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26 Giugno, 2025

Creatività e grande partecipazione, gli ingredienti del successo di “Far-Sì paesaggio al Belvedere La Farra

Primo appuntamento del ciclo “Dialoghi a Col Brià” al Belvedere La Farra   Grande partecipazione per il primo evento del ciclo “Dialoghi a Col Brià” al Belvedere La Farra, ideato e promosso dall’azienda La Farra per vivere il territorio, valorizzando la creatività e il dialogo tra linguaggi artistici. La suggestiva e panoramica terrazza dell’azienda a Col Brià, ha fatto da cornice a un’esperienza immersiva che ha unito processi creativi in vari ambiti, dalla poesia, all’arte visiva che interpreta la natura, coinvolgendo giovani poeti, artisti e appassionati. Protagonista della serata è stato il Poetry Slam, appassionante gara poetica organizzata da Nerella Barazzuol e Rosanna Mutton e condotta dalla presidente Arianna Ceschin, dove otto giovani poeti si sono sfidati nel corso di due manche, tra versi originali e visioni ispirate al paesaggio collinare. Le a giurie tecniche, affiancate dal voto del pubblico, hanno sottolineato la dimensione partecipativa dell’evento. Parallelamente, l’artista Silvia Macor ha guidato un laboratorio d’immagini dedicato alla tecnica del monotipo, offrendo ai partecipanti l’opportunità di sperimentare una forma d’arte diretta e personale. L’iniziativa ha permesso a tutti, anche ai meno esperti, di lasciarsi ispirare dalla bellezza del paesaggio e di contribuire in modo creativo, grazie a sensazioni e materiali raccolti durante la passeggiata per raggiungere il Belvedere La Farra e trasformati in segni grafici originali. La serata si è conclusa con la composizione e declamazione delle poesie finaliste e la proclamazione dei vincitori. A conquistare il pubblico e la giuria sono stati soprattutto Leonardo Fantuzzi e Amir Safawi, autori di testi intensi, riflessivi e profondamente coinvolgenti. Leonardo Fantuzzi, 18 anni, originario di Miane e studente del liceo classico Marcantonio Flaminio di Vittorio Veneto, ha dichiarato: “Leggere e scrivere, in particolare poesia, sono tra le mie più grandi passioni”. Amir Safawi, nato a Padova e residente a Conegliano, frequenta l’ultimo anno del liceo scientifico. Si è definito “un sognatore a tempo pieno”, attratto dalla dimensione spirituale ed emotiva della vita, appassionato di fotografia, parole e viaggi. Amir Safawi: secondo classificato Personalmente, ho trovato l’iniziativa molto originale, stimolante e ben organizzata. Ha permesso a tutti noi di immergerci nelle bellezze di un paesaggio che troppo spesso diamo per scontate, e di valorizzarle attraverso la parola poetica. L’atmosfera in collina era magica, e questo mi ha permesso di vivere un’esperienza davvero memorabile. I vincitori hanno ricevuto buoni per l’acquisto di libri, simbolo del sostegno concreto alla cultura da parte della famiglia Nardi, titolare della cantina. I fratelli Nardi dell’azienda La Farra hanno espresso grande soddisfazione per la partecipazione entusiasta, in particolare da parte di un pubblico giovane, colpito dalla bellezza delle colline, tale da essere fonte di ispirazione. Un vero e proprio “far-sì paesaggio”. Dialoghi a Col Brià prosegue il 14 giugno, l’evento “Il Paesaggio Ispira Musica” vedrà protagonista il duo Frammenti. I musicisti Francesco Da Ros e Antonio Cettolin preformeranno della musica inedita, tra radici e futuro, ispirata e composta per le Colline del Conegliano Valdobbiadene, dove sono nati e cresciuti. Con suoni registrati a Col Brià e parole ispirate al futuro di questi luoghi, cercheranno di esprimere il loro punto di vista sul rapporto tra provincia, turismo, natura e lavoro. L’evento comprende la passeggiata per raggiungere il Belvedere La Farra, “sguardi sul paesaggio” delle colline di Farra di Soligo, condotta da Naturalmente Guide, cui seguirà un talk show condotto da Tommaso Antiga, in un incontro tra arte e territorio, con degustazione di prodotti locali, per un’esperienza autentica tra natura e cultura. INFORMAZIONI  In caso di maltempo, la manifestazione verrà rinviata a domenica 15 giugno. La prenotazione è obbligatoria scrivendo a info@lafarra.it. La Redazione
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ENJOY COLLIO by AIS LAZIO Arrow Right Top Bg

26 Giugno, 2025

Enjoy COLLIO by AIS Lazio

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 8 Giugno, nelle ampie sale dell’ Hotel dell’A.ROMA LIFESTYLE HOTEL, l’AIS LAZIO ha celebrato in grande stile la chiusura dell’anno sociale 2024/2025 organizzando una grande degustazione dedicata al CONSORZIO COLLIO durante la quale sono stati consegnati i diplomi ai nuovi sommelier. Una giornata all’insegna del Territorio e della Qualità che ha attirato un gran numero di winelovers curiosi di conoscere nuove realtà o approfondire la conoscenza di una delle regioni vitivinicole più iconiche della penisola.   GLI ASSAGGI Oltre trenta le Aziende presenti (alcune personalmente) per un numero di etichette davvero impressionante. Data l’impossibilità di assaggiare tutto e tenuto conto del fatto che, parlandosi di casa mia tante cose già le conoscevo, mi sono dedicato a colmare qualche buco e/o assaggiare le nuove annate di vini che è davvero un peccato che escano così presto sul mercato. Comunque, nonostante le tante chiacchiere e gli impegantivi slalom necessari per raggiungere i tavoli, una cinquantina di vini sono riuscito comunque ad assaggiarli e dunque posso proporVi senza paura il mio ormai classicissimo elenco di consigli; dategli una letta, criticatelo, integratelo con qualcosa che mi sono perso ma soprattutto assaggiate e…condividete. QUELLO DA NOVANTA – VENEZIA GIULIA IGT BIANCO “KAI” 2022, PARASCHOS: è sempre difficile parlare di un vino che “sarà” ma qui, questa “morfologica” di Tocai già lascia intendere come sarà da adulto (o forse adulto lo è già). Un vino che era, un vino che è. Un tatuaggio sulla pelle di un popolo che rifiuta i confini e crede nell’uomo. Caldo, solare, profuma di fieno al sole e di schiene sudate, del respiro di una sigaretta rollata all’ombra dei tigli, della torba, di un mare mai sopito. Profuma di un Oriente che qui basta un passo per. Alterna dolcezze candite a balsamiche resinosità di legni nobili. Il sorso pretende calma, la impone. È un silenzio che si colma pian piano, strumenti accordati a creare un pieno orchestrale di sostanza che riempie e tannini che stupiscono, un libro di ricordi che il vento spettina mentre avete lo sguardo perso in un orizzonte marino. Da bere ascoltando ONCE UPON A TIME di BOB DYLAN. 92 Punti (per una volta quelli che saranno). I QUASIQUASI – COLLIO DOC FRIULANO “SUBIDA 23” 2020, DUE DEL MONTE: irretisce con note boisé e un po’ fumose, stordisce con amaritudini di mandorla e vegetalità di tralcio, accarezza a colpi di frutta estiva bianca e croccante, scalda con toni di fieno al sole e aggiunge poi una ruvida carezza minerale e un tocco di spezia d’Oriente Il sorso non si vergogna dell’impronta alcolica e rimanda subito ai Tocai di una volta strizzando l’occhio alla dinamicità di quelli moderni ritmando l’assaggio con un bell’andirivieni fresco-sapido e un finale lungo e minerale. 89 Punti. – COLLIO DOC MERLOT 2019, DUE DEL MONTE: non fermateVi alle morbide dolcezze di confettura di more e prugne, fate attenzione! Scoprirete un mondo amaricante fatto di foglia di pomodoro, graffi di pietra bagnata, ferrosa aria di temporale, balsamici respiri di tè, spezie … Il sorso non fa sconti, la mette giù pesante con tannini e ferro di spada, rafforza le posizioni a suon di sapidità e alleggerisce il carico con una bella nota di freschezza agrumata. Chiude lungo e aromatico. Un Merlot che non fa sconti, una manata sulla spalla a fine giornata. Da bere ascoltando OFF THE HOOK dei ROLLING STONES. 89 Punti. – COLLIO DOC FRIULANO 2024, TOROS: il naso va scoperto pian piano, senza fretta. Bisogna spostare gli agrumi canditi, saper guardare dietro il sipario della frutta bianca e stupirsi della sottile, orientale speziatura, del calore del fieno e della semplicità dei fiori di campo, delle note boschive di cespugli spinosi e resina, dell’incisa mineralità. Sorso che coniuga con cesellata attenzione alcol e dritta freschezza, morbidezze gliceriche e sapidità di mare che era. Chiude lungo, tra fiori e agrumi, senza rinunciare all’ultimo stupirVi di una sottile nota rustica. 89 Punti e il mio personalissimo premio “SUPERGGIOVANE”. – COLLIO DOC BIANCO “PIANA DEL ROVERE” 2021, PASCOLO: tigli, ginestre e camomilla per un naso giallo che propone la mela golden e non dimentica il mango (‘sta cosa non mi fa impazzire ma tant’è). E mentre Vi sovviene la dolcezza dell’acacia ecco la stilettata amaricante della salvia e del timo, l’impronta della nocciola, lo sciabordio delle onde che rimestavano quelle conchiglie che oggi sono dura roccia. In bocca un appena di alcol lascia che la frutta sembri, se non macerata, almeno un po’ troppo matura, la freschezza non manca e di sapidità ne avanza in un sorso che progredisce a suon di dolcezze di spezie (vaniglia) e caramello salato. Collio? Brda? Basta co’ ‘sti confini! Un vino che è una stretta di mano. Da bere ascoltando THE HANDSHAKE dei BAD RELIGION. 89 Punti. GLI ALTRI – COLLIO GORIZIANO DOC PINOT GRIGIO “JZB” 2022 RISERVA, PARASCHOS: olfatto che impone attenzione per apprezzare le sfumature della composta di piccoli frutti rossi tra la sostanza della frutta bianca, per separare le spezie dolci dalla pasticceria secca, l’albicocca disidratata dall’amarena, i fiori di campo dal fieno, lo smalto dall’arancia sanguinella, per annusare un intero Territorio avvolto da un’atmosfera profondamente minerale. Sorso teso, affilato, graffiante di agrume amaro ma morbido quanto serve per pareggiare i conti quantomeno con le freschezze (ché la sapidità è altra cosa). Elegante come solo i contadini che si cambiano d’abito per andare a messa sanno essere. Da bere ascoltando EPITAPH dei KING CRIMSON. 89- Punti. – COLLIO GORIZIANO MERLOT “JZB” 2022, PARASCHOS: naso netto, didascalico. Una ciliegia croccante in primo piano, le visciole a regalare un tocco di campagna. Poi la terra, anzi la pietra, anche bagnata; il ferro che si respira durante un temporale, le spezie, i viticci… Sorso succoso, appagante, fin troppo aderente a quanto percepito dal naso, scorrevolissimo, godurioso, lungo e di salina piccantezza. 88++ Punti. – COLLIO DOC RIBOLLA GIALLA 2024, BORGO SAVAIAN: il “troppo” di frutta esotica quasi nasconde la mela e la pesca mentre l’ampia distesa di fiori di campo lascia che la mente immagini la collina. L’atmosfera intrisa di marini ricordi induce a un sospiro prima di un sorso di bella freschezza, vibrante sapidità e con una chiusura in cui il sale e la mandorla fanno a sportellate. Divertente. 87 Punti. – COLLIO DOC BIANCO 2019 RISERVA, GRADIS’CIUTTA: tra le dolcezze di frutta (invero anche tropicale) ben matura e forse macerata, di piccola pasticceria, di bacche di vaniglia, si fanno strada piccantezze di senape e pepe bianco sospinte da una sottile brezza balsamica. Sorso elegante, ampio, masticabile, di glicerica, alcolica sostanza, stemperato con grazia dalla vibrante freschezza e da una sapidità mai sopra le righe. Bella la progressione aromatico-gustativa e lungo il finale. 88++ Punti. – COLLIO DOC SAUVIGNON 2023, LA GINESTRA: mostra il profilo profondamente vegetale di quell’R3 che, pur non solo, vuole assolutamente imporre la propria personalità zittendo quel quid di “francese” che, forse troppo educatamente, preferisce recitare il ruolo di ballerino di fila. E allora bosso, sambuco, salvia, rosmarino, finocchietto selvatico, l’impronta accennata della frutta esotica, quella più marcata della pesca… Affilata freschezza e robusta, sapida ossatura costituiscono il nucleo centrale dell’assaggio mentre la chiusura scomoda l’agrume amaro. Forse un pochino troppo “aggressive” ma merita l’assaggio. 87- Punti. – COLLIO DOC MALVASIA 2023, STURM: fumose atmosfere di polvere da sparo già sparata avvolgono fieno, erbe di campo, cespugli aromatici di timo, origano, salvia, siepi di alloro e arrampicate di gelsomini, dolci freschezze di cedro e larghezze di pesca… Sorso vivo e verticale, ricco, saporito, tagliente e leggermente ammandorlato nel lungo finale che cela un balsamico congedo di liquirizia. 87++ Punti.   – COLLIO DOC PINOT GRIGIO 2024, TOROS: un Pinot Grigio dal naso nobile e imbellettato che, in una atmosfera appena fumé, mostra sostanza di frutta gialla, e dolcezze d’acacia a contrastare l’animo minerale. Sorso sostanzioso e dinamico, di bella freschezza e sapidità piccante da far stringere le labbra. Un vino magari non complesso ma…chi ha detto che debba esserlo?! 88++ Punti.   – COLLIO DOC BIANCO “KAPPA” 2023, LUCA KREN: certo lo Chardonnay non ci prova nemmeno a mimetizzarsi dietro le note vegetali del poco Sauvignon o l’ombra ammandorlata del Friulano. Ecco dunque un ampio panorama di frutta bianca, la morbida dolcezza di un agrume che sa quasi di gelée, la gentilezza dei fiori di campo… In fondo resiste l’impronta sapido-minerale di un mare fossilizzato che introduce il sorso e ne caratterizza lo sviluppo gustativo. Non il mio vino ma un sorso di sicura eleganza. 88 Punti con forse un +. – COLLIO PINOT BIANCO 2023, HUMAR: una bella introduzione floreale (glicine e gelsomino) e poi tanta frutta bianca contornata da delicatezze d’agrume, un tocco ortolano di lattuga, un pizzico di pepe bianco, un quid di mandorla e graffi minerali e balsamici, il tutto in una atmosfera sottilmente fumé. Sorso morbido ed elegante a sottolineare dolci richiami fruttati e insistere su astringenze d’agrume e sapida persistenza. 88—Punti.   – COLLIO DOC FRIULANO 2023, HUMAR: intenso nel suo profilo olfattivo fruttato e maturo sciorina note di albicocca, pesca e agrume, mentre s’affacciano fiori d’acacia e delicatezze vegetali in una atmosfera sottilmente fumé e quasi marina intarsiata di nocciole e leggere tostature. Sorso intenso e ammiccante, sostanzioso, di soddisfazione, tenuto vivo da una lunga scia fresco-sapida e nobilitato vieppiù da un lungo finale. 88+ Punti.   – COLLIO DOC BIANCO 2023, RACCARO: un naso che si divide tra le fresche vegetalità della felce, del timo e del bosso e la sostanza della pesca bianca e della mela cotogna scegliendo una salomonica via di mezzo fatta di agrumi maturi, folate balsamiche e soffi minerali. Il sorso è ampio e sostanzioso, a tratti quasi grasso, ha il calore del fieno al sole e la freschezza dei prati alti e procede tra contrasti e ritmici rimandi olfattivi fino al durevole finale. Peccato per un quid di carbonica che non mi aspettavo. 88- Punti. – COLLIO DOC FRIULANO “ROLAT” 2023, RACCARO: una singolare, sottile vena carbonica esalta la calcarea mineralità che fa da spina dorsale ad un olfatto che esalta le freschezze dei mughetti e delle erbe di campo, i profumi della pesca, la amaricante dolcezza delle mandorle e fa sorridere con quella sua sottile peposità veicolata da un appena di brezza mentolata. La tonica muscolatura fresco-sapida rende il sorso agile e scattante (forse fin troppo) nonostante la mole glicerica e la masticabile presenza e l’allungo…beh, provatelo e fatemi sapere. 89—Punti. – COLLIO DOC FRIULANO 2023, PASCOLO: chiarissima l’incisione che la pietra focaia lascia nel profilo olfattivo di questo vino! Poi è un alternarsi ritmico di dolcezze di tiglio, amaritudini di sambuco, fiori d’acacia, menta, scorza d’agrume maturo… E ancora mela golden, fieno al sole, camomilla, mallo di noce… Sorso glicerico e sostanzioso, eppure di affilata freschezza e tagliente sapidità, chiaro nei rimandi fruttati ed erbacei, e con un finale che ricorda più l’armellina della pesca che la mandorla. Il Friulano è così, dolce e ruvido, una risata e una bestemmia per una briscola giocata male. Bel vino. Da bere ascoltando HERE TODAY, GONE TOMORROW” dei RAMONES. 88++ Punti. – COLLIO DOC CHARDONNAY “RUPIS” 2023, ASCEVI LUWA: uno Chardonnay che punta più sulla spezia d’Oriente che sulla frutta esaltando curcuma e cumino prima che pesca gialla, susine, scorza di limone, qualcosa di esotico e mela renetta. In bocca si mostra compito, fresco e sapido quanto deve, coerente con l’olfatto fin nell’allungo finale, invero non lunghissimo ma con un simpatico ricordo zuccherino a contrasto della sempre presente sapida mineralità. 87+ Punti.   – COLLIO DOC CABERNET SAUVIGNON “LOCATELLI” 2021, ANGORIS: piccante di pepe e liquirizia propone profondità di more (spine comprese) e aliti mentolati, frutti rossi disidratati, erbe officinali, legni nobili, cacao amaro e dolci asprezze d’agrume, spezie dolci e quel perché di terra che lo rende più “umano”. Il sorso vive del contrasto tra la glicerica e sostanziosa morbidezza, i fitti tannini e la dritta, affilata freschezza. Un vino che per molti potrebbe presentare qualche spigolo di troppo ma che interpreta alla grande il Friuli, il suo Territorio e…la sua gente. 88+ Punti. E QUINDI? E quindi grazie all’AIS LAZIO per avermi ospitato e a tutti i Produttori presenti, quelli che hanno dovuto sorbirsi le mie farneticazioni e quelli che hanno avuto la fortuna di schivarmi. È stata una giornata intensa e i mesi di Giugno e Luglio sembrano non voler concedere tregue sul piano degli Eventi. Sarà un periodo intenso, per me che dovrò scrivere e per Voi che vorrete leggere     Roberto Alloi Su Instagram @eno_evo VINODENTRO
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25 Giugno, 2025

Le eccellenze DOP protagoniste della nuova stagione di "in cucina con Sonia"

  Da oggi e fino ad inizio luglio, i vini Garda Doc assieme al Salame di Varzi DOP, il Prosciutto Crudo di Cuneo DOP e il Formaggio Montasio DOP saranno i protagonisti della nuova stagione del format televisivo “In Cucina con Sonia”, giunto alla sua 7ª edizione su LA7d e condotto dalla carismatica Sonia Peronaci, figura di spicco del panorama culinario italiano.   Paolo Fiorini, Presidente del Consorzio Garda Doc. Siamo entusiasti di partecipare a questa iniziativa che celebra il savoir-faire europeo. La collaborazione con “In Cucina con Sonia” rappresenta una straordinaria opportunità per valorizzare i vini Garda DOC e, insieme agli altri consorzi coinvolti, celebrarne la qualità e l’autenticità. Attraverso la scoperta delle eccellenze locali e degli abbinamenti unici, il pubblico potrà avvicinarsi non solo alla ricchezza dei nostri vini, ma anche all’esperienza completa che il Garda ha da offrire, fatta di paesaggi mozzafiato, cultura e ospitalità. Le prime 10 ricette saranno trasmesse durante la programmazione estiva, mentre le ultime 4 saranno proposte nella stagione invernale, a partire da ottobre 2025. L’iniziativa si inserisce nel più ampio progetto europeo “Eccellenze DOP: un savoir-faire tutto europeo”, cofinanziato dall’Unione Europea, che mira a rafforzare la conoscenza e la competitività di quattro prodotti DOP simbolo del saper fare europeo: i Vini Garda DOC, il Salame di Varzi DOP, il Prosciutto Crudo di Cuneo DOP e il Formaggio Montasio DOP. Questa edizione porterà in scena 14 ricette esclusive, pensate per valorizzare i prodotti DOP protagonisti della campagna. Sonia Peronaci, con la sua esperienza e passione, guiderà gli spettatori attraverso realizzazioni che esaltano i sapori autentici delle eccellenze italiane e li inviterà a scoprire abbinamenti inediti e sorprendenti. Tra le creazioni culinarie che illumineranno la stagione estiva, spiccano i gnocchetti agli spinaci arricchiti con Salame di Varzi, gorgonzola e funghi, sublimati dall’abbinamento con il Pinot Grigio. La fantasia continua con i mini tacos di frico, croccanti e colorati, che accolgono le verdure croccanti, il Salame di Varzi e il Montasio, anch’essi accompagnati dal Pinot Grigio. Per gli amanti dei sapori dolci e salati, la mini cheesecake con mousse al Montasio e un coulis di frutti rossi si presenta come un piacere raffinato da gustare insieme al Chardonnay. A queste si aggiungono le cipolle al forno con crema di patate e briciole di salame di Varzi abbinate allo Chardonnay. Il filetto di maiale con crema al Montasio e asparagi, un piatto dal carattere deciso, trova il suo equilibrio grazie al Chardonnay, mentre le frittelle dolci con Montasio, uvetta e pinoli si rivelano sorprendenti con il Pinot Grigio. Il progetto “Eccellenze DOP: un savoir-faire tutto europeo” proseguirà con nuove azioni strategiche tra cui, si prevede lo svolgimento di attività promozionali nei punti vendita della GDO italiana, e ulteriori viaggi studio sul territorio, volti a coinvolgere esperti e appassionati. La collaborazione con una produzione di così alto livello come “In Cucina con Sonia” si conferma uno degli strumenti chiave per garantire la continuità del racconto delle eccellenze DOP coinvolte. IL CONSORZIO GARDA DOC Un territorio collinare dalle caratteristiche paesaggistiche uniche, tra Lombardia e Veneto, protetto dalle montagne e affacciato sul bacino più grande d’Italia: qui, tra le province di Brescia, Mantova e Verona, sorge la DOC Garda, un’area di produzione vitivinicola in cui le speciali condizioni climatiche hanno plasmato nel tempo le qualità delle diverse specie di uva che vi crescono e, tuttora, ne determinano le peculiarità. Riconosciuta per la prima volta nel 1996 con lo scopo di valorizzare i vini varietali prodotti nelle 10 storiche zone di produzione dell’area gardesana, la DOC Garda è una denominazione guidata da un forte spirito di innovazione, in grado, negli anni, di evolversi in base alle esigenze dei consumatori, pur rispettando un prodotto che qui ha origini antichissime. Ottenuto il riconoscimento ministeriale nel 2015 e operante erga omnes dal 2016, oggi il Consorzio Garda Doc rappresenta 250 utilizzatori della denominazione, dando voce e promuovendo una fra le più preziose eccellenze enogastronomiche d’Italia. La Redazione
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25 Giugno, 2025

Hotel Garden Città di Castello. Due giorni di coccole

Ci sono luoghi che sembrano sospesi nel tempo, capaci di accoglierti con una grazia rara, fatta di silenzi pieni, sorrisi sinceri e piccoli gesti che fanno la differenza. L’Hotel Garden di Città di Castello, in Umbria, è uno di quei posti. Un angolo di paradiso immerso nella quiete verdeggiante dell’Altotevere, dove ogni desiderio sembra prendere vita e la quotidianità si lascia alle spalle per lasciare spazio al benessere più autentico. Situato a pochi minuti dal centro storico di Città di Castello, una bella passeggiata nel verde e la tranquillità di una oasi di pace, questo hotel è un rifugio perfetto sia per chi viaggia per lavoro, sia per chi cerca una pausa rigenerante. Camere moderne e funzionali, curate nei dettagli, un’area benessere intima e rigenerante, un ristorante rinomato e soprattutto uno staff attento e premuroso, guidato dalla famiglia Brugnoni e dalla splendida Francesca, che fin da subito ti fa sentire a casa. Ho avuto la fortuna di trascorrere due giorni speciali in questo luogo. Accolto con calore e professionalità, mi sono lasciato coccolare nella loro Koru Spa, un piccolo gioiello dedicato al benessere del corpo e della mente. A rendere tutto ancora più speciale, le mani sapienti della loro bravissima massaggiatrice, capace di sciogliere ogni tensione con movimenti profondi e avvolgenti. Un’ora dentro la Koru vale davvero una giornata intera di pace. Ma il vero viaggio, come spesso accade, è anche nei sapori. La cena degustazione al ristorante dell’hotel è stata un’esperienza indimenticabile. Ricordo anche la sorpresa nel trovare un ristorante così in un hotel. Da sempre ho rifugiato l’idea di poter cenare negli hotel e invece ecco che arriva la sorpresa che non ti aspetti, Piatti eleganti, radicati nel territorio ma capaci di sorprendere con tocchi contemporanei. Si comincia con un’entrée che è già una dichiarazione d’intenti: pane con paté di fegatini e pomodoro secco. Un abbraccio tra sapidità e dolcezza, tra consistenze diverse che si armonizzano perfettamente. Un boccone che evoca la tradizione umbra, ma lo fa con un’eleganza moderna, aprendo con garbo il percorso di degustazione. A seguire, un piatto che sorprende per equilibrio e creatività: zeppola di baccalà fritto con gaspacho e gocce di clorofilla di prezzemolo. Il baccalà è morbido e saporito, avvolto da una frittura leggera e asciutta, mentre il gaspacho porta freschezza e vivacità al palato. Le gocce di clorofilla aggiungono un tocco erbaceo e visivamente raffinato, completando una portata gustosa e ben strutturata. Poi arriva in tavola un tagliere che è una vera celebrazione dell’Umbria più autentica: salumi artigianali di suino del Monte Peglia “David Salumi”, formaggi della Fattoria di Monny e Candeggio, accompagnati da una giardiniera di verdure croccanti e saporite. Un piatto ricco, sincero, che esprime la qualità delle piccole produzioni locali e regala al palato una sinfonia di sapori genuini. È uno di quei piatti che parlano di territorio, di mani che lavorano con dedizione, di tradizioni che vivono nel gusto. Il piatto che abitualmente si prende per iniziare una cena senza molte pretese e che invece qui diventa un inno alla bontà. Il percorso prosegue con un primo piatto che conquista per gusto e carattere: cappellacci ripieni di suino brado, serviti con sugo d’arrosto e asparagi verdi. Gli asparagi, frullati fino a creare una salsa verde cremosa e profumata, abbracciano la pasta fresca e ne esaltano la sapidità. Il ripieno è corposo, intenso, con note rustiche e profonde che riportano ai sapori della cucina di una volta, ma con una presentazione e un’equilibratura moderna. Sono rimasto colpito dai cappellacci fatti in modo incredibile, un piacere sentire sotto i denti la consistenza della pasta e poi il ripieno che conquista il palato. Una portata che resta impressa, strepitosa nel vero senso della parola. Poi, una sorpresa che rompe le aspettative con eleganza: risotto cacio e pepe con gamberi e fiori di zucca. È la prima volta che assaggio la cacio e pepe in versione risottata, e non con i classici rigatoni. Il piatto è un incontro perfettamente riuscito tra mare e orto, dove il gusto deciso del cacio viene bilanciato dalla delicatezza dei gamberi e dalla nota floreale e leggera dei fiori di zucca. Una reinterpretazione audace che riesce a stupire con equilibrio, portando in tavola creatività, tecnica e rispetto per la materia prima. Segue un piatto che incanta per delicatezza e bellezza: sformato di ricotta di pecora e fiori di zucca con salsa di datterini gialli e zucchine in osmosi. Un piatto che parla il linguaggio della leggerezza e dell’armonia, in cui la dolcezza dei datterini gialli incontra la cremosità della ricotta. I fiori di zucca avvolgono lo sformato come un abbraccio, rendendo il piatto piacevole anche alla vista, quasi un piccolo quadro estivo. Le zucchine in osmosi aggiungono un tocco fresco e croccante, chiudendo il percorso vegetale con equilibrio e bellezza. A completare il viaggio arriva la forza decisa del capocollo di maiale cotto a bassa temperatura, accompagnato da mele in agrodolce e spinaci spadellati. La carne, morbida e succosa, porta in tavola una profondità di sapori rustici e avvolgenti. Le mele aggiungono un contrasto vivace, mentre gli spinaci richiamano la terra in una versione leggera e fragrante. Un finale ricco, intenso, che celebra la carne con rispetto e gusto. Chiude questa meravigliosa cena degustazione all’Hotel Garden un dessert semplice ma perfetto: una soffice bavarese alle fragole, fresca, cremosa e delicatamente profumata. La dolcezza naturale delle fragole si fonde con la morbidezza della crema in un equilibrio che conquista senza appesantire. Un ultimo assaggio che lascia il palato felice e il cuore leggero. Ogni portata raccontava l’Umbria con autenticità e passione: la scelta degli ingredienti, la presentazione, l’abbinamento con i vini… tutto parlava di cura, di amore per la terra e per l’ospite. Ci sono luoghi che non ti lasciano solo il ricordo di un bel soggiorno, ma la sensazione profonda di essere stati bene, davvero. L’Hotel Garden di Città di Castello è uno di questi. Un posto dove ogni dettaglio è pensato per farti rallentare, respirare, ritrovare il gusto delle cose fatte con cura. Dalla gentilezza dello staff alla pace della spa, dalla bellezza del paesaggio umbro ai piatti che raccontano storie di territorio e creatività, tutto parla la lingua dell’accoglienza vera. Quella che non si dimentica. Torno a casa con la mente leggera, il cuore pieno e una sola certezza: ci tornerò. ✨ Perché il bello esiste. Basta saperlo riconoscere. E raccontarlo.   Roberto Silvio De Pascale Mi trovi su Instagram come unpuglieseinterrapontina Il buon vivere    
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Nel cuore del Monferrato, il vino che racconta un territorio Arrow Right Top Bg

24 Giugno, 2025

Nel cuore del Monferrato, il vino che racconta un territorio

  Vitaliano Maccario, presidente del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, ci guida alla scoperta di un enoturismo autentico, dove degustazioni, paesaggi e comunità si intrecciano in un’esperienza unica. Nel cuore del Piemonte, tra colline, borghi sospesi nel tempo e vigneti che disegnano il paesaggio, il Monferrato si rivela in tutta la sua autenticità. Con l’estate, questo territorio Patrimonio UNESCO diventa meta ideale per chi cerca un turismo lento, fatto di sapori, incontri e bellezza diffusa. Al centro di questa esperienza c’è il vino: non solo eccellenza produttiva, ma anche racconto di cultura, tradizione e comunità. L’enoturismo, qui, è molto più di una tendenza: è un modo di vivere il territorio attraverso degustazioni, passeggiate tra i filari, eventi serali e visite alle cantine che aprono le porte con generosità. Ne parliamo con Vitaliano Maccario, presidente del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, realtà che oggi rappresenta oltre 400 aziende e tutela 13 denominazioni. Con lui approfondiamo il ruolo dell’enoturismo nella valorizzazione del Monferrato, il legame tra vino, territorio e comunità, e le sfide future del Consorzio. Cosa rende il Monferrato una destinazione così speciale? Il Monferrato è un luogo dove il tempo sembra rallentare, dove le colline disegnano paesaggi armoniosi e autentici. È speciale perché racchiude bellezza, storia, cultura e una profonda vocazione agricola. La qualità della vita qui si sente in ogni angolo, in ogni bicchiere di vino, ed è questo che conquista chi lo visita. In che modo il paesaggio e la cultura locale si riflettono nei vini delle denominazioni tutelate dal Consorzio? Il paesaggio del Monferrato è parte integrante del vino: le sue colline, i suoli, l’esposizione, ma anche le mani che lo lavorano e la cultura contadina che si tramanda da generazioni. I nostri vini parlano il linguaggio del territorio: sono intensi, identitari, e al tempo stesso versatili. Raccontano storie di famiglia, di passione e di appartenenza. Come si coniugano natura, storia e accoglienza nel Monferrato? In modo naturale. Chi arriva qui trova castelli, borghi, cantine, filari secolari e un’accoglienza autentica. La storia si respira nei centri storici, la natura si ammira nei paesaggi patrimonio UNESCO e l’accoglienza è quella semplice e sincera di chi lavora con passione. È un equilibrio perfetto tra bellezza e verità. Quali sono le proposte enoturistiche più apprezzate nel periodo estivo in questo territorio? D’estate, eventi all’aperto, degustazioni al tramonto, picnic tra i filari, concerti in vigna e visite in cantina sono tra le esperienze più amate. Il Monferrato offre un turismo lento, esperienziale, dove ogni incontro è occasione per scoprire sapori, storie e persone. Come si sta evolvendo l’offerta enoturistica per rispondere ai nuovi bisogni dei turisti? Il turista oggi cerca autenticità, ma anche servizi di qualità. Per questo le aziende stanno investendo in ospitalità, digitalizzazione e attività immersive. Il Consorzio sta lavorando per promuovere un’offerta coordinata, che valorizzi le eccellenze del territorio con linguaggi contemporanei, mantenendo l’anima contadina che ci distingue. Quali attività immersive consiglierebbe a chi visita per la prima volta il Monferrato? Una camminata tra le vigne al mattino, una visita in cantina con chi produce il vino, una degustazione guidata al tramonto, e magari un pranzo in agriturismo con piatti tipici. Consiglierei anche di visitare piccoli borghi come Vignale, Cocconato o Moncalvo, per toccare con mano l’identità del territorio. Quanto incide l’enoturismo sulla valorizzazione dei vitigni autoctoni meno conosciuti? Molto. L’enoturismo è uno strumento straordinario per far conoscere anche le varietà meno note. Quando un visitatore assaggia una Freisa, una Grignolino o un Ruché direttamente in cantina, con la spiegazione del produttore, nasce una relazione che va oltre il vino. È così che si crea consapevolezza e si amplia il mercato. Quali sinergie si stanno sviluppando tra cantine e borghi per creare esperienze integrate? Sempre più cantine collaborano con ristoranti, guide turistiche, artigiani locali, enti e amministrazioni. Si stanno sviluppando itinerari tematici, eventi diffusi e progetti condivisi che coinvolgono l’intera comunità. Il vino diventa il filo conduttore di un racconto più ampio, fatto di cultura, arte, natura e persone. Qual è l’impatto dell’enoturismo sulle comunità locali, anche in termini economici e sociali? L’enoturismo crea valore. Non solo economico, con nuove opportunità per aziende e giovani, ma anche sociale, perché rafforza l’identità dei territori e favorisce il senso di appartenenza. È un motore di rigenerazione, che stimola cura, innovazione e orgoglio locale. Come si trasmettono alle nuove generazioni i valori legati al vino, alla terra e all’identità del Monferrato? Attraverso l’esempio. Le famiglie contadine sono il primo luogo dove questi valori si imparano. Ma anche la scuola, i progetti formativi, la comunicazione del Consorzio hanno un ruolo fondamentale. Dobbiamo raccontare ai giovani che il vino non è solo un prodotto, ma una cultura, un’opportunità, una scelta di vita. Quali sono le priorità del Consorzio per il prossimo futuro, sia a livello locale che internazionale? Consolidare la reputazione delle nostre denominazioni, valorizzare i nostri vitigni autoctoni e supportare le aziende nella promozione e nell’innovazione. A livello locale, vogliamo rafforzare l’identità territoriale attraverso eventi e sinergie. A livello internazionale, puntiamo a nuovi mercati, con una comunicazione moderna e distintiva, che renda il Monferrato sempre più riconoscibile nel mondo.   L’enoturismo rappresenta per il Monferrato non solo una risorsa economica, ma anche un’opportunità preziosa per raccontare l’identità profonda di un territorio straordinario, dove il vino è espressione autentica della storia, del paesaggio e della comunità. Il lavoro del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato va proprio in questa direzione: promuovere un’offerta enoturistica coordinata che valorizzi le eccellenze locali.   Mario Miranda
Mi trovi su Instagram come @mariomirandawines
Il vino secondo Mario
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24 Giugno, 2025

Vini Alto Adige annata 2024: Straordinaria nei vigneti e in cantina

Vini più leggeri, eleganti e moderni dopo un anno impegnativo nei vigneti
Bianchi fruttati e raffinati, rossi eleganti e delicati: l’annata 2024 fa ben sperare, nonostante, o forse è meglio dire “grazie a”, questi dodici mesi nei vigneti che hanno dato filo da torcere ai vignaioli altoatesini e in alcuni luoghi hanno reso esigua la vendemmia.   Che la scorsa annata vitivinicola sia stata particolarmente impegnativa è dimostrato dai dati meteorologici. Dopo l’inverno più mite degli ultimi decenni e una fioritura precoce attorno al 20 di marzo, la temperatura è precipitata nuovamente un mese dopo e il gelo ha causato danni diffusi. La gelata, tuttavia, è stata solo il preludio di un tempo freddo e instabile che ha ridotto il numero di grappoli e, su di essi, la quantità di acini. Hansjörg Hafner, responsabile del settore viticultura presso il Centro di Consulenza per la Fruttiviticoltura dell’Alto Adige Le rese più basse si sono registrate per il Lagrein, il Gewürztraminer e il Pinot Grigio, mentre la Schiava, il Merlot e il Riesling hanno risentito meno del maltempo durante la fioritura. Osservando la Valle Isarco, Andreas Huber del Pacher Hof a Novacella parla di perdite tra il 15 e il 70 %, mentre Martin Lemayr, enologo della Cantina Colterenzio riporta persino qualche, isolata, perdita totale. Annata difficile, vendemmia tardiva Le sfide imposte dal meteo hanno fatto si che la vendemmia avvenisse più tardi del solito – e con interruzioni dovute alla pioggia, “che, però, hanno concesso a noi cantine qualche momento per riprendere il fiato”, scherza Andreas Huber che – tornando serio – parla di “un anno impegnativo”, molto pretenzioso in merito al lavoro e alla dedizione nei vigneti. “Soprattutto laddove i chicchi di grandine hanno danneggiato singoli acini ed è stato necessario rimuoverli manualmente“, racconta il viticoltore della Valle Isarco. Il 2024 è stato, dunque, un anno difficile per i viticoltori altoatesini a causa del gelo e dell’umidità. Lo conferma anche Veronika Pfeifer del Pfannenstielhof a Bolzano: “Nei vigneti non è stato necessario solo un intenso e meticoloso lavoro manuale, ma anche flessibilità e tempestività.” Pinot vincitori Il meteo avverso ha fatto sì che in molti vigneti altoatesini le quantità vendemmiate fossero inferiori rispetto alle annate precedenti. “Grazie a un preciso intervento sul verde e a una vendemmia accurata, la qualità dell’uva però non ne ha risentito“, afferma Veronika Pfeifer. Ciò vale soprattutto per i Pinot che hanno regalato grappoli sani e pienamente maturi. Martin Lemayr esprime un giudizio altrettanto positivo sul Pinot Nero dell’annata 2024. Enologo della Cantina Colterenzio È caratterizzato da freschi aromi fruttati come lamponi e amarene e ha un colore molto limpido, intenso e luminoso. I vini hanno un minor residuo zuccherino e si distinguono per vivacità, eleganza e struttura tannica sottile. Le varietà a maturazione tardiva hanno presentato, invece, alcune difficoltà. Già durante la vendemmia è stato necessario affidarsi all’esperienza per cogliere i grappoli al momento giusto e con la massima cura, affinché fossero nella migliore condizione possibile. “Le varietà rosse a maturazione tardiva, ricche di tannini, sono state sicuramente le più delicate e hanno raggiunto la piena maturazione solo in pochi terroir, motivo per cui alcuni vini di selezione non sono stati prodotti nell’annata 2024“, spiega Lemayr. Gli autoctoni Situazione analoga anche per i vini Schiava, ai quali Veronika Pfeifer attribuisce una gradazione alcolica leggermente inferiore rispetto agli anni precedenti. L’enologa descrive la nuova annata con tre semplici parole: fresca, fruttata e raffinata. Come la maggior parte delle altre varietà, anche la seconda varietà autoctona dell’Alto Adige, il Lagrein, ha sofferto per le avverse condizioni meteo – soprattutto dal punto di vista quantitativo. Veronika Pfeifer – Enologa A causa della coulure in fase di fioritura e del gelo in primavera, in alcune zone la quantità di grappoli è stata leggermente inferiore alla media. Il Lagrein 2024 risulta armonioso, vellutato e morbido al palato. Bianchi fruttati e raffinati I vini bianchi dell’Alto Adige non sembrano aver patito le condizioni meteo negative – al contrario: “Proprio il significativo freddo di settembre ha avuto un effetto positivo sull’aroma, la freschezza, la raffinatezza e i sentori fruttati“, afferma Andreas Huber del Pacher Hof. Soprattutto per quanto riguarda le varietà principali della Valle Isarco, come il Riesling, il Kerner e il Sylvaner, l’umidità e la muffa nobile della Botrytis cinerea hanno garantito qualità superiori alla media. “Guardiamo con molto ottimismo all’annata 2024, poiché le basse rese e la lenta maturazione delle uve hanno creato le basi per vini bianchi estremamente raffinati e duraturi“, afferma Huber.Il riscontro di Martin Lemayr è altrettanto positivo. “I bianchi – tra i quali lo Chardonnay e il Pinot Bianco – si presentano con aromi fruttati, raffinati e freschi e con una struttura elegante, piuttosto delicata.“ Anche le varietà aromatiche, come il Sauvignon, sono caratterizzate da aromi freschi, leggermente verdastri e chiari e da un’acidità vivace e ben integrata. “I vini, inoltre, si contraddistinguono per il contenuto alcolico inferiore che ne sottolinea ulteriormente la freschezza e il piacere al palato“, afferma con soddisfazione l’enologo della Cantina Colterenzio. La Redazione
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23 Giugno, 2025

Fondazione Italiana Sommelier e Vinitaly insieme per il 45° Forum della Cultura del Vino in programma a Roma il 5 luglio

Il “Forum della Cultura del Vino” compie 45 anni e, per la speciale ricorrenza, Fondazione Italiana Sommelier (Fis) e Vinitaly firmano insieme l’edizione dedicata al “Lusso di stare insieme”.   In programma sabato 5 luglio all’Hotel Rome Cavalieri (Salone dei Cavalieri), lo storico appuntamento di Fis si preannuncia come un viaggio tra parole, riflessioni e degustazioni per raccontare e promuovere la cultura del vino italiano, prodotto simbolo del nostro Paese, di territori vocati lungo tutto lo Stivale e di storie di impresa, ma anche di passione, che hanno contribuito al successo del Made in Italy enologico nel mondo. Una narrazione che evidenzia il contributo fondamentale delle 57 edizioni di Vinitaly e dei 60 anni di Fondazione nella divulgazione e nella promozione della bellezza e della cultura del vino in Italia e all’estero. La giornata del Forum della Cultura del vino si aprirà alle 11 con il convegno “Il lusso di stare insieme” declinato in 12 interventi che abbracceranno il vino dalle Sacre Scritture alla vigna, dalla cantina alla vendita, dalle storie di impresa fino al Vinitaly del futuro. Seguirà la consegna dei diplomi ‘Sommelier’ agli allievi dei diversi corsi realizzati da Fis, oltre a quelli che decreteranno i Sommelier dell’Olio e i Barman abilitati dal corso di Istruzione tecnica superiore della Federazione. Al via dalle 14 alle degustazioni con l’apertura dei banchi di assaggio di oltre 115 aziende selezionate tra gli espositori di Vinitaly e tra quelle recensite da 5StarWines – the Book, edito da Veronafiere (ingresso gratuito riservato ai partecipanti al convegno e agli iscritti alla Fondazione italiana sommelier). Mentre dalle 16 e fino alle 20.30 si svolgerà la sessione pomeridiana dei banchi di assaggio (ingresso gratuito – prenotazione obbligatoria su https://www.bibenda.it/attivita_singola.php?id=3767 riservato a partecipanti convegno e iscritti Fis). Programma 45° Forum della Cultura del Vino, ore 11 (apertura dalle ore 10) Interventi: Federico Bricolo, presidente Veronafiere;
Don Paolo Moracutti, docente di Teologia, Pontificia Università Gregoriana, “Il lusso del canto della terra verso il cielo”;
Carlo Cambi, giornalista e scrittore, “Il lusso della diversità”;
Marco Simonit, agronomo di Preparatori d’uva, “Il lusso della Vigna”;
Barbara Tamburini, enologo, Oscar del vino miglior enologo 2019, “Il lusso della cantina”;
Oscar Farinetti, imprenditore, produttore e scrittore, “Il lusso di un viaggio: dal bisogno al desiderio”;
Daniela Scrobogna, presidente Comitato scientifico Scuola Alta Formazione Fis, “Il lusso della parola”;
Giovanni Lai, docente di Marketing del vino Scuola di Alta Formazione Fis, “Il lusso di vendere il vino bene”;
Stefano La Porta, presidente Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale, “Il lusso della sostenibilità”;
Sara Farnetti, medico specialista Medicina interna PhD Fisiopatologia del metabolismo, “Il lusso della buona salute”;
Adolfo Rebughini, direttore generale Veronafiere, “Il lusso di un Vinitaly del futuro”;
Franco Maria Ricci, presidente Fondazione Italiana Sommelier e di Worldwide Sommelier Association, “Il lusso di stare insieme”. Area media corporate e prodotto Veronafiere Responsabile Carlo Alberto Delaini: delaini@veronafiere.it | 0458298290
Ufficio stampa Veronafiere | Facebook @veronafiere | Instagram @veronafierespa | LinkedIn @veronafiere
Responsabile Francesco Marchi: marchi@veronafiere.it | 0458298350
Giorgia Dusi: dusi@veronafiere.it | 0458298210
Ispropress
Benny Lonardi: direzione@ispropress.it | 393.455.5590 / Simone Velasco: simovela@ispropress.it | 327.9131676 La Redazione
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23 Giugno, 2025

La Costa degli Dei

  Come lo scorso anno, ho avuto la possibilità e la fortuna di poter trascorrere, di recente, alcuni giorni di vacanza a inizio giugno in Calabria. Ho alloggiato vicino Briatico, in provincia di Vibo Valentia. Qui, nel corno di Calabria, il tratto di costa di circa 55 km fino a Capo Vaticano, è chiamato Bella o degli Dei, proprio per le calette splendide e i paesaggi evocativi di antiche leggende mitologiche. Il territorio è rigoglioso e fertile, si presta molto alla coltivazione agricola, anche vinicola. Mentre scrivo, è in discussione la creazione della DOC Costa degli Dei, per rafforzare l’identità enologica e dare anche una forte spinta all’enoturismo locale. Ho quindi colto l’occasione di una visita a Tropea, per assaggiare i vini dell’azienda Marchesa Isabella Toraldo, abbreviata in Marchisa Vini. Dal 2014 , sotto la supervisione di Renato Marvasi, sono stati recuperati terreni abbandonati e vigne vecchie (più di 50 anni) di uve a bacca nera nell’area di Manna a Brattirò: Magliocco, Gaglioppo, Malvasia Nera e Greco Nero. Nel risistemare i filari, è emersa anche una coltivazione più giovane di Cabernet Sauvignon, a cui è stato aggiunto il Magliocco Canino, vitigno autoctono, localizzato soprattutto in quest’area. Invece vicino al Monte Poro, a 700 metri sul livello del mare, tra Nicotera e Joppolo, in un luogo impervio, con viticoltura eroica, sono state impiantate uve a bacca bianca: Pecorello e Malvasia Bianca. In un’altra zona, Sciallle a Drapia, sono presenti fieno, grano, uliveti e ortaggi. E’ un’attività in piena espansione, con l’intento di diffondere una territorialità tipica e radicata. In questo momento non è possibile fare degustazione con visita in vigna, e allora l’abbiamo fatta a Tropea, nel Giardino Marchisa, uno spazio molto bello, dove è possibile vedere esposizioni di artisti, come ad esempio quella attuale sulle nuvole del pittore Francesco Caracciolo, e poi accedere alla terrazza da cui lo sguardo si perde nel meraviglioso orizzonte. Il connubio tra arte e vino è fortemente voluto dall’azienda, anche perché Renato Marvasi è un grafico e pertanto crede molto nell’unione di queste due passioni a lui care. Accompagnati da fettine di pane con olio buonissimo e leggermente piccante di loro produzione, abbiamo assaggiato due vini. Le etichette riprendono il Codice Romano-Carratelli, manoscritto cartaceo del XVI secolo, in cui erano raffigurate, in 99 acquarelli, fortificazioni, torri e castelli della Calabria Ultra.  Probabilmente fu richiesto dal Viceré Conte di Miranda, che voleva avete maggiori dati sul territorio che governava e su cui mancavano molte informazioni. Il Codice è stato anche omaggiato da un francobollo delle Poste Italiane nel 2019. È un documento importante perché è una delle prime ricostruzioni accurate di questa parte della costa. Settecento Calabria IGP bianco del 2023, è il primo vino degustato, blend di Pecorello e Malvasia Bianca. Il nome è per l’altitudine della località dove sono coltivate le vigne e affina in acciaio. Sentori eleganti di gelsomino, fiori di campo, pesca gialla e ananas anticipano un sorso fresco, persistente con una leggera nota minerale nel retrogusto. Lo abbino a un film del 2004, in cui alcune scene sono ambientate in questa regione: Tu la conosci Claudia? di Massimo Venier con Aldo, Giovanni, Giacomo e Paola Cortellesi. Subito dopo è arrivato il turno di Natus Calabria IGT rosso del 2021, blend di Magliocco Canino, Greco Nero e Malvasia Nera. Affinamento in acciaio per 8 mesi. All’olfatto emergono immediate note di frutti rossi, more, prugne e viole. Gusto morbido con una leggera nota finale di liquirizia. Lo abbino a una splendida canzone di Rino Gaetano, cantautore calabrese: A mano a mano. Il testo narra il ciclo continuo dell’amore e della natura. E’ stata una serata molto piacevole, con un servizio attento e premuroso. Nei giorni successivi, sempre nella Costa degli Dei, ho scoperto altre bottiglie degne di nota. A Capo Vaticano, al Sunset Beach Club, ho bevuto un ottimo vino rosato, davanti a un panorama mozzafiato, nonostante la foschia, durante il tramonto. Di fronte Stromboli e di lato l’Etna: strepitoso. L’assaggio è un prodotto dell’azienda Agricola Tenuta Iuzzolini, situata in Località Frassa’ a Cirò Marina, in provincia di Crotone. È certamente l’area che in questo momento sta spingendo molto il vino di questa regione meravigliosa. La Tenuta si estende per 500 ettari, di cui 100 coltivati a vigneti soprattutto autoctoni, e il restante a uliveti, seminativi e allevamenti di bovini di razza Podolica e cavalli. Lumarè Calabria IGT Rosato, è un blend di Gaglioppo e Cabernet Sauvignon. Sprigiona subito odori intensi di fragole, ciliegie, rose, con leggere note di pepe rosa. Al palato è fresco con note sapide.  Vista la vicinanza a Scilla, non posso non pensare al libro XII Dell’Odissea, in cui è narrato l’episodio del canto ammaliatore delle Sirene, a cui Ulisse riuscì a sottrarsi grazie alla sua astuzia, e lo scontro con i mostri marini di Scilla e Cariddi, in cui riuscì a sopravvivere aggrappandosi a un fico. Ho concluso il soggiorno con due amari del luogo, uno molto famoso, l’altro una bella novità per me. Il primo è il Vecchio Amaro del Capo, così chiamato così in onore della località Capo Vaticano raffigurata nell’etichetta. Le Distillerie Caffo, con varie sedi tra cui quella situata a Limbadi, nel Vibonese, in cui si produce l’amaro, hanno rielaborato un’antica ricetta in cui 23 erbe, fiori, frutti e radici calabresi sono macerati e infusi in specifici periodi di raccolta. Questa tecnica consente di mantenere gli aromi, in un mix tenuto rigorosamente segreto. È da consumare rigorosamente a -20 gradi centigradi, proprio per assaporare al meglio tutti i componenti. Predominano menta, anice e liquirizia, con una lunga persistenza davvero piacevole. Il secondo è Amaro Numero 05 prodotto da M & C Food S.r.l. con sede a Vibo Valentia. Il nome ha origine da varie leggende e secondo una di queste, 5 briganti buoni trovarono una pergamena antica nella zona del torrente Trainiti. Dopo 5 anni di peregrinazioni tra Calabria, Sicilia e Basilicata, la regalarono alla proprietaria di un’osteria che gli aveva offerto la cena. In questo documento era scritta la ricetta di questa bevanda, infuso alcolico di erbe officinali. Bevuto fresco, con evidenti note di genziana e timo. Al palato è morbido con retrogusto di liquirizia. Termino quest’ultimo racconto, abbinando una canzone che celebra il mare anche in stagioni non estive: Mare d’inverno cantata da Loredana Bertè, nata in questa terra, fioriera di tante prelibatezze.   Alla prossima!     Biancamaria Caroli Mi trovi su Instagram come @bingasommelier Dal vino in poi
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22 Giugno, 2025

Il Pinot Bianco secondo Hofstätter: quando le dolomiti si riscoprono nei vigneti

Nel cuore dell’Alto Adige, dove l’altitudine scolpisce l’identità dei vini e la viticoltura richiede visione.   Il Pinot Bianco della tenuta J. Hofstätter di Tramin-Termeno si distingue come interprete raffinato dell’evoluzione del gusto contemporaneo, grazie alla sua sorprendente versatilità. Una delle curiosità più affascinanti legate al Pinot Bianco riguarda la percezione che i viticoltori ne avevano in passato. Per lungo tempo in Alto Adige si è operata un’unica distinzione, quella tra un Pinot Bianco “verde” e uno “giallo”. Solo negli anni Ottanta del secolo scorso, si scoprì che quest’ultimo era in realtà Chardonnay. Con il crescente successo dello Chardonnay prima, e del Pinot Grigio poi, il Pinot Bianco rimase per anni in secondo piano, nell’ombra di queste due varietà. Non per Hofstätter che da sempre firma due diverse interpretazioni di questo vitigno. Negli ultimi decenni il Pinot Bianco è stato oggetto di una vera e propria riscoperta anche da parte di una nuova generazione di viticoltori consapevoli del suo potenziale espressivo. Martin Foradori Hofstätter

Questa varietà per noi rappresenta la purezza, la freschezza per la quale l’Alto Adige è apprezzata dagli appassionati, sicuramente tra i vitigni più rappresentativi della nostra zona di montagna.   Il Pinot Bianco firmato Hofstätter nasce da vigneti vocati, posti a quote intermedie, dove l’escursione termica tra notte e giorno e i suoli calcarei di origine dolomitica conferiscono al vino una finezza naturale. Il profilo organolettico è segnato da note di mela verde, fiori di campo e una sottile traccia agrumata. Al palato emerge un equilibrio calibrato tra acidità viva, tessitura sapida e una chiusura asciutta, che ne enfatizza la verticalità. È una versione pura e rigorosa, che rifugge l’eccesso per privilegiare l’autentica freschezza del vitigno. La Redazione
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