Vicenza, tra architettura palladiana e natura: GHV Hotel & Spa e Wine Room by Luca Tegon Arrow Right Top Bg

18 Dicembre, 2025

Vicenza, tra architettura palladiana e natura: GHV Hotel & Spa e Wine Room by Luca Tegon

  Relax ai Colli Berici e cucina contemporanea nel cuore del territorio vicentino   Vicenza, città patrimonio UNESCO e culla del palladianesimo, si presenta come un dialogo perfetto tra architettura, natura e paesaggi di vigneti e boschi. Qui, ai piedi dei Colli Berici e a pochi minuti dal centro città, sorge il GHV Hotel & Spa, struttura 4 stelle superior situata a Creazzo, in una zona residenziale tranquilla vicino al Golf Club Vicenza. L’hotel offre una spa completa, centro estetico, piscina stagionale all’aperto e 6 sale congressuali modulabili, unendo ospitalità e funzionalità in un contesto moderno e rilassante “dove il ritmo rallenta e l’atmosfera invita al benessere”. Completano l’esperienza l’area ristorativa con la Wine Room by Luca Tegon, il ristorante fine dining che porta in tavola una cucina italiana contemporanea, essenziale e radicata nel territorio vicentino. Luca Tegon, chef veneto classe 1990, formatosi presso ristoranti stellati in Italia e Francia, propone un menu degustazione che privilegia materie prime eccellenti, il rispetto della stagionalità e un dialogo autentico con i produttori locali. I piatti raccontano equilibrio tra tecnica, istinto e armonia, alternando freschezza e profondità di gusto, come nella tartare di gambero rosso con carciofo croccante e il filetto di capriolo con frutti rossi. GHV Hotel & Spa, guidato da Riccardo Bacchi Reggiani, è un punto di riferimento per chi cerca relax, benessere e una proposta gastronomica di alto livello immersi in un paesaggio di grande valore culturale e naturale. La Redazione
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Montepulciano d’Abruzzo protagonista su RAI: campagna TV natalizia con Maria Grazia Cucinotta Arrow Right Top Bg

18 Dicembre, 2025

Montepulciano d’Abruzzo protagonista su RAI: campagna TV natalizia con Maria Grazia Cucinotta

  Spot da 15-60’’ con Piero Mazzocchetti, Regione Abruzzo e Consorzio Tutela Vini   Il Montepulciano d’Abruzzo, principale DOC del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo e tra i rossi più bevuti al mondo, è protagonista di una campagna TV natalizia su tutte le reti RAI dal 21 dicembre 2025. Promossa da Regione Abruzzo (Assessorato Agricoltura via ARAP) con Consorzio, declinata in spot 15’’, 30’’ e 60’’ da Minerva Pictures, unisce paesaggio, tradizione e orgoglio territoriale. Protagonisti e Messaggio Maria Grazia Cucinotta narra con eleganza il legame tra vino e terra abruzzese (“ddù botte, arrosticini”), con partecipazione del tenore Piero Mazzocchetti per enfatizzare cultura regionale. Anteprima spot: 20 dicembre ore 18 MicHub Pescara (via Michelangelo). Emanuele Imprudente, Assessore Agricoltura: “Traino economia regionale, unisce tradizione-innovazione”. Obiettivi Strategici Alessandro Nicodemi, presidente Consorzio (confermato 2025, primo privato eletto 2022): “Rafforza posizionamento autentico del Montepulciano, valori qualità-appartenenza”. Campagna fa parte di promozione ampia per ambasciatore Abruzzo globale, traino economico-culturale in contesto resiliente. Nicodemi porta “Modello Abruzzo” per denominazioni semplici e dettagliate sui mercati internazionali. La Redazione
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ASPETTANDO VINIAMO 2025. Molto più che un semplice "ingannare l'attesa". Arrow Right Top Bg

18 Dicembre, 2025

ASPETTANDO VINIAMO 2025. Molto più che un semplice "ingannare l'attesa".

IL COSA E IL DOVE Nell’ormai consueta cornice dell’HOTEL COLOMBO di Roma, lo scorso 15 Novembre è andata in onda ASPETTANDO VINIAMO, Evento organizzato da Stefano Minelli (MINELLI WINE EVENTS) e di cui la testata WINE TALES MAGAZINE era media pertnership. Una giornata per vagare da Nord a Sud nell’Italia del vino (con più di qualche digressione internazionale) per scoprire nuove storie o anche soltanto salutare vecchie conoscenze condividendo il piacere di un sorso insieme.   GLI ASSAGGI Circa 80 le Aziende presenti e oltre 300 le etichette in degustazione, davvero un percorso impegnativo (soprattutto avendo poco tempo a disposizione). Nessun programma e spazio alla fantasia, questo il mood con il quale mi sono calato nei panni del bravo assaggiatore. Ho zigzagato scartando, soffermandomi per passare oltre, tornando indietro facendo mente locale sul cosa avesse colpito la mia curiosità… Alla fine, tra i circa sessanta vini degustati ne ho selezionati nove a comporre l’ormai consueta e personalissima lista di “consigli per l’assaggio” da sottoporre alla Vostra attenzione. Dategli una letta prendendola con le solite lunghissime molle, lasciateVi condurre dalla Curiosità, provate di persona, fatemi sapere…condividete. – FALERNO DEL MASSICO DOP PRIMITIVO “DECANTO” 2021, CANTINA VEZZOSO (CAMPANIA): Vigna Barone custodisce impianti di settant’anni e da un ettaro di questi si produce questo Falerno scuro come gli inferi eppure di accecante luminosità, con quel frutto rosso maturo che orchestra una ensemble olfattiva di humus, spezie dolci, rabarbaro e allunghi balsamici. Sorso pieno e ricco, sorretto da tannini sostanziosi e vellutati, succoso e amaricante nel comunicare agrume chinotto, china, liquirizia e tabacco. 666 bottiglie di demoniaca piacevolezza (ora 665). 87++ Punti. – ASPRINIO DI AVERSA SPUMANTE METODO CLASSICO BRUT 2020 MILLESIMATO, BARBATO 1907 (CAMPANIA): da sole alberate e dall’esilio per cinquanta mesi sui lieviti nasce uno spumate elegante, che regala al naso note di biscotti al burro e acini d’uva appena spiccati infarcite di salvia, fieno e lavica mineralità. Il perlage sottilissimo e la vibrante freschezza governano un sorso deciso da cui è difficile separarsi. 87 Punti.   – PAESTUM IGT FIANO “TRESINUS AUREUS” 2020, SANGIOVANNI (CAMPANIA): impianti di cinquant’anni e tre anni di riposo sui lieviti regalano un olfatto esplosivo che impone forza di volontà per staccare il naso dal calice. Un nodo gordiano di mela renetta, nocciola, chiodi di garofano, mimosa, eucalipto, agrume, macchia mediterranea, origano, timo, fumo di pietre sbattute e financo un ché di fornaio. Il sorso rinfresca e intriga, acchiappa, risveglia, ha struttura ed eleganza, sferica scorrevolezza e dinamica esuberanza. Un vino di filosofica concretezza. Da bere ascoltando “CREEP” dei RADIOHEAD. 89- Punti. – PAESTUM IGT AGLIANICO “MAROCCIA” 2016, SANGIOVANNI (CAMPANIA): s’approccia al naso con fare terroso, arido ed esplode poi in un fuoco artificiale di lamponi e ciliegie nere (anche in confettura e sotto spirito), seguono pepe nero, chiodi di garofano, grafite, liquirizia, macchia mediterranea, un appena di resina… Il sorso è un ripido pendio, una pietraia da percorrere a lunghi balzi tra ricchezze gliceriche, vivaci freschezze a compensare le frenate tanniche, e sapidità marine quasi piccanti. Un vino cui fare attenzione, ché i bicchieri si susseguono e i quindicigradialcolici non si sentono fino a quando non Vi alzate dal tavolo. 88+ Punti. – AOP CORSE CALVI BLANC “SESTO” 2024, ENCLOS DES ANGES (CORSICA): Vermentinu da impianti di mezzo secolo per un naso che alla prima olfazione rivela agrumi, bosso e salvia. Poi arriva la frutta gialla matura (anche esotica) e composta di mirabelle ad allargare il panorama e un soffio di fiori gialli (elicriso) e curry in chiusura. Sorso rotondo, grasso, sicuramente fresco e prepotentemente sapido con un finale marino che lascia vagare i pensieri. 88+ Punti. – AOC CORSE CALVI ROUGE “SESTO” 2020, ENCLOS DES ANGES (CORSICA): un po’ introverso e scorbutico nell’immediato, gli bastano un paio di giri di valzer per lasciarsi andare ai cespugli macchia mediterranea, al mirto, alla liquirizia, al pepe, alla menta, alla viola, alle morbide grassezze della marmellata di more, ai mirtilli. Sorso selvaggio, sanguigno, ferroso di temporale e vecchie battaglie; fine speziatura, struttura e potenza aromatica sposano la grana del tannino regalando un assaggio profondo. La Corsica del vino in un bicchiere. 88 Punti con un + perché mi va. – FRIULI COLLI ORIENTALI DOC MERLOT 2021, DI GASPERO FLAVIA E UMBERTO (FRIULI VENEZIA GIULIA): nella culla del Refosco di Faedis (che sia nell’ETICHETTA BIANCA 2019 che nell’ETICHETTA NERA 2018 avevano ed erano un po’ “troppo”) voglio dirVi di un Merlot che pur nell’intensità di un olfatto che, da local, definirei “penč” lasciandoVi con la curiosità del significato del termine, intrigava per rotondità di cioccolato e ciliegia e spigoli “cabernettizzanti”, verdi di bosco e orto. Il sorso regala un caldo abbraccio ciliegioso, una stretta di cioccolato e tannini che pareggia la viva freschezza regalando una bevuta fedele all’olfatto, dinamica e invogliante. Sa di “una volta” ma guarda avanti. 87++ Punti. – ETNA DOC BIANCO “ME GIOIU” 2023, FOTI RANDAZZESE (SICILIA): questo Carricante arriva da vigne di novant’anni che respirano l’aria frizzantina dei quasi mille metri con un carico di frutta matura e candita che prende subito possesso del naso stemperando l’acuminata presenza minerale degli aspri pendii lavici di Nicolosi grazie anche alla collaborazione delle grassezze di burro d’arachidi e spezie d’Oriente. In bocca freschezza e minerale sapidità si danno la mano e sostengono senza cedimento alcuno un sorso avvolgente fatto del ritmato alternarsi di dolci sensazioni pasticcere ed eleganti amaritudini di intricati cespugli di erbe aromatiche, pastosità di miele e allunghi di liquirizia fino alla lunga e persistente conclusione. 88 Punti. – DOLOMITI IGT MANZONI 2022 BIO, MASO FURLI (TRENTINO): inizialmente appena timido e poi verticalmente terpenico si apre presto al frutto privilegiando pesca e albicocca ma non disdegnando un ananas che avrei evitato per chiudere poi con profondi solchi minerali e sulfurei. In bocca l’acidità è vibrante ma la sostanza fruttata regala volume e ampiezza a un sorso leggiadramente sorretto dalle ampie spalle fresco sapide, che rivela sottili dolcezze di marmellata d’agrume e soffi mentolati. 88 Punti.   E QUINDI? E quindi grazie a Stefano Minelli per avermi invitato nuovamente a partecipare a questo suo bell’Evento, a tutti i Produttori per la pazienza dimostrata nel sopportarmi e a tuti Voi per avermi voluto dedicare il tempo necessario a leggermi fino a qui. È stata una giornata corta ma intensa, ricca di spunti di approfondimento (in primis pensando a una Corsica del vino assolutamente sconosciuta al sottoscritto) dopo la quale mi pongo in attesa di quel VINIAMOprimaverile di cui qui si è avuto solo un assaggio “in attesa di”. Appuntamento al 29 Marzo 2026. Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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1224 Restaurant Cortina: apertura ufficiale il 5 dicembre 2025 nel Grand Hotel Savoia Arrow Right Top Bg

17 Dicembre, 2025

1224 Restaurant Cortina: apertura ufficiale il 5 dicembre 2025 nel Grand Hotel Savoia

  La cucina raffinata di Federico Rovacchi e l’ospitalità di Baita Piè Tofana nel cuore di Cortina   Il 5 dicembre 2025 apre ufficialmente 1224 Restaurant Cortina, nuova realtà gastronomica nel prestigioso Grand Hotel Savoia – A Radisson Collection, che porta nel cuore di Cortina il team di Baita Piè Tofana. Lo chef Federico Rovacchi, supportato dal patron Michel Oberhammer e dalla maître Elisa Prudente, propone una cucina personale e contemporanea che dialoga con il territorio e le influenze internazionali. Tra i piatti simbolo spiccano il Rossini al mare, reinterpretazione marina del classico francese, la celebre Lumaca con sentori terrosi e il tradizionale Cappelletto al Parmigiano, omaggio alle origini emiliane dello chef. “Cambia il luogo, ma non cambia la nostra anima”, commenta Rovacchi. “1224 sarà un laboratorio di idee, dove emozionare con esperienze capaci di sorprendere e far stare bene”. Con lui, la squadra consolidata di Baita Piè Tofana: la sous chef Nicole Groff, la maître Elisa Prudente e il sommelier Paolo Cantafio, che guideranno gli ospiti in un percorso gastronomico ed enologico, supportato da una carta vini con oltre 700 etichette italiane e internazionali. Nel frattempo, Baita Piè Tofana rimane parte del gruppo e riaprirà per la stagione estiva 2026. Informazioni Indirizzo: via Roma 62, Cortina d’Ampezzo (BL)
Location: Grand Hotel Savoia – A Radisson Collection La Redazione
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Regali Natale 2025 Palazzo di Varignana: Aurum olio limited, Adotta un Olivo e Dolce Luigi Biasetto al tè Arrow Right Top Bg

17 Dicembre, 2025

Regali Natale 2025 Palazzo di Varignana: Aurum olio limited, Adotta un Olivo e Dolce Luigi Biasetto al tè

  Tre doni esclusivi dal resort bolognese che raccontano terra, sostenibilità e tradizione innovativa   Palazzo di Varignana presenta i regali perfetti per Natale 2025: prodotti che incarnano il legame con i colli bolognesi, la cura del paesaggio e l’eccellenza agricola di Agrivar (700 ettari tra oliveti, vigneti e frutteti). AURUM: OLIO EXTRAVERGINE LIMITED EDITION
Solo 360 bottiglie da olivi secolari della tenuta, prima volta con raccolta separata. Freschezza intensa, pulizia aromatica, lunga tenuta in bottiglia blu serigrafata con mosaico romano di Claterna. Simbolo di tempo e radicamento territoriale. ADOTTA UN OLIVO: SOSTENIBILITÀ DURATURA
Sostieni i 195.000 ulivi su 265 ettari (più grande Emilia-Romagna). Include targa personalizzata, passaporto ulivo, bag-in-box 3L olio extravergine + 10% sconto per 5 anni. Tutela ambientale e biodiversità concreta. DOLCE DI NATALE LUIGI BIASETTO: 3 VERSIONI
Panettone all’olio Vargnano (Nostrana Brisighella): Novità TÈ: essenza Don Carlo (tè nero), note gelsomino/fiori bianchi Classico: uvetta, scorzette arancia, glassa mandorle Cioccolato: gocce 60-68% Costa d’Avorio, zucchero cassonade ALTRI DONI: confezioni vini (Blanc de Noirs Metodo Classico, Chardonnay Colli Imola), extravergini monocultivar, frutta spalmabile, zafferano, sali aromatici. Ideali per chi cerca regali autentici, sostenibili e legati al territorio bolognese. La Redazione
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Uva Fiera. La spensieratezza è servita Arrow Right Top Bg

17 Dicembre, 2025

Uva Fiera. La spensieratezza è servita

  Spensieratezza. Libero e fiducioso abbandono al ritmo vario d’impulsi e di sensazioni che offre la vita. Ritmo di impulsi. Sensazioni. Questa è la vita. Va presa per quello che accade provando a far accadere qualcos’altro. Ma senza dannarsi se non accade. Provare a pensare quanto intorno a noi sia meraviglioso e unico. Basta saperlo apprezzare. Non è che ci debba piacere tutto e nemmeno accettare che sia qualcun altro a dirci cosa è bello. Giudichiamo noi. Senza pregiudizi, orpelli, ermellini addosso. Viva la vita! È questa la sensazione che ho avuto a Uva Fiera, l’evento organizzato da Pasquale Livieri e Pecora Nera Editore andato in scena lo scorso 30 novembre e primo dicembre al Monk di Roma.  Già la location avrà determinato una discreta selezione all’ingresso di chi gira con la puzza sotto al naso. Saranno stati i solidi tromboni del vino che se un evento non si svolge in un classico hotel o location di spessore nemmeno si appalesano. Meglio così. Io ho trovato il Monk meravigliosamente meraviglioso. Inserito in un contesto urbano eccentrico e interessantissimo come il quartiere di Casal Bertone a Roma: vero spazio culturale dove la sostanza conta più della forma.  Dentro la grande sala completamente nera illuminata da faretti in genere usati durante i concerti, ho trovato proprio tanta concretezza insieme a tanta ma tanta allegria e voglia non di un particolare genere di vino ma di vita. Ecco, si, vita. Quella che scorre nei giovani che di vita da vivere ne hanno senz’altro più dei vecchi tromboni. Dunque vini non con connotazioni particolari ma semplicemente realizzati con coscienza.  Al bando termini astrusi come naturale, biologico, biodinamico ecc ecc. Evviva la spensieratezza di chi produce vino con un occhio sempre attento alla natura, al proprio essere e, soprattutto, alla salute di chi lo consuma. Certo, il vino non è più, come si diceva prima, un alimento e va dunque bevuto con moderazione, ma meglio bere un vino fatto con rettitudine piuttosto che con l’aiuto di qualcos’altro.  Quando qualcosa mi affascina, sembro un bambino in un parco giochi ma qui era come stare in una discoteca anni 90 con tanta gente da conoscere ballando al ritmo di musica intramontabile.  Scusandomi con coloro che non sono riuscito ad entrare in contatto, vorrei qui pubblicare l’elenco di chi ho avuto il piacere, la fortuna e l’onore di conoscere prima, degustare poi. Perché vedete, la differenza rispetto a tanti altri eventi dove al banco di degustazione si trovano spesso dei sommelier, è che qui ci ho trovato i produttori. Ragazzi e più o meno ragazzi che amano il proprio lavoro e soprattutto amano parlarne. Questo mi accomuna straordinariamente a loro! Root Winery. Maxim e Elena. Me li sono trovati li quando avevo appena pubblicato un articolo su di loro e sulla loro incredibile storia di convinto esodo da Mosca a Maiolati Spontini (Ancona). Avevo assaggiato le bolle di Anti Celebration, mai i loro Verdicchio. Che dire? Semplici, puliti, minerali, identitari. C’è anche il Metodo Classico da Verdicchio appena sboccato: intenso ma lo lascerei ancora a riposo. Comunque sia, meno male averli in Italia! Cantina 837. A Forni di Sotto (UD) trovano spazio e meritatamente vitigni PIWI come il Solaris dal quale prende vita Vicus, un bianco snellissimo nonostante il passaggio di sei mesi in barrique. Sempre da Solaris ma di Roberto Baldovin con sette mesi di barrique c’è PriMo. Le differenze? Poche ma sensibilmente visibili. Incredibili per la loro ampiezza, carattere e capacità di avvolgere. Sempre di Baldovin, ArtEmis, un blend delle sue uve PIWI per un vino quasi sperimentale ma che si manifesta magnificamente per un olfatto complesso e un sorso quasi salmastro. Incredibile Corte Zecchina. A Pieve di Sacco, proprio a ridosso della laguna veneta per coltivare vitigni PIWI come Soreli e Merlot Kanthus dai quale nasce Orfeo, un rosato tutto da bere senza chiedersi il perché visto che è così buono da finire la bottiglia. Poi il rosso Madama1 che non fa sconti a nessuno lasciando il segno. Da bere mangiando un cicchetto nei vicoli di Venezia. E non solo. Grande! Cantonieri Tenuta della Dainara. Sul versante nord dell’Etna, li dove il freddo è più intenso, i vitigni veri del Vulcano, Carricante, Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio danno vita a due vini (bianco e rosso ovviamente) che meritano solo di essere vissuti. C’è anche un Orange che proviene da un mix di uve siciliane (Carricante e Catarratto) e continentali aromatiche. Belle le contaminazioni e come la Sicilia ne è la dimostrazione, anche questo vino può far parlare di se. Legàmiwine. Campania, Sannio beneventano. Una realtà quasi volutamente indecifrabile. Piccolissima produzione e che vini (e che nomi)! Bohemian Grapesody è il mix di Malvasia e Falanghina con passaggio in barrique e acciaio. Meglio non berlo se non si vuol finire la bottiglia. Stand by Me, Lambrusco Maestri, Merlot e qualcos’altro: se avevate una idea del Lambrusco, buttatela via. Burning Love, Aglianico 100% con 12 mesi di barrique: il territorio si sente e tutto; l’Aglianico pure. Poesia, ma di quelle forti, in bottiglia.  Federico Mencaroni. Il maniaco del vino. Un artista puro. Uno a cui non gliene frega niente di niente se non di fare le cose per bene. Non so come tenga i calzini a casa ma i suoi vini sono precisi, curati, pazzeschi. Il Pas Dose da Verdicchio invecchiato 10 anni (se non è folle uno così) è una lama che entra nel burro (io sono il burro) e ci sta pure bene. Isola è il Verdicchio nudo e crudo: cosa gli si può dire se non berlo? Urbano infine è il blend Merlot, Montepulciano e Cabernet Sauvignon dal passaggio in barrique di un anno: intenso e vero proprio come le Marche (e Federico). Piubello Andrea. Val d’Illasi in Valpolicella per rendere giovanile, fresco e dinamico un territorio alle volte troppo avviluppato su se stesso. Già un metodo classico sarebbe una novità e il Cuveé n.7 da Garganega e Trebbiano dice tutto sulla voglia di sperimentare: fresco come un giovincello e con tanta voglia di poter far meglio tenendolo sui lieviti ancora un pò (osare!!). Il Valpolicella DOC ottenuto dalle classiche uve Corvina, Corvinone, Rondinella è fresco e incredibilmente bevibile. Ma ciò che è ancora più meraviglioso e convincente è di come lo sia anche l’Amarone! Bravo Andrea. L’Armagia. Ecco, qui c’è da aprire una parentesi su Ignazio perché quando lo si conosce si inizia a ridere, non perché si è brilli, ma grazie ad un modo tutto suo di non prendersi mai sul serio. Eppure i suoi vini sono seri e parecchio. Da Canelli a Roma lui mentre io farei volentieri il percorso inverso per andare a trovarlo. LorenzoMariaSole è l’AltaLanga metodo classico. Solo che, tanto per distinguersi, è pas dosè e si sente tutto. Anche nella sua unicità. Come Uva Tantum che non c’è nemmeno sul suo sito. Ma tanto non lo fa sempre dunque per provarlo e godere come ho fatto io ci vorrà tempo. I due rossi Nizza DOCG, Titon e Vignali sono così incredibili che pur fatti allo stesso modo solo perché provenienti da vigne diverse, sono profondamente diversi. Infine la chicca, il Moscato d’Asti Canelli: è un 2017 ovvero uno schiaffo a chi dice che il Moscato va bevuto giovane. È si dolce ma non stucchevole e meravigliosamente armonico. Prendiamolo sul serio! Donna Vittori. Non ho incontrato Maria, la titolare, ma la mamma e mai incontro poteva essere più incredibile. Sia per la persona sia per i vini in salsa Cesanese (in fondo siamo a Paliano, vicino Frosinone). Lettera, Cesanese del Piglio DOCG a fermentazione spontanea con la necessaria permanenza in barrique rimane comunque fresco e bevibile (tanto bevibile). Lettera in Anfora, come il precedente ma senza legno e con l’anfora (altrimenti da che deriverebbe il nome?) è strutturalmente simile acquisendo una eleganza incredibile. Love is a choice è un blend dei vitigni della vigna: che importa cosa sono se il vino viene bene? Infine Clea, il rosso da Sangiovese. Frutta e freschezza, poi il resto non conta (ma se contasse andrebbe di gran lunga bene). Le etichette? Opere d’arte! PS non assaggiate il Vermouth perché poi diventa droga. Peccato sia finito!!! Lorieri Podere Scurtarola. Conosco i loro vini. Conosco Michelangelo. Conosco quel folle di Pierpaolo Lorieri. Conosco il Vernero da Vermentino Nero. Avevo assaggiato la 2017 che era francamente un pò giovane. Qui ho assaggiato la 2012 in versione Magnum e quella giovinezza, certamente arrotondata dagli anni, ha reso il Vernero un capolavoro assoluto. Un vino che se lo trovi in un ristorante stellato sa il fatto suo ma io lo berrei sempre tra amici visto che le cose buone si aprono con chi amiamo. Ora però, visto che il mio giudizio su Scurtarola era già eccellente, dopo questo assaggio sono in difficoltà poiché non saprei come posizionarlo ulteriormente verso l’alto. Visionario. Mandirola 1913. Quando si dice Timorasso ai giorni d’oggi in tanti dicono di averlo scoperto e conosciuto. Sì riempiono la bocca di tante frasi ad effetto. Enrico però è figlio di chi il Timorasso lo coltivava ancor prima che molti di noi nascessero. Era il vino di chi non sapeva rinunciare ai gusti autentici e si trovava solo in damigiana. Non è una riscoperta ma solo una continuazione in varie forme. Il Mon Cavarrè, metodo classico con 24 mesi di affinamento dice che il Timorasso è duttile. Piccolo Derthona ne dimostra la semplice potenza verticale. Il Timorasso Derthona offre ai curiosi l’armoniosa potenza. Il Tantéi infine illustra come il legno possa servire a nobilitare, senza stravolgere, un incredibile vitigno quando affidato solo mani sapienti che l’abbiano già trattato. Incredibile. Agostinetto. In Maremma ci si può aspettare due rossi: Morellino di Scansano e Ciliegiolo. Perché andare a cercare cose strane quando già questi bastano e avanzano? Non sono rimasto deluso. Anzi, entusiasta di entrambe. Veri, intensi, ricchi, croccanti. Con La Madonnina (Cabernet Sauvignon e Sangiovese riposto almeno 8 mesi di botte) si riceve quella sorta di ruvida carezza che da un Morellino ci si aspetta e si vuole. Anzi, un bel pò di più. Il Ciliegiolo? Ho apprezzato nel Pozze Rosse il solo cemento che lo ha reso indiscutibilmente identitario e incredibilmente croccante. Anche perché la ciliegia moscia non paga. Avanti tutta! Monte Solaio è sempre in Maremma, a Campiglia Marittima. Due i vini. Il Sacrestano è un nomen omen visto che il Cabernet Franc lo rende vegetalmente austero. Ma evviva il Franc che almeno è più insolito rispetto al Sauvignon ormai troppo inflazionato. Poi il Sassinoro che è uno di quei vini ricchi e corposi dei quali magari saranno inflazionati ma se ne trovi uno come questo, non ne puoi più fare a meno. Perché non è che dobbiamo sempre essere rustici e alla mano: ogni tanto è bene pure darsi un tono. Bravi. Ritter de Zahony. In Friuli, ad Acquilea. Guido è nobile e lo dimostra con tutto il suo savoir faire ma soprattutto con i suoi vini mai banali e con sempre qualcosa che ti fa dire: però però. Il Prosecco Brut è il primo che non vorresti bere perché Prosecco ma quando lo assaggi il “però però” arriva spontaneo. Mavì è il rosato da Rebo, vitigno Trentino nato dall’incrocio tra Merlot e Teroldego, così insolito che il però però c’è per default. Edda Cristina è la Palava. So che non è un vitigno noto arrivando direttamente da oltre confine e più precisamente dalla Moravia, pure lui incrocio, stavolta tra Gewürztraminer e Müller Thurgau, ma qui siamo proprio al confine. Meno male che è arrivato perché quel suo incredibile bilanciamento e il sapiente mix di lime ed albicocca mi hanno fatto esclamare qualcosa di più colorito che un però però. Theodor, Pinot Nero. Tutti fanno il Pinot Nero ma questo è quel però però che non ti aspetti. Proprio perché lo fanno tutti e questo ha qualcosa di diverso. Hektor, il Cabernet nonché Elvine, Chardonnay seguono la stessa linea di Theodor dove tutti lo fanno ma poi assaggi questi e dici: però però. Ecco, alla fine me ne sono andato dal Monk con la voglia del prossimo Uva Fiera. Tanta allegria, tante facce sorridenti, tanti giovani e, soprattutto, tanto interesse.  Viva la spensieratezza. Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969  
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Caviar Experience Giaveri: degustazione verticale lusso italiano con 3 collezioni esclusive Arrow Right Top Bg

16 Dicembre, 2025

Caviar Experience Giaveri: degustazione verticale lusso italiano con 3 collezioni esclusive

  Classic, Premium, Extreme: 4 varietà caviale (Beluga, Osietra, Sterlet) per Natale 2025   Caviar Giaveri, eccellenza italiana con filiera completa a San Bartolomeo di Breda (TV), lancia Caviar Experience: cofanetto degustazione verticale che trasforma il caviale in viaggio sensoriale attraverso 3 collezioni e 4 varietà pregiate. Non un semplice regalo, ma esperienza multisensoriale per 5-8 persone, ideale per le Feste. COLLEZIONE CLASSIC (introduzione equilibrata): White Sturgeon (apertura delicata) Siberian Classic (pilastro gustativo) Osietra Classic (finezza aromatica) Sterlet (perla storica pura) COLLEZIONE PREMIUM (complessi + Beluga): White Sturgeon + Siberian/Osietra Classic Beluga Siberian (uova grandi, consistenza unica) COLLEZIONE EXTREME (rarità assolute): Beluga Imperial (re grana/delicatezza) Persian Osietra (ricco/complesso) Golden Sterlet (perle dorate uniche) Beluga Siberian CONFEZIONI DESIGN: box ecopelle nera riutilizzabile (20g/30g porzione), oggetto d’arredo minimalista. Salatura malossol russa, selezione/confezionamento manuale. Le schede prodotto sono disponibili ai link: Collezione Classic: https://www.caviargiaveri.com/caviar-experience-collezione-classic/ Collezione Premium: https://www.caviargiaveri.com/caviar-experience-collezione-premium/ Collezione Extreme: https://www.caviargiaveri.com/caviar-experience-collezione-extreme/ Per ulteriori informazioni, visite e acquisti, è possibile consultare il sito www.caviargiaveri.com CAVIAR GIAVERI: dal 1970 allevamento storioni sostenibile CITES, oggi guidato da Jenny, Giada, Joys Giaveri. La Redazione
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Incrocio Manzoni, rosé dolce e spumante: Bizzarro, la proposta briosa di Tenuta San Giorgio per i dessert delle feste Arrow Right Top Bg

16 Dicembre, 2025

Incrocio Manzoni, rosé dolce e spumante: Bizzarro, la proposta briosa di Tenuta San Giorgio per i dessert delle feste

  Un connubio perfetto tra dolcezza e freschezza per accompagnare panettone, pandoro e dolci al cioccolato   Nel cuore delle Grave di Papadopoli, a Maserada sul Piave (TV), nasce Bizzarro, lo spumante rosé dolce firmato Tenuta San Giorgio, azienda agricola a conduzione familiare con oltre 50 anni di storia. Bizzarro è prodotto da uve del vitigno autoctono Manzoni Moscato, varietà ottenuta negli anni ’30 dal prof. Luigi Manzoni tramite incrocio tra Moscato d’Amburgo e Raboso Piave, coltivata oggi solo in pochi comuni della provincia di Treviso. Questo spumante amabile è ottenuto con metodo Charmat e si caratterizza per un colore rosa cerasuolo vivace, un perlage raffinato e persistente, e un bouquet sinuoso di confettura di fragola, ciliegia e un finale esotico di litchi maturo. Al palato, la dolcezza morbida si equilibra con la freschezza vivace e l’acidità elegante del Raboso Piave, regalando sensazioni vellutate e di grande vivacità. Perfetto per accompagnare la tavola delle feste, Bizzarro è indicato come abbinamento ideale per biscotti al burro, dessert al cioccolato, frutti di bosco e soprattutto per il panettone e il pandoro. La sua freschezza ed effervescenza bilanciano la grassezza di questi dolci tradizionali, mentre le sue note aromatiche arricchiscono la degustazione con un ulteriore strato di complessità. Prezzo consigliato al pubblico: 9,50 euro. La Redazione
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GoWine. Guida Cantine d’Italia 2026 Arrow Right Top Bg

16 Dicembre, 2025

GoWine. Guida Cantine d’Italia 2026

  Per coloro che ritengono che il vino valga un viaggio E’ la frase manifesto di una delle Associazioni più dinamiche e sincere nata per promuovere il vino e tutto ciò che ruota intorno al vino, GoWine. Fondata nel 2001 ad Alba con un progetto culturale ben definito punta ad educare, raccontare e diffondere una nuova consapevolezza del bere, che inizia con il valorizzare l’identità di un territorio attraverso, per esempio, l’infinito numero di vitigni autoctoni che abbiamo ai quali GoWine dedica ogni anno una rassegna intitolata Autoctono si nasce!, da segnare in agenda il prossimo appuntamento a Milano per il 22 gennaio, attraverso gli abbinamenti enogastronomici tipici del luogo, con un turismo che qualifichi il paesaggio del vino come bene culturale ed ambientale da difendere e da far crescere. Lo fa soprattutto con tanti eventi, degustazioni, corsi tematici, spesso itineranti nelle 15 sedi sparse i tutta Italia, con un concorso letterario Bere il territorio, lo fa con una energia e passione pazzesca, contagiosa, e con una sua guida che suggerisce al lettore quanto il vino valga un viaggio, un invito ribadito anche nella scelta dell’icona dei premi: una impronta, sinonimo di viaggio e di scoperta. Introdotta da una tavola rotonda centrata sulla tematica dell’enoturismo e su come sviluppare questo importante settore,  moderata dal giornalista Antonio Paolini, con gli interventi di Angelo Radice, Presidente dell’Associazione Nazionale Città del Vino, Carlo Macchi, giornalista e direttore di Windsurf e Massimo Corrado Presidente dell’Associazione GoWine, oggi, sabato 29 novembre, è stata presentata a Milano la nuova Guida Cantine d’Italia 2026. I criteri di valutazione per l’assegnazione del riconoscimento L’Impronta d’eccellenza per l’enoturismo e l’inserimento in guida sono tre, il Sito, il luogo dove si trova la cantina, la sua architettura ed il patrimonio di vigneti che possiede, l’Accoglienza, come si propone la cantina verso il pubblico, con agriturismo, B&B, ristorazione o attività culturali parallele alla diffusione del vino, ed ovviamente il Vino, valutando la qualità produttiva nel tempo, dell’eccellenza di alcune etichette e dell’attenzione verso specifiche tipologie di vini. Quest’anno sono 270 i riconoscimenti in guida e sono stati assegnati anche 9 premi speciali per il livello di eccellenza in determinati ambiti: Premio “Alto Confort” per l’ospitalità aziendale dell’anno, Masseria Celentano Longo Alberto (San Severo, Puglia), Premio “Cantine Golose” per la Tavola aziendale dell’anno, Ristorante Tenuta San Michele e Palazzo Scammacca, Murgo (Santa Venerina, Sicilia) Premio “Cantine Meravigliose” per l’EnoArchitettura dell’anno, Cantina Tramin (Termeno, Alto Adige) Premio “Enocultura” Paolo e Noemia d’Amico (Castiglione in Teverina, Lazio) Premio “Autoctono si nasce” Boca, Le Piane (Boca, Piemonte) Premio “Buono…non lo conoscevo!” Ravenna Igt Famoso Vip, La Sabbiona (Faenza, Emilia Romagna) Premio “Vini Storici d’Italia” Verona Igt Rosso Campofiorin, Masi (Sant’Ambrogio di Valpolicella, Veneto) Premio “Gioacchino La Franca” riconoscimento della Community dei soci Go Wine per l’esperienza in cantina dell’anno, Cantine Belisario (Matelica, Marche) Premio “La vigna da camminare” Vigna-Museo Memorie di Vite, Quartomoro (Marrubiu, Sardegna) 13 banchi degustazione con quasi 200 referenze in assaggio, tra chiacchere ed incontri sempre piacevoli abbiamo fatto una nostra lista di ciò che ci è piaciuto particolarmente tra quello che siamo riusciti ad assaggiare. Il primo che ricordiamo volentieri è Hum, Moscato secco della Cantina Sant’Andrea di Borgo Vodice, Latina, il profumo è ricco di fiori e frutta gialla anche tropicale, il miele, albicocca e scorza di arancia, naso molto dolce sorso bello secco, c’è tutto tranne lo zucchero appunto. Anzi, finisce con un qualcosa che ricorda la nota salmastra e fumè. Bello acido. Sempre restando nei vitigni piuttosto aromatici una bella Malvasia Di Candia Aromatica della cantina La Tosa, Sorriso del cielo, siamo nel Piacentino, vino della nostra gioventù che fu, e che ancora oggi si beve molto volentieri. Profumi su profumi, fiori di campo, erbe aromatiche come maggiorana, sambuco, è un vino che ha molta freschezza nella beva, persistente e se la giocano soprattutto frutta e fiori. Ottimo equilibrio. Ancora un vitigno aromatico vestito di eleganza e splendore, cantina Tramin in Trentino, Gewurtztraminer Nussbaumer, espressione nobilissima del vitigno, con un caleidoscopio di profumi, e sapori, dai tipici litchi, frutta esotica, cedro, fiori gialli, un sacco di cose che anche in bocca si confermano, con un finale appena mandorlato e una nota piacevole di zafferano. Da assaggiare tra qualche anno aspettandosi belle sorprese. Nelle Marche assaggiamo un Verdicchio di Matelica Riserva, Cambrugiano, della cantina Belisario, storico Verdicchio tra i primi ad essere classificato Riserva. I fiori sono secchi, il vegetale è un fieno, si sente bene il tipico mandorlato del Verdicchio e la nota minerale, il legno lo ammorbidisce su toni un pò vanigliati e con spezie dolci, è un vino verticale che gioca però sulle morbidezze e sulla persistenza. La mineralità è il tratto distintivo di Monte Carbonare, vino da uve Garganega della cantina Suavia nel Soave, sul loro sito viene descritto come :”un pezzo di terra nel bicchiere”. Ci sono diverse note che tendono al minerale, un poco di idrocarburo, pietra focaia, note fumè, tutto sull’eleganza e l’equilibrio mai sovrapposte, c’è frutta matura gialla, pompelmo rosa, una bella spalla acida che lo può accompagnare per anni. Riassaggiarlo è sempre un piacere. In Campania abbiamo assaggiato una Falanghina del Sannio della cantina Mustilli, Vigne Segrete, un vino che porta la primavera, pera e mela subito presenti, biancospino, mughetto, acacia, che al sorso si traducono in morbidezza e freschezza dovuta anche ad un finale agrumato di lime. Di buona persistenza e di buona beva. Spostandoci sui rossi un notevole Nobile di Montepulciano Riserva della cantina Dei, nome storico del Nobile, Bossona 2018. Personalmente ho un debole per il Nobile di Montepulciano, che diventa innamoramento quando si tratta di Riserva, un mazzolino di violette raccolte in sottobosco secco, mangiando qualche ciliegia matura anche sotto spirito e sbucciando una arancia sanguinella, disegnando con la grafite di una matita e chiudendo il disegno con della ceralacca. E tante altre cose che il Sangiovese sa regalare. Ottimo. Non che il Nebbiolo non sappia farti innamorare! La cantina Angelo Negro lo sa bene con un Roero Riserva, Sudisfà, che ce lo ricorda al primo sorso. Piccola frutta rossa, more, lamponi, anche prugne sunsweet, spezie dolci come cannella, un po di vaniglia e liquirizia sul finale, tannino ancora da svolgere a pieno e con una grande freschezza. Il sole della Puglia arricchisce un Nero di Troia della cantina Rivera, nella versione D.O.C.G. Castel del Monte Riserva, Puer Apulaie. Sentori ed aroma subito balsamici, corposo e denso, mirtilli, more, anche qui prugne sunsweet, chiodi di garofano e bacche di mirto, il tannino è integrato con tutto il resto, un vino….succoso e appagante. Sempre al Sud con un Nerello Mascalese e Nerello Capuccio, Etna Rosso Contrada Santo Spirito della Cantina Palmento Costanzo. Frutta tra l’amarena ed il melograno, dolce si ma un po acida,  spezie tipiche da macchia mediterranea, rosmarino e timo soprattutto, una bella sventagliata di pepe nero, cannella e noce moscata, tutto rende vellutato, anche i tannini, questo ottimo Etna Rosso. Molto piaciuto! Da un vulcano a terreni vulcanici, i Colli Euganei, protagonisti con un rosso iconico dei Colli, Gemola Rosso della Cantina Vignalta. E’ un taglio bordolese di Merlot e Cabernet Franc, espressione elegante di potenza, complessità aromatica e lunga lunga vita, oltre alla confettura more e frutti di bosco è presente un piacevole cacao, e vira su sfumature balsamiche che lo “rinfrescano” e lo aiutano nella beva. Più invecchia e più soddisfa. Oggi in degustazione c’erano dei vini leggendari, assaggiati e sempre si confermano tali, oggi ne abbiamo avuto uno in particolare che non è facile trovare in degustazione, Kurni, della cantina marchigiana Oasi degli Angeli. E’ appunto uno di quei vini che definirei leggendari, un Montepulciano che si riempie di frutta matura rossa, di vaniglia, cannella, gioca sulle note dolci, con un colore quasi viola, il vino che si definisce “masticabile”. Spettacolare. Abbiamo chiuso la giornata con un altro vino che non è da meno, siamo tornati in Sicilia, a Pantelleria con un passito di Donnafugata, Ben Rye, esplosione di frutta candita, di albicocche, scorza d’arancia, lime, veramente una successione di sapori e profumi vertiginosa, sempre bilanciati da una buona acidità e punta sapida finale. Ha molte quinte che si alternano nel palato. Espressione felice di questa vinificazione. Non ci resta che aspettare il 22 gennaio a Milano per trascorre ancora una giornata con la compagnia di GoWine, curiosi di vedere cosa ci propongono con “Autoctoni si nasce!”, intanto un grande plauso a loro per l’organizzazione, l’entusiasmo, l’energia e la piacevolezza che ogni volta riescono a trasmettere.     Davide Stroppa – Il viaggio di Orfeo
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