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16 Aprile, 2025

Vinitaly 2025: Volio Imports rafforza legami e strategie guardando con ottimismo al futuro del vino italiano negli Stati Uniti

  Volio Imports chiude con un bilancio positivo la sua partecipazione a Vinitaly 2025, confermandosi come uno dei punti di riferimento per la distribuzione del vino italiano negli Stati Uniti. Il team guidato dal CEO Charles Lazzara ha vissuto giornate intense di incontri con clienti storici e nuovi partner, consolidando collaborazioni esistenti e tracciando nuove strategie per affrontare le sfide del mercato americano in un contesto economico in continua evoluzione. Durante i quattro giorni di fiera, il team di Volio Imports ha avuto l’occasione di confrontarsi con numerosi produttori anche sul dibattuto tema dei dazi imposti dall’amministrazione americana. In tempi di incertezza economica, i consumatori tendono ad essere più oculati: spendono meno, evitano i beni di lusso e vanno meno spesso al ristorante. Ma per capire davvero cosa sta accadendo, bisogna guardare oltre il vino: il concetto di ‘dazio universale’ sta impattando l’intera catena di fornitura, la globalizzazione e il mondo del business nella sua totalità. La proroga di novanta giorni annunciata dal Presidente Trump è un segnale positivo che darà la possibilità alle istituzioni di trovare una soluzione che sia soddisfacente sia per gli Stati Uniti che per l’Italia. Oltre agli aspetti economici, Lazzara ha voluto ribadire il legame profondo che lo lega all’Italia e alla sua cultura del vino: Papà era di origine siciliana, con una borsa di studio sono venuto a studiare in Italia. Ho assaggiato un Chianti e ho provato i brividi. Così ho pensato che questa fosse la mia strada e il mio lavoro. Non ero mai stato prima in Italia e non parlavo l’italiano. Ora lo conosco bene, mia moglie è italiana e io ho scelto di vivere qui con la mia famiglia.” Prosegue poi Lazzara “L’Italia non è solo un Paese produttore: è un mosaico di territori unici, ciascuno con la propria identità e tradizione. È questo che rende il vino italiano straordinario e inimitabile. Il nostro compito, come importatori, è raccontare queste storie al pubblico americano, che cerca autenticità, qualità e passione. La partecipazione a Vinitaly ha rappresentato anche un’opportunità per riflettere sulle nuove dinamiche della distribuzione e del consumo nel mercato statunitense. Negli Stati Uniti operiamo con un sistema a tre livelli che amplifica ogni costo lungo la filiera. Questo significa che ogni dollaro di dazio si moltiplica fino ad arrivare al consumatore, il quale, pur essendo curioso e aperto alle novità, resta fortemente legato a una determinata fascia di prezzo. Se un’etichetta supera quella soglia, il consumatore non la seguirà, ma cercherà qualcosa di diverso che rispetti il suo budget. Sono tuttavia ottimista perché credo che, attraverso il dialogo e la diplomazia, verrà trovata una soluzione che possa tutelare il consumatore Volio Imports continuerà a investire nella promozione del vino italiano autentico, lavorando fianco a fianco con produttori virtuosi e partner strategici, per portare negli Stati Uniti il meglio dell’enologia italiana, raccontandone l’anima, i luoghi e le persone affermando il proprio impegno nella selezione di prestigiose etichette che rappresentano al meglio la ricchezza e l’autenticità del patrimonio enologico italiano.   VOLIO IMPORTS Fondata nel 2007 Volio Imports nel 2007 in Colorado da Charles Lazzara con un obiettivo semplice ma ambizioso: promuovere produttori italiani di vini di alta qualità ancora poco conosciuti. Con determinazione e passione, vola instancabilmente tra gli Stati Uniti e l’Europa, costruendo relazioni e selezionando cantine che incarnano l’autenticità del terroir. La svolta arriva nel 2017, quando la vendita della divisione distributiva gli consente di concentrarsi sull’espansione nazionale, trasformando Volio in uno dei principali importatori di vini italiani negli USA. Volio Imports oggi rappresenta oltre 40 cantine e distribuisce in 45 stati americani, portando ogni giorno un pezzo di Europa sulle tavole statunitensi. Dal 2019 Volio Imports ha scelto di affrontare l’impatto ambientale delle proprie operazioni attraverso una partnership con Carbonfund.org, un’organizzazione no-profit leader nella compensazione delle emissioni di CO₂. La decisione di diventare carbon neutral è nata dalla consapevolezza che l’industria vinicola è profondamente intrecciata all’ambiente e che ogni bottiglia trasportata dall’Europa agli Stati Uniti comporta una responsabilità che non può essere ignorata. Volio ha calcolato le proprie emissioni, investendo in progetti certificati di riforestazione ed energie rinnovabili, dimostrando che il rispetto per il pianeta può convivere con la passione per il vino.   La Redazione
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Fasoli Gino. Un secolo di vino per l'azienda veronese pioniera del biologico Arrow Right Top Bg

16 Aprile, 2025

Fasoli Gino. Un secolo di vino per l'azienda veronese pioniera del biologico

  Cent’anni tra i vigneti: quasi la metà dedicati alla produzione di vino biologico. In principio fu un’allergia agli agenti chimici. Da lì inaugurammo un nuovo percorso che tuttora ci detta il cammino. Perché quando il passato ti dà etica, non è più passato ma è futuro. Secondo Natalino e Matteo Fasoli, terza e quarta generazione dell’azienda nata nel 1925 a Colognola ai Colli, nell’est veronese della Val d’Illasi, un vino di qualità attira consumatori di qualità. E tale qualità passa per una sostenibilità che significa capire quanto c’è di superfluo per concentrarsi solo su ciò che serve, ricordandosi sempre che la terra è, e deve continuare a essere, sinonimo di vita. Forte di questi princìpi, la Cantina Fasoli Gino ha celebrato il proprio centenario con un nuovo Rosso speciale, un «best of» della propria produzione, presentato a operatori ed esperti del settore durante l’evento esclusivo al Teatro Ristori di Verona, nella terza serata del 57esimo Vinitaly. Il vino dei cento anni Realizzato da uve appassite raccolte a mano, il vino dei cento anni è un grande rosso, nato dall’incontro tra Corvina, Corvinone, Merlot, Pinot Nero e Cabernet Sauvignon. Le viti affondano le radici in suoli argillosi, calcarei e sassosi, coltivate secondo i metodi della pergola corta veronese e del Guyot. Ogni varietà affina separatamente in botti di rovere per un lungo periodo, tra i 36 e i 48 mesi, per poi unirsi in un equilibrio armonico di forza e profondità, sostenuto da una gradazione alcolica del 17%. Ideale in abbinamento a carni rosse, selvaggina e formaggi stagionati, è perfetto anche da solo, a fine pasto, da assaporare lentamente in un calice ballon. Il Rosso del centenario è per Natalino Fasoli il meglio del meglio, una sintesi apicale dei nostri vitigni a bacca rossa. Se quei rossi sono come una famiglia, mi piace pensare di aver messo insieme tanti “figli” sino a rappresentarne uno che esalta in sé tutte le loro differenti qualità. Apripista del bio L’agricoltura è un’arte che non si fonda sulla teoria, ma sulla pratica, e Fasoli Gino può confermare di «praticare» il vino biologico da quasi quarant’anni. Fasoli Gino Nel 1986 nessuno sapeva cosa fosse il biologico, si trattava di una vera rivoluzione e inizialmente succedeva anche d’essere derisi», riflette Matteo Fasoli. «La scelta di abolire l’uso di pesticidi è stata la prima pietra di un percorso di sostenibilità. Un percorso lungo e sfidante, inizialmente anche complicato, «almeno finché non abbiamo conosciuto i primi distributori svizzeri e tedeschi, che ci hanno permesso di proporre con forza quel prodotto frutto di un cambio di mentalità: un prodotto, il vino biologico, che dimostra come il territorio, una volta valorizzato, ti permetta di realizzare cose incredibili. Nel 2026 l’azienda festeggerà, quindi, anche i suoi vent’anni di procedure biodinamiche. Dalla semina dei legumi al processo di 24 mesi che porta alla produzione di compost riutilizzabile, passando per la piantumazione di alberi: Vogliamo avere una visione che non sia solo produttività, spiegano Natalino e Matteo Fasoli. In tale visione rientrano i progetti della vigna Tasi e Tenuta Le Cave, che una decina d’anni fa hanno rigenerato un territorio un tempo eletto a vecchia cava di marna per farlo rinascere come ecosistema: un’area dove l’attività improntata su vini naturali, olio e spezie contribuisce a mantenere dieci ettari di bosco e la biodiversità che vi dimora. Coltivare, davvero, la sostenibilità Fasoli Gino Il percorso di sostenibilità di Fasoli Gino, avviato nel 1986 tra antiche conoscenze contadine e approcci che aumentano la vitalità delle piante, sanando l’equilibrio perso con le coltivazioni intensive, è diventato una bussola per tutte le scelte, in vigna ed in cantina. La Cantina ha fissato ad un paio d’anni l’autonomia nell’autoproduzione dell’energia: all’impianto fotovoltaico della potenza di 99 kW, già installato, seguiranno ulteriori investimenti per arrivare a 200 Kw totali. Inoltre, sarà avviato un processo di recupero del calore prodotto dai macchinari d’imbottigliamento e produzione, che in ottica circolare andrà ad alimentare il riscaldamento degli uffici e la produzione di acqua calda di lavaggio. Già oggi, poi, l’azienda recupera quasi quattro mila metri cubi d’acqua piovana, il cui 80 per cento è riutilizzato per l’irrigazione e altri consumi, come il lavaggio delle bottiglie. Ma nell’agenda figurano anche scelte come l’estensione dell’uso del vetro leggero per il packaging, dove si utilizza già carta 100% riciclata, e l’eliminazione delle capsule dai prodotti che lo consentono. Lo scenario è quello di un’etica presente su tutta la filiera, ribadiscono Natalino e Matteo Fasoli.     Adele Gorni Silvestrini Mi trovi su Instagram @adelegornisilvestrini Passi in cantina
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15 Aprile, 2025

Caiarossa. La storia di un luogo, l'assaggio del suo vino

  L’energia della natura trova slancio e riparo vicino al borgo medievale di Riparbella, sulla Costa Toscana: la vegetazione rigogliosa, gli alberi da frutto, gli olivi, gli ortaggi e le piante aromatiche restituiscono il colore, i profumi e la meraviglia di un territorio unico, quello in cui sorge Caiarossa. Una luce magica di giorno, dovuta al riverbero dei raggi del sole sul mare in lontananza, un cielo stellato di notte, la suggestione è grande e abbraccia la cantina, rossa come il centro della terra, appoggiata sul versante sud-ovest della collina. Era il 2004 quando Eric Albada Jelgersma decide di acquistare una tenuta in questa parte speciale d’Italia, portando con sè le conoscenze sviluppate negli anni a Bordeaux, con Château Giscours, nota azienda vinicola nella denominazione Margaux della regione francese di Bordeaux. Eric Albada si innamora infatti di questa piccola ma bellissima cantina, immersa nella macchia mediterranea, sul versante occidentale di una collina che si affaccia sul mare. Oggi, i suoi figli Dennis, Derk e Valérie proseguono sulle orme del padre e continuano a lavorare alla ricerca della massima precisione nella produzione dei vini. Questa ricerca è volta alla massima connessione con il ritmo della natura, ed è per questo che fin dalla sua nascita la cantina segue i principi dell’agricoltura biodinamica, con l’obiettivo di aumentare la vitalità e la resilienza del terreno. I vini Caiarossa sono unici: raffinati blend delineano una ricerca tra sperimentazione ed equilibrio. Un’armonia che restituisce l’interpretazione virtuosa del territorio con occhi francesi. Alexander van Beek, General Manager Creata dal nulla, attingendo a venti anni di lavoro per rivelare la complessità di un terroir tanto espressivo quanto capriccioso, Caiarossa è un’azienda giovane che ha saputo pazientemente crescere e affermarsi. Il vino che porta il suo stesso nome è armonioso e preciso, esprime tutta la personalità di questa tenuta unica. Offre intensità, colore, semplicità, persino magia… Caiarossa colpisce per la sua forza naturale, la sua chiarezza e la sua atmosfera, lontana da lussi artificiali. Una nuova generazione di Super Tuscan, espressione perfetta di Riparbella e della Costa Toscana...” Il nome “Caiarossa” è stato coniato per rendere omaggio alla divinità della Terra, Gaia, e alle sfumature di colore rosso caratteristiche del luogo. Il simbolo, riportato sull’etichetta di tutti i vini, raffigura la testa di una statua etrusca di Dioniso, il dio del vino, della vegetazione e della fertilità. Questa pregevole rappresentazione fu scoperta nei pressi di Volterra e acquistata da Eric poco prima di diventare la lungimirante guida della tenuta di Riparbella. IL TERRITORIO Siamo nella parte più meridionale della provincia di Pisa sulla Costa Toscana e il comune di riferimento è Riparbella, un piccolo Paese di origine medievale che si sviluppa a cavallo della strada principale in senso longitudinale, lungo le pendici meridionali del Poggio di Nocola, a quasi 200 metri di altitudine. Lontana dalle rotte più celebrate, è una Toscana quasi appartata, in parte ancora “segreta” quella della Val di Cecina, basta allontanarsi di poco dalla costa tirrenica e ci si trova immersi nella natura e nel silenzio. Sono luoghi dove è altrettanto facile incrociare appassionati naturalisti che viaggiatori gourmet. La mastrada che risale verso l’interno – e che ha la sua destinazione più nota nell’etrusca città di Volterra – è d’altra parte circondata da riserve naturali, corsi d’acqua, pareti di roccia da scalare, gallerie di miniere abbandonate da percorrere. E poi tutto quello che fa tanto Toscana: colline, cipressi, boschi, mare. E vigne.   I VIGNETI I vigneti, situati a soli sei chilometri dalla costa toscana e a circa un’ora da Pisa, vantano viste panoramiche sul Mar Tirreno, sulle isole della Corsica e dell’Elba, sulla rigogliosa vegetazione della macchia mediterranea. Il fascino della regione è ulteriormente impreziosito dalle colline che la circondano e da una complessa biodiversità preservata nel corso del tempo. Caiarossa è un mosaico di suoli. Un’accurata donazione di questa terra in cui ogni singola parcella riveste un ruolo fondamentale nella composizione di una trama ben definita. Attualmente abbiamo un totale di 40 ettari vitati divisi in 59 parcelle e 10 varietà. Il disegno dei vigneti è stato tracciato studiando le differenze di suolo, altitudine e esposizione. I restanti ettari sono occupati da macchia mediterranea e da circa 500 olivi. La tenuta, che presenta una diversità unica di suoli, altitudini e varietà, è suddivisa in 3 vigneti: il primo realizzato è quello di Podere Serra All’Olio, che circonda la cantina. È stato piantato nel 1998 a 225 metri di altezza su terreni argillosi e calcarei. A ridosso della ventilata Val di Cecina, si trova il vigneto Le Lame, a 163 metri di altitudine con terreni principalmente sabbiosi. Il vigneto più alto è Nocolino, a circa 350 metri slm, con un’esposizione diretta alle brezze marine, temperature più fresche e un raro terreno marnoso e vulcanico. In totale 59 parcelle di 10 varietà diverse che compongono questo mosaico unico di terroirs. Le diverse condizioni climatiche permettono a Caiarossa di coltivare ben 10 varietà, riuscendo così a creare vini estremamente peculiari, complessi ed eleganti. Il risultato di questo carattere distintivo si manifesta quindi in vini dalla forte personalità che ambiscono a essere l’espressione più autentica del terroir.   Caiarossa/Podere Serra all’Olio (150-220 m s.l.m.) Terreno principalmente ricco di argilla con la presenza di ghiaia, calcare e ferro Varietà: Cabernet Franc, Merlot, Cabernet Sauvignon, Sangiovese, Syrah, Petit Verdot, Alicante, Chardonnay, Petit Manseng, Viognier. Le Lame/Val di Cecina (120-160 m s.l.m.) Terreno principalmente sabbioso e calcareo caratterizzato da brezze provenienti dall’entroterra Varietà: Syrah, Alicante, Viognier. Nocolino (200-350 m s.l.m.) Terreno di origine vulcanica direttamente affacciato sul mare con la presenza di marna, scisto e pietre Varietà: Cabernet Franc, Merlot, Syrah, Cabernet Sauvignon, Sangiovese, Petit Verdot, Viognier, Chardonnay.   BIODINAMICA Caiarossa è stata fondata con l’intento di creare un luogo dove la produzione di vini di alta qualità si unisse alla bellezza della semplicità e al rispetto per l’ambiente. Questo obiettivo è stato raggiunto attraverso l’applicazione delle regole della biodinamica.  Nel 1999 ha avuto inizio la collaborazione Demeter, nel 2005 è stata ottenuta la certificazione biodinamica. Inoltre, dal 2003 Caiarossa è certificato biologico. Francesco Villa, Direttore tecnico Produrre un vino di qualità, secondo noi corrisponde a renderci parte attiva nella difesa e nel rispetto del nostro pianeta. Sin dalla fondazione, l’approccio biodinamico punta concretamente a preservare l’intero ecosistema, assicurando allo stesso modo la massima sostenibilità ambientale e sociale di questi luoghi.   Nel pieno rispetto di questi principi, si evita completamente l’utilizzo di fertilizzanti chimici e pesticidi in tutti i terreni. L’intero processo produttivo segue con attenzione i ritmi della natura, il calendario lunare, l’uso di preparati erboristici da distribuire su terreni e piante, l’utilizzo esclusivo di lieviti indigeni. Il terreno è fertilizzato utilizzando compost di produzione proprio aggiungendo i residui della potatura e della vinificazione, come raspi e vinacce, per aumentarne l’apporto nutritivo. Si impiegano preparati biodinamici come il “500” (cornoletame) e il “501” (cornosilice) per mantenere la fertilità dei suoli e dare energia ai cicli di crescita di ciascuna vite. Inoltre, si seminano tra i filari diverse piante come favino, trifoglio, senape, avena e orzo per migliorare la struttura del terreno e degli elementi nutritivi. A tutto questo, si affiancano delle arnie colorate dove le api vivono favorendo in maniera naturale la biodiversità e l’impollinazione. Tutte queste attività contribuiscono ad accrescere la vitalità e la capacità dell’intero ecosistema di reagire in modo autonomo ai disequilibri dovuti alle difficoltà climatiche e patologiche.   LA VINIFICAZIONE Francesco Villa, Direttore tecnico Abbiamo adottato sistemi di allevamento specifici e definiamo il numero di ceppi per ettaro in base alle caratteristiche di ciascun vigneto. Le rese, attentamente controllate per pianta, unite al metodo di coltivazione biodinamico, assicurano raccolti di massima qualità e carattere. Vendemmiamo ciascuna delle 59 parcelle di terreno a mano e separatamente nel momento di perfetta maturazione, in cassette da 15 kg. Queste cassette di dimensioni ridotte evitano che l’uva subisca danni o che avvenga una fermentazione non controllata.   Le uve bianche vengono solitamente raccolte ad agosto, mentre quelle rosse tra settembre e ottobre. I grappoli di ciascuna parcella vengono vinificati separatamente al fine di mantenere la massima cura in termini di selezione, taglio e affinamento dei vini. Le varietà bianche vengono pressate delicatamente per controllare e gestire la qualità del mosto non appena arrivate in cantina. Durante il processo di fermentazione e affinamento viene mantenuta la divisione tra Chardonnay e Viognier. Il primo in barriques per accentuarne la complessità, mentre il secondo in vasche di cemento per preservarne al meglio la freschezza e i sapori fruttati. Le varietà rosse vengono selezionate a mano, sia prima che dopo la diraspatura. A questo punto vengono trasferite per gravità nei tini dove inizia la fermentazione alcolica. Ogni giorno monitoriamo e analizziamo accuratamente questo processo effettuando, quando necessario, il rimontaggio del mosto. Una volta completata la fermentazione malolattica (solo nei vini rossi) che permette la stabilizzazione del vino, il nostro gruppo tecnico assaggia tutte le varietà di ogni parcella e crea i blend per le nostre etichette in base alla rispettiva identità Ogni vino viene così lasciato affinare all’interno di grandi botti di legno o barriques per almeno 12 mesi. Terminato il periodo di maturazione travasiamo i vini all’interno dei tini di cemento per alcuni mesi prima di imbottigliarli e spedirli in tutto il mondo.   LA CANTINA L’ispirazione della cantina deriva dalla filosofia orientale del Feng Shui, che ha definito forme, colori, luci, materiale e orientamento della cantina. La naturale pendenza del suolo ha reso possibile, infatti, sviluppare la struttura su quattro livelli, che permettono una vinificazione “a caduta”, sfruttando unicamente la forza di gravità ed evitando qualsiasi danno meccanico agli acini. Le grandi vetrate, poste ai lati della struttura e il giallo delle pareti garantiscono un ambiente in cui si possa beneficiare della luce naturale dall’alba al tramonto, fonte di energia positiva. La “barriccaia” offre nuovi aspetti estetici, coniugati alla funzionalità. In primis il colore rosso che va a creare nuovamente un legame con quella terra oltre le mura. Al centro della stanza si trova poi una apertura sul suolo collegata direttamente al terreno attraverso delle sonde che servono per scaricare i campi elettromagnetici ed elettrostatici. La temperatura e l’umidità sono costantemente monitorate per permettere una perfetta maturazione nei legni. L’areazione naturale è, inoltre, garantita da un sistema di aperture collegate con l’esterno e con il bosco adiacente alla cantina. Il 4° piano e quello interrato sono dedicati all’invecchiamento dei vini. Dopo la fermentazione malolattica, i vini vengono assemblati e poi affinati in barrique per Caiarossa e Aria di Caiarossa; in botti di legno per Pergolaia. Dal 2016 la cantina fa parte del progetto “Toscana Wine Architecture”, che unisce 14 cantine Toscane, scelte per le loro particolarità architettoniche.   IL TEAM A Caiarossa, ogni membro del team, trasmette autentica energia, passione, cura e impegno nei confronti dello sviluppo del progetto. Emilio Mancini, General Manager Uno dei nostri obiettivi principali è coltivare una relazione positiva, più sostenibile e inclusiva tra la natura e l’uomo. Riserviamo alla cura del vigneto un’intensa e continua attenzione che si traduce in un capillare lavoro stagionale. Siamo in grado di mantenere questo alto livello qualitativo dedicando a ogni singolo ettaro le cure di una persona della nostra squadra operativa. Ogni persona che lavora all’interno di Caiarossa è al contempo parte integrante e anima del progetto che si riflette sul risultato finale di un vino autentico. Il gruppo tecnico è affiancato da consulenti di Bordeaux con i quali sono approfonditi gli aspetti essenziali della produzione di un vino, non solo come interpretazione del territorio, ma anche come espressione di uno stile incentrato su eleganza ed equilibrio.   I VINI Caiarossa (IGT Toscana Rosso) L’espressione più pura della complessità e della freschezza della Costa Toscana Un vino di spessore, di passione e dal carattere complesso, fine ed armonioso. Caiarossa si distingue dai classici vini Super Tuscan grazie all’eterogeneità dei suoi terreni e alla ricca selezione di varietà. Un blend unico di Cabernet Franc e Syrah con Cabernet Sauvignon, Merlot, Sangiovese, Grenache e Petit Verdot, invecchiato in barrique per almeno 14 mesi.   Ho assaggiato il 2021, un vino che in Toscana definirebbero citto, bambino. Quattro anni per un vino così, sono pochissimi e l’evoluzione che potrà assicurare è interessantissima. Il colore rubino evidenzia una piccola unghia ancora porpora: gioventù. I sentori però sono già caldi di frutta ampiamente matura che presto o tardi sarà cotta. Ciliegie, fragole e frutti di bosco svettano ma si imbevono di spezie come se fossero uno di quei decotti che bolle sul fuoco. Chiodi di garofano, cardamomo, anice stellato. Poi arrivano ad impreziosire ulteriormente il tabacco e il pellame, di quelli che ricordano le concerie sull’Arno. Ruoti il calice e la ciliegia torna a dare rotondità. Respiro tanta morbidezza alleviata da piacevole acerba freschezza. Come un bambino che dice al papà di essere grande e voler fare le cose da solo. Si sente però la vegetalità del sottobosco enfatizzata anche da un velo di balsamico. Complesso, armonico, vibrante. In bocca è l’importante trama tannica a dare il benvenuto. Poi c’è una fresca e secca espansione con quel senso di vegetale che parla di giovinezza. Quel bambino che si professava grande, ne deve fare di strada. Una punta di dolcezza rimane nel sottofondo a stupire e ad alternarsi con una sensazione di finale amarognolo che lo rende assolutamente intrigante. Sul lato destro della bocca avverto dolcezza; su quello sinistro, le durezze. Una alternanza pazzesca e incredibile. Il tannino ha ancora bisogno di ammorbidirsi ma nel mentre berremo un vino vivo, strutturato, perfettamente bilanciato, accattivante, vero. Un vino che restituisce sensazioni di possente e penetrante ampiezza con un senso di terra bagnata e legno affumicato che lasciano presagire attesa. Sapidità e persistenza rendono praticamente obbligatorio abbinarlo ad una pasta al ragù. Anche di cacciagione. Memorabile   Gli altri vini potrete scoprirli voi stessi. O magari seguendomi. Ivan Vellucci ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969  
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15 Aprile, 2025

DOC Maremma Toscana. A Vinitaly grandi riscontri da buyer e operatori di settore

  Vermentino e Ciliegiolo attraggono il pubblico, la Denominazione segna nel primo trimestre una crescita del 28% Il presidente del Consorzio Francesco Mazzei. Torniamo da Verona soddisfatti, i consumatori sono in cerca di novità e questo gioca a nostro favore. Siamo consapevoli della difficoltà di gestione, da parte delle nostre aziende, di un periodo storico veramente complicato a causa delle varie sfide globali – tra cui la questione dazi che ovviamente preoccupa non poco – ma si prova ad essere ottimisti e a guardare avanti; anche nel primo trimestre 2025 siamo una delle poche denominazioni toscane a registrare un dato positivo Dagli ultimi dati Avito la DOC Maremma Toscana, nel primo trimestre dell’anno, cresce infatti del 28%, dopo aver chiuso il 2024 con un +8%. Grande interesse – con centinaia di assaggi fatti in fiera – per la top ten 2025 del Vermentino Grand Prix che era per la prima volta in degustazione. Al di là della top ten – su cui erano puntati i riflettori – molto bene anche le altre etichette di questa tipologia e i Vermentino Superiore che stanno sempre più crescendo tra le proposte delle Aziende. Al banco consortile 80 vini di 46 diverse aziende hanno messo in scena una vasta panoramica della Denominazione. Presenti inoltre, con una propria postazione, una collettiva di produttori di nove aziende. Luca Pollini, Direttore Consorzio Vini della Maremma Toscana. È stato un buon Vinitaly, la fiera si conferma palcoscenico strategico, l’attenzione da parte degli operatori nei confronti della nostra Denominazione è molto alta. Inoltre il momento dedicato all’abbinamento del nostro Vermentino Superiore con il tortello maremmano è stato sold out ed è riuscito ad esaltare le caratteristiche di questi due straordinari prodotti del territorio maremmano Se i bianchi, trainati dalle ottime performance del Vermentino, stanno vivendo un momento particolarmente “felice” è anche vero che gli addetti ai lavori hanno espresso giudizi positivi anche per i rosati e per i rossi, cominciando con gli autoctoni Ciliegiolo, Alicante e Sangiovese, fino ai blend in stile Supertuscan e agli internazionali Cabernet Sauvignon, Cabernet franc, Merlot, Syrah e Petit Verdot, in purezza o in taglio bordolese. La Redazione        
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15 Aprile, 2025

Gesti, riti, sapori di primavera. La Sicilia di Ulisse conduce in Val di Noto

  Un viaggio tra tradizione e bellezza alla scoperta del Val di Noto con La Sicilia di Ulisse: dalle celebrazioni pasquali alle rappresentazioni classiche, passando per l’Infiorata di Noto… un’isola con un’inesauribile capacità di incantare!   La primavera nel Val di Noto si veste di suggestioni, unendo il fascino delle antiche tradizioni, tra fede e spettacolo, con la potenza del teatro classico e l’esplosione di colori nell’arte accattivante dell’Infiorata. Anche le celebrazioni pasquali regalano momenti di intensa spiritualità e folclore: processioni solenni attraversano le città barocche, coinvolgono fedeli e viaggiatori in un’esperienza emozionante, tra culti antichi e suggestioni dalla potenza evocativa. Con La Sicilia di Ulisse – il circuito che raccoglie 52 eccellenze tra ristoranti, pasticcerie storiche, hotel di charme e 21 cantine partner – i viaggiatori possono vivere un’esperienza autentica tra riti secolari e atmosfere dal sapore leggendario, resa ancora più coinvolgente grazie a un soggiorno di benessere, comfort e gusto.   Catania: il fascino della tradizione e della contemporaneità Catania a confine tra Val Demone e Val di Noto custodisce il suo prezioso centro storico che la lega a quest’area dove si trovano le altre città tardo barocche dichiarate Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Proprio nel cuore del capoluogo etneo, all’interno dello storico Palazzo San Demetrio, il Ristorante Coria degli chef Francesco Patti e Domenico Colonnetta offre una raffinata cucina con profondi richiami siciliani, in un ambiente moderno ed elegante scandito da più salette che si susseguono in linea con la storicità del luogo. Poco distante, l’esperienza gastronomica del Ristorante Sapio dello chef Alessandro Ingiulla si arricchisce con corsi di cucina, degustazioni di vino e cene all’interno della cantina, dove gli ospiti possono gustare piatti unici in un’atmosfera intima e suggestiva. Entrambi i ristoranti hanno una Stella Michelin. C’è un luogo in città dove l’architettura del presente e il lusso siciliano si intrecciano con il passato, creando un’atmosfera unica; è Bastiò Boutique Hotel. Le sue suite raccontano la storia viva di questi luoghi, tra eleganza, autenticità e raffinata accoglienza.   Noto: arte, cultura e alta cucina Proseguendo verso sud, si raggiunge Noto, dove la celebre Infiorata – in programma dal 16 al 20 maggio e quest’anno dedicata al tema della pace – trasforma la città in un museo a cielo aperto. Lungo Via Nicolaci, infatti, gli artisti realizzano tappeti floreali di incredibile bellezza; un’esplosione di colori e profumi che incanta visitatori da tutto il mondo. Lo stupore contraddistingue anche la filosofia di Marco Baglieri, chef del ristorante stellato Crocifisso, che rivisita la tradizione, lasciandosi ispirare dalle emozioni e dal ricordo, per regalare ai commensali un’esperienza indimenticabile. Ad accompagnare la proposta gourmet, una cantina di oltre quattrocento etichette. Con gli occhi ebbri di bellezza e di colori, ci si può rilassare presso Masseria della Volpe, un’antica tenuta restaurata immersa tra gli ulivi, che offre pacchetti benessere con degustazione di prodotti tipici, un’area spa e percorsi enogastronomici in un contesto di grande fascino. E poco fuori Noto, si può raggiungere la Cantina Feudo Maccari, situata in un antico palmento del 1900. Oltre alle degustazioni classiche, organizza anche eventi di musica jazz e abbinamenti enogastronomici, offrendo un’immersione nei sapori autentici del territorio.   Siracusa: tra teatro e mare Con l’arrivo di maggio, il Val di Noto si trasforma in un palcoscenico d’eccezione. A Siracusa, il Teatro Greco si anima con la stagione delle rappresentazioni classiche che prendono il via all’inizio del mese e si protraggono fino a luglio, offrendo agli spettatori il privilegio di assistere a tragedie e commedie nella stessa cornice che duemila anni fa ospitava il pubblico dell’antica Grecia. Un’occasione perfetta per un weekend primaverile dal sapore già estivo, tra cultura e bellezza senza tempo. Il Minareto, per esempio, offre un soggiorno di tre notti con attività immersive: uscita in SUP nella riserva marina del Plemmirio, con degustazione di vini siciliani al tramonto; lezione di yoga mattutina e laboratorio di ceramica nel pomeriggio; tour in barca verso Ortigia, visita al mercato locale e cooking class con pranzo. L’esperienza si può completare con una cena nel cuore di Ortigia, al Ristorante Don Camillo, che celebra quest’anno i 40 anni di attività. Lo chef Giovanni Guarneri propone un viaggio nei sapori con cinque percorsi di degustazione, tra cui “La Nostra Storia”, un omaggio ai piatti iconici del ristorante. Il tutto accompagnato dai vini della prestigiosa cantina curata da oltre vent’anni dal sommelier Vincenzo Amoruso. Tra le strette vie e il mare di Ortigia sorge anche il boutique hotel Palazzo Salomone, ospitato in un palazzo del Seicento dalla tipica facciata in pietra calcarea. Al suo interno si trova il ristorante stellato Cortile Spirito Santo, con un suggestivo cortile esterno adibito a lounge che si affaccia sulla Chiesa dello Spirito Santo, da cui il ristorante prende il nome. La cucina siciliana è protagonista del menù firmato dallo chef Giuseppe Torrisi.   Modica e Ragusa: tra barocco e cioccolato Val di Noto è anche sinonimo di Barocco per eccellenza e il periodo è eccezionale per una visita delle città patrimonio Unesco. Tra storia, arte e architettura, il viaggio si arricchisce con la scoperta di gusti e sapori. Tappa obbligatoria è Modica, conosciuta anche come città delle 100 chiese e rinomata nel mondo per il suo eccezionale cioccolato. Non a caso, qui si trova l’antica dolceria Bonajuto, l’unico laboratorio esperienziale di cioccolato “bean to bar” presente nel Sud Italia. I visitatori possono partecipare a tour guidati del “Fattojo”, scoprendo l’intero ciclo di lavorazione dalla fava di cacao alla tavoletta, concludendo con una degustazione di prodotti tipici della tradizione modicana. Sempre a Modica, il Ristorante Lorenzo Ruta offre un’esperienza gastronomica raffinata e innovativa. Lo chef Lorenzo Ruta propone una cucina che valorizza la tradizione siciliana con un tocco moderno, con piatti che esaltano le materie prime del territorio in un ambiente elegante e accogliente. Nel cuore del centro storico della Città della Contea c’è Radici, l’osteria contemporanea dello chef Accursio Craparo. Una cucina di cuore, essenziale e dalla forte tradizione siciliana in un luogo elegante nel salotto buono della città tra palazzi barocchi e il duomo di San Pietro. A Ragusa Ibla, la Locanda Don Serafino offre un pacchetto pasquale per un’esperienza unica, fatta di profumi, sapori e accoglienza esclusiva: soggiorno in Boutique Hotel; menu degustazione con una proposta gastronomica stellata a cura dello chef Vincenzo Candiano; esplorazione di Ragusa Ibla, passeggiando tra le strade barocche. Sempre a Ragusa, anche Villa Carlotta è l’hotel ideale per chi cerca pace e relax. Immerso in un elegante parco di 12.000 mq con piscina e affacciato sui Monti Iblei, è un’oasi di tranquillità avvolta dai profumi del Mediterraneo. Spostandosi invece verso la costa, il Ristorante Votavota a Marina di Ragusa, stella Michelin, stupisce dapprima gli ospiti per la sua vetrata affacciata sul mare e la cucina a vista per poi conquistarli definitivamente con lo “Spaghettone affumicato burro e alici”, un piatto ormai iconico dello chef Giuseppe Causarano, da gustare prima di lasciarsi inebriare da un dessert del pastry chef Antonio Colombo.   Esperienze tra vigne e natura Lasciandosi alle spalle la costa, si entra nel cuore della produzione vinicola siciliana. L’azienda Casa Grazia, situata in un territorio incontaminato tra uliveti e vigneti nella Riserva Naturale del Lago Biviere, offre wine experience con visite guidate nella tenuta e tasting di vini e olii biologici di propria produzione. Poco lontano, la storica tenuta Principi di Butera propone invece lezioni di cucina siciliana, permettendo agli ospiti di scoprire i segreti della gastronomia locale e degustare i piatti preparati in abbinamento ai vini della tenuta. Infine, per una fuga romantica, Feudi del Pisciotto propone il pacchetto “Love Priority”, con soggiorno in Junior Suite con jacuzzi, check-in privato, minibar gratuito, accesso esclusivo all’area wellness, aperitivo in camera, cena a quattro portate e colazione in camera. È inoltre disponibile una visita guidata del Palmento e della nuova cantina. Dalla maestosità della cultura barocca di Catania, Noto e Ragusa alla teatralità classica di Siracusa, fino alle eccellenze enogastronomiche della Sicilia sud-orientale, La Sicilia di Ulisse offre un viaggio unico tra arte, storia e sapori nel cuore del Val di Noto. Ogni tappa è un’esperienza autentica tra passato e presente, per immergersi nella bellezza senza tempo di questa terra straordinaria.   Per scoprire tutte le strutture de La Sicilia di Ulisse è possibile consultare il portale online di La Sicilia di Ulisse, per prenotare le migliori esperienze tra hotel, ristoranti, cantine e molto altro. www.lasiciliadiulisse.it   Tutte le strutture de La Sicilia di Ulisse in Val di Noto Hotel e ristoranti: Ristorante Coria https://www.ristorantecoria.it/ Sapio Restaurant https://www.sapiorestaurant.it/ Ristorante Crocifisso https://ristorantecrocifisso.it/ Masseria della Volpe https://www.masseriadellavolpe.it/it/ Minareto https://www.minareto.com/ Ristorante Don Camillo https://www.ristorantedoncamillosiracusa.it/ Lorenzo Ruta Ristorante https://lorenzorutaristorante.it/ Radici https://www.accursioradici.it Locanda Don Serafino https://www.locandadonserafino.it/ Ristorante Votavota https://www.votavota.it/ Feudi del Pisciotto Wine Relais https://www.feudidelpisciotto.it/ Hotel Villa Carlotta https://www.villacarlottahotel.com/it/ Palazzo Salomone https://www.palazzosalomone.com Cortile Spirito Santo https://www.cortilespiritosanto.com Hotel Bastiò Suites https://www.bastiosuites.it   Cantine:
Feudo Maccari https://www.feudomaccari.it/ Azienda Vitivinicola Casa Grazia https://casagrazia.com/it/ Principi di Butera https://www.principidibutera.it/ Planeta, Buonivini https://www.planeta.it/territori/noto/   Pasticcerie: Antica Dolceria Bonajuto https://www.bonajuto.it/   La Redazione
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15 Aprile, 2025

Merseguera. Simbolo di resilienza e tradizione

  Merseguera chi? Ma chi poteva raccontarvi lo sconosciuto vitigno spagnolo se non il sottoscritto? Quelle curiose esplorazioni, nasce proprio per stuzzicare la vostra curiosità. Oggi scopriamo insieme un vitigno quasi sconosciuto ma simbolo di resilienza, a noi piace essere resilienti. Accumminciamm’ (Cit. Napoletana per dire “Iniziamo”). Il vitigno Merseguera ha una storia affascinante che si intreccia con le tradizioni vinicole della Spagna orientale. Questa varietà di uva bianca è originaria della regione mediterranea, in particolare della Comunità Valenciana, dove è conosciuta anche con nomi come Verdosilla o Exquitsagos. La sua coltivazione si estende anche ad altre regioni spagnole, come Murcia, Castilla-La Mancha e persino alcune aree della Catalogna, come Tarragona e il Penedès. Il Merseguera è stata storicamente apprezzata per la sua resistenza a condizioni climatiche difficili, come la siccità, rendendola ideale per le regioni con precipitazioni limitate. Tuttavia, per molti anni è stata sottovalutata e persino trascurata da alcuni viticoltori, portando a una riduzione delle superfici coltivate. Nonostante ciò, la varietà ha mantenuto un ruolo importante nella produzione di vini bianchi freschi e giovani, grazie alla sua capacità di adattarsi a diversi tipi di terreno e al suo ciclo di maturazione tardivo. Oggi, il Merseguera è considerato un tesoro nascosto della viticoltura spagnola, con un potenziale ancora da esplorare. Alcuni produttori stanno riscoprendo questa varietà, valorizzandola in blend o in vini monovarietali che esprimono le sue caratteristiche uniche, come la freschezza e le note di frutta delicata. Sei curioso di sapere di più su come viene utilizzata oggi o sui vini prodotti con questa varietà? Continua a leggere. Il Merseguera è una varietà di uva bianca originaria della Spagna, particolarmente diffusa nelle regioni di Alicante, Jumilla e Valencia. Noto per la sua capacità di adattarsi a climi caldi e secchi, cresce efficacemente anche in terreni poveri. Nonostante la sua resistenza e produttività, il Merseguera è meno conosciuto rispetto ad altre varietà di uva bianca. Produce vini di colore giallo paglierino, spesso con riflessi brillanti. Al palato, i vini ottenuti da questa varietà si distinguono per la loro freschezza e leggerezza, con note aromatiche che richiamano frutti a polpa bianca, limone, finocchio e mandorla. Tuttavia, il Merseguera è generalmente considerato meno caratteristico rispetto ad altre varietà, motivo per cui viene spesso utilizzato in blend piuttosto che in vini monovarietali. Grazie alla sua acidità moderata e al corpo leggero si abbina perfettamente a piatti di pesce, frutti di mare e primi piatti a base di riso o pasta. È ideale anche per accompagnare piatti mediterranei come la paella o sardine grigliate. Nonostante la sua bassa acidità e il profilo aromatico delicato, il Merseguera è apprezzato per le sue qualità viticole, che lo rendono una scelta affidabile per i viticoltori in regioni con condizioni climatiche difficili. Inoltre, i vini prodotti con questa varietà sono raramente esportati, rendendoli una scoperta interessante per chi visita la costa mediterranea spagnola. Se sei mai stato in Spagna o hai mai avuto l’occasione di assaggiare un vino a base di Merseguera, sarebbe interessante sapere cosa ne pensi! I vini prodotti con il Merseguera, grazia al loro profilo fresco e leggero, si prestano a una varietà di abbinamenti gastronomici, soprattutto con piatti mediterranei. Ecco alcune idee per esaltare al meglio le loro caratteristiche: Pesce e frutti di mare: Ideali con pesce bianco alla griglia, calamari fritti o gamberi al vapore. La freschezza del vino bilancia perfettamente la delicatezza del pesce. Piatti a base di riso: Perfetti con una paella valenciana o un risotto ai frutti di mare, dove il vino accompagna senza sovrastare i sapori. Verdure grigliate o al forno: Zucchine, melanzane e peperoni grigliati si sposano bene con la leggerezza del Merseguera. Formaggi freschi: Ottimo con formaggi come la ricotta o il caprino, che ne esaltano la freschezza. Piatti leggeri di pasta: Come spaghetti alle vongole o pasta con verdure di stagione. Questi abbinamenti mettono in risalto la versatilità del Merseguera, rendendolo un compagno ideale per pasti semplici ma gustosi. Diverse le denominazioni di origine (DO) spagnole che lo vedono protagonista o comprimario: Valencia DO: Qui si concentra circa il 70% della coltivazione di Merseguera in Spagna. Alicante DO: Un’altra regione importante per la produzione di vini con questo vitigno. Jumilla DO: Conosciuta per i suoi vini robusti, include anche il Merseguera tra le varietà coltivate. Utiel-Requena DO: Una denominazione che valorizza diverse varietà autoctone, tra cui il Merseguera. Queste regioni, situate nella Spagna orientale, offrono il clima mediterraneo ideale per la sua coltivazione, che si adatta bene a terreni poveri e condizioni climatiche calde e secche. Le differenti denominazioni offrono caratteristiche poi diverse. Vediamole insieme! Valencia DO: Questa regione produce una vasta gamma di vini, tra cui bianchi freschi e aromatici, rossi corposi e rosati fruttati. I vini bianchi spesso presentano note di agrumi e fiori, mentre i rossi sono intensi e strutturati, con aromi di frutta matura e spezie. Alicante DO: Conosciuta per il suo vino dolce tradizionale, il Fondillón, Alicante offre anche rossi robusti e bianchi eleganti. I vini rossi sono spesso ricchi e complessi, con note di frutti rossi e cioccolato, mentre i bianchi tendono ad essere freschi e minerali. Jumilla DO: Questa DO è famosa per i suoi vini rossi, principalmente prodotti con il vitigno Monastrell. I vini di Jumilla sono intensi, con aromi di frutta nera, spezie e un tocco di mineralità. Sono ideali per chi cerca vini potenti e ben strutturati. Utiel-Requena DO: Situata nella provincia di Valencia, questa DO è nota per i suoi vini rossi e rosati, spesso prodotti con il vitigno Bobal. I rossi sono fruttati, con aromi di ciliegia, violetta e cioccolato, mentre i rosati sono freschi e vivaci1. Meraviglioso come le diverse regioni offrano una tale varietà di stili e sapori da rendere unici gli abbinamenti dei diversi vini. Dunque, Il Merseguera è un vitigno che, nonostante il suo profilo meno conosciuto, riveste un ruolo interessante nel panorama vinicolo spagnolo. La sua capacità di adattarsi a climi difficili e terreni aridi lo rende una risorsa preziosa per le regioni mediterranee come Valencia e Alicante. I vini che si ottengono da questa varietà si distinguono per la loro freschezza, leggerezza e versatilità, ideali per accompagnare la cucina mediterranea e per essere gustati in un contesto informale. Sebbene sia spesso impiegato in blend, negli ultimi anni sta guadagnando attenzione come varietà monovitigno, grazie a produttori che ne stanno riscoprendo il potenziale e valorizzando le sue qualità intrinseche. La riscoperta di questo vitigno autoctono rappresenta anche un’opportunità per preservare e celebrare la diversità della viticoltura spagnola. Mi piace pensare che il Merseguera sia un tale simbolo di resilienza e tradizione che merita un posto d’onore tra le varietà di uva bianca. Se non hai ancora avuto modo di provarlo, potrebbe essere un’esperienza interessante per scoprire un lato meno noto della produzione vinicola spagnola. Bodegas Volver, lo produce in monvarietale, con una bottiglia dall’etichetta davvero elegante dal nome “Madame Merseguera”. Spero che il mio articolo abbia suscitato un po’ di curiosità in voi lettori e vi spinga a provare questa varietà davvero intrigante. Un saluto “statev buon” (cit. Napoletana per dire arrivederci).   Giovanni Scapolatiello
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14 Aprile, 2025

Vini Alto Adige. Un Vinitaly da incorniciare

  La DOC Alto Adige ha celebrato in fiera i suoi primi 50 Anni   I nuovi progetti legati alla zonazione e all’enoturismo sono stati protagonisti assoluti, assieme ai grandi vini presentati dai produttori   A cinquant’anni dall’istituzione della Denominazione di Origine Controllata DOC Alto Adige, il Consorzio Vini Alto Adige ha celebrato questo importante traguardo alla 57° edizione di Vinitaly ripercorrendo la storia, l’evoluzione e il futuro di uno dei territori vinicoli più distintivi d’Italia. Molto soddisfatti i novanta produttori altoatesini che hanno partecipato alla fiera, il pubblico si è dimostrato ancora una volta estremamente interessato ai vini del territorio, tutta la zona dedicata all’Alto Adige, per quattro giorni, ha visto un’affluenza molto importante. Andreas Kofler, presidente del Consorzio Vini Alto Adige. Per i nostri produttori e per il Consorzio, Vinitaly è sicuramente la vetrina più strategica per l’Italia e, in generale, è luogo di incontro per tutti coloro che sono interessati ai vini italiani nel mondo: è stata una bella edizione che ci ha visti protagonisti con i primi 50 anni della nostra Denominazione Proprio il decreto del 14 aprile 1975 ha segnato una svolta per l’enologia altoatesina, ponendo le basi per un percorso orientato alla qualità e alla valorizzazione del territorio, di questo si è parlato in fiera durante l’evento organizzato dal Consorzio in collaborazione con IDM Alto Adige. La DOC Alto Adige è il frutto di una lunga storia fatta di scelte coraggiose, di pionieri illuminati e di un cambio di paradigma radicale. In questi 50 anni, il nostro territorio ha saputo evolversi puntando sulla qualità, sulla sostenibilità e sulla varietà Dalla coltivazione intensiva degli anni ’70 al modello odierno, in cui la qualità prevale sulla quantità, il comparto ha vissuto un’autentica rivoluzione. La Schiava, un tempo regina incontrastata, ha oggi lasciato spazio a una produzione più ampia e variegata, con vitigni bianchi che coprono circa due terzi delle superfici vitate. Scegliere il vitigno più adatto in base alla specificità del terreno è stata la chiave della svolta qualitativa. Oggi contiamo circa 20 varietà che prosperano nel nostro microclima unico. Durante l’evento è stato dedicato un momento anche al Consorzio, fondato nel 2007. Il direttore Eduard Bernhart ne ha illustrato le attività e gli obiettivi, soffermandosi sulla recente pubblicazione del manuale “Vino in Alto Adige – Storia e presente di un territorio vinicolo unico”, l’opera editoriale – voluta proprio dal Consorzio e disponibile in tutte le migliori librerie ed online – che raccoglie studi e riflessioni di 40 autori, pensata per valorizzare 2.500 anni di storia enologica altoatesina. Oggi la maggior parte degli attori più importanti del panorama enologico altoatesino fa parte del Consorzio. Questo ci consente non solo di promuovere con forza e coerenza il marchio Alto Adige sui mercati internazionali, ma anche di offrire un supporto concreto – di marketing, legale, operativo e anche formativo – ai nostri membri. Con grande impegno e spirito di collaborazione, continuiamo a dare impulso al futuro del vino altoatesino, valorizzandone l’identità e sostenendone la crescita A rafforzare la vocazione territoriale della DOC è il recente progetto di zonazione, ufficializzato nell’ottobre 2024, che ha portato al riconoscimento di 86 unità geografiche aggiuntive (UGA). A parlarne è stato il vicepresidente del Consorzio, Martin Foradori, sottolineando come la zonazione rappresenti un ulteriore passo verso la valorizzazione della diversità microterritoriale della regione. Con la zonazione si vuole portare in bottiglia l’anima di ogni singolo territorio, rendendo riconoscibili nel calice le caratteristiche uniche di suolo, microclima, esposizione e altitudine. Per questo è stato creato anche un pittogramma riportato sull’etichetta, per aiutare il consumatore a orientarsi e scoprire la ricchezza del territorio. C’è chi sostiene che con la zonazione ci siamo complicati la vita, rendendo più difficile la scelta dei vini per i consumatori finali. Al contrario, abbiamo dato un valore aggiunto inestimabile al nostro territorio, valorizzato i nostri vigneti e, grazie alla selezione dei vitigni ideali e a una resa più bassa, posto le basi per un ulteriore salto di qualità dei nostri vini. Lo sguardo al futuro si estende anche al turismo del vino. Thomas Fill, Direttore Agrar IDM Alto Adige, ha presentato in anteprima la Wine&Bike Alto Adige Collection, un progetto realizzato in sinergia con il Consorzio, che unisce ciclismo ed enologia. Otto tour tematici, più di 100 cantine coinvolte, degustazioni, esperienze tra i vigneti e percorsi personalizzati consultabili tramite l’app Komoot. Vivere l’Alto Adige in bicicletta significa immergersi nella sua diversità: pedalando tra vigne, cantine e paesaggi unici, è possibile cogliere l’essenza autentica dei nostri vini. I nuovi tour hanno ognuno un tema particolare ed il turista può scegliere quello che preferisce: Vino & architettura lungo la Strada del Vino dell’Alto Adige; Tour del Pinot Bianco nell’Oltradige: da Caldaro ad Appiano; Sulle tracce di un grande classico dell’Alto Adige: le colline di Santa Maddalena; Dal Gewürztraminer al Pinot Nero: lungo la Strada del Vino dell’Alto Adige; Fascino mediterraneo: tra i vigneti della conca di Merano; La zona vinicola più settentrionale a sud delle Alpi: un tour in Valle Isarco; Un itinerario circolare in Val Venosta: aspra, secca, spettacolare; Castelli, vigneti e cantine prestigiose: lungo la Valle dell’Adige tra Bolzano e Merano. Dall’applicazione Koomot si può attualmente accedere alla Wine&Bike Collection e scegliere il percorso che si preferisce e nei prossimi mesi l’offerta si arricchirà di altre interessanti proposte. Allo stand riflettori puntati anche su una bicicletta – opera d’arte – realizzata per l’occasione dalla storica e rinomata Officina Dario Pegoretti di Verona con cui il Consorzio collabora per la promozione della nuova Bike&Wine Collection. Cristina Wuerdig Pegoretti, CEO dell’Officina ha spiegato che: Le Alpi, il paesaggio montano ed un contesto climatico difficile fanno crescere persone abituate ad affrontare le sfide del territorio. Ma proprio in questi territori nascono idee e prodotti unici che hanno uno spirito speciale. Le biciclette Dario Pegoretti hanno le loro radici in montagna proprio come i vini Alto Adige e forse questo è il motivo che ci ha fatto incontrare. Ogni vino è unico ed irripetibile proprio come ogni nostro telaio.  L’anniversario della DOC non è stato solo una celebrazione, ma un’occasione per riaffermare quindi proprio a Vinitaly l’impegno per una viticoltura sempre più consapevole, identitaria e capace di affrontare – con nuovi progetti – le sfide globali del settore.   La Redazione
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Consorzio Barbera d'Asti e vini del Monferrato. Un calendario ricco di eventi per il mese di Aprile Arrow Right Top Bg

14 Aprile, 2025

Consorzio Barbera d'Asti e vini del Monferrato. Un calendario ricco di eventi per il mese di Aprile

 “UN VINO, UN TERRITORIO” EVENTO DEDICATO ALLA VALORIZZAZIONE DELLA BARBERA D’ASTI SUPERIORE COLLI ASTIANI  E LA QUINTA EDIZIONE DI “ALBAROSSA IN TAVOLA” Sabato 12 aprile 2025, presso il suggestivo Salone del Mercato di Montegrosso d’Asti, si terrà la prima edizione dell’evento “Un vino, un territorio”. Organizzato dall’Associazione Produttori COLLI ASTIANI con l’obiettivo di promuovere e valorizzare il territorio di produzione della Barbera d’Asti docg Superiore sottozona Colli Astiani, che fa riferimento ai Comuni di Mongardino, Vigliano, Montegrosso, Montaldo Scarampi, Rocca d’Arazzo, Azzano, Isola e le frazioni di Asti di San Marzanotto e Montemarzo. Il Presidente del Consorzio Vitaliano Maccario. Le nostre iniziative si fanno voce di un territorio che ha saputo costruire nel tempo un modello di eccellenza riconosciuto a livello internazionale, unendo il rispetto per le radici alla capacità di guardare oltre i confini. Rappresentando tredici denominazioni d’eccellenza, il Consorzio non è solo custode di una straordinaria eredità vitivinicola, ma un interprete della sua evoluzione, un promotore di sostenibilità, qualità e autenticità. Durante l’evento i visitatori potranno immergersi nella cultura e nelle tradizioni che rendono unica la produzione di questa denominazione. Il ricco programma prevede una conferenza stampa di presentazione a cui seguirà una degustazione, una masterclass guidata per la quale è richiesta la prenotazione e una cena tipica con le eccellenze piemontesi. Un’occasione unica per scoprire, attraverso i banchi d’assaggio allestiti dai produttori, la Barbera d’Asti superiore sottozona Colli Astiani. L’evento, che vede la partecipazione dei produttori, rappresenta un’opportunità unica per raccontare questo straordinario territorio e il legame che unisce vino e turismo, offrendo ai partecipanti un’esperienza enogastronomica e culturale indimenticabile. Inoltre, il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, in collaborazione con la città di Torino, è lieto di annunciare l’avvio, a partire dal 20 aprile e per la durata di un mese, della quinta di: “Albarossa in Tavola”, . L’attività promossa dal Consorzio ha l’obiettivo di creare un legame diretto tra produttori e ristoratori. “Albarossa in Tavola” offrirà l’opportunità di degustare il vitigno Albarossa in una quarantina di ristoranti di Torino e nel territorio del Monferrato, attraverso un’esperienza enogastronomica unica. I commensali potranno gustare un piatto appositamente pensato, da ogni singolo ristoratore, per lo speciale evento e abbinato a un calice di Albarossa, del produttore presente in quello specifico ristorante, esplorando nuove armonie di sapori ed esaltando le straordinarie peculiarità di questo vitigno. Sarà inoltre possibile, nei ristoranti aderenti all’iniziativa, consultare materiale informativo sul vitigno autoctono a bacca nera da cui prende il nome: nato nel 1938 ad opera di Giovanni Dalmasso – uno tra i padri dell’ampelografia italiana incrociando Barbera e Nebbiolo, ha saputo conquistare una vasta platea di estimatori non solo sul mercato interno ma anche su quello internazionale. L’iniziativa punta a promuovere il vino Piemonte DOC Albarossa, ma rappresenta anche un’occasione per rafforzare le relazioni tra i produttori e i ristoranti, valorizzando la collaborazione tra il mondo enologico e quello della ristorazione. Albarossa a Tavola è un’occasione unica per celebrare un vitigno straordinario, che racconta la storia di un vitigno risultato dell’incrocio tra Barbera e Nebbiolo di Dronero e sperimentato dal Professor Giovanni Dalmasso nel 1938. Un vino che rappresenta  l’identità del Piemonte. Attraverso gli abbinamenti gastronomici, vogliamo esaltare la sua eleganza e complessità, dimostrando come possa accompagnare perfettamente la nostra tradizione culinaria. Questo evento è un viaggio sensoriale che unisce territorio, passione e convivialità. Attraverso questi eventi di promozione, il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato ribadisce il suo impegno nel promuovere le denominazioni che rappresentano il cuore pulsante di un territorio unico, unendo alla tutela delle tradizioni un forte impulso alla divulgazione.   La Redazione
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14 Aprile, 2025

Le streghe ubriache. Vino e piatti che stregano

Siamo nella bella Frascati, terra di vino e di abbuffate memorabili e qui attirato forse dalla magia scopro un ristorante che prima di entrare accende mille suggestioni. Qui, tra vicoli dal fascino retrò e calici sempre pieni, si nasconde un luogo che ha capito tutto della vita: Le streghe ubriache. Sulla porta ad accogliermi c’è Gianluca un ragazzone simpaticissimo che mi abbraccia e mi invita a scoprire quello che è diventato il suo mondo. Mi avverte: la dieta si dimentica all’ingresso e la felicità si misura in bocconi. Se pensate che le streghe esistano solo nelle favole, è perché non siete mai stati qui, un ristorante covo di magia gastronomica nel cuore di Frascati. Entrando in questa “grotta” mi lascio suggestionare dagli affreschi sulle pareti e dagli arredi. Gianluca mi racconta che qui da piccolo veniva a giocare, era una cantina piena di botti con l’odore acre del vino e nella parte buia il proprietario, gli diceva che c’erano le streghe. E quelle streghe che lo incuriosivano da piccolo forse già ubriache all’epoca sono diventate le Streghe ubriache di oggi. Mi mostra ogni parte di questo locale davvero suggestivo ed entriamo in una vera grotta, con le pareti di pietra viva e poi come non esser colpito da una bellissima saletta con divanetto e bigliardino. In cucina i calderoni non ribollono di pozioni, ma di piatti realizzati con cuore, tecnica e un pizzico di sana follia. E il vino ovviamente scorre come in un ballo di samba e rock en roll. Sono qui per la mia cena degustazione, il che significa solo una cosa: mangiare fino a vedere gli spiriti. Pronti? Io prontissimo per farmi stregare da Gianluca diventato cuoco e chef ai fornelli con nonna ciociara e nonna modenese dalle quali ha imparato l’arte della buona cucina. Si parte con un bel cestino di pane al curcuma e con i sette cereali fatto da Gianluca tutti i giorni, davvero buonissimo e a seguire arriva un bel trittico. Pane e lardo di maiali ciociari – il riscaldamento perfetto. Il lardo si scioglie sul pane caldo, lasciando solo un vago senso di colpa che dura circa tre secondi. La terra della ciociara è presente come non mai e il lardo diventa un ricordo presente nella tua memoria e che non puoi dimenticare. Il pane? Rustico, fragrante, con la crosta spessa e la mollica giusta per accogliere il condimento. Sicuramente il primo boccone sarà difficile da dimenticare. Il lardo? Viene da maiali ciociari e si sente. È profumato, scioglievole, quasi irriverente nella sua untuosità perfetta. Fuso con il calore del pano è prefetto. In bocca un’esplosione di sapore tra dolcezza, sapidità e quella nota aromatica che sa di erbe e spezie ben dosate. Due ingredienti, nessuna magia, ma il piacere anche nelle cose semplici diventa vero gusto. Bruschette di polenta grigliata – croccanti fuori, morbide dentro, pronte ad accogliere il resto della festa e non finisce qui. Broccoletti ripassati e crema di pecorino, amaro e sapido che ballano insieme, un’accoppiata da manuale. E non possono mancare le spuntature al sugo perché la vera felicità si misura in quanto il sugo ti rimane sulle dita dopo aver ripulito l’osso.   Ovviamente Gianluca si siede accanto a me e con me beve: un bel calice di Topho della mia amica Sara di Borgo del Cedro. Profumato, minerale fresco. Sparisce nel giro di pochi minuti, ma tanto il vino qui è come le magie: sempre pronto a riapparire. Dopo questo inizio alla “sbraniamo il tavolo” arriva un piatto elegante, ma strepitoso. Lo speck di anatra ciociara, mai sentito e mai visto. Un piccolo colpo di classe che Gianluca segna a porta vuota. Affumicatura delicata, sapidità controllata, grasso che avvolge il palato. Sicuramente un piatto che sa raccontare il territorio meglio di mille parole. Al primo morso capisco subito che questa non è semplice carne stagionata ma un manifesto di gusto. Il primo impatto è tutto sul profumo: sentori affumicati decisi ma non invadenti, un’aromaticità elegante che promette bene. Al primo morso posso gioire con una carne morbida, ben venata di grasso, saporita senza essere eccessiva. C’è la dolcezza naturale dell’anatra, il sale giusto a esaltarla e quella nota affumicata che arriva alla fine che avvolge e chiude il boccone. Uno speck che non scimmiotta il maiale, ma gioca la sua partita con orgoglio, dimostrando che la tradizione può anche avere un’anima diversa. Assaporato con un buon bicchiere di Topho diventa eccezionale, applausi a Gianluca per averlo scoperto e gentilmente concesso. E poi non può mancare un’ottima selezione di pecorini: Primo sale, fresco, lattiginoso e delicato, semi stagionato, l’equilibrio perfetto tra dolcezza e carattere, 18mesi sapido, intenso, che si sposa alla perfezione con il vino e uno sguardo perso nel vuoto per la pura gioia gustativa e per finire il cremoso un pecorino molto morbido accompagnato da albicocca e mostarda di frutta fatta da Gianluca. Sento un leggero tambureggiare in cucina, i calderoni scoppiettano e Gianluca mi serve un piatto della tradizione che ha saputo reinventare mescolando la tradizione con un guizzo di follia ben studiata. La gricia con pera coscia, pecorino 18 mesi e guanciale stagionato. Un piatto che non ha bisogno di presentazioni, solo di una bella forchetta e della giusta dose di rispetto. Sapidità, dolcezza, croccantezza del guanciale e quella pera che sorprende: tutto funziona, tutto convince. La pera è quel tocco dello chef che aggiunge freschezza e spezza la potenza del piatto senza snaturarlo. Gli ingredienti sicuramente la fanno da padrona: il guanciale croccante e saporitissimo che sprigiona tutto il suo grasso sacro e intoccabile, il pecorino 18 mesi è intenso e deciso, di quelli che non si fanno mettere in ombra. E la pera coscia sicuramente è l’elemento che non ti aspetti di trovare in un piatto simile che sa spezzare la sapidità con la sua dolcezza. Un piatto che merita di alzarmi perché ha saputo giocare con il contrasto senza forzature, la grigia diventa sicuramente più elegante ma senza perdere la sua anima romana. Il vino sicuramente aiuta a finire il piatto perché non finirlo sarebbe una grande offesa. Siamo al secondo calice di Topho, il cameriere chiede se ne voglio ancora. Ovvio, mica si può mangiare così senza un’adeguata idratazione. Se la grigia è stato quel colpo di genio di Gianluca, quel colpo di scena che ha illuminato il tavolo, quello che arriva adesso merita rispetto. La guancetta di manzo cotta nel Cesanese di Villa Simone, mi alzo in piedi e applaudo a Gianluca. Tenera, succulenta, con una riduzione di vino che sa di domeniche in famiglia e lunghe cotture lente. Accompagnata da verdure alla francese con una cottura perfetta, sapori delicati che bilanciano il piatto e le immancabili patate. Cosa sarebbe una guancetta senza un letto morbido e cremoso su cui adagiarsi? Ultimo calice di Topho, che scende con facilità di un incantesimo ben riuscito. Le Streghe Ubriache non è solo un ristorante, ma una vera esperienza, per gli occhi e per la tua pancia. Una cucina che affonda le radici nella tradizione, ma con squarci creativi che rendono ogni piatto intrigante. Porzioni abbondanti, materie prime scelte con cura, vini che accompagnano il tutto con eleganza. Ovviamente se ci venite fatelo a stomaco vuoto perché qui si mangia sul serio. Qui se pensi di gustare pozioni magiche, ti sbagli, ma i piatti stregano sul serio. Si entra con la fame e si esce con la cintura allentata e la consapevolezza che la dieta può aspettare un altro paio di giorni. Dimenticate l’idea dell’assaggino, le porzioni sono quelle che ti fanno pensare ce la faccio al primo boccone e domani forse salto la prima colazione. Se non ci siete mai stati, rimediate. Se ci siete stati, tornate. Se non avete fame, aspettate, leggete il menù e cambierete idea.     Roberto Silvio De Pascale Mi trovi su Instagram come unpuglieseinterrapontina Il buon vivere  
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