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16 Agosto, 2022

Brindisi di Ferragosto

Direttamente dai post Instagram i nostri brindisi di Ferragosto. Per una virtuale festa di redazione ecco di seguito foto e suggerimenti di quello che alcuni di noi hanno stappato per fare festa. In alto i calici alla vita, alla vite e al suo futuro.   Claudia Riva di Sanseverino e Duezerosette Il mio Ferragosto quest’anno è particolare e necessita di una bottiglia altrettanto particolare. Duezerosette Spumante metodo classico millesimato pasdosé 48 mesi dell’Azienda Maffone – inserito nella classifica 50 Great Sparkling Wines of the World 2022 con 93 punti – è il primo ed unico spumante prodotto con uve Oremasco. Ditetro di me la vista di Framura dal …, il mio luogo del cuore, che me lo ha fatto scoprire @crivads   Federico Bovarini e Ornellaia 2015 Anche se è piena estate, oltre allo Champagne, Bolgheri va sempre bene! Finezza, eleganza, sensualità. Buon Ferragosto. @federico_bovarini   Ivan Vellucci e Celeste Ecco il mio vino. Appena scoperto. Un calabrese in purezza di un’azienda (Cantine Benvenuto) del quale scriverò presto in modo più dettagliato. Un’azienda che ha negli occhi brillanti del proprietario Giovanni tutta la forza di una Calabria che può risorgere. @ivan_1969   Valeria Valdata e Aka Charme Il vino del sole, del mare e del sorriso! Per il mio Ferragosto scelgo Aka Charme. Aka in giapponese significa Corallo. Prodotto “primitivo” del mare, rosa intenso e brillante come il sole più caldo, e dalle forme infinite come quelle dei sorrisi di tutte le persone. Produttori di Manduria, la più antica cooperativa pugliese, ci delizia con questo vino fresco e brioso che abbino perfettamente alla mia estate! @valery_and_the_wine   Cristina Mascanzoni Kaiser e il Taurasi Radici Il vino è contrasto. Così il calore e la profondità di Taurasi  Radici di Mastroberardino perfettamente si abbina con il freddo mare di Norvegia su cui mi trovo a navigare questo Ferragosto. Grazie Pasquale e Msc Crociere che portate le eccellenze italiane ovunque nel mondo. Un brindisi di ferragosto nelle lande del nord.   Ilaria e Cristina e il Viognier Avete mai provato il Viognier di Casale Vallechiesa? Intenso e complesso ma chi non lo è? Perché abbiamo scelto questo vino? Dalle terre straniere affonda egregiamente le sue radici sul nostro terreno vulcanico laziale. Se preso tardivamente ha un carattere impegnativo e ti fa perdere la testa. Se preso in giovane età può risultare si fresco, ma timido e ingenuo. Al calice il sole splende come nei suoi vigneti di Frascati che guardano ammirati la capitale. Il suo colore riflette quello che di più buono mostrano i nostri volti: il sorriso. Una precisa terna di profumi disegna il suo carattere imponente ma giocoso: dal floreale all’agrumato condito con fiori di camomilla e spezie dolci. Ancora non vi abbiamo convinto? Abbinatelo al pesce o al pollo speziato e fateci sapere. Buon brindisi di Ferragosto da Ila e Kris – Partners in Wine   Katrin Cosseta e Abissi Ferragosto con Abissi di Bisson. Un pas dosé cullato per 18 mesi dalle onde della baia del Silenzio a Sestri Levante. Con la bottiglia vestita di mare.   Riccardo e Ilaria con Langhe Rosso Un Langhe Rosso di Brangero, prodotto con Nebbiolo (10%) e Cabernet Sauvignon (90%) per un vino fatto con le uve migliori di ogni vigneto. Poche bottiglie…meglio non restare senza. @beaconsrl   Giampaolo Ciceri e metodo classico bergamasco Buon Ferragosto. Il vino…frutto della vite e del lavoro dell’uomo. Così tanta saggezza in così poche parole: qui davvero il bicchiere è pieno. Dall’Azienda Podere Cavagna, Lago d’Iseo, provincia di bergamo, Lombardia, un metodo classico inusuale da provare! @gpciceri   Francesca Pagnoncelli Folcieri e Valdobbiadene Millesimato Una magnum per un pranzo di Ferragosto + festa di compleanno con un grande gruppo di amici – romani – e per accompagnare al meglio una grigliata di carne sontuosa (Macelleria Valentini di Alba di Canazei). Una mega bottiglia di Valdobbiadene Prosecco Superiore Millesimato Val d’Oca extra dry, ideale prima, durante e dopo il pranzo! Brindisi per tutti, tutti felici! @francypagno        
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16 Agosto, 2022

Tenimenti Leone: Veni, Vidi, Vitis

Tenimenti Leone: Veni, Vidi, Vitis Sospesi tra Passato e Futuro Carissimi, bentrovati! Siamo in piena estate, la stagione del mare, della montagna, dei viaggi e delle vacanze estive in generale, il momento in cui le città si svuotano ed allora perché non andare contro corrente? Perché non sfruttare questi momenti unici per godere di una città unica, “Eterna”? Oggi ho scelto di portarvi a Roma e di raccontarvi di una perla che si trova nelle sue vicinanze: Tenimenti Leone. In particolare siamo a Lanuvio nella zona a sud dei Castelli, zona da secoli di vino e di agricoltura, un territorio vocato alla produzione enologica e il profondo desiderio di valorizzare una terra da secoli la culla della civiltà. Tenimenti Leone produce un vino che definiscono sincero che accompagna il cliente alla scoperta di un mondo vero, legato ai valori più autentici. Il tutto si sviluppa in 72 ettari di cui 34 coltivati a vigneto di natura dominati da un’antica torre, un simbolo che racconta una storia antica e che riflette l’influenza romana dello splendido territorio dei Colli Albani. Circondati da vigneti e uliveti. La terra particolarmente fertile e di antica origine vulcanica consente la crescita di 11 varietà di vigneti. Una terra ricca che regala sentori, profumi e sensazioni sempre sorprendenti. Con queste premesse la scelta di produzione biologica è stata una conseguenza naturale essendo un modo di pensare che guida la cura quotidiana dei vigneti. Un approccio diverso, complesso, preventivo, fatto di attenzioni che lavora sulla sanità della pianta e sul suo delicato equilibrio. Una cura che richiede tempo e impegno e che si riflette nella risposta della natura che ci regala vigneti più longevi e una qualità più costante del prodotto. Un profondo rispetto per la natura e per il cliente. Accanto al biologico è chiave l’approccio sostenibile al punto che la cantina è isolata termicamente e l’impianto fotovoltaico permette di sfruttare l’energia naturalmente prodotta dal sole riducendo così il consumo di energia elettrica in azienda. Infine, l’impianto d’irrigazione sotterraneo garantisce una gestione mirata dell’acqua evitando inutili dispersioni. Questo genera diversi prodotti dal bianco al rosso, tutti caratterizzati da qualità biologica e con nomi “romaneschi” molto simpatici, tra cui il Core e il Pischello sono a mio vedere i più curiosi. Mi permetto quindi di raccomandare una visita a tutti voi e di sperimentare le diverse alternative e di farlo vivendo Tenimenti Leoni, soggiornando nel Casale degli Ulivi l’agriturismo interno che si pone come un’oasi di pace e relax in cui riscoprire il sapore genuino della vita all’aria aperta, in armonia con la natura. L’agriturismo è dotato di 10 stanze dotate di tutti i comfort e giardino con piscina dove la cucina tradizionale locale e le varietà di vini della zona accompagneranno nella scoperta di sensazioni autentiche e sapori dimenticati. Per prenotare vi consiglio di visitare: https://www.agriturismoilcasaledegliulivi.it/ A martedì prossimo! Cristina Itinerari DiVini è una rubrica a cura di Cristina Mascanzoni Kaiser    
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13 Agosto, 2022

Dialogo Adagio

Turriga, vino icona di Argiolas, compie 30 vendemmie. La Cantina lo celebra con la mostra Dialogo Adagio, curata dallo studio creativo Pretziada: oggetti di alto artigianato sardo ispirati al vino raccontano le eccellenze dell’isola. Se siete in vacanza in Sardegna, vale la pena fare una tappa a Serdiana, nell’entroterra cagliaritano, per visitare la Cantina Argiolas. E non solo per degustarne i vini. Qui fino al 30 settembre è in mostra Dialogo Adagio, un omaggio artistico al processo di creazione di Turriga, a cura dello studio Pretziada, interpretato da opere inedite che spaziano dalla ceramica alla tessitura, fino a un’installazione site specific permanente. Valentina, Francesca e Antonio Argiolas con Ivano Atzori e Kyre Chenven (Pretziada) Turriga è un gioiello di enologia sarda, un blend di quattro vitigni autoctoni – Cannonau, Carignano, Bovale Sardo, Malvasia Nera – nato dalla visione “alchemica” del grande enologo Giacomo Tachis oggi perpetuata da Mariano Murru, direttore tecnico Argiolas. L’ultima annata uscita, 2018, è quella del trentennale, con tanto di cofanetto in edizione speciale di 1000 esemplari, comprensivo di magnum e catalogo delle opere raccontate dai curatori. Spiega Valentina Argiolas: “L’idea nasce dalla volontà di raccontare questo anniversario attraverso il vino come fonte di ispirazione per l’artigianato sardo. L’elemento vino che si trasforma in altro è in grado di narrare la profonda essenza della Sardegna attraverso oggetti legati alla tradizione ma in grado di essere internazionali. Nessuno meglio di Pretziada avrebbe potuto interpretare il nostro desiderio, tramutarlo in progetto e creare una mostra selezionando artigiani con una visione diversa e nuova. Il loro lavoro sta contribuendo a salvare l’artigianato della nostra isola e a renderlo contemporaneo”. Pretziada è uno studio di craft&design con base in Sardegna fondato sei anni fa da Kyre Chenven, californiana, e dal milanese Ivano Atzori. Il loro obiettivo è promuovere il patrimonio del territorio isolano operando come traduttori culturali: mettono in contatto creativi internazionali e artigiani locali, ridisegnando pezzi classici e producendo una originale collezione di design che reinterpreta la tradizione. Non fanno eccezione i manufatti creati per la mostra Dialogo Adagio. Le ceramiche di Maria Paola Piras attualizzano le forme dell’antico vaso nuragico denominato s’Askoide, utilizzato in origine per conservare liquidi e vino. L’artista ha plasmato una miscela di argilla con proporzioni variabili di terreno dai vigneti che producono l’uvaggio per il Turriga. L’Arazzo di Mariantonia Urru rappresenta nel disegno il contrasto tra la forma controllata dei tralci di vite e il caos selvaggio delle radici. Realizzato con la tecnica denominata Pibiones (che in lingua sarda significa acino), è tessuto con lana locale, tinta con i quattro diversi vini usati nella produzione del Turriga. Gli Utensili di Karmine Piras, realizzati con vecchio legno di vite, rielaborano i cucchiai agricoli sovradimensionati Sa Muriga, tradizionali oggetti quotidiani nella Sardegna pastorale. Martina Silli ha creato una serie di tre incisioni che traducono graficamente i vari elementi che contribuiscono alla creazione del vino. Matteo Brioni ha infine creato una grande opera site specific. Nel cuore della cantina c’è un tunnel che conduce alla bottaia, usata spesso come scenografia per le degustazioni; trasformato con un rivestimento di intonaco di terra cruda – suo materiale d’elezione – ora si presenta come un’installazione permanente e immersiva dedicata all’elemento primario e ancestrale della viticoltura, la terra. All’interno di questo tunnel-scultura sono ospitate delle campionature di terre provenienti da ogni vigneto Argiolas come rimando a un prezioso dna. Dialogo Adagio è un’elegia sarda, un inno al tempo, all’equilibrio tra uomo e natura, al sapere fare, condensato in un unico elemento, il vino. E cos’è il vino, in fondo, se non un’opera di alto artiginato e di mediazione culturale? A cura di Katrin Cosseta  https://www.youtube.com/watch?v=RakajXgmc-E
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Fabio e Anisa Enotria Tellus Arrow Right Top Bg

10 Agosto, 2022

Enotria Tellus: cuore, amore e fantasia

Cuore, amore e fantasia  Quando dai vita ad un progetto che già nel nome, Enotria Tellus, presenta originalità e legame con il passato, significa che lavori di cuore, amore e fantasia. Il significato è presto detto: così nell’antichità ci si riferiva all’Italia per denotare la grande vocazione vitivinicola del nostro territorio. Quando spendi gli anni della formazione tra California, Toscana e Valdobbiadene l’inizio non può che essere in discesa. Questo ha fatto Fabio, che ha fatto tesoro di queste esperienze vitivinicole e oggi produce i suoi innovativi vini Igt Marca Trevigiana nella sua azienda Enotria Tellus a San Polo di Piave. La partenza con 10 ha di proprietà, accresciuti di anno in anno fino ad arrivare a gestirne altri 20 ha. La zona di produzione si trova nella campagna veneta vicino al fiume Piave, nella provincia di Treviso dove è consentita la vinificazione di diversi vitigni fra cui Pinot Grigio, Pinot Bianco, Glera, Merlot e Raboso, quest’ultimo, autoctono della zona. Lo stile Enotria Tellus Lo stile dell’ azienda è unico e inconfondibile, frutto della commistione di intuizioni, sogni, fantasia, e lavoro fisico tanto di Fabio quanto della vulcanica Anisa. E’ Anisa che rende l’azienda un mondo pieno di colori. Con le sue creazioni racconta emozioni. Sceglie i nomi dei vini e ricerca un’estetica non convenzionale per le etichette. E’ di Anisa la voglia di raccontare quest’avventura sui social. E’ una wine front woman d’eccellenza.   Una grande idea è stata la voglia di creare un evento social che oggi è alla sua seconda edizione: “Beux, Bellussera User Experience”, incontro di wineblogger (con cui Wine Tales Magazine collabora felicemente), provenienti da tutta Italia, ospitati nella cornice di Cà di Rajo, cantina limitrofa ad Enotria Tellus, dove, le persone coinvolte hanno vissuto l’esperienza della “Belussera”, antico impianto di allevamento della vite, oggi in disuso, che proprio queste due cantine stanno cercando di riutilizzare e valorizzare, al fine di mantenere la tradizione con un occhio verso il moderno. Fabio e Anisa sono molto legati al loro territorio ed è per questo che cercano di promuoverlo e di esaltarne le caratteristiche salienti.   Vini unici, che parlano Da questo fantastico contesto nascono vini dall’ impronta decisa: freschi, precisi, con una forte identità territoriale. Identità forte impressa dai terreni principalmente sassosi e di medio impasto della zona. Il carattere unico e originale deriva ovviamente anche dalle tecniche di vinificazione scelte, come la vinificazione di Merlot e Raboso in orci di terracotta. Pionieri del Pinot Grigio spumantizzato, intraprendono questo lungo Viajo a dosaggio zero. Semplice e diretto è il Merlot Ombretta vinificato in acciaio. Al naso e al palato troviamo piccoli frutti rossi, pepe bianco. Un vino immediato, acidulo e sapido. Ha l’etichetta che preferisco, sia perché rappresenta uno dei piccoli cane Bassotto che “abitano” in azienda, sia per il significato. Bere un ombra de vin è un detto molto tipico in Veneto e la scelta di questo nome afferma decisamente le radici di Enotria Tellus. Si apre un mondo quando parliamo di Piradobis., il cui nome è un omaggio all’origine Georgiana dell’uso delle anfore per la vinificazione. Alla raccolta a mano e successiva surmaturazione di uve Merlot e Raboso segue la fermentazione di 30 giorni sulle bucce e l’affinamento nelle anfore. Ed infine l’ esplosione di profumi e sapori che rendono questo vino  fortemente rappresentativo di questo territorio. Il vino che mi ha colpito di più? Renovatio, Pinot Bianco in purezza. E’ un vino indomabile perché nato durante la pandemia,  e dal nome augurale: Renovatio infatti significa rinascita. L’ augurio che Fabio e Anisa hanno voluto esprimere con questa etichetta è di poter intraprendere un cammino verso la serenità. Il nostro invito è a recarvi a San Polo di Piave a conoscere Fabio e Anisa e ad assaggiare tutti i loro vini fatti di cuore, amore e fantasia! di Valeria Valdata @valery_and_the_wine https://youtu.be/NGRZPkni6f0
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9 Agosto, 2022

Leone De Castris: un'immagine moderna per continuare a raccontare la storia

Leone De Castris: un’immagine moderna per continuare a raccontare la storia Five Roses: il primo vino rosato italiano ad essere commercializzato nel 1943 Carissimi, bentrovati! Estate, mare cristallino, da sempre voglia di relax e di colori, colori forti di giorno che diventano più tenui sul far della sera, colori rosati. Per questa ragione desidero oggi portarvi in Puglia, a scoprire il primo vino rosato italiano ad essere imbottigliato e commercializzato in Italia, correva l’anno 1943 ed usciva su un mercato sconvolto dal secondo conflitto mondiale un vino al novanta per cento Negroamaro e dieci per cento di Malvasia Nera. Il produttore: Leone de Castris, il nome anglofono: Five Roses. Nel nome l’eco di una contrada nel feudo di Salice Salentino, “Cinque Rose” appunto, ma anche quella tradizione legata al fatto che per molte generazioni ogni Leone de Castris ha avuto cinque figli. Fu sul finire dell’ultima guerra che il generale Charles Poletti, commissario per gli approvvigionamenti delle forza alleate, chiese una grossa fornitura di vino rosato. Italiano sì, ma dal nome rigorosamente americano. Così nacque il Five Roses. Il Five Roses ti conquista al primo sguardo con il caratteristico rosa cerasuolo cristallino e ti rapisce con i sentori fruttati di ciliegia e fragolina di bosco. In bocca è fresco, morbido e piacevolmente persistente. Si consiglia di abbinarlo a risotti, bolliti e piatti a base di pesce e carni bianche. Ottimo con la frisa salentina. Nel 1993 nasce la versione ‘Anniversario’ del Five Roses per festeggiare i 50 anni di vita del primo rosato. Rispetto al Five Roses tradizionale, il Five Roses Anniversario è diverso sia per gusto che per melange, con il suo ottanta per cento di negroamaro (a fronte del novanta che di solito lo contraddistingue) e venti per cento di malvasia (a fronte del dieci). Nasce al contempo anche il “Cinque Rose di Negroamaro” Romanzo da Bere sulla storia del “Five Roses” di Leone de Castris. Il romanzo racconta la nascita della storica etichetta dell’azienda agricola Leone de Castris; una storia, avvincente, in cui un imprenditore, l’Avv. Piero, nonno dell’attuale proprietario, riesce a volgere a proprio vantaggio le innumerevoli e spaventose difficoltà di produrre vino di qualità, a cavallo di una delle pagine più sanguinose della storia d’Italia, l’Armistizio dell’ 8 settembre. Nella Puglia occupata della fine del ‘43, tra, bombardamenti, Generali onnipotenti e Borsa Nera, l’eroe della storia riesce a produrre un vino eccellente e innovativo per una nuova generazione di consumatori, ponendo le basi per l’espansione delle esportazioni in tempo di pace. La storia, che arriva fino ad oggi attraverso tre generazioni, si svolge come un Romanzo da Bere che tiene desta l’attenzione del lettore, raccontando di vigne e vini. Per assaggiare tutto questo vi consiglio di recarvi in un altro posto iconico, inaugurato il 28 giugno 2014, si tratta del wine bar ‘Five Roses Club 1943’, situato di fronte all’azienda a Salice Salentino. Con il suo design semplice ed elegante, questo piccolo e accogliente locale nasce con l’intento di arricchire l’immagine dell’Azienda, proponendo un luogo che coniuga passato e presente dove estimatori, turisti e appassionati possono fermarsi a degustare i vini, accompagnandoli con prodotti di alta qualità esclusivamente provenienti dal territorio pugliese. Il ‘concept’ nasce dalla voglia di raccontare il ‘rosato’ attraverso la gente che lo ama e lo apprezza, di creare un momento di incontro e di scambio di idee tra tutti i fans della famiglia ‘Five Roses’. Il locale è normalmente aperto da metà Aprile a metà Ottobre, ma vi consiglio di verificare e prenotare contattando il 3498253132 o l’email: fiveroseswinebar@leonedecastris.com e potrete assaggiare l’enorme varietà della cantina Leone De Castris in un panorama unico e coinvolgente. Per completezza, infatti, Leone De Castris coltiva in oltre 12 tenute vitigni autoctoni (negroamaro, primitivo, malvasia nera, verdeca, aleatico, malvasia bianca, bianco di Alessano, moscato, susumaniello e ottavianello) e non (chardonnay, sauvignon blanc, shiraz). Il settore agricolo (di circa 5000 ettari nel ‘600) sino ai primi anni ’50 si estendeva ancora su più di 2000 ettari. Ora, sebbene le dimensioni siano sempre ragguardevoli, Leone de Castris rappresenta circa 300 ettari coltivati a vigneto e circa 50 ettari a seminativo, pascolo e uliveto nelle province di Lecce, Brindisi, Bari e Taranto. Le Masserie Maiana, Donnacoletta, Messere Andrea e parte dei terreni facenti parte delle Contrade Ursi e Rena appartengono alla famiglia da secoli; altri fondi da tempo più recente. Per visite ed apprezzare la varietà potete anche fare riferimento alla pagina ad hoc dedicata sul sito: https://www.leonedecastris.com/visite/ A martedì prossimo! Cristina Itinerari DiVini è una rubrica a cura di Cristina Mascanzoni Kaiser    
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8 Agosto, 2022

Un binomio da comunicare…Vino e Valle d'Aosta

Un binomio da comunicare…è così che Stefano Di Francesco, presidente del Consorzio Vini Valle d’Aosta, inizia la nostra intervista, un messaggio che vuole unire la bellezza del posto alla qualità del vino.   Siamo a Morgex, tra i filari e la meravigliosa vista, al primo evento Vini in Vigna- Valle d’Aosta nel bicchiere, la cui organizzazione è stata affidata al nuovo Consorzio Vini Valle d’Aosta, insieme al presidente Stefano Di Francesco e all’agenzia n8marketing, in cui ventitré aziende hanno portato i loro vini per dare la possibilità  a tutti i partecipanti di farsi conoscere e riconoscere le qualità organolettiche del patrimonio ampelografico Valdostano. Un evento accompagnato non solo dalla degustazione dei vini ma anche dagli assaggi della cucina dello chef Café Quinson Agostino Buillas e dalla dolce voce della cantante Silvana Bruno (in foto).   Lo stesso evento verrà poi ripetuto il 20 Agosto ad Aymavilles per fare conoscere le altre aziende vitivinicole della Valle d’Aosta.Durante la nostra intervista, Stefano ci racconta che il Consorzio è stato costituito da pochi mesi, il 28 Marzo di quest’anno e raggruppa il 92% delle cantine valdostane, sia privati che società cooperative. Il binomio da comunicare, rappresenta il messaggio principale della nascita del Consorzio Vini della Valle d’Aosta, e si evolve infatti nel volere trasmettere a tutti che questi meravigliosi paesaggi nascondono le difficoltà di una viticoltura eroica e verticale che sono alla base della produzione del loro vino. Un territorio che si estende per ben 70Km all’interno del quale coesistono 14 DOC, unico al mondo! Ovviamente ritroviamo anche i vitigni  autoctoni per la produzione di vini internazionali. Sono anche definiti “I vini più alti di Europa”, estendendosi da circa 1250m per scendere a 400-500m. Dai bianchi ai rossi, la loro fondamentale caratteristica è data da mineralità e sapidità. Stefano chiude l’intervista riportando uno dei principi verso cui anche loro sono molto attenti, la sostenibilità ambientale, nonostante la voglia dei viticoltori ma anche del Consorzio stesso sia quella di crescere. Investire nel territorio significa portare turismo aumentando la conoscenza dei prodotti tipici e della territorialità e quindi la conoscenza del vino della Valle D’Aosta, un binomio da comunicare.  “Oltre alle Montagne c’è anche il Vino”. A cura di Elisa Pesco  https://www.youtube.com/watch?v=RakajXgmc-E
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6 Agosto, 2022

Matti per l’Asprinio

Matti per l’Asprinio. Matti con l’Asprinio. L’Asprinio di Vitematta Napoli, la pizza, il Vesuvio, la “costiera, Capri, la mozzarella di bufala. La camorra”. Ecco a voi la Campania nell’immaginario collettivo. Permettetemi la semplificazione fin troppo legata alla realtà (di chi non sa). Per troppo tempo i luoghi comuni si sono impossessati dei più e i social non aiutano. Certo, chi legge questo articolo dirà di no, che la Campania ha molto di più. Chi ama il vino penserà alle meravigliose eccellenze del territorio come l’Aglianico, il Fiano, il Greco o alle meraviglie della viticultura eroica della costiera amalfitana. Già quelle. La terra felix ha molto di più, anche se i luoghi comuni sono difficili da sconfiggere. Siamo a Casal di Principe in provincia di Caserta. C’è un paesino che per i più non esiste; per altri è meglio se non fosse esistito. Siamo a Casal di Principe in provincia di Caserta. Patria della Camorra, del clan dei Casalesi. Siamo al centro della terra dei fuochi, nel luogo dove fino a qualche anno fa neanche le forze dell’ordine si azzardavano ad entrare. L’agro aversano è una terra tanto piatta quanto fertile che i Borboni avevano saputo sfruttare a pieno. Anche con il vino rendendolo spumante poiché ricco di acidità. Con la particolarità delle viti maritate ovvero legate agli alberi di pioppo che si innalzavano fino a 20 metri dal suolo. In questo modo crescevano rigogliose e con grande qualità. Certo difficile da vendemmiare poiché lavoro esclusivamente manuale di abili equilibristi che salivano su precarie scale di legno per raccogliere i grossi grappoli. All’epoca come adesso. Non c’è altro modo in fondo. Con le difficoltà della raccolta (e non solo) e alla “particolarità” del territorio, le cantine che lavorano questa uva sono ovviamente poche. Una semplice ricerca su Google darà infatti scarsi risultati. Conoscete l’Asprinio? Di passaggio in quelle zone, dopo una pizza accompagnata dalla bottiglia fatale che mi ha fatto diventare matto per l’Asprinio, ho scelto a caso un produttore. Per arrivarci non è stato semplice anche con l’uso del navigatore. La cosa strana è che sono arrivato al centro di Casal di Principe. In un luogo insolito per una cantina, ho trovato qualcosa che mi ha aperto il cuore. Arrivo in un posto che sembra una corte. Si vedono i bancali con le bottiglie, uomini intenti a maneggiare attrezzi da cantina: sono nel posto giusto. Entro nello stabile e sulla sinistra vedo una serie di bottiglie esposte. Bancali di bottiglie, contenitori per la macerazione. Sono davvero in una cantina! Chiedo ad una bellissima signora se posso acquistare del vino. Mi risponde con entusiasmo di accomodarmi. Le chiedo così di parlarmi dei loro vini perché, come sommelier sono molto interessato all’Asprinio. Voglio conoscerlo meglio. Si chiama Paola e parla della azienda come se fosse sua. In realtà lo è ma non lo dà a vedere. Parla con voce pacata, sincera e, soprattutto, una grazia disarmante.   Vitematta e la cooperativa Eureka Onlus Mi racconta di come la loro sia una azienda e al tempo stesso una cooperativa (Eureka Onlus) che si occupa del recupero di ragazzi disagiati con problemi di salute mentale (abbiamo già raccontato di una cantina socialmente virtuosa, Selvanova, con Stefano Franzoni). Ci scherza su ricordando di come uno di essi abbia avuto problemi di alcolismo. Eppure lo hanno aiutato e recuperato nonostante siano una cantina. Il loro progetto è iniziato oltre dieci anni fa grazie ai beni confiscati alla Camorra: la cantina e le terre. Lo dice con orgoglio come a significare che ci sono anche persone per bene. Ci tiene a farmi conoscere il “direttore” come lo chiama lei. È Vincenzo, un ormone che arriva con un meraviglioso sorriso e mi stringe la mano come se mi conoscesse da una vita. È lui che mi racconta ancora della cantina, della loro storia. Mi parla dei suoi vini e soprattutto di lui, l’Asprinio. Ne parla con entusiasmo ed energia narrando di come occorra esaltare quanto di meglio e di buono il territorio offra. Ma è difficile, tutto maledettamente difficile. Mia madre era di un piccolo paese poco distante da qui, Camigliano. Quando glielo dico i suoi occhi si accendono ancora di più perché capisce che quella terra è nel mio cuore quanto nel suo. Parla con passione ed enfasi della vite maritata e delle difficoltà della vendemmia che quest’anno partirà tra pochissimo per via del caldo e della siccità. Ma sarà un buon anno. Ci piace da matti l’Asprinio Mi mostra con orgoglio le sue creazioni e si sofferma sul metodo classico. Perché l’Asprinio spumante è cosa seria. Lui è andato in Franciacorta a studiare come si produce un metodo classico ed ora lo fa qui. Non come altri che mandano le uve al nord… Non solo metodo classico tre le creazioni ma uno Charmat, un fermo, un rifermentato, un IGT che fa barrique e anche un passito. Ma anche altro. Tutte sue creature. Tutte sperimentazioni delle quali va fiero. Vitematta. Ecco il nome della cantina. Vitematta che produce Asprinio. Asprinio che è una eccellenza del territorio che però è difficile anche da far conoscere perché si scontra contro i mostri sacri del metodo classico. Un territorio che può tornare ad essere vivo e a dimostrare che qui, dove prima si scappava, ora si può vivere. Non conoscete l’Asprinio? Beh prendetene uno e abbinatelo con una mozzarella di bufala o una pizza. Poi ne riparliamo. Noi ormai siamo matti per l’Asprinio. Perché il territorio offre non solo prodotti ma anche abbinamenti unici. Sempre. Ivan Vellucci @ivan_1969 https://youtu.be/RakajXgmc-E
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casal montani 1 Arrow Right Top Bg

5 Agosto, 2022

Passione ed eleganza a Casal Montani

Passione ed eleganza a Casal Montani, una bellissima dimora storica che sorge su un’altura nel cuore del Frascati DOC. La passione è quella di Andrea Evangelisti che ci racconta il suo legame indissolubile con la natura, la vite ed il vino.  Grande imprenditore che pur mantenendo con gli anni il suo attuale impiego, dal Gennaio del 2020, Andrea Evangelisti da conferitore ultra decennale decide di diventare produttore.  Con solenne determinazione e la giusta combinazione trova per caso Casal Montani e, cambiando in parte un famoso proverbio a noi molto conosciuto, diremmo “ la persona giusta nel posto giusto.” Un Casale del ‘600 Il Casale risale al ’600 ed è stato completamente ristrutturato nel 2020. Poggia sui ruderi di una villa romana del I sec. di cui, grazie agli scavi, realizzati in accordo con la sovraintendenza dei beni archeologici, possiamo oggi ammirare alcuni mosaici e tre piani di antiche grotte, lunghe 400 metri, stratificate nel tufo, pozzolana e sperone.  A Casal Montani troviamo anche 120 nicchie per le botti che fino al 1950 fungevano da frigorifero naturale per conservare il Frascati, testimonianza della grande tradizione vinicola del territorio.  Passione ed eleganza, a Casal Montani, hanno dato vita ad una azienda che tiene alla sua unicità e che gode di una vista sulla Capitale da togliere il fiato. La passione per il bello Secondo Evangelisti un’azienda deve avere una visione a 360°: il vino deve essere una componente importante di un servizio completo per il visitatore, che comprenda anche ospitalità e ristorazione. Casal Montani è questo e si definisce Azienda Agrituristica e Wine Resort. “ Il bello piace a tutti. Ammirare un bel posto, una cantina pulita e degustare vini di qualità, sono dei requisiti fondamentali per l’immagine di un’azienda” afferma Andrea. Entrando nella sala troviamo un bellissimo mosaico, preziosamente custodito, con al centro il “nodo di Salomone” simbolo di buon auspicio  e di continua esistenza.  Disegno che ritroviamo con piacere sulle etichette, eleganti e raffinate, immediato richiamo con la storia del luogo. Storia che parte da Marco Antonio il quale, tornato dalle crociate, riceve dal Papa i terreni intorno alla campagna romana tra Frascati, Marino e Grottaferrata, come testimoniano le varie torri ritrovate, similari a quella tuttora esistente a Casal Montani, appartenenti ai contadini.  Oltrepassando un antico portone, di fronte alla cantina , troviamo la cisterna Romana perfettamente funzionante, che raccoglie ancora tutte le acque dopo ben 2000 anni.  Il progetto è quello di approfondire gli scavi sotterranei e di  completare il ritrovamento del tempio Mitraico che, secondo gli archeologi, nasconde una stanza con un altare raffigurante un toro.  Le vigne L’azienda conta su circa 17 ettari di vigneti,  caratterizzati da vari sistemi di allevamento a seconda della varietà e dell’età della vite. Ci sono sesti d’impianto antichi, per le viti dell’ 86 con pochissimi ceppi per ettaro, a pendolino per la Malvasia del Lazio e per i nuovi vigneti sistemi di allevamento più stretti. Si coltivano nuove varietà con le quali sperimentare nuovi blend mantenendo l’identità autoctona tradizionale.  Tra le uve a bacca bianca abbiamo la Malvasia di Candia, il Trebbiano, Incrocio Manzoni, Bombino, Bellone e il Viognier; tra le uve a bacca rossa Montepulciano, Cabernet Franc e Shiraz.  Nuovo progetto di quest’anno sarà l’entrata nel circuito dell’apetta SQNPI (Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata), che porterà ad una maggiore attenzione e sostenibilità dell’ambiente, togliendo diserbi, utilizzando tecniche meno invasive e alternando, tra i filari, lo sfalcio della vegetazione ed evitando l’erosione del suolo.  Oggi il vino Frascati, dopo anni di declino, torna alla riscossa. Dimentichiamo la quantità, dimentichiamo il vinello facile e il suo colore bianco carta bevuto nelle fraschette negli anni ‘80: il glorioso vino di Roma si mette di nuovo in mostra, ottiene riconoscimenti, torna finalmente alla sua antica fama.  Dalla tua esperienza di vignaiolo, quali sono le problematiche inerenti al nostro territorio?  “Partendo dalla comunicazione sicuramente il nostro mantra è il suolo vulcanico. Il territorio è il valore da comunicare e il nsotro è così importante che potrebbe diventare, come già ragionato con il Consorzio e i Comuni, patrimonio dell’ UNESCO.  Obiettivo comune è anche la realizzazione di prodotti di alta qualità a prezzi competitivi. Riscontriamo però ancora sul mercato una certa diffidenza dovuta ai retaggi del passato. Le grandi produzioni stanno terminando per far posto ad una produzione di qualità con rese molto più basse. Questo ci porterà a diventare, nel tempo, una DOC e una DOCG di altissimo livello”.  Cosa ci aspettiamo di trovare nel tuo vino?  “Degustare un nostro calice è respirare il territorio,  quel vento Ponentino che arriva da Roma, quel fresco che abbiamo nelle vigne tutti i giorni, che le asciuga, e tutte le erbe aromatiche che sentite nella bottiglia derivano da questo. Chiudendo gli occhi e bevendo un calice del nostro vino, dobbiamo immaginarci, il nostro grande territorio”.  Nel vino ci deve essere personalità, spontaneità e grande passione.  Nei vini di Andrea Evangelisti ritroviamo tutto questo, riscoprendo un grande legame con la terra e sentori che ci riportano all’importante lavoro che l’uomo fa per produrlo. L’eleganza dei vini Partiamo dalla degustazione in anteprima di uno spumante metodo classico dosaggio zero 2021. Un grande progetto, giunto ai suoi 20 mesi di affinamento sui lieviti, in cui rientrano Bellone e Bombino. Si presenta come un giovane, bello e vigoroso, ancora nella sua fase di crescita ma con una bolla già raffinata ed elegante. Immaginiamocelo alla fine dei suoi 48 mesi! Frascati Superiore Docg “Vigne Casal Montani” 2020 e 2021 a confronto; acciaio contro cemento da uve che provengono da un vero e proprio Cru. A comporre il blend di Malvasia del Lazio, piccole percentuali di Bellone, Bombino e Greco. Ci siamo trovate a provare sentimenti contrastanti: una 2020 con una spalla acida imperiosa e grandi note balsamiche con salvia e menta in evidenza; una 2021 più complessa con sentori vanigliati. Lazio IGT 2020 e 2021 “Uno Tre Tre” (codice numerico del registro nazionale delle varietà di vite). Una 2020 affinata in acciaio, con un effluvio di fiori, frutta a polpa bianca e miele; una 2021 maturata in cemento, caratterizzata da note vegetali e una spiccata freschezza.  Frascati Superiore Riserva  Docg 2020 Non ancora in commercio del Cru “Vigna Casal Montani” affinato in anfora per 10 mesi. Un calice che sottolinea la macchia mediterranea, note agrumate e sentori avvolgenti di pasticceria. Lazio IGT Rosso 2020 “Aleph” composto da uve Cabernet Franc, Aleatico e Montepulciano. Un vino giovane con una grande parte balsamica e fini sentori di cenere che donano una leggera piccantezza avvolgente. Note di tabacco, cioccolato e una squisita caramella Mou date da un leggero passaggio in legno.  Lazio IGT Passito “Antho” 2020   Malvasia del Lazio in purezza. Un capolavoro di sentori di frutta secca bilanciato a frutta fresca di albicocche, nespola e pesca gialla con una complessità agrumata e spiccati sentori di zafferano e ramo di vaniglia. Da questa nostra esperienza sensoriale, ci portiamo a casa un bagaglio di emozioni, lo spirito del ritrovarsi, la convivialità senza fronzoli, tenendo in mano un calice di vino, per poche ore di assoluta serenità.  Il grande obiettivo di Andrea Evangelisti è far diventare la sua azienda un riferimento per il Frascati e far sì che tutta la zona ne possa beneficiare.  A cura di Cristina Santini e Ilaria Castagna https://youtu.be/RakajXgmc-E
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3 Agosto, 2022

Wine Destinations: Serbia e Montenegro Intervista a Roberto Zoppi, Presidente di ITALJUG Camera di Commercio Italiana per la Serbia e il Montenegro

Stiamo attraversando un periodo molto particolare. Da un lato viviamo un moto di ripresa e di riapertura, gli effetti post Covid ci spingono a riprendere le tanto compiante attività estere in presenza, dall’altro, come magistralmente raccontando nel nuovo editoriale di Francesca Pagnoncelli Folcieri, molte ombre incombono sulla scena interna e internazionale. Le attività di promozione per le cosiddette Wine Destinations stanno finalmente ricominciando a farsi strada nelle nostre caselle mail e sulle bacheche dei principali social media. Parlando di Wine Destinations, non potevamo ignorare quanto accaduto il 26 luglio scorso a Vibo Valentia, dove gli organizzatori della manifestazione Vicoli diVini hanno voluto mettere in scena, in collaborazione con le principali istituzioni locali, un interessante forum dal titolo: “ Il vino come traino dello sviluppo calabrese: un’analisi sulla promozione nazionale e internazionale” Tra i relatori Roberto Zoppi, Presidente di ITALJUG – Camera di Commercio Italiana per la Serbia e il Montenegro. Due Paesi che sicuramente non ricorrono spesso come prime mete di sbocco per i processi di internazionalizzazione. Ho quindi deciso di fare qualche domanda al Dott. Zoppi con lo scopo di saperne di più su questi Paesi e sull’istituzione di cui è a capo. Quali sono le ragioni che hanno portato alla creazione di una Camera di Commercio Italiana per Serbia e Montenegro?  L’Italia è praticamente da sempre uno dei principali partner commerciali della Serbia, da sempre nella top 3 superata solo dalla Germania. Un player commerciale fondamentale per ciò che concerne import-export. Da sempre tra le prime nazioni investitrici in Serbia. In modo particolare l’Italia vanta degli investimenti molto importanti come per esempio lo stabilimento produttivo di FIAT e gli investimenti di San Paolo, tra i principali attori a livello internazionale nel settore bancario. Tutto questo, unitamente al crescente interesse per il Montenegro, ha costituito le premesse per creare, nel 1992, ITALJUG. Un soggetto che si propone di supportare le aziende italiane interessate ad operare nel mercato di Serbia e Montenegro per esportare i propri prodotti e quindi realizzare una presenza commerciale stabile in questi mercati. A chi si rivolge ITALJUG e cosa propone? ITALJUG è una Camera di Commercio iscritta alla Sezione di Unioncamere come Camere di Commercio Italo Estere ed Estere in Italia. Si propone di supportare le aziende italiane interessate ad operare nel mercato di Serbia e Montenegro per esportare i propri prodotti e quindi realizzare una presenza commerciale stabile in questi mercati. Ci rivolgiamo anche ad aziende che sono interessate a realizzare investimenti produttivi nelle due aree oppure ancora aziende che sono invece interessate a reperire nei mercati di Serbia e Montenegro materie prime oppure prodotti semilavorati o ancora ad allacciare rapporti di collaborazione industriale con fornitori locali. La nostra Camera di Commercio lavora con le aziende italiane fornendo una gamma il più possibile ampia di servizi quali per esempio la realizzazione di attività promozionali come presenza in manifestazioni fieristiche oppure missioni imprenditoriali ancora invece servizi più operativi come consulenza tributaria, societaria e fiscale rivolta a chi intende effettuare investimenti in loco. La nostra attività è in particolar modo concentrata sulle piccole medie imprese che sono quelle aziende che hanno poi maggiore necessità di servizi esterni per poter compensare una carenza di risorse operative sia finanziarie che umane. Possiamo quindi considerare Serbia e Montenegro come mercati di sbocco per il vino italiano? Partiamo da una premessa: la Serbia e il Montenegro sono due paesi di piccola dimensione. La Serbia ha una popolazione di circa 8 milioni di abitanti con una capacità di spesa abbastanza limitata stante il fatto che il reddito medio di un cittadino serbo è di circa 500-600 €. Questo significa che la Serbia, per ciò che concerne i prodotti vinicoli, deve essere considerata come un mercato di nicchia. Attualmente il mercato serbo è valutabile e su circa 1 miliardo di euro questi sono dati che sono stati stimati per quanto riguarda il 2020 con un consumo medio pro capite che viene valutato circa intorno ai 10-15 litri per anno. Il consumatore serbo consuma vino abitualmente durante i pasti e in occasioni equiparabili al nostro aperitivo o al consumo dopo cena. Attualmente nel mercato serbo sono presenti numerosi vini italiani e il nostro paese è tra i primi tre esportatori in Serbia per prodotti vinicoli. Si stima che circa un quarto del mercato serbo sia rappresentato da prodotti importati. I vini italiani che sono presenti in Serbia sono soprattutto vini piemontesi toscani e veneti. C’è una scarsa presenza di vini di altre regioni in particolare di vini del sud Italia. I canali di consumo dei vini italiani sono sia il settore Ho.Re.Ca che la distribuzione. Il consumatore serbo ha una buona conoscenza del prodotto e quindi è in grado di distinguere tra prodotti di alta qualità e di bassa qualità. Attualmente sul mercato serbo vengono venduti sia prodotti con livello di prezzo medio basso che prodotti con livello di prezzo medio alto. La quantità però che viene acquistata è inferiore rispetto a quella che può essere la media di acquisto di un cittadino italiano o di altre mete vinicole europee. Il Forum di Vicoli diVini ha voluto portare alle cantine Calabresi un pool di esperti in campo internazionale che potessero condividere degli aspetti pratici e oprativi per approcciare i rispettivi mercati. Quali consigli per avvicinarsi efficacemente a Serbia e Montenegro? Per poter operare efficacemente in Serbia è sicuramente necessario seguire alcune strade fondamentali. La prima è quella di realizzare una efficace collaborazione con un partner locale quindi un importatore o distributore, senza il quale è sostanzialmente molto difficoltoso poter essere presente nel Paese. La seconda strada che deve essere perseguita è quella dell’attività promozionale. Cercare di promuovere il proprio prodotto focalizzandosi sia sul brand che sulla qualità del prodotto stesso. Importante anche fare rete con altre aziende, così come risulta molto importante partecipare a manifestazioni fieristiche e realizzare attività promozionali come degustazioni e incontri di networking. Terzo elemento che è fondamentale è quello di considerare come canale di sbocco non soltanto il settore della distribuzione ma anche il settore Ho.Re.Ca che oggi rappresenta un buon punto di partenza per quanto riguarda l’introduzione del vino italiano nel mercato nel mercato serbo. Un elemento da considerare è la particolare legislazione della Serbia che prevede che ci sia un dazio pari al 30% sui prodotti importati. Esiste una quota pari a 25.000 ettolitri di vino che può essere importata senza dazi, sorpassata questa quota ogni successivo litro di vino importato deve essere gravato dal dazio. Per quanto riguarda il Montenegro il mercato interno è chiaramente molto piccolo perché sono 600.000 abitanti e quindi una realtà molto limitata quasi una regione, paragonabile per estensione geografica, all’Abruzzo e al Molise sebbene con capacità di spesa certamente superiore a quelli della Serbia. Tuttavia, rappresenta uno sbocco molto importante per il settore Ho.Re.Ca per tutta la parte costiera, ricca di attività turistiche, che conta un numero molto importante di visitatori e turisti che provengono da tutta Europa. Questo consente di avere un consumatore con una elevata capacità di spesa e permette di poter proporre vini di segmento più alto. Anche in questo caso, l’importatore si rivela una figura importantissima, unitamente ad attività promozionali sempre più mirate e cucite sul brand da proporre. Progetti futuri per ITALJUG? Negli ultimi anni ITALJUG ha sviluppato e realizzato molteplici progetti legati al settore dell’agro alimentare italiano promuovendo in Serbia e Montenegro vari prodotti tipici della gastronomia italiana come per esempio la norcineria Toscana piuttosto che, sempre per la Toscana, la carne fresca di Chianina e di Cinta Senese. Abbiamo sviluppato anche molti progetti legati alla promozione del vino italiano nel mercato di Serbia e Montenegro; in tal senso nei prossimi nei prossimi mesi andremo a sviluppare un progetto legato alla promozione dei vini siciliani attraverso la realizzazione di sei attività promozionali che consisteranno in quattro masterclass e due cene di gala, in cui saranno coinvolti i principali operatori commerciali – importatori distributori – serbi e montenegrini e i principali rappresentanti istituzionali con un ruolo fondamentale nella realtà economica serba e nell’interscambio tra i due Paesi e l’Italia. Ringraziamo Roberto Zoppi, Presidente di ITALJUG – Camera di Commercio Italiana per la Serbia e il Montenegro per averci fornito un quadro dettagliato su due Paesi di sicuro interesse sia per le aziende vinicole Italiane che per i lettori di InternazionalMente. Per informazioni e approfondimenti: info@italjug.com   A cura di: Riccardo Rabuffi
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