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18 Luglio, 2022

Il Metaverso non deve fare paura...

Il Metaverso non deve fare paura, è il futuro ed è a portata di mano, cerchiamo adesso di addentrarci in questo mondo ancora tutto da scoprire. Ho avuto il piacere di partecipare, diverse settimane fa, ad un’interessantissima serata dove il protagonista è stato il vino e il metaverso, come questa nuova tecnologia può essere d’aiuto alle cantine, ai produttori e all’enoturismo? Ce lo spiega Augusto Faglia COO Vanilla Innovations, Inc. Metaverso è un termine coniato da Neal Stephenson nel racconto cyberpunk Snow Crash, dove viene descritto come una sorta di realtà virtuale condivisa tramite internet, dove si è rappresentati in tre dimensioni attraverso il proprio avatar. Stephenson caratterizza il Metaverso come un’immensa sfera all’interno delle quale ogni persona può realizzare in 3D ciò che desidera, negozi, uffici, nightclub e altro, il tutto potenzialmente visitabile dagli utenti. La realtà virtuale è l’ambiente media nativo del Metaverso. La scelta della virtualità deriva dalla convergenza di due grandi modelli della computer science: l’ubiquitous computing, dove l’informatica è fatta per apparire sempre e ovunque con lo sviluppo di dispositivi mobili, sempre più leggeri e potenti, indossabili e il cloud computing che permette l’accesso ai dati e la loro conservazione praticamente infinita. La forza del Metaverso è la sua adattabilità; esistono infatti innumerevoli applicazioni che possono trovare terreno fertile nel Metaverso: L’entertainment in primis. Non solo il gaming e l’e-sport, ma molto di più. Abbiamo già avuto modo di vedere e partecipare ad eventi unici, originali e capaci di sfruttare le risorse interne al mondo in cui si svolgono. Spettacoli virtuali nativi, come il concerto di Travis Scott a Fortnite, in gradi di raccogliere un pubblico enorme. Il Fashion. Abbiamo già assistito ai primi tentativi di aperture di flagship store nei Metaversi più famosi da parte di griffe internazionali. Diesel, Dolce e Gabbana, Gucci, Balenciaga. L’elenco è già molto lungo, ma è destinato ad allungarsi ancora. Parlando di fashion, non si può poi non citare La ‘’Metaverse Fashion Week’’, che ha avuto luogo lo scorso marzo a Decentraland, e che ha rappresentato la prima e più grande fashion week interamente digitale del mondo con quattro giorni di sfilate e oltre 60 brand, designer e artisti dai nomi noti. E poi formazione e istruzione, arte, teatro e design oltre a scienza sociali, marketing e comunicazioni per finire con uffici virtuali e intere città virtuali sovrapponibili alle mappe reali ed estensibili affinché contengano e mostrino nuovi progetti, idee e provocazioni architettoniche.   ED IL VINO? Anche nel caso del vino si sono già verificati i primi timidi tentativi di entrare nel Metaverso. È già nato un intero Metaverso creato attorno al vino, ma il modello Expo è a nostro avviso un modello superato difficilmente in grado di attirare gli utenti non appartenenti al mondo del vino. Una tecnologia nuova basata su un approccio antico.  L’idea di Vanilla Innovation è creare Metaspazi all’interno di uno o più Metaversi avvicinandosi così agli utenti comuni, quelli che magari non bevono vino tutti i giorni, ma sono comunque interessati o incuriositi, ai giovani, agli appassionati di turismo esperienziale. Alcuni teatri polifunzionali e polimorfi che si concentrino non tanto sugli aspetti tecnici, ma contenutistici: nasce così l’Enonautilus Wine Theatre. ENONAUTILUS WINE THEATRE EWT è un concept destinato a vivere all’interno di molti metaversi, spazi creati da Vanilla Innovations, per fornire alle Cantine uno spazio dove poter promuovere i propri vini ed i propri territori ad un pubblico nuovo, connesso, aperto alle novità tecnologiche. L’ultra citata Generazione Z che si avvicina con occhi non velati da dubbi a questi ambienti e grazie a questo approccio ne comprendono appieno il valore. EWT non è però solo Metaverso, bensì un ponte che unisce virtuale e reale ed attraverso il quale i cui sapori, i colori ed i profumi dei territori e delle Cantine Vinicole coesistono nelle due realtà completandosi vicendevolmente. LA FORMA EWT può presentarsi come un museo di NFT così come uno spazio aperto dove tenere conferenze e presentazioni o come l’interno di un wine bar dove scambiare quattro chiacchiere con gli amici di tutto il mondo. Queste forme hanno come unica utilità il farci rimanere nella nostra ‘’confort zone’’, di rammentarci che siamo in un mondo ideato per l’uomo, con le regole dettate dall’uomo. Se tuttavia riuscissimo a liberarci dalle regole ‘’fisiche’’ ecco che allora EWT potrebbe trasformarsi in una terrazza fluttuante per incontri con i clienti, un ampio spazio espositivo senza pareti di fronte ad un oceano di bit. In sostanza: una struttura polimorfica delimitata esclusivamente dalla funzione che deve ricoprire. I VANTAGGI PER LE CANTINE Il Metaverso cambierà i paradigmi di narrazione e interazione con la realtà: un’estensione tridimensionale di Internet, controllata solo dagli utenti. Siamo alla vigilia di una nuova rivoluzione tecnologica, ad un nuovo World Wide Web. Esserci significa garantirsi uno spazio espositivo aperto a tutto il mondo e fruibile in tutte le lingue; significa innovare; modificando la percezione che le aziende hanno di noi; significa vendere un prodotto nuovo: non necessariamente un vino, o un’esperienza, ma, forse, un tutt’uno di entrambe e di altre mille cose. Significa poter organizzare eventi, degustazioni e presentazioni di nuove etichette completamente nel Metaverso incuriosendo giornalisti e ospiti, che possono degustare il vino comodamente da casa loro, in Italia così come in Brasile o nelle Far Oer; significa cancellare i confini della comunicazione ed essere presenti ovunque, perché presenti qui ed ora. Arthur Sychov, uno dei massimi esperti in Metaverso e realtà virtuale, scrive di come nei prossimi dieci anni la maggior parte della popolazione mondiale userà tecnologie immersive per larga parte della giornata, sia per scopi lavorativi sia per scopi ricreativi, e di come il Metaverso sarà un luogo controllato solo dagli utenti, senza autorità centrale che imponga limiti. Conclude Augusto Faglia COO Vanilla Innovations, Inc.  Siamo orgogliosi di essere i primi in Italia (e non solo) ad aver creato un servizio unico per le aziende del vino, dove strategie di comunicazione e attività enoturistiche si fondono con le iOT e le tecnologie del Metaverso. Assieme permetteranno di unire indissolubilmente il mondo fisico al mondo virtuale, modificando le narrazioni in esperienze, potenziando sempre di più la realtà fisica del mondo vitivinicolo. A cura di Clara Maria Iachini      https://www.youtube.com/watch?v=RakajXgmc-E
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16 Luglio, 2022

Un sogno diventato realtà, la realtà diventata sogno

Un sogno diventato realtà, la realtà diventata sogno: ÔMINA ROMANA I sogni possono diventare realtà? Per la famiglia Börner è stato proprio così! Dal nostro incontro con Paola Pachego, direttore tecnico e agronomo dell’azienda, inizia la nostra avventura in vigna, partendo dalla filosofia produttiva e dal grande potenziale del territorio dei Castelli Romani.     L’azienda ad oggi si basa su due grandi passioni: i grandi vini del mondo soprattutto Francesi e l’archeologia. Da questo è nata la volontà di cercare un luogo e in coincidenza della sponsorizzazione di alcuni scavi dalla parte del Tuscolo, essendo in contatto con alcuni archeologi, il dott Börner si innamora del territorio di Velletri, terra natia di cinque imperatori romani, dove le barbatelle lì coltivate hanno avuto vita ed espansione in Europa. Lasciato abbandonato per molto tempo, nel 2007, la Famiglia Italo Tedesca, decide di ridare vita a questo habitat, estremamente vocato, inserendo come logo aziendale una fenice, a testimonianza di questa grande rinascita. Inizia così l’indagine di tutte le componenti che fanno sì che una sola zona possa essere catalogata vocata per la viticultura; indagine pedologica che dura circa due anni, scavando in profondità e analizzando gli orizzonti del terreno. Da questo studio sono emersi due differenti suoli, appartenenti allo stesso enorme complesso vulcanico dei Colli Albani, imparentati con il Vesuvio: il primo, un suolo argilloso rosso molto minerale e profondo con argille non coese e molto permeabili, ideale per la coltivazione di vitigni a bacca rossa; il secondo, a pochi metri di distanza, un suolo bianco, sabbioso, pozzolanico, leggero, dove le argille rappresentano una piccolissima parte, ideale per la produzione di vini a bacca bianca.  Altre condizioni fondamentali per questi 87 ettari vitati, sono la vicinanza al mare e la barriera naturale del Monti Lepini che proteggono e non stressano la vite. La forte escursione termica, che si rileva da luglio in poi, fa si che le temperature varino di 14/17 ° di differenza tra il giorno e la notte, ottimo precursore degli aromi all’interno dell’acino. Ci troviamo di fronte a un’azienda che punta in maniera maniacale alla tecnologia e alla sostenibilità in tutte le fasi, dal vigneto alla cantina; posizionamento in vigna di 24 centraline meteorologiche, con sistemi BSS, più una principale con satelliti che registrano i dati minuto per minuto, inviati in seguito ad un applicativo che aiuta il riconoscimento delle malattie fungine della vite prima che si verifichino;  inerbimento spontaneo naturale ricco di fertilità e variabilità botanica, rifugio ideale per insetti utili all’ecologia del vigneto, fino ad arrivare ad una irrigazione di soccorso lunga tutti i filari della vigna. DALLA TECNOLOGIA ALLA SENSORIALITA’ Si sceglie la data di vendemmia in base all’analisi sensoriale dell’acino, scomponendo buccia, polpa e vinacciolo e assaggiando separatamente in maniera molto tecnica per un unico obiettivo: andare oltre i valori chimici ( zucchero, acidità, PH) e trovare come fattore decisionale la complessità aromatica che ritroviamo poi in tutti i loro grandi vini. Selezione in pianta molto accurata con estrema attenzione agli acini rovinati che faranno da concime alla terra; raccolta differenziata e separata, a seconda della varietà, dei grappoli integri durante il giorno e per 5/7 giorni al fine di capire e  raccogliere l’uva nel momento di maggior concentrazione aromatica; ed infine ghiaccio secco in pre- fermentativa dalle 24 alle 72 ore, questo per proteggere dalle ossidazioni enzimatiche ed estrarre maggiori sostanze dalla polpa e dalla buccia. Questa è la vendemmia di OMINA ROMANA. Ogni varietà ha una sua fase di fermentazione a basse temperature. Giornalmente si decide se fare un rimontaggio, un bâtonnage o una follatura per svariati minuti a seconda del vitigno. La linea Ars Magna di Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot passa prima dalle botti troncoconiche per essere in seguito affinata in barrique. Un  grande progetto dell’azienda, curato dal Consulente Enologo, Claudio Gori, è l’Extravelvet, composto da una griglia che separa il liquido dal solido per lo sgrondo, utilizzato prima e dopo la fermentazione. La parte solida viene messa nella parte superiore e il liquido per caduta; poi nella fase post fermentativa viene aggiunto altro ghiaccio che, compattandosi, con le pale viene omogeneizzato con le vinacce, creando un prodotto molto concentrato similare ad una marmellata. In seguito avviene la decantazione e l’affinamento in barrique per l’85 % di primo passaggio. Esse sono divise in blocchi, studiati per dividere i vari appezzamenti. Ci siamo trovare di fronte  ben 3 tipologie di Cabernet Franc diversi, divisi in lotti e da  tipi diversi di tonnellerie. Questo per evitare un prodotto standardizzato perché ogni tonnellerie ha provenienze forestali e caratteristiche differenti che influenzano il vino. Le barrique sono posizionate su sistema OXOLINE, con alla base delle rotelle che permettono di rotearle senza andare ad utilizzare la stecca del bâtonnage, limitandone danni microbiologici. Altro discorso importante sono le colmature. Come ben sappiamo, le botti respirano e si scolmano; per evitare quindi di fare colmature frequenti si utilizza un sistema di ventilazione ad ogni blocco che movimenta l’aria in senso rotatorio e stabilisce una temperatura di 17/18 ° con circa l’ 80% di umidità. Terminati gli affinamenti, che partono minimo dai 12 mesi, iniziano i tagli. Da qui, avviene la degustazione delle barrique di ogni blocco, per poter decidere se utilizzarlo per un taglio o un monovarietale.  Dall’affinamento i vini passano nelle troncoconiche per cercare di evitare lo shock che subirebbero dal passaggio dal legno all’acciaio che dura un mese prima di essere imbottigliati. Dalla tecnica all’assaggio: Hermes Diactoros II 2020 60% Viognier  40% Incrocio Manzoni, Petit Manseng, Chardonnay  Acciaio 6 mesi e 2 mesi di bottiglia Un entry level di tutto rispetto. Un vino  immediato, fresco, un vero connubio di Agrumi e note balsamiche, frutta esotica, magnolia, ricco di mineralità dovuta al suolo vulcanico, il tutto sostenuto da un’ alta spalla acidità. Un gran finale di mandorla dolce. Chardonnay 2020 Acciaio 6 mesi e 2 mesi bottiglia Intenso e complesso con fiori bianchi appassiti, note agrumate, pesca bianca e note  di frutta secca e crosta di pane, persistente e caldo. Chardonnay ARS MAGNA 2018 12 mesi di barrique di Rovere Francese, 6 mesi di Acciaio e 6 mesi di bottiglia Ottimo equilibrio e intensità, un’ armonia di note balsamiche, salvia e finocchietto e un leggero sentore di miele.  Finale lungo e avvolgente. Chardonnay ARS MAGNA 2015 12/18 mesi di barrique di Rovere Francese, 6 mesi di Acciaio e 6 mesi bottiglia Annata straordinaria. A confronto con la 2018 si notano anche sentori  più evoluti di caramello, erba falciata, miele d’acacia e una straordinaria caramella Mou. Viognier 2019 Fermentazione parte in barrique di II passaggio e parte in acciaio; maturazione 12 mesi  di barrique I e II passaggio e 6 mesi in bottiglia per l’affinamento. Meravigliosi sentori di finocchietto, erbe aromatiche, tabacco tostato, infuso di camomilla, albicocca, e un’ insolita freschezza e delicatezza. Un  finale di frutta secca. Viognier ARS MAGNA 2016 12/18 mesi di barrique e 6 mesi in Acciaio e 6 mesi bottiglia. Corpo complesso e intenso, tostatura dolce, frutta secca, rosmarino, balsamico, incredibile spalla acida persistente. Diana Nemorensis I 2018 50% Merlot 30% Cabernet Sauvignon e 20 % Cabernet Franc. Un magnifico entry level taglio bordolese con affinamento esclusivo in acciaio. Sentori di tabacco da pipa e note balsamiche molto presenti, cacao, amarena e lampone, tannini setosi e lunga persistenza. Cesanese 2016 12  mesi di barrique, 6 mesi di Acciaio e 12 mesi in bottiglia. Estremamente elegante con note speziate, frutti di bosco, rose rosse, viola, balsamico, tostatura affumicata. Longevo. Merlot ARS MAGNA 2016 24 mesi di barrique, 6 di Acciaio e 12 di bottiglia. Un vino elegante, di gran corpo. Un seducente protagonista con sentori di  cioccolato, spezie, frutti di bosco, potpourry e tabacco da pipa. Ottimi tannini bilanciati e grande persistenza. Ceres Anesidora I 2013 50% Cabernet Franc e 50% Cabernet Sauvignon Circa 24 mesi di Barrique , 6 mesi in Acciaio e 18 bottiglia. Potente e armonioso, una marmellata di ribes e more, speziatura, note di vaniglia, cioccolato e  note smaltate. Cabernet Franc ARS MAGNA 2015 Circa 24 mesi di barrique, 6 mesi di Acciaio e 12 in bottiglia. Ottimo equilibrio in perfetto stato di conservazione, un effluvio di frutti rossi, spezie dolci e un gran finale di cioccolato e caffè. Bellissima trama tannica. Giacchè , siamo delle grandi lettrici nonché amanti dei libri, vi  lasceremo una citazione come spunto di riflessione: “Dum vinum intrat, exit sapientia.” A cura di Cristina Santini e Ilaria Castagna  https://youtu.be/RakajXgmc-E
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14 Luglio, 2022

Nuova iniziativa per "I Vini del Cuore"

Nuova iniziativa per “I Vini del Cuore”, era esattamente il 2 luglio 2021 quando Olga Sofia Schiaffino lanciava dal suo profilo instagram l’idea di una guida che parlasse di vino in modo emozionale, senza dare punteggi o giudizi tecnici. La prima edizione ha visto 20 bloggers descrivere 5 vini, tre della propria regione e due di un altro territorio italiano ed è stata affidata alla piattaforma Amazon. La guida è stata ufficialmente presentata a Dicembre 2021  a Montefalco in Umbria, dove i nostri bloggers sono stati ospiti delle cantine Antonelli San Marco e Scacciadiavoli. Nel mese di Aprile 2022 abbiamo organizzato un evento per presentare alcune delle aziende recensite in guida insieme alle cantine che avevano partecipato al format su ClubHouse Buongiorno in Vigna, ideato da Clara Maria Iachini @clarettablu,  presso l’ex convento dell’Annunziata a Sestri Levante: un momento di festa, condivisione e veramente ottimi vini in degustazione! Per la nuova edizione si è deciso di cambiare leggermente le modalità di partecipazione e sono stati selezionati 30 bloggers che hanno scritto di 3 vini ciascuno, senza alcun vincolo regionale, sempre restando in Italia. Ecco la grande novità! Per far conoscere i vini del cuore e raccontarli con passione, ma anche con la qualità che meritano, abbiamo manifestato il desiderio di stampare la guida affidandola a una professionista tipografo. Per realizzare il progetto e raggiungere la somma necessaria alla messa in stampa abbiamo lanciato sulla piattaforma Ideaginger.it una campagna di crowdfunding, che ognuno potrà sostenere da questo link.  Un progetto che è stato accolto con molto entusiasmo e che rispecchia la filosofia della guida, della community che vuole creare, del senso di appartenenza e di inclusività necessari per rendere questa opera editoriale davvero speciale e unica. Nella seconda edizione sono stati recensiti un centinaio di vini di altrettante aziende, bottiglie che possono essere acquistate perché reperibili sul mercato, in modo da promuovere l’esperienza della degustazione nel lettore, tecnico o solo appassionato che sia. E’ importante per questo progetto avere il sostegno di tutti, perché è una campagna del tipo “ tutto o niente”: qualora non si raggiungesse la cifra entro il 6 agosto 2022, i soldi versati tornerebbero al donatore. Per ringraziare la generosità e il sostegno a “ I vini del Cuore: emozioni da stampare” abbiamo pensato a bellissime ricompense, che variano dalla menzione in guida, alle masterclass con kit di 4 campioni di “ vini del cuore”, soggiorni in Liguria o in Umbria e una ricompensa speciale per le aziende, dedicata alla promozione del brand e alla comunicazione social. Siamo molto fiduciosi di realizzare il nostro sogno! A cura di Clara Maria Iachini 
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13 Luglio, 2022

Wine in Venice, Welcome to the Wine “RED CARPET”

Wine in Venice  Sostenibilità, innovazione ed etica…La città di Venezia lancia il primo evento del “Calendario 2023” e lo dedica al vino ed alle sue meravigliose storie. Venezia, 13 luglio 2022 – Il vino sbarca a Venezia e lo fa in grande stile, come impone la magia di questa città. Venezia diventerà dal 28 al 30 Gennaio 2023 il centro enoico del nostro paese, ospitando il primo Red Carpet del vino per un evento semplicemente iconico. Un palcoscenico dedicato a protagonisti, storie, contaminazioni e commistioni tra il mondo del vino e non solo. Un contenitore ideale per parlare di tre temi scelti dagli organizzatori (Winetales, Beacon, Venezia Unica e WineHo) per la prima edizione della manifestazione, che saranno il centro del dibattito di tavole rotonde e talk dedicati.  I tre temi, selezioni per la prima edizione 2023, sono: SOSTENIBILITA’ INNOVAZIONE ETICA Per dare le giuste cornici a questa manifestazione, la città di Venezia, con l’attenta regia dell’amministrazione comunale, apre le porte di alcuni tra i suoi Palazzi più prestigiosi e simbolici, ad iniziare da: Ca’ Vendramin Calergi La Scuola Grande della Misericordia      Nei prossimi mesi si aggiungeranno all’evento altre strutture di pregio della città lagunare, oltre ad importanti marchi dell’artigianato “made in Venice” e ad attività itineranti, grazie a collaborazioni con agenzie di incoming and experience, tutte realtà entusiaste e desiderose di partecipare a questo nuovo grande evento internazionale. La partnership con Vela spa, la società del Comune di Venezia dedicata al marketing ed agli eventi, garantirà alla manifestazione un’elevata attenzione da parte della città. Vela spa infatti supporterà la promozione e comunicazione della manifestazione nell’ambito del palinsesto delle iniziative cittadine.   Venezia accoglierà una tre giorni senza eguali, ricca di momenti di confronto, degustazioni, presentazioni e spunti di riflessione per delineare i prossimi passi dell’intero settore enoico e non solo.  Un evento così prestigioso, ha bisogno di un media partner in grado di garantire una diffusione adeguata.  Per questa ragione si affianca all’iniziativa, fin dalla prima edizione, il gruppo GEDI con la verticale collegata a “La Repubblica” che ha come focus il Food & Wine ovvero: “IL GUSTO”  I numeri di “IL GUSTO”  parlano da soli: 3 Milioni di pagine viste mese, 2,5 milioni utenti unici al mese, 300.000 Copie, 1,4 mln Facebook followers, 12.4 ml Instagram Followers. L’accordo con il gruppo GEDI è triennale e sarà una garanzia di crescita della manifestazione sia per autorevolezza che per diffusione mediatica. Un evento che avrà fin da subito un forte respiro internazionale e che prevede, tra le altre iniziative, anche la cerimonia di premiazione del Premio Export Italia a cura di Uniexport Manager. Il Premio Export Italia è un premio diverso da tutti gli altri perché non è destinato a realtà con il maggior fatturato export e nemmeno a quelle più̀ presenti nel mondo. Il Premio valorizza le storie export di successo delle piccole e medie imprese, in quanto utili ad altre aziende ancora non esportatrici alla ricerca di una strategia e di un modello al quale ispirarsi.  Sarà questo un momento di ulteriore riflessione per tutti i professionisti dell’export in ogni campo e divisione merceologica per approfondire la tematica legata a quella meravigliosa missione che è portare il “Made in Italy” in tutto mondo. La magia di Venezia farà il resto e proprio prima dell’inizio del Carnevale sprigionerà sul mondo del vino il fascino dei canali, delle sue unicità architettoniche, della sua storia impareggiabile, insomma la bellezza di una città unica ed iconica per un perfetto palcoscenico diVino.  “Venezia è onorata di ospitare la prima edizione di un evento che parla di natura, sostenibilità e ultime tecnologie applicate al mondo del vino – dichiara l’assessore al Turismo Simone Venturini – per tre giorni la nostra città diventerà punto di riferimento di un importante settore economico e culturale del nostro Paese. Wine in Venice sarà tra i primi appuntamenti di alto livello del 2023, un modo per iniziare il nuovo anno con il piede giusto continuando a puntare sulla qualità”.     “Vogliamo continuare a portare il vino di qualità in giro per l’Italia e per il mondo e farlo apprezzare a tutti, non solo agli addetti ai lavori. Per noi di Winetales, questa di “Wine in Venice” è una sfida importante. Siamo altresì certi che la magia di questa città ci scorterà per un evento semplicemente memorabile.” dichiara Damiano Antonelli CEO di WT Group srl, società proprietaria del marchio Winetales. “La Misericordia di Venezia si è sempre distinta per la rilevanza e l’unicità degli eventi ospitati all’interno delle sue secolari mura, siano essi eventi privati o pubblici, culturali o di business; ospitando parte della manifestazione WINE IN VENICE avremo l’opportunità di raccogliere tutte queste declinazioni in un grande evento poliedrico dedicato alla cultura d’impresa e a tre temi ormai imprescindibili per qualsiasi realtà imprenditoriale: Etica, Sostenibilità, Innovazione”   Dichiara la Dott.ssa Martina Semenzato (Consiglio di Amministrazione Scuola della Misericordia di Venezia Spa) “L’appuntamento di Wine in Venice è dal nostro punto di vista un momento unico per il nostro mondo in quanto nessuna città può essere considerata iconica come Venezia e rilevante da un punto di vista turistico e di ospitalità. L’abbinamento col vino di eccellenza rende questo connubio un unicum che sono certa sarà vincente per molti anni e noi di WineHo faremo tutto il possibile per fornire gli strumenti formativi e di consulenza per dare a tutti i partecipanti e stakeholders il massimo ritorno possibile.” racconta la titolare e fondatrice di WineHo Cristina Mascanzoni Kaiser “Abbiamo accettato con piacere la sfida di “Wine in Venice”. Costruire un evento trasversale alle eccellenze Italiane, in primis al vino, in una città come Venezia, rappresenta per noi un punto d’arrivo. Venezia è indubbiamente un palcoscenico unico al mondo: forse il più adatto per raccontare il vino attraverso la lente dell’arte, della cultura, delle tradizioni commerciali e dell’espansione internazionale su mercati a lungo raggio. Siamo contenti che l’Amministrazione abbia voluto fortemente un evento del genere nella propria Città e siamo onorati di figurare tra gli organizzatori insieme a tantissime realtà altamente specializzate e professionali.” Riccardo Rabuffi Amministratore Unico di Beacon Srl  Il Presidente del Premio Export Italia, Massimo CUGUSI ha commentato  “Il sistema delle aziende esportatrici italiane evidenzia un’ampia forbice tra piccole e grandi imprese da un lato e tra Centronord e Mezzogiorno dall’altro. In tutto il Paese possiamo comunque esprimere un’ampia varietà di esperienze di successo” “Sarà nostro compito – ha proseguito Cugusi – non solo riconoscerle e premiarle ma, soprattutto, fare in modo che diventino patrimonio condiviso, accessibile anche a chi, per la prima volta, si affaccia ai mercati esteri. Il libro che, alla fine di un percorso che attraverserà nei prossimi mesi tutta Italia, racconterà le cento migliori storie sarà un vero e proprio catalogo di buone pratiche per accelerare il percorso delle imprese più piccole, attualmente ancora ai margini nei processi di internazionalizzazione”. “La sfida di creare un grande evento del vino in una delle città più affascinanti del pianeta è in linea con la mission de “IL Gusto”, la testata che produce i contenuti food, wine&travel per il gruppo Gedi.  Vogliamo restituire all’Italia il ruolo di narratore delle eccellenze italiane nel mondo e quella di Venezia può essere una data chiave. Da far crescere insieme” dichiara Luca Ferrua direttore di “Il Gusto” “Venissa è un punto di riferimento per chi desidera conoscere la laguna nella sua veste più inedita. Continuiamo a farci custodi e promotori di questo territorio prezioso con la consapevolezza di dare a tutti i nostri ospiti la gioia di godere di una cosa unica al mondo.” dichiara Gianluca Bisol presidente di Bisol 1542 A cura della Redazione  https://youtu.be/RakajXgmc-E
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12 Luglio, 2022

Mezzo Ettaro: La dimensione a volte non fa la differenza

Mezzo Ettaro: La dimensione a volte non fa la differenza Un punto di ritrovo e di condivisione.   Mezzo Ettaro nasce nel cuore della Valpolicella classica ,sul colle della Masùa ed è qui che in questo piccolo terreno (mezzo ettaro appunto), Giorgio Dolcetta ha trasferito la sua passione e competenza medica e coltiva a mano viti e ulivi in modo rigorosamente naturale. A Mezzo Ettaro la natura è protagonista, coi suoi tempi si producono vino e olio di alta qualità tracciabili dalla pianta alla bottiglia. Dalla vendemmia 2019 sono prodotti due vini: un Valpolicella Classico Superiore DOC, pronto in due anni e un Rosato Veronese IGT imbottigliato prima dell’estate successiva. Altrettanto l’olio, dal camp di olive coltivate tradizionalmente e con metodo biologico, raccolte sulle piante – prevalentemente delle varietà Grignano e Favarol – al giusto punto di maturazione, molite a freddo entro cinquanta ore dalla raccolta. I prodotti di pregio sono ispirati ai valori della terra; cura e rispetto per il territorio sono parte fondamentale della nostra cultura. Ovviamente il terroir aiuta e per così dire la “fa’ da padrone” per la produzione di vini unici e naturali frutto dei valori quali la forza della famiglia, la passione per il lavoro, l’amicizia vera, la terra e i suoi frutti. Mezzo Ettaro tuttavia desidera essere molto più di una piccola boutique vinicola e lavora quotidianamente per essere un luogo speciale per incontri e relazioni. Un luogo per assaporare l’Accoglienza e degustare un buon vino in un ambiente semplice e personale: per chi ama la vite, l’uva e il vino e desidera conoscerne l’origine, le fasi produttive e scoprire come il rispetto del territorio lavorato con impegno e sostenibilità si trasformi in un prodotto unico. Corte Dolcetta, che prende il nome dai proprietari, è esattamente dove tutto ciò può accadere. Immersa in un panorama indimenticabile tra i vigneti, olivi e le colline a terrazzamenti della Valpolicella ospita meeting, incontri e momenti unici da vivere e non solo ricordare. Una Corte ricca di vita dove è possibile respirare la passione e l’entusiasmo per il vino e tutto ciò che facciamo. Un piccolo angolo dove attraverso i profumi dei limoni e della lavanda si assapora il piacere dell’incontro. Sperando di avevi incuriositi vi suggerisco quindi di valutare Mezzo Ettaro per il vostro prossimo meeting e godere di un luogo unico alle spalle di Verona. Per contatti visistate la pagina: https://www.mezzoettaro.it/contatti/ Al prossimo martedì! Cristina Itinerari DiVini è una rubrica a cura di Cristina Mascanzoni Kaiser    
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11 Luglio, 2022

Vinòforum 2022 - Le interviste di Winetales Magazine

Vinòforum 2022 ecco le interviste di Winetales Magazine per dare voce ai protagonisti della diciannovesima edizione della manifestazione andata in scena a Roma, lo scorso 10 giugno per dieci giorni di passione per il vino e per il cibo. Un’edizione da record per presenze e pubblico che sempre di più ha dimostrato che il vino ha bisogno di leggerezza e non solo di palcoscenici patinati. Con la nostra Press Area abbiamo dato voce agli addetti ai lavori, ma non solo anche al pubblico di appassionati, per rinnovare ancora una volta l’importanza della nostra missione ovvero: Il vino è di tutti! In questa intervista Giuseppe Petronio, in arte Peppetronio, sommelier e nostro redattore che fa del vino la sua passione con competenza ed entusiasmo fino a diventare nel corso degli anni un punto di riferimento per la comunicazione enoica italiana. Peppetronio ha intervista un grande della ristorazione lo chef Giancarlo Morelli, da enfant prodige a Chef pluripremiato a imprenditore accorto e gentile: una passione lunga una vita, quattro ristoranti e numerosi riconoscimenti nell’alta cucina internazionale. Giancarlo Morelli è uno dei più importanti esponenti della cucina italiana contemporanea. Bergamasco di origini, è protagonista di un percorso professionale fatto di concretezza, creatività e sapori che non perdono mai l’ancoraggio con l’ingrediente primario che interpretano. La sua prima “creatura” è stato il ristorante Pomiroeu di Seregno, in provincia di Monza e Brianza, stella Michelin nel 1993. Lì è iniziato il “mito” dei suoi risotti, saporiti e dalla cottura perfetta, viaggi di gusto in un chicco di riso. Ma è necessario sottolineare che Giancarlo Morelli è oggi alla guida di una “galassia” di proposte, tutte legate dal fil rouge di una cucina fatta di estro e bontà, nella sua cucina, elegante e schietta, convergono tradizione, ricerca e convivialità. Da sempre rispettosa della natura e senza sprechi. “Il cibo è come un abito, a qualcuno può piacere a qualcun’altro no. L’importante è che la critica che mi viene fatta riconosca il grande lavoro che c’è a monte,  la buona fede e l’amore sincero per la materia prima”. Nei prossimi giorni vi racconteremo tutte altre storie che abbiamo raccolto in questi dieci giorni di Vinòforum 2022 ! Quindi restate connessi e non perdetevi il punto di vista di: sommelier, operatori, chef stellati  o semplici Winelovers che poi sono anche il pubblico che trasforma le parole in numeri ed in vendite per produttori e ristoratori e permettono di far girare questo meraviglioso circo chiamato Vino. In basso trovate il link dell’intervista di Giuseppe Petronio e Giancarlo Morelli A cura della Redazione 
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10 Luglio, 2022

Un viaggio in Grecia a Zante con la sua Verdea

Zante con la sua Verdea è proprio qui che vi porto! Dico spesso che la Grecia è uno dei paesi enoici più affascinanti al mondo, non tanto per perorare la mia personale predilezione per questo popolo ma perché effettivamente è così. Non sto dicendo che la Grecia sia uno dei paesi in cui si producono tra i migliori vini al mondo ma se ci informassimo scopriremmo che furono proprio gli antichi Greci tra i popoli che più contribuirono alla diffusione della vitivinicoltura in tutto il bacino del Mediterraneo. Furono i Greci ad introdurre sistemi di coltivazione quali l’alberello, ancora oggi in uso in molte zone costiere dei vari paesi europei e furono sempre i Greci ad introdurre in Italia, Francia, Spagna moltissimi dei vitigni che ad oggi siamo abituati a nominare, basti pensare solo ad aglianico, fiano, greco, falanghina. I Greci amavano il vino a tal punto che i richiami letterari sono infinitamente floridi e tra le divinità del loro pantheon veneravano anche Dioniso, Dio del vino. Non fosse sufficiente aggiungiamo che la Grecia è anche uno di quei paesi che ancora oggi può vantare un patrimonio ampelografico originale e variegato. Dalla Macedonia al PeIoponneso, le isole Cicladi e il Dodecaneso fino ad arrivare a Creta, ogni regione conserva ancora i suoi vitigni autoctoni, antichi ed affascinanti. I Greci sono riusciti, nel corso della storia e delle varie dominazioni turche, a preservare questo preziosissimo patrimonio ampelografico per cui non hanno mai ceduto neppure all’internazionalizzazione di fine secolo e ad oggi troviamo qui una vastità di vitigni da scoprire quali assyrtiko, agiorghitiko, savatiano, roditis, xinomavro, moschofilero, malagousia, mandelari, kotsifali e tantissimi altri. Da ultimo come non sottolineare anche le caratteristiche fisiche del tutto peculiari del paese con i confini più a sud di tutta Europa, un paese dai forti contrasti in cui per quanto la maggior parte del territorio sia montuosa annoveriamo quasi 14.000 km di costa e le isole rappresentano quasi un quinto della superficie nazionale. E proprio sulle isole andiamo oggi ma non in quelle del Mare Egeo, no, non nelle celebri Santorini o Samos. Oggi parliamo delle Isole Ionie, che si trovano a poco più di 100 km a sud-est della Puglia, tra le coste dell’Albania ed il Peloponneso.  Qui a Zante, o Zacinto, dove a differenza della vicina Cefalonia non troviamo alcuna PDO bensì un’unica PGI che copre l’intero perimetro dell’isola ma soprattutto la famosa Verdea di Zante, una denominazione tradizionale o ex OKP (Oenoi Onomasias Kata Paradosi) ovvero vini prodotti con metodologie del tutto singolari (si pensi alla Retsina che viene aromatizzata con resina di pino d’Aleppo) in cui si tollerano diversità rispetto alle comuni regole europee per salvaguardare tradizioni millenarie. A livello legislativo le OKP sono state incorporate nel sistema delle PGI dunque ad oggi la Verde di Zante è tutelata all’interno della PGI Zakhyntos. Si tratta di un vino prodotto da blend di quattro vitigni autoctoni: skiadoupulos, goustolidi, robola, pavlos. Non c’è un vitigno chiamato verdea (non in Grecia, ne esiste uno con questo nome in Lombardia ma non c’è alcun collegamento tra i due), il nome “verdea” deriva dall’italiano e dal lungo periodo di dominazione veneziana in molte zone della attuale Grecia. “Verdea” per sottolineare il colore “verde” in quanto si effettua una vendemmia anticipata soprattutto sullo Skiadopoulos che raggiunge un importante grado di concentrazione zuccherina e per questo viene raccolto quando i grappoli sono ancora verdi e ricchi di acidità. Dicevamo che non esiste a Zante un vitigno autoctono chiamato “verdea”, ma ne esistono molti altri che in parte ho già nominato. Un documento risalente al 1601 ci testimonia come più di 400 anni fa a Zante fossero presenti  addirittura 34 vitigni autoctoni nella sola isola e la cosa più straordinaria è che confrontando questa lista con quelli attualmente presenti ci renderemmo conto come la maggior parte sono sopravvissuti! Io ho assaggiato la Verdea di Zante della cantina Grampsas https://ktimagrampsa.gr/ distribuita in Italia da Vinum_vini  se vi interessasse la potete trovare qui. La cantina Grampsas si trova a Lagopodi, nell’interno a sud dell’isola, dove in una campagna ricca di ulivi troviamo i vigneti coltivati ad alberello e coltivati con vitigni autoctoni locali sia a bacca bianca come goustolidi, skiadopoulos, moschatela, pavlos che a bacca nera come l’avgoustiatis. Il blend di skiadoupulos, goustolidi, robola, pavlos di Grampsas viene prodotto con un’estrazione prefermentativa in ambiente controllato e per quanto riguarda l’affinamento occorre dire che matura almeno 4 mesi in botti di rovere francese. Si caratterizza per un buon equilibrio che dona bevibilità, ottenuto con questa sapiente contrapposizione tra il naturale carattere alcolico e rotondo dello skiadopulos e la vendemmia anticipata che conferisce questa acidità a garanzia del bilanciamento. Il passaggio in legno non snatura il frutto e le caratteristiche primarie di vitigno e lavorazione ma inspessisce il corpo pur non rendendolo pesante ed ovviamente amplia il bouquet di sensazioni odorose ed aromatiche conferendo note vanigliate, spezie dolci e cenni di tostature. Si tratta di un vino che definirei un jolly in cucina. L’acidità non gli toglie la possibilità di essere abbinato con preparazioni caratterizzate da forte tendenza dolce o grassezza ma la sua rotondità e grado alcolico consentono anche che questa Verdea possa risultare efficace nello stemperare durezze nel piatto. La vedrei bene con un vasto range di preparazioni da cucina di mare a carni bianche anche se se proprio mi dovessi sbilanciare la proverei con un pasticcio o una pasta al forno, in Grecia ne fanno delle magnifiche, come il Pastitsio, che avrebbe anche il richiamo alla cannella. Certo, il massimo sarebbe poterlo degustare in loco, magari gustandosi un bel tramonto sul mare con la giusta compagnia, ma dal momento che Zante e la Grecia non sono a due passi, se non altro grazie alla giusta bottiglia di vino e ad un po’ di fantasia, possiamo goderci da casa una bella serata immaginando di essere ancora là. A cura di Stefano Franzoni “The Voice of Blogger” è una rubrica di Winetales Magazine coordinata da Stefano Franzoni    
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8 Luglio, 2022

Metti una benda a cena

Metti una benda a cena, dicevamo e la degustazione alla cieca è un vivace modo per approcciarsi al vino. Non è una roulette russa, ma la benda agli occhi è protagonista. Con gli occhi bendati il mondo sensoriale cambia completamente, espandendo in modo esponenziale le percezioni delle caratteristiche organolettiche del vino, portando il degustatore a cogliere ogni minima sfumatura di rumore, profumo, sapore, e addirittura la differenza di peso specifico dello stesso, e ponendolo a distaccarsi dai giusti riferimenti dati dagli occhi. Tutto questo, e anche molto di più, è accaduto a Milano presso il locale Est Milano di via Calvi, durante una serata-evento organizzata da Wine Tales e del Sommelier Federico Bovarini. La stanza messa a disposizione dagli organizzatori si è così trasformata in un crocevia di opinioni, associazioni ed esperienze emotive differenti per ogni partecipante, quasi come a scatenare un effetto Madeleine degno del film Ratatouille. In questo caso il destinatario di tali riscoperte della memoria non è stato un severocritico enogastronomico, bensì ogni partecipante presente a questa entusiasmante iniziativa. La serata è iniziata con la proposta di 2 vini per batteria, in abbinamento agli squisiti piatti di Est Milano, per un totale di 6 vini degustati alla cieca. L’ aspetto più’ sorprendente è stato riscontrare la differenza di percezione tattile a livello gustativo, dove alcuni non hanno riconosciuto addirittura la presenza della bolla al palato. Questo cosa sta a significare? La poca attenzione che si dà alla presenza, qualità e tipologia di bolla nel calice, una minor esperienza, o semplicemente che la vista condiziona in maniera molto invasiva le fasi della nostra degustazione? A voi le conclusioni e soprattutto “Metti una benda a cena” Per non parlare dell’ effetto dato sui profumi e sapori, in relazione al fatto di non vederne colore e consistenza. Io per prima ho confuso un rosé per un rosso, rosé certamente particolare, ma se non lo vedi non ci credi. Ben ricercati anche tuti gli altri vini. E ora vi presento tutta la batteria: Sajni Fasanotti, Mori (Tn) “Senza pensieri”, Chardonnay, Metodo Classico Trento Doc Riserva 2015, sboccatura 2020 Pietramatta, Cenate Sotto (Bg)“Amber”, Souvignier Gris, Orange Wine Sajni Fasanotti, Mori (Tn) “Conte Alessandro”, Chardonnay, Sauvignon, Incrocio Manzoni, Trentino bianco Doc,riserva 2018, vinificazione in bianco Pietramatta, “035” , Moscato di Scanzo Rosato, IGP, rosato Sajni “Selvaticum” Enantio riserva, Terra dei Forti Doc 2016, rosso Pietramatta “Blò”, Merlot e Moscato di Scanzo, IGP, anfora e barrique La Benda sugli occhi ti fa viaggiare, nei tuoi ricordi più reconditi e ti riporta ai tuoi posti del cuore, tanto da associare questi vini provenienti dal nord Italia a luoghi mediterranei con Sicilia e Campania. Insomma, un viaggio virtuale dove vuoi tu. A rendere questo gioco di riconoscimento ancora più complicato, sono state l’astuzia e la preparazione del sommelier Federico Bovarini, che ha condotto la serata guidandoci verso luoghi infiniti. Tante le sorprese della serata, ma la più bella non ve la racconto, invitandovi a partecipare ai prossimi eventi organizzati da Wine Tales e a scoprirla da soli. A cura di Valeria Valdata
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7 Luglio, 2022

Vinòforum 2022 - Le interviste di Winetales Magazine

Le interviste di Winetales Magazine per dare voce ai protagonisti della diciannovesima edizione di Vinòforum andata in scena a Roma, lo scorso 10 giugno per dieci giorni di passione per il vino e per il cibo. Un’edizione da record per presenze e pubblico che sempre di più ha dimostrato che il vino ha bisogno di leggerezza e non solo di palcoscenici patinati. Con la nostra Press Area abbiamo dato voce agli addetti ai lavori, ma non solo anche al pubblico di appassionati, per rinnovare ancora una volta l’importanza della nostra missione ovvero: Il vino è di tutti! In questa intervista Giuseppe Petronio, in arte Peppetronio, sommelier e nostro redattore che fa del vino la sua passione con competenza ed entusiasmo fino a diventare nel corso degli anni un punto di riferimento per la comunicazione enoica italiana. Peppetronio ha intervista un altro grande del vino italiano Gabriele Pazzaglia winemaker di Cantine Banfi una vera e propria leggenda nel patrimonio ampelografico italiano nata nel 1978 grazie alla volontà dei fratelli italoamericani John e Harry Mariani. Sin dall’inizio i due fratelli prevedono un progetto su larga scala, integrando una produzione viticola di qualità con una cantina moderna con l’obiettivo di mantenere sempre alto il livello qualitativo dei vini prodotti. A fianco della famiglia Mariani, Ezio Rivella, uno dei più grandi enologi italiani, il quale ritiene subito che per la ricchezza della natura del suolo e la privilegiata posizione microclimatica, i territori acquisiti avrebbero avuto grosse potenzialità di sviluppo. In quegli anni, i fratelli John e Harry rilevano inoltre la storica casa vinicola piemontese Bruzzone, attiva fin dal 1860 e specializzata nella produzione di spumanti, per farne il marchio piemontese del gruppo, oggi Banfi Piemonte. Nei prossimi giorni vi racconteremo tutte altre storie che abbiamo raccolto in questi dieci giorni di manifestazione! Quindi restate connessi e non perdetevi il punto di vista di: sommelier, operatori, chef stellati  o semplici Winelovers che poi sono anche il pubblico che trasforma le parole in numeri ed in vendite per produttori e ristoratori e permettono di far girare questo meraviglioso circo chiamato Vino. In basso trovate il link dell’intervista di Giuseppe Petronio e Gabriele Pazzaglia. A cura della Redazione 
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