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1 Febbraio, 2025
La Prima dell'Alta Langa 2025: aperte le iscrizioni
LA GRANDE DEGUSTAZIONE ANNUALE DELLE ALTE BOLLICINE PIEMONTESI SI TERRÀ ALLA CENTRALE LAVAZZA, A TORINO, LUNEDÌ 10 MARZO 2025
Sono ufficialmente aperte le iscrizioni a La Prima dell’Alta Langa 2025 la grande degustazione annuale di tutte le cuvée dei soci del Consorzio Alta Langa dedicata ai professionisti del vino, buyer, operatori HORECA e alla stampa di settore.
Questa edizione, la settima, si terrà alla Centrale Lavazza a Torino, lunedì 10 marzo 2025, dalle 9:30 alle 17:30.
Un omaggio all’eccellenza dell’Alta Langa DOCG
Promossa dal Consorzio Alta Langa, La Prima dell’Alta Langa è un’occasione unica per degustare i millesimi attualmente in commercio delle Alte Bollicine Piemontesi: una giornata che celebra l’incontro tra produttori, operatori del settore, giornalisti per la presentazione dei millesimi attualmente in commercio di Alta Langa DOCG.
La Centrale Lavazza
La cornice della Centrale Lavazza a Torino, un luogo che coniuga design e storia, ospiterà l’edizione 2025 della manifestazione.
Partecipazione
La partecipazione all’evento è riservata agli operatori professionisti ed è gratuita, previa registrazione a questo link: https://bit.ly/42xEdXe
Informazioni: eventi@altalangadocg.com
La Redazione
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31 Gennaio, 2025
La posizione di Vinarius sul nuovo Codice della Strada
L’associazione delle Enoteche Italiana proclama il suo impegno costante per un consumo consapevole del vino, e per una comunicazione sempre chiara e diretta
Le enoteche aderenti a Vinarius, Associazione delle Enoteche Italiahne, da sempre promuovono un consumo consapevole e responsabile del vino, mettendo al centro l’informazione e il consiglio personalizzato ai propri clienti. Il vino, per Vinarius, è un prodotto di qualità che esprime l’autenticità e la tipicità di un territorio.
Vinarius pone la massima attenzione alla qualità del prodotto, promuovendo un approccio responsabile che valorizzi il lavoro della filiera produttiva e il piacere della degustazione consapevole.
Andrea Terraneo, presidente di Vinarius, riferendosi all’entrata in vigore del nuovo Codice della Strada, che ha generato un acceso dibattito da parte del comparto vitivinicolo.
Vinarius ritiene che il consumatore debba essere educato e informato nel modo corretto, evitando interpretazioni errate o allarmismi ingiustificati. A seguito delle recenti modifiche ai valori delle sanzioni amministrative previste per chi supera i limiti consentiti di consumo di alcolici, e non dei limiti legali di alcolemia stabiliti dalla normativa vigente – continua – abbiamo riscontrato una comunicazione non sempre chiara da parte delle istituzioni, che ha generato confusione tra i consumatori.
Attualmente, così come prima, la normativa italiana stabilisce un limite di alcolemia di 0,5 g/l per i conducenti di veicoli. Solo per i neopatentati (con patente da meno di tre anni) e i conducenti professionali il limite è fissato a zero mentre sono previste particolari sanzioni per i recidivi.
Fin dai primi giorni successivi agli annunci ufficiali, le enoteche Vinarius si sono impegnate attivamente per fornire informazioni precise e corrette, aiutando i propri clienti a comprendere la normativa e a vivere il consumo del vino in modo sereno e responsabile.
Vinarius continuerà a promuovere la cultura del vino di qualità, nel rispetto delle normative, delle persone che lavorano nel comparto e dei territori, presidi di eccellenza italiana, con l’obiettivo di diffondere una conoscenza sempre più approfondita e consapevole tra i consumatori.
La Redazione
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31 Gennaio, 2025
Cantine Re Dauno. Ilaria Toma, supercalifragilistichespiralidoso!
Supercalifragilistichespiralidoso
anche se a sentirlo può sembrare spaventoso
se lo dici forte avrai un successo strepitoso
supercalifragilistichespiralidoso Siete mai riusciti a pronunciare la parola Supercalifragilistichespiralidoso? Era una delle canzoni cantate da Mary Poppins interpretata da Julie Andrews nel bellissimo film di Walt Disney del 1964. Supercalifragilistichespiralidoso, una parola inventata dai fratelli Sherman, autori della colonna sonora del film, voleva essere qualcosa per esprimere meraviglia, stupore. Qualcosa che i bambini avrebbero potuto pronunciare per manifestare i propri sentimenti. Magari i bambini ci riescono ma provate voi e vediamo se ci riuscite! In inglese poi, è anche più complicata: Supercalifragilisticexpialidocious. Meraviglia, stupore. Quelle sensazioni che tutti dovremmo provare dinanzi ai sogni, alla speranza, all’immaginazione, veri sostegni dei periodi bui e delle difficoltà. Continuando a pensare positivamente, prima o poi la luce arriva e i sogni si realizzano. Ilaria Toma ha la forza e la positività di Mary Poppins. Sogna. Sogna il suo futuro e fa di tutto per realizzarlo. Non attende che sia la vita a dirle cosa fare. È lei che vuole deciderlo e approccia la vita con determinazione e dinamicità. Frizzantezza direi. La stessa che c’è nelle bottiglie prodotte grazie alla lungimiranza, intraprendenza e sacrificio di papà Francesco e mamma Angelina nella loro Cantine Re Dauno. Sogni, speranze, impegno, forza, volontà. Ma soprattutto visione. O caso. Chi può dirlo in fondo. Coraggio, quello si, tanto. Perché solo per pensare di produrre solo ed esclusivamente spumanti in Puglia, di coraggio ce ne vuole e tanto. San Severo, Foggia. Una città che deve le sue origini a Diomede nel periodo successivo alla Guerra di Troia. Un territorio compresso tra i Monti della Daunia ed il Gargano e con lo sbocco nel Tavoliere delle Puglie non poteva che svilupparsi con l’agricoltura. Cereali e vino. L’estensione dei vigneti raggiunse quasi il milione di ettari verso la fine del 1800 per poi ridursi a meno di un centesimo di quella cifra con l’avvento della fillossera. Ci sono tante realtà qui ma noi dobbiamo tutto ai D’Araprì. Sono stati dei pionieri e hanno fatto la storia. Una storia che ormai è di cinquanta anni. Noi possiamo solo imparare e seguire. È un territorio che ha cinquant’anni di storia in ambito bollicine. Una storia di pochi. Anzi di uno. Almeno a San Severo. Era il 1979 quando tre amici, sognando, iniziarono, primi in Puglia, la produzione di spumanti metodo classico. Molte cantine in queste zone affiancano la spumantizzazione ma non si dedicano totalmente a questo prodotto. Negli ultimi dieci anni sono nate tante altre realtà tra cui la nostra. Io personalmente seguo questa sfida, questo progetto da quasi due anni. Ilaria Toma. 39 anni. Due lauree (Economia Aziendale prima, Giurisprudenza poi). Una vita fuori dalla Puglia. In KPMG a Milano per otto anni. Poi all’estero. Sono tornata a Foggia nel 2016 perché ebbi un contratto come responsabile amministrativa. Ho iniziato a maturare alcune cose del tipo dove sono stata, il mio territorio ha tutto, non gli manca niente. Nel tempo libero mi affiancavo all’attività dei miei genitori. Una attività nata per gioco e caso. Il caso che arriva spesso nella vita delle persone. Un caso che ha bisogno di un sogno. Così, quando il caso fa iniziare il sogno, parte una reazione chimica. Supercalifragilistichespiralidoso. È il 2013. Un appezzamento di terreno con olive e viti c’è. Un ettaro e mezzo tenuto come lascito del passato ma niente di più. Mio padre non nasce nel mondo del vino. Era imprenditore edile ma ha sempre fatto vino per se. Gli veniva molto ma molto bene. Non era il classico vino amatoriale. Il caso è un amico di papà Francesco che, dopo aver lavorato, manco a dirlo, per D’Arapri e iniziato una propria esperienza non andata purtroppo bene, lo coinvolge per provare a realizzare le bollicine. Facciamo cinquecento bottiglie, ti insegno io. L’anno dopo hanno fatto 1500 bottiglie. Ilaria è a Milano in quel periodo. La laurea, la carriera, la sua vita di trentenne in una città cosmopolita. Cosa gliene poteva fregare delle bollicine di famiglia? Io ero a Milano. I miei genitori mi chiamavano e mi dicevano: stiamo aprendo una cantina per le bollicine. Non capivo niente stando a Milano. Ero nel pieno dei trent’anni. A tutto pensavo tranne alle loro idee. Coraggio. Ci vuole coraggio per lanciarsi in una attività del genere. Bollicine e Puglia non sono propriamente un binomio conosciuto e commercialmente interessante. Specialmente dieci anni fa. Incoscienza, gioco, caso, visione. Poco importa. Quello che arriva è l’entusiasmo e l’energia del veder realizzate le cose. Supercalifragilistichespiralidoso! Loro si erano così entusiasmati perché il prodotto era venuto bene e anche gli altri gli davano riscontro. Quello che è passato nella mente di mio padre dieci anni fa, non lo so. Forse entusiasmo e determinazione. Ha continuato per i primi due anni a fare l’imprenditore edile per poi lasciare. C’era anche mio cugino che era pure socio nell’attività edile. Supercalifragilistichespiralidoso. Vedete che funziona? Ilaria si racconta con calma e tenerezza. Il suo è un modo di esprimersi di una persona che parla con entusiasmo. Ma anche con un certo caos mentale. Di quello positivo e tipico di chi una ne fa e cento ne pensa. Mi ci rivedo molto. Felice. Serena. Con una positività che emerge prepotente tra una percepibile fragilità e una presunta sicurezza. Responsabilità e rispetto sopra ogni cosa. Per il lavoro dei genitori. Per il sogno dei genitori. Quando ero giù a casa iniziavo ad aiutare in cantina. Avevo trovato lavoro a Foggia dunque aiutavo appena potevo. Un paio di anni fa papà iniziò ad avere qualche acciacco fisico. Ha passato i 65 anni ma è segnato dagli acciacchi. Così ho iniziato ad aiutarlo più spesso. Mi sono resa conto che in dieci anni era stato fatto poco rispetto a quanto mi sarebbe piaciuto. Ma in fondo avevano iniziato l’attività senza una chiara collocazione commerciale. Cercava i clienti porta a porta. Faceva il rappresentante, il commerciale, il produttore, l’accoglienza. Mamma aveva un compito più stanziale. Lei è la chimica dell’azienda tanto che si affiancava all’enologo nella spumantizzazione. Una cantina Re Dauno piccola, familiare e territoriale. Poco più di 10.000 bottiglie. Una cantina artigianale, le lavorazioni tutte manuali. In famiglia insomma. Ho le foto di come a livello amatoriale avevano fatto la cantina. Ma girando l’angolo di casa c’era un palazzo del 1927 del quale vendevano la cantina. Vecchia e abbandonata. Fecero un investimento immobiliare acquistando la cantina. Oggi il palazzo è abbandonato e mi piacerebbe comprarlo ma ci sono questioni di eredi. Lo guardo ogni volta che vado in cantina pensando alle cose che si potrebbero fare. Un salotto delle bollicine. Un pò come ha fatto D’Arapri. Si dice che a San severo, città dell’olio e del vino, ci siano almeno cinquecento cantine sotterranee. Ambizioni, sogni, capacità, esperienza. In una ragazza come Ilaria convivono le sensazioni personali con quelle riferite al suo territorio. È tornata in Puglia e ha capito come anche qui si possa fare qualcosa di bellissimo. C’è tutto. Anche le possibilità. È tornata con un contratto di responsabilità che richiede impegno e tempo. Ma sa che deve dare una mano in cantina. Se devo dare una mano, devo darla come dico io e vorrei creare qualcosa. Vedevo cose che i miei genitori non vedevano. Curavo la parte amministrativa ma papà mi faceva fare tutto. Mi sono accollata di tutta una serie di responsabilità che però allo stesso tempo mi piacciono. Sono una persona devo sapere con chi sto parlando. Se parlo con l’enologo lo devo comprendere e infatti mi sono comprata un libro di enologia. Nel frattempo ho fatto il corso da sommelier. Ilaria non è impaziente. Non è imprudente. Sa che ogni cosa richiede il suo tempo. Tanti piccoli passetti per una storia molto ma molto giovane. Magari ci risentiamo tra tre anni. Le idee ne ho tante e sono anche belle bellicose. Supercalifragilistichespiralidoso! Nel frattempo ci sono gli investimenti. Perlomeno quelli del capitale immobilizzato. Produrre metodo classico richiede infatti di per se piccoli investimenti. Forse è pure il prodotto che costa meno. Ci sono però gli immobilizzi. 10.000 bottiglie devono stare 24, 36, 48, 90 mesi e anche più sui lieviti dunque ferme e non vendibili. Capitale immobilizzato che vedrà, forse, un ritorno, solo dopo anni. Metodo più semplice, flusso di cassa più complicato. Oggi mi sono trovata ad investire un tot il cui ritorno lo avrò tra almeno tre anni. Mi sono poi resa conto che il mercato di mio padre era molto territoriale e ho deciso di spingermi oltre. In Puglia voglio certamente continuare a vendere ma so che il mercato non è saturo ed è solo capacità di vendita. Da un lato il fervore giovanile. Dall’altro l’esperienza su scenari e contesti diversi. Dall’altro ancora la capacità di comprendere che se si vuole crescere occorre uscire dal proprio territorio. Esserne radicati ma non impantanati. Ho detto a papà: fammi provare. Voglio provare ad uscire. Mi sono reso conto che la bollicine piace, è di qualità, viene apprezzata e richiesta. Cosa ci manca allora? Quella meravigliosa consapevolezza che conduce a capire come si abbia tra le mani qualcosa di incredibile e prezioso. Solo che provenendo dalla Puglia e rimanendo in Puglia i prezzi non possono che prezzi bassi. La concorrenza è pazzesca sulle bollicine e i territori notoriamente vocati, sono altri. Prezzi bassi nonostante ci sia solo artigianalità poiché tutto viene svolto a mano con ore di lavoro maggiori Io devo metterci una giornata per sboccare 500 bottiglie contro le due ore di un macchinario. Ma è normale perché l’azienda è familiare. Quando papà ha avuto degli acciacchi, l’attività è quasi del tutto rallentata. Acciacchi fisici e una importante operazione. Abbiamo dovuto passare tempo insieme a lui. Era sul punto di mollare. Chiudere questa cosa. Io gli dissi: non mollare, non chiudere niente. Chiudere oggi o tra due anni non cambia nulla. Ci volevo provare. Impegnarsi. Eccolo il senso di responsabilità verso il lavoro di mamma papà. Continuare qualcosa per la quale avevano faticato ma soprattutto, sognato. La luce, quella luce che era li a brillare non poteva, nella maniera più assoluta, spegnersi. Un sogno che non era il suo, diventa il suo. Responsabilità, impegno, passione, amore. Nonostante io gli dia in testa h24, in cuor mio ho visto il sacrificio. Papà si metteva in macchina in estate con la macchina piena di cartoni e se ne andava a Vieste, sul Gargano, sotto il sole e il caldo. Il profondo rispetto per i genitori da parte di una ragazza tosta e determinata. Questa la più grande soddisfazione. Certo le lauree, certo le esperienze fuori dalla terra ma non questa. Questa è sua. La cantina e ogni singola bottiglia è cosa sua. Frutto del suo lavoro e di quello dei genitori. Quello che ho fatto non lo vedo oggi e lo so. Sto mettendo i tassellini e non ho nessuna fretta perché lo spumante può stare la. Sto ancora studiando e quando Ilaria uscirà fuori sarà solida con idee e progetti. Le mie piccole soddisfazioni le sto avendo e sono contenta. Quello che cerco sta arrivando piano piano. Ilaria è come il suo prodotto: in affinamento. Ci metterà del tempo, ma ce la farà. Mi piace costruire qualcosa anche per questo territorio. La ventata nuova di freschezza nel territorio c’è. Anche tra di noi, nel senso del territorio, ci sono anche altre idee. Sono certa di star cavalcando l’onda giusta. Non vogliamo diventare Berlucchi o Ferrari. Voglio fare qualcosa di mio e raccontare una storia di un vitigno e di un territorio. Cinque prodotti in gamma a coprire vitigni particolari e territoriali come il Bombino Bianco, il Nero di Troia più l’introduzione del Pinot Nero sfruttando le sue magiche caratteristiche di spumantizzazione. Gold è l’unione della Puglia (Bombino Bianco) con il resto del mondo (Pinot Nero). Affinamento di 24 mesi per un metodo classico cremoso e armonico. Perlage fine già nel calice e ancor di più in bocca. Sentori burrosi di crosta di pane che diventa tartelletta. L’agrume, la mela verde, il gesso, il vegetale decisamente emergente. Poi la mandorla e il mallo di noce. La nota vegetale e la mandorla intrigano particolarmente l’olfatto.
Il gusto poi è pieno e intenso con una sapidità incipiente e la mela che sembra essersi unita ad una insolita cannella a dare rotondità. Ne deriva la sensazione di una moderata freschezza. L’agrume fa il suo dovere pulendo e donando ricchezza al sorso.
Un metodo classico importante, rotondo, non particolarmente verticale e in grado di offrire una esperienza burrosa. Brut millesimato da Bombino Bianco. Brut Rosè millesimato da Pinot Nero. Pas Dosè millesimato da Bombino Bianco. Una bollicina che ho trovato meravigliosa per la pulizia di bocca. I sentori di agrumi e pasta di mandorle si sono fusi con l’intensa crosta di pane e i fiori di pesco arricchiti dal fieno appena tagliato, iodio e gesso.
La bocca è rimasta incantata dal finissimo parlage e dalla intensa trama strutturale che ha pulito la bocca stessa lasciandola beata con la sensazione agrumata. Un superbo finale, dopo una lunga persistenza, quasi amarognolo. L’ho amato perché possente e non civettuolo, fine e non , determinato e non anonimo. Rosè Nature da Nero di Troia. Anche il Nero di Troia è un vitigno meraviglioso in un territorio che abbraccia tutta la provincia di Foggia. Abbiamo cominciato la sua spumantizzazione del Nero di Troia con un rosato da altissimi livelli. L’annata 2019 è finita nel giro di pochi mesi. Servono le sperimentazioni che sono decisamente recenti. Che cosa sognavo?
Non posso dirlo, perché un desiderio svelato non si avvera più,
E dopo tutto…
I sogni son desideri
Di felicità
Nel sonno non hai pensieri A questo punto occorre citare un altro film di Walt Disney. L’avete riconosciuto? Cenerentola. È lei che canta la melodiosa canzone nella quale parla dei sogni e dei desideri. Lo so, adesso mi direte che sto esagerando. Non proprio. Nemmeno Ilaria a dirla tutta. Però quando le cose sembrano stiano andando in una certa direzione, i sogni ovvero i desideri ti fanno virare, parzialmente rotta. Arrivo a foggia. Sto cinque anni a foggia. Compro casa a Foggia. Ci sono i miei. Poi sconvolgo la mia vita. Come? In una maniera che la può far sembrare folle. Ma folle non è. Ilaria ha quella immensa consapevolezza della brevità della vita. Quella necessità che è in tutti noi e che solo ad alcuni fa trovare la forza per cambiare ed inseguire i propri sogni. Entra nelle Forze Armate e vi entra mollando il lavoro a Foggia mentre faceva il concorso ovvero senza saperne l’esito. Un coraggio pazzesco ma l’unica vera maniera per realizzare quel sogno che aveva in serbo da quando aveva 18 anni. C’era il limite dell’altezza. Era 1.61 quando mi misurarono due volte a 1.58. L’hanno modificato anni fa ma c’era il limite di età. C’era solo un concorso che potevo fare e l’ho fatto. Mi sono detta: ora o mai più. Non voglio avere rimpianti nella vita. Mi sono buttata. Riesco a seguire di più la cantina così. Un altro cambiamento. Da laureata in economia aziendale a Milano in una grande azienda, poi a Foggia. A Foggia avevo un team di 15 persone con tante responsabilità. L’azienda era grande e facevo pure fatica ad andare a casa la domenica a mangiare un piatto di orecchiette. Da Foggia alle Forze Armate. Supercalifragilistichespiralidoso Avevo questo sogno della divisa. Ho stravolto un pò la mia vita. Stravolgo sempre le cose. Se la cantina dovesse prendere piede, mi congedo. Io guardo a chi riesce a fare più cose nella vita. La cantina Alberto Longo di Lucera fa il 98% del fatturato all’estero. Lui credo sia andato in pensione ma ha fatto l’intera vita in KPMG. Un background economico. Ma lo ha fatto. C’è stata la capacità dell’imprenditore di mettere le persone giuste al posto giusto. Io ho una voglia matta di conoscere a questo mondo. Voglio conoscere bene la viticoltura e l’enologia. Il mio ragazzo ha paura e dice basta la devi smettere di studiare. Hai quaranta anni. A settembre mi sono presa pure la laurea in giurisprudenza. Io devo sapere. Devo conoscere. Mi allenavo la notte per il concorso. Si fanno i sacrifici ma la voglia e la determinazione vanno sopra tutto. Ci vuole anche quel pizzico di fortuna. La fortuna non aiuta chi sta sul divano. La fortuna magari arriva e quando arriva occorre farsi trovare pronti e se non arriva, occorre andarsela a cercare. È per questo che in movimento qualcosa si riesce a prendere. È per questo che Ilaria non riesce a stare ferma. Anche se i suoi punti fermi li ha e se li tiene stretti: la famiglia e la cantina. Oltre che la sua terra. Una responsabilità, un sogno. Una vita da vivere intensamente e in maniera spumeggiante. Con quel suo sorriso tenero e la timidezza che fa fatica a nascondere. La gratitudine ed il rispetto verso papà Francesco e mamma Angelina che portano avanti, giorno dopo giorno, l’azienda mentre lei può dedicarsi solo nei fine settimana. Ma la grinta, quella grinta che la porta a non fermarsi. Senza mai abbattersi. Supercalifragilistichespiralidoso
anche se a sentirlo può sembrare spaventoso
se lo dici forte avrai un successo strepitoso
supercalifragilistichespiralidoso
Vedete che avevo ragione? Ilaria, ricorda il nostro appuntamento tra tre anni (anche se spero di rivederti prima)! Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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anche se a sentirlo può sembrare spaventoso
se lo dici forte avrai un successo strepitoso
supercalifragilistichespiralidoso Siete mai riusciti a pronunciare la parola Supercalifragilistichespiralidoso? Era una delle canzoni cantate da Mary Poppins interpretata da Julie Andrews nel bellissimo film di Walt Disney del 1964. Supercalifragilistichespiralidoso, una parola inventata dai fratelli Sherman, autori della colonna sonora del film, voleva essere qualcosa per esprimere meraviglia, stupore. Qualcosa che i bambini avrebbero potuto pronunciare per manifestare i propri sentimenti. Magari i bambini ci riescono ma provate voi e vediamo se ci riuscite! In inglese poi, è anche più complicata: Supercalifragilisticexpialidocious. Meraviglia, stupore. Quelle sensazioni che tutti dovremmo provare dinanzi ai sogni, alla speranza, all’immaginazione, veri sostegni dei periodi bui e delle difficoltà. Continuando a pensare positivamente, prima o poi la luce arriva e i sogni si realizzano. Ilaria Toma ha la forza e la positività di Mary Poppins. Sogna. Sogna il suo futuro e fa di tutto per realizzarlo. Non attende che sia la vita a dirle cosa fare. È lei che vuole deciderlo e approccia la vita con determinazione e dinamicità. Frizzantezza direi. La stessa che c’è nelle bottiglie prodotte grazie alla lungimiranza, intraprendenza e sacrificio di papà Francesco e mamma Angelina nella loro Cantine Re Dauno. Sogni, speranze, impegno, forza, volontà. Ma soprattutto visione. O caso. Chi può dirlo in fondo. Coraggio, quello si, tanto. Perché solo per pensare di produrre solo ed esclusivamente spumanti in Puglia, di coraggio ce ne vuole e tanto. San Severo, Foggia. Una città che deve le sue origini a Diomede nel periodo successivo alla Guerra di Troia. Un territorio compresso tra i Monti della Daunia ed il Gargano e con lo sbocco nel Tavoliere delle Puglie non poteva che svilupparsi con l’agricoltura. Cereali e vino. L’estensione dei vigneti raggiunse quasi il milione di ettari verso la fine del 1800 per poi ridursi a meno di un centesimo di quella cifra con l’avvento della fillossera. Ci sono tante realtà qui ma noi dobbiamo tutto ai D’Araprì. Sono stati dei pionieri e hanno fatto la storia. Una storia che ormai è di cinquanta anni. Noi possiamo solo imparare e seguire. È un territorio che ha cinquant’anni di storia in ambito bollicine. Una storia di pochi. Anzi di uno. Almeno a San Severo. Era il 1979 quando tre amici, sognando, iniziarono, primi in Puglia, la produzione di spumanti metodo classico. Molte cantine in queste zone affiancano la spumantizzazione ma non si dedicano totalmente a questo prodotto. Negli ultimi dieci anni sono nate tante altre realtà tra cui la nostra. Io personalmente seguo questa sfida, questo progetto da quasi due anni. Ilaria Toma. 39 anni. Due lauree (Economia Aziendale prima, Giurisprudenza poi). Una vita fuori dalla Puglia. In KPMG a Milano per otto anni. Poi all’estero. Sono tornata a Foggia nel 2016 perché ebbi un contratto come responsabile amministrativa. Ho iniziato a maturare alcune cose del tipo dove sono stata, il mio territorio ha tutto, non gli manca niente. Nel tempo libero mi affiancavo all’attività dei miei genitori. Una attività nata per gioco e caso. Il caso che arriva spesso nella vita delle persone. Un caso che ha bisogno di un sogno. Così, quando il caso fa iniziare il sogno, parte una reazione chimica. Supercalifragilistichespiralidoso. È il 2013. Un appezzamento di terreno con olive e viti c’è. Un ettaro e mezzo tenuto come lascito del passato ma niente di più. Mio padre non nasce nel mondo del vino. Era imprenditore edile ma ha sempre fatto vino per se. Gli veniva molto ma molto bene. Non era il classico vino amatoriale. Il caso è un amico di papà Francesco che, dopo aver lavorato, manco a dirlo, per D’Arapri e iniziato una propria esperienza non andata purtroppo bene, lo coinvolge per provare a realizzare le bollicine. Facciamo cinquecento bottiglie, ti insegno io. L’anno dopo hanno fatto 1500 bottiglie. Ilaria è a Milano in quel periodo. La laurea, la carriera, la sua vita di trentenne in una città cosmopolita. Cosa gliene poteva fregare delle bollicine di famiglia? Io ero a Milano. I miei genitori mi chiamavano e mi dicevano: stiamo aprendo una cantina per le bollicine. Non capivo niente stando a Milano. Ero nel pieno dei trent’anni. A tutto pensavo tranne alle loro idee. Coraggio. Ci vuole coraggio per lanciarsi in una attività del genere. Bollicine e Puglia non sono propriamente un binomio conosciuto e commercialmente interessante. Specialmente dieci anni fa. Incoscienza, gioco, caso, visione. Poco importa. Quello che arriva è l’entusiasmo e l’energia del veder realizzate le cose. Supercalifragilistichespiralidoso! Loro si erano così entusiasmati perché il prodotto era venuto bene e anche gli altri gli davano riscontro. Quello che è passato nella mente di mio padre dieci anni fa, non lo so. Forse entusiasmo e determinazione. Ha continuato per i primi due anni a fare l’imprenditore edile per poi lasciare. C’era anche mio cugino che era pure socio nell’attività edile. Supercalifragilistichespiralidoso. Vedete che funziona? Ilaria si racconta con calma e tenerezza. Il suo è un modo di esprimersi di una persona che parla con entusiasmo. Ma anche con un certo caos mentale. Di quello positivo e tipico di chi una ne fa e cento ne pensa. Mi ci rivedo molto. Felice. Serena. Con una positività che emerge prepotente tra una percepibile fragilità e una presunta sicurezza. Responsabilità e rispetto sopra ogni cosa. Per il lavoro dei genitori. Per il sogno dei genitori. Quando ero giù a casa iniziavo ad aiutare in cantina. Avevo trovato lavoro a Foggia dunque aiutavo appena potevo. Un paio di anni fa papà iniziò ad avere qualche acciacco fisico. Ha passato i 65 anni ma è segnato dagli acciacchi. Così ho iniziato ad aiutarlo più spesso. Mi sono resa conto che in dieci anni era stato fatto poco rispetto a quanto mi sarebbe piaciuto. Ma in fondo avevano iniziato l’attività senza una chiara collocazione commerciale. Cercava i clienti porta a porta. Faceva il rappresentante, il commerciale, il produttore, l’accoglienza. Mamma aveva un compito più stanziale. Lei è la chimica dell’azienda tanto che si affiancava all’enologo nella spumantizzazione. Una cantina Re Dauno piccola, familiare e territoriale. Poco più di 10.000 bottiglie. Una cantina artigianale, le lavorazioni tutte manuali. In famiglia insomma. Ho le foto di come a livello amatoriale avevano fatto la cantina. Ma girando l’angolo di casa c’era un palazzo del 1927 del quale vendevano la cantina. Vecchia e abbandonata. Fecero un investimento immobiliare acquistando la cantina. Oggi il palazzo è abbandonato e mi piacerebbe comprarlo ma ci sono questioni di eredi. Lo guardo ogni volta che vado in cantina pensando alle cose che si potrebbero fare. Un salotto delle bollicine. Un pò come ha fatto D’Arapri. Si dice che a San severo, città dell’olio e del vino, ci siano almeno cinquecento cantine sotterranee. Ambizioni, sogni, capacità, esperienza. In una ragazza come Ilaria convivono le sensazioni personali con quelle riferite al suo territorio. È tornata in Puglia e ha capito come anche qui si possa fare qualcosa di bellissimo. C’è tutto. Anche le possibilità. È tornata con un contratto di responsabilità che richiede impegno e tempo. Ma sa che deve dare una mano in cantina. Se devo dare una mano, devo darla come dico io e vorrei creare qualcosa. Vedevo cose che i miei genitori non vedevano. Curavo la parte amministrativa ma papà mi faceva fare tutto. Mi sono accollata di tutta una serie di responsabilità che però allo stesso tempo mi piacciono. Sono una persona devo sapere con chi sto parlando. Se parlo con l’enologo lo devo comprendere e infatti mi sono comprata un libro di enologia. Nel frattempo ho fatto il corso da sommelier. Ilaria non è impaziente. Non è imprudente. Sa che ogni cosa richiede il suo tempo. Tanti piccoli passetti per una storia molto ma molto giovane. Magari ci risentiamo tra tre anni. Le idee ne ho tante e sono anche belle bellicose. Supercalifragilistichespiralidoso! Nel frattempo ci sono gli investimenti. Perlomeno quelli del capitale immobilizzato. Produrre metodo classico richiede infatti di per se piccoli investimenti. Forse è pure il prodotto che costa meno. Ci sono però gli immobilizzi. 10.000 bottiglie devono stare 24, 36, 48, 90 mesi e anche più sui lieviti dunque ferme e non vendibili. Capitale immobilizzato che vedrà, forse, un ritorno, solo dopo anni. Metodo più semplice, flusso di cassa più complicato. Oggi mi sono trovata ad investire un tot il cui ritorno lo avrò tra almeno tre anni. Mi sono poi resa conto che il mercato di mio padre era molto territoriale e ho deciso di spingermi oltre. In Puglia voglio certamente continuare a vendere ma so che il mercato non è saturo ed è solo capacità di vendita. Da un lato il fervore giovanile. Dall’altro l’esperienza su scenari e contesti diversi. Dall’altro ancora la capacità di comprendere che se si vuole crescere occorre uscire dal proprio territorio. Esserne radicati ma non impantanati. Ho detto a papà: fammi provare. Voglio provare ad uscire. Mi sono reso conto che la bollicine piace, è di qualità, viene apprezzata e richiesta. Cosa ci manca allora? Quella meravigliosa consapevolezza che conduce a capire come si abbia tra le mani qualcosa di incredibile e prezioso. Solo che provenendo dalla Puglia e rimanendo in Puglia i prezzi non possono che prezzi bassi. La concorrenza è pazzesca sulle bollicine e i territori notoriamente vocati, sono altri. Prezzi bassi nonostante ci sia solo artigianalità poiché tutto viene svolto a mano con ore di lavoro maggiori Io devo metterci una giornata per sboccare 500 bottiglie contro le due ore di un macchinario. Ma è normale perché l’azienda è familiare. Quando papà ha avuto degli acciacchi, l’attività è quasi del tutto rallentata. Acciacchi fisici e una importante operazione. Abbiamo dovuto passare tempo insieme a lui. Era sul punto di mollare. Chiudere questa cosa. Io gli dissi: non mollare, non chiudere niente. Chiudere oggi o tra due anni non cambia nulla. Ci volevo provare. Impegnarsi. Eccolo il senso di responsabilità verso il lavoro di mamma papà. Continuare qualcosa per la quale avevano faticato ma soprattutto, sognato. La luce, quella luce che era li a brillare non poteva, nella maniera più assoluta, spegnersi. Un sogno che non era il suo, diventa il suo. Responsabilità, impegno, passione, amore. Nonostante io gli dia in testa h24, in cuor mio ho visto il sacrificio. Papà si metteva in macchina in estate con la macchina piena di cartoni e se ne andava a Vieste, sul Gargano, sotto il sole e il caldo. Il profondo rispetto per i genitori da parte di una ragazza tosta e determinata. Questa la più grande soddisfazione. Certo le lauree, certo le esperienze fuori dalla terra ma non questa. Questa è sua. La cantina e ogni singola bottiglia è cosa sua. Frutto del suo lavoro e di quello dei genitori. Quello che ho fatto non lo vedo oggi e lo so. Sto mettendo i tassellini e non ho nessuna fretta perché lo spumante può stare la. Sto ancora studiando e quando Ilaria uscirà fuori sarà solida con idee e progetti. Le mie piccole soddisfazioni le sto avendo e sono contenta. Quello che cerco sta arrivando piano piano. Ilaria è come il suo prodotto: in affinamento. Ci metterà del tempo, ma ce la farà. Mi piace costruire qualcosa anche per questo territorio. La ventata nuova di freschezza nel territorio c’è. Anche tra di noi, nel senso del territorio, ci sono anche altre idee. Sono certa di star cavalcando l’onda giusta. Non vogliamo diventare Berlucchi o Ferrari. Voglio fare qualcosa di mio e raccontare una storia di un vitigno e di un territorio. Cinque prodotti in gamma a coprire vitigni particolari e territoriali come il Bombino Bianco, il Nero di Troia più l’introduzione del Pinot Nero sfruttando le sue magiche caratteristiche di spumantizzazione. Gold è l’unione della Puglia (Bombino Bianco) con il resto del mondo (Pinot Nero). Affinamento di 24 mesi per un metodo classico cremoso e armonico. Perlage fine già nel calice e ancor di più in bocca. Sentori burrosi di crosta di pane che diventa tartelletta. L’agrume, la mela verde, il gesso, il vegetale decisamente emergente. Poi la mandorla e il mallo di noce. La nota vegetale e la mandorla intrigano particolarmente l’olfatto.
Il gusto poi è pieno e intenso con una sapidità incipiente e la mela che sembra essersi unita ad una insolita cannella a dare rotondità. Ne deriva la sensazione di una moderata freschezza. L’agrume fa il suo dovere pulendo e donando ricchezza al sorso.
Un metodo classico importante, rotondo, non particolarmente verticale e in grado di offrire una esperienza burrosa. Brut millesimato da Bombino Bianco. Brut Rosè millesimato da Pinot Nero. Pas Dosè millesimato da Bombino Bianco. Una bollicina che ho trovato meravigliosa per la pulizia di bocca. I sentori di agrumi e pasta di mandorle si sono fusi con l’intensa crosta di pane e i fiori di pesco arricchiti dal fieno appena tagliato, iodio e gesso.
La bocca è rimasta incantata dal finissimo parlage e dalla intensa trama strutturale che ha pulito la bocca stessa lasciandola beata con la sensazione agrumata. Un superbo finale, dopo una lunga persistenza, quasi amarognolo. L’ho amato perché possente e non civettuolo, fine e non , determinato e non anonimo. Rosè Nature da Nero di Troia. Anche il Nero di Troia è un vitigno meraviglioso in un territorio che abbraccia tutta la provincia di Foggia. Abbiamo cominciato la sua spumantizzazione del Nero di Troia con un rosato da altissimi livelli. L’annata 2019 è finita nel giro di pochi mesi. Servono le sperimentazioni che sono decisamente recenti. Che cosa sognavo?
Non posso dirlo, perché un desiderio svelato non si avvera più,
E dopo tutto…
I sogni son desideri
Di felicità
Nel sonno non hai pensieri A questo punto occorre citare un altro film di Walt Disney. L’avete riconosciuto? Cenerentola. È lei che canta la melodiosa canzone nella quale parla dei sogni e dei desideri. Lo so, adesso mi direte che sto esagerando. Non proprio. Nemmeno Ilaria a dirla tutta. Però quando le cose sembrano stiano andando in una certa direzione, i sogni ovvero i desideri ti fanno virare, parzialmente rotta. Arrivo a foggia. Sto cinque anni a foggia. Compro casa a Foggia. Ci sono i miei. Poi sconvolgo la mia vita. Come? In una maniera che la può far sembrare folle. Ma folle non è. Ilaria ha quella immensa consapevolezza della brevità della vita. Quella necessità che è in tutti noi e che solo ad alcuni fa trovare la forza per cambiare ed inseguire i propri sogni. Entra nelle Forze Armate e vi entra mollando il lavoro a Foggia mentre faceva il concorso ovvero senza saperne l’esito. Un coraggio pazzesco ma l’unica vera maniera per realizzare quel sogno che aveva in serbo da quando aveva 18 anni. C’era il limite dell’altezza. Era 1.61 quando mi misurarono due volte a 1.58. L’hanno modificato anni fa ma c’era il limite di età. C’era solo un concorso che potevo fare e l’ho fatto. Mi sono detta: ora o mai più. Non voglio avere rimpianti nella vita. Mi sono buttata. Riesco a seguire di più la cantina così. Un altro cambiamento. Da laureata in economia aziendale a Milano in una grande azienda, poi a Foggia. A Foggia avevo un team di 15 persone con tante responsabilità. L’azienda era grande e facevo pure fatica ad andare a casa la domenica a mangiare un piatto di orecchiette. Da Foggia alle Forze Armate. Supercalifragilistichespiralidoso Avevo questo sogno della divisa. Ho stravolto un pò la mia vita. Stravolgo sempre le cose. Se la cantina dovesse prendere piede, mi congedo. Io guardo a chi riesce a fare più cose nella vita. La cantina Alberto Longo di Lucera fa il 98% del fatturato all’estero. Lui credo sia andato in pensione ma ha fatto l’intera vita in KPMG. Un background economico. Ma lo ha fatto. C’è stata la capacità dell’imprenditore di mettere le persone giuste al posto giusto. Io ho una voglia matta di conoscere a questo mondo. Voglio conoscere bene la viticoltura e l’enologia. Il mio ragazzo ha paura e dice basta la devi smettere di studiare. Hai quaranta anni. A settembre mi sono presa pure la laurea in giurisprudenza. Io devo sapere. Devo conoscere. Mi allenavo la notte per il concorso. Si fanno i sacrifici ma la voglia e la determinazione vanno sopra tutto. Ci vuole anche quel pizzico di fortuna. La fortuna non aiuta chi sta sul divano. La fortuna magari arriva e quando arriva occorre farsi trovare pronti e se non arriva, occorre andarsela a cercare. È per questo che in movimento qualcosa si riesce a prendere. È per questo che Ilaria non riesce a stare ferma. Anche se i suoi punti fermi li ha e se li tiene stretti: la famiglia e la cantina. Oltre che la sua terra. Una responsabilità, un sogno. Una vita da vivere intensamente e in maniera spumeggiante. Con quel suo sorriso tenero e la timidezza che fa fatica a nascondere. La gratitudine ed il rispetto verso papà Francesco e mamma Angelina che portano avanti, giorno dopo giorno, l’azienda mentre lei può dedicarsi solo nei fine settimana. Ma la grinta, quella grinta che la porta a non fermarsi. Senza mai abbattersi. Supercalifragilistichespiralidoso
anche se a sentirlo può sembrare spaventoso
se lo dici forte avrai un successo strepitoso
supercalifragilistichespiralidoso
Vedete che avevo ragione? Ilaria, ricorda il nostro appuntamento tra tre anni (anche se spero di rivederti prima)! Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
30 Gennaio, 2025
Vino DOC Maremma Toscana pronti per il debutto a Wine Paris
L’IMBOTTIGLIATO SEGNA +8,15% NEL 2024, CON IL VERMENTINO CHE CONTINUA A “TRAINARE” LA DENOMINAZIONE
Un 2024 che ha visto la celebrazione dei dieci anni dalla nascita del Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana, che è pronto ora ad affrontare un nuovo anno di promozione e valorizzazione della DOC.
Francesco Mazzei alla guida del Consorzio è soddisfatto ma anche certo che vi sia ancora molto da fare per valorizzare ulteriormente il lavoro dei produttori in questo territorio ancora “giovane” per alzare l’asticella della qualità dei vini prodotti e per affermarsi sui mercati più importanti
In un anno ricco di sfide abbiamo visto crescere la produzione e l’imbottigliato, oltre al numero delle Aziende associate. Qualche traguardo lo abbiamo raggiunto: siamo riusciti a chiudere l’anno superando i 7 milioni di bottiglie, che era il nostro obiettivo, e, inoltre, abbiamo visto crescere l’ interesse da parte del settore nei confronti della nostra DOC; il traino del Vermentino in un momento storico in cui i vini bianchi hanno la meglio è di certo un fattore importante. I progetti e le sfide sono molteplici ma cerchiamo di farci trovare pronti e di creare, con le forze che abbiamo a disposizione, occasioni di visibilità e di business: portiamo quindi per la prima volta le nostre Aziende a Parigi su un palcoscenico importante, pochi giorni prima dell’inizio delle Anteprime Toscane, dove saremo di nuovo protagonisti.
Sarà, per il Consorzio, un debutto la presenza alla sesta edizione del Wine Paris & Vinexpo Paris in programma dal 10 al 12 febbraio al Paris Expo Porte de Versailles. Una trentina di aziende con oltre 50 etichette si presenteranno al bancone consortile agli operatori e alla stampa internazionali. Tra le tipologie in degustazione gli addetti ai lavori potranno trovare in particolare Vermentino e Ciliegiolo, a fianco dei Rosati, dei Rossi internazionali e dei blend in stile Supertuscan. A Parigi la Denominazione si presenterà dopo un 2024 che l’ha vista quindi crescere a dispetto dei trend del resto della Toscana. L’imbottigliato segna un incremento dell’8,15% rispetto all’anno precedente con poco meno di 7.500.000 bottiglie. Il Vermentino si conferma il vino più rappresentativo, con circa 2.370.000 bottiglie, che corrispondono a quasi il 32% del totale DOC.
In generale i vini bianchi continuano a guadagnare terreno, rappresentando ora oltre il 42% del totale imbottigliato, in crescita rispetto al 2023. I vini rossi al 53%, registrano una leggera flessione rispetto al 55% dello scorso anno. I rosati, invece, crescono e raggiungono il 5% delle bottiglie imbottigliate, dimostrando una diversificazione sempre più apprezzata. Anche il numero dei soci del Consorzio è aumentato e si è arrivati a 473, a testimonianza della dinamicità di questa Denominazione in cui i produttori credono sempre più. La DOC Maremma Toscana rappresenta infatti il 33% del totale di produzione rivendicata nella provincia di Grosseto, confermandosi come un terzo dell’intera produzione vinicola provinciale. Un dato che evidenzia il peso e la rilevanza della DOC per l’economia locale e la valorizzazione del territorio.
La Redazione
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30 Gennaio, 2025
I vini dell'Alto Adige in mostra a Parigi
Confermata la presenza del Consorzio Vini Alto Adige al Wine Paris & Vinexpo Paris con una collettiva di ben 24 Aziende che si presenteranno agli operatori e alla stampa internazionali.
La serata del 10 febbraio, a partire dalle 18:30, sarà dedicata a un brindisi speciale insieme ai produttori.
Dopo il debutto dello scorso anno, il Consorzio conferma la sua partecipazione alla sesta edizione del Wine Paris & Vinexpo Paris, in programma dal 10 al 12 febbraio al Paris Expo Porte de Versailles. Ventiquattro aziende porteranno in scena le loro etichette, affiancando il bancone istituzionale del Consorzio, nello spazio organizzato con IDM Alto Adige. Per celebrare questa importante presenza, la serata inaugurale, a partire dalle 18:30, vedrà i produttori accogliere i visitatori presso i loro stand per un brindisi collettivo.
Andreas Kofler, presidente del Consorzio
Questo evento internazionale segna l’inizio di un intenso calendario che ci vedrà protagonisti di numerose iniziative volte a raccontare e valorizzare la straordinaria diversità e qualità dei nostri vini. Dopo l’esperienza dello scorso anno, abbiamo ritenuto fondamentale confermare la nostra partecipazione, riconoscendo l’opportunità che questa vetrina offre ai nostri produttori. Siamo infatti presenti con una decina di aziende in più e vogliamo far scoprire al pubblico i vini del nostro speciale territorio, solcato da montagne e vallate e caratterizzato da una grande varietà di suoli e microclimi, mettendone in risalto tutte le peculiarità e le sfaccettature.
Saranno numerose le etichette in degustazione, espressioni di un territorio piccolo ma eccezionalmente ricco e distintivo, che ad oggi è la zona di riferimento per i vini bianchi italiani. Con i suoi 5.850 ettari di vigneti, l’Alto Adige – nel cuore delle Alpi – è infatti una delle regioni vinicole più piccole d’Italia; con 2.500 anni di storia è anche uno dei più antichi territori vitivinicoli dell’Europa di lingua tedesca, iniziato dai Retici. Il vigneto altoatesino gode di due grandi punti di forza: la straordinaria varietà e le condizioni irripetibili del territorio.
La combinazione unica di climi, suoli e altitudini genera terroir distintivi, che si riflettono nei vini che verranno presentati al Wine Paris. Il territorio ha fatto della qualità la sua priorità e, a partire dagli anni ’80, vi è stato cambio di paradigma: non è più il vitigno che si impone sul luogo, ma il luogo che determina il vitigno ideale. Questo cambiamento ha portato all’importante progetto di zonazione, approvato dal MASAF a Ottobre 2024, che va a identificare ben 86 Unità Geografiche Aggiuntive (UGA). Un passo decisivo per rafforzare l’unicità del settore vinicolo altoatesino, valorizzando al massimo l’identità di ciascuna zona.
Oggi, dopo un passato da “regione di vini rossi”, due terzi dei vigneti sono dedicati a vitigni a bacca bianca. Al Wine Paris sarà possibile esplorare questa straordinaria varietà: dalle celebri uve di origine borgognona – come Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco – fino ai vitigni autoctoni storici, tra cui spiccano Gewürztraminer, Lagrein e Schiava.
Elenco produttori presenti al Wine Paris (Pad 6 / A016):
Abbazia di Novacella
Cantina Bozen
Castelfeder
Colterenzio
Dipoli
Cantina Girlan
Franz Haas
Kettmeier
Tenuta Kornell
Cantina Kurtatsch
Cantina Kaltern / Erste+Neue
Cantina Terlano / Cantina Andriano
Tenuta Alois Lageder
Baron Longo
Cantina Merano
Hofstätter
Nals Margreid
Weingut Pföstl
Ritterhof Weingut- Tenuta
Tenuta Peter Sölva
St. Michael-Eppan
Tenuta Tiefenbrunner
La Redazione
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30 Gennaio, 2025
FLOS OLEI 2024 (il ritorno)
IL COSA E IL DOVE
Lo scorso 15 Dicembre, le eleganti sale dell’Hotel EXCELSIOR di Roma hanno ospitato l’attesissimo ritorno di FLOS OLEI nella Capitale.
Evento imperdibile per gli EVOluti amanti dell’oro verde delle nostre tavole
GLI ASSAGGI
Se pensare di assaggiare tutto quanto proposto negli Eventi dedicati al vino è pura utopia, quando si tratta di EVO beh…lo spazio di manovra si riduce ancor più drasticamente e bisogna scegliere con attenzione su cosa posare gli occhi per degustare con attenzione quanto possibile, pena il ritrovarsi con il palato “azzerato” e ancora tanto da voler provare.
Il mio programma è stato dunque quello di non fare nessun programma.
Pochi e mirati assaggi delle Aziende che ben conosco (per farmi un’idea di quello che è stata la campagna olearia 2024/2025), niente fuori dall’Italia (mi è dispiaciuto ma, non assaggiando oli “stranieri” da un po’ di tempo, ho preferito rimandare fino a quando non avrò riordinato le idee riguardo le produzioni d’oltre confine) e…attenzione per il nuovo.
Alla fine, una quarantina di assaggi (in vero non pochi) da cui ho tratto una mia personalissima “TOP QUALCOSA” della quale avrete ormai imparato a prendere con le molle i punteggi (laddove li vogliate confrontare con quelli della guida) ma che spero possa essere di stimolo alla Vostra Curiosità e che possa indirizzare i Vostri prossimi consumi.
Ergo: leggete, criticate, suggerite e…CONDIVIDETE!
CHIAVALON (CROAZIA)
– “ORGANIC”: al naso mostra di avere il piede pesante sul pedale delle balsamicità mentolate e di non temere l’affondo della mela, gestendone la progressione a suon di basilico e pomodoro.
Decisamente amaro, in bocca non dimentica i toni del sedano rapa e, mentre lascia che il piccante pareggi le amaritudini, rinfresca a suon di lattuga.
(90/91 Punti).
– “ATILIO”: Bianchera e Carbonazza per un cesto colmo di carciofi e cicoria in una nuvola di menta, timo e rosmarino.
Poco lo spazio lasciato alla mandorla e ai pinoli, un accenno alla mela
In bocca è una inarrestabile armata di polifenoli!
Fatto per palati allenati all’amaro e al piccante intriga con note di pimento e rosmarino lasciandoci con la voglia di provarlo con un cioccolato seriamente FONDENTE.
93/94 Punti.
Sempre sugli scudi quell’”EX ALBIS” (89 Punti) che mi ha fatto conoscere l’Azienda di Tedi e Sandi(quest’anno forse un po’ meno “boom” rispetto ad altre volte) e decisamente figo quel “ROMANO” dedicato al padre e a quelli che preferiscono EVO più “distesi” (91 Punti).
AGRICOLA FORCELLA (ABRUZZO)
– MONOCULTIVAR LECCIO DEL CORNO: il pomodoro maturo incornicia toni amaricanti di cicoria, carciofo e salvia mentre la mandorla se ne sta in finestra.
Assaggio che mostra grande equilibrio nei toni di amaro e piccante chiudendo su note intense di nocciola.
86 Punti.
Un po’ sotto tono la monocultivar di INTOSSO che, nonostante l’impegno profuso in campo e in frantoio, sembra aver risentito particolarmente dell’annata complicata e, forse, di una raccolta un po’ sfuggita di mano.
Si becca 84 Punti e il mio premio “PECCATO”.
Una nota di merito per l’attenta produzione di pasta che mi prometto di testare nuovamente non appena ne avrò la possibilità (l’Abruzzo mi sta pian piano adottando)
TRAPPETO DI CAPRAFICO (ABRUZZO)
– MONOCULTIVAR INTOSSO: verde di pomodoro e lattuga lascia che ci metta lo zampino anche la mela Granny Smith senza dimenticarsi di erbe aromatiche e sfrucugli di ravanello.
Coerente ed elegante l’assaggio con un invidiabile e intenso equilibrio di amaro e piccante.
C’è solo un qualcosa che…boh, magari mi sbaglio, ma c’è quell’idea di banana…
Gran bell’EVO!
88/88+ Punti.
– MONOCULTIVAR CROGNALEGNO “CROGNALE”: tra carciofo e cicoria si fanno strada il finocchio e il ravanello ma sono i toni delle erbe aromatiche (salvia e rosmarino) e quelli balsamici della menta a sorprendere di più mentre la chiusura è più ortolana e segnata dalla lattuga.
In bocca vince l’amaro della noce e dell’osso di pesca mentre il piccante avanza pian piano a suon di nere peposità.
90- Punti.
RABOTTINI (ABRUZZO)
– MONOCULTIVAR FS 17 “PER CONDIRE”: elegantissimo il suo abito verde prato punteggiato di pomodoro e carciofo.
L’assaggio lascia inizialmente perplessi ma, come una bella donna s’ammanta di mistero e…va atteso.
L’amaro mostra un crescendo del tutto inaspettato, inesorabile ma mai invadente, rispettoso di quel piccante sottile che fa da sottofondo a un assaggio di rara eleganza.
88 Punti, forse con un +.
TRESPALDUM (MOLISE)
– MONOCULTIVAR GENTILE DI MAFALDA: alla foglia di pomodoro si affiancano l freschezze della mela verde, della menta e del basilico.
Appena un accenno di spezie introduce una chiusura ortolana di sedano mentre lascia un po’ sorpresi quell’accenno bananoso che…non c’avrei messo.
Ben più deciso l’assaggio che l’olfatto, ben gestito dai ritmici rintocchi di amaro e piccante che, nel finale, cedono un po’ il passo alle dolcezze di frutta.
87/87+ Punti.
SCHINOSA – DI MARTINO (PUGLIA)
– MONOCULTIVAR CORATINA ”LA CORATINA”: tra carciofo, sedano ed erbe di campo si fanno strada la mela matura e freschezze d’agrume mentre lo sfondo comunica melanzana.
Assaggio che denota un piccante deciso e un amaro che, inizialmente in difficoltà, rialza pian piano la testa e rimette tutto in equilibrio nel lungo finale.
Forse meno d’impatto rispetto a quella della scorsa campagna olearia.
(87+ Punti).
Merita poi una segnalazione lo l’ASPRINIO DI AVERSA DOP SPUMANTE METODO CLASSICO “PRIEZZA”di MASSERIA CAMPITO (costola enoica dell’Azienda).
Una bollicina che riempie immediatamente il naso di nocciole tostate, racconta di pesche e agrumi canditi e si distende poi sui toni dell’anice (o forse è finocchietto selvatico), della salvia e della camomilla.
Il sorso, morbido e cremoso, mostra ben presto le muscolose spalle fresco sapide per chiudere l’assaggio su rimandi tostati e agrumati.
Si becca 87+ Punti che potevano essere anche di più se non fosse che l’allevamento a spalliera gli toglie quel quid di indeterminazione che…
Comunque, un bel vino.
TORRERIVERA (PUGLIA)
MONOCULTIVAR UOVO DI PICCIONE: beh, l’ho assaggiato per ultimo e certo non gli ho fatto un favore ma…
Nel mio essere “severo ma giusto” mi pare si meriti davvero le mie parole.
Certo non l’EVO dei miei sogni, così poco “pugliese”…
Delicato, mai sopra le righe, che lascia siano i fiori a rappresentare il mondo vegetale (poco l’apporto della lattuga e del pomodoro).
La frutta?
Pera e mela, qualcosa di esotico e…agrumi.
In bocca dimostra ottima pulizia ed educazione nel proporre delicatezze d’amaro e piccante e coerenza con le complessità olfattive.
86+ Punti.
FATTORIA DI FUBBIANO (TOSCANA)
– EVO: inizialmente stentato, l’olfatto si rivela poi intenso ed estremamente vegetale, di sbarazzina bellezza nel suo proporre frati sfalciati, erbe di campo, cicoria e lattuga.
Ben presenti anche il carciofo e la foglia di pomodoro.
L’assaggio mostra con decisione il lato amaro di un EVO che lascia montare pian piano spezie e piccantezze che gestiscono il lungo finale.
Davvero una bella scoperta.
87 Punti.
FRANTOIO DI CROCI (TOSCANA)
– TOSCANA IGP “PRIMA OLIVA”: in uno scenario pomodoroso carciofo, cicoria e freschezze di lattuga precedono il rosmarino e le folate di mentuccia.
In bocca mostra un amaro dalle spalle larghe e un piccante di muscolatura tonica e affatto pompata.
Elegante nei toni speziati del pepe nero chiude evidenziando la mandorla e lasciando davvero una bella impressione di sé.
88+ Punti.
– EVO “RISERVA”: tolto il pomodoro risulta decisamente più vegetale all’olfatto ma cede poi un po’ il passo a causa di un assaggio deciso ma meno “sicuro di sé”, intensamente amaro ma con un piccante che sembra voler stare al passo quasi per forza.
88-/88 Punti.
E QUINDI?
E quindi intanto GRAZIE a FLOS OLEI per avermi voluto ospitare e a tutti i Produttori cui ho rotto le scatole (ma anche a quelli che per diversi motivi non ho potuto “disturbare”) e poi…
Poi è il momento delle belle speranze: che la gente capisca l’importanza dell’EVO, che i media se ne accorgano e ne parlino, che il numero degli Eventi dedicati all’Extravergine di Oliva cresca, che, invitati a una cena, ci si presenti con una bottiglia di Olio buono anziché con una scontatissima bottiglia di vino…
Beh, al momento sono solo “belle speranze” ma…stay tuned
Roberto Alloi
VINODENTRO
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29 Gennaio, 2025
Ecco i 140 viticoltori della XVII edizione di Terre di Toscana
Domenica 23 e lunedì 24 marzo 2025
Hotel Una Esperienze Versilia Lido | Lido Di Camaiore (LU)
www.terreditoscana.info
Saranno 140 i viticoltori che daranno vita alla nuova, attesissima edizione di Terre di Toscana, in calendario domenica 23 e lunedì 24 marzo a Lido di Camaiore (LU).
Nomi ormai storici del parterre di Terre di Toscana affiancheranno alcune new entry che renderanno il viaggio nell’eccellenza enologica toscana ancora più affascinante e coinvolgente.
Con Terre di Toscana si potrà andare alla scoperta di tutte le aree vitivinicole della regione, passando da quelle “classiche” a quelle più recenti, ed intraprendere un percorso unico dal nord al sud della Toscana, dalla costa fino alle pendici dell’Appennino.
Nei calici si potranno assaporare vini provenienti dalla provincia di Arezzo, da Bolgheri e Val di Cornia, Carmignano, Chianti, Chianti Classico, Colline Lucchesi e Pisane, Candia e Lunigiana massese, Maremma e Montecucco, Montalcino, Montepulciano, Orcia, San Gimignano….
Ad attendere i partecipanti alla XVII edizione di Terre di Toscana, che animerà i luminosi spazi dell’Hotel Una Esperienze Versilia Lido, a pochi metri dal mare, ci saranno i produttori o i loro più fidati collaboratori, pronti per spiegare filosofia, storia, presente e futuro delle loro realtà.
Nella giornata di lunedì, come da tradizione, si potrà fare anche un viaggio nel tempo grazie alla proposta di vecchie annate, in grado di raccontare più di mille parole le potenzialità evolutive di alcune etichette iconiche.
Nell’Area Food alcuni artigiani del gusto proporranno prodotti come salumi, formaggi, dolcezze e ricette della tradizione, che potranno essere acquistati e gustati in loco oppure portati a casa come ricordo della giornata.
Il costo del biglietto per ogni singola giornata, che consente l’assaggio di tutti i vini, è di 40 euro a persona.
Il biglietto è acquistabile solo in prevendita attraverso il sito www.terreditoscana.info; lo stesso dicasi per le richieste di accredito per stampa ed operatori del settore.
Nelle giornate di domenica e di lunedì, dalle ore 10,30 alle ore 17.30, navette gratuite faranno la spola tra la stazione ferroviaria di Viareggio e l’UNA Hotel.
I minibus, facilmente identificabili attraverso il logo della manifestazione affisso all’esterno, stazioneranno fuori dalla stazione ferroviaria e saranno disponibili, traffico permettendo, ogni 15/20 minuti.
Elenco Cantine Aderenti
Stefano Amerighi, Argiano, Avignonesi, Badia a Coltibuono, Banfi, Baricci, Bindella-Tenuta Vallocaia, Boscarelli, Caiarossa, Antonio Camillo, Canalicchio di Sopra, Capannelle, Caparsa, Capezzana, Cappellasantandrea, Casanuova – Thilo Besançon, Castell’in Villa, Castello dei Rampolla, Castello del Terriccio, Castello di Albola, Castello di Ama, Castello di Bolgheri, Castello di Monsanto, Castello di Radda, Castello di Volpaia, Castello Monterinaldi, Castello Tricerchi, Cesani, Chiappini, Col di Bacche, ColleMassari, Colle Santa Mustiola, Cològnole, Conti Capponi Villa Calcinaia, Contucci, Cupano, Dei, Fabbrica Pienza, Fabio Motta, Fabrizio Dionisio, Fattoi, Fattoria Corzano e Paterno, Fattoria del Cerro-La Poderina-Tenuta di Monterufoli, Fattoria del Pino, Fattoria di Magliano, Fattoria di Ripa d’Orcia, Fattoria Le Pupille, Fattoria Montellori, Fattoria Sardi, Fattoria Selvapiana, Fattoria Varramista, Fontodi, Fortulla, Giacomo Baraldo, Gianni Brunelli-Le Chiuse di Sotto, Gianni Moscardini, Giodo, Grattamacco, I Balzini, I Luoghi, Il Colombaio di Santa Chiara, Il Marroneto, Il Rio, Isole e Olena, Istine, L’Erta di Radda, La Fralluca, La Gerla, La Tanna, Lamole di Lamole, Le Chiuse, Le Cinciole, Le Ragnaie, Le Vigne di Silvia, Lisini, Mastrojanni, Mazzei, Monastero dei Frati Bianchi, Montepeloso, Montepepe, Monterotondo, Monteverro, Montevertine, Orma, Panizzi, Patrizia Cencioni, Petra, Petrolo, Piaggia, Pietroso, Pieve Santo Stefano, Podere Fedespina, Podere Il Carnasciale, Podere Il Castellaccio, Podere Il Palazzino, Podere Le Ripi, Podere Marcampo, Podere San Giacomo, Podere Sant’Agnese, Podere Terreno alla Via della Volpaia, PoggioArgentierA, Poggio al Lupo, Pomona, Ricasoli, Ridolfi, Riecine, Rocca delle Macie-Famiglia Zingarelli, Rocca di Castagnoli-Capraia, Rocca di Montegrossi, Roccapesta, Salcheto, Salvioni – La Cerbaiola, San Giusto a Rentennano, Sancaba, Sanlorenzo, Michele Satta, Sesti, Solatione, Talenti, Tenuta del Buonamico, Tenuta Col d’Orcia, Tenuta di Carleone, Tenuta di Ghizzano, Tenuta di Trinoro, Tenuta La Massa, Tenuta Le Potazzine, Tenuta Lenzini, Tenuta Mariani, Tenuta Montauto, Tenuta Monteti, Tenuta San Giorgio, Tenuta San Guido, Tenuta Sette Ponti, Terenzuola ,Terreno, Teruzzi, Tiezzi, Toscani, Tua Rita, Valle del Sole.
Terre di Toscana è un evento organizzato da L’Acquabuona (testata giornalistica on-line che dal 1999 racconta con passione e professionalità l’enogastronomia e l’agroalimentare del nostro Bel Paese.
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Terre di Toscana 2025
UNA Esperienze | Versilia Lido
viale S. Bernardini, 337 – Lido di Camaiore (Lu)
Domenica 23 marzo dalle ore 11 alle ore 18
Navetta gratuita da e per la stazione di Viareggio
Lunedì 24 marzo dalle ore 11 alle ore 18
Navetta gratuita da e per la stazione di Viareggio
La Redazione
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29 Gennaio, 2025
Innamorarsi a Parigi: la cucina incantevole di Fanny Herpin
Parigi, 8* arrondissement, nell’affascinante ristorante Le Comondo ho il piacere di conoscere la bellissima chef Fanny Herpin (https://www.instagram.com/chef.fanny/) . Sorride mentre mi viene incontro abbracciandomi.
Resto subito affascinato dalle alte colonne metalliche che si innalzano verso l’alto. Questo edificio, oggi sotto tutela, era un tempo la scuderia di Moïse de Camondo cui si deve il museo ispirato al Petit Trianon. Un cocktail bar centrale, bello e imponente, sono certo mi permetterà di trascorrere una intensissima serata in compagnia di Fanny.
Il ristorante è annesso al Musée Nissim de Camondo, idealmente situato ai margini del Parc Monceau, è una vera e propria perla da scoprire. Con i suoi splendidi spazi storici e la terrazza verdeggiante, è una fuga gastronomica che consiglio vivamente.
Superata la sala da pranzo, si scopre un secondo ambiente luminoso sotto un tetto di vetro, un giardino d’inverno dove rilassarsi al riparo di una superba fontana in pietra. Il suo bovindo si apre sulla verde terrazza pavimentata, dove una varietà di piante e palme offre un gradito cambiamento di scenario.
Torniamo a sederci su uno degli sgabelli del bancone ed inizio a conoscere Fanny scoprendo come è nata la sua passione per la cucina. Quasi tutti gli chef che sino ad oggi ho intervistato hanno iniziato a cucinare con le nonne.
Fanny Herpin, è nata a Bordeaux e ha assunto la direzione del ristorante nel 2020. Il papà lavorava come chef quando lei era piccina. Nei ricordi di bambina, una foto con lei in tenuta da chef e cappello in testa nel guardaroba della nonna, Mamie Annette. Una immagine diventata vera fonte di ispirazione. Anche la mamma era un’ottima cuoca. Da piccola la aiutava a preparare le torte e in pasti in famiglia, condivisi con i suoi fratelli e sorelle. Momenti di convivialità, complicità, risate.
Fanny, la giovanissima ancorché chef affermata, ha iniziato a muovere i primi passi in cucina a soli 15 anni con il suo primo stage al Vieux Logis. Esperienza con il sapore di rivelazione. Poi un corso di cucina generale, il diploma di maturità Es, il Bts in hotel e ristorazione. A 21 anni il primo lavoro come commis chef al Biblos di Saint -Tropez, al fianco di Alain Ducasse. Determinazione e un obiettivo chiaro: diventare chef prima dei 30 anni.
Durissimi i primi anni nel mondo Ducasse ma anche quelli al Jules Verne di Parigi, al New York, al Meurice e al Benoit. A 26 anni è chef per la prima volta, prendendo le redini del mitico bistrot Chez Allard. Obiettivo raggiunto.
In una formazione così vasta, forse anche bella per i tanti ricordi che si accavallano le chiedo se c’è un dettaglio nel suo percorso che le piacerebbe ricordare. È cosi che torna indietro con la mente ai tempi in cui incontrò Christophe Girardot, durante la sua settimana nelle cucine del ristorante del liceo. Uno chef entusiasmante che l’ha rassicurata nella sua scelta regalandole forti emozioni semplicemente cucinando.
Fanny con il suo bellissimo sorriso e i suoi occhi che mi scrutano e osservano mi dice che bisogna credere nei propri sogni e darsi i mezzi per arrivare lavorando duro. Il suo è un ambiente maschile e sessista, ma ha sempre lottato per prendere il suo posto in cucina e guadagnarsi gli onori che si meritava.
Le chiedo che piatti mi farà provare questa sera, perché le foto che ho visto su Ig raccontano di piatti bellissimi da vedere e non solo. Questa sera avrò il piacere di mangiare il piccione di Racan, cotto sul petto, cromesquis di cosce candite al rosmarino servito con polenta cremosa ed essenza di funghi accompagnato da una salsa di salmì con frattaglie di piccione. È un piatto tecnico, preciso, delizioso e stagionale. Non vedo l’ora di provarlo.
I piatti di Fanny sono colorati ma sempre molto particolari, di sicuro non sono piatti semplici così le chiedo da dove nasce la sua fantasia in cucina e da cosa trae ispirazione.
In cucina Fanny lavora in tandem con Mehdi Boucenna da quattro anni. La sua creatività si arricchisce attraverso i loro scambi di idee. Attinge alle sue esperienze e si lascia guidare dalle sue sensazioni, in armonia con i prodotti di stagione.
Di piatti di Fanny ne ho visti davvero tanti ma sicuramente c’è un piatto che potremmo definire il più complesso perché ricco di ingredienti e preparazioni creato per l’evento Night Fall a Parigi. Un piatto ispirato ad un’opera e al loro incontro con gli artisti creato insieme a Mehdi. Ci sono voluti giorni, settimane di riflessione e di sperimentazione ma il risultato è un piatto sublime, un momento forte ed intenso. Da ricordare.
Fanny ha avuto il privilegio di lavorare per i Giochi Olimpici di Parigi 2024: un’esperienza indimenticabile. Ne parla con una punta di orgoglio per aver contribuito, a modo suo, a rendere grande Parigi e i Giochi Olimpici. Cucinando per diversi giorni allo Stade de France anche con una nuova ricetta che riflette la sua visione della cucina moderna e francese: orata semicotta, affumicata con fieno, accompagnata da gelatina di anguria, pomodori cuore di manzo ed emulsione di limone.
Il 2024 è stato un anno foriero di esperienze. Ai Giochi Olimpici si aggiunge anche quelle dei Fork awards 2024: Fanny e la sua brigata hanno avuto l’onore di ospitare due volte i The Forks Awars nel loro ristorante. Un grande orgoglio accogliere i più grandi chef francesi così come i giovani talenti promettenti. Per ogni evento hanno preparato 2.200 cocktail. Una fatica ma niente dinanzi al poter partecipare alla scena gastronomica parigina.
Racconto a Fanny che ho avuto la fortuna di intervista diversi chef stellati italiani e di conoscere le loro cucine e così le chiedo se pensa che la cucina francese sia meglio di quella italiana. Fanny presa da un’improvvisa risata, con il suo accento francese mi dice che non esiste una cucina migliore dell’altra perché ogni cucina mette in risalto le bellezze del territorio e del proprio Paese. Sicuramente la forza della cucina francese risiede nelle tecniche e nel know how delle salse che sono due aspetti della cucina che a lei piacciono molto.
È il momento delle presentazioni. È così che conosco la sua bellissima brigata: un team di 12 cuochi ognuno dei quali svolge un ruolo essenziale utile per andare avanti insieme. Il rispetto è al centro della sua gestione e le piace rivelare il meglio di ognuno di essi.
Ho avuto modo di guardarmi attorno per capire il tipo di clientela che frequenta il ristorante e Fanny. È ora di pranzo e la clientela è tipicamente business. Non dubito che la sera e nel fine settimana cambi drasticamente. Ma non immaginavo potesse essere familiare. Però, a guardar bene i prezzi del menù sono davvero accessibili nonostante la grande attenzione al dettaglio dei piatti che mi passavano accanto.
Ridendo dico a Fanny cosa mi direbbe per convincermi a cenare da lei.
Conoscere Parigi e la sua visione della cucina francese, dove tradizione e modernità si incontrano. A Le Camondo si propone una cucina responsabile, lavorando con prodotti di stagione valorizzando i produttori locali. Ogni piatto racconta una storia, rispecchia la sua passione e il suo impegno. Mi dice sorridendo “lascia che ti sorprenda”.
Ho avuto modo di scoprire un ristorante davvero unico, un gioco di contrasti tra l’involucro dell’ex garage dell’hotel Camondo e la raffinatezza del museo. Il ristorante è stato immaginato dall’agenzia Favorite come una dependance contemporanea della grande residenza. Del garage originale hanno mantenuto la scala, il pavimento e le pareti, evidenziando i pilastri, le travi in acciaio e le scatole del soffitto che conservano i colori primitivi. Lo slancio grafico di queste linee verticali e orizzontali si moltiplica in tutto lo spazio per sostenere l’effetto di una rara altezza del soffitto. La barra centrale funge da spina dorsale dell’arredamento. Una rottura contemporanea, si compone con la struttura in ottone e vetro su cui è fissata con il grande lampadario che la sovrasta, un insieme che abita dal pavimento al soffitto. Il suo esterno è il risultato di uno stretto lavoro con gli artigiani di Ceramiques du Beaujolais.
I decoratori lo hanno progettato come un omaggio alle splendide cucine del museo e in particolare alle sue pareti in maiolica. I bellissimi tessuti dei cuscini, selezionati nei toni del rosso che riecheggiano una striscia di colore sul soffitto, le canne, il legno, gli intarsi dei piani dei tavoli sono tutti riferimenti alla raffinatezza della dimora privata. Anche i servizi igienici sono molto belli perché riproducono quelli dei bagni di casa. Bellissimo il giardino di inverno ampiamente aperto sulla grande terrazza pavimentata dove la disposizione elimina il confine tra interno ed esterno per dare il primato al volume ed offrire durante la giornata diverse modalità di appropriazione dello spazio.
Bellissimo il maestoso bancone dove siamo seduti con i suoi 12 sgabelli che invitano a consumare un pranzo veloce o a bere un primo drink in attesa del proprio tavolo. Ai lati della sala le panche offrono una configurazione tradizionale da brasserie, mentre i divani davanti alle vetrate si prestano a momenti più informali. Fanny mi racconta che all’esterno durante la bella stagione è possibile allestire 70 coperti in un ambiente idilliaco per godersi un pranzo semplice al sole.
Una ragazza come lei che nei primi anni della sua esperienza del mondo della cucina ha conosciuto tante cucine mi piace immaginarla anche in Italia. Dopo aver lavorato a New York e Londra, Tokyo le piacerebbe lavorare in Italia. Aspetta solo un invito.
Fanny è una ragazza davvero semplice. Orgogliosa di collaborare con artigiani appassionati che condividono i suoi valori e il suo impegno per una cucina responsabile e autentica. Ogni giorno il loro know how e la loro dedizione la ispirano a dare il meglio di lei in cucina. I complimenti che più la toccano sono quelli che evocano l’emozione che regalano i suoi piatti motivo per cui attendo di complimentarmi con lei per le emozioni che susciterà il suo piatto. Quando un cliente le dice che è rimasto sorpreso o che un piatto gli ha ricordato un ricordo, questo rafforza la sua visione e il significato del suo lavoro.
Ho sempre immaginato gli chef ambire alla famosa stella Michelin ma per Fanny conquistare una stella Michelin non è un obiettivo. Ciò che conta per lei è offrire una cucina sincera, di qualità che tocchi le persone che vengono al ristorante.
Se un giorno una stella incoronasse questo lavoro, sarebbe un grande riconoscimento per tutta la squadra e per l’impegno che mettono in ogni piatto, ma lei non cerca questo.
Una esperienza a parer mio degna comunque della stella. Un mondo bellissimo svelato da una bellissima persona e donna che con la sua simpatia mi ha accolto a Parigi in un bellissimo ristorante con un cucina moderna e ricca di tradizione. Tre aggettivi per connotarla? Appassionata, esigente e giusta.
Roberto Silvio De Pascale
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Il buon vivere
Version française.
Tomber amoureux à Paris : la cuisine enchanteresse de Fanny Herpin
Paris, 8ème arrondissement, dans le fascinant restaurant Le Comondo j’ai le plaisir de rencontrer la belle chef Fanny Herpin. Il sourit en s’approchant de moi et me serre dans ses bras.
Je suis immédiatement fasciné par les hautes colonnes métalliques qui s’élèvent vers le haut. Ce bâtiment, aujourd’hui sous protection, était autrefois les écuries de Moïse de Camondo qui créa le musée inspiré du Petit Trianon. Un bar à cocktails central, beau et imposant, me permettra j’en suis sûr de passer une soirée très intense en compagnie de Fanny.
Le restaurant est rattaché au Musée Nissim de Camondo, idéalement situé en bordure du Parc Monceau, c’est une véritable perle à découvrir. Avec ses beaux espaces historiques et sa terrasse arborée, c’est une escapade gastronomique que je recommande vivement.
Passée la salle à manger, vous découvrez une deuxième pièce lumineuse sous verrière, un jardin d’hiver où vous pourrez vous détendre à l’abri d’une superbe fontaine en pierre. Sa baie vitrée s’ouvre sur la terrasse dallée de verdure, où diverses plantes et palmiers apportent un dépaysement bienvenu.
Nous retournons nous asseoir sur l’un des tabourets du comptoir et je commence à connaître Fanny, découvrant comment est née sa passion pour la cuisine. Presque tous les chefs que j’ai interviewés jusqu’à présent ont commencé à cuisiner avec leurs grand-mères.
La chef Fanny Herpin, née à Bordeaux, a repris le restaurant en 2020. Elle me raconte que son père a travaillé comme chef durant les premières années de sa vie. Il y avait une photo de lui en tenue de chef et toque dans la garde-robe de sa grand-mère, Mamie Annette. Cette image a été pour elle une véritable source d’inspiration. Maman était aussi une excellente cuisinière. Enfant, elle l’aidait à préparer des gâteaux et les repas de famille, partagés avec ses frères et sœurs, étaient des moments de convivialité, de complicité et de rire.
Fanny, toute jeune mais pourtant chef confirmée, fait ses premiers pas en cuisine à seulement 15 ans avec son premier stage au Vieux Logis. Découvrez la saveur de la révélation. Puis un cours de cuisine générale, le baccalauréat ES, le BTS hôtellerie-restauration. A 21 ans, son premier emploi de commis de cuisine au Biblos à Saint-Tropez, aux côtés d’Alain Ducasse. Une détermination et un objectif clair : devenir chef avant 30 ans.
Les premières années dans le monde Ducasse furent très dures, mais aussi celles chez Jules Verne à Paris, à New York, au Meurice et chez Benoit. À 26 ans, il devient chef pour la première fois en prenant les rênes du mythique bistro Chez Allard. Objectif atteint.
Dans une formation aussi vaste, peut-être même belle en raison des nombreux souvenirs qui se chevauchent, je vous demande s’il y a un détail de votre voyage dont vous aimeriez vous souvenir. C’est ainsi qu’il se remémore l’époque où il a rencontré Christophe Girardot, lors de sa semaine dans les cuisines du restaurant du lycée. Un chef passionnant qui l’a rassurée dans son choix, lui procurant des émotions fortes simplement en cuisinant.
Fanny avec son beau sourire et ses yeux qui me scrutent et m’observent me dit qu’il faut croire en ses rêves et se donner les moyens d’y arriver en travaillant dur. Son milieu est masculin et sexiste, mais il s’est toujours battu pour prendre sa place en cuisine et gagner les honneurs qu’il méritait.
Je lui demande quels plats elle me fera gouter ce soir, car les photos que j’ai vues sur Ig parlent de plats beaux à regarder et bien plus encore. Ce soir j’aurai le plaisir de manger du pigeon Racan, cuit sur la poitrine, des cromesquis de cuisses confites au romarin servis avec une polenta crémeuse et essence de champignon accompagnés d’une sauce salmis aux abats de pigeon. C’est un plat technique, précis, délicieux et de saison. J’ai hâte de de l’essayer.
Les plats de Fanny sont colorés mais toujours très particuliers, ce ne sont certainement pas de plats simples alors je lui demande d’où vient son imagination en cuisine et de quoi elle s’inspire.
En cuisine, Fanny travaille en tandem avec Mehdi Boucenna depuis quatre ans. Sa créativité s’enrichit de leurs échanges d’idées. Il s’appuie sur ses expériences et se laisse guider par ses sensations, en harmonie avec les produits de saison.
J’ai vu beaucoup de plats de Fanny mais il y a certainement un plat que l’on pourrait définir comme le plus complexe. Son plat le plus complexe est certainement un plat rempli d’ingrédients et de préparations pour l’événement Night Fall à Paris. Avec Mehdi ils ont créé un plat inspiré d’un opéra et de leur rencontre avec les artistes. Il y a eu des jours et des semaines de réflexion et d’expérimentation qui ont abouti à la création d’un plat sublime, un moment très fort mais aussi beau à retenir. Se souvenir
Fanny a eu le privilège de travailler pour les Jeux Olympiques de Paris 2024 : une expérience inoubliable. Il en parle avec une pointe de fierté pour avoir contribué, à sa manière, à faire de Paris et des Jeux Olympiques de grands. Cuisiner pendant plusieurs jours au Stade de France également avec une nouvelle recette qui reflète sa vision de la cuisine moderne et française : daurade mi-cuite, fumée au foin, accompagnée de gelée de pastèque, tomates cœur de bœuf et émulsion de citron.
Il a eu le privilège de parcourir la piste d’athlétisme et de regarde le plus grands athlètes du monde s’affronter.
2024 a été une année riche en expériences. Les Jeux Olympiques, c’est aussi ceux des Forks awards 2024 : Fanny et son équipe ont eu l’honneur d’accueillir à deux reprises les Forks Awards dans leur restaurant. Une grande fierté d’accueillir les plus grands chefs français ainsi que de jeunes talents prometteurs. Pour chaque événement, ils ont préparé 2 200 cocktails. Un effort mais rien comparé à pouvoir participer à la scène gastronomique parisienne.
Je dis à Fanny que j’ai eu la chance d’interviewer plusieurs chefs étoilés italiens et de connaitre leurs cuisines et je lui demande donc si elle pense que la cuisine française est meilleure que la cuisine italienne. Fanny, soudain en riant, me dit avec son accent français qu’il n’y a pas de cuisine meilleure qu’une autre. Parce que chaque cuisine met en valeur la beauté du territoire et de son propre pays. Certes, la force de la cuisine française réside dans les techniques et le savoir-faire des sauces qui sont deux aspects de la cuisine qu’elle affectionne beaucoup.
C’est l’heure des présentations. C’est ainsi que je fais la connaissance de sa belle brigade : une équipe de 12 chefs, dont chacun joue un rôle essentiel et utile pour avancer ensemble. Le respect est au cœur de son management et elle aime révéler le meilleur de chacun d’eux.
J’ai eu l’occasion de regarder autour de moi pour comprendre le type de clientèle qui fréquente le restaurant et Fanny. C’est l’heure du déjeuner et la clientèle est typiquement professionnelle. Je n’ai aucun doute que les soirées et les week-ends vont radicalement changer. Mais je ne savais pas que ce serait familier. Cependant, à bien y regarder, les prix de la carte sont vraiment accessibles malgré le grand souci du détail des plats qui m’ont échappé.
En riant, je dis à Fanny ce qu’elle dirait pour me convaincre de dîner avec elle
En riant, je dis à Fanny ce qu’elle dirait pour me convaincre de diner avec elle.
Pour me convaincre, elle m’inviterait à découvrir Paris et à découvrir sa vision de la cuisine française, où tradition et modernité se rencontrent Au Camondo c’est un point d’honneur de proposer une cuisine responsable, travaillant des produits de saison et valorisant les producteurs locaux. Chaque plat raconte une histoire, reflète sa passion et son engagement. Il me dit en souriant, laisse-moi te surprendre ; Elle adorerait partager un moment chaleureux et sincère autour de saveurs qui lui tiennent à cœur. J’ai eu l’occasion de découvrir un restaurant vraiment unique, un jeu de contrastes entre la coque de l’ancien garage de l’hôtel Camondo et le raffinement du musée. Le restaurant a été imaginé par l’agence Favorite comme une annexe contemporaine de la grande demeure. Ils ont conservé l’escalier, le sol et les murs du garage d’origine, en mettant en valeur les piliers, les poutres en acier et les caissons de plafond qui conservent les couleurs primitives. L’élan graphique de ces lignes verticales et horizontales se multiplie dans tout l’espace pour soutenir l’effet d’une hauteur sous plafond rare. La barre centrale fait office de colonne vertébrale du meuble. Pause contemporaine, elle est composée de la structure en laiton et verre sur laquelle elle est fixée avec le grand lustre au-dessus, un ensemble qui vit du sol au plafond. Son extérieur est le fruit d’un travail étroit avec les artisans des Céramiques du Beaujolais.
Les décorateurs l’ont conçu en hommage aux splendides cuisines du musée et notamment à ses murs carrelés. Les beaux tissus des coussins, sélectionnés dans des tons de rouge qui font écho à une bande de couleur au plafond, les cannages, le bois, les incrustations des plateaux de table sont autant de références au raffinement de la demeure privée. Les toilettes sont également très belles car elles reproduisent celles des salles de bains des maisons. Le beau jardin d’hiver s’ouvre sur la grande terrasse dallée où l’aménagement élimine la frontière entre intérieur et extérieur pour donner la primauté au volume et proposer différentes manières de s’approprier l’espace au fil de la journée.
Le majestueux comptoir où nous sommes assis est magnifique, avec 12 tabourets qui vous invitent à déjeuner sur le pouce ou à prendre un premier verre en attendant votre table. Sur les côtés de la pièce, les banquettes offrent une configuration de brasserie traditionnelle, tandis que les canapés devant les fenêtres se prêtent à des moments plus informels. Fanny me raconte qu’à l’extérieur durant l’été il est possible d’installer 70 couverts dans un cadre idyllique pour profiter d’un déjeuner simple au soleil.
J’aime imaginer une fille comme elle qui, au cours des premières années de son expérience dans le monde de la cuisine, a connu de nombreuses cuisines à l’étranger, peut-être en Italie. Mais Fanny, bien que jeune, a déjà parcouru le monde, elle a travaillé à New York et Londres, elle a aussi organisé un événement à Tokyo il y a deux ans avec Alain Ducasse. Elle aimerait beaucoup travailler en Italie et attend une invitation. Il rêve définitivement de continuer à voyager et à travailler dans d’autres pays.
Fanny est une fille vraiment terre-à-terre qui est fière de collaborer avec des artisans passionnés qui partagent ses valeurs et son engagement pour une cuisine responsable et authentique. Chaque jour, leur savoir-faire et leur dévouement l’inspirent à donner le meilleur d’elle-même en cuisine. Les compliments qui la touchent le plus sont ceux qui évoquent l’émotion que procurent ses plats, c’est pourquoi j’ai hâte de la complimenter sur les émotions que suscitera son plat. Lorsqu’un client lui dit qu’il a été surpris ou qu’un plat lui a rappelé un souvenir, cela renforce sa vision et le sens de son travail.
J’ai toujours imaginé des chefs aspirant à la célèbre étoile Michelin mais pour Fanny, gagner une étoile Michelin n’est pas un objectif. Ce qui lui importe, c’est de proposer une cuisine sincère, de qualité, qui touche les gens qui viennent au restaurant.
Si un jour une star couronnait ce travail, ce serait une grande reconnaissance pour toute l’équipe et pour l’engagement qu’elle met dans chaque plat, mais ce n’est pas ce qu’elle recherche.
Pour conclure cette belle conversation et laisser Fanny retourner aux fourneaux pour ravir non seulement mon palais, je lui demande trois adjectifs pour se décrire : passionnée, exigeante et juste.
Une expérience étoilée selon moi, un monde magnifique révélé par une personne et une femme magnifique qui avec sa gentillesse m’a accueilli à Paris dans un beau restaurant à la cuisine moderne et riche de tradition.
Roberto Silvio De Pascale
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28 Gennaio, 2025
I Migliori Vini Italiani 2025. Il viaggio di Luca Maroni “alla base del piacere”
Al via I Migliori Vini Italiani 2025 con degustazioni, workshop, incontri, presentazioni e corsi in pillole: queste le attività in programma nella kermesse organizzata da Sens Eventi e che dal 21 al 23 febbraio animerà il Salone delle Fontane dell’Eur.
Luca Maroni, analista sensoriale di fama internazionale, ideatore de I Migliori Vini Italiani 2025 nonché autore di numerose pubblicazioni e della voce “degustazione del vino” sull’Enciclopedia Italiana Treccani, insieme a Francesca Romana Maroni, CEO di Sens Eventi, sono pronti a dare il via alla XXIV edizione dell’attesissimo evento enologico che avrà come tema “alla base del piacere”. Dal 21 al 23 febbraio, al Salone delle Fontane dell’Eur, un ricco calendario di appuntamenti, tra degustazioni libere e guidate, workshop, incontri, presentazioni e corsi, accompagnerà i wine lovers in un percorso sensoriale unico e irripetibile che esplorerà tutte le sfaccettature dell’essenzialità del gusto, calice dopo calice.
Ad aprire le danze della kermesse sarà, come ogni anno, la serata di Gala (solo su invito) in programma il 20 febbraio. Una grande festa dedicata ai produttori e alla stampa che festeggerà gli esiti dell’edizione 2025 dell’Annuario dei Migliori Vini Italiani; vedrà l’accendersi dei riflettori sul Somma Sapienza, un altro progetto di Luca Maroni, ovvero il vino realizzato con le uve del Vigneto Italia piantato all’interno del Museo Orto Botanico di Roma e presenterà i volontari di Voloorto, progetto supportato da Sens Eventi e Pandoracasanatura, con lo scopo di promuovere la partecipazione attiva della cittadinanza alla cura della biodiversità dell’Orto Botanico di Roma.
Il programma de I Migliori Vini Italiani 2025
In questa XXIV edizione, il fulcro della tre giorni capitolina saranno i tasting curati personalmente da Luca Maroni: entusiasmanti degustazioni guidate che, tra racconti di vigna e aneddoti raccontati direttamente dai produttori, riveleranno le caratteristiche organolettiche dei vini in assaggio provenienti da diverse zone vitate dello Stivale.
A grande richiesta gli incontri “Degustare non è assaggiare” in cui lo stesso Luca Maroni racconterà il suo personale metodo di degustazione, accessibile e intuitivo, ottenuto tramite una ricerca analitica sulla relazione tra la composizione chimico-fisica del vino e il suo comportamento sensoriale, elaborato per determinare la piacevolezza del vino attraverso parametri oggettivi.
I partecipanti al minicorso avranno modo di mettere in pratica immediatamente tale metodo di assaggio e valutazione grazie alle libere degustazioni ai banchi d’assaggio che accoglieranno produttori ed etichette provenienti da tutta Italia, dalle grandi maison alle piccole realtà locali che, con dedizione, realizzano vini di grandissima qualità con metodi tradizionali ma anche in agricoltura biologica e biodinamica.
Workshop e laboratori. Bianchi, rosati, rossi e bollicine stimoleranno dunque i sensi di tutti gli enoappassionati che, esplorando il mondo dei sapori basilari, potranno partecipare ai laboratori in programma, curati da Francesca Romana Maroni. Scandaglieranno così ancora più a fondo la vasta gamma di gusti dal dolce al salato, dall’umami all’amaro passando per il piccante e per l’aspro per mettere a fuoco quali sono gli stimoli che rendono unico il piacere degli assaggi, del cibo e del vino.
Non mancherà infatti un “infuocato” momento di approfondimento sul peperoncino, in tutte le sue varietà e sfaccettature aromatiche e gustative, grazie alla partecipazione di ViviPiccante, azienda situata sulle colline di Sanremo, specializzata nella coltivazione della piccante bacca.
A contrastare i sentori piccanti ci sarà poi il laboratorio dedicato al dolce e, più precisamente, al miele con l’analisi sensoriale del nettare e un approfondimento dei temi dell’apicoltura sostenibile ottenuta attraverso un metodo lavorativo etico.
Il sale, inoltre, sarà il tema di approfondimento nel corso del laboratorio tenuto da Fabio Gizzi, patron dell’Emporio delle Spezie. Pur essendo alla base di ogni tradizione culinaria, questo ingrediente è spesso sottovalutato ma, dalla sua scoperta, nei secoli è stato utilizzato come moneta di scambio e come fondamentale metodo di conservazione dei cibi. Marino, iodato, affumicato, integrale, rosa, nero. Ne esistono tante varietà, ognuna con le sue caratteristiche in grado di soddisfare anche i palati più raffinati.
Dedicato all’olio extravergine di oliva sarà invece il laboratorio tenuto da Andrea Sciò, sommelier di vino e olio e titolare dell’azienda Tondo Olio, una piccola realtà agricola sicula che fa della genuinità ed eccellenza dell’oro verde ottenuto dalla spremitura di olive centenari il proprio obiettivo principale.
La partecipazione a tutti questi preziosi appuntamenti (degustazioni guidate, metodo di degustazione, workshop) è gratuita ma in numero limitato. Tutti coloro che hanno acquistato il biglietto potranno prendervi parte fino a esaurimento dei posti disponibili.
Il metodo di degustazione di Luca Maroni
La qualità del vino è la piacevolezza del suo sapore, effetto della sua composizione analitica assolutamente virtuosa. Tre i parametri che determinano detta qualità: la consistenza, l’equilibrio, l’integrità del gusto. La consistenza è il volume espressivo del vino, determinato dalla sua ricchezza in estratto secco; l’aspetto quantitativo della qualità, la persistenza e la longevità potenziale del vino. L’equilibrio è l’armonia fra i componenti, l’opportuno dosaggio fra le sostanze compositive tale che il gusto del vino risulti all’assaggio tanto morbido quanto acido+amaro. L’integrità è l’assenza nel gusto-aroma del vino di difetti di trasformazione enologica (sulfureo, acetoso, lattoso, svanito, legnoso) e di ossidazione. La qualità, la purezza, la fragranza dei componenti del vino esprimono la caratura tecnica e la longevità potenziale del vino. Tanto più consistente, equilibrato e integro il gusto del vino in esame, tanta più piacevole il suo gusto-aroma, tanto più alta la sua qualità organolettica e compositiva. La valutazione dell’Indice di Piacevolezza (IP) di qualsiasi vino si ottiene allora assegnando un punteggio da 1 a 33 ad ognuno dei 3 parametri determinanti la qualità: consistenza, equilibrio, integrità: per questo il massimo è 99.
Applicando tale metodo, facile da apprendere, diretto ed immediato eppure di rigorosa impostazione scientifica, ogni individuo è in grado di decodificare le sensazioni olfattive e gustative suscitate da un vino valutando la qualità della sua analitica essenza.
Info utili
I Migliori Vini Italiani 2025
21, 22 febbraio dalle 16:00 alle 24:00 (ultimo ingresso 23:00)
23 febbraio dalle 16:00 alle 21:00 (ultimo ingresso ore 20:00)
Salone delle Fontane – Eur, Roma
Via Ciro il Grande 10/12 – 00144
Biglietto: 35 euro a persona in prevendita online, in loco 40 euro a persona
La Redazione
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