questa prospettiva, l’intervento di Belinda Bortolan, founder di BortolanCarnevali&Partners ed esperta di comunicazione strategica per hotellerie, ristorazione e destinazioni. “La comunicazione deve diventare infrastruttura centrale del turismo – spiega Bortolan – capace di collegare la destinazione ai desideri e ai valori del viaggiatore”. Lavorare su progetti che hanno visto la concertazione di pubblico e privato come Tevere Day, Tiberland o Enjoy Barocco, ha significato dare voce a un racconto coerente e condiviso, che si estende oltre la promozione e diventa strumento di costruzione del prodotto turistico. La comunicazione, quindi, non solo informa, ma orienta e valorizza. “Dal punto di vista aziendale – continua Bortolan – bisogna invece lavorare soprattutto sull’identità peculiare del brand, che sia hotel, ristorante, manifestazione o prodotto, perché attragga il pubblico che ricerca quelle caratteristiche e si renda così sempre più personalizzata l’esperienza di viaggio.” Un ponte naturale tra narrazione e dati è stato tracciato da Daniele Manetti, Sales Director di Sojern, che ha portato al panel una lettura fortemente orientata al marketing digitale e all’uso dei big data. “In termini di comunicazione e promozione digitale, le tecnologie di targeting, potenziate dalle ottimizzazioni dell’AI – evidenzia Manetti – rappresentano una leva cruciale per la corretta profilazione del proprio mercato. Per gli operatori dell’industria travel questi strumenti, insieme a contenuti originali e locali, sono il primo passo per instaurare una conversazione davvero autentica e personalizzata con i potenziali visitatori”. Manetti aggiunge quindi un punto di vista importante: è la profilazione valoriale, oltre a quella demografica e comportamentale, a segnare il passo nella costruzione di relazioni digitali credibili tra brand e viaggiatore. Paolo Zennaro, CEO di Wiisy, porta quindi la discussione sul piano operativo, offrendo un punto di vista privilegiato su come l’automazione e la tecnologia possano integrarsi alla personalizzazione dell’esperienza nei processi dell’accoglienza. Le soluzioni sviluppate da Wiisy – tra cui il check-in in presenza, check-in online e self check-in, la gestione dei documenti, l’integrazione con smart lock – mostrano come tecnologia e personalizzazione non siano in antitesi. “La vera innovazione non è forzare l’automazione su tutti – spiega Zennaro – ma lasciare che sia il turista a scegliere come vivere la sua esperienza di arrivo, sentendosi sempre accolto. Essere preparati ad offrire con un unico strumento sia l’automazione tecnologica del self check-in che la scansione tramite cellulare in presenza dell’ospite ” I dati raccolti da Wiisy parlano chiaro: i giovani e i viaggiatori business richiedono autonomia e velocità, mentre famiglie e turisti senior cercano accoglienza, rassicurazione, calore umano. Offrire entrambe le opzioni è la chiave di volta per la personalizzazione dell’esperienza. A chiudere il cerchio è stato Domenico Palladino, direttore di Qualitytravel, autore ed esperto del mondo extralberghiero. Il suo intervento ha sollevato una questione di fondo: “Si può standardizzare l’autenticità?”. In un’industria sempre più dominata da piattaforme globali e property manager, il rischio è che persino ciò che è davvero autentico venga codificato e replicato. Palladino ha proposto una lettura più sfumata dell’autenticità, distinguendo tra identità della location, delle persone e delle esperienze. “L’autenticità non si codifica, anzi è nel fuori programma che spesso viene percepita – aggiunge provocatorio -. Cosa ricordiamo di un viaggio se non quello che è andato molto oltre o molto al di sotto delle aspettative? In questo senso anche il disservizio è più autentico di esperienze tutte uguali tra loro”. Oggi, mentre Airbnb punta sulla proposta di esperienze sempre più esclusive, il semplice soggiorno sta diventando una commodity sempre più standardizzata, commercializzata dai property manager o dalle catene alberghiere attraverso format come i serviced apartments, prodotti di fascia alta ma omologati e facili da pacchettizzare. “L’host si trova quindi di fronte a una scelta: o standardizzare l’offerta abbracciando il modello del property management o preservare l’autenticità automatizzando le operazioni time consuming e liberando tempo da dedicare alla relazione con l’ospite”. Il panel si è chiuso con una visione condivisa: il futuro del turismo non sarà una scelta tra umanità e automazione, ma la capacità di intrecciare le due dimensioni. L’IA può essere alleata della sorpresa, della scoperta, persino dell’imperfezione, se gestita con visione e attraverso l’uso condiviso e intelligente dei dati. La Redazione
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