Urbani Tartufi riapre la boutique a Milano: profumi e sapori d’autunno in via Anfossi 13 Arrow Right Top Bg

7 Dicembre, 2025

Urbani Tartufi riapre la boutique a Milano: profumi e sapori d’autunno in via Anfossi 13

  La maison umbra fondata nel 1852 inaugura uno spazio esperienziale dedicato al tartufo e agli abbinamenti con vini italiani   Il profumo del tartufo è tornato a diffondersi in via Anfossi 13, dove Urbani Tartufi ha celebrato la riapertura della sua storica boutique milanese con un evento che ha unito gusto, convivialità e cultura gastronomica.italiaatavola​ Fondata nel 1852 a Scheggino, nel cuore dell’Umbria, la maison umbra è punto di riferimento mondiale per la ricerca e la valorizzazione del tartufo. Con oltre 170 anni di storia e una rete che abbraccia i migliori ristoranti del mondo, Urbani Tartufi rinnova la sua presenza a Milano, città simbolo di creatività e gusto contemporaneo.urbanitartufi​ Protagonista della serata è stato lo chef Marco Cassin, che ha guidato gli ospiti in un live showcooking dedicato alla versatilità del tartufo uncinato, varietà di nero pregiato autunnale. L’atmosfera è stata completata dalle bollicine di Alta Langa Inalto, spumante a base di Pinot Nero e Chardonnay affinato per almeno 30 mesi, perfetto per esaltare sentori di nocciola fresca e agrumi canditi.mark-up​ La nuova boutique non è solo un punto vendita, ma uno spazio esperienziale di incontro e cultura gastronomica. Ospiterà degustazioni tematiche, masterclass, showcooking e collaborazioni con chef, produttori e cantine DOC/DOCG italiane, celebrando il dialogo tra tartufo e vino.italiaatavola​ Urbani Tartufi Milano
Via Anfossi 13, Milano
Lunedì: 17.00-19.30
Martedì-sabato: 10.00-13.00 / 15.00-19.30
urbanitartufi.it | @urbanitartufi La Redazione
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AIS Presenta Vitae 2026. Trionfo di Eccellenza e Passione Arrow Right Top Bg

7 Dicembre, 2025

AIS Presenta Vitae 2026. Trionfo di Eccellenza e Passione

  La Stazione Leopolda Cuore Pulsante dell’enologia Italiana: Il 15 novembre 2025, la storica Stazione Leopolda di Firenze è tornata a essere, ancora una volta, l’epicentro dell’eccellenza enologica italiana. L’Associazione Italiana Sommelier (AIS) ha organizzato un appuntamento imperdibile per celebrare i vini che hanno segnato l’ultima annata e, soprattutto, per incontrare di persona gli straordinari protagonisti che li creano.   L’evento clou è stata la presentazione della Guida Vitae 2026. Quest’anno, la guida si lancia sul mercato globale con l’introduzione della versione digitale in inglese, dedicata in particolare alle 400 selezioni in degustazione, suddivise in quattro percorsi tematici unici: I 100 Grandi Vini: Le etichette “iconiche”, note per il loro posizionamento e valore assoluto. I 100 Migliori Vini di Territorio: La celebrazione dell’espressione più fedele e autentica del terroir. I 100 Vini Innovativi/Rivelazione: Il premio alle nuove interpretazioni e ai territori emergenti. I 100 Vini Valore/Prezzo: L’attenzione alla sostenibilità economica, selezionando etichette dall’acquisto accessibile ma dall’elevato valore organolettico. In allegato la selezione di vini presentati in degustazione al Vitae 2026 Il Nuovo Punteggio: Universalità e Immediata Chiarezza Per supportare la leggibilità internazionale, la guida ha rivoluzionato il suo sistema di valutazione. Viene data evidenza assoluta al punteggio in centesimi, un dato universale, immediato e oggettivo. Questo sistema chiaro e rapido permette di riconoscere le performance più alte e celebrare i capolavori dell’enologia italiana. Dietro ogni pagina della Guida Vitae c’è un lavoro impressionante, frutto della passione e della competenza di oltre 1000 sommelier e collaboratori AIS. Questa vasta squadra degusta migliaia di vini da tutta Italia per selezionare solo il meglio, garantendo l’affidabilità e l’autorevolezza che da sempre contraddistinguono l’Associazione. Per una comprensione completa, l’introduzione a ogni regione offre un’analisi dettagliata del profilo dell’annata (il millesimo). La guida fornisce così il contesto necessario per dare ai centesimi il giusto peso, permettendo di capire a fondo il vino che si sta bevendo. Con la nuova app, disponibile anche in lingua inglese, Vitae 2026 si afferma come uno strumento di riferimento essenziale nel mercato globale per professionisti, appassionati e operatori del settore desiderosi di scoprire il meglio del patrimonio enologico italiano. La Visione del Presidente: Ambasciatori dell’Identità Italiana Il Presidente Nazionale AIS, Sandro Camilli, ha illuminato la visione del progetto: In un tempo di cambiamenti globali, La Guida Vitae vuole essere una bussola, un punto di riferimento che non giudica solo il prodotto ma illumina il contesto e lo straordinario sforzo dei produttori, agendo come ambasciatore dell’identità italiana. Siamo una rete di migliaia di professionisti presenti capillarmente sul territorio. La Guida Vitae è il risultato di questo immenso lavoro collettivo. È un punto di riferimento che creiamo tutti insieme per raccontare la fatica, la resilienza e la conquista quotidiana che sta dietro ogni bottiglia. Il nostro vino parla al mondo e la nostra guida doveva fare lo stesso. L’evento ha celebrato l’intera “famiglia AIS”, riconoscendo l’impegno sul territorio. Il Presidente Camilli ha concluso: “Oggi è stato il ritratto perfetto di cosa sia l’Associazione Italiana Sommelier. Vedere per tutta la giornata i produttori, gli artefici di questa eccellenza, dialogare con i nostri sommelier e con tutto il numeroso pubblico di esperti e appassionati è la dimostrazione fisica della nostra filosofia”. Un Banco d’Assaggio Monumentale e L’Incontro con i Produttori Vitae 2026 non ha tradito le attese, rivelandosi un banco d’assaggio monumentale con una selezione straordinaria tra i migliori prodotti d’Italia. Il pubblico ha potuto degustare icone leggendarie, esplorare le eccellenze del territorio, scoprire i vini più innovativi e scovare gli acquisti più convenienti. L’incontro diretto con i produttori ha rappresentato un valore aggiunto impagabile, offrendo la possibilità di scambiare pensieri e ascoltare le filosofie di produzione di chi lavora incessantemente nel settore, credendo in un progetto autentico e appassionante. L’eccellente servizio è stato garantito dalla grande professionalità di un nutrito team di sommelier AIS, che ha reso possibile la perfetta riuscita della presentazione.   La Finale del Miglior Sommelier d’Italia: Trionfo di Ilaria Lorini La manifestazione ha ospitato anche la prestigiosa finale del Miglior Sommelier d’Italia 2025 (Premio Trentodoc). A trionfare è stata la magnifica Ilaria Lorini di AIS Toscana (Firenze), che ha emozionato il numeroso ed esigente pubblico con una performance impressionante e straordinaria, al termine di una sfida durissima e combattuta. A consegnarle il premio sono stati il Presidente Nazionale AIS Sandro Camilli e Stefano Fambri, Presidente dell’Istituto Trentodoc. Sul podio, si sono distinti anche Artur Vaso e Andrea Montini, entrambi di AIS Lombardia, che hanno conquistato un meritatissimo secondo e terzo posto. Un applauso speciale è andato anche ad AIS Campania, vincitrice del Premio Surgiva con il progetto Percorsi di vite. Questa iniziativa è stata lodata per la sua capacità di affrontare temi educativi complessi, dimostrando — come ha sottolineato il Presidente Camilli — che la cultura del vino può diventare un “motore fondamentale di innovazione” e un “veicolo di valore per la comunità”. Infine, Bruno Chiappani, Patrizia Morlacchi e Nicola D’Onghia si sono aggiudicati le prestigiose borse di studio offerte dalla distilleria Bonaventura Maschio per essersi distinti per passione e competenza nel seminario di approfondimento sui distillati “La ricerca dell’eccellenza”. La straordinaria iniziativa di AIS ha ottenuto il patrocinio del Ministero del Made in Italy, della Regione Toscana, della Città Metropolitana di Firenze e del Comune di Firenze, oltre al sostegno di numerosi e importanti partner istituzionali e commerciali. Viaggio nell’Eccellenza: Quando la Degustazione Diventa Esperienza d’Arte Italiana C’è un momento in cui l’assaggio di un vino si eleva oltre la semplice bevanda, trasformandosi in una vera e propria immersione nell’arte e nella storia italiana. Questo accade quando nel calice si incontrano i vini di altissimo livello, capolavori liquidi che raccontano secoli di tradizione, passione e terroir ineguagliabile. Una degustazione focalizzata sull’eccellenza non è solo un esercizio tecnico; è un viaggio sensoriale che inizia prima ancora del primo sorso. L’atmosfera si carica di attesa mentre i protagonisti — i grandi rossi strutturati della Toscana, gli spumanti metodo classico più raffinati, i bianchi autoctoni di sorprendente longevità — vengono svelati. Emozioni in un Calice Ogni vino di altissimo livello offre una complessità aromatica che affascina. Si scoprono bouquet ricchi e stratificati: le note terziarie di un Barolo maturo, la profondità setosa di un Brunello di Montalcino, l’eleganza vibrante di un Supertuscan o la mineralità intensa di un Etna Bianco. Tutte le regioni d’Italia hanno i loro capolavori enologici e tutti sono stati rappresentati al massimo delle loro potenzialità. Il culmine arriva all’assaggio. Questi vini non si limitano a essere buoni; sono memorabili. La loro persistenza è straordinaria, il loro equilibrio è perfetto. Lasciano in bocca non solo un sapore, ma la viva impronta del paesaggio da cui provengono e l’abilità maniacale del vignaiolo. Degustare vini italiani di altissimo livello significa celebrare l’identità enologica del nostro Paese, un patrimonio che il mondo ci invidia. È un’esperienza che arricchisce la conoscenza, stimola la conversazione e, soprattutto, regala un profondo e duraturo piacere. Un vero e proprio lato scintillante del Made in Italy racchiuso in un solo calice.     Lino Vellucci – Le Bischerate di un Sommelier    
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7 Dicembre, 2025

Capitoni School. La nuova frontiera dell'EnoKube

Ho avuto il piacere di raccontarvi più volte la storia di un amico speciale, un vignaiolo che incarna l'anima più autentica della Val d'Orcia: Marco Capitoni, il gentiluomo di Pienza.
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Strasbourg Events apre le iscrizioni ai suoi due concorsi internazionali di vino: Mondial des Vins Blancs Strasbourg & European Red & Rosé Wine Contest Arrow Right Top Bg

6 Dicembre, 2025

Strasbourg Events apre le iscrizioni ai suoi due concorsi internazionali di vino: Mondial des Vins Blancs Strasbourg & European Red & Rosé Wine Contest

  Dal 21 novembre 2025 si apre la possibilità per i viticoltori di iscrivere i loro vini alle gare di marzo 2026 a Strasburgo   Il 21 novembre 2025 segna l’apertura ufficiale delle iscrizioni online ai due prestigiosi concorsi internazionali organizzati da Strasbourg Events: il Mondial des Vins Blancs Strasbourg e l’European Red & Rosé Wine Contest. I due eventi si terranno il 14 e 15 marzo 2026 al Palais des Congrès di Strasburgo, e accoglieranno vini bianchi, rosati, rossi, fermi e spumanti da tutto il mondo. Il Mondial des Vins Blancs Strasbourg giunge alla sua 28ª edizione ed è l’unico concorso dedicato esclusivamente alla diversità dei vini bianchi internazionali. Da 16 anni è patrocinato dall’OIV (Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino) e da 12 anni è membro di VINOFED, la Federazione Mondiale dei Grandi Concorsi Internazionali di Vini. Nel 2026 riceverà inoltre il prestigioso patrocinio dell’Unione Internazionale degli Enologi (UIOE). Il concorso prevede 13 categorie che rappresentano i principali vitigni bianchi e le tendenze emergenti: Chardonnay, Chenin, Gewurztraminer, Muscat, Pinot Blanc, Pinot Gris, Riesling, Sauvignon, Sylvaner, Viognier, Altre Varietà Bianche, Assemblaggi, e Vini Dealcolati / No-Low. Tra i premi, oltre alle medaglie Grand Gold, Gold e Silver, figurano il Grand Prix du Jury per il miglior vino del concorso, due premi VINOFED per il miglior vino bianco fermo secco e miglior spumante brut, e trofei specifici per ogni categoria. In novità assoluta, il premio “Franc de Pied”, dedicato ai vini prodotti da viti non innestate sulle proprie radici originali. L’European Red & Rosé Wine Contest è il primo concorso dedicato esclusivamente ai vini rossi e rosati provenienti dai 46 Paesi membri dell’Unione Europea e del Consiglio d’Europa. Esso riflette le nuove tendenze di mercato con rossi più leggeri, rosati più strutturati e vini dealcolati in crescita. Le 6 categorie di gara comprendono vino rosato fermo, spumante e dealcolato, oltre a vino rosso fermo, spumante e dealcolato. Anche qui, la giuria assegnerà medaglie, il Grand Jury Prize e premi speciali “Coup de Cœur”, tra cui per la prima volta vini “Franc de Pied”. I vincitori godranno di ampia visibilità mediatica grazie alle partnership internazionali del concorso. La Redazione
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United Experience sceglie ZedComm per ufficio stampa e media relations di Wines Experience Arrow Right Top Bg

6 Dicembre, 2025

United Experience sceglie ZedComm per ufficio stampa e media relations di Wines Experience

  Una collaborazione strategica per potenziare le iniziative fieristiche internazionali dedicate al vino   United Experience, società americana specializzata in eventi, produzioni multimediali e comunicazione integrata, ha scelto ZedComm per gestire le attività di PR e media relations sul territorio italiano. La collaborazione nasce dall’esigenza di promuovere in Italia Wines Experience, la nuova piattaforma internazionale dedicata alla promozione globale del vino italiano. Un progetto sviluppato da United Experience, nato dalla partnership tra BolognaFiere e Fiere Italiane SEA, con l’obiettivo di offrire alle aziende vitivinicole un presidio continuativo in mercati ad alto potenziale e supportarle nell’espansione internazionale. I tre appuntamenti principali si terranno in hub strategici per il wine trade mondiale: Londra (26–27 aprile), Ho Chi Minh City (11–12 giugno) e Città del Messico (10–11 novembre). Antonio Bruzzone, CEO di BolognaFiere, sottolinea l’importanza di Wines Experience come strumento di internazionalizzazione per le eccellenze italiane, evidenziando la collaborazione con partner qualificati come ZedComm per valorizzare ulteriormente l’iniziativa e diffondere la cultura del vino italiano nel mondo. Maurizio Muzzetta, Presidente di Fiere Italiane SEA e fondatore di United Experience, evidenzia il valore della sinergia con ZedComm, che rende gli eventi fieristici più luoghi di dialogo, scambio e innovazione, con una comunicazione moderna e accessibile. ZedComm curerà PR, ufficio stampa prodotto e media relations, affiancandosi a United Experience nel coordinamento delle attività creative, digitali e operative. Il lavoro congiunto includerà strategie integrate, promozione degli eventi, creazione di contenuti e storytelling per i canali social e altri strumenti promozionali. Questa partnership rafforza il ruolo di ZedComm come partner affidabile per realtà italiane e internazionali nel comparto vitivinicolo interessate a far crescere il proprio brand attraverso un linguaggio chiaro e contemporaneo. La Redazione
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Librandi presenta “La Dama - Calici in gioco”: la nuova confezione di Natale in collaborazione con Birra Cala Arrow Right Top Bg

6 Dicembre, 2025

Librandi presenta “La Dama - Calici in gioco”: la nuova confezione di Natale in collaborazione con Birra Cala

  Un’edizione speciale che celebra l’eccellenza e la convivialità calabrese con un innovativo gioco della dama in legno   Anche quest’anno Librandi celebra le feste con un progetto che unisce gusto, creatività e territorio. Dopo il successo delle confezioni natalizie degli scorsi anni, la cantina calabrese presenta un’edizione speciale realizzata in collaborazione con Birra Cala, realtà artigianale calabrese che condivide con Librandi la passione per la valorizzazione delle eccellenze locali e la narrazione autentica della Calabria. Negli ultimi anni Librandi ha costruito un percorso di sinergie con imprese del territorio, trasformando ogni confezione di Natale in un racconto corale: dalla collaborazione con Callipo per “La Dispensa” a quella con Rubbettino per “Un libro/Un vino”, ogni progetto esprime qualità e lavoro di squadra. La nuova confezione “La Dama – Calici in gioco” propone un abbinamento inedito: una bottiglia di Calaonda, il rosso morbido firmato Librandi, e una IGA Birra Cala, una birra aromatizzata con mosto d’uva proveniente dal Gaglioppo di Librandi. Questa collaborazione nasce da una visione condivisa di sperimentazione e racconto del territorio, unendo due interpretazioni della Calabria. Il design della confezione è un vero valore aggiunto: una cassetta in legno da due bottiglie si trasforma in un originale gioco della dama, con pedine ricavate dai tappi di birra e vino, unendo creatività, sostenibilità e convivialità. Un invito a dare nuova vita agli oggetti del brindisi. Librandi conferma così la sua vocazione a creare esperienze che mescolano territorio, cultura e piacere del vino, dimostrando come la Calabria esprima la sua forza attraverso la collaborazione tra realtà d’eccellenza. Le confezioni natalizie, inclusa la nuova collaborazione con Birra Cala, sono disponibili nelle migliori enoteche e canali di distribuzione selezionati. Per informazioni e acquisti, contattare librandi@librandi.it. La Redazione
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Nasce un’alleanza per il futuro della viticoltura piemontese: Comitato Tecnico Vitivinicolo del Piemonte Arrow Right Top Bg

5 Dicembre, 2025

Nasce un’alleanza per il futuro della viticoltura piemontese: Comitato Tecnico Vitivinicolo del Piemonte

  Consorzi, enti di ricerca, università e associazioni insieme per innovare e rendere sostenibile la viticoltura in Piemonte   Un’alleanza senza precedenti segna l’avvio di una nuova fase per la viticoltura piemontese. Consorzi di tutela, enti di ricerca, università e associazioni di categoria hanno costituito il Comitato Tecnico Vitivinicolo del Piemonte, organismo previsto dallo Statuto della Fondazione Agrion. L’obiettivo è affrontare le sfide del cambiamento climatico, promuovere la sostenibilità e garantire una viticoltura sempre più resiliente e competitiva. L’iniziativa nasce nell’ambito del progetto INNOAGRI, incubatore di idee per l’innovazione viticola piemontese, finanziato con fondi FEASR–CSR 2023/2027 della Regione Piemonte, con Vignaioli Piemontesi capofila. La prima riunione si è svolta presso la sede di Vignaioli Piemontesi a Castagnito, durante la quale è stato presentato il primo censimento delle infrastrutture e delle attività di ricerca vitivinicole piemontesi. Il quadro generale evidenzia un territorio ricco di competenze e potenzialità, ma anche la necessità di coordinare le risorse, evitare progetti duplicati e rafforzare la collaborazione tra i diversi attori. I partecipanti al tavolo, tra cui Università di Torino – DISAFA, CONViVi, Agroinnova, CREA-VE, CNR-IPSP, Politecnico di Torino, Piemonte Land of Wine, consorzi di tutela e associazioni come Confcooperative, Confagricoltura, Coldiretti, CIA, Unioncamere e Confindustria, hanno ribadito l’importanza di creare un coordinamento per sviluppare e condividere progetti di innovazione vitivinicola. Il Comitato punta a diventare il motore dell’innovazione condivisa, promuovendo formazione per i viticoltori, condivisione di dati e buone pratiche e monitoraggio dei progressi. Il prossimo passo sarà presentare ai Consorzi di Tutela le linee di ricerca attive in Piemonte per raccogliere esigenze e orientare lo sviluppo futuro, con una proposta progettuale da sottoporre alla Regione Piemonte per attrarre nuovi investimenti. L’obiettivo finale è valorizzare al massimo le competenze e le infrastrutture locali, consolidare il coordinamento tra enti di ricerca, Regione e imprese e facilitare il trasferimento delle conoscenze alle aziende vitivinicole piemontesi. La Redazione
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Serena Wines 1881: da oggi sarà possibile degustare i vini di Ville d’Arfanta nel ristorante di Belgrado di Djokovic Arrow Right Top Bg

5 Dicembre, 2025

Serena Wines 1881: da oggi sarà possibile degustare i vini di Ville d’Arfanta nel ristorante di Belgrado di Djokovic

  L’azienda di Conegliano rafforza la propria presenza nei Balcani e si presenta a Wine Vision by Open Balkan   Continua e si rafforza la collaborazione tra Serena Wines 1881, storica azienda vinicola coneglianese leader nella produzione di Prosecco DOC e DOCG, e il campione serbo Novak Djokovic. Da oggi, infatti, sarà possibile degustare i vini firmati Ville d’Arfanta – marchio di Serena Wines 1881 sinonimo di un Prosecco di nicchia e alta qualità – nel ristorante “Novak” di Belgrado, inaugurato da Djokovic nel 2009. Questa mossa strategica conferma l’interesse dell’azienda nel mercato serbo e balcanico. Serena Wines 1881 parteciperà a Wine Vision by Open Balkan, la prima fiera del vino nei Balcani in programma a Belgrado dal 22 al 25 novembre. Ospitata nell’Area Italia organizzata da Vinitaly in collaborazione con ICE Agenzia, sarà un’occasione importante per incontrare buyer dai più rilevanti mercati balcanici, interessati ai vini italiani di qualità (Hall 2c Stand 37). Luca Serena, AD e quinta generazione alla guida dell’azienda In Serbia registriamo una crescita significativa grazie al lavoro dei nostri importatori per i brand Serena 1881, Ville d’Arfanta e Serenello. Puntiamo a consolidare questo trend, sfruttando la visibilità nei locali Horeca più prestigiosi della capitale e l’associazione con il nome Djokovic. Per quanto riguarda l’Italia, Serena esprime soddisfazione per i primi risultati della distribuzione dei vini Djokovic, con due etichette – uno Chardonnay e un Syrah – prodotte dall’azienda di famiglia guidata da Goran Djokovic, zio di Nole. «È un progetto che richiede tempo per individuare enoteche mirate, raccontare il prodotto e trasmettere il valore che va oltre il nome sull’etichetta», conclude Serena, sottolineando l’attenzione alla qualità e alla comunicazione del brand. La Redazione
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Anton Robert Zaccheo. Carpineto sarà in buone mani Arrow Right Top Bg

5 Dicembre, 2025

Anton Robert Zaccheo. Carpineto sarà in buone mani

  Vieni a veder Montecchi e Cappelletti, 
Monaldi e Filippeschi, uom sanza cura: 
color già tristi, e questi con sospetti!  Le rivalità tra famiglie hanno segnato la storia di ogni nazione, regione e perfino città. Montecchi e Capuleti (che in realtà erano i San Bonifacio, di Cremona ma Shakespeare si confuse e, per citare Dante cambiò Cappelletti in Capuleti) si sfidavano a Verona; Medici e Borgia rivali storici del Rinascimento; Asinelli, Garisendi, Alberici, ecc a Bologna costruivano torri per beffarsi degli altri. Ci si divideva perfino anche in fazioni: Guelfi e Ghibellini; papalini e repubblicani. Rivalità, disfide, guerre. Tragedie, sangue, ferite nella storia. Comprendere le origini di cotanta stupidaggine è praticamente impossibile e tutto sommato inutile. Tanto, a chi importerebbe? Pensiamo invece a cosa si sono perse queste famiglie. A quanto tempo, soldi, pensieri, vita hanno gettato via, impegnati nel principale scopo dell’esistenza di generazioni, dell’annientare l’altro. Cosa avrebbero invece potuto realizzare se invece di farsi la guerra avessero messo insieme le forze? Per una famiglia, rimanere unita a condurre una azienda, è affare complicato, figuriamoci per due contemporaneamente. Francamente, non me ne vengono in mente ma ne ho trovato due che con tanta intelligenza, volontà e senso di responsabilità, insime hanno realizzato qualcosa di incredibile. Sono le famiglie Zaccheo e Sacchet che, insieme, sono Carpineto: 500 ettari, 5 tenute nelle zone più ambite della Toscana, 180 ettari di vigneto, uliveti storici, tartufaie, prati, boschi. Insieme dal 1967. Non tantissimo ma nemmeno poco! Ho sempre sostenuto che le cose belle della vita nascano dall’incontro di persone meravigliose. Con fame e idee. Fame e idee sono il vero motore del successo. Solo che la fame e tanta e le idee ancor di più. Realizzarle è l’unico modo di soddisfare quella bulimia che continua.  Ci si incontra per caso e si sta insieme per volontà. Spesso si capisce che l’altro colma quel qualcosa che si sa di non avere. Nessuna rivalità. Semmai capacità di comprendere come insieme, si possa correre ancora più veloci, al riparo da pericoli. È il 1967 quando Giancarlo Carlo Sacchet da Conegliano e Antonio Mario Zaccheo da Bari fondano a Greve in Chianti la Carpineto con lo scopo di produrre vini di eccellenza. Giancarlo, enologo, fresco di studi alla Scuola di Conegliano voleva creare grandi rossi e Antonio voleva imbottigliare vino con proprie etichette smettendo di produrre solo uva.  Ecco, quando due persone cosi si trovano riuscendo a mettere a fattor comune le loro idee, ambizioni e fame, non può che crearsi qualcosa di eccezionale. Come Carpineto! Da Giancarlo e Antonio si arriva ai giorni d’oggi dove i giovani iniziano a muovere i primi passi in azienda. Da un lato Caterina, figlia di Giancarlo che seguendo le orme del padre è l’enologa dell’azienda. Dall’altro, Anton Robert Zaccheo, nipote di Antonio e figlio di Antonio Michael che si occupa del commerciale.  Incontro proprio Anton Robert, nato a San Francisco e tornato in Italia all’età di 4 anni per innamorarsi perdutamente del mondo del vino.  Papà andò a studiare negli Stati Uniti dove sono nato io. Lo dico molto sinceramente: non mi rendevo conto bene di cosa significasse avere una tenuta, una vigna, fare il vino. Pur lavorando non mi rendevo pienamente conto della realtà. Mio padre mi ha sempre detto che era necessario lavorare in cantina, in vigna, ecc. Ad un certo punto mi è scattata la molla e ho detto a mio padre che sarebbe stato interessante fare un corso da sommelier. Lì mi è partita una passione molto più approfondita e, anzi, mi sono reso conto molto di più del mondo del vino, della realtà insomma italiana, mondiale.  Anton Robert è un ragazzone alto con il viso che esprime la sua giovane età. Mi ricorda molto, a guardarlo bene ma anche ad ascoltare il tono delle sue parole, Jannik Sinner: posato, calmo, riflessivo, umile e con un sorriso che non ti aspetti.  Si esprime sempre con molta attenzione e rispetto. Come se quello di cui sta parlando meriti grande proprio grande. Sarà per via dell’irripetibile percorso del nonno. Irripetibile magari ai giorni d’oggi ma, comunque, con la necessità di mantenerlo e svilupparlo. Cosa questa che per lui, figlio unico, è una grande responsabilità alla quale non intende sottrarsi. Non per obbligo quanto per scelta. Anche questa posata. Ho fatto il corso e poi c’è stato il COVID. Subito dopo sono andato a fare una vendemmia in un’azienda tedesca dove lavoravano persone che avevano studiato università di Geisenheim e mi chiedevano: ma te hai studiato enologia? Che hai fatto? Un giorno mi dico: io chiamo l’università e andiamo a capire cos’è. Vado là, faccio un tour che mi ha interessato parecchio. Avevo però preso già degli impegni di andare in Australia per fare una vendemmia e il semestre era già iniziato. Vado così in Australia e mentre stavo li mi sono detto: sai che c’è, lo facciamo. Ci vado e mi è piaciuto parecchio. Ho finito da poco questo questo percorso di International Wine Business. Una sorta di overview del mondo enologico sia dal punto di vista produttivo sia  finanziario e marketing. Insomma tutto quanto sa di quel business che ruota attorno al vino inclusa la parte tecnica. Meno male che questi ragazzi possono studiare tutto quanto può e deve girare attorno al mondo del vino cercando di far uscire questo dalla mera realtà contadina! La famiglia Sacchet ha sempre gestito la parte produttiva; famiglia Zaccheo quella commerciale. È successo così per caso. Solo che io, da quando sono piccolo ho vissuto il mondo commerciale ed è proprio questo il lato che mi piace parecchio. Ho intenzione di continuare ad aiutare mio padre principalmente con l’export. Il mercato americano, l’export, la vendita. Cinque tenute: due nel Chianti Classico, una a Montalcino, una a Montepulciano, una in Maremma a rappresentare tutte le denominazioni chiave della Toscana. Tre milioni di bottiglie prodotte. Un impegno quello commerciale, non di poco conto.  Tre milioni di bottiglie. Pensate cosa l’unione sinergica di due famiglie è riuscita a realizzare.  Una scelta consapevole quella di Robert. Con la supervisione di papà e nonno potrà crescere e crescere in fretta. Senza la voglia di strafare o di alzare la testa così, tanto per alzarla.  Lavoriamo molto insieme e l’obiettivo mio è quello di imparare da lui il più possibile e il più in fretta possibile senza ovviamente bruciare le tappe. Ho la fortuna di vivere proprio vicino a lui quindi posso acquisirne i segreti.  Senza fretta e non perché non ne abbia voglia ma tre milioni di bottiglie possono far tremare i polsi a chiunque e ci vuole coraggio, tanto coraggio per un ragazzo di 26 anni, ad imbarcarsi in una avventura del genere. Robert si sarebbe potuto tirar fuori e lasciar fare. Invece no, è rimasto e vuole, quando sarà il momento, dire la sua. Per adesso domina la pacatezza e la lucida capacità di mettere a fuoco ogni aspetto, compresa la responsabilità di affidare la gestione a chi sa fare le cose. Un marchio di fabbrica per Carpineto poiché solo con una mentalità del genere si cresce insieme. Pensate a cosa sarebbe successo se ognuno fosse voluto entrare nel lavoro dell’altro! Noi siamo molto interconnessi e lavoriamo molto vicino alla produzione dei vini. Noi facciamo su una trentina di etichette. Facciamo vino Nobile di Montepulciano riserva che è un vino al quale sono particolarmente legato perché vivo in questa tenuta. Un vino speciale entrato nella lista dei top 100 Wine Spectator tre volte nell’ultimo decennio. Viene da una argilla blu. Quello che ho provato io è la Riserva 2020, Nobile già dal colore nel calice. Sentori immediati di frutta molto matura che si esaltano grazie alla balsamicità. Nonostante la breve permanenza in bottiglia, si sta già sviluppando qualche etereo (ceralacca). Emergono le spezie che rimangono comunque nascoste nel sottofondo. Spezie dolci tra le quali è il pepe a dare un pò di brio. Poi cardamomo, noce moscata, vaniglia. Non può mancare la viola, semplice e sottile. In tutto questo bouquet c’è la nota alcolica che viene fuori a ricordare che qui c’è Sangiovese. Quello vero.  Il sorso, come da tradizione, è ampio e poderoso. Tannini presenti e prepotenti che, comunque, si fanno setosi e caldi, freschi e sapidi.  Un vino da ricordare per la potenza, la forza così come per la schiettezza con la quale si propone. Elegante e non banale può riposare in bottiglia ancora per tanti anni restituendo sensazioni sempre diverse. Un altro vino secondo me fantastico è il Chianti Classico, la nostra storia la nostra, che sa di eleganza.  Ho provato anche di questo la Riserva 2020 trovandolo davvero elegante tanto che nel calice la trasparenza sa di finezza. Non c’è impenetrabilità ma quella evanescente vivacità che lo rende intensamente elegante. Ceralacca e goudron lo proiettano già verso livelli di complessità superiori. La frutta particolarmente matura e la viola lo riportano all’essenza del Chianti Classico dunque al Sangiovese.  Non c’è particolare intensità nel bouquet e occorre roteare il bicchiere per cercare i sentori. Ma va bene così perché si dimostra non ruffiano, non particolarmente immediato bensì ricercato e per nulla spocchioso.  In bocca la gioventù del Sangiovese emerge con i tannini intensi, la freschezza importante, la rotondità che viene meno. Ecco che ha bisogno di quella tanto agognata bistecca per rendere al meglio. Un giusto connubio che non può mancare. Anche se per me un crostino con fegatini risolve egregiamente il paring. Tutto, purché lo si apra con molto anticipo! Poi c’è il Brunello, che è un vino interessante per noi perché siamo a 550 m di altitudine esposti verso nord. Un vigneto di montagna. Il Brunello 2020 ha maturato benissimo e appare già di un bel colore granata. Un sentore di ceralacca e di cera di candela forniscono proprio la sensazione di solennità. La frutta molto matura, al limite del cotto, l’erbaceo, le erbe aromatiche, il castagno, la vaniglia, il cioccolato, il sottobosco, i fiori rossi e chi più ne ha più ne metta, dicono che siamo in presenza della complessità aristocratica di un vino importante, di quelli che, pur austeri, coccolano in maniera avvolgente. Un caldo accogliente che fornisce la chiara sensazione di una coccola famigliare, come le carezze della nonna.  È il sorso che ricorda però come questo Brunello sia ancora giovane: la freschezza è viva, i tannini sono aggressivi, la bocca è ampia. La sensazione è che ci sia dell’altro che arriverà nel tempo. Quella evoluzione che consentirà, mantenendo inalterata l’eleganza e l’austerità di un Brunello, di diventare immenso. Ciò che rimarrà è la sapidità che la montagna ha conferito e la necessità di accompagnarlo degnamente. Il Dogaiolo in versione rossa è uno dei nostri vini più esposti. Esportiamo in 70 paesi e il Dogaiolo è sempre presente. Sangiovese e Cabernet Sauvignon. Ora abbiamo appena fatto uno spumante nuovo perché Giancarlo Sacchetti ha avuto una voglia di ritorno agli arbori. Base Chardonnay mentre quest’anno abbiamo fatto uno spumante a base  Sangiovese. Idee chiare e una infinita voglia di rappresentare la sua azienda soprattutto verso quel mondo dei giovani che Robert, e non potrebbe essere diversamente, sente proprio. L’impressione è che voglia arrivare a condividere come sia possibile innamorarsi del vino, magari utilizzando un linguaggio che solo un ragazzo come lui può gestire opportunamente. Anche qui, senza fretta. Robert sembra proprio non averla ma non già per paura, per mancanza di voglia, per riluttanza. La sua è quasi una immersione nel dna di una azienda che fa della capacità e del merito un valore imprescindibile. Perché solo così si può rimanere uniti. Sinceramente non saprei quando sarò pronto per prendere le redini. Dovrei chiedere a a mio padre. Sicuramente è ancora presto. Mi impegno molto, ma è ancora presto.  Mia figlia che ha poco meno di tre anni, dice sempre che è capace a fare qualcosa anche se è allo stesso modo pronta a chiedere aiuto quando si rende conto, con contrizione, di non essere in grado. C’è chi mantiene questa forma mentale per l’intera vita e chi invece, sapendo di avere delle responsabilità, ha la consapevolezza di poter fare qualcosa solo quando ne si ha la certezza. Ovvero quando si acquisisce la giusta capacità ed esperienza.  Robert è silenziosamente così. Un ragazzo che ha la dote, assolutamente apprezzabile, di non gettarsi in una impresa con il rischio di fallire. Anche se tutto sommato lo potrebbe fare: quale è quel genitore che non coprirebbe gli insuccessi di un figlio? Nessuno, tanto che mamma Bianca e papà Antonio non fanno altro che spingerlo. Eppure per questo ragazzo, silenzioso e quasi enigmatico, troppo forte è il senso di responsabilità verso l’azienda fondata dal nonno Antonio e da Giancarlo Sacchet. Arriverà il suo momento e quando lo sarà avrà immagazzinato così tanta esperienza e capacità che ne vedremo delle belle.   Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
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