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10 Maggio, 2026

Vent'anni di Perla del Garda. Il racconto di una notte speciale

Le serate del Vinitaly sono il giusto premio per essere riusciti ad affrontare la giornata in fiera tra appuntamenti, interviste, assaggi e le corse sui tacchi da un padiglione all’altro. Alcune serate servono per ricaricare le pile e riprendere con nuova energia la tabella di marcia organizzata. Altre sono inviti più leggeri per godere di musica e buona compagnia. E poi ci sono le serate speciali che vale la pena raccontare. La cena presso Perla del Garda per festeggiare il 20° anno è proprio una di queste.
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Mare&Mosto arriva per la prima volta a Genova Arrow Right Top Bg

9 Maggio, 2026

Mare&Mosto arriva per la prima volta a Genova

  L’11ª EDIZIONE DELL’EVENTO DEDICATO AL VINO E ALL’OLIO LIGURE SARÀ IL 7 E L’8 GIUGNO 2026 A PALAZZO DUCALE L’evento di punta dell’Associazione Italiana Sommelier della Liguria, dopo dieci edizioni a Sestri Levante, approda quest’anno nel capoluogo ligure con due giorni di degustazioni, incontri e workshop dedicati agli appassionati e ai professionisti del vino. Prevendite aperte su www.maremosto.it a prezzo agevolato. Genova. Mare&Mosto – Le Vigne Sospese, l’evento dedicato al vino, all’olio e ai sapori del territorio ligure torna nel 2026 per la sua undicesima edizione e sceglie una nuova sede: domenica 7 e lunedì 8 giugno la manifestazione organizzata da Ais Liguria – Associazione Italiana Sommelier si svolgerà a Genova, negli eleganti spazi di Palazzo Ducale in Piazza De Ferrari, segnando una nuova importante svolta per l’appuntamento dedicato agli appassionati e ai professionisti del vino ligure. Mare&Mosto è sostenuto e organizzato in collaborazione con il Comune di Genova. Il suo debutto nella cornice monumentale di Palazzo Ducale consacra Genova quale vetrina internazionale di eccellenza, segnando un momento di sintesi perfetta tra la magnificenza architettonica della città e il valore inestimabile del suo patrimonio rurale. È un’occasione importante per proiettare la destinazione e le sue eccellenze vitivinicole e olearie oltre i confini regionali, trasformando l’identità produttiva del territorio in un potente driver di attrazione turistica, culturale ed economica capace di parlare al mondo. L’evento è patrocinato da Masaf – Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Regione Liguria – Assessorato all’Agricoltura e Camera di Commercio, oltre al patrocinio, forniscono anche un supporto economico e di collaborazione. Marco Rezzano, presidente di Ais Liguria Dopo dieci edizioni all’Ex Convento dell’Annunziata a Sestri Levante, che hanno consolidato l’evento come riferimento per la promozione del comparto vitivinicolo e oleario regionale, Mare&Mosto compie quest’anno un passo significativo spostarsi nel capoluogo ligure, in uno dei suoi principali spazi culturali, rappresenta una nuova fase nel percorso di crescita della manifestazione, di cui siamo molto orgogliosi L’Assessora al Commercio e Turismo, Tiziana Beghin Come amministrazione, abbiamo fortemente voluto ospitare, per la prima volta, a Genova, Mare&Mosto, un evento che ha saputo consolidarsi e rinnovarsi negli anni, edizione dopo edizione, crescendo nei numeri dei produttori e dei prodotti portati in vetrina. Con questa prima edizione genovese, vogliamo portare al grande pubblico, nel cuore della città, un evento unico per la cura e la valorizzazione del binomio di eccellenza ligure della produzione olearia e vitivinicola. L’Assessore all’Agricoltura di Regione Liguria Alessandro Piana Mare&Mosto è un appuntamento strategico per la valorizzazione delle nostre eccellenze vitivinicole e olivicole. Con il mio assessorato sostengo con convinzione questa manifestazione proprio perché credo fortemente nella capacità del comparto agroalimentare di raccontare il territorio, attrarre turismo di qualità e generare sviluppo economico. Il passaggio a Genova segna un’evoluzione importante per l’evento e un’ulteriore occasione per dare visibilità alle nostre produzioni, rafforzando il legame tra tradizione, cultura e innovazione.   Il programma dei due giorni vedrà, come di consueto, la presenza di circa cento produttori a rappresentare le otto denominazioni regionali, una significativa partecipazione di produttori di olio extravergine con la loro produzione di Olio Dop Riviera Ligure e una zona food che proporrà ai visitatori preparazioni gastronomiche tipiche del territorio. Accanto alle realtà liguri, sarà presente un Consorzio vitivinicolo extra regionale ospite, sulla scia delle collaborazioni attivate nelle scorse edizioni.   Mare&Mosto rappresenta il più importante momento di divulgazione e promozione del vino in Liguria ogni anno vede coinvolte oltre cento aziende, tra regionali e ospiti che, come già avvenuto nelle passate edizioni, rappresentano realtà consortili extra regionali di alto profilo quali Soave, Oltrepò Pavese, Collio, Trento Doc, Alta Langa, Nebbioli Alto Piemonte. Non si tratta di una semplice rassegna enoica, bensì di un momento divulgativo, formativo e di confronto tra produttori, addetti ai lavori, istituzioni e pubblico.   Come da tradizione, Mare&Mosto sarà inoltre il palcoscenico sul quale si cimenteranno i concorrenti al titolo di Miglior Sommelier di Liguria 2026, competizione che premia il miglior comunicatore del vino e del territorio ligure e che consentirà al vincitore di accedere alle semifinali nazionali per il titolo di Miglior Sommelier d’Italia. Nel programma non mancheranno novità: il dettaglio delle iniziative sarà disponibile nelle prossime settimane sul sito e sui canali ufficiali della manifestazione. Le prevendite sono già aperte su www.maremosto.it a prezzo agevolato.   La Redazione
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Trent’anni di Festival della Malvasia. E un premio per i prossimi trenta Arrow Right Top Bg

9 Maggio, 2026

Trent’anni di Festival della Malvasia. E un premio per i prossimi trenta

 
Sabato 16 e domenica 17 maggio 2026 alla Rocca Sanvitale di Sala Baganza (PR) si terrà la trentesima edizione del Festival della Malvasia. Accanto alla storica Cosèta d’Or e alla Perlén’na d’Or, debutta il premio Cosèta Malvagiovani, dedicato ai giovani produttori, ristoratori e professionisti dell’enogastronomia. Una doppia rotta: custodire l’identità della Malvasia di Candia Aromatica e aprirla al ricambio generazionale. Da trent’anni il Festival della Malvasia è la migliore vetrina per i profumi e i sapori delle Valli di Parma. La trentesima edizione, in programma a Sala Baganza sabato 16 e domenica 17 maggio 2026 all’ombra di Rocca Sanvitale, riporta al centro la Malvasia di Candia Aromatica — vitigno a bacca bianca delle colline parmensi — in un weekend di degustazioni, sapori e divertimento promosso dal Comune di Sala Baganza e dalla Pro Loco con la collaborazione con il Consorzio Vini Colli di Parma. Trent’anni che il Festival vive come tappa, non come traguardo: l’edizione 2026 lo conferma con il debutto di un nuovo premio, la Cosèta Malvagiovani, pensato proprio per dare spazio alla nuova generazione di produttori, ristoratori e professionisti dell’enogastronomia. La Cosèta Malvagiovani nasce dalla collaborazione tra il Comune di Sala Baganza, la Pro Loco, il Consorzio Vini Colli di Parma e Fipe Parma (Federazione Imprese Ristorazione Intrattenimento Turismo). Racconta una scelta precisa: i prossimi trent’anni della Malvasia si costruiscono ora, dando spazio a chi sta entrando in vigna, in cantina e in sala. Aldo Stucchi, Presidente della Pro Loco di Sala Baganza. Trent’anni fa abbiamo cominciato per dare voce a un vino che era patrimonio dei produttori e che meritava di diventare patrimonio del territorio. Oggi quella voce è chiara. La Cosèta Malvagiovani serve a fare in modo che resti chiara anche fra altri trent’anni, raccontata da chi verrà dopo di noi Resta in palio il riconoscimento storico del Festival, la Cosèta d’Or, premio alla migliore Malvasia secca frizzante del territorio: l’ultima edizione l’ha vinta per il terzo anno consecutivo l’azienda Cerdelli, segno di una qualità che si consolida. Accanto, è confermata la Perlén’na d’Or, dedicata alla migliore interpretazione della Malvasia spumante: introdotta nel 2025 e vinta dall’azienda Lamoretti, intercetta una tendenza in crescita negli aperitivi e a tavola. Aldo Spina, Sindaco di Sala Baganza. In trent’anni il Festival ha unito una comunità intorno alla Rocca Sanvitale e all’identità enogastronomica di Sala Baganza. È un patrimonio di relazioni, di lavoro, di accoglienza che oggi parla a un pubblico nazionale e che porta valore al territorio ben oltre i due giorni della manifestazione. Il nostro impegno come Comune è farlo crescere ancora Durante i due giorni saranno presenti le aziende produttrici del territorio per presentare le proprie etichette, con interpreti delle Valli di Parma e di altri territori della Malvasia di Candia Aromatica. Un’occasione per leggere il vitigno attraverso firme e stili diversi.   LA MALVASIA DI CANDIA AROMATICA IN BREVE  Vitigno a bacca bianca di probabile origine greca — il nome richiama Candia, antico toponimo veneziano dell’isola di Creta — la Malvasia di Candia Aromatica è oggi coltivata principalmente sulle colline di Parma e Piacenza, con presenze in Oltrepò Pavese, nei Colli di Scandiano e Canossa. Si distingue dalle altre Malvasie per un profilo aromatico inconfondibile: agrumi, fiori bianchi (acacia, fresia, lavanda), frutta a polpa gialla e una caratteristica nota moscata. Sui Colli di Parma è il vitigno bandiera della DOC omonima, riconosciuta dal 1938: nella tipologia Malvasia rappresenta almeno l’85% dell’uvaggio. Si vinifica nelle versioni secca, semi-secca e dolce, ferma, frizzante e spumante — una versatilità che ne ha fatto il bianco identitario del territorio, dall’aperitivo alla tavola. Storicamente è documentata anche nelle cantine di Maria Luigia d’Austria, duchessa di Parma. IL PROGRAMMA Sabato 16 maggio Apre il Festival, alle 10:30, il convegno inaugurale, dedicato quest’anno al futuro del vitigno. Alle 15:45, masterclass dei sommelier AIS Emilia, organizzata dalla Strada del Prosciutto e dei Vini dei Colli di Parma. Dal pomeriggio, i MalvaAperitivi sui “terzi” promossi dalla Pro Loco; alle 17:30, “Malvasie d’Italia”, degustazione raccontata da Matteo Pessina. Alle 20:00, il giardino farnesiano si illumina per Magnarocca, cena della tradizione parmigiana con i vini dei Colli di Parma.   Domenica 17 maggio Dalle 8:30 parte dal giardino farnesiano la camminata alla scoperta del torrente Baganza, a cura del GES. In contemporanea, al Golf del Ducato, si terrà la gara nazionale di golf “Premio Festival della Malvasia XXX Cosèta d’Or”. Alle 10:00 si insediano le giurie dei premi Cosèta d’Or e Perlén’na; mentre dalle 11:00, i visitatori potranno indossare i panni dei giudici e degustare le Malvasie in concorso per il tradizionale premio popolare, la Cosèta di Legno. La giornata prosegue con i MalvaAperitivi sui “terzi” e si chiude alle 18:30 con le premiazioni delle migliori Malvasie.   INFORMAZIONI UTILI L’accesso al Festival è gratuito. Alcuni eventi sono su prenotazione: è possibile partecipare alla Magnarocca scrivendo all’indirizzo mail prolocosala@yahoo.it o contattando direttamente il 0521-331342/3; il costo è di 35€ per adulti e 20€ per ragazzi fino a 14 anni. Per entrambe le giornate sono attivi un’area giochi per bambini e un’esposizione di motori e attrezzature per il giardinaggio. Dalle 10 alle 18 sono visitabili gratuitamente la Rocca Sanvitale di Sala Baganza e il Museo del Vino.   IL FESTIVAL DELLA MALVASIA Il Festival della Malvasia è promosso e organizzato dal Comune di Sala Baganza, dalla Pro Loco e dal Consorzio Vini dei Colli di Parma, in collaborazione con le Associazioni di Volontariato salesi, la Scuola “F. Maestri” di Sala Baganza, la Strada del Prosciutto e dei Vini dei Colli di Parma, AIS Parma-Emilia, Destinazione Turistica Emilia, Parchi del Ducato, GAL del Ducato, Parma Quality Restaurants, FIPE Ascom, i Musei del Cibo, il Consorzio del Parmigiano Reggiano, il Consorzio del Prosciutto di Parma, il Consorzio della Coppa di Parma e del Salame di Felino. L’iniziativa gode del patrocinio di Provincia di Parma, Unione Pedemontana Parmense, Comune di Parma, Camera di Commercio e UNPLI. La Redazione  
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Dalla terra del Valdobbiadene DOCG alla stampa internazionale: gli spumanti Col Vetoraz raccontano l’eccellenza Arrow Right Top Bg

9 Maggio, 2026

Dalla terra del Valdobbiadene DOCG alla stampa internazionale: gli spumanti Col Vetoraz raccontano l’eccellenza

  In ogni singolo risultato, la traccia di princìpi fondanti: identità, radici, famiglia   L’eccellenza parte dalla terra, da quel senso di appartenenza che sa di radici, di profonda coscienza identitaria senza dimenticare princìpi incrollabili come il rispetto, la cura e la difesa di un territorio da cui, nel lontano 1838, per la famiglia Miotto è partito tutto. Da Santo Stefano di Valdobbiadene, in poco più di 30 anni questa solida realtà trevigiana ha comunicato con passione e determinazione al mondo il proprio messaggio, riuscendo con costanza a detenere un forte livello distintivo all’interno della denominazione Conegliano Valdobbiadene DOCG. Francesca Miotto, responsabile Comunicazione e Marketing per Col Vetoraz Questi importanti risultati segnano il progredire costante di un cammino che per noi significa storia, sacrificio e coraggio, ma anche profonda sensibilità e continua educazione alla corretta percezione della nostra identità, tutti valori che ogni giorno cerchiamo di racchiudere in ciascuno dei nostri Valdobbiadene DOCG. Di seguito, i più recenti riconoscimenti ottenuti dal nostro Valdobbiadene docg: La prestigiosa testata americana Wine Spectator assegna a firma di Alison Napjus, tasting coordinator, 91 punti al Superiore di Cartizze e 89 al Brut Coste di Levante. Falstaff conferisce 93 punti all’Extra Brut Cuvèe Ø, all’ Extra Brut Cuvèe 5, al Extra Dry Cuvée 13, al Brut Coste di Levante e al Dry Coste di Mezzodì. Mentre sono 92 i punti per l’Extra Dry Coste di Ponente e al Superiore di Cartizze. 5Star Wines – The Book il concorso internazionale di Vinitaly, ha premiato con 91 punti il Extra Brut Cuvée 5, e con 90 all’Extra Dry Cuvée 13. Attraverso il suo impegno, Col Vetoraz interpreta con coerenza il Valdobbiadene DOCG, valorizzando a livello internazionale una tradizione viva capace di evolversi rimanendo saldamente ancorata alle proprie radici. Col Vetoraz Spumanti S.p.A. Situata nel cuore della Docg Valdobbiadene, la cantina Col Vetoraz si trova a quasi 400 mt di altitudine, nel punto più alto dell’omonimo colle parte delle celebri colline del Cartizze. È proprio qui che la famiglia Miotto si è insediata nel 1838, sviluppando fin dall’inizio la coltivazione della vite. Nel 1993 Francesco Miotto, discendente di questa famiglia, assieme all’agronomo Paolo De Bortoli e all’enologo Loris Dall’Acqua hanno dato vita all’attuale Col Vetoraz, una piccola azienda vitivinicola che ha saputo innovarsi e crescere e raggiungere in soli 25 anni il vertice della produzione di Valdobbiadene Docg sia in termini quantitativi che qualitativi, con oltre 2.300.000 kg di uva Docg vinificata l’anno da cui viene selezionata la produzione di 1.250.000 di bottiglie. Oggi, raggiunti i 30 anni la sfida è quella di riuscire a mantenere nel tempo questa importante posizione conquistata. Grande rispetto per la tradizione, amore profondo per il territorio, estrema cura dei vigneti e una scrupolosa metodologia della filiera produttiva e della produzione delle grandi cuvée, hanno consentito negli anni di ottenere vini di eccellenza e risultati lusinghieri ai più prestigiosi concorsi enologici nazionali ed internazionali. La Redazione
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Best Wine Stars 2026: tutto pronto per la settima edizione Arrow Right Top Bg

8 Maggio, 2026

Best Wine Stars 2026: tutto pronto per la settima edizione

Definiti programma, piattaforma e protagonisti della Fiera Internazionale in programma a Milano dal 16 al 18 maggio Dopo l’annuncio della settima edizione e il riconoscimento ufficiale come Fiera Internazionale di settore con il contributo di Regione Lombardia, Best Wine Stars 2026 entra nella sua fase più attesa: quella che precede l’apertura al pubblico, con il calendario completo, i protagonisti e tutte le esperienze che animeranno il Palazzo del Ghiaccio dal 16 al 18 maggio. L’evento, ideato e organizzato da Prodes Italia, si conferma un punto di riferimento per il comparto wine, spirits e food, con il patrocinio del Comune di Milano e di ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, e una proposta sempre più strutturata e internazionale. OLTRE 1200 PRODOTTI E AREE TEMATICHE PER UN’ESPERIENZA COMPLETA Saranno oltre 1200 i prodotti in degustazione, presentati da aziende italiane e internazionali all’interno di un percorso espositivo suddiviso in aree tematiche: Vino Italia, Vino Internazionale, Bio, Spirits e Food. Un format che consente ai visitatori di orientarsi tra territori, produzioni e tendenze, vivendo un’esperienza immersiva che unisce degustazione, scoperta e relazione diretta con i produttori. PIATTAFORMA DIGITALE E PROGRAMMA: IL CUORE OPERATIVO DELL’EVENTO È già attiva la piattaforma ufficiale visit.bestwinestars.com, sviluppata per supportare la gestione dell’evento e facilitare l’incontro tra espositori, buyer, media e operatori del settore. Attraverso la piattaforma è possibile accedere a tutte le informazioni utili per pianificare la visita: dall’elenco completo degli espositori, con logo, storia aziendale e tipologia di etichette, fino ai prodotti in degustazione e alla lista dei buyer accreditati.
La piattaforma rappresenta inoltre uno strumento operativo per il networking, grazie a funzionalità dedicate alla gestione dell’agenda, alla messaggistica diretta tra operatori e alla possibilità di fissare appuntamenti, rendendo più efficace l’incontro tra domanda e offerta. Al suo interno è già disponibile il calendario completo di masterclass, tasting room e talk, consultabile in anticipo per organizzare al meglio la propria esperienza durante i tre giorni di manifestazione. È inoltre possibile accreditarsi direttamente online per accedere all’evento. Tra gli appuntamenti più attesi, nella giornata di lunedì 18 maggio, si terrà un talk organizzato da Best Wine Stars in collaborazione con la rivista Italia a Tavola, che vedrà la partecipazione di chef di ristoranti stellati, come Salvatore Butticè e Claudio Sadler, insieme a direttori marketing di importanti realtà vitivinicole come Marchesi Antinori e ad altre figure di rilievo del settore, offrendo un momento di confronto di alto livello sul ruolo del vino nella ristorazione contemporanea. Spazio anche a esperienze trasversali come “Alla scoperta del Parmigiano Reggiano: il valore del tempo”, che proporrà un percorso di degustazione guidata tra diverse stagionature, affiancato da una selezione di vini, valorizzando il dialogo tra eccellenze del panorama enogastronomico italiano.   Sabato 16 maggio 2026
12:30 – 13:15
Verticale Fiorduva di Marisa Cuomo. Quattro annate sospese tra mare e roccia della costa d’amalfi
Azienda in degustazione: Cantine Marisa Cuomo Srl
Relatori: Adua Villa, Mattia Asperti 13:45 – 14:30
A Cuor Leggero: il nuovo volto del vino senza alcol firmato Colli Ripani.
Azienda in degustazione: La Cantina Dei Colli Ripani
Relatori: Adua Villa, Giambattista Marchetto, Cecilia Guglielmi – Responsabile Commerciale e Marco Pignotti – Enologo della Cantina dei Colli Ripani 15:00 – 15:45
CUSTOZA CONTEMPORARY BLEND
Azienda in degustazione: Consorzio Tutela Vino Custoza DOC
Relatori: Adua Villa e Costantino Gabardi – Degustatore e Consulente 16:15 – 17:00
Da nord a sud: l’Italia da bere. Un racconto del vino attraverso etichette che custodiscono terra e memoria.
Aziende in degustazione: Tenuta Il Finale, Fenoglio Matteo, Donblasi – Tenuteblasi srl
Relatori: Adua Villa, Stefania Vinciguerra, Cesare Tonelli – Enologo Tenuta Il Finale, Matteo Fenoglio – Produttore e Vignaiolo di Alta Quota, Mirco Blasi – Amministratore Donblasi – Tenuteblasi srl Domenica 17 Maggio 2026
12:45 – 13:30
Il “Risveglio del Ceppo”. Quando la Barbera d’Asti si trasforma
Azienda in degustazione: Cantina Barbera Sei Castelli
Relatori: Adua Villa, Valentina Vercelli, Enzo Gerbi – Enologo e Monica Meneghelli – Curatrice Progetto 14:00 – 15:30
Limoncello Lab. Blind Tasting. “Un viaggio nel mondo di uno dei più tradizionali liquori italiani che sta conquistando il mondo”
Aziende in degustazione: Casoni, Drupa, Lemoner- Caffo, Luxardo, Nazionale Spirito Italiano, Pallini, Sarandrea, Villa Massa- Compagnia dei Caraibi, Vol 0 Meregalli
Relatore: Fabio Bacchi 16:00 – 16:45
Radici di Pietra. Il risveglio dei vini della Murgia
Azienda in degustazione: Cantina Luca Gentile
Relatori: Adua Villa, Sara Missaglia e Nicola Laricchiuta – Enologo Cantina Luca Gentile 17:15 – 18:15
Alla scoperta del Parmigiano Reggiano: il valore del tempo
Aziende in degustazione: Assaggiatori Parmigiano Reggiano, Coronea, Beghel, Tenuta Micoli
Relatori: Adua Villa e Alessandro Stocchi – Responsabile Associazione Assaggiatori Parmigiano Reggiano Lunedi 18 Maggio 2026
11:00 – 12:30
Vino al ristorante: opportunità per tutti o pratica per il cassetto?
Moderatore: Alberto Lupini – Direttore di Italia a Tavola
Relatori: Salvatore Butticè – Chef patron del ristorante Il Moro di Monza, Enrico Chiavacci – Marketing Director Marchesi Antinori, Ottavia Giorgi di Vistarino – Titolare della cantina Conte Vistarino, Luca Montanaro – Direttore di sala di Moebius, una stella Michelin a Milano, Paolo Porfidio – Enologo e Sommelier Founder Somm Is The Future, Emanuele Rabotti – Presidente Consorzio Franciacorta, Claudio Sadler – Chef patron del Ristorante Sadler, una stella Michelin a Milano, Luciano Sbraga – Vicedirettore generale FIPE e Direttore area Centro Studi e Politiche per lo Sviluppo   BWS VILLAGE E MIXOLOGY ARENA Riconfermata l’area BWS Village, pensata come punto di incontro privilegiato per buyer, stampa e operatori del settore, con l’obiettivo di favorire relazioni, scambi e opportunità di business. All’interno del BWS Village nella giornata di lunedi 18, verranno inoltre distribuiti kit di degustazione omaggio, offrendo un’ulteriore occasione di scoperta delle realtà presenti in manifestazione. Tra le novità dell’edizione, la Mixology Arena, in programma lunedì 18 maggio dalle 14:00 nel Parterre del Palazzo del Ghiaccio, un’area esperienziale in cui i migliori bartender di selezionati cocktail bar milanesi si alterneranno nella preparazione di cocktail live, davanti a una platea ristretta di giornalisti e operatori del settore. Tra i bartender protagonisti: Loris Melis (MaG), Emanuele Cosi (Backdoor43), Carlo Dall’Asta (Iter), Francesco Bonazzi (Tripstillery), Angela Mountassier (Flow Milano) e Beatrice Cremonesi (The Blind Tiger – Leggiuno, Lago Maggiore). Le creazioni saranno realizzate utilizzando i distillati e liquori delle aziende spirits presenti all’evento, valorizzando i prodotti attraverso il linguaggio della miscelazione contemporanea.
A guidare l’esperienza sarà Fabio Bacchi, che accompagnerà il pubblico alla scoperta dei prodotti e del loro mondo, mentre i cocktail verranno preparati in diretta, offrendo un’esperienza immersiva e interattiva. BEST WINE STARS AWARDS 2026 Tra i momenti più attesi della manifestazione, la Best Wine Stars Awards Ceremony, che si terrà domenica 17 maggio presso il Parterre del Palazzo del Ghiaccio, sarà accessibile su invito per stampa e buyer, oltre che per gli espositori presenti. La mattinata si aprirà alle ore 9:00 con un coffee break, mentre la cerimonia di premiazione avrà inizio alle ore 9:30. Durante la cerimonia saranno assegnati i premi qualitativi 2026, attribuiti da una giuria composta da professionisti di riferimento del settore: – Best White Wine e Best Deal, conferiti da Valentina Vercelli, giornalista de La Cucina Italiana e Condé Nast Traveller
– Best Red Wine e Best Rosé Wine, attribuiti da Stefania Vinciguerra, giornalista professionista e caporedattore di DoctorWine e della Guida Essenziale ai Vini d’Italia
– Best Sparkling Wine, assegnato da Adua Villa, scrittrice, narratrice digitale, sommelier e imprenditrice
– Best Spirit e Best Herbal Liqueur, conferiti da Fabio Bacchi, fondatore di BarTales e Roma Bar Show
– Best International Excellence, novità 2026 dedicata alle realtà internazionali, giudicata da Sara Missaglia, giornalista, wine educator e sommelier Accanto ai premi di categoria, saranno attribuiti anche i riconoscimenti speciali:
– Best Green Project, assegnato da Camilla Manzato, Founder di VineRespect
– Best Vinum Innovation, assegnato da Adua Villa
– Best Hospitality Project, conferito da Andrea Guolo, Direttore ItalianWineTour A questi si aggiungono:
– Best Logo, Best Label e Milano Wine & Spirits Explorer, assegnati da Prodes Italia
– Best Buyer Selection, a cura di buyer internazionali GLI ESPOSITORI 3exp Wine For Mixology_Puglia | Acerle Valdobbiadene_Veneto | Agricola Le Querce_Toscana | Al Spirits_Emilia Romagna | Aldegheri Family Winery_Veneto | Amaro 30 Nodi_Calabria | Aqvo_Liguria | Arche’ Srl_Sicilia | Arciera_Lombardia | Assaggiatori Parmigiano Reggiano_Emilia Romagna | Attanasio Giuseppe_Puglia | Az Agr La Quinta Terra Di Couelle Anne Claire_Toscana | Az. Agr. Quattroquarti_Friuli Venezia Giulia | Az. Agr. Villa Sorbo – Vini Vulcanici_Campania | Azienda Agricola Antonio Buccoliero_Puglia | Azienda Agricola Belluogo_Puglia | Azienda Agricola Campo Al Noce_Toscana | Azienda Agricola Casal Dell’arco_Abruzzo | Azienda Agricola Fontana Reale_Campania | Azienda Agricola Ganaghello Di Losi Società Agricola_Emilia Romagna | Azienda Agricola Il Castello Ll_Lombardia | Azienda Agricola Le Lagore_Liguria | Azienda Agricola Mesina Giovanni Battista_Umbria | Azienda Agricola Sartori Michele_Trentino Alto Adige | Azienda Agricola Tre Pile_Piemonte | Azienda Di Dio Liboria_Sicilia | Bacca Spirits – Promoted by Tessuto – Bevi Italiano | Baglio Reale Srls_Sicilia | Benante 1960_Veneto | Berlingeri Tartufi_Abruzzo | Blue Queen Mix – Promoted by Tessuto – Bevi Italiano  | Bragaglia_Toscana | Cabala – Promoted by Tessuto – Bevi Italiano | Caelum S.R.L._Piemonte | Cammisuli Wine Brothers_Sicilia | Cantina Barbera Sei Castelli_Piemonte | Cantina Beghel_Trentino Alto Adige | Cantina Bello_Campania | Cantina Castioni_Lombardia | Cantina Delaiti_Trentino Alto Adige | Cantina Famiglia Pillan_Veneto | Cantina Luca Gentile_Puglia | Cantina Orzaia_Friuli Venezia Giulia | Cantina Puianello_Emilia Romagna | Cantina Sassarini_Liguria | Cantina Tulone_Sicilia | Cantine Domenico Russo_Puglia | Cantine Marisa Cuomo Srl_Campania | Cantine Stoli_Calabria | Čarga_Slovenia | Casa Vinicola Ettore Sammarco_Campania | Casata Bassi Parolo_Lombardia | Casata Merge’_Lazio | Cerbero_Marche | Champagne Gallimard Les Riceys – Distributed by Winebroker srl | Cocoah!_Lombardia | Colja Wine_Slovenia | Colle Uncinano_Umbria | Consorzio Tutela Vino Custoza Doc_Veneto | Coravin_Paesi Bassi | Coronea_Lombardia | Daria Spirito Ottanta_Friuli Venezia Giulia | Dello Scompiglio_Toscana | Dergano Gin – Promoted by Tessuto – Bevi Italiano | Distilleria Alpe_Val D’aosta | Distilleria Delaurenti_Piemonte | Distillerie Tim – Promoted by Tessuto – Bevi Italiano | Domaine Bègue Mathiot – Distributed by Winebroker srl | Domaine de la Galinière – Distributed by Winebroker srl | Domaine de l’Île Margaux – Distributed by Winebroker srl | Donblasi – Tenuteblasi Srl_Puglia | Dottori Zandegiacomo Srl_Friuli Venezia Giulia | Erzinio Salumifico Ciociaro_Lazio | Famiglia Ciccone Lo Conte_Campania | Famiglia Crema Societa’ Semplice Agricola_Molise | Farnulla Wines_Toscana | Fattoria Dell’agresto Di Gasparri Giacomo E Andrea Societa’ Agricola_Toscana | Favara Srls_Lombardia | Fenoglio Matteo_Piemonte | Feudo Stagnone_Sicilia | Gagiablu_Toscana | Gin Todi_Umbria | Horatio Winery_Campania | I Love Gargano_Lombardia | Infusi Di Calabria Società Benefiti_Calabria | Johannes Schneider – Distributed by Winebroker srl | Koglot Wines_Slovenia | Kraljič_Slovenia | La Cantina Dei Colli Ripani_Marche | La Rocca Tartufi_Marche | Le Canà_Marche | Macelleria Sant’ambrogio_Lombardia | Maria Faretra_Puglia | Marlus Di Zambello Marco_Piemonte | Maro Wine_Slovenia | Merlotta Società Agricola_Emilia Romagna | Montemiglietto_Piemonte | Monviert_Friuli Venezia Giulia | Natiia Wine Relais_Veneto | Oleificio Lu Trappitu_Sicilia | Orobicum Srl_Lombardia | Palazzo Prossedi_Lazio | Palmieri Domus Vinaria_Campania | Paradiis Winery_Friuli Venezia Giulia | Perruccio Srl_Puglia | Petrucca E Vela_Lazio | Pippo Greco_Campania | Podere Casaccia – Sine Felle_Toscana | Podere Gamberaio_Toscana | Qb Spirits – Promoted by Tessuto – Bevi Italiano | Sartieri 1931_Lombardia | Sciore_Campania | Sesto 21_Lazio | Soc. 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16 · 17 · maggio 2026 – 12:00 | 20:00
18 maggio 2026 – 10:00 | 18:00 L’accesso è aperto agli addetti al settore su accredito, mentre il pubblico può accedere tramite acquisto del biglietto online. Durante la manifestazione sarà inoltre possibile acquistare direttamente i prodotti in degustazione, entrando in contatto con le aziende presenti. 👉 Tutte le informazioni e la registrazione sono disponibili su:
https://visit.bestwinestars.com/it/ PARTNER E MEDIA PARTNER Best Wine Stars 2026 si avvale della collaborazione di importanti realtà del settore Partner: AGIVI, ASSOENOLOGI, AssoDistil, Consorzio Nazionale Grappa e Assaggiatori Parmigiano Reggiano. Buyers Partner: Strive International Consulting Ltd., Camera di Commercio Italiana in Ungheria e DANITACOM. Media Partner: I Grandi Vini, Italia a Tavola, Wine Meridian, DoctorWine, BarTales, Vino News 24, ItalianWineTour, EventiMilano.it, Gazzetta di Milano, Mixology Mag, Vinerespect, Enologonline e Wine Tales Magazine. Partner Tecnici: LezRent, I Macoritti, Watnext Industries Srl, Enduro Republic, Vinstrip. La Redazione
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2025: annata emozionante con risultati d'eccellenza Grande annata per i vini autoctoni e "annata da record assoluto" per il Sauvignon Arrow Right Top Bg

8 Maggio, 2026

2025: annata emozionante con risultati d'eccellenza

  Grande annata per i vini autoctoni e “annata da record assoluto” per il Sauvignon   Vini bianchi freschi, fruttati e aromatici e vini rossi profondi, dai colori intensi e con un buon potenziale di maturazione: secondo gli esperti, i vini altoatesini dell’annata 2025 sono degni di nota. È stata un’annata emozionante che, tuttavia, in fase di vendemmia ha richiesto nervi saldi, un lavoro manuale preciso e molta esperienza. Le particolarità dell’annata 2025 scaturiscono da una primavera mite che ha comportato una crescita vegetativa molto rapida. Anche alle altitudini medio-alte, la fioritura è stata esplosiva e avrebbe dovuto influire sul momento e sulla durata della raccolta. Un mese di giugno soleggiato e un mese di luglio con precipitazioni ben distribuite hanno poi garantito un’ottimale maturazione delle uve. “Proprio il mese di luglio, più fresco, ha favorito una lenta e uniforme distribuzione dell’aroma”, afferma Manfred Bernard, enologo della cantina della Tenuta | Cantina Convento Muri-Gries. Rudi Kofler, enologo della Cantina Terlano, attribuisce all’ottimale approvvigionamento di acqua nel mese di luglio un ruolo decisivo per la produzione di vini bianchi freschi, strutturati e dotati di una componente acida ben definita. Rudi Kofler, enologo della Cantina Terlano Il caldo secco di inizio agosto, inoltre, ha contribuito alla densità strutturale e al bilanciamento degli aromi” aggiunge Kofler, “un fattore che ha influito positivamente anche sui rossi. Maturazione omogenea, vendemmia difficile Se da un lato la primavera e l’estate si sono dimostrate favorevoli per l’andamento vegetativo, le difficoltà durante la vendemmia sono state enormi. La fioritura e, di conseguenza, la maturazione pressoché contemporanea di tutti i vitigni anche a quote diverse hanno accorciato il periodo di vendemmia, complicato anche dalle forti piogge. “È stato difficile trovare il momento giusto per la vendemmia delle singole varietà, pertanto, sempre associato a un certo rischio”, spiega Hannes Baumgartner della Tenuta Strasserhof a Novacella, che aggiunge sorridendo: “Un po’ di azzardo era stato messo in conto” – ma pur sempre basato su molta esperienza e know-how. L’interrogativo cruciale era se la vendemmia avrebbe avuto un impatto sulla qualità delle uve. “Grazie a un rigoroso lavoro manuale nei vigneti e alla scelta giusta del periodo della vendemmia è stato possibile garantire una qualità dell’uva molto buona che ha ricompensato per gli sforzi dell’anno” afferma Manfred Bernard e Hannes Baumgartner aggiunge: “I viticoltori ‘laboriosi’ sono stati sicuramente in vantaggio.” Precisi, energici, fruttati Nonostante le sfide, i vini dell’annata 2025 non hanno subito alcuna conseguenza negativa – anzi. Baumgartner parla di vini “precisi, sapidi, eleganti”, Bernard attribuisce all’annata 2025 aggettivi quali “fruttati, energici, profondi” e Kofler descrive l’annata come “emozionante” con vini delicati dalla vivace componente acida, molto piacevoli al palato. Baumgartner, specialista di bianchi, attribuisce a questi vini un aspetto lievemente più snello e una gradazione alcolica più moderata. “I bianchi dell’annata 2025 sono, comunque, fruttati al naso e molto eleganti al palato con una componente acida più consistente che non rappresenta affatto una perdita in termini di qualità e longevità”, afferma il viticoltore della Tenuta Strasserhof – Hannes Baumgartner di Novacella. A Terlano anche Rudi Kofler si rallegra dei “bianchi freschi, strutturati e con una vivace componente acida”. Kofler descrive i rossi dell’annata 2025 come delicati, intensi, strutturati e con un potenziale di maturazione molto buono. Tale giudizio è condiviso da Manfred Bernard: “I rossi dell’annata 2025 si presentano fruttati e profondi, sostenuti da una bella struttura”, afferma l’enologo della Tenuta | Cantina Convento Muri-Gries. “Il tannino si mostra ancora giovane, ma piacevolmente croccante e conferisce ai vini un dinamismo fresco.” Grande annata per i vini autoctoni Se si osservano le singole varietà, spiccano le due autoctone, ossia Lagrein e Schiava, per le quali si prospetta una grande annata. Rudi Kofler elogia il Lagrein 2025, caratterizzato da un colore intenso, complessità, eccellente struttura ed eleganza, mentre Manfred Bernard delinea un’immagine altrettanto positiva della Schiava: “I suoi bellissimi e profondi aromi fruttati e la croccante struttura tannica ci regaleranno gioie per molto tempo”, afferma l’enologo della Tenuta | Cantina Convento Muri-Gries. Tra i vini rossi va citato anche il Pinot Nero che, nell’annata 2025, manifesta già, secondo, gli esperti, finezza, struttura eccezionale ed eleganza. Struttura ed eleganza caratterizzano anche le varietà rosse più pesanti, come afferma Rudi Kofler, riferendosi soprattutto all’annata del Merlot che, a seconda della zona, è stata buona o molto buona. Bianchi succosi e aromatici Gli esperti si aspettano un’annata interessante anche per i vini bianchi del 2025. In Valle Isarco, caratterizzata da una predominanza dei bianchi, si può, ad esempio, contare su un Kerner aromatico, elegante, succoso e minerale afferma Hannes Baumgartner. “Il Sylvaner si presenta come un vino dal sapore raffinato e fruttato, abbastanza corposo e con una fantastica struttura, mentre il Riesling 2025 è aromatico, molto sapido e minerale con una croccante acidità”, afferma il viticoltore della Tenuta Strasserhof – Hannes Baumgartner. Manfred Bernard attribuisce una sapidità particolarmente pronunciata anche al Pinot Bianco che presenta, inoltre, un “aroma fresco ed erbaceo”. A favore dello Chardonnay si esprime Rudi Kofler, giudicando “l’annata molto entusiasmante e raffinata”, mentre la sua opinione sui Sauvignon 2025 è quasi euforica: “Sono molto precisi, minerali e dotati di una buona morbidezza”, afferma Kofler. “Il 2025 è un’annata da record assoluto per i Sauvignon.” La Redazione
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La DOC delle Venezie ai blocchi di partenza del Giro d’Italia 2026 Arrow Right Top Bg

8 Maggio, 2026

La DOC delle Venezie ai blocchi di partenza del Giro d’Italia 2026

  Per la prima volta un vino fermo protagonista sul podio della corsa rosa: il Pinot Grigio DOC Delle Venezie Official Wine del Giro d’Italia, Giro d’Italia Women e Giro Next Gen   Ai blocchi di partenza il Giro d’Italia 2026, una delle competizioni sportive nazionali più iconiche e seguite a livello mondiale, che partirà oggi 8 maggio dalla Bulgaria per approdare in Italia il 12 maggio con la tappa Catanzaro-Cosenza. Inizia ancora una volta un’edizione dal forte respiro internazionale che attraverserà paesaggi e comunità trasformando la corsa rosa in un grande racconto contemporaneo del Paese. In questo scenario di visibilità globale prende il via anche il percorso del Pinot Grigio DOC Delle Venezie in qualità di Official Wine del Giro d’Italia 2026, Giro d’Italia Women e Giro Next Gen, nell’ambito della partnership triennale siglata tra il Consorzio di tutela e RCS Sports & Events e presentata ufficialmente durante Vinitaly 2026. Una collaborazione strategica che unisce sport, territorio e promozione internazionale del Made in italy, rafforzando il posizionamento mondiale della Denominazione e valorizzando l’Italia – e in particolare il Nordest – come sistema integrato di eccellenze. Il Giro d’Italia rappresenta per il Pinot Grigio DOC Delle Venezie una piattaforma globale straordinaria attraverso cui raccontare uno stile italiano autentico, contemporaneo e riconoscibile nel mondo. Questa partnership ci permette di entrare in una narrazione di qualità, territorio e lifestyle capace di dialogare con un pubblico trasversale e internazionale attraverso uno degli eventi sportivi più seguiti e amati al mondo. Particolare attenzione sarà dedicata al cerimoniale ufficiale del Giro, che proprio da questa edizione si rinnova nel segno del Pinot Grigio DOC Delle Venezie. Per la prima volta sarà infatti un vino fermo ad accompagnare i momenti celebrativi sul podio: il brindisi dei vincitori verrà servito in un grande calice logato Consorzio DOC Delle Venezie, mentre sul palco sarà presente una bottiglia speciale da 6L brandizzata DOC Delle Venezie – con etichetta rosa –, realizzata appositamente per accompagnare la consegna del trofeo. Un elemento distintivo e altamente iconico che porterà la DOC Delle Venezie al centro della ritualità del Giro, associando la Denominazione a valori di eccellenza, convivialità e italianità davanti a centinaia di milioni di spettatori nel mondo. La presenza al Giro d’Italia si inserisce in un più ampio percorso di valorizzazione internazionale promosso dal Consorzio, volto a rafforzare il dialogo con nuovi pubblici attraverso grandi eventi sportivi, culturali e istituzionali, promuovendo il Pinot Grigio DOC Delle Venezie come ambasciatore globale dello stile italiano. La Redazione
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Azienda Agricola San Giovanni. Il mare insegna il silenzio Arrow Right Top Bg

8 Maggio, 2026

Azienda Agricola San Giovanni. Il vino in un angolo di Paradiso

  A Marechiare ce sta na fenesta
La passiona mia nce tuzzuléa
Nu garofano addora ‘int ‘a na testa
Passa ll’acqua pe’ sotto e murmuléa
A Marechiare nce sta na fenesta
A Marechiare, a Marechiare nce sta na fenesta Marechiare è una canzone napoletana del 1885, scritta da Francesco Paolo Tosti su versi di Francesco Cimmino. Racconta di una finestra che si apre sul mare la notte di luna, di un garofano rosso sul davanzale, di un amore che si sente nell’aria salata prima ancora di vedersi. Non è una canzone triste, ma ha quella malinconia particolare del Sud, quella che non pesa ma levita, come il profumo del finocchietto selvatico quando il vento lo porta dal promontorio verso il mare aperto.  Ogni volta che penso al Cilento mi torna in mente quella melodia. Non per nostalgia, ma perché certi luoghi hanno un andamento musicale preciso, un tempo interno che non appartiene all’orologio ma al mare e il Cilento ce l’ha con una coerenza quasi ostinata. Punta Tresino è uno di quei posti che non si raggiungono cosi banalmente. Si devono quasi guadagnare. Tre chilometri di strada bianca tra la macchia mediterranea e il Tirreno. Il cellulare che perde il segnale come se volesse avvertirti che stai uscendo dal mondo ordinario e poi, all’improvviso, il panorama che si apre e diventa tutto: la costa di Castellabate a sud, Capri e Ischia nelle giornate limpide, le acque dell’area marina protetta di Santa Maria di Castellabate di un blu che non ha nome preciso in italiano. Dal cima del promontorio, a 356 metri sul livello del mare, lo sguardo abbraccia un orizzonte che va da Punta Licosa fino ai monti di Capaccio.  È il tipo di panorama che mette in ordine le idee. O le distrugge definitivamente per sostituirle con qualcosa di più essenziale. Il nome Tresino deriva probabilmente dalla presenza dei Greci Trezeni, cacciati da Sibari e insediatisi in questa zona nel VI secolo avanti Cristo. Secondo Strabone, sul promontorio si ergeva il tempio dedicato a Poseidone, eretto dai Trezeni a protezione della vicina Poseidonia, l’odierna Paestum.   Tutto questo per dire che quando Mario Corrado parla di radici, non sta usando una metafora viticola. Sta parlando di strati geologici di civiltà, di un suolo che sotto i filari ha sepolte tombe bisome del III secolo avanti Cristo, ville romane, torri Angioine. I vigneti di San Giovanni crescono sopra duemila anni di storia mediterranea. Il vino, qui, non è un prodotto agricolo. È una forma di archeologia. Mario Corrado era architetto. Ida Budetta, sua ex compagna, avvocato. Nel 1999 fuggivano da Salerno per rifugiarsi in questo luogo impervio e sublime con l’obiettivo di produrre del vino, del grande vino. Quando arrivarono, non c’era il telefono, non c’era l’energia elettrica, non c’era la vigna, non c’era una casa. Solo un vecchio casale cilentano in disfacimento.  La civiltà distava tre chilometri di sterrato. Chiunque li avesse osservati dall’esterno li avrebbe giudicati fuori di testa. Il Cilento anni Novanta non era quello di oggi, romanticizzato dai food blogger e dalle guide naturalistiche o da film come Benvenuti al sud. Era una terra dura, bellissima e indifferente, che non faceva sconti a chi la sceglieva. Questa storia mi colpisce ogni volta che incontro produttori che hanno abbandonato tutto per la vigna. Non perché si tratti di storia rara visto che nel vino italiano ce ne sono tantissime, quasi troppe. Ognuna ha una sua specifica qualità di coraggio. Il coraggio di Mario e Ida non aveva la retorica del ritorno alla terra, non c’era un avo contadino a giustificare la scelta. C’era semplicemente un luogo che li aveva chiamati, con quella voce che i luoghi scelti sanno usare. E loro avevano risposto. Oggi l’azienda conta circa venti ettari di proprietà, con tre ettari destinati ai vigneti coltivati in regime biologico, in modo da rispettare e preservare il frutto e la terra, con l’idea di donare benessere al luogo e alle persone che bevono i vini che si fanno.  Mimetizzato tra le vigne si staglia un minuto casolare cilentano in pietra, amabilmente ristrutturato da Mario.  L’architetto è rimasto dentro il viticoltore e si vede. La cantina non si annuncia, non si esibisce. È lì, discreta, quasi vergognosa della propria presenza in un paesaggio che non ha bisogno di aggiunte umane. Tutti i vini di San Giovanni nascono da un singolo appezzamento, indicato in etichetta con le sue coordinate geografiche. Le fermentazioni sono spontanee, ogni bottiglia è numerata e si segue il ciclo naturale di ogni annata.   C’è qualcosa di quasi radicale in questa scelta di trasparenza geografica, in un momento storico in cui il mondo del vino naturale rischia di diventare esso stesso un brand, una moda, un’estetica da Instagram. Mario va nella direzione opposta: l’etichetta come documento catastale, il vino come testimonianza di un preciso punto sulla mappa. Coordinate geografiche invece di fantasie grafiche. Mi piace questa sobrietà quasi militante. Anche se la storia di questo incredibile luogo nasce alla fine degli anni ‘70 con il papà di Mario, la produzione inizia nel 1993 con la prima vendemmia e con la nascita di tre progetti: il Paestum, da Fiano con piccole percentuali di Trebbiano e Greco; il Tresinus, da Fiano di un vigneto di circa cinquant’anni; la Ficonera, da Aglianico di un vigneto altrettanto antico.  I nomi sono tutti toponimi, tutti omaggi al territorio: Paestum, Tresinus, Castellabate, Maroccia, Ficonera, Tyrrhenus, Aureus. Una geografia in bottiglia, un atlante liquido del promontorio. Il Fiano è l’uva bianca di questo pezzo di Campania e a Punta Tresino trova una declinazione che non assomiglia a nessun’altra. La vicinanza del mare conferisce ai vini una sapidità benefica che la salsedine porta direttamente ai vitigni.  Il Tresinus, Fiano in purezza dal vigneto più vecchio, ha quella struttura che viene dalla resa bassa, dal sole che batte sul calcare, dal vento che asciuga e concentra. Arriva nel bicchiere con un bellissimo colore paglia oro e un corredo aromatico merlettato di agrumi, fiori gialli, erbe aromatiche, salsedine, balsami. Il sorso mostra consistenza e finissima tessitura, persistenza gustativa e misurata sapidità. Uno di quei bianchi che verrebbe voglia di incorniciare.  Poi c’è l’Aglianico. Il Maroccia è il vino che più di tutti rivela la pazienza di Mario: tre anni in tonneaux, con sperimentazioni di affinamenti ancora più lunghi.  L’Aglianico cilentano non ha la muscolarità nervosa di quello irpino. Ha qualcosa di più marino, di più salmastro, come se il Tirreno fosse entrato dentro le bucce durante la maturazione e avesse lasciato un ricordo di sé.    Il Maroccia aspetta. Lo fa con la pazienza di chi sa di avere qualcosa da dire, ma non ha fretta di dirlo. Prende il nome dal vallone Maroccia, che si trova poco distante dall’azienda. Un nome, una vigna, un vino. La vigna Maroccia è una piccola parcella di meno di mezzo ettaro, posta proprio sotto la cantina, a cinquantacinque sessanta metri sul livello del mare, impiantata nel 2000.  Giovane, in termini geologici. Eppure già capace di una voce propria. Le uve arrivano leggermente surmature, appassite naturalmente, con quindici gradi alcolici che non pesano ma sostengono, come fa un basso profondo in un’aria lenta.  Il colore è rosso rubino scuro, con bagliori purpurei sull’unghia che tradiscono un’energia ancora non del tutto domata. Al naso è un paesaggio notturno: un tripudio di piccoli frutti maturi a bacca rossa, ciliegie, lamponi, mirtilli, conditi da spezie e vaniglia che con dolcezza si accompagnano al fruttato.  Poi, man mano che il vino si apre, arrivano i sentori di noce moscata, chiodi di garofano, goudron, grafite, cacao. Sembrano strati di una storia che si svela a chi ha la pazienza di restare in ascolto. C’è anche qualcosa di floreale, la violetta in particolare, che affiora in una cornice eterea  quasi a ricordare che tutta quella profondità non esclude la grazia. In bocca entra caldo, corposo, quasi carnoso, con una superba intelaiatura tannica che non disturba poiché accompagnata da una percezione di freschezza che corre nelle pieghe del sorso per poi accelerare rendendosi persistente. È la freschezza che fa la differenza. La stessa che allevia i quindici gradi come l’umidità di una notte d’estate. La salsedine di Punta Tresino è ancora lì, in fondo, come una firma che non si cancella neanche dopo tre anni di legno. Castellabate. Aglianico e Piedirosso, Paestum IGT Nasce dal vigneto più alto del promontorio di Punta Tresino, dove l’Aglianico all’ottanta per cento, si divide lo spazio con il Piedirosso in una convivenza che non è blend nel senso industriale del termine, ma dialogo tra caratteri affini che si completano. Il colore è granata, con quelle venature violacee che nei rossi cilentani sono quasi una firma del territorio. La trama nel bicchiere è vellutata, come quei tramonti sul tirreno in una sera di primavera.  Al naso arriva la generosità di chi sa di avere molto da dire. Prugna sotto spirito, ciliegia matura e scorza d’arancia candita. Poi lo zenzero, le spezie e, più in fondo come quel tramonto coperto da poche nuvole in lontananza, il sottobosco, il tartufo, il tabacco. Sono sentori costruiti dal tempo, dall’affinamento in acciaio che preserva la frutta e lascia che sia il terroir a fare la parte del protagonista. Memorie di terra, di sole, di venti marini: tutto quello che sta intorno ai filari entra nel bicchiere senza chiedere il permesso. In bocca è composto, fresco, con tannini levigati che non aggrediscono ma accompagnano, come fa il mare con il suo sciabordio. C’è una sapidità che viene dalla salsedine. Quella che si deposita sulle foglie di Punta Tresino. Una persistenza che si allunga verso un finale caldo, quasi materico, che richiama l’applauso prima ancora che il silenzio. Un vino che non insegue la modernità e non rimpiange il passato. Sta lì, sulla collina, a guardare l’orizzonte. Come chi sa che il tempo, alla lunga, dà ragione alla sostanza. Carpe diem.   La questione del vino meridionale è una di quelle che torno a frequentare spesso, con la stessa ostinazione con cui si torna su un libro difficile. Il problema non è mai la qualità, il problema è la narrazione. Il Sud del vino italiano ha subìto per decenni una forma di inferiorità strutturale. Veniva acquistato al Nord per tagliare, per dare colore e corpo a vini più blasonati e quando finalmente ha cominciato a produrre in proprio, ha dovuto fare i conti con un mercato che lo guardava con quella curiosità benevolente riservata ai talenti di provincia. Le cose sono cambiate, certamente. Ma il cambiamento vero non è nel riconoscimento critico. Le guide, le fantomatiche guide, oggi premiano il Cilento, premiano la Campania. Il cambiamento vero è in produttori come Mario Corrado, che non hanno chiesto il permesso a nessuno, che hanno scelto un posto impossibile e hanno costruito lì, in silenzio, una cantina con coordinate geografiche sulle etichette. Non cercano la validazione esterna. Cercano la precisione. Intorno ai vigneti di San Giovanni ci sono solo il mare, i boschi e il silenzio. Ogni attività nasce dall’idea di condivisione: non solo scambio, ma un rituale di cura e gratitudine, dove le persone si incontrano senza giudizio e senza aspettative.  C’è qualcosa di programmaticamente controcorrente in questa frase che apre il sito dell’azienda. In un momento in cui tutto tende alla performance, al dato, alla metrica, anche il vino naturale sta diventando un algoritmo da seguire. San Giovanni propone un’etica della lentezza che è anche, in fondo, un’etica del gusto. Le esperienze che Mario organizza a Punta Tresino sono degustazioni al tramonto tra i filari, escursioni nei boschi, assaggi in barca lungo la costa. Non si tratta di pacchetti enoturistici ma il prolungamento naturale di una filosofia: il villaggio di San Giovanni, antico insediamento fondato intorno all’anno mille e disabitato dal Settecento, le torri saracene a difesa dei pirati, la chiesa costruita da Ligorio di Atrani nel 957 non è un contenuto da comunicare, è l’aria che si respira tra una degustazione e l’altra. Ricordate la canzone di Tosti, a Marechiare? C’è un verso che dice: quanno sponta la luna a Marechiare, nessuno se ne vo’ da ’nnammurato. Nessuno vuole allontanarsi da chi ama, quando c’è la luna sul mare. È una cosa semplicissima, quasi banale. Eppure nella sua semplicità contiene tutto il senso di certi luoghi del Sud: non promettono grandi cose, non hanno ambizioni cosmopolite, non cercano di stupire. Semplicemente, quando ci sei, non vuoi andartene. Punta Tresino è così. Mario Corrado ha capito questa cosa prima di fare il vino: ha capito che il suo compito non era creare qualcosa di straordinario, ma non tradire qualcosa di già straordinario. Le coordinate geografiche sulle etichette non sono un’idea di marketing. Sono un atto di rispetto verso un luogo che esisteva molto prima di lui e che esisterà molto dopo. Anche grazie a Luna, Marco e Alice. I figli che, mai come in questo caso, hanno trovato un luogo che li accoglie. Un luogo dove, se vi trovate a passare, varrà la pena di una sosta che dovrà però durare. Un luogo così non è da toccata e fuga. È semmai da fuga lunga una vita. Al tramonto, con la musica giusta e un calice di vino buono. Un vino che non tradisce il posto da cui viene. Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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La Faretra presenta “Quanto Basta Per...” Arrow Right Top Bg

7 Maggio, 2026

La Faretra presenta “Quanto Basta Per...”

  La bottiglia di vino che diventa messaggio   La Faretra presenta “Quanto Basta Per…”, la bottiglia da 500 ml pensata per un consumo contemporaneo: un formato innovativo che coniuga qualità enologica e valore esperienziale. Immersa nelle colline della Maremma toscana, La Faretra è una tenuta di 75 ettari dove vigneti, oliveti, boschi e pascoli convivono in equilibrio con l’ambiente. La filosofia aziendale si fonda su un approccio biologico, etico e sostenibile, volto a preservare la biodiversità e a valorizzare il territorio. Le coltivazioni, seguono una conduzione biologica certificata, arricchita con il protocollo BIOPASS, in collaborazione con il team Sata (Studio Agronomico Tecnico Associato), realtà specializzata nella consulenza agronomica e nel monitoraggio scientifico della filiera e le Università di Milano, Brescia e San Michele all’Adige, assicurando prodotti di alta qualità nel pieno rispetto del suolo e dell’ecosistema locale. È in questo contesto che nasce “Quanto Basta per…” IGT Toscana Bianco un blend di Vermentino e Viognier proveniente dalla Vigna del Giunco, un vigneto di cinque anni esposto a est, situato a 70 metri sul livello del mare. I suoli, mediamente sabbiosi e ricchi di pietra marina, conferiscono freschezza ed eleganza al calice. La vendemmia è manuale, la vinificazione prevede pressatura immediata a grappolo intero, fermentazione a temperatura controllata senza malolattica e affinamento di circa 6 mesi in acciaio più 2 mesi in bottiglia. Il formato da 500 ml nasce per rispondere a nuove esigenze di consumo: più pratico, versatile e adatto a momenti conviviali e alla condivisione tra due persone, mantiene tutte le caratteristiche organolettiche del vino tradizionale. Elemento distintivo del progetto è l’etichetta bianca personalizzabile, che trasforma la bottiglia in un mezzo espressivo: il consumatore può scrivere un messaggio o disegnare, rendendo il vino un’esperienza da condividere, un regalo speciale o un invito a celebrare le piccole gioie della vita. Con “Quanto Basta per…”, La Faretra amplia la propria proposta con un formato innovativo e comunicazione emozionale, rispondendo alle nuove modalità di consumo di un pubblico attento e consapevole. Disponibile in enoteca e nel canale Ho.Re.Ca. – Prezzo consigliato al pubblico € 14,50 La Redazione
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