Arrow Right Top Bg

18 Marzo, 2022

Bere il Territorio - Raccontare il vino attraverso un viaggio

Raccontare il vino attraverso un viaggio…la nostra rivista non poteva mancare nel divulgare questa bellissima iniziativa: non a caso ci chiamiamo Racconti di vino…quindi questo concorso letterario promosso da GoWine ci accende di entusiasmo creativo che volentieri condividiamo con voi. Siamo alla ventunesima edizione, e siamo in un periodo in cui le modalità di approccio e di narrazione del vino sono cambiate in modo velocissimo! Approfittate di quest’occasione per mettervi alla prova! Obiettivi, come da dichiarazione ufficiale di Go WIne: “ E’ un progetto culturale che ha sempre accompagnato la vita dell’associazione fin dalla sua costituzione e che giunge nel 2022 ad un traguardo importante. La scadenza è fissata al prossimo 30 aprile. Il Concorso conferma gli obiettivi di sempre che si rinnovano ogni anno e si misurano sempre con nuovi protagonisti: far crescere la cultura del consumo dei vini di qualità e contribuire, mediante il tema della narrazione, a valorizzare storia, tradizioni, paesaggio, vicende socio-culturali dei territori del vino.” Siamo quindi curiosissimi di seguire il progetto e di capire che risultati darà. Voi intanto, muniti di carta, penna, inchiostro, calamaio, o più facilmente di schermo e tastiera, dateci dentro con la Vostra creatività, con la Vostra passione per il nettare divino: comunicatela, narratela, raccontatela, declamatela! Raccontare il vino attraverso un viaggio, una bella esperienza che ci giuda e ci porta sempre a fare viaggi meravigliosi con la fantasia sempre con una attenzione meravigliosa con la realtà. Non finiremo mai di dare voce ai bicchieri riempiti e giovialmente svuotati, Go Wine!  A Cura di Francesca Pagnoncelli Folceri 
Leggi
Arrow Right Top Bg

17 Marzo, 2022

Chiuro una storia Nera

Chiuro una storia Nera…ma solo di nome. La comunicazione è espressione e dialogo, oggi più che mai siamo interessati a capire chi ascolta. Voler trasmettere il giusto messaggio, centrato e focalizzato per lasciare un suono e un sapore ridondante alla nostra platea ed essere sempre ricordati. È un po’ la nuova immagine, il nuovo essere social, la nuova vista per una comunicazione migliore. Continuiamo a fare selfie e post su ogni tipo di social perché trovarsi dei like o commenti è comunque un’innovativa comunicazione di cui magari i nostri nonni non saprebbero parlare e spiegare. Ed ecco qui accontentati, siamo a Chiuro nella cantina storica e wine bar di Pietro Nera. La visita inizia con una romantica vista di una grande botte trasformata in un angolo privato per un selfie tutto da ricordare, tra i profumi e sentori di un prodotto che si sta trasformando e sarà pronto a breve o forse tra qualche anno. La famiglia Nera ha iniziato la sua attività vitivinicola nel 1940 con Guido Nera, cui poi è succeduto Pietro negli anni ’50. I figli di Pietro, nel 1982, Stefano e Simone Nera sono i proprietari della cantina CAVEN CAMUNA, il cui nome deriva dai ritrovamenti, tra i vigneti, di alcuni segni rupestri sulle rocce, risalenti alla civiltà Camuna. E’ possibile ammirarli percorrendo il sentiero archeologico di Caven attraverso i terrazzamenti vitati. La Visita Ad accompagnarmi in cantina è stato Francesco Di Bernando, commerciale della cantina, ogni sua parola ed espressione ha dimostrato la reale appartenenza a questa bellissima azienda e famiglia ed una competenza fuori dal comune. I vigneti sono disposti da est a ovest in corrispondenza delle Alpi Retiche con una esposizione al sole di circa 2.000 ore durante tutto l’anno, sembra quasi di essere a Lampedusa che ha stessa esposizione solare. Inoltre, la “breva”, un vento tiepido tipico del lago, proveniente da sud a nord si scontra con i venti freddi della Svizzera, cui si aggiunge la scarsa piovosità. La combinazione delle condizioni climatiche è ideale per la coltivazione del vitigno Chiavennasca, tipico della Valtellina. In Valtellina parliamo di una viticoltura eroica, perché la pendenza dei terrazzamenti è di circa il 65/70%, ma che d’altra parte fa si che i vigneti possano avere un terreno molto sabbioso e non trattengono acqua con il buon risultato di un minor utilizzo di trattamenti. Particolare attenzione è data alla fermentazione, con l’utilizzo di lieviti autoctoni, ben selezionati.  Avviene nelle vasche d’acciaio mentre il passaggio successivo della fermentazione manolattica è lasciato alle vasche di cemento che sono da sempre il miglior materiale per traspirazione e temperatura. La zonazione Maroggia, Sassella, Inferno, Grumello, Valgella, sembra quasi uno sciogli lingua, invece, sono le cinque sottozone della Valtellina Superiore, in provincia di Sondrio, in Lombardia, dove si ha la produzione di una delle D.O.C.G italiane più importanti. La cantina Pietro Nera produce circa cinquecentomila bottiglie all’anno distinguendone una parte per la vendita in GDO. L’azienda CAVEN coltiva 30 ettari di vigna di cui 13 nella sottozona dell’Inferno ed il vitigno principale è il Nebbiolo, Stefano Nera, enologo della cantina, ha contribuito alla selezione di tre dei cloni più resistenti in base alle condizioni della valle. Il giro della cantina finisce con la degustazione, la scelta dello shop e Wine Bar dove è possibile degustare i vini accompagnandoli con taglieri di salumi, formaggi e marmellate tipiche della zona rimarca nuovamente la territorialità. La scelta di ampliare la sala di degustazione creando un Dehor invernale lascia che la vista possa continuare a godere delle emozioni sprigionate dal vino e non solo. Il Vino Di tutti i prodotti che abbiamo degustato vogliamo raccontarvi l’esperienza che abbiamo vissuto con l’Inferno Riserva 2015 “Al Carmine” prodotto con l’etichetta Caven Camuna.   Un vino intenso, ricco e complesso, nato sui vigneti terrazzati del piccolo appezzamento di Caven, affinato per oltre 18 mesi tra barrique e botti grandi di rovere. Al naso si percepiscono eleganti sfumature di spezie selvatiche, violette, pepe nero ed erbe balsamiche. Al palato è morbido, strutturato, fresco, sapido e persistente. Non a caso abbiamo utilizzato questo prodotto come copertina di questo articolo, perché il più coinvolgente che abbiamo degustato di questa cantina…fin ora! Chiuro una storia Nera è solo per il nome della cantina, in realtà è una storia di: colore, qualità ed innovazione. A cura di Elisa Pesco 
Leggi
Arrow Right Top Bg

16 Marzo, 2022

Women for wine

Women for Wine è partita in modo informale e spontaneo un iniziativa lanciata da Wine Tales Magazine sul suo account Instagram per celebrare la Festa delle Donna. E’ partita con un messaggio di richiesta di supporto a Francesca Mafrici, ed in 24 ore si è allargata ad una cerchia ristretta di amiche produttrici, blogger, narratrici del mondo del vino, e si è concretizzata in una serie di post in cui, in contenuti espressi in poche righe, sono emerse parole chiave, sentimenti, necessità che, sotto sotto, ci tengono tutte unite. Lascio raccontarla a Francesca, vera ideatrice di questa iniziativa. “Abbiamo pensato di lanciare l’hashtag #womenforwine in occasione della giornata internazionale della donna per celebrare tutte le donne e in particolare quelle che di vino ne parlano, ne scrivono e ne bevono! “L’intento reale è quello di far squadra, di conoscersi, di supportarsi e di collaborare! Come ben sappiamo, quando si dà importanza a qualcosa non è sufficiente festeggiare un solo ed unico giorno, ma bisogna coltivare in ogni istante l’interesse e la passione per l’argomento in questione. Così come l’amore non ha senso che sia celebrato solo a San Valentino, ma ad ogni occasione possibile, lo stesso vale per le donne, che spesso sono dimenticate, bistrattate, volutamente emarginate e che compiono.  il doppio della fatica rispetto agli uomini, per ottenere trattamenti che dovrebbero ormai essere loro garantiti senza discriminazione. Perciò, con i nostri semplici post abbiamo voluto raccogliere il pensiero di alcune donne del vino, che ogni giorno si impegnano per far sentire la loro voce e che hanno un’opinione ben chiara di cosa vogliono e di quanto meritino. Abbiamo cercato di sottolineare cosa significhi per noi essere donne, le nostre gioie e le tante sofferenze, spesso inespresse, le nostre aspettative e i nostri sogni. Essere donne del vino, nello specifico, vuol dire avere una grande passione, che ci porta ad essere anime curiose in cerca di risposte; risposte che spesso troviamo confrontandoci tra di noi, ridendo, scherzando, studiando e viaggiando. Speriamo che questa semplice iniziativa sia solo una delle tante che vedremo sorgere nel prossimo futuro.  Speriamo che sempre più donne si avvicinino al mondo enologico e, soprattutto, che sempre più donne si uniscano e creino grandi realtà insieme. L’unione (delle donne) fa la forza non è solo un modo di dire, ma  un mantra nel quale crediamo e nel quale stiamo investendo! Perché Donna è più bello!                                                                       Francesca Mafrici @ma_lafra Senza impantanarsi in discorsi troppo impegnati concludiamo la celebrazione delle DONNE raccogliendo di seguito, in un continuum, i pensieri condivisi da chi ha voluto contribuire con la sua foto. Un collage che, così composto, assume più forza e più senso. @sommelierouge e questa la sua dedica: “Il mio messaggio con questa foto a volto semicoperto vuole rappresentare ciascuna donna senza un “Io”. Poiché tutte siamo Divine .. e non c’è riferimento più chiaro al Vino nella parola Divina! E concludo con una citazione di Segovia Amil “Quella donna che è onesta con se stessa, devota alla sua consapevolezza, coltiva la sua unicità. Perché lei è vera, lei è Divina” @lucy.gossipwine e questa la sua dedica: “Alziamo i calici e riconosciamo i pregiudizi di genere diffusi nella nostra società siano un ostacolo allo sviluppo personale. Le aziende che vorranno trarre il massimo profitto dall’inclusione delle diversità, dovranno affrontare nuove sfide come la riduzione dei pregiudizi di genere (gender bias), in pratica la distorsione cognitiva della valutazione dovuta al pregiudizio. Nella nostra società non si tiene ancora in considerazione quanto sia forte l’influenza dei gender bias nelle relazioni interpersonali e nella carriera lavorativa, per questo è necessario favorire attività utili a riconoscere questi preconcetti in modo da poterli eliminare. Questi pregiudizi inconsci limitano le donne nell’aspirazione di rivestire determinati ruoli di leader. Per questo è determinante essere consapevoli della forza di questi meccanismi mentali e riappropriarsi dei propri progetti e desideri professionali.” @valery_and_the_wine e questa la sua dedica: “Mira sempre l’obbiettivo, anche se si trova dietro a mille ostacoli.. se riuscirai a superare il primo giudizio più severo, che è quello di te stessa verso te stessa, la tua femminilità, la fantasia, l’intuito e perché no, nche la tua sensualità, diventeranno mezzi contro i pregiudizi, e i paletti che l’essere donna spesso, anzi direi sempre , incontra” @deniseoriani e questa la sua dedica: “La mia dedica a tutte noi Donne la faccio con un bel calice di Valpolicella Ripasso Superiore ‘Marchesa Mariabella’ @massimago che con la sua etichetta ironica che vuole prendere in giro l’aristocrazia del mondo del vino e nutre aspettative positive per il futuro, creando le premesse per una vera e propria straordinaria rinascita qualitativa. Quella che mi auguro arriverà anche per tutte noi!” @vigneronway e questa la sua dedica: “I am anything I want We are all wonder women 💝 Continuous effort — not strength or intelligence — is the key to unlocking our potential. Liane Cardes” @ma_lafra e questa la sua dedica: Nella canzone di Emmi Meli, una delle caratteristiche che la cantante delinea di sé stessa, delle donne, uno dei tanti nostri modi di essere, è l’essere SEXY. Parola estremamente abusata e, aimè, per lunghi periodi stigmatizzata. Avere una carica che attragga attenzione e sguardi è spesso stata vista, per una donna, come una sciagura. Perché si, se tu attrai è perché punti tutto sull’estetica e non sul contenuto, oppure metti in ombra le altre donne! Spererei che questo termine venisse usato sempre di più con l’accezione positiva che dovrebbe avere: essere sexy nell’essere chi siamo, nell’osare, nel sentirci belle e non vergognarcene, nel dire la nostra e non aver paura. Si può essere sexy degustando un calice, camminando in vigna, potando delle piante, raccogliendo dei fiori. Cerchiamo di leggere anche il lato positivo delle parole e apprezziamo con meno giudizio noi stesse!! CIN!! @hospitality_consultant_wineho e questa la sua dedica: Dove saremmo senza “la sorellanza”? Sono così fortunata a collaborare, vivere e sorridere con donne fantastiche! Ciascuna di loro mi ispira e mi insegna qualcosa di nuovo ogni giorno.  Un brindisi a tutto ciò che le donne, in gruppo, sanno raggiungere! @crivads e questa la sua dedica: 𝗗𝗮𝘁𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗱𝗼𝗻𝗻𝗲 𝗼𝗰𝗰𝗮𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗮𝗱𝗲𝗴𝘂𝗮𝘁𝗲 𝗲𝗱 𝗲𝘀𝘀𝗲 𝘀𝗮𝗿𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗰𝗮𝗽𝗮𝗰𝗶 𝗱𝗶 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 Oscar Wilde Care donne meravigliose cerchiamo di crearle noi queste occasioni facendo gruppo proprio come questo che si è formato spontaneamente in questa giornata. È bello vedere le donne che si supportano e a volte si sopportano a vicenda. Ho sempre creduto nell’amicizia e nella sorellanza e più vado avanti più mi rendo conto di quanto sia un valore assoluto e irrinunciabile. Insieme è tutto più facile. Quindi al di là della “Festa” commerciale che sicuramente serve ad attirare per un solo giorno l’attenzione sul nostro valore, da sempre sottovalutato in tutti i campi, guardiamoci dentro e vediamo cosa realmente possiamo fare noi per prime per cambiare le cose.” @eyesbluelife e questa la sua dedica: “Le donne che hanno cambiato il mondo non hanno mai avuto bisogno di mostrare nulla, se non la loro intelligenza!!!” Rita Levi Montalcino @morenamonaldi e questa la sua dedica: “Non c’è limite a ciò che noi donne possiamo realizzare” @francypagno e questa la sua dedica: “Posso essere ciò che voglio:Sono donna uomo bambino. SOno giovane e vecchio. Sono nera gialla verde, anche grigia a volte.Felice e triste, leggera e spensieratao spenta e disperata. Spranzosa, demotivata, rugosa o liftata. Bella e truccata o sfatta e sfiancata. Prima e sopratutto sono un essere umano. Prima di tutto ho bisogno di AMORE, RISPETTO, SOSTEGNO. E in questa necessità primaria di sicurezza emotiva siamo TUTTI SULLO STESSO PIANO!” Women for wine o wine for women, questo è il dilemma! Alla prossima iniziativa rosata! A Cura di Francesca Pagnoncelli Folceri 
Leggi
Progetto Hackathon - Master Wine Hospitality Manager 4-5-6 Aprile 2022 Arrow Right Top Bg

15 Marzo, 2022

Masterclass per i wine hospitality manager: Hackathon

Hackathon – una Masterclass esclusiva per i wine hospitality manager di domani Progetto Ospitalità di domani, prospettiva giovanile per un futuro di alto livello Carissimi, questa settimana desidero parlarvi di un progetto che arriva ad inizio aprile al suo compimento: Hackathon – una Masterclass esclusiva per i wine hospitality manager di domani, che si terrà il 4-5-6 aprile in Veneto. Ciascuno di noi ama non solo trovare una cantina con grandi vini, in un paesaggio unico come solo l’Italia può riservare, ma anche essere accolto con la professionalità e la conoscenza del prodotto e del territorio che possono fare la differenza. Ora faremo un passo in più! Il progetto nasce da un’idea di WineHo Wine Hospitality con Teging Italia sotto il “cappello” di ETI Enoturismo Italiano, sulla base dell’esigenza di creare dei wine hospitality manager con profonde competenze. Da sempre cerco di essere fonte di ispirazione trasferendo ai miei studenti la “Visione” di un mondo ormai nuovo, con esigenze diverse, stimoli innovativi e cantine sempre più alla ricerca di nuove leve con idee stimolanti e vincenti. I 7 studenti selezionati diventano dunque stake holder per dare una risposta concreta da una prospettive giovanile a progetti che sono già in atto nelle cantine prescelte: Monte Zovo, F.lli Zeni, Santa Maria Valverde. Da ormai circa 5 anni insegno al CUOA business school, oltre che in diverse istituzioni superiori per il Turismo (ITS) di diverse regioni italiane: Veneto, Lombardia, Puglia, Umbria, Toscana; molti sono gli studenti che ho avuto il piacere di formare e dopo anni di studio e messa in pratica è giunto il momento per alcuni di loro di diventare protagonisti, stake holders, decision makers. Tutto questo avverrà nel primissimo Hackaton che si svolgerà tra Lago di Garda e Valpolicella in cui gli studenti che ho avuto il piacere di formare in Veneto, Lombardia e Puglia incontreranno 3 cantine differenti per progettualità, ma accomunate dall’eccellenza: F.lli Zeni di Bardolino, Monte Zovo di Caprino Veronese e Santa Maria Valverde nel cuore della Valpolicella. Il nostro obiettivo non è solo portare conoscenze teoriche, ma competenze concrete e dare la possibilità alle cantine di disporre della prospettiva giovane a progetti e tematiche concrete. Quindi, non solo operatori, ma nuove fucine di idee per un target che le nostre cantine hanno ancora difficoltà a raggiungere: i giovani. Alla fine dell’Hackhaton di 3 giorni le cantine avranno un progetto concreto a loro mani e per coloro che dopo verranno come ospiti ci sarà la possibilità di vivere un’esperienza targetizzata sulle loro esigenze e desideri. In futuro il progetto si estenderà dalle 3 regioni iniziali e potrà coinvolgere tutti gli studenti formati sulla Wine&Food Hospitality in tutta Italia e dare risposte concrete da una prospettiva giovanile competente alle cantine e/o produttori Food. Vi lascio con il nostro motto di sempre: “Be a Wine HOSPItalian”! A presto per nuove avventure nel mondo del vino e del turismo! Cristina A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
Leggi
Arrow Right Top Bg

13 Marzo, 2022

L'ultimo manzo all'olio è sempre il migliore

Dove prima si rappresenta la cifra dell’apprezzatore seriale (della miglior specie, ci mancherebbe) prendendo a pretesto le teorie del sociologo Richard Sennett e se ne esemplifica poi la fenomenologia attraverso la descrizione di un menù presso una trattoria che il Magnosolo sceglie e risceglie per i propri pranzetti in Franciacorta ormai da più di un anno, una volta al mese, 9 mesi l’anno. Il manzo all’olio recentemente assaggiato, quello dell’ultima volta è stato il migliore (ultimo manzo all’olio sempre il migliore, si diceva), ma è stato così anche la volta prima, e quella prima ancora. Ed è tutto il menù a meritarsi la seriale preferenza del nostro fotoassaggiatore. L’apprezzatore seriale, uomo artigiano alla Sennett
L’Uomo Artigiano, il libro di Sennett (ed it.Feltrinelli, 2008) ha a che fare con la maestria tecnica nella cultura materiale, l’arte di fabbricare bene le cose. Il desiderio – impulso umano fondamentale – di svolgere bene il proprio lavoro per se stesso, assieme agli ostacoli che incontra, economici e sociali. Il libro si concentra sul nesso tra la mano e la testa, sul dialogo tra le pratiche concrete e il pensiero, sull’acquisizione di abitudini a sostegno della propria attività – abitudini che creano un moto vagamente oscillatorio tra soluzione e l’individuazione dei problemi. Tutta questa disciplina trova inconscio omaggio ed esercizio nell’apprezzatore seriale, che torna e torna ancora ad assaggiare lo stesso piatto, lo stesso vino, ogni volta convinto di avvicinarsi alla verità, al messaggio ultimo in esso contenuto, eppur convinto di non coglierlo mai appieno. Conoscitore quindi solo asintotico, ma non per questo rattristato: in fondo ancora una volta Itaca ha dato il bel viaggio, cos’altro ci si sarebbe dovuti aspettare? Ora, che questa maestria tecnica della cultura materiale si trovi meglio nello chef, nel vignaiolo che nell’apprezzatore seriale dei di loro piatti e vini è quasi un truismo… insomma ci mancherebbe altro. L’apprezzatore seriale vive di suggestioni prodotte dal poietès, appunto: ma le esercita di par suo allo stesso, medesimo modo – solo un livello di astrazione sopra (o sotto, dipende da dove guardate). Ma adesso la teoria è già abbastanza, zu den sachen selbst: è il momento di tornare alla Trattoria del Gallo, nel centro di Rovato, capoluogo della Franciacorta, provincia di Brescia. Obiettivo Manzo all’olio, once again. Il serbatoio dell’acqua e la comodità del parcheggio del mercato. Arrivare a Rovato è piuttosto semplice, basta non sbagliare il casello dell’Autostrada A4: c’è scritto “ROVATO”, più di così… Per chi, venendo da Ovest, si fa un giro in una qualche cantina della Franciacorta storica, giusto prima di pranzo, la statale che passa per Erbusco, porta giusto a Rovato. ROVATO, SERBATOIO DELL’ACQUEDOTTO Quasi al centro del paese, come riferimento si tiene il serbatoio dell’acquedotto, anche questo difficile da non vedere; il parcheggio del mercato è nelle vicinanze, grande a sufficienza – posso assicurarlo, e con la stazione dei vigili urbani a ulteriore sicurezza. Qualche gradino, due passi per poche centinaja di metri e sei subito in trattoria. Scelte da menù, ritualizzate TRATTORIA DEL GALLO, INSEGNA A questo punto, preso il tavolo e vista la carta, scatta il serialismo, e merita una qualche spiegazione: io/noi/Magnosolo si viene in Franciacorta non più di una volta al mese, e da un mese con l’altro svanisce il ricordo de frammento di un brandello del profumo… ehi ma questa è altra canzone. Il ricordo, dicevo, si tramuta in saudade di sfumature di manzo all’olio. Nella pratica, si finisce sempre per ordinare le stesse cose – e con piena soddisfazione nella reiterata preferenza, nell’eterno (beh, forse qui un po’ si esagera) ritorno. Si prende atto dell’intera proposta, la si valuta con ponderata assennatezza, si finisce per ordinare le animelle arrostite come antipasto. ANIMELLE ARROSTITE A seguire i casoncelli bresciani, poi il manzo all’olio (di Rovato, indovinate un po’), la torta al cioccolato per finire. Ecco, magari un pajo di volte si è cambiato il dolce, e forse una volta gli antipasti, ma casoncelli e manzo all’olio… #whatelse? E chi presta servizio, ormai abituato alla richiesta del bicchiere di complemento per farne improvvisata base di abat-jour da tavolo dove porvi una qualche luce che illumini bene i piatti. Perché, signori, il sipario si sta per alzare su casoncelli e manzo all’olio del Gallo, e non è spettacolo che meriti minor attenzione: chi presta servizio già conosce come andrà a finire la comanda. Al maitre, piuttosto, al maitre proporre l’accostamento con qualche bel calice di Franciacorta, che, com’è noto, è indicato proprio a tutto pasto. Festival del Franciacorta, tutto l’anno IL SOMMELIER VERSA IL FRANCIACORTA Ritualizzata la comanda, anche la proposta vini si presta a felici suggestioni: è nota la cantina del Gallo come rappresentazione piuttosto esaustiva della Franciacorta (intesa qui nei suoi vini, come DOCG), benedetta l’iniziativa di proporre etichette di una singola cantina come evento settimanale di richiamo e riferimento per la scelta. Di solito quindi si concorda sul Franciacorta della settimana, a calici, ed è come un altro festival, solo che dura tutto praticamente tutto l’anno. Questa volta però, la stagione non è ancora iniziata, una e una sola bottiglia: cantina Monte Alto, Extra Brut. FRANCIACORTA MONTE ALTO EXTRA BRUT Lo scorso anno visitammo il produttore, la sua vigna vista lago d’Iseo – col quell’appezzamento vocato al Pinot in via di reimpianto e con tutti i ragionamenti e speranze del caso, la sua cantina sotto casa e ne assaggiammo non solo i Franciacorta ma anche i vini fermi: torneremo. Intanto viene sempre bello riassaggiarne accanto ai piatti della tradizione locale. Casoncelli bresciani Il casoncello bresciano è sottile nella pasta, esuberante nel ripieno ed esplosivo al palato: appropriato quindi ammansirlo servendolo irrorato di burro poco arrostito e con poco grana padano. La forma a caramella è elegante, quasi sciantosa, il piatto (bianco, mi raccomando) attira fin dalla vista per la nuance sul chiaro, il profumo ammalia. CASONCELLI BRESCIANI, DETTAGLIO Se ti distrai un attimo, manco t’accorgi d’averlo finito (non è vero, ogni singolo tortello proprio non passa inosservato, li conti quanti te ne rimangono e procedi quasi a malincuore – per fortuna prendo tempo facendo qualche foto – eppure alla fine del piatto ti renderai conto di come la porzione fosse tale, non un assaggio, e porzione per normomangiatori d’appetito in buona vena). Non sempre sempre lasciano la stessa impressione: sono tortelli di razza e qualche rara volta pare fingano di non riconoscerti. Questo è il bello dell’apprezzamento seriale: a te ricomporli nel loro genere, coglierne sia l’essenza che l’eventuale sfumatura di giornata. Manzo all’olio, manzo cotto (anche) nell’olio La ricetta è ancora di quelle povere, la parte del manzo consigliata è il cosiddetto cappello del prete – un taglio che si usa anche nel lesso, prevede tra l’altro anche le acciughe ed è attestata dal ‘500. Si vede che per allora una certa rotta commerciale, a partire dal mare, che portava in Franciacorta le acciughe si era ben stabilita. La carne viene, almeno qui dal Gallo, presentata tagliata in congruo spessore, col suo sugo e servita con polenta e spinaci saltati nel burro e spolverati di grana padano. ManZO ALL’OLIO DI ROVATO, TENERISSIMO Si taglia già con la forchetta, in bocca è una delizia. Due le artigiane vocate al manzo all’olio in servizio presso la Trattoria del Gallo, e dalla loro opera ogni volta emerge sempre il bisogno di tornare una prossima. Quella golosissima torta al cioccolato Spazio per il dolcetto? La torta di cioccolato senza farina: detta così è quasi sminuirla, va assaggiata. Ripeto, va proprio assaggiata. TORTA AL CIOCCOLATO, SENZA FARINA Omaggio all’artigiano in cucina e alle virtù del Franciacorta Il menù casoncelli e manzo all’olio, scelto, riscelto e strascelto in questi mesi continua a figurarsi cagion sufficiente per pranzettare da queste parti: ancora non ha smesso di raccontare ogni volta qualcosa di nuovo, ovvero di farsi occasione di nuove narrazioni Lo spumante metodo Franciacorta, nelle etichette poco o non dosate e comunque a basso tenore di residuo zuccherino, ne resta esaltato da un lato, si fa degno alfiere dall’altro – ciascuna etichetta a modo suo. Non è poi facile preferirne una in questo contesto – laddove assaggiata da sola ognuna si fa preferire in qualche aspetto. TRATTORIA DEL GALLO, INTERNO Alla prossima fotocenetta, sempre a cura del vostro cialtrosaccente consapevole @magnosolo. p.s.: …a te ricomporli nel loro genere, coglierne sia l’essenza che l’eventuale sfumatura di giornata. Un topos: ci torneremo su. p.p.s.: quando il nerd un cicinìn s’indigna. Come far contento il SEO? basta ripetersi pedissequamente: l’ultimo manzo all’olio è sempre il migliore, l’ultimo manzo all’olio è sempre il migliore, l’ultimo manzo all’olio è sempre il migliore, l’ultimo manzo all’olio è sempre il migliore, l’ultimo manzo all’olio è sempre il migliore.
Leggi
Arrow Right Top Bg

12 Marzo, 2022

Hosteria Pamphili, Roma

Hosteria Pamphili a tavola Mi è capitato a dicembre scorso, di ritorno da una degustazione tenutasi a Frosinone, di fermarmi due giorni a Roma per incontrare amici. Volendo passare il primo pomeriggio in giro decido di andare in zona Parco Villa Doria Pamphili,  uno straordinario parco situato nel quartiere Monteverde – Gianicolense, ad ovest del Centro Storico di Roma. Con isuoi 181 ettari è una delle aree verdi più grandi della città, ed offre al visitatore un ricco insieme di bellezze architettoniche e paesaggistiche formatesi a partire dal Seicento, con gli edifici della villa barocca ampliata e arricchita nel secoli successivi (lo Chalet Svizzero, la Cascina Floridi, il Casino del Bel Respiro, la Villa Vecchia, il Casale dei Cedrati, la Cappella Doria Pamphilj, numerose fontane monumentali e gli splendidi giardini) ma anche vestigia della grandezza della Roma antica (l’Acquedotto Traiano Paolo) . E per godere di questo tempo libero cerco un posticino per il pranzo nei pressi dell’ingresso al Parco. La Scelta Cellulare alla mano, inciampo e poi prenoto un tavolo per due all’Hosteria Pamphili, grande presentazione, menù curioso… Arrivati a destinazione con un po’ di anticipo vaghiamo per qualche minuto intorno al ristorante, che da fuori non ha certo l’appeal che trasmette il sito del locale. Penso ad una “fregatura”: possibile che in un locale così piccolo e dall’aspetto provvisorio si possano fare le esperienze culinarie, anche semplici ma indimenticabili? Bhe, ogni delusione passa poco dopo esserci accomodati: un po’ di freddezza e sospetto da parte nostra, un po’ di freddezza e perplessità da parte di chi ci ha accolto. Normale, ci sta. Ci si deve annusare, conoscere, si deve capire dove si è arrivati e chi fa ristorazione cerca di capire con che tipo di cliente avrà a che fare. Il menù ci ha entusiasmato subito, e anche la breve ma significativa lista vini ci ha colpito piacevolmente. Nonostante la location semplice, quasi nascosta e defilata, ecco arrivare creazioni che si presentano benissimo: avvolgono con profumi che scatenano salivazione immediata, parlano da soli, comunicano immediatamente, anche nel loro impiattamento, la voglia di regalare, a chi giunge  all’Hostaria, dei mix di ingredienti così inaspettati da scaldare il cuore in pochi secondi. Chef Simone Turnaturi, Roma classe 1992  Non abbiamo avuto occasione di chiacchierare con lui, ma sicuramente i suoi piatti coniugano sapientemente pesce, verdure, frutta fresca e secca, erbe e fiori, e partono da ingredienti di grande qualità, si sublimano in consistenze e preparazioni che sorprendono il palato ad ogni boccone. Vuole che i suoi piatti siano opere d’arte. Sicuramente siamo sulla strada giusta, e vorresti che il cammino non finisse mai! Pasta fatta a mano, e si sente nello spessore, pane fatto in casa, e si sente dal sapore. L’amore però è scattato al primo assaggio, al primo boccone. Non ci siamo fatti mancare nulla, e non ci è mancato nulla, nemmeno il saluto dalla cucina, come nei migliori ristoranti. Mise en place esteticamente perfetta, un servizio attento che non ha fatto mancare alcuna informazione sui piatti, un’elegante semplicità che ci ha messo in fretta a nostro agio. Piatti belli, saporiti, con accoppiamenti di ingredienti e consistenze di diversi mondi, culture, in un mix creativo di grande lungimiranza, da fare invidia ad uno stellato. Ecco le nostre scelte dal menù invernale, vi raccontiamo il menù da noi provato ma ora superato, affinché possiate cogliere i sapori grazie ai quali le nostre papille gustative hanno fatto festa, anzi hanno partecipato ad un rave da sballo: Capasanta d’autunno: castagne porcini nocciole topinambur e tartufo Ostrica dello chef: uva fragola tartufo e rosmarino Cappelletto di zucca: Baccala’ mantecato, zucca affumicata, salicornia e mandorle Le fettuccine: fondo di radici frutti di bosco noci gambero rosso  Ricciola affumicata: melograno al bbq e mela verde Tataki di tonno rosso: canapa maionese alle erbe e limone   Montblanc, basta guardare la foto. Grande esperienza ad ogni portata, un crescendo che si è concluso con un arrivederci di sicuro effetto: un pacchettino con due biscotti fatti in cucina, chiuso dal biglietto da visita del ristorante Hosteria Pamphili Meraviglia delle meraviglie.      Ci auguriamo che questo piccolo angolo di benessere enogastronomico abbia la fortuna che si merita: non deve essere facilissimo puntare così in alto nei piatti in un luogo della città che definirei defilato, probabilmente più movimentato con la bella stagione ma sicuramente un posto in cui non si arriva per caso. Punti di forza: piatti davvero originali – Rapporto qualità prezzo correttissimo Punti di debolezza: un po’ freddo l’ambiente in cui abbiamo pranzato, almeno all’inizio. Si tratta di un dehors chiuso al meglio possibile ma comunque in cui mantenere la temperatura non è semplicissimo. Su richiesta comunque la temperatura è stata alzata:-) The Ghost Writer  15745|https://winetalesmagazine.com/wp-content/uploads/2022/02/Villa-Pamphilji-150×150.jpeg,15744|https://winetalesmagazine.com/wp-content/uploads/2022/02/tonno-150×150.jpeg,15743|https://winetalesmagazine.com/wp-content/uploads/2022/02/ricciola-150×150.jpeg,15742|https://winetalesmagazine.com/wp-content/uploads/2022/02/Ravioli-150×150.jpeg,15741|https://winetalesmagazine.com/wp-content/uploads/2022/02/Principe-Pallavicini-malvasia-puntinata-2-150×150.jpeg,15740|https://winetalesmagazine.com/wp-content/uploads/2022/02/ostrica-2-150×150.jpeg,15739|https://winetalesmagazine.com/wp-content/uploads/2022/02/Montblanc-1-e1646944013561-150×150.jpeg,15738|https://winetalesmagazine.com/wp-content/uploads/2022/02/le-fettuccine-150×150.jpeg
Leggi
Arrow Right Top Bg

11 Marzo, 2022

Impara l'arte e mettila da parte

Impara l’arte e mettila da parte, recita un vecchio proverbio e siamo d’accordo…”ma ci vuole anche chi te la insegna!” dico io! E dopo averla imparata qualcuno che ti aiuti a metterla in pratica. Questo è stato il primo pensiero che mi è venuto in mente quando ho visitato questa realtà. Faccio un piccolo passo indietro… La pandemia con le sue restrizioni mi ha “regalato” tempo e curiosità per esplorare il territorio della mia regione e cioè l’Emilia Romagna. Attratta, devo essere sincera, dalla bellezza delle etichette, un giorno ho prenotato una visita alla Cantina Bergianti che si trova a Carpi e che fa parte dell’Azienda Agricola Terrevive. Fin dal principio l’Azienda ha adottato il metodo Biodinamico convinta che il rispetto per l’ambiente, la biodiversità e il benessere dell’uomo siano alla base di un’agricoltura sostenibile. 2013 la prima annata di produzione. La cura del prodotto avviene già in vigna dove vengono utilizzate tecniche come il sovescio e l’utilizzo di preparati biodinamici. L’intento è portare in cantina uve sane affinché non si debba intervenire in nessun modo sui processi naturali di evoluzione. Non si usano lieviti selezionati o filtrazioni, e qui “l’enologo è visto un pò come un medico di base: siamo tutti contenti che ci sia, ma lo chiamiamo raramente”. Insomma si fa prevenzione! Vengono prodotti prevalentemente lambruschi metodo classico e rifermentati poiché la zona è fortemente vocata al Sorbara e Salamino, oltre a due bianchi fermi prodotti con Malvasia, Moscato, Trebbiano di Modena e Grechetto gentile. Incontro Gianluca che con entusiasmo e pazienza mi racconta anche di un sogno che va molto al di là della produzione enologica e di un bel prodotto. E’ lui infatti l’ideatore della cooperativa che si occupa di progetti di formazione (“insegna l’arte”) ed inserimento lavorativo (e mettila in pratica) per persone svantaggiate, con la finalità di promuovere e diffondere un’ agricoltura sociale. Oggi sono 6 le persone inviate dai servizi sociali del territorio in Azienda. “L’idea ci è venuta dopo 4 anni di attività con persone svantaggiate vedendo che con il tempo acquisivano una buona autonomia di campo nelle operazioni in vigna. La cosa bella e stimolante per loro è che hanno la possibilità di seguire per intero un processo produttivo, dalla potatura fino alla vendemmia” mi ha raccontato Gianluca. I ragazzi vendemmiano tutti insieme e rigorosamente a mano e sono fiera di avere in minima parte partecipato anche io alla raccolta. Ho potuto vedere da vicino l’impegno e la passione di questo gruppo diventato ormai una famiglia e di come ci si aiuti, e ci si sostenga reciprocamente in queste giornate di fatica e condivisione stretta del tempo. E siccome sono una romantica convinta e credo che il bene porti al bene, nel frattempo con il passa parola si è fatta avanti anche Ecor Natura che con la Fondazione Prosolidar di Modena sta finanziando tutti i loro progetti. Le etichette e le botti in cemento sono state realizzate da artisti locali a cui è stata data libertà assoluta di rappresentazione con la raccomandazione di farsi ispirare dalle sole emozioni che il vino assegnato avrebbero suscitato. Un’ultima curiosità: in azienda viene amorevolmente custodita una vigna di 60 anni circa, considerata un museo. Un tradizionale tendone chiamato Bellussi, ad oggi rimane l’unica forma di allevamento di pianura che rientra nella definizione di viticoltura eroica. Oggi sono una rarità nel nostro territorio, tanto da essere considerati dei vigneti museo. A cura di Claudia Riva    “The Voice of Blogger” è una rubrica di Winetales Magazine coordinata da Stefano Franzoni
Leggi
Arrow Right Top Bg

10 Marzo, 2022

Si scrive вино si legge Vino...sia in Russo sia in Ucraino

Si scrive вино, si legge Vino. Sia in russo sia in ucraino. Il vino è unione, costruzione, fratellanza. Come insegna il Vino della Pace: una bella storia di pacifismo enoico. Philippe Daverio diceva che il vino è il vero elemento unificatore dell’Europa, dal momento che l’unica parola con radice linguistica comune tra i vari Paesi è proprio VINO: Wine, Wein, Vin, Vinho, Wijn e, appunto вино. Ecco perché è giusto e bello affidare a una bottiglia di vino un messaggio di pace, in un momento tragico in cui assurdi venti di guerra soffiano da est verso Europa. A dire il vero è un messaggio universale, valido a qualsiasi latitudine, perché il vino è una delle migliori espressioni dello spirito e dell’abilità del genere umano: è sforzo collettivo, cura, sacrificio, armonia, piacere, cultura. L’esatto opposto della guerra, insomma. Lo sanno bene in Friuli, nel goriziano non a caso terra di confine, dove nel 1983 nasce la Vigna del Mondo. Si tratta di un progetto di fratellanza umana, amorevolmente custodito dai soci della Cantina Produttori Cormòns, che hanno messo a dimora centinaia e centinaia di vitigni provenienti da ogni continente: oggi è una delle più belle collezioni varietali del mondo intero, (comprensiva di oltre 800 varietà da 60 Paesi). Nel 1985 la prima vendemmia, da cui origina il Vino della Pace, un bianco che definire multivarietale è a dir poco riduttivo. L’etichetta recita: “Un vino simbolo e portatore di Pace. Lo compongono, con armonia, i vitigni dei cinque Continenti pazientemente raccolti in un vigneto che, unico al Mondo, rappresenta non solo la fiducia, ma unisce, nel vino, tutte le esperienze e conferma la solidarietà di questa epoca”. Le prime bottiglie il 9 aprile del 1986 vengono inviate come messaggio di pace a numerosi Capi di Stato civili e religiosi. Il messaggio è potenziato dall’immediatezza e dalla forza comunicativa dell’arte, visto che le tre etichette d’esordio sono firmate da nomi di fama internazionale quali Arnaldo Pomodoro, Enrico Baj, Zoran Music. Da quel momento, ogni anno il miracolo di unire pace, arte e vino ai massimi livelli si arricchisce di testimonial (e destinatari, papi compresi) d’eccezione. Le etichette delle annate successive sono create da artisti di assoluto rilievo, tra cui Minguzzi, Fiume, Consagra, Manzù, Sassu, Fini, Vedova, Botero, Rauschenberg, Pistoletto, Spoerri, Treccani, Isgrò, Mitoraj, Nespolo, Tadini, Ceroli. Anche Dario Fo e Yoko Ono illustrano il loro messaggio di pace, contribuendo ad arricchire una galleria d’arte sui generis in cui le bottiglie-opere diventano presto oggetti da collezionismo. Forse anche per non disperdere lo spirito simbolico iniziale, la produzione subisce una battuta d’arresto, per riprendere nel 2017 (l’etichetta è dello stilista Roberto Capucci) con un assemblaggio di varietà autoctone e il supporto a progetti solidali di prossimità territoriale. Non si può definire il Vino della Pace un vino di moda, anche se è assurto negli anni passati a fenomeno quasi di costume, ma certamente il messaggio di cui è portatore permane di una perenne attualità. Vorremmo che la pace, quella sì, fosse di moda, sempre e ovunque. Verrebbe da parafrasare il celebre invito pronunciato da Ronald Reagan a Berlino nel 1987 “Mr. Gorbachev, tear down this wall!”: Mr. Putin, drink this wine! A cura di Katrin Cosseta 
Leggi
Regno Unito UK Arrow Right Top Bg

9 Marzo, 2022

Mercato UK #Nonostantetutto 

Con questo articolo intendo fornire qualche spunto sul mercato del Regno Unito UK nel tentativo di decifrarne i recenti segnali e di interpretarne alcune nuove dinamiche operative. Diversi miei colleghi nella redazione di WineTales Magazine hanno utilizzato delle appropriate citazioni cinematografiche per introdurre o sostenere i propri pezzi. Trovo questo metodo calzante e funzionale. Ho quindi deciso di utilizzare anche io una citazione cinematografica per fornire una suggestione ai poliedrici fruitori del nostro Magazine.  Il film che ho scelto è: “Lemony Snicket – Una serie di sfortunati eventi” lascio a voi lettori di InternazionalMENTE il divertente esercizio di associare i personaggi e le vicende del film ai vari soggetti e alle diverse situazioni della recente scena Inglese, soprattutto nell’ambito del commercio e delle relazioni internazionali. Il titolo del film ci è infatti sufficiente a introdurre un primo concetto molto importante.  A partire dal giugno 2016, momento in cui il “Sì” ha decretato l’esito referendario su Brexit, si sono susseguiti una serie di eventi che hanno contribuito a mettere in crisi il cosiddetto “Sistema Paese Britannico”. Cito solamente i più significativi: l’inaspettato esito del referendum su Brexit, la complicata gestione degli 11 mesi del “Periodo di Transizione”, le difficoltà nel preparare gli attori economici inglesi ai cambi operativi per la gestione del proprio “everyday business”, lo scoppio della pandemia globale di Covid-19 nelle sue diverse ondate e in ultimo le recentissime e dirompenti  evoluzioni geo-politiche. Solo la metà di questi fattori potrebbero garantire materiale importante a un qualsiasi sceneggiatore di disaster movies. A questi fattori si aggiunge poi una difficoltà oggettiva ad avere dei dati attendibili che possano fedelmente rispecchiare gli andamenti reali dei flussi commerciali tra EU e UK fornendo agli operatori economici degli strumenti validi su cui basare le proprie decisioni.  Diversi osservatori comparano i primi mesi del 2022 allo stesso periodo del 2018 considerandolo l’ultimo “anno normale” e consegnando di fatto il 2019 / 2020 all’oblio statistico. Altri registrano, giustamente, degli scostamenti dovuti a un riassetto delle dinamiche operative legate ai flussi logistici che restituiscono degli scenari, relativi alla performance del vino italiano in UK, meno brillanti di quanto non siano in realtà.  A seguito di questa “Serie di sfortunati eventi”, le certezze sono poche, ma ci sono. Tra le principali, la costanza della domanda relativa al vino e ai prodotti alimentari italiani. Altro elemento fondamentale è l’evoluzione della figura dell’importatore. Non solo come soggetto necessario per far arrivare il prodotto nel Paese, ma come “garante”, insieme ad un serio operatore logistico, della corretta applicazione della procedura di importazione. Sulla spinta di questi eventi traumatici, l’importatore evolve diventando sempre più un player non solo necessario ma funzionale a un sano e proficuo processo di internazionalizzazione nel Paese. Oltre a espletare le necessarie burocrazie, egli diventa fornitore di un servizio puntuale per garantire, anche a quei clienti che prima di Brexit riuscivano a importare in autonomia, consegne efficienti, disponibilità di stock e piani di rifornimento tarati sulle nuove tempistiche procedurali.  I piccoli Wine Merchants che lavoravano principalmente con groupage da varie cantine Italiane, hanno subito un aumento di costi e una complicazione burocratica non indifferente. Ecco quindi che in soccorso arrivano triangolazioni commerciali o nuovi corridoi logistici. A questo aggiungiamo il ritorno in auge dei magazzini in sospensione accisa, una logistica distributiva capillare, meglio se “Lean” e magari la possibilità di lavorare con un importatore che serva parallelamente il B2C e il B2B.  Il mercato del Regno Unito UK si conferma uno dei mercati principali per il nostro vino. Un mercato che resiste e si modifica #Nonostantetutto. Sono indubbiamente cambiate le regole del gioco. L’invito alle cantine italiane, soprattutto le medio piccole, è quello di studiare queste nuove regole, farle proprie e imparare a integrarle nel proprio modello di business, ma soprattutto di non smettere di giocare… A cura di Riccardo Rabuffi
Leggi