Arrow Right Top Bg

12 Dicembre, 2025

Il Maturano di Cesidio di Ciacca

  Una leggenda irlandese narra che il Leprecauno, il folletto con il tradizionale cappello verde fosse il ciabattino delle fate, custode del loro immenso tesoro conservato alla fine dell’arcobaleno. Arrivare a quel tesoro vuol dire percorrere tutti i colori dell’arcobaleno, i suoi gradienti, le sfaccettature, le tonalità. Un pò come percorrere la propria esistenza in una vita ricca si sfumature.  Non so se Picinisco sia posto alla fine dell’arcobaleno, però li ho trovato un vitigno e dei vini che sono incredibilmente, e lo dico senza timore di essere smentito, una pentola l’oro. Picinisco è un piccolo sperduto paese della Valle di Comino, in provincia di Frosinone. Poco più di un borgo con poco più di mille abitanti. Alle spalle del Monte Meta è incastonato nella parte ciociara del Parco Nazionale d’Abruzzo.  Non ci si capita per caso, occorre andarci per qualche motivo valido. Occorre cioè una ragione specifica. Magari quella di perdersi nel silenzio della natura e della vera, rara genuinità scomparsa. Genuino come il Maturano, un vitigno che si trova solo ed esclusivamente in queste zone e che, grazie a persone come Cesidio Di Ciacca, non è finito nel dimenticatoio. Devo, dobbiamo proprio dire grazie a Cesidio e alla sua voglia di ritornare alle origini dopo una vita in Scozia se possiamo godere dei vini derivati dal Maturano, particolari, intensi, unici tanto che penso a quante meraviglie abbiamo dimenticato nel passato. A Picinisco il tempo scorre lento. La piazza centrale, quella dove si erige la chiesa che da sulla Valle di Comino è frequentata solo la domenica per la messa. Nel bar anche i ragazzi giocano a carte visto che non c’è tanto altro da fare. Sotto un arco della piazza si apre il vicolo che entra nelle viscere del paesino. Scale in pietra, vicoli stretti, piccole costruzioni di un paesino silenzioso. È qui che sorge Sotto le Stelle, l’albergo diffuso che Cesidio ha creato ristrutturando case ormai disabitate. Stanze bellissime, dotate di tutti i comfort compreso quello della vista della Valle, un paesaggio sospeso nel tempo.  Dalle finestre e dai piccoli balconcini le poche vigne rimaste, specialmente in autunno per via delle foglie ingiallite, offrono una visione ancora più suggestiva.  Arrivare dal paese alla cantina di Cesidio vuol dire percorrere una piccola strada in mezzo ai boschi del Parco. La pace di questi luoghi è qualcosa di inusuale. Non spettrale perché sa di quel gusto dimenticato seppur presente nell’animo. Non fa paura. È come un dolce ricordo che scalda il cuore.  Il borgo che Cesidio sta cercando di ultimare mantiene inalterato il fascino di un tempo. Mobili antichi, ricordi di infanzia, pezzi di famiglia che sono li a rappresentare un passato contadino. Da una libreria Cesidio estrae dei libri antichi nei quali si parla di Picinisco. Per uno arrivato dalla Scozia questo posto, ricco di storia antica che si intreccia con quella della sua famiglia, ha un fascino particolare. Le piccole finestre sono squarci di pace e tranquillità. Le vigne che circondano la grande casa in pietra, sono un caleidoscopio di sensazioni colorate. Il sole del pomeriggio che cala, le foglie che si tingono di arancione, poi di amaranto, poi piombano nel buio. Quel buio che fa paura solo a chi ne ha di se stesso. In una piccola costruzione esterna ci sono filari di uva in appassimento. Una magia che si compie, al naturale, solo quando lo spessore della buccia degli acini lo consente. Sembra una stanza segreta eppure è aperta. Dentro l’odore di appassimento è acre, dolce, penetrante. Gli acini stanno diminuendo la loro dimensione e tra poco saranno pronti per ricavarne il Passito. Il grande tavolo di legno della sala delle degustazioni sembra essere il tronco di un albero caduto recuperato da mani sapienti. L’immensa vetrata offre la sensazione di una immersione nel bosco poco distante. Cesidio sistema i calici sulle tovagliette. Siamo qui anche per parlare dei sui vini prodotti con il Maturano. Ogni bottiglia sembra un figlio. Prima di aprirla la guarda con quegli occhi carichi di stupore come un bambino che guarda la meraviglia. Il primo calice è il Maturano Nostalgia, anno 2022. Un quasi senso di macerazione per via della permanenza nel cemento per 22 mesi. Grande balsamicità, grande rotondità in bocca. È cicciotto, masticabile con un finale di bocca memorabile. Tendenzialmente fruttato con buona coerenza tra olfatto e gusto. Bello ampio, sapido. Elegante, strutturato. Potrei andare oltre ma è uno di quei vini che va scoperto sorso dopo sorso. Capisco gli occhi di Cesidio. Il secondo è il 2019. Sempre Nostalgia. Stessa identità del 2022: fine, elegante, meno cicciotto. Finale leggermente amarognolo, mandorlato, prezioso. Le uve sono state raccolte un pò prima del precedente e solo questo lo fa cambiare in maniera significativa. Centrato, suggestivo. C’è bisogno si apra un pò. Ma basta roteare il calice perché la magia si realizzi. Se Nostalgia è un nome che da senso ad un passato che fu, io ho già nostalgia del calice che ho terminato. Il terzo è il 2017. Ancora qualcosa di diverso. Raccolto il 4 ottobre, uva più matura, si sente tutta. Aristocratico, ampio, veramente ampio. Sia al naso sia in bocca. Completamente diverso rispetto agli altri. Acidità bassa e ampiezza pazzesca. Come se continuasse però a maturare nel tempo. Senza fretta.  La matrice comune del Maturano si sente. Poi però ti spiazza in funzione dell’anno e della settimana di raccolta. Una ecclettismo che è impensabile non già per le differenze quanto per le totali differenze. L’unica cosa che si percepisce è una sorta di non piena coerenza tra olfatto e gusto. Ma è un pò come le persone di questi luoghi che all’apparenza sembrano chiuse ma poi diventano ospitali, aperte, magnifiche. Cesidio apre due bottiglie di Orange. Sotto le Stelle 2018 con tre giorni di macerazione con bucce e raspi, tre mesi in vasca, 24 in bottiglia; poi Filosofia 2019, dieci mesi di macerazione con bucce e raspi, .12 mesi di vasca di cemento e successivi tre anni di bottiglia. Differenti, entrambi capolavori. Il 2018, Sotto le Stelle, ha un colore incredibile. Sa di erba, di miele di eucalipto. Un naso meraviglioso che offre, senza limitarsi, l’intero bosco. In bocca è rotondo, godereccio. Sembra di addentare un candito di albicocca salato. Sapido e tannico eppoi, il finale: semplicemente fantastico. Il secondo, Filosofia 2019. Necessita di ancora tempo per aprirsi. Come se si vergognasse di presentarsi già ora. Il colore non cambia ed è sempre bellissimo. La complessità dei sentori è sempre pazzesca e si risentono le erbe, la mentuccia, l’eucalipto. In maniera meno immediata, meno complicata così da renderlo più gastronomico. In bocca si comporta egregiamente bene. C’è sempre sapidità. C’è sempre sottigliezza, finezza. Pulizia. Quel sensazionale senso di arancia sospesa tra il dolce e il salato. Conquista lasciano una bocca pulitissima. Per ultimo assaggiamo un Ancestrale 2024. Deve ancora maturare ma decidiamo comunque di provarlo. Bollicine dense e roboanti. Un naso che sa di frutta ancora matura, poco acida. In bocca è grasso, intenso, gustoso. Non per tutti ma chissenefrega. È un vino le cui bollicine danno quel senso di pienezza e convivialità che alle volte penso si sia perso. Mi finirei la bottiglia ma, a pensarci bene, mi finirei tutte le bottiglie. Con questi capolavori, l’obiettivo di Cesidio è realizzare veri e propri cru. Lavorando ci si è infatti resi conto di come i terreni, per quanto limitrofi, siano profondamente diversi. Come diverso è il Maturano da qualunque altro vitigno si possa immaginare. Purtroppo o per fortuna, ha trovato vita solo nel Lazio, in un luogo dove per arrivare devi proprio voler andare. Questi vini, in fondo, vivono il territorio. Ne acquisiscono il carattere. Come i Sanniti che non essendo guerrieri ma contadini e pastori, risultavano gentili fino a quando qualcuno non decise di attaccarli. Allo stesso modo, i vini di Cesidio sembrano rustici, mansueti fino a quando sono nel calice. Poi, in bocca, stupiscono, meravigliano, conquistano. Ogni calice risulta una sorpresa. Ogni bottiglia riesce a fornire sensazioni diverse, uniche, appaganti. Sensazioni che non sono ancora riuscito a trovare in altri vini. Riesci persino ad abbinarli a cibi che richiederebbero vini rossi. Ma in fondo qui siamo in Ciociaria e di pesce, ne arriva poco. C’è carne, di pecora e tanti formaggi. Di pecora. Vuoi un altro bicchiere? Si assolutamente si   Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
Leggi
La Sicilia del vino: identità, sostenibilità e focus sui mercati europei con Sicilia DOC Collection Arrow Right Top Bg

11 Dicembre, 2025

La Sicilia del vino: identità, sostenibilità e focus sui mercati europei con Sicilia DOC Collection

  Giornate di degustazioni, masterclass e simposio SOStain tra territori, biodiversità e cultura enologica   Dal 18 al 20 novembre 2025 si è svolto il press tour Sicilia DOC Collection, evento che ha riunito giornalisti italiani ed europei in un’immersione nei territori più rappresentativi della vitivinicoltura siciliana. L’iniziativa, guidata dal Consorzio di Tutela Vini DOC Sicilia e dal Direttore Camillo Pugliesi, ha valorizzato la ricchezza dei vitigni autoctoni, la vitalità delle cantine e la sinergia tra vino, paesaggio, cultura e comunità locali “Iniziative come la Sicilia DOC Collection sono fondamentali per valorizzare la straordinaria ricchezza dei nostri vitigni autoctoni e per offrire alla stampa un’occasione autentica per entrare in contatto con il nostro territorio” ha affermato Pugliesi. Il tour ha offerto ai giornalisti un racconto multicentrico spaziando dai vigneti dell’entroterra ai simboli culturali di Palermo, definendo la Sicilia come un vero e proprio “continente enologico” capace di esprimere identità, profondità storica e crescita qualitativa. Particolare rilievo è stato dato all’export italiano verso mercati europei maturi e emergenti quali Bulgaria, Malta, Romania, Finlandia e Spagna, a testimonianza della forza e riconoscibilità del vino siciliano. La giornata di martedì è stata dedicata al simposio SOStain presso Villa Zito, con focus su comunicazione responsabile, misurazione scientifica della sostenibilità, agricoltura di precisione, tutela della biodiversità e modelli di business rigenerativi, confermando l’importanza strategica della sostenibilità nella DOC Sicilia. Mercoledì e giovedì, presso il Palazzo Branciforte, si sono svolte due masterclass. La prima, “The Three Pillars of Sicilian Wine: Grillo, Lucido and Nero d’Avola”, ha guidato i partecipanti attraverso le caratteristiche distintive e l’eleganza dei principali vitigni DOC Sicilia. La seconda masterclass si è concentrata su Perricone, Frappato e altri vitigni autoctoni, mettendo in luce biodiversità e impegno produttivo. Il tour ha incluso anche visite con degustazioni in provincia di Palermo, tra Camporeale e Piana degli Albanesi, approfondendo il legame tra vino, paesaggio e tradizioni. La Sicilia DOC Collection ha così tracciato un racconto corale e multicentrico, che conferma la crescita in qualità e riconoscibilità della DOC Sicilia nel panorama internazionale, rafforzando il ruolo del Consorzio e delle aziende produttrici. La Redazione
Leggi
San Felice lancia il Vermouth artigianale Chianti Classico Arrow Right Top Bg

11 Dicembre, 2025

San Felice lancia il Vermouth artigianale Chianti Classico: edizione limitata 1700 bottiglie

  Nato da IGT Toscana rosso con assenzio, genziana e botaniche senesi, perfetto per aperitivi natalizi e cocktail   Tenuta San Felice, icona del Chianti Classico di proprietà Allianz, presenta il suo Vermouth rosso artigianale, prodotto in edizione limitata di 1700 bottiglie presso le distillerie Bordiga in Piemonte. Basato su IGT Toscana rosso delle crete senesi, unisce assenzio per la nota misteriosa, genziana amaricante, arancia dolce, vaniglia, quassio e coriandolo in sinfonia aromatica territoriale. L’etichetta disegnata da Federica Cecchi (autrice della Collezione Vitiarium) raffigura botaniche in carminio cangiante su fondo bianco, trasformandosi in lamina rossa lucente che riflette l’essenza del vermouth. Ideale liscio fresco, con ghiaccio, scorza d’arancia, on the rocks o in cocktail iconici (Americano, Negroni, Manhattan, Martini), si abbina a salatini, formaggi, olive e tapas. Perfetto aperitivo natalizio o fine pasto con cioccolato fondente e panettone. San Felice coltiva 188 ettari vitati tra Chianti Classico (tenuta principale), Montalcino (Campogiovanni) e Bolgheri (Bell’Aja), producendo 1 milione di bottiglie con viticoltura rigenerativa SQNPI per rigenerare suoli e biodiversità. Include Borgo San Felice Resort 5* Relais & Châteaux e ristoranti con chef Stelios Sakalis ed Enrico Bartolini. Disponibile online shop.sanfelice.com e enoteche selezionate.negoziodelvino​ La Redazione
Leggi
VAN to Rome 2025. Due giorni con il vino Artigianale e chi lo produce. Arrow Right Top Bg

11 Dicembre, 2025

VAN to Rome 2025. Due giorni con il vino Artigianale e chi lo produce.

  IL COSA E IL DOVE Nel fine settimana dell’8 e 9 Novembre u.s. gli spazi del MONK di Roma hanno ospitato VAN TO ROME 2025, fiera dei vini naturali organizzata dal V.A.N. Una due giorni dedicata a chi il vino lo fa “secondo natura” (leggasi: cercando di intervenire il meno possibile in campagna e in cantina). 25 Produttori “artigianali” (apprezzo che siano sempre meno quelli che si definiscono “naturali”) in rappresentanza di quell’Italia del vino che, da Nord a Sud, cerca di staccarsi da quelle che asserisce essere “ricette” preconfezionate, un’Italia enoica che sperimenta, valorizza e custodisce Territori e Tradizioni in un’ottica di rispetto e minima invadenza. GLI ASSAGGI Tanto ma non troppo in cui ficcare il naso, vecchie conoscenze e volti nuovi, conferme, qualche smentita, comunque sempre tanto da imparare da chi il vino lo fa e lo vive in prima persona cercando di spostare l’asticella ogni giorno più in alto anche in un settore dove l’approssimazione e troppo spesso ancora di casa. Dalle le diverse cose di cui mi sono impicciato ho selezionato otto proposte che mi piace porre alla Vostra attenzione, otto vini che Vi invito ad assaggiare criticando le mie scelte laddove non incontrino il Vostro gradimento sottolineando in cosa il mio personalissimo giudizio differisce dal Vostro. In ogni caso non date mai nulla per scontato e siate Curiosi…SEMPRE! – VINO BIANCO “ANIMAE” 2021, MCCALIN (ABRUZZO): un Trebbiano da botte scolma che sa di Jura ma che guarda l’Adriatico. Un olfatto incendiario, intriso di mallo di noce e caramella mou, fieno e incenso, macchia mediterranea e datteri, il tutto infarcito di un ché di puzzo di pietra sbattuta. In bocca seduce con dolcezze ben più che latenti, bella freschezza e salina sapidità. L’allungo? Lungo, mooooolto lungo! 87++ Punti. – VINO BIANCO “2VITE BIANCO” 2024, 2VITE (CAMPANIA): settanta parti di un Roviello che già alla fine del ‘500 se la comandava in termini di prezzo e il saldo di Caprettone del Vesuvio per un olfatto timidotimido che abbisogna di tempo perché gli si tirino fuori i pendii brulli del vulcano, il timo serpillo, gli agrumi maturi di una Costiera non lontana, la cera d’api, il miele, la pesca e l’albicocca mature ciascuno ad interpretare il proprio ruolo su un palcoscenico di minerale sapidità. Il sorso serve da discrimine, un incipit di morbida eleganza seguito da un’esplosione salina che apre la mente alla comprensione delle complessità olfattive. Lunghissimo, chiude su estreme piacevolezze vegetali-amaricanti che più che la mandorla ricordano il passatempo di masticare viticci. 88 Punti che forse si meritano anche un + (ma io sono notoriamente cattivo). – VINO ROSSO “2VITE ROSSO” 2022, 2VITE (CAMPANIA): Mercurio e Moschetti non so in quale percentuale ma Aglianico e Piedirosso 70 a 30. Un’annata ‘nzomma che costringe al pied de cuve e lascia che in bottiglia finisca un vino con una inapprezzabile volatile alta e quel pizzico di riduzione che sa di contadina tradizione e intriga il naso impicciando i pensieri lasciandoli vagare immaginando nebbie brettate. Bello il frutto rosso croccante che racconta ciliegie e fragole, fresca la scorza d’arancia, schiocca la mandorla fresca e profumano i gerani in una atmosfera balsamico aromatica difficilmente identificabile ma che racchiude salvia, timo, incenso, pepe, eucalipto. Il sorso confonde dietro acidità da Barbera la nobiltà dell’Aglianico e la costumanza del Piedirosso in un assaggio di saggia pazzia che sa di impossibile quadratura del cerchio e follia giovanile. Resto in finestra ad osservare, ché hai visto mai che un po’ di cura del vetro non gli faccia mettere “n’copp’ ‘a capa”. 87++ Punti. – BENEVENTANO IGP PIEDIROSSO “FEDERICIANO” 2023, BOSCO SANT’AGNESE (CAMPANIA): chi s’aspettasse un Piedirosso sbarazzino resterebbe basito di fronte alla potenza di una spezia che fa comunella con il frutto a creare una struttura di cui ciliegia e pepe sono armatura delle solide fondamenta olfattive e l’origano gabbia di ferro a imbrigliarle. Il sorso è un continuo rincorrersi tra viva freschezza, peposa speziatura e tannini fini ma affatto silenti. Il finale…beh, il finale è un lungo eco di lamponi e forse strizza un pochino troppo l’occhio alle piacevolezze (o semplicemente me lo aspettavo differente e più “di polso”) epperò ‘sto vino non è per niente male! 86++ Punti. p.s. da tenere d’occhio anche il Greco “CALVUS” che accosta un olfatto di scoglio a un assaggio di tannica personalità (più di qualche “mah”, assolutamente gastronomico e piacevolissimo), il Barbera del Sannio “COPPACORTE”, forse fin troppo semplice ma dotato di un fascino scorbutico e l’Aglianico “TOPEÈ” che…ne riparliamo tra un paio d’anni. – LACRIMA DI MORRO D’ALBA DOC SUPERIORE “MELANO” 2024, TENUTA SAN MARCELLO (MARCHE): in un quadro olfattivo di eleganza e intensità affatto comuni si distinguono nettamente violette e lavanda, mirtilli e visciole (‘sti marchigiani!), pepe e noce moscata da far impallidire i Syrah più orientaleggianti e poi, per chi sa aspettare, il caffè. Il sorso propone discola freschezza e l’abbraccio appena ruvido ma proprio per questo molto caloroso dei tannini. Succoso d’agrume lascia il calice con troppa facilità…dovrete riempirlo di nuovo. “IL” o “LA” Lacrima…singolare fluido per passioni sopra le righe. 88 Punti (ma forse di più). – VINO BIANCO “LE CESARINE” (e 20.20) 2020, DANIELE FAVARO (PIEMONTE): due vini in una descrizione, due vini riassaggiati a distanza di un parto (leggetene qui) per trovare il secondo che ha preso coscienza della nobiltà del frutto da cui proviene proponendolo come se fosse appena stato spiccato dal grappolo, con l’intensità di un quasi Traminer (ma non Gewürz) e la sottile intriganza delle spezie dolci; lungo, fresco, elegante… Il primo invece relega quel frutto sul sipario di un palcoscenico calcato da ortolane vegetalità di sedano e finocchio selvatico. Il sorso procura brividi leggendo le sottili, ammiccanti dolcezze che increspano i rimandi olfattivi allungandosi erbaceo sotto la lingua che vorreste schioccare. 88- – Punti. – VINO ROSSO “MIASS” 2020, BRICCO VISCONTI (PIEMONTE): “microvinificazioni in ceramica” recita l’etichetta, un claim che sa di lavoro certosino, di decorazioni enoiche per palati di porcellana. E invece i vini di Giorgio sono spesso dei cazzotti, come minimo dei benevoli scappellotti menati tra le risa e i bicchieri di tutti i giorni (mica roba da stelo e sofistici giri di polso). Ed è forse proprio in questa loro semplicità che sta la complessità dell’assaggiarli. Questo Dolcetto (vitigno che va trattato con pugno di ferro in guanto di velluto) racconta di un passato turbolento e di un oggi che, messo quasi da parte l’irruenza alcolica, culla il naso con lo sciabordio di una risacca di frutti rossi e di bosco pettinando arenili di erbe aromatiche. Accenni olfattivi di terra umida e funghi introducono un sorso che arriccia le labbra con freschezze e sapidità pimpanti e al contempo accarezza il palato con tannini di inattesa educazione e una chiusura di delicata dolcezza. 88 Punti (e prendeteVi tempo per assaggiarlo). – VINO BIANCO “HECATE” 2022, SATURNO (PIEMONTE): Cortese di nome ma non di fatto, orange non per convenzione ma nell’animo, che in una atmosfera piuttosto asfittica e vagamente casearia, lascia che risaltino toni di mela gialla matura, acacia e gelsomino su uno sfondo più salmastro che minerale. Sorso che taglia il palato con la sua affilata freschezza per poi lasciare spazio a un tannino che non fa sconti. Burbero ma di grande personalità, un vino con più di qualche BOH che si traducono in NI Maiuscolo ma da cui è difficile stare lontani e che si becca il mio premio “LEVATEMELO” (il perché sta forse in quell’HECATE che sa fare magie). 83- Punti. E QUINDI? E quindi GRAZIE a tuti i Produttori che hanno avuto il buon cuore e la pazienza di dedicare parte del loro tempo e del loro lavoro a me a alle mie divagazioni enoiche (in primis a chi, senza fare nomi, mi ha permesso di essere presente) e una “tiratina d’orecchie” agli Organizzatori per aver sfruttato non al meglio gli spazi offerti dalla location “ammucchiando” un po’ troppo i tavoli e per la scelta, liberissima ma mai condivisibile, di azzerare gli accrediti stampa. Il mondo del vino è fatto in primis di persone che faticano per produrlo, di gente che si spende per venderlo, di tanti che si beano di berlo e di qualcuno che si ostina a volerlo comunicare, eliminare uno degli anelli della catena non significa indebolirla ma troncarla e il mondo è fatto di connessioni. Appuntamento al 2026 (con tante speranze) Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
Leggi
Imprinting Art&Wine. Sepulveda aveva ragione! Arrow Right Top Bg

10 Dicembre, 2025

Imprinting Art&Wine. Sepulveda aveva ragione!

  Imprinting. Particolare forma di apprendimento precoce, che avviene in un periodo ben definito della vita del giovane individuo, di norma rivolta alle caratteristiche dei genitori e che si riflette su vari aspetti del comportamento adulto. Il pulcino divorò tutte e cinque le mosche, ma si rifiutò di assaggiare il ragno.
Soddisfatto, fece un ruttino, e si rannicchiò stretto stretto al ventre di Zorba.
Ho sonno, mamma stridette.
Senti, mi dispiace, ma io non sono la tua mamma miagolò Zorba.
Certo che sei la mia mamma. E sei una mamma molto buona rispose
chiudendo gli occhi L. Sepulveda Non è strano in natura. Succede. Succede per il semplice fatto che un neonato non si vede allo specchio. Non conosce la propria natura. Respira per la prima volta. Vede la luce per la prima volta. Sente l’odore della madre per la prima volta. Ogni istante è un istante nuovo, ricco di cose da scoprire. Poi, con la crescita, arriverà la consapevolezza, i pensieri, i pregiudizi.  Imprinting è la meraviglia della natura. Scevra di pregiudizi e luoghi comuni. Abbinamenti che avvengono solo per la scoperta e l’amore.  Un pò quello che hanno provato, con successo, a fare Roberta Marchese Ragona e Marco Sargentini con la prima edizione di Imprinting Art&Wine svoltosi lo scorso 29 novembre alla Terrazza Bernini di Piazza Barberini a Roma, con il patrocinio dell’Arsial dunque della Regione Lazio.  19 cantine a rappresentare le sfaccettature dei vini del Lazio che si sono unite ciascuna ad un’opera diversa del maestro David Phoenix. Un imprinting che vuole significare come arte e vino siano non l’uno subalterno all’altro ma integrazione reciproca. O semplicemente due espressioni dell’arte.  Così come un quadro di David è un mix di colori in grado di offrire sensazioni visive diverse in funzione delle angolazioni di visione, dello stato d’animo, della luce e di chissà cos’altro, un vino può stregare semplicemente per un sentore, per il colore nel calice, per quel sapore che ricorda un pensiero felice. Entrambe sono opere d’arte realizzate dalle mani dell’uomo. Entrambe hanno dietro un pensiero, una emozione, un ricordo.  L’arte e il vino si fondono in un imprinting dove la tela riesce a carpire i pensieri del vignaiolo trasponendo i colori in un caleidoscopio sensoriale.  La serata è stata piacevole e intensa. I vini assolutamente all’altezza. I sorrisi dei tanti intervenuti, ancor di più. Queste le aziende presenti Cantina Solis Terrae
Drogheria Alesse
Muscari Tomajoli
Tenuta Iacoangeli
Cantina Il Bottino
Cantina Raparelli
Terre del Veio
Cantine Silvestri
Palazzo Tronconi
Ronci di Nepi
Salpa Roma
L’essenziale dell’arte bianca
Cantina Raparelli
Colle de Conti
Azienda Agricola Castelli
Frantoio Camilli Indispensabile citare una presenza alla quale tengo molto, VoiceWise, lo spin-off dell’Università di Tor Vergata a Roma con il loro progetto legato al primo etilometro vocale (l’articolo è qui), una semplice app in grado di stimare, con precisione incredibile, il nostro tasso alcolemico solo attraverso la voce. Merita l’attenzione e il supporto di tutti noi affinché la quantità di dati disponibili possa rendere il sistema sempre più affidabile.  Se c’è un imprinting allora è bene che non finisca qui. Ivan Vellucci – Direttore
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969  
Leggi
Guida MICHELIN Italia 2026 a Parma: NUDE Glass sponsor del menu d’autore al Teatro Regio Arrow Right Top Bg

10 Dicembre, 2025

Guida MICHELIN Italia 2026 a Parma: NUDE Glass sponsor del menu d’autore al Teatro Regio

  Cocktail premium di Elena Ingiardi e piatti emiliani serviti nei calici minimalisti del brand internazionale   La Guida MICHELIN Italia 2026 è stata presentata al Teatro Regio di Parma, capitale della Food Valley, con cerimonia seguita da cocktail e degustazione al Palazzo Pilotta. Sponsor dell’evento NUDE Glass, marchio di Şişecam leader nei calici dal design minimalista, ha esaltato vini e cocktail durante la serata. La mixologist Elena Ingiardi ha creato tre premium cocktail serviti nella Bar/Giani Collection di NUDE: American Roast (Bar/Giani Cocktail Glass Short): bitter, vermouth rosso, bitter cioccolato, foam cold brew caffè, scorza arancia Clover Bloom (Bar/Giani Cocktail Glass Long Stem): sciroppo lampone, acido citrico, London Dry Gin, viola mammola Ginger Tea (Bar/Giani Cocktail Glass Long): cordiale tè nero, ginger beer, carambola essiccata Il menu autore ha valorizzato l’eccellenza parmense: Anolino al Parmigiano reinterpretato Risotto con Parmigiano Reggiano 40 mesi e tartufo nero Appennini Guancia vitello brasata, riduzione Lambrusco, crema topinambur Mousse mascarpone, coulis frutti rossi, crumble Tutti i vini serviti in calici NUDE, progettati per esaltare aromi e struttura. NUDE Glass, con collaborazioni di designer come Ron Arad e Studio Formafantasma, incarna il motto “Simple Is Beautiful” unendo estetica e funzionalità. L’evento ha celebrato le nuove Stelle MICHELIN 2026, premi speciali e l’innovazione gastronomica italiana. La Redazione
Leggi
Verduno Pelaverga DOC 2023 di Diego Morra tra gli Enthusiast 100 di Wine Enthusiast 2025 Arrow Right Top Bg

10 Dicembre, 2025

Verduno Pelaverga DOC 2023 di Diego Morra tra gli Enthusiast 100 di Wine Enthusiast 2025

  Il vino piemontese conquista la posizione 34 con 93 punti in una delle liste più prestigiose del vino mondiale   Lo Verduno Pelaverga DOC 2023 di Diego Morra è stato selezionato dalla rivista americana Wine Enthusiast nella prestigiosa lista Enthusiast 100 del 2025, che raccoglie ogni anno i cento vini più significativi degustati dalla redazione. Il vino si posiziona alla 34ª posizione con 93 punti, un riconoscimento importante che celebra la denominazione unica piemontese proprio nel trentesimo anniversario della sua DOC. Jeff Porter, critico di Wine Enthusiast, descrive il vino come un’esperienza delicata e raffinata, con note floreali e fruttate di fragola e lampone, arricchite da nuance erbacee e un carattere fresco che invita a un sorso dopo l’altro. Il vino si distingue per la sua piacevolezza e finezza aromatica, esprimendo un equilibrio perfetto tra tradizione e contemporaneità. Diego Morra, produttore e presidente dell’Associazione Verduno è Uno, interpreta il Verduno Pelaverga come una gemma territoriale rappresentativa della tradizione e dell’innovazione, promuovendo la valorizzazione dell’identità locale con finezza e originalità stilistica. Il Verduno Pelaverga DOC nasce da uve autoctone coltivate principalmente a Verduno, con un’attenta gestione sostenibile del vigneto e vendemmia svolta tra la seconda e terza decade di settembre. La vinificazione avviene esclusivamente in acciaio inox, esaltando freschezza e speziatura. Il risultato è un vino fragrante, elegante e nitido, autentica espressione del territorio locale. L’azienda Diego Morra, con sede a Verduno nelle Langhe, produce vini identitari e autentici, con una particolare attenzione al Pelaverga Piccolo, da sempre fiore all’occhiello del territorio insieme ai celebri cru di Barolo come Monvigliero. La Redazione
Leggi
Confine Arrow Right Top Bg

10 Dicembre, 2025

Confine

  Le parole che dicono la verità hanno una vibrazione diversa da tutte le altre
A. Camilleri C’è un luogo, in Sicilia, dove il tempo sembra non avere fretta. Dove le stagioni non sono mai di passaggio, ma una condizione dello spirito. Dove il tempo non scorre, respira. Dove il giorno si dilata tra un raggio di sole e un’onda che si ritira, tra l’odore del mare e il profumo del centro storico. Ortigia, cuore antico di Siracusa, isola nell’isola, porta con sé un tepore che sa di luce dorata e di vento salmastro, un luogo intermedio in cui la natura e la città sembrano trattenere il respiro. Qui le pietre barocche riflettono il sole del pomeriggio, e tutto si ferma per un istante: il rumore dei passi, il richiamo dei gabbiani, persino il campanile del Duomo. Il giorno non è solo quello dell’orologio, ma quello dell’attesa; attesa di una luce che cambia, di un mare che si placa, di un profumo che riporta indietro. È il tempo della cucina che si prepara lentamente, del vino che si apre piano. Un momento sospeso che cambia gusto e ritmo. Quando il sole cala sul mare di Levante e le prime luci si accendono sui bastioni, Ortigia si fa ancora più silenziosa. È allora che si comprende il suo segreto: qui il tempo non passa, si trasforma. Rimane sospeso tra la pietra e il mare, tra il gusto e la memoria. In una giornata d’autunno, Ortigia non è solo un luogo da visitare, è un attimo da vivere. Un lasso che sa di sale, di limone, di un bicchiere appena versato. È un momento in cui l’estate non finisce davvero. Il sole accarezza ancora i muretti di pietra bianca e il mare conserva il suo respiro azzurro. Le viuzze del centro storico profumano di iodio, e il passo lento dei siracusani si mescola a quello dei visitatori curiosi che scoprono, tra vicoli e cortili, l’anima più autentica dell’isola. L’autunno qui è una tavolozza di colori: l’ocra delle facciate barocche, il blu profondo del porto, il verde argentato degli ulivi e il rosso rubino dei vini che accompagnano la tavola. È l’istante perfetto per vivere l’isola senza la fretta dell’estate, assaporandola mentre cambia insieme alle stagioni. Nel dedalo di vicoli che disegnano l’isola, tra il clangore del mercato del pesce e il lento sciabordio delle onde, si trova l’Enoteca Trattoria Da Michelone, dove il tempo sembra avere un altro ritmo: non scandito da lancette affannate ma dal susseguirsi delle maree, e dei sapori che maturano. L’Eno-Trattoria appare come un punto fermo nella storia della tradizione siracusana. Un locale autentico e senza fronzoli, dove puoi trovare qualità del cibo, pesce freschissimo e vini autentici del territorio. Servizio eccellente, cortesia e accoglienza come se fossi uno di famiglia ci dice Antonio , cliente innamorato del locale e cantore del tempo che scorre in una Sicilia che vuole cambiare. Da Michelone si vive un tipo di esperienza che rallenta il ritmo: non si tratta di “mordi e fuggi”, ma di stare a tavola, parlare, gustare, bere, guardare cosa succede attorno, magari il mercato che si anima, la luce che cambia. Il tempo diventa conviviale, sociale, legato alla dimensione della comunità. È un luogo dove la durata della giornata è protagonista non solo come misura, ma come atmosfera, come ingrediente invisibile che porta profondità ai sapori, ai gesti, alle parole. In un’isola dove la luce del pomeriggio sembra allungarsi, dove il mare riflette il cielo, qui il pranzo o la cena diventano un momento di lentezza preziosa, un attimo da gustare, non solo da consumare. Inebriati da un senso di calma, quasi sospesa, Antonio ci fa adagiare tra i filari di Marsala; dove il sole cala tardo nel pomeriggio, il vento accarezza i grappoli e il mare porta fino alle colline un respiro salmastro. In questo ritmo antico, nasce il Kikè Terre Siciliane IGP della Cantina Fina : un vino che è anche esso un racconto del tempo, della sua attesa, della sua maturazione, del suo equilibrio. Un bianco aromatico, nato dall’incontro tra Traminer Aromatico e Sauvignon Blanc, due vitigni che sembrano parlare lingue diverse ma che in Sicilia trovano un’unica voce. È un vino che racconta la pazienza del fare artigiano, quella che sa aspettare il momento esatto della vendemmia, quando la luce e il calore si incontrano per donare ai grappoli la giusta intensità. Nel bicchiere, il Kikè si presenta con un giallo dorato, come un pomeriggio di ottobre sull’isola. Al naso si apre con profumi di fiori bianchi, frutta tropicale e agrumi canditi. Un susseguirsi di sensazioni che si srotolano lente, come ricordi che riaffiorano. È un vino che non si rivela tutto insieme: chiede tempo, uno spazio per respirare, per raccontare la sua storia fatta di mare e luce. Al palato, la freschezza e la morbidezza si inseguono, come il giorno e la notte. La sapidità richiama il vento marino, mentre le note calde e avvolgenti riportano alla terra, alla pietra che conserva il sole. Ogni sorso è un equilibrio tra il presente e il passato: la modernità della vinificazione in acciaio e la memoria antica del suolo siciliano. Il Kikè è un vino da vivere con lentezza. È il compagno perfetto per chi crede che il tempo migliore non sia quello che si misura, ma quello che si assapora. La Cantina Fina, con questo bianco aromatico, riesce a fermare un istante, quello in cui il vino nasce dall’attesa, dall’ascolto della natura e dalla cura del dettaglio. Bere Kikè è un po’ come rallentare: come concedersi il lusso di un attimo che profuma di zagara, di vento, di mare. In un mondo che corre, il Kikè ricorda che la Sicilia è un luogo dove il tempo non passa: matura. E nel calice, quel tempo diventa colore, profumo, emozione. Al tramonto, ancora seduti al tavolo con Antonio, il vino scivola nel calice, lento e in un istante il tempo si fa colore, dorato come le pietre che riflettono il sole. Lo avvicina al naso: profumo di terra, di sale, di ricordi. E nel primo sorso, sente tutto, la pazienza del vento, il lavoro delle mani, le stagioni che hanno danzato tra le vigne. In quel momento capiamo: a Ortigia il tempo non passa davvero. Si trasforma. Diventa memoria liquida, Confine, luce, emozione. Antonio chiude gli occhi e sorride con Noi, perché il mondo corre, ma qui, il tempo sa aspettare. Essere è Tempo (Sein und Zeit) diceva Heidegger, è quel Confine che separa l’istante dall’eterno, dove l’uomo scopre di non possedere il tempo, ma di esserne custodito.
È lì, su quella soglia sottile, che l’essere si rivela: non come qualcosa da afferrare, ma come un respiro che accade, sempre adesso, sempre tra ciò che è stato e ciò che sarà.   LA PROPOSTA DELL’ENOTECA L’Eno-Trattoria alla mescita propone rigorosamente vini Siciliani: Bianco e Rosato. Perfetti in abbinamento con la sua cucina di pesce.     Marco Sargentini – Riflessioni Enologiche di un viaggiatore diVino
Mi trovi su Instagram e Facebook    
Leggi
Regala un diamante a Natale. D&C Presenta in Italia l'icona di eleganza Cuvée Diamant Vranken Arrow Right Top Bg

9 Dicembre, 2025

Regala un diamante a Natale. D&C Presenta in Italia l'icona di eleganza Cuvée Diamant Vranken

  Le festività di fine anno sono il momento perfetto per scegliere un dono che sappia stupire, emozionare e lasciare un segno prezioso nel tempo. Quest’anno, il regalo che brilla davvero è Cuvée Diamant, lo champagne più iconico e scintillante della Maison Vranken, distribuito in esclusiva in Italia da D&C S.p.A. storica società specializzata nella selezione e valorizzazione di vini e spirits di alta gamma, forte di una solida esperienza decennale nel settore. Nata nel 2005 come ricorrenza dei vent’anni della storica Cuvée Demoiselle, Cuvée Diamant rappresenta l’apice della creatività di Paul-François Vranken, fondatore storico della Maison.
Per il 20° compleanno di Demoiselle, lui dona a lei un Diamante: da questa visione poetica prende vita uno champagne straordinario, che unisce estetica, raffinatezza e una lavorazione artigianale senza precedenti. La bottiglia di Cuvée Diamant è un’autentica opera d’arte ispirata allo stile Art Déco. Le sue linee scolpite e sfaccettate richiamano in modo inequivocabile i tagli di un vero diamante, catturando la luce e riflettendola con eleganza. La sua realizzazione ha richiesto anni di studio e ben tre calchi successivi per raggiungere un equilibrio perfetto tra design, maneggevolezza e massima espressione del concetto di lusso. Se la bottiglia è un diamante, le sue cuvée sono le sue infinite sfaccettature, ognuna con una personalità unica: Diamant Brut – Un assemblaggio raffinato di Chardonnay e Pinot Noir, armonioso, equilibrato negli aromi e nella struttura. Diamant Blanc de Blancs – 100% Chardonnay della Côte des Blancs, emblema di finezza, freschezza e purezza. Diamant Rosé – Arricchito da un tocco di vino rosso di Cumières Premier Cru, per un profilo elegante, intenso e seducente. Diamant Millésimé 2014 Grand Cru – Espressione autentica dei migliori Grand Cru della Côte des Blancs. Diamant Bleu Millésimé 1996 – Un’incredibile edizione limitata, rara e preziosa. In una bottiglia blu. Ogni etichetta racconta il medesimo stile: freschezza, precisione aromatica ed equilibrio naturale, frutto di una viticoltura rispettosa dell’ambiente e di una selezione rigorosa delle migliori uve Grand Cru e Premier Cru della Champagne. Dalla fine degli anni ’70 a oggi, la famiglia Vranken ha costruito un gruppo visionario che rappresenta oggi il secondo produttore di champagne al mondo. Una crescita fondata su innovazione, cura del terroir, estetica e un legame profondo con l’arte e la creatività: gli stessi valori che uniscono il gruppo al partner italiano D&C S.p.A. Con la sua esperienza nel settore dei vini e spirits di alta gamma, D&C è il tramite ideale per valorizzare Cuvée Diamant nel mercato nazionale, rafforzando la presenza di una cuvée destinata a chi cerca qualcosa che vada oltre il semplice brindisi. Caterina Boerci, Presidente di D&C S.p.A. Diamant è uno champagne che si distingue per identità ed esclusività rappresenta alla perfezione l’eccellenza della Maison Vranken e siamo orgogliosi di poterlo proporre al pubblico italiano. Perfetto per la ristorazione di alta gamma, per l’hotellerie di lusso e per le celebrazioni più importanti dell’anno, Cuvée Diamant è un vero gioiello enologico, pensato per trasformare ogni brindisi in un’esperienza memorabile. A Natale, quest’anno, la magia più luminosa è racchiusa in una bottiglia.   La Redazione
Leggi