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31 Marzo, 2025
Arnaldo Caprai. Il Re del Sagrantino
Se c’è un nome che ha scritto e continua a scrivere la storia del Sagrantino di Montefalco, quello è Arnaldo Caprai. Da oltre cinquant’anni, questa cantina è il punto di riferimento per chi vuole capire davvero cosa significhi fare vino in Umbria: rispetto per la terra, innovazione senza compromessi e una visione che guarda sempre avanti, senza mai dimenticare le radici. Ma qui non si parla di finzione: si parla di vino, quello vero, quello con carattere, storia e un pizzico di sana arroganza. Perché diciamocelo, il Sagrantino non è un vino per tutti. Loro producono vino nella DOCG di Montefalco dal 1971.
Il Sagrantino è un vino potente, tannico, austero con una personalità che non accetta compromessi. E oggi grazie a Chiara, in questa bellissima cantina che appena arrivato si è presentata con la sua maestosità scoprirò il magico mondo di Arnaldo Caprai, dove il sagrantino ha i suoi natali.
La cantina Arnaldo Caprai ha il merito di aver elevato a icona dell’enologia umbra questo vino che non vedo l’ora di scoprire.
Dal 1971 il loro obiettivo è rimasto costante nel tempo: realizzare una produzione di qualità attraverso un approccio meticoloso che combini la ricerca e la sperimentazione di nuove tecniche agronomiche ed enologiche con il rispetto della cultura e della tradizione del territorio.
La loro storia inizia nel 1971, quando Arnaldo Caprai, già imprenditore umbro nel settore tessile investito nel 2002 del titolo di Cavaliere del Lavoro per Meriti in Agricoltura, con il pallino per il vino, acquista quarantadue ettari a Montefalco, di cui quattro già vitati nella Tenuta Val Di Maggio, per realizzare il sogno di condurre un’azienda agricola per la produzione di vino.
Un azzardo? Forse. Un colpo di genio? Decisamente si. Ma è con l’arrivo del figlio nel 1986, Marco Caprai, che l’azienda prende il volo: ricerca, sperimentazione e una visione chiara trasformano il Sagrantino in un fenomeno planetario. Il suo arrivo segna il punto di svolta nella storia vitini cola del territorio umbro. Il sagrantino da vino per pochi ettari a must-have per gli amanti dei rossi intensi. E Montefalco, piccolo borgo umbro, diventa l’ombelico del mondo vinicolo.
La visione di Marco lo induce ad avviare collaborazioni con professionisti del settore e Istituti di Ricerca in campo sia agronomico che enologico.
Grazie ai frutti di questa attività di ricerca, agli inizi degli anni Novanta il Montefalco Sagrantino DOCG “25 Anni” dell’azienda conquista la critica di tutto il mondo, accendendo i riflettori su una zona vitivinicola italiana fino ad allora poco nota. Il vino dei 25 anni che ho avuto il piacere di bere è un vino che celebra il quarto di secolo dell’azienda. E’ il sagrantino che ha imparato le buone maniere, senza perdere il suo carattere ribelle.
Oggi Arnaldo Caprai è un’azienda con 160 ettari di vigneto dislocati in tutti i quattro punti cardinali dell’area della DOCG Montefalco dove, oltre a coltivare i vitigni autoctoni umbri Sagrantino e Grechetto, con la stessa passione, competenza e visione, coltivano altre varietà tra tipiche e internazionali, quali il Sangiovese, il Merlot, il Pinot Nero, lo Chardonnay e il Sauvignon, per la produzione di vini di qualità.
Nel 1987 la collaborazione con l’Istituto di Coltivazioni Arboree della Facoltà di Agraria dell’Università di Milano ha avviato, per la prima volta nella storia, una ricerca sulla selezione clonale del Sagrantino e sull’applicazione di moderne tecniche agronomiche nella gestione dei vigneti.
Gli anni 1992 e 1993 sono stati caratterizzati dalla ricerca nell’area DOCG delle “piante madri” appartenenti al Sagrantino. La ricerca si è svolta soprattutto in vecchi impianti destinati ad uso familiare, talvolta abbandonati. Con questa attività abbiamo recuperato la variabilità naturale del vitigno.
Una volta individuate le piante madri, il materiale vegetativo da esse prelevato è stato utilizzato per la riproduzione in vivaio e la creazione di barbatelle, impiantate nel 1994 nel vigneto sperimentale adiacente alla loro cantina, dove nel corso del tempo si è osservato il metodo di allevamento più adatto alla coltivazione del vitigno.
I risultati di questa ricerca, che ha coinvolto anche l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, hanno dimostrato che l’allevamento del Sagrantino col cordone speronato è ideale per il suolo umbro.
Vitigno unico al mondo per struttura e longevità, il vitigno autoctono Sagrantino racconta la storia dell’Umbria e delle persone che vi hanno vissuto. Il Montefalco Sagrantino DOCG viene prodotto dall’omonimo vitigno, oltre che a Montefalco, nei comuni umbri di Bevagna, Gualdo Cattaneo, Giano dell’Umbria e Castel Ritaldi, nella provincia di Perugia.
Con i suoi acini di media grandezza e di colore blu-nero, il Sagrantino è una delle uve con il più alto contenuto di polifenoli al mondo, tra cui gli antociani, responsabili della colorazione rosso rubino violacea del vino, e i tannini, responsabili della struttura e della tipicità tannica che questo vino ha nel suo DNA.
Tradizionalmente prodotto nella versione passita, nel 1992 il Montefalco Sagrantino ottiene il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata e Garantita, sia per la versione secca che per quella passita. L’areale di produzione del Montefalco Sagrantino DOCG è un’area dal profilo collinare poco distante da Assisi, Foligno, Todi e Spoleto, con altitudini dai 220 e i 472 metri sul livello del mare.
Secondo alcuni studiosi le origini del Sagrantino risalirebbero all’epoca romana. È ad esso che avrebbe fatto riferimento Plinio il Vecchio nel passo del Naturalis Historiae in cui cita l’uva “Itriola” tipica dell’Umbria e di Bevagna e del territorio piceno.
Altri invece ritengono che alcuni semi di Sagrantino sarebbero giunti nella zona di Montefalco intorno alla metà del XV secolo, da frati francescani provenienti dall’Asia Minore.
Non mancano interpretazioni secondo cui sarebbe stato diffuso in epoca medievale da monaci bizantini provenienti dalla Grecia.
È comunque nel corso del Medioevo che, per l’importanza del vino nella liturgia, la coltivazione della vite si diffonde non solo nelle campagne ma anche nei monasteri e conventi; tanto che secondo alcune interpretazioni, l’origine del nome Sagrantino potrebbe derivare dalla circostanza del suo utilizzo come vino nelle celebrazioni liturgiche, da cui “sacro” o “sagrantino”.
Nel Medioevo, dunque, le vigne costituiscono uno dei cardini attorno ai quali le persone e le comunità organizzavano la propria vita. Lo dimostra la Chiesa di San Bartolomeo, una delle più antiche parrocchie di Montefalco di cui si ha traccia già nel 1219, che nella parete absidale esterna, presenta, oltre a motivi tipici medievali, una monofora lunettata ornata con tralci di vite e grappoli.
Nel Rinascimento, il vino di Montefalco è ormai noto e apprezzato come vino di pregio.
Nel 1451, il celebre pittore fiorentino Benozzo Gozzoli, chiamato dai Francescani ad affrescare l’abside della loro chiesa, oggi Museo Civico di Montefalco, negli affreschi dedicati alla vita di San Francesco dipinge una bottiglia di vino rosso sulla mensa imbandita del Cavaliere da Celano.
Il vino simbolo di Montefalco e dei colli limitrofi riceve il riconoscimento della DOC il 30 ottobre 1979 e della DOCG il 5 novembre 1992, sotto il nome di Montefalco Sagrantino, segnando due tappe fondamentali nel recente sviluppo del territorio.
Già nel 1829 lo storico Giovanni Calindri cita Montefalco al vertice dello Stato per i suoi vini nel “Saggio geografico, storico, statistico del Territorio Pontificio”. Il Sagrantino viene riconosciuto come vitigno di antica coltivazione in Umbria dalla Commissione Ampelografica del circondario di Foligno (Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio. ”Bullettino Ampelografico, 1879, XII, p. 34) e nel 1893 da Guglielmo Baldeschi ne “I vitigni e i vini dell’Umbria”.
Nel 1971 l’Ente di sviluppo dell’Umbria lancia una produzione sperimentale di “vino Sagrantino” e l’anno successivo la Cantina cooperativa di Foligno dà avvio alla vinificazione del Sagrantino secco.
Nel 1973 viene presentata la domanda di riconoscimento per la DOC Montefalco e, dopo sei anni, l’allora Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste pubblica il decreto di riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata (DOC) per il Montefalco Rosso, e il Montefalco Sagrantino nelle versioni Secco e Passito, cui seguirà il riconoscimento della DOCG nel 1992. l disciplinari dettano regole rigorose circa le condizioni ambientali e la coltura dei vigneti, atte a conferire alle uve e ai vini le loro caratteristiche esclusive.
Quello che mi affascina è la produzione dei loro vini, che sembra quasi una poesia scritta in dialetto umbro per affascinare i curiosi e gli avventori.
Nella loro area ricezione arrivano tutte le uve durante la vendemmia. Questo recente investimento ha permesso di migliorare notevolmente l’efficienza operativa e la qualità di gestione delle uve, perché sono in grado di lavorare simultaneamente le uve rosse e quelle bianche provenienti da differenti vigneti, in modo tale che ogni vigneto sia vendemmiato e vinificato separatamente. All’arrivo le uve raccolte vengono pesate e identificate con il vigneto di provenienza (il lotto) che seguirà la partita durante tutta la vinificazione, fino alla bottiglia. La zona è stata realizzata in prossimità dei vigneti in modo da permettere un veloce scarico delle uve e minimizzare il loro stress.
Per la produzione dei loro Sagrantino, al loro arrivo le uve vengono selezionate prima manualmente e poi inserite in una selezionatrice che ne sceglie solo gli acini migliori. A quel punto viene effettuata la diraspa-pigiatura, che serve a separare i raspi dai grappoli, per evitare che i raspi restino in contatto con i grappoli, e influenzino così la qualità del vino con tannini non nobili.
La loro diraspa pigiatrice che ho avuto modo di ammirare è di ultima generazione. Dopo essere stata selezionata, l’uva che viene inserita all’interno di questa macchina subirà due diversi processi: per la produzione dei vini rossi i grappoli vengono sgranellati, e gli acini separati dai raspi tramite un processo delicato lineare ad alta frequenza che mantiene gli acini perfettamente integri. Per la produzione dei vini bianchi invece l’uva viene diraspata allo stesso modo ma subisce un processo in più: il passaggio tramite dei rulli pigianti e successivamente pressato in maniera soffice all’interno della pressa a polmone.
I silos di acciaio, che si palesano ai miei occhi, diversamente da quelli usati per le uve rosse, sono alti e stretti perché nel caso delle uve a bacca bianca non serve l’infusione delle bucce ma, anzi, l’altezza della vasca facilita la decantazione statica a freddo dei mosti/vini che comporta una separazione delle particelle solide dalla parte liquida secondo un principio fisico per differenze di densità tra liquido e solido.
Terminata la fermentazione, i vini bianchi affinano 3 mesi in serbatoi d’acciaio e almeno 3 mesi in bottiglia prima di essere immessi sul mercato. Unica eccezione è il loro vino Cuvée Secrète, fatto solo negli anni migliori con l’assemblaggio delle uve che meglio rispecchiano l’annata. Nel caso del Cuvée Secrète la vinificazione segue lo stesso processo visto per gli altri vini bianchi ma poi, al termine della fermentazione, il vino viene fatto affinare 6 mesi in barrique di rovere francese di primo passaggio e almeno 4 mesi in bottiglia.
Nel 2015 hanno iniziato a collaborare con Michel Rolland, uno dei più importanti enologi a livello mondiale, originario di Bordeaux. Il rapporto con Michel Rolland ha migliorato notevolmente la loro gestione delle barriques e del vino in barriques.
Questa partnership ha permesso di apportare una rivoluzione sostanziale, come la vinificazione integrale, utilizzata già da anni con successo a Bordeaux e in Borgogna.
La vinificazione integrale consiste nell’immissione all’interno delle barrique di grappoli interi, circa per metà barrique, così facendo gli acini subiscono una pressione equivalente al loro peso, durante le rotazioni giornaliere che vengono effettuate (30gg x3 rotazioni). Si riesce ad ottenere una pigiatura soffice degli acini evitando l’estrazione di composti indesiderati.
Una volta terminato il periodo di macerazione si passa alla svinatura: rimuoviamo il cappello di vinacce dal vino appena fermentato. Il vino procederà verso i serbatoi frontali dove effettueremo una decantazione statica a freddo per una pulizia del vino dalle fecce residue senza l’uso di coadiuvanti chimici. A questo punto il vino arriva in barricaia, per l’affinamento finale nelle barrique.
L’affinamento è una fase cruciale del processo di produzione, che segue la fermentazione e precede la messa in bottiglia. Questa fase è finalizzata all’armonizzazione dei componenti organolettici, come tannini e aromi, presenti nel vino, portandoli ad una elevazione più complessa, fine ed elegante.
Per l’affinamento in legno utilizzano delle bellissime barriques di legni francesi che non ho potuto non fotografare, provenienti principalmente dalle foreste di Allier. I legni scelti, oltre alla micro-ossigenazione costante tipica dell’affinamento in barrique, determinano l’arricchimento del bouquet e il raggiungimento di una complessità aromatica ideale. Prima dell’immissione sul mercato, il loro vino affina da ultimo in bottiglia per un periodo che varia dai tre agli otto mesi. Questo passaggio completa lo stato evolutivo del vino arricchendone la finezza olfattiva e gustativa.
Le barriques che si palesano davanti ai miei occhi sono quasi 3.000 ma ogni anno ne acquistano circa il 10-15% di nuove, che vengono usate principalmente per l’affinamento del Sagrantino.
Se pensate che il Sagrantino sia l’unico protagonista della cantina, vi sbagliate di grosso. Certo il Sagrantino di Montefalco DOCG è la star indiscussa: un vino muscolare, con tannini che mordono e un’evoluzione in bottiglia che fa invidia ai grandi vini francesi. Ma Arnaldo Caprai è molto di più, davanti ai miei occhi ho quasi l’imbarazzo della scelta per le numerose etichette che mi vengono presentate.
Le ventitrè referenze offerte da Arnaldo Caprai dimostrano la capacità dell’azienda di penetrare il mercato del vino, rispondendo efficacemente ai livelli qualitativi.
Il primo vino che ho il piacere di bere è il Montefalco Rosso Doc: un blend di Sangiovese, Sagrantino e Merlot che sa essere elegante, senza perdere grinta. Perfetto per chi vuole un assaggio di Montefalco senza essere travolto dalla potenza del Sagrantino puro.
Si passa al Collepiano: la quintessenza del Sagrantino, un vino che ha bisogno di tempo e rispetto. Bevuto troppo giovane di sicuro ti metterà al tappeto; diamogli qualche anno e ci svelerà un’anima complessa e affascinante.
Gregante: perché Caprai sa anche giocare con i bianchi, e questo Greghetto ne la prova. Fresco, minerale con una bevibilità assassina.
Questi vini a livello internazionale, nel 2023 hanno raggiunto 30 paesi, tra cui gli Stati Uniti d’America, la Svezia e la Germania.
Tra le mie mani ho la bottiglia che celebra i 50 anni della cantina.(1971-2021).
Hanno creato un Sagrantino vestito di un abito pregiato ed essenziale: un’opera d’arte in oro zecchino.
Una bottiglia che riflette l’eleganza del vino e non solo.
L’etichetta inedita è dell’artista internazionale Paolo Canevari che reinterpreta la pala “Il matrimonio mistico di Caterina D’Alessandria” di Benozzo Gozzoli (1466), isolandone il contorno. Nel suo minimalismo eclettico, l’artista coglie il significativo parallelismo tra arte e vino, riuscendo a sintetizzare la storia della Arnaldo Caprai da sempre tesa alla ricerca dell’eccellenza, con lo sguardo rivolto al futuro ma con i piedi ben ancorati alle radici. La foglia d’oro zecchino dell’etichetta è stata realizzata con la raffinata collaborazione di Giusto Manetti Battiloro, produttore della foglia oro a Firenze dal 1600.
Un traguardo così importante non poteva non essere celebrato che con una selezione speciale di Montefalco Sagrantino. Hanno raccolto minuziosamente le migliori uve di Sagrantino dal vigneto Monte della Torre e grazie alla guida di Michel Rolland hanno introdotto in azienda la “vinification intégral” che ha permesso al Sagrantino di sciogliere senza nessuna forzatura meccanica la sua straordinaria ricchezza polifenolica nel mosto, superando così le problematiche della vinificazione per gravità.
Questa innovativa pratica “artisanal” di vinificazione di uva intera in barrique, grazie ad una estrazione molto soffice e all’immersione quasi permanente delle vinacce nel corso della fermentazione alcolica, permette l’ottenimento di vini più rotondi, di maggiore volume, maggiore grassezza, maggiore complessità, una accentuata precisione aromatica, un boisé meglio integrato con finali setosi.
In cantina Chiara mi mostra anche il progetto Caprai4love che si inserisce nell’ambito della sostenibilità sociale, mirando a conseguire una serie di obiettivi che riguardano il recupero e la valorizzazione del patrimonio storico e artistico di Montefalco.
#Caprai4love mira a raccogliere fondi per realizzare un altro importante obiettivo: il restauro dell’affresco “Grandi Francescani”, dipinto da Benozzo Gozzoli nel 1452 nell’abside centrale della Chiesa di San Francesco a Montefalco e raffigurante Dante, Petrarca e Giotto. Il teologo Dante, il monarca laureato Petrarca e il pittore esimio Giotto erano Terziari Francescani e per questo sono inseriti negli affreschi che raffigurano il ciclo di vita di San Francesco. Essi, nelle parole di Philippe D’Averio, possono essere considerati i nostri “sponsor storici”, il nostro compito è quello di recuperarli e restituire al dipinto il suo splendore originale.
Arnaldo Caprai non è solo una bellissima cantina, è un manifesto di come tradizione e innovazione possono andare a braccetto. Sostenibilità, viticoltura di precisione e un’attenzione maniacale alla qualità hanno fatto scuola. E non è un caso che Montefalco oggi sia sinonimo di grandi vini.
Se siete alla ricerca di un’esperienza enologica, mistica, che vi scuota l’anima e le papille gustative, fatevi un giro da queste parti. Ma ricordate: il Sagrantino non è per i deboli di cuore. O lo amate o vi travolge. E se lo amate, sappiate che dentro ogni sorso c’è il lavoro di chi ha avuto il coraggio di credere in un sogno. Un sogno chiamato Arnaldo Caprai.
Roberto Silvio De Pascale
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Il buon vivere
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30 Marzo, 2025
La riscoperta del Frascati
Sono stati oltre 400 i partecipanti all’evento I Vini del Grande Vulcano Laziale organizzato dalla Fisar della delegazione di Roma e dei Castelli Romani con il patrocinio del Comune di Frascati e dell’Associazione Frascati Scienza.
Quattrocento avventori che hanno onorato i banchi d’assaggio degli oltre 40 produttori della zona che hanno messo a disposizione i loro prodotti e la narrazione che sta dietro ad una viticoltura e relativa vinificazione che, frutto della passione e del lavoro, sta portando il vino dei Castelli, quello dell’”oste portace da beve” ad essere una realtà riconosciuta di grande qualità.
Lo ha sottolineato nel suo intervento di presentazione l’Assessore all’Agricoltura del Comune di Frascati, Claudio Cerroni ricordando che Frascati è stata eletta Città del Vino 2025
Un riconoscimento dell’Associazione Nazionale Città del Vino che ci inorgoglisce ma ci dà anche la responsabilità di fare qualcosa di estremamente buono e di eccezionale. Abbiamo iniziato bene narrando il nostro grande vulcano laziale, l’unico vulcano di tutto il Lazio che non è spento, che è ancora acquiescente, con suo magma attivo esprime tutta l’energia che poi viene raccolta dalle uve e finisce nei vini che abbiamo avuto l’occasione di degustare alle Mura del Valadier, che sono gestite dall’Associazione Frascati Scienza.
Daniele Cerroni.
Questo è un aspetto importante. La sinergia tra cultura, scienza, territorio, politica e associazioni di settore. Il nostro territorio produce prodotti di eccellenza, dobbiamo essere bravi nel lavorare insieme e nel saperli narrare.
Il prossimo appuntamento sono i Vinalia Priora, il 25, 25 e 27 di Aprile. Un evento nato tre anni fa proprio per narrare il territorio dei Castelli Romani che si lega fortemente alla tradizione vitivinicola del Tuscolo, che i Papi hanno onorato sulle loro tavole.
Piena soddisfazione per l’evento e la sua riuscita è stata espressa dal Delegato della Fisar di Roma e Castelli Romani Roberto Parrilla, che ha voluto sottolineare
come per decenni la viticoltura di questo territorio è stata orientata alla quantità più che alla qualità. Se pur è vero che in passato vi erano produzioni di eccellenza capaci di accontentare il palato fine dei Papi, la stragrande maggioranza della produzione era orientata alla quantità. L’enorme domanda della Capitale garantiva sbocchi commerciali immediati, senza la necessità di investire in ricerca e perfezionamento».
Oggi tutto è cambiato. Il consumo del vino si è trasformato: da alimento quotidiano è diventato un piacere, un’esperienza da vivere con consapevolezza. E i viticoltori e, soprattutto, le viticoltrici laziali, hanno saputo raccogliere la sfida, accettando di cambiare, di migliorare, di ridurre le rese, di riscoprire e ridare vita a vitigni autoctoni, investendo in tecniche di vinificazione moderne. Oggi, dopo anni di sacrifici, i risultati sono evidenti: i vini laziali non solo hanno conquistato una nuova identità, ma competono con successo sui mercati nazionali e internazionali.
Sono convinto che la strada della qualità sia quella giusta. Il mercato si conquista con la bontà del prodotto, con l’autenticità e con la capacità di raccontare un territorio. Ma attenzione: la qualità deve essere accessibile, perché un grande vino deve essere apprezzato e condiviso, non un lusso per pochi.
Sia l’Assessore Claudio Cerroni che il Delegato Roberto Parrilla hanno voluto ringraziare quanti si sono adoperati per il successo dell’iniziativa, sottolineando il ruolo di relazione tra istituzioni e produttori svolto dal sommelier Fisar Francesco Radiciotti, che ha, inoltre, organizzato e guidato la Masterclass verticale del Luna Mater, un esempio di come il Frascati Superiore Docg non sia esclusivamente un vino da “pronta beva”, ma è capace di affinare nel tempo e di reinventarsi con il passare degli anni, come hanno potuto testimoniare quanti sono riusciti a prendervi parte. Roberto Parrilla si è detto sicuro che tale opportunità sarà offerta anche ai tanti che non vi hanno potuto prendere parte per il rapido esaurimento dei posti disponibili, in occasione di uno dei prossimi eventi del 2025, anno nel quale, lo ricordiamo, Frascati è Città del Vino.
La Redazione
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30 Marzo, 2025
Consorzio Morellino di Scansano. Approvata in Assemblea la menzione Superiore
Il Consorzio Morellino di Scansano annuncia l’approvazione delle modifiche al disciplinare di produzione, introducendo significative novità per la denominazione. La più rilevante è l’inserimento della menzione “Superiore”, che identifica così una nuova tipologia all’interno della proposta del Morellino di Scansano DOCG.
La nuova menzione “Superiore” prevede una resa massima ridotta rispetto alla versione Annata del Morellino di Scansano e richiede che i vini siano ottenuti da uve Sangiovese per almeno l’85%, con la possibilità di utilizzare altri vitigni a bacca nera, non aromatici, fino a un massimo del 15%. Inoltre, l’immissione al consumo per questa categoria sarà consentita solo a partire dal 1° gennaio del secondo anno successivo alla vendemmia, favorendo una maggiore maturazione e complessità del vino. Il Superiore si presenterà così di colore rosso rubino tendente al granato; all’olfatto sarà profumato, etereo, intenso e fine, mentre al palato risulterà asciutto, caldo e leggermente tannico. Il titolo alcolometrico minimo sarà di 13% vol.
Bernardo Guicciardini Calamai, Presidente del Consorzio Morellino di Scansano.
L’introduzione della menzione ‘Superiore’ segna il raggiungimento di un altro traguardo importante per la valorizzazione della nostra denominazione, sinonimo di una sempre maggiore selezione, cura e rispetto nella produzione vitivinicola dei nostri soci. Questo lavoro si inserisce nel progetto di rafforzamento dell’immagine e del prestigio del Morellino di Scansano, sia a livello nazionale che internazionale: vogliamo continuare ad alzare l’asticella qualitativa del nostro Sangiovese della costa, garantendo ai consumatori vini sempre più identitari e capaci di esprimere al meglio le potenzialità di questo territorio, offrendo una garanzia ancora più chiara di qualità, autenticità e identità.
Oltre alla nuova menzione “Superiore”, il disciplinare è stato aggiornato con altre importanti modifiche, tra cui l’aumento della percentuale minima di Sangiovese al 90% per la tipologia “Riserva”, la riduzione della resa per ettaro per le menzioni “Superiore” e “Riserva” e un incremento del titolo alcolometrico minimo per quest’ultima tipologia.
Le modifiche sono ora in attesa di approvazione presso gli organi competenti, confermando l’impegno del Consorzio nel promuovere una produzione sempre più attenta alla qualità e alla valorizzazione del suo vino, rafforzandone il posizionamento tra le grandi denominazioni italiane.
Il prossimo appuntamento per scoprire i vini del Consorzio Morellino di Scansano è Vinitaly, a Verona dal 6 al 9 aprile 2025, alla Hall 9 Stand B17
La Redazione
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29 Marzo, 2025
Al Vinitaly si celebrano i 50 anni della DOC Alto Adige
Il Consorzio guarda a nuovi orizzonti con il progetto zonazione e le opportunità in tema enoturismo
Al Salone internazionale del vino e dei distillati, in programma a Verona dal 6 al 9 Aprile, l’Alto Adige sarà protagonista con un grande anniversario: mezzo secolo dalla nascita della DOC Alto Adige. Un Vinitaly particolarmente importante quindi dove certamente saranno presentate le nuove annate di ben 90 produttori ma si celebrerà anche la Denominazione con la sua storia ed evoluzione. Sarà l’occasione, inoltre, per approfondire l’ambizioso progetto di zonazione, in vigore dalla vendemmia 2024 e che consente di compiere un ulteriore passo in direzione dell’unicità, così come i nuovi progetti legati all’enoturismo, strumento fondamentale per valorizzare il paesaggio ed i suoi vini.
Il presidente del Consorzio Vini Alto Adige, Andreas Kofler
L’anniversario della DOC Alto Adige rappresenta un traguardo importante per il nostro territorio che ha saputo costruirsi un’identità forte e riconosciuta a livello internazionale pur essendo una delle regioni vinicole più piccole d’Italia offriamo un panorama straordinariamente variegato di territori, vitigni e microclimi. La Denominazione, in tutti questi anni, ha saputo garantire la diversità e la ricchezza del nostro terroir alpino. Guardiamo al futuro fieri del progetto di zonazione finalmente attivo e con tante nuove idee legate all’enoturismo, il Vinitaly sarà occasione preziosa per raccontare tutto ciò.
Oltre alla possibilità di apprezzare le referenze dei singoli produttori, il Consorzio proporrà anche degustazioni tematiche comparative, con 20 vini, alle quali ci si potrà registrare in loco (in posizione C2/D2 nel padiglione 6). L’obiettivo è proprio quello di raccontare alcune delle peculiarità di questa regione: dal Gewürztraminer – che qui ha un’identità specifica – al progetto Spumante dell’Alto Adige, fino alla famiglia dei Pinot con tutte le loro sfumature, passando anche ovviamente per la freschezza e la longevità dei bianchi di montagna fino ad emblematici vitigni autoctoni come Schiava e Lagrein. In fiera saranno mostrate queste e tante altre declinazioni di questo piccolo gioiello enologico.
La Redazione
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29 Marzo, 2025
Riparte la stagione enoturistica di Fonzone con nuove esperienze da vivere
L’azienda vitivinicola di Paternopoli arricchisce l’offerta per assaporare il bello e il buono dell’Irpinia
Fonzone presenta il suo nuovo progetto di enoturismo, pensato per offrire esperienze autentiche a chi desidera esplorare la magica Irpinia. Dopo il debutto dello scorso anno, quando l’azienda vitivinicola di Paternopoli, situata nel cuore della DOCG Taurasi, ha spalancato per la prima volta le sue porte, Fonzone ha scelto di ampliare l’offerta enoturistica per venire incontro alle diverse esigenze dei visitatori. E così è nata l’esperienza dalla Vigna al Calice, per conoscere Fonzone attraverso le parole della famiglia che ha scelto di produrre vino per passione, fino all’Exclusive, un tour approfondito accompagnati dall’enologo residente dedicato agli appassionati. Per chi invece, non ha molto tempo a disposizione, c’è lo Smart Tasting, un’introduzione essenziale al mondo Fonzone senza rinunciare alla qualità. Un’offerta più variegata, dunque, pensata per permettere agli ospiti di conoscere la storia, i vini e la filosofia aziendale, attraverso esperienze su misura capaci di trasmettere il valore della produzione artigianale di questa boutique winery.
Durante i tour, gli ospiti potranno passeggiare tra le vigne, scoprire il processo produttivo e le diverse tecniche di vinificazione e affinamento, dall’anfora alle botti, dal cemento all’acciaio, e concludere il percorso nella sala degustazioni con vista a perdita d’occhio sui vigenti, dove sarà possibile assaggiare i vini sartoriali di questa azienda di famiglia il cui obiettivo è da sempre quello di valorizzare vitigni autoctoni come il Fiano di Avellino, il Greco di Tufo, la Falanghina e l’Aglianico. A seconda dell’esperienza scelta, ad accompagnare la degustazione saranno snack, taglieri di salumi e formaggi, e persino il miele prodotto dalla api presenti nella tenuta, il tutto curato con grande attenzione per far sentire gli ospiti come a casa. Infine, i visitatori potranno soffermarsi nel zona lounge con un calice in mano per fare due chiacchiere, ascoltare musica e rilassarsi, immersi in un’atmosfera calda e accogliente.
Ria Stammelluti Fonzone, Responsabile dell’accoglienza
L’enoturismo è un’opportunità unica per creare un legame diretto con i visitatori, condividere la nostra passione e far assaggiare i nostri vini. È il nostro modo di raccontare chi siamo, attraverso esperienze autentiche e coinvolgenti .
Infine, grazie ad un nuovo sistema di prenotazioni semplice e intuitivo gli ospiti potranno selezionate l’esperienza preferita attraverso il sito www.fonzone.it.
La Redazione
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29 Marzo, 2025
Pinot Grigio DOC delle Venezie. Nuovi percorsi da tracciare in un mercato sempre più sfidante
Pinot Grigio DOC Delle Venezie, prospettive per il futuro: innovazione, collaborazione e strategie in linea con il cambiamento
Emergono chiari il pensiero lucido ed il dinamismo d’azione in questo titolo della conferenza stampa organizzata lo scorso 12 marzo dal Consorzio DOC Delle Venezie presso la Pinacoteca Ambrosiana.
Ogni intervento a cui ho assistito è stato avvincente e libero da preconcetti e, grazie anche ad un moderatore di prim’ordine, come il Vicedirettore del Corriere della Sera Luciano Ferraro, la portata del dibattito è stata estesa dalla prospettiva del Pinot Grigio DOC Delle Venezie ad un’inquadratura ben più ampia sulle sfide dell’intera filiera vinicola del Triveneto.
Ad aprire i lavori il Presidente del Consorzio, Albino Armani, che ha iniziato con una panoramica sui numeri – in controtendenza – della denominazione Delle Venezie. Nel 2024 si è infatti registrato un incremento pari a +3% di imbottigliato e +8% di certificazioni, con un totale di oltre 1,7 milioni di ettolitri confezionati.
È fondamentale rispondere alle sfide poste dai nuovi modelli di consumo. Il Consorzio sta mettendo in atto un progetto di modifica del disciplinare di produzione che prevede l’introduzione di una tipologia di Pinot Grigio DOC Delle Venezie a bassa gradazione alcolica e l’utilizzo di varietà resistenti.
Fabio Del Bravo, Responsabile direzione filiere e analisi di mercato d’ISMEA, ha quindi preso la parola per fare il punto sull’andamento del mercato del vino, evidenziando come il Pinot Grigio DOC Delle Venezie abbia registrato performance positive in un mercato internazionale sempre più complesso, in particolare nel contesto delle vendite alla grande distribuzione organizzata, primo canale distributivo, in una situazione non particolarmente dinamica a livello generale, con incrementi di circa il +10% sul 2023 sia in volume sia in valore.
È evidente che la produzione di vino in Italia stia subendo l’influenza della rapida crescita degli spumanti che nel 2024 hanno raggiunto 7,6 milioni di ettolitri e che nel 2024 hanno visto una crescita ingente delle esportazioni, pari al +17% della produzione nazionale.
La DOC Delle Venezie, pur essendo di recente riconoscimento, ha raggiunto circa il 10% dei volumi totali delle IG nazionali, al primo posto dei vini bianchi fermi e seconda soltanto al Prosecco DOC.
Anna Caterina Tagliabue e Ludovico Mannheimer di EUMETRA hanno proseguito illustrando un’interessante analisi comparativa rispetto ai consumi di Pinot Grigio tra USA, UK e Canada – principali Paesi di destinazione della DOC – e il mercato italiano. I risultati evidenziano oggi una sostanziale differenza nelle abitudini e le occasioni di consumo, ma un certo allineamento per quanto riguarda i fattori che guidano la scelta d’acquisto: in entrambi i casi, il 56% dei campioni intervistati ricerca, oltre a elementi di freschezza e leggerezza, la garanzia di una filiera certificata che il Pinot Grigio DOC Delle Venezie è in grado di dare, con l’apposizione del contrassegno di Stato su 230 milioni di bottiglie.
In un trend che influenza ormai i consumi a livello globale, la ricerca Eumetra ha inoltre sottolineato l’importanza di offrire prodotti con una bassa gradazione alcolica e quindi a minor impatto calorico, rispondendo alle preferenze dei consumatori, specialmente giovani ed esteri, segmento nel quale la domanda di vini leggeri e freschi è appunto in aumento.
Vincenzo Gerbi, professore ordinario presso l’Università degli Studi di Torino e Vice Presidente dell’Accademia Italiana Vite e Vino, ha offerto alcune considerazioni in merito al processo produttivo del Pinot Grigio a bassa gradazione alcolica.
Tale innovazione, che risponde alla crescente domanda di prodotti più leggeri, deve essere considerata come il risultato di un attento lavoro enologico e agronomico, risultato quindi di un progetto enologico che si discosta completamente dai vini dealcolati, ottenuti cioè da una sottrazione di alcol etilico. In questo caso si parte dal vigneto per ottenere un prodotto differente e naturalmente dotato di un minor contenuto alcolico. Si tratta di un approccio nuovo che, soprattutto per i vini bianchi, deve considerare l’impiego delle ampie conoscenze enologiche di cui oggi disponiamo, nel quale il contenuto alcolico non può essere più considerato, come nel passato, di un elemento imprescindibile ai fini della conservazione del vino e come un requisito di qualità assoluto
Di seguito Luca Rossetto, professore dell’Università degli Studi di Padova, ha messo in evidenza il ruolo fondamentale delle esportazioni per il Pinot Grigio DOC Delle Venezie, che oggi ha una quota di commercio estero che sfiora il 95%, poi ha parlato delle sfide legate ai cambiamenti climatici e dell’importanza di considerare soluzioni agronomiche più sostenibili, come l’utilizzo di varietà resistenti per garantire la qualità e la competitività del vino italiano.
La conferenza si è conclusa con la presentazione del Rapporto 2024 del Consorzio DOC Delle Venezie, presentato da Stefano Sequino, Direttore del Consorzio di tutela, un documento che fornisce una panoramica dettagliata sull’andamento della DOC, confermando la positività dei risultati e l’impegno costante del Consorzio per garantire la qualità e la competitività del Pinot Grigio Delle Venezie nel panorama internazionale.
L’obiettivo del Report è rendicontare quanto fatto ma anche riflettere sulle future attività che saranno necessarie per dare continuità alla nostra mission in uno scenario che sempre più considera il territorio accanto al prodotto e, nel contempo, valorizza le sinergie con altri attori e stakeholder finalizzate a rendere ancora più efficace la nostra azione a favore dei soci e dei territori viticoli. Un ringraziamento va sempre a Triveneta Certificazioni, che svolge un ruolo essenziale nella gestione, nel controllo e nel coordinamento della filiera produttiva del Nordest
Sono grata di essere stata coinvolta in questa conferenza stampa: mi ha offerto l’occasione di conoscere da nuove prospettive il Consorzio DOC Delle Venezie, che cresce ed evolve grazie alla qualità delle sue produzioni, al suo sistema di controllo finalizzato alla certificazione e allo stile fresco, versatile e moderatamente alcolico del suo prodotto di punta, il Pinot Grigio, appunto.
Ma sono grata anche per l’esperienza d’arte con cui ho chiuso la giornata!
Ai partecipanti è stata offerta una visita guidata alle principali opere presenti all’interno della Pinacoteca Ambrosiana. Lì, mi sono lasciata rapire dal Cartone di Raffaello rappresentante la Scuola di Atene, il più grande disegno preparatorio rinascimentale a noi pervenuto ed eseguito in vista dell’affresco della Stanza della Segnatura in Vaticano, commissionata da Papa Giulio II.
Una vera immersione nella bellezza nello stile WineTales Magazine, sempre alla ricerca di contaminazioni di gusto e cultura.
Adele Gorni Silvestrini
Mi trovi su Instagram @adelegornisilvestrini
Passi in cantina
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28 Marzo, 2025
Viniveri 2025. Vini secondo natura giunge alla ventesima edizione
PROFONDE RADICI, SGUARDO SUL FUTURO
DAL 4 AL 6 APRILE 2025 a CEREA (VR)
Ventesima edizione per ViniVeri, l’evento di riferimento per il mondo del vino secondo natura, che si terrà dal 4 al 6 aprile presso la storica location dell’AreaExp di Cerea, a pochi chilometri da Verona.
Il tema di quest’anno, “Profonde radici, sguardo sul futuro“, celebra il percorso pionieristico del Consorzio ViniVeri, che in vent’anni ha contribuito a creare e definire il movimento del vino naturale. Guardando sempre avanti: per questo per l’edizione 2025, per la prima volta, verrà applicata la speciale riduzione Under 25=25, l’ingresso a ViniVeri per tutti i maggiorenni nati nel nuovo millennio con biglietto dedicato e scontato a 25 euro.
Il presidente del Consorzio ViniVeri Paolo Vodopivec.
Venti edizioni, una pianta salda con solide radici di valori e passione. Vent’anni di crescita, di tenacia, di forza, di senso di comunità e condivisione di una filosofia produttiva e di vita. Vent’anni di germogli e cambiamenti che hanno visto il Consorzio ViniVeri sempre all’avanguardia: come custodi e testimoni dell’identità territoriale coniugata ad una concreta difesa dell’ambiente, ponendo alla base del proprio impegno l’essenzialità delle competenze in vigna e in cantina, unito alla centralità della qualità del vino e della sua piacevolezza. E continuiamo a farlo anche con questa edizione di ViniVeri dedicata proprio allo sguardo sul futuro, nostro e del vino: unendo il solco delle nostre esperienze con le richieste del mercato e delle nuove generazioni di consumatori per vini autentici, veri
ViniVeri 2025: tre giorni dove, nei 4000 mq dell’Area Exp, i protagonisti saranno sia gli oltre 100 vignaioli provenienti da tutta Italia, Austria, Francia, Spagna, Portogallo e Slovenia che presenteranno i loro vini, veri e propri racconti in bottiglia che incarnano il territorio, la storia e la passione di chi li produce, che il ricco calendario di appuntamenti che coinvolgerà sia gli appassionati wine lovers che gli addetti del settore.
Viniveri 2025 si preannuncia infatti non solo come una celebrazione del passato e del presente, ma come una piattaforma dove le idee sul futuro del vino secondo natura prenderanno forma, nel rispetto delle radici profonde che hanno dato vita a questo movimento.
Due degustazioni guidate, un convegno e un incontro-dibattito su tendenze del vino e nuove generazioni, due cene firmate saranno momenti centrali dell’evento, esplorando il legame tra tradizione e innovazione, con uno sguardo attento alle sfide future e al ruolo sempre più rilevante delle nuove generazioni. Con un’attenzione particolare a voci e talenti femminili, protagoniste di un cambiamento culturale e di innovazione nel settore dell’enogastronomia come Arianna Gatti, riconosciuta come una delle chef emergenti più talentuose d’Italia e Zaira Peracchia, recentemente incoronata miglior sommelier d’Italia 2025 dal Gambero Rosso.
IL PROGRAMMA
Venerdì 4 aprile, dalle 18.15: Convegno sulle nuove regole di etichettatura dei vini con l’entrata in vigore del Regolamento (UE) n. 2021/2117 che rende obbligatorio l’inserimento in etichetta dell’elenco degli ingredienti e delle informazioni nutrizionali dei vini, conduce Stefano Vaccari, Direttore della Direzione Generale della Prevenzione e del Contrasto alle Frodi Agroalimentari del MASAF.
Sabato 5 aprile alle ore 15.30: Degustazione “Trinchero: 100 anni di storia e di vino” guidata da Stefano Berzi, Miglior Sommelier d’Italia 2021. In occasione dei 100 anni dell’azienda, la prima a aderire al Registro Imbottigliatori Viticoltori della provincia Astigiana, Ezio Giacomo Trinchero presenterà una imperdibile verticale del vitigno rappresentativo del territorio astigiano, la Barbera d’Asti con una serie di rare annate storiche (1971 – 1978 – 1985 – 1988 – 1990 – 1999 – 2002 – 2004 – 2007).
dalle ore 18.15: “Il Vino attraverso gli occhi delle nuove generazioni“, incontro-dibattito a più voci moderato da Ciro Fontanesi, coordinatore dell’ALMA Wine Academy, un’occasione di confronto tra giornalisti, esperti del settore e vignaioli per esplorare le nuove tendenze del settore vitivinicolo, discutere il rapporto con le nuove generazioni, analizzare la trasformazione del consumo con una maggiore ricerca di interazione ed informalità e l’importanza della vera sostenibilità.
Intervengono: la produttrice di Barolo Marta Rinaldi, il produttore di Pantelleria Adrian Ferrandes, la giornalista Francesca Ciancio, Carlo Menegante dell’Enoteca Macafame a Zanè (VI), Sara Boriosi autrice e proprietaria dell’enoteca Venti Vino a Perugia, Stefania Pompele docente e consulente di divulgazione e educazione sensoriale, Andrea Grignaffini autore, giornalista, docente e critico enogastronomico.
Domenica 6 aprile, ore 10.30: “Calici Giovani, Voci Nuove” una degustazione dinamica e coinvolgente, ad ingresso gratuito previa prenotazione, condotta da Zaira Peracchia, miglior sommelier d’Italia 2025 del Gambero Rosso, alla scoperta dei vini di 8 aziende condotte da giovani vignaiole e vignaioli.
Le Cene
Nelle prime due giornate, a conclusione della manifestazione il Ristorante interno di ViniVeri avrà l’onore di ospitare le cene firmate da due chef che porteranno le loro esperienze e il loro mondo gastronomico abbinandolo ai vini dei vignaioli del Consorzio.
Venerdì 4 aprile, Arianna Gatti chef di Forme Restaurant a Brescia.
Classe 1991, Arianna Gatti è originaria di Forme (AQ) nel cuore dell’Abruzzo. Nel 2013 si è diplomata al 18° Corso Superiore di Cucina Italiana di ALMA. Da qui inizia a lavorare ristorante di Paolo Teverini a Bagno di Romagna (FC) e successivamente a Bologna presso i fratelli Leoni. Alla fine del 2013 è entrata a far parte del team del Miramonti l’Altro, il ristorante due stelle Michelin di Concesio (BS) come sous-chef di Philippe Léveillé. La guida Identità Golose, per l’edizione 2020, le ha assegnato il premio “Migliore sous-chef”. Dal 2023 Arianna Gatti è chef di Forme a Brescia. La sua cucina, che lei stessa definisce tradizionale e dai sapori riconoscibili, prevede impiattamenti dal design ricercato. Una cucina i cui piatti non richiedono particolari spiegazioni preliminari e che sanno far dialogare le preparazioni tipiche dell’Abruzzo, sua regione d’origine, con quelle del territorio bresciano che ha saputo accoglierla. È chef emergente del 2024 per la guida Ristoranti d’Italia di Gambero Rosso e vincitrice del Prix au chef de l’avenir 2024 assegnatole dall’Académie Internationale de la Gastronomie e dall’Accademia Italiana della Cucina.
Sabato 5 aprile, Richard Abou Zaki chef del ristorante Retroscena di Porto San Giorgio (FM)
Richard Abou Zaki, classe 1996, ha sviluppato fin da bambino il suo amore per la cucina. Si è formato lavorando con alcuni tra i più grandi chef al mondo, tra cui Massimo Bottura, diventando presto un giovane chef di talento. Ha avuto una rapida ascesa nel mondo della gastronomia italiana, esprimendo molta creatività in cucina. La sua carriera è un vero e proprio viaggio di scoperta e di sfide, culminato con il successo del suo ristorante Retroscena a Porto San Giorgio. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui una stella Michelin nel 2021.
L’Enoteca
Come ogni anno, insieme ai banchi vino, non mancheranno gli spazi per l’assaggio e la vendita di produzioni artigianali agroalimentari come formaggi, olio, cioccolato ecosostenibile, miele e derivati, salumi.
Confermatissima la presenza all’interno dell’AreaExp dell’Enoteca ViniVeri: la vetrina-bottega apprezzata e attesissima da appassionati e wine lovers dove sarà possibile acquistare molte delle selezionate etichette dei tanti vignaioli presenti a ViniVeri a prezzo di cantina. Anche per questa edizione tale prezzo verrà maggiorato di 1€ per ogni bottiglia acquistata: un contributo che il Consorzio devolverà in beneficenza.
Per maggiori informazioni su prenotazioni cene ed eventi: http://www.viniveri.net
Ingresso: € 40 – Biglietto ridotto Under 25: € 25
In prevendita: € 35 https://www.ciaotickets.com
ViniVeri 2025 – Vini secondo Natura Dal 4 al 6 aprile 2025 – Dalle ore 10 alle ore 18
Area Exp – via Libertà, 57 – Cerea (VR)
La Redazione
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28 Marzo, 2025
Sasso di Sole. Roberto, tutto il resto è noia
Si d’accordo il primo anno ma l’entusiasmo che ti resta ancora
è brutta copia di quello che era, cominciano i silenzi della sera
Inventi feste e inviti gente in casa così non pensi, almeno fai qualcosa
Si, d’accordo ma poi… Tutto il resto è noia
No, non ho detto gioia, ma noia, noia, noia
Maledetta noia. Ci si innamora e l’innamoramento è qualcosa di così meraviglioso che quando accade si viene investiti da un vero e proprio tsunami. Quello che ci fa fare follie riempiendoci il cuore e la mente di una irrefrenabile voglia di vita. Franco Califano cantava Tutto il resto è noia senza nascondersi, con sincerità, per affermare quanto l’amore possa essere così travolgente e al tempo stesso non infinito. La gioia si trasforma in noia e la noia è l’anticamera, maledetta, della fine. Occorre essere forti per continuare ad amare. Quella forza che deriva dal credere fortemente in se stessi. Roberto Terzuoli lo guardi e capisci che lui è un tipo forte e determinato. Con la faccia e lo sguardo da latin lover. Alto, capelli brizzolati, barba appena pronunciata, occhi chiari. Un sorriso che dice tutto di lui. Anche di una sua forte consapevolezza di se. Roberto Terzuoli nasce nel 1974 li. E mi indica una casetta posta in un vertice della sua azienda, Sasso di sole. Dove è nata la cantina c’era un masso che ora è stato spostato all’ingresso. C’era un masso alla cui ombra ci mettevano il vino per berlo di giorno quando faceva caldo. Quando lo toccavano la sera, questo sasso dicevano che il sasso era fatto di sole per quanto scottava. Ecco che la località si chiama Sasso di Sole. Sasso di Sole è una località di un piccolo paese in provincia di Siena, Torrenieri. Tra la Val d’Orcia e Montalcino, quel territorio sacro per la viticoltura italiana. Non immune alle crisi e alle sciagure di persone prive di scrupoli ma pur sempre un aerale che ha fatto la storia per il vino in Italia e nel mondo. Sono nato li e cresciuto li fino a 6 anni. Poi mi sono traferito li e poi mi sono traferito nella struttura principale. Ho fatto una sorta di triangolo ma non mi sono mai allontanato da qui. Una sorta di triangolo è vero. I tre vertici di una storia. Di quelle di famiglia che nell’Italia agricola è facile trovare. Anche se poi una è sempre diversa dall’altra. La prima è la più vecchia. Ci abitavano i miei nonni che hanno avuto quattro figli maschi. Poi 8 cugini. Due hanno deciso di rimanere a fare i contadini, gli altri hanno deciso di fare altro. L’azienda è stata divisa tra i due fratelli maschi, mio babbo e mio zio. Mio zio, il fratello più grande è rimasto nell’azienda dove sono nato mentre noi nella divisione abbiamo costruito questo stabile e tutto il resto. Due aziende assolutamente limitrofe che derivano dalla divisione di un medesimo patrimonio. Nulla di male. Nulla di anormale. Nella divisione c’era mezzo ettaro. Da allora abbiamo iniziato a lavorare e a crescere. Oggi siamo a 12 ettari. Ogni anno piantiamo qualcosa perché ci piace tribolare un pò. Altrimenti ci si annoia. Il nostro primo Brunello risale al 2001 quando abbiamo fatto la divisione. Poi abbiamo costruito la prima parte della cantina. Prima nella abitazione dei miei e nel 2007 qui. Oggi è di circa 2000 mq. Mezzo ettaro per iniziare. Di vigna si intende. Le terre erano tante e coltivate come si faceva in un tempo dove il vino, anche se sei vicino Montalcino, era roba per pochi. Roberto parla con lucida determinazione. Lo senti spigliato e pronto. Nessun tentennamento nelle sue parole. Ha in se la forza di chi crede in ciò che fa e crede soprattutto in se stesso. Senza boria o sottovalutazione. Con oggettività direi. Basandosi sui fatti e sui riscontri. Ho la fortuna di avere ancora i genitori in vita e che lavorano. Babbo 75, mamma 74. Lui è ancora nella vigna con il trattore. Ha vissuto in un momento nel quale c’erano da fare tanti sacrifici ma questi erano proporzionali al risultato. Oggi non è tanto uguale. Se non adoperi la testa rischi di lavorare tanto e guadagnare poco. Prima più lavoravi più guadagnavi. Oggi devi stare attento anche a quanto gasolio metti nel trattore. Quelle che possono sembrare parole normali, semplici e soliti lamenti di un imprenditore, sono invece fonte di determinazione per Roberto. La consapevolezza dei propri mezzi conduce a strutturare qualcosa di diverso rispetto al semplice lamento. Porta a capire quanto siano importanti altri fattori oltre quello produttivo. Come l’accoglienza e la comunicazione. Spesso entrambe sottovalutate dai produttori. Se però l’accoglienza qui in Toscana e soprattutto in queste zone sia ormai una necessità imprescindibile, la comunicazione resta ancora un luogo inesplorato per molti. Ho da sempre lavorato qui. Ho fatto gli istituti di agraria. Dal 98 al 2005 ho lavorato da Biondi Santi. Ero responsabile agronomico. Ho capito qualcosa che non conoscevo ovvero il turismo del vino. Li venivano da tutto il mondo, cosa che non succedeva nel resto delle aziende montalcinesi. Ho dunque iniziato ad improntare l’azienda sulla produzione e le visite aziendali. Roberto ha le sue certezze ma è guarda, ascolta, si fa una sua idea e poi applica quello che ritiene possa essere il meglio per la sua azienda. Nella gestione, nello sviluppo, nei prodotti. Anche questo vuol dire essere determinato e cercare solo quello di cui ha bisogno. Non facciamo camere perché sopra la cantina ci vivo io, ma diamo la possibilità a chi viene qui di visitare la cantina, degustare, fare una passeggiata in vigna. Non facendo la Disney del vino ma facendo vedere chi siamo e che facciamo. Devono andare in autonomia a farsi la passeggiata nella vigna. Rimanere con i piedi per terra e, soprattutto, nella terra, vuol dire capire che ciò che si ha non va spettacolarizzato. Sì fa presto a cadere nel tranello dell’offrire qualcosa di diverso rispetto alla natura che circonda. La Disney del vino non dovrebbe mai appartenere a chi nella terra è nato e non dovrebbe essere usata da chi nella terre non ci è nato. Per rispetto se non altro. Produciamo i vini di Montalcino e abbiamo anche la fortuna di essere vicini alla val d’Orcia dunque produciamo anche l’Orcia. Perché dico la fortuna? Perché siamo un patrimonio Unesco che ci da risonanza nel mondo. In un periodo tutto globalizzato è un valore essere notati perché qui l’uomo ha agito bene. Nonostante tutto sia basato sul vino in queste zone, qui c’è il grano, ci sono gli olivi, i girasoli. Quando si parla di biodiversità, quella vera, occorrerebbe prestare particolare attenzione a non dedicare ogni metro quadrato al prodotto che più degli altri porta margini ma occuparsi anche di come far si che tutto il territorio possa continuare a svilupparsi. Uno dei modi è anche quello di inserire colture diverse con necessità e sviluppo diverso. Prendere dal terreno nutrienti diversi e restituire all’ambiente nutrimento diverso. La fortuna, o capacità di programmare e gestire, di questo territorio è stata quella di mantenere una certa biodiversità agricola nei momenti di massima proliferazione dei vigneti. Il Consorzio del Brunello di Montalcino ad esempio, nato nel 1967, verte su una superficie di 24mila ettari dei quali solo 3500 sono vitati (2100 adibiti a Brunello). Noi siamo stati lontani dalle vie di comunicazione. Ci siamo preservati degli errori degli altri. Il Brunello viene prodotto in nove milioni di bottiglie con un terreno vitato di circa il 20% del territorio di Montalcino. Oggi ci sarebbe, se ci fosse stata l’esplosione delle vigne, un prodotto diverso per via di un territorio diverso. La strada è stata percorsa nella maniera giusta. L’essere lontani dalle vie di comunicazione fu la fortuna e l’inizio della fine per il Brunello di Montalcino. O di un nuovo inizio. Se la nascita di un capolavoro come il Brunello la si deve alla necessità di offrire ai pellegrini ricchi che passavano per Montalcino sulla strada per Roma, la Cassia, un vino più nobile rispetto al Sangiovese classico, la disgrazia di centinaia di anni di storia ha una data: 4 ottobre 1964 quando l’allora Presidente del Consiglio, Aldo Moro, inaugurò l’Autostrada del Sole. Fu così che chi prima transitava per la via Cassia si spostava sulla più comoda e moderna Autostrada del Sole. La storia ci insegna che le campagne si spopolarono per poi riprendersi solo grazie ad imprenditori lungimiranti ed ad amministratori intelligenti che diedero al Brunello e a tutta la zona una nuova e florida vita. Anche se qualcuno poi se ne approfittò. Ma questa è un’altra storia… L’azienda ha cento ettari, 12 vitati. Un paio di oliveto, due di bosco, grano, favino. Facciamo le rotazioni come faceva mio nonno. L’obiettivo è arrivare ad avere circa venti ettari per recuperare gli investimenti in tecnologia. La tecnologia è importante per non mettere schifezze nel vino. Dal fare il vuoto prima di mettere il vino nella bottiglia che mio nonno non faceva. Nonno diceva a mio padre passami un secchio di aria. Nonno faceva sgrondare in un secchio del vino che poi veniva ributtato sopra perché i lieviti avevano bisogno di aria. Oggi ci sono i refrigeratori, i sensori, ecc. questo ci aiuta. La schiettezza è la forza di un uomo come Roberto. Parla chiaro e con chiarezza. Non ha paura di ciò che dice perché è consapevole di quanto sta dicendo. Con convinzione e con la capacità di comunicare la bontà dei suoi pensieri. Di un amore che lui ha verso questa terra. Ragionato e consapevole. Forte di chi vuole andare avanti, giorno dopo giorno, senza annoiarsi. Altro che tutto il resto è noia. Per Roberto la noia è nel non fare nulla. O fare qualcosa che per lui è sbagliato o peggio, inutile. Non sono un talebano che parla di vino naturale. Perché chi ne parla, mente a chi compra. Io non ho clienti ma amici e non mi va di dire cose che non facciamo. Se il vino puzza è perché non lavi le botti. L’uva non viene in natura. La vite è una pianta strisciante e noi la innalziamo per fare un prodotto di qualità. Aria, sole, ecc. è il lavoro dell’uomo che permette di fare un ottimo vino. Il vino poi viene perché l’uomo lo lavora. Altrimenti viene l’aceto. Difficile dargli torto. Ma anche non possibile. Il vino non può essere naturale nel senso stretto del termine. C’è bisogno del lavoro dell’uomo perché si compia il miracolo. Ciò che si dovrebbe dire con maggiore realismo è che alcuni vini possono essere prodotti con la manualità dell’uomo artigiano che rispetta la natura. In vigna e in cantina, senza aggiungere, senza alterare. Assecondando la natura e ottenendo solo ciò che quel territorio, quel vitigno, quel tempo è in grado di offrire. Prima era difficile capire le cose. Arrivava quello che diceva se dai questo prodotto la vigna si salva, il vino pure ecc. Loro si sono trovati a pensare che se gli si dava quel tipo di prodotto si era più salvaguardati. Il problema della non coscienza era che quel prodotto te lo ritrovavi nel vino. Oggi c’è consapevolezza. Un tempo era così. Perché negarlo? C’erano strani imbonitori che giravano per le campagne offrendo miracoli con le loro pozioni magiche. La mancanza di cultura ma soprattutto di conoscenza (e badate bene non ho detto ignoranza perché di quella non ce ne è mai stata) sulle conseguenze dell’utilizzo di questi intrugli, portava inevitabilmente al loro utilizzo. Criminale è solo chi, ancora oggi e con le conoscenze che abbiamo, ne fa uso. Anche se occorre premettere che nel campo dei preparati chimici si sono fatti passi avanti enormi. Se vado a misurare il consumo pro capite della mia famiglia, devo stare attento e fare un vino salubre. Magari tra vent’anni mio figlio si accorgerà che qualcosa che utilizziamo ora fa male. Ma ci sta. La consapevolezza. Quella che ti fa dire certe cose e te ne fa fare altre di conseguenza. La vita è così in fondo. Ma non si arriva qui per caso. Ogni vita è fatta di qualcosa che ti porti dentro nel bene e nel male. Nella vita ci sono tante consapevolezze. Ne ho raggiunte qualcuna vivendo qui, qualcuna studiando, qualche altra facendo esperienze fuori di qui. Ho avuto la fortuna di nascere in un territorio dove ho visto un pò tutto. Dal bestiame al seminativo alla vigna. Quando i miei amici andavano a giocare a pallone che avevo dieci anni, io ero a dare una mano ai miei. Mi pesava perché quando sei ragazzino pesava. Nella prima abitazione abitavamo in diciotto. Ora io abito in 150 mq con la mia famiglia. Era meglio allora? Era meglio ora? Io non lo so. Io sono nato con il latte di mia madre e poi prendevo il latte della mucca. Cinquanta anni fa. Non so se ora siamo nel benessere. Ma prima era cosi. Quella che è oggi una persona decisa e determinata, ha la sua storia, una parte della quale lo ha portato ad essere come lo si vede. Guascone e sorridente, tenero ma deciso, forte ma con qualche debolezza. Tutto ciò che ognuno di noi vive sulla propria pelle, lo forgia, lo modella. Solo in alcuni casi prende il sopravvento. Non in Roberto. Io ho la fortuna di viaggiare molto. Esportiamo in quindici paesi. Ti rendi conto del mondo. Luoghi totalmente diversi dai nostri. Però ti aiutano a capire dove vuoi andare. Conoscere vuol dire valutare. Per un lungo periodo della mia vita ho fatto karatè. Li ti insegnano che se uno ti tira un cazzotto più forte devi evitarlo. Non puoi andarci addosso. Lo eviti ma al limite glielo tiri te. Intanto mi scanso. Oggi c’è una tecnologia che ti consente di fare un prodotto che dura anche trent’anni. Cosa che non aveva mio nonno. Dei solfiti in più dovevi metterceli. Il tappo di oggi non era quello di trent’anni fa. La tecnologia ti aiuta E se qualcuno può pensare che a Sasso di Sole si produca un vino convenzionale allora è bene sappia che qui tutto è in biologico. Quando Roberto parla di tecnologia si riferisce ai macchinari, alla temperatura, al controllo. Non certo a qualunque piccolo elemento che possa solo pensare di alterare quella biodiversità che qui è un Credo. Io continuo a parlare con Roberto e continuo a guardarlo. L’aria da guascone c’è sempre. Come uomo lo guardo e mi rendo conto che deve averne combinate tante. È un bell’uomo senza dubbio e forse proprio questa sua caratteristica me lo ha fatto accostare al Califfo e a Tutto il resto è noia. Forte, bello, determinato (non voglio dire dannato come Califano!). Ci vogliono persone perlomeno forti e determinate per tenergli testa. Anche se lui fa di tutto per non sembrarlo, l’animo di chi non cede il passo emerge sempre prepotente. Sorride, fa battute ma c’è poco da fare. Il suo animo è quello. Con un’anima ribelle. Sono un pò ribelle si. Ieri mi fa: tu sei troppo diretto. Lo sai perché gli ho risposto? Perché non ho debiti. Rispetto le persone e le pago. Sembra brutto ma è rispettoso per le persone. Io fo vino e se lo stellato mi dice che non me li paga perché sono uno stellato, non lo faccio. La sua è ancora consapevolezza. Che si unisce ad essere rispettoso delle persone che lo circondano. Rispettoso ma anche un pò geloso, come se avesse in se una voglia di unicità. Qualcosa che non gli va giù di condividere con altri. Io ho un enologo che sta con me da sempre. Abbiamo fatto un percorso Di studi insieme. Era un consulente. Da due anni a questa parte l’ho assunto. Ecco io sono un pò geloso. Ce l’ho come difetto. Sono un pò geloso. Da due anni lavora fisso qui. Roberto Ciani. È lui l’enologo della cantina. Dalle sue mani passano circa 70/80 mila bottiglie l’anno. L’avere a che fare con uno come Roberto non deve essere per nulla semplice. Roberto comunque delega e lascia fare. Intervenendo dove necessario. Lui è una persona estremamente utile. Ha in mano una cantina. Sì occupa anche delle visite in cantine. Se te hai una visone globale riesci a lavorare meglio. Una persona che lavora in più aziende, consiglierà le stesse cose alle varie aziende. Ma non può fare la fermentazione con le mie idee. Il vino è come un bambino di cinque anni che tiene li. Se cammina sbatacchia la testa. Un consulente che viene li una volta al mese non va bene perché occorre che ci sia un persona che sta li tutti i giorni. Non mi serve una persona che mi da la ricettina. Se non è determinazione e consapevolezza questa! Da un lato sì la gelosia. Ma poi c’è di più. C’è la voglia di avere dei prodotti che siano sempre rigorosi e rispettosi dei suoi principi. Per fare questo occorre dedizione e solo persone che hanno questi principi possono lavorare con lui. Le mie persone lavorano e non devo dirglielo io di rimanere. Sono persone splendide. Ma i sacrifici vanno pagati e io li pago di più. Come appare, lui è. Da spazio. Da delega. Non sta con il fiato sul collo. È schietto. Come i suoi vini. Intanto il mio è un vino schietto. È un vino che è totalmente legato al territorio. Non si adopera ne barrique ne tonneaux. Non deve sapere di vaniglia o altro. La nostra uva proviene da vigne sul cui terreno la sarchiatura equivale all’acquatura, il terreno deve essere sempre lavorato. Così mantiene l’umidità. Noi non utilizzano lieviti selezionati ma facciamo pied de cuve. Concentriamo di più. Facciamo tutta una serie di operazioni che non sono mai le stesse nella diverse annate. I grappoli non sono mai tutti perfetti. La maturazione dell’uva dipende dal semino che c’è all’interno. Se schiacci un semino marrone ti da la sensazione di maturità, se schiacci quello verde ti da la astringenza. In poche parole Roberto ha spiegato come fa il vino. Meraviglioso. Terreno sempre lavorato, botti grandi, lieviti indigeni, pied de cuve. Et voilà. Sangiovese e solo il Sangiovese. Nel suo Credo non c’è altro. Tipo “non avrai altro Dio al di fuori di me”. Scusate la blasfemia. Ho assaggiato due suoi rossi caratteristici delle due diverse zone: Montalcino e la val d’Orcia. Innanzitutto il Brunello di Montalcino 2019. Prodotto con Sangiovese grosso e i canonici due anni di botte grande in circa 15.000 bottiglie, è uno dei Brunelli più schietti e veri abbia mai assaggiato. La sua complessità aromatica, non è spinta ma autentica. È l’esatta trasposizione nella bottiglia di Roberto. La frutta al naso è cotta e si arricchisce di un sentore di castagna, parte integrante di un travolgente sottobosco. C’è la cannella e i chiodi di garofano a sembrare uno di quei decotti delle sere invernali. Cuoio e prugna cotta ad essere la durezza e la morbidezza che si uniscono. Insomma un bouquet che fa credere nella dolcezza sapendo che c’è anche una innata freschezza. Quando il vino arriva in bocca si ritrova proprio l’altalenanza di morbidezza e freschezza. Come una sorta di caldo bacio che può trasformarsi in passione sfrenata. Come un camino in inverno o una calda sera d’estate. I tannini sono li presenti, duri e morbidi al contempo. Caldo, fresco, ammaliante. Un vino di grande potenza e grande forza che si lascia senz’altro bere per le sue morbidezze che non devono ingannare poiché poi possono risultare anche spigolose. La seta si scontra con la lana in un matrimonio che può durare nel tempo viste le sue lunghe prospettive lunghe. L’ho abbinato ad un sigaro e non me ne sono pentito. Poi l’Orcia DOC 2021, circa 22.000 bottiglie prodotte. Un vino perfettamente centrato che forse rivela ancor di più l’animo di Roberto. Meno imponente del Brunello, più essenziale e intenso mantenendo vivo il dualismo tra morbidezze e durezze. Nell’Orcia i sentori sono profondamente diversi e viranti verso una frutta matura ma non cotta, un vegetale vivo di sottobosco e muschio, note pungenti di tabacco e pepe, un pellame che sa di quella pelle di un giubbotto da duro. Poi, all’improvviso, inaspettatamente, una sensazione di incenso. La senti, non ci credi, non ti rendi conto. Troppo tardi perché avviene una sorta di inebriamento, un piacevole stordimento. La voglia di rimettere il naso dentro per scovare altro, nulla può contro l’irrefrenabile necessità di un sorso. Ben si fa perché in bocca il vino si comporta esattamente come al naso in una sorta di perfetta sintonia. Una serie di vibranti sensazioni si accavallano per creare armonia, pulizia e meraviglia in bocca. Il tannino è evidente e presente ma la freschezza e soprattutto la sapidità portano la bocca ad essere irrorata continuamente godendo a pieno della prugna e della ciliegia, vive e polpose, che danzano beatamente. Nessuna stucchevolezza, nessuna pomposità. Concretezza suadente per un vino vero che ti porta con se. Terzo vino, inaspettato sono delle bollicine neanche per le quali si è abbandonato il Sangiovese grosso. Io amo il mare. Siamo a circa un ora e qualcosa dal mare. Abbiamo un piccolo appartamento li e gli amici ci chiedevano le bollicine. Mi ha invogliato un mio amico proseccaro. Fermentazione senza bucce a temperatura bassissima. Trecento bottiglie finite subito. Poi mille finite lo stesso. Allora ho deciso di dedicarci una vigna specifica su un terreno alluvionale. Molto fresco. Tutto sangiovese. Ne facciamo tre, quattro, cinquemila. In funzione della stagione. Lo vendiamo pure piuttosto caruccio. Noi produciamo 40/50 quintali per ettaro. Non posso competere con il Prosecco. Anche perché facciamo qui la fermentazione e poi prendo un camion frigo e lo mando su. Ci metto molta attenzione. Il metodo non classico è per avere qualcosa di più fresco. Il classico lo gestirei pure meglio ma non è questo il mio lavoro. Il mio lavoro è fare rossi. Una bollicina in rosato con metodo Charmat. Che dire? Buona ma buona. Colore, più che rosato, cerasuolo aranciato. Dalle bollicine che emergono dal calice si capisce che è un metodo Martinotti o Charmat che dir si voglia ma poi in bocca il perlage è più fine di quanto ci si possa attendere. La bellezza di questo metodo di spumantizzazione è che tutti i sentori del Sangiovese siano li ad aspettare solo di essere scoperti. Cominciando dalla violetta. Immancabili poi in una bollicina, le fragoline di bosco, i ribes e i lamponi. Quindi, per nulla scontati, arancia e mandarino. Si capisce che il lavoro di cui parlava Roberto, c’è tutto. In bocca? Beh un godimento puro per via della discreta sapidità e di un gusto che ricorda, specie nel finale, gli agrumi ed una sorta di caramello salato. Con il plus di una persistenza anche lunga. Più che un esperimento, oggi in circa 4000 bottiglie, direi che è una concreta solidità. Lasciarsi stregare dal metodo classico è facile ma apprezzo più la determinazione di un convinto fautore del Sangiovese che usa lo Charmat per lasciare inalterate le caratteristiche del vitigno. Una vera scoperta! Non parlate mai a Roberto dei bianchi perché non ne ha mai avuto minimamente idea. Mai avuto l’idea dei bianchi. A me piace il rosso perché i bianchi so bevande. Roberto (l’enologo) mi conosce cosi bene che difficilmente gli boccio le cose che mi chiede. Quello che non condivido non me lo propone proprio. Vorrebbe anche altri vitigni ma sa che non lo accetterò mai.. solo Sangiovese. Solo Sangiovese. Come era un tempo qui quando si coltivava solo quel che c’era. Non quello che serviva ai clienti. Se volevano il bianco, che andassero a prenderlo da qualche altra parte. Non a Montalcino! Insomma una cultura che arriva dal passato. Magari da papà Bruno. Così, quando Roberto parla del padre, gli si occhi si accendono. Riconoscenza certo con qualcosa di più che non ho colto a pieno. Un rapporto speciale per due caratteri davvero simili. Non ho conosciuto papà Bruno ma una frase di Roberto valgono più di ore di dialogo. Papà mi da tanti altri problemi. Non ho un dipendente che mi regga più di un anno insieme a lui. Chissà chi mi ricorda…. L’altro giorno si trebbiava con mio padre che mi diceva: vedi Roberto, su quel pogetto li ci voglio piantare un uliveto. Io pensavo: 75 anni, l’ulivo è ancora più lungo rispetto al vino. Lui ha una visione a tra venti anni ma non gli interessa. Una visione bellissima. La forza di un uomo che non pensa ad oggi ma la sua una visione si estende nel tempo. Aldilà della propria esistenza. Come se comprendesse a pieno l’essenza della terra, colei che non ha un vero proprietario se non la natura. Che va assecondata nei suoi cicli e soprattutto nei suoi tempi. Averne cura per preservarla per chi verrà dopo di noi e dopo ancora. Lui si rende conto che siamo enormemente più avanti in termini di qualità oggettiva rispetto agli anni 90. Tra un vino che faceva Biondi Santi e una azienda normale, c’era un abisso. Oggi è tutto più omogeneo per via degli investimenti. Stanno andando giù quelli che non hanno investito nell’azienda. Un solo obiettivo per Roberto, arrivare a venti ettari, di solo rosso ovviamente, da lasciare al figlio. Non ho il minimo dubbio. Senza cambiare nulla. Cambierà lui se vorrà farlo. Quando una persona è così, non c’è rischio che si annoi. Tira dritto per la sua strada. Magari mietendo vittime oltre che grano. Forse è difficile stargli dietro perché estremamente veloce, esigente e attento ad innovare ma quando ci si riesce, il divertimento è assicurato. Così non c’è da annoiarsi e se tutto il resto è noia, quel resto non è certamente nel perimetro di Roberto e della sua Sasso di Sole. Il sito internet di Sasso di Sole è qui Instagram qui Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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è brutta copia di quello che era, cominciano i silenzi della sera
Inventi feste e inviti gente in casa così non pensi, almeno fai qualcosa
Si, d’accordo ma poi… Tutto il resto è noia
No, non ho detto gioia, ma noia, noia, noia
Maledetta noia. Ci si innamora e l’innamoramento è qualcosa di così meraviglioso che quando accade si viene investiti da un vero e proprio tsunami. Quello che ci fa fare follie riempiendoci il cuore e la mente di una irrefrenabile voglia di vita. Franco Califano cantava Tutto il resto è noia senza nascondersi, con sincerità, per affermare quanto l’amore possa essere così travolgente e al tempo stesso non infinito. La gioia si trasforma in noia e la noia è l’anticamera, maledetta, della fine. Occorre essere forti per continuare ad amare. Quella forza che deriva dal credere fortemente in se stessi. Roberto Terzuoli lo guardi e capisci che lui è un tipo forte e determinato. Con la faccia e lo sguardo da latin lover. Alto, capelli brizzolati, barba appena pronunciata, occhi chiari. Un sorriso che dice tutto di lui. Anche di una sua forte consapevolezza di se. Roberto Terzuoli nasce nel 1974 li. E mi indica una casetta posta in un vertice della sua azienda, Sasso di sole. Dove è nata la cantina c’era un masso che ora è stato spostato all’ingresso. C’era un masso alla cui ombra ci mettevano il vino per berlo di giorno quando faceva caldo. Quando lo toccavano la sera, questo sasso dicevano che il sasso era fatto di sole per quanto scottava. Ecco che la località si chiama Sasso di Sole. Sasso di Sole è una località di un piccolo paese in provincia di Siena, Torrenieri. Tra la Val d’Orcia e Montalcino, quel territorio sacro per la viticoltura italiana. Non immune alle crisi e alle sciagure di persone prive di scrupoli ma pur sempre un aerale che ha fatto la storia per il vino in Italia e nel mondo. Sono nato li e cresciuto li fino a 6 anni. Poi mi sono traferito li e poi mi sono traferito nella struttura principale. Ho fatto una sorta di triangolo ma non mi sono mai allontanato da qui. Una sorta di triangolo è vero. I tre vertici di una storia. Di quelle di famiglia che nell’Italia agricola è facile trovare. Anche se poi una è sempre diversa dall’altra. La prima è la più vecchia. Ci abitavano i miei nonni che hanno avuto quattro figli maschi. Poi 8 cugini. Due hanno deciso di rimanere a fare i contadini, gli altri hanno deciso di fare altro. L’azienda è stata divisa tra i due fratelli maschi, mio babbo e mio zio. Mio zio, il fratello più grande è rimasto nell’azienda dove sono nato mentre noi nella divisione abbiamo costruito questo stabile e tutto il resto. Due aziende assolutamente limitrofe che derivano dalla divisione di un medesimo patrimonio. Nulla di male. Nulla di anormale. Nella divisione c’era mezzo ettaro. Da allora abbiamo iniziato a lavorare e a crescere. Oggi siamo a 12 ettari. Ogni anno piantiamo qualcosa perché ci piace tribolare un pò. Altrimenti ci si annoia. Il nostro primo Brunello risale al 2001 quando abbiamo fatto la divisione. Poi abbiamo costruito la prima parte della cantina. Prima nella abitazione dei miei e nel 2007 qui. Oggi è di circa 2000 mq. Mezzo ettaro per iniziare. Di vigna si intende. Le terre erano tante e coltivate come si faceva in un tempo dove il vino, anche se sei vicino Montalcino, era roba per pochi. Roberto parla con lucida determinazione. Lo senti spigliato e pronto. Nessun tentennamento nelle sue parole. Ha in se la forza di chi crede in ciò che fa e crede soprattutto in se stesso. Senza boria o sottovalutazione. Con oggettività direi. Basandosi sui fatti e sui riscontri. Ho la fortuna di avere ancora i genitori in vita e che lavorano. Babbo 75, mamma 74. Lui è ancora nella vigna con il trattore. Ha vissuto in un momento nel quale c’erano da fare tanti sacrifici ma questi erano proporzionali al risultato. Oggi non è tanto uguale. Se non adoperi la testa rischi di lavorare tanto e guadagnare poco. Prima più lavoravi più guadagnavi. Oggi devi stare attento anche a quanto gasolio metti nel trattore. Quelle che possono sembrare parole normali, semplici e soliti lamenti di un imprenditore, sono invece fonte di determinazione per Roberto. La consapevolezza dei propri mezzi conduce a strutturare qualcosa di diverso rispetto al semplice lamento. Porta a capire quanto siano importanti altri fattori oltre quello produttivo. Come l’accoglienza e la comunicazione. Spesso entrambe sottovalutate dai produttori. Se però l’accoglienza qui in Toscana e soprattutto in queste zone sia ormai una necessità imprescindibile, la comunicazione resta ancora un luogo inesplorato per molti. Ho da sempre lavorato qui. Ho fatto gli istituti di agraria. Dal 98 al 2005 ho lavorato da Biondi Santi. Ero responsabile agronomico. Ho capito qualcosa che non conoscevo ovvero il turismo del vino. Li venivano da tutto il mondo, cosa che non succedeva nel resto delle aziende montalcinesi. Ho dunque iniziato ad improntare l’azienda sulla produzione e le visite aziendali. Roberto ha le sue certezze ma è guarda, ascolta, si fa una sua idea e poi applica quello che ritiene possa essere il meglio per la sua azienda. Nella gestione, nello sviluppo, nei prodotti. Anche questo vuol dire essere determinato e cercare solo quello di cui ha bisogno. Non facciamo camere perché sopra la cantina ci vivo io, ma diamo la possibilità a chi viene qui di visitare la cantina, degustare, fare una passeggiata in vigna. Non facendo la Disney del vino ma facendo vedere chi siamo e che facciamo. Devono andare in autonomia a farsi la passeggiata nella vigna. Rimanere con i piedi per terra e, soprattutto, nella terra, vuol dire capire che ciò che si ha non va spettacolarizzato. Sì fa presto a cadere nel tranello dell’offrire qualcosa di diverso rispetto alla natura che circonda. La Disney del vino non dovrebbe mai appartenere a chi nella terra è nato e non dovrebbe essere usata da chi nella terre non ci è nato. Per rispetto se non altro. Produciamo i vini di Montalcino e abbiamo anche la fortuna di essere vicini alla val d’Orcia dunque produciamo anche l’Orcia. Perché dico la fortuna? Perché siamo un patrimonio Unesco che ci da risonanza nel mondo. In un periodo tutto globalizzato è un valore essere notati perché qui l’uomo ha agito bene. Nonostante tutto sia basato sul vino in queste zone, qui c’è il grano, ci sono gli olivi, i girasoli. Quando si parla di biodiversità, quella vera, occorrerebbe prestare particolare attenzione a non dedicare ogni metro quadrato al prodotto che più degli altri porta margini ma occuparsi anche di come far si che tutto il territorio possa continuare a svilupparsi. Uno dei modi è anche quello di inserire colture diverse con necessità e sviluppo diverso. Prendere dal terreno nutrienti diversi e restituire all’ambiente nutrimento diverso. La fortuna, o capacità di programmare e gestire, di questo territorio è stata quella di mantenere una certa biodiversità agricola nei momenti di massima proliferazione dei vigneti. Il Consorzio del Brunello di Montalcino ad esempio, nato nel 1967, verte su una superficie di 24mila ettari dei quali solo 3500 sono vitati (2100 adibiti a Brunello). Noi siamo stati lontani dalle vie di comunicazione. Ci siamo preservati degli errori degli altri. Il Brunello viene prodotto in nove milioni di bottiglie con un terreno vitato di circa il 20% del territorio di Montalcino. Oggi ci sarebbe, se ci fosse stata l’esplosione delle vigne, un prodotto diverso per via di un territorio diverso. La strada è stata percorsa nella maniera giusta. L’essere lontani dalle vie di comunicazione fu la fortuna e l’inizio della fine per il Brunello di Montalcino. O di un nuovo inizio. Se la nascita di un capolavoro come il Brunello la si deve alla necessità di offrire ai pellegrini ricchi che passavano per Montalcino sulla strada per Roma, la Cassia, un vino più nobile rispetto al Sangiovese classico, la disgrazia di centinaia di anni di storia ha una data: 4 ottobre 1964 quando l’allora Presidente del Consiglio, Aldo Moro, inaugurò l’Autostrada del Sole. Fu così che chi prima transitava per la via Cassia si spostava sulla più comoda e moderna Autostrada del Sole. La storia ci insegna che le campagne si spopolarono per poi riprendersi solo grazie ad imprenditori lungimiranti ed ad amministratori intelligenti che diedero al Brunello e a tutta la zona una nuova e florida vita. Anche se qualcuno poi se ne approfittò. Ma questa è un’altra storia… L’azienda ha cento ettari, 12 vitati. Un paio di oliveto, due di bosco, grano, favino. Facciamo le rotazioni come faceva mio nonno. L’obiettivo è arrivare ad avere circa venti ettari per recuperare gli investimenti in tecnologia. La tecnologia è importante per non mettere schifezze nel vino. Dal fare il vuoto prima di mettere il vino nella bottiglia che mio nonno non faceva. Nonno diceva a mio padre passami un secchio di aria. Nonno faceva sgrondare in un secchio del vino che poi veniva ributtato sopra perché i lieviti avevano bisogno di aria. Oggi ci sono i refrigeratori, i sensori, ecc. questo ci aiuta. La schiettezza è la forza di un uomo come Roberto. Parla chiaro e con chiarezza. Non ha paura di ciò che dice perché è consapevole di quanto sta dicendo. Con convinzione e con la capacità di comunicare la bontà dei suoi pensieri. Di un amore che lui ha verso questa terra. Ragionato e consapevole. Forte di chi vuole andare avanti, giorno dopo giorno, senza annoiarsi. Altro che tutto il resto è noia. Per Roberto la noia è nel non fare nulla. O fare qualcosa che per lui è sbagliato o peggio, inutile. Non sono un talebano che parla di vino naturale. Perché chi ne parla, mente a chi compra. Io non ho clienti ma amici e non mi va di dire cose che non facciamo. Se il vino puzza è perché non lavi le botti. L’uva non viene in natura. La vite è una pianta strisciante e noi la innalziamo per fare un prodotto di qualità. Aria, sole, ecc. è il lavoro dell’uomo che permette di fare un ottimo vino. Il vino poi viene perché l’uomo lo lavora. Altrimenti viene l’aceto. Difficile dargli torto. Ma anche non possibile. Il vino non può essere naturale nel senso stretto del termine. C’è bisogno del lavoro dell’uomo perché si compia il miracolo. Ciò che si dovrebbe dire con maggiore realismo è che alcuni vini possono essere prodotti con la manualità dell’uomo artigiano che rispetta la natura. In vigna e in cantina, senza aggiungere, senza alterare. Assecondando la natura e ottenendo solo ciò che quel territorio, quel vitigno, quel tempo è in grado di offrire. Prima era difficile capire le cose. Arrivava quello che diceva se dai questo prodotto la vigna si salva, il vino pure ecc. Loro si sono trovati a pensare che se gli si dava quel tipo di prodotto si era più salvaguardati. Il problema della non coscienza era che quel prodotto te lo ritrovavi nel vino. Oggi c’è consapevolezza. Un tempo era così. Perché negarlo? C’erano strani imbonitori che giravano per le campagne offrendo miracoli con le loro pozioni magiche. La mancanza di cultura ma soprattutto di conoscenza (e badate bene non ho detto ignoranza perché di quella non ce ne è mai stata) sulle conseguenze dell’utilizzo di questi intrugli, portava inevitabilmente al loro utilizzo. Criminale è solo chi, ancora oggi e con le conoscenze che abbiamo, ne fa uso. Anche se occorre premettere che nel campo dei preparati chimici si sono fatti passi avanti enormi. Se vado a misurare il consumo pro capite della mia famiglia, devo stare attento e fare un vino salubre. Magari tra vent’anni mio figlio si accorgerà che qualcosa che utilizziamo ora fa male. Ma ci sta. La consapevolezza. Quella che ti fa dire certe cose e te ne fa fare altre di conseguenza. La vita è così in fondo. Ma non si arriva qui per caso. Ogni vita è fatta di qualcosa che ti porti dentro nel bene e nel male. Nella vita ci sono tante consapevolezze. Ne ho raggiunte qualcuna vivendo qui, qualcuna studiando, qualche altra facendo esperienze fuori di qui. Ho avuto la fortuna di nascere in un territorio dove ho visto un pò tutto. Dal bestiame al seminativo alla vigna. Quando i miei amici andavano a giocare a pallone che avevo dieci anni, io ero a dare una mano ai miei. Mi pesava perché quando sei ragazzino pesava. Nella prima abitazione abitavamo in diciotto. Ora io abito in 150 mq con la mia famiglia. Era meglio allora? Era meglio ora? Io non lo so. Io sono nato con il latte di mia madre e poi prendevo il latte della mucca. Cinquanta anni fa. Non so se ora siamo nel benessere. Ma prima era cosi. Quella che è oggi una persona decisa e determinata, ha la sua storia, una parte della quale lo ha portato ad essere come lo si vede. Guascone e sorridente, tenero ma deciso, forte ma con qualche debolezza. Tutto ciò che ognuno di noi vive sulla propria pelle, lo forgia, lo modella. Solo in alcuni casi prende il sopravvento. Non in Roberto. Io ho la fortuna di viaggiare molto. Esportiamo in quindici paesi. Ti rendi conto del mondo. Luoghi totalmente diversi dai nostri. Però ti aiutano a capire dove vuoi andare. Conoscere vuol dire valutare. Per un lungo periodo della mia vita ho fatto karatè. Li ti insegnano che se uno ti tira un cazzotto più forte devi evitarlo. Non puoi andarci addosso. Lo eviti ma al limite glielo tiri te. Intanto mi scanso. Oggi c’è una tecnologia che ti consente di fare un prodotto che dura anche trent’anni. Cosa che non aveva mio nonno. Dei solfiti in più dovevi metterceli. Il tappo di oggi non era quello di trent’anni fa. La tecnologia ti aiuta E se qualcuno può pensare che a Sasso di Sole si produca un vino convenzionale allora è bene sappia che qui tutto è in biologico. Quando Roberto parla di tecnologia si riferisce ai macchinari, alla temperatura, al controllo. Non certo a qualunque piccolo elemento che possa solo pensare di alterare quella biodiversità che qui è un Credo. Io continuo a parlare con Roberto e continuo a guardarlo. L’aria da guascone c’è sempre. Come uomo lo guardo e mi rendo conto che deve averne combinate tante. È un bell’uomo senza dubbio e forse proprio questa sua caratteristica me lo ha fatto accostare al Califfo e a Tutto il resto è noia. Forte, bello, determinato (non voglio dire dannato come Califano!). Ci vogliono persone perlomeno forti e determinate per tenergli testa. Anche se lui fa di tutto per non sembrarlo, l’animo di chi non cede il passo emerge sempre prepotente. Sorride, fa battute ma c’è poco da fare. Il suo animo è quello. Con un’anima ribelle. Sono un pò ribelle si. Ieri mi fa: tu sei troppo diretto. Lo sai perché gli ho risposto? Perché non ho debiti. Rispetto le persone e le pago. Sembra brutto ma è rispettoso per le persone. Io fo vino e se lo stellato mi dice che non me li paga perché sono uno stellato, non lo faccio. La sua è ancora consapevolezza. Che si unisce ad essere rispettoso delle persone che lo circondano. Rispettoso ma anche un pò geloso, come se avesse in se una voglia di unicità. Qualcosa che non gli va giù di condividere con altri. Io ho un enologo che sta con me da sempre. Abbiamo fatto un percorso Di studi insieme. Era un consulente. Da due anni a questa parte l’ho assunto. Ecco io sono un pò geloso. Ce l’ho come difetto. Sono un pò geloso. Da due anni lavora fisso qui. Roberto Ciani. È lui l’enologo della cantina. Dalle sue mani passano circa 70/80 mila bottiglie l’anno. L’avere a che fare con uno come Roberto non deve essere per nulla semplice. Roberto comunque delega e lascia fare. Intervenendo dove necessario. Lui è una persona estremamente utile. Ha in mano una cantina. Sì occupa anche delle visite in cantine. Se te hai una visone globale riesci a lavorare meglio. Una persona che lavora in più aziende, consiglierà le stesse cose alle varie aziende. Ma non può fare la fermentazione con le mie idee. Il vino è come un bambino di cinque anni che tiene li. Se cammina sbatacchia la testa. Un consulente che viene li una volta al mese non va bene perché occorre che ci sia un persona che sta li tutti i giorni. Non mi serve una persona che mi da la ricettina. Se non è determinazione e consapevolezza questa! Da un lato sì la gelosia. Ma poi c’è di più. C’è la voglia di avere dei prodotti che siano sempre rigorosi e rispettosi dei suoi principi. Per fare questo occorre dedizione e solo persone che hanno questi principi possono lavorare con lui. Le mie persone lavorano e non devo dirglielo io di rimanere. Sono persone splendide. Ma i sacrifici vanno pagati e io li pago di più. Come appare, lui è. Da spazio. Da delega. Non sta con il fiato sul collo. È schietto. Come i suoi vini. Intanto il mio è un vino schietto. È un vino che è totalmente legato al territorio. Non si adopera ne barrique ne tonneaux. Non deve sapere di vaniglia o altro. La nostra uva proviene da vigne sul cui terreno la sarchiatura equivale all’acquatura, il terreno deve essere sempre lavorato. Così mantiene l’umidità. Noi non utilizzano lieviti selezionati ma facciamo pied de cuve. Concentriamo di più. Facciamo tutta una serie di operazioni che non sono mai le stesse nella diverse annate. I grappoli non sono mai tutti perfetti. La maturazione dell’uva dipende dal semino che c’è all’interno. Se schiacci un semino marrone ti da la sensazione di maturità, se schiacci quello verde ti da la astringenza. In poche parole Roberto ha spiegato come fa il vino. Meraviglioso. Terreno sempre lavorato, botti grandi, lieviti indigeni, pied de cuve. Et voilà. Sangiovese e solo il Sangiovese. Nel suo Credo non c’è altro. Tipo “non avrai altro Dio al di fuori di me”. Scusate la blasfemia. Ho assaggiato due suoi rossi caratteristici delle due diverse zone: Montalcino e la val d’Orcia. Innanzitutto il Brunello di Montalcino 2019. Prodotto con Sangiovese grosso e i canonici due anni di botte grande in circa 15.000 bottiglie, è uno dei Brunelli più schietti e veri abbia mai assaggiato. La sua complessità aromatica, non è spinta ma autentica. È l’esatta trasposizione nella bottiglia di Roberto. La frutta al naso è cotta e si arricchisce di un sentore di castagna, parte integrante di un travolgente sottobosco. C’è la cannella e i chiodi di garofano a sembrare uno di quei decotti delle sere invernali. Cuoio e prugna cotta ad essere la durezza e la morbidezza che si uniscono. Insomma un bouquet che fa credere nella dolcezza sapendo che c’è anche una innata freschezza. Quando il vino arriva in bocca si ritrova proprio l’altalenanza di morbidezza e freschezza. Come una sorta di caldo bacio che può trasformarsi in passione sfrenata. Come un camino in inverno o una calda sera d’estate. I tannini sono li presenti, duri e morbidi al contempo. Caldo, fresco, ammaliante. Un vino di grande potenza e grande forza che si lascia senz’altro bere per le sue morbidezze che non devono ingannare poiché poi possono risultare anche spigolose. La seta si scontra con la lana in un matrimonio che può durare nel tempo viste le sue lunghe prospettive lunghe. L’ho abbinato ad un sigaro e non me ne sono pentito. Poi l’Orcia DOC 2021, circa 22.000 bottiglie prodotte. Un vino perfettamente centrato che forse rivela ancor di più l’animo di Roberto. Meno imponente del Brunello, più essenziale e intenso mantenendo vivo il dualismo tra morbidezze e durezze. Nell’Orcia i sentori sono profondamente diversi e viranti verso una frutta matura ma non cotta, un vegetale vivo di sottobosco e muschio, note pungenti di tabacco e pepe, un pellame che sa di quella pelle di un giubbotto da duro. Poi, all’improvviso, inaspettatamente, una sensazione di incenso. La senti, non ci credi, non ti rendi conto. Troppo tardi perché avviene una sorta di inebriamento, un piacevole stordimento. La voglia di rimettere il naso dentro per scovare altro, nulla può contro l’irrefrenabile necessità di un sorso. Ben si fa perché in bocca il vino si comporta esattamente come al naso in una sorta di perfetta sintonia. Una serie di vibranti sensazioni si accavallano per creare armonia, pulizia e meraviglia in bocca. Il tannino è evidente e presente ma la freschezza e soprattutto la sapidità portano la bocca ad essere irrorata continuamente godendo a pieno della prugna e della ciliegia, vive e polpose, che danzano beatamente. Nessuna stucchevolezza, nessuna pomposità. Concretezza suadente per un vino vero che ti porta con se. Terzo vino, inaspettato sono delle bollicine neanche per le quali si è abbandonato il Sangiovese grosso. Io amo il mare. Siamo a circa un ora e qualcosa dal mare. Abbiamo un piccolo appartamento li e gli amici ci chiedevano le bollicine. Mi ha invogliato un mio amico proseccaro. Fermentazione senza bucce a temperatura bassissima. Trecento bottiglie finite subito. Poi mille finite lo stesso. Allora ho deciso di dedicarci una vigna specifica su un terreno alluvionale. Molto fresco. Tutto sangiovese. Ne facciamo tre, quattro, cinquemila. In funzione della stagione. Lo vendiamo pure piuttosto caruccio. Noi produciamo 40/50 quintali per ettaro. Non posso competere con il Prosecco. Anche perché facciamo qui la fermentazione e poi prendo un camion frigo e lo mando su. Ci metto molta attenzione. Il metodo non classico è per avere qualcosa di più fresco. Il classico lo gestirei pure meglio ma non è questo il mio lavoro. Il mio lavoro è fare rossi. Una bollicina in rosato con metodo Charmat. Che dire? Buona ma buona. Colore, più che rosato, cerasuolo aranciato. Dalle bollicine che emergono dal calice si capisce che è un metodo Martinotti o Charmat che dir si voglia ma poi in bocca il perlage è più fine di quanto ci si possa attendere. La bellezza di questo metodo di spumantizzazione è che tutti i sentori del Sangiovese siano li ad aspettare solo di essere scoperti. Cominciando dalla violetta. Immancabili poi in una bollicina, le fragoline di bosco, i ribes e i lamponi. Quindi, per nulla scontati, arancia e mandarino. Si capisce che il lavoro di cui parlava Roberto, c’è tutto. In bocca? Beh un godimento puro per via della discreta sapidità e di un gusto che ricorda, specie nel finale, gli agrumi ed una sorta di caramello salato. Con il plus di una persistenza anche lunga. Più che un esperimento, oggi in circa 4000 bottiglie, direi che è una concreta solidità. Lasciarsi stregare dal metodo classico è facile ma apprezzo più la determinazione di un convinto fautore del Sangiovese che usa lo Charmat per lasciare inalterate le caratteristiche del vitigno. Una vera scoperta! Non parlate mai a Roberto dei bianchi perché non ne ha mai avuto minimamente idea. Mai avuto l’idea dei bianchi. A me piace il rosso perché i bianchi so bevande. Roberto (l’enologo) mi conosce cosi bene che difficilmente gli boccio le cose che mi chiede. Quello che non condivido non me lo propone proprio. Vorrebbe anche altri vitigni ma sa che non lo accetterò mai.. solo Sangiovese. Solo Sangiovese. Come era un tempo qui quando si coltivava solo quel che c’era. Non quello che serviva ai clienti. Se volevano il bianco, che andassero a prenderlo da qualche altra parte. Non a Montalcino! Insomma una cultura che arriva dal passato. Magari da papà Bruno. Così, quando Roberto parla del padre, gli si occhi si accendono. Riconoscenza certo con qualcosa di più che non ho colto a pieno. Un rapporto speciale per due caratteri davvero simili. Non ho conosciuto papà Bruno ma una frase di Roberto valgono più di ore di dialogo. Papà mi da tanti altri problemi. Non ho un dipendente che mi regga più di un anno insieme a lui. Chissà chi mi ricorda…. L’altro giorno si trebbiava con mio padre che mi diceva: vedi Roberto, su quel pogetto li ci voglio piantare un uliveto. Io pensavo: 75 anni, l’ulivo è ancora più lungo rispetto al vino. Lui ha una visione a tra venti anni ma non gli interessa. Una visione bellissima. La forza di un uomo che non pensa ad oggi ma la sua una visione si estende nel tempo. Aldilà della propria esistenza. Come se comprendesse a pieno l’essenza della terra, colei che non ha un vero proprietario se non la natura. Che va assecondata nei suoi cicli e soprattutto nei suoi tempi. Averne cura per preservarla per chi verrà dopo di noi e dopo ancora. Lui si rende conto che siamo enormemente più avanti in termini di qualità oggettiva rispetto agli anni 90. Tra un vino che faceva Biondi Santi e una azienda normale, c’era un abisso. Oggi è tutto più omogeneo per via degli investimenti. Stanno andando giù quelli che non hanno investito nell’azienda. Un solo obiettivo per Roberto, arrivare a venti ettari, di solo rosso ovviamente, da lasciare al figlio. Non ho il minimo dubbio. Senza cambiare nulla. Cambierà lui se vorrà farlo. Quando una persona è così, non c’è rischio che si annoi. Tira dritto per la sua strada. Magari mietendo vittime oltre che grano. Forse è difficile stargli dietro perché estremamente veloce, esigente e attento ad innovare ma quando ci si riesce, il divertimento è assicurato. Così non c’è da annoiarsi e se tutto il resto è noia, quel resto non è certamente nel perimetro di Roberto e della sua Sasso di Sole. Il sito internet di Sasso di Sole è qui Instagram qui Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
27 Marzo, 2025
ViniAmo 2025. Terza Edizione 4-5 Maggio 2025
L’attesa per ViniAmo 2025 sta per finire …
ViniAmo 2025 si avvicina a Roma con un’edizione ancora più ricca, coinvolgente e memorabile! Manca poco più di un mese, il fermento cresce e l’evento si arricchisce ogni giorno di nuove etichette, sapori sorprendenti e protagonisti d’eccezione, pronti a conquistare tutti gli amanti del buon vino.
Per due giorni la Capitale si trasformerà in un vero e proprio paradiso per appassionati e professionisti del settore, tra degustazioni, masterclass esclusive e incontri con produttori straordinari. Tra vini italiani ricercati e gustosi, etichette internazionali inedite e che hanno fatto la storia dell’enologia, assaggi gastronomici goduriosi, quello della terza edizione di ViniAmo sarà un viaggio sensoriale da vivere sorso dopo sorso.
4 ottimi motivi per non perdere ViniAmo 2025
ViniAmo non è una degustazione come le altre. Non ti limiterai ad assaggiare del vino ma sarà un’esperienza ricca di scoperte diverse. Se hai ancora dubbi, leggi i seguenti motivi per vedere come ViniAmo 2025 supererà il successo delle precedenti edizioni.
Degustazioni in libertà – Non serve essere esperti per partecipare, basta la voglia di scoprire e lasciarsi guidare dai sensi attraverso centinaia di etichette da tutta Italia e non solo.
Un’esperienza gastronomica completa – Non solo vino! A ViniAmo troverai anche eccellenze gastronomiche come pizza, dolci artigianali, olio extravergine d’oliva, tartufi, grappa e altre prelibatezze che renderanno il tuo percorso di degustazione ancora più speciale.
Masterclass esclusive – Un’occasione unica per approfondire la conoscenza dei grandi vini italiani e francesi con esperti d’eccezione. Sarai guidato dal rinomato Armando Castagno e da prestigiosi produttori in un viaggio attraverso Borgogna, Loira e Barbera d’Asti.
Premi e riconoscimenti – Il lunedì si celebra il meglio del meglio con i 4 Cuori di ViniAmo, un premio assegnato alle cantine e ai vini più apprezzati dai partecipanti che li avranno votati già nella giornata di Domenica. Un’occasione unica per scoprire le nuove eccellenze del panorama vinicolo italiano.
Un programma ricco di eventi quello di questa terza edizione di ViniAmo! Ecco riassunti i suoi momenti salienti.
Il programma di ViniAmo 2025: due giorni di assaggi, masterclass e premiazioni 300 etichette italiane (e qualche escursione all’estero), più di 75 stand tra Cantine, Extra Wine & Food, Sponsor in entrambi i giorni Domenica 4 Maggio (11:00-19:00) – Il giorno perfetto per gli appassionati Costo ingresso banchi d’assaggio: 25€ (ridotto 20€ per sommelier e studenti tesserati, associazioni e gruppi con almeno 8 partecipanti)Una giornata interamente dedicata ai wine lovers, con tanti vini e prodotti enogastronomici in degustazione e due masterclass d’eccezione: Masterclass “Vecchie Vigne di Borgogna” (11:30-13:30) È un seminario con molti punti d’interesse. Anzitutto, il territorio della Borgogna, uno dei più celebrati al mondo, del quale percorreremo idealmente le strade e i sentieri, toccando sei comuni di grande fascino per analizzarne storia, tendenze stilistiche e tratti identitari del vino. Il denominatore comune delle prestigiose bottiglie scelte è la loro provenienza da vigneti di età venerabile. Cosa forniscono di speciale le “vieilles vignes” – sovente menzionate in etichetta – al vino finale? A queste e altre domande risponderanno al mattino esposizione frontale e degustazione di sei etichette di Borgogna scelte dal relatore per la loro efficacia didattica tanto quanto per la loro straripante bontà.
Costo: 90€ Masterclass Vecchie Vigne di Borgogna – Vini in degustazione Bourgogne Aligoté Sous les Roches “Vigne de 1945” 2022 – Cellier Aux Moines Marsannay Rouge Clos du Roi Vieilles Vignes 2022 – René Bouvier Nuits-Saint-Georges Rouge Vieilles Vignes 2020 – Robert Chevillon Volnay Vieilles Vignes 2022 – Thierry Glantenay Santenay Vieilles Vignes 2021 – Marc Colin Corton-Charlemagne Grand Cru 2018 – Bouchard Père et Fils Masterclass “I Bianchi della Loira” (16:00-18:00) Mille chilometri di percorso di cui più della metà in mezzo a storici territori vitivinicoli caratterizzano l’andamento della Loira, il grande fiume francese attorno al quale si sviluppa una delle più belle e grandi vallate del mondo, tra giardini, castelli, monumenti, chiese e abbazie, ma anche fattorie e cantine, e in cui denominazioni da vino bianco di decisiva importanza a livello mondiale – da Sancerre a Pouilly-Fumé, da Vouvray a Savennières, fino al Muscadet de Sèvre et Maine – compongono un avvincente mosaico. Il seminario con degustazione del pomeriggio percorrerà idealmente la Loira dalle prime vigne di Pouilly fino all’estuario, illustrando via via disciplinari, tendenze, vitigni, stili espressivi e differenze climatiche e geologiche.
Costo: 65€ Masterclass I bianchi della Loira – Vini in degustazione Montlouis Les Bournais 2023 – François Chidaine Anjou Chenin Blanc 2022 – Clau de Nell Saumur “Terres-Amphore” 2022 – Domaine des Roches Neuves Vin de France Sauvignon “Jaquère n. 32” 2021 – Alexandre Bain Sancerre Blanc Les Monts Damnés 2022 – Pascal Cotat Vouvray Le Haut Lieu Moelleux 1ère trie 2020 (dolce) – Domaine Huet Lunedì 5 Maggio (11:00-19:00) – La giornata dedicata ai professionisti Costo ingresso banchi d’assaggio: 20€ (ridotto 15€ per sommelier e studenti tesserati, associazioni e gruppi con almeno 8 partecipanti)
Sei un operatore del settore o un giornalista? Questo è il giorno perfetto per te! Ma anche i wine lovers che non sono riusciti a partecipare la Domenica avranno l’occasione di vivere un’esperienza unica. Masterclass “La Barbera d’Asti DOCG secondo Gozzelino” (15:00-17:00) Un viaggio nella tradizione e nell’innovazione della Barbera d’Asti, attraverso sette etichette uniche, tra verticali storiche e nuove interpretazioni. Il tutto con una sorpresa finale! Masterclass “La Barbera d’Asti DOCG secondo Gozzelino” – Vini in degustazione Piemonte DOC Rosato “Bric Rosé” 2023 (Barbera 60%, Merlot 40%) Barbera d’Asti DOCG “Ciabot D’La Mandorla” 2021 Barbera d’Asti DOCG Superiore “Ciabot D’La Mandorla” 2021 Barbera d’Asti DOCG Superiore “Sergio” 2019 Barbera d’Asti DOCG Superiore “Sergio” 2015 Barbera d’Asti DOCG Superiore “Lorenzo” 2019 Moscato d’Asti DOCG “Bruna” 2024 Costo: 30€ Assegnazione dei 4 Cuori di ViniAmo (17:15) Nel pomeriggio premieremo le migliori cantine e i vini più amati dal pubblico nelle seguenti categorie Miglior cantina del Nord Italia Miglior cantina del Centro Italia Miglior cantina del Sud Italia Premio Miglior vino assaggiato Premio Cantina emergente Premio “Colpo di fulmine” per il vino più sorprendente Partecipando alla giornata di Domenica potrai anche tu votare i tuoi vini del cuore, compilando un veloce questionario. Prenotazione e acquisto delle Masterclass Le masterclass sono a numero chiuso (max 34 partecipanti), quindi non perdere l’occasione di riservare subito il tuo posto!
Scrivi a: masterclass@minelliwineevents.com oppure compila direttamente il form di partecipazione su minelliwinevents.it
Considerando i posti limitati, consigliamo di fare il pagamento che rende ufficiale la partecipazione entro il 18 aprile 2025.
Il pagamento potrà essere trasferito con bonifico bancario sul conto corrente:
IT05W0200805211000102556265 intestato a Stefano Minelli, causale “Masterclass “nome Masterclass” ViniAmo”. Si richiedono, contestualmente al bonifico, i dati per la fatturazione comprensivi del codice SDI. Offerta speciale Acquistando una delle due masterclass della domenica, avrai l’ingresso gratuito ai banchi d’assaggio per entrambe le giornate!
Inoltre, potrai partecipare alla masterclass del lunedì a un prezzo ridotto di soli 10€. Aziende partecipanti a ViniAmo 2025 Già con mesi di anticipo, numerose aziende da tutta Italia hanno risposto con gioia alla chiamata della Terza Edizione di ViniAmo. Ecco le prime aziende che ti aspettano, con i loro vini, il 4 e il 5 Maggio: Vino Cantina Pertinace (Piemonte) Ferrero Cristian (Piemonte) Gozzelino (Piemonte) Valletti Roberta Nascetta (Piemonte) Coronea (Lombardia) Cà dei Conti (Veneto) Cà San Vito (Veneto) Cantina Sabaini (Veneto) La Nona Pietra (Veneto) Di Gaspero (Friuli) Tenuta Maffone (Liguria) L’Agona Vini (Toscana) Cantina della Luce (Toscana) I Fulgurales (Toscana) Lazzeretti (Toscana) Podere Ema (Toscana) Società Agricola Cambioni (Toscana) ATRIVM Azienda Agricola (Toscana) Wine Things – Selezione di circa 7 aziende (Umbria) I Fenicotteri (Umbria) Napolini (Umbria) Cantina Violati (Umbria) Tenute Urani (Marche) Tenuta Grimaldi (Marche) Pesolillo (Abruzzo) Vinicio Mita (Lazio) Cantina Villa Gianna (Lazio) La Corte dei Greci (Lazio) Podere Puellae (Lazio) Aroma Winery (Campania) Vitematta (Campania) Giancarlo Ceci (Puglia) Wine Specialists Council – Associazione del Moscato di Trani (Puglia) Tenuta Planisium (Puglia) Azienda Agricola Serracavallo (Calabria) Tenuta Santoro (Calabria) Cantine Lipari (Sicilia) Cantine Vinci (Sicilia) Sancarraro (Sicilia) Vigna Nica (Sicilia) Contini 1898 (Sardegna) Segreti in un Calice (Selezione di vini italiani) Vino – Aziende estere Domeniile Averesti (Romania) Extra Vino Gastronomia Romizza – Main Stand Pizza (Lazio) La Tradizione (Formaggi, Prosciutti e Salumi) – Lazio Pasticceria Tabiano (Emilia Romagna) Oro24 Tartufi (Lazio) Nativa Bio – Creme spalmabili (Lazio) Bepi Tosolini – Grappa (Friuli) Agricola Nasti – Olio (Puglia) Schininà Brewing – Birrificio (Lazio) Sponsor Alcoop Holding Re/Max Key House Group …Location e Servizi di ViniAmo 2025 L’evento si svolge all’Hotel Cristoforo Colombo, nel quartiere EUR di Roma, una location moderna e funzionale, dotata di ampie sale per le degustazioni e spazi dedicati alle masterclass. Inoltre, un’area all’aperto con tavolini e ombrelloni sarà perfetta per rilassarsi tra un assaggio e l’altro. Un servizio navetta gratuito sarà disponibile dalla stazione metro EUR Fermi all’Hotel per facilitare gli spostamenti dei partecipanti in entrambe le giornate. Il ViniAmo della Minelli Wine Events L’evento è organizzato da Minelli Wine Events, fondata da Stefano Minelli con l’obiettivo di promuovere la cultura del vino a Roma e nel Lazio. Attraverso eventi esclusivi e degustazioni su scala nazionale, Minelli Wine Events si impegna a portare il pubblico in un viaggio unico tra i migliori vini italiani e internazionali. Cultura, gusto e piacere sono i tre capisaldi che guidano ogni edizione di ViniAmo.
Contatti & Informazioni
Stefano Minelli: 338 3046072
minelliwine.events@gmail.com
https://minelliwineevents.it/ Per gli addetti stampa la richiesta di accredito va inviata a:
giuliaferrero.press@minelliwineevents.it Per tutti gli operatori del settore (ristoratori, rappresentanti commerciali, agenti, distributori, ecc.) è possibile richiedere l’accredito scrivendo a:
operatori@minelliwineevents.it Prenotazioni Masterclass:
masterclass@minelliwineevents WineTales Magazine è media partener di ViniAmo 2025 La Redazione
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Il programma di ViniAmo 2025: due giorni di assaggi, masterclass e premiazioni 300 etichette italiane (e qualche escursione all’estero), più di 75 stand tra Cantine, Extra Wine & Food, Sponsor in entrambi i giorni Domenica 4 Maggio (11:00-19:00) – Il giorno perfetto per gli appassionati Costo ingresso banchi d’assaggio: 25€ (ridotto 20€ per sommelier e studenti tesserati, associazioni e gruppi con almeno 8 partecipanti)Una giornata interamente dedicata ai wine lovers, con tanti vini e prodotti enogastronomici in degustazione e due masterclass d’eccezione: Masterclass “Vecchie Vigne di Borgogna” (11:30-13:30) È un seminario con molti punti d’interesse. Anzitutto, il territorio della Borgogna, uno dei più celebrati al mondo, del quale percorreremo idealmente le strade e i sentieri, toccando sei comuni di grande fascino per analizzarne storia, tendenze stilistiche e tratti identitari del vino. Il denominatore comune delle prestigiose bottiglie scelte è la loro provenienza da vigneti di età venerabile. Cosa forniscono di speciale le “vieilles vignes” – sovente menzionate in etichetta – al vino finale? A queste e altre domande risponderanno al mattino esposizione frontale e degustazione di sei etichette di Borgogna scelte dal relatore per la loro efficacia didattica tanto quanto per la loro straripante bontà.
Costo: 90€ Masterclass Vecchie Vigne di Borgogna – Vini in degustazione Bourgogne Aligoté Sous les Roches “Vigne de 1945” 2022 – Cellier Aux Moines Marsannay Rouge Clos du Roi Vieilles Vignes 2022 – René Bouvier Nuits-Saint-Georges Rouge Vieilles Vignes 2020 – Robert Chevillon Volnay Vieilles Vignes 2022 – Thierry Glantenay Santenay Vieilles Vignes 2021 – Marc Colin Corton-Charlemagne Grand Cru 2018 – Bouchard Père et Fils Masterclass “I Bianchi della Loira” (16:00-18:00) Mille chilometri di percorso di cui più della metà in mezzo a storici territori vitivinicoli caratterizzano l’andamento della Loira, il grande fiume francese attorno al quale si sviluppa una delle più belle e grandi vallate del mondo, tra giardini, castelli, monumenti, chiese e abbazie, ma anche fattorie e cantine, e in cui denominazioni da vino bianco di decisiva importanza a livello mondiale – da Sancerre a Pouilly-Fumé, da Vouvray a Savennières, fino al Muscadet de Sèvre et Maine – compongono un avvincente mosaico. Il seminario con degustazione del pomeriggio percorrerà idealmente la Loira dalle prime vigne di Pouilly fino all’estuario, illustrando via via disciplinari, tendenze, vitigni, stili espressivi e differenze climatiche e geologiche.
Costo: 65€ Masterclass I bianchi della Loira – Vini in degustazione Montlouis Les Bournais 2023 – François Chidaine Anjou Chenin Blanc 2022 – Clau de Nell Saumur “Terres-Amphore” 2022 – Domaine des Roches Neuves Vin de France Sauvignon “Jaquère n. 32” 2021 – Alexandre Bain Sancerre Blanc Les Monts Damnés 2022 – Pascal Cotat Vouvray Le Haut Lieu Moelleux 1ère trie 2020 (dolce) – Domaine Huet Lunedì 5 Maggio (11:00-19:00) – La giornata dedicata ai professionisti Costo ingresso banchi d’assaggio: 20€ (ridotto 15€ per sommelier e studenti tesserati, associazioni e gruppi con almeno 8 partecipanti)
Sei un operatore del settore o un giornalista? Questo è il giorno perfetto per te! Ma anche i wine lovers che non sono riusciti a partecipare la Domenica avranno l’occasione di vivere un’esperienza unica. Masterclass “La Barbera d’Asti DOCG secondo Gozzelino” (15:00-17:00) Un viaggio nella tradizione e nell’innovazione della Barbera d’Asti, attraverso sette etichette uniche, tra verticali storiche e nuove interpretazioni. Il tutto con una sorpresa finale! Masterclass “La Barbera d’Asti DOCG secondo Gozzelino” – Vini in degustazione Piemonte DOC Rosato “Bric Rosé” 2023 (Barbera 60%, Merlot 40%) Barbera d’Asti DOCG “Ciabot D’La Mandorla” 2021 Barbera d’Asti DOCG Superiore “Ciabot D’La Mandorla” 2021 Barbera d’Asti DOCG Superiore “Sergio” 2019 Barbera d’Asti DOCG Superiore “Sergio” 2015 Barbera d’Asti DOCG Superiore “Lorenzo” 2019 Moscato d’Asti DOCG “Bruna” 2024 Costo: 30€ Assegnazione dei 4 Cuori di ViniAmo (17:15) Nel pomeriggio premieremo le migliori cantine e i vini più amati dal pubblico nelle seguenti categorie Miglior cantina del Nord Italia Miglior cantina del Centro Italia Miglior cantina del Sud Italia Premio Miglior vino assaggiato Premio Cantina emergente Premio “Colpo di fulmine” per il vino più sorprendente Partecipando alla giornata di Domenica potrai anche tu votare i tuoi vini del cuore, compilando un veloce questionario. Prenotazione e acquisto delle Masterclass Le masterclass sono a numero chiuso (max 34 partecipanti), quindi non perdere l’occasione di riservare subito il tuo posto!
Scrivi a: masterclass@minelliwineevents.com oppure compila direttamente il form di partecipazione su minelliwinevents.it
Considerando i posti limitati, consigliamo di fare il pagamento che rende ufficiale la partecipazione entro il 18 aprile 2025.
Il pagamento potrà essere trasferito con bonifico bancario sul conto corrente:
IT05W0200805211000102556265 intestato a Stefano Minelli, causale “Masterclass “nome Masterclass” ViniAmo”. Si richiedono, contestualmente al bonifico, i dati per la fatturazione comprensivi del codice SDI. Offerta speciale Acquistando una delle due masterclass della domenica, avrai l’ingresso gratuito ai banchi d’assaggio per entrambe le giornate!
Inoltre, potrai partecipare alla masterclass del lunedì a un prezzo ridotto di soli 10€. Aziende partecipanti a ViniAmo 2025 Già con mesi di anticipo, numerose aziende da tutta Italia hanno risposto con gioia alla chiamata della Terza Edizione di ViniAmo. Ecco le prime aziende che ti aspettano, con i loro vini, il 4 e il 5 Maggio: Vino Cantina Pertinace (Piemonte) Ferrero Cristian (Piemonte) Gozzelino (Piemonte) Valletti Roberta Nascetta (Piemonte) Coronea (Lombardia) Cà dei Conti (Veneto) Cà San Vito (Veneto) Cantina Sabaini (Veneto) La Nona Pietra (Veneto) Di Gaspero (Friuli) Tenuta Maffone (Liguria) L’Agona Vini (Toscana) Cantina della Luce (Toscana) I Fulgurales (Toscana) Lazzeretti (Toscana) Podere Ema (Toscana) Società Agricola Cambioni (Toscana) ATRIVM Azienda Agricola (Toscana) Wine Things – Selezione di circa 7 aziende (Umbria) I Fenicotteri (Umbria) Napolini (Umbria) Cantina Violati (Umbria) Tenute Urani (Marche) Tenuta Grimaldi (Marche) Pesolillo (Abruzzo) Vinicio Mita (Lazio) Cantina Villa Gianna (Lazio) La Corte dei Greci (Lazio) Podere Puellae (Lazio) Aroma Winery (Campania) Vitematta (Campania) Giancarlo Ceci (Puglia) Wine Specialists Council – Associazione del Moscato di Trani (Puglia) Tenuta Planisium (Puglia) Azienda Agricola Serracavallo (Calabria) Tenuta Santoro (Calabria) Cantine Lipari (Sicilia) Cantine Vinci (Sicilia) Sancarraro (Sicilia) Vigna Nica (Sicilia) Contini 1898 (Sardegna) Segreti in un Calice (Selezione di vini italiani) Vino – Aziende estere Domeniile Averesti (Romania) Extra Vino Gastronomia Romizza – Main Stand Pizza (Lazio) La Tradizione (Formaggi, Prosciutti e Salumi) – Lazio Pasticceria Tabiano (Emilia Romagna) Oro24 Tartufi (Lazio) Nativa Bio – Creme spalmabili (Lazio) Bepi Tosolini – Grappa (Friuli) Agricola Nasti – Olio (Puglia) Schininà Brewing – Birrificio (Lazio) Sponsor Alcoop Holding Re/Max Key House Group …Location e Servizi di ViniAmo 2025 L’evento si svolge all’Hotel Cristoforo Colombo, nel quartiere EUR di Roma, una location moderna e funzionale, dotata di ampie sale per le degustazioni e spazi dedicati alle masterclass. Inoltre, un’area all’aperto con tavolini e ombrelloni sarà perfetta per rilassarsi tra un assaggio e l’altro. Un servizio navetta gratuito sarà disponibile dalla stazione metro EUR Fermi all’Hotel per facilitare gli spostamenti dei partecipanti in entrambe le giornate. Il ViniAmo della Minelli Wine Events L’evento è organizzato da Minelli Wine Events, fondata da Stefano Minelli con l’obiettivo di promuovere la cultura del vino a Roma e nel Lazio. Attraverso eventi esclusivi e degustazioni su scala nazionale, Minelli Wine Events si impegna a portare il pubblico in un viaggio unico tra i migliori vini italiani e internazionali. Cultura, gusto e piacere sono i tre capisaldi che guidano ogni edizione di ViniAmo.
Contatti & Informazioni
Stefano Minelli: 338 3046072
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