Il Collio sotto l’albero: Le Riserve Di Tenuta Stella per un Natale da gustare Arrow Right Top Bg

15 Dicembre, 2025

Il Collio sotto l’albero: Le Riserve Di Tenuta Stella per un Natale da gustare

  Una trilogia di vini biologici e identitari pensata per chi cerca doni raffinati e dal carattere autentico.​   Per chi ama i regali che raccontano una storia, che portano con sé un territorio e trasformano un brindisi in un’esperienza, Tenuta Stella propone per il Natale 2026 Riserve Collection Luxury, la sua trilogia di Riserve: Ribolla Gialla Riserva, Friulano Riserva e Merlot Riserva. Tre etichette pensate per chi sceglie doni autentici, eleganti, sostenibili: bottiglie che arrivano sotto l’albero con un significato preciso e un’identità definita. Dal cuore più alto del Collio, tra le colline che guardano le Alpi e respirano il vento dell’Adriatico, queste Riserve nascono da agricoltura biologica certificata e da un lavoro artigianale attento a tempo, suolo e biodiversità. Ogni bottiglia diventa così un racconto di Collio: ideale per chi colleziona vini, per chi ama i bianchi longevi e per chi, a Natale, desidera sorprendere con qualcosa di più di un semplice regalo. La Ribolla Gialla Riserva 2021 è il dono perfetto per i palati curiosi: un bianco di forte identità, che unisce freschezza e profondità con note di frutta disidratata e agrumi, sostenute da una trama importante e dal potenziale evolutivo, ideale sia per il pranzo delle feste sia per un lungo riposo in cantina. Il Friulano Riserva 2021 è il regalo che parla di tradizione: nasce da un vigneto storico piantato nel 1926 e offre profumi di agrumi, fiori secchi, frutta candita, con una struttura ampia e un sorso ricco, pensato per chi cerca autenticità, storia e radici profonde in ogni calice. Il Merlot Riserva 2021 completa la trilogia come scelta ideale per chi ama i rossi avvolgenti e importanti: viti di circa settant’anni, affinamento misurato in barrique e un profilo aromatico che richiama amarena, frutti di bosco e spezie sottili danno vita a un vino caldo, vellutato e autorevole, perfetto per le serate invernali e per accompagnare carni rosse e piatti ricchi delle feste. La veste grafica essenziale, le carte ecologiche e il packaging curato rendono le Riserve Collection Luxury un’idea regalo natalizia particolarmente elegante: bottiglie che “si presentano da sole”, belle da scartare e da esporre, perfette sotto l’albero. Acquistabile nello shop online di Tenuta Stella, la collezione porta il fascino del Collio sulle tavole delle Feste e nelle cantine degli appassionati: tre vini speciali per tre diversi modi di dire Buone Feste, con il Collio come filo conduttore. La Redazione
Leggi
Monteverro Natale 2025: i consigli dell’enologo tra annata 2012 da stappare e 2022 da aspettare Arrow Right Top Bg

15 Dicembre, 2025

Monteverro Natale 2025: i consigli dell’enologo tra annata 2012 da stappare e 2022 da aspettare

  Resilienza, cambiamento climatico e ruolo del Cabernet Franc nello stile del rosso icona di Capalbio   Con l’avvicinarsi delle feste, Monteverro – il rosso iconico della cantina-gioiello di Capalbio – viene indicato dall’enologo Matthieu Taunay come il vino simbolo del Natale 2025: un’etichetta che, indipendentemente dall’annata, racchiude identità del territorio, stile aziendale e valore dei brindisi condivisi. Il 2022 e il 2012 diventano così due tappe chiave di un racconto che unisce memoria ed evoluzione. L’annata, che sarà sul mercato solo dall’autunno 2026, rappresenta per Taunay un manifesto di resilienza: nata in un contesto climatico estremo, con primavera ed estate quasi prive di piogge, sole intenso e temperature torride, è diventata nel tempo un vino capace di trasformare difficoltà in eleganza e tensione in equilibrio. A rendere possibile questo risultato sono stati oltre dieci anni di lavoro agronomico: sovesci meno competitivi, potatura a Guyot, gestione più reattiva del vigneto e vendemmie in parte anticipate per preservare freschezza, definizione aromatica e pulizia del profilo gustativo. Guardare al futuro significa anche riconoscere i vitigni più capaci di affrontare il cambiamento climatico. Nel blend di Monteverro, il Cabernet Franc è sempre più la “bussola” stilistica: mantiene freschezza aromatica e identità anche nelle annate calde, permettendo di dare profondità e armonia al vino senza snaturarne l’anima, oggi come nel 2022 e in prospettiva in un ideale “Monteverro 2030”. Se il 2022 parla di domani, l’annata è per Taunay il vino del cuore da stappare proprio a Natale 2025. Segnata anch’essa da pochissime piogge e da vigne in sofferenza, è stata l’annata “svolta” che ha spinto la cantina a rivedere sovesci, forme di allevamento e tempistiche di raccolta. Dopo anni di affinamento, Monteverro 2012 oggi si presenta sorprendentemente fresco, equilibrato, con tannini raffinati e una fragilità delicata che diventa eleganza, raccontando nel bicchiere un percorso di crescita tecnica e umana. Scegliere Monteverro per il Natale 2025 significa quindi regalare un gesto carico di significato: un vino che diventa “sigillo” su un anno che si chiude, su una tavola condivisa o su un incontro speciale. Tra una bottiglia di 2012 da aprire insieme e una 2022 da attendere come promessa di futuro, il rosso di Capalbio si conferma non solo un vino d’autore, ma un modo di intendere le feste, fatto di pazienza, consapevolezza e speranza. La Redazione
Leggi
Merlot Vistorta: l’eccellenza friulana per le feste natalizie 2025 Arrow Right Top Bg

15 Dicembre, 2025

Merlot Vistorta: l’eccellenza friulana per le feste natalizie 2025

  Il Merlot in purezza della famiglia Brandolini d’Adda, tra vigne storiche del 1918, sperimentazione e grande eleganza a tavola   Con l’arrivo delle feste il Merlot Vistorta si conferma come uno dei grandi rossi friulani da condividere nei momenti più autentici del Natale: un vino che nasce per riunire, raccontando nel calice la storia della famiglia Brandolini d’Adda, custode della tenuta e di questo progetto enoico fin dal 1989. Le vigne destinate al Merlot Vistorta hanno un’età media di 25 anni, con alcuni filari storici piantati nel 1918 nel vigneto Ridiel. In origine il vino nasceva come assemblaggio con piccole percentuali di Cabernet Franc, Cabernet e Shiraz; dal 2000, raggiunta la piena maturità del vigneto, si è scelto di vinificarlo in purezza per esaltarne al massimo identità e profondità. La sperimentazione è da sempre nel DNA della tenuta: da molti anni il lavoro è seguito con passione dal winemaker Alec Ongaro, che dal 1994 affianca Brandino Brandolini d’Adda in cantina, orientando il progetto verso un approccio sempre più essenziale e rispettoso della materia prima. Il vigneto dedicato al Merlot Vistorta è suddiviso in piccole parcelle, differenziate per cloni, età e sistemi di allevamento. La vinificazione avviene separatamente per parcella, in vasche di cemento, con fermentazioni spontanee e circa 30 giorni di macerazione post-fermentativa; segue un affinamento di 18 mesi in barrique di rovere francese, per il 40% nuove, così da coniugare struttura e finezza. Dal 2013 alcune partite vinificate in modo naturale entrano progressivamente nell’assemblaggio, e l’imbottigliamento avviene senza filtrazione per preservare integrità e personalità del vino. Con il suo profilo avvolgente, intenso ma armonico, il Merlot Vistorta è il compagno ideale per i grandi piatti delle feste: arrosti importanti, selvaggina in umido, carni brasate e formaggi stagionati trovano in questo calice un alleato capace di esaltare sapori e convivialità, portando in tavola il legame profondo tra Vistorta, la sua storia e la terra friulana. La Redazione
Leggi
Dentro GioVe e MaGiA. L'anima effervescente e familiare di Giorgio Venica Arrow Right Top Bg

15 Dicembre, 2025

Dentro GioVe e MaGiA. L'anima effervescente e familiare di Giorgio Venica

  A novembre, nella piccola cantinetta della sua casa a Cormons, Giorgio Venica ha presentato uno dei progetti più personali e intimi della sua vita: un metodo classico nato per la famiglia, cresciuto quasi in segreto, oggi pronto a mostrarsi al mondo. La cornice è la sua cantinetta firmata Andrea Grattoni: legno, atmosfera calda, luci soffuse. Un evento piccolo, raccolto, familiare. Musica perfettamente calibrata e compagnia di ottimo livello. Una serata stupenda. Il progetto si chiama GioVe e MaGiA, un metodo classico nato “per casa”. Non poteva chiamarsi in nessun altro modo. Giorgio è uno dei due fratelli della storica Venica & Venica, azienda fondata dal nonno e dal padre. Nel 2023, per varie ragioni, decide di uscire dalla realtà di famiglia, e qui c’è un dettaglio che cambia tutto: dal 2005, Giorgio produceva per sé, per casa sua, un piccolo metodo classico destinato a feste, compleanni, pranzi domenicali. Una produzione “segreta”: 2005, 100 bottiglie poi una barrique, poi due, tre… fino a quattro barrique. Oggi qualcuna in più, rimanendo comunque un progetto di nicchia. Blend inizialmente di  Pinot Nero e una piccola parte di Chardonnay, oggi 100% Pinot nero con il “in clair” che affina in barriques prima del tiraggio, e dalla sorprendente longevità. Una produzione “di casa”, spontanea, che diventa una tradizione familiare. Dal 2015 la produzione diventa dichiarata: Giorgio ci crede davvero. Quando lascia l’azienda nel 2023, porta con sé tutte le bottiglie e decide di farle affinare in un luogo unico: un bunker della Prima Guerra Mondiale nel Carso Isontino, a 13°C costanti. Un posto silenzioso, profondo, perfetto per una lunga sosta sui lieviti. La Serata inzia con un aperitivo in soggiorno. Il Rosato di Marta, sua figlia che produce vino con il suo progetto Martissima. L’aperitivo è semplice ma già emozionante: Rosato 2024 di Marta (Pinot Nero) con abbinato un prosciutto leggermente affumicato di D’Osvaldo. Il rosato è fresco, lamponato, fruttato, beverino ma con sostanza: un rosato da pesce alla griglia, non solo da aperitivo. Marta conferma una mano moderna, precisa, coraggiosa. Segue la cena nella cantinetta. Una cena “molto francese” curata da Chef Fares siriano, ingegnere di formazione, attuale chef all’Agriturismo Ronchirò. Giorgio racconta con affetto che erano vicini di casa quando lavorava ancora in azienda. Il menù parla francese: Risotto allo Champagne con uova di trota, Tajarin con consommé, Chateaubriand al sangue con verdure al forno Un viaggio gastronomico perfetto per accompagnare l’universo di GioVe.   Come nasce il nome: GioVe e MaGiA Originariamente il progetto doveva chiamarsi solo GioVe, il soprannome che Giorgio ha sempre usato, anche nei rally, scritto sulle tute da pilota. Ma il marchio così non era registrabile: serviva una seconda parola. Giorgio non trova nulla che lo convinca. La soluzione arriva dalla moglie Virginia: Potresti aggiungere Magia. Perché Magia? Perché è l’acronimo delle tre figlie: MA – Marta, GI – Giulia, A – Adelaide. In ordine di età. Un nome che diventa casa, famiglia, radici. Un nome che unisce lui e loro. Un progetto nato per la famiglia e che continua a portarne il segno. Così nasce GioVe MaGiA: Giorgio + le sue tre figlie.   L’etichetta: un autoritratto di vita L’etichetta è stata un percorso lungo. Giorgio aveva molte bozze ma nessuna lo rappresentava davvero. Marta lo spronava: Papà, l’etichetta deve parlare di te. La soluzione arriva con l’artista Ivana Burello, della quale Giorgio aveva già un quadro in casa. Ivana ascolta la storia, assorbe i dettagli e realizza un’etichetta che è un piccolo romanzo illustrato: Il trattore Same e qui il racconto di quando, a 11 anni, Giorgio guidò un trattore fino a Cividale, seguito dal padre. Un Friuli che non c’è più. Il verde delle vigne ovvero Il Collio, la terra, la natura, la sua grande passione, la campagna La pista, la macchina, la bandiera a scacchi e l’altra grande passione ovvero quella per i rally, la vita di corsa, l’adrenalina. Un’etichetta non estetica, ma vera, che racconta un uomo più che un vino.   Come viene prodotto oggi GioVe e MaGiA Oggi GioVe MaGiA è un metodo classico ancora più identitario e rigoroso. Le uve sono esclusivamente Pinot Nero. La vendemmia viene fatta nel momento esatto in cui si bilanciano: acidità, maturazione e struttura senza seguire la maturità fenolica completa, altrimenti avremmo una bolla da 14% vol dice Giorgio. Un volta fermentato il vin clair affina in barrique, come ha sempre fatto, prima del tiraggio, che avviene il Venerdì Santo. Una scelta che segue le fasi lunari, in cui Giorgio crede profondamente. E Qua ci racconta un bellissimo aneddoto: all’inizio era scettico sulle idee biodinamiche della figlia Marta. Poi, vedendo i benefici, ha completamente cambiato prospettiva. Lunga la sosta sui lieviti nel bunker di San Michele. Poche bottiglie: circa 1500 l’anno. Sboccatura manuale “à la volée” : Niente remuage tradizionale: i lieviti vengono portati in punta con movimenti manuali a cui segue il dosaggio che non poteva che essere fatto con lo stesso vino, quindi un dosaggio Zero, o Brut Nature: Qua c’è coerenza assoluta: il vino è quello che è. Trasparente, diretto, sincero. Nella retro etichetta oltre alla data di sboccatura anche un altra verità: Giorgio indica il grammo di zucchero residuo dopo la seconda fermentazione. La 2016, imbottigliata in vetro trasparente (bottiglia che non userà più), dichiarava 0,7 g/L. Una scelta rara. Un segno di rispetto.   La degustazione: dal 2015 alla sorpresa finale Si inizia con la magnum di GioVe 2015: profonda, matura, elegante, di una finezza sorprendente. Pinot Nero con un saldo di Chardonnay, vitigni che danzano insieme, la barrique è un sussurro, la lunga sosta sui lieviti  racconta profondità e maturità. È una bollicina che non vuole imitare nulla: non vuole essere Trento, né Champagne. Vuole essere Friuli, e lo è. A seguire Metodo Classico 2016, leggermente  più rosato, ma Giorgio spiega che la vinificazione è la stessa, il colore è dovuto si al Pinot Nero chiaramente, ma alle caratteristiche dell’annata. Spumante che sempre subito piu pronto, al naso sembra molto Ambonnay (scusate il paragone), vinoso, elegante, frutta e fiori al posto giusto. Al palato la beva è anche qua stupefacente. Quello che mi sorprende di queste due bottiglie (che avevo gia provato scorso anno) è la finezza della bollicina, del perlage, che è elegantissimo, pieno e non ti massacra il palato, ma accompagna la beva. Non facile da trovare in Italia. Giorgio ci racconta come viene prodotto, della sua passione per la vigna e la viticoltra, di quanto sia importante, fondamentale, il momento della vendemmia- Poi arrivano: Martissima Bianco 2023 magnum –  dalla vigna di Mernicco (Ribolla, Friulano, Malvasia) Martissima Bianco 2024 anteprima – Lonzano (Friulano + Ribolla, futura Malvasia già piantata) Martissima Rosso 2022 – vecchia vigna, Merlot + Schioppettino, Franconia, Refosco, Cabernet   Marta crede molto nel blend tradizionale delle tre uve del Collio: Ribolla, Friulano, Malvasia. Lo avevano capito già i nostri nonni. Il finale: dolce, simbolico e… sorprendente Si chiude con: Gubana di Cormons, morbida, profumata e liquore alle noci San Zuan, realizzato con le noci raccolte la notte di San Giovanni (24 giugno)   Poi la sorpresa finale. Giorgio sbocca à la volée una bottiglia del 2006. Viva, piena, vibrante, perfettamente bilanciata tra morbidezza e acidità. Una bottiglia sorprendente: lo stesso Giorgio, emozionato, ammette di non aspettarsi tanta vitalità. Io l’avevo già degustata alla cieca lo scorso anno, dicendo che sembrava una bolla con tanti anni sur lie. Confermo: una grandissima bottiglia. Un finale perfetto. Un bravo a Giorgio.   Conclusione GioVe MaGiA non è un progetto commerciale,  è un vino che parla piano, ma arriva lontano. È un vino che nasce per la famiglia, per la casa, per le radici. Un metodo classico che racconta una vita intera: vigne, rally, aneddoti, bambini, scelte, passione. Una storia semplice, profonda, umana. Una storia che profuma di Friuli. E di verità. Perché a volte i progetti più belli sono quelli che non erano mai stati pensati per diventare “progetti”. Un vino che non nasce per il mercato, ma per la vita. E che ora, finalmente, Giorgio decide di condividere. È un metodo classico nato “per casa”, cresciuto come un rito familiare e diventato oggi un piccolo gioiello di nicchia. È una storia di famiglia, di radici, di passioni — e anche di libertà. Viva il Friuli Venezia Giulia.   Emanuele Muzzo – Vigne e Orizzonti Su Instgram è semplicemente Emanuele Muzzo  
Leggi
Un ex negozio anni ’60 si trasforma in luogo di convivialità nel cuore di Porta Venezia Arrow Right Top Bg

14 Dicembre, 2025

Bar Sandøy a Milano: il nuovo wine bar di Vudafieri-Saverino Partners tra memoria e contemporaneità

  Un ex negozio anni ’60 si trasforma in luogo di convivialità nel cuore di Porta Venezia   Apertura emozionante in via Melzo 3 a Milano per Bar Sandøy, progetto di interior design firmato dallo studio milanese Vudafieri-Saverino Partners. Lo studio ha reinterpretato l’identità di un ex negozio di materiale elettrico degli anni ’60 trasformandolo in un wine bar contemporaneo dallo spirito vibrante e raccolto, inserito nell’ecosistema gastronomico di Røst – anch’esso firmato dallo studio – diventando il nuovo “approdo” informale legato alla cucina di stagione e circolare. L’intervento, guidato dagli architetti Tiziano Vudafieri e Claudio Saverino, valorizza il rapporto tra memoria storica e ospitalità moderna. Pavimento e pareti originali sono state preservate, creando un dialogo emozionale tra stratificazioni d’epoca e arredi contemporanei. La palette cromatica spazia tra gradazioni di rosso, nero e terra, mentre materiali iconici come il laminato plastico e il legno multistrato donano semplicità e calore. Il locale si sviluppa in lunghezza: una vetrina accoglie i visitatori, con tavoli e sedute alte nella prima metà, e banco bar che anticipa la cucina nella seconda. La collezione di circa trenta manifesti vintage e contemporanei esposti su travi in acciaio a mezza altezza racconta il tema di vino e convivialità con ironia e ritmo. Il wine bar offre 25 posti a seduta alta, invitando a relazionarsi in uno spazio caratterizzato da autenticità e innovazione. La proposta gastronomica segue lo stesso spirito: essenziale e condivisibile, con un format ispirato ai pintxos bar baschi, che propone bocconi creativi serviti anche in piedi, accompagnati da una selezione dinamica di vini naturali curati da Andrea Cigalotti. In cucina, la brace esalta materie prime di qualità come baccalà in carpione, pollo chimichurri con zenzero e cannolicchi con burro affumicato. I prezzi dei calici partono da 7 euro e dei piatti da 3 a 15 euro, con opzione take-away. Con Bar Sandøy, Vudafieri-Saverino Partners consolida la sua leadership nell’architettura per la ristorazione contemporanea, dopo progetti come Terrazza Aperol, Stendhal, Ristorante Paradiso e Røst, ridefinendo l’esperienza del dining a Milano e oltre. La Redazione
Leggi
Arrow Right Top Bg

13 Dicembre, 2025

L’Ottava Goccia. Un rifugio di silenzio, sapori e armonia nella Maremma laziale

Da mesi seguivo su Instagram l’Ottava Goccia, attratto dalla sua calma luminosa tra ulivi, pietra e legna che arde. Quando Annarita, una delle due fondatrici della country house insieme a Maria, mi invita per un weekend, capisco che è il momento di conoscere questo luogo dal vivo.
Arrivo un sabato di ottobre: il casale in pietra chiara, il vialetto di ciottoli, l’aria pulita. Annarita mi accoglie con un sorriso semplice: Benvenuto, Roberto. Dentro profuma di legno e caffè; il camino acceso illumina torte e biscotti fatti in casa. Poco dopo arriva Maria, l’altra fondatrice, che si presenta con la gentilezza di chi vive in armonia con questa terra. Piacere, io sono Maria. A pranzo cucino io, dice porgendomi una tazza fumante. Annarita si siede accanto a me e anticipa il programma della giornata: passeremo la mattinata nei boschi a raccogliere funghi con alcuni amici napoletani ospiti del casale. Mentre finiamo il caffè, Annarita mi fa cenno di seguirla verso l’ingresso. Ti presento Roberto, mio marito dice con naturalezza. Roberto mi stringe la mano con un sorriso aperto: Piacere, oggi ti porto io nei boschi. Vedrai, è il periodo migliore per i funghi. Poco dopo torna con un cestino intrecciato e un bastone di legno levigato dal tempo. Tieni, questi sono per te dice porgendomeli. Consegna gli altri cestini agli amici napoletani e, con un cenno affettuoso, ci invita a seguirlo fuori dal casale. Prima di raggiungere il sentiero, passando sotto gli ulivi, Roberto si ferma e ci mostra la piscina incastonata nella pietra, circondata da erbe aromatiche. L’acqua salata riflette la luce come un vetro che respira. L’abbiamo voluta naturale, senza cloro spiega, orgoglioso di quella scelta. Riprendiamo il cammino tra gli ulivi finché, poco più avanti, compare la casa sull’albero, sospesa tra i rami come un piccolo rifugio segreto. Appena la vedono, i bambini corrono avanti entusiasti, salgono sulla scaletta di legno e si affacciano dal parapetto ridendo, come se quel luogo fosse stato costruito solo per loro. Mi avvicino e resto a osservarla con stupore: la struttura abbraccia il tronco senza toccarlo con un solo chiodo. Il legno non è stato ferito in alcun punto; ogni asse gli gira intorno con delicatezza, come se la casa stessa proteggesse l’ulivo invece di appoggiarsi a lui. Il bosco ci accoglie con l’odore di castagne e muschio. I bambini corrono, i cani Goccia e Bagy ci precedono saltando tra le foglie. Iniziamo a trovare i primi funghi; Roberto sorride indicando i galletti dorati. Poco dopo raggiungiamo una radura con massi antichi, levigati dal tempo. “Sono qui da secoli”, dice, come se il bosco parlasse ancora attraverso loro. Saliamo verso il pollaio, dove un gatto grigio — Romeo — ci scruta con aria regale. Poco più in basso appaiono i laghetti: acqua sorgiva limpida, un ponticello in pietra, muschio tra le fessure. Un luogo silenzioso, custodito dalla vegetazione. Rientrati al casale, Annarita mi invita a sedermi vicino il camino e mi racconta il progetto: lei e Maria, amiche da venticinque anni, hanno lasciato tutto per creare un luogo dove rallentare e ritrovare sé stessi. L’Ottava Goccia mi spiega, nasce da un’idea semplice ma profonda: ogni trasformazione avviene goccia dopo goccia. Mi racconta che il nome è ispirato alla Legge dell’Ottava di Gurdjieff, secondo cui ogni processo di crescita segue il ritmo di una scala musicale: sette note — do, re, mi, fa, sol, la, si — che avanzano fino a un punto di svolta. L’ottava nota rappresenta un nuovo ciclo, ma per raggiungerla serve sempre un impulso consapevole, un atto volontario che impedisca al percorso di interrompersi o deviare. È così anche nella vita dice Annarita. Serve costanza, ascolto, piccoli gesti quotidiani. Goccia dopo goccia, si arriva a una trasformazione vera».
Nel tono della sua voce c’è una calma che sembra appartenere al luogo stesso. Mi accompagna poi a visitare le camere: otto stanze, come le otto gocce che danno nome al casale, ognuna con una propria anima. Sono ambienti restaurati con mobili antichi, scelti uno a uno, senza nulla di nuovo acquistato. Qui la sostenibilità non è un vezzo estetico, ma un gesto quotidiano: ogni oggetto ha già vissuto altrove e continua a farlo in queste stanze luminose e silenziose. Parliamo anche dei vini: collaborano con cantine locali biologiche come Poggio della Stella, Matteo Mocci e produttori cari alla loro storia. La cucina è vegetale, stagionale, fatta con ingredienti del loro orto e della campagna circostante. Roberto arriva con un bicchiere di vino e un tagliere di salame. Se ti va, facciamo un salto a Tolfa mi propone. Accetto volentieri. La strada sale dolcemente tra curve e colline, e all’arrivo il borgo si apre davanti a noi con i suoi vicoli di pietra, le case addossate l’una all’altra e il profilo dell’Abbazia di Tolfa, che domina il monte come una sentinella antica. Roberto mi guida tra le stradine strette, piene di storia e silenzio, poi imbocchiamo un sentiero laterale. «Voglio mostrarti una cosa» dice. Non ci sono cartelli, né indicazioni: solo rovi, cespugli e il rumore lontano dell’acqua. Scendiamo qualche passo, finché appare un piccolo ruscelletto che scorre rapido tra le pietre. «Prova a mettere la mano» mi suggerisce. Lo faccio — e sobbalzo: l’acqua è bollente. Roberto sorride divertito dalla mia sorpresa. «Aspetta di vedere il resto.» Pochi metri più avanti si aprono le Terme del Bagnarello: due vasche naturali immerse nella vegetazione, riempite da quella stessa acqua fumante che sgorga dalla terra. Il vapore sale lento, mescolandosi con il profumo del bosco. È un luogo nascosto, quasi segreto, custodito solo da chi lo conosce davvero. Qui puoi fare il bagno anche di sera, sotto le stelle racconta Roberto, mentre l’acqua brilla come metallo caldo. È uno di quei posti che non ti aspetti, che non si trovano per caso — ti ci deve portare qualcuno che li ama. Tornati al casale, è ora di pranzo. Annarita stappa un Tulphae Nero Buono 2025: profumi di frutti rossi maturi e sottobosco, bocca morbida e fresca. Sul tavolo arriva il tagliere di formaggi del pastore locale: primo sale, pecorini, cacio re, miele di Tolfa e composta di cipolle fatta da loro. Poi arriva Maria, con il grembiule ancora addosso e un sorriso che sa di casa. Tiene tra le mani una teglia fumante. Questa l’ho preparata io dice posandola sul tavolo. È la Pizza Scima, una ricetta antica del mio paese. Si siede accanto a me mentre taglia i primi pezzi. Io sono di Palombaro, in provincia di Chieti mi dice. E ovviamente qui non possono mancare anche i piatti tipici di Tolfa, che è a tre minuti da noi. L’impasto è povero – farina, acqua, vino rosso e un soffio di sale – ma il risultato è straordinario. La crosta è croccante, il profumo di vino e legna avvolge la stanza. Al primo morso è asciutta e fragrante, poi si scioglie rivelando note di cereale tostato e una leggera vena amarognola, segno del vino rosso nell’impasto. Maria prepara una vellutata di finocchi, patate, ceci e zucca: setosa, luminosa, con un finale di limone che pulisce il palato. Seguono il tortino di cime di rapa su fonduta di pecorino e, per concludere, un dolcetto di crema pasticcera e biscotto. Una cucina che parla di terra e gesti autentici. Il pomeriggio scorre piano: silenzi buoni, camino acceso, ospiti che leggono o giocano a carte. Annarita suona il pianoforte, le note riempiono la stanza come una carezza. Poi salgo in camera a prepararmi per la cena. Quando scendo, la sala è illuminata da una luce morbida. Annarita mi invita a dare un’occhiata in cucina: il ghost chef è all’opera, concentrato, i movimenti precisi come una coreografia silenziosa. La cucina profuma di erbe, pane caldo e cotture lente: un’intimità rara, quasi domestica. Mi accomodo al tavolo con Annarita, Maria e Roberto. L’atmosfera è familiare, semplice, di quelle in cui ci si sente subito parte della casa. È allora che Roberto stappa una bottiglia di Odorem Rosso 2021 – Stracciabrache, un blend di Sangiovese e Merlot. Il vino ha un naso erbaceo e una bocca morbida, pulita.
Mi guarda sorridendo mentre versa il vino nei calici. Sai cos’è lo Stracciabrache? mi chiede. Scuoto la testa. È un rovo spiega divertito. Qui lo chiamiamo così perché, se ci passi vicino, rischi di romperti i vestiti. Ti straccia le brache, letteralmente. Proprio in quel momento arrivano i piatti: il tagliere di salumi e formaggi del pastore, la panzanella vegetale, i supplì di carne, funghi e prosciutto su salsa di basilico e patate. La cena può cominciare. Arrivano i peperoni ripieni di mollica ed erbe, seguiti da pasta fillo con verza e formaggi su crema di zucca. Le fettuccine per gli ospiti sono ai finferli raccolti in mattinata e pomodoro ; per me, intollerante ai funghi, zucca, amaretti e fonduta. La dolcezza della zucca e l’amaro degli amaretti si incontrano in un equilibrio delicato. Poi salsiccia Vecchioni e bistecca di capocollo con purea di patate e salsa di cottura. Il dolce è una crema pasticcera con marmellata di arance biologiche del padre di Annarita a Sperlonga e crumble di biscotti. La serata si chiude sotto il portico, con la luna alta e il casale che respira silenzio. Qui il tempo si misura con il silenzio, dice Annarita. La mattina successiva, la luce dell’alba entra dalle finestre. A colazione, torte, marmellate, miele e un caffè fatto con una moka enorme. “Oggi il tempo non corre”, dice Maria. Fuori l’aria è fresca e gli amici napoletani si preparano a ripartire. Annarita mi porge due saponette naturali per mia moglie e mia figlia. Saluti, abbracci, i cani che mi seguono fino alla macchina. Mentre mi allontano, nello specchietto l’Ottava Goccia diventa piccola, ma non si dissolve. È un luogo che non si visita soltanto: si respira. E capisco che qui il tempo non passa — si posa. Roberto Silvio De Pascale Mi trovi su Instagram come unpuglieseinterrapontina Il buon vivere    
Leggi
Ricettario di Famiglia Tommasi 2025: ricette delle nonne veronesi rivisitate da 4 chef stellari Arrow Right Top Bg

13 Dicembre, 2025

Ricettario di Famiglia Tommasi 2025: ricette delle nonne veronesi rivisitate da 4 chef stellari

  Gnocchi al tartufo, risotto Amarone e guancia brasata: il nuovo libro che unisce Valpolicella, tradizione e ospitalità premium   Non un semplice ricettario, ma un manifesto culturale che celebra Milena, Dora, Luciana e Diomira, le mamme di Casa Tommasi custodi di 120 anni di sapori veronesi. Tommasi Family Estates lancia “Il Ricettario di Famiglia”, ponte emozionale tra memoria domestica e ospitalità contemporanea. 4 CHEF STELLARI reinterpretano la tradizione: Marco Dandrea (Trattoria Al Pompiere): gnocchi di patate al tartufo Stefano Pace (Villa Quaranta Tommasi Wine Resort): risotto all’Amarone Luca Dalla Via & Luca Nicolis (Antica Bottega del Vino): guancia brasata Amarone Davide Fiorio (Caffè Dante Bistrot): tartare gambero rosso burrata OGNI RICETTA + ABBINAMENTO VINI TOMMASI
Dal De Buris Amarone Riserva 2013 (97/100 Vinous, 3 Bicchieri Gambero Rosso) al Barone Rotondo Aglianico Paternoster (Miglior Rosso Autoctono Espresso), fino all’Etna Ammura 90/100 Wine Spectator. TRENDS 2025 PIERANGELO TOMMASI CEO:
✅ Convivialità domestica in cantina
✅ Premiumizzazione consapevole Amarone/Valpolicella Ripasso
✅ Ristorazione come narratrice del territorio TOMMASI EMPIRE (8 tenute, 7 regioni): Valpolicella: Tommasi + De Buris Montalcino: Casisano (2 Brunello 4 Viti AIS) Etna: Ammura (new entry 2025) Puglia/Basilicata/Umbria/Chianti/Collio OSPITALITÀ: Villa Quaranta 5*, Albergo Mazzanti Verona, Agriturismo Poggio al Tufo Pierangelo Tommasi La tavola torna luogo d’incontro tra cucina e vino. Disponibile ora nelle migliori librerie enogastronomiche e online. La Redazione
Leggi
Generazione VentiVenti: tre fratelli, tre visioni e un progetto innovativo nel cuore dell’Emilia Arrow Right Top Bg

13 Dicembre, 2025

Generazione VentiVenti: tre fratelli, tre visioni e un progetto innovativo nel cuore dell’Emilia

  Ventiventi, la cantina modenese che unisce tradizione, sostenibilità e Metodo Classico   Nel cuore della campagna modenese nasce Ventiventi, un progetto vitivinicolo giovane e dinamico fondato dalla famiglia Razzaboni e guidato dai tre fratelli Riccardo, Andrea e Tommaso, tutti under 30. Non una semplice impresa, ma la sintesi di tradizione agricola, visione imprenditoriale e innovazione nella narrazione del vino emiliano. Il nome richiama il 2020, anno simbolo dell’ingresso sul mercato con una gamma variegata che spazia dal Metodo Classico a vini fermi autoctoni come Lambrusco di Sorbara, Salamino e Pignoletto, caratterizzati da filiera controllata e agricoltura biologica certificata. Riccardo si occupa di marketing e sviluppo commerciale portando Ventiventi sui mercati italiani e internazionali, Andrea, enologo della famiglia, guida con passione, rigore e sperimentazione tutte le fasi produttive esaltando i vitigni locali, mentre Tommaso, il più giovane, infonde freschezza e ambizione nel progetto, spingendo verso nuove prospettive. Ventiventi è un esempio virtuoso di come un’impresa famigliare possa coniugare innovazione e radici, con un’estensione di 70 ettari di cui 30 vitati, mettendo al centro la sostenibilità ambientale, basse rese e produzioni artigianali. I vini, in crescita costante da 20.000 a 66.000 bottiglie, esprimono eleganza e freschezza in tutte le declinazioni, con il Metodo Classico come cuore pulsante della cantina. La cantina è aperta al pubblico con visite, degustazioni e cene esperienziali. Il progetto include il consolidamento dell’export verso Europa, Stati Uniti e Asia, e la partecipazione alla FIVI, sancendo l’identità autentica di Ventiventi. La Redazione
Leggi
Il Natale firmato Tedeschi: un vino per ogni occasione con GA.RY, Maternigo e Amarone Capitel Monte Olmi Arrow Right Top Bg

12 Dicembre, 2025

Il Natale firmato Tedeschi: un vino per ogni occasione con GA.RY, Maternigo e Amarone Capitel Monte Olmi

  Dalla freschezza del GA.RY al carattere elegante dell’Amarone 2018, la Valpolicella racconta le emozioni delle feste   Il Natale si tinge dei profumi e dei sapori autentici di casa con la selezione di vini firmata Tedeschi, storica realtà della Valpolicella riconosciuta per la sua capacità di unire tradizione e innovazione. È il GA.RY IGT Veneto Bianco il brindisi fresco e aromatico che apre gli incontri conviviali con un blend sapiente di Garganega, Riesling Renano e Chardonnay, raccolti manualmente per cogliere ogni sfumatura e affiancati da una vinificazione curata, con affinamento in bottiglia per otto mesi sotto tappo a vite, ideale come aperitivo dinamico e leggero per le feste “un vino contemporaneo dal carattere aromatico, armonioso e sorprendentemente equilibrato”. L’eleganza natalizia trova piena espressione nel Maternigo Valpolicella Superiore DOC, nato in uno scenario fatto di colline ariose e terreni chiari della Valpolicella orientale. Qui ogni uva cresce lenta e ricca di carattere, dando vita a un vino dal profilo raffinato con sentori di frutta rossa matura, spezie delicate ed erbe officinali, combinati a una struttura morbida e a una vivace freschezza che lo rende perfetto per accompagnare arrosti e brasati invernali, accendendo ogni conversazione “un vino che diventa più intenso con il tempo”. Il culmine della selezione è l’iconico Amarone Capitel Monte Olmi 2018, simbolo di sessant’anni di dedizione alla Valpolicella da parte della famiglia Tedeschi. Nato dalla visione di Lorenzo Tedeschi nel 1964, questo cru storico unisce tradizione, rispetto del territorio e uno sguardo rivolto al futuro, esibendo freschezza aromatica, struttura elegante e un equilibrio perfetto ottenuto da un lungo affinamento. Protagonista del prestigioso Archivio Tedeschi, con oltre 27.000 bottiglie storiche, il Capitel Monte Olmi è il vino delle ricorrenze importanti, per trasformare ogni cena delle feste in un ricordo indimenticabile “un’eleganza senza tempo”. La famiglia Tedeschi invita così a vivere il Natale come un vero e proprio viaggio nel cuore della Valpolicella, dagli incontri spontanei ai momenti celebrativi. Un invito a ritrovare nel calice il valore del tempo, della cura artigianale e della storia radicata nel territorio unico “dove i vini raccontano emozioni”. La Redazione
Leggi