Longino & Cardenal. La firma della nuova frontiera della colazione negli hotel di lusso Arrow Right Top Bg

21 Marzo, 2026

Longino & Cardenal. La firma della nuova frontiera della colazione negli hotel di lusso

  C’eravamo anche noi di Wine Tales Magazine, con la nostra rubrica Food&Life, all’evento del 10 marzo in cui Longino & Cardenal ha riunito a Palazzo Cordusio Grand Melià, a pochi metri dal Duomo di Milano, Chef di alberghi, Direttori F&B e stampa specializzata. Là abbiamo conosciuto e degustato i prodotti Longino & Cardenal selezionati per innalzare la qualità della colazione negli hotel di lusso, nei relais e nei resort internazionali. L’Azienda, un faro da più di trent’anni nella ricerca e distribuzione di specialità gastronomiche per la ristorazione e l’hospitality, mette a disposizione delle strutture alberghiere una proposta mirata per costruire un’offerta di colazione di alto profilo gastronomico, completa di prodotti senza glutine e proposte per consumatori vegani.   La colazione ridefinisce il suo ruolo nell’hôtellerie di lusso Negli ultimi anni la colazione è diventata il momento più strategico dell’esperienza di soggiorno. Rappresenta spesso il primo vero contatto con l’identità gastronomica dell’hotel e l’ultimo ricordo prima del check-out, quindi un elemento sempre più decisivo nella percezione complessiva del servizio. Viaggiatori internazionali e clienti esigenti oggi si aspettano un’offerta vasta, curata e qualitativamente allineata con il livello della struttura: prodotti da forno artigianali, materie prime selezionate, alternative dolci e salate in grado di trasmettere attenzione e ricerca.   Come risponde Longino & Cardenal È in questo mercato in evoluzione che s’inserisce il lavoro di Longino & Cardenal: attraverso la propria rete di produttori selezionati mette a disposizione degli hotel una gamma di prodotti pensati per valorizzare l’offerta della prima colazione. L’obiettivo è consentire alle strutture alberghiere di comporre una proposta gastronomica ricca e coerente con il proprio posizionamento, combinando qualità, varietà e sostenibilità operativa. Tra i prodotti protagonisti della proposta figurano i pani e le specialità da forno di Triticum, che unisce magistralmente ricette artigianale con tecniche moderne, per garantire qualità e praticità di servizio nelle cucine professionali. Ad accompagnare pane e viennoiserie, le confetture artigianali della Maison Francis Miot, sviluppate secondo le ricette del Maestro confettiere francese premiato come miglior produttore di marmellate al mondo, sono create con una breve cottura in piccoli calderoni che preserva l’intensità aromatica della frutta selezionata. Accanto all’offerta dolce trovano spazio anche prodotti concepiti per la colazione internazionale salata, come il salmone affumicato artigianale Kenmare, lavorato a mano in Irlanda senza conservanti, i prodotti cotti ed affumicati di maiale iberico della spagnola MRM e le Uova di montagna provenienti dal Trentino, da galline allevate in piccoli gruppi e alimentate in modo naturale, per garantire una struttura proteica particolarmente compatta e nutrizionalmente qualitativa. Nel segmento latticini spicca la maison francese Beillevaire, che produce yogurt e formaggi da metodi tradizionali, lavorando anche latte crudo: con la zangolatura del burro secondo l’antica tecnica artigianale, ne arricchisce il profilo aromatico. La proposta si completa con i succhi e nettari dell’Atelier Patrick Font, acclamati nel mondo della gastronomia per la qualità delle materie prime e per l’approccio artigianale alla lavorazione della frutta.   La colazione come esperienza gastronomica Longino & Cardenal, invitandoci a Palazzo Cordusio Gran Melià, ci ha confermato come intenda contribuire a trasformare l’inizio della giornata in struttura in una vera esperienza gastronomica, per lasciare un ricordo duraturo negli ospiti fin dal risveglio. In un settore in cui ogni dettaglio definisce la percezione dell’ospitalità, la colazione sta assumendo un ruolo sempre più centrale nel racconto dell’identità di un Hotel.   Adele Gorni Silvestrini –Passi in cantina
Mi trovi su Instagram @adelegornisilvestrini https://adelegornisilvestrini.it/
Leggi
Maria Faretra. Il mio brand parla di me Arrow Right Top Bg

20 Marzo, 2026

Maria Faretra. Il mio brand parla di me

  Se io ho questo nuovo media, la possibilità cioè di veicolare un numero enorme di informazioni in un microsecondo, mettiamo caso ad un aborigeno dalla parte opposta del pianeta. Ma il problema è: aborigeno, ma io e te cazzo se dovemo dì? Erano gli anni 90. Internet si affacciava nella vita di noi che in quegli anni già c’eravamo. Lo sketch di Corrado Guzzanti sembrava emblematico di quella folle corsa a connettere persone in ogni parte del globo. Internet come elemento di democrazia ed uguaglianza. Utopia. Oggi è rimasta solo la finta socialità: tutti pronti a condividere qualcosa su Instagram o Facebook senza poi nessuna voglia di avere rapporti in prima persona. Prima di Internet dei miei amici conoscevo i numeri di telefono a memoria. Non perché avessi buona memoria ma perché erano pochi. Oggi, se non hai migliaia di amici su Facebook sei uno sfigato. Ma sfido chiunque a dire che li conosce tutti (anche se forse occorrerebbe riformulare bene la definizione di conoscenza e amicizia).  Internet però, quando usato bene, ha aperto la strada a tante cose veramente buone. Mia madre ad esempio, prima di Skype (a proposito, non c’è più, lo sapete? Divorato dalla brevità della vita online attuale) scriveva una lettera al mese a zia Elisa che vive vicino New York. Quando le installai Skype era scettica. Poi la trovavo a fare le videochiamate ogni sera con la zia Elisa. Erano meravigliosamente tenere.  Ecco questa è la bellezza e l’utilità della tecnologia. Quella stessa tecnologia che aiuta Maria Faretra a realizzare il suo sogno di bambina.  Io sono figlia di viticoltore. Il mio papà ha sempre avuto la passione per l’uva. Sono quarant’anni che noi produciamo uve da vino che abbiamo poi sempre venduto. La trasformazione è arrivata dopo, perché per mio papà era proprio una passione, visto che era un business secondario. Ha portato avanti questa cosa ma nel frattempo ha messo su un’azienda commerciale. Con i miei fratelli abbiamo sempre vissuto l’azienda agricola, come la passione del papà. Ho ereditato 15 anni fa, così come i miei fratelli, tutti quanti abbiamo i nostri vigneti con aziende separate. Siamo sei figli. Ognuno ha la sua azienda agricola con suo vigneto e ognuno gestisce in modo indipendente. Tutti producono vino.  Orta Nova Un paesone della Capitanata di Foggia, parte di quella grande pianura che è il Tavoliere delle Puglie. Qui si produce uva, da vino e da tavola, da sempre. Da poco si imbottiglia. Eppure la DOC Orta Nova è del 1984, lo stesso anno di creazione del Chianti. Solo che qui produrre uva in grande quantità per poi rivenderla è sempre stato più conveniente che produrre vino.  Maria Faretra è una donna raffinata e spigliata. La provenienza pugliese emerge solo saltuariamente, forse quando abbassa un pò la guardia. In fondo vive a Londra da subito dopo la laurea. Li ha studiato marketing laureandosi ulteriormente. Li ha incontrato quello che sarebbe diventato suo marito (ancorché italiano pure lui). Li ha dato alla luce una bambina. Li adesso vive. Li gestisce la sua Azienda Maria Faretra Apulia. Posso realizzare il mio sogno. Non mi sono preoccupata della distanza perché per me non ci sono limiti.  Non ci sono limiti grazie alla tecnologia. 15 anni fa infatti, Maria prende in mano le terre ereditate e inizia il progetto di riconversione dei vigneti al biologico così come la scelta dei vitigni. Non certo per trasformare vino, o almeno non subito. Un conto è gestire, a distanza, sei ettari ereditati più altri 9 acquistati, per produrre e vendere l’uva, altro imbarcarsi nella produzione di vino. Eppure, chiunque parli con Maria capisce di trovarsi davanti una donna dinamica, colta, preparata. Non solo sul vino: sul marketing, sulle vendite, sulle relazioni, sulla comunicazione. Una donna che, sono certo, da filo da torcere a chiunque e a qualunque livello. Con queste sue caratteristiche, legate anche ad una sana dose di determinazione, la portano a progettare il suo sogno, nei dovuti tempi, in ogni minimo dettaglio. Anche se poi l’imprevedibile COVID, come in tanti altri casi ci ha messo lo zampino.  Ho dovuto rinunciare ai fondi europei per fare la piccola cantina. Con soldi lì pronti per iniziare. Un enologo che mi parlò dell’esistenza del Malbec nel disciplinare. Io ho un’amore particolare per il Malbec. Decido, soprattutto sulla base del fatto che era presente nella nostra zona dalla metà dell’ottocento, di produrlo. In effetti il Malbec è presente in Puglia da prima della fillossera, probabilmente portato dai francesi nelle operazioni di reimpianto dei vigneti. Sicuramente poco diffuso per via dello strapotere dei vitigni autoctoni pugliesi, la sua adozione da parte di Maria non può che evidenziare il suo acume: perché andare a produrre solo qualcosa che c’è già? A pensarci benei, proporre un rosato (e un rosso) da Malbec in terra di Bombino, Nero di Troia, Primitivo e Negroamaro, potrebbe essere una soluzione vincente.  L’Orta DOC comunque propone anche il Lambrusco Maestri, il Trebbiano Toscano e il Montepulciano. Retaggio delle grandi produzioni che venivano poi portate la dove queste uve vengono utilizzate maggiormente.  Voglio e mantenere viva questo pezzo di storia, anche se meno antica. Decido che farò qualcosa che altri loro hanno fatto: un rosato di Malbec in purezza. Poi un metodo classico da Malbec. Una voglia di fare, un sogno, una identità. Quella di Maria e del suo territorio. Un “suo” che può sembrare fuori luogo per una donna che da anni vive a Londra. Ma non lo è per nulla. Maria torna ad Orta Nova almeno una volta al mese. Suo papà vive ancora li. La sua famiglia, casa, è in Puglia. Quando qualcosa ti scorre dentro, non c’è altro luogo che puoi sentire come casa.  Si chiama Filopatria, dalla crasi delle parole philos (amore in greco) e patria: amore per la patria. Sono definite tali alcune specie animali come le tartarughe marine o i salmoni che tornano nel luogo in cui sono nate per deporre le uova e far nascere la propria progenie. C’è qualcosa di ancestrale nella terra in cui siamo nati. Un legame che ci segna, nel bene e nel male.  Non so bene perché Maria abbia scelto di andar via dalla Puglia ma il sospetto che qualcosa a che fare con la sua determinazione e intraprendenza la abbia, è forte. Ho pensato a questo quando mi ha iniziato a raccontare dei suoi vini. Ha iniziato con Teméria, il rosato da Malbec e il modo con il quale ha pronunciato Teméria, è stato rivelatrice.  La mia prima etichetta, Temeria, è il rosato da Malbec. Raffigura una donna dell’ottocento. Lei parla di me, la temeraria, la donna che non ha paura che, per inseguire i propri desideri, è disposta a rischiare.  Una uva internazionale. La voglia di dare una seconda vita in una identità completamente nuova nell’ambito della Capitanata.  Un invito alle donne di oggi: siate coraggiose. Perché le donne di oggi sono fortunate rispetto alle donne dell’ottocento che non potevano esprimersi. Non avevano la possibilità di avere una posizione nella società. Nella società di oggi si perde la connessione di quanto siamo fortunati rispetto al passato. Non possiamo perderci questa opportunità di gioire, di essere felici e magari alle donne occorre dare lo stimolo ad essere coraggiose e fare quello in cui credono a prescindere a quello che può essere il contesto sociale, dove vivono o quello che il loro passato o la loro situazione. Essere coraggiose. Maria vive in un contesto dove l’emancipazione è realtà. Dove non ci sono differenze tra uomini e donne, tra persone di colore e nazionalità diverse. L’integrazione multiculturale è una realtà. Teméria è l’invito a guardare oltre. Oltre gli occhi di una donna. Occhi che non si vedono per via di uno stappo sull’etichetta. Un gesto di rabbia e determinazione per affermare come dietro gli occhi di Teméria non vi sia solo il contenuto della bottiglia, ma il mondo intero.  Gli occhi sono lo specchio dell’anima e strapparli, non farli vedere, è una forma di protesta contro il patriarcato del passato del presente: non puoi prendere la mia anima. Una etichetta che parla di Maria. Della voglia di un progetto realizzato senza paure. Nemmeno quella di gestire tutto a distanza. Fregandosene di chi pensa non sia possibile. Sia della distanza sia che sia una donna a farlo.  Le tecnologie consentono a Maria di essere completamente dentro la parte agricola ed enologica nonché avere un contatto diretto e giornaliero con le persone che lavorano nell’azienda. Sento costantemente l’agronomo e parliamo del forecast meteorologico. Lui fa sopralluoghi e mi parla della situazione così che insieme decidiamo se fare una scelta piuttosto che un’altra. Stessa cosa con l’enologo. Il rosato ad esempio deve avere una struttura che permetta di invecchiare. Qualcosa che duri. C’è questa cultura italiana, ma solo italiana per la quale il rosato dell’anno precedente è già vecchio. Follia totale. In Svizzera mi chiedono l’annata prima.  Ma chi l’ha detto che il rosato debba essere necessariamente fresco e bevuto giovane? Non è certo un tema di tannini, solforosa o altro, quanto semmai il gusto che da fruttato fresco può virare verso qualcosa di più candito. Ma sono gusti ed è bene che vi siano diversità nel consumo. Nel raccontare i vini di Maria Faretra mi sono accorto che, più che degustarli, li si ascolta. Come quando si poggia l’orecchio su una conchiglia e dentro si sente il mare. Ogni calice sembra custodire una voce diversa: a volte lieve, a volte appassionata, a volte calda come una pietra rimasta tutto il giorno sotto il sole del Sud. E così, uno dopo l’altro, questi vini iniziano a parlare. Teméria. Malbech Rosato Screenshot Teméria ha il colore dei tramonti che non vogliono finire. Quel rosa antico appena aranciato che ricorda certi cieli di fine estate quando il sole scivola lento e lascia dietro di sé una luce gentile, quasi nostalgica. Il profumo non fa cerimonie. Arriva diretto, con la semplicità delle cose vere: fragoline di bosco appena colte, un soffio di basilico e di salvia, piccoli fiori rossi che sembrano sbucare tra le pietre di un sentiero mediterraneo. Nulla di ridondante, nulla di costruito. Solo la sincerità di un rosato che non vuole stupire ma accompagnare. Poi il sorso. Fresco, sapido, luminoso. Entra in bocca con una energia improvvisa, quasi marina, e subito si allarga portando con sé agrumi, frutta rossa e quella nota verde di basilico che accende il palato come una brezza leggera. Non resta a lungo, Temeria. Ma forse è proprio questo il suo segreto: lascia la bocca pulita, limpida, con quella sensazione di sete gentile che invita immediatamente a un altro sorso. È il vino delle conversazioni leggere, delle tavole senza formalità, di quei momenti in cui non serve spiegare nulla. Basta bere. Voglio raggiungere obiettivi di qualità biologica e intervenire, grazie alla tecnologia, il meno possibile. Vogliamo sviluppare il microbiota del terreno per ovviare all’impoverimento del terreno per via delle coltivazioni convenzionali.  L’idea di Maria è avere un pannello di controllo fatto da sensori e telecamere sia in campo che in cantina. Una cantina che ancora non sarebbe sostenibile. Una scelta ponderata ed effettuata all’insegna del pragmatismo.  Un progetto monovarietale Sei etichette nel progetto, al momento cinque con l’ultima arrivata il Nero di Troia. Nel 2026 arriverà il metodo classico. Tutte da monovitigno.  Il mio è un progetto monovarietale. Ognuno di noi è speciale così come il singolo varietale è speciale, unico. Quello che voglio fare è un tipo di trasformazione che dia la possibilità di assaporare la completezza e l’unicità di quella varietà. Sapendo che non c’è perfezione ma c’è identità. Noi abbiamo una personalità fatta di pregi e difetti. Questo ci rende unici. Non vogliamo la perfezione anche perché parliamo di natura:  come possiamo ricercare la perfezione in natura? I blend in fondo nascono per nascondere o aggiustare le caratteristiche dei varietali. Un concetto che ha un fondo di verità. In effetti, i blend nascono per sfruttare le caratteristiche dei singoli vitigni attraverso loro fusione così da realizzare qualcosa di speciale. Lavorare con il singolo vitigno invece fa si che si abbia tra le mani solo certe caratteristiche. Con quelle occorre lavorare e sfruttare al massimo delle possibilità. Due approcci diversi e complementari, entrambe validi e distintivi. La cosa strana, in questo caso è la scelta dell’enologo che è Marco Mascellani che, come scritto in un mio articolo, Marco Mascellani, l’enologo delle permutazioni, è un mago nei blend. Marco è un professionista serio e soprattutto in grado di gestire ottimamente blend e monovarietali così come fa con successo in tante realtà pugliesi e non solo.  Il nero di Troia rosato è Sontuosa. Una immagine eterea, quasi sospesa. Androgina e volutamente androgina. Quando ho pensato alla mia linee di vini, ho pensato di dare un nome ad ogni etichetta che sposasse l’identità di quell’uvaggio. Sontuosa è un vino legato alla bellezza e all’eleganza dell’essere. Un volto androgino reso ancora più misterioso dall’assenza di labbra. Che decida chi prende in mano la bottiglia se l’etichetta raffigura un uomo o una donna. Poco importa cosa sia. L’importante è ciò che vuole essere e rappresentare. Ciò che chi lo beve deciderà che sia. Perché sennò questo mondo è sempre maschio o femmina. Vogliamo essere anche qui inclusivi.  Come per Teméria, a rivelare il contenuto della bottiglia è lo strappo. Un ulteriore invito all’esperienza. Il Nero di Troia ovvero l’Uva di Troia, in barba alle tante leggende che ne attribuivano l’arrivo in Puglia tramite Diomede, è in realtà il risultato di un incrocio tra Bombino Bianco e Uva Rosa. Se la scelta del monovitigno può sembrare, proprio con l’Uva di Troia, una contraddizione in termini, è invece un inno al rispetto della natura e la dimostrazione di cosa essa possa regalare. Sontuosa. Rosato di Nero di Troia Il colore ha qualcosa di aristocratico: un arancio vivo, elegante, quasi luminoso. È il tipo di tonalità che promette grazia ancora prima di avvicinare il bicchiere. Al naso Sontuosa parla piano. Un accenno di pomodoro fresco, un velo di ciliegia, la scorza sottile dell’arancia. Poi la mela croccante, i fiori rossi, non la rosa, ma qualcosa di più penetrante e selvatico, come un mazzo di petali appena sparsi su un tavolo. C’è una delicatezza quasi sensuale in questi odori. Ricordano quei profumi che si percepiscono quando qualcuno passa accanto e l’aria resta sospesa per un attimo. Il sorso è fresco, quasi pungente all’inizio, come una scintilla. Poi si dissolve lentamente lasciando una traccia floreale che rimane sul palato come un pensiero quieto. È un vino che non alza la voce. Preferisce sussurrare. E in quel sussurro c’è una grazia rara, fatta di equilibrio e di calma, come certi pomeriggi in cui il tempo sembra rallentare.   Eloquio. Malbech 2023 Eloquio è il Malbec in purezza. Eloquio, eloquenza, conversazione raffigurata da due immagini che sussurrano. Nel calice Eloquio si presenta con un rosso rubino pieno, vivo, quasi narrativo. Il nome non è casuale: questo vino sembra davvero voler raccontare qualcosa. Il primo racconto è quello della frutta scaldata dal sole. Ciliegia succosa, prugna matura, la scorza luminosa dell’arancia. Ma tutto resta sorprendentemente fresco, come se un soffio balsamico attraversasse il frutteto e ne tenesse intatti i profumi. Tra i sentori affiora anche una sfumatura di sottobosco, discreta, che aggiunge profondità come una frase improvvisa dentro una poesia. Poi arriva il sorso, ampio e pieno. La ciliegia ritorna, vibrante, quasi da mordere. La prugna la accompagna con una dolcezza succosa che riempie la bocca e la rende rotonda, generosa. È uno di quei vini che non chiedono di essere analizzati ma vissuti, quasi masticati, come se il frutto fosse ancora lì, intero. Eloquio ha l’eleganza calda di un drappo rosso mosso dal vento che si solleva per poi ritornare a donare calore. Non è un vino pesante, ma possiede una densità emotiva che resta a lungo. È un vino che parla. E quando lo fa, parla direttamente al cuore. La vera ed autentica non è ampollosa né gonfia. Nasce invece dalla semplicità. Petronio Arbitro Aveva ragione Petronio. Occorre quella semplicità che l’uso del solo acciaio offre a  rappresentare il territorio con il suo equilibrio. Da gustare con calma, rispettando i ritmi blandi del territorio.  Mi piaceva l’idea di una conversazione che potesse essere un momento intimo così come un qualsiasi momento tra amici, in famiglia. Il ricordare che un calice di vino è un momento di condivisione per stare insieme.  Avete mai pensato a come quando due persone parlano fitte fitte, si crei una sorta di dimensione parallela? Sospesi, concentrati, interessati e coinvolti nell’ascoltare prima, parlare poi. Una sorta di necessità di vivere quel momento con unicità.  Ecco allora che un calice di vino deve essere un momento per stare insieme, condividere quel momento con chi si ama o con chi ci fa stare bene.  Una essenza questa che in molti hanno dimenticato. Troppo attratti dai mordi e fuggi della vita, da quella tecnologia che ci portiamo sempre dietro e alla quale prestiamo più attenzione rispetto a chi abbiamo davanti. Pensate al controsenso: stiamo a tavola con qualcuno e ci preoccupiamo dei messaggi che riceviamo. La verità è che non riusciamo a scegliere con chi stare.  Maria è profonda nelle sue osservazioni. C’è si del sano marketing ma di quel marketing che va alla ricerca di sensazioni vere che devono avere un reale fondamento per essere raccontate. Sensazioni che il vino e la convivialità dovrebbero indurre senza pensare a null’altro che questo. Idolatrare il vino mettendolo su un piedistallo, come vedo spesso fare dai parrucconi del vino, vuol dire portarlo fuori dal suo luogo preposto: la tavola. È a tavola che avviene la conversazione conducendo, chi vuole entravi, in quel mondo parallelo che si desidera costantemente. Provate in una tavola ad estraniarvi ed osservare gli altri che dialogano. Vi potreste sentire come spettatori di una commedia. Carpireste sentimenti, idee, progetti. Pezzi di vita.  Gran parte dell’uva di Maria viene ancora venduta. L’azienda è in fondo ancora una start up ancorché impegna Maria tutta la giornata. C’è da curarsi della conduzione della parte agricola ed enologica più quella commerciale, di comunicazione. Questo vuol dire dirigere una azienda e io, che frequento grandi aziende da una vita, non ho visto amministratori delegati uscire tanto spesso dal proprio ufficio. Che stia a migliaia 2082 km di distanza, che importa? Stare dietro a tutto sembra facile ma facile non è. Tutto è follemente impegnativo. Non pensavo davvero. Mi piace molto il mondo del vino. Ci credo tantissimo, nonostante insomma, quello che al momento sembra poco rincuorante. In Inghilterra ho preso la licenza di importazione e distribuzione. Quindi devo sviluppare questo in Inghilterra promuovendo le piccole cantine condotte da donne. L’approccio meraviglioso. Le donne imprenditrici, piccole cantine, dinamicità, voglia di fare, multitasking. Una marcia pazzesca. Le donne e Maria hanno una marcia in più. Le donne rischiano nelle cose in cui credono e il Malbec per Maria costituisce esempio e segnale forte. Lo stemma che noi pugliesi ci portiamo è che in Puglia c’è solo quantità e non qualità. Chi fa la qualità in Puglia deve pretendere il prezzo. Abbiamo bisogno di caricarci e ritornare all’assalto. Le piccole cose che portano ad esporsi in maniera attiva. Ho fatto fiere a Dublino, Ginevra, VinItaly India, Vinitaly, Monaco di Baviera, Napoli. Sono stata molto attiva creando molte relazioni. Maria sta costruendo la sua esperienza passo dopo passo. Il marketing, la comunicazione, lo sviluppo dell’estero. Una mentalità che va oltre quella di una realtà meramente agricola per utilizzare contesti propri di altri settori più evoluti. Per essere un’azienda al secondo anno di trasformazione nella quale c’è un lavoro incredibile, 24 ore al giorno da due anni non stop, le piccole soddisfazioni le ho avute. Ho vinto di premi per il design delle etichette, un premio Falstaff per il Nero di Troia. Al secondo anno va bene. Le aziende arrivano a fare determinate cose dopo 10, 15 anni. È importante il feedback della gente. Io devo fare innamorare il Winelover. Tutti quelli che si affacciano al mio prodotto, per me sono importantissimi. Ecco un altro meraviglioso esempio di diversità di approccio. Quasi tutte le aziende che conosco quando si approcciano ad un evento del vino vogliono solo avere a che fare con distributori snobbando i winelover. Un approccio dettato certamente dalla necessità di trovare sbocchi commerciali ma miope poiché non orientato a far conoscere il brand prima, il prodotto dopo al Cliente, il consumatore. Ogni azienda ha nel brand il valore più grande. Dal brand deriva la reputazione, la considerazione che le persone hanno dei prodotti che esso propone. Ecc. ecc ecc.   Io voglio portare qualità sulla tavola. Ma con un prezzo giusto che tutti possano comprare e bere qualità. Maria non solo è esperta ma anche coinvolgente. Se qualcuno pensa di trovarsi dinanzi una donna sprovveduta, avrà pane per i suoi denti. Azzanna! Io sono soddisfatta, considerando tutto sono molto soddisfatta per quello che stiamo facendo. Immagino quale potrebbe essere il potenziale. Il Primitivo è le Pietre Parlanti. Parla della natura del mio terreno ovvero parte della Capitanata. In passato i terreni avevano delle rocce di natura marina. Non su tutte le aree l’agricoltura era possibile tant’è vero che esisteva la transumanza dall’Abruzzo, un modo per fare soldi affittando i terreni come pascolo. Terreni senza valore. Diceva mia nonna che c’era talmente tanta povertà che anche per un gallo ti regalavano un terreno. Grazie alla tecnologia ovvero a macchinari capaci di rompere la roccia madre, sollevarla e frantumarla (lavorazioni che sui nostri terreni abbiamo dovuto fare) i terreni sono diventati coltivabili. La natura è questa però e i sassi ci sono e ci saranno sempre. Ecco perché l’etichetta parla delle pietre che raccontano storie. Pietre Parlanti. Primitivo 2023 Il nome sembra già suggerire un paesaggio: pietre bianche, sole alto, silenzi lunghi. E infatti questo Primitivo profuma proprio di calore. Ciliegie mature, prugne gonfie di sole, la scorza dell’arancia che porta con sé una luce quasi mediterranea. È una frutta che sembra essersi abbandonata alla maturità, come se avesse respirato per mesi il respiro caldo della terra. Eppure, dentro questo calore, arriva una brezza inattesa: una vena balsamica, quasi marina, che attraversa il vino e lo rende vivo, dinamico. In bocca Pietre Parlanti si apre lentamente. Si espande, si allarga, come certi racconti che prendono tempo prima di arrivare al punto. La frutta ritorna piena, intensa, mentre una leggera nota amarognola sul finale spezza la dolcezza e riporta tutto in equilibrio. Il tannino è morbido, quasi vellutato. La sapidità accompagna il sorso con discrezione, rendendolo scorrevole, naturale. Non è un vino che vuole dimostrare qualcosa. È un vino che invita semplicemente a berlo, a lasciarlo scorrere mentre le parole si fanno più lente e la tavola si riempie di storie. E forse è proprio questo il segreto delle pietre: quando restano abbastanza a lungo sotto il sole, prima o poi iniziano a parlare. Mi sento di essere li. Prima o poi tornerò in Italia. Mio marito è italiano ma è venuto qui quando aveva venti anni. Tutta la sua esperienza lavorativa è anglosassone. Quando vede le cose che devo fare per lavorare in italia mi dice: tu sei pazza. Difficile per un inglese o comunque per un non italiano il lavorare in italia. È tutto troppo diverso. Tutto complicato. Non ce ne rendiamo conto o forse si. Ma questo è. Lo accettiamo.  Maria e il sogno di una piccola masseria, un agriturismo. Un luogo dove poter vivere il proprio sogno e farlo vivere a chi desidera un’esperienza. Per vivere il racconto nel luogo dove nasce. Filopatria. Ritorno in patria. Per Condividere il mondo del vino. Un mondo bello, fatto di gioia che unisce persone in un momento di relax. Persone che si aprono in un momento bello che rifugge tensioni e preoccupazioni. Tutti noi abbiamo la nostra sfera di vita, ma nel momento in cui ci approcciamo ad un vino, mettiamo da parte tutto e approcciamo un modo di gente sorridente. Con una bella energia.  La mia idea è il far conoscere a più persone tutto l’impegno che tutti i giorni, io ci metto per dare a un prodotto di qualità che sia fedele al 100% a quella identità che parla del territorio. E parla anche di questa passione, che poi alla fine, è la passione di mio papà che ha quasi novant’anni, ma tutti i giorni è in campagna ad osservare le sue piante. Secondo me chiama per nome. L’etichetta del Nero di Troia è dedicata a mio papà e mia figlia che camminano tra i filari. Si chiama Lunga attesa, perché è stata una lunga attesa per me. Ma immagina la soddisfazione di mio padre che non ha mai pensato di trasformare e oggi sua figlia fa questo. M piaceva l’idea che lui sia ancora in vita e abbia potuto vedere della mia passione. E quanta continuità daremo a quel suo sogno. Parla di me parla della famiglia.  Etichette piene di anima in grado di comunicare la propria identità. Senza remore. La capacità di essere se stessi. Di raffigurare dentro quel vino, su quell’etichetta, se stessi. Occorre però provare qualcosa. Occorre voler e saper dire qualcosa. Per se come per una figlia. Vorrei che mia figlia avesse il coraggio di fare una scelta a prescindere da quello che è l’amore per me. Mi dice: mamma, sono molto orgogliosa di te. Molto anglosassone. Mi dice un giorno vorrò fare la stessa cosa. Quando parte di dice: ma stai partendo per vendere il vino. Dico sì. Non posso venire? I bambini non sono ammessi. Ma perché hanno fatto questa regola? Deve farlo per se stessa come io lo faccio per me stessa. Deve fare solo ciò che la renderà felice. Io sto trovando un sacco di difficoltà e momenti veramente difficili e se non amassi quello che faccio a questo livello è possibile credimi, sarebbe insostenibile. Se mia figlia non dovesse continuare mi assicurerò di passare l’azienda a chi ha la mia stessa determinazione.  Lo faccio per me stessa. In questa frase c’è tutto il pensiero di Maria Faretra, del suo sogno, della sua azienda. Nella quale crede così tanto da essere lei stessa il brand        Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
Leggi
Arriva ViniAmo e siamo alla quarta edizione Arrow Right Top Bg

19 Marzo, 2026

Arriva ViniAmo e siamo alla quarta edizione

  Siamo a quattro. Quattro edizioni di un evento partito in sordina e cresciuto di stagione in stagione.  ViniAmo è alla quarta edizione. In un panorama romano fatto di tante manifestazioni, alcune ben progettate altre decisamente meno, ViniAmo ha avuto il merito di fare piccoli passi tutti indirizzati verso il voler offrire al pubblico romano, di professionisti ed addetti al settore piuttosto che degli amanti del vino, qualcosa di nuovo. Cantine nuove, format nuovi, interlocutori diversi. Sempre con garbo e grande capacità comunicativa. Con attenzione alle persone e apertura mentale. Soprattutto gentilezza. Quella che contraddistingue l’ideatore dell’evento: Stefano Minelli, l’organizzatore gentile  Su Stefano avevo già scritto un articolo a febbraio 2025 soprannominandolo proprio l’organizzatore gentile. Perché lui è proprio così e mantiene questa sua caratteristica aldilà delle invidie e ritrosie di alcuni organizzatori di eventi romani che hanno dalla loro l’astio e la ritrosia. Sono anche stato letteralmente buttato fuori da un gruppo Whatsapp chiamato Giornalisti del vino per aver avuto l’ardire di aver postato proprio il comunicato stampa che annunciava ViniAmo per il 29 marzo 2026. Per la serie la censura, becera, sussiste anche tra colleghi giornalisti che dovrebbero combatterla. Torniamo alle cose belle. Come proprio Stefano Minelli Siamo alla quarta edizione. Un percorso incredibile cominciato nel 2023 e proseguito negli anni con numeri sempre crescenti. L’edizione 2026 si preannuncia poi ancora più in crescita. Siamo in overbooking per la presenza delle cantine (abbiamo una lista di attesa) che rappresenteranno tutte le regioni d’Italia. Nessuna esclusa. Avremo la presenza di spirits e food molto particolari così come cantine estere. Poi delle masterclass di livello soprattutto inedite nel panorama romano. In effetti a guardare il programma c’è di che sbizzarrirsi. Il viaggio tra le regioni d’Italia è qualcosa di assolutamente stimolante e di certamente inedito. Riuscire a poter compiere un viaggio in un unico evento non è scontato. Farlo poi con cantine di nicchia, di quelle che realizzano prodotti incredibili e che, spesso, non hanno la forza per promuoversi, è ancora più straordinario. A ViniAmo ci saranno produttori entusiasti, persone che vogliono far conoscere la propria anima prima dei propri vini. Accendere un dialogo che parte dalle persone per arrivare al vino riconducendo questo ad un mezzo e non ad un fine. ViniAmo sarà così dunque. Sarà straordinario. Anche per le masterclass.    Le masterclass della quarta edizione di ViniAmo La prima completamente, dalle 13 alle 14.30, sarà dedicata allo Chardonnay e al Cabernet Franc degli incredibili terroir della Francia. La terza, dalle 17 alle 18.30, ai sorprendenti vini di uno dei luoghi più affascinanti e suggestivi del pianeta: Idda, l’Etna. Non per niente si chiama L’anima del Vulcano. La quarta, dalle 19 alle 20, sarà un omaggio alle Donne del vino del Lazio con l’ABC della Degustazione. Non ho dimenticato la seconda. È che essendo una masterclass al buio che curerò io stesso, non volevo svelarla molto. Sette vini, sette regioni. Saranno i sensi a condurci alla elezione del miglior vini di ViniAmo: Sono i sensi che contano. Andare oltre l’etichetta o la scheda tecnica. Superare i pregiudizi inconsci dovuti alla nostra stessa mente in grado di condizionare i sensi ancor prima di utilizzarli. Quattro masterclass dunque. Quattro momenti nel corso di una intensa giornata che avranno l’ambizione di offrire non solo una visione di territori e produttori diversa ma anche un approccio dinamico al mondo del vino. Raccontare più che leggere, emozionare più che insegnare, coinvolgere più che pontificare. Ogni masterclass sarà momento di condivisione e confronto. Soprattutto di socialità.   La forza del team La capacità di Stefano è anche quella di aver capito come sia davvero l’unione a essere la forza. Il team, la squadra, le singole persone che unendosi possono trovare la migliore delle formule e raggiungere il migliore dei risultati. Persone entusiaste che hanno voglia di parlare di vino e delle persone del vino.   Alessandra Massimi Alessandra è Project Manager in una importante società di consulenza. Sorridente, spigliata, precisa. Soprattutto, una passione sfrenata per il mondo del vino. Lavoro a stretto contatto con il marketing e ho una grande passione anche per gli eventi e quindi un bel giorno mi sono detta: perché non iniziare a fare qualche evento di degustazione tutto mio? Quando si ha a che fare con un consulente e project manager le cose che si realizzano devono essere necessariamente fatte bene. Partendo, sempre, dalla osservazione della realtà. Anche della propria. Ad esempio, quella di quando si è studiato per diventare sommelier con tanto da imparare, termini tecnici e astrusi, nozioni di agricoltura, enologia, chimica; assaggi (tanti) e scheda di valutazione. Un incubo che solo la passione può portare a superare. Ecco allora che Alessandra non crea solo eventi di degustazione ma un vero e proprio format: l’ABC della degustazione, tanta semplicità per avvicinare (non allontanare!) le persone al vino.  Preferisco farlo con meno persone in ambiente più intimo, proprio perché voglio mettere tutti a loro agio. Soprattutto avere la possibilità di parlare con tutti. 10, 12 persone per volta. Un tavolo sociale. Il produttore presente. Tanta allegria e convivialità. Il mix perfetto perché possano nascere incontri e raccontare storie. Imparare non attraverso noiose lezioni ma con esperienze fatte di divertimento, socialità, buon cibo e, ovviamente, vino. La scheda di degustazione cartacea dei corsi da sommelier. Che ricordi. Un sito internet, tante degustazioni, le Donne del vino, la consulenza alle cantine, il supporto di comunicazione. Insomma Alessandra e il suo entusiasmo hanno tanto da raccontare e lo farà a ViniAmo con un proprio stand voluto per supportare non solo le cantine con le quali collabora ma anche il sito e la app. Senza contare poi la masterclass delle 19, davvero da non perdere, durante la quale presenterà sei vini di sei cantine laziali gestite da donne. Dare voce alle donne del vino e soprattutto a quelle laziali. Magari sono poco conosciute e mi faceva piacere fare questa cosa con loro.  Una iniziativa da non perdere. Per dar voce non solo al territorio laziale e alle sue eccellenze ma anche e soprattutto alle coraggiosissime donne.   Marco Recupero.  Per parlare di Marco e della sua passione/conoscenza del mondo del vino, non basterebbe un articolo intero. Io me lo immagino sempre come quello che a Roma si chiamava vinaio prima, enotecaro dopo. Anche se adesso non è nell’uno, ne l’altro. Per chi ricorda quei tempi, il vinaio o l’enotecaro era quella figura che, quando entravi nel suo negozio, lo trovavi quasi camaleonticamente confuso tra le bottiglie (o le botti). Tu entravi, gli dicevi cosa ti serviva e lui, scomparendo tra gli scaffali, tornava con una bottiglia della quale sapeva narrarti vita, morte e miracoli. Conosceva il vignaiolo tanto da chiamarlo per nome. Sapeva dirti il vitigno e cosa fosse successo in quella annata. Spesso pensavo: ma non è che mi starà prendendo in giro? Se devo essere sincero, usavo una espressione romanesca un tantinello più colorita ma era solo nella mia mente e non è che la pronunciassi ad alta voce.  Per oltre venti anni più che aver gestito una enoteca, è stato propio quella persona che consigliava il vino cercando di capire le esigenze di ogni singolo cliente. Con uno preciso doppio scopo: soddisfare il cliente facendogli conoscere il buono vino. Oggi mi trovo sempre più ad avere più a fare con aziende piccole come quelle che mi sono andato a cercare nello Champagne in Francia. Mi trovo bene in Francia, così come in altri paesi. Vengo da un mondo di linguistico dove ho fatto l’interprete.  Con un modo di fare di chi sa come muoversi con garbo e piacevolezza, Marco è una sorta di mediatore commerciale. Anche se lo definirei più propriamente culturale, poiché riesce sempre a dare l’opportunità alle persone di conoscere quelle piccole cantine italiane e non che hanno tanto da raccontare. Insomma, la capacità di portare qualcosa di diverso, e culturalmente valido, in un panorama vitivinicolo sempre più omologato. Oggi con la sua Goudron Wine Selections seleziona e distribuiscei vini pregiati, con focus su etichette francesi. A ViniAmo condurrà la prima masterclass In viaggio con Chardonnay e Cabernet Franc e porterà anche alcune delle sue aziende. Vere chicche italiane e non in grado di affascinare e meravigliare. Ma solo se saprete lasciarvi andare ascoltando le parole di Marco. Ne vale veramente la pena.    Roberta Marchese Ragona Siciliana nell’anima e nello spirito, romana ormai da tempo. Una di quelle donne dotate di tanta carica energetica positiva che quando ti travolge ciò che rimane è più o meno simile al passaggio di uno tsunami. Modella, interprete, è soprattutto Wine Ambassador.  Andando In giro per varie manifestazioni mi sono detta: ma perché non raccontare da dove viene il vino.  Prima in Sicilia, a Caltanissetta, poi a Roma quindi Madrid poi in Europa. Con i suoi Segreti nel Calice conduce le persone in quella gioia del vino che lei stessa vive. Vino e bellezza, vino e arte, vino e territorio. Vino e ciò che volete voi. Roberta, con il suo estro unisce i puntini delle sensazioni offerte dalla vita per dare spazio alle persone prima, al vino poi. La convivialità diventa con lei motore vibrante, amplificatore delle sensazioni, unione di intenti, dialoghi, racconti. Vita. La particolarità di Roberta è il proprio il particolare modo di raccontare il vino. Lo definirei come l’entusiasmo di una bambina che scarta il suo regalo di compleanno. Avete presente quel “scarta la carta” che si canta ai compleanni dei bambini? Ecco, proprio cosi.  Ho conosciuto Roberta tempo fa e non smette di stupirmi per quella sua forza propulsiva che sembra non avere mai fine. È un vulcano di idee, di proposte, di guardare alle infinite possibilità che un fantastico elemento aggregante come il vino può offrire con un occhio assolutamente orientato verso il business, verso la capacità delle aziende di proporsi in territori inesplorati. Che lei stessa non conosce ma nei quali la sua indole suggerisce di tuffarsi a capofitto. Istinto certamente ma soprattutto tanta energia! Se vedrete a ViniAmo una meravigliosa donna bionda sorridente che non sta ferma, allora è proprio lei, Roberta Marchese Ragona. Sua la conduzione della masterclass delle 17: L’anima del Vulcano   Giulia Ferrero  Dalla Archeologia al vino il passo sembra lungo. Ma non è mai così. Perché le passioni poi si trasformano, spesso senza volerlo, in amore e vita.  È per questo che Giulia ha creato il suo blog bwined.it dove racconta la magia degli abbinamenti cibo-vino. Una magia spesso dimenticata visto che si pone, troppo spesso, il vino su un piedistallo edonistico.  Giulia e la sua infinita tenerezza è però tutt’altra cosa. Il vino come elemento di complementarietà raccontato con garbo e stile, con un linguaggio fatto di semplicità e chiarezza. Una cultura del vino che l’ha portata a collaborare da qualche anno con Decanto e la guida Untold  La guida è bel progetto. Collaboro nella realizzazione della parte sui tour delle cantine che offrono servizi di degustazione particolare. Poi con il team facciamo le degustazioni per la guida: ci incontriamo, assaggiamo i campioni alla cieca ecc. Il suo è garbo puro. Una gentilezza che si sposa appieno con quella del team e soprattutto di Stefano. I comunicati stampa di Giulia sono sempre all’insegna di parole centrate e mai banali. Sempre corredati da pizzi e merletti molto femminili. Ma un tocco di femminilità non fa mai male.   Ilaria Muscio Sono un’amante dei racconti, delle storie personali di ogni singola realtà; sono un’artista entusiasta, appassionata di ogni forma di arte comunicativa e artigiana originale e il vino rientra tra questi. Mi piace scoprire personalmente il contesto del singolo, andando a scavare, cercando il momento del loro “punto di non ritorno”: ciò che ha permesso il cambiamento radicale dalla loro realtà quotidiana a qualcosa che ancora oggi fa tenere alto l’emblema del loro progetto. Ilaria è una di quelle persone che, grazie alla autenticità del mondo del vino, ha avuto l’opportunità di scavare nel profondo della propria anima trovando mondi inesplorati. Il valore della vita vera, il ritorno alle nostre origini. Quanto di più lontano possa essere dal mondo amministrativo nel quale si trova ad operare ogni giorno e che le ha permesso di diventare sommelier, editor in una casa editrice romana, blogger. Insomma, storyteller! Nel mondo del vino ci sono entrata perché da sempre ho avuto un profondo rapporto con la natura e sono stata abituata all’originalità, all’autenticità, al duro lavoro che porta alla creazione di un prodotto, qualunque esso sia, con le sue piccole imperfezioni, ma di grande valore. Credo che il valore del sacrificio, per creare qualcosa di emblematico anche solo per sé stessi, è un valore che si sta perdendo del tutto al giorno d’ oggi; in questa società fatta di velocità, superficialità, corse contro un tempo che oramai non lascia libertà di espressione ne di pensiero Quando l’ho conosciuta era dietro un banco di degustazione e non faceva altro che parlare, parlare, parlare. Si percepiva proprio la sua, necessità la definirei, di raccontare di tutto ciò che stava versando nel calice. E non parlo solo di vino. Un racconto condito da entusiasmo e dal suo meraviglioso sorriso. Ama le piccole cantine. Forse perché sono quelle che hanno tanto da raccontare. Un racconto sempre genuino e vero che troverete anche a ViniAmo. Come riconoscerla? Credetemi, ve ne accorgerete quando sarà lei a raccontarvi qualcosa.   Pietro Galeoto Dalla Puglia a Milano e poi a Roma occupandosi sempre di comunicazione. Un viaggio che continua da oltre vent’anni (galeoto.it).  Ho conosciuto Stefano Minelli lo scorso anno tramite un amico comune: non era soddisfatto della visibilità online delle edizioni precedenti di ViniAmo, nonostante un’alta partecipazione di persone e aziende aderenti; il riscontro sui media e sul web non era altrettanto forte. Ho accettato l’incarico con un po’ di riserva: vengo da un’intensa esperienza a Milano come responsabile della comunicazione, e il trasferimento a Roma ha segnato un cambio di vita, ponendo il privato e l’equilibrio personale prima del lavoro . Oggi curo solo un numero selezionato di clienti.  Pietro, persona riservata ma sempre disponibile. Non avendo esperienze nel mondo del vino ha un approccio da colui che, animato da sana curiosità, spulciai siti delle aziende vinicole per capire le dinamiche. Per uno esperito di comunicazione come lui, sono convinto che trovi questo mondo arcaico e ancorato a logiche incomprensibili (sempre che abbia logiche). Ben vengano persone come Pietro che, con garbo e tanta determinazione, cerca di contribuire ad animarne la comunicazione. Per adesso di ViniAmo, nel futuro chissà che qualcuno non voglia svegliarsi ulteriormente! Pietro è l’anima social e web di ViniAmo. Tante iniziative di comunicazione, non per ultimo lo sdoppiamento in due siti minelliwineevents.it per gli espositori e viniamoroma.it per wine lovers e operatori e stampa; il rafforzamento della presenza su LinkedIn per incontrare in modo professionale; il canale YouTube; Instagram.  Così ViniAmo ha guadagnato la visibilità che merita online e una immagine più accattivante con un nuovo logo e immagini di supporto. La mia passione è quella dell’illustrazione ho curato vari libri illustrati e un’idea è quella di fare un calendario illustrato per ViniAmo magari con la partecipazione di qualche azienda espositrice Speriamo solo che non voglia fare un calendario con tutti noi che collaboriamo al meraviglioso mondo di ViniAmo! Insomma, ViniAmo è alle porte e si sente già l’entusiasmo dei singoli produttori che scalpita. I posti per le cantine sono finiti. Per le masterclass c’è ancora qualcosa. Dunque, non perdete tempo.  Vi aspetto anzi, vi aspettiamo il 29 marzo presso l’Hotel Cristoforo Colombo dalle 12 alle 20.30 per la quarta edizione di ViniAmo! PS. ViniAmo ospiterà anche VoiceWise, una innovativa startup dell’Università di Tor Vergata a Roma, attiva per la realizzazione della prima app in grado di rilevare il tasso alcolemico con la voce. Contribuire ad un progetto così importante è compito di tutti noi. Eppoi sapremo prima di metterci alla guida quale è il verdetto!       Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969  
Leggi
A tavola con il Re dei cuochi a Cocconato d’Asti: tra il mito di Escoffier e il Pollo alla marengo Arrow Right Top Bg

19 Marzo, 2026

A tavola con il Re dei cuochi a Cocconato d’Asti: tra il mito di Escoffier e il Pollo alla marengo

  Dal 6 marzo al 18 aprile il calendario delle cene d’autore; i commensali voteranno di volta in volta l’abbinamento più riuscito   Cocconato, incastonata nel cuore del Monferrato in provincia di Asti, si prepara a riscoprire e celebrare le radici enogastronomiche locali con la “A tavola con il re dei cuochi”. Tra l’inizio di marzo e i primi giorni di aprile, l’incantevole paese, bandiera arancione del Touring Club italiano e inserito tra i Borghi più Belli d’Italia, ospiterà una serie di appuntamenti che intrecciano la storia e la tradizione locale alla grande vocazione alla ricerca e all’alta cucina. L’iniziativa, frutto della collaborazione tra il Consorzio Cocconato Riviera del Monferrato, l’Associazione Discepoli di Escoffier e il Comune di Cocconato, l’anno scorso aveva avuto al centro la ricetta del fricandò, mentre quest’anno vedrà protagonista il Pollo alla Marengo. AUGUSTE ESCOFFIER E COCCONATO D’ASTI – Il ciclo di cene si sviluppa lungo un itinerario che non solo valorizza i sapori autentici della tradizione piemontese, a partire dalle materie prime, ma rende anche omaggio a una storica connessione con la cucina francese. Cocconato, infatti, vanta di aver dato i natali al primo collaboratore italiano di Auguste Escoffier, Silvestro Cavallito, che inaugurò nel 1924, presso l’antico locale ‘Bottiglieria della Pompa’ (oggi Agriturismo Osteria della Pompa), una tradizione che continua ad animare il territorio. POLLO ALLA MARENGO – Il piatto fu ideato dal cuoco di Napoleone all’indomani della vittoria delle truppe francesi a Marengo e rivisitato da Auguste Escoffier. Il cuoco monferrino Beppe Sardi, membro del consiglio direttivo dell’Associazione Discepoli di Escoffier Piemonte e Valle d’Aosta, spiega: “Il Pollo alla Marengo è un piatto che racconta storia e territorio. Io lo preparo nel rispetto della tradizione. Parto dal pollo: lo seziono, lo infarino leggermente e lo rosolo in olio extravergine finché è ben dorato. In un’altra casseruola faccio un soffritto delicato di cipolla tagliata fine e aglio, poi aggiungo i funghi porcini a tocchetti. Sfumiamo con un buon vino bianco e lasciamo evaporare. A questo punto unisco i pomodori, regolo di sale e pepe e rimetto il pollo in casseruola, lasciandolo cuocere dolcemente finché la carne diventa tenera e la salsa si concentra. A fine cottura inserisco i gamberi, tradizionalmente di fiume, che devono solo scottarsi e restare succosi. A parte preparo il pane casereccio tostato e friggo le uova all’occhio di bue. Per l’impiattamento: dispongo il pollo lateralmente, ben avvolto con la sua salsa. I gamberi li sistemo sopra. Il crostone occupa l’altra metà del piatto e sopra ci adagio l’uovo fritto. È un piatto ricco ma equilibrato, nato semplice e diventato iconico. La chiave è la qualità degli ingredienti e il rispetto dei tempi”. IL CONTEST – I commensali e un pubblico di esperti saranno chiamati a votare il miglior pollo alla Marengo, trasformando ogni cena in un’occasione di confronto e divertimento, che rievoca un’epoca in cui la cucina era teatro di sperimentazione, innovazioni, confronto e scambi culturali. I cuochi dei diversi ristoranti e i gastronomi e appassionati dell’Associazione Escoffier accompagneranno gli ospiti alla scoperta dei piatti, condividendo suggestioni e dettagli tecnici direttamente ai tavoli. Un’occasione per entrare nel vivo della cucina d’autore e comprendere il legame tra ingredienti, tecniche e tradizione. La cena si conclude con una votazione interattiva: i commensali esprimeranno le loro preferenze sugli abbinamenti attraverso cartoline dedicate. UN ITINERARIO DI SAPORI E INCONTRI   Il 6–7 marzo si parte da L’Osteria (Cocconato Bell’e Buono) con un menù che propone uovo poché con patate e porri, risotto ai carciofi con caprino e fondo vegetale, Pollo alla Marengo e cheesecake con pere al vino (prenotazioni: 0141 1656565). Il 13–14 marzo l’appuntamento è all’Osteria della Pompa, dove si potranno gustare gli Antipasti della Pompa, Pollo alla Marengo e pot de crème con nocciolini (prenotazioni: 0141 600075). Il 20–21 marzo sarà la volta del Cannon d’Oro, con lingua salmistrata in salsa piccantina, soufflé di asparagi con fonduta, Pollo alla Marengo e zuppa inglese (prenotazioni: 0141 907794). Il 27–28 marzo la rassegna prosegue alla Cantina del Ponte, che proporrà asparagi e carciofi in salsa bernese, riso e gallina, Pollo alla Marengo e savarin alla Escoffier (prenotazioni: 0141 907003). Il 10–11 aprile la rassegna farà tappa all’Osteria “Il Gheub” con tartare di Fassona, gelato leggero alla senape e tuorlo marinato, ravioli di barbabietola ripieni di patate con crema di Toma di Roccaverano e mandorle tostate, Pollo alla Marengo e dacquoise al gianduia e caramello salato (prenotazioni: 349 6533687). Chiude il calendario il 17–18 aprile la Locanda Martelletti proponendo tortino tiepido di asparagi e robiola, risotto Carnaroli agli agretti, limone e stracciatella, Pollo alla Marengo e crostatina sablée alle mandorle con crema diplomatica alla vaniglia e fragole fresche (prenotazioni: 0141 907686). Tutte le cene si svolgeranno alle 20:00. Cucina e arte – Nel corso delle serate, i ristoranti si trasformeranno in gallerie d’arte temporanee ospitando le opere di Artemide Gallery (Samantha Lessio, Joy Moore, Ornella Manfron e Pasley), di Lara Valentino e di Francesca Zanotto. Questo il commento di Luigi Dezzani, portavoce del Consorzio Cocconato Riviera del Monferrato: “Dopo il successo dell’anno scorso, siamo felici di proseguire insieme ai Discepoli di Escoffier un percorso che ci consente dir raccontare e valorizzare la tradizione la cucina del Monferrato, che in Cocconato trova una delle massime espressioni. Dopo aver presentato il libro “I menù ritrovati di Auguste Escoffier e Silvestro Cavallito” di Helen Scalisi e Claudio Barisone, edito da Discepoli di Escoffier Piemonte e Val d’Aosta, e aver assegnato dei riconoscimenti ai ristoratori storici del paese, proponiamo una seconda edizione della rassegna, con giovani ristoratori pronti a mettersi in gioco con questo piatto della tradizione, il tutto accompagnato dai vini della nuova generazione di produttori cocconatesi che si sono riuniti nel nostro Consorzio”. Franco Bonda, Il Presidente Piemonte e Val d’Aosta dell’Associazione Discepoli di Escoffier Lavoriamo per dare sempre più lustro a questa manifestazione e alla nostra Associazione. Attraverso la figura di Silvestro Cavallito, primo discepolo di Escoffier, il legame con Cocconato è evidente. Siamo onorati di far rivivere la tradizione e i piatti di una volta. La rassegna si svolge con la collaborazione di Banca di Asti, GrosMarket Asti, Hy-Line e Alessandro Varesio. Consorzio Cocconato Riviera del Monferrato: un gruppo di imprenditori locali, innamorati del paese iscritto tra i Borghi più belli d’Italia e uniti per la valorizzazione del proprio territorio. Il compito statutario del Consorzio è quello di promuovere le attività dei soci, le rispettive strutture, i prodotti; valorizzare il turismo e le strutture ricettive di Cocconato; promuovere la partecipazione a eventi locali, nazionali e internazionali; organizzare a Cocconato eventi per la valorizzazione enogastronomica. Il presidente del Consorzio è Adriano Cavallito, vicepresidente è Paolo Macchia; le aziende associate sono rappresentate nel consiglio di amministrazione. I soci del Consorzio: Apicoltura Beeo, Apicoltura Vallera, Azienda Agricola Corte, Combriccola Marchetti, Salumificio Ferrero, Maciot, Marové, Cantina Nicola, Poggio Ridente, Benefizio di Cocconito, Distilleria Bosso, Cantina del Ponte, Osteria della Pompa, Fratelli Rocca, Cascina Rosengana, Fondato il 15 settembre 2020, il Consorzio Cocconato Riviera del Monferrato ha sede nel centro del paese: qui espone e vende i prodotti delle aziende associate e organizza diverse iniziative come tasting, corsi di degustazione, corsi di formazione, corsi di apicoltura e vari eventi. Gli orari di apertura della sede di Cocconato sono: lunedì e sabato 9-12 / 15-18; domenica 11-17. Contatti Consorzio: Sito Internet: www.consorziococconato.com Segreteria: Andrea Rocca – info@consorziococconato.com | 3394652619 La Redazione
Leggi
Pasqua in Masseria AuraTerrae_Tra i sapori della campagna nell'antica sala dei monaci e nuove esperienze artistiche e sensoriali Arrow Right Top Bg

19 Marzo, 2026

Pasqua in Masseria AuraTerrae_Tra i sapori della campagna nell'antica sala dei monaci e nuove esperienze artistiche e sensoriali

  Con l’arrivo della primavera, la campagna pugliese si risveglia tra ciliegi in fiore, ulivi secolari e profumi di essenze mediterranee. AuraTerrae attende i propri ospiti per la Pasqua con un’accoglienza familiare ed accurata e menu creati per la ricorrenza, inaugurando una nuova stagione di autenticità e benessere, profondamente connessa alla storia del luogo e al territorio.   Masseria AuraTerrae a Polignano a Mare (BA) propone Pasqua slow tra ciliegi, ulivi e menu stagionali nell’antica sala monaci, con nuove esperienze 2026: astroturismo, cartapesta, degustazione 4 vini familiari. Immersa in 24 ettari di natura incontaminata e affacciata sulla costa di Polignano a Mare, Masseria AuraTerrae torna ad accogliere gli ospiti dal 19 marzo e quindi sarà aperta anche nel periodo pasquale, in un luogo magico, dove terra, mare e cielo si fondono in un equilibrio raro. Poggiata su un colle con vista panoramica a 180° sull’Adriatico, la storica masseria in pietra rivive oggi come sobrio ed elegante albergo diffuso, custode di memoria, silenzio e bellezza. Location e Atmosfera Masseria in pietra su colle con vista 180° Adriatico, 24 ettari natura; albergo diffuso emissioni zero, 22 camere uniche (bagno turco, camini, idromassaggio), 2 piscine sfioro, sauna panoramica. Menu Pasquali Pasqua: Riso Carnaroli bio tartufo primaverile, zucca timo, emulsione spinaci burrata. Pasquetta: Fusillone zafferano, ragù bianco Chianina, carciofi violetti, cacioricotta affumicata, olio rucola. Ex refettorio monaci/sala presse olio, vista mare. Nuove Esperienze 2026 Astroturismo: Costellazioni/miti telescopio (Vega, Arturo, Altair, Luna, Saturno anelli). Laboratori artigianali: Cartapesta Putignano (con argilla, vimini); skillcation con calice vino. Wine Tasting: 4 nuovi vini tra vigne; MEST PEPP Rosato Susumaniello (padre Giuseppe), Z COSM Bianco (zio Cosimo), ANGELINA Spumante Metodo Classico (madre), MAESTOSO Rosso Susumaniello (cavallo lipizzano). Offerta Soggiorno 1 notte + colazione, pranzo Pasqua, pranzo Pasquetta: da 370€/persona. Aperta dal 19 marzo. Nuovi vini AuraTerrae: identitari e familiari, da scoprire con una degustazione dedicata La primavera 2026 segna anche un importante capitolo enologico: la presentazione dei nuovi vini AuraTerrae, nati dai vitigni della masseria e pensati per gli ospiti della struttura. Etichette che raccontano una storia intima e familiare, fatta di memoria, gratitudine e appartenenza. I nomi scelti e i volti raffigurati diventano così un omaggio alle persone care ad Antonio Valentini, proprietario della masseria. MEST PEPP – Puglia Rosato IGP Susumaniello rende omaggio al padre Giuseppe, figura fondante della storia familiare; Z COSM – Puglia Bianco IGP è dedicato allo zio Cosimo, custode dei valori di famiglia; ANGELINA – Spumante di Qualità Metodo Classico è un tributo alla madre, riferimento saldo della numerosa famiglia; mentre MAESTOSO – Puglia Rosso IGP Susumaniello celebra l’amicizia e l’impegno a sostenere le tradizioni locali, attraverso un uomo e l’imponente e fiero cavallo lipizzano di Conversano, una delle storiche linee fondatrici della razza, legata all’antica tradizione equestre del territorio. La struttura Di proprietà della famiglia Valentini, Masseria AuraTerrae si trova a Polignano a Mare, in provincia di Bari. Poggiata su un colle che domina la costa che va da Mola di Bari sino a Monopoli, è inserita armoniosamente in un incantevole paesaggio bucolico, con vista panoramica a 180° sul mare. Autentico luogo dell’anima, è una struttura vocata al benessere più puro. Interamente recuperata, presenta spazi interni veri ed autentici ma riadattati ai più moderni criteri di comfort, nel rispetto della masseria stessa e ne mantiene gli elementi storici più antichi e originali. In stile albergo diffuso, evoca un antico borgo agricolo. È circondata da oltre a 24 ettari di terreno dove vivere esperienze sensoriali e di benessere a contatto con la natura. Costruita in pietra calcarea del luogo ed altri materiali locali eco-compatibili, vede l’adozione di molteplici misure volte a ridurre l’impatto ambientale e gli sprechi di risorse e si può definire una struttura a “emissioni zero”. Presenta 22 camere – ognuna diversa e unica –con letto matrimoniale, di cui 6 con bagno turco, 3 con camino e 4 con vasca idromassaggio esterna. Dotata di 2 scenografiche piscine a sfioro, immerse nel verde e con vista mozzafiato e una sauna a botte esterna panoramica, offre molteplici esperienze in masseria e sul territorio. La Redazione
Leggi
Pinot Noir del Re: l’eccellenza dell’Oltrepò Pavese secondo Masi Arrow Right Top Bg

19 Marzo, 2026

Pinot Noir del Re: l’eccellenza dell’Oltrepò Pavese secondo Masi

  Masi presenta a Vinitaly 2026 il nuovo Pinot Nero dalla Tenuta Casa Re, un rosso elegante e internazionale che esprime l’essenza dell’Oltrepò Pavese. Un tributo al vitigno simbolo e al suo territorio di elezione.    Dal cuore delle colline dell’Oltrepò Pavese nasce una nuova eccellenza: Pinot Noir del Re, il vino che Masi dedica al vitigno simbolo di questa regione vitivinicola. Dopo i classici spumanti Moxxè del Re Brut e Rosé, ora, da cloni appositamente selezionati nasce il nuovo pinot nero fermo della storica cantina conosciuta nel mondo.  Pinot Noir del Re prende vita nella Tenuta Casa Re, acquisita da Masi nel 2023, a Montecalvo Versiggia nella valle del Versa, attiguo al comune di Santa Maria La Versa, conosciuto nella storia per l’emblematico spumante italiano ‘La Versa’. Il vigneto, corpo unico su una proprietà 15 ettari, è interamente coltivato a Pinot Nero ed è immerso in un contesto paesaggistico di pregio. L’Oltrepò Pavese, storicamente vocato, è terzo al mondo per impianto di Pinot Nero. È il terroir ideale per questo vitigno esigente che, per esprimersi al meglio, richiede condizioni ambientali precise e molte attenzioni. Sandro Boscaini, presidente del Gruppo Masi Il Pinot Nero è ‘il vino, senza se e senza ma: essenziale e mai esibito; non ama gli eccessi e, pur con una personalità ben definita, non ha bisogno di lunghe maturazioni ma di rispetto della sua natura. Qui, nell’Oltrepò Pavese, trova la sua zona di elezione e raggiunge la sua massima espressione in un equilibrio perfetto di raffinatezza e setosità. Pinot Noir del Re, frutto della maestria enologica del Gruppo Tecnico Masi, nasce da una rigorosa selezione delle uve coltivate su terreni calcarei arricchiti da marne e argilla limosa. L’affinamento di soli sei mesi in rovere ne accentua il carattere distintivo senza compromettere la sua naturale delicatezza. Dal colore rosso rubino, questo rosso si apre a profumi sofisticati che anticipano la sua vibrante personalità. I tannini sottili e una finezza unica lo rendono un vino senza tempo, capace di affermarsi come perfetta espressione del suo terroir: Il Pinot Noir del Re è un classico, tuttavia rappresenta il vino contemporaneo per eccellenza. Pur conservando raffinata complessità, poggia su una struttura di medio corpo che ne facilita l’approccio e soddisfa per sua natura l’attuale ricerca di leggerezza. È versatile, capace di conquistare gli intenditori e chi ama la piacevolezza del vino quotidiano. Per freschezza ed ecletticità si abbina alla cucina di tradizione, anche aperta a contaminazioni internazionali. “Pinot Noir del Re si inserisce nella strategia di Masi volta a valorizzare i territori. Siamo pronti, con il dovuto rispetto, a contribuire al nuovo respiro internazionale dell’Oltrepò Pavese mettendo a servizio del Pinot Nero il nostro patrimonio storico, il know-how tecnico e la vocazione all’export.” afferma Boscaini e conclude con una nota personale: “Dopo una vita consacrata a vini iconici come l’Amarone – tanto da guadagnarmi il soprannome ‘Mister Amarone’ – oggi ho il privilegio di dedicarmi anche a un’altra mia passione: il Pinot Nero. Il nostro Pinot Noir del Re rappresenta il coronamento di una mia ricerca pluridecennale: in Oltrepò Pavese ho trovato finalmente un’espressione stilistica capace di incarnare davvero la mia visione con il carattere che cerco in un grande Pinot Nero.” La presentazione ufficiale del Pinot Noir del Re avverrà durante Vinitaly 2026 allo stand Masi Agricola Pad. 7 Stand C3. MASI AGRICOLA: Masi è produttore leader di Amarone e da sempre interpreta con passione i valori delle Venezie. Nel 2022 ha celebrato la 250° vendemmia della famiglia Boscaini nei pregiati vigneti del “Vaio dei Masi”, valle nel cuore della Valpolicella Classica (1772-2022). Masi ha un expertise riconosciuta nella tecnica dell’Appassimento, praticata sin dai tempi degli antichi Romani, per concentrare colore, zuccheri, aromi e tannini nel vino, ed è uno degli interpreti storici dell’Amarone: il suo presidente, Sandro Boscaini, rappresenta la sesta generazione della famiglia che ha contribuito a creare con questo vino un’eccellenza italiana. Oggi Masi vanta, con sei diversi Amaroni, la gamma più ampia e qualificata proposta al mercato internazionale. Da quasi cinquant’anni ha avviato un ambizioso progetto di valorizzazione di storiche tenute vitivinicole, collaborando con i Conti Serego Alighieri, discendenti del poeta Dante, proprietari della tenuta che in Valpolicella può vantare la più lunga storia e tradizione, e con i Conti Bossi Fedrigotti, prestigiosa griffe trentina con vigneti in Rovereto, a cui si aggiunge lo storico château nel cuore di Valdobbiadene di Canevel Spumanti, cantina rinomata per i suoi spumanti premium e parte del gruppo Masi da fine 2016. Nel 2023 Masi ha acquisito Tenuta “Casa Re” nell’Oltrepò Pavese, territorio vocato per la produzione di uve Pinot Nero per base spumante. Masi fonda la propria attività su valori sociali, etici e ambientali e ha un’importante produzione di vini biologici, sia nelle Venezie che nei Poderi di Cinigiano in Toscana e Masi Tupungato in Argentina. In linea con il proprio heritage, Masi ha approvato a marzo 2024 il progetto di sostenibilità “Masi Green Governance” che vede l’adozione dello status di Società Benefit e l’integrazione nell’oggetto sociale di ulteriori attività con finalità di beneficio comune, legate alla crescita sociale, alla promozione e valorizzazione della cultura delle Venezie, delle persone, del territorio e dell’ambiente. La Redazione
Leggi
CHIANTI CLASSICO 2026. Le anteprime ma non solo. Arrow Right Top Bg

19 Marzo, 2026

CHIANTI CLASSICO 2026. Le anteprime ma non solo.

IL COSA E IL DOVE La STAZIONE LEOPOLDA di Firenze ha ospitato il 16 e 17 febbraio 2026 la 33° Edizione della CHIANTI CLASSICO COLLECTION, Evento dedicato alla presentazione delle nuove annate (ma non solo) della Denominazione più iconica d’Italia. Seicento anni di Storia, trecento dalla definizione di confini poi allargatisi per evidenti necessità legate al successo mondiale di un vino davvero sulla e nella bocca di tutti. Grande e scontato il successo di pubblico, grande la presenza della stampa accreditata e degli operatori del settore. GLI ASSAGGI 223 Aziende, 680 Etichette (tra cui 190 Riserva e 185 Gran Selezione), questi i numeri con cui mi sono dovuto confrontare zigzagando tra i banchi d’assaggio, schivando quelli più affollati, cercando qua e là suggerimenti che mi aiutassero a dirimere i pensieri “malevoli” che l’ingolfata ridda di acronimi mi faceva passare per la testa; vini d’annata, Riserve, Gran Selezioni, UGA, singole vigne, tricchettracche e bombe a mano… Riguardo le annate beh…la 2024 l’ho trovata davvero centrata (cosa che mi fa ben sperare per gli sviluppi futuri delle tipologie Riserva e Gran Selezione, la 2023 è stata complessa e sembra segnare un pochino il passo anche se noterete che è proprio di questa annata il vino che mi ha impressionato di più (ma quando si è BBravi…), la 2022 vive di alti e bassi, le altre… Detto questo, Vi propongo la mia consueta e personalissima “classifica”, una TOP SIX afffiancata da altre quattordici etichette per fare conto pari. L’ordine? Quello di assaggio (più o meno). Voi dategli una letta, prendete spunto, criticate, suggerite e…CONDIVIDETE. QUELLI DA NOVANTA – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “IL PURO” VIGNETO CASANOVA 2022, CASTELLO DI VOLPAIA: l’olfatto è intrico boschivo di radici e terrosa umidità, freschezza balsamica da aprire le narici, sapiente mescolanza di bacche di mirto e ginepro, una progressione che sa di pietraie e imprecazioni, di tabacco rollato poggiati con le spalle a una quercia, di sguardi che cercano divinazioni nel fumo di un camino. Sorso elegante oltre il supposto, profonda trincea minerale scavata dai tannini nel compatto tessuto tannico, quasi “noioso” nel riproporre con precisione da ragioniere i descrittori olfattivi e lungo…molto, molto lungo! 90 Punti, perché quel – che gli avevo messo vicino dovrebbe forse essere un +. – TOSCANA IGT ROSSO “PUNTA DI ADINE” 2021, BERTINGA: ne stia alla larga chi cerca il Sangiovese imbellettato e ciliegioso. Qui vige austerità e aderenza al territorio e al vitigno, nulla è nascosto, né la vegetalità financo ortolana che a tratti fa appetito e ribollita né quel rustico sconfinare nel cuoio da concia, nelle ferrosità sanguigne e nel tossire di tabacco trinciato forte. Fresco di aghi di pino, erbe aromatiche e arancia sanguinella non dimentica pepe e liquirizia e regala un sorso teso e verticale, coerentissimo, di intreccio tannico contadino ed elegante, di grafitica sapidità, in una parola: goloso. Più di 90 Punti, diciamo 91. – CHIANTI CLASSICO DOCG 2023, CASTELLO DI AMA: netta l’introduzione balsamico-mentolata, seguita da guizzi pepati che stuzzicano e acchiappano e netto il colore rosso di piccoli frutti che vanno via via addolcendosi: visciole, amarene, ciliegie… È un appena di vaniglia che introduce il sorso, succoso, tarato su quei tannini che ci tengono a farsi notare e con una impressionate progressione sapido-balsamica che impone un secondo sorso (e forse un terzo). 90 Punti? Ma si, se li merita! – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE GAIOLE “VIGNA BARBISCHIO” 2023, MAURIZIO ALONGI: humus, grafite, radici, foglie secche, agrifoglio, oscura, luminosa bellezza in un olfatto nitido e fresco, mentolato, aromatico punteggiato di tè, frutti rossi succosi e freschezze d’arancia dove e quando serve. In bocca insegna compostezza e attesa con schiena dritta, nulla è fuori posto, i tannini a braccia conserte e l’alcol ad intervenire al momento giusto. Un vino fatto come si deve, un Chianti raro cui mi inchino con modestia. Da bere ascoltando “LUCILLE” (LIVE) dei DEEP PURPLE. 93 Punti (forse 94) e una vigorosa stretta di mano. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “VIGNA MONTEBELLO SETTE” 2022, TOLAINI: un olfatto esplosivo, agrumato, balsamico, con una mineralità profonda che sa di miniera, fresco di arancia sanguinella, intricato di macchia mediterranea, pensieroso di tabacco e appena conciato di cuoio. Sorso di eleganti dinamicità ed equilibrio, tannini, freschezza e sapidità “inquadrati e coperti”, lungo. Una Gran Selezione da tenere in memoria. 90 Punti. – TOSCANA IGT ROSSO “ARCANUM” 2020, TENUTA DI ARCENO: un olfatto “tailor made” per chi vuole provare cosa vuol dire “freschezza”. Finocchietto selvatico e mentuccia, le brezze spinte da un mare che ricordavo più lontano e di cui si sente invece distintamente il mugghiare, i frutti rossi a duettare con il mallo di noce, la cannella con le erbe amare… Sorso luminoso e privo di misteri, i tannini a bilanciare perfettamente la dolcezza del frutto, la sapidità che è progressione lenta e inesorabile. Un assaggio che si chiude lungo tra scorza d’arancia, liquirizia e tabacco sorprendendomi forse meno della 2019 che ricordavo ma che vale comunque e davvero la pena. 90 Punti con forse un +. – TOSCANA IGT ROSSO “VALLEPICCIOLA ROSSO” 2023, VALLEPICCIOLA: vegetalità ortolane che in bocca regaleranno sedano piccante preludono a freschezze balsamiche di eucalipto e tabacco cui segue lo scuro del catrame (ché lascio il “goudron” ai cugini d’oltralpe), della liquirizia, del tè, della ghisa bagnata, cupe presenze illuminate da spot fruttati di amarene e more in confettura. Sorso “impressive”, un’esplosione di freschezza e sapidità cucite alla perfezione sul tessuto tannico. Affatto borioso fa della propria semplice eleganza l’arma vincente rendendo l’assaggio compulsivo. Un vino che assaggerete e riassaggerete fingendo di voler capire cosa Vi sfugge pur avendone sviscerato anche l’anima. 90 Punti, probabilmente di più. I QUASIQUASI – TOSCANA IGT ROSSO “COLLEZIONE DI CAMPACCIO” 2020, ARILLO IN TERRABIANCA: di boschiva e resinosa freschezza, non lesina morbidezze di frutti di bosco e prugna in confettura lasciando che i pensieri si allunghino su note di cenere e prese di tabacco rollate con lo sguardo perso nel vuoto. Il sorso? Elegante, forse troppo pensando a quell’olfatto che sa di pieve e nebbie. Caldo e morbido eppure ben ritto sulle gambe fresco-sapide, lungo quanto serve a far invidiare la Toscana del vino anche a chi non la venera. 90 Punti con un -. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “VIGNA POGGIARSO” 2022, CASTELLO DI MELETO: olfatto tarato su amaritudini di genziana ed erbe officinali, mixa alloro a scorza d’arancia, pepe a gelso e si dilunga in una sapidità rocciosa che sembra sconfinare nei toni dell’oliva. Sorso dinamico e territoriale, caratterizzato da un tessuto tannico vellutato e da un allungo sapido e minerale. 90- – Punti. – CHIANTI CLASSICO DOGC GRAN SELEZIONE PANZANO “TERRAZZE SAN LEONINO” 2022, FONTODI: un velo di canfora fa arricciare il naso prima che questo sia pervaso dalle freschezze di arancia rossa e da un profondo afflato terroso, presupposto fondamentale per ancorare al terreno un profilo olfattivo altrimenti fin troppo sognante pur nelle sue ruvide note di tabacco e grafite. I frutti di bosco rendono più rotondo un sorso segnato da tannini vibranti e quadrate spalle fresco sapide, un lungo sentiero di riproposizioni gusto-olfattive per un altrettanto lungo finale. Quasi TOPPP, quasi. 89++ Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG “LUCARELLO” 2021 RISERVA, BORGO SALCETINO: profilo olfattivo concentrato, addirittura compresso, un fitto rincorrersi di scie rosse di frutta e fiori secchi e drappi neri di china e pepe con quel tocco di cuoio che intriga. Il sorso è un pugno ben assestato, una serie di allunghi fresco-sapidi tirati da un corpo massiccio e piantato su gambe tanniche ancora non perfettamente toniche. Chiude su sbuffi tostati e amaricanti e si becca 89 Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “I SALCI” 2018, BORGO SALCETINO: di tutt’altro profilo rispetto al precedente lascia che lo sguardo si spinga a Oriente, tra misteri di spezie e fumi balsamici. Dolcezze di vaniglia duettano con la liquirizia, il tabacco strizza l’occhio all’arancia e l’amarena…l’amarena si atteggia a visciola senza riuscire nell’intento. Sorso di glicerica pienezza che freschezza e sapidità si affannano a bilanciare riuscendoci solo in parte grazie anche all’importante dotazione tannica. Un Chianti di gran classe pur nel suo respiro troppo internazionale. 89+ Punti – CHIANTI CLASSICO DOCG “DOCCIO A MATTEO” 2022 RISERVA, CAPARSA: cemento e legno “grande ma non grandissimo” regalano un profilo olfattivo scuro, un arazzo terragno intarsiato di ciliegie nere e marasche, melograno e viole, spezie fini, arancia rossa, scie affumicate e ferrosità sanguigne di carne cruda. Sorso di grande sostanza e profonda sapidità in cui i tannini robusti sorreggono i richiami fruttati che pervadono il retrolfatto rendendo più aggraziato il finale affatto vergognoso di selvatiche rusticità. Un Chianti rigoroso cui perdono volentieri quella strizzata d’occhio al gusto degli “altri”. 89+ Punti. p.s. le etichette? Bellissime! – CHIANTI CLASSICO DOCG “LEVIGNE” 2022 RISERVA, ISTINE: tra le dolcezze di prugna e ciliegia spiccano netti i graffi di macchia mediterranea e i respiri balsamici mentre spezie, tabacco e accenni di sana rusticità sono impunture sull’arazzo floreale di rosa canina e violette. Sorso coerente e di grande equilibrio, forse privo di acuti ma degno di attenzione per quell’allungo tempestato di echi minerali. 89 Punti tuttitutti. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE RADDA “VIGNA CASANOVA DELL’AIA” 2022, ISTINE: tra marasche e inciampi di macchia mediterranea si staglia la freschezza dell’arancia rossa mentre spezie scure e folate di incenso riempiono un’atmosfera screziata di mineralità. Il sorso mostra un equilibrio simpaticamente incerto, giocato tra tannini compatti e freschezze fruttate e che si distende in un finale ritmato di rimandi minerali e ricordi di frutto. 89- – Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG 2024, TOLAINI: ci sono vini per cui le parole sono superflue, vini fatti solo per essere bevuti, vini fatti per le risate e le pacche sulle spalle e qui TOLAINI tira fuori dal cemento un nettare tuttosucco, concreto al naso e in bocca, sovrastrutture zero, amarena, more, viole e grafite (per chi proprio non può fare a meno di sapere cosa deve andarsi a cercare), freschezza, sapidità, tannini (vispi), identità e Territorio. Svuotate la testa e bevetelo (o bevetelo per svuotare la testa). 90- Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG “VALLENUOVA” 2023, TOLAINI: olfatto cupo di terra e ferro, liquirizia e tabacco, mirto e ginepro. Visciole, ciliegie e more mature regalano succo mentre non tacciono pungenze di timo e graffi di macchia mediterranea. Sorso balsamico, mentolato, forse resinoso in cui tannini e freschezza si danno di gomito e che si allunga ricordandoci di frutti maturi e spezie. 89++ Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “STRADA AL SASSO” 2023, TENUTA DI ARCENO: ciliegia matura e cassis sposano tabacco e liquirizia, il finocchietto selvatico se la fa con l’agrume e un tocco di liquirizia affila la ferrosa lama minerale. Sorso arrembante, a sottolineare sale e tannini senza lasciare indietro le freschezze. Decisamente giovane pecca forse di un po’ di internazionalità di troppo. 90 Punti con un -. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “CAMPOLUPI” 2023, TENUTA DI ARCENO: cupo e balsamico racconta boschi e spezie d’Oriente, decisa la viola, morbida la prugna, il pepe che fa rialzare la testa a un olfatto distratto da sottili tostature di quasi caffellatte. Decisa la dinamica del sorso, fresco nell’approccio mostra tannini sportivi e un allungo degno di nota che puntualizza legni nobili sostenuto dall’instancabile acidità. 89 + Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “VIGNA DEL TERMINE” 2022, POMONA: prima annata per questo CRU austero e introverso, che gioca sugli accenni più che sugli affondi fatto salvo quell’extra di alcol che non ci voleva. Struttura, trama tannica, frutto, allungo…non gli manca nulla a parte il tempo che io ho da dedicargli visto che s’è fatto tardi. 89- Punti. p.s. una nota di merito per quel BANDINI “VIGNA POMONA” 1993 che ha nel naso tutto il timo di Castellina e sulle spalle oltre trent’anni di vetro. Un vino che non ha più forze ma ancora tanta anima. – CHIANTI CLASSICO DOCG “POGGIO AI MORI” 2022, SAN DONATINO: OK, non mi piace il Sangiovese… E allora? Che ci faccio qui? Cerco, assaggio, imparo, inciampo… E inciampando casco su questo Chianti dall’olfatto diretto e profondo. Niente sconti, un sasso tirato in uno stagno di frutti profumati e succosi, ciliegia, pesca, persino un po’ di anguria sullo sfondo di arancia rossa. E intorno note più scure, boschive, autunnali, erbe aromatiche, un allungo minerale… In bocca è agile a nascondere sorprendentemente il frutto dietro tannini cercati, trovati, voluti. “Astringenza” è parola d’ordine che apre le porte a un sorso antico eppure, forse proprio per questo, modernissimo. Un vino da appuntarsi sul taccuino. 89- Punti. p.s. Peccato per quella bottiglia “ni” della RISERVA 2019, sarò costretto a cercarlo per assaggiarlo di nuovo (d’altra parte è uno sporco lavoro ma qualcuno lo deve pur fare). E QUINDI? E quindi GRAZIE a CHIANTI CLASSICO per avermi voluto ospitare ancora una volta, a tutti i Produttori che mi hanno sopportato e mi hanno raccontato il loro lavoro (anche e soprattutto a quelli che, per ragioni di spazio non sono citati in queste righe) e a tutti Voi che avete avuto la pazienza di leggermi fino a qui. È stata una giornata molto istruttiva ma particolarmente impegnativa che è servita a togliere qualche altro velo di quelli che io tendo a calare sul Sangiovese e sulla Toscana del vino in generale. Metto già in agenda l’Edizione 2027 con l’idea di sedermi al tavolo con idee e progetti più chiari, ma da qui all’anno prossimo ne deve passare di vino sotto i ponti, quindi Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
Leggi
Arrow Right Top Bg

18 Marzo, 2026

Vini Selvaggi. La rivoluzione gentile del vino tra le persone

  In un settore che parla di consumi in calo e giovani distanti dal calice, Vini Selvaggi dimostra il contrario: un evento, quello tenutosi dal 7 al 9 marzo al San Paolo District di Roma, che ha unito, accolto e restituito al vino la sua natura più autentica. Quella del dialogo, della condivisione e della comunità. C’è un’immagine che resterà incollata alla memoria di questa edizione di Vini Selvaggi: un bambino che ride tra giochi in legno mentre sua madre sorseggia un calice di bianco e il padre si perde nel racconto di un vignaiolo. È una scena semplice, quasi inconsueta per un evento del vino. Ma è proprio lì, in quella naturalezza, che si nasconde la verità più luminosa di questa tre giorni romana. Mentre il settore racconta i suoi affanni, dai consumi in calo del 13% per vini e spirits nel primo quadrimestre 2025, alle preoccupazioni di sette cantine su dieci per il continuo arretrare del mercato dovuto al ricambio generazionale e a nuovi modelli salutistici, Vini Selvaggi disegna uno scenario opposto, quasi ribelle.   Un evento che parla la lingua dei giovani Si parla continuamente di come i giovani si stiano allontanando dal vino. Eppure, a Roma, a Vini Selvaggi, erano ovunque.
Coppie, gruppi di amici, curiosi di ogni tipo. Ragazzi che si muovevano sicuri tra gli stand. Ascoltavano, domandavano, ridevano. Lontani dall’immagine di consumatori disinteressati o distratti. E non è un caso. Gli ultimi studi raccontano infatti un quadro ben diverso dalla narrazione comune: gli under 44 italiani e statunitensi stanno sostenendo il mercato premium, considerano il vino uno status symbol e sono disposti a investire in etichette di qualità, super-premium e fuori dagli schemi. A Vini Selvaggi, questa tendenza prende corpo: il vino diventa socialità, esperienza, atmosfera. Tutto fuori dagli schemi.
E i giovani rispondono. Perché apprezzano. Ma apprezzano il dialogo e la socialità prima di ogni altra cosa. La forza di un luogo semplice, vero, respirabile La magia del festival sta nella sua struttura disarmante: una location non altisonante, ma accogliente; produttori veri, felici di parlare, spiegare, raccontarsi; un contorno fatto di street food, musica, sorrisi. È qui che emerge il tratto distintivo dell’evento: il vino non è protagonista da solo. È parte di un ecosistema che mette le persone al centro. I vignaioli sono rilassati, sorridenti, desiderosi di condividere e confrontarsi, senza formalismi, senza la rigidità che spesso accompagna le fiere tradizionali. Le bottiglie, naturali, territoriali, figlie della terra, sono un tramite, non un traguardo. Perfino la presenza di un’intera area dedicata ai bambini, rarità assoluta negli eventi del vino, racconta un’idea diversa, inclusiva, contemporanea. Un vino che non divide, ma unisce.   Il naturale come accesso, non come recinto Parliamo spesso di vino naturale come di una categoria a sé, un mondo a parte.
Ma Vini Selvaggi insegna qualcosa di diverso: il naturale è un modo, non un dogma. È rispetto della terra, sì. È attenzione all’ambiente e alla salute, certamente. Ma è soprattutto relazione. In un mondo dove il consumo si fa più consapevole, meno bottiglie, più qualità, crescente attenzione ai vini leggeri e a bassa gradazione alcolica, questo approccio appare non solo attuale, ma necessario. Relazione e racconto. Quello della terra in simbiosi con le persone. Rinascita, recupero, impegno, volontà, forza, attitudine, orgoglio. Queste le parole che ho sentito dai vignaioli. Ragazzi e un tempo tali che mettono le proprie mani nella terra e nel mosto senza paura di sporcarsi se non con qualcosa che di naturale non ha niente. Non è un bando alla chimica perché ognuno può fare ciò che vuole. No, è una voglia tutta personale di interpretare il mondo per poterlo lasciare a quei bambini che si sono portati dietro. Anche loro, anche i vignaioli e le vignaiole erano li con i loro figli!   Dietro il sipario: Giulia, Lorenzo e una visione che cresce Ho parlato a lungo con Giulia e Lorenzo, gli organizzatori. Con Giulia ho parlato accanto all’area kids, mentre il loro bambino giocava sereno. Mi hanno raccontato delle difficoltà di quest’anno, soprattutto sul fronte sicurezza, superate con determinazione.
Mi hanno parlato del loro impegno a evitare ogni forma di omologazione, a dare spazio continuo a nuove cantine, a coltivare un pubblico curioso, partecipe, vivo. E allora ho condiviso con loro quella che ritengo la sfida più interessante per il futuro: portare a Vini Selvaggi chi, oggi, il vino naturale lo snobba o lo evita. Non per convertirlo ma per mostrargli un’atmosfera che parla da sola. Un clima umano che merita di essere vissuto indipendentemente dal contenuto del calice. I miei assaggi Anche se mi sono perso nell’atmosfera gioiosa, nell’ascoltare e nel guardare quanto di meraviglioso avevo attorno, qualcosa di interessante sono riuscito ad assaggiare. Ed è allora giusto riportarli in questo articolo. Le Terrazze del Canto sono una incantevole simbiosi tra vino e fiori in quel di Mapello (Bergamo). Partiamo dalle etichette: veri capolavori artistici che dalla bottiglia dovrebbero immediatamente spostarsi sulle pareti con tanto di cornice. Incrocio Terzi, Franconia, Marzemino, Rebo, Merlot, Cabernet Sauvignon e Moscato giallo. Vini che respirano la vita e soprattutto sono buoni. L’influsso floreale ancora non c’è ma non vedo l’ora di riassaggiarli quando il progetto di integrazione sarà compiuto. Anche se già così meritano. E tanto. Il Poeta, Il Pirata, La Vena, Anfitea. Ognuno di questi vini merita un elogio, merita un sorso, merita un discorso a parte. Spero di farlo presto. Barbara Avellino è a Rovescala (Pavia). Una donna che emana una classe pulita e gaudente. La stessa che porta nei suoi vini. La bollicina Blanc de noir da Pinot Nero Lupi della luna masticabile e lascia in bocca una sensazione da urlo. Minerale e tanto. Sempre da Pinot Nero, il rifermentato Il Pellegrino è un vero succo di frutta armonico e avvolgente che con la sua mineralità pazzesca non si smette di bere. Infine il macerato da Riesling Italico, Zephyro, è un capolavoro di concretezza e meraviglia con la frutta secca che svetta tra la solita (si fa per dire) mineralità. Colleformica è vicino Velletri (a sua volta vicino Roma). Arancia Atomica da Malvasia di Candia e Trebbiano nella sua semplicità ha quel perché che non si capisce subito ma poi quando si inizia a bere lo capisci eccome. Con lo stesso uvaggio c’è Formica Pazza Gialla, il rifermentato che è giovanile, brioso, semplice. Ma efficace. Infine Primativo, il rosso da Primitivo che mantiene tutto il primitivo ma con l’aggiunta della mineralità vulcanica. La Torretta è a Grottaferrata, poco fuori Roma e nel Parco dei Castelli Romani. Terreni vulcanici che nei vini si rispecchiano appieno. Bolle di Grotta è il Trebbiano che si concede l’anfora cosi da non certo arricchirsi ma da completarsi. Semplice ma raffinato. Torretta ha in se, oltre al Trebbiano anche la Malvasia Puntinata per arricchirsi di un po’ di rotondità tale da renderlo più cicciotto e godibile. Mantenendo tanta tanta mineralità. Infine Rosa, il rosato da Sangiovese. Un nome delicato, un olfatto delicato. Poi, in bocca, esplode Valleris è a San Floriano del Collio (Gorizia). Due cugini, un progetto. Meraviglia. Il loro Sauvignon è qualcosa di talmente minerale e intenso (forse per i tre mesi di macerazione sulle bucce ed il successivo passaggio in rovere) che ti fa dire: io di questi due devo assaggiare anche tanto altro, I Nove Filari sono in piena Maremma, a Campagnatico (Grosseto). Oltre il mare è il Sauvignon marino che non ti aspetti. Va oltre il mare ma mantiene la sapidità. Un Sauvignon andato per mare insomma. Intensamente buono. Brezza di mare: prendi il Sauvignon, aggiungi il Vermentino, metti tutto in anfora e ciò che ne derivi è qualcosa che prima non capisci ma poi, quando afferri, lo tieni con te. Nuvole in Maremma: conservi l’anfora ma arrivano Trebbiano e Malvasia. Cambiano gli attori ma il risultato è sempre sorprendente. Sole di Maremma: l’anfora rimane ma qui c’è il signor Sangiovese con il Syrah e l’Aleatico che arriva per ultimo ma si fa sentire. Il blend è qualcosa di interessantissimo. Morbido ed interessantissimo. In Slovenia ho incontrato Tauzher Emil Tavcar con la sua Valerya 2014 (Malvasia e Vitovska), Vitovska 2018, Vitovska 2015, Malvazya 2015, Malvazya 2018, Malvazya 2020, Malvazya 2019, Vlkovin 2015 per i quali posso solo dire: wow. Capolavori puri. Certo, divisivi: piacciono o non piacciono. Ma se piacciono…. Schnabel è in Austria e i suoi vini sono pazzeschi. Legionär è il Sauvignon macerato che conserva quel tanto di zucchero residuo da renderlo incredibile e dal colore ambrato. Kor è il Blaufränkisch ovvero Franconia: mantiene il frutto, mantiene la freschezza, aggiunge l’eleganza. Che si vuole di più? Infine il Dio Pinot Noir, Hoch. Qui si annusa, si assaggia, si fanno tanti applausi e si dice: chapeau! Domenico Lombardo è a Calatafimi (Trapani), luogo della prima battaglia dei Mille di Garibaldi. Mezzatesta, un piacevolissimo sapido Catarratto che esprime a pieno quel gusto vivo della mandorla siciliana. Iamonte è il Catarratto macerato che assume un colore che è un programma dove le zagare si insinuano a provare di spodestare le mandorle. Scarlatta infine è il Nero d’Avola, fresco, profumato, avvolgente. Perché pure da queste parti un po’ di calore serve. Tenute Nynfà è a Santa Ninfa (Trapani). Caricato non può che essere da Catarratto che sa di spezie e miele mantenendo una fresca sapidità che conquista nella sua semplicità. Droide è lo Zibibbo secco. Non ha un marcato sentore di Moscato cosi che quando arriva in bocca, piace per la sua speziatura floreale. Sempre sapido ovviamente. Eppoi, eppoi il Driope che è quel Frappato che tanto mi piace per la sua capacità di essere fresco, fruttato il giusto, giovanile e che può anche essere bevuto leggermente fresco! Con Fabio Ferracane ci siamo abbracciati a lungo e intensamente. L’anno scorso non ero riuscito ad assaggiare il Vermouth dedicato al papà Nino, Ninù. Meno male che quest’anno l’ho fatto. Di questo Vermouth ho solo detto una cosa a Fabio: non vendere mai questa meraviglia a chi aggiunge ghiaccio o lo usa per i cocktail! Iacopo Paulucci è a Todi. Il Ponziano è il Trebbiano fresco e sapido che identifica a pieno l’Umbria e le capacità di questo vitigno di essere tenue ma gustoso se ben trattato. Jacopone (da Todi!) è il Grechetto. Sempre di Todi ovviamente. Qui si sale molto di complessità e intensità come tipico del Grechetto. Un vino ben fatto e che si gusta benissimo. Sempre sulla scia della sapidità. Ho assaggiato anche lo stesso vino in selezione Vigna Vecchia e devo dire che qui si capisce benissimo come le piante abbiano una importanza decisiva nel prodotto finale. Il Rimacerato da Trebbiano con passaggio in anfora è un inno alle piante selvatiche della zona (e non solo). Si gusta con tanta piacevolezza e accompagna pranzi e cene come se niente fosse. Baciafemmine è il rosato da Sangiovese e Aleatico: sapido, fresco, piacevolmente di frutta fresca senza essere invadente ma mantenendo comunque la vigoria umbra. Il Bascialesco unisce un vitigno internazionale come il Cabernet Sauvignon, ad uno omnipresente come il Sangiovese, ad un tipico e quasi perso vitigno umbro come il Grero (o Nero di Todi). Il risultato, dopo un passaggio in tonneaux, è di un vino leggero e speziato che non avvolge ma conquista per una pacata morbida freschezza. Infine il Nero Jacopone che fa tutto suo il Grero riuscendo a far capire in pieno come questo vitigno abbia delle potenzialità tutte da sfruttare: elegante, fine, per niente rustico. Vini Leoni è a Roncofreddo (Forlì e Cesena). Se ci si aspetta espressioni goderecci di una terra godereccia, non è così. I vini sono eleganti e determinati ma anche soavi e fini. Come il Leoni Bianco da Bianchello: non serve essere muscolosi con i bianchi. Basta saperli fare. Il Leoni Arancione è l’Albana macerato per 30 giorni. Che dire? Semplice, gustoso, bevuto, piaciuto! Poi a chiudere il Leoni Rosso da Sangiovese di Rubicone. Fresco, godibile, da mettere nel bicchiere a tavola e goderselo senza stare a pensare molto (ma sapendo che è fatto bene e quando dico bene, è bene!). Infine, Filarole. Siamo a Pianello Val Tidone (Piacenza). Statale 412 (in onore della strada che da Milano passa di li) è un macerato di uve Ortrugo, Verdea e Malvasia di Candia aromatica. Si sente il velo di tannino. Si sente l’aroma della Malvasia. Si sente tutto e rimane tutto in bocca. Piacevolmente con quel tocco di rusticità che intriga e te lo fa ribere. Fatto coi piedi potrebbe essere una brutta cosa ma non in questo caso. Rispetto al precedente si sostituisce la Verdea con il Trebbiano, si mette più Malvasia e si allunga la macerazione. Il risultato non è fatto con i piedi ma con intelligenza e sapienza poiché l’aromaticità si sposa con la sapidità per un vino che va bevuto per accompagnare (io lo userei per una Cacio e pepe). Onda d’urto è il rosato da Croatina. Tannico si ma anche fresco ed elegante. Quasi un rosso per cui non vi azzardate a berlo freddo! Rosso Filarole per chiudere, da Barbera e Croatina è il vino fresco e sincero che non va aspettato (anche se reggerebbe qualche anno). Sentori giusti e freschi, gusto giusto e fresco. Cosa si vuole di più? Il vino non è in crisi, è in metamorfosi I numeri ci dicono che i consumi scendono, che il mercato fatica, che le aziende temono il futuro.
Vini Selvaggi ci ricorda però una verità fondamentale: il vino non è solo un prodotto economico, è un gesto culturale. E in un luogo dove le persone ridono, parlano, si avvicinano, dove i produttori si raccontano senza filtri e i bambini giocano accanto ai calici, il vino torna alla sua essenza più antica: fare comunità. Perché la vera rivoluzione non è nel bicchiere. È tra le persone che quel bicchiere lo condividono.   Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
Leggi
Anteprima Vinitaly con vite in riviera domenica 22 e lunedì 23 marzo ad Albenga Arrow Right Top Bg

18 Marzo, 2026

Anteprima Vinitaly con vite in riviera domenica 22 e lunedì 23 marzo ad Albenga

  Con venti giorni di anticipo rispetto a Vinitaly*, per il terzo anno di fila Albenga torna ad ospitare “Le Prime di Vite in Riviera”, evento incentrato sulla presentazione in anteprima e sulla degustazione delle nuove annate dei vini Doc e Igt delle aziende (aventi sede nelle province di Savona e Imperia) dell’omonima rete.   L’appuntamento è per domenica 22 e lunedì 23 marzo, all’interno della ex Chiesa di San Lorenzo, sita in piazza Rossi, caratteristica location del centro storico della cittadina ingauna.
Questi gli orari di accesso ai banchi di degustazione:
domenica 22 dalle ore 11 alle 19.30, lunedì 23 dalle ore 10 alle 18.30.
Come nelle precedenti edizioni, il biglietto d’ingresso (che comprende libera degustazione, calice, tasca portacalice, piattino di stuzzichini a km0 e assaggi di altri prodotti tipici, visita al Museo Sommariva) ha il costo il 20 euro, con riduzione a 15 euro per i sommelier e ingresso gratuito per gli operatori Horeca, previa registrazione sul sito www.viteinriviera.it.
Il programma sarà arricchito da una Masterclass, ad invito e su prenotazione, dal titolo “Dalla costa all’entroterra: con Vite in Riviera alla scoperta delle nuove annate Doc e Igt” (domenica 22, ore 10, Palazzo Vecchio, Torre Civica, 1° piano, piazza San Michele, nei pressi dell’Ufficio Iat), a cura da Jacopo Fanciulli, brand ambassador di Vite in Riviera, e da una visita guidata gratuita al centro storico (domenica 22, ore 16, ritrovo presso Ufficio Iat, info e prenotazioni al 335.5366406 e  turismo@comune.albenga.sv.it). In programma anche altre iniziative che prevedono il coinvolgimento dei locali, delle attività commerciali e delle strutture ricettive albenganesi. L’evento è realizzato con il supporto del Comune di Albenga, con il patrociniodi Regione Liguria, Camera di Commercio Riviere di Liguria, Associazione Nazionale Città del Vino ed Enoteca Regionale della Liguria, il sostegno di Banca d’Alba e con la collaborazione di Fisar e del locale 86 “ò tanta sei”. *Vite in Riviera sarà presente anche quest’anno a Vinitaly (Verona Fiere), dal 12 al 15 aprile, con un’ampia area espositiva (padiglione 10, stand A3), proponendo tre le Masterclass sui vini del Ponente Ligure.
Vi aspettiamo! Le 23 aziende di Vite in Riviera:
aMaccia (Ranzo, Im); Anfossi (Albenga, Sv); Biovio (Albenga, Sv); Bruna (Ranzo, Im); Cantine Calleri (Albenga, Sv); Cascina Feipu dei Massaretti (Albenga, Sv);
Cascina Nirasca (Pieve di Teco, Im); Dell’Erba (Albenga, Sv);
Distilleria Salsano (Albenga, Sv); Enrico Dario (Albenga, Sv); Fontanacota (Pornassio, Im); Foresti Marco (Camporosso, Im); Il Baggio Pellegrino (Cosio d’Arroscia, Im);
Innocenzo Turco (Quiliano, Sv); La Rocca di Perti Mare (Finale Ligure, Sv),
La Vecchia Cantina (Albenga, Sv); Ramoino (Chiusavecchia, Im);
RoccaVinealis (Roccavignale, Sv); Sommariva (Albenga, Sv),
Tenuta Maffone (Pieve di Teco, Im); Torre Pernice (Albenga, Sv);
Viticoltori Ingauni (Ortovero, Sv); Viarzo (Quiliano, Sv) La Redazione
Leggi