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10 Luglio, 2024
Il Mercante di sogni
Che cosa proviamo quando osserviamo un tramonto che colora con fiamme rosse il cielo di una città? Quando intravediamo la prima fessura di luce uscire dall’acqua del mare all’alba di un nuovo giorno? Quando osserviamo, durante un viaggio in macchina, la Natura intorno a noi che ci avvolge con la sua sconosciuta immensità, che sentiamo così familiare?
E la luna? Perché stare con il naso all’in su, in una notte di stelle cadenti, ci porta a dare in custodia i nostri desideri più profondi al sorriso accennato della luna piena che, come un faro, sembra volerci sussurrare che esistono strade luminose per uscire dall’infinita vastità delle nostre tenebre?
Quello che sentiamo in quei momenti è il riflesso di chi siamo, dell’esperienze che abbiamo vissuto nella nostra vita, delle persone che abbiamo amato e di quelle che ci hanno fatto del male; delle risate e delle lacrime che ci hanno accompagnato; dell’incanto di quei rari momenti eterni, che rimangono impressi nella nostra memoria.
Planare su colline verdi a pochi passi dal mare, quando questo ne è immensità, è quella sensazione di pace che ti fa sentire connesso con le componenti circostanti. A Cupra Marittima (AP), piccolo e favolosamente “lento” borgo a pochi km da Grottammare c’è un luogo dove l’attinenza, l’accoglienza, la mescita e la ristorazione sono famiglia e rispetto. Il Koko Enoteca Beach & Restaurant. Umberto padrone di casa ospitale, sorridente e coinvolgente come un romanzo, è il Mercante di Sogni della costa Marchigiana. La sua carta vini riproduce fedelmente la grande conoscenza dei vini e l’amore per la sua terra. Qui le connessioni tra le persone sono intensità e sincerità della vita, e la Famiglia Cossignani, Letizia e Edoardo, ne sono parte integrante. I loro vini, prodotti, a pochi km dal mare, in quello che al primo sguardo è il Giardino del Re, sono la rappresentazione del Tempo nella sua forma più aurea e simbolista. Tra questi il Blanc de Blancs Cossignani L.E. Tempo. Metodo Champenoise 24 mesi sui lieviti uve 100% Pecorino Extra Brut.
Questo vino è un Acceleratore, è un circuito di feedback positivi. Non come quei circuiti che si accumulano troppo rapidamente ed esplodono senza provocare alcuna trasformazione reale. In questo caso l’Accelerazione è un circuito in cui la misura quantitativa della velocità si fonde con la dimensione qualitativa dell’intensità. Un gradiente ibrido in cui i cambiamenti di quantità non possono essere separati dai cambiamenti di qualità, e in cui l’oggetto dell’accelerazione è preservato ma solo nella misura in cui il suo principio fondamentale è quello della trasformazione costante. C’è sempre il rischio che questa tipologia di circuito finisca con il collasso della realtà nella virtualità. Ma noi amiamo i rischi. Qualsiasi cosa è meglio dell’eterna tirannia della realtà.
Cercate di capirmi, quel che occorre non è un profeta ma un terminale schizo. Un ricevitore dotato di altissima sensibilità capace di captare e interpretare le vibrazioni psichiche disseminate nell’oceano mente. Questo è il nostro tempo. Non serve a nulla la previsione di tendenze del mondo oggettivo, perché il mondo oggettivo non esiste. Quel che serve (forse) è una macchina di trascrizione degli impulsi che provengono da sensori disseminati nella psicosfera che ci sta intorno illimitatamente. Se l’accelerazione obbliga a un’esperienza di vita intensa, allora il suo avatar è lo schizo. Questo perché lo schizo non ha confini, Lui/Lei, meglio dire “It” è invaso da tutti i lati. Si connette a tutto senza mai cercare di ricondurre queste connessioni alla logica ricreativa dell’essere umano.
Sognando e sperando nuove realtà, Il Mercante dei Sogni si è palesato. Stiamo in silenzio, immobili, osservando, dando una tregua al nostro sforzo di voler trovare una spiegazione a tutto e al nostro desiderio di controllo sulla quotidianità – infantili illusioni – sentendo che siamo parte di qualcosa di più grande e più saggio di noi, che dovremmo imparare a rispettare e del quale dovremmo fidarci più di qualsiasi altra cosa, sentendoci in armonia con una sublime meraviglia che, non sempre, ha senso che venga capita. È sufficiente sentirla.
LA PROPOSTA DELL’ENOTECA: Rotazione di circa 15 prodotti in mescita, con possibilità di sostituzione alla carta circa la disponibilità: Bollicine (italiane e Francesi), Fermi con focus su Vini Bianchi, accompagnati Rossi e Rosati (del territorio). Ad accompagnare la mescita una selezione di piatti di grande qualità, materie prima legate al mare con uno sguardo alla cucina internazionale (Fusion, Japan)
Marco Sargentini
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Riflessioni Enologiche di un viaggiatore diVino
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7 Luglio, 2024
Le Marche le scoprirai all’infinito
Convention Nazionale delle Donne del Vino Giorno 1 - Anima del verdicchio Giorno 1 - Anima del verdicchio, Esiste un legame sottile, quasi ancestrale, che unisce la terra delle Marche a chi sa ascoltarne il battito attraverso il calice. Dal 20 al 24 giugno 2024, questo legame si è fatto tangibile durante la Convention Nazionale delle Donne del Vino. Un viaggio itinerante che non è stato solo una celebrazione enologica, ma un’immersione profonda nel tema "Vino, Donna e Cultura", dove ogni tappa ha svelato un pezzo di quell’infinito leopardiano che qui è di casa.
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5 Luglio, 2024
Rossella Cicalese. L’ultimo baluardo
Io pensavo a quante volte, ogni giorno, usavo sentire questa continua parola, in tutti i discorsi dei contadini. – Ninte, – come dicono a Gagliano. – Che cosa ha mangiato? – Niente. – Che cosa speri? – Niente. – Che cosa si può fare? – Niente -. La stessa, e gli occhi si alzano, nel gesto della negazione, verso il cielo. L’altra parola, che ritorna sempre nei discorsi è crai, il cras latino, domani. Tutto quello che si aspetta che deve arrivare, che deve essere fatto o mutato, è crai. Ma crai significa mai.
Niente e mai. Niente. Non c’è nulla da fare qui Mai. Tanto non cambierà, mai, nulla. Sono le parole tratte dal libro di Carlo Levi Cristo si è fermato ad Eboli. Levi, ancorché medico, era artista, scrittore e pittore, mandato al confino dal Regime Fascista. Da Torino al piccolo paese di Aliano, vicino Matera. Posto ideale per il confino visto l’isolamento e l’arretratezza di quei luoghi. Arretratezza che in parte, purtroppo, continua ancora ai giorni d’oggi. La storia di questo libro, divenuto poi un film nel 1979, nulla a che vedere ha con Eboli che diviene, suo malgrado, simbolo di arretratezza (almeno per coloro che non hanno letto il libro o visto il film). Cristo si è davvero fermato a Eboli, dove la strada e il treno abbandonano la costa di Salerno e il mare, e si addentrano nelle desolate terre di Lucania. Cristo non è mai arrivato qui, né vi è arrivato il tempo, né l’anima individuale, né la speranza, né il legame tra le cause e gli effetti, la ragione e la Storia. Quante volte ci sarà capitato di percorrere l’autostrada A2 (Salerno – Reggio Calabria), imbattersi nel cartello per l’uscita Eboli e pensare a quel titolo. Cristo si è fermato ad Eboli. Eppure Eboli nulla ha a che vedere con l’arretratezza. Un paese con la sua storia che parte dalla preistoria e passa per gli antichi greci, i romani, i saraceni, i longobardi. Fino ad arrivare ai giorni d’oggi con i suoi quasi 37.000 abitanti. Il golfo di Salerno proprio dinanzi. Insomma forse Cristo si sarà pure fermato qui, ma male non deve essere stato. Rossella Cicalese ad Eboli ci è nata e vissuta. Una vita tranquilla. Di quelle che portano i ragazzi (adesso ha poco più di trenta anni) a vivere e studiare per garantirsi un futuro. Anche se Rossella un futuro lo avrebbe avuto nelle attività di famiglia. Ma preferisce studiare giurisprudenza. Si addice di più ad una brava ragazza. Strana la vita. Una stranezza di quelle che fanno si che, quando meno te lo aspetti, te ne fanno cambiare il corso. Quasi dodici anni fa avevo ventuno anni. Mio nonno aveva dei terreni agricoli ma data l’età, aveva quasi 80 anni, li aveva dati in affitto questi terreni. Stavano per scadere i contratti e non sapevamo cosa farne. Era il periodo dei bandi per aumentare l’agricoltura così che abbiamo iniziato questa avventura. Questa follia. Impeto giovanile. Incoscienza giovanile. Intraprendenza giovanile. Vallo a capire. Dalle aule e dai libri di giurisprudenza, Rossella si trova catapultata sui terreni del nonno a dover cominciare tutto da zero. Avete letto bene, da zero. Ero molto incosciente. Dissi di si senza pensarci. Nemmeno mio padre pensava che fosse cosi difficile. Ah beata l’incoscienza. Nei terreni di nonno Donato, oggi arzillo novantenne, c’erano piante da frutto e ortaggi. La decisione presa era quella di impiantare una vigna. Al tempo però. Non è che Rossella partisse avvantaggiata. Se voleva prendere in gestione i terreni del nonno, si poteva fare. Non fosse altro che di tutti i nipoti lei era l’unica che si era fatta avanti per gestirli. Servivano però i fondi. Senza soldi non si canta messa! Papà mi ha supportato con la banca per i finanziamenti. Ad una giovane non avrebbero mai dato i soldi. È penalizzante per i giovani. Poi mio nonno mi ha aiutato. Non avevo studiato per questo. Concimazione, potatura, ecc. poi ci siamo affidati a delle persone. Mi serviva però recuperare la tradizione Le tradizioni. Quelle di un tempo andato. Magari proprio quando Carlo Levi passava di qui per andare al confino in Lucania. Solo che allora Rossella nemmeno era in programma. Nonno Donato c’era e lavorava nei campi. Nei suoi campi. Che solo L’avanzare degli anni e la fatica accumulata non gli consentivano più di gestire. I ricordi di Rossella bambina sono quelli dei giochi della domenica in giardino o in campagna con il nonno a raccogliere la frutta. Ricordi che si perdono nella memoria per poi riaffiorare nell’animo, negli odori di quelle domeniche in famiglia. È stato bello stare con nonno tutto il giorno. Nonno ha insegnato tutto. Quando io ero piccola andavamo a raccogliere le pesche, le albicocche…non in vigna. Con nonno Antonio andavo anche io in campagna. A Camigliano c’erano le piante di nocciole, di albicocche, di fichi. Ogni odore che è nella mia mente lo devo a lui. Ogni sensazione legata alla terra, ogni ricordo tattile ed olfattivo, parte da li. Le domeniche in campagna con nonno Antonio. Rossella mette da parte gli studi di giurisprudenza e inizia quelli della terra. Gli ettari da coltivare sono quattro e mezzo su due siti. Nemmeno poi tanto vicini. C’è quello di Eboli, in pianura. C’è quello di Perdifumo nel pieno del Parco del Cilento. Siete mai stati nel Cilento? Vi consiglio caldamente di andarci. Gente meravigliosa. Luoghi meravigliosi. Cibo meraviglioso. Vino meraviglioso. Oltre cinquanta chilometri separano le due vigne. Se già era follia partire da zero, partire con due vigne così distanti era follia al cubo. Rossella non è una che si abbatte per poco. Sarà pure incosciente come dice lei, ma tosta è tosta. Le idee ben chiare. La voglia di lavorare che non la spaventa. L’umiltà che non le manca. Ecco, l’umiltà. Quando sai che non sai, chiedi. Ma devi saperlo di non sapere. Si affida ad un agronomo per capire i terreni e ad un enologo per decidere cosa impiantare e che vini fare. Eravamo vincolati dai disciplinari per i parametri da seguire. La Regione impone in qualche modo. Abbiamo fatto le analisi del terreno per capire cosa fare. Ad Eboli il terreno era molto utilizzato per ortaggi e frutta. C’era dunque molta sostanza organica che ha consentito di entrare in produzione subito. A Perdifumo era incolto, dunque è stato più duro. Dalle barbatelle alla prima vendemmia i canonici tre anni. Duri e lunghi durante i quali Rossella in parte studia sui libri dell’università, in parte in campagna. Dopo la banca abbiamo iniziato con nonno e il mio cuginetto piccolo in vigna. Era la terra dove ero cresciuta. Nonno prima non lo vedevo spesso. Prima ci andavo la domenica ma no durante i giorni. Studia per la vigna. Si affianca ad una agronoma, sorella dell’enologo, poi a quest’ultimo. Piano piano cresce fino ad arrivare ad essere da sola in vigna. A cavarmela da solo. A riconoscere le patologie, a capire il tempo giusto per fare le cose. Ho fatto un corso da sommelier ma ora ne faccio un altro con una didattica più severa. In cantina c’è l’enologo ma io lo sto affiancando. I tratti del carattere forte e perfezionista di Rossella si delineano dalle sue parole. All’apparenza mite come forse “deve” apparire una donna del sud. Nella sostanza determinata e decisa. Sa cosa vuole per la sua azienda. Sa cosa vuole dai suoi vini. L’azienda. Nemmeno poteva immaginare cosa potesse essere gestire una azienda. Nemmeno aveva idea di come si coltivasse una terra, una vigna. Nemmeno era nei suoi programmi essere una vignaiola. Adesso invece, da dodici anni, l’azienda che porta il suo nome, Rossella Cicalese, è una realtà. 12.000 bottiglie che nelle annate pre covid arrivavano a 17.000. 6 tipologie di vino con la scelta di rappresentare a pieno il territorio. Aglianico e Fiano dalla vigna di Perdifumo; Aglianico in due versioni di rosso (acciaio e botte), un rosato e una bollicina blanc de noir Charmat. Il mio obiettivo è rappresentare il territorio. Infatti abbiamo scelto principalmente acciaio. Entrambe le vigne sono vicino al mare. Dunque i vini sono sapidi e fruttati. Siamo fortunati perché abbiamo delle condizioni che ci permettono poche lavorazioni in vigna. Anche la scorsa annata è andata bene ma ho dovuto lavorare tanto. Evoli è il primo Aglianico che ho assaggiato. Un omaggio alla cittadina di Eboli il cui nome medioevale era proprio Evoli. Un colore scuro ed impenetrabile che torna anche nei sentori di frutta nera non ancora matura. Arriva la freschezza e la vinosità a rappresentare a pieno un territorio. Schietto e sincero tanto da pizzicare il naso e stimolare i sensi. Quanto è differente dai maestosi e duri Aglianico dell’Irpinia.
Le ciliegie nere sono quelle del vicino Cilento, le more quelle dei rovi, il vegetale della natura circostante. Un non so che di speziato di pepe e liquirizia arriva a ricordare epoche saracene. Ma la ciliegia, quanto è buona la ciliegia che emerge prepotente!
Il sorso è fresco e i tannini hanno la loro importanza: è pur sempre un Aglianico in fondo. In bocca è evidente una certa pastosità. Una avvolgenza in grado di trasmettere il frutto dal naso alla bocca coinvolgendo i sensi. Ha certamente bisogno di un cibo per accompagnarlo ma per quanto è buono, per quel senso di frutta viva, polposa, quasi da mordere che arriva prepotente in bocca, lo berresti per risentire questa incredibile sensazione. Insomma, sa di buono. Ottimo bilanciamento e chiusura di bocca precisa. Non una grandissima struttura ma meno male che ci sono vini così! Poggio alle noci. Prende il nome dalla collina del poggio di Perdifumo da dove si domina il mare del Cilento. Riposa in botti di rovere da 500 litri per almeno un anno prima di passare in bottiglia. Colore rubino vivace. Sentori di frutta nera e rossa, polposa ma ancora non matura. Prevale il sottobosco con una nota di erbaceo che sa di fresco. La ciliegia polposa, quella del Cilento, si unisce alla prugna, alla arancia sanguinella e ai fiori rossi. Arriva anche un pò di balsamico ad allargare le narici. Il connubio tra l’agrume e la frutta polposa fornisce una bella sensazione di freschezza con il sottobosco ad impreziosire. Le note di noce moscata, cannella e pepe arrivano senza disturbare.
Il sorso è intenso e poderoso. Non sembra un Aglianico del Cilento, semmai quasi un Taurasi. Molto intenso, vivo, energico tanto da necessitare un giusto accompagnamento. I tannini sono maturi e impattanti ancorché mitigati dalla freschezza. Il calore percepito si nasconde nonostante i suoi 14°. La persistenza non è lunga e la bocca chiude bene.
In sostanza è un Aglianico vero. Non per tutti. Non per tutte le occasioni. Da solo è spigoloso ma abbinato a qualcosa di succulento diventa avvolgente, fluido, attrattivo a dimostrazione di come solo “insieme” la meraviglia ha inizio. Fluminè è il Fiano. Bello nel calice per la luminosità del giallo paglierino. I sentori sono immediatamente vinosi con una mandorla che si nasconde tra gli agrumi. Vengo catapultato immediatamente nel Cilento per via dell’aroma di limoni, tenue e non invasivo. La mela e la pera vengono invece avvolti nello iodio così che sembra di respirare il mare direttamente dalla riva. I fiori bianchi mi trasportano in un campo dove l’erba è appena stata tagliata e le balle di fieno sono in bella mostra. Il fiore di sambuco impreziosisce il tutto. L’olfatto lascia presagire freschezza e sapidità.
Il sorso in effetti appare immediatamente fresco, moderatamente caldo, secco e con quella sapidità che supporta un interessante equilibrio. La chiusura di bocca mi piace per un meraviglioso agrumato che pulisce il cavo orale in maniera raffinata. La voglia è quella di un nuovo sorso. Una voglia irrefrenabile.
Insomma, una espressione di Fiano non opulenta e dotata di giusta morbidezza e freschezza. Senza eccessi per una bellissima serata tra amici.
Purtroppo non basterà una bottiglia Angel è lo spumante da Aglianico. Rossella non me lo ha detto ma suppongo sia dedicato al papà. Angelo appunto.
Non ci si aspetta tanto da una bollicina metodo Charmat della Campania. Nel calice i sentori sono di agrumi, di pesca a pasta bianca e di quel pane che qui generalmente si chiama “cafone” (ma quanto è buono!). Semplici e tipici delle bollicine di tutta Italia. In bocca però dimostra una certa finezza e freschezza. Mozzarella di bufala, una pizza con i friarielli (non sapete cosa sono??) o un “cuoppo” di fritti e avrete svoltato il pasto. Per intenderci i friarielli sono essenzialmente le cime di rapa che in Campania si friggono. Da qui il nome. Per rimanere in tema frittura, il cuoppo è il nome onomatopeico del cono di cartone nel quale vengono messi gli svariati ingredienti della frittura napoletana: la pasta cresciuta, la crocchè (crocchetta di patate), pesce, frittatina di pasta (dovrebbe essere tipicamente “avanzata” dal giorno prima ma vallo a dire ai NAS), verdure in pastella, mozzarelline fritte, fiori di zucca, ecc. Insomma una bella botta al colesterolo del quale, una volta ingerito il primo pezzo ce ne si dimentica senza rimpianti. Vini di una azienda tradizionale che punta al biologico. Che sta voltando piano piano verso tecniche moderne puntando alla qualità. Stiamo facendo la lotta integrale ma diventeremo biologici. È complicato anche perché le coltivazioni attorno non lo sono. Ho delle aziende come punto di riferimento e voglio diventare come loro. C’è una azienda del territorio che fa poche bottiglie ma riesce ad avere un prezzo medio alto. Due tre etichette di qualità e rappresentativa del salernitano (a Montevetrano). Un’altra è famosa ma non voglio diventare lui per le dimensioni ma per l’ottica di poter rappresentare il territorio per i prodotti oltre il vino: olio, confetture, ecc. dare un servizio al clienti ed offrire. Il contato con il pubblico mi piace molto. Una volta assaporata l’azienda e le possibilità del territorio, per Rossella l’appetito vien veramente mangiando. O bevendo. Di certo non si ferma Rossella. Ha capito che per valorizzare il territorio e la sua azienda c’è bisogno di farla conoscere. L’accoglienza ad esempio. Anche se il covid ha dato una vera mazzata all’economia locale e alle aziende. Nel 2019 la mia sembrava veramente una azienda. Esportavamo in Francia. Era positivo. Avevamo avuto un articolo su un giornale di Napoli. Dopo la prima vendemmia del 2015. Soddisfazioni. Poi il covid ha azzerato tutto. Facendo le corna quest’anno sta andando bene. La soddisfazione è quando iniziano a contattarti i clienti. Se continuasse cosi sarebbe ottimo. Adesso Rossella vive nella vicina Battipaglia con il suo compagno Gianluca che non si tira indietro anzi, da una mano in vigna e nella parte commerciale. Ha sposato la causa oltre che Rossella (ancora no ma mi sa che è questione di poco tempo…). Nonno Donato continua ad essere presente nonostante i tempi non siano più quelli di prima e lui non ci si ritrova tanto. Va con Rossella in vigna e penso gli brillino gli occhi a vedere una sua nipote che si prende cura delle sue terre. Papà Angelo partecipa anche se lascia fare a Rossella. Ha la sua attività che gestisce insieme al fratello di Rossella. Mio nonno ha sei nipoti. Anche da parte di mio padre erano agricoltori ma nessuno dei nipoti ha continuato. Sono l’ultimo baluardo dell’agricoltura. Sono pure l’unica che dovrebbe laurearsi. Manca solo la tesi. Questa scelta, comunque la rifarei perché. No posso negarlo. L’ultimo baluardo. Che meravigliosa visione. Forse Rossella non ci ha mai riflettuto sopra o forse l’ha fatto senza badarci più di tanto. Però la sua scelta ha evitato la fine di quel ciclo che portava un tempo le terre a rimanere all’interno della famiglia. Per il bene della famiglia. Per la continuità della famiglia. Difficile trovare oggi ragazzi che, come Rossella, virano completamente il corso della loro vita scegliendo di rimanere e scegliendo di impegnarsi nella terra. A queste persone, a Rossella, è dedicato il mio impegno e la mia voglia di raccontare queste storie. Grazie Rossella, per il dono che mi hai fatto raccontandomi la tua. Cristo si è davvero fermato a Eboli, dove la strada e il treno abbandonano la costa di Salerno e il mare, e si addentrano nelle desolate terre di Lucania. Cristo non è mai arrivato qui, né vi è arrivato il tempo, né l’anima individuale, né la speranza, né il legame tra le cause e gli effetti, la ragione e la Storia. Forse adesso, non è più cosi. Anche grazie a ragazze come Rossella Cicalese Ivan Vellucci ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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Niente e mai. Niente. Non c’è nulla da fare qui Mai. Tanto non cambierà, mai, nulla. Sono le parole tratte dal libro di Carlo Levi Cristo si è fermato ad Eboli. Levi, ancorché medico, era artista, scrittore e pittore, mandato al confino dal Regime Fascista. Da Torino al piccolo paese di Aliano, vicino Matera. Posto ideale per il confino visto l’isolamento e l’arretratezza di quei luoghi. Arretratezza che in parte, purtroppo, continua ancora ai giorni d’oggi. La storia di questo libro, divenuto poi un film nel 1979, nulla a che vedere ha con Eboli che diviene, suo malgrado, simbolo di arretratezza (almeno per coloro che non hanno letto il libro o visto il film). Cristo si è davvero fermato a Eboli, dove la strada e il treno abbandonano la costa di Salerno e il mare, e si addentrano nelle desolate terre di Lucania. Cristo non è mai arrivato qui, né vi è arrivato il tempo, né l’anima individuale, né la speranza, né il legame tra le cause e gli effetti, la ragione e la Storia. Quante volte ci sarà capitato di percorrere l’autostrada A2 (Salerno – Reggio Calabria), imbattersi nel cartello per l’uscita Eboli e pensare a quel titolo. Cristo si è fermato ad Eboli. Eppure Eboli nulla ha a che vedere con l’arretratezza. Un paese con la sua storia che parte dalla preistoria e passa per gli antichi greci, i romani, i saraceni, i longobardi. Fino ad arrivare ai giorni d’oggi con i suoi quasi 37.000 abitanti. Il golfo di Salerno proprio dinanzi. Insomma forse Cristo si sarà pure fermato qui, ma male non deve essere stato. Rossella Cicalese ad Eboli ci è nata e vissuta. Una vita tranquilla. Di quelle che portano i ragazzi (adesso ha poco più di trenta anni) a vivere e studiare per garantirsi un futuro. Anche se Rossella un futuro lo avrebbe avuto nelle attività di famiglia. Ma preferisce studiare giurisprudenza. Si addice di più ad una brava ragazza. Strana la vita. Una stranezza di quelle che fanno si che, quando meno te lo aspetti, te ne fanno cambiare il corso. Quasi dodici anni fa avevo ventuno anni. Mio nonno aveva dei terreni agricoli ma data l’età, aveva quasi 80 anni, li aveva dati in affitto questi terreni. Stavano per scadere i contratti e non sapevamo cosa farne. Era il periodo dei bandi per aumentare l’agricoltura così che abbiamo iniziato questa avventura. Questa follia. Impeto giovanile. Incoscienza giovanile. Intraprendenza giovanile. Vallo a capire. Dalle aule e dai libri di giurisprudenza, Rossella si trova catapultata sui terreni del nonno a dover cominciare tutto da zero. Avete letto bene, da zero. Ero molto incosciente. Dissi di si senza pensarci. Nemmeno mio padre pensava che fosse cosi difficile. Ah beata l’incoscienza. Nei terreni di nonno Donato, oggi arzillo novantenne, c’erano piante da frutto e ortaggi. La decisione presa era quella di impiantare una vigna. Al tempo però. Non è che Rossella partisse avvantaggiata. Se voleva prendere in gestione i terreni del nonno, si poteva fare. Non fosse altro che di tutti i nipoti lei era l’unica che si era fatta avanti per gestirli. Servivano però i fondi. Senza soldi non si canta messa! Papà mi ha supportato con la banca per i finanziamenti. Ad una giovane non avrebbero mai dato i soldi. È penalizzante per i giovani. Poi mio nonno mi ha aiutato. Non avevo studiato per questo. Concimazione, potatura, ecc. poi ci siamo affidati a delle persone. Mi serviva però recuperare la tradizione Le tradizioni. Quelle di un tempo andato. Magari proprio quando Carlo Levi passava di qui per andare al confino in Lucania. Solo che allora Rossella nemmeno era in programma. Nonno Donato c’era e lavorava nei campi. Nei suoi campi. Che solo L’avanzare degli anni e la fatica accumulata non gli consentivano più di gestire. I ricordi di Rossella bambina sono quelli dei giochi della domenica in giardino o in campagna con il nonno a raccogliere la frutta. Ricordi che si perdono nella memoria per poi riaffiorare nell’animo, negli odori di quelle domeniche in famiglia. È stato bello stare con nonno tutto il giorno. Nonno ha insegnato tutto. Quando io ero piccola andavamo a raccogliere le pesche, le albicocche…non in vigna. Con nonno Antonio andavo anche io in campagna. A Camigliano c’erano le piante di nocciole, di albicocche, di fichi. Ogni odore che è nella mia mente lo devo a lui. Ogni sensazione legata alla terra, ogni ricordo tattile ed olfattivo, parte da li. Le domeniche in campagna con nonno Antonio. Rossella mette da parte gli studi di giurisprudenza e inizia quelli della terra. Gli ettari da coltivare sono quattro e mezzo su due siti. Nemmeno poi tanto vicini. C’è quello di Eboli, in pianura. C’è quello di Perdifumo nel pieno del Parco del Cilento. Siete mai stati nel Cilento? Vi consiglio caldamente di andarci. Gente meravigliosa. Luoghi meravigliosi. Cibo meraviglioso. Vino meraviglioso. Oltre cinquanta chilometri separano le due vigne. Se già era follia partire da zero, partire con due vigne così distanti era follia al cubo. Rossella non è una che si abbatte per poco. Sarà pure incosciente come dice lei, ma tosta è tosta. Le idee ben chiare. La voglia di lavorare che non la spaventa. L’umiltà che non le manca. Ecco, l’umiltà. Quando sai che non sai, chiedi. Ma devi saperlo di non sapere. Si affida ad un agronomo per capire i terreni e ad un enologo per decidere cosa impiantare e che vini fare. Eravamo vincolati dai disciplinari per i parametri da seguire. La Regione impone in qualche modo. Abbiamo fatto le analisi del terreno per capire cosa fare. Ad Eboli il terreno era molto utilizzato per ortaggi e frutta. C’era dunque molta sostanza organica che ha consentito di entrare in produzione subito. A Perdifumo era incolto, dunque è stato più duro. Dalle barbatelle alla prima vendemmia i canonici tre anni. Duri e lunghi durante i quali Rossella in parte studia sui libri dell’università, in parte in campagna. Dopo la banca abbiamo iniziato con nonno e il mio cuginetto piccolo in vigna. Era la terra dove ero cresciuta. Nonno prima non lo vedevo spesso. Prima ci andavo la domenica ma no durante i giorni. Studia per la vigna. Si affianca ad una agronoma, sorella dell’enologo, poi a quest’ultimo. Piano piano cresce fino ad arrivare ad essere da sola in vigna. A cavarmela da solo. A riconoscere le patologie, a capire il tempo giusto per fare le cose. Ho fatto un corso da sommelier ma ora ne faccio un altro con una didattica più severa. In cantina c’è l’enologo ma io lo sto affiancando. I tratti del carattere forte e perfezionista di Rossella si delineano dalle sue parole. All’apparenza mite come forse “deve” apparire una donna del sud. Nella sostanza determinata e decisa. Sa cosa vuole per la sua azienda. Sa cosa vuole dai suoi vini. L’azienda. Nemmeno poteva immaginare cosa potesse essere gestire una azienda. Nemmeno aveva idea di come si coltivasse una terra, una vigna. Nemmeno era nei suoi programmi essere una vignaiola. Adesso invece, da dodici anni, l’azienda che porta il suo nome, Rossella Cicalese, è una realtà. 12.000 bottiglie che nelle annate pre covid arrivavano a 17.000. 6 tipologie di vino con la scelta di rappresentare a pieno il territorio. Aglianico e Fiano dalla vigna di Perdifumo; Aglianico in due versioni di rosso (acciaio e botte), un rosato e una bollicina blanc de noir Charmat. Il mio obiettivo è rappresentare il territorio. Infatti abbiamo scelto principalmente acciaio. Entrambe le vigne sono vicino al mare. Dunque i vini sono sapidi e fruttati. Siamo fortunati perché abbiamo delle condizioni che ci permettono poche lavorazioni in vigna. Anche la scorsa annata è andata bene ma ho dovuto lavorare tanto. Evoli è il primo Aglianico che ho assaggiato. Un omaggio alla cittadina di Eboli il cui nome medioevale era proprio Evoli. Un colore scuro ed impenetrabile che torna anche nei sentori di frutta nera non ancora matura. Arriva la freschezza e la vinosità a rappresentare a pieno un territorio. Schietto e sincero tanto da pizzicare il naso e stimolare i sensi. Quanto è differente dai maestosi e duri Aglianico dell’Irpinia.
Le ciliegie nere sono quelle del vicino Cilento, le more quelle dei rovi, il vegetale della natura circostante. Un non so che di speziato di pepe e liquirizia arriva a ricordare epoche saracene. Ma la ciliegia, quanto è buona la ciliegia che emerge prepotente!
Il sorso è fresco e i tannini hanno la loro importanza: è pur sempre un Aglianico in fondo. In bocca è evidente una certa pastosità. Una avvolgenza in grado di trasmettere il frutto dal naso alla bocca coinvolgendo i sensi. Ha certamente bisogno di un cibo per accompagnarlo ma per quanto è buono, per quel senso di frutta viva, polposa, quasi da mordere che arriva prepotente in bocca, lo berresti per risentire questa incredibile sensazione. Insomma, sa di buono. Ottimo bilanciamento e chiusura di bocca precisa. Non una grandissima struttura ma meno male che ci sono vini così! Poggio alle noci. Prende il nome dalla collina del poggio di Perdifumo da dove si domina il mare del Cilento. Riposa in botti di rovere da 500 litri per almeno un anno prima di passare in bottiglia. Colore rubino vivace. Sentori di frutta nera e rossa, polposa ma ancora non matura. Prevale il sottobosco con una nota di erbaceo che sa di fresco. La ciliegia polposa, quella del Cilento, si unisce alla prugna, alla arancia sanguinella e ai fiori rossi. Arriva anche un pò di balsamico ad allargare le narici. Il connubio tra l’agrume e la frutta polposa fornisce una bella sensazione di freschezza con il sottobosco ad impreziosire. Le note di noce moscata, cannella e pepe arrivano senza disturbare.
Il sorso è intenso e poderoso. Non sembra un Aglianico del Cilento, semmai quasi un Taurasi. Molto intenso, vivo, energico tanto da necessitare un giusto accompagnamento. I tannini sono maturi e impattanti ancorché mitigati dalla freschezza. Il calore percepito si nasconde nonostante i suoi 14°. La persistenza non è lunga e la bocca chiude bene.
In sostanza è un Aglianico vero. Non per tutti. Non per tutte le occasioni. Da solo è spigoloso ma abbinato a qualcosa di succulento diventa avvolgente, fluido, attrattivo a dimostrazione di come solo “insieme” la meraviglia ha inizio. Fluminè è il Fiano. Bello nel calice per la luminosità del giallo paglierino. I sentori sono immediatamente vinosi con una mandorla che si nasconde tra gli agrumi. Vengo catapultato immediatamente nel Cilento per via dell’aroma di limoni, tenue e non invasivo. La mela e la pera vengono invece avvolti nello iodio così che sembra di respirare il mare direttamente dalla riva. I fiori bianchi mi trasportano in un campo dove l’erba è appena stata tagliata e le balle di fieno sono in bella mostra. Il fiore di sambuco impreziosisce il tutto. L’olfatto lascia presagire freschezza e sapidità.
Il sorso in effetti appare immediatamente fresco, moderatamente caldo, secco e con quella sapidità che supporta un interessante equilibrio. La chiusura di bocca mi piace per un meraviglioso agrumato che pulisce il cavo orale in maniera raffinata. La voglia è quella di un nuovo sorso. Una voglia irrefrenabile.
Insomma, una espressione di Fiano non opulenta e dotata di giusta morbidezza e freschezza. Senza eccessi per una bellissima serata tra amici.
Purtroppo non basterà una bottiglia Angel è lo spumante da Aglianico. Rossella non me lo ha detto ma suppongo sia dedicato al papà. Angelo appunto.
Non ci si aspetta tanto da una bollicina metodo Charmat della Campania. Nel calice i sentori sono di agrumi, di pesca a pasta bianca e di quel pane che qui generalmente si chiama “cafone” (ma quanto è buono!). Semplici e tipici delle bollicine di tutta Italia. In bocca però dimostra una certa finezza e freschezza. Mozzarella di bufala, una pizza con i friarielli (non sapete cosa sono??) o un “cuoppo” di fritti e avrete svoltato il pasto. Per intenderci i friarielli sono essenzialmente le cime di rapa che in Campania si friggono. Da qui il nome. Per rimanere in tema frittura, il cuoppo è il nome onomatopeico del cono di cartone nel quale vengono messi gli svariati ingredienti della frittura napoletana: la pasta cresciuta, la crocchè (crocchetta di patate), pesce, frittatina di pasta (dovrebbe essere tipicamente “avanzata” dal giorno prima ma vallo a dire ai NAS), verdure in pastella, mozzarelline fritte, fiori di zucca, ecc. Insomma una bella botta al colesterolo del quale, una volta ingerito il primo pezzo ce ne si dimentica senza rimpianti. Vini di una azienda tradizionale che punta al biologico. Che sta voltando piano piano verso tecniche moderne puntando alla qualità. Stiamo facendo la lotta integrale ma diventeremo biologici. È complicato anche perché le coltivazioni attorno non lo sono. Ho delle aziende come punto di riferimento e voglio diventare come loro. C’è una azienda del territorio che fa poche bottiglie ma riesce ad avere un prezzo medio alto. Due tre etichette di qualità e rappresentativa del salernitano (a Montevetrano). Un’altra è famosa ma non voglio diventare lui per le dimensioni ma per l’ottica di poter rappresentare il territorio per i prodotti oltre il vino: olio, confetture, ecc. dare un servizio al clienti ed offrire. Il contato con il pubblico mi piace molto. Una volta assaporata l’azienda e le possibilità del territorio, per Rossella l’appetito vien veramente mangiando. O bevendo. Di certo non si ferma Rossella. Ha capito che per valorizzare il territorio e la sua azienda c’è bisogno di farla conoscere. L’accoglienza ad esempio. Anche se il covid ha dato una vera mazzata all’economia locale e alle aziende. Nel 2019 la mia sembrava veramente una azienda. Esportavamo in Francia. Era positivo. Avevamo avuto un articolo su un giornale di Napoli. Dopo la prima vendemmia del 2015. Soddisfazioni. Poi il covid ha azzerato tutto. Facendo le corna quest’anno sta andando bene. La soddisfazione è quando iniziano a contattarti i clienti. Se continuasse cosi sarebbe ottimo. Adesso Rossella vive nella vicina Battipaglia con il suo compagno Gianluca che non si tira indietro anzi, da una mano in vigna e nella parte commerciale. Ha sposato la causa oltre che Rossella (ancora no ma mi sa che è questione di poco tempo…). Nonno Donato continua ad essere presente nonostante i tempi non siano più quelli di prima e lui non ci si ritrova tanto. Va con Rossella in vigna e penso gli brillino gli occhi a vedere una sua nipote che si prende cura delle sue terre. Papà Angelo partecipa anche se lascia fare a Rossella. Ha la sua attività che gestisce insieme al fratello di Rossella. Mio nonno ha sei nipoti. Anche da parte di mio padre erano agricoltori ma nessuno dei nipoti ha continuato. Sono l’ultimo baluardo dell’agricoltura. Sono pure l’unica che dovrebbe laurearsi. Manca solo la tesi. Questa scelta, comunque la rifarei perché. No posso negarlo. L’ultimo baluardo. Che meravigliosa visione. Forse Rossella non ci ha mai riflettuto sopra o forse l’ha fatto senza badarci più di tanto. Però la sua scelta ha evitato la fine di quel ciclo che portava un tempo le terre a rimanere all’interno della famiglia. Per il bene della famiglia. Per la continuità della famiglia. Difficile trovare oggi ragazzi che, come Rossella, virano completamente il corso della loro vita scegliendo di rimanere e scegliendo di impegnarsi nella terra. A queste persone, a Rossella, è dedicato il mio impegno e la mia voglia di raccontare queste storie. Grazie Rossella, per il dono che mi hai fatto raccontandomi la tua. Cristo si è davvero fermato a Eboli, dove la strada e il treno abbandonano la costa di Salerno e il mare, e si addentrano nelle desolate terre di Lucania. Cristo non è mai arrivato qui, né vi è arrivato il tempo, né l’anima individuale, né la speranza, né il legame tra le cause e gli effetti, la ragione e la Storia. Forse adesso, non è più cosi. Anche grazie a ragazze come Rossella Cicalese Ivan Vellucci ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
4 Luglio, 2024
DOCG COLLINE TERAMANE: il grande Abruzzo nel calice (la masterclass)
IL COSA E IL DOVE
Lo scorso Sabato 8 Giugno è andato in onda ITALIA WINE EXPERIENCE “ABRUZZO EDITION”, giornata organizzata da Saula Giusto e Veronica Laurenza e patrocinato dal CONSORZIO VINI D’ABRUZZO con l’intento di promuovere con eleganza la Qualità della produzione vitivinicola e gastronomica della Regione.
Sede dell’Evento è stata l’Azienda PODERE SANTA LUCIA di Tossicia (TE), scelta appositamente per dimostrare quale sia la capacità ricettiva di un Territorio troppo spesso dimenticato.
L’Evento è stato anticipato il Venerdì sera da un incontro tra Produttori, professionisti della comunicazione e stampa nell’elegante location di CORTE DEI TINI a Villa Vomano (TE).
Evento riuscito e totalmente “plastic-free” grazie agli allestimenti in cartone riciclato dell’Azienda IRONDA che ha viso numerosi winelovers affollare i banchi d’assaggio.
LE MASTERCLASS
3 le masterclass organizzate a latere dell’Evento, la prima dedicata alla DOCG MONTEPULCIANO D’ABRUZZO COLLINE TERAMANE, la seconda ai GRANDI BIANCHI D’ABRUZZO e la terza agli abbinamenti cibo-vino a “km zero”.
Giuseppe Ialonardi, delegato FISAR di Teramo, ha condotto le prime due (quelle cui ho partecipato) illustrando storia e storie della prima DOCG abruzzese e presentando un’ampia selezione di vini bianchi della regione con un bel focus sul Montonico e senza dimenticare la novità dei PIWI.
DOCG COLLINE TERAMANE: IL GRANDE ABRUZZO NEL CALICE.
Le Colline Teramane, areale spesso offuscato dalla presenza delle montagne e del mare, sono un vero scrigno di Qualità.
Una zona che come poche altre dimostra come l’uomo sia il vero discrimine all’interno di quel termine “terroir” di cui spesso abusiamo.
8 i vini in degustazione per 8 interpretazioni differenti dello stesso vitigno.
8 Montepulciano d’Abruzzo che raccontano di Tradizione, moda, presente, passato e futuro.
Io ve li ho raccontati in ordine di assaggio e, come mio solito in maniera schiettamente personale.
Mi sono poi permesso di dare a ciascuno un punteggio ma se vorrete stilare una classifica dovrete farlo Voi perché la Qualità non era argomento di discussione.
1. MONTEPULCIANO D’ABRUZZO COLLINE TERAMANE DOCG “YANG” 2022, BARBA: l’olfatto è una ridda di frutti croccanti: amarene, more e mirtilli.
E poi quella sottile (ma neanche troppo) vena vegetale fatta di cassis e erbe amare che tanto intriga…
Sorso davvero succoso e dissetante.
Freschezza e tannini marciano mano nella mano e la sapidità aiuta a chiedere un secondo bicchiere.
Un Montepulciano moderno per cedere alla tentazione di abbinamenti azzardati.
(87 Punti).
2. MONTEPULCIANO D’ABRUZZO COLLINE TERAMANE DOCG “COLLE SALE” 2020, BARONE DI VALFORTE: da subito tabaccoso e mentolato si lascia poi andare a succosità fruttate di arancia rossa e ciliegia croccante.
Seguono spezie e erbe di campo che, in chiusura, cedono nuovamente il posto a dolcezze di piccoli frutti di bosco.
Sorso sostanzioso, di buona freschezza e corretta trama tannica ma con una sorta di “scollatura” tra le dolcezze vanigliate e quell’animo amaricante di china e mandorla che gestisce il finale.
(84/85 Punti).
3. MONTEPULCIANO D’ABRUZZO COLLINE TERAMANE DOCG “M IL BOSSA” 2020 (MAGNUM), BOSSANOVA: quest’anno m’era già capitato di berne un’annata 2022 verde, balsamica e irriverentemente naif.
Ora, il “boccione” (ché “magnum” è termine che lascio ai cugini francesi) che racchiude la 2020 riempie i calici con selvatica schiettezza.
Poi abbiamo giusto il tempo di rinfrescarci a suon di balsamicità prima di affondare i piedi nella terra umida e scoprire in chiusura, anche qui come nel prodotto più giovane, quel frutto scuro che ancora mancava all’appello.
Sorso dinamico e squillante, decisamente fresco, sapido e tannicamente esposto, che nella sua bella rispondenza, sottolinea un’amarena che veicola con troppa disinvoltura un forse extra di alcol e quella sana rusticità che firma anche gli altri prodotti aziendali.
(Quasi 85 Punti).
Da bere ascoltando ”CORNER OF THE EARTH” di JAMIROQUAI.
4. MONTEPULCIANO D’ABRUZZO COLLINE TERAMANE DOCG “OINOS” 2019, SAN LORENZO: il naso è una profusione di frutta matura (forse anche troppo).
Ciliegie, more e mirtilli fanno comunella con l’esuberate nota vanigliata rilasciata da un legno in eccessiva evidenza nascondendo quasi del tutto le note di tabacco (dolce anche lui) e spezie.
Sorso di bella coerenza, più brillante e più sapido di quanto atteso e con un finale che dice più di spezia che di frutto.
Certamente NON il mio vino e forse troppo “americano” anche per l’attuale palato degli americani.
Certo, c’è stato un tempo in cui il Montepulciano “doveva” essere fatto così ma…
(83/84 Punti).
5. MONTEPULCIANO D’ABRUZZO COLLINE TERAMANE DOCG “CASTELLUM VETUS” 2018, CENTORAME: indossa un abito austero e meditativo di tabacco arrotolato e dalle bisacce di cuoio tira fuori cacao liquirizia e spezie scure che distraggono dalla sostanza fruttata di prugna e more (rovi compresi).
Poi è un rincorrersi di freschezze balsamiche e cespugli d’erbe aromatiche vista mare.
Sorso consono all’olfatto ma birichino e invitante, succoso, reso vieppiù dinamico dagli smerigliati tannini e dalla sottile vena vegetale che si lascia seguire fino alla lunga chiusura di friccicosa sapidità.
Un Montepulciano da non perdere!
Da bere ascoltando “CASTLE OF GLASS” dei LINKIN PARK.
(89/90 Punti).
6. MONTEPULCIANO D’ABRUZZO COLLINE TERAMANE DOCG “TORRE MIGLIORI” 2017 RISERVA, CERULLI SPINOZZI: un naso boschivo che scomoda resina e muschio oltre all’humus e a quei piccoli frutti che accompagnano una prugna più importante.
C’è poi una gentilezza floreale a cercare di tener testa alla nota green di quasi peperone mentre la chiusura è un gioco a due mani di tabacco e china (peccato per un sottile sgarbo laccato che neanche l’attesa riesce a zittire).
Sorso di grande freschezza e coerenza, tenuto vivo dai guizzi agrumati e dai tannini serrati.
Lungo e deciso il finale di un vino che, causa “pensionamento” della vigna del ’65 da cui era proveniva, non sarà più prodotto.
Cercatelo.
(88 Punti).
7. MONTEPULCIANO D’ABRUZZO COLLINE TERAMANE DOCG “NEROMORO” 2017 RISERVA, FATTORIA NICODEMI: piccoli frutti rossi e neri in confettura sono la parte “luminosa” di un olfatto altrimenti scuro e intimista che sciorina un lungo corteo balsamico di tabacco e liquirizia pepe, peposo.
E poi ci sono un sottobosco di humus e funghi, un’idea di oliva, una carezza di cioccolato “fondente ma non troppo”.
Sorso gustoso, agile nella sua tonica muscolatura, di agrumata freschezza, preziosa sapidità, tannini addomesticati e un lungo finale in cui la frutta alza la testa.
(86/87 Punti al vino e una insufficienza a me che non l’ho riconosciuto).
8. MONTEPULCIANO D’ABRUZZO COLLINE TERAMANE DOCG “MASTROBONO” 2014 RISERVA, VINI LA QUERCIA: cinquant’anni il vigneto e 50 gli ettolitri della botte in cui ha passato circa tre anni prima di finire in quella bottiglia che, aperta, rilascia note scure e a maricanti prima che il canonico frutto rosso che tutti si aspetterebbero.
Ecco dunque cacao e radice di liquirizia introdurre la sorpresa di una importante oliva nera per distendersi poi tra corteccia e peposità di cemento.
Il sorso denota spalle larghe, definita muscolatura ed una agilità quasi ragazzina nel riproporre con coerenza i descrittori olfattivi sottolineando verdi toni balsamico-boschivi e ancora quella nota di olivosa sapidità.
Un Montepulciano “DAVVERODAVVERO” alla faccia dell’annata affatto semplice.
Da bere ascoltando “MASTER OF PUPPETS” dei METALLICA.
(89 Punti).
E QUINDI?
Beh, posto che ormai mi dovreste conoscere e che comunque si capisce benissimo quello che mi ha convinto e quello che mi ha lasciato perplesso, tirando le somme, posso senz’altro confermare quanto affermato sopra riguardo quanto l’interpretazione del vignaiolo influisca sul risultato finale nel calice.
Sono poi emerse filosofie aziendali diverse, che evidenziavano ora un’attenzione particolare al mercato estero, ora un particolare attaccamento alla Tradizione, ora la voglia di staccarsi da schemi precostituiti e guardare al futuro.
Ed è emerso come il Montepulciano d’Abruzzo possa e debba essere considerato come strumento di promozione di un Territorio
Roberto Alloi
VINODENTRO
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3 Luglio, 2024
Rauscedo, le radici del vino
Chissà perché quando beviamo un calice di buon vino pensiamo a chi lo ha prodotto e mai a chi lavora per fornire ai vignaioli le viti migliori! Ora che ho visitato Rauscedo, centro di eccellenza mondiale di produzione delle barbatelle, ci penserò. Si discute sempre molto di vino e vigne, di territorio e stile ma saltando il passaggio fondamentale, ovvero la qualità a monte, le radici, per così dire. Oggi come non mai, il cambiamento climatico e la domanda crescente di sostenibilità obbligano i vivaisti a trovare nuove soluzioni che aiutino i viticoltori. E non solo loro, anche la produzione delle nocciole e delle mandorle ad esempio risente gli effetti del riscaldamento globale…
LA STORIA DI RAUSCEDO
Partiamo dall’immediato dopoguerra (la Prima) in una zona povera e martoriata dai combattimenti. Precisamente nel piccolo Comune di Rauscedo ai piedi delle Alpi Carniche. In quel periodo, in tutto il mondo si cercò di trovare una soluzione all’invasione della temutissima filossera, “sbarcata” in Europa a fine ‘800 e in rapidissima diffusione. Dopo che fu individuato il fattore di resistenza in alcune specie di viti americane, si comprese che la strada da percorrere era quella dell’innesto. Si osservò infatti che le specie americane resistevano all’attacco della fillossera all’apparato radicale, mentre la vite europea, responsabile della produzione, non reagiva alle punture nell’apparato fogliare. Così, vennero associate le due caratteristiche, selezionato il portainnesto in base alla resistenza a specifiche avversità (in particolare alla fillossera) e il nesto in funzione della sua adattabilità all’ambiente climatico e alle sue caratteristiche produttive.
A Rauscedo si formò una cooperativa di uomini che con tenacia e genialità diedero vita alla prima barbatella in terra friulana. Da qui in poi, tutta la comunità si adoperò per sviluppare questo particolare settore. In un territorio povero ma dotato di una buona condizione climatica e di un terreno adatto alla coltivazione, i primi soci si misero all’opera per produrre e commercializzare le barbatelle, dapprima in Italia e successivamente all’estero. E’ del 1933 il primo listino con i prezzi degli innesti in vendita delle ben 24 varietà a bacca rossa, 16 a bacca bianca, 17 da tavola e 17 portinnesti. Quando si dice “fare la storia”!
Oggi siamo passati a 496 varietà, 480 cloni originali VCR®, esclusiva mondiale di 14 varietà resistenti e 4 portainnesti M, con il 77% di resa media in vivaio.
LA RADICI DELLA RICERCA
Cos’è la ricerca se non curiosità e studio al servizio della collettività e di un futuro migliore? La prevenzione, la previsione delle problematiche future per la loro risoluzione non è forse la miglior arma che possiamo utilizzare? In sintesi “prevedere il futuro” ci può aiutare a crearne uno migliore?
Incoraggiati dai traguardi raggiunti, i soci di VCR decisero di aumentare gli investimenti sulla ricerca fino a creare, nel 1965, un centro per individuare le migliori tecniche vivaistiche e avviare un proprio programma di miglioramento genetico. La selezione clonale muoveva a quel tempo i primi passi e i Vivai Cooperativi Rauscedo, unica azienda privata a potersi fregiare del titolo di “Costitutore Viticolo”, nel 1969 riuscirono ad omologare i primi 51 cloni della serie “Rauscedo”, ancora utilizzati ai giorni nostri.
IL RESEARCH CENTER E LE RADICI NEL FUTURO
Inaugurata nel 2019, la nuova sede VCR Research Center accoglie 365 m² di laboratori in una costruzione architettonicamente inserita in modo armonioso nel contesto paesaggistico e caratterizzata dall’autosufficienza energetica. Gli 8 laboratori sono divisi per aree e sono dedicati alla diagnostica sierologica e molecolare, alla microbiologia, alla micropropagazione, alle colture in vitro e alle analisi chimiche. L’estensione totale è di 22,5 ettari. Questi comprendono ben 19 ettari di vigneti, 4 serre riscaldate di 2000 m² e molto altro.
Per capire come i VCR siano leader mondiali indiscussi del vivaismo viticolo basta leggere alcuni numeri:
210 soci produttori
80 milioni le barbatelle innestate all’anno
80 dipendenti
1000 lavoratori stagionali specializzatissimi (la selezione viene fatta manualmente)
35 i paesi nel mondo dove VCR è commercialmente presente
Questi sono alcuni dei dati che mi hanno impressionato maggiormente ma vi assicuro ce ne sono tantissimi altri, più tecnici e non meno significativi, che si trovano nel loro sito e che fanno capire come nel tempo questa realtà ha raggiunto il primato del distretto di produzione di barbatelle più importante al mondo.
Ad esempio, sono 100 le strutture nel territorio nazionale e 24 quelle nei paesi esteri. VCR possiede inoltre il 90% di VCR France (società creata nel 2002 a Nimes) e detiene come società partecipate Agromillora in Spagna, Vitro Hellas in Grecia e Novavine in California. Affida inoltre, tramite licenze di esclusività, la commercializzazione oltre oceano delle proprie varietà e dei propri cloni a Chalmers Nursery in Australia, Riversun in Nuova Zelanda e Bosman Adama in Sud Africa.
VCR fornisce al viticoltore un servizio a 360°, dalla fase di progettazione del vigneto all’analisi del terreno, proseguendo con la consulenza post-vendita e affiancando il cliente anche in fase di produzione.
LE MICROVINIFICAZIONI DI RAUSCEDO
Credo che sia un ‘unicum’ nel mondo…Cosa? La cantina di vinificazione che può effettuare 600 microvinificazioni all’anno e più di 300 nano-vinificazioni, con annesso laboratorio enologico, per l’analisi e la comparazione qualitativa di cloni, varietà convenzionali e nuove varietà di uve da vino e da tavola.
Le innumerevoli vinificazioni consentono una verifica costante delle potenzialità enologiche di tutte le varietà e dei diversi cloni italiani e stranieri oggetto di moltiplicazione.
Nell’accogliente sala di degustazione abbiamo avuto la possibilità di assaggiare in anteprima tre microvinificazioni di vitigni resistenti (PIWI).
Sauvignon Kretos, gradevole, sapido e ben strutturato
Sauvignon Rythos frutti tropicali, buona acidità
Pinot Iskra MC, limone, agrumi, buona acidità
Una curiosità: alla guida del Laboratorio c’è una donna, la Dott.ssa Elisa de Luca, mentre mentre il CDA è formato da giovani sotto i 30 anni. Anche i dirigenti sono molto giovani, come ad esempio Yuri Zambon.
RAUSCEDO LE RADICI DEL VINO
La nostra visita prosegue alla sede storica della Cantina Rauscedo, anche questa una cooperativa nata nel 1951, voluta da 130 soci e ispirata all’esperienza delle cooperative nate intorno alla produzione di barbatelle, come ci spiega con orgoglio Michele Leon. Inizialmente contava 280 ettari di cui 85% a bacca rossa e 15% a bacca bianca. Oggi la cantina ha due sedi produttive, conta 370 soci e 1900 ettari di superficie, il che la rende la più estesa della regione. I vitigni a bacca bianca sono il 92%, mentre il restante è a bacca rossa.
La cantina è ampia, sobria e dotata delle più moderne tecnologie. Spazi immensi ospitano le cisterne storiche in cemento da 200 a 700 ettolitri termocontrollate, tuttora utilizzate a fianco di quelle in acciaio. Qui si lavorano circa 240.000 ettolitri di vino!
Le vigne si trovano nella bassa pianura alluvionale, su terreni sassosi e ciottolosi molto drenanti, in mezzo ai fiumi Tagliamento, Meduna e Cellina. Un suolo simile alle famose Graves di Bordeaux. Tra Prealpi e mare, nel bicchiere si apprezzano la sapidità e, allo stesso tempo, gli aromi intensi e una grande persistenza. Bello il detto locale “L’acqua divide gli uomini, il vino li unisce”.
GLI ASSAGGI
Brut Villa Manin (in onore del Doge Manin che depose la Serenissima), Metodo Classico con oltre 32 mesi di affinamento sui lieviti, crosta di pane, intenso ed elegante.
Chardonnay, fresco e persistente.
Traminer Aromatico, pesca, rosa, ananas.
Prodotti di qualità e prezzi accessibili a tutti. Controllare per credere.
Una curiosità: il Friulano non è un dialetto ma una lingua riconosciuta dallo Stato Italiano nel 1999. Questa lingua pare che derivi dal latino rustico aquileiese, mescolato a elementi celtici, a cui si sono poi aggiunti numerosi elementi slavi e germanici, in quanto i vari popoli di stirpe germanica (longobardi, goti, franchi, tedeschi) hanno dominato il Friuli per oltre 900 anni. Si chiama ‘clap’, che è anche il nome dei sassi che si trovano nei fiumi.
E come lasciare il Friuli senza assaggiare il Frico? Una degna conclusione di una giornata che ricorderò!Un sentito ringraziamento a Lorenzo Tosi (Responsabile Comunicazione e Marketing VCR), Michele Leon (Sindaco di San Giorgio della Richinvelda) e all’amico Mauro Genovese che ha reso possibile tutto questo.
Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads
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30 Giugno, 2024
L'enoturismo degli Dèi. Un'accoglienza epica.
Benvenuti mortali!…
(da leggere molto lentamente, con ghigno mefistofelico, a cui far seguire una lunga pausa silenziosa)
Preparatevi ad un viaggio che non dimenticherete mai più, tra vigneti, broli cinti da pietra antica, sidri e vini che nemmeno le stelle hanno mai assaggiato!
Siete pronti a scoprire i segreti dell’enoturismo della cantina divina di Zeus?
Oggi vi racconteremo il significato del piacere del vino, come solo gli Dèi possono offrirvi. Preparatevi a vivere un’esperienza che nessuna cantina terrestre potrebbe mai eguagliare!
Questa è la storia dell’evento più epico al mondo mai raccontato prima d’ora nell’ambito dell’accoglienza dei turisti del vino: “L’Enoturismo degli Dèi”.
Sul maestoso Monte Olimpo, dove cielo e terra si incontrano, Zeus, re degli Dèi, ha deciso di rivelare al mondo i segreti della divina cantina, recentemente rinnovata con maestria titanica da Dioniso e Bacco.
In una competizione leggendaria contrapposta alle manifestazioni mortali, questa festa del vino promette di essere un’esperienza senza pari, un incontro tra il sacro e il profano, dove ogni calice di vino racconta una storia, dove ogni sorso é un viaggio nel tempo e nello spazio, una macchina del tempo appunto, un assaggio di eternità, e ogni vigneto canta una leggenda.
Un’esperienza sensoriale che unisce il passato mitologico con il presente.
Aspettatevi un viaggio memorabile nel cuore della divinità vinicola, dove il nettare degli Dèi scorrerà in abbondanza e la magia del Monte Olimpo vi lascerà senza fiato.
Benvenuti mortali! Oggi avete l’onore di varcare la soglia del regno del vino divino, un luogo dove gli Dèi brindano con il nettare dell’immortalità; una meraviglia che le vostre cantine terrestri possono solo fantasticare…. e che il vino degli Dèi vi accompagni!”
Con queste parole, il potente Sovrano degli Dèi accoglie i mortali aprendo le porte della città divina, dando il via all’evento. E questa quassù è anche l’insegna, che campeggia sotto la chiave di volta del maestoso portale ad arco a tutto sesto dell’entrata alla città sul Monte Olimpo. Cominciamo bene, non c’è che dire! Prima però, dobbiamo fare un passettino indietro per capire l’ostilità di Zeus verso le iniziative dei mortali…. L’enoturismo dei mortali L’enoturismo è una forma di turismo legata alla cultura del vino che offre agli appassionati l’opportunità di visitare vigneti, partecipare a degustazioni, conoscere le tecniche di produzione del vino e immergersi nella tradizione enologica locale. Gli enoturisti possono esplorare le cantine, scoprire la storia e le storie dei viticoltori, e assaporare vini unici direttamente dai produttori. La manifestazione “Cantine Aperte” è uno degli eventi più importanti in questo campo, dove le cantine aprono le loro porte al pubblico per far vivere esperienze uniche e coinvolgenti. Il turismo del vino è una componente essenziale per molte cantine vinicole, storiche e recenti, e la sua progettazione richiede un’attenzione particolare ai dettagli per garantire un’esperienza memorabile ai visitatori, perché può contribuire significativamente all’economia locale e alla promozione culturale. Le premesse della grande manifestazione enoturistica degli Dèi Nel cuore delle maestose altezze del Monte Olimpo, dimora degli Dèi, tra nuvole dorate, panorami celestiali e templi imponenti, nasce un’iniziativa senza precedenti: “L’Enoturismo degli Dèi”. Questo evento straordinario è il frutto della volontà di Zeus di celebrare e condividere con i mortali l’antica e sacra tradizione vinicola degli olimpici.
Non è solo una celebrazione del vino, ma un vero e proprio incontro tra il divino e il terreno, che affonda le sue radici in antiche tradizioni mitologiche e culturali. La competizione con l’evento mortale “Cantine Aperte” ha stimolato gli Dèi a creare qualcosa di unico e senza precedenti. Ma quali sono le premesse che hanno portato alla creazione di questa manifestazione e perché Zeus ha designato Dioniso e Bacco come organizzatori principali? Scopriamolo insieme. L’ispirazione di Zeus L’idea di Zeus di organizzare una manifestazione enoturistica nasce dal desiderio di condividere con i mortali e i semidei le meraviglie vinicole del Monte Olimpo. Il sovrano degli Dèi ha osservato con interesse crescente il successo di “Cantine Aperte”, un evento che, pur essendo di origine mortale, ha conquistato molti cuori grazie alla sua capacità di avvicinare le persone alla cultura del vino. Zeus, consapevole del potere simbolico e culturale del vino nella tradizione, decise che era giunto il momento di mostrare al mondo la superiorità del nettare divino. Ma per far tutto ciò, egli sapeva che doveva primariamente compiere un piccolo sforzo in più e cioè ristrutturare l’esistente cantina antica, da troppi secoli rimasta in attesa. La ristrutturazione della cantina divina Facciamo un passo indietro.
L’antica cantina era condotta da un anziano e scorbutico vignaiolo delle valli ed era oramai vetusta e bisognosa di importanti interventi di riqualificazione edilizia.
Insomma, una cantina un tantino da incubo. Zeus, dunque, mosso da uno spirito di rivalutazione qualitativa delle aziende vinicole dell’Olimpo, decise di ristrutturare la cantina e assegnare l’annoso incarico ai due nostri mitici dèi, Dioniso e Bacco. Sempre loro, e chi sennò. La ristrutturazione edilizia della cantina sul Monte Olimpo, cui avremo modo nei prossimi contributi di approfondire le varie fasi, è risultata un’impresa titanica, complessa per varie ragioni. Sotto la loro guida, la cantina è stata trasformata in un luogo di meraviglie architettoniche e tecnologiche, unendo antiche tradizioni enologiche con le innovazioni più avanzate.
Per questo infatti, la si può ritenere la Cantina delle cantine, l’esempio perfetto di una Cantina vinicola costruita a regola d’arte. Diciamo, “fatta ad Arte”. Dioniso e Bacco si assicurarono che ogni dettaglio riflettesse la maestosità e la sacralità del vino, dalla scelta delle viti fino ai processi di fermentazione e invecchiamento. L’uso di materiali preziosi e l’arte divina hanno contribuito a creare un’atmosfera che evoca la sacralità e la potenza del Monte Olimpo. La cantina, oggi, non è solo un luogo di produzione vinicola ma un tempio dedicato al culto del vino e gestita secondo le regole dell’imprenditoria avanguardista, ma con uno sguardo alla tradizione. Zeus prese atto che, da questa nuova partenza, doveva anche originarsi una nuova e grande manifestazione che ne desse risalto e luce.
Nasce così l’evento “l’Enoturismo degli Dèi” che intende porsi come avanguardia di superiorità sui mortali. Gli Dèi in azione e l’itinerario enoturistico Per garantire il successo della grande manifestazione “L’Enoturismo degli Dèi”, Zeus ha chiamato a raccolta l’intero pantheon olimpico, assegnando a ciascheduno la responsabilità di un settore specifico della cantina, di farsene carico e curarne l’aspetto estetico e funzionale. La progettazione del percorso enoturistico Nel frattempo, Dioniso e Bacco si ritrovano a discutere i dettagli della pianificazione di un nuovo itinerario per l’imminente manifestazione enoturistica. Entrambi sanno che il successo dell’evento dipenderà dalla qualità dell’esperienza offerta ai visitatori. Inevitabilmente, emergono divergenze tra Dioniso e Bacco.
Dioniso insiste sull’importanza dell’educazione e della riflessione, mentre Bacco punta sul divertimento e sulla convivialità. Tuttavia, queste differenze si rivelano complementari: la combinazione di saggezza e allegria crea un’esperienza equilibrata e coinvolgente, soddisfacendo le diverse aspettative dei visitatori. Ecco a voi il master plan enoturistico a tappe a cui i nostri due titani sono giunti: Accoglienza e introduzione Dioniso: Bacco, sveglia! Dobbiamo assicurarci che ogni dettaglio sia perfetto per “l’Enoturismo degli Dèi”. Hai in mente come organizzare il percorso delle visite guidate ai reparti della cantina? Dobbiamo garantire che i nostri ospiti apprendano la storia e la tecnica della nostra produzione vinicola. Bacco: All’arrivo i visitatori saranno accolti in un’area dedicata, dove Atena, la dea della saggezza, fornirà una breve introduzione storica sulla cantina e sul Monte Olimpo. Con la sua eloquenza, Atena preparerà i turisti ad un viaggio che unisce storia, mito e modernità. Offrirà ai visitatori una visione approfondita delle tecniche enologiche e dell’importanza storica del vino nella cultura nostrana. Racconterà degli antenati vitivinicoltori. La sua conoscenza e il suo intelletto assicureranno che ogni dettaglio sarà accurato e affascinante. Percorsi di accompagnamento e visita ai reparti della cantina Dioniso: Inizieremo con un’introduzione storica raccontando le origini divine del vino. Seguirà una descrizione dettagliata del processo di vinificazione, dai vigneti alla bottiglia. Bacco: Inoltre, voglio installare schermi interattivi e arredi accoglienti per un’esperienza immersiva.” Dioniso: Il circuito deve essere fluido e funzionale, senza tratti difficili o pericolosi. Dobbiamo assicurarci che i percorsi siano accessibili a tutti, inclusi i visitatori con disabilità. Bacco: Perfetto. Eviteremo spazi angusti e soffocanti. Il percorso sarà ben illuminato e ventilato, con una disposizione che eviti ingorghi e garantisca una visita piacevole. Dioniso: Dobbiamo simulare l’itinerario con prove reali. Coinvolgeremo gli altri Dèi per testare il circuito e identificare eventuali criticità. Bacco: Sì, faremo delle esercitazioni coinvolgendo anche visitatori esterni per avere feedback autentici e migliorare ogni dettaglio. Dioniso: Iniziamo dal grande portale d’ingresso, dando ai mortali il benvenuto che si meritano…. passando per i giardini mitologici, le vigne e infine la sala di fermentazione e le cantine sotterranee. Bacco: Aggiungiamo una sosta alla sala degustazione panoramica e concludiamo con il wine shop e la SPA del vino…. poi la sorpresa Dioniso: Segnaliamo chiaramente le aree di lavoro e creiamo percorsi alternativi sicuri, ciò è essenziale. Non possiamo permettere che i visitatori si imbattano in zone pericolose. Come succede nelle stantie cantine dei mortali italici…. ah … ah…ah! Dobbiamo pianificare punti di sosta strategici, dove i visitatori possano rilassarsi e godere del paesaggio. Bacco: Concordo. Mettiamo sedie comode e monitor informativi in questi punti, dove possiamo anche offrire assaggi e raccontare storie. Percorsi accessibili, percorsi di visita e fruibilità ai reparti della cantina Dioniso: Non dimentichiamo l’importanza dell’accessibilità Bacco: Per questo delicato incarico ho scelto Hermes, il messaggero degli dèi è responsabile della logistica dell’evento. La sua velocità e abilità organizzativa garantiscono che ogni aspetto della manifestazione si svolga senza intoppi, dall’accoglienza degli ospiti alla gestione delle degustazioni.
Ha il compito di assicurare che i percorsi siano accessibili anche alle persone con disabilità, così che possano partecipare alle visite. Grazie a rampe, ascensori, servoscale e segnaletica tattile, la cantina è completamente fruibile. Dioniso: Bravo Bacco, stai imparando. Concordo! È essenziale essere inclusivi. Sala degustazione e tasting room Dioniso: Bacco, Zeus mi ha espressamente chiesto di metterti a capo della sala degustazione…. ma senza troppi balletti e giochi, attenzione perché non devi farti distrarre dalle belle donzelle mortali e bere come un dannato Bacco: Ah, Dioniso, sei sempre così grave! Io credo che dobbiamo puntare anche sul divertimento. Ho preparato una sala degustazione con musica dal vivo e un’atmosfera festosa. La gente viene qui non solo per imparare, ma anche per godersi il vino e divertirsi.
Afrodite, la dea dell’amore, mi coadiuverà offrendo consigli su abbinamenti cibo-vino, rendendo l’esperienza ancora più piacevole e piccante. Apollo delizierà gli ospiti con la sua lyra e stacchetti musicali Dioniso: Zeus mi ha anticipato che ci saranno due sorprese all’inaugurazione della sala degustazione, due guest star extraterrestri,: Sommelier Louis de Funès che presenterà i nostri vini rossi olimpici e Sommelier Antonio Albanese con i nostri vini bianchi olimpici Bacco: Mi sento svenire Punto vendita e banco somministrazione Dioniso: Bene. E per quanto riguarda il punto vendita? Dobbiamo assicurarci che sia ben fornito e che i nostri vini siano presentati al meglio. Bacco: Il punto vendita sarà curato da Apollo, con il suo occhio artistico, ha pianificato uno spazio esteticamente piacevole e funzionale, uno spazio elegante; sarà un luogo luminoso e accogliente dove i visitatori possono acquistare i vini e altri prodotti locali. Attività esperienziali Dioniso: E che ne pensi delle attività esperienziali? Dobbiamo assicurare che queste attività siano ben coordinate. Bacco: Efesto, dio del fuoco e della metallurgia, organizzerà workshop sulla produzione di attrezzature vinicole tradizionali. Dioniso: Ma Demetra, dea dell’agricoltura, non la impegni in nessun modo? Bacco: Ella spiegherà l’importanza della terra e delle viti, mostrando come il rispetto per la natura sia alla base della produzione vinicola divina. E se avanzerà del tempo, terrà corsi di cucina con ingredienti locali e stagionali delle nostre rive. Servizi igienici accessibili Dioniso: Va bene, e soprattutto non dimentichiamo i servizi igienici accessibili e fruibili a tutti! Bacco: Per questo delicato incarico ho pensato a Poseidone, con la sua maestria sull’acqua, ha concepito servizi igienici a risparmio idrico, toilette ecologiche che convertono l’urina in acqua pulita, fornendo una risposta ai problemi ambientali del risparmio idrico, wc spaziosi, accessibili e funzionali garantendo che tutti i visitatori possano usufruirne comodamente. Dioniso: Ottima scelta Bacco! Camere e Hospitality Dioniso: Molto bene! Inoltre, Zeus ha voluto che le camere per gli ospiti fossero all’altezza e ben integrate con l’ambiente e la vista sui vigneti. Così gli ospiti potranno rilassarsi completamente. Bacco: Zeus è passato a supervisionare la realizzazione delle camere per gli ospiti, garantendo che ogni dettaglio rifletta l’ospitalità divina. Le stanze, con vista sui vigneti, offrono comfort e tranquillità. Centro benessere e SPA del vino Dioniso: Non ti scordare il centro benessere e SPA del vino: voglio che sia gestito direttamente da Igea, la dea della salute. Dopo una giornata di tour e degustazioni, un po’ di vinoterapia sarà perfetto per i nostri clienti mortali… ah.. ah…ah… ah! Bacco: Si Dioniso, sarà fatto! Igea gestirà il centro benessere e Wine Spa. Qui, i visitatori possono godere di trattamenti a base di wine therapy, rilassandosi e rigenerandosi profondamente la pelle immersi in una deliziosa cortina di effluvi vinosi Loges e capanne vinicole in mezzo ai filari Dioniso: Bacco, delle Loges e delle capanne vinicole chi se ne occuperà? Bacco: Artemide, dea della natura, dopo un corso nella Champagne e poi nella antica Henetia, ha ideato innovative loges e capanne vinicole tra i filari dei vigneti, offrendo ai visitatori la possibilità di pernottare immersi nella natura.
Non solo, Artemide organizzerà tempo permettendo corsi di tiro con l’arco tra i vigneti. Stazionamento bici e tour tra vigneti Dioniso: Hey Bacco, ricordati di organizzare anche gli arrivi dei mortali ciclisti Bacco: Perfetto! Hermes, dio del commercio e messaggero degli dei, gestirà lo stazio delle bici per i tour tra i vigneti e il trasporto dei turisti col trenino elettrico. È un’ottima idea per un turismo sostenibile. E Era, dea dei legami e delle unioni, predisporrà i parcheggi, inclusi quelli per le persone con disabilità Parcheggi e colonnine di ricarica Dioniso: Zeus installerà personalmente colonnine di ricarica per i veicoli elettrici sotto tettoie fotovoltaiche, e ogni tanto scaglierà qualche saetta per ricaricarle. Siamo pronti, così, a promuovere anche la sostenibilità ambientale. Bacco: Invece Era, predisporrà parcheggi auto, camper e bus, inclusi spazi riservati alle persone con disabilità come solo lei sa fare. Vendemmia Interattiva Dioniso: Abbiamo pensato a tutto. Però, mi piace l’idea di aggiungere una vendemmia interattiva. I turisti potranno partecipare alla raccolta dell’uva e imparare le tecniche tradizionali della vendemmia, culminando con un banchetto con i prodotti freschi della cantina. Questa esperienza immersiva offrirà non solo la possibilità di comprendere meglio il processo produttivo, ma anche di creare un legame più profondo con la cultura del vino. Sarà un successo! Bacco: Un’ottima idea, Dioniso. Demetra, la dea dell’agricoltura, potrebbe spiegare l’importanza dei terroir e delle viti da cui nascono i pregiati vini olimpici. La sua presenza sottolinea il legame tra la natura e la divinità, mostrando come il rispetto per la terra sia fondamentale per la produzione di vini di eccellenza. Questo renderà l’esperienza ancora più coinvolgente Dioniso: Ma non dimentichiamo di mantenere l’ordine e la sicurezza e facciamo attenzione ai turisti irrequieti… Ares, dio della guerra e dello spargimento di sangue, si occuperà della sicurezza durante l’evento. Bacco: Con Ares a garantire la sicurezza, siamo tranquilli. La nostra collaborazione sta funzionando alla grande. Banchetti enogastronomici: il brolo antico della cantina divina Intanto, tra le maestose vigne della cantina, fervono i preparativi della fase più popolare e più attesa della manifestazione enoturistica: la sagra nel brolo. Il brolo antico della cantina è situato in un luogo incantevole sul Monte Olimpo, circondato da vigneti rigogliosi e da mura di pietra, dove crescono piante di ogni tipo, viti e alberi da frutto, immerso in un’atmosfera di serenità e bellezza, sotto la benevola protezione degli Dèi. Questo luogo, che unisce natura e sacralità, sotto antichi alberi e pergolati fioriti, disposi in cerchio intorno al brolo antico, verranno allestiti banchetti con degustazioni di piatti tipici della tradizione mitologica, accompagnati dai migliori vini Olimpici, ed è stato scelto come centro delle attività enogastronomiche durante la manifestazione. Ogni angolo del brolo sarà un tripudio di sapori autentici, profumi invitanti e vini straordinari, che permetterà ai visitatori di assaporare ogni delizia con calma e contemplazione Le tavole sono imbandite con tovaglie bianche e decorate con fiori di campo, creando un’atmosfera rustica e accogliente.
In ogni angolo, sommelier esperti sono pronti a spiegare gli abbinamenti tra i piatti e i vini olimpici, mentre i cuochi locali preparano i loro capolavori culinari. Il menù olimpico: un trionfo di sapori Dopo estenuanti discussioni sulla pianificazione dei banchetti, finalmente Dioniso e Bacco hanno deciso il menù olimpico e la disposizione dei chioschetti e dei tavoli: il brolo sarà diviso in diverse aree tematiche, ciascheduna dedicata ad un gruppo di piatti e ai relativi abbinamenti vinicoli. Vediamoli insieme: Area risotti
Il risotto ai bruscandoli sarà il protagonista, accompagnato da un vino bianco Olimpico, fresco e aromatico: Dioniso: Bacco, dobbiamo assicurare che ogni piatto rappresenti la tradizione e la qualità della nostra terra. Pensavo di iniziare con il risotto ai bruscandoli, delicato e perfetto per esaltare i sapori del nostro vino bianco. Bacco: Risotto ai bruscandoli? Sicuramente delizioso, ma dobbiamo anche pensare a qualcosa di più sostanzioso per i nostri ospiti. Cosa ne dici dei nervetti alla venexiana? Sono un classico intramontabile! Area cicchetti e nervetti
Qui, i visitatori potranno gustare cicchetti col musetto e nervetti alla venexiana, abbinati a un rosso leggero e fruttato: Dioniso: I nervetti sono un’ottima scelta. E non possiamo dimenticare i cicchetti col musetto, ideali per accompagnare un bicchiere del nostro vino rosso. Bacco: Ho già l’acquolina in bocca! Area polpette e folpeti
Con un rosso corposo, perfetto per esaltare il gusto delle polpette e dei folpeti. Bacco: Concordo. E le polpette? Le polpette sono sempre apprezzate, sia dai grandi che dai piccoli! Dioniso: Assolutamente. E cosa dire dei folpeti? Sono un autentico sapore del mare che può essere apprezzato con il nostro vino bianco più fresco. Area trippa e bovoleti
Piatti più robusti, accompagnati da un vino rosso invecchiato, con note di spezie e cuoio. Bacco: Perfetto! Aggiungiamo anche i bovoleti aglio, olio e prezzemolo. Sono irresistibili e si sposano benissimo con i nostri vini. Dioniso: E non possiamo dimenticare la trippa in umido. È un piatto sostanzioso che richiama le tradizioni contadine. Area sarde e baccalà
Dove le Sarde in Saor saranno servite con un vino bianco secco, mentre il baccalà alla vicentina e mantecato avranno il loro abbinamento con un bianco più strutturato. Bacco: Sì, ma per un tocco di dolcezza e acidità insieme, le sarde in saor sono indispensabili. Dioniso: E poi il baccalà alla vicentina o mantecato. Sono piatti che rappresentano la nostra cultura culinaria in modo sublime. Area fegato alla Venexiana
Questo piatto verrà servito con un rosso importante, capace di sostenere i sapori intensi del fegato: Dioniso: E per chiudere in bellezza, il fegato alla venexiana, un piatto ricco che si abbina meravigliosamente con un rosso corposo.”Bacco: “Il fegato alla venexiana con cipolla caramellata è un altro piatto che non può mancare.” Dioniso: Ottima idea, Bacco. Area sidro Dioniso: Ricorda Bacco, uno dei punti salienti del brolo antico deve essere dedicato al banchetto del nostro sidro, prodotto secondo le antiche ricette tramandate nel tempo Bacco: “Non ti preoccupare Dioniso, gli ospiti potranno assaporare il sidro abbinato a formaggi e altri prodotti tipici, che completeranno la serata.” Una lezione per l’enoturismo italico “L’Enoturismo degli Dèi” insegna che la chiave del successo nel settore enoturistico risiede nella collaborazione e nella sinergia tra tutti i partecipanti. Le cantine italiane devono, perché possono, creare un sistema integrato e collaborativo che non solo migliora la qualità delle esperienze offerte, ma promuove anche il territorio come una destinazione enoturistica di eccellenza a livello mondiale. In un mondo sempre più competitivo, l’unione delle forze è la vera strada (del vino?) per il successo e la crescita sostenibile. Spesso, le cantine operano in un regime di competizione piuttosto che di collaborazione, limitando le potenzialità di crescita e di attrattiva turistica del territorio. Una collaborazione più stretta tra le cantine, e non solo, potrebbe portare a numerosi vantaggi: Miglior esperienza per i visitatori: unendo le forze, le cantine possono offrire percorsi enoturistici più completi e variegati, combinando degustazioni, visite guidate, eventi culturali e spettacoli artistici. Innovazione e condivisione delle risorse: collaborare significa condividere conoscenze, tecnologie e risorse, migliorando le esperienze offerte. Promozione integrata del territorio: un sistema enoturistico integrato può promuovere l’intera regione come destinazione enoturistica di eccellenza, attirando più visitatori e aumentando il turismo locale. Dioniso e Bacco qualche idea da proporre all’enoturismo italico ce l’avrebbero pure, e più volte l’hanno avanzata, ma le risposte e le non risposte hanno condotto alla riflessione finale che a certe associazioni del settore e ai grandi espertoni beneficia mantenere il carrozzone. Infine, l’accoglienza evidenzia l’importanza di una progettazione che deve essere più popolare e meno d’elite, ma accurata e pianificata nei minimi dettagli, anche simulando le varie situazioni di accoglienza. Arch. Edoardo Venturini Cantine di cui anche Bacco andrebbe fiero Per approfondimenti, mi trovi qui:
– Cantine fatte ad Arte (link Sito Web)
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– Cantine fatte ad Arte (link Facebook) PS: La rubrica raccoglie spunti, consigli, suggerimenti e altro ancora attinente al tema e soprattutto segnalazioni di titoli di testi antichi sulle costruzioni enotecniche e cantine vinicole. Grazie!
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Con queste parole, il potente Sovrano degli Dèi accoglie i mortali aprendo le porte della città divina, dando il via all’evento. E questa quassù è anche l’insegna, che campeggia sotto la chiave di volta del maestoso portale ad arco a tutto sesto dell’entrata alla città sul Monte Olimpo. Cominciamo bene, non c’è che dire! Prima però, dobbiamo fare un passettino indietro per capire l’ostilità di Zeus verso le iniziative dei mortali…. L’enoturismo dei mortali L’enoturismo è una forma di turismo legata alla cultura del vino che offre agli appassionati l’opportunità di visitare vigneti, partecipare a degustazioni, conoscere le tecniche di produzione del vino e immergersi nella tradizione enologica locale. Gli enoturisti possono esplorare le cantine, scoprire la storia e le storie dei viticoltori, e assaporare vini unici direttamente dai produttori. La manifestazione “Cantine Aperte” è uno degli eventi più importanti in questo campo, dove le cantine aprono le loro porte al pubblico per far vivere esperienze uniche e coinvolgenti. Il turismo del vino è una componente essenziale per molte cantine vinicole, storiche e recenti, e la sua progettazione richiede un’attenzione particolare ai dettagli per garantire un’esperienza memorabile ai visitatori, perché può contribuire significativamente all’economia locale e alla promozione culturale. Le premesse della grande manifestazione enoturistica degli Dèi Nel cuore delle maestose altezze del Monte Olimpo, dimora degli Dèi, tra nuvole dorate, panorami celestiali e templi imponenti, nasce un’iniziativa senza precedenti: “L’Enoturismo degli Dèi”. Questo evento straordinario è il frutto della volontà di Zeus di celebrare e condividere con i mortali l’antica e sacra tradizione vinicola degli olimpici.
Non è solo una celebrazione del vino, ma un vero e proprio incontro tra il divino e il terreno, che affonda le sue radici in antiche tradizioni mitologiche e culturali. La competizione con l’evento mortale “Cantine Aperte” ha stimolato gli Dèi a creare qualcosa di unico e senza precedenti. Ma quali sono le premesse che hanno portato alla creazione di questa manifestazione e perché Zeus ha designato Dioniso e Bacco come organizzatori principali? Scopriamolo insieme. L’ispirazione di Zeus L’idea di Zeus di organizzare una manifestazione enoturistica nasce dal desiderio di condividere con i mortali e i semidei le meraviglie vinicole del Monte Olimpo. Il sovrano degli Dèi ha osservato con interesse crescente il successo di “Cantine Aperte”, un evento che, pur essendo di origine mortale, ha conquistato molti cuori grazie alla sua capacità di avvicinare le persone alla cultura del vino. Zeus, consapevole del potere simbolico e culturale del vino nella tradizione, decise che era giunto il momento di mostrare al mondo la superiorità del nettare divino. Ma per far tutto ciò, egli sapeva che doveva primariamente compiere un piccolo sforzo in più e cioè ristrutturare l’esistente cantina antica, da troppi secoli rimasta in attesa. La ristrutturazione della cantina divina Facciamo un passo indietro.
L’antica cantina era condotta da un anziano e scorbutico vignaiolo delle valli ed era oramai vetusta e bisognosa di importanti interventi di riqualificazione edilizia.
Insomma, una cantina un tantino da incubo. Zeus, dunque, mosso da uno spirito di rivalutazione qualitativa delle aziende vinicole dell’Olimpo, decise di ristrutturare la cantina e assegnare l’annoso incarico ai due nostri mitici dèi, Dioniso e Bacco. Sempre loro, e chi sennò. La ristrutturazione edilizia della cantina sul Monte Olimpo, cui avremo modo nei prossimi contributi di approfondire le varie fasi, è risultata un’impresa titanica, complessa per varie ragioni. Sotto la loro guida, la cantina è stata trasformata in un luogo di meraviglie architettoniche e tecnologiche, unendo antiche tradizioni enologiche con le innovazioni più avanzate.
Per questo infatti, la si può ritenere la Cantina delle cantine, l’esempio perfetto di una Cantina vinicola costruita a regola d’arte. Diciamo, “fatta ad Arte”. Dioniso e Bacco si assicurarono che ogni dettaglio riflettesse la maestosità e la sacralità del vino, dalla scelta delle viti fino ai processi di fermentazione e invecchiamento. L’uso di materiali preziosi e l’arte divina hanno contribuito a creare un’atmosfera che evoca la sacralità e la potenza del Monte Olimpo. La cantina, oggi, non è solo un luogo di produzione vinicola ma un tempio dedicato al culto del vino e gestita secondo le regole dell’imprenditoria avanguardista, ma con uno sguardo alla tradizione. Zeus prese atto che, da questa nuova partenza, doveva anche originarsi una nuova e grande manifestazione che ne desse risalto e luce.
Nasce così l’evento “l’Enoturismo degli Dèi” che intende porsi come avanguardia di superiorità sui mortali. Gli Dèi in azione e l’itinerario enoturistico Per garantire il successo della grande manifestazione “L’Enoturismo degli Dèi”, Zeus ha chiamato a raccolta l’intero pantheon olimpico, assegnando a ciascheduno la responsabilità di un settore specifico della cantina, di farsene carico e curarne l’aspetto estetico e funzionale. La progettazione del percorso enoturistico Nel frattempo, Dioniso e Bacco si ritrovano a discutere i dettagli della pianificazione di un nuovo itinerario per l’imminente manifestazione enoturistica. Entrambi sanno che il successo dell’evento dipenderà dalla qualità dell’esperienza offerta ai visitatori. Inevitabilmente, emergono divergenze tra Dioniso e Bacco.
Dioniso insiste sull’importanza dell’educazione e della riflessione, mentre Bacco punta sul divertimento e sulla convivialità. Tuttavia, queste differenze si rivelano complementari: la combinazione di saggezza e allegria crea un’esperienza equilibrata e coinvolgente, soddisfacendo le diverse aspettative dei visitatori. Ecco a voi il master plan enoturistico a tappe a cui i nostri due titani sono giunti: Accoglienza e introduzione Dioniso: Bacco, sveglia! Dobbiamo assicurarci che ogni dettaglio sia perfetto per “l’Enoturismo degli Dèi”. Hai in mente come organizzare il percorso delle visite guidate ai reparti della cantina? Dobbiamo garantire che i nostri ospiti apprendano la storia e la tecnica della nostra produzione vinicola. Bacco: All’arrivo i visitatori saranno accolti in un’area dedicata, dove Atena, la dea della saggezza, fornirà una breve introduzione storica sulla cantina e sul Monte Olimpo. Con la sua eloquenza, Atena preparerà i turisti ad un viaggio che unisce storia, mito e modernità. Offrirà ai visitatori una visione approfondita delle tecniche enologiche e dell’importanza storica del vino nella cultura nostrana. Racconterà degli antenati vitivinicoltori. La sua conoscenza e il suo intelletto assicureranno che ogni dettaglio sarà accurato e affascinante. Percorsi di accompagnamento e visita ai reparti della cantina Dioniso: Inizieremo con un’introduzione storica raccontando le origini divine del vino. Seguirà una descrizione dettagliata del processo di vinificazione, dai vigneti alla bottiglia. Bacco: Inoltre, voglio installare schermi interattivi e arredi accoglienti per un’esperienza immersiva.” Dioniso: Il circuito deve essere fluido e funzionale, senza tratti difficili o pericolosi. Dobbiamo assicurarci che i percorsi siano accessibili a tutti, inclusi i visitatori con disabilità. Bacco: Perfetto. Eviteremo spazi angusti e soffocanti. Il percorso sarà ben illuminato e ventilato, con una disposizione che eviti ingorghi e garantisca una visita piacevole. Dioniso: Dobbiamo simulare l’itinerario con prove reali. Coinvolgeremo gli altri Dèi per testare il circuito e identificare eventuali criticità. Bacco: Sì, faremo delle esercitazioni coinvolgendo anche visitatori esterni per avere feedback autentici e migliorare ogni dettaglio. Dioniso: Iniziamo dal grande portale d’ingresso, dando ai mortali il benvenuto che si meritano…. passando per i giardini mitologici, le vigne e infine la sala di fermentazione e le cantine sotterranee. Bacco: Aggiungiamo una sosta alla sala degustazione panoramica e concludiamo con il wine shop e la SPA del vino…. poi la sorpresa Dioniso: Segnaliamo chiaramente le aree di lavoro e creiamo percorsi alternativi sicuri, ciò è essenziale. Non possiamo permettere che i visitatori si imbattano in zone pericolose. Come succede nelle stantie cantine dei mortali italici…. ah … ah…ah! Dobbiamo pianificare punti di sosta strategici, dove i visitatori possano rilassarsi e godere del paesaggio. Bacco: Concordo. Mettiamo sedie comode e monitor informativi in questi punti, dove possiamo anche offrire assaggi e raccontare storie. Percorsi accessibili, percorsi di visita e fruibilità ai reparti della cantina Dioniso: Non dimentichiamo l’importanza dell’accessibilità Bacco: Per questo delicato incarico ho scelto Hermes, il messaggero degli dèi è responsabile della logistica dell’evento. La sua velocità e abilità organizzativa garantiscono che ogni aspetto della manifestazione si svolga senza intoppi, dall’accoglienza degli ospiti alla gestione delle degustazioni.
Ha il compito di assicurare che i percorsi siano accessibili anche alle persone con disabilità, così che possano partecipare alle visite. Grazie a rampe, ascensori, servoscale e segnaletica tattile, la cantina è completamente fruibile. Dioniso: Bravo Bacco, stai imparando. Concordo! È essenziale essere inclusivi. Sala degustazione e tasting room Dioniso: Bacco, Zeus mi ha espressamente chiesto di metterti a capo della sala degustazione…. ma senza troppi balletti e giochi, attenzione perché non devi farti distrarre dalle belle donzelle mortali e bere come un dannato Bacco: Ah, Dioniso, sei sempre così grave! Io credo che dobbiamo puntare anche sul divertimento. Ho preparato una sala degustazione con musica dal vivo e un’atmosfera festosa. La gente viene qui non solo per imparare, ma anche per godersi il vino e divertirsi.
Afrodite, la dea dell’amore, mi coadiuverà offrendo consigli su abbinamenti cibo-vino, rendendo l’esperienza ancora più piacevole e piccante. Apollo delizierà gli ospiti con la sua lyra e stacchetti musicali Dioniso: Zeus mi ha anticipato che ci saranno due sorprese all’inaugurazione della sala degustazione, due guest star extraterrestri,: Sommelier Louis de Funès che presenterà i nostri vini rossi olimpici e Sommelier Antonio Albanese con i nostri vini bianchi olimpici Bacco: Mi sento svenire Punto vendita e banco somministrazione Dioniso: Bene. E per quanto riguarda il punto vendita? Dobbiamo assicurarci che sia ben fornito e che i nostri vini siano presentati al meglio. Bacco: Il punto vendita sarà curato da Apollo, con il suo occhio artistico, ha pianificato uno spazio esteticamente piacevole e funzionale, uno spazio elegante; sarà un luogo luminoso e accogliente dove i visitatori possono acquistare i vini e altri prodotti locali. Attività esperienziali Dioniso: E che ne pensi delle attività esperienziali? Dobbiamo assicurare che queste attività siano ben coordinate. Bacco: Efesto, dio del fuoco e della metallurgia, organizzerà workshop sulla produzione di attrezzature vinicole tradizionali. Dioniso: Ma Demetra, dea dell’agricoltura, non la impegni in nessun modo? Bacco: Ella spiegherà l’importanza della terra e delle viti, mostrando come il rispetto per la natura sia alla base della produzione vinicola divina. E se avanzerà del tempo, terrà corsi di cucina con ingredienti locali e stagionali delle nostre rive. Servizi igienici accessibili Dioniso: Va bene, e soprattutto non dimentichiamo i servizi igienici accessibili e fruibili a tutti! Bacco: Per questo delicato incarico ho pensato a Poseidone, con la sua maestria sull’acqua, ha concepito servizi igienici a risparmio idrico, toilette ecologiche che convertono l’urina in acqua pulita, fornendo una risposta ai problemi ambientali del risparmio idrico, wc spaziosi, accessibili e funzionali garantendo che tutti i visitatori possano usufruirne comodamente. Dioniso: Ottima scelta Bacco! Camere e Hospitality Dioniso: Molto bene! Inoltre, Zeus ha voluto che le camere per gli ospiti fossero all’altezza e ben integrate con l’ambiente e la vista sui vigneti. Così gli ospiti potranno rilassarsi completamente. Bacco: Zeus è passato a supervisionare la realizzazione delle camere per gli ospiti, garantendo che ogni dettaglio rifletta l’ospitalità divina. Le stanze, con vista sui vigneti, offrono comfort e tranquillità. Centro benessere e SPA del vino Dioniso: Non ti scordare il centro benessere e SPA del vino: voglio che sia gestito direttamente da Igea, la dea della salute. Dopo una giornata di tour e degustazioni, un po’ di vinoterapia sarà perfetto per i nostri clienti mortali… ah.. ah…ah… ah! Bacco: Si Dioniso, sarà fatto! Igea gestirà il centro benessere e Wine Spa. Qui, i visitatori possono godere di trattamenti a base di wine therapy, rilassandosi e rigenerandosi profondamente la pelle immersi in una deliziosa cortina di effluvi vinosi Loges e capanne vinicole in mezzo ai filari Dioniso: Bacco, delle Loges e delle capanne vinicole chi se ne occuperà? Bacco: Artemide, dea della natura, dopo un corso nella Champagne e poi nella antica Henetia, ha ideato innovative loges e capanne vinicole tra i filari dei vigneti, offrendo ai visitatori la possibilità di pernottare immersi nella natura.
Non solo, Artemide organizzerà tempo permettendo corsi di tiro con l’arco tra i vigneti. Stazionamento bici e tour tra vigneti Dioniso: Hey Bacco, ricordati di organizzare anche gli arrivi dei mortali ciclisti Bacco: Perfetto! Hermes, dio del commercio e messaggero degli dei, gestirà lo stazio delle bici per i tour tra i vigneti e il trasporto dei turisti col trenino elettrico. È un’ottima idea per un turismo sostenibile. E Era, dea dei legami e delle unioni, predisporrà i parcheggi, inclusi quelli per le persone con disabilità Parcheggi e colonnine di ricarica Dioniso: Zeus installerà personalmente colonnine di ricarica per i veicoli elettrici sotto tettoie fotovoltaiche, e ogni tanto scaglierà qualche saetta per ricaricarle. Siamo pronti, così, a promuovere anche la sostenibilità ambientale. Bacco: Invece Era, predisporrà parcheggi auto, camper e bus, inclusi spazi riservati alle persone con disabilità come solo lei sa fare. Vendemmia Interattiva Dioniso: Abbiamo pensato a tutto. Però, mi piace l’idea di aggiungere una vendemmia interattiva. I turisti potranno partecipare alla raccolta dell’uva e imparare le tecniche tradizionali della vendemmia, culminando con un banchetto con i prodotti freschi della cantina. Questa esperienza immersiva offrirà non solo la possibilità di comprendere meglio il processo produttivo, ma anche di creare un legame più profondo con la cultura del vino. Sarà un successo! Bacco: Un’ottima idea, Dioniso. Demetra, la dea dell’agricoltura, potrebbe spiegare l’importanza dei terroir e delle viti da cui nascono i pregiati vini olimpici. La sua presenza sottolinea il legame tra la natura e la divinità, mostrando come il rispetto per la terra sia fondamentale per la produzione di vini di eccellenza. Questo renderà l’esperienza ancora più coinvolgente Dioniso: Ma non dimentichiamo di mantenere l’ordine e la sicurezza e facciamo attenzione ai turisti irrequieti… Ares, dio della guerra e dello spargimento di sangue, si occuperà della sicurezza durante l’evento. Bacco: Con Ares a garantire la sicurezza, siamo tranquilli. La nostra collaborazione sta funzionando alla grande. Banchetti enogastronomici: il brolo antico della cantina divina Intanto, tra le maestose vigne della cantina, fervono i preparativi della fase più popolare e più attesa della manifestazione enoturistica: la sagra nel brolo. Il brolo antico della cantina è situato in un luogo incantevole sul Monte Olimpo, circondato da vigneti rigogliosi e da mura di pietra, dove crescono piante di ogni tipo, viti e alberi da frutto, immerso in un’atmosfera di serenità e bellezza, sotto la benevola protezione degli Dèi. Questo luogo, che unisce natura e sacralità, sotto antichi alberi e pergolati fioriti, disposi in cerchio intorno al brolo antico, verranno allestiti banchetti con degustazioni di piatti tipici della tradizione mitologica, accompagnati dai migliori vini Olimpici, ed è stato scelto come centro delle attività enogastronomiche durante la manifestazione. Ogni angolo del brolo sarà un tripudio di sapori autentici, profumi invitanti e vini straordinari, che permetterà ai visitatori di assaporare ogni delizia con calma e contemplazione Le tavole sono imbandite con tovaglie bianche e decorate con fiori di campo, creando un’atmosfera rustica e accogliente.
In ogni angolo, sommelier esperti sono pronti a spiegare gli abbinamenti tra i piatti e i vini olimpici, mentre i cuochi locali preparano i loro capolavori culinari. Il menù olimpico: un trionfo di sapori Dopo estenuanti discussioni sulla pianificazione dei banchetti, finalmente Dioniso e Bacco hanno deciso il menù olimpico e la disposizione dei chioschetti e dei tavoli: il brolo sarà diviso in diverse aree tematiche, ciascheduna dedicata ad un gruppo di piatti e ai relativi abbinamenti vinicoli. Vediamoli insieme: Area risotti
Il risotto ai bruscandoli sarà il protagonista, accompagnato da un vino bianco Olimpico, fresco e aromatico: Dioniso: Bacco, dobbiamo assicurare che ogni piatto rappresenti la tradizione e la qualità della nostra terra. Pensavo di iniziare con il risotto ai bruscandoli, delicato e perfetto per esaltare i sapori del nostro vino bianco. Bacco: Risotto ai bruscandoli? Sicuramente delizioso, ma dobbiamo anche pensare a qualcosa di più sostanzioso per i nostri ospiti. Cosa ne dici dei nervetti alla venexiana? Sono un classico intramontabile! Area cicchetti e nervetti
Qui, i visitatori potranno gustare cicchetti col musetto e nervetti alla venexiana, abbinati a un rosso leggero e fruttato: Dioniso: I nervetti sono un’ottima scelta. E non possiamo dimenticare i cicchetti col musetto, ideali per accompagnare un bicchiere del nostro vino rosso. Bacco: Ho già l’acquolina in bocca! Area polpette e folpeti
Con un rosso corposo, perfetto per esaltare il gusto delle polpette e dei folpeti. Bacco: Concordo. E le polpette? Le polpette sono sempre apprezzate, sia dai grandi che dai piccoli! Dioniso: Assolutamente. E cosa dire dei folpeti? Sono un autentico sapore del mare che può essere apprezzato con il nostro vino bianco più fresco. Area trippa e bovoleti
Piatti più robusti, accompagnati da un vino rosso invecchiato, con note di spezie e cuoio. Bacco: Perfetto! Aggiungiamo anche i bovoleti aglio, olio e prezzemolo. Sono irresistibili e si sposano benissimo con i nostri vini. Dioniso: E non possiamo dimenticare la trippa in umido. È un piatto sostanzioso che richiama le tradizioni contadine. Area sarde e baccalà
Dove le Sarde in Saor saranno servite con un vino bianco secco, mentre il baccalà alla vicentina e mantecato avranno il loro abbinamento con un bianco più strutturato. Bacco: Sì, ma per un tocco di dolcezza e acidità insieme, le sarde in saor sono indispensabili. Dioniso: E poi il baccalà alla vicentina o mantecato. Sono piatti che rappresentano la nostra cultura culinaria in modo sublime. Area fegato alla Venexiana
Questo piatto verrà servito con un rosso importante, capace di sostenere i sapori intensi del fegato: Dioniso: E per chiudere in bellezza, il fegato alla venexiana, un piatto ricco che si abbina meravigliosamente con un rosso corposo.”Bacco: “Il fegato alla venexiana con cipolla caramellata è un altro piatto che non può mancare.” Dioniso: Ottima idea, Bacco. Area sidro Dioniso: Ricorda Bacco, uno dei punti salienti del brolo antico deve essere dedicato al banchetto del nostro sidro, prodotto secondo le antiche ricette tramandate nel tempo Bacco: “Non ti preoccupare Dioniso, gli ospiti potranno assaporare il sidro abbinato a formaggi e altri prodotti tipici, che completeranno la serata.” Una lezione per l’enoturismo italico “L’Enoturismo degli Dèi” insegna che la chiave del successo nel settore enoturistico risiede nella collaborazione e nella sinergia tra tutti i partecipanti. Le cantine italiane devono, perché possono, creare un sistema integrato e collaborativo che non solo migliora la qualità delle esperienze offerte, ma promuove anche il territorio come una destinazione enoturistica di eccellenza a livello mondiale. In un mondo sempre più competitivo, l’unione delle forze è la vera strada (del vino?) per il successo e la crescita sostenibile. Spesso, le cantine operano in un regime di competizione piuttosto che di collaborazione, limitando le potenzialità di crescita e di attrattiva turistica del territorio. Una collaborazione più stretta tra le cantine, e non solo, potrebbe portare a numerosi vantaggi: Miglior esperienza per i visitatori: unendo le forze, le cantine possono offrire percorsi enoturistici più completi e variegati, combinando degustazioni, visite guidate, eventi culturali e spettacoli artistici. Innovazione e condivisione delle risorse: collaborare significa condividere conoscenze, tecnologie e risorse, migliorando le esperienze offerte. Promozione integrata del territorio: un sistema enoturistico integrato può promuovere l’intera regione come destinazione enoturistica di eccellenza, attirando più visitatori e aumentando il turismo locale. Dioniso e Bacco qualche idea da proporre all’enoturismo italico ce l’avrebbero pure, e più volte l’hanno avanzata, ma le risposte e le non risposte hanno condotto alla riflessione finale che a certe associazioni del settore e ai grandi espertoni beneficia mantenere il carrozzone. Infine, l’accoglienza evidenzia l’importanza di una progettazione che deve essere più popolare e meno d’elite, ma accurata e pianificata nei minimi dettagli, anche simulando le varie situazioni di accoglienza. Arch. Edoardo Venturini Cantine di cui anche Bacco andrebbe fiero Per approfondimenti, mi trovi qui:
– Cantine fatte ad Arte (link Sito Web)
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– Cantine fatte ad Arte (link Facebook) PS: La rubrica raccoglie spunti, consigli, suggerimenti e altro ancora attinente al tema e soprattutto segnalazioni di titoli di testi antichi sulle costruzioni enotecniche e cantine vinicole. Grazie!
28 Giugno, 2024
Midia. Manuela, Gaia, Marsala, una nuova vita
A quattro anni dal covid ci si interroga ancora sugli effetti dell’isolamento cui siamo stati sottoposti con il lockdown. Aumento dell’ansia, disturbi del sonno, depressione solo per citare alcuni studi in materia. Per non parlare dei litigi e dei divorzi. O dei cambi radicali di vita che sempre divorzi sono.
Ogni tanto fermarsi a riflettere fa bene. Essere obbligati a farlo, per svariati mesi, forse è stato troppo. Chi non è incappato in problemi fisici o psicologici, forse ne è uscito più forte. O perlomeno più convinto della propria vita.
Più parlo con le persone e più mi convinco di come troppo spesso si facciano le cose per convenzione. Si sta con una persona perché si è sempre stati con quella/quello. Si inizia a fare un lavoro perché quello si è trovato. Non si ha la forza di cambiare anche se non piace. Passa il tempo e non solo le forze vengono meno. Viene meno la voglia e, in alcuni casi, anche il coraggio. Magari perché non si decide solo per se stessi.
Il lockdown se una cosa dovrebbe averla insegnata, è la possibilità di vivere con poco. Poche relazioni. Poco comfort. Poco svago. Poca possibilità di spendere. Solo l’essenziale includendo in questo anche le persone che vivono quotidianamente con noi.
L’essenziale è invisibile agli occhi. Sempre più vera come frase. Sempre più reale.
Ci sono ricordi che si sedimentano in noi. Esperienze che quando le facciamo, viene voglia di non finirle più. Piuttosto che ritornare, non andar più via.
Quante volte ci è capitato di andare in vacanza in un posto del quale ce ne siamo innamorati e abbiamo detto a noi stessi: io mollo tutto e vengo a vivere qui.
Tante. Davvero tante volte.
Poi però, il ritorno inesorabile a casa vuol dire ripiombare nella routine quotidiana. Torniamo ad essere i criceti che corrono sulla ruota senza mai chiedersi: perché sto correndo su questa ruota?
Covid. Lockdown. Pensieri. Ricordi. Futuro. Speranza. Cambiamento
Una apparentemente semplice (ma in realtà complicatissima) catena che in taluni casi ha sciolto le proprie maglie generando non un piccolo insignificante cambiamento ma un qualcosa di radicale e definitivo.
Io lascio il lavoro.
Ma che dici?
Si si io lascio il lavoro.
Immaginatevi questa conversazione in un piccolo soggiorno di un piccolo appartamento dei palazzoni del quartiere Laurentino a Roma. Alveari, in genere dormitori, che ne periodo del lockdown si trasformano in stadi di calcio.
Chi vuole lasciare, anzi, chi decide di lasciare il proprio lavoro è Manuela. Manuela Rendina. 36 anni. Single (nel senso di non sposata ma con una compagno fisso). Impiegata in una società che produce birra artigianale nella parte finance. Nata e vissuta a Roma. Nessun legame con la Sicilia. nemmeno amici.
La Sicilia? Che c’entra la Sicilia.
Ah scusate. La Sicilia fa parte dei ricordi di Manuela. Un viaggio in macchina con degli amici. Una vacanza itinerante per scoprire la Sicilia e i suoi vini con particolare attenzione ai vini naturali. È qui in Sicilia e più precisamente a Marsala che scatta quel pensiero che coglie molti di noi in vacanza. Quell’innamoramento perlopiù effimero che non si trasforma mai in amore eterno. O quasi mai.
Ho conosciuto Vincenzo di Vita ad Ovest. Abbiamo fatto una degustazione insieme che sarà durata sei sette ore. Abbiamo parlato e bevuto e da li mi sono offerta per fare una esperienza in cantina. Durante la vendemmia prendevo ferie e davo una mano in vigna e in cantina.
È il 2017 quando accade questo. Per tre anni Manuela viene in questo angolo complicato ma meraviglioso della Sicilia per aiutare gratuitamente Vincenzo nella vendemmia. Lo fa semplicemente per amore. Amore di questa terra. Amore per le espressioni dei vini. Amore per le persone. Amore per il sapore di mare che il vento porta fin sulle uve. Amore per il sole che qui batte forte. Amore.
Scendevo qui invece di andare in vacanza. Chiedevo a Vincenzo se poteva darmi vitto e alloggio. Qui era bello. Mangiavamo insieme con i genitori di Vincenzo. Tutti insieme. Con gli operai. Era una famiglia allargata. Fino al 2020 quando decido di lasciare il lavoro dopo tre anni che venivo qui. Mi ero stancata del lavoro e ho detto proviamoci. Ho preso una vigna in affitto facendo la prima etichetta di bianco. 1800 bottiglie. Poi ho fatto la seconda annata ed è entrata Gaia in azienda. Lavorava anche lei a Birre del Borgo.
Il 2020 segna per Manuela l’anno della svolta. La rinascita. La voglia di rimettersi in gioco.
Ho chiamato Gaia e le ho detto: Io lavoro fino a fine mese poi vado in Sicilia. Ho disdetto il contratto di affitto ho caricato la macchina e sono partita.
Leggerezza? Voglia di evadere? No, voglia di vivere. Il tono nella voce di Manuela è di felicità. Ricordare quei momenti la fa stare bene. Rivivere quell’esatto istante è vivere nuovamente la felicità, l’eccitazione, la grandezza di un momento che voleva dire libertà. Come un emergere dal buio. Un aprire gli occhi dopo tanto tempo passato a vivere una vita che non era la sua.
Sorride Manuela. Sorride non solo con il viso. Sorride con gli occhi. Gli occhi che sono tutto.
Manuela ricorda con lucidità ogni istante associando ad esso il suo stato d’animo. Il racconto non è un semplice racconto. È un vivere ancora e ancora le emozioni provate. L’eccitazione. La preoccupazione. Lo sgomento. La felicità. L’impazienza. Gli addii. I ciao. Gli sguardi. I sorrisi. Le lacrime. La gioia. La speranza. La paura.
E mo che faccio? Ho pensato. Avevo preso il traghetto da Napoli per imbarcarmi con la macchina. Avevo coinvolto anche mio fratello per un pranzo a Napoli prima della partenza. Sul traghetto mi dicevo: ma che ho fatto che ho fatto. Un salto nel buio con contratto a tempo indeterminato. Non è stato facile trovare una situazione di stabilità. Un bel passo. Difficile.
Chi non è mai stato a Marsala non può capire un luogo dove il tempo si è fermato a parecchi decenni fa. La vita è rimasta semplice. Le campagne sono scarsamente popolate: vaste, assolate, difficili. I servizi praticamente assenti.
Eppure, oltre agli anziani rimasti, brulica di giovani. Ragazzi provenienti da ogni parte di Italia e del mondo che hanno scelto, come Manuela, di vivere in queste zone. Lavorando. Rimboccandosi le maniche. Senza paura. Senza rimorsi. Con la voglia di fare qualcosa per una magnifica terra che aspetta solo qualcuno che la sappia raccontare e valorizzare.
Ricordo la mia prima volta qui. Non era per il vino ma per fare kitesurf alla Riserva dello Stagnone. Me ne avevano parlato come un posto semplice, con il vento che spirava sempre forte e nella giusta direzione. Un paradiso per i kiters. Semplice non era esattamente l’aggettivo che mi venne in mente quando arrivai.
Anzitutto il paesaggio. Uno di quei posti dove le cartoline non ne riescono a descriverne la bellezza. Provate ad andarci al tramonto e a conquistarvi uno spazio per assistere al calar del sole sulle saline dinanzi l’isola di Mozia. Sarà un tramonto che non dimenticherete più per il resto della vita. Così bello e suggestivo che non avrete neanche la voglia di smettere di guardarlo per fare una foto.
Le persone qui sono semplici. Vive e schiette. Non troverete alloggi fantastici ma una ospitalità che non ha pari. Ricordo un bed&breakfast proprio sulla laguna. Non certamente dotato dei migliori comfort anzi, direi abbastanza fatiscente. Però. Ecco, proprio però. Il proprietario era una persona così a modo, così coinvolgente, così disponibile che tutto il resto passava in secondo piano. Per non parlare della colazione: solo quella valeva più di un hotel a cinque stelle.
Il mare cristallino gode dei venti che arrivano dall’Africa miscelandosi con quelli atlantici che riescono ad attraversare lo stretto di Gibilterra. Avete mai notato, osservando la cartina, che la Sicilia si incastra perfettamente proprio nello spazio che divide l’Africa dall’Europa a Gibiliterra?Marsala si posizionerebbe proprio nel bel mezzo dello stretto.
Marsala ricorda a tutti il vino Marsala. Ma pochi, se non gli addetti ai lavori, sanno che il Marsala è un vino liquoroso prodotto con vitigni storici coltivati nelle campagne qui attorno: Grillo, Insolia, Catarratto, Ansonica, Damaschino. Vitigni che qui assumono espressioni uniche e diverse solo cambiando terreno. Il sale portato dai venti. La sabbia. L’argilla. Il calcare. Il sole. Ogni parcella di terreno sembra un diverso pezzettino di un grande puzzle la cui figura è ancora tutta da decifrare.
Torniamo a Manuela. La protagonista è lei in fondo.
Quando mi racconta la sua storia non posso che provare ammirazione per questa ragazza. Forse un pò folle. Lucidamente folle. Lascia una città dove ci sono i suoi affetti. Lascia un lavoro che le garantisce stabilità. Lascia una vita certa per qualcosa di completamente incerto. Incerto e dannatamente complicato.
Arrivo e predo una vigna in affitto. Durante l’inverno prima della vendemmia facevo su e giù con la Sicilia perché qui non riuscivo a mantenermi. Per qualche mese sono andata a vivere a Forlì per lavorare nella distribuzione del vino. Facevo su e giù Sicilia-Forlì. Dormivo a casa di un amico. Per avere uno stipendio. Un pò di lavoretti qui e la. Il vino ha cominciato ad ingranare anche se dovevo fare altri lavoretti. Aiutavo Vincenzo nella parte amministrativa perché tanto venivo da quello. Riuscivo non dico a sostenermi ma a ricominciare.
Applausi a scena aperte per Manuela. Mi vengono in mente i giovani che se ne stanno sul divano o protestano per uno stipendio adeguato. Giusto o meno, lo lascio commentare ad altri. Di certo non parto con una filippica sull’argomento per rispetto a Manuela. Dovrebbero parlare di lei e far parlare lei nel circo Barnum dei talk show. Dico solo che la fortuna, come ogni cosa della vita, non arriva se non la si cerca e non si investe su se stessi. Inseguendo un sogno. Manuela questo sogno lo sta ancora inseguendo con la sua compagna di avventure Gaia. Ha lasciato il lavoro sicuro, ha, hanno, investito i loro risparmi in un progetto, lavorano duramente per poter andare avanti. Devo aggiungere altro?
La prima vendemmia di Manuela è del 2020. Una vendemmia con l’uva trovata nelle vigne che avevano appena prese.
Conoscendo tutti tramite Vincenzo sappiamo come lavorano. Si trovano tantissime vigne qui. Sono contadini che le hanno ma non riescono ad occuparsene.
Una vendemmia quasi carbonara perché l’azienda che verrà, Midia, si costituisce solo l’anno seguente, nel 2021. Una vendemmia utile a sperimentare l’idea che Manuela ha del vino. Una idea maturata nei suoi trascorsi con Vincenzo. Una idea che è più una filosofia di vita applicata, anche, al vino.
Volevo un vino di pronta beva. Apri e te lo bevi. Anche senza mangiare. Semplice ma che ricordasse il territorio. Senza pensieri a fine giornata lavorativa. Con una bassa gradazione alcolica grazie ad un solo giorno di macerazione. Dal 2021 ho pensato di dargli un pò più di ampiezza. Ho fatto maturare di più l’uva allungando la macerazione. Qui i vini sono caratterizzati da acidità e sapidità. Volevo dargli anche ampiezza però. Che fosse anche un vino bello. Se il primo era di pronta beva, dal 2021 abbiamo aggiustato il tiro.
Vincenzo Angileri. È lui la persona che accompagna Manuela in questa meravigliosa avventura. Un consigliere. Un maestro. Un amico. Uno di famiglia.
Ho fatto tre anni con lui in cantina e mi ero fatta la mia idea. Quando ho iniziato a vinificare lui mi ha detto: sediamoci e parliamo.
Già me lo immagino questo colloquio. Dinanzi ad un bicchiere di vino. Non un calice. Un bicchiere di quelli svasati che ricordano i pranzi con il nonno. Nonno Antonio aveva il suo bicchiere. Più cicciotto degli altri, svasato e con i bordi arrotondati. Era simile agli altri ma il suo era diverso e inconfondibile. Non si poteva farlo bere in un altro bicchiere.
Gli ho detto quale voleva essere la mia idea di vino. Per me è un confronto continuo con lui. Anche adesso che mi sono messa a studiare enologia all’università è un confronto continuo.
Meraviglia di Manuela. No solo cambia tutta la sua vita ma vuole fare le cose bene. Per bene e senza sconti. Enologia all’università. Mica una cosa semplice per una ragazza che arriva dal finance. Qui sta la meraviglia e la bellezza. Qui sta l’intraprendenza, la voglia di fare e di rimettersi in gioco. Rischiando sulla propria pelle e senza gravare sugli altri.
Lui ascolta, ti da suggerimenti ma poi il vino te lo devi fare da solo. “Dimmi cosa vuoi fare e ti aiuto ad arrivare dove vuoi”. Se prendo una vigna in affitto lui passa, sta mezz’ora ma poi rimani solo e le cose te le devi fare da solo. Siamo noi attivamente che lavoriamo in campo ed in cantina. Abbiamo comprato mezzo ettaro. Una bandierina. Adesso abbiamo iniziato un progetto di recupero di vigne che stanno espiantando o abbandonando. Ti finanziano per impiantare vigna nuova. Così si perde un patrimonio pazzesco perché ogni anno si espianta tanto.
Meritiamo davvero l’estinzione mi viene da dire. Le leggi possono anche avere un nobile fine ma poi si trova sempre la strada per sfruttarle al peggio. “Fatta la legge, trovato l’inganno” non è solo un detto. È un modo di essere tutto italico che non si debellerà mai. Si invita all’espianto offrendo soldi con il risultato che piante vecchie scompaiono. Solo per soldi. Ragazzi come Manuela e Gaia hanno scelto di vivere in un lembo dimenticato della Sicilia con lo scopo di valorizzare veramente il territorio e la sua storia. Estirpare qualcosa che appartiene proprio alla storia ed al territorio non è pensabile.
La riflessione che sorge spontanea è una domanda rivolta ai siciliani: ma deve venire uno straniero per tutelare la vostra storia e il vostro territorio?
Meritiamo l’estinzione.
l progetto delle vecchie vigne. Io me le prenderei tutte. Non vorrei che si espiantassero. Gaia mi dice aspetta perché non riesce a venire giù e sa che da sola non ce la farei.
Manuela è una romantica. Vive le piante come esseri viventi. Espiantare le vigne vuol dire uccidere esseri viventi che hanno una storia. Un sacrilegio che cancellerebbe proprio la storia di queste zone che si fatica a portare avanti.
Ufficialmente la società nasce nel 2021. Imbottigliamo da Vincenzo e lavorando nella distribuzione andavo in giro a vendere le mie bottiglie.
Il 2021 segna anche l’entrata in società di Gaia cosi che Midia diventa una azienda ancora più al femminile.
Siamo andati a bere una birra. In genere ci diciamo andiamo a fare un aperitivo e finisce dopo 8 ore. Mentre bevevamo birra e gin tonic le ho chiesto se le andava di entrare in Midia. A me serve una mano. Se ti va. Lei ha risposto: ma lo sai…si. Cosi è andata.
La scelta di Gaia è di quelle ponderate. Non si è ancora licenziata anche se lo vorrebbe ma in due, senza la possibilità che Midia si sostenga da sola, non è possibile.
Manuela lavora e studia. In Sicilia fa la cameriera anche per sostenersi. Poi fa la spola tra Roma e la Sicilia e con l’università a Viterbo tanto per non farsi mancare nulla.
A Roma sto a casa del mio compagno che ha un locale a Roma e fa vino in Puglia. Sono quattro soci e lui si occupa della parte commerciale. Fa la manovalanza in vendemmia. La Cattiva. Così si chiama l’azienda. È un concorrente in casa.
Midia si ritrova con mezzo ettaro di proprietà, 2500 metri quadri di una vigna di Catarratto del 1993.
Abbandonata. C’era erba alta due metri. Ci siamo ammazzate per rimetterla in piedi. Poi mezzo ettaro di Frappato. Produciamo 2800 bottiglie di Frappato e 3500 di Midia. Il Catarratto è ancora in un tonneau di 500 litri.
Quando chiedo che cosa l’abbia fatta innamorare del vino, la risposta di Manuela è di quelle sincere, umili, vive. Le sue parole sono soavi, flautate, sorridenti. C’è un tale rispetto per le cose che mi confida che è per me un dono.
Io penso che questa tipologia di vino innanzitutto non sposi solo a livello di vino ma per la tua vita a 360 gradi. Se vuoi fare un vino artigianale non si limita a quello. Dai valore alle persone che ci lavorano, ai produttori, alla campagna. Sposi uno stile di vita. Dire naturale è riduttivo. C’è un etica che parte dal non sfruttare le persone che lavorano con te. Non è solo non mettere prodotti chimici in vigna o in cantina. Non compro una carne allevata male ecc. Le persone e il territorio fa tanto. Quando sono arrivata qui sono rimasta colpita dalle espressioni dei vini del territorio e dalla storia che si respira. Che un pò si è persa. In questa parte della Sicilia non sono riusciti a valorizzare la storia. Marsala non è solo vino marsala. Sposare un territorio è difficile. Io l’ho sposata questa causa. Ci sono tanti ragazzi che si sono messi in gioco. Ci sono tanti ragazzi che sono qui e lavorano.
Le persone qui sono fantastiche è vero. I giovani, tanti, sono arrivati o sono tornati per fare qualcosa. Li ho visti aprire spot per il kitesurf allo Stagnone e li ho visti con la zappa in mano ad estirpare l’erba per recuperare vigneti. Li ho visti attorno ad un tavolo con il sorriso e la spensieratezza di chi sa di stare bene. Anche se i calli sulle mani prima, quando si viveva in città, non c’erano. Accogliere una ragazza o un ragazzo nuovo, non fa differenza. Magari la fa per gli anziani del luogo che mai avrebbero pensato che una ragazza com Manuela potesse resistere qui, a Marsala. Qui da dove tutti scappano e solo qualcuno ritorna. O arriva. Stando magari il tempo di una stagione.
Mi hanno accolto bene qui ma lavorando in campagna è sempre difficile. L’anno scorso ero in campagna da sola a zappare. Gaia lavora dunque non mi può dare una mano. Ero li e passa un signore con il trattore. Mi guarda e va via. Passa una, due volte poi ferma il trattore e mi dice: mi posso avvicinare? Certo rispondo io. Lui mi dice: guarda che non ti faccio niente. Ma che fai qui? Ho comprato vigna, sono una produttrice. Da dove vieni? Da Roma. Di dove sei? Romana. Ha sei rumena? No, di Roma. Mi ha guardato e non sapendo cosa dire mi ha detto: vuoi una sigaretta?Molti pensano che sarei rimasta pochi giorni. Devi farti valere un pò di più rispetto agli uomini. Ma siamo davvero una grande famiglia. Vinifichiamo tutti da Vincenzo poi. Alla fine ci diamo una mano tutti quanti.
Lavorare con etica. Lavorare con l’idea che un vino debba essere piacevole. Senza difetti. Altrimenti che piacere può dare. Tanta tanta ma davvero tanta attenzione in vigna. Pochi, essenziali, trattamenti dettati anche da un territorio che non ne richiede. Lieviti spontanei e un pò di solforosa prima dell’imbottigliamento. Non serve altro.
L’idea di fare l’università era approfondire le mie conoscenze ed evitare che ci siano problemi. Studiare, conoscere il processo è fondamentale. C’è quella parte teorica che ancora mi manca e per la quale mi affido a Vincenzo. Devo essere indipendente. Dall’altro avere una idea ancora più mia. Capire se il vino sta prendendo una certa piega cosa fare. Facciamo solo il controllo della temperatura perché qui fa caldo. La temperatura ci consente di conservare i profumi.
L’idea di Manuela e Gaia è di allargarsi e crescere così da essere sostenibili dando anche a Gaia la possibilità di staccarsi dal suo lavoro. Una crescita legata essenzialmente alle vigne e a ciò che riuscirà a trovare in queste. Una idea romantica davvero. Nessuna voglia di espiantare ciò che troveranno ma valorizzando le piante e l’uva già presente. Il vino sarà una diretta conseguenza. Una vera valorizzazione del territorio.
Volevamo partire con un progetto di recupero. Solo che non è sostenibile. La vigna di Catarratto ha necessitato di una potatura corta e necessiterà di due anni per andare in produzione. Abbiamo preso il Grillo per il Midia e rimaniamo con il Frappato. Poi parallelamente stiamo prendendo le altre.
I vini di Manuela e Gaia, al momento, sono due. Midia il bianco da Grillo e Zahia il rosso da Frappato. Midia che è anche il nome dell’azienda è il diminutivo di Emidia, la nonna di Manuela. Zahia, viste le influenze arabe proprie di queste zone, è un nome che porta con se bellezza luminosa e personalità affasciante.
Perché devi sempre chiederti che sentori o che caratteristiche meravigliose abbia un vino? Un vino deve essere piacevole e inebriante. Semplice e schietto. Senza fronzoli. Anche perché si tratta “solo” di uva trasformata in altro. Stappi e bevi. Per piacere di farlo da soli o, meglio in compagnia.
Zahia è il Frappato che mantiene il suo vivo colore rubino con riflessi porpora e la capacità di meravigliare grazie a sentori di frutta ancora non matura: melograno, ciliegia, fragola, lampone. Frutta croccante, di quelle appena colte dall’albero. Qualche fiore di campo rosso a completare un semplice ma efficace bouquet.
Secco in bocca. Fresco e moderatamente caldo. Sapido ovviamente. Un sorso che avvolge per la grande freschezza e soprattutto schiettezza che ricorda vini di altri tempi. Il sapore rimane in bocca il giusto tempo perché se ne possa assaporare un ulteriore sorso. Non serve berlo a temperatura molto elevata: direi tra i 12 e i 14°.
A me ha ricordato appieno la Sicilia. Un vino che sa di vino!!! Midia da Grillo. Colore giallo quasi dorato. I sentori semplici mi fanno piombare direttamente in Sicilia. Chiudo gli occhi e respirando sento chiaramente i fiori di zagara, le pesche, le mandorle, la salinità del mare e la dolcezza della Sicilia. I fiori di pesco, le ciliegie bianche, la pasta di mandorle che diventa frutta martorana. Le note dolci del miele. Le arance tarocco, i mandarini. Il finocchietto selvatico. In questi odori c’è tanto di Sicilia. Mi commuovo per il trasporto che sto avendo. Anche se capisco che bisogna esserci stati per capire.
Il sorso porta con se i contrasti della Sicilia grazie ad una innata freschezza. Un sorso che ami o o che odi ma se lo ami o se ci convivi, non lo lasci più per il suo calore, per l’avvolgenza, per la sapidità portata dal vento del mare. Un vino che ti trasporta come il vento nell’entroterra siciliano, in quelle in quelle terre dove poi sentire l’odore del mare a ricordare che sempre su un’isola sei. Persistenza non elevatissima ma comunque buona per un vino vino bianco. Bilanciamento perfetto. Un vino non artefatto, non elaborato, semplice, diretto, schietto. Vivo. Di quei vini che sceglierei per bere con gli amici in una serata d’estate accompagnandolo con insalata di riso, una pasta ‘ncasciata, un pane cunzato o ancora meglio, con la pasta con le sarde condito con quel finocchietto selvatico che è lo stesso che ti sei trovato al naso.
Davvero intenso. Davvero unico. Davvero mi piace. Brave, brave Un compagno a Roma con vigna in Puglia. Manuela in Sicilia a far la trottola su e giù. Una vita difficile ma che la rende felice. Il suo sorriso è delicato. La sua espressione è di appagamento. Stanchezza tanta ma di quella stanchezza che ti fa voltare indietro apprezzando la giornata appena trascorsa. A volte penso di stare in un altro posto. Ma sono pensieri di momenti in cui si è stanchi. La mentalità qui è difficile e ti scontri con determinate cose. Trovi immondizia da tutte le parti e non te lo spieghi. Forse in un altro posto le cose sono diverse ma qui il territorio è pazzesco. La storia, il mare, le persone. Ogni tanto mi fanno arrabbiare ma poi sono splendidi. Come i giovani che sono tutte persone meravigliose. Io rimango sempre positiva e fiduciosa. Sono parole di amore per la terra che l’ha accolta. Per le persone che le gravitano attorno. Per il vento che spira. Per il mare. Per il sole. Per la terra. Per gli amici. Per i sorrisi. Per le lacrime. Spero di portare in giro il territorio attraverso i miei vini. Parlare di Marsala attraverso i vini. Nei miei vini come in quelli dei ragazzi qui, Marsala parla. I vitigni, il sole, il mare, il sale. Solo assaggiando i vini si sente la varietà del territorio. Da quelli che si affacciano sul mare a quelli dell’entroterra. La bellezza del territorio è la diversità dei suoli. C’è tutto qui. Siamo sei produttori che vinifichiamo da Vincenzo su terreni diversi. Il Grillo ad esempio è completamente diverso per ogni terreno. Annata e terreno fanno il vino. Insieme al sole. 36 anni Manuela, 35 Gaia. La realizzazione del sogno, del loro sogno, si concretizzerà nella seconda parte della loro vita. Sono la dimostrazione di come si sia sempre artefici della propria esistenza. Quando si ha una idea e un progetto, quando ci si crede veramente, quando si realizza che il sogno può diventare realtà, le cose accadono. Ma devi farle accadere tu. Ritrovandoti sotto il sole cocente e con una zappa in mano. Con il vento freddo e quello caldo. Con il sole che ti acceca e il sudore che ti fa appiccicare la maglia alla pelle. La ricompensa? Un sorriso e una meravigliosa, sublime, sensazione di appagamento. Null’altro che questo. Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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Secco in bocca. Fresco e moderatamente caldo. Sapido ovviamente. Un sorso che avvolge per la grande freschezza e soprattutto schiettezza che ricorda vini di altri tempi. Il sapore rimane in bocca il giusto tempo perché se ne possa assaporare un ulteriore sorso. Non serve berlo a temperatura molto elevata: direi tra i 12 e i 14°.
A me ha ricordato appieno la Sicilia. Un vino che sa di vino!!! Midia da Grillo. Colore giallo quasi dorato. I sentori semplici mi fanno piombare direttamente in Sicilia. Chiudo gli occhi e respirando sento chiaramente i fiori di zagara, le pesche, le mandorle, la salinità del mare e la dolcezza della Sicilia. I fiori di pesco, le ciliegie bianche, la pasta di mandorle che diventa frutta martorana. Le note dolci del miele. Le arance tarocco, i mandarini. Il finocchietto selvatico. In questi odori c’è tanto di Sicilia. Mi commuovo per il trasporto che sto avendo. Anche se capisco che bisogna esserci stati per capire.
Il sorso porta con se i contrasti della Sicilia grazie ad una innata freschezza. Un sorso che ami o o che odi ma se lo ami o se ci convivi, non lo lasci più per il suo calore, per l’avvolgenza, per la sapidità portata dal vento del mare. Un vino che ti trasporta come il vento nell’entroterra siciliano, in quelle in quelle terre dove poi sentire l’odore del mare a ricordare che sempre su un’isola sei. Persistenza non elevatissima ma comunque buona per un vino vino bianco. Bilanciamento perfetto. Un vino non artefatto, non elaborato, semplice, diretto, schietto. Vivo. Di quei vini che sceglierei per bere con gli amici in una serata d’estate accompagnandolo con insalata di riso, una pasta ‘ncasciata, un pane cunzato o ancora meglio, con la pasta con le sarde condito con quel finocchietto selvatico che è lo stesso che ti sei trovato al naso.
Davvero intenso. Davvero unico. Davvero mi piace. Brave, brave Un compagno a Roma con vigna in Puglia. Manuela in Sicilia a far la trottola su e giù. Una vita difficile ma che la rende felice. Il suo sorriso è delicato. La sua espressione è di appagamento. Stanchezza tanta ma di quella stanchezza che ti fa voltare indietro apprezzando la giornata appena trascorsa. A volte penso di stare in un altro posto. Ma sono pensieri di momenti in cui si è stanchi. La mentalità qui è difficile e ti scontri con determinate cose. Trovi immondizia da tutte le parti e non te lo spieghi. Forse in un altro posto le cose sono diverse ma qui il territorio è pazzesco. La storia, il mare, le persone. Ogni tanto mi fanno arrabbiare ma poi sono splendidi. Come i giovani che sono tutte persone meravigliose. Io rimango sempre positiva e fiduciosa. Sono parole di amore per la terra che l’ha accolta. Per le persone che le gravitano attorno. Per il vento che spira. Per il mare. Per il sole. Per la terra. Per gli amici. Per i sorrisi. Per le lacrime. Spero di portare in giro il territorio attraverso i miei vini. Parlare di Marsala attraverso i vini. Nei miei vini come in quelli dei ragazzi qui, Marsala parla. I vitigni, il sole, il mare, il sale. Solo assaggiando i vini si sente la varietà del territorio. Da quelli che si affacciano sul mare a quelli dell’entroterra. La bellezza del territorio è la diversità dei suoli. C’è tutto qui. Siamo sei produttori che vinifichiamo da Vincenzo su terreni diversi. Il Grillo ad esempio è completamente diverso per ogni terreno. Annata e terreno fanno il vino. Insieme al sole. 36 anni Manuela, 35 Gaia. La realizzazione del sogno, del loro sogno, si concretizzerà nella seconda parte della loro vita. Sono la dimostrazione di come si sia sempre artefici della propria esistenza. Quando si ha una idea e un progetto, quando ci si crede veramente, quando si realizza che il sogno può diventare realtà, le cose accadono. Ma devi farle accadere tu. Ritrovandoti sotto il sole cocente e con una zappa in mano. Con il vento freddo e quello caldo. Con il sole che ti acceca e il sudore che ti fa appiccicare la maglia alla pelle. La ricompensa? Un sorriso e una meravigliosa, sublime, sensazione di appagamento. Null’altro che questo. Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
27 Giugno, 2024
BEREBIANCO 2024
IL COSA E IL DOVE
Lo scorso 25 Maggio, CUCINA & VINI ha organizzato la seconda Edizione di BEREBIANCO, naturale proseguimento di un percorso che fa tappa dall’ormai irrinunciabile BEREROSA passando per un imprescindibile SPARKLE DAY.
Negli eleganti spazi dell’Hotel Excelsior di Roma si sono dati appuntamento un gran numero di addetti del settore, giornalisti e semplici winelovers.
Banchi d’assaggio e interessantissime masterclass sono stati il ghiotto menù di una giornata all’insegna della freschezza e della Qualità cui non si poteva davvero rinunciare.
GLI ASSAGGI
65 Aziende e un numero imprecisato di etichette m’hanno costretto a scegliere dove ficcare il naso.
M’ero fatto una sorta di road map ma poi, come nella più classica delle situazioni, tutto è andato a farsi friggere e tra una chiacchiera e l’altra mi sono ritrovato a vagare tra una regione e l’altra seguendo istinto, occhio e fortuna.
Caso ha voluto che la Campania abbia avuto più “attenzioni” di altri ma…nella prossima Edizione prometto di stare più attento.
Comunque, dal mio percorso enoico ho estrapolato la ormai canonica e personalissima classifica.
Una “TOP FIVE” (di più non ce l’ho proprio fatta) cui accosto un paio di inseguitori che hanno lisciato di poco il risultato.
Dategli una letta, prendetela per quello che è e assaggiate personalmente, ché il giudizio di altri è “di altri”.
LA TOP FIVE
– GRECO DI TUFO DOCG “KURIS” RISERVA, TENUTA SCUOTTO (CAMPANIA)2021: il naso è un nodo gordiano di zolfo, camino spento, eucalipto, erbe aromatiche, pesca e albicocca in confettura, miele…
Un groviglio da districare, una partita a sciangai (scritto come si pronuncia per non confonderlo con la città) in cui ci si diverte a togliere senza muovere l’equilibrio precostituito.
Il sorso sottolinea le note fruttate a suon di salate scudisciate e il lunghissimo finale fa pensare che…un altro bicchiere potrebbe forse servire a capirci qualcosa di più.
Davvero bello.
Da bere ascoltando “A BOCCA CHIUSA” di DANIELE SILVESTRI.
– GRECO DI TUFO DOCG “RAONE” RISERVA 2020 (MAGNUM), TORRICINO (CAMPANIA): chissà perché io, nel Greco, cerchi le parole, i discorsi…
Beh, qui, quando credevo di averne ascoltati fin troppi, quelle note marine, salate di acciuga e olive in salamoia che s’accostano a un animo vulcanico quiescente ma affatto sopito, calano l’asso della sorpresa ammutolendo le dolcezze di un frutto che, pur fresco, sa di disidratata concentrazione.
Il sorso vive delle sportellate tra la glicerica consistenza e la salata tempra minerale.
Un vino da pensare, un vino che fa pensare.
Da bere ascoltando “CRIMINAL” di MITIVAÏ SERRA.
– FRIULI ISONZO DOC SAUVIGNON “PICOL” 2003, LIS NERIS (FRIULI VENEZIA GIULIA): se mi chiedessero cosa ricordo dell’annata 2003 risponderei che faceva talmente caldo che a Roma rubavano i condizionatori.
Eppure qui è freschezza!
La salvia, il sambuco, una pesca potente, un respiro di mare antico.
E poi un pensiero di camino e un’idea tostata.
Il sorso è il paradigma dell’equilibrio.
Ha il fresco della scorza d’agrume e l’aspra dolcezza del suo frutto maturo.
Dinamicamente rotondo e con una sapida mineralità che impone la sua presenza fino al lungo finale.
Da bere ascoltando “SOLO” degli LOUS AND THE YAKUZA.
– VERDICCHIO DI MATELICA DOCG “MACCAGNANO” RISERVA 2013, GAGLIARDI (MARCHE): nel mio personalissimo data base, il “MACCAGNANO” di Umberto (Gagliardi) è uno dei riferimenti in fatto di “Matelica”.
Questo ha più di due lustri sulle spalle ed energia da vendere.
Dolcezze croccanti di frutta bianca sono intarsiate da anice, finocchietto selvatico, mineralità gessosa e idrocarburi che: “Riesling levete propio”!
Sorso muscolare ma affatto pompato, dinamico, scattante, mai seduto nonostante la mole.
Lungi dal vedere la fine della propria evoluzione, si erge a custode di un Territorio.
Esemplare.
Da bere ascoltando “ONE WAY OR ANOTHER” di BLONDIE.
– ETNA DOC BIANCO “…..” 2020, FEDERICO CURTAZ (SICILIA): beh, ne avevo già scritto.
Lo scorso anno mi aveva impressionato e non credo di essere cosi bravo da trovare parole nuove per descrivere le emozioni che trasmette.
Potrei però dirvi della nuova etichetta, di un nome sparito, di una serie di puntini che nascondono ma sembrano condurre.
Cinque puntini per un silenzio che parla, cinque puntini che sanno di memoria e futuro.
Si vabbè, ma il vino?!
Il vino annoda il mare a quella “Muntagna” che vi affonda le radici, sa di burrasca passata, di spiaggia e risacca, di riposo al sole, granite d’agrume maturo, spezie di un’Africa non lontana…
Il sorso aggiunge passione a pensieri, realtà a immaginazione, conferma l’olfatto a colpi di grassezze, sottolinea la lavica mineralità e, con un tuffo “a caposotto” si rituffa nel mare.
Seguite i puntini, manterrete serrato il nodo.
Da bere ascoltando “LA NOTTE DEI MIRACOLI” di LUCIO DALLA.
I QUASIQUASI
– FIANO DI AVELLINO DOCG “BOSCO SATRANO” 2019, VILLA RAIANO (CAMPANIA): forse per colpa dell’aria fine dei 510m/slm qui la freschezza decolla ma quello che lascia a bocca aperta è quella nube sulfurea che lascia intravedere Belzebù.
La frutta si eclissa, il tiglio sussurra la sua dolcezza e le vegetalità, che hanno ormai campo libero, snocciolano acuti di sambuco e biancospino.
Sorso ciccione ma giammai seduto, anzi!
Un abbraccio caldo di salina consistenza, forse non lunghissimo ma con un bel finale agrumato.
– FIANO DI AVELLINO DOCG BIOLOGICO “ESOTERICO” 2022, DONNACHIARA (CAMPANIA): al naso si presenta vegetale e per certi versi terragno, sa di prato e margherite e la frutta, in parte bananosa, è poco più che la “chorus line” di un musical olfattivo in cui la nocciola è uguale agli altri “ma un po’ di più”.
Il sorso esprime profonda mineralità, una sapidità quasi marina che firma questa interpretazione aziendale di un Fiano che mi ripropongo di assaggiare tra una decina d’anni.
E ORA?
Beh, ora è il momento dei ringraziamenti, a CUCINA & VINI per avermi ospitato e a tutti i produttori presenti, quelli che hanno sopportato i miei deliri e quelli che…scampato il pericolo.
È poi il momento di mettere in agenda sin da ora un’Edizione 2025 che sarà sicuramente ancora più ricca di contenuti e di suggerire un BEVIROSSO che, al di là di quel “libero pensiero triestino” che campeggiava su una delle mie tante t-shirt da arrampicatore, potrebbe essere la chiusura del cerchio, l’anello mancante nella già completissima proposta degli Organizzatori
Roberto Alloi
VINODENTRO
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26 Giugno, 2024
La storia della Vernaccia. Un nome, mille anime
Hai presente quando ti siedi al ristorante e la carta dei vini ti confonde? A me capita spesso, soprattutto con nomi che sembrano uguali, ma non lo sono. Oggi, con le nostre "Scoperte Enoiche", viaggiamo proprio dietro a un nome che nasconde un mondo: la Vernaccia.
La parola Vernaccia è uno di quei termini che sanno confondere e affascinare al tempo stesso. Non si tratta di un vitigno unico, né di una sola denominazione, ma di una famiglia di nomi che attraversa l'Italia – e in parte anche l'Europa – raccontando storie di territori, di commerci medievali e di tradizioni enologiche locali.
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