RIEDEL MANUFAKTUR VITIS Arrow Right Top Bg

4 Maggio, 2026

Riedel Manufaktur Vitis

  La nuova collezione di calici fatti a mano che celebra 270 anni di eccellenza   Ancora per due giorni saranno in esposizione i calici e i decanter RIEDEL presso lo stand Shake Design al Salone Internazionale del Mobile, Padiglione 11 | Stand L23 L27 In occasione del suo 270° anniversario, RIEDEL – storica cristalleria austriaca e punto di riferimento mondiale nell’arte del bicchiere da vino – presenta RIEDEL Manufaktur VITIS, una nuova collezione realizzata interamente a mano che incarna, in chiave contemporanea, l’essenza più autentica del savoir-faire del brand. Fondata nel 1756 e giunta oggi con Maximilian J. Riedel all’undicesima generazione, la storica azienda familiare ha rivoluzionato il modo di degustare il vino, introducendo per prima il principio secondo cui la forma del calice è determinante nella percezione gustativa. Con Manufaktur VITIS, questa filosofia viene reinterpretata attraverso un linguaggio estetico ancora più attuale, senza abbandonare le proprie radici. Progettata da Maximilian, la collezione rappresenta la prima linea varietale fatta a mano dopo la leggendaria serie Sommeliers. La sua distintiva silhouette a V, caratterizzata da una elegante forma diamantata, esprime raffinatezza e precisione, offrendo – come da tradizione Riedel – un perfetto equilibrio tra estetica e design. Ogni bevante è stato perfezionato con estrema cura per esaltare l’esperienza di degustazione, raggiungendo un’armonia perfetta tra leggerezza visiva e performance tecnica. Sul fondo di ogni calice è inoltre incisa la varietà di uva consigliata: un dettaglio discreto che sintetizza la continua ricerca di stile e funzionalità. La lavorazione artigianale conferisce a ogni pezzo un carattere unico. Piccole variazioni diventano segni distintivi della mano del maestro vetraio, trasformando ogni calice in un oggetto irripetibile, autentico e vivo. Un tributo silenzioso alla cultura del vetro e alla dedizione che da 270 anni anima la famiglia RIEDEL. Manufaktur VITIS si inserisce nel più ampio progetto RIEDEL MANUFAKTUR, un progetto che rende omaggio all’arte vetraria europea, celebrando l’incontro tra tradizione e design contemporaneo. A completare la nuova collezione, anche la linea RIEDEL Manufaktur Bellorotondo, reinterpretazione di un’iconica serie dal design armonioso e sofisticato, insieme a un nuovo decanter, entrambi espressione della stessa eccellenza artigianale. In occasione del Salone Internazionale del Mobile 2026 (21–26 aprile, Fiera Milano Rho), RIEDEL ha contribuito all’allestimento dello stand di Shake Design (www.shake-design.it), – padiglione 11, stand L23 L27 –, realtà italiana che realizza arredi concepiti come vere opere d’arte, con uno stile seducente che esprime un modo di vivere elegante, ricco e con una spiccata propensione al buon gusto. La Redazione
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4 Maggio, 2026

Marco Sara. La purezza silenziosa delle colline di Savorgnano del Torre

  Il mondo del vino è in grande evoluzione negli ultimi decenni. Ci sono spesso nuove sorprese, nuove realtà, giovani che si avvicinano all’agricoltura, spesso portando anche un tipo di “innovazione che porta al passato, al vino del nonno”. Il Friuli non è da meno e una delle zone forse meno considerate ma che sta dando grandi risultati e grandi prodotti è la zona di Savorgnano del Torre, a nord di Udine, un’area collinare ancora poco raccontata ma di straordinaria vocazione viticola, dove boschi, terrazzamenti e vecchi vigneti disegnano un paesaggio intatto. Qui troviamo l’azienda di Marco Sara, che gestisce con la moglie Sandra. Conosco Marco da una quindicina di anni, quando aveva preso in gestione i vigneti di famiglia e aveva iniziato una produzione incentrata soprattutto su vini passiti e muffati, custodendo una tradizione che in Friuli ha radici profonde e che pochi hanno avuto il coraggio di portare avanti con questo livello di precisione. Nell’arco degli anni si è evoluto e invece di vendere lo sfuso (questa è sempre stata la zona dei Colli Orientali dove le osterie e i privati venivano a comprare il vino in damigiana) ha scelto di valorizzare il proprio lavoro imbottigliando, e ora presenta anche una linea di vini in bottiglia molto interessanti, che raccontano con chiarezza il carattere della sua terra e delle sue vigne. Così sono andato a trovarlo nelle sue colline di Savorgnano del Torre, frazione del comune di Povoletto, ad assaggiare alcuni dei suoi prodotti. La sua filosofia principale è la pulizia, sia degli ambienti di lavoro che dei vini che imbottiglia, perché per Marco la precisione tecnica è il primo vero atto di rispetto verso l’uva e il vigneto. In vigna il regime di lavoro è biologico, i vigneti sono dislocati nella zona e le viti sono molto vecchie. Gli ettari vitati sono circa 8 e le bottiglie poco meno di 30.000, numeri che raccontano una dimensione artigianale, lontana da ogni logica industriale. In cantina, dopo la vendemmia manuale, le fermentazioni sono con lieviti indigeni tramite pied de cuve e utilizzo minimo di solfiti. Marco non usa additivi e correzioni in cantina, filtra solamente i suoi prodotti, in quanto la sua filosofia di vino naturale non è che bisogna non essere interventisti, ma che bisogna essere invasivi il meno possibile, e questo si può fare solo con un grande lavoro in vigna e una grande pulizia in cantina. I vini rimangono sulle fecce nobili per un periodo variabile dai 6 ai 24 mesi per i vini bianchi; per i vini rossi c’è un passaggio in legno che cambia di forma ed essenza a seconda della tipologia di vino, sempre con l’obiettivo di accompagnare il vino e non di sovrastarlo. Per quanto riguarda il Picolit e il Verduzzo, qui Marco esprime probabilmente la parte più identitaria della sua produzione, legata ai grandi vini dolci friulani. Il vino deve rispettare la zona di produzione, quindi territorialità e utilizzo di uve da vigne autoctone e deve avere una grande bevibilità. Niente macerazioni sui bianchi, che entrambe non amano, perché cercano vini di finezza, tensione e leggibilità aromatica, non di estrazione. I vini degustati Verduzzo Secco 2017 (non più prodotto) Naso di impatto molto floreale, sentori minerali, poi frutta gialla. In bocca è bellissimo, pieno con un buon corpo, grande freschezza e ottima persistenza. È un vino che rappresenta bene la prima fase del percorso di Marco: un Verduzzo secco di grande tensione e finezza, oggi non più prodotto, che resta una testimonianza importante del suo stile e della sua visione. Friulano 2023 Frutta tropicale al naso, poi sentori di pesca. In bocca è sapido, fresco con un fruttato che ritorna nel finale. Un vino semplice dalla grande beva. Averne. La sua forza è l’equilibrio: nessuna pesantezza, nessuna forzatura aromatica, ma un Friulano diretto, territoriale, con una chiusura salina che invita al secondo sorso. Schioppettino 2020 Naso molto fine con sentori di pepe nero, ribes, lamponi, more, qualche sentore vegetale. Palato asciutto, con una grande beva data da una buona sapidità e freschezza. Un vino da avere sempre in cantina. Uno Schioppettino elegante e misurato, lontano dagli eccessi estrattivi: più sul lato speziato e fresco che su quello muscolare. Ribolla Gialla È una delle interpretazioni più pulite e verticali della gamma di Marco: profumi agrumati, scorza di lime, fiori bianchi e una bocca tesa, vibrante, con una salinità che richiama in modo diretto la ponca di Savorgnano del Torre. Un vino di grande precisione e bevibilità. Erba Alta Vino che gioca sulla finezza aromatica e sulla tensione più che sulla struttura. Al naso erbe officinali, fiori di campo e una leggera nota agrumata; al palato è scorrevole, fresco, con un finale nitido e leggermente sapido. Un bianco che interpreta il lato più delicato e “alto” del territorio. Ancora – Monte della Guardia Fa parte del nuovo progetto “Savorgnano Bianco”, con cui Marco sta cercando di dare una lettura ancora più territoriale e profonda delle sue colline. Qui la struttura aumenta, la complessità si fa più evidente: note di frutta gialla, erbe mediterranee e una bocca più ampia, sempre però sostenuta da una grande freschezza e da una firma minerale molto riconoscibile. Pignolo 2022 Nell’ottobre 2025 è uscito sul mercato il primo Pignolo di Marco Sara, annata 2022: una tappa importante nel percorso dell’azienda. Il vino mostra già un carattere molto preciso, con profumi di frutti di bosco, spezie scure e una nota leggermente balsamica. In bocca è strutturato ma non pesante, con tannini fini e una freschezza che promette una bella evoluzione nel tempo. Un Pignolo che nasce più sull’eleganza che sulla potenza, perfettamente coerente con lo stile della casa.   Emanuele Muzzo – Vigne e Orizzonti
Su Instagram è semplicemente Emanuele Muzzo    
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VINALTUM 2026: presentata a Milano la terza edizione Arrow Right Top Bg

3 Maggio, 2026

VINALTUM 2026: presentata a Milano la terza edizione

  Appuntamento il 17 e 18 maggio a Castel Mareccio, Bolzano – oltre 60 cantine da tutta Italia e dall’estero, 5 masterclass, 4 wine talk e una nuova sede nel cuore dell’Alto Adige   Si è tenuta ieri al MioLab del Park Hyatt Milano la conferenza stampa ufficiale di VINALTUM 2026, il Festival delle eccellenze vitivinicole d’Italia e del mondo, in programma il 17 e 18 maggio a Castel Mareccio, nel cuore di Bolzano. Giunto alla terza edizione, VINALTUM si conferma come uno degli appuntamenti più attesi per appassionati e professionisti del settore enologico. Ideato da Danilo D’Ambra e Luciano Rappo, con il supporto di Pietro Cormaci (Brand Ambassador) e Rinaldo Hauser, Sommelier d’esperienza e “Custode del Gusto”, il Festival cresce in qualità, numeri e ambizione, scegliendo per questa edizione una cornice di straordinaria suggestione: Castel Mareccio, castello medievale del XIII secolo immerso tra i vigneti alle porte di Bolzano, con vista panoramica sulla Valle dell’Adige. Il passaggio a questa nuova sede segna un salto di qualità nel contesto e nell’identità dell’evento, riconosciuto anche a livello istituzionale con il patrocinio del Comune di Bolzano e il supporto dell’Azienda di Soggiorno e Turismo di Bolzano, nell’ambito della strategia di posizionamento di Bolzano come Città del Vino. Partner ufficiale per l’ospitalità è il Goldenstern Townhouse Bolzano, storico edificio dell’800 sapientemente restaurato con sedici suite uniche nel cuore del centro storico, sotto i portici medievali della città. A supporto della parte logistica, Arco Spedizioni in qualità di Main Sponsor. Completano il quadro delle partnership: Sophienwald con UNO Glassworks, Castel Hortenberg, Franz Kraler, Banca Alto Adige Südtirol, Cassa di Risparmio di Bolzano Sparkasse, con la collaborazione di FISAR. “Castel Mareccio, il Goldenstern Townhouse, il patrocinio del Comune di Bolzano e il supporto dell’Azienda di Soggiorno e Turismo di Bolzano: non sono solo nomi sul programma, sono la dimostrazione che VINALTUM sta diventando parte dell’identità di questo territorio”,  dichiara Danilo D’Ambra, ideatore di VINALTUM. “Ogni partner che scegliamo condivide la nostra stessa visione: che l’eccellenza non è un dettaglio, ma la premessa. La nuova sede di Castel Mareccio è la cornice più eloquente che potessimo immaginare per i vini e i Produttori che ospitiamo. Un luogo che parla di storia, di territorio e di bellezza, esattamente come i vini che vi si degustano. E proprio come l’anno scorso, VINALTUM non si esaurisce tra le mura del castello: il weekend si apre ufficialmente con l’evento inaugurale ospitato nel negozio Franz Kraler, nel centro di Bolzano, un appuntamento esclusivo che fonde il mondo del vino con quello del lifestyle e dell’eccellenza, in uno degli spazi più iconici della città.” VINALTUM 2026 ospiterà oltre 60 cantine selezionate tra le eccellenze italiane e internazionali. Un mosaico produttivo che restituirà con precisione la ricchezza e la diversità del panorama enologico nazionale: dall’Alto Adige al Friuli-Venezia Giulia, dalla Toscana al Veneto, dal Piemonte alla Sicilia, passando per Lombardia, Trentino, Abruzzo, Marche, Lazio e Puglia. Tra i partecipanti anche Roco Winery dall’Oregon (USA), a conferma della vocazione sempre più aperta e cosmopolita dell’evento. Luciano Rappo, co-organizzatore dell’evento La selezione delle cantine è il vero atto fondativo di VINALTUM. Ogni produttore che ospitiamo porta con sé un territorio, una storia, un modo autentico di interpretare il vino. Con questa edizione avremo una mappa davvero rappresentativa dell’Italia del vino: non solo le regioni più note, ma anche realtà meno raccontate che meritano visibilità. Oltre sessanta cantine, oltre sessanta storie che insieme formeranno un panorama unico, capace di sorprendere anche i palati più esperti. Ma VINALTUM quest’anno si estende anche oltre la grande degustazione: abbiamo voluto portare alcune masterclass speciali direttamente nelle location partner dell’evento, il Goldenstern Townhouse e Castel Hortenberg, per offrire esperienze ancora più immersive e riservate. Tra queste, una masterclass dedicata allo Champagne, che permetterà ai partecipanti di esplorare in profondità uno dei territori di riferimento assoluto per la spumantistica mondiale. Il programma si articola in due giornate: domenica 17 maggio aperto al pubblico, lunedì 18 maggio riservato agli operatori del settore e agli ospiti invitati. Cuore formativo dell’evento sono le 5 masterclass esclusive in programma nella Sala Hendl al secondo piano di Castel Mareccio, affiancate da 4 wine talk condotti da esperti e figure di riferimento del mondo del vino. Le masterclass spazieranno dalla verticale storica del Millesimato di Franciacorta de Le Marchesine alla Riserva Caggiolo di Cantina Tollo; dalla Barbera Superiore de La Ghersa al Sangiovese in purezza di Castello Sonnino, fino alla verticale d’avanguardia del Solaris PIWI a 1250 metri di Werner Morandell. A chiudere la prima giornata, nella serata di domenica, il tradizionale “Big Bottle Party”: un appuntamento ormai imprescindibile nel calendario di VINALTUM, dedicato ai grandi formati e alla convivialità più autentica, dove il vino si fa festa, condivisione e spettacolo. Torna anche per questa edizione “Calice Maestro”, il progetto dedicato ai giovani under 35 che offre l’accesso gratuito a percorsi di degustazione guidati da sommelier FISAR, in piccoli gruppi, con l’obiettivo di avvicinare le nuove generazioni al vino con serietà, curiosità e piacere. “Calice Maestro non è un’attività collaterale: è una dichiarazione di intenti”, sottolinea Rinaldo Hauser, Sommelier d’esperienza e co-organizzatore di VINALTUM. “Il vino ha bisogno di nuovi ascoltatori, di persone capaci di coglierne la complessità e la bellezza. Con Calice Maestro offriamo ai giovani un’esperienza guidata, intima, senza barriere. Perché l’eccellenza non deve essere un privilegio per pochi: deve essere un punto di partenza.” VINALTUM 2026 Date: 17–18 maggio 2026 Orari: domenica 17 maggio ore 12.00–18.00 | lunedì 18 maggio ore 12.00–18.00 Big Bottle Party: domenica 17 maggio dalle ore 19.00 Location: Castel Mareccio / Schloss Maretsch, Bolzano Info: https://www.vinaltum.it Ticket: https://www.clappit.com/biglietti-vinaltum/homePage.html   Ufficio Stampa VINALTUM Federica Schir PR +39 389 9425510 info@federicaschir-pr.com — federica@federicaschir-pr.com Info: https://www.vinaltum.it Ticket: https://www.clappit.com/biglietti-vinaltum/homePage.html La Redazione
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Alta Langa Roma 2026: 47 produttori e 115 etichette in degustazione Arrow Right Top Bg

3 Maggio, 2026

Alta Langa Roma 2026: 47 produttori e 115 etichette in degustazione

  Appuntamento allo Spazio Field di Palazzo Brancaccio lunedì 11 maggio   L’Alta Langa Docg torna nella Capitale per la terza edizione di Alta Langa Roma, in programma lunedì 11 maggio allo Spazio Field di Palazzo Brancaccio. 47 produttori associati al Consorzio, dalle 10:00 alle 17:00, presenteranno al pubblico una selezione delle loro cuvée di Metodo Classico attualmente in commercio: in tutto 115 etichette tra bianchi, rosati e riserve. L’evento, unico quest’anno a livello nazionale esclusivamente dedicato alle Alte Bollicine Piemontesi, è riservato a operatori Horeca e stampa, con accesso gratuito previa registrazione. Nel corso della giornata si terranno anche alcune masterclass (su invito) condotte da Marco Reitano, sommelier del ristorante La Pergola *** del Rome Cavalieri – A Waldorf Astoria Hotel. Questo l’elenco delle aziende partecipanti: Abrigo Fratelli, Agricola Brandini, Agricola TT, Anna Maria Abbona, Banfi, Bera, Bosca, Cantina Clavesana, Casa E. di Mirafiore, Colombo, Contratto, Coppo, Cortino, Cuvage, Daffara & Grasso, Deltetto 1953, Duchessa Lia, Enrico Serafino, Ettore Germano, Fontanafredda, Gancia, Garesio, Ghione Anna, Giulio Cocchi, Ivaldi, La Fusina, La Torre di Castel Rocchero, Marcalberto, Marco Capra, Marziano Abbona, Nada Giuseppe, Paolo Ferri, Pecchenino, Pianbello, Piazzo Comm. Armando, Podere Gagliassi, Poderi Cusmano, Poderi Vaiot, Rizzi, Roccasanta, Saffirio, Tenuta Carretta, Tenuta Il Falchetto, Tenuta Langasco, Terre del Barolo, Tosti1820, Vite Colte. Giovanni Minetti presidente del Consorzio L’Alta Langa Docg ritorna a Roma con grande entusiasmo e con un crescendo di partecipazione molto significativo. Siamo soddisfatti nel registrare la straordinaria adesione dei produttori, un numero che rappresenta quasi la metà degli associati al Consorzio e oltre l’80% della produzione totale. Si tratta quindi di un appuntamento di rilevanza assoluta per le aziende associate al Consorzio e per la denominazione, che riconoscono alla città di Roma e al suo comparto della somministrazione e della ristorazione un’importanza strategica per la diffusione della conoscenza dell’Alta Langa Docg, che va ben oltre la Capitale e il suo comprensorio. Torniamo quindi molto volentieri a presentare le nuove annate di Alta Langa Docg a una platea di operatori specializzati che ha già dimostrato di apprezzarci e di esprimere stima e interesse concreto, e lo facciamo con una serie articolata di momenti che culminerà nel walk around tasting di lunedì 11 maggio a Palazzo Brancaccio. Commenta Marco Reitano: “Per il terzo anno consecutivo, Roma sceglie Alta Langa Docg, consolidando un appuntamento che è diventato un punto fermo per il settore. Un’occasione reale di incontro tra produttori e professionisti, per entrare nel merito dell’identità, del metodo e del posizionamento della denominazione. Un progetto che continua a rafforzare la presenza e il valore dell’Alta Langa Docg nel panorama enologico italiano e internazionale”.      L’Alta Langa Docg incontra Roma: dieci locali protagonisti   Nei giorni precedenti l’evento, dieci rinomati locali romani saranno protagonisti di un servizio fotografico che porterà l’allure dell’Alta Langa Docg nella Città Eterna. L’Alta Langa Docg incontrerà la ristorazione romana per raccontare tante storie di passione e maestria, dalla sala al cuore delle cucine, in un viaggio fotografico che celebra i sapori e insieme con i protagonisti della scena gastronomica romana. Gli scatti verranno pubblicati sui canali social del Consorzio. I locali coinvolti: Osteria Della Vittoria, Pierluigi, Antico Arco, Il Convivio Troiani, Avenida Caló, Mamma Orso, Al Ceppo 1968, La Quercia, San Baylon e Bylon Cocktail Bar. Un progetto che già lo scorso anno aveva coinvolto i locali Mirabelle, Follie del Villa Agrippina a Gran Meliá Hotel, L’Arcangelo, Armando al Pantheon, Sushisen, Romané di Stefano Callegari, Baccano, Idylio by Apreda del The Pantheon Iconic Rome Hotel, Ai Piani e Osteria Chiari. Il cocktail   Ogni anno, uno speciale cocktail viene studiato per l’evento Alta Langa Roma. Nel 2024 il De Russie propose “Alta Langa Roma”, in una collaborazione ufficiale che coinvolgeva anche il Consorzio del Vermouth di Torino. Nel 2025 “Alta Langa Passion” è stato creato da Giacomo Colamarino, bar manager di Ai Piani/Sottobanco. Anche per Alta Langa Roma 2026 si accoglierà il contributo della mixology d’autore con il cocktail “Torino Royal”, firmato da Christian Comparone. Il drink nasce come interpretazione contemporanea del Piemonte, mettendo in dialogo alcune delle sue espressioni più identitarie: l’Alta Langa Docg, il Vermouth di Torino Igp e il Rosolio di Torino, insieme al Frangelico, memoria liquida della nocciola piemontese. La ricetta – 30 ml di Vermouth di Torino Igp rosso, 30 ml di Frangelico, 30 ml di Rosolio di Torino, 30 ml di succo di limone e 100 ml di Alta Langa Docg extra brut – dà vita a un equilibrio armonico e stratificato, in cui note agrumate, floreali e speziate si intrecciano con la verticalità e la complessità del Metodo Classico. Il risultato è un cocktail di grande bevibilità, rotondo e vibrante, capace di valorizzare le caratteristiche distintive delle Alte Bollicine piemontesi e di raccontarne la versatilità anche nel mondo della miscelazione. Christian Comparone, Bar Manager di Palazzo Ripetta, porta in questo progetto oltre quindici anni di esperienza internazionale maturata tra Londra, Sydney e Tokyo. Nel corso della sua carriera ha collaborato con gruppi come Hyatt e Hilton, sviluppando competenze nella gestione e nella definizione di standard qualitativi e creativi su scala globale. I partner   S.Bernardo  rappresenta  la  perfetta  unione  di  qualità,  tradizione  ed  eleganza. La sua fonte ha origine nelle Alpi Marittime piemontesi, a un’altezza di 1.300 m, in un ambiente incontaminato. Conosciuta sin dal 1926 per la sua leggerezza e per le eccellenti caratteristiche organolettiche, dagli anni Novanta è anche espressione del design italiano, grazie alla sua inconfondibile bottiglia “Gocce”, disegnata da Giorgetto Giugiaro, ancora oggi icona di stile. La Tradizione a Roma è una storica bottega gastronomica, riconosciuta per la straordinaria selezione di salumi e formaggi di alta qualità provenienti da tutta Italia e non solo. Un indirizzo iconico che custodisce e valorizza il patrimonio enogastronomico nazionale attraverso ricerca, competenza ed attenzione della materia prima. Olio Quattrociocchi è un’eccellenza dell’olivicoltura italiana, sinonimo di qualità, innovazione e profondo legame con il territorio laziale. Un’azienda di Alatri che, attraverso una filiera attenta e tecniche all’avanguardia, valorizza l’olio extravergine d’oliva come espressione autentica della tradizione e della cultura mediterranea. IL CONSORZIO ALTA LANGA Il Consorzio Alta Langa è stato costituito nel 2001, con l’obiettivo di tutelare un prodotto nato dopo molti anni di ricerche e studi sulla vocazionalità delle aree interessate. Uno spumante nato come progetto sperimentale, riunisce oggi viticoltori e produttori appassionati e lungimiranti che, spinti da un grande orgoglio piemontese, hanno fatto crescere questa denominazione giovane ma con radici profonde che rimandano alla seconda metà dell’800. La grande scommessa, che unisce tutti, è quella di produrre ogni anno un vino spumante di grande qualità, importante e identitario. A dicembre 2025 il Consorzio conta 100 produttori e 90 viticoltori associati e vanta una partnership di lunga data con la Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba, di cui è Main Sponsor e dove l’Alta Langa DOCG è Official Sparkling Wine, e con il mondo Slow Food, in particolare con la Banca del Vino e con l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Il Consorzio è inoltre partner tecnico del Teatro Regio di Torino. L’Alta Langa DOCG è stato nominato “Vino dell’Anno Regione Piemonte” 2025. L’ALTA LANGA DOCG
L’Alta Langa Docg raccoglie l’eredità e prosegue la tradizione del primo metodo classico d’Italia, nato proprio in Piemonte nella seconda metà del 1800. La denominazione ha ottenuto la Doc nel 2002 e il massimo riconoscimento qualitativo della Docg nel 2011, e oggi ha una produzione ancora molto limitata e rappresentata da circa tre milioni di bottiglie. La Redazione
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3 Maggio, 2026

Orcia Wine Festival 2026. Tripletta d'autore

Quest'anno, in un weekend lungo e assolato, eccomi di nuovo a tornare in Val d'Orcia. Un territorio bellissimo e soprattutto ricco di persone, vignaioli in primis, che hanno avuto la caparbietà e la voglia di sfidare grandi giganti enologici come il Brunello e il Nobile, creandosi in poco più di 25 anni un'identità che non è solo territoriale.
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Consorzio Vini Valpolicella: torna Amarone in Capitale Arrow Right Top Bg

2 Maggio, 2026

Consorzio Vini Valpolicella: torna Amarone in Capitale

  A Roma lunedì 4 maggio l’evento per enoappassionati e operatori   Torna il 4 maggio “Amarone in Capitale”, l’evento romano gratuito per enoappassionati e operatori promosso dal Consorzio Tutela Vini Valpolicella nell’ambito del programma europeo “Quality Heritage of Europe” (QHE). Protagonisti dell’appuntamento ospitato nel salone principale dell’Acquario Romano (Piazza Manfredo Fanti, 47 – dalle 16.30 alle 22.00), i vini della Valpolicella, capitanati dall’Amarone, e raccontati nel calice attraverso le etichette di 8 aziende rappresentative della denominazione veneta. Il Valpolicella Day nella capitale, che da sola rappresenta oltre l’8% del valore del mercato Italia dell’Amarone apre alle 16.30 (e fino alle 22.00) con le degustazioni informali con i produttori, in un percorso che mette a confronto stili e interpretazioni secondo una lettura contemporanea dei Rossi veronesi conosciuti in tutto il mondo. A completare l’esperienza, i corner dedicati al Parmigiano Reggiano, partner ufficiale del progetto QHE, e al Sigaro Toscano, con uno spazio esterno riservato. Il cartellone prosegue con la masterclass “Amarone della Valpolicella Docg: l’arte dell’attesa” (ore 18.00, terzo piano del Mercato Centrale in via Giolitti, 36) realizzata in collaborazione con Ais Lazio. Una degustazione guidata, con il contributo diretto anche dei produttori, per scoprire il ruolo del tempo e della tecnica della messa a riposo delle uve – ora ufficialmente candidata al patrimonio immateriale Unesco – nella definizione dell’Amarone 2020, 2018, 2015 e 2014 (fino ad esaurimento posti e su registrazione). L’aperitivo a base di Valpolicella Doc, musica e pairing (ore 19.30 – Acquario Romano) chiude il cartellone della 5^ edizione di “Amarone in Capitale”, mentre i banchi di assaggio resteranno aperti fino alle 22.00. L’evento “Amarone in Capitale” è gratuito e aperto al pubblico previa registrazione al link: https://bit.ly/amarone_in_capitale Aziende presenti: Ernesto Ruffo; Torre di Terzolan; Talestri; Pasqua Vigneti e Cantine; Secondo Marco; I Campi; Famiglia Furia e Tenuta Santa Maria Valverde. Aziende masterclass: Famiglia Furia; Torre di Terzolan; Pasqua Vigneti e Cantine e Secondo Marco. “Quality Heritage of Europe” (Reg. UE n. 1144/2014) è il programma di promozione internazionale promosso dal Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella e dal Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano. Cofinanziato dall’Unione Europea, il piano ha una durata triennale e si pone l’obiettivo di aumentare la consapevolezza dei consumatori europei sui benefici dei prodotti agroalimentari di qualità, in particolare quelli a marchio Dop e Igp. La Redazione
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Torna la V edizione di Assaggi 2026. Il Salone dell’Enogastronomia Laziale Arrow Right Top Bg

2 Maggio, 2026

Torna la V edizione di Assaggi 2026. Il Salone dell’Enogastronomia Laziale

Dal 16 al 18 maggio 2026 Viterbo ospiterà la quinta edizione di Assaggi – Salone dell’Enogastronomia Laziale, in programma nella prestigiosa cornice del Complesso di Santa Maria in Gradi. L’evento – organizzato dalla Camera di Commercio di Rieti Viterbo, con il contributo della Camera di Commercio di Roma e del Comune di Viterbo, con la partecipazione dell’Università della Tuscia, della Regione Lazio e del CREA e in partnership con Slow Food Viterbo e Tuscia, – si conferma come un appuntamento di riferimento per la valorizzazione del patrimonio agroalimentare regionale e come un momento strategico per la promozione turistica del territorio. Per tre giorni Viterbo diventerà la capitale del gusto laziale con l’obiettivo di raccontare la ricchezza, la qualità e l’identità produttiva della regione, accogliendo aziende selezionate del settore agroalimentare, show cooking con protagonisti dell’enogastronomia regionale, esperienze sensoriali e degustazioni guidate, oltre a talk e momenti di confronto. Il Salone offre al pubblico di appassionati e consumatori consapevoli un’esperienza diretta e coinvolgente, con la possibilità di degustare e acquistare i prodotti direttamente dai produttori. La manifestazione rappresenta inoltre un’importante opportunità di incontro tra domanda e offerta, favorendo relazioni commerciali e nuove collaborazioni tra operatori del settore food&beverage, con accesso a loro riservato nella giornata di lunedì 18 maggio. È così che professionisti del settore, operatori horeca, buyer, giornalisti, blogger e food lovers potranno conoscere da vicino le eccellenze del Lazio, incontrare i produttori e approfondire le storie imprenditoriali che rendono unica l’offerta enogastronomica regionale. Per i professionisti del settore food & beverage l’accesso è gratuito, previa registrazione. Per il pubblico generico il biglietto di ingresso è convertito in un buono acquisto spendibile presso uno dei produttori del Salone durante l’evento. Ben due saranno gli ospiti speciali della V edizione: Claudio Amendola, attore acclamato, ma anche ristoratore con la sua osteria romana in cui propone una “cucina de coccio” in omaggio alla sua romanità e alla tradizione culinaria di tutto il Lazio; e Giorgione, celebre personaggio televisivo, ma prima di tutto un cuoco che si definisce un quasi veterinario, amante della natura, dei suoi prodotti e delle cose belle e buone. Ad ospitare la manifestazione sarà per la seconda volta il Complesso di Santa Maria in Gradi, luogo simbolo della storia viterbese. L’antico complesso conventuale, di origine medievale, rappresenta uno dei più significativi esempi di architettura religiosa della città. Caratterizzato da ampi spazi interni, chiostri suggestivi e ambienti di grande fascino storico, il complesso coniuga monumentalità e funzionalità, offrendo una cornice di straordinario impatto. La scelta di questo luogo rafforza il legame tra patrimonio culturale e promozione enogastronomica, valorizzando un sito di grande identità nel cuore della Tuscia. Accanto all’area espositiva nei chiostri, Assaggi 2026 proporrà un articolato calendario di iniziative pensato per raccontare il Lazio attraverso i suoi sapori e le sue tradizioni. I vari spazi del Complesso di Santa Maria in Gradi ospiteranno show cooking con protagonisti dell’enogastronomia regionale, esperienze sensoriali e degustazioni guidate presentazioni di prodotti e produttori, oltre a momenti di confronto con gli addetti ai lavori. Un percorso narrativo e del gusto che consentirà di esplorare la varietà delle produzioni laziali, dall’artigianalità delle piccole imprese alle realtà più strutturate, in un dialogo continuo tra tradizione e innovazione. Ma non finisce qui, la manifestazione si estenderà inoltre oltre gli spazi del Salone grazie al format “Fuori Assaggi”, che coinvolgerà la città e i borghi del territorio in un calendario diffuso di iniziative. Aperitivi e cene dedicati alla degustazione, incontri con i produttori e visite in azienda offriranno l’opportunità di vivere un’esperienza completa alla scoperta del patrimonio enogastronomico del Lazio, integrando l’evento con l’offerta turistica e culturale del territorio e incentivando la permanenza dei visitatori. Con la quinta edizione, Assaggi consolida il proprio ruolo di piattaforma di promozione e sviluppo per le imprese agroalimentari laziali, offrendo una vetrina qualificata per presentare prodotti di eccellenza a un pubblico, di professionisti del settore e di appassionati del buon cibo, sempre più attento alla qualità, alla sostenibilità e all’identità territoriale. L’appuntamento del 2026 si preannuncia così come un momento centrale nel calendario dei grandi eventi dedicati all’enogastronomia, capace di rafforzare il posizionamento del Lazio nel panorama nazionale del turismo del gusto.   La Redazione
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Stefano Lobina. La Tradizione: bottega e destino Arrow Right Top Bg

1 Maggio, 2026

Stefano Lobina. La Tradizione: bottega e destino

  A volte la vita non sceglie strade dritte. Le disegna come sentieri di montagna: tornanti, deviazioni, discese improvvise. Eppure ci sono persone che sembrano nate per arrivare proprio lì dove il destino le stava aspettando. Per Stefano Lobina la destinazione è una bottega. Una bottega romana che si chiama La Tradizione. Il viaggio comincia molto lontano da Roma. Il sogno di stare dietro un banco Ho iniziato a lavorare a quattordici anni, quasi quindici  Stefano parla con quella semplicità che hanno solo le storie vere. Le persone vere. Quasi impacciato poiché non abituato a parlare di se. Da dietro il bancone parla con i suoi clienti di ciò che offre, della attualità, di calcio, di figli, di vita. Raramente di se stesso e della sua vita divisa tra due terre: il Piemonte e la Sardegna. Nasce a Pinerolo, dove il padre lavora alla Fiat, ma a otto anni la famiglia torna sull’isola. È la cassa integrazione a far decidere al papà di Stefano di ritornare in Sardegna. Che diavolo ci stanno a fare lontano da casa se nemmeno si può lavorare? Papà è sardo… e il sangue prima o poi ti riporta a casa. Casa è Tortolì ed è li che succede qualcosa di curioso. Non quella classica illuminazione improvvisa, qualcosa di ricorrente. Un sogno ricorrente. Da bambino mi sognavo spesso dentro un negozio alimentare. Non so perché… ma stavo sempre lì, a lavorare. Un sogno che diventa realtà quasi per gioco. Durante l’estate trova lavoro nell’unico supermercato della zona, un posto che nei mesi turistici arriva a servire decine di migliaia di persone. All’inizio, senza esperienza, sistema gli scaffali, poi la frutta, poi lo mettono dietro il banco. E da lì non cambia più. Sedici anni e un negozio da gestire A scuola Stefano non è felice. Il banco lo chiama più dei libri e la vita, a volte, accelera. Il padre non lavora più e la famiglia ha bisogno di uno stipendio. Così Stefano prende una decisione che pochi ragazzi di oggi prenderebbero. Ma è l’unica possibile e lui sente tutta la responsabilità di questo mondo. Lascia la scuola. Ero arrivato al secondo tecnico industriale. Poi ho smesso. Dovevo lavorare. Il proprietario del supermercato vede qualcosa in quel ragazzo e gli affida un piccolo punto vendita. Stefano ha sedici anni. Avevo il negozio da gestire da solo. Facevo tutto: ordini, banco, cassa. La sera chiudevo il mio negozio e passavo negli altri cinque punti vendita a controllare le chiusure. Un ragazzo di sedici anni che gira con le chiavi dei negozi. Responsabilità che oggi sembrano impossibili e che, anzi, porterebbero problemi seri. Ma è proprio lì che nasce la passione Roma e il mestiere della norcineria A diciotto anni arriva con la famiglia a Roma. Una pizzeria per poter ripartire, per trovare un senso alla vita. Il trasferimento è rapido, quasi cinematografico. Sono arrivato di mercoledì. Il giovedì mattina lavoravo già in un supermercato. È qui che Stefano scopre davvero il mestiere. In Sardegna neanche disossavamo i prosciutti o spaccavamo il parmigiano. Qui ho imparato tutto. Diventa salumiere, pizzicarolo, uomo di banco. Impara guardando gli altri. Sono sempre stato uno che ruba con gli occhi. Ma soprattutto sviluppa quella manualità, quella artigianalità che nessuno insegna mai. Spesso neanche ai propri figli. Devi rubarla con gli occhi senza nemmeno farti vedere.  Per un periodo si specializza persino in un lavoro che oggi sembra uscito da un’altra epoca: il tagliatore di parmigiano. Aprivamo i centri commerciali e io spaccavo le forme. Ottanta, cento forme al giorno. Una tecnica affinata fino alla velocità. Arrivavo a spaccare otto o dieci forme all’ora. Ancora oggi la insegno ai ragazzi. L’incontro con La Tradizione Il vero punto di svolta arriva nel 2018 quando Stefano entra a lavorare in una bottega che a Roma è quasi una istituzione: La Tradizione. Un luogo presente a Roma da non si sa nemmeno più quando. È vicino ai Musei Vaticani, nel quartiere Trionfale. Quello che usavano i pellegrini per entrare a Roma. Renzo Frantucci e Valentino Belli, pionieri della norcineria di qualità, rilevano la piccola salumeria romana nel 1982. Sono stati due maestri. Per il modo di lavorare e per la visione che avevano. Negli anni Ottanta portano in negozio prodotti che allora sembravano follia: formaggi francesi, prosciutti spagnoli, salumi di nicchia. Il vecchio proprietario quando passava diceva: ma chi ve li compra questi formaggi francesi che costano così tanto? Poi arrivano gli anni Novanta e Roma cambia. Arrivano professionisti, curiosi, buongustai. In quegli anni si vuole vivere bene provando il mondo intero e forse dimenticandosi di quanto meraviglioso abbiamo in Italia (ma sono i corsi e ricorsi storici). In ogni modo, quella visione diventa il futuro. Quando una bottega diventa eredità Dopo quattro anni succede qualcosa che oggi capita raramente: i fondatori decidono di lasciare. Non chiudono. Non vendono a una catena. Affidano il negozio ai due dipendenti: Stefano e il suo attuale socio Francesco Pratico’. Ci hanno dato fiducia. Ed è la cosa più bella. I clienti quasi non se ne accorgono. La bottega continua a vivere. Anzi cresce. Renzo e Valentino dimostrano ancora una volta di saper guardare lontano, di tenere al loro progetto più di qualunque altra cosa. Affidandolo ai due validi dipendenti dichiarano apertamente di volere che La Tradizione vada oltre loro stessi diventando un universo gastronomico. Seicento formaggi e la ricerca infinita Nel negozio passano oltre seicento tipologie di formaggi. Non è una collezione. È una ricerca e al tempo stesso una anomalia. Specialmente a Roma dove se vuoi qualcosa di particolare, non lo trovi. Tutto sembra omologato allo stereotipo dei prodotti già noti. Se vuoi qualcosa di particolare, è complicato. Lo è per il formaggio come per il vino. Quando ne hai bisogno oggi magari te lo fai arrivare con Internet. Prima era difficile. Si va per passaparola a Roma. O ci si accontenta di quanto il bottegaio di quartiere ti può offrire. Altrimenti c’è La Tradizione. Partecipiamo agli eventi, viaggiamo, cerchiamo produttori ovunque. A volte sono i clienti a suggerire le scoperte. Che è un modo per dire come con i clienti non solo ci si parla ma si ascoltano pure. Un vero dialogo. Di quelli veri e genuini. Uno mi disse: sono stato in Trentino e ho mangiato un formaggio incredibile. Allora chiamo il sindaco, la pro loco, chiunque… finché non trovo chi lo produce. Molti sono piccoli artigiani senza distribuzione. In alcuni casi mando io il corriere a ritirare le forme. L’arte dell’affinamento La maggior parte dei commercianti sceglie la merce per poi venderla. Nulla di male ovviamente. Sono loro a scegliere per offrire qualcosa. Magari quello che sanno di vendere. Poco rischio, tanto guadagno. C’è però un livello successivo, quello che dona un proprio tocco, una magia che rende speciale, se non unico, il prodotto che si offre. Stefano e Francesco sono infatti anche affinatori di formaggi. In una cantina, in un borgo medievale, portano le forme a maturare: una quarantina di prodotti nascono proprio da questo lungo e certosino lavoro. Uno dei più affascinanti è un pecorino che viene fatto maturare tra foglie di noce ed erbe aromatiche. Sigilliamo le botti e lo lasciamo fermentare. Le forme escono storte, schiacciate… ma il sapore è unico. Formaggi che esistono solo a La Tradizione. Non replicabili. Unici. Le rarità del mondo Tra le chicche del negozio ci sono formaggi francesi di lunghissima stagionatura e prodotti leggendari come il Ribelle Storico della Valtellina. Stagionature che arrivano anche a dieci o quindici anni. E poi prosciutti straordinari: diciannove prosciutti tagliati a coltello tra i quali il più raro che stagiona quasi dieci anni. Lo pago a pezzo, non a peso. Arriva anche a seicento euro al chilo. La bottega come vita Alle volte mi sono chiesto se il lavoro non assorba troppa parte della vita. Ci si trova a lavorare anche dodici ore al giorno così che la mente non riesce a staccare. Neanche a casa quando la prima domanda che ci si sente fare è: come è andata al lavoro? Si parla di lavoro con gli amici, con i genitori, con i figli. Questi maledetti smartphone ci costringono a rimanere sempre collegati così da ricevere messaggi in ogni forma. Reperibilità in ogni istante di vita. Spesso ci si lamenta, si medita di mollare tutto. Questo perché la stragrande maggioranza delle persone non lavora per costruire qualcosa, per se stessi: lavora per altri.  Stefano invece non parla mai di lavoro come di un peso. Parla di vita. Della sua, di quella degli altri. Ormai il negozio è la mia vita. Ci sto dalla mattina alla sera. Dentro c’è tutto: gastronomia, enoteca, ristorante. Segue gli eventi le degustazioni. Ma il cuore resta sempre lo stesso. Il banco. Il dialogo con i clienti. La bottega è questo. Le persone entrano, chiacchierano, raccontano. Non è come il supermercato. Mia moglie ama il supermercato. Lo ama perché non ama parlare con chi non conosce. Al contrario io odio il supermercato. Perché amo parlare con le persone. Chi meglio del macellaio, del fruttivendolo, del pizzicagnolo? Quando entri in uno di questi negozi, entri in un mondo fatto di persone vere, di storie, di vita. C’è schiettezza e voglia di condividere. Il negozio diventa un luogo di incontro di anime, un piccolo parlamento dove tutte le opinioni sono ammesse, dove si creano fazioni per animare le discussioni. Finisce sempre con un sorriso, un ci vediamo domani, una stretta di mano. Il conto? Ma si, c’è pure quello e di certo non superiore al supermercato. Eppoi, vuoi mettere quanto possano valore i dieci minuti di chiacchiera? Impagabili! Un mestiere che rischia di sparire C’è però una preoccupazione che ritorna spesso nei suoi racconti. La mancanza di giovani. Mi piacerebbe formare ragazzi. Questo mestiere sta scomparendo. Molti ristoranti gli chiedono personale per gestire i formaggi. Ma trovare qualcuno disposto a imparare è difficile. È un lavoro duro. Si lavora tanto. Ma è anche bellissimo. Il futuro Stefano ha due figli ai quali ovviamente non vuole imporre loro nulla. Devono scegliere da soli. Ma quando suo figlio ha deciso di iscriversi all’alberghiero, qualcosa dentro di lui si è acceso. Forse la bottega continuerà a vivere anche nella prossima generazione. Nel frattempo, Stefano non può che continuare a fare quello che ha sempre fatto. Cercare. Scoprire. Assaggiare. Perché la verità è che alcune persone non scelgono un mestiere. Lo riconoscono. Io da bambino mi sognavo dentro un negozio alimentare. Sorride. Forse, senza saperlo, stava già sognando il suo destino.   Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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30 Aprile, 2026

Ricerca UniCredit-Nomisma: l’enoturismo asset strategico per lo sviluppo del settore vinicolo siciliano

  Presentata l’edizione 2026 di Sicilia en Primeur, in programma a Palermo dall’11 al 15 maggio   In uno scenario di mercato internazionale carico di incertezze e complessità, c’è un asset che per le imprese vinicole sta sempre più assumendo rilevanza strategica per il proprio business e che negli ultimi anni è cresciuto in maniera significativa: l’enoturismo. Se guardiamo agli arrivi di turisti nelle principali zone vinicole italiane (dalla Valdobbiadene alla Valpolicella, dalle Langhe alla Franciacorta, dal Collio al Chianti) negli ultimi cinque anni si sono registrate crescite di molto superiori – in termini di variazioni percentuali – alla media della relativa regione (al netto dei capoluoghi/città d’arte). Nel caso della Sicilia, prendendo ad esempio, i comuni dell’Etna (legati cioè al disciplinare di produzione dell’Etna Doc), tra il 2019 e il 2024 gli arrivi di turisti sono cresciuti del 17,4% contro una media dell’intera isola del 12,4%. È uno dei dati che emergono dalla ricerca Nomisma Wine Monitor per UniCredit, presentata oggi a Palermo.   Salvatore Malandrino, Regional Manager Sicilia di UniCredit. Il settore vitivinicolo che rappresenta un pilastro strategico per l’economia siciliana, si trova ad operare oggi in un contesto globale complesso, in cui vecchie e nuove sfide si affiancano però a significative opportunità, come l’ascesa dell’enoturismo, leva strategica a supporto di competitività, attrattività e valorizzazione del territorio. UniCredit rinnova l’impegno ad accompagnare le imprese in questo percorso, attraverso il credito, un modello di servizio dedicato e consulenza specialistica Mariangela Cambria, presidente di Assovini Sicilia Assovini Sicilia scommette sull’enoturismo non solo come strategia ma come asset delle nostre cantine che stanno rispondendo in maniera dinamica alle nuove sfide del mondo del vino. Il wine tourism ci consente di raccontare il vino come prodotto culturale e parte di un contesto più ampio dove convivono  paesaggio, storie, produttori, gastronomia. La Sicilia del vino che oggi si conferma un’isola capace di intercettare i cambiamenti e anticipare le strategie Studio Nomisma Il valore che l’enoturismo genera per le imprese vinicole italiane è di circa 3,1 miliardi di euro, a dimostrazione di come ormai non si tratti più di un “piano B” per i produttori ma un asset strategico di valorizzazione e crescita economica. Una leva strategica che in Sicilia assume valenze ancora più significative e che la ricerca Nomisma Wine Monitor per UniCredit ha messo in luce attraverso un’indagine qualitativa sulle imprese vinicole, mostrando – tra le altre cose – come l’enoturismo nell’isola presenti un carattere molto più internazionale rispetto alla media degli altri territori vinicoli italiani: secondo i produttori siciliani, l’identikit dell’enoturista che arriva in Sicilia è prevalentemente straniero – in particolare statunitense, tedesco ed inglese – ha un età media compresa tra 40 e 55 anni e non necessariamente è un esperto di vino, il che non rappresenta una criticità piuttosto un’opportunità per colmare un gap di conoscenza e accrescere la cultura del vino di persone che, dopo l’esperienza enoturistica, potranno divenire ambasciatori del brand aziendale e dei territori vinicoli siciliani. Guardando al futuro, secondo le stesse imprese nei prossimi anni gli enoturisti andranno soprattutto alla ricerca di esperienze personalizzate e offerte esclusive, di esperienze immersive e multisensoriali ma anche integrate con attività culturali. Il 2025 non è stato un anno semplice per il vino. L’export italiano chiude in negativo (-3,6% nei valori) rispetto all’anno precedente. In termini assoluti, la riduzione equivale a quasi 300 milioni di euro e 400 mila ettolitri. Il calo più rilevante riguarda il Nord America (-204 milioni di euro) e l’Europa extra-Ue (-89 milioni) mentre l’export verso i paesi dell’Unione Europea (che ancora rappresenta il 40% delle nostre esportazioni totali a valore) risulta in crescita e permette di mitigare la perdita. Ma il vino italiano non è l’unico a subire un calo delle esportazioni. Tutti i principali exporter mondiali registrano una riduzione: Francia -4,4%, Spagna -5,1%, Cile -10,2%, Australia -14,6%, Stati Uniti -36%. Solo la Nuova Zelanda si mantiene attorno alla parità (-0,5%) ma veniva da una chiusura in negativo nel 2024 (-6,1%) Le performances negative degli esportatori discendono da mercati internazionali che hanno ridotto consumi e acquisti di vino dall’estero. Guardando ai top mercati per import, solo Germania, Svizzera e Brasile registrano una crescita a valori nelle importazioni di vino, mentre gli Stati Uniti (causa anche svalutazione del dollaro) perdono il 12%, UK il 6%, Canada il 12%, la Cina il 15%. Queste riduzioni si riflettono anche nelle esportazioni dei nostri vini Dop. Poche le denominazioni a livello regionale che mettono a segno una crescita: tra queste ci sono i bianchi fermi Dop della Sicilia, il cui export cresce a valore del 2,4% rispetto all’anno precedente. Una crescita che nemmeno i dazi di Trump riescono a bloccare: a differenza della media dei vini italiani che negli Usa lasciano sul campo quasi il 13% in valore, i bianchi Dop della Sicilia aumentano nell’export verso gli Stati Uniti dell’8,4%. All’opposto il caso dei rossi Dop della Sicilia che perdono, sempre in termini di export, l’11% rispetto all’anno precedente, trainati al ribasso proprio dagli Usa, primo mercato di sbocco. È comunque da precisare che i dati Istat di export tengono conto del luogo di spedizione all’estero, per cui sfuggono i quantitativi di vino siciliano che non partono direttamente dalla Sicilia per l’estero, ma partono da porti ubicati in altre regioni alle quali questi volumi di prodotto vengono computati come export vinicolo. Per cui si stima che in realtà il commercio estero di vini e mosti siciliani sia superiore rispetto ai dati ufficiali Istat. Il calo nei consumi di vino rosso è una tendenza che ormai da molti anni si sta manifestando anche nel nostro paese, complice indubbiamente una riduzione nella “consumer base” degli italiani che bevono vino abitualmente (quotidianamente o più volte a settimana) e che rappresentano il “nocciolo duro” per i consumi di vino rosso. Una componente che si sta progressivamente riducendo: basti pensare che gli italiani di età over 60 che quindici anni fa dichiaravano di bere vino abitualmente erano il 70%. Oggi sono il 54%. Al di là di queste evoluzioni, il territorio resta sempre prioritario nelle scelte di consumo di vino per gli italiani: sia che lo si acquisti per il consumo domestico che lo si beva fuori-casa, più di 4 consumatori su 10 guardano principalmente all’origine (regionale o tramite la presenza di una Dop/Igp). Negli ultimi tre anni la produzione vinicola dell’isola si è assestata attorno ai 2,7 milioni di ettolitri, con una componente di quella a denominazione (Dop+Igp) vicina all’80% (la media italiana è pari al 72%). I vini bianchi la fanno da padrone, con una quota superiore al 64% della produzione regionale (la media italiana è poco distante, al 62%) e, come visto prima, rappresentano la categoria che negli ultimi anni ha trainato l’export di vino dall’isola: +50% la crescita nell’ultimo decennio del valore complessivo, con gli Usa oggi primo mercato di sbocco (22% dell’export vinicolo dalla regione), seguiti da Germania (12%), Uk (7%), Paesi Bassi e Canada (entrambi con una quota del 6%).   Sicilia en primeur Sicilia en Primeur nasce nel 2003 come anteprima internazionale dell’ultima annata, rivolta alla stampa italiana ed estera. L’evento ha lo scopo di far conoscere sia le innumerevoli sfaccettature del vino siciliano, attraverso degustazioni e incontri con i produttori, sia i luoghi e la cultura che compongono la tradizione enologica siciliana, attraverso enotour in diverse aree dell’isola. Scegliendo tra 12 itinerari differenti, i professionisti della stampa viaggiano alla scoperta delle aziende vinicole e del territorio. Il vino diventa, così, una chiave di lettura esclusiva per comprendere la straordinaria varietà e biodiversità dell’Isola ed il suo patrimonio storico-culturale, insieme alla storia dei produttori e delle aziende vitivinicole. Il format vincente di Sicilia en Primeur prevede enotour rivolti alla stampa e visita alle aziende vitivinicole partecipanti ed i territori di produzione, degustazioni tecniche e talk su temi di attualità, un convegno dedicato all’incontro con i produttori e alle degustazioni nelle postazioni aziendali. L’ultima edizione del 2025 ha coinvolto oltre cento giornalisti provenienti da tutto e cinquantasette aziende associate.   La Redazione
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