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24 Gennaio, 2025

Grande novità per la quinta edizione di Vini Selvaggi: la nuova location a San Paolo District

  Domenica 9 e lunedì 10 marzo 2025, nella nuova sede di San Paolo District a Roma, la celebre manifestazione di vini naturali si prepara a realizzare una nuova edizione ancora più coinvolgente e inclusiva. Produttori di vini naturali provenienti dall’Italia e dall’Europa, proposte food sostenibili, talk e incontri animeranno l’evento Si accendono i riflettori sulla quinta edizione di Vini Selvaggi, in programma a Roma il 9 e il 10 marzo 2025. La manifestazione dedicata ai vini artigianali e naturali quest’anno introduce una grande novità: per la prima volta si terrà nel nuovo spazio di San Paolo District, nel quartiere San Paolo, facilmente raggiungibile grazie alla vicinanza della Metro Basilica di San Paolo. La nuova location garantirà maggiore ampiezza e comfort sia per gli espositori che per i visitatori, rendendo l’esperienza ancora più accessibile e piacevole.   Organizzata da Lorenzo Macinanti (Solovino), Giulia Arimattei (studio di comunicazione Arimattei) e Francesco Testa (vignaiolo in Spagna), Vini Selvaggi è una manifestazione di successo che, nella passata edizione, ha accolto oltre 4000 persone in soli due giorni. Un appuntamento imperdibile per gli amanti del vino artigianale e naturale, un format sempre più inclusivo e innovativo e, quest’anno, la quinta edizione nella nuova sede si proporrà in una veste ancora più ricca e coinvolgente. Circa 100 le aziende italiane e straniere che presenteranno le loro eccellenze enologiche, accompagnate da un’offerta food che pone l’accento su sostenibilità e inclusività. La manifestazione sarà inoltre arricchita da un calendario di talk e tavole rotonde, che favoriranno il confronto tra ristoratori e professionisti del settore. L’ingresso è riservato ai maggiorenni, ma i genitori potranno portare i propri bambini che avranno a disposizione un’area ludica dedicata. I giornalisti interessati a partecipare a Vini Selvaggi possono richiedere l’accredito (fino ad esaurimento posti) mandando una email a:  press@passionfruithub.com   ORARI INGRESSO VINI SELVAGGI Domenica 9 e lunedì 10 Marzo 2025 dalle 11.00 alle 20.00 COSTO BIGLIETTO DI INGRESSO 25€ in prevendita
15€ per operatori horeca CONTATTI Vini Selvaggi. Fiera Indipendente dei vini naturali
San Paolo District
Via Alessandro Severo, 48 – Roma
www.viniselvaggi.com
Tel: 3479900589
Email: info@viniselvaggi.com   La Redazione
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24 Gennaio, 2025

Vitivinicola Marulli. Vito, what's else?

È agosto. Un caldo pomeriggio di agosto. Sono in viaggio con mio figlio verso le spiagge del Salento. Un amico enologo, Marco Mascellani, mi suggerisce una fermata ad una cantina a suo dire interessante. In fondo è abbastanza vicina alla fine del viaggio. Lungo viaggio. Da Roma al Salento è come una trasvolata oceanica. Il paese è Copertino.
A vederlo sembra un paese uscito da un film western. Waze ogni tanto fa le bizze ma a veder bene dove siamo, cerchiamo di essere comprensivi. Ci fa infatti passare per una strada con tanto di passaggio a livello. Incredibile. Ancora ci sono paesini tagliati in due dalla ferrovia e il passaggio a livello, rallenta ulteriormente i ritmi. Come se ce ne fosse bisogno con questo caldo. Le case di color ocra sembrano tutte uguali e il riverbero del sole le rende più accecanti di quelle che sono. Il vento, u ientu, crea mulinelli tra le strade. Aspetto solo di trovare qualcuno pronto per un duello. Ma forse fa troppo caldo. I duelli si fanno all’alba. Con il fresco. Vito è in ritardo. L’ho sentito prima al telefono. La tipica parlata salentina, il sorriso già dalla voce. Ha detto che arriva.
Parcheggio la macchina nella stradina laterale presa di contromano. Non mi accorgo del segnale e tantomeno nessuno me lo fa notare. Vivi e lascia vivere. Arriva Vito, al secolo Vito Marulli, abbassa il finestrino e mi dice che passeremo dal retro perché il punto vendita è ancora chiuso. Un grande contenitore con i raspi è messo proprio fuori dalla cantina. C’è l’involucro di un profilattico. In effetti la strada, nonostante sia abbastanza in centro, offre riparo all’ombra del grande stabile della cantina. Il contenitore dei raspi poi è grande abbastanza per posizionare la vettura giusto d’avanti. Insomma, una alcova come abbiamo tutti sperimentato. Vito parcheggia. Sembra contorcersi quando esce dalla sua vettura. Alto, corporatura importante e quel sorriso che al telefono sembrava presente, lo è davvero. Ti fa subito simpatia. Ma me l’aveva già fatta al telefono per l’ospitalità che dimostrava. Sembrava ci conoscessimo da una vita. Magia del Salento. Magia di Vito. Apre il portone di servizio della cantina per farci entrare. Adesso ci siamo io e mia sorella che la conduciamo. Io ho 42 anni e Francesca 43. Siamo coetanei. La cosa più affascinate è che noi abbiamo visto fare il vino da nostro nonno prima e nostro padre poi. Fino a 15 anni fa si faceva il vino del territorio per venderlo al punto vendita che ancora conserviamo e poi in Lombardia come vino da taglio. Vito a voglia proprio di raccontarsi. Sembra faccia questo da sempre eppure non è cosi. Lui e Francesca hanno preso in mano le redini dell’azienda, la Vitivinicola Marulli, neanche tanto tempo fa.   Copertino è quasi al centro del Tacco d’Italia. Un pò al di fuori delle rotte dei vacanzieri che arrivano nel Salento per godere dell’incantevole mare. Eppure pochi km dalla superstrada che collega Lecce a Gallipoli. Qui tutto è pianeggiante e arso dal sole. In estate il paesaggio è quasi lunare. I campi sono ingialliti. Le case sono ingiallite. Ogni cosa sembra cotto al sole. Un pò come le spiagge. Però almeno li c’è il mare a mitigare. I venti, quelli del Salento, arrivano comunque fin qui. In paese si vive solo durante la sera, quando cala il sole e le temperature diventano più miti. È allora che le persone escono e si gettano nelle strade a respirare un pò. Mesciu li balli cu puezzi cicare 
Mesciu li balli cu puezzi cicare 
Nu biti la mia bella nu biti la mia bella 
Nu biti la mia bella a ddhu sta more 
A ddhu sta more addhu sta more
Nu biti la mia bella addhu sta more   È la Pizzica, il ballo tipico del Salento. Sembra rappresentare un modo per esprimere la voglia di scatenarsi all’esterno dopo la necessità di starsene rintanati in casa per via del caldo. Un uscire all’aria aperta, liberarsi, godere e amare la vita. Dopo una giornata di intenso lavoro nei campi. Un pò quello che faceva Vito. Già Vito. Perché a vederlo così sembra sornione, ma sornione non deve per nulla esserlo stato da giovane. Qui, nel profondo sud, si aspettava (e si aspetta) l’estate come la Resurrezione. Durante l’anno c’era e c’è poco da fare a Copertino. Ma in estate. beh in estate, arriva il mondo intero qui. Le spiagge si popolano. Gli alberghi si popolano. I locali si popolano. Tutto prende magicamente vita. Contavo venti minuti. Doccia. Cena. Vestito e parti. Rientravo alle 3 e non mi interessava quando rientravo. Sapevo che alle 4.30 avevo la sveglia e mio padre veniva delicatamente e diceva Vito alzati. Non facevo in tempo a chiudere gli occhi che li riaprivo. Ma ero soddisfatto perché mi ero divertito tanto la notte ma sapevo che dovevo fare il mio dovere. Tutta vita. Glielo leggi negli occhi che era un viveur della notte. Sì la campagna. Sì la vigna. Ma la notte bisognava divertirsi. In Salento poi, come fai a rimanere fermo? Pizzica! Mi sono sposato 12 anni fa. L’azienda non aveva questo assetto. Quando ti sposi e tutto proviene da una azienda familiare, devi darti da fare. 22 ettari di proprietà sempre in quel di Copertino. Ogni singola goccia di vino è prodotta con le proprie uve. Prodotta sì, imbottigliata solo da poco. Meno di venti anni. Perché prima, il papà di Vito, come gran parte dei pugliesi, produceva uva o mosto per portarlo in altre aziende. Quelle che sfruttavano il calore del sud. Spacciandolo per proprio. Nel 2003 abbiamo fatto il primo investimento in cantina. Non avevamo freddo ne imbottigliamento. La classica parlata salentina. Gli occhi vigili. Il sorriso. L’orgoglio per la propria terra e il proprio lavoro. Ogni particolare deve essere sottolineato per una terra che aspetta solo di essere valorizzata.
Il mar Ionio è a meno di dieci km di distanza e l’Adriatico a circa trenta. Le brezze sono quelle del mare. Libeccio e Scirocco non sono i soli venti che si incontrano, ma già quelli bastano per creare condizioni pazzesche e portare sale e iodio dal mare. A quello ci pensa il terreno. Negli anni 90 papà, quando ci fu la primi crisi idrica, fece dei pozzi artesiani. Avevo 11/12 anni. Mi ricordo quando le trivelle che arrivavano a 20 metri di profondità e tiravano fuori acqua salata. Erano venature del mare. Per arrivare all’acqua dolce dovevamo arrivare a 60 metri. Quest’anno siamo arrivati a 73 metri. Essere biologici qui diventa quasi uno sport. Le condizioni climatiche creano ambienti così perfetti che, spesso, non serve fregiarsi di alcun titolo per fare le cose per bene. Ci pensa la natura così che l’uomo può solo rovinare tutto. Come si faceva un tempo per produrre di più. Tanto andava tutto al nord. Si mischiava tutto. Non si capiva più nulla. Ma ora, da quando si è capito che anche in Puglia si può fare qualità, ora è tutto diverso. Siamo in una conduzione biologico ma non certificato. Se una cosa è necessaria, la facciamo. Sono più di dieci anni che non utilizziamo pesticidi. Questo ci porta più investimento lavorativo. Con questo clima, produrre bene e tanto, diventa semplice. Scontato per certi versi. Imbottigliare era per pochi. Le uve si vendevano. I mosti si vendevano. Quel che rimaneva era per il punto vendita. Sfuso, ovviamente. La tradizione è avere il punto vendita. La maggior parte delle uve imbottigliata ma per far tornare i conti qualcosa di vende. Il territorio richiede prezzi bassi e occorre adeguarsi. Già, i prezzi bassi. Altra prerogativa del Salento. Qui vendere una bottiglia a prezzi diversi da quelli esageratamente bassi, è un problema. Magari puoi farlo con i turisti che al nord hanno prezzi da capogiro. Ma non sarebbe etico. Poi, comunque, durante l’anno, devi confrontarti con la tua realtà. C’è poco da fare. Vito, invece di scimmiottare qualcuno o qualcosa ha deciso, insieme a Marco Mascellani, di essere fedele al territorio. Acciaio, cemento e poco, pochissimo legno. Giusto quanto serve per il Copertino DOC classico e riserva. Sono un fautore dei vini in cemento. So benissimo il prodotto finale che propongo. Frutta rossa cotta ma mai invadente. L’ho visto fare a nonno e papà. Noi abbiamo uno stile di vino innovativa. Mantenendo i piedi nel Negroamaro. Vogliamo raccontare il territorio con uno stile che vogliamo mantenere. Non so dire se i Vini di Vito siano innovativi. So di certo che non sono opulenti e melassosi come ci si aspetterebbe da un vino pugliese. Ecco, aspetterebbe. Ma chi l’ha detto che un vino pugliese debba essere denso e impenetrabile come la pece? Chi l’ha detto che se un vino non è così, non sa di Puglia? Come se la Puglia non potesse esprimere grazia ed eleganza nei vini. Forse, basterebbe non raccogliere le uve in maniera tardiva visto il caldo che fa. Evitare tanto legno da rendere taluni vini delle assi di legno in bocca. Insomma, grazia ed eleganza anche a queste latitudini. Anche grazie a rese che non sono “quelle di una volta”. Con i bianchi stiamo sui 100 quintali per ettaro. Il Negroamaro, per i rosati stiamo sui 90/100 quintali. Per le vigne vecchie ad alberello pugliese trai 40 e i 50 quintali per ettaro. Abbiamo 7 ettari di alberello pugliese. Un lavorone. Alberello pugliese. Una di quelle cose che dovrebbe entrare, di diritto e senza passare dal via, nel novero delle specie protette. Una sorta di Unesco solo per quelle varietà che non possono, per nessuna ragione al mondo, sparire. L’alberello forse è la modalità più ancestrale della vite. Ne più ne meno di altri alberi da frutto. Solo che per far si che possa mantenere il peso dei rigogliosi grappoli, c’è bisogno di tempo. Quel tempo che i ritmi moderni non consentono. Quel tempo però che consente alle piante di diventare veri e propri alberi, con un fusto robusto. Vito e la sua aziende hanno vigne con alberelli di oltre 90 anni di età. Da queste ricavano Menone, un Negroamaro in purezza che matura tre anni in vasche interrate senza vedere il legno nemmeno con il cannocchiale. Dalle vigne più “giovani”, appena 60 anni, se ne ricava Malassiso, il Copertino DOC riserva che si avvale sia della presenza del Montepulciano proveniente da vigne classiche con cordone speronato di 25 anni, sia da un passaggio in tonneau da 800 litri (500 per il Copertino classico). Con rese basse e tanto lavoro alle spalle, si riescono a ricavare appena 3000 bottiglie di Menone e 2000 di Malassiso. Poche chicche delle quali non si dovrebbe mai fare a meno. Quest’anno festeggiamo 50 anni di attività. Ci presentiamo al pubblico con tre linee di prodotto. La linea Tinente che arriva da vigne più giovani ovvero non oltre 15 anni di età. Gradazioni importanti per vini freschi. La linea delle selezioni. DOC Copertino rosso e rosato. Siamo l’unica azienda a produrre il Copertino rosato. Il disciplinare è molto rigido perché si può fare il rosato solo con il 30% della massa. Negroamaro 100% con due anni di affinamento in cemento. Poi l’unico internazionale della cantina che è uno Chardonnay. Più di venti anni fa c’era la corsa ai vitigni internazionali. Cinquanta anni sembrano pochi. O tanti. Non so. Però l’età delle vigne segnano il passo per qualcosa che già c’era e che ci sarà. Oltre le persone. Forse oltre la famiglia. Vito segue la parte di produzione e vendita, Francesca l’amministrazione. L’azienda è grande ma manco tanto se confrontata ai grandi latifondi di queste zona. Serve comunque tanta manodopera e tanta organizzazione. Cresciamo di anno in anno. Fin quando si cresce, non abbiamo problemi. Se dovesse esserci qualche anno di stecca vuol dire che avrò fatto sega io! Ciò che queste terre producono è qualcosa di meraviglioso. Basta spremere l’uva e si ottengono prodotti che si fa prima a guastare che migliorare. Il sole, il mare, la terra, la gioia, la musica, i venti. Qui basta piantare qualcosa che emerge dalla terra una meraviglia. Poi, occorre solo assecondare il corso della natura ed assecondarla. Senza eccessi e senza la voglia di strafare. La linea dei cru. Menone è il nostro Negroamaro per antonomasia. Ci fa riconoscere. Secco, asciutto, giustamente tannico. 36 mesi in vasche interrate e 12 mesi in bottiglia. Sul cartellino andiamo a segnare quante bottiglie abbiamo prodotto. Malassiso DOC Copertino riserva. 70% Negroamaro e 30% Montepulciano. Presente in azienda dal ‘76 come nella DOC Copertino. La DOC Copertino prevede in alternativa il Sangiovese. Il che suona strano ma poi mica tanto se si pensa che la Puglia era i granaio d’Italia per la capacità di produrre in grandi quantità. Portare qui due tra i vitigni più diffusi in Italia era un modo per aumentare la produzione con due varietà adatte a tagli di ogni genere. Cappuccini è il Primitivo in purezza. Vino complesso e piacevole. Fa solo vasca in cemento. Alberello di 60 anni. Hidria è il progetto più immediato del quale devo dare merito a Marco Mascellani. Una Verdeca orange. Una spinta in più. Surmaturazione sulla pianta. Pigiadiraspatura. Macerazione con le bucce per oltre 20 giorni. Il vino sosta in cantina per 2 anni. Solo cemento. 1500/2000 bottiglie. La cantina sembra quella di un tempo. Stile cantina sociale con le vasche in cemento che svettano tra i tini in acciaio. Un pò nascoste, ma è giusto che sia così, le vasche interrate. Quelle che servivano per affinare il vino un tempo e con le quali Vito produce i suoi prodotti più identitari. Ci vuole coraggio per non mettere i vini nel legno come si fa da queste parti per venire incontro ai clienti e rispettare gli stereotipi del vino pugliese. Anche se qualcosa di diverso si può fare. E Vito lo fa. Vito è elettrico. Schizza da una parte all’altra della cantina ma ciò che gli preme di più è farmi assaggiare i vini. Federico, mio figlio, ha solo sedici anni. Non potrebbe bere. Ma da queste parti si inizia presto. A dir la verità ha iniziato ad assaggiare vini con me da tempo. Senza esagerare ovviamente. Solo per fargli sentire le differenze. Quando iniziamo da uno dei must dell’azienda in effetti si capisce subito la differenza. È una Verdeca. Non grandi nuance olfattive ma di certo colpisce per bevibilità e freschezza. Verticale ma manco tanto. Bevuto a 9 gradi circa non sembra così verticale. Guadagna il sorso per ampiezza e morbidezza. L’agrume e un pò di frutta tropicale viene fuori. Il grado alcolico interessante per il suo calore. Lo iodio viene fuori in maniera prepotente. La Verdeca fa dei grappoloni grandi e stiamo facendo dei diradamenti per portare il vino ad essere superiore. Hidria fa surmaturazione in pianta. Dunque facciamo dalla stessa vigna tre lavorazioni diverse. La stessa Verdeca da grandi soddisfazioni vinificandola in maniera diversa. Altra espressione di bianco è lo Chardonnay. Corte Saggese. Quello che papà ha piantato oltre venti anni fa. Un ettaro e mezzo. Il terroir comunque è buono e qui da noi ha questa freschezza e mineralità incredibile. Verticale Naso dritto. Verticale e immediatamente riconoscibile con la punta iodata che parla di territorio. In bocca è verticale e sapido. Un bel bianco certamente non strutturato ma con complessità superiore alla Verdeca. Sì sente il calore del frutto nonostante sia stato vendemmiato ad inizio di agosto. Siamo nel tacco d’Italia e non può che essere cosi. Un bel fil rouge tra i due vini. Continuità a creare uno stile aziendale. Vito e marco hanno creato un bel connubio. Con Marco mi sono conosciuto otto anni fa. Lo avevo contattato perché ero fissato con il metodo classico. Andai da D’Araprì. Il signor Girolamo mi fece fare tutto il giro e mi diede da bere l’impossibile. Me la ricordo ancora quella giornata. Mi disse se hai bisogno di qualunque cosa per produrre, per qualsiasi cosa, chiamami. Ma se vuoi c’è il nome di questo tecnico enologo che è qui in Capitanata ha tante piccole aziende. L’ho chiamato e gli chiesi se potevo andarlo a salutare. Andai dunque al suo studio. Gli prospettai l’idea e mi disse che sarebbe dovuto venire a Lecce a vedere. La sera stessa mi manda una e-mail con il computo del costo della sua visita. 900€. Fra me e me mi sono detto, ma se mi sta chiedendo 900€ per fare una visita, quanto mi chiederà per fare un metodo classico? Da li iniziai a capire chi fa il metodo classico a Lecce. C’era il Five Roses 60 mesi di De Castris e il Rosa del Golfo di Calò (80 Negroamaro e 20 Chardonnay). Conoscevo anche l’enologo e andai su De Castris. Marco Mascellani era l’enologo. Lo contattai e venne in azienda. Mi disse che non avevo le attrezzature ma che potevamo provarci. Mi venne il colpo di genio e gli dissi: ma tu che sei qui, ti andrebbe di seguire l’azienda? E da li è nata una bella collaborazione che è sfociata in amicizia e stima reciproca. Sono il suo primo tifoso. Il metodo classico non l’abbiamo ancora fatto. Però…mai lasciare nulla al caso. Non lo so se c’è o non c’è Ride di gusto Vito. Fa il misterioso e si diverte. Ha sicuramente in affinamento qualcosa ma non vuole svelarlo. Non insisto perché non voglio metterlo in difficoltà. Lo ha e ben nascosto. Me lo farà assaggiare appena sarà possibile. Ne sono certo. Non si poi può non bere il Negroamaro rosato in purezza. Qui in Puglia il rosato è un must have. Solo che vederlo prodotto da alberelli ancorché “giovani” di circa 35 anni di età, non è usuale. Le vigne dovrebbero essere indirizzate ai grandi vini rossi invece noi ci facciamo un grande rosato. Tenuta Paraida. Il colore è già stupendo e poco amichevole. Un vero cerasuolo che sembra uscito dalla spremitura delle uve. Abbiamo sempre avuto uno stile territoriale. La DOC Copertino prevede una macerazione di 8/10 ore. Facciamo criomacerazione direttamente in pressa. Sgrondo statico. Solo il mosto fiore contribuisce a questo vino come da disciplinare. Semplice, pulito. Molto verificale. Bella presenza gusto olfattiva. Non eccede al naso. Fiori e frutti con lo iodio. Semplice. Persistente e lungo in bocca che non è scontato per un vino salentino. Accompagnata dalla sapidità che me lo fa durare ancora di più. Anche in questo caso c’è la coerenza tra bianco e rosato. Marco ti ha mandato in una azienda senza zucchero residuo. Siamo in una azienda sugar free. Bello vedere come nei vini assaggiati fino ad ora si noti una sorta di evoluzione degli agrumi arrivando fino al mandarancio del rosato. Noi siamo una azienda che promuove la degustazione dei rosati di annata. Una prerogativa del Paraida Rosato è l’evoluzione dell’arancia che arriva sanguinella. Con note soavi ed elegante. Vuoi assaggiare un rosato con una sanguinella dentro? Vito scompare. Vuole stupirmi con qualcosa che ha in disparte. Ne sono certo. Sta via parecchio tempo. Chissà dove tiene le bottiglie speciali. Sarà nello stesso luogo dove conserva il metodo classico. Ricompare con in mano una bottiglia completamente aranciata che accompagna con un sorriso sornione. Non ti svelo l’annata. Sono le classiche bottiglie che abbiamo in cantina per raccontare la longevità del Negroamaro. Stappa e già dal tappo si evidenza l’albicocca. Colore stupendo che svela una stupefacente evoluzione. Ha la vecchia etichetta del Paraida rosato. Il naso cambia completamente evidenziando una albicocca disidratata, la pesca, l’arancia. È un pò freddo e ha bisogno di un pò di calore per riemergere. È una vendemmia 2018. Un vino fresco, arrotondato dagli anni. Secco, quasi tanninico. L’arancia arriva insieme alla nota di macchia mediterranea: alloro, rosmarino, aghi di pino. Caramello. Viene fuori il caramello. La parte dolce. Bellissimo vino. Certo non è per tutti bere un rosato così invecchiato. In fondo da un rosato si vuole immediatezza e la possibilità di berlo al tramonto sulle spiagge dello Ionio guardando il tramonto (pure le spiagge dell’Adriatico sono fantastiche ma non hanno il tramonto…). Andiamo poi sui rossi. Con il Capo Rotondo. Negroamaro al 100%. Solo acciaio. La linea aziendale è perfetta. Mostra la sua continuità. Lineare e pulito con frutti e fiori che non si accavallano. Si distinguono in maniera perfetta creando una meravigliosa armonia. In bocca è secco e lineare. Sembra quasi un bianco ma non può esserlo perché Il Negramaro non glielo permette. C’è grande eleganza. Di quella che non ti aspetti da un vino pugliese. Poi arriva il Menone. Che spettacolo. Già nel calice dove, cosa già vista nel Caporotondo, dimentica qualunque stereotipo pugliese che sa di densità ed opulenza. Al limite della trasparenza grazie a quei tre anni trascorsi in vasche interrate. Arancia, ciliegie, fragoline di bosco croccanti. Note erbace e fiori di quel campo dove le brezze marine arrivano a portare il sale. Come se ce ne fosse bisogno visto le acque salmastre che ci sono nel sottofondo.
In bocca è fresco, secco, armonico. Non pieno, non grandioso ma lineare e ancora pulito con i sentori che si trasformano in sapori e lo iodi che diventa sale a spegnere quasi il calore del sole. Il bilanciamento perfetto con il tannino soave, come se La Sapienza ne avesse spento l’impero. I frutti tendono ad attenuarsi in bocca piano piano, ce il sole che cala lentamente sul mare. Grandioso. Il Malassiso è il rosso riserva. Qui il legno fa il suo lavoro con il 70% di Negroamaro e il 30 di Montepulciano. Le note di speziate e tostate arrivano ma non sono comunque invasive. Il colore fa capire cosa si può fare sia colorando il Negramaro con il Montepulciano sia utilizzando la botte. Ci si avvicina ai classici vini pugliesi: profondi ed intensi e anche in bocca mantiene questa fisionomia. Insomma è la Puglia. Forse niente a che vedere con il Menone ma ci sta tutto. Questo è il vino che si faceva un tempo e la tradizione occorre mantenerla. Per forza. Cappuccini è il Primitivo del Salento. Vero intenso ma al contempo elegante per via della vinificazione che non vede legno. Ancora un pò giovane ma già dimostra il suo potenziale racchiuso nell’impeto e nel grande corpo secco, asciutto ancorché dotato di una intrinseca morbidezza donata dal sole del Salento. Bella azienda quella di Vito e Francesca. Tutto all’insegna della semplicità e guidati dalla voglia di distinguersi con un vero richiamo al territorio. Senza strafare e senza fronzoli. La rivincita della essenzialità territoriale attraverso il duro lavoro e una strategia chiara. Mi sa che tra poco dovrò riscrivere di Vito e della Vitivinicola Marulli. Non fosse altro perché, festeggiando i cinquanta anni di attività, si sono resi conto che è il momento di ristrutturare la parte grafica dell’azienda. Anche l’occhio vuole la sua parte. Per tutto il resto, va bene, anzi, strabene, cosi e finché c’è Vito con la sua esplosività, cosa serve di altro? Vito, what’s else? Ah Vito, aspetto il metodo classico che hai nascosto…. Il sito internet https://www.vinimarulli.com/   Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969  
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23 Gennaio, 2025

InnoNDA - Strategie enologiche per la produzione sostenibile ed innovativa del vino Nero d’Avola

  L’associazione di viticoltori Assovini Sicilia annuncia un nuovo capitolo nella ricerca per affrontare rilevanti tematiche relative alla diversificazione della produzione e alla diversità del vitigno Nero d’Avola e alla riduzione dell’alcol nel vino. Lo studio è elaborato in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano e quattro aziende associate L’associazione viticoltori Assovini Sicilia e l’Università degli Studi di Milano hanno annunciato l’avvio di una ricerca pionieristica nella produzione del vino, con gli obiettivi di diversificare la produzione enologica, valutare la diversità del vitigno Nero d’Avola e ridurre il contenuto di alcol mantenendo la qualità sensoriale dei prodotti. La conferenza stampa di presentazione del progetto InnoNDA si è svolta martedì 21 gennaio, a Palermo, presso la stessa sede di Assovini Sicilia. Il progetto InnoNDA Il progetto InnoNDA, al quale partecipano Assovini Sicilia, capofila del progetto, l’Università degli Studi di Milano, i laboratori ISVEA e le aziende vitivinicole Dimore di Giurfo (CT), Feudi del Pisciotto (CL), Tenute Lombardo (CL), Tenuta Rapitalà (PA), tecnici e professionisti di settore, tra cui l’Innovation Broker Dott. Enol. Leonardo La Corte, segna un importante passo avanti nello studio delle caratteristiche dei vini. Il progetto InnoNDA, originato grazie alla sinergia tra l’Università degli Studi di Milano e Assovini Sicilia, è finalizzato all’indagine delle tecniche agronomiche ed enologiche che permettono di ottenere vini con una gradazione alcolica più bassa, mantenendo al contempo l’intensità aromatica e il gusto distintivo che caratterizza la varietà Nero d’Avola, il più celebre tra i vitigni autoctoni siciliani a bacca rossa. Non solo, il progetto InnoNDA include attività volte alla diversificazione della produzione mediante l’impiego di anfore di terracotta e alla valutazione delle diversità del vitigno Nero d’Avola nel territorio siciliano. La ricerca, avviata nell’aprile 2024, è basata su un approccio scientifico che prevede l’utilizzo di tecnologie e strategie fermentative non applicate in precedenza per la vinificazione dell’uva Nero d’Avola. Macerazione e affinamento in anfora La differenziazione della produzione è un aspetto di crescente interesse per rispondere alle esigenze degli stakeholder e dei consumatori. Seppur la vinificazione in anfora sia un approccio antico, l’evoluzione del vino Nero d’Avola prodotto e affinato in tali vasi vinari non è stato indagato in precedenza.   Diversità del Nero D’Avola siciliano Il terroir e l’età del vigneto possono svolgere un ruolo importante sulle caratteristiche dell’uva e, di conseguenza del vino. Inoltre, vigneti più vecchi potrebbero essere più resilienti agli stress climatici, un aspetto che richiede ulteriori indagini specifiche anche in Sicilia. Pertanto, InnoNDA apre la strada a un futuro dove la qualità del vino è correlata alla complessità e all’espressione del terroir, nonché all’esaltazione delle caratteristiche varietali. Riduzione dell’alcol L’abbassamento del tenore alcolico dei vini, il cui grado è condizionato da vari fattori tra cui il clima, è un obiettivo richiesto da un crescente numero di consumatori. Allo stesso tempo, le caratteristiche sensoriali devono rispondere delle attese. Il progetto InnoNDA contribuisce a questa esigenza permettendo di godere pienamente del piacere del vino.   Collaborazione e Innovazione La sinergia tra l’Università degli Studi di Milano e Assovini Sicilia rappresenta un modello di collaborazione tra il mondo accademico e il settore privato, unendo ricerca e innovazione in un settore vitale dell’economia italiana. Questo progetto è reso possibile grazie all’impegno di ricercatori, viticoltori e professionisti, che condividono il loro sapere per raggiungere un obiettivo comune: raccogliere le sfide moderne senza tradire la qualità e l’autenticità. Lilly Fazio, vicepresidente di Assovini Sicilia I cambiamenti climatici e le legittime attese dei consumatori e delle autorità, stimolano le aziende di Assovini Sicilia ad approfondire le tecniche agronomiche e di produzione vinicola in particolare del Nero d’Avola, il vitigno a bacca rossa più diffuso dell’isola. Questo studio innovativo compiuto in partnership con l’Università di Milano, e sostenuto grazie all’indispensabile aiuto dell’Assessorato Regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea, permette di comprendere il mondo, migliorare la qualità della vita, la sostenibilità produttiva e affrontare le sfide globali. Investire nella scienza significa credere nelle soluzioni che ancora non conosciamo, promuovendo una società più preparata per le generazioni a venire. Ringraziamo per il sostegno anche IRVO, Isvea e le nostre quattro aziende, Tenuta Rapitalà, Dimore di Giuro, Feudi Del Pisciotto e Tenute Lombardo. Prof. Daniela Fracassetti, dell’Università di Milano e responsabile scientifico del progetto Il progetto InnoNDA intende apportare innovazione mediante approcci e strategie di vinificazione non applicate in precedenza per il Nero d’Avola fornendo evidenze scientifiche atte a supportare i produttori per la crescita più consapevole del settore vitivinicolo L’enologo Leonardo La Corte Il laboratorio ISVEA, coinvolto in numerosi progetti nazionali e internazionali come laboratorio accreditato ha sposato con grande interesse un progetto sulla riduzione del grado alcolico e sulla diversificazione della produzione per dare una nuova identità ad un vitigno simbolo del Made in Sicily in tutto il mondo.   Per ulteriori informazioni e inviti stampa si prega di contattare: Francesco Pensovecchio – Ufficio Stampa InnoNDA, cell. 3386337475, press@innonda.org Liliana Rosano – Ufficio Stampa Assovini Sicilia, cell. 3470330206, press@assovinisicilia.it   La Redazione
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23 Gennaio, 2025

BON WEI celebra il Capodanno Cinese 2025 all’insegna di arte, champagne e whisky

2025 è l’anno del SERPENTE 蛇 (She) e in questa occasione si consolida il connubio tra la più raffinata cucina cinese e il Creative Designer Teo KayKay che non solo dipinge a mano 10 esclusive bottiglie di champagne, ma crea una etichetta speciale per 10 limited edition del whisky BonWei Selection dedicando un suo disegno al Serpente di Legno Ph Matteo Barro. L’appuntamento è per mercoledì 29 gennaio 2025 con un menu celebrativo firmato da chef Zhang Guoqing in abbinamento alle bottiglie decorate dall’artista Gli Niángāo “Gnocchi del Serpente di Legno”, protagonisti del menu, resteranno in carta per 14 giorni fino alla Festa delle Lanterne Il 29 gennaio 2025 secondo lo Zodiaco Cinese si entra nel segno del Serpente di Legno: di fatto un piccolo drago, caratterizzato dai colori nero, rosso e giallo, dai numeri portafortuna 2 – 8 – 9 e dalle piante distintive orchidea e cactus. Il Serpente di Legno è saggio, ordinato e intelligente, deciso ma riservato, comunicatore di poche parole, dotato del dono di saper apprezzare l’arte e con la passione e il gusto per tutto ciò che è raffinato, come del resto è l’alta cucina regionale di Bon Wei. Ph Matteo Barro Il 29 gennaio 2025 segna per il calendario lunare cinese l’ingresso nell’anno del Serpente, sesto segno dello Zodiaco che nello specifico per il 2025 è il Serpente di Legno. Tradizionale festività per la comunità cinese che in Cina vede fermare le attività lavorative e scolastiche per due intere settimane, il Capodanno Cinese è diventato un appuntamento fisso anche in Italia, da celebrare in tavola, ma anche nella moda e nel design con collezioni dedicate. Per Bon Wei, oltre che una data importantissima della cultura cinese e un momento di festa per la famiglia, è occasione per fare un bilancio di quanto fatto nell’anno precedente (vedi la nascita dei whisky della ”Zhang Le Selection” e quello della propria Birra “Emperor Ale”), e cominciare a programmare il futuro a venire. Il Capodanno è anche un momento per le conferme come il sodalizio di Zhang Le, patron del ristorante, con il Creative Designer Teo KayKay, che sancisce l’unione di intenti e amicizia tra le due personalità. Dopo la prima customizzazione delle bottiglie per l’anno del Coniglio (2023) e il progetto più ampio studiato per il segno zodiacale del Drago (2024), il 2025 vede per il Serpente di Legno la nascita di un progetto arricchito ulteriormente, sempre con 10 esclusive bottiglie dipinte a mano da Teo KayKay, questa volta disegnando a mano anche una piccola opera d’arte nascosta in una busta rossa (come da usanza cinese) che l’ospite potrà portare a casa, e che in un esemplare a dimensioni maggiori viene esposta al ristorante. Anche il whisky PX “Bon Wei selection” vestirà un’etichetta disegnata da Teo KayKay, diventando una rara edizione limitata per il Capodanno Cinese. Protagonista il Serpente di Legno, caratterizzato dai colori nero, rosso e giallo, dai numeri portafortuna 2 – 8 – 9 e dalle piante distintive orchidea e cactus; un animale che è saggio, ordinato e intelligente, deciso ma riservato, comunicatore di poche parole, dotato del dono di saper apprezzare l’arte e con la passione e il gusto per tutto ciò che è raffinato, come del resto è l’alta cucina regionale di Bon Wei. Due le esclusive bottiglie di champagne da collezione (quest’anno Pol Roger Wiston Churchill 2012 e Perrier-Jouët Belle Epoque Rosé 2005 Vik Muniz) a cui si uniscono 8 bottiglie di Klepka-Sausse Comte de Chermont 2012, tutte dipinte interamente a mano e corredate di certificato di autenticità (con package ad hoc e tag in pelle di cactus, pianta fortunata del Serpente). Queste ultime 8 potranno essere ordinate, la sera del 29 gennaio, e una volta terminate portate a casa. Delle due bottiglie esclusive una resterà a Bon Wei, entrando nella sua collezione (con l’idea di completare negli anni l’intero Zodiaco cinese), mentre l’altra potrà essere comprata dagli ospiti. Teo KayKay è il Creative Designer italiano pioniere nella creazione di edizioni limitate dello champagne: il suo lavoro viene svolto con spray a mano libera come nei graffiti. Ciascun esemplare ha un proprio package ed è corredato di certificato di autenticità. Ph Matteo Barro Ad accompagnare la serata il tradizionale menu del Capodanno Cinese quest’anno in 8 portate molto tradizionali, a ricordare che il capodanno e soprattutto una festa di famiglia. Un menu nel quale ciascun piatto fa idealmente riferimento a ciascuna delle caratteristiche del serpente: la Saggezza è Qiao Yu Tang una avvolgente zuppa di cernia gialla, cavolo cinese e zenzero, l’Ordine, è il primo antipasto Jiu Cai He, Involtino con germogli, uova, gamberetti e spaghetti di soia mentre l’Intelligenza è il secondo, Da Xia Juan, mazzancolle in pasta kataifi con una salsa di prugna, peperoncino e Worcestershire sauce. Si prosegue con la Decisione, gli Gai Jiao Mian, ovvero Noodles arricciati in agropiccante mentre la Cultura sono gli Niángāo Dou Chi Yu: Gnocchi del Serpente di Legno, i tradizionali Gnocchi di riso del Capodanno qui con gallinella di mare, verdure dell’orto e soia nera (la traduzione del loro ideogramma dice “ogni anno sempre di più”, un significato augurale che è filo conduttore dell’intera festa). Infine ci sono la Comunicazione silenziosa, Da Pan Ji un pollo croccante nel wok, peperoncino, sesamo e arachidi e la Passione, Suan Cai Yu, ovvero il Branzino stufato in terracotta, con bambù e Jie cai, verdure sottaceto: dove il pesce, YU, ⻥ che si pronuncia esattamente come il carattere 余 yu di “abbondanza” rappresenta un augurio di prosperità. La Raffinatezza chiude il percorso con il dessert Qiao Ke Li She: una torta Sacher contemporanea decorata da un serpente rosso, cotta al vapore secondo l’idea della pastry chef Sonia Latorre Ruiz, dolce che Bon Wei invita ad accompagnare con un bicchiere del suo pregiato Whisky PX. Un pairing di vino & champagne è a disposizione per chi lo desidera. Nelle due settimane successive, fino alla festa delle Lanterne, in carta sarà presente il piatto degli Niangao, gli gnocchi di riso del Capodanno, quest’anno con con gallinella di mare, verdure dell’orto e salsa di soia nera, oltre agli Jiu Cai He, Involtini triangolari con germogli, uova, gamberetti e spaghetti di soia e il dessert e Qiao Ke Li She: una torta Sacher contemporanea decorata da un serpente rosso, cotta al vapore. Informazioni pratiche sulla cena del 29 gennaio 2025 Menu degustazione del Capodanno Cinese: 120 euro vini esclusi, acqua e caffè inclusi.Pairing vini (in collaborazione con Distribuendo Wine & Spirits : 50 euro Bottiglia di champagne customizzata da Teo KayKay: 210 euro Bottiglia di whisky “PX Bon Wei selection” limited edition 360 euro Nelle successive 2 settimane, fino alla Festa delle Lanterne si possono ordinare: – Niangao, gli Gnocchi di riso del Capodanno”: 50 euro (per 2 persone minimo) – Jiu Cai He, Involtini con germogli, uova, gamberetti e spaghetti di soia 8 euro – Dessert Qiao Ke Li She: 12 euro Calice di vino in abbinamento: 12 euro Bicchiere di Whisky PX Bon Wei Selection: 25 euro PRENOTAZIONI MENU e BOTTIGLIE CUSTOMIZZATE c/o Bon Wei – Tel. 02 341308 ; prenotazione@bon-wei.it Informazioni pratiche su Bon Wei Ristorante di alta cucina regionale cinese progettato dall’architetto Carlo Samarati secondo i canoni della Cina contemporanea, vanta tra le sue specialità l’anatra laccata alla pechinese e una carta di 24 ricette regionali selezionate all’interno degli 8 territori che compongono la “badacaixi”. Fondato da Yike Weng e Chiara Wang Pei con lo chef Zhang Guoqing nel 2010, oggi è proprietà dello chef insieme al figlio Zhang Le che lo dirige. Negli ultimi, accanto alla raffinata cucina, Zhang Le ha sviluppato molto la carta dei vini, facendo ricerca di etichette italiane e internazionali, creando e inserendo i whisky della Zhang Le Selection e una propria birra battezzata Emperor Ale. via Castelvetro 16/18 a Milano, Tel. 02-341308 aperto a pranzo e cena giorno di chiusura: lunedì www.bon-wei.it facebook.com/RistoranteBonWei instagram.com/bon_wei/    La Redazione    
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23 Gennaio, 2025

BRUNELLO DI MONTALCINO 2019 vs. 2020 (by VINODABERE)

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 12 Dicembre la testata VINODABERE ha festeggiato il suo 7° compoleanno organizzando, presso il Ristorante VII COORTE di Roma, la decima Edizione del proprio “BRUNELLO CHALLENGE”, una degustazione rigorosamente alla cieca di 65 BRUNELLO DI MONTALCINO:34 di un’annata 2020 che sarà da Gennaio nelle enoteche (di cui 2 “Riserva” e 1 “Selezione”) e 31 della 2019 (di cui 2 “Selezione”); a questi, siccome i vini erano pochi, sono state aggiunte 16 Etichette di ROSSO DI MONTALCINO (6 della 2023, 9 della 2022 e 1 della 2021). 30 le Aziende coinvolte e 30 i panelist scelti tra giornalisti, critici e ristoratori cui era stato demandato il compito di scegliere quale annata fosse la “migliore”. Conti della serva alla mano, per 19 giudici ha vinto la 2020 (ma solo per 0.2 Punti), 7 hanno preferito la 2019 e 4 hanno decretato un salomonico pareggio. E io? Beh, io ero lì a domandarmi cosa ci facessi in un simile contesto ma principalmente (forse) a rappresentare il “ramo cattivo” del corpo giudicante. Comunque ho fatto il mio lavoro cercando di rimanere obiettivo fino alla fine, evitando quel “è BBono” che naturalmente si fa strada sul taccuino degli appunti dopo una trentina di assaggi. IL BRUNELLO DI MONTALCINO Dal nome dato inizialmente dai contadini di Montalcino all’uva (poi identificata come Sangiovese Grosso) con cui veniva prodotto un vino famoso già a metà dell’800 per Qualità e capacità di invecchiamento. Almeno due anni di legno e 4 mesi di bottiglia (6 per la versione Riserva) è il “quanto” bisogna aspettare prima di poterne assaggiare un bicchiere. DOC nel 1966 e DOCG nel 1980 (la prima), “vittima oggi” di un Disciplinare che sembra inseguire più il mercato che la tradizione, il Brunello ha saputo ricavarsi un posto di primissimo piano tra i vini di tutto il mondo. L’ANNATA 2019 Una vendemmia eccezionale per Qualità delle uve, frutto di un’annata da incorniciare. A un inverno freddo è seguita una Primavera abbastanza piovosa da fornire ai terreni l’acqua necessaria a gestire un’Estate moderatamente calda e priva di eventi atmosferici di forte intensità. Le temperature miti e le forti escursioni termiche del periodo che ha preceduto la vendemmia hanno poi consentito di portare in cantina uve perfette in grado di dare vini con un elevatissimo potenziale evolutivo.   L’ANNATA 2020 Altra bella annata che, dopo una Primavera abbastanza secca, ha beneficiato, tra Giugno e Agosto, di precipitazioni equilibrate e temperature che solo in brevi periodi hanno avuto picchi eccessivi. Meglio che altrove è andata nelle zone a quota più elevata (che hanno potuto beneficiare delle forti escursioni termiche), tuttavia il risultato finale sembra essere quello di una serie di vini ricchi di sfumature fruttate e floreali, particolarmente suscettibili dello stile delle diverse Aziende e, complessivamente, immediati e bevibili (forse troppo).   GLI ASSAGGI Subito dopo la conclusione della degustazione, il buon Maurizio Valeriani ci ha fornito “nome e cognome” dei vini assaggiati e, con mirabile opera manuale, ha riportato i voti di ciascun panelist in tabella decretando medie, vincitori, vinti, buoni e cattivi (solo io o quasi, stando ai punteggi dei miei colleghi). Di seguito Vi do notizia della “TOP TEN” dei Brunello e della “TOP FIVE” dei Rosso cui aggiungo la mia personalissima “TOP FOUR”, quella dei Brunello cui ho affibbiato almeno 90 Punti (in aggiunta alla quale metto il migliore dei Rosso e due Brunello che a 90 ci sono “quasi” arrivati).   I BRUNELLO DI MONTALCINO In evidenza il punteggio medio, tra parentesi “il mio”. – 37. BRUNELLO DI MONTALCINO 2020, FRANCO PACENTI: 92.9 Punti (87); – 64. BRUNELLO DI MONTALCINO 2020, LA MAGIA: 92.30 Punti (88); – 50. BRUNELLO DI MONTALCINO 2020, TORNESI: 92.17 Punti (85); – 74. BRUNELLO DI MONTALCINO 2020, MASTROJANNI: 92.03 Punti (90); – 81. BRUNELLO DI MONTALCINO 2019, LISTINI: 91.97 Punti (89); – 72. BRUNELLO DI MONTALCINO 2020, CELESTINO PECCI: 91.90 Punti (87); – 61. BRUNELLO DI MONTALCINO 2019, VILLA AL CORTILE: 91.83 Punti (86); – 57. BRUNELLO DI MONTALCINO 2019, CELESTINO PECCI: 91.83 Punti (89); – 69. BRUNELLO DI MONTALCINO 2019, PIAN DELLE QUERCI: 91.79 Punti (85); – 44. BRUNELLO DI MONTALCINO 2020, PININO: 91.77 Punti (88); – 46. BRUNELLO DI MONTALCINO 2020, TENUTA LA FUGA: 91.77 Punti (86). I ROSSO DI MONTALCINO In evidenza il punteggio medio, tra parentesi “il mio”. – 9 ROSSO DI MONTALCINO 2023, ARGIANO: 88.54 Punti (84); – 8 ROSSO DI MONTALCINO 2022, TENUTA DI SESTA: 88.50 Punti (85); – 10 ROSSO DI MONTALCINO 2023, TENUTA LA FUGA: 88.50 Punti (85); – 15 ROSSO DI MONTALCINO 2022, COLLEMATTONI: 88.48 Punti (85); – 13 ROSSO DI MONTALCINO 2022, SCOPONE: 88.45 Punti (87); – 14 ROSSO DI MONTALCINO 2023, FATTORIA DEI BARBI: 88.45 Punti (87). I MIEI “PEZZI DA NOVANTA” (E TRE “QUASI) In evidenza “il mio” punteggio, tra parentesi quello medio. – 7. ROSSO DI MONTALCINO 2023, CAMIGLIANO: da uno sfondo floreale emergono note di visciole e un ricco corredo boschivo che oltre ai piccoli frutti non si dimentica di evidenziare umidità e humus. La peposa speziatura stuzzica il naso e predispone alla calma di una presa di tabacco. Sorso coerente, vergato da una freschezza cui la sapidità tiene tenacemente testa. Decisi ma educati i tannini e fruttato il finale di un vino con i piedi ben piantati per terra, fedele a un territorio e a un’identità contadina di cui, troppo spesso, molti si dimenticano. Da bere ascoltando PUT THE BLAME ON MAME di ALLAN ROBERTS e DORIS FISCHER (cantata da una ANITA ELLIS che presta la voce a RITA HAYWORTH). 89+ Punti (88.07). – 20 BRUNELLO DI MONTALCINO 2020, FERRERO: forse il naso più maturo della batteria, ricco di amarene, ciliegie e fragole, rinfrescato dalla melagrana, dall’arancia rossa e fors’anche dal pompelmo rosa. Sorso di agilità inattesa, quasi sbarazzino, reso interessante dai tannini un po’ scorbutici e dalla lenta ma inesorabile progressione gustativa. Andrebbe aspettato parecchio ma…adesso è davvero gustoso! Da bere ascoltando AUBERGE di CHRIS REA. 91+ Punti (90.66). – 49 BRUNELLO DI MONTALCINO “COSTA DI MONTE” 2019, TENUTA DI SESTA: olfatto complesso e articolato che tra more e ciliegie lascia spuntino le viole Ma l’accento dovete metterlo sulle vegetalità, spesso ortolane e non dimentiche neppure della lattuga e lasciare poi che subentri la calma del tabacco, quello del toscano fumato al tramonto e che gli ultimi squilli siano per il sottobosco e la liquirizia. Sorso maschio, deciso, fresco forse anche oltre l’atteso e tenuto vivo da tannini preziosi ancorchè mai supponenti. Elegante ma affatto snob, dovrete trattenerVi se non vorrete finire la bottiglia. Da bere ascoltando DON’T STOP ME NOW dei QUEEN. 90/91 Punti (91.23). – 74 BRUNELLO DI MONTALCINO 2020, MASTROJANNI: olfatto scuro, fatto di bosco resinoso, more (spine comprese), foglie secche, tè, salvia, salsedine, mineralià ferrosa (arrugginita direi) e una bella sottolineatura di pelliccia. Sorso di bell’equilibrio che parte da un’arrembante freschezza per proporre una inarrestabile progressione di minerale sapidità che, grazie anche ai solleticanti tannini e all’intrigante speziatura del finale rende il sorso particolarmente gustoso. 89/90 Punti (92.03). – 75 BRUNELLO DI MONTALCINO 2020, COL D’ORCIA: i piccoli frutti rossi sono selvatici e ammiccanti, le violette un tocco di gentilezza nella rustica eleganza dei fiori gialli, le erbe aromatiche imperano e la radice di liquirizia sposa la resinosa freschezza del bosco estivo. Sorso dritto, di tagliente freschezza ben equilibrata dagli stuzzicanti tannini e con un finale simpaticamente saporito. Un vino dalla muscolatura definita ma mai “pompata”. 90/91 Punti (90.28). – 79 BRUNELLO DI MONTALCINO 2019, CASTELLO TRICERCHI: olfatto scuro, segnato da humus e prese di tabacco, intarsiato di ferro e grafite e appena illuminato dai rossi riflessi della ciliegia matura. Sorso “wow” che mostra freschezza e tannini mirabilmente in equilibrio e sfodera con lentezza studiata una lama minerale. Chiude su succose freschezze d’arancia lasciandoci con la voglia di berne un altro bicchiere. 90 Punti (91.45). – 80 BRUNELLO DI MONTALCINO 2020, POGGIO DEGLI ULIVI: al naso è leggiadro e propone svolazzi floreali, freschezze d’arancia, graffi grafitici (che fanno quasi rima); non manca la ciliegia e la chiusura accenna a tabacco, terra umida e cacao. Il sorso, segnato dai setosi tannini e dall’incalzante mineralità, lascia che il cacao diventi caffè e che il finale sia di inattesa verticalità. Un bell’esempio di Brunello che “sarà”. 89/90 Punti (89.03).   E QUINDI? E quindi GRAZIE a VINODABERE (e a Maurizio Valeriani) per avermi invitato a far parte di questo panel di assaggio. È stata una bella esperienza che mi ha consentito di rafforzare alcune mie convinzioni riguardo a cosa significhi oggi BRUNELLO DI MONTALCINO, alla posizione assunta dai Produttori rispetto al mercato e alla Tradizione e a quello che sarà il futuro di un vino così iconico. Spero ci possano essere altre giornate così, per ora…mi predispongo a un 2025 che si preannuncia ricco di assaggi interessanti   Roberto Alloi VINODENTRO  
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22 Gennaio, 2025

Chianti Lovers & Rosso Morellino. Torna l'anteprima il 19 febbraio alla Fortezza da Basso

Dalle 9.00 alle 18.00 alla Fortezza da Basso al Padiglione Arsenale la degustazioni dedicate soltanto a giornalisti L’appuntamento è per il 19 febbraio alla Fortezza da Basso di Firenze. Torna, al Padiglione Arsenale (ingresso “Porta Soccorso alla Campagna – Viale F. Strozzi, 1) l’evento vitivinicolo Anteprima Chianti Lovers & Rosso Morellino, organizzato dal Consorzio Vino Chianti e dal Consorzio Morellino di Scansano. Le degustazioni saranno dedicate soltanto a giornalisti senza apertura al pubblico. È prevista un’area unica dedicata alla stampa con servizio sommelier alla carta. Dalle 9 alle 18 si terranno degustazioni delle nuove annate Chianti D.O.C.G. Annata 2024, Superiore 2023 e Riserva 2022, in uscita nel 2025 e Morellino di Scansano D.O.C.G. Annata 2024 e Riserva 2022, in uscita nel 2025. Il presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi Il Chianti continua a crescere nel bicchiere e questo è il dato più importante dopo anni di sacrifici da parte delle imprese nella ristrutturazione dei propri vigneti. Arriviamo con prodotti di alto livello e questo ci dà la possibilità di poter affrontare i mercati mondiali con molta serenità. I nostri biglietti da visita sono storia e qualità. Bernardo Guicciardini Calamai, Presidente del Consorzio Morellino di Scansano Quest’anno ci presentiamo alle Anteprime con un nuovo format che dedica piena attenzione alle degustazioni dei professionisti e diventa così un momento ancora più importante di condivisione di confronto con la stampa del settore. La decisione è conseguente alle scelte strategiche fatte negli ultimi anni che hanno portato ad un’ulteriore valorizzazione della denominazione del Morellino, che oggi si conferma una delle realtà più importanti sul mercato interno e in crescita sui mercati esteri.     La Redazione
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22 Gennaio, 2025

Edoardo Freddi International cresce nel 2024 e chiude il contratto con Batasiolo

Edoardo Freddi International,  prima realtà italiana di export management del settore vinicolo, che chiude il 2024 in crescita e solidifica la presenza sul mercato attraverso la sigla dell’accordo con la cantina piemontese Batasiolo. Con oltre 112 milioni di euro di fatturato gestito e oltre 30 milioni di bottiglie commercializzate, la Edoardo Freddi International, prima realtà italiana di export management del settore vinicolo, chiude il 2024 in crescita del +8,2%. L’azienda ha, inoltre, consolidato ulteriormente la propria posizione su più di 110 mercati attivi, confermandosi punto di riferimento per la promozione e la distribuzione dei migliori vini italiani nel mondo. Tra i mercati più performanti spiccano la Germania, la Svizzera e la Danimarca in Europa, mentre Singapore, Giappone e Vietnam hanno dimostrato una crescita esponenziale in Asia, a testimonianza della crescente domanda globale per l’enologia italiana. Si sono registrate ottime performance anche oltreoceano, negli USA. Edoardo Freddi, fondatore e CEO dell’azienda Siamo estremamente orgogliosi dei risultati raggiunti nel 2024. Questi traguardi non sono solo numeri, ma il frutto di un lavoro di squadra, della nostra capacità di anticipare le tendenze di mercato e di valorizzare al meglio le eccellenze del nostro portfolio. Il nostro obiettivo è continuare a far brillare i vini italiani in ogni angolo del mondo. La conclusione di questo anno positivo segna anche l’inizio di una nuova ed entusiasmante collaborazione con Batasiolo, storica cantina delle Langhe. Fondata dalla famiglia Dogliani, Batasiolo è sinonimo di qualità e tradizione, con una produzione che celebra l’identità dei grandi vini piemontesi. Con i suoi oltre 150 ettari di proprietà tra cui cru prestigiosi come Cerequio, Bussia, Brunate, Boscareto e Briccolina, l’azienda incarna l’essenza del Barolo e delle Langhe, unendo innovazione e rispetto per il territorio. Luca Gatti, direttore commerciale di Batasiolo. Collaborare con Edoardo Freddi International rappresenta per noi un’opportunità straordinaria per portare i nostri vini in nuovi mercati internazionali. Condividiamo con Edoardo Freddi la stessa passione per l’eccellenza e la stessa attenzione per le radici e le peculiarità del territorio. Siamo consapevoli che il mercato stia cambiando velocemente e unendo le competenze del nostro reparto estero con l’esperienza e la struttura precisa e organizzata. Edoardo Freddi International Edoardo Freddi International è la prima azienda italiana di export management del settore vino, un vero e proprio “acceleratore di business” per le cantine che intendono avere un ruolo da protagoniste nei mercati internazionali. Con sede a Castiglione delle Stiviere (MN), dove è stata fondata nel 2012 da Edoardo Freddi, l’azienda individua effettive opportunità, supporta le realtà vinicole nello studio e nella definizione di modelli commerciali e nell’identificazione dei giusti partner sui mercati esteri. La sua mission è mettere in contatto i produttori con i migliori importatori e distributori esteri per creare un network internazionale capace di sviluppare e incrementare il business legato al mondo del vino. Rappresenta le più importanti cantine italiane (ad oggi 62), agendo come un vero e proprio “ambassador” del meglio del mondo vitivinicolo del Bel Paese. Il fatturato gestito 2024 ha superato 112 milioni di euro (+8,2% rispetto al 2023), con 37 milioni di bottiglie commercializzate soprattutto nei mercati: USA, Germania, Svizzera, Danimarca, Singapore, Giappone e Vietnam. Batasiolo Batasiolo rappresenta l’arte di raccontare, attraverso il vino, l’anima autentica del vigneto e della tradizione delle Langhe. L’ambizione della famiglia Dogliani è custodire e rendere fruibile questa ricchezza, portando nel calice vini che celebrano la storia, la terra e la vita quotidiana del territorio. La storia di Batasiolo è radicata nel cuore delle Langhe, una delle regioni più iconiche del panorama vitivinicolo italiano. Dal 1978, con l’acquisizione della cantina, la famiglia Dogliani ha costruito un’eredità che unisce tradizione e innovazione. Con oltre 150 ettari di proprietà, 5 cru di Barolo di assoluta eccellenza come Cerequio, Bussia, Boscareto, Briccolina e Bussia. Una struttura moderna e tecnologica, modelli organizzativi e certificazioni coni più alti standard, Batasiolo si distingue per il suo impegno nella qualità e nella sostenibilità. La cantina è un laboratorio dove tradizione e tecnologia convivono armoniosamente, garantendo il massimo rispetto per la natura e per il frutto della vite. Oggi Batasiolo è nel mondo sinonimo di eccellenza e la sua missione è portare in Italia e all’estero la qualità di un territorio straordinario, innovando nel solco della tradizione.   La Redazione
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21 Gennaio, 2025

La Cantina Torrevilla ottiene la certificazione SQNPI. Prima in Oltrepò Pavese

  La certificazione SQNPI, appena attribuita alla cantina dell’Oltrepò Pavese, è un autorevole attestato nel campo della produzione integrata, utile all’ingresso dei prodotti nei mercati internazionali Ridurre l’uso di sostanze chimiche, promuovendo pratiche agricole rispettose dell’ambiente e sostenibili, garantendo la qualità del prodotto: è questo l’obiettivo della certificazione SQNPI (Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata), certificazione italiana per la produzione agricola che segue i principi della Produzione Integrata, da poco conquistata da Torrevilla. Questo sistema, introdotto nel 2011, rappresenta un’autorevole certificazione nel campo della produzione integrata, un approccio che coniuga produttività agricola e salvaguardia dell’ambiente. Massimo Barbieri, presidente di Torrevilla  La certificazione SQNPI, che siamo i primi a ottenere in Oltrepò Pavese, assicura che i prodotti agricoli siano realizzati seguendo le norme della produzione integrata, un sistema che combina diverse tecniche agronomiche per ridurre al minimo l’impatto ambientale, ottimizzare l’uso delle risorse naturali e preservare la biodiversità  Alzare dunque l’asticella degli standard qualitativi per se stessa e per i conferitori tutti, dato che per ottenere la certificazione SQNPI, le aziende devono dimostrare la tracciabilità delle loro pratiche agricole, seguendo specifici protocolli per ogni fase del processo produttivo, che includono: uso ridotto e controllato di fitofarmaci, tecniche che favoriscono la conservazione del suolo e dell’acqua, monitoraggio e gestione dei parassiti con metodi sostenibili.
Dal quest’anno sulle etichette dei vini Torrevilla e La Genisia può dunque essere apposto il marchio SQNPI, che garantisce ai consumatori che il prodotto è stato realizzato secondo gli standard della produzione integrata Questo riconoscimento per l’impegno verso la sostenibilità e la qualità, che viene rilasciato soltanto dopo l’ispezione e la verifica del rispetto delle norme è perfettamente in linea con la crescente domanda di prodotti sostenibili e rispettosi dell’ambiente ed è finalizzato alla valorizzazione e differenziazione dei prodotti italiani sul mercato internazionale. I prodotti certificati SQNPI possono infatti utilizzare il marchio “Qualità Sostenibile”, un elemento distintivo che facilita l’accesso ai mercati europei e aumenta la competitività delle aziende agricole italiane. CANTINA TORREVILLA Cantina Torrevilla è una storica cantina sociale con sede tra le colline dell’Oltrepò Pavese, nella cittadina di Torrazza Coste. Un’area che ha conosciuto la viticoltura già ai tempi dell’Impero romano in un fluire di storia e tradizione che tutt’ora si interseca con l’azienda e con il lavoro che la cantina sta conducendo nel territorio e sui vini. Ad oggi, Torrevilla opera su una superficie vitata di 600 ettari suddivisi tra 9 comuni dell’oltrepadano, terra che vede le sue colline confondersi tra due regioni: Lombardia e Piemonte. Dalla cura dei vigneti locati a Codevilla, Torrazza Coste, Retorbido, Montebello della Battaglia, Borgo Priolo, Montesegale, Rocca Susella, Godiasco Salice Terme, Mornico Losana vengono annualmente ricavati circa 60.000 quintali di uva trasformata in oltre 2 milioni e mezzo di bottiglie capaci di esprimere l’Oltrepò Pavese più autentico.   La Redazione
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21 Gennaio, 2025

Gusta e Amaro del Ciclista: un’inedita sinergia per celebrare il Made in Italy

  Il ristorante Gusta annuncia l’evento “Pedala da Gusta”, in programma il 24 gennaio, che unisce la passione per la gastronomia e le due ruote in collaborazione con Amaro del Ciclista. Sotto la direzione di Riccardo Celon, Gusta si conferma come un hub dedicato all’eccellenza italiana, offrendo una selezione di street-food innovativi e drink artigianali, il tutto in un’atmosfera che celebra il lifestyle contemporaneo e la cultura del Bel Paese. Gusta, il ristorante di piazza Carlo Magno 13 a Roma, continua a promuovere con passione le eccellenze del Made in Italy attraverso una serie di eventi che celebrano la cultura culinaria e il lifestyle italiano. Il prossimo appuntamento, “Pedala da Gusta“, si terrà il 24 gennaio alle ore 18:00 in collaborazione con Amaro del Ciclista, un’azienda che ha saputo distinguersi per la sua passione nella creazione di amari artigianali, ispirati al mondo delle biciclette e alla tradizione italiana. Fondata da un gruppo di amici appassionati delle due ruote, Amaro del Ciclista si è affermata per la qualità dei suoi ingredienti e per il suo impegno nella sostenibilità. Sotto la guida del giovane proprietario Riccardo Celon, il ristorante a due passi dalla stazione dell’alta velocità di Roma Tiburtina, ha intrapreso un percorso innovativo, trasformando il locale in un hub dedicato alla cultura italiana che va oltre la semplice proposta enogastronomica. Gusta diviene così un luogo dove si intrecciano cibo, vino, distillati, moda, motori, artigianato e socialità, creando eventi che celebrano il meglio della tradizione e dell’innovazione italiana. La visione di Riccardo Celon è chiara: rendere Gusta un punto di incontro per appassionati di vari settori d’eccellenza del Paese, favorendo scambi culturali e gastronomici. Questo approccio si traduce in una programmazione di eventi che abbraccia diverse forme d’arte e lifestyle, come dimostrato dall’evento “Pedala da Gusta” in collaborazione con Amaro del Ciclista, in programma venerdì 24 gennaio, durante il quale gli ospiti potranno degustare una selezione di proposte street-food di special drink a tema. LO STREET-FOOD E GLI SPECIAL DRINK L’approccio di Gusta al lifestyle contemporaneo si manifesta anche attraverso la sua proposta culinaria. Lo chef Edoardo Conti prepara piatti che valorizzano ingredienti freschi e locali, mentre il bar manager Alessandro Mastrofini cura con attenzione la selezione di drink, creando cocktail che non solo soddisfano il palato ma raccontano anche una storia. Questo tipo di offerta va oltre la semplice consumazione, coinvolgendo tutti i sensi e contribuendo a creare un senso di appartenenza e comunità tra appassionati della qualità Made in Italy. Nel corso della serata di venerdì 24 gennaio, si potranno assaggiare le specialità di street-food dello chef Edoardo Conti: dall’immancabile supplì, re della carta dei fritti di Gusta, caratterizzato da una croccantezza indimenticabile, passando per i fiori di zucca in tempura, fino ad arrivare al pastrami preparato in casa e servito su focaccia, ricco di sapori affumicati e speziati. Il piatto ideato appositamente per l’occasione sarà il panino del ciclista: uno sfizioso pan brioche con bollito misto e fonduta di parmigiano variegata al balsamico, che celebra la tradizione italiana. La carta dei cocktail di Gusta, a cura del bar manager Alessandro Mastrofini, in occasione dell’evento sarà arricchita dagli special drink realizzati con Amaro del Ciclista, che prendono il nome dal modo delle bici: si parte dal Maglia rosa, dai profumi floreali dati da salvia e rosa damascena, con un carattere deciso derivato dalla liquirizia, tipico sentore dell’Amaro del Ciclista, completato da note di violetta e mirto. Si passa poi al drink Zoncolan, dal carattere forte e deciso, per palati che amano le sfide; la sua struttura è data dalla melassa del rum invecchiato a cui si affiancano la china e la liquirizia dell’Amaro, e si completa con un’affumicatura aromatizzata all’anice stellato. Il terzo cocktail proposto per la serata sarà il Vado a ruota, caratterizzato da note agrumate e delicate tipiche dell’Amaro del Ciclista Pop, a cui si affianca una nota più vegetale di carciofo e menta. A chiusura un top al chinotto che avvolge il tutto. GUSTA: OLTRE IL RISTORANTE – UN HUB DEDICATO ALL’ECCELLENZA MADE IN ITALY Anche in questa nuova occasione, Gusta integra il concetto di lifestyle contemporaneo nei suoi servizi attraverso un approccio che unisce gastronomia, cultura e passione per le due ruote. Ristorante e atelier di moto della rinomata casa MV Agusta, lo spazio rappresenta un ambiente unico dove gli appassionati di moto e cibo possono incontrarsi e condividere esperienze. La sinergia tra Gusta e Amaro del Ciclista sottolinea ulteriormente questo legame. Entrambi i brand condividono una profonda passione per il mondo delle due ruote, che si riflette nelle loro offerte e, in occasione dell’evento del prossimo venerdì, hanno dato vita a un’esperienza che celebra la cultura ciclistica e gastronomica italiana al contempo. La visione di Riccardo Celon guida il ristorante verso un futuro in cui cibo, cultura e passione si fondono in un’unica esperienza memorabile, integrando il lifestyle contemporaneo nei suoi servizi, Gusta dimostra la capacità di innovare mantenendo vive le tradizioni italiane. La valorizzazione del Made in Italy è centrale nella filosofia del ristorante, che cerca costantemente nuove modalità per presentare la cultura italiana in modo fresco e coinvolgente. INFO Gusta Piazza Carlo Magno 13, Roma. Tel. 06-83773316 Evento “Pedala da Gusta”, venerdì 24 gennaio 2025, dalle ore 18:00 alle 22:00   La Redazione    
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