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10 Maggio, 2025
Costaripa protagonista della Serie “Maestri Di Cantina”
Ha debuttato il 1° maggio su Amazon Prime Video Italia e UK Maestri di Cantina, il nuovo format televisivo che racconta le eccellenze del vino italiano attraverso le storie di chi vive la vigna e la cantina con passione autentica. Tra i protagonisti della prima stagione, spicca Nicole Vezzola, giovane volto della storica cantina Costaripa, che rappresenta la Valtènesi nel secondo episodio, intitolato Ragazze sul trattore.
Il programma, ideato e scritto da Alessandra Fedi (anche conduttrice) e diretto da Alessandra Cardone ( anche regista), mostra le cantine italiane non solo attraverso il vino, ma soprattutto attraverso le persone che sanno raccontarlo con autenticità, sensibilità e visione.
Nel suo episodio, Nicole Vezzola accompagna gli spettatori tra le colline affacciate sul Lago di Garda, cuore della Valtènesi, per raccontare non solo la sua storia e il suo lavoro, ma anche l’essenza dei vini rosé di Costaripa. In questo episodio si esplorano gli aspetti distintivi di questi vini, che, grazie a un approccio pionieristico e a una viticoltura dedicata, esprimono la vera identità del territorio. Costaripa è riconosciuta per i suoi rosé di grande struttura e longevità, in grado di superare il concetto tradizionale di rosato da aperitivo. I vini rosé della cantina, prodotti con vitigni autoctoni come Groppello Gentile e Marzemino, sono caratterizzati da una meticolosa selezione delle uve e una vinificazione che ne esalta eleganza e freschezza, rendendoli perfetti per accompagnare l’intero pasto e capaci di evolversi nel tempo, rivelando una profondità unica.
Nicole Vezzola
Partecipare a Maestri di Cantina è stata un’occasione preziosa per raccontare non solo il nostro rosé, ma soprattutto l’anima della Valtènesi e della nostra azienda – un territorio unico che vive in ogni bottiglia. È un racconto che parla di famiglia, di tempo e di dedizione.
A completare l’episodio, la degustazione presso la Fondazione Riccagioia, condotta dal sommelier Davide Vaccarini, che valuta non solo la qualità del vino, ma la capacità della produttrice di trasmetterne l’essenza.
Con la partecipazione di Nicole Vezzola, Costaripa esprime al meglio il profondo legame con la famiglia e il territorio, raccontando una visione del vino che unisce radici, identità e passione.
La Redazione
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10 Maggio, 2025
Veronafiere: Maratone di eventi internazionali tra Usa, Brasile e Cina
Questa settimana in programma tre appuntamenti all’estero targati Veronafiere: Marmomac “We speak stone” a Houston (5-7 maggio), Wine South America a Bento Gonçalves (6-8 maggio) e Wine to Asia a Shenzhen (9-11 maggio).
Dagli Stati Uniti al Brasile, fino alla Cina. Dopo la visita istituzionale a New York e Washington conclusa il primo maggio per presentare la seconda edizione di Vinitaly. USA, Veronafiere rafforza la propria proiezione globale con altri tre appuntamenti all’estero. Il programma prevede la missione commerciale di Marmomac in corso fino a domani a Houston, in Texas. Dagli USA, poi, rotta sul paese Verdeoro con la manifestazione Wine South America, al via oggi nella città di Bento Gonçalves. Si chiude infine con Wine to Asia a Shenzhen, nella Greater bay area cinese, al via venerdì 9 maggio. Tre tappe strategiche che confermano il ruolo centrale dei brand di Veronafiere nella promozione del made in Italy nei mercati chiave per l’export. In campo ci sono la pietra naturale e il vino, due settori le cui esportazioni totali negli Stati Uniti, in Brasile e in Cina superano i 2.7 miliardi di euro.
Adolfo Rebughini, direttore generale di Veronafiere
Questi tre appuntamenti di Veronafiere confermano il ruolo di Veronafiere come piattaforma internazionale al servizio del sistema-Paese, in grado di connettere imprese, territori e mercati strategici. Anche in un contesto globale ancora caratterizzato da sfide articolate, proseguiamo nel consolidamento dei nostri brand fieristici e nella promozione integrata del made in Italy. Siamo al servizio della crescita delle imprese sui mercati domestici e internazionali, osservando attentamente le dinamiche di mercato e mettendo a loro disposizione la nostra piattaforma per facilitare l’accesso a nuove opportunità di business.
A Houston la pietra naturale si racconta con Marmomac
La maratona di eventi all’estero di Veronafiere in calendario questa settimana è iniziata negli Stati Uniti: dal 5 al 7 maggio, infatti, Marmomac, la fiera leader al mondo per la pietra naturale e le tecnologie di lavorazione accompagna a Houston, in Texas, una delegazione di 10 aziende del settore tecno-lapideo. L’iniziativa “We speak stone” ha l’obiettivo di creare connessioni con architetti, designer e contractor texani per valorizzare l’impiego del marmo nei grandi progetti di edilizia di lusso e nel design. La squadra di top-player della pietra naturale guidata da Marmomac è formata da: Basaltite Guidotti Battaglini, Cancian Pavimenti, Grassi Pietre, RED Graniti, Marcolini Marmi, Moca Stone (Portogallo), Fauske Marble by Moser (Danimarca), Porfido Trentino – cave famiglia Pisetta, Domos Marmobon ed Elite Stone. Gli incontri b2b sono organizzati direttamente nelle aziende e negli studi di professionisti come Intexture Architects, Gensler, Gala Design Studio, Jacobs, BeDesign, Perkins&will e Goree, e con formula speed dating nelle sedi di AIA (associazione americana degli architetti) di Houston e dell’Houston Design Center. La scelta della città conferma la rilevanza strategica degli Stati Uniti per il prodotto marmo, in particolare per quello made in Italy. L’Italia, infatti, è il principale esportatore negli Stati Uniti (702 milioni di euro nel 2024), con un incremento del +29% nell’ultimo decennio. Tra gli stati americani, il Texas è il principale importatore di tecnologie e macchinari italiani per la lavorazione delle pietre e al 4° posto (con una quota del 10%) per l’import di marmi e pietre lavorate.
In Brasile l’Italia del vino triplica la presenza a Wine South America
Dal 6 all’8 maggio, il vino è protagonista in Brasile con la quinta edizione di Wine South America-Fiera Internazionale del Vino, a Bento Gonçalves. L’evento, realizzato da Milanez & Milaneze, società del gruppo Veronafiere, vede la presenza di 430 aziende vitivinicole, cresciute del 20% rispetto al 2023. Tra queste, triplica la partecipazione delle italiane che raggiungono quota 60, grazie anche al supporto di Agenzia ICE; debuttano inoltre le collettive ufficiali delle regioni Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Organizzata nella principale regione produttrice di vini e spumanti del Brasile, Wine South America conta oltre 7mila operatori professionali e buyer registrati, 2mila incontri b2b già in agenda e un fitto calendario di masterclass, degustazioni e workshop, completato da visite alle cantine della Serra Gaúcha alla scoperta delle rinomate denominazioni di origine Vale dos Vinhedos e Pinto Bandeira. Secondo l’Osservatorio del Vino UIV-Vinitaly, il Mercosur è un mercato ancora piccolo ma promettente per l’Italia: il valore generato dall’area di libero scambio del Sudamerica per il Belpaese è pari a 49 milioni di euro con una progressione delle spedizioni che ha visto una crescita media annua dal 2019 a ritmi del 5%. Il mercato più importante è ovviamente il Brasile, con 43 milioni di euro fatturati nel 2024 e una quota di oltre l’84% sul totale dell’area. Seguono Venezuela e Uruguay (5%), Paraguay (4%), per chiudere con l’Argentina, poco sopra l’1%.
Wine to Asia: a Shenzhen l’hub di riferimento per vino e liquori
Dal 9 all’11 maggio torna Wine to Asia a Shenzhen, in Cina, organizzata da Veronafiere Asia Ltd. La terza edizione dell’evento registra 500 espositori da oltre 30 Paesi, consolidandosi come piattaforma di riferimento per il settore wine & spirits nel continente asiatico. Più di una semplice fiera commerciale, Wine to Asia 2025 si espande nella direzione di una piattaforma esperienziale, unendo i punti di contatto B2B e B2C con educazione professionale, approfondimenti culturali e lifestyle. In agenda, quindi, masterclass, degustazioni, forum di settore, ma anche il programma della Wine Week a Shenzhen, Guangzhou, Hong Kong, Xiamen e Zhuhai. Wine to Asia rappresenta la più grande vetrina di vini italiani nel sud della Cina, grazie alla partecipazione di oltre 50 cantine tricolori, con il supporto di Agenzia ICE. Presenti collettive anche da Spagna, Serbia, Slovenia, Nuova Zelanda e Australia. Debutto per Bettane+Desseauve, l’autorevole istituzione francese di media e critica vinicola, così come per l’Istituto del vino della California e per l’Associazione dei giovani viticoltori cinesi negli USA. Nella rassegna spazio anche all’olio extravergine di oliva, presentato da SOL2Expo, la manifestazione di Veronafiere dedicata agli oli vegetali. A livello di export, la Cina rappresenta un mercato che per l’export italiano vale 90 milioni di euro (dati 2024, Osservatorio del Vino UIV-Vinitaly). La gran parte del prodotto esportato sono vini fermi confezionati (82% di share a valore), seguiti dagli sparkling (12%).
La Redazione
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9 Maggio, 2025
Vivere il Barolo, respirare le langhe
Le proposte enoturistiche di Saffirio
A Castelletto di Monforte d’Alba, dove il Barolo nasce tra colline antiche e silenzi profondi, la cantina Saffirio, che fa capo a Brave Wine, la holding del vino fondata dall’imprenditore Renzo Rosso, sceglie di trasformare l’accoglienza in un gesto naturale e consapevole. Qui l’enoturismo non è una tendenza da seguire, ma l’estensione concreta di un’idea di vino che mette al centro le persone, il paesaggio e il tempo: tempo per ascoltare, per comprendere, per assaporare. È con questo spirito che l’azienda ha costruito negli anni un progetto di ospitalità capace di raccontare non solo i vini, ma anche la filosofia che li ha generati, attraverso esperienze pensate per vivere la cantina come luogo di relazione, di scoperta e di memoria condivisa. Un progetto nato dalla volontà di aprirsi a chi cerca autenticità e profondità, e di farlo con proposte che uniscono racconto, degustazione e immersione nel territorio.
Nasce da qui la Gold Wine Experience, la testimonianza più intensa di questo approccio: non una semplice verticale, ma un viaggio attraverso cinque annate di Barolo scelte tra il 1978 e il 2020, selezionate dalla riserva storica dell’azienda. Un percorso che parla di suolo, di stagioni, di evoluzione, e che restituisce in ogni calice il valore del tempo e la coerenza di una visione produttiva tramandata da oltre due secoli. Prima della degustazione, la visita tra i vigneti e in cantina permette di comprendere appieno il lavoro silenzioso che si cela dietro a ogni annata: un lavoro che affonda le radici nel rispetto della natura e si nutre di attenzione, ascolto e precisione.
Con la Barolo Experience, invece, il racconto si allarga per abbracciare tutta la storia della cantina: dai primi passi sulle colline di Monforte d’Alba della famiglia Saffirio, alla scoperta delle singole vigne, fino alla degustazione delle quattro diverse interpretazioni di Barolo oggi prodotte attraverso i Cru Castelletto Persiera, Ravera, Perno e Barolo Riserva Millenovecento48. È un modo per entrare nel cuore pulsante dell’azienda, toccare con mano la materia viva del vino e comprendere da vicino ciò che significa, ancora oggi, custodire una denominazione iconica con lo sguardo rivolto al futuro. Per chi lo desidera, è possibile completare il percorso con una selezione di salumi e formaggi, per rendere l’esperienza ancora più gustosa.
Infine, da aprile a ottobre, il Pic Nic nelle vigne regala una parentesi di libertà tra natura, silenzio e orizzonti di bellezza: dopo la visita guidata e la degustazione di quattro etichette, gli ospiti ricevono una lunch box pensata per due persone, completa di una bottiglia di Barbera d’Alba Superiore e un cavatappi brandizzato Saffirio da portare con sé tra i filari per un momento di convivialità autentica, da vivere in autonomia sotto il cielo delle Langhe.
Novità realizzata grazie agli investimenti portati da Brave Wine, l’azienda ha recentemente inaugurato una nuova sala degustazione con cucina annessa, uno spazio moderno e funzionale pensato non solo per accogliere le classiche degustazioni, ma anche eventi privati o aziendali, grazie alla possibilità di collaborare con catering selezionati. Un ambiente curato e integrato nel contesto della tenuta, in cui l’ospitalità si fa calda, discreta e personalizzata.
In un tempo in cui la parola “esperienza” rischia di perdere significato, Saffirio la restituisce al suo senso più pieno: quello di un incontro profondo tra il vino e chi lo assapora, tra il territorio e chi lo attraversa. Un invito a rallentare, ascoltare, comprendere. E portare con sé, al termine della visita, non solo una bottiglia, ma il ricordo di un tempo condiviso, di un racconto autentico, di una terra che si lascia conoscere a piccoli sorsi.
La Redazione
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9 Maggio, 2025
Vigne del Patrimonio. Che prima volta!
La prima volta. Vi ricordate come è stata la vostra prima volta?
Di cosa? Come di cosa?
Di qualsiasi cosa. Sì certo, anche di Quella cosa, ma non specificamente di Quella.
Quante prime volte abbiamo vissuto nella nostra vita?
La prima volta che abbiamo camminato. Quando abbiamo detto mamma o papà. Il primo giorno di scuola. La prima comunione. Il primo bacio. Il diploma. La laurea. Il matrimonio. La nascita di un figlio. E si potrebbe continuare per tante altre prime volte. Come sono state? Alcune le ricordiamo, altre no. Certe con piacere, altre no. Per alcune preferiremmo dimenticare, per altre vorremmo ritornassero ancora. La prima volta però è sempre e comunque unica e irripetibile. Qualcosa che, in qualche modo, segna il nostro cammino. In maniera più o meno lieve, più o meno profonda, ma ci segna. Come un solco nel terreno: si può rimarginare oppure no. Dipende da quanto sia stato scavato e da cosa accade dopo. Quando si pianta un seme nel terreno, la meraviglia della vita inizia. Ne più ne meno di quanto accade per un essere umano. Se si tratta di un frutto da mangiare, ad esempio una fragola, baserà curare il terreno ed eseguire una pacciamatura (non sapete cosa sia? È quella operazione per la quale le fragole arrivano belle integre sulle nostre tavole e consiste nello stendere dei teli, anche di plastica, sul terreno facendo uscire la piantina da piccoli fiorellini così che la fragolina si possa adagiare su qualcosa che la distanzi dalla terra). Quando si tratta della vite, al pari degli alberi da frutto, occorrerà aspettare almeno tre anni affinché i primi frutti possano essere utilizzati. Per realizzare un vino occorrerà dunque aspettare tre anni dall’impianto della barbatella. Stappare la prima bottiglia prodotta ed etichettata è sempre una prima volta incredibile ed emozionante. Il primo assaggio si fa certamente nel durante dell’affinamento, acciaio, legno o anfora che sia. Ma lo stappo è tutta un’altra cosa. Una sensazione che fa ripercorrere ogni istante da quando si è piantata la barbatella, alla crescita, alla vendemmia, alla svinatura. Gli assaggi. Le perplessità. Le paure. Già, le paure. Pensate ad una bottiglia di rosso che proviene da una botte nella quale ha riposato per vari anni. Tutto si può correggere ma non proprio tutto. Una bollicina ad esempio. Un metodo classico se ne sta dentro una bottiglia adagiata orizzontalmente per anni. Due, tre, quattro, cinque, sei, sette. Ho sempre paragonato una bottiglia così a quei corpi che nei film di fantascienza vengono messi dentro capsule criogeniche per i viaggi interstellari che durano decine di anni. Quando si aprono ne escono persone che, trovandosi in epoca diversa da quella di partenza, rimangono completamente spaesati. Eppure, quando ho aperto, per festeggiare i due anni di mia figlia Azzurra la magnum che Rosa e Antonio mi avevano regalato proprio allo scopo, ho avuto io la sensazione di trovarmi in un mondo diverso. Catapultato in un sogno del quale non ne capivo bene i contorni. Il sogno era quello di Rosa e Tonino e della loro Vigne del Patrimonio. Avevo scritto un articolo su di loro Vigne del Patrimonio. Pazzi per le bolle. Pazzi con le bolle Due persone affabili e simpaticissime che decisero nel lontano 2009 di avventurarsi in un progetto di lunga durata. Non ci sarebbe nulla di strano se non fosse che lo hanno fatto più o meno sulla soglia della pensione. E non ci sarebbe ancora nulla di strano se non avessero deciso di produrre spumanti metodo classico con affinamenti lunghi. Pazzi. Pazzi per le bolle appunto. La bottiglia che ho aperto era una magnum di Ala Nera brut, bottiglia 3 di 60. Sboccatura 2019. Vendemmia 2012. Pinot Nero Blanc de Noir. La loro prima vendemmia. È stato come sentirmi parte del loro sogno. Un onore per me. Un vero incredibile onore. Non solo un sogno ma una realtà che vorrei non finisse mai perché Rosa e Tonino oltre ad essere due persone meravigliose producono anche vini che meriterebbero di essere nelle carte dei tre stelle italiani e stranieri. Oltre che sulle tavole di chi ama le buone bollicine. Dopo che ho aperto quella incredibile bottiglia, non ho potuto fare a meno di chiamare Rosa per ringraziarla. Così abbiamo iniziato una chiacchierata. Di quelle libere e senza particolari fini. È stata così stupenda che ho deciso di scriverne un articolo. Questo. La cosa che sulla carta non era cosi evidente era la longevità dei vini di questo terroir. Clima, esposizioni, terreno. Tanta longevità. Una scoperta. Questa è la vendemmia 2012. La prima annata. Poche bottiglie. Le magnum le abbiamo messe da parte. Non ne abbiamo vendute sperando di non avere richieste. Sono state li in cantina tutto questo tempo. Lo stare in cantina non ha fatto altro che donare a questa bottiglia un perlage finissimo e dei sentori pazzeschi. Un gusto che mi ha riportato indietro nel tempo insieme a loro nei terreni vulcanici di Farnese e Ischia di Castro vicino Viterbo. Mai come in questo caso ho trovato superfluo descrivere tecnicamente le sensazioni degustative. Non è questo il punto di discussione di un vino e non lo è maggiormente per questo AlaNera. Perché ciò che mi ha donato è qualcosa di indescrivibile con dei semplici descrittori di qualunque metodo di valutazione da sommelier. Qui c’è di più. Ci sono sentori che si rincorrono senza prevalere. Ci sono sogni e speranze; sorrisi e preoccupazioni; dolcezze e amarezze; voglia di stupire e stupore vissuto. C’è vita. Ecco cosa c’è: vita. Anzi due vite che insieme ad una comune lucida pazzia, decidono di dedicarsi ad un progetto di lunga durata. Che già questa è una follia. Ma di quelle che rendono le bollicine ancora più fantastiche. La sboccatura è 2019. Due anni fa abbiamo aperto la prima magnum. È un test. Vediamo dove vogliono arrivare. Notavamo che questo vino non dava nessun segno di decadimento, ossidazione. Abbiamo cominciato a capire che tipo di territorio avevamo per le mani. È comune anche ad altri litri. Abbiamo aperto anche un Vepre 2012 con lei e ci sono venute le lacrime agli occhi. Mi sarei aspettato un colore più aranciato, invece perfetto. Rosa e Tonino si alternano nella chiacchierata. Sono entusiasti. Sorridono alla vita anche se hanno capito come la parte commerciale possa essere la più complicata nonostante i loro prodotti siano pazzeschi. Come il Vepre citato da Tonino. Un Cabernet Franc con affinamento in barrique per ventiquattro mesi. Cabernet Franc a Ischia di Castro? Ecco, vedete la meravigliosa follia? Dovrebbe essere dei giovani o di chi come loro si sente giovane dentro ma con quel tanto di sale in zucca da sperimentare laddove il terreno risulta baciato da Dio. Anche se in pochi se ne rendono conto. Non loro e non l’enologo che di queste terre è in queste terre insegna: il professor Marco Esti, Professore Ordinario all’Università della Tuscia. Il terroir vero e proprio come fattore di successo. Senza se e senza ma. Con il nostro enologo, il prof Esti abbiamo lavorato benissimo sul vino base. Non si può cedere di un millimetro. Attentissimi alla vendemmia. Bassissime temperature anche con ghiaccio secco. Noi vendemmiamo ad agosto. Quasi di notte. Usiamo un camion refrigerato. Insomma il vino base è impeccabile fin dall’inizio. Impeccabili. A partire dalla vigna. Senza essere biologici ma con lotta integrata propri dei sistemi con Protocollo ZEI. Piante giovani. Lotta integrata. Necessità di far crescere bene le piante in un territorio complicato ma intenso. Riesco ad immaginarmeli Rosa e Tonino alla prima vendemmia. Due ettari e mezzo di vigna con piante sulle quali avevano lasciato a malapena un grappolino per garantirne la qualità. Tanta era la voglia di cominciare il loro progetto che non potevano più aspettare. Un singolo piccolo grappolino a pianta. Niente di più. Niente di più anche per il numero di bottiglie. Appena 3000 compresi i rossi. Un grappolino per ogni pianta. Una selezione pazzesca. Per la prima vendemmia. Poi le piante crescono. Non si riesce più. Sì lavora sulla quantità ma anche sulla qualità. La pianta si esprime molto meglio. Vini che rimangono complessi grazie all’evoluzione della pianta. Secondo noi le annate successive sono anche più strutturate. Meno complesso ma molto più raffinato ed elegante. È come se avesse accresciuto una eleganza e raffinatezza con una aggiunta di pienezza. Una ragazza giovane è irripetibile che poi crescendo esprime pienezza. Non ci sarà mai più un prodotto come questo Ala Nera. Anzi, non c’è nemmeno il nome che si è dovuto tramutare in Alaenne. Ragioni di copiright. Già perché quando Rosa e Tonino iniziarono, nella loro ingenuità, vollero un nome che li ispirava. Vallo a sapere che era già preso! Eravamo nati con un progetto di massimo 48 mesi sui lieviti. Poi assaggiavamo e vedevamo che si evolvevano bene. Dovevamo fare un 24/36/48. Poi ci siamo accorti che tutto migliorava. Più invecchiava ed è ancora buona. Stiamo preparando il 120 e il 100 mesi. Ci siamo accorti che, secondo noi visto che ognuno ha la sua visione, sono fantastici. A Tonino piacciono molto bollicine più mature. A me non da fastidio quel minimo di ossidazione. A proposito della 120 mesi, abbiamo fatto l’ultimo assaggio l’enologo ed io e ci guardavamo in faccia e dicevamo: come è possibile? Dopo dieci anni? Più parlo con loro più li amo in maniera incondizionata. Dopo la prima vendemmia solo tanta continuità e tanto arricchimento delle piante e dei vini che sono cresciuti in maniera esponenziale. Ala Rosa con il Pinot Nero vinificato in rosato; l’Ala Oro, Chardonnay in purezza; Alaenne il magico Pinot Nero Blanc de Noir. Poi il Vepre e lo Chardonnay. Chissà cosa sarebbe accaduto mantenendo per ogni vendemmia quel piccolo singolo grappolino su ogni pianta. Magari cose grandiose. Livelli di pura eccellenza. Qualcosa di spaziale. La 2012 ha fornito la prova delle potenzialità del territorio. La massima espressione di un terroir. Solo che mantenere la produzione a quel singolo grappolino per pianta necessiterebbe un prezzo impossibile da sostenere. Non fosse altro perché, per quel crudele atto di autolesionismo (o di ignoranza) che gli italiani amano mantenere senza intenzione alcuna di privarsene, una bollicina italiana non va bene e se pure lo deve essere allora che sia del nord. Del Lazio? Di Ischia di Castro? Boh! Col tempo la stessa pianta ci ha dato due/tre/quattro grappoli come quelli del primo anno. La selezione continuiamo a farla mantenendo la qualità che abbiamo capito dalla prima vendemmia. Sicuramente abbiamo avuto culo con il terreno. Lo abbiamo comprato senza averlo studiato prima. Quando abbiamo capito come la vulcanicità potesse dare vantaggi, abbiamo iniziato a sfruttarli con il vino base che è assolutamente eccellente. Un terreno vulcanico. Una selezione pazzesca. Un amore viscerale. L’entusiasmo di chi si gode le cose come fosse sempre la prima volta. Con calma. Senza fretta. Senza la necessità di volere vini immediatamente. Il progetto non è mai stato 48 mesi ma fin dall’inizio 60. L’Alaenne arriva a 72 mesi. Sull’etichetta c’è scritto 60 perché è il nome del vino ma l’abbiamo portato avanti. È rimasta l’idea dei 60 mesi ma ora dobbiamo cambiare l’etichetta. 60 mesi di attesa. Ci sono giovani che vogliono avere tutto e subito. Da un lato bimbi viziati che, per via delle aspettative della tecnologia o più semplicemente per i genitori che concedono tutto e subito, non sanno aspettare; dall’altro persone come Rosa e Tonino che decidono di partire con un progetto per il quale occorre aspettare sessanta mesi per vederlo decollare dopo che una attesa di tre anni dalle barbatelle. Otto anni in totale. Una eternità. Che non è nemmeno quello che vogliono. Il 120 mesi sarà un Pas dosè. È un esperimento con 200 bottiglie. Vedremo il risultato e poi vedremo. Non facciamo altro che assaggiare e capire cosa fare di quel lotto. Coniughiamo aspetti commerciali con esigenze diverse. Abbiamo allungato la sperimentazione con Pinot nero e Chardonnay. Non sapevamo con quale e non lo abbiamo ancora capito. Li vinifichiamo separatamente. Centoventi mesi. Dieci anni. Avete esattamente idea di cosa voglia dire attendere dieci anni? E avete idea di cosa si possa provare ad aprire una bottiglia di bollicine rimasta sui lieviti per dieci anni? Una esperienza. Una di quelle prime volte impossibile da non ricordare, ancor meno da banalizzare. Adesso siamo arrivati a circa 20.000 bottiglie. Piccole quote dedicate alla sperimentazione e il resto vendibile. Piano piano. Un passo dietro l’altro. Una bolla dietro l’altra. Senza fretta. Senza particolari patemi d’animo, anzi, con il sorriso di Rosa e la meraviglia di Tonino. Li guardi e vedi nei loro occhi la felicità della realizzazione di un progetto. Una seconda vita che ha e avrà il suo corso. La sua evoluzione. Come quella delle meravigliose bollicine che producono. Quando mi sono trovato con moglie e figlia nella loro piccola cantina di Farnese, è sempre stato come incontrare i miei genitori. L’atmosfera che, non solo si respira ma si vive, è quella di una famiglia. Sarà anche perché sembra di entrare nel salone di una vecchia casa. I vini che si bevono sono degli autentici capolavori. Di quelli che non si dimenticano perché provocano emozioni. Vere, coinvolgenti, appassionanti. Ho aperto il loro magnum riprovando proprio le emozioni vissute nel loro salotto. Una sensazione di preziosa unicità che difficilmente ho provato altrove. Nella scheda di valutazione di un vino c’è una categoria che viene denominata dimensione. È la valutazione di quella che non solo è la dimensione del vino in senso fisico ma anche sensoriale. In questa, il vino può avere quattro possibili valutazioni: sottile, strutturato, distinto e suggestivo. Senza voler essere didascalico, cito solo l’ultima nel ricordo di un docente che mi disse: metti suggestivo ad un vino che consiglieresti al tuo miglior amico. Ù I vini di Vigne di Patrimonio sono tutti suggestivi perché li consiglierei anche ai miei fratelli. Non sono di parte ma solo oggettivo e ci sarebbe bisogno di tanta oggettività invece che scimmiottare solo le bollicine d’oltralpe. L’Ala Nera poi è qualcosa che va aldilà do qualunque scala possibile. Solo che sostenere che una bollicina, da Pinot Nero prodotta nel Lazio, vicino Viterbo, possa valere più di novantacinque punti, è difficile da sostenere. Si certo. Da chi non l’ha mai assaggiata e fa le recensioni solo sulla carta. Lasciamo perdere! Grazie Rosa. Grazie Tonino. Io non vedo l’ora che arrivi il tempo per il vostro Pas Dosè! Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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Di cosa? Come di cosa?
Di qualsiasi cosa. Sì certo, anche di Quella cosa, ma non specificamente di Quella.
Quante prime volte abbiamo vissuto nella nostra vita?
La prima volta che abbiamo camminato. Quando abbiamo detto mamma o papà. Il primo giorno di scuola. La prima comunione. Il primo bacio. Il diploma. La laurea. Il matrimonio. La nascita di un figlio. E si potrebbe continuare per tante altre prime volte. Come sono state? Alcune le ricordiamo, altre no. Certe con piacere, altre no. Per alcune preferiremmo dimenticare, per altre vorremmo ritornassero ancora. La prima volta però è sempre e comunque unica e irripetibile. Qualcosa che, in qualche modo, segna il nostro cammino. In maniera più o meno lieve, più o meno profonda, ma ci segna. Come un solco nel terreno: si può rimarginare oppure no. Dipende da quanto sia stato scavato e da cosa accade dopo. Quando si pianta un seme nel terreno, la meraviglia della vita inizia. Ne più ne meno di quanto accade per un essere umano. Se si tratta di un frutto da mangiare, ad esempio una fragola, baserà curare il terreno ed eseguire una pacciamatura (non sapete cosa sia? È quella operazione per la quale le fragole arrivano belle integre sulle nostre tavole e consiste nello stendere dei teli, anche di plastica, sul terreno facendo uscire la piantina da piccoli fiorellini così che la fragolina si possa adagiare su qualcosa che la distanzi dalla terra). Quando si tratta della vite, al pari degli alberi da frutto, occorrerà aspettare almeno tre anni affinché i primi frutti possano essere utilizzati. Per realizzare un vino occorrerà dunque aspettare tre anni dall’impianto della barbatella. Stappare la prima bottiglia prodotta ed etichettata è sempre una prima volta incredibile ed emozionante. Il primo assaggio si fa certamente nel durante dell’affinamento, acciaio, legno o anfora che sia. Ma lo stappo è tutta un’altra cosa. Una sensazione che fa ripercorrere ogni istante da quando si è piantata la barbatella, alla crescita, alla vendemmia, alla svinatura. Gli assaggi. Le perplessità. Le paure. Già, le paure. Pensate ad una bottiglia di rosso che proviene da una botte nella quale ha riposato per vari anni. Tutto si può correggere ma non proprio tutto. Una bollicina ad esempio. Un metodo classico se ne sta dentro una bottiglia adagiata orizzontalmente per anni. Due, tre, quattro, cinque, sei, sette. Ho sempre paragonato una bottiglia così a quei corpi che nei film di fantascienza vengono messi dentro capsule criogeniche per i viaggi interstellari che durano decine di anni. Quando si aprono ne escono persone che, trovandosi in epoca diversa da quella di partenza, rimangono completamente spaesati. Eppure, quando ho aperto, per festeggiare i due anni di mia figlia Azzurra la magnum che Rosa e Antonio mi avevano regalato proprio allo scopo, ho avuto io la sensazione di trovarmi in un mondo diverso. Catapultato in un sogno del quale non ne capivo bene i contorni. Il sogno era quello di Rosa e Tonino e della loro Vigne del Patrimonio. Avevo scritto un articolo su di loro Vigne del Patrimonio. Pazzi per le bolle. Pazzi con le bolle Due persone affabili e simpaticissime che decisero nel lontano 2009 di avventurarsi in un progetto di lunga durata. Non ci sarebbe nulla di strano se non fosse che lo hanno fatto più o meno sulla soglia della pensione. E non ci sarebbe ancora nulla di strano se non avessero deciso di produrre spumanti metodo classico con affinamenti lunghi. Pazzi. Pazzi per le bolle appunto. La bottiglia che ho aperto era una magnum di Ala Nera brut, bottiglia 3 di 60. Sboccatura 2019. Vendemmia 2012. Pinot Nero Blanc de Noir. La loro prima vendemmia. È stato come sentirmi parte del loro sogno. Un onore per me. Un vero incredibile onore. Non solo un sogno ma una realtà che vorrei non finisse mai perché Rosa e Tonino oltre ad essere due persone meravigliose producono anche vini che meriterebbero di essere nelle carte dei tre stelle italiani e stranieri. Oltre che sulle tavole di chi ama le buone bollicine. Dopo che ho aperto quella incredibile bottiglia, non ho potuto fare a meno di chiamare Rosa per ringraziarla. Così abbiamo iniziato una chiacchierata. Di quelle libere e senza particolari fini. È stata così stupenda che ho deciso di scriverne un articolo. Questo. La cosa che sulla carta non era cosi evidente era la longevità dei vini di questo terroir. Clima, esposizioni, terreno. Tanta longevità. Una scoperta. Questa è la vendemmia 2012. La prima annata. Poche bottiglie. Le magnum le abbiamo messe da parte. Non ne abbiamo vendute sperando di non avere richieste. Sono state li in cantina tutto questo tempo. Lo stare in cantina non ha fatto altro che donare a questa bottiglia un perlage finissimo e dei sentori pazzeschi. Un gusto che mi ha riportato indietro nel tempo insieme a loro nei terreni vulcanici di Farnese e Ischia di Castro vicino Viterbo. Mai come in questo caso ho trovato superfluo descrivere tecnicamente le sensazioni degustative. Non è questo il punto di discussione di un vino e non lo è maggiormente per questo AlaNera. Perché ciò che mi ha donato è qualcosa di indescrivibile con dei semplici descrittori di qualunque metodo di valutazione da sommelier. Qui c’è di più. Ci sono sentori che si rincorrono senza prevalere. Ci sono sogni e speranze; sorrisi e preoccupazioni; dolcezze e amarezze; voglia di stupire e stupore vissuto. C’è vita. Ecco cosa c’è: vita. Anzi due vite che insieme ad una comune lucida pazzia, decidono di dedicarsi ad un progetto di lunga durata. Che già questa è una follia. Ma di quelle che rendono le bollicine ancora più fantastiche. La sboccatura è 2019. Due anni fa abbiamo aperto la prima magnum. È un test. Vediamo dove vogliono arrivare. Notavamo che questo vino non dava nessun segno di decadimento, ossidazione. Abbiamo cominciato a capire che tipo di territorio avevamo per le mani. È comune anche ad altri litri. Abbiamo aperto anche un Vepre 2012 con lei e ci sono venute le lacrime agli occhi. Mi sarei aspettato un colore più aranciato, invece perfetto. Rosa e Tonino si alternano nella chiacchierata. Sono entusiasti. Sorridono alla vita anche se hanno capito come la parte commerciale possa essere la più complicata nonostante i loro prodotti siano pazzeschi. Come il Vepre citato da Tonino. Un Cabernet Franc con affinamento in barrique per ventiquattro mesi. Cabernet Franc a Ischia di Castro? Ecco, vedete la meravigliosa follia? Dovrebbe essere dei giovani o di chi come loro si sente giovane dentro ma con quel tanto di sale in zucca da sperimentare laddove il terreno risulta baciato da Dio. Anche se in pochi se ne rendono conto. Non loro e non l’enologo che di queste terre è in queste terre insegna: il professor Marco Esti, Professore Ordinario all’Università della Tuscia. Il terroir vero e proprio come fattore di successo. Senza se e senza ma. Con il nostro enologo, il prof Esti abbiamo lavorato benissimo sul vino base. Non si può cedere di un millimetro. Attentissimi alla vendemmia. Bassissime temperature anche con ghiaccio secco. Noi vendemmiamo ad agosto. Quasi di notte. Usiamo un camion refrigerato. Insomma il vino base è impeccabile fin dall’inizio. Impeccabili. A partire dalla vigna. Senza essere biologici ma con lotta integrata propri dei sistemi con Protocollo ZEI. Piante giovani. Lotta integrata. Necessità di far crescere bene le piante in un territorio complicato ma intenso. Riesco ad immaginarmeli Rosa e Tonino alla prima vendemmia. Due ettari e mezzo di vigna con piante sulle quali avevano lasciato a malapena un grappolino per garantirne la qualità. Tanta era la voglia di cominciare il loro progetto che non potevano più aspettare. Un singolo piccolo grappolino a pianta. Niente di più. Niente di più anche per il numero di bottiglie. Appena 3000 compresi i rossi. Un grappolino per ogni pianta. Una selezione pazzesca. Per la prima vendemmia. Poi le piante crescono. Non si riesce più. Sì lavora sulla quantità ma anche sulla qualità. La pianta si esprime molto meglio. Vini che rimangono complessi grazie all’evoluzione della pianta. Secondo noi le annate successive sono anche più strutturate. Meno complesso ma molto più raffinato ed elegante. È come se avesse accresciuto una eleganza e raffinatezza con una aggiunta di pienezza. Una ragazza giovane è irripetibile che poi crescendo esprime pienezza. Non ci sarà mai più un prodotto come questo Ala Nera. Anzi, non c’è nemmeno il nome che si è dovuto tramutare in Alaenne. Ragioni di copiright. Già perché quando Rosa e Tonino iniziarono, nella loro ingenuità, vollero un nome che li ispirava. Vallo a sapere che era già preso! Eravamo nati con un progetto di massimo 48 mesi sui lieviti. Poi assaggiavamo e vedevamo che si evolvevano bene. Dovevamo fare un 24/36/48. Poi ci siamo accorti che tutto migliorava. Più invecchiava ed è ancora buona. Stiamo preparando il 120 e il 100 mesi. Ci siamo accorti che, secondo noi visto che ognuno ha la sua visione, sono fantastici. A Tonino piacciono molto bollicine più mature. A me non da fastidio quel minimo di ossidazione. A proposito della 120 mesi, abbiamo fatto l’ultimo assaggio l’enologo ed io e ci guardavamo in faccia e dicevamo: come è possibile? Dopo dieci anni? Più parlo con loro più li amo in maniera incondizionata. Dopo la prima vendemmia solo tanta continuità e tanto arricchimento delle piante e dei vini che sono cresciuti in maniera esponenziale. Ala Rosa con il Pinot Nero vinificato in rosato; l’Ala Oro, Chardonnay in purezza; Alaenne il magico Pinot Nero Blanc de Noir. Poi il Vepre e lo Chardonnay. Chissà cosa sarebbe accaduto mantenendo per ogni vendemmia quel piccolo singolo grappolino su ogni pianta. Magari cose grandiose. Livelli di pura eccellenza. Qualcosa di spaziale. La 2012 ha fornito la prova delle potenzialità del territorio. La massima espressione di un terroir. Solo che mantenere la produzione a quel singolo grappolino per pianta necessiterebbe un prezzo impossibile da sostenere. Non fosse altro perché, per quel crudele atto di autolesionismo (o di ignoranza) che gli italiani amano mantenere senza intenzione alcuna di privarsene, una bollicina italiana non va bene e se pure lo deve essere allora che sia del nord. Del Lazio? Di Ischia di Castro? Boh! Col tempo la stessa pianta ci ha dato due/tre/quattro grappoli come quelli del primo anno. La selezione continuiamo a farla mantenendo la qualità che abbiamo capito dalla prima vendemmia. Sicuramente abbiamo avuto culo con il terreno. Lo abbiamo comprato senza averlo studiato prima. Quando abbiamo capito come la vulcanicità potesse dare vantaggi, abbiamo iniziato a sfruttarli con il vino base che è assolutamente eccellente. Un terreno vulcanico. Una selezione pazzesca. Un amore viscerale. L’entusiasmo di chi si gode le cose come fosse sempre la prima volta. Con calma. Senza fretta. Senza la necessità di volere vini immediatamente. Il progetto non è mai stato 48 mesi ma fin dall’inizio 60. L’Alaenne arriva a 72 mesi. Sull’etichetta c’è scritto 60 perché è il nome del vino ma l’abbiamo portato avanti. È rimasta l’idea dei 60 mesi ma ora dobbiamo cambiare l’etichetta. 60 mesi di attesa. Ci sono giovani che vogliono avere tutto e subito. Da un lato bimbi viziati che, per via delle aspettative della tecnologia o più semplicemente per i genitori che concedono tutto e subito, non sanno aspettare; dall’altro persone come Rosa e Tonino che decidono di partire con un progetto per il quale occorre aspettare sessanta mesi per vederlo decollare dopo che una attesa di tre anni dalle barbatelle. Otto anni in totale. Una eternità. Che non è nemmeno quello che vogliono. Il 120 mesi sarà un Pas dosè. È un esperimento con 200 bottiglie. Vedremo il risultato e poi vedremo. Non facciamo altro che assaggiare e capire cosa fare di quel lotto. Coniughiamo aspetti commerciali con esigenze diverse. Abbiamo allungato la sperimentazione con Pinot nero e Chardonnay. Non sapevamo con quale e non lo abbiamo ancora capito. Li vinifichiamo separatamente. Centoventi mesi. Dieci anni. Avete esattamente idea di cosa voglia dire attendere dieci anni? E avete idea di cosa si possa provare ad aprire una bottiglia di bollicine rimasta sui lieviti per dieci anni? Una esperienza. Una di quelle prime volte impossibile da non ricordare, ancor meno da banalizzare. Adesso siamo arrivati a circa 20.000 bottiglie. Piccole quote dedicate alla sperimentazione e il resto vendibile. Piano piano. Un passo dietro l’altro. Una bolla dietro l’altra. Senza fretta. Senza particolari patemi d’animo, anzi, con il sorriso di Rosa e la meraviglia di Tonino. Li guardi e vedi nei loro occhi la felicità della realizzazione di un progetto. Una seconda vita che ha e avrà il suo corso. La sua evoluzione. Come quella delle meravigliose bollicine che producono. Quando mi sono trovato con moglie e figlia nella loro piccola cantina di Farnese, è sempre stato come incontrare i miei genitori. L’atmosfera che, non solo si respira ma si vive, è quella di una famiglia. Sarà anche perché sembra di entrare nel salone di una vecchia casa. I vini che si bevono sono degli autentici capolavori. Di quelli che non si dimenticano perché provocano emozioni. Vere, coinvolgenti, appassionanti. Ho aperto il loro magnum riprovando proprio le emozioni vissute nel loro salotto. Una sensazione di preziosa unicità che difficilmente ho provato altrove. Nella scheda di valutazione di un vino c’è una categoria che viene denominata dimensione. È la valutazione di quella che non solo è la dimensione del vino in senso fisico ma anche sensoriale. In questa, il vino può avere quattro possibili valutazioni: sottile, strutturato, distinto e suggestivo. Senza voler essere didascalico, cito solo l’ultima nel ricordo di un docente che mi disse: metti suggestivo ad un vino che consiglieresti al tuo miglior amico. Ù I vini di Vigne di Patrimonio sono tutti suggestivi perché li consiglierei anche ai miei fratelli. Non sono di parte ma solo oggettivo e ci sarebbe bisogno di tanta oggettività invece che scimmiottare solo le bollicine d’oltralpe. L’Ala Nera poi è qualcosa che va aldilà do qualunque scala possibile. Solo che sostenere che una bollicina, da Pinot Nero prodotta nel Lazio, vicino Viterbo, possa valere più di novantacinque punti, è difficile da sostenere. Si certo. Da chi non l’ha mai assaggiata e fa le recensioni solo sulla carta. Lasciamo perdere! Grazie Rosa. Grazie Tonino. Io non vedo l’ora che arrivi il tempo per il vostro Pas Dosè! Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
8 Maggio, 2025
Lugana, Armonie senza tempo. A Roma il 10 giugno il fascino del Lago di Garda
Il prossimo 10 giugno, Palazzo Brancaccio a Roma accoglie il vino simbolo del Garda per un evento che celebra l’incontro tra due territori unici: l’eleganza senza tempo della Capitale e l’energia rigenerante del Garda, meta di charme, benessere e slow tourism, due visioni di bellezza che si incontrano nel segno del vino.
La storica dimora di Palazzo Brancaccio diventa scenario di un viaggio sensoriale che parte dalle sponde del Lago di Garda per raccontare l’anima di uno dei bianchi italiani più identitari e longevi: il Lugana DOC.
Roma accoglie il Lugana come un ospite d’onore, in una dimora storica che riflette il carattere evocativo del vino e la sua capacità di unire luoghi, storie e persone. Qui, oltre 40 cantine presenteranno più di 100 etichette, in una grande degustazione aperta al pubblico dalle 18.30 nei giardini monumentali di Palazzo Brancaccio. Un percorso tra sfumature di giallo, sentori di agrumi, erbe e mandorla, aromi di pietra focaia e morbidezze vellutate che restituiscono tutta l’identità del Garda. Lugana Armonie Senza Tempo non è solo un evento dedicato al vino. È un’esperienza immersiva che unisce gusto e racconto, cultura del territorio e arte del vivere bene. Sarà la celebrazione di uno stile di vita che privilegia la qualità, il benessere autentico, il tempo ritrovato. E portarlo a Roma non è soltanto un gesto simbolico, ma un vero e proprio invito: a lasciarsi ispirare da un calice per intraprendere un viaggio in quella che è una delle wine destination più evolute d’Europa. Nella cornice elegante di Palazzo Brancaccio, il Lugana si racconterà nella sua essenza più profonda, si farà ambasciatore del suo paesaggio e aprirà un dialogo con la Capitale. Sarà l’occasione per scoprire che dietro ogni vino c’è un territorio da esplorare, una storia da ascoltare, un ritmo da ritrovare. Fabio Zenato, Presidente del Consorzio Lugana. Portare il Lugana a Roma, nella cornice suggestiva di Palazzo Brancaccio, indica molto più che presentare un vino: significa raccontare un territorio che ha saputo fare della qualità, della sostenibilità e dell’accoglienza i suoi valori fondanti. ‘Armonie senza tempo’ è un invito a scoprire non solo la bellezza del Garda e la ricchezza della nostra denominazione, ma anche un modo di vivere che mette al centro l’essenza del tempo, il piacere dell’incontro, la cultura del benessere. Il Lugana è questo: un ponte tra luoghi, persone e storie Lugana, dove il vino diventa destinazione L’area del Lugana DOC è una delle destinazioni enoturistiche più complete e affascinanti in Europa, dove l’esperienza enologica si fonde con quella culturale, paesaggistica e sensoriale. In questo territorio il vino è molto più di un prodotto da degustare: è un invito a rallentare, a entrare in sintonia con la natura, ad ascoltare il ritmo della terra e dei suoi frutti. Il turista non è più semplice spettatore, ma protagonista di esperienze immersive che toccano tutti i sensi. Si può partecipare a degustazioni al tramonto tra i filari, camminare lungo i sentieri del progetto Lugana On Foot, il primo itinerario certificato Iter Vitis del Consiglio d’Europa, oppure esplorare il territorio in bicicletta con una guida enologica che racconta il vino tra una sosta e l’altra. Le vendemmie in famiglia, i pic-nic tra le vigne con prodotti a km zero, i corsi di cucina locale in cantina e le lezioni di yoga tra i filari rappresentano solo alcune delle attività proposte, ideali per chi cerca autenticità e rigenerazione. In molte cantine si può dormire, cenare, rilassarsi in una wine spa o passeggiare nei giardini panoramici, respirando l’essenza stessa del Garda. Alcune aziende propongono percorsi olfattivi nei musei del vino, altre offrono trattamenti benessere con vinoterapia, sessioni di meditazione o esperienze sensoriali abbinate alla musica, dove il calice accompagna ogni nota. Questo territorio è anche un osservatorio privilegiato delle nuove tendenze del turismo esperienziale: qui si sperimenta una forma di ospitalità attiva, raffinata ma informale, dove l’enoturismo si coniuga al turismo lento, al soft sport (trekking, bike, golf, canoa), alla gastronomia d’eccellenza, all’artigianato locale. Il tempo si dilata, si allunga, si assapora, si vive. Ma Lugana è anche bellezza da contemplare: dalle Grotte di Catullo alle fortificazioni veneziane di Peschiera, dalla Rocca di Lonato ai vigneti a perdita d’occhio riflessi nel lago. In questo luogo, che da sempre è stato Locus amoenus, rifugio poetico, terra di svago e otium fin dai tempi dei Romani, il vino è ambasciatore di un nuovo modo di vivere, fatto di rispetto, ascolto. Lugana Armonie Senza Tempo è la celebrazione di questo stile di vita e di viaggio: un sorso che invita alla scoperta, un evento che apre il cammino. Un vino che nasce dalla terra e parla al mondo Il Lugana non è solo un vino, è una visione. Nasce da un territorio in equilibrio tra Veneto e Lombardia, abbracciato dal Lago di Garda, dove la natura plasma un microclima perfetto: brezze costanti, argille glaciali e la Turbiana, vitigno autoctono che si fa interprete fedele di questa sinfonia ambientale. È un vino che incarna freschezza, mineralità e struttura. Cinque le sue anime stilistiche, Spumante, d’Annata, Superiore, Riserva, Vendemmia Tardiva, cinque modi diversi per raccontare lo stesso luogo, attraverso il tempo e il calice. Dietro ogni bottiglia, una narrazione di famiglia, di visioni artigiane, di generazioni che innovano senza mai dimenticare la terra. Il Consorzio Tutela Lugana DOC, con i suoi 214 associati e oltre 28 milioni di bottiglie prodotte, è il cuore pulsante di questa denominazione nata nel 1967: la prima DOC della Lombardia, tra le prime in Italia, oggi ambasciatrice nel mondo con esportazioni che superano il 60%. Dati, numeri e visioni: un successo che parla chiaro Nel 2023 il Lugana ha prodotto oltre 207.000 ettolitri di vino. La sua crescita è stata anche valoriale: aumento del prezzo medio del vino sfuso (+30% sul 2022), oltre 65 mercati di esportazione, riconoscimenti internazionali. Il 60% delle superfici è oggi certificato SQNPI o in transizione biologica, segno di un impegno concreto verso la sostenibilità. Le presenze turistiche nel territorio superano i 25 milioni l’anno. Il vino, qui, è motore economico, strumento culturale, espressione di uno stile di vita mediterraneo che incanta e fidelizza. Ed è proprio questa sinergia tra vino e vita, tra cura e creatività, che Lugana Armonie Senza Tempo porta a Roma, offrendosi come esperienza, racconto e invito. 📍 Palazzo Brancaccio, Via del Monte Oppio 7 – Roma 📅 10 giugno 2025 🕓 Dalle ore 18:30 🎫 Per informazioni: link all’evento La Redazione
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Roma accoglie il Lugana come un ospite d’onore, in una dimora storica che riflette il carattere evocativo del vino e la sua capacità di unire luoghi, storie e persone. Qui, oltre 40 cantine presenteranno più di 100 etichette, in una grande degustazione aperta al pubblico dalle 18.30 nei giardini monumentali di Palazzo Brancaccio. Un percorso tra sfumature di giallo, sentori di agrumi, erbe e mandorla, aromi di pietra focaia e morbidezze vellutate che restituiscono tutta l’identità del Garda. Lugana Armonie Senza Tempo non è solo un evento dedicato al vino. È un’esperienza immersiva che unisce gusto e racconto, cultura del territorio e arte del vivere bene. Sarà la celebrazione di uno stile di vita che privilegia la qualità, il benessere autentico, il tempo ritrovato. E portarlo a Roma non è soltanto un gesto simbolico, ma un vero e proprio invito: a lasciarsi ispirare da un calice per intraprendere un viaggio in quella che è una delle wine destination più evolute d’Europa. Nella cornice elegante di Palazzo Brancaccio, il Lugana si racconterà nella sua essenza più profonda, si farà ambasciatore del suo paesaggio e aprirà un dialogo con la Capitale. Sarà l’occasione per scoprire che dietro ogni vino c’è un territorio da esplorare, una storia da ascoltare, un ritmo da ritrovare. Fabio Zenato, Presidente del Consorzio Lugana. Portare il Lugana a Roma, nella cornice suggestiva di Palazzo Brancaccio, indica molto più che presentare un vino: significa raccontare un territorio che ha saputo fare della qualità, della sostenibilità e dell’accoglienza i suoi valori fondanti. ‘Armonie senza tempo’ è un invito a scoprire non solo la bellezza del Garda e la ricchezza della nostra denominazione, ma anche un modo di vivere che mette al centro l’essenza del tempo, il piacere dell’incontro, la cultura del benessere. Il Lugana è questo: un ponte tra luoghi, persone e storie Lugana, dove il vino diventa destinazione L’area del Lugana DOC è una delle destinazioni enoturistiche più complete e affascinanti in Europa, dove l’esperienza enologica si fonde con quella culturale, paesaggistica e sensoriale. In questo territorio il vino è molto più di un prodotto da degustare: è un invito a rallentare, a entrare in sintonia con la natura, ad ascoltare il ritmo della terra e dei suoi frutti. Il turista non è più semplice spettatore, ma protagonista di esperienze immersive che toccano tutti i sensi. Si può partecipare a degustazioni al tramonto tra i filari, camminare lungo i sentieri del progetto Lugana On Foot, il primo itinerario certificato Iter Vitis del Consiglio d’Europa, oppure esplorare il territorio in bicicletta con una guida enologica che racconta il vino tra una sosta e l’altra. Le vendemmie in famiglia, i pic-nic tra le vigne con prodotti a km zero, i corsi di cucina locale in cantina e le lezioni di yoga tra i filari rappresentano solo alcune delle attività proposte, ideali per chi cerca autenticità e rigenerazione. In molte cantine si può dormire, cenare, rilassarsi in una wine spa o passeggiare nei giardini panoramici, respirando l’essenza stessa del Garda. Alcune aziende propongono percorsi olfattivi nei musei del vino, altre offrono trattamenti benessere con vinoterapia, sessioni di meditazione o esperienze sensoriali abbinate alla musica, dove il calice accompagna ogni nota. Questo territorio è anche un osservatorio privilegiato delle nuove tendenze del turismo esperienziale: qui si sperimenta una forma di ospitalità attiva, raffinata ma informale, dove l’enoturismo si coniuga al turismo lento, al soft sport (trekking, bike, golf, canoa), alla gastronomia d’eccellenza, all’artigianato locale. Il tempo si dilata, si allunga, si assapora, si vive. Ma Lugana è anche bellezza da contemplare: dalle Grotte di Catullo alle fortificazioni veneziane di Peschiera, dalla Rocca di Lonato ai vigneti a perdita d’occhio riflessi nel lago. In questo luogo, che da sempre è stato Locus amoenus, rifugio poetico, terra di svago e otium fin dai tempi dei Romani, il vino è ambasciatore di un nuovo modo di vivere, fatto di rispetto, ascolto. Lugana Armonie Senza Tempo è la celebrazione di questo stile di vita e di viaggio: un sorso che invita alla scoperta, un evento che apre il cammino. Un vino che nasce dalla terra e parla al mondo Il Lugana non è solo un vino, è una visione. Nasce da un territorio in equilibrio tra Veneto e Lombardia, abbracciato dal Lago di Garda, dove la natura plasma un microclima perfetto: brezze costanti, argille glaciali e la Turbiana, vitigno autoctono che si fa interprete fedele di questa sinfonia ambientale. È un vino che incarna freschezza, mineralità e struttura. Cinque le sue anime stilistiche, Spumante, d’Annata, Superiore, Riserva, Vendemmia Tardiva, cinque modi diversi per raccontare lo stesso luogo, attraverso il tempo e il calice. Dietro ogni bottiglia, una narrazione di famiglia, di visioni artigiane, di generazioni che innovano senza mai dimenticare la terra. Il Consorzio Tutela Lugana DOC, con i suoi 214 associati e oltre 28 milioni di bottiglie prodotte, è il cuore pulsante di questa denominazione nata nel 1967: la prima DOC della Lombardia, tra le prime in Italia, oggi ambasciatrice nel mondo con esportazioni che superano il 60%. Dati, numeri e visioni: un successo che parla chiaro Nel 2023 il Lugana ha prodotto oltre 207.000 ettolitri di vino. La sua crescita è stata anche valoriale: aumento del prezzo medio del vino sfuso (+30% sul 2022), oltre 65 mercati di esportazione, riconoscimenti internazionali. Il 60% delle superfici è oggi certificato SQNPI o in transizione biologica, segno di un impegno concreto verso la sostenibilità. Le presenze turistiche nel territorio superano i 25 milioni l’anno. Il vino, qui, è motore economico, strumento culturale, espressione di uno stile di vita mediterraneo che incanta e fidelizza. Ed è proprio questa sinergia tra vino e vita, tra cura e creatività, che Lugana Armonie Senza Tempo porta a Roma, offrendosi come esperienza, racconto e invito. 📍 Palazzo Brancaccio, Via del Monte Oppio 7 – Roma 📅 10 giugno 2025 🕓 Dalle ore 18:30 🎫 Per informazioni: link all’evento La Redazione
8 Maggio, 2025
Gusta e MV Augusta presentano la Movie Night e anima Piazza Carlo Magno nel moderno complesso di Città del Sole a Roma
In programma venerdì 9 maggio, alle ore 20:30, un evento originale con proiezioni all’aperto, tra motori, eccellenza Made in Italy e buon cibo.
Nel suggestivo contesto di piazza Carlo Magno, cuore pulsante del moderno complesso urbano di Città del Sole, il ristorante Gusta e MV Agusta danno vita a una serata unica all’insegna della passione per le due ruote, il cinema e la cucina d’eccellenza. La Movie Night si svolgerà venerdì 9 maggio alle ore 20:30 negli spazi all’aperto antistanti il ristorante e l’atelier di moto di lusso, offrendo al pubblico un’esperienza unica, che coniuga cultura, design e convivialità in un ambiente contemporaneo e riservato, lontano dal caos cittadino, seppur centralissimo.
Piazza Carlo Magno, parte integrante del progetto di riqualificazione urbana di Città del Sole, si presenta come un’oasi nascosta a due passi dalla stazione Tiburtina, con i suoi edifici moderni e un ampio spazio aperto che si affaccia sul verde del Verano. Questa location offre un’atmosfera raccolta e sofisticata, ideale per eventi che uniscono lifestyle e socialità, nel pieno stile di Gusta, che firma la serata insieme al brand di moto MV Agusta dell’atelier attiguo al ristorante.
La serata proporrà la proiezione di cortometraggi esclusivi, tra cui il documentario “Ago – Prima di tutti”, che racconta la vita e le imprese di Giacomo Agostini, icona del motociclismo italiano, e altri video esclusivi dedicati alla bellezza e all’artigianalità delle moto MV Agusta, tutti proiettati su un grande schermo LED all’aperto, con sedute predisposte per il pubblico, per garantire comfort e convivialità.
La serata sarà accompagnata da una proposta gastronomica ideale per essere consumata comodamente davanti allo schermo, ma senza rinunciare a qualità ed eccellenza. Lo chef Edoardo Conti, anima creativa di Gusta, proporrà delle pietanze servite in originali box, pensate in due diverse opzioni: la prima box conterrà un soft drink, delle golose patate a spicchio crock, e il maritozzo salato dello chef, farcito con insalata di pollo; la seconda box, invece, sarà composta da lattina di birra, patate a spicchio crock, l’iconico pastrami fatto in casa di Gusta. Entrambe le box, inoltre, conterranno l’immancabile porzione di popcorn per rendere sempre più autentica l’esperienza della Movie Night da Gusta.
Con questo speciale evento, Gusta conferma la sua vocazione di hub dedicato alla celebrazione del Made in Italy, capace di trasformare una piazza nascosta in un luogo di incontro contemporaneo e stimolante, dove la primavera romana si vive in un’atmosfera rilassata ma vibrante, tra motori, cinema e sapori autentici, sotto le stelle di Roma.
Un appuntamento imperdibile per appassionati di food, artigianalità, motori ed eccellenza italiani, che racconta un nuovo modo di vivere il quartiere e celebrare il bello e il buono del Paese in tutte le sue forme.
INFO E PRENOTAZIONI:
Gusta – Piazza Carlo Magno, 13, Roma.
Movie Night: venerdì 9 maggio, ore 20:30. Per prenotare un posto telefonare al numero 333-1227938
La Redazione
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8 Maggio, 2025
BENVENUTO FRASCATI 2025
IL COSA E IL DOVE
Lo scorso 23 Aprile nella splendida cornice del GIARDINO L’OLIVELLA a Frascati si è tenuta l’Edizione 2025 di BENVENUTO FRASCATI, Evento dedicato alla presentazione della nuova annata del Frascati Superiore DOCG.
Presenti un gran numero di giornalisti e autorità, l’Evento si inseriva all’interno della 4° Edizione di VINALIA PRIORA, la tre giorni organizzata dal COMUNE DI FRASCATI (con il contributo di Regione Lazio, ARSIAL, MUSEO TUSCOLANO, LAZIO INNOVA, FRASCATI SCIENZA, IPERICO SERVIZI e CONSORZIO TUTELA DENOMINAZIONI VINI FRASCATI).
Una Edizione che quest’anno ha voluto valicare i confini del Vulcano Laziale e avvicinare il pubblico alla totalità di un Lazio vitivinicolo che dimostra ogni giorno di più la volontà di emergere a livello anche internazionale presentando vini di livello assoluto.
VINALIA PRIORA
Come già accennato, l’Edizione 2025 dell’Evento inserito all’interno delle iniziative proposte da CASTELLI ROMANI CITTÀ ITALIANA DEL VINO 2025 segna una svolta nel percorso degustativo offerto al pubblico.
Quest’anno, infatti, è stato organizzato un vero e proprio tour nelle geografie dei vini del Lazio abbracciando storia, arte, paesaggio, cultura e qualità dell’intera Regione.
Frascati, che dà il nome alle uniche due DOCG del Lazio, dimostra oggi di non aver paura di assumersi la responsabilità di farsi volano dell’enologia dell’intera Regione e lo dimostra ancora una volta con i numerosi convegni e masterclass che divulgator ed esperti dedicheranno a un Lazio del vino sconosciuto a molti, come quello delle Isole, della Ciociaria, della Tuscia…
Un Lazio che si dimostra poi Territorio assolutamente unico nel momento in cui realizzate che può proporci vini da 6 areali differenti: Isole, Costa, Vulcani, Colline, Laghi e Montagne.
LA MASTERCLASS
Più che una masterclass, IL FRASCATI E IL VULCANO LAZIALE è stata una vera e propria Lectio Magistralis tenuta dal Prof. Attilio Scienza (in collegamento web),
Intanto: “le” Vinalia.
Erano due: le VINALIA RUSTICA (o ALTERA) che si celebrava il 19 Agosto nelle campagne attorno alla città di Tusculum e le VINALIA PRIORA (o URBANA) che, proprio il 23 Aprile, a Roma, celebravano la possibilità di bere, finalmente, il vino prodotto nell’anno precedente.
Due festività dedicate a Giove (e forse a Venere)
Poi il Vulcano Laziale, 600000 anni di storia 60Km di diametro e 1600Km^2 di superficie ricoperti da quasi 300Km^3 di materiali emessi (massimamente piroclastiti) in tre fasi eruttive.
Una storia che ha visto l’ultimo acuto 36000 anni fa e che oggi continua sommessamente (stante la quiescenza dell’apparato).
Sui suoi suoli profondi e particolarmente insensibili alle carenze idriche da migliaia di anni la viticoltura è ben più che semplice attività contadina, è Storia, Cultura, tradizione, geografia, paesaggio, cambiamento.
Dalle viti maritate di Etruschi e Romani ai tendoni degli anni ’70 i Castelli Romani con Frascati in prima linea hanno visto il Territorio mutare per motivi storici e sociali.
L’istituzione della prima DOC italiana (1967) ha quasi coinciso con uno spopolamento delle campagne e la perdita di una generazione di vignaioli e del rapporto tra Territorio e produzione.
I sistemi di allevamento sono stati adeguati alle crescenti richieste del mercato e gran parte del patrimonio ampelografico locale ha rischiato di andare perduto per sempre.
L’occhio troppo spesso poco lungimirante delle cantine sociali ha preferito la produttività della Malvasia di Candia alla Malvasia Puntinata, al Trebbiano Verde, al Bellone e l’enologia aggressiva e di correzione ha fatto scempio di quella di Qualità.
Reso poi merito ai due Santarelli che, uno nel pontino e uno sui Castelli Romani, tanto hanno fatto per ridare lustro alla Qualità vitivinicola del Lazio, il Prof. Scienza ha iniziato con le “bacchettate” sottolineando come ci sia ancora tanto lavoro da fare per capire non solo il vigneto ma anche quello che c’è intorno.
La vocazione di un Territorio, intesa come “costitutiva” e consapevole del tempo (la Storia) e dello spazio (il Territorio e la collettività che lo abita) è niente senza una visione ontologica dello stesso, che sia cioè rispettosa del suo valore culturale e che definisca quelle che sono le responsabilità del Produttore al suo interno.
E lo stesso vigneto va ripensato tenendo conto della storia evolutiva di quella vitis vinifera che da sempre ha ricercato “naturalmente” un tutore cui aggrapparsi.
È dunque sbagliato non solo non rimettere al centro i vitigni tradizionali ma anche pensarli senza un bosco intorno che favorisca lo scambio di informazioni, le interconnessioni tra piante.
E va ripensato il modo di lavorare i terreni salvaguardando il più possibile il microbioma, evitando gli scassi e limitando l’uso del rame.
Il Professore ha poi concluso sottolineando quello che gli inglesi indicano con il termine “eritage”, l’eredità intesa come memoria del patrimonio storico e culturale, un’eredità senza la quale, in futuro, ci ritroveremo a bere dei vini sicuramente buoni, stabili, che durano nel tempo ma che non avranno il carattere del Territorio dal quale provengono.
GLI ASSAGGI
Tre i vini in degustazione, in rappresentanza di tre areali differenti dell’enorme edificio del Vulcano Laziale.
Tre vini rigorosamente “coperti” (e non svelati) provenienti da Nord il primo, da Ovest il secondo e da Sud il terzo.
Tre vini che Jacopo Manni ha invitato a degustare pensando a come ciascuno possa rappresentare non tanto la tipicità di un suolo eterogeneo si ma non poi così tanto dal punto di vista geologico, quanto quella di areali differenti per esposizione e quota.
1600Km^2 non sono certo bruscolini: a Nord le propaggini dell’Appennino proteggono, a Ovest il mare è ben più che un lontano panorama, a Sud il calore è protagonista; tra i circa 100m slm delle vigne più basse e i circa 550 di quelle più alte ci possono essere anche 3° termici di differenza e tutto questo, il vino, lo racconta con dovizia di particolari.
Tre vini frutto di un’annata 2024 che ha rasentato la perfezione e che, se non fosse stato per le piogge di Settembre e Ottobre sarebbe potuta essere l’annata del secolo.
Veniamo comunque ai vini di cui non conosco le etichette e dei quali mi limiterò a darVi le mie solite impressioni azzardando quello che potrebbe essere il Produttore (ma senza fare nomi ché, se poi me dovessi sbajà, non leggereste mai più gli articoli che scriverò in futuro).
1. – figlio di un “dove” del Nord e aperto a quanto l’Est trasporta si presenta con un abito di sbarazzine freschezze.
Boschivo e profondamente piroclastico, veste intrecci di erbe aromatiche e macchia mediterranea su un tessuto floreale di mughetti.
La frutta ha il vegetale della nespola, la succosità del cedro e del pompelmo e l’immancabile firma della mandorla.
Il sorso è chiacchiera sbarazzino ma sottintende un domani di parole meditate, glicerico quanto serve a compensare il filo tagliente della sapidità e la vegetale, ortolana freschezza di lattuga.
Si congeda con un netto timbro salino, un ritorno piccante di rafano e la ceralacca con impresso il sigillo ammandorlato della Malvasia.
Non ne ho ovviamente la certezza ma mi sa tanto essere figlio dell’enologo più famoso e di quella sua cantina che sta sulla Frascati-Colonna, a sx subito dopo il semaforo.
Solo 87 Punti ma tanto divertimento.
2. – un Frascati del West, che gioca più sull’equilibrio (forse troppo) che sui duelli al sole.
In primo piano la frutta, con quella pesca succosa che però non si vergogna di un seme che è più mandorla delle mandorle.
Morbidezze dunque ben gestite a colpi di tufo e amaritudini di timo senza dimenticarsi dei cespugli di ginestra che sgretolano la copertura vulcanica nella quale le viti affondano le proprie radici.
Il sorso, sicuramente agile e ricco di dinamismo, paga un po’ lo scotto di quell’equilibrio di cui Vi dicevo, un equilibrio forse troppo ricercato (od ostentato) che, nel lungo finale che sottolinea la frutta ma non vuol far torto alla salinità mi fa dire: “mannaggia”.
Se dovessi azzardare il Produttore beh…potrebbe avere a che fare con profonde radici romane e altezze rappresentative all’interno del Consorzio.
85 Punti.
3. – il terzo vino viene dal Sud, conosce il Ponentino e porta in dote la mediterranea solarità è un soffio di mare.
Un po’ tronfio nel proporre la frutta matura matura chiude il percorso olfattivo con dei tratti singolarmente fumé introducendo un sorso profondo e sostanzioso più che agile e dinamico.
Più propenso a raccontare il sale del mare lontano piuttosto che il vulcano che ha sotto i piedi, di tale sapidità si dimentica nell’allungo lasciando spazio, in chiusura, al contrasto tra la sottile vena ammandorlata e le dolcezze di buccia di mela.
Non chiedetemi il “chi” o il “cosa”: non so proprio di che vino si tratti.
83 Punti.
E QUINDI?
E quindi GRAZIE a tutti!
Al Comune di Frascati (e in modo particolare all’Assessore Claudio Cerroni, vero motore della Manifestazione e maestro della comunicazione) e a tutti i Partners coinvolti, al Prof. Attilio Scienza per aver saputo ancora una volta allargare i miei orizzonti enoici, a Jacopo Manni per la conduzione della masterclass e per quanto sta facendo per il vino dei Castelli Romani, all’Azienda L’OLIVELLA (GIARDINO L’OLIVELLA) per l’ospitalità, allo Chef Claudio Carfagna per le emozioni che ha saputo mettere nei piatti e a tutto il personale di sala per la professionalità del servizio.
Appuntamento al 2026 (con, spero, più tempo a mia disposizione).
Roberto Alloi
VINODENTRO
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7 Maggio, 2025
Consorzio tutela vini d'Abruzzo: Alessandro Nicodemi rieletto Presidente
Assieme al nuovo CDA si vuole continuare a rafforzare la comune identità dell’enologia regionale, valorizzando al contempo i singoli territori.
Ortona, 26 aprile 2025_ Alessandro Nicodemi è stato rieletto Presidente del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo, si procede quindi nel solco della continuità.
Voglio ringraziare tutti i membri del Consiglio di Amministrazione per la rinnovata fiducia, è per me un onore rivestire questo importantissimo ruolo per la seconda volta e sono pronto ad accoglierlo con lo stesso impegno”, ha raccontato il presidente. “Posso dirmi soddisfatto per quello che si è riusciti a fare in questi anni ma sono estremamente consapevole delle numerose sfide che ci attendono soprattutto considerando il momento storico molto delicato che il settore sta attraversando.
Quando è stato eletto per la prima volta, nel 2022, Nicodemi è stato il primo produttore privato a diventare presidente del Consorzio, segnando un cambio epocale. Tra i tanti obiettivi raggiunti, il più significativo è sicuramente l’introduzione del “Modello Abruzzo”, una grande novità per tutto il mondo vitivinicolo italiano, con l’Abruzzo a fare da pioniere di un nuovo modo di concepire l’organizzazione delle denominazioni d’origine e delle IGP, più semplice e allo stesso tempo più dettagliata e più funzionale alla promozione sui mercati internazionali. Oltre a questo si è investito molto sull’internazionalizzazione – e gli ultimi dati export lo dimostrano, nel 2024 si sono raggiunti i 290 milioni di €, con un significativo balzo in avanti (+15,47%) sul 2023. Si è spinto inoltre per far conoscere al mondo la variegata eccellenza della vitivinicoltura abruzzese, non solo Montepulciano d’Abruzzo, ma anche Cerasuolo d’Abruzzo attualmente protagonista della scena o i bianchi autoctoni a partire dal Pecorino.
Presidente del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo Alessandro Nicodemi
Il mio obiettivo primario è quello di continuare il percorso iniziato, valorizzando l’essenza dei vitigni abruzzesi e lavorando instancabilmente per rendere i nostri vini protagonisti in tutto il mondo. Mi lascerò guidare sempre dall’ascolto, in un’ottica di apertura nei confronti di tutti i produttori e di tutti i territori.
Classe 1972, una laurea in Economia e Commercio, un trascorso da Ufficiale di Complemento nella Guardia di Finanza, nel 1997, a seguito della prematura scomparsa del papà, Alessandro, coadiuvato dalla sorella Elena, entra a pieno titolo nella Fattoria Bruno Nicodemi, azienda di famiglia e fra le più storiche del panorama enologico abruzzese, presente con il proprio marchio sin dal 1977, anni pionieristici per il vino regionale in bottiglia. Nicodemi è stato vicepresidente del Consorzio per 6 anni e nel 2011 insignito “Benemerito della vitivinicoltura italiana”, per aver arrecato un determinante contributo allo sviluppo della viticoltura ed alla valorizzazione della enologia italiana, ricevendo la prestigiosa Medaglia del Cangrande. Ricopre anche l’incarico di rappresentante regionale in seno alla Federazione Nazionale Prodotto Vitivinicoltura di Confagricoltura.
Ad affiancarlo in questo rinnovato incarico saranno i Vicepresidenti Lorenzo Di Ciano (Cantina Tollo) e Domenico Mastrogiovanni (Bio Cantina Orsogna), e gli altri membri del Consiglio d’Amministrazione, eletto durante l’Assemblea della scorsa settimana: Nicola Paolucci (Rinascita Lancianese), Vincenzo Bucci (Vinicola Villese), Miki Antonucci (Progresso Agricolo), Domenico Pasetti (Pasetti), Katia Masci (Valle Martello), Franco D’Eusanio (Chiusa Grande), Dino D’Ercole (Citra), Carlo Di Campli Finore (Viticoltori del Mediterraneo), Nicola Dragani (San Zefferino), Robertino La Monaca (Novaripa), Albino Lanci (Colle Moro) e Gennaro Matarazzo (Roxan).
Il Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo è stato istituito nel 2002 con Decreto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali per svolgere funzioni di tutela, valorizzazione e di cura generale degli interessi connessi alle denominazioni da esso tutelate. I soci sono oggi circa 250, rappresentanti di circa 6000 produttori di uve doc e igt. Il Consorzio tutela i vini a Denominazione di Origine Controllata e a Denominazione di Origine Controllata e Garantita: Montepulciano d’Abruzzo Doc, Trebbiano d’Abruzzo Doc, Cerasuolo d’Abruzzo Doc, Abruzzo Doc, Villamagna Doc, Controguerra Doc, Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo Docg. A partire dalla vendemmia 2024, con l’entrata in vigore del “Modello Abruzzo”, tutte le Igt sono state riunite nell’unica Igt Terre d’Abruzzo.
La Redazione
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7 Maggio, 2025
Sabato 10 maggio 2025. Torna in tutta Italia il Sabato del Vignaiolo
Torna a grande richiesta l’evento diffuso organizzato dalle Delegazioni locali della FIVI in quindici luoghi speciali della penisola dove incontrare Vignaioli e Vignaiole indipendenti, assaggiare i loro vini e conoscere i territori dove lavorano quotidianamente.
Sabato 10 maggio 2025 in tutta Italia sarà il Sabato del Vignaiolo, la giornata pensata dalla Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti per raccontare al pubblico e agli appassionati le realtà territoriali dei 1800 soci FIVI.
Le singole Delegazioni Locali incontreranno il pubblico in quindici appuntamenti diffusi su tutto il territorio italiano, organizzati spesso open-air, in altrettanti luoghi speciali.
Ogni Delegazione, per l’occasione, organizzerà un momento di incontro all’interno di un luogo dedicato – cantine e aziende agricole, ma anche luoghi d’arte o di particolare interesse territoriale – e accoglierà il pubblico con un format libero, dai banchi di assaggio alle masterclass, dai truck al pic-nic, accompagnati da musica o momenti di approfondimento, facendogli così scoprire i vini dei Vignaioli, il territorio e le sue vocazioni.
Per gli appassionati del vino, una giornata di festa e relax, ma anche di scoperta, in contesti suggestivi, realizzata grazie al supporto di Crédit Agricole Italia, partner di Fivi e punto di riferimento del settore vitivinicolo e agroalimentare italiano.
L’invito dunque è quello di scoprire quali sono gli eventi del Sabato del Vignaiolo più vicini a casa propria cogliendo l’opportunità di trascorrere una giornata in compagnia dei Vignaioli indipendenti, sorseggiando i loro vini e ascoltando le loro storie.
Friuli Venezia Giulia | Piazza XXIV Maggio – Cormons (GO)
Verona | Tenuta La Cà – Bardolino (VR)
Nord Piemonte | Balmetti di Ivrea (TO)
Langhe e Roero | Bra (CN)
Liguria | Villa Nobel – Sanremo (SP)
Oltrepò Pavese | Tenuta Frecciarossa – Casteggio (PV)
Piacenza | La Torretta – Sala Mandelli (PC)
Modena e Reggio Emilia | Az.Agr Cavaliera – Castelvetro di Modena (MO)
Marche | Villa Salvati a Monte Roberto (AN)
Umbria | Hotel Giò Wine e Jazz Area – Perugia (PG)
Lazio | Ex Cartiera Latina (Roma)
Campania | Castello di Castelevetere (AV)
Puglia | L’Astore Masseria – Cutrofiano (LE)
Calabria | Cantina Casa Comerci – Nicotera (VV)
Sicilia | Villa Filippina – Palermo (PA) Il programma completo è pubblicato online su https://fivi.it/sabato-del-vignaiolo/ La Redazione
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Verona | Tenuta La Cà – Bardolino (VR)
Nord Piemonte | Balmetti di Ivrea (TO)
Langhe e Roero | Bra (CN)
Liguria | Villa Nobel – Sanremo (SP)
Oltrepò Pavese | Tenuta Frecciarossa – Casteggio (PV)
Piacenza | La Torretta – Sala Mandelli (PC)
Modena e Reggio Emilia | Az.Agr Cavaliera – Castelvetro di Modena (MO)
Marche | Villa Salvati a Monte Roberto (AN)
Umbria | Hotel Giò Wine e Jazz Area – Perugia (PG)
Lazio | Ex Cartiera Latina (Roma)
Campania | Castello di Castelevetere (AV)
Puglia | L’Astore Masseria – Cutrofiano (LE)
Calabria | Cantina Casa Comerci – Nicotera (VV)
Sicilia | Villa Filippina – Palermo (PA) Il programma completo è pubblicato online su https://fivi.it/sabato-del-vignaiolo/ La Redazione