Venti di tempesta per il vino Arrow Right Top Bg

30 Aprile, 2025

Venti di tempesta per il vino

  Mai un periodo così turbolento ed incerto per il mercato del vino e degli alcolici in generale ha impensierito tutti i protagonisti alla filiera, coltivatori e produttori, non risparmiando poi i legislatori europei e nazionali, così i distributori, gli esportatori ed infine la categoria più delicata e anche determinante, i consumatori. Ho atteso prima di scrivere questo articolo nella rubrica a me molto cara all’interno del magazine WineTales, perché il susseguirsi di sorprese che hanno interessato questo comparto, tutte non particolarmente piacevoli, erano e sono degne di commento, in quanto capaci di impensierire in maniera seria i sonni dei viticoltori, dovendo con ciò riferirmi alle norme sull’etichettatura delle bottiglie, come se trattassimo di confezioni di un pericoloso veleno, all’ingresso dei vini dealcolati. Un fortunato ossimoro, passando per l’inasprimento delle pene per coloro che al volante si trovino ad aver bevuto anche una modesta quantità di alcool, per poi concentrarsi sull’arrivo, prima annunciato, ora applicato (ed ora al momento sospeso)  dei dazi che colpiscono le esportazioni di vino negli USA, interessando transazioni che contano circa due miliardi di euro. Tutti eventi insomma che penalizzano fatturati italiani consolidati, ma ora a sicuro rischio, che incidono sulla produzione e gestione delle scorte, minacciano il buon fine degli investimenti realizzati nel comparto, e pregiudicano quelli che erano in programma. Il quadro impone ai proprietari e agli operatori di prevedere anche soluzioni alternative, non sempre facili, per mitigare gli effetti negativi di questa contingenza, che colpisce duramente l’economia del nostro Paese e non solo quella italiana. Siamo partiti a fine 2024 con le regole europee (e recepite in Italia) per un’etichettatura che si adatta alle esigenze e alle tendenze dei consumatori, quelle cioè di una ricerca di un prodotto sano e genuino da rintracciare anche attraverso una lettura di un’articolata etichetta che dovrebbe fungere da primo orientamento. Ecco allora l’inserimento in un ristretto spazio, della lista degli ingredienti e delle informazioni ministeriali dei vini perché possa essere valutato l’impatto verso intolleranze e allergie, alla differenziazione tra ingredienti, additivo o coadiuvante passando per le relative pratiche enologiche. Sicuramente un presidio per la salute pubblica e del singolo, ed anche trasparenza per i consumatori che, in altro ambito, si traduce però in aumento dei costi per i produttori chiamati ad aggiungere il codice QR e l’etichetta energetica, non escluso l’onere per una maggiore formazione per gli agenti e distributori chiamati a dover presentare e spiegare i nuovi vini alla luce delle nuove informazioni. Arriva poi il fenomeno (o la tendenza) del nuovo bere di vini cd. “dealcolati” conosciuti anche l’acronimo LO-NO (Low e No alcol), una new entry che trova giustificazione nel Reg. UE n. 2021/2117 e poi nel Decreto Ministeriale n. G72816/2024, della quale non dobbiamo  sottovalutarne l’impatto visto che norme, tecnologie e interesse del consumatore consentono ora la presenza sulla tavola anche di questa nuova tipologia di bevanda. Seppure i vini a denominazione certificata non potranno subire il processo di dealcolazione, totale o parziale, la scelta di puntare su questo nuovo prodotto rimane sempre una decisione dell’imprenditore legato soprattutto al canale distributivo che ora lo accetta e predilige come si sta registrando nelle Repubbliche Baltiche, Russia, Svezia, Danimarca, Cina (comincia ora l’interesse), paesi in cui la differenza e la moda sono influenzate anche da un prezzo del prodotto di maggiore appeal e più fruibile tra i giovani. Anche in questo caso, mettendo da parte gli aspetti salubri del prodotto (si sostiene che il meno alcool sia “bilanciato” dal più zucchero), la produzione del vino dealcolato rappresenta comunque per l’operatore del settore un altro investimento non solo in struttura, (il luogo di produzione deve essere separato dalla cantina tradizionale), ma anche in forma mentis e formazione manageriale. A ridurre i consumi di vino nel nostro Paese concorre anche le nuove drastiche misure repressive, con multe rafforzate e con impatto penale, qualora il tasso alcolometrico riscontrato in caso di controlli di chi è alla guida, o, ancor peggio in ipotesi di sinistro stradale, sia non conforme alla previsione normativa. Ad un immediato riscontro di contrazione dei consumi, subito in campo la risposta sia degli avventori, che dei ristoratori, i primi organizzandosi con taxi, o guidatori designati o trasporti condivisi (stile Giappone!), i secondi, con maggiore difficoltà, puntando su formati meno impegnativi della classica bottiglia, o con l’offerta di “vini” dealcolati, o altri fermentati che consentono comunque di creare quella sensazione di convivialità che si ricerca a tavola. Ma il vino è tradizione, cultura, territorio, storia, un tutt’uno con il buon cibo e pur volendosi sforzare spesso sono elementi difficili da poter sostituire con altri prodotti. Come se non bastasse, l’ombra dei dazi, che da minaccia di stampo elettorale a concreta applicazione, sono diventati disposizioni in materia che si abbattono sul mercato del vino in esportazione verso gli USA, impattando un fatturato annuo in crescita di circa due miliardi di euro, cioè il 25% del totale export vinicolo, che si attesta intorno ad 8,1 miliardi di euro. La situazione non appare delle migliori. A breve termine e sull’onda emotiva assisteremo ad una contrazione sui consumi interni agli USA e ad una perdita di guadagni per circa 340 milioni di euro per il comparto italiano, anche se l’esperienza a riguardo ci conforta che nel medio-lungo periodo, il mercato dei consumi, seppur gravati da dazi, si adatta e i riflessi negati si mitigano sino a scomparire. Più inquietante la riflessione sulla fine della globalizzazione e il ritorno di scelte di natura protezionistica ad iniziativa dei singoli Stati verso altri, coprendo beni e servizi, di maggiore consumo in quel Paese, giustificata, secondo il pensiero di Trump, che la misura in argomento è tesa a rilanciare la produzione interna di quel Paese e di conseguenza di rinvigorire la capacità di spesa da parte dei consumatori. In altre parole, Trump intende rilanciare la produzione e la manifattura interna, quelle che un tempo erano delocalizzate in Cina e in Asia, per recuperare la classe media andata impoverendosi e ritrovare nuove capacità reddituali (American First per intenderci), prevedendo una politica di sgravi e incentivi fiscali da bilanciare con il maggior gettito proveniente dalla normativa dei dazi. In questo momento ancora caldo ed incerto, ma con un respiro di sollievo dopo la sospensione dell’applicazione di gravami per un periodo di 90 giorni in attesa di risposte che ci si attendono dalla UE e dagli altri Stati comunque colpiti da questi provvedimenti dal sapore sanzionatorio, due sembrano le vie da seguire: il colloquio bilaterale con gli USA e pertanto ogni Stato interessato tenterà di negoziare soluzioni tailor made in quanto calibrate sui numeri, tempi e meccanismi conciliabili con le esigenze del mercato di riferimento e l’altra, ipotizzando soluzioni di tornare a delocalizzare  la produzione negli USA usufruendo degli incentivi destinati alle imprese americane e servire il mercato domestico senza l’impatto del dazio. Ma anche quest’ultima soluzione, da più parti avanzata, è di difficile applicazione e significherebbe, applicata al business del vino, snaturare le nostre denominazioni e l’originalità delle nostre produzioni, che hanno forza e tradizione consolidata. Il settore è preoccupato e sta guardando anche verso altri mercati diversi da quello USA, ma anche l’approccio così diversificato andrà ben soppesato sulla convenienza e fattibilità dell’investimento, sempre comunque con un occhio ai consumatori del domani. Un dato è certo che ho colto da professionista del settore come quello della consulenza legale al quale appartengo: l’imprenditore vitivinicolo, anello troppo debole per resistere e contrapporsi a decisioni ed accadimenti più forti e grandi di lui, sta guardando con crescente attenzione anche altri settori diversi dalla viticultura, ma comunque prossima alla stessa, ove indirizzare i propri investimenti e risorse approcciando, nuove aree di interesse come strutture di agriturismo, B&B e altre proposte enoturistiche adatte per il territorio e per il patrimonio naturale, sempre più apprezzate e ricercate da turisti e viaggiatori.   Avv. Paolo Spacchetti  
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Viaggio tra le Rive storiche Col di San Martino e Soligo. Dove la storia incontra il futuro Arrow Right Top Bg

29 Aprile, 2025

Viaggio tra le Rive storiche Col di San Martino e Soligo. Dove la storia incontra il futuro

Ogni bottiglia di Andreola è un’espressione autentica del territorio, un’eredità preziosa omaggio alla sua bellezza. Nel cuore delle colline del Valdobbiadene DOCG, tra le ripide Rive di Soligo e le Rive di Col San Martino, dove la storia e la tradizione si integrano con la passione e l’innovazione, si snodano alcuni dei vigneti storici di Andreola, vestigia di un’epoca passata e custodi di un’eredità preziosa. Un territorio che da secoli è dedicato alla coltivazione della vite, testimonianza di consuetudini vitivinicole ardite e appassionate, un patrimonio unico che si articola tra ripidi pendii e terreni scoscesi. Anima eroica del territorio, le Rive di Col San Martino sfidano la gravità. Aggrappati tenacemente a luoghi erti (tra i 300-500 m.s.l.m.) i vigneti di Glera e piccole percentuali di varietà autoctone come Bianchetta, Perera e Verdiso, sono un tesoro inestimabile; vigne centenarie e pendenze estreme ai limiti della coltivazione della vite, dove le uve maturano lentamente acquisendo una peculiare complessità aromatica. Un vero monumento all’artigianalità, a un lavoro di fatica e dedizione che trasforma quotidianamente il territorio in forme e ritmi, per vini che esprimono forza, eleganza, tipicità. Ogni operazione è totalmente manuale e si rende necessaria in virtù delle caratteristiche delle colline che in vendemmia richiedono, nei casi più estremi, l’utilizzo di un sistema di carrucole, un unicum utile al trasporto dell’uva nel rispetto delle consuetudini locali e dell’ambiente. 26° I° Rive di Col San Martino Valdobbiadene Docg – Extra Brut – 0gr/Lt è il Metodo Martinotti che racconta nel calice il terroir, la cui selezione dei grappoli avviene all’interno dell’originario corpo aziendale di circa quattro ettari, proprio nel cuore della denominazione e, in particolare, delle Rive di Col San Martino. Il paesaggio si fa appena appena più dolce lungo il percorso che porta alle Rive di Soligo: in un susseguirsi di colline parallele, la varietà di microclimi e suoli conferiscono alle uve caratteristiche varietali distintive. Un mosaico di profumi e sapori, di mineralità e complessità aromatica dettati dal clima temperato, costante ventilazione e una buona escursione termica, conducono a un’esperienza sensoriale profonda grazie alla quale si ha piena comprensione della terra e dell’arte di sapere coniugare moderne tecnologie, sapienza enologica e innovazione. Mas de Fer Valdobbiadene Docg Rive di Soligo Extra Dry, Metodo Martinotti 100% Glera, è l’espressione pura del vigneto di proprietà (sei ettari) collocato nella porzione più meridionale del sistema delle “corde” collinari comprese tra Vidor e Vittorio Veneto, caratterizzato dalla presenza di rocce calcaree. Finezza ed eleganza, gentilezza ed esilità, la carta d’identità del vino enfatizzato dalla versione Extra Dry. Per immergersi completamente nella bellezza del Valdobbiadene, riconosciuto Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO, il sentiero naturalistico delle Vedette, che collega le due cittadine di Col San Martino e Soligo, è un itinerario irrinunciabile che offre scenari incomparabili. Lungo il percorso, i vigneti storici di Andreola si ammirano da una prospettiva privilegiata, respirando l’aria pura e ascoltando i suoni della natura. Il sentiero delle Vedette è un tuffo nella storia, quando le colline erano teatro di battaglie e avvistamenti. Sono molti i luoghi di interesse storico-bellico lungo il tracciato, una sorta di viaggio a ritroso per apprezzare ancora di più la fatica e la passione di chi ha coltivato e protetto questi luoghi per generazioni. Il sentiero delle Vedette arriva a circa 11 km a tratta con più diramazioni. Lungo il suo percorso sono tappe obbligate l’antica chiesetta di Collagù con i suoi affreschi e panoramici mozzafiato; il tratto più bello è quello che passa per la chiesetta di San Vigilio e prosegue per i terrazzamenti vitati. La Redazione
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29 Aprile, 2025

Primo vineria con cucina. Un viaggio nei sapori e nel calore

Ci sono luoghi dove vai per mangiare,  e poi ci sono quelli in cui torni ancora e ancora, perché ogni visita si trasforma in un’esperienza da vivere e ricordare. Primo – vineria con cucina appartiene senza alcun dubbio alla seconda categoria: un luogo dove il cibo incontra l’anima, e ogni dettaglio racconta una storia di accoglienza autentica, gusto e passione. Accolto dal sorriso contagioso di Guido e Giuseppe, padroni di casa, genuini, simpatici e pieni di passione, ho capito subito che questa non sarebbe stata una semplice cena, una delle tante a cui ho partecipato. È stata una cena dove la degustazione ha assunto connotati ben precisi: simpatica, divertente e piacevole. Guido mi illustra i piatti che avrò il piacere di provare, piatti pensati, equilibrati che raccontano un territorio e insieme una visione quella del simpaticissimo chef Salvatore che si palesa, mi stringe la mano e mi sorride con il savoir faire da buon napoletano. La sua cucina è fatta con tecnica ma soprattutto con cuore. Guido consegna la carta dei vini: è una piccola chicca, ben curata, con etichette che parlano di territorio, artigianalità e ricerca. Ho in mano un bellissimo calice e Giuseppe versa un bel vino rosso. E inizia a presentarmelo e raccontarmelo. Un rosso dal profilo intenso e mediterraneo, che racconta la Puglia con orgoglio e carattere. Susumaniello Igp Zolla del 2022. Al naso sprigiona note di frutti rossi maturi, prugna, amarena, con sfumature speziate di liquirizia, pepe nero e tutto balsamico. Al palato è morbido, strutturato, con tannini presenti ma ben integrati e una buona freschezza che bilancia la ricchezza del frutto. Il finale è lungo, con ritorni fruttati e una piacevole nota sapida. Talmente buono che insieme al simpatico Giuseppe il primo bicchiere vola via come se non fosse stato mai riempito. Ed ecco che Guido presenta e serve il primo piatto di questa lunga e piacevole cena. Rocher di vitella. Stracotto di vitella morbidissimo lavorato come una pralina e avvolto da una croccante granella di nocciole. Una veloce immersione nella friggitrice – tre secondi, il tempo giusto per sigillare la perfezione – e il tutto è servito su una colatura vellutata di provola affumicata. Un boccone che gioca con consistenze, calore e intensità portando in tavola un’idea che sorprende al primo morso, conquista al secondo e al terzo ti lascia estasiato. Dopo questo piatto credo che il gioco inizi a diventare serio, si sono presentati con un piatto audace e sono sicuro continueranno a stupirmi. Guido serve un piatto di mafalde con ragù di cervo. La Mafalda accoglie con la sua consistenza corposa un ragù di cervo profondo e avvolgente, reso elegante da una riduzione di datterino rosso che regala dolcezza e vivacità. L’emulsione al caprino, da standing ovation, aggiunge un tocco di classe lattico e pungente, spezzando con intelligenza la carnosità del piatto, mentre il tocco di genio dello chef Salvatore è la spolverata di cacao amaro perché gioca sul filo dell’amaro, chiudendo con una nota terrena e inaspettata. Mi alzo vado in cucina e mi complimento con Salvatore, gli stringo la mano e gli dico bravo perché mi ha regalato un piatto con un equilibrio studiato che unisce forza e delicatezza. Un primo piatto che racconta una bella storia e mi fa vedere la personalità di Salvatore con grande classe. Guido serve  un piatto che parla sottovoce, ma lascerà sicuramente il segno. Il filetto di maialino, cotto a bassa temperatura, mantiene tutta la sua tenerezza e succosità, esaltando la delicatezza naturale della carne. La brunoise di verdure saltate al wook per me è uno spettacolo, un inno alla gioia. Introduce una componente vivace, giocando su freschezza e sapori, croccantezza e precisione di taglio, mentre la demi glacé ai profumi di giardino avvolge il piatto con note aromatiche sottili, quasi sussurrate, che evocano erbe fresche, terra bagnata e stagioni che cambiano. Un piatto che regala emozioni, un insieme armonico dove nulla è lasciato al caso. Un piatto che non urla, anche se dovrebbe, ma racconta con eleganza il valore del dettaglio e della tecnica ben applicata da Salvatore. Un piatto che con felicità riporto vuoto in cucina e applaudo per il piccolo sogno che mi è stato regalato. Primo è il posto dove il gusto incontra l’accoglienza vera, quella che non si insegna. Dove si va per scoprire qualcosa di nuovo ma ci si sente subito a casa. Dove il vino scorre, ma senza fretta. Dove ogni dettaglio conta. Una serata che è andata ben oltre le aspettative. Ho trovato accoglienza vera grazie alla simpatia e alla passione di Guido e Giuseppe, e ho avuto il piacere di conoscere lo chef Salvatore, napoletano di cuore e anima, che sa mettere nei piatti calore, tecnica e personalità. Un luogo dove la cucina si intreccia con l’ospitalità, e ogni dettaglio è pensato per farti sentire nel posto giusto, In un mondo dove spesso la forma prevale sulla sostanza, Guido e Giuseppe ci ricordano che la buona cucina è prima di tutto una questione di autenticità. Ci tornerò? Assolutamente si ma in compagnia di tanti amici.   Roberto Silvio De Pascale Mi trovi su Instagram come unpuglieseinterrapontina Il buon vivere
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28 Aprile, 2025

Vino e Arte che passione! A Roma la nona edizione

  Nona edizione per “Vino e Arte che passione!”, la manifestazione ideata e realizzata da CT CONSULTING EVENTS, che ha l’obiettivo di riunire in un’unica spettacolare cornice le migliori aziende del vino coniugando le degustazioni a esclusive visite guidate alla scoperta di collezioni d’arte private. Quest’anno la sede prestigiosa sarà il Casino dell’Aurora Pallavicini, gioiello del barocco romano dei primi del 1600 ubicato sul colle del Quirinale, all’interno del prestigioso complesso architettonico di Palazzo Pallavicini Rospigliosi, un tempo sede delle grandiose Terme di Costantino, proprio di fronte al palazzo della Presidenza della Repubblica. All’iniziativa, che avrà luogo domenica 4 maggio, quest’anno parteciperanno oltre 50 aziende vinicole, tutte rigorosamente selezionate per una degustazione a tutto tondo. Un’occasione unica per conoscere da vicino i produttori, degustare e apprezzare vini di qualità all’interno di una magnifica e unica cornice artistica e culturale. Dopo i numerosi consensi di pubblico e critica ottenuti nelle precedenti edizioni, l’evento unico nel suo genere punta così ad ampliare l’affluenza e ad allargare il panorama artistico, offrendo ai convenuti la possibilità di esplorare da vicino opere d’arte straordinarie per bellezza e stato di conservazione tra le quali, per citare la più nota, l’affresco de “l’Aurora” di Guido Reni , la facciata impreziosita da lastre di sarcofagi romani del II e III secolo dopo Cristo, nonché le sculture antiche che abbelliscono la sala centrale, come la Minerva, la Diana cacciatrice, e le statue della scala d’ingresso, detta “la Pastorella”. L’evento si svolgerà dalle ore 14:00 alle ore 20:00 e comprende un biglietto d’ingresso di Euro 35,00, incluso un calice “cadeau”, in vendita
esclusivamente online sul sito: www.vinoeartechepassione.com Gli operatori del settore, invece, si dovranno accreditare presso l’ufficio stampa inviando una mail a stampa@ctconsultingevents.com. La chiusura dell’evento è prevista alle ore 20:00. L’evento è rivolto a un pubblico adulto e non sono ammessi animali. Un evento ideato da CT Consulting Events e realizzato in collaborazione con Banca Patrimoni Sella, Roberto Coin Gioielli, Terenzi Profumi, Dimore Segrete, Acqua Rocchetta, Paolo e Noemia d’Amico e Principe Pallavicini. Quest’anno Dimensione Suono Soft, del gruppo RDS, sarà media partner dell’evento.   La Redazione
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Vini Bagnanti. Il vino torna in riva al mare Arrow Right Top Bg

28 Aprile, 2025

Vini Bagnanti. Il vino torna in riva al mare

  50 cantine sulla spiaggia privata del resort Riva degli Etruschi oltre a laboratori, gastronomia, ristorazione e degustazioni in collaborazione con Slow Food e l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo 21 giugno 2025 – dalle 18:30 alle 23:30 Riva degli Etruschi – Via della Principessa, 120 – San Vincenzo (LI) www.vinibagnanti.it Cinquanta vignaioli, laboratori e gastronomia, un chilometro di spiaggia privata, un tramonto che si specchia sul mare della costa toscana ed il racconto appassionato di territori, di vino, e di gastronomia. Vini Bagnanti torna per la sua seconda edizione con il suo format unico: una degustazione sulla spiaggia in riva al mare, immersi nella natura incontaminata e nella magica atmosfera di Riva degli Etruschi. Nato dalla collaborazione tra il prestigioso resort Riva degli Etruschi e Vini Migranti, evento ideato da Teseo Geri per raccontare realtà vinicole di nicchia, Vini Bagnanti, che si avvale anche della preziosa collaborazione con Slow Food, è più di una semplice degustazione: è un’esperienza multisensoriale che fonde la bellezza del paesaggio marittimo toscano con l’eccellenza del vino artigianale italiano e internazionale e la bontà della gastronomia sartoriale e della ristorazione. Questa seconda edizione vedrà, oltre alla partecipazione di 50 cantine selezionate per la loro coerenza con i valori di sostenibilità, identità territoriale e qualità artigianale, anche molte novità che renderanno l’evento ancora più coinvolgente. Saranno infatti organizzati Laboratori interattivi e degustativi a cura di Slow Food Laboratorio del gusto, presso il ristorante Mariva Dune, a cura di Slow Wine e dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, dove i partecipanti avranno l’opportunità di scoprire l’affascinante mondo dei vini bianchi da invecchiamento Area food più ampia: oltre ai cinque ristoranti del resort, quest’anno ci saranno punti ristoro che offriranno una selezione di prodotti di alta qualità, I produttori saranno selezionati da Slow Food condotta Costa degli etruschi Aree tematiche pensate per favorire un dialogo autentico tra produttori e appassionati in un percorso che non solo celebra il vino, ma racconta anche le storie e i valori di ogni cantina.   Il ticket d’ingresso sarà di 20 euro a persona ed includerà calice e tracolla personalizzati, degustazioni di vino illimitate e partecipazione ai laboratori. Il Laboratorio del Gusto dedicato ai vini bianchi da invecchiamento prevederà un biglietto separato. L’acquisto del biglietto potrà essere fatto on line sul sito www.vinibagnanti.it a partire da fine maggio. Teseo Geri Si conferma un’edizione importante con tante novità. Dopo il successo di Vini Migranti 2025 e la scorsa edizione di VINI BAGNANTI, quest’anno abbiamo coinvolti vignaioli che arrivano dall’estero, nello specifico Champagne, Spagna, Ungheria e dalla Grecia. Tante anche le aziende italiane dal Piemonte alla Sicilia ed ovviamente moltissime aziende toscane da quelle blasonate a quelle che sicuramente saranno una piacevole scoperta. Riva degli Etruschi, con oltre 60 anni di storia, è un ecosistema di valori. Immerso in 35 ettari di parco, con 8000 alberi e arbusti e con oltre 400 sistemazioni, cinque ristoranti, una tenuta agricola biologica e una produzione vinicola sostenibile, è punto di riferimento dell’ospitalità toscana ed è un centro attivo di cultura gastronomica e ambientale, in stretta collaborazione con l’Università degli Studi di Firenze, l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e Slow Food. Tra le eccellenze prodotte internamente si incontrano ortaggi e grani antichi, il Carciofo Violetto della Val di Cornia, presidio Slow Food, l’olio EVO della Tenuta Biliotto, i vini bianchi e rossi “Marittimo” prodotti in collaborazione con Michele Satta, uno dei più importanti produttori di Bolgheri, e i distillati creati con Nannoni Grappe. Partecipare a Vini Bagnanti potrà essere anche l’occasione per vivere un’esperienza coinvolgente e rigenerante per un fine settimana di relax sul mare. Con le sue 400 sistemazioni tra camere, ville e residence immersi nella natura, è la meta ideale per chi viaggia da solo o in coppie, per famiglie o gruppi di amici. L’accoglienza è infatti pensata per ogni esigenza, anche da un punto di vista gastronomico grazie ai cinque ristoranti presenti all’interno della struttura, ognuno con una propria identità: Mariva Dune: fine dining Nautico: Ristorante di pesce, con focus sulla sostenibilità ittica (collaborazione con UNISG) Mistral: sapori toscani All’Orto: cucina a km 0 con ingredienti dall’orto biologico, Anello di congiunzione tra l’area agricola di Riva degli etruschi e la tavola Magù: pizza gourmet e selezione di birre. La pizzeria è caratterizzata da un nuovo progetto sulla ricerca delle materie prime, con focus sui grani antichi, grazie alla collaborazione con il Mulino Le Pietre Vieri Mantelli, Direttore Marketing & Revenue di Riva degli Etruschi: Il grande successo della prima edizione ci ha spinti a rafforzare ed investire, ancora più convintamente, energie e risorse su questa manifestazione. Crediamo fortemente che sia un evento importante, non solo per Riva degli Etruschi, ma per l’intero territorio e per tutte le realtà locali che ne fanno parte. Da anni, il legame con il territorio è per noi una tematica centrale in tutte le attività che svolgiamo, non è un caso, infatti, se abbiamo voluto un coinvolgimento ancora più importante da parte di Slow Wine e Slow Food nella selezione dei produttori vinicoli e gastronomici. Questo evento coinvolge tutti i partner con i quali collaboriamo, una rete composta dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, Slow Food, Slow Wine, la Banca del Vino e Vini Migranti. Attraverso Vini Bagnanti raccontiamo una storia: l’eccellenza enologica e gastronomica italiana, con un focus particolare sulla Toscana e con una forte attenzione alla sostenibilità. Non è solo un’occasione per scoprire piccole aziende vinicole d’eccellenza: è un modo per dire che la comunità locale è viva, dinamica, ricca di contenuti. Le aziende non portano solo un prodotto, ma un’identità, un pensiero, una visione. Il nostro ruolo è connettere queste idee. Vogliamo proporre un nuovo modo di degustare: non partendo dall’etichetta o dalla provenienza geografica, ma dalla storia che ogni azienda ha da raccontare. Per questo abbiamo scelto di organizzare i produttori per aree tematiche, una scelta coraggiosa, forse inusuale, ma necessaria per far emergere le loro unicità. Vini Bagnanti si avvale della collaborazione con Slow Food condotta Costa degli etruschi, Slow Wine, Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, Banca del Vino e Vini Migranti. INFO Dove: Riva degli Etruschi, via della Principessa 120 San Vincenzo (LI) Quando: 21 giugno 2025 – dalle 18:30 alle 23:30 Costo: Biglietto d’ingresso: 20 € (inclusi calice, tracolla e degustazioni illimitate) info@vinibagnanti.it www.vinibagnanti.it – www.rivadeglietruschi.it Il biglietto di ingresso sarà acquistabile a partire da fine maggio sul sito www.vinibagnanti.it   La Redazione
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28 Aprile, 2025

Due passi in vigna, al Mercato Centrale di Roma

  Sabato 29 marzo si è svolta l’undicesima edizione di Due Passi in Vigna, organizzato da Vinario4, tre ragazzi (Marco Ciccottelli, Riccardo Roselli e Matteo Zelinotti) molto preparati nel settore vinicolo, con una spiccata attenzione alle realtà poco conosciute. Mentre stavo andando al Mercato Centrale nella Stazione Termini a Roma, luogo della manifestazione, ho pensato: Come spiegare a chi non è del settore cosa si fa di preciso in questi eventi? E allora sono tornata indietro con la memoria a quando ero assolutamente ignorante (nel senso puro del termine) del mondo enologico. Dunque, andavo sempre dopo circa 2 ore dall’inizio mischiandomi tra la folla, assaggiavo e non sempre riuscivo a dialogare con chi presenziava allo stand. Perlomeno riuscivo a parlare con altre persone, assaggiatrici come me. Tornavo a casa contenta, pur non avendo di piena consapevolezza di ciò che avevo bevuto. Oggi invece, dopo studi specifici del settore e alcune esperienze in più, ho un mio personale “rito”. Anzitutto vado all’apertura. So che spesso i vini, principalmente bianchi e bollicine, sono ancora caldi, ma spero sempre il ghiaccio sia fornito in anticipo dall’organizzazione (qui parlo con cognizione di causa visto che per un anno ho fatto parte della squadra servizi Fisar, in cui, come sommelier, presentavo e versavo il prezioso nettare divino agli eventi), così che non ci vuole molto tempo per raggiungere la temperatura giusta. Però, così facendo, utilizzo il tempo per parlare con tranquillità con i produttori o chi li rappresenta, degustando i vini con calma, senza ressa. È una scelta personale che mi soddisfa molto. Ora però lasciate vi racconti i miei assaggi preferiti, con un piccolo tour geografico. Vista la giornata calda, ho selezionato solo i vini bianchi. Il viaggio inizia da Vignanello, in provincia di Viterbo, nella Tuscia. Zona vinicola sempre più, con merito, alla ribalta. Da alcuni anni, giovani viticoltori intraprendenti stupiscono positivamente con ottimi prodotti. Casamecocci Winery, di cui ho assaggiato l’IGT Colli Cimini Bianco 2023 Malandrino è una di queste. Piccola azienda nata nel 2019 e Casamecocci, località dalla quale prende il nome l’azienda. Il Malandrino è ottenuto da uve autoctone rivalorizzate. Il territorio è caratterizzato da tufo, dunque derivante da vulcani attivi in ere dimenticate ma le cui tracce sono arrivate a noi attraverso varie stratificazioni. Risultato? Mineralità e sapidità. Che confermo nel vino assaggiato, anche con piacevoli sentori di frutta tropicale e una buona persistenza. Blend di Trebbiano, Malvasia, Greco e Grechetto, tanto per la cronca. Mio padre vive non distante dai Colli Cimini e il pensiero vola ai paesaggi estivi pieni di balle di fieno. L’estate che si avvicina mi obbliga ad abbinare la bellissima canzone di Bryan Adams Summer of 69. Volo direttamente in Sicilia, a Catalafimi Segesta, provincia di Trapani. Colle dei Gessi è un’azienda guidata da Caterina, enologa che, dopo varie esperienze, torna nella sua regione insieme al compagno Filippo. Il nome richiama il suolo gessoso in cui le vigne sono coltivate. Ritrovo infatti molta freschezza nel vino che assaggio, con leggeri sentori agrumati: L’Eco della Cava, Terre Siciliane IGT, Catarratto in purezza affinato in acciaio.  Ricordo subito la prima volta che andai in Sicilia, viaggio itinerante, in cui visitai anche Segesta e i suoi splendidi resti archeologici. Fui ammaliata dal Teatro e dal Tempio, imponenti e suggestivi. Luogo rinomato in tutto il mondo, tanto è vero che qualche anno fa alcune scene del film Aquaman sono state girate qui. Restiamo al Sud e andiamo in Puglia, a San Pietro Vernotico. Anche se spostarsi dalla Sicilia alla Puglia non è poi così semplice. Le invasioni da parte dei Saraceni sembra abbiano determinato la nascita del nome della località: pari derivi da una leggenda secondo cui San Pietro, di ritorno dall’Oriente, passò l’inverno qui (svernare, da cui deriva vernotico) prima di andare a Roma.  Siamo in Salento, equidistanti tra Brindisi e Lecce. L’azienda Tenute Invidia ha sede qui. Antonio Indivia, ha concretizzato la passione del padre viticoltore. Dominano i vitigni autoctoni, tanto che ho assaggiato un Salento IGP Guardiallatorre.  Il nome richiama la Torre Quadrata che fu teatro di una battaglia tra i cittadini e i Turchi alla fine del Quattrocento. Il vino è ottenuto da Verdeca in purezza, subito evidente dai riflessi verdolini. Sentori di fiori bianchi e pera, lasciano nel palato una piacevole persistenza. Mi piace immaginare un guardiano nella Torre, come il viticoltore che vigila sempre sulle vigne. Come dico spesso: la bottiglia di vino è solo l’ultimo tassello di un cammino lungo e faticoso. E se poi il prodotto è buono e apprezzato, la soddisfazione del produttore è enorme. Ritorno ai Castelli Romani, per la precisione a Monte Porzio Catone. Ho partecipato alla Masterclass presentata da Matteo Lategano, Enotecnico e Sommelier.  Protagonista la degustazione verticale di Luna Mater, Frascati Superiore DOCG Riserva dell’azienda Fontana Candida, fondata nel 1958, ora di proprietà del Gruppo Italiano Vini. Molto conosciuta, di recente, ha ottenuto la certificazione SQNPI, Sistema di qualità nazionale di produzione integrata, il cui scopo è valorizzare l’agricoltura con la produzione integrata, rispettando le norme previste.  Questo vino è un’autentica icona, uscito per la prima volta nel 2007. Il nome di fantasia è un omaggio alla Luna, le cui fasi influenzano la coltivazione e le pratiche della viticoltura. I vitigni utilizzati sono: Malvasia Puntinata o del Lazio per il 95%; restante 5%, in base alle annate, Malvasia di Candia, Greco e Bombino. Nella presentazione è stata evidenziata l’attenzione per la fermentazione, in cui avviene anche un appassimento delle uve, seguito dalla schiccatura (o diraspatura, separazione degli acini dal raspo). Segue l’affinamento per il 30% in botte. Inizialmente si utilizzavano tonneau di rovere, poi dal 2009 il passaggio all’acacia. Dopo l’imbottigliamento, Luna Mater riposa nella grotta di tufo della cantina, dove umidità e temperatura costanti garantiscono un risultato ottimale. Il focus è stato su 8 annate (2021, 2019, 2017, 2015, 2012, 2010, 2008, 2007, in ordine di degustazione). Sottolineo la telepatia con Matteo Zelinotti, del team Vinario4, che ha collaborato nel guidare la Masterclass, che ha invitato ad assaggiare i vini, associando ricordi e sensazioni a quegli anni. Mentre lo diceva, stavo avendo esattamente lo stesso pensiero. Elenco le 4 annate che mi sono piaciute di più, che hanno generato anche collegamenti per me interessanti. 2021: sentori di frutta tropicale e pesca gialla, sono seguiti da sapidità e freschezza. Vino che ha ampi margini di evoluzione e che mi riporta al periodo in cui, forzatamente in casa per la pandemia da Covid-19, ho iniziato ad assaggiare e studiare tanto vini, birre e distillati. Formazione continua e sfidante. 2010: il sentore alcolico è dominante inizialmente, poi si ammorbidisce ed emergono note di frutta a polpa gialla. Elegante al palato con finale ammandorlato. Accompagnerei questo splendido assaggio alla visione del criptico Inception, film di Cristopher Nolan. Riflessione e meditazione. 2008: in assoluto la mia preferita. Colore dorato, note minerali e di agrume candito accompagnano un gusto pieno, morbido, con una lunghissima persistenza. Lo abbino a quando ho iniziato a vivere nella mia casa attuale. Memorabile. La sorpresa finale è stata la 2007: colore simile all’oro puro, con olfatto pieno di smalto e idrocarburi. Sorprendente, come per me fu il film Into the Wild di Sean Penn, con la splendida colonna sonora firmata da Eddie Vedder (cantante dei Pearl Jam). Ringrazio Vinario4 per le scoperte vinicole e sono ancora più appassionata del forte legame tra territorio e vino, che evolvono spesso insieme. Un legame indissolubile.   Biancamaria Caroli Mi trovi su Instagram come @bingasommelier
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26 Aprile, 2025

Delta Air Lines: 100 anni di eccellenza e un brindisi d’autore con Champagne Taittinger

Nel 2025 Delta air Lines celebra un traguardo straordinario: 100 anni di storia, innovazione e servizio d’eccellenza nei cieli di tutto il mondo. Nata nel 1925 come compagnia agricola dedita all’irrorazione delle colture, Delta è oggi una delle più grandi e rispettate compagnie aeree globali, simbolo di affidabilità, innovazione continua e attenzione al cliente. In occasione di questo importante anniversario, Delta ha scelto di siglare una partnership esclusiva con Champagne Taittinger, una delle più prestigiose maison francesi, rinomata per il suo savoir-faire artigianale e per la qualità senza compromessi dei suoi vini. Non tutti gli champagne sono uguali. Taittinger è uno champagne per intenditori: rappresenta un’eleganza sobria e sofisticata che stupirà i nostri passeggeri in classe Delta One“, ha affermato Kristen Manion Taylor, S.V.P. Inflight Service di Delta Air Lines. “Taittinger è un’azienda a conduzione familiare, la cui reputazione di eccellenza rispecchia la nostra. Non possiamo che essere entusiasti di collaborare con loro per migliorare ulteriormente l’esperienza di viaggio dei nostri passeggeri“. A partire da quest’anno i passeggeri Delta potranno brindare a bordo con un calice di Champagne Taittinger, celebrando così non solo il viaggio, ma anche l’arte di vivere e il piacere dell’accoglienza. Lo champagne Taittinger sarà presentato nella carta dei vini di bordo Delta One e verrà offerto come aperitivo sui voli internazionali in business class. Come tutte le bevande premium Delta, potrà essere ordinato in Delta One durante tutta la durata del volo. Inoltre, Delta suggerirà abbinamenti gastronomici che risulteranno ancora migliori con calice di Taittinger. Mentre alcuni profili aromatici, infatti, perdono consistenza in alta quota, l’eccellente potenziale di profumi e la miscela di Chardonnay, Pinot Noir and Pinot Meunier del Taittinger Brut la Française ne fanno la scelta perfetta per un brindisi a 10.000 metri di altezza. Con l’introduzione dello champagne Taittinger a bordo dei suoi voli, Delta eleva, ancora una volta, la qualità del suo programma dedicato ai vini dalle caratteristiche uniche. Questa collaborazione rappresenta molto di più di una semplice scelta enologica: è l’incontro tra due icone di eccellenza, che condividono valori comuni come la ricerca della perfezione, la cura dei dettagli e la passione per l’ospitalità. Delta Air Lines ha scelto di offrire ai propri passeggeri un’esperienza di degustazione senza pari, selezionando uno Champagne equilibrato e di indiscutibile qualità. Mentre scrivo queste righe, ho il privilegio di sorseggiare lo champagne che Delta Air Lines ha scelto per celebrare il suo centenario. Questa esperienza sensoriale accompagna e ispira ogni parola, rendendo il racconto non solo una descrizione tecnica, ma il riflesso di un’esperienza vissuta in prima persona. Il calice di questo meraviglioso champagne si presenta con un colore oro pallido e tenue, luminoso e raffinato preludio di un’esperienza sensoriale intensa ma perfettamente armoniosa. Le bollicine, fini e persistenti, risalgono con grazia nel bicchiere, raccontando la paziente cura e il savoir-faire artigianale con cui ogni bottiglia viene realizzata. Al naso, lo champagne conquista con un aroma delicato, in cui si intrecciano elegantemente note di pesca matura, fiori bianchi, baccello di vaniglia e il dolce richiamo della brioche appena sfornata. Un bouquet aromatico ricco ma mai invadente, capace di evocare immagini di freschezza e sofisticatezza. Al palato, l’esperienza si completa con sapori freschi di frutta e miele, che avvolgono la bocca con una sensazione di morbidezza e piacevole equilibrio. Ogni sorso rivela la perfetta armonia tra vivacità e rotondità, rendendo questo champagne l’accompagnamento ideale per momenti di celebrazione e convivialità. Con queste caratteristiche uniche il nuovo champagne servito a bordo dei voli Delta non è solo un brindisi: è un viaggio sensoriale tra tradizione, eccellenza e il piacere autentico delle cose fatte con arte. Delta conferma così il proprio impegno a offrire ai passeggeri esperienze a bordo sempre più raffinate, mentre Taittinger porta nei cieli il suo patrimonio di lusso e artigianalità, elevando l’esperienza di volo a un nuovo livello. “In Delta non siamo mai soddisfatti dello status quo. I nostri team testano e migliorano costantemente le nostre offerte con l’obiettivo di offrire a bordo un’esperienza di prima classe. Ci impegniamo sempre per superare i nostri standard più elevati”, ha detto Manion Taylor. “Allo stesso modo, Taittinger è una maison conosciuta per la sua produzione di altissima qualità, che supera i requisiti minimi di invecchiamento e incarna pratiche sostenibili, oltre a produrre champagne eccellenti.” “In Taittinger siamo orgogliosi di condividere il nostro champagne con chi apprezza i valori dell’artigianalità e dell’eleganza” ha commentato Vitalie Taittinger, President di Champagne Taittinger. “La partnership con Delta nell’anno cruciale del suo centenario è una bellissima opportunità per far conoscere la nostra filosofia ed eredità ai viaggiatori di tutto il mondo. Insieme, portiamo l’arte dell’ospitalità ad un altro livello, un brindisi alla volta”. La partnership siglata nel 2025, anno simbolico per Delta, si configura come una pietra miliare nella storia di entrambe le realtà stabilendo un nuovo standard di ospitalità premium nell’aviazione commerciale. In un settore in continua evoluzione, dove l’esperienza conta tanto quanto la destinazione, Delta Air Lines dimostra ancora una volta che l’innovazione e l’eccellenza sono la rotta giusta verso il futuro. E quale modo migliore di brindare ai prossimi cento anni, se non con un calice di Taittinger, sospesi tra terra e cielo? E questa filosofia dell’eccellenza che accompagna ogni dettaglio a bordo, prosegue anche a terra, nel cuore pulsante dell’aeroporto internazionale John F. Kennedy di New York Situata strategicamente tra il Councourse A e B, la Delta One Lounge è molto più di uno spazio di attesa: è una destinazione in sé. Con oltre 3.600 metri quadrati, si afferma come la prima lounge del suo genere e la più grande mai realizzata da Delta, concepita per offrire ai viaggiatori premium un’oasi su misura, dove ogni dettaglio parla di comfort, raffinatezza e cura personale. Appena entrato, vengo accolto da un’atmosfera di calma elegante, un equilibrio perfetto tra il lusso contemporaneo e l’intimità di uno spazio pesato per chi viaggia spesso e desidera sentirsi almeno per un momento, come a casa. Qui ogni esigenza trova risposta: cucina raffinata firmata da chef di altissimo livello, trattamenti di benessere per rigenerare corpo e mente  prima del volo e perfino un servizio di maggiordomo, discreto e attento , pronto a personalizzare ogni momento. La filosofia che anima la Delta One Lounge è chiara: offrire ai passeggeri la libertà di modulare la propria esperienza in base ai propri programmi di viaggio. C’è chi sceglie di concedersi un pranzo gourmet, chi preferisce un massaggio rilassante, chi trova uno spazio silenzioso per lavorare o semplicemente per raccogliere i pensieri prima di partire. Camminando tra gli ambienti elegantemente arredati, sento con forza che questa lounge non è solo un luogo di transito, ma una dichiarazione d’intenti: Delta vuole che il viaggio inizi molto prima dell’imbarco, trasformando l’attesa in un piacere autentico. Ogni area è pensata per offrire un’esperienza diversa: sale relax, con poltrone ergonomiche, spazi dedicati alla privacy, cabine per trattamenti wellness e sale da pranzo curate nei minimi dettagli, dove ogni piatto racconta una storia di qualità e attenzione. In quest’anno speciale in cui Delta festeggia i suoi primi cento anni, la Delta One Lounge al JFK non è solo una novità architettonica: è la perfetta espressione di un’ospitalità che continua a evolversi fissando nuovi standard per il mondo del travel di lusso. Qui il viaggio non inizia all’imbarco ma nel primo sorriso che ti accoglie, nella prima bollicina che ti solletica il palato, nel primo momento in cui ti senti semplicemente a casa. “I nostri team hanno curato ogni minimo dettaglio per assicurarsi che gli ospiti di Delta One Lounge vivano un’esperienza davvero memorabile“, ha affermato Claude Roussel, Vice President – Delta Sky Clubs and Lounge Experience. “Si tratta di una nuova era per Delta: questa lounge eleva gli standard sotto tutti i punti di vista, dai comfort all’offerta gastronomica, fino al livello di servizio personalizzato. Vogliamo che i nostri ospiti percepiscano cosa fa veramente la differenza, e che si sentano davvero accolti dal momento in cui varcano la soglia della nostra nuova lounge.” L’atmosfera della Delta One Lounge riflette l’alone di magia che si respira a Manhattan: chi vi entra dimentica di essere in un aeroporto. Nuova destinazione trendy di New York City, la lounge ricorda numerosi luoghi famosi della Grande Mela, con dettagli attentamente curati, pensati per stupire sia i newyorkesi che gli appassionati di design. Proseguendo il mio cammino nella lounge, resto affascinato da un’attenzione ai dettagli che va ben oltre l’efficienza: qui ogni elemento architettonico racconta una storia. Il design delle luci che avvolge l’elegante bar si ispira alle suggestioni intramontabili dell’Art Deco, con linee pulite, forme geometriche e materiali preziosi che trasportano in un’atmosfera sofisticata, quasi cinematografica. Il soffitto e i vetri zigrinati del bar richiamano le decorazioni a foglia d’oro e i maestosi lampadari del Radio City Music Hall, uno dei simboli più iconici della vecchia New York. Seduto al bancone, ammiro come le versioni ricercate dei cocktail classici si sposino perfettamente con l’ambiente, offrendo non solo un’esperienza di gusto, ma anche un viaggio attraverso il tempo. La lounge è costellata di omaggi discreti alla tradizione newyorkese: il bancone in marmo bianco del Market and Bakery si ispira ai banconi retro delle storiche botteghe di specialità gastronomiche, dove ogni prodotto raccontava una storia di artigianato e dedizione. Nella zona pranzo del Market, i pavimenti si trasformano in opere d’arte: i mosaici in marmo a forma di ventaglio richiamano l’atmosfera vibrante delle famosissime brasserie di New York, mentre il soffitto sopra il bancone si anima con una straordinaria struttura a nido d’ape, omaggio visionario ai terminal JFK originale progettato dall’architetto Eero Saarinen. Anche lo sguardo più distratto si accorge che nulla è lasciato al caso: le iconiche linee sovrapposte che caratterizzano il Ponte di Brooklyn hanno ispirato la spettacolare struttura delle luci sospese, creando un intreccio di forme che sembra quasi danzare nell’aria. In ogni dettaglio, la Delta Onel Lounqe al JFk racconta la storia di una città, di una compagnia aerea e di un modo di intendere il viaggio che non si accontenta di trasportare passeggeri, ma desidera ispirarli, emozionarli, coccolarli. E poi come non restare a bocca aperta da una terrazza arredata con una molteplicità di piante che variano con il cambiare delle stagioni e che offre una vista speciale sulle piste di volo. Questa lussureggiante oasi all’aperto con tetto retrattile è progettata per stimolare i sensi e rilassarsi, ed è aperta ogni giorno dell’anno. Mentre mi immergo nell’atmosfera sofisticata della Delta One Lounge non posso non notare un dettaglio che aggiunge un ulteriore tocco di esclusività all’ambiente: la firma di Missoni. La prestigiosa casa di moda italiana, celebre in tutto il mondo per il suo inconfondibile motivo a zig-zag è protagonista non solo a bordo, dove cura i nuovi amenity kit per i passeggeri di classe Delta One, ma anche negli spazi della lounge. Cuscini, vasi e volumi decorativi disseminati nei salotti creano un sottile ma elegante fil rouge estetico, richiamando l’Heritage di Missoni con raffinata discrezione. Ogni elemento porta con sé la ricchezza di una tradizione artigianale fatte di tessuti pregiati, colori vibranti e pattern iconici, sapientemente inseriti in un contesto di sobria eleganza contemporanea. Il risultato è un ambiente che non solo accoglie, ma celebra il meglio del design internazionale, trasformando ogni angolo della lounge un piccolo manifesto di stile. Questa partnership non è un semplice esercizio di immagine: è la dimostrazione concreta della volontà di Delta di portare l’esperienza di viaggio a un livello superiore, intrecciando il mondo della moda, dell’arte e dell’ospitalità in un unico fluido racconto. Ogni dettaglio parla della stessa filosofia che anima Delta in questo anno speciale: curare ogni esperienza con l’attenzione che si riserva alle cose fatte a mano, autentiche  e destinate a lasciare un ricordo. Con collaborazioni così Delta non si limita a trasportare passeggeri: costruisce un vero e proprio lifestyle di viaggio, dove il lusso non è mai ostentato, ma si manifesta nella qualità silenziosa dei dettagli, nella bellezza autentica di ciò che accompagna ogni volo. Roberto Silvio De Pascale Mi trovi su Instagram come unpuglieseinterrapontina Il buon vivere  
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26 Aprile, 2025

Al-Cantàra. Quando il vino si fa poesia

Un Incontro speciale al Vinitaly Il Vinitaly non è solo una fiera, ma un'esperienza umana. Un luogo dove incontri persone, scopri storie e capisci che dietro ogni bottiglia si nasconde un mondo di passione e, a volte, pura poesia. Questo è il mio racconto di un'edizione indimenticabile, segnata dall'incontro con un vero gentiluomo, il signor Pucci Giuffrida di Al-Cantàra Winery.
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25 aprile. Buona festa a tutti. Proprio a tutti Arrow Right Top Bg

25 Aprile, 2025

25 aprile. Buona festa a tutti. Proprio a tutti

C’è un primo tempo. Poi un secondo. Infine, un terzo. Nel rugby il terzo tempo è dedicato alla festa. La riconciliazione dopo una partita. Vincitori e vinti, insieme a parlare della partita, delle botte prese e di quelle date, di quella meta non ottenuta per un soffio, del compagno di squadra che si è rotto un braccio, della pioggia che ha affaticato tutti. Poco importa chi ha vinto. Meno che mai chi ha perso. È andata. Finita. Passata. Nessuno chiede a chi ha perso di ammettere la sconfitta. Nessuno si scaglia contro chi ha vinto. Il campo è lontano nello spazio e nel tempo. Un boccale di birra, un bicchiere di vino. Le risate. Gli abbracci. Le chiacchiere tra persone. Non più nemici. Solo giocatori. C’è da festeggiare qualcosa che è finito e che, finalmente, unisce invece di dividere. Niente maglie diverse. Solo persone unite dall’amore per uno sport. Una guerra non è come il rugby. Ha lasciato dietro di se morte e desolazione. Distruzione e rabbia. Soprattutto, divisioni. Ho vissuto la guerra nei ricordi dei nonni. Non potrò mai dimenticare le lacrime di nonna Evelina e il persistente terrore nei suoi occhi quando ricordava il dover mandare papà, 7 anni, a prendere l’acqua perché probabilmente i tedeschi non l’avrebbero ucciso. Così come non dimentico il racconto del rumore delle bombe, dei rastrellamenti, delle botte dei fascisti evocati da nonna Antonina. Nonna Evelina e nonna Antonina relegarono quegli orrori nella loro memoria consegnando a me pillole di qualcosa che non sarebbe mai più dovuto essere odio ma solo monito a che non si ripetesse mai più. Mai, mai e poi mai ho sentito da loro parole di disprezzo verso qualcuno. Era la guerra, dicevano. La brutta e sporca guerra che rende le persone diverse da quelle che sono ogni giorno. Come un l’uomo che ti trasforma in lupo mannaro, come un buco nero che avvolge e travolge senza possibilità di emergere. Anche grazie a coloro che riemersero, i partigiani, la guerra ebbe fine. Che senso ha chiedere ad un discendente di quei tempi di rinnegare qualcosa? Che senso ha parlare di atrocità da entrambe le parti? Che senso ha? La vita va avanti. Il mondo è cambiato. Le persone sono cambiate. Chi sostiene che ci siano ancora focolari di fascismo o comunismo è solo animato da spirito di facile protagonismo, ricerca di notorietà piuttosto che di voti. Nel terzo tempo di una partita di rugby chi parla con astio e voglia di continuare la sfida, non è degno di festeggiare perché non ha capito il vero spirito della riconciliazione: non ci sono né vinti né vincitori ma solo persone che vogliono vivere insieme. Allora, l’augurio per questo 25 aprile è che prima o poi ci sia una vera riconciliazione senza fazioni, senza voglie di rivalsa, senza necessità di affermare qualcosa che dovrebbe essere patrimonio di tutti: l’Italia. Non c’è nulla di meglio che brindare, sollevare i calici, guardarsi negli occhi e sorridere alla vita. Libera. Ottenuta da chi, nel bene e nel male ci ha condotti fino qui. Buon 25 aprile a tutti   Ivan Vellucci ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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