Soave e Soppressa. L’abbinamento perfetto tra due eccellenze del territorio veronese Arrow Right Top Bg

8 Aprile, 2025

Soave e Soppressa. L’abbinamento perfetto tra due eccellenze del territorio veronese

  Il mese scorso, insieme ad un gruppo di giornalisti e content creator, ho avuto il piacere di essere coinvolta da Ada Sinigalia in un’esperienza inedita di gusto: la prima edizione di «Soave e Soppressa – Un viaggio nei sapori della tradizione veronese». Giovedì 20 marzo la Strada del Vino Soave ha organizzato al Ristorante Tregnago 1908 di Montecchia di Crosara una serata aperta al pubblico, per far incontrare produttori associati e gli amanti delle tradizioni enogastronomiche locali. L’evento, a fronte del versamento di €15 tramite iscrizione online, offriva un’autentica immersione nei sapori del territorio, con una degustazione esclusiva di soppresse veronesi artigianali, ciascuna con la propria ricetta segreta, ed addirittura una soppressa affinata 9 anni, con sentori impensabili per la categoria di salumi a cui appartiene (addirittura maderizzati, come quelli di certi vini liquorosi!), prodotta dalla Macelleria Giuliatti di Arcole. Il presidente della Strada del Vino Soave, Stefano Alberti La soppressa veneta è molto più di un semplice salume: rappresenta un pezzo di storia gastronomica contadina, tramandata di generazione in generazione nella provincia di Verona, questa tradizione è ancora viva grazie a circa 300 aziende tra artigiani, agricoltori e agriturismi, che ogni anno producono oltre 500 soppresse, ciascuna con la propria ricetta distintiva, legata ai prodotti locali e alle usanze familiari. Scoprire la soppressa significa entrare nel cuore della tradizione veronese, apprezzarne le diverse interpretazioni e conoscere gli ingredienti che la rendono unica. La soppressa è il prodotto più rappresentativo tra i salumi veneti e veronesi. Dalla forma leggermente arcuata, è tenera e compatta, ed ha un peso tra 1,5 e 3 chilogrammi. Vari sono i luoghi di produzione, dalla pianura alla montagna, e varie sono le ricette che rendono il sapore della soppressa così ricco di sfumature, più dolce e delicato, oppure più deciso e speziato. L’origine dell’insaccato sembra sia nel Vicentino, nella zona di Valli del Pasubio, dove ad agosto si svolge da oltre 50 anni la Sagra del Salame. In questa provincia la Soprèssa (con una sola p) veneta ha ottenuto la DOP. Da qui la produzione si è estesa anche alle province di Verona, Treviso, Padova e Rovigo. Per insaporire le carni, nella sopressa, oltre al sale, al pepe e all’eventuale aglio, vengono aggiunte altre spezie secondo la miscela segreta di ciascun produttore. La stagionatura può essere varia mediamente dai 6 ai 12 mesi, a seconda che la si voglia consumare più o meno morbida (ma può anche superare i due anni, come ha fatto – anche abbondantemente – quella offerta in degustazione da Giuliatti). Al taglio il colore della fetta è rosa scuro, senza divisioni nette tra carne e grasso. Le fette andrebbero tagliate almeno di mezzo centimetro di spessore, altrimenti si rompono. Consistenza decisamente più soda, ma profumi altrettanto affascinanti sono quelli che ho poi trovato nel Culatello della Macelleria del Contadino di Montecchia di Crosara. Il giovane ed entusiasta titolare Enrico Martinelli me ne ha descritto così la produzione Il cuore del prosciutto viene salato per una ventina di giorni e insaccato nella vescica. Dopo circa 18 mesi di stagionatura, una volta tolta la vescica, viene pulito e messo in ammollo, sempre per venti giorni, nel vino rosso. Proprio questo passaggio finale gli dona il caratteristico color violaceo all’esterno, oltre ad un gusto pieno, morbido e speziato. Per accompagnare questi deliziosi salumi, niente di meglio del Soave delle cantine presenti: Ca’ Rugate di Montecchia di Crosara, Corte Moschina di Roncà, Cantina di Soave, Tenuta Sant’Antonio di Lavagno e Vicentini Agostino di Colognola ai Colli. Di quest’ultima mi ha colpita anche il secondo vino in degustazione: l’Exemplum, un trebbiano che compie il suo percorso solo in acciaio, ma che sorprende con la propria ricchezza di frutto e la propria elegante sapidità. Altro vino “off-topic” rispetto al tema della serata, ma che desidero citare per l’accoglienza strepitosa in cantina che la titolare Patrizia ha riservato al nostro gruppo prima di arrivare al ristorante, è il Metodo Classico Riserva Lessini Durello di Corte Moschina, ottenuto al 100% da uve Durella maturate sui terreni vulcanici rocciosi a matrice basaltica delle colline di Roncà. Ne derivano, dopo gli oltre 60 mesi sui lieviti, sentori di grafite e pietra focaia che accompagnano splendidamente le note di fiori bianchi e frutta secca. Visto che anche gli ulivi, come le viti, traducono con il linguaggio delle proprie cultivar i segni distintivi del territorio su cui crescono, val la pena citare l’unico produttore di olio presente, il Frantoio Fornaro di Montecchia di Crosara, la cui varietà di olivo lavorata prevalentemente è quella del grignano. Se lavorato a maturazione perfetta, come quello che mi ha offerto in degustazione la titolare Katia, si percepisce distintamente una nota agrumata di buccia di limone verde, fresca ed elegantemente amaricante. Non lascio il Ristorante Tregnago senza portarmi a casa come souvenir la torta Reciotina di Marco Tessari dell’omonimo panificio di Monteforte d’Alpone, che dalla sua fondazione, nel 1940, con esperienza e voglia di crescere ha perfezionato la propria arte attraverso corsi di formazione, confronti con grandi maestri della panificazione e della pasticceria ed investimenti in attrezzature moderne. Il risultato? Prodotti che raccontano la storia e i sapori della terra veronese, come – appunto – la memorabile Reciotina, che conta tra i propri ingredienti il pregiato Recioto di Soave DOCG, vino passito simbolo della zona. Dal momento della sua costituzione nel 1999, la Strada del Vino Soave ha valorizzato i suoi numerosi soci (oggi ne conta un centinaio!) all’interno di un percorso ideale di circa 50 kilometri, oltre che all’interno di un comprensorio produttivo tra i primi in Italia ad essere riconosciuto Paesaggio Rurale di interesse storico. Qui è possibile ammirare paesaggi e borghi, assaggiare piatti tipici e lasciarsi coccolare dall’ospitalità delle persone. Di questi deliziosi assaggi e di questa calorosa ospitalità io ho ricevuto un prezioso concentrato in un solo giorno. Per questo ringrazio di cuore Ada Sinigalia. A presto, Ada!   Adele Gorni Silvestrini Mi trovi su Instagram @adelegornisilvestrini Passi in cantina
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Vinitaly 2025. Prima volta insieme di due commissari UE Arrow Right Top Bg

7 Aprile, 2025

Vinitaly 2025. Prima volta insieme di due commissari UE

VERONAFIERE CENTRO DEL DIALOGO EUROPEO SUL VINO   Oggi in visita a Veronafiere il Commissario europeo all’Agricoltura e allo Sviluppo rurale, Christophe Hansen, e Commissario europeo per la Salute e il Benessere degli Animali, Olivér Várhelyi, invitati dal ministro all’Agricoltura, Francesco Lollobrigida.   Tenteremo in ogni modo la de-escalation delle tensioni commerciali con gli Stati Uniti. I dazi stanno danneggiando agricoltori, business e consumatori in entrambe le sponde dell’Atlantico, e non è nell’interesse di nessuno. Dobbiamo evitare la spinta inflattiva generata dai dazi, spero prevalga il buon senso. Lo ha detto oggi il commissario europeo all’Agricoltura e lo Sviluppo rurale, Christophe Hansen, per la prima volta in visita a Vinitaly, invitato dal ministro all’Agricoltura, Francesco Lollobrigida. L’attuale contesto politico europeo favorirà il dialogo e i negoziati con altri Paesi terzi, inclusa l’India. Questa pressione internazionale deve essere usata per aprire nuovi mercati. In questo senso il Commissario ha elencato le principali azioni di “diplomazia agroalimentare”: «A giugno porterò una delegazione di produttori europei in Giappone, un mercato molto florido con cui abbiamo un accordo commerciale. Dobbiamo chiaramente lavorare anche su altre parti del mondo, a partire dal Mercosur che è una destinazione molto interessante anche per i prodotti alimentari di alta qualità. Tra gli altri Paesi target l’India, un mercato dal potenziale molto alto ancora da sfruttare per il nostro settore». In merito al Pacchetto Vino presentato giorni fa, Hansen si è detto «ottimista, l’iter di approvazione dovrebbe andare veloce, spero entro l’autunno. Il Pacchetto contiene già delle misure per la semplificazione della promozione». In visita a Vinitaly insieme ad Hansen, anche il Commissario europeo per la Salute e il Benessere degli Animali, Olivér Várhelyi. È la prima volta che due Commissari europei partecipano congiuntamente a Vinitaly, a conferma della centralità del salone internazionale dei vini e dei distillati come piattaforma istituzionale di dialogo e confronto tra Unione Europea, ministeri, associazioni e imprese. Nel corso dell’incontro con il presidente di Veronafiere Federico Bricolo e il direttore generale Adolfo Rebughini, i Commissari europei hanno manifestato il loro interesse sulle dinamiche di mercato, sulle attività internazionali e sul ruolo di Vinitaly come strumento di sistema per la promozione del vino italiano nel mondo. Al centro del confronto anche le strategie di investimento per affrontare le trasformazioni del comparto vitivinicolo, con particolare attenzione a sostenibilità, semplificazione normativa e apertura di nuovi mercati.   La Redazione
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Vinitaly, Tajani. Oggi il consiglio EU scongela la lista prodotti USA per i contro dazi Arrow Right Top Bg

7 Aprile, 2025

Vinitaly, Tajani. Oggi il consiglio EU scongela la lista prodotti USA per i contro dazi

NO A DAZI SU WHISKY PER SCONGIURARE RITORSIONI SU VINO Probabilmente oggi il Consiglio Europeo sceglierà di ‘scongelare’ una vecchia lista di prodotti americani da sanzionare con l’aumento dei dazi. Riteniamo che non debba essere inserito il whisky, che porterebbe a dazi più forti sul vino. Lo ha detto oggi il ministro per gli Affari Esteri, Antonio Tajani, al Vinitaly di Verona, in collegamento da Bruxelles per la riunione dei ministri del commercio europei. C’è grande unità a livello europeo per evitare che ogni Stato tratti per sé. Mi pare ci sia convergenza anche da parte della Commissione Ue sulla necessità assoluta di non scatenare una guerra commerciale. La speranza è quella di arrivare a zero dazi Usa e zero Ue, per dar vita a un grande spazio economico libero di mercato Ue-Usa, per favorire la crescita dell’economia. Il ministro Tajani ha annunciato anche un nuovo piano per cercare nuovi settori dove aumentare le esportazioni: Organizzeremo iniziative per esplorare nuovi mercati e recuperare tutto ciò che si può dal danno dei dazi americani . Saremo in India questa settimana, anche con la partecipazione del presidente di Veronafiere, Federico Bricolo. Successivamente a Caserta per un business forum con gli olandesi e poi in Giappone, in attesa della missione del Presidente del Consiglio Meloni negli USA. L’Italia vuole essere protagonista all’interno di una strategia per favorire non soltanto il nostro Paese ma l’intera Europa. Alla video-conferenza con i giornalisti, hanno partecipato anche il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, il presidente di Agenzia ICE, Matteo Zoppas, e l’onorevole Maria Paola Boscaini. Come anticipato dal ministro Tajani, Veronafiere sarò presente con il presidente Bricolo e il direttore generale Adolfo Rebughini, il 10 e l’11 aprile, a New Delhi per il Forum imprenditoriale scientifico e tecnologico Italia-India. Il paese asiatico fa già parte del piano di sviluppo internazionale della Fiera di Verona che lo scorso 9 marzo ha organizzato, proprio a New Delhi, la prima edizione di Vinitaly India Roadshow.   La Redazione
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7 Aprile, 2025

Nasce Contrada Monte Serra Etna DOC Bianco. Il nuovo bianco di Benanti che completa la trilogia del Carricante

  In anteprima a Vinitaly 2025, il nuovo bianco firmato Benanti racconta l’identità luminosa ed elegante del versante sud-est dell’Etna, chiudendo il cerchio di un progetto territoriale unico Sul versante Sud-Est dell’Etna, nel territorio di Viagrande, si trova la Contrada Monte Serra: un’area storica per la famiglia Benanti e oggi culla del nuovo Contrada Monte Serra Etna DOC Bianco, presente in anteprima a Vinitaly 2025. Antonio e Salvino Benanti alla guida dell’azienda partecipata da Brave Wine, la holding del vino fondata dall’imprenditore Renzo Rosso Questo vino segna il compimento di un progetto nato per raccontare, attraverso il Carricante, le tre anime storiche di questo vitigno nobile e schivo: Etna Est, Etna Sud-Ovest ed Etna Sud-Est . Dopo le etichette Contrada Rinazzo da Milo, e Contrada Cavaliere da Santa Maria di Licodia, Benanti aggiunge un nuovo tassello con un vino che riflette tutta la delicatezza e l’energia del versante sud-orientale, chiudendo idealmente il cerchio della propria ‘mappa del Carricante’. A Monte Serra, l’origine stessa del progetto Benanti, il Carricante trova una voce nitida e contemporanea. I suoli, nati dallo sgretolamento di materiali lavici di un’eruzione millenaria dell’omonimo cratere, sono sabbiosi, profondi e ricchi di minerali, con poca presenza di scheletro e un’eccezionale capacità drenante. Enzo Calì, enologo dell’azienda In Contrada Monte Serra le rese sono naturalmente basse e le pendenze del terreno richiedono grande maestria: servono mani esperte, conoscenza del luogo e grande attenzione quotidiana. La vicinanza al Mar Ionio ci regala ventilazione costante e una luminosità ideale, fattori che contribuiscono alla sanità delle uve e a una maturazione lenta e regolare del frutto. Il vigneto, giovane ma già molto promettente, è allevato ad alberello etneo ad alta densità e nasce da un’attenta selezione clonale e di portainnesto. Questo approccio favorisce una sana competizione tra le piante e ci consente di ottenere uve di grande qualità. La vendemmia, che avviene alla terza decade di settembre, è manuale. Le uve vengono diraspate e pressate intere con spremitura soffice, come da nostra consuetudine. In cantina, Benanti prosegue il suo percorso di fedeltà al terroir: la fermentazione avviene in acciaio a temperatura controllata, utilizzando un lievito autoctono selezionato negli anni all’interno dei vigneti aziendali. Il vino matura poi per 12 mesi in vasca sulle fecce fini, con bâtonnage periodici, e affina ulteriormente 6 mesi in bottiglia. Contrada Monte Serra Etna DOC Bianco si presenta con un luminoso giallo paglierino e riflessi verdi. Al naso esprime tutta la delicatezza del Carricante: zagara, mela verde, timo, scorza d’agrumi. Con l’evoluzione, emergono sentori di mela gialla, pietra focaia, idrocarburo, lievi note mielate. Al palato è teso, sapido, profondamente minerale, con una freschezza che accompagna una lunga persistenza agrumata. Da sempre, Benanti nutre una profonda passione per il Carricante, vitigno autoctono che ha saputo interpretare in chiave identitaria, elegante e longeva. Dall’iconico Pietra Marina Etna Bianco Superiore – riconosciuto a livello internazionale come uno dei grandi bianchi d’Italia – fino agli spumanti metodo classico Noblesse e Noblesse 48 mesi, Benanti ha costruito un percorso coerente, rigoroso e innovativo dedicato a questa varietà. Il nuovo Contrada Monte Serra Etna DOC Bianco si inserisce con naturalezza in questo racconto, aggiungendo una nuova sfumatura al profilo del vitigno e del territorio. Con questo nuovo vino, Benanti non solo completa la sua trilogia di bianchi di Contrada, ma rafforza una visione che da sempre guida il suo lavoro: raccontare l’Etna nella sua interezza, nella sua complessità, nella sua autenticità. “Benanti, l’Etna nella sua completezza” non è solo un’affermazione, ma una filosofia produttiva che si traduce in eleganza, autenticità e rispetto assoluto per la terra. A Vinitaly 2025, presso lo stand Benanti (Pad. 2 Corridoio A Stand 4), il nuovo Contrada Monte Serra Etna DOC Bianco si svelerà in anteprima: un’ulteriore testimonianza della visione della cantina, che continua a raccontare l’Etna in tutta la sua luminosa complessità.   La Redazione
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Vermentino Grand Prix 2025. Ecco la top ten dei Vermentini della DOC Maremma Toscana Arrow Right Top Bg

7 Aprile, 2025

Vermentino Grand Prix 2025. Ecco la top ten dei Vermentini della DOC Maremma Toscana

  Si è tenuta a Castiglione della Pescaia la sesta edizione del concorso, voluto dal Consorzio per valorizzare le potenzialità di questo vitigno
La top ten sarà in degustazione a Vinitaly, dove il Consorzio è presente con tante nuove annate e una collettiva di Aziende. La sesta edizione del Vermentino Grand Prix si è svolta a Castiglione della Pescaia (Grosseto) nei giorni scorsi. Un appuntamento ormai consolidato e promosso dal Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana che continua il percorso di valorizzazione di questo vitigno. Il presidente del Consorzio Francesco Mazzei. Oltre il 30% dei vini della DOC Maremma Toscana sono ottenuti con il vitigno Vermentino, in larghissima parte presentato in purezza, il che fa della Maremma l’enclave più importante della regione per la produzione di vini bianchi I vini da esaminare sono stati 67, gran parte dei quali delle annate 2024 e 2023, ma si è andati indietro fino alla 2019. Di questi, la grande maggioranza è elaborata in acciaio, ma non mancano quelli dove sono utilizzati ovetto in cemento, anfora, cocciopesto oppure – per una minima parte – legno. Erano 12 i Vermentini con la menzione Superiore, undici dei quali annata 2023 e uno 2022, e 4 di questi sono rientrati nella Top Ten. Nella top ten di questa edizione le referenze fanno tutte riferimento ad annate non recenti e quattro di queste hanno la menzione Superiore ciò a testimonianza che si tratta di un vitigno con ottime potenzialità di invecchiamento. Il Vermentino è un vitigno di mare che in Maremma ha trovato la sua culla ideale, capace di esprimere sfumature diverse a seconda del suolo, dell’altitudine e della vicinanza al mare. È un vino in continua crescita, su cui i produttori stanno investendo con convinzione, certi delle sue grandi potenzialità. Ritengo che il Vermentino, per la sua complessità e personalità, possa ambire a confrontarsi con i grandi bianchi – e non solo – a livello internazionale. L’introduzione della menzione Superiore rappresenta un ulteriore passo avanti per valorizzare al meglio la qualità e la ricchezza espressiva di questo vitigno, uno dei veri marcatori identitari della nostra Denominazione. Come nelle scorse edizioni, i vini – tutti Maremma Toscana DOC Vermentino – avevano una presenza minima del vitigno all’85%, per la maggior parte ottenuti in purezza e solo in pochi casi con aggiunta di altre varietà come Viognier, Sauvignon o Trebbiano. La “Top Ten” 2025 dei Vermentini Maremma Toscana DOC è composta da, in ordine alfabetico per azienda: Cantina Vignaioli di Scansano – Vermentino Superiore 2023  “San Bruzio”, Castelprile della Volpaia – Vermentino Superiore 2023 BIO “Castelprile”, Cupirosso – Vermentino 2022 BIO “Audace”, Fattoria di Magliano – Vermentino 2023 BIO “Pagliatura”, Giovanni Valentini – Vermentino Superiore 2023 “Veive”, Podere Poggio Bestiale – Vermentino 2023 “PerLelo”, Poggio Levante – Vermentino 2019 “Unnè”, Tenuta Casteani – Vermentino Superiore 2023 BIO “Maremmano”, Tenuta Dodici – Vermentino 2023 “Solo”, Tenuta Pietramora di Colle Fagiano – Vermentino 2023 “Limite”. Luca Pollini Direttore del Consorzio Il Vermentino Grand Prix è un’iniziativa che ci consente di mettere alla prova questo vitigno e ogni volta rimaniamo piacevolmente sorpresi. Per la prima volta uno dei 10 vini della Top Ten ha oltre cinque anni di età – appartiene addirittura all’annata 2019 – una bella conferma delle potenzialità e della longevità del Vermentino della nostra Denominazione. Anche i numeri sono dalla sua parte: in Maremma si trova il 50% degli ettari coltivati in Toscana con questa varietà. Degli oltre 1070 ettari presenti sul nostro territorio – con un incremento di 100 ettari rispetto allo scorso anno – quasi il 60% delle superfici ha meno di 13 anni e oltre il 40% non arriva a otto anni, si tratta quindi di impianti relativamente giovani, segno che i produttori continuano a dare fiducia a questo straordinario vitigno. La giuria del Grand Prix, presieduta da Luciano Ferraro – Vice Direttore del Corriere della Sera – è composta da una selezione di rappresentanti di ristoranti stellati della Maremma e di Enoteche (Caino, Il Pellicano e Enoteca Castiglionese), da tre enologi consulenti – Graziana Grassini, Luca Cantelli e Gabriele Gadenz – e da altri tecnici di settore. IL DEBUTTO DELLA TOP TEN 2025 A VINITALY La top ten selezionata durante il Vermentino Grand Prix 2025 sarà per la prima volta in degustazione in occasione dell’imminente Vinitaly, allo stand del Consorzio (Padiglione 9 Stand B16). Insieme ai vini vincitori al banco consortile ci saranno 77 vini di 44 diverse aziende per offrire una panoramica della Denominazione. Presenti inoltre, con una propria postazione, una collettiva di produttori di nove aziende: La Chimera d’Albegna, Le Lupinaie, Podere Poggio Bestiale, Giovanni Valentini, Fattoria Il Casalone, Poggio Brigante, Col di Bacche, Tenuta Agostinetto, Val del Melo. Si potranno conoscere i bianchi, a partire dai numerosi Vermentino e Vermentino Superiore fino all’Ansonica e al Trebbiano e agli internazionali Chardonnay e Sauvignon; ci saranno anche i rosati a base Sangiovese e Alicante e i rossi, cominciando con gli autoctoni Ciliegiolo (tutti in purezza), Alicante e Sangiovese, passando per i blend in stile Supertuscan fino agli internazionali Cabernet Sauvignon, Cabernet franc, Merlot, Syrah e Petit Verdot, in purezza o in taglio bordolese. Nelle giornate del 7 e 8 aprile si potranno inoltre scoprire i sapori della cucina toscana con la degustazione di Tortello Maremmano in abbinamento al Vermentino Superiore DOC Maremma Toscana e ai Morellino d’Annata, presso lo stand del Consorzio Morellino di Scansano. L’iniziativa è organizzata con l’Associazione per la Tutela e la Promozione del Tortello Maremmano, istituita su iniziativa di Confesercenti Grosseto. La Redazione
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Trattoria della fortuna. Un pranzo che porta tanta fortuna e qualche chilo di più Arrow Right Top Bg

7 Aprile, 2025

Trattoria della fortuna. Un pranzo che porta tanta fortuna e qualche chilo di più

A Monterotondo c’è un posto che non promette miracoli, ma li cucina. Qui affascinato dalla targa in pietra con il nome di Trattoria della fortuna entro e trovo ad accogliermi sorridente Francesca, titolare e chef di questo posto che promette bene. Se il nome non vi dice abbastanza, sappiate che qui la fortuna è quella di trovare ancora posto dopo le prime tre portate. Perché Francesca mi avverte, mangerò tanto e sicuramente bene. Non ci sarà cintura dei pantaloni che resisterà. Io da critico gastronomico e da essere umano con stomaco elastico mi sottoporrò con grande felicità alla degustazione che Francesca mi regalerà convinto che oggi la fortuna mi abbia baciato. Iniziamo con il resoconto di un pranzo che sicuramente avrebbe messo alla prova anche il più allenato dei buongustai. Mi siedo e arriva l’entrée quello che non manca mai in un ristorante che si rispetti. Un’oliva impanata con ricotta e ‘nduja. In pratica, la classica oliva all’ascolana è stata rapita, rivoluzionata e riportata in tavola in versione gourmet con dolcezza della ricotta che flirta con la piccantezza assassina della ‘nduja. Un boccone strepitoso, che dura qualche secondo, che crea dipendenza e ne vorresti subito dopo un’altra. Ma è un’entrée e quindi ahimè dovrò solo conservarne il piacevole ricordo. Ora il gioco inizia a farsi serio e Francesca inizia a svelarmi la sua creatività ai fornelli. Arrivano delle bellissime ciambelle fritte con coda alla vaccinara, cacao e pecorino. Si avete capito bene, io stesso quando ho visto il cacao ho chiesto a Francesca se ci fosse stato un errore in cucina. Dolce e salato, morbido e croccante, grasso e ancora più grasso.  Un mix che sulla carta sembra una follia e invece funziona e alla grande, come il ritornello di una hit estiva cantata a squarciagola in macchina con braccio fuori dal finestrino. Ti entra in testa, nel cuore, e non lo levi più. Francesca sicuramente ha giocato sporco e lo ha fatto con un piatto che sta a metà tra la tradizione romanesca e il colpo di genio da osteria senza paura. Al primo morso, primo shock: la ciambella è perfettamente croccante fuori e soffice dentro, il fritto non sovrasta, anzi, fa da tappeto neutro per quello che arriva dopo. Poi ecco la regina del piatto, la coda alla vaccinara: untuosa, ricca, con quella dolcezza di fondo che si lega al cacao in un abbraccio perfettamente studiato.  Il pecorino, quasi intimidito, entra in punta di piedi, dà contrasto, equilibrio e chiude il boccone con una spinta di sapidità che non fa rimpiangere nulla. Un piatto che sicuramente funziona perché non ha paura di osare, perché prende elementi che sulla carta potrebbero esplodere nel caos e li mette in fila e in equilibrio come un funambolo esperto su un filo sottilissimo di golosità. C’è tutto: dolce, salato, sapido, croccante e morbido. Sicuramente un colpo di scena per iniziare questa degustazione che ha lasciato il segno. Brava Francesca, mi alzo vado in cucina applaudo per questa sorprendente e gustosa meraviglia. Arriva il primo, quello che non ti aspetti, non a Monterotondo. Un piatto che forse suona classico ma non lo è affatto: fusillotti di Gragnano con genovese di coniglio.  Il risultato? Beh, sicuramente qualcosa di bello da vedere ma sicuramente ancor più bello dopo aver mangiato il primo boccone. Francesca ha preso la genovese regina dei sughi lenti e delle cotture pazienti e l ha stravolta con un tocco di eleganza rustica: niente manzo, qui il protagonista è il coniglio. Un sugo denso, avvolgente, che avresti voglia di bere direttamente dal piatto. Il profumo del piatto racconta già la sua storia: cipolle stufate fino a diventare crema, carne tenerissima che si sfalda alla forchetta, fusillotti di Gragnano che fanno il loro dovere assorbendo tutto questo ben di dio. Il primo boccone è sempre quello che conta, quello che ti invita a continuare. La dolcezza della cipolla avvolge il palato come un abbraccio materno, mentre il coniglio, delicato ma presente, aggiunge profondità e una leggerezza sorprendente rispetto alla versione tradizionale. Il formato di pasta sicuramente è quello giusto: ruvido, poroso perfetto per non perdersi nemmeno una goccia di questo sugo strepitoso. Un piatto che gioca con la tradizione senza rinnegarla, che porta in tavola la pazienza di una cottura lunga e la sorpresa di un ingrediente meno scontato. Un piatto che mi ha lasciato senza parole, che mi ha portato ad urlare: brava Francesca, lasciando tutti senza parole. Ma non potevo non farlo.   Poi arrivano i marubini cremonesi in brodo di gallina, un piatto nordico che invece si presenta bene anche qui a Monterotondo. Ripieni di brasato di vitello, maiale, salame, mortadella, parmigiano, noce moscata e pepe. Il parmigiano ovviamente non serve per questo piatto, si mangia così nudo e crudo.  Un raviolo che ha visto cose, vissuto esperienze, probabilmente combattuto in guerra e vinto. Il brodo è puro abbraccio, il ripieno un bignami di comfort food e sapore indelebile. Sicuramente un piatto che non va mangiato ma vissuto. Un piatto che diventa una macchina del tempo e mi riporta ai pranzi domenicali di un’Italia che sa ancora cucinare con il cuore. Inizio con il primo cucchiaio e inizia la poesia: un brodo limpido, dorato, profumato, come una carezza d’inverno. La gallina ha fatto il suo dovere regalando profondità e calore senza eccessi di grassezza Il marubino è il protagonista del piatto con una sfoglia sottile, con un ripieno saporito, sfavillante, un concentrato di gusto e tradizione. Quando Francesca mi elenca: brasato di vitello e maiale, la interrompo e le dico ma davvero c’è tutto questo? Un piatto che non ha bisogno di mode o reinterpretazioni, perché nella sua forma originale: è già perfetto. Un piatto che ti lascia esser cullato dal brodo e ti riporta al passato come una dolce carezza. A questo punto capisco che l’idea di un pranzo leggero e veloce è stata accoltellata alla seconda portata. Arriva il secondo se vogliamo chiamarlo così. Lingua di vitello sottilissima, cotta a bassa temperatura, con salsa tonnata, maionese aioli e salsa verde. Salse che dire ottime non ripaga il complimento. La carne è tenerissima, il mix di condimenti è da urlo e a questo punto ho già superato la soglia della sazietà. La lingua di vitello è uno di quei piatti che o lo ami o non l’hai mai assaggiato fatto come si deve. Sicuramente quello preparato da Francesca è un piccolo capolavoro. Si presenta davvero sottilissima, quasi vellutata. Niente stopposità, niente timore di un boccone troppo impegnativo: la carne è morbidissima, delicata che quando arriva al palato si scioglie senza nemmeno deciderlo. Sicuramente il colpo da maestro Francesca lo ha dato con le salse, la salsa tonnata cremosa e sapida al punto giusto, la salsa aioli aggiunge un tocco pungente e profumato e la salsa verde, fresca e acidula, perfetta per bilanciare il tutto. Un piatto che gioca con i contrasti e vince su tutta la linea. Sicuramente Francesca ha dimostrato che la tradizione, se tratta con tecnica e rispetto, può essere pura eleganza. Dovrei mollare, forse ma io resisto, sono qui per degustare e vado avanti. Si continua con un bombon di cioccolato e liquore di strega, piccolo, ingannevole, carico di personalità. Poi arriva la zuppa inglese, quella tradizionale, fatta come una volta, che chiude il pasto come un buon film: dolce, leggermente alcolica e perfettamente equilibrata. Un caffè per rimanere cosciente e l’idea di un pisolino direttamente al tavolo diventa estremamente allettante, ma Francesca per tenermi sveglio si siede con me e iniziamo a chiacchierare piacevolmente. La trattoria della Fortuna è un posto per chi ama la tradizione, le porzioni generose e il buon gusto senza troppi fronzoli. Qui si mangia con soddisfazione, senza paura, senza l’ansia da cucina minimal e con la consapevolezza che uscire con la fame è impossibile. Sicuramente da andarci con amici che mangiano sul serio. Qui non c’è spazio per chi assaggia e basta. Roberto Silvio De Pascale Mi trovi su Instagram come unpuglieseinterrapontina Il buon vivere  
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7 Aprile, 2025

Benny School. Oltre lo Champagne

L'effervescenza italiana che conquista il mondo! Cari enoappassionati, quante volte abbiamo alzato un calice per brindare, magari a un successo o a un'occasione speciale, e abbiamo subito pensato allo Champagne?
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6 Aprile, 2025

Pertinace incontra l'arte nelle rassegne di Area Contesa Arte

In genere si dice che l’arte si contempla mentre il cibo si consuma. Perché contemplare un cibo o anche un vino quando è lì per essere consumato? Non si mangia certo dinanzi un’opera d’arte ma, magari, per contemplarla meglio occorre il giusto animo. Occorre che la mente sia scevra da preconcetti, sovrastrutture, pregiudizi. Allora, perché non guardare l’opera con in mano un calice di buon vino? Unire arte e vino non vuol dire, nella maniera più assoluta, pensare che anche il vino sia opera d’arte e il vignaiolo un artista. Arte e vino si possono unire per assecondare la convivialità da un lato, il proprio spirito dall’altro. Grazie alla collaborazione con Area Contesa Arte di Via Margutta a Roma, i vini di Pertinace, meravigliosa azienda di Treiso, piccolo paese vicino Cuneo noto per aver dato i natali all’imperatore Pertinace, hanno accompagnato ben tre rassegne, presentate nelle sale Botero e Picasso, presentate da Teresa Zurlo con la direzione artistica di Tina Zurlo. Le tre rassegne, Oregon Blu, Premio Internazionale Artemisia Gentileschi e Antiquas (Mario Russo) hanno visto come madrina Adriana Russo e critici d’arte il Principe Alfio Borghese e Mario Salvo La forte empatia e l’energia dei presenti accorsi numerosi e curiosi, decisamente palese e palpabile ha rappresentato il giusto corollario per un progetto, quello di Galleria Arte Contesa, che volge verso il diverso rispetto di tutte le altre gallerie di Roma, ponendole come avanguardia nella kermesse di Via Margutta. Grande successo per i vini di Pertinace soprattutto Arneis che ha trovato nel Principe Borghese critico d’arte e grande amico della Galleria il suo più grande estimatore. Non poteva essere così per un vitigno piemontese che fa della morbida sensualità, pur rimanendo vivo e verticale, il suo punto di forza. Anche la Barbera d’Alba, un vino identitario del Piemonte con un semplice passaggio di 9 mesi in botti di rovere di Slavonia, ha destato grande interesse. Un vino che, grazie alla sua duttilità, può accompagnare pasti giornalieri con situazioni più strutturate. Due vini, tre rassegne, tante persone, immensa partecipazione. Un meraviglioso esempio di amplificazione dei sensi. Un grazie a tutti i partecipanti, a Tina e Teresa Zurlo e, ovviamente a Marco Sargentini, colonna portante di questi eventi. Se non l’aveste ancora letto, l’articolo che parla di Pertinace e qui Ivan Vellucci  
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Tonnino presenta il nuovo Ceuso Bianco 2023 DOC Alcamo Arrow Right Top Bg

6 Aprile, 2025

Tonnino presenta il nuovo Ceuso Bianco 2023 DOC Alcamo

  La cantina di Alcamo sarà presente al Vinitaly dal 6-9 aprile  L’azienda Tonnino inizia il nuovo anno con una novità che si posiziona all’apice della produzione enologica e che rappresenta un tributo alla DOC Alcamo. Solo 1.200 bottiglie per questo vino che ha nel Catarratto l’anima del territorio e nel nome l’eterno ricordo di Giacomo Tachis. La famiglia Tonnino attende la primavera con il Ceuso Bianco 2023, un vino nato nelle campagne della Sicilia Occidentale e che vuole offrire un tributo alla DOC Alcamo, rilanciando la storia di Ceuso, iconico vino frutto dell’ingegno di Giacomo Tachis negli anni ’90. Un’etichetta nata per rappresentare al meglio l’identità e l’eccellenza del territorio e che aspira a diventare il punto di riferimento per la sua produzione enologica per offrire ai consumatori un’esperienza autentica e raffinata Antonio Tonnino Con il Ceuso Bianco Alcamo DOC, abbiamo voluto creare un vino che rappresentasse al meglio la nostra terra e la nostra filosofia produttiva, basata sul rispetto della biodiversità e sull’innovazione sostenibile. Siamo orgogliosi di condividere questo nuovo traguardo della nostra produzione. Ceuso Bianco è il frutto di un’attenta selezione di uve da soli vitigni autoctoni che da secoli raccontano la storia della viticoltura siciliana. Grazie al clima mediterraneo, ai terreni sabbiosi e calcarei e all’influenza delle brezze marine, il vino si distingue per freschezza, mineralità ed eleganza: la produzione di Ceuso bianco segue rigorosi standard qualitativi, rispettando il disciplinare della DOC Alcamo e adottando pratiche sostenibili per preservare l’integrità del territorio Abbiamo iniziato la nostra avventura vent’anni fa e ultimamente ci siamo concentrati per sviluppare un nuovo racconto nel territorio dove mio nonno ha dato vita a tutto questo – precisa Antonio – la viticoltura qui esiste da secoli ed coi bagli come Ceuso ci ricordano la responsabilità di prendersi non solo cura di questi luoghi ma di farli conoscere. Il nuovo vino che prosegue il progetto iniziato con l’acquisto di Baglio Ceuso ed il rilancio di Ceuso Rosso, etichetta leggendaria ideata dal celebre enologo Giacomo Tachis nel 1995, riprende in pieno il disciplinare di produzione dell’Alcamo DOC dove viene messo al centro il Catarratto affiancato da Grillo e Grecanico. Solo 1.200 bottiglie per questo vino che vuole diventare ambassador della quarta DOC dell’isola per ettolitri imbottigliati (dopo DOC Sicilia, DOC Marsala e DOC Etna). Ottenuto da una rigorosissima selezione in vigna delle uve, i mosti sono vinificati in vasche di cemento e la fermentazione viene ultimata in grandi botti di rovere francese. L’affinamento “sur lie” in botti di legno a bassissima tostatura lo rende un vino per le grandi occasioni, caratterizzato da eccezionale ampiezza e lunghezza aromatica. La Redazione
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