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12 Aprile, 2026
La Toscana al Vinitaly
Al Vinitaly con “casa toscana”: identità, territori e cultura del vino
Padiglione 9, Stand A13
Benvenuti nel mondo Toscana-vino, con la Regione che per la prima volta sarà presente con un proprio stand istituzionale a Vinitaly, dal 12 al 15 aprile 2026 a Verona. Sarà un viaggio, quello che accoglierà i visitatori dello stand Casa Toscana, che attraverserà la storia e il futuro, la costola robusta e di vanto mondiale dei nostri consorzi e le offerte più fresche e curiose dei territori meno conosciuti.
Protagonista delle attività dello stand Toscana, animate dai Consorzi e da Toscana Promozione, anche il Presidente della Regione, Eugenio Giani, che sarà presente allo stand.
Eugenio Giani
La partecipazione a Vinitaly 2026 rappresenta un’evoluzione nella nostra strategia di promozione: la Toscana non è solo grande vino, ma un sistema fatto di territori, filiere e comunità. La nostra idea di sviluppo è un modello in cui la qualità delle produzioni si integra con le filiere DOP e IGP, la ristorazione e il turismo, generando valore e rafforzando la nostra attrattività internazionale. Accanto al lavoro fondamentale dei Consorzi abbiamo scelto di valorizzare anche la Toscana meno conosciuta: i piccoli produttori, le aree interne, la viticoltura eroica. Una parte autentica della nostra identità che rappresenta oggi anche una leva strategica per il futuro.
L’offerta di Casa Toscana sarà scandita dall’accoglienza di Leonardo Marras, l’Assessore all’economia, al turismo e all’agricoltura della Regione Toscana che sarà allo stand domenica e lunedì.
Leonardo Marras, l’Assessore all’economia, al turismo e all’agricoltura della Regione Toscana
In occasione della partecipazione a Vinitaly, per la prima volta come Regione Toscana, abbiamo scelto di rafforzare la presenza istituzionale per valorizzare ancora di più il ruolo strategico che il vino e il turismo rivestono per il nostro territorio. L’enoturismo, infatti, si è evoluto negli anni e oggi rappresenta un elemento capace di integrare produzione, saper fare e accoglienza all’interno di un’offerta turistica di qualità. Il valore del vino e la cultura imprenditoriale con cui la Toscana si presenta sui mercati internazionali rendono questa presenza non solo opportuna, ma necessaria: la Toscana è e deve essere protagonista di questo grande comparto economico.
Saranno ospiti dello stand, nella giornata di lunedì, anche la Presidente del Consiglio Regionale Stefania Saccardi e la Consigliera Regionale, presidente della II commissione, Brenda Barnini.
Appuntamento, dunque, al Vinitaly con uno spazio espositivo (Padiglione 9, Stand A13) per raccontare l’intera Regione: dalle grandi denominazioni alle destinazioni meno esplorate, dai Consorzi affermati alle piccole realtà produttive che meritano voce sul palcoscenico internazionale.
Durante i quattro giorni si alterneranno le masterclass “Vetrina Toscana Vinitaly Experience”: degustazioni guidate completate da abbinamenti gastronomici con prodotti tipici e piatti della tradizione in collaborazione con l’Unione Regionale Cuochi Toscani, alla scoperta della ‘Toscana diffusa’. Le Masterclass sono organizzate da Toscana Promozione Turistica e Regione Toscana e curate dal giornalista Leonardo Romanelli.
Un ciclo di Masterclass sarà dedicato ai territori vitivinicoli meno conosciuti della regione. Dall’arcipelago toscano alle valli appenniniche, le sessioni — in programma domenica 12, lunedì 13 e martedì 14 aprile — conducono il pubblico in un viaggio esperienziale attraverso denominazioni di straordinaria identità: l’Elba con la sua luminosità mediterranea, il Candia e i suoi profumi costieri, Capraia e Giglio con i loro vini eroici, i Colli di Luni sospesi tra Toscana e Liguria, il Mugello custode di una ruralità genuina, il Casentino con i suoi boschi e le tradizioni millenarie. Un palcoscenico d’eccezione per valorizzare la biodiversità enologica toscana nella sua espressione più intima e territoriale, offrendo a operatori e appassionati un’occasione unica di approfondimento culturale oltre che degustativo.
Non mancheranno convegni e incontri che vedranno come protagonisti i consorzi del vino, l’associazione QUORE (in rappresentanza di alcuni Consorzi a denominazione del comparto agroalimentare) e gli appuntamenti in collaborazione tra Regione Toscana, Toscana Promozione Turistica e la Federazione delle Strade del Vino dell’Olio e dei Sapori di Toscana. Il programma sarà arricchito dal racconto digitale realizzato da Fondazione Sistema Toscana.
Lunedì 13 aprile il wine talk sull’identità vitivinicola di Pitigliano e Sovana, tra bianchi storici e Ciliegiolo contemporaneo. L’incontro esplora il legame tra suoli tufacei, sostenibilità e paesaggio etrusco, evidenziando come la cooperazione valorizzi un ecosistema territoriale unico. Conclude l’evento una degustazione guidata di quattro vini rappresentativi del territorio. A seguire, Il Chianti Classico, propone un tour enologico e turistico attraverso otto comuni del cuore toscano. Le Colline Pisane, nella stessa giornata, portano in degustazione espressioni di un territorio che unisce varietà autoctone e internazionali.
Lunedì 13 aprile, 13,15 alla presenza delle istituzioni, sarà sottoscritto il Protocollo d’intesa con l’Accademia della Fiorentina per sostenere il riconoscimento europeo di Specialità Tradizionale Garantita (STG) e la candidatura della bistecca alla fiorentina come Patrimonio Immateriale Unesco. Un piatto simbolo di una gastronomia identitaria che trova nel vino il suo interlocutore naturale.
Martedì 14, il Consorzio Vini di Toscana presenta le novità del disciplinare IGT Toscana, mentre San Gimignano celebra la Vernaccia nel suo abbinamento più classico. Le Pievi del Vino Nobile di Montepulciano conducono il pubblico in un percorso storico tra le antiche pievi del territorio, tornate protagoniste attraverso la nuova denominazione e le Strade del Vino di Arezzo mettono a confronto vitigni internazionali in purezza nelle terre aretine. Mercoledì 15, infine, la DOC Orcia porta in scena il carattere del Sangiovese in una delle zone più suggestive della Toscana meridionale.
La Redazione
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12 Aprile, 2026
ViVa, Vini Valtellina 2026 l’evento diffuso dedicato ai Vini di Valtellina
Sondrio, si prepara a ospitare una nuova edizione di ViVa, Vini Valtellina: tre giorni tra vino, paesaggio e cultura per raccontare il Nebbiolo delle Alpi e la sua evoluzione
Dal 12 al 14 settembre 2026 torna a Sondrio ViVa, Vini Valtellina, l’evento diffuso promosso dal Consorzio di Tutela dei Vini di Valtellina, in partnership con la Strada del Vino e dei Sapori della Valtellina e Fondazione Provinea. Dopo il grande successo della prima edizione, la manifestazione si prepara a consolidarsi come appuntamento annuale di riferimento per il mondo del vino, capace di raccontare in modo contemporaneo e coinvolgente l’identità enologica e culturale della Valtellina.
Per tre giorni, appassionati, winelovers, operatori del settore e giornalisti saranno protagonisti di un’esperienza immersiva che intreccia vino, territorio e cultura. ViVa 2026 si conferma infatti non solo come evento enologico, ma come un vero e proprio contenitore culturale e territoriale, in cui il vino dialoga con il paesaggio terrazzato e con l’accoglienza locale, dando vita a un format capace di attrarre un pubblico trasversale.
Il programma, ricco e articolato, prevede esperienze in cantina, banchi d’assaggio, momenti di anteprima dedicati alle nuove annate aziendali dei Vini di Valtellina e una serie di attività diffuse sul territorio: passeggiate tra i terrazzamenti, tour in e-bike, incontri culturali e approfondimenti tematici. Non mancheranno momenti conviviali, pensati per valorizzare l’autenticità e la vivacità di quest’area.
Confermata anche per il 2026 una giornata interamente dedicata agli operatori del settore – ristoratori, sommelier, buyer e distributori – e alla stampa, con accesso gratuito. Un’occasione privilegiata di networking e aggiornamento professionale, che rafforza il ruolo di ViVa come piattaforma di incontro e confronto per il comparto vitivinicolo.
L’edizione 2026 offrirà inoltre spazi di approfondimento tecnico dedicati all’evoluzione della viticoltura valtellinese, con un focus su innovazione, sostenibilità e nuove pratiche agronomiche, in un contesto unico come quello dei terrazzamenti alpini. Un tema centrale per comprendere il cambiamento in atto in una delle aree vitivinicole più affascinanti e complesse d’Italia.
La Valtellina del vino sta infatti vivendo una fase di profonda trasformazione, e ViVa vuole esserne il contenitore narrativo: un luogo aperto in cui condividere visioni, esperienze e prospettive con tutti gli appassionati del Nebbiolo delle Alpi.
L’evento si inserisce inoltre in una più ampia strategia di valorizzazione territoriale volta a rafforzare il posizionamento di Sondrio come “città del vino”, sempre più protagonista di un’offerta turistica legata all’enogastronomia e alla scoperta del paesaggio.
ViVa 2026 vuole confermarsi così come molto più di un evento: è un invito a entrare nel futuro della Valtellina, calice alla mano, camminando tra i suoi terrazzamenti, incontrando i suoi produttori e vivendo da vicino l’anima autentica di un territorio in piena evoluzione.
www.Viva.vinivaltellina.it
Ulteriori anticipazioni a Vinitaly 2026, Palaexpo – Padiglione Lombardia, ABCD 13/14
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Il Consorzio di Tutela dei Vini di Valtellina, fondato nel 1976, protegge e promuove i vini che nascono sui terrazzamenti alpini della provincia di Sondrio. In un paesaggio unico, sorretto da oltre 2.500 km di muretti a secco, il Nebbiolo delle Alpi (Chiavennasca) esprime eleganza, freschezza e autenticità. Il Consorzio rappresenta le DOCG Valtellina Superiore e Sforzato di Valtellina, il Rosso di Valtellina DOC e l’Alpi Retiche IGT, sostenendo produttori locali e preservando tradizione e qualità. Insieme alla Fondazione Provinea, valorizza il paesaggio e promuove la sostenibilità e attraverso la Strada del Vino e dei Sapori della Valtellina invita a scoprire la Valtellina più autentica: un vino che racconta la montagna, un territorio da vivere, un’identità da conoscere.
La Redazione
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12 Aprile, 2026
Il mio Vinitaly inizia a Ravaldino
Stefano Berti e l'anima libera del Sangiovese. Mentre le porte di Veronafiere si spalancano e il brusio del Vinitaly 2026 inizia a saturare l’aria, c'è una scelta che si pone davanti a chi scrive: inseguire la cronaca immediata o cercare l'essenza.
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11 Aprile, 2026
L’anima minerale del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg nel “Ponte Rosso” Rive di Colfosco firmato Collalto
La cantina Conte Collalto presenta a Vinitaly il suo nuovo Extra Brut DOCG il cui nome evoca il luogo in cui nasce
In occasione di Vinitaly 2026, la storica cantina Conte Collalto di Susegana, una delle realtà più rappresentative della denominazione Conegliano Valdobbiadene DOCG, svela una nuova referenza: il Ponte Rosso Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Rive di Colfosco Extra-Brut. Questa etichetta nasce dalla valorizzazione di una delle parcelle più vocate tra i 150 ettari vitati di proprietà e si inserisce in un percorso di ricerca decennale che celebra la longevità e la struttura della Glera, interpretando con estrema schiettezza il gusto contemporaneo.
Il nome Ponte Rosso Rive di Colfosco Extra Brut racchiude una storia affascinante e profondamente legata alla geologia locale. Il terreno di questa specifica parcella è caratterizzato da un’importante componente argillosa, la stessa che in passato fornì la materia prima per produrre mattoni dal colore rosso così intenso e vivido che vennero impiegati per la costruzione di un ponte iconico nella zona. Quel nome, tramandato negli anni, diventa oggi l’identità di un vino che incarna perfettamente le tipicità del suolo da cui trae origine.
La scelta di questi vigneti non è casuale: è il frutto di un rigoroso lavoro di zonazione avviato nel 2016 in collaborazione con Uva Sapiens, che ha permesso di individuare, tra tutte le parcelle aziendali, quelle più adatte a esprimere un Extra Brut di carattere. I vigneti selezionati si trovano ai piedi del colle della Tombola, esposti a sud, su un terreno di proprietà della famiglia Collalto da secoli: la stessa terra che dà vita ad altri grandi cru della cantina. Siamo nel cuore delle Rive di Colfosco, uno dei cru più preziosi del Conegliano Valdobbiadene: microaree collinari capaci di donare ai vini caratteristiche uniche e distintive, ottenuti esclusivamente da uve raccolte a mano e da vigneti con rese per ettaro ridotte.
Dal punto di vista sensoriale, il Ponte Rosso Rive di Colfosco Extra Brut è un Prosecco Superiore DOCG nella sua versione più secca, una scelta tecnica che permette di esaltare senza filtri le caratteristiche varietali. La Glera generata da questo terreno argilloso si rivela ricca di minerali, dando vita a uno spumante secco, ben strutturato e dalla spiccata longevità.
Al naso emergono nitide le note fruttate di pera e mela verde tipiche del vitigno, accompagnate da eleganti sentori floreali, mentre la mineralità conferita dal suolo dona al sorso una persistenza e una profondità straordinarie.
L’annata 2025 del Ponte Rosso Rive di Colfosco Extra Brut, presentata in occasione di Vinitaly, è il risultato di un lavoro corale e di grande competenza. Questo spumante racchiude l’esperienza dell’agronomo Mirco De Pieri, che da oltre trent’anni cura i vigneti della cantina con passione e dedizione, e nasce dalla stretta sinergia tra il team di cantina, guidato dall’enologo Andrea Affili, e gli esperti di Uva Sapiens, in primis Umberto Marchiori, che con attenzione sartoriale hanno seguito il progetto dalla sua nascita, dieci anni fa.
Con il Ponte Rosso Rive di Colfosco Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Extra Brut, l’azienda Conte Collalto conferma la propria capacità di far dialogare una storia millenaria con le nuove esigenze del mercato, proponendo un prodotto che è allo stesso tempo un omaggio alla memoria del territorio e una sfida enologica verso l’eccellenza. La nuova etichetta, insieme alle altre selezioni della gamma, sarà protagonista a Vinitaly presso lo stand C1 al padiglione 4 di Conte Collalto, dove appassionati e operatori potranno toccare con mano l’evoluzione di una delle realtà più prestigiose della Marca Trevigiana.
COMPANY PROFILE
Con una storia documentata che risale all’anno 958, Conte Collalto è una delle realtà più antiche e prestigiose del panorama vitivinicolo mondiale. Situata a Susegana, nel cuore delle Colline del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG (Patrimonio UNESCO), l’azienda è guidata dal 2007 dalla Principessa Isabella Collalto de Croÿ. La tenuta si estende su 250 ettari complessivi, di cui 150 vitati, permettendo un controllo totale della filiera dalla vigna alla cantina per una produzione annua di circa 650.000 bottiglie. Grazie a un rigoroso progetto di zonazione scientifica, ogni parcella viene vinificata separatamente per esaltare le peculiarità dei diversi suoli. Accanto alla valorizzazione della Glera, Collalto si distingue per la custodia di un patrimonio di biodiversità unico, mantenendo vivi vitigni storici come il Wildbacher, il Verdiso, la Bianchetta e il quartetto degli Incroci Manzoni. L’azienda è da oltre un secolo un modello di riferimento per la sostenibilità: dal 2024 ha raggiunto l’autosufficienza energetica grazie all’integrazione di una centrale idroelettrica storica del 1904, una caldaia a cippato e impianti fotovoltaici. Certificata SQNPI, la cantina ha eliminato l’uso di diserbanti chimici, riducendo le emissioni di CO2 del 93% rispetto ai modelli tradizionali.
La Redazione
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11 Aprile, 2026
Il Consorzio di Tutela Vini DOC Sicilia a Vinitaly 2026: un ricco programma di incontri tra formazione, mercati e sostenibilità
Il Consorzio di tutela vini DOC Sicilia torna a Vinitaly con un calendario articolato di appuntamenti che intrecciano degustazione, approfondimento e momenti di confronto, confermando il proprio ruolo di riferimento nel panorama vitivinicolo nazionale e internazionale. Masterclass, incontri con buyer e appuntamenti istituzionali animeranno l’agenda della DOC Sicilia in fiera, offrendo ad operatori e stampa una visione completa dell’evoluzione della denominazione.
Dal 12 al 15 aprile, il Consorzio accoglierà visitatori, giornalisti e professionisti al Padiglione 2, stand G76 con un programma pensato per valorizzare la ricchezza e la contemporaneità del vino siciliano, tra identità territoriale e mercati globali.
Ad aprire il calendario, domenica 12 aprile alle ore 10:00, la masterclass condotta da Chiara Giovoni dal titolo “Grillo, icona contemporanea della DOC Sicilia” realizzata in collaborazione con il Consorzio del Pistacchio Verde di Bronte DOP, con degustazione del prodotto tutelato in abbinamento al vino.
Lunedì 13 aprile la giornata sarà dedicata alle masterclass ed ai momenti di degustazione e confronto. Dall’incontro tra eccellenze nasce la masterclass “Sicilia DOC & Asiago DOP: Dialogo tra Territori e Culture del Gusto”, in programma alle ore 11.45 e condotta da Andrea Amadei, volto della trasmissione “È sempre mezzogiorno!” e conduttore di Decanter. La dolcezza distintiva dell’Asiago DOP Fresco 20 giorni e Riserva 40 giorni, dagli inconfondibili sentori di latte fresco, yogurt e burro, incontra la solarità del Grillo e del Lucido, per arrivare ad un crescendo di aromi con l’Asiago DOP Mezzano 6 mesi in abbinamento al Nerello Mascalese, fino all’intensità dell’Asiago DOP Vecchio 12 mesi, perfetto nel matrimonio col Nero d’Avola. A seguire alle ore 15:00 si terrà un incontro formativo riservato agli studenti del Corso di Laurea in Viticoltura ed Enologia dell’Università degli Studi di Palermo dal titolo “Nero d’Avola Sicilia DOC: origine, evoluzione e espressione del terroir”.
Martedì 14 aprile rappresenterà uno dei momenti centrali della presenza in fiera. Alle ore 10:30 il convegno “Nuove mappe del vino siciliano: mercati internazionali in trasformazione e nuovi equilibri globali”, presso la meeting hall della Regione, offrirà una riflessione sulle dinamiche internazionali e sulle prospettive di crescita della denominazione. L’evento, organizzato dall’ Assessorato Regionale all’Agricoltura in collaborazione con il Consorzio di tutela vini DOC Sicilia e Fondazione SOStain, vedrà la partecipazione di autorevoli speaker nazionali e internazionali che offriranno un’attenta analisi sul posizionamento dei vini siciliani nei mercati internazionali, offrendo una panoramica delle principali sfide e opportunità che il settore vitivinicolo deve affrontare e come si stia attuato una strategia di posizionamento tesa a rendere i vini siciliani un riferimento nel panorama vitivinicolo internazionale. A seguire, alle ore 12:30 la masterclass “Lo Storytelling del vino e dei territori e il suo effetto sul cervello: Silver e GenZ a confronto”, condotta dall’enologo Maurizio Maurizi e dal Prof. Vincenzo Russo del Centro di Ricerca di Neuromarketing Behavior and Brain Lab Università IULM.
Mercoledì 15 aprile alle ore 13:00, Giuseppe Figlioli, enologo e consigliere del CdA del Consorzio interverrà, con un approfondimento tecnico di alto profilo rivolto a professionisti e operatori qualificati, alla masterclass “Wines of Sicilia DOC: From indigenous grapes to international recognition” all’interno del progetto VIA – Vinitaly International Academy.
Durante tutte le giornate di Vinitaly, lo stand del Consorzio di Tutela Vini DOC Sicilia si conferma luogo di incontro e confronto, accogliendo giornalisti, buyer e stakeholder in uno spazio pensato per raccontare una denominazione in continua evoluzione, sempre proiettata sui mercati internazionali.
La Redazione
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11 Aprile, 2026
“Sullavìa” 2024, nuovo Piemonte DOC Pinot Nero da vigna singola Bava
Anteprima a Vinitaly: padiglione 10 stand Q3
Un vitigno, una vigna, un’identità
La famiglia Bava ha scelto Vinitaly per presentare Sullavìa 2024, prima annata del Piemonte DOC Pinot Nero da vigna singola.
Un vino che nasce dal piacere personale e dalla volontà di confrontarsi con questo vitigno internazionale offrendone una propria versione alla ricerca dell’autenticità: senza legno, senza filtri interpretativi, con il solo carattere dell’uva e la forza del luogo a guidarne la voce.
Il nome Sullavìa è un’evocazione diretta; la via è quella della strada che da Agliano porta a Crena, dividendo i vigneti Bava a Pianoalto: a destra finiscono i filari di Barbera e a sinistra iniziano quelli di Pinot Nero.
La vigna: l’area di Bricco Roche Agliano
La scelta di impiantare il Pinot Nero sulla costa che sale verso il Bricco Roche, ad Agliano, nasce innanzitutto da una chiara vocazione pedoclimatica: suoli calcarei e ben drenati, capaci di restituire al vitigno un carattere marcato e riconoscibile, con una struttura solida, una trama definita e un profilo aromatico nitido, in linea con le migliori espressioni delle aree più fresche d’Italia, per eleganza e tensione. Un’ulteriore conferma della capacità di questo cru di interpretare il Pinot Nero con una personalità autentica e coerente.
Ma a guidare davvero questa scelta è stata anche un’emozione precisa, come racconta Paolo Bava, enologo e proprietario con la sua famiglia della storica azienda: “Il rispetto profondo per la vecchia vigna di Barbera che ci aveva accolti fin dal nostro arrivo, negli anni Novanta, a Pianoalto. Un legame che ci ha portati ad attendere a lungo, lasciando che fosse il tempo a indicare il momento giusto per dare vita a un nuovo impianto su questo terreno”.
Il vino: frutto, densità, freschezza
Sullavìa è un vino contemporaneo, costruito attorno alla bevibilità e alla coerenza. Affinato esclusivamente in acciaio, senza passaggio in legno, mantiene intatto il frutto e la freschezza del Pinot Nero, pur sviluppandosi in struttura e densità.
È armonico: ciò che il naso promette, la bocca mantiene, con continuità e slancio.
La macerazione in acciaio valorizza la pulizia varietale e la vivacità del colore, restituendo un rosso luminoso, dal carattere scattante. È un vino quotidiano, che non rinuncia al carattere e alla profondità e che può essere servito anche a una temperatura più fresca.
L’etichetta
In etichetta, Sullavìa si ispira liberamente a un’opera d’arte allestita nella cantina Bava: Pedro Pires, Border Series 136 3-4 (scultura in metallo). L’opera è qui resa stilizzata in un caratteristico colore rosso che riprende quello dell’iconico “casot” nella vigna.
L’assaggio in anteprima nello stand Bava, padiglione 10 – Q3.
Scheda tecnica:
Denominazione: Piemonte DOC Pinot Nero
Annata: 2024
Vitigno: Pinot Nero 100%
Provenienza uve: Vigna singola – Bricco Roche, Agliano Terme (AT)
Suolo: Calcareo, versante alto collinare
Vinificazione: Acciaio inox con macerazione
Affinamento: Acciaio – nessun passaggio in legno
Prima annata: 2024 BAVA – AZIENDA VITIVINICOLA E DI INVECCHIAMENTO Da molti anni, nei vigneti Bava si intreccia il racconto di un equilibrio profondo tra natura e coltivazione sostenibile. L’inerbimento naturale tra i filari protegge il suolo dall’erosione; la gestione meccanica dell’erba elimina la necessità di diserbanti; il mantenimento della sostanza organica, attraverso il riutilizzo degli sfalci, dei tralci di potatura e l’apporto di letame, favorisce una biodiversità ricca e vitale. Questa attenzione alla terra rappresenta il filo conduttore di una storia che affonda le proprie radici a Cocconato, tra le colline del Monferrato astigiano. Qui la famiglia Bava coltiva la vite da quattro secoli e, nel 1911, ha dato forma concreta alla propria visione con la costruzione della prima cantina. Centoquindici vendemmie hanno scandito il percorso familiare: sei generazioni che hanno custodito e al tempo stesso innovato il sapere vitivinicolo locale. Le Barbere, con il loro carattere indipendente ed espressione autentica del territorio hanno conquistato i mercati internazionali, portando con sé la qualità e l’identità delle colline piemontesi: dalla vigna della Pieve di Cocconato alla cascina di Pianoalto ad Agliano. Il Barolo della cascina di famiglia a Castiglione Falletto, nel cuore del cru Scarrone, esprime l’eleganza e la longevità di un vitigno straordinario; quello stesso vitigno nebbiolo, nel Monferrato, nei vigneti storici di Tuffo di Cocconato, assume invece un profilo più moderno. La produzione si completa con il Ruché, il Moscato d’Asti, il Gavi, la Malvasia di Castelnuovo Don Bosco, insieme a un’attenzione costante ai vitigni autoctoni. Oggi la proprietà si estende tra Monferrato e Langhe, con cinquanta ettari di vigneti e venti tra prati e boschi spontanei. La terra è coltivata con la stessa sensibilità di sempre, nel rispetto dell’ambiente e con uno sguardo sostenibile rivolto al futuro. www.bava.com | @bavawinery La Redazione
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Annata: 2024
Vitigno: Pinot Nero 100%
Provenienza uve: Vigna singola – Bricco Roche, Agliano Terme (AT)
Suolo: Calcareo, versante alto collinare
Vinificazione: Acciaio inox con macerazione
Affinamento: Acciaio – nessun passaggio in legno
Prima annata: 2024 BAVA – AZIENDA VITIVINICOLA E DI INVECCHIAMENTO Da molti anni, nei vigneti Bava si intreccia il racconto di un equilibrio profondo tra natura e coltivazione sostenibile. L’inerbimento naturale tra i filari protegge il suolo dall’erosione; la gestione meccanica dell’erba elimina la necessità di diserbanti; il mantenimento della sostanza organica, attraverso il riutilizzo degli sfalci, dei tralci di potatura e l’apporto di letame, favorisce una biodiversità ricca e vitale. Questa attenzione alla terra rappresenta il filo conduttore di una storia che affonda le proprie radici a Cocconato, tra le colline del Monferrato astigiano. Qui la famiglia Bava coltiva la vite da quattro secoli e, nel 1911, ha dato forma concreta alla propria visione con la costruzione della prima cantina. Centoquindici vendemmie hanno scandito il percorso familiare: sei generazioni che hanno custodito e al tempo stesso innovato il sapere vitivinicolo locale. Le Barbere, con il loro carattere indipendente ed espressione autentica del territorio hanno conquistato i mercati internazionali, portando con sé la qualità e l’identità delle colline piemontesi: dalla vigna della Pieve di Cocconato alla cascina di Pianoalto ad Agliano. Il Barolo della cascina di famiglia a Castiglione Falletto, nel cuore del cru Scarrone, esprime l’eleganza e la longevità di un vitigno straordinario; quello stesso vitigno nebbiolo, nel Monferrato, nei vigneti storici di Tuffo di Cocconato, assume invece un profilo più moderno. La produzione si completa con il Ruché, il Moscato d’Asti, il Gavi, la Malvasia di Castelnuovo Don Bosco, insieme a un’attenzione costante ai vitigni autoctoni. Oggi la proprietà si estende tra Monferrato e Langhe, con cinquanta ettari di vigneti e venti tra prati e boschi spontanei. La terra è coltivata con la stessa sensibilità di sempre, nel rispetto dell’ambiente e con uno sguardo sostenibile rivolto al futuro. www.bava.com | @bavawinery La Redazione
11 Aprile, 2026
Terre di Veio. ABC della Degustazione speciale Primavera in Cantina
Tra storia, vigne e condivisione: il vino torna alle sue origini
Ci sono giornate che sembrano scritte prima ancora di essere vissute.
Il primo giorno di primavera è una di quelle. Sabato 21 marzo, con il sole alto e l’aria ancora leggera, l’ABC della Degustazione ha lasciato la città per tornare là dove il vino nasce davvero: in cantina, tra le vigne, nel tempo lento della terra.
È stata la mia prima esperienza di ABC della Degustazione all’aperto e, lo confesso, ero un po’ emozionata. La destinazione è Terre del Veio, nel cuore del Parco di Veio, un territorio vocato alla viticoltura da millenni, dove la terra racconta storie antiche. Tra dolci pendii di origine vulcanica e vigneti che circondano la cantina scavata nel tufo, passato e presente convivono in perfetto equilibrio. I partecipanti arrivano poco alla volta: siamo più di venti, accomunati dalla stessa curiosità e dalla voglia di vivere il vino in modo autentico. C’è chi osserva il panorama in silenzio, chi scatta una foto, chi inizia già a fare domande. Ad accoglierci c’è Dario David, insieme alla sua famiglia. Il modo in cui ci ricevono è semplice, diretto, genuino. La disponibilità sincera mette tutti a proprio agio fin dai primi minuti. Iniziamo la nostra visita attraversando la cantina mentre Dario racconta la storia dell’azienda: una realtà con oltre settant’anni di tradizione, rinnovata nel tempo senza perdere il legame con il territorio. La cantina è moderna, ma profondamente radicata in una terra che produce vino da millenni. Poi usciamo. La luce è piena, i vigneti si aprono davanti a noi ordinati e silenziosi. Camminiamo tra i filari mentre Dario ci parla delle stagioni, delle vendemmie e della cura quasi artigianale dedicata a ogni pianta. Ed è lì, tra terra e cielo, che il racconto si allarga. Dario ci spiega che queste vigne appartengono a un territorio che affonda le radici nell’antica Veio, una delle più importanti città etrusche, rivale di Roma prima della sua caduta nel IV secolo a.C.
A pochi passi da qui sono state ritrovate tombe etrusche dipinte risalenti al VII secolo a.C., come quelle dei cosiddetti “Leoni Ruggenti”, testimonianza di una civiltà che già allora viveva profondamente il rapporto con la terra e con il vino. Per questo sulle bottiglie di Terre del Veio troviamo piccoli leoni raffigurati. Dario ci mostra anche ciò che resta del Cremera, il torrente che scorre in questa valle e che dà il nome a uno dei vini degustati. La geografia diventa memoria, testimone di eventi che risalgono alle origini di Roma. Mentre ascoltiamo questi racconti, circondati dalle vigne, diventa chiaro quanto il vino sia parte di una storia molto più grande. Dopo la visita, ci spostiamo sotto un gazebo in legno affacciato sui vigneti. Il tavolo è pronto. I calici riflettono la luce del primo pomeriggio e le bottiglie attendono il momento di essere raccontate.
Introduco l’ABC della Degustazione spiegando ai nuovi arrivati che si tratta di un’esperienza sensoriale: qui si parte dalle emozioni, non dalle definizioni. La degustazione ha inizio. Il primo vino è il Bombino, un vitigno autoctono laziale che nel calice esprime tutta la territorialità di queste terre: note di agrumi, erbe spontanee, freschezza pulita e mineralità che riflette il suolo tufaceo. I partecipanti parlano con naturalezza: qualcuno percepisce profumi di campo, qualcun altro richiama la mentuccia romana, altri semplicemente sorridono lasciandosi trasportare dal vino. Poi arriva De Coccio, un vino ancestrale che già dal nome richiama la terra, la materia, la tradizione. Il sorso è profondo, strutturato, e invita a rallentare. Nel frattempo il cibo arriva: semplice, autentico, perfettamente in sintonia con il contesto. I piatti passano di mano in mano, i calici si riempiono di nuovo e le conversazioni si fanno più leggere. Con Sorarò, il rosato, la conversazione si accende: un vino che incuriosisce, divide le impressioni e spinge al confronto. Dario racconta la storia del nome: il vino è dedicato a sua nonna, la Signora Rosa, in romano “Sora Rò”. Approfitta per regalarci una sorpresa: ci fa assaggiare la nuova annata ancora da etichettare! Infine arriva Cremera – Roma DOC Rosso, che chiude il percorso.
Il nome richiama il torrente che attraversa queste terre, testimone di secoli di storia, battaglie e vita quotidiana. Nel calice, il vino è avvolgente, equilibrato, con una profondità che accompagna gli ultimi momenti della degustazione. I partecipanti assaggiano con attenzione, mentre il sole continua a scaldare il tavolo e le chiacchiere si trasformano in sorrisi compiaciuti. La degustazione è terminata, ma la voglia di stare insieme no.
Così arriva la sorpresa finale: il karaoke!
In pochi minuti ci ritroviamo tutti insieme a cantare e ridere. Sotto il gazebo, con le vigne davanti e il cielo limpido sopra di noi, il vino diventa un gesto condiviso, un momento da vivere insieme. Mi fermo un attimo a osservare la scena: oltre venti persone che poche ore prima non si conoscevano, ora brindano, cantano, ridono. Non ci sono più gruppi, non ci sono più distanze. Solo connessione. In quel momento capisco che questa giornata ha raggiunto il suo obiettivo: degustare vino creando un ricordo. Quando il pomeriggio scivola lentamente verso sera, resta la sensazione piena che accompagna le esperienze autentiche.
Salutiamo Dario e la sua famiglia con gratitudine: per l’accoglienza, per i racconti, per aver condiviso i loro vini e il loro modo di viverli. E mentre lasciamo la cantina, con la primavera appena iniziata, resta una certezza:
il vino, quando vissuto così, diventa storia, territorio, emozione. Ed è da qui che ripartirà il prossimo appuntamento. ABC della Degustazione
Non limitarti a bere. Impara a degustare. E ricordati sempre:
nessuna bella storia è mai iniziata con “stavano bevendo acqua”. Alessandra Massimi – ABC della Degustazione
Mi trovi su Instagram come Alessandra.Massimi
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Il primo giorno di primavera è una di quelle. Sabato 21 marzo, con il sole alto e l’aria ancora leggera, l’ABC della Degustazione ha lasciato la città per tornare là dove il vino nasce davvero: in cantina, tra le vigne, nel tempo lento della terra.
È stata la mia prima esperienza di ABC della Degustazione all’aperto e, lo confesso, ero un po’ emozionata. La destinazione è Terre del Veio, nel cuore del Parco di Veio, un territorio vocato alla viticoltura da millenni, dove la terra racconta storie antiche. Tra dolci pendii di origine vulcanica e vigneti che circondano la cantina scavata nel tufo, passato e presente convivono in perfetto equilibrio. I partecipanti arrivano poco alla volta: siamo più di venti, accomunati dalla stessa curiosità e dalla voglia di vivere il vino in modo autentico. C’è chi osserva il panorama in silenzio, chi scatta una foto, chi inizia già a fare domande. Ad accoglierci c’è Dario David, insieme alla sua famiglia. Il modo in cui ci ricevono è semplice, diretto, genuino. La disponibilità sincera mette tutti a proprio agio fin dai primi minuti. Iniziamo la nostra visita attraversando la cantina mentre Dario racconta la storia dell’azienda: una realtà con oltre settant’anni di tradizione, rinnovata nel tempo senza perdere il legame con il territorio. La cantina è moderna, ma profondamente radicata in una terra che produce vino da millenni. Poi usciamo. La luce è piena, i vigneti si aprono davanti a noi ordinati e silenziosi. Camminiamo tra i filari mentre Dario ci parla delle stagioni, delle vendemmie e della cura quasi artigianale dedicata a ogni pianta. Ed è lì, tra terra e cielo, che il racconto si allarga. Dario ci spiega che queste vigne appartengono a un territorio che affonda le radici nell’antica Veio, una delle più importanti città etrusche, rivale di Roma prima della sua caduta nel IV secolo a.C.
A pochi passi da qui sono state ritrovate tombe etrusche dipinte risalenti al VII secolo a.C., come quelle dei cosiddetti “Leoni Ruggenti”, testimonianza di una civiltà che già allora viveva profondamente il rapporto con la terra e con il vino. Per questo sulle bottiglie di Terre del Veio troviamo piccoli leoni raffigurati. Dario ci mostra anche ciò che resta del Cremera, il torrente che scorre in questa valle e che dà il nome a uno dei vini degustati. La geografia diventa memoria, testimone di eventi che risalgono alle origini di Roma. Mentre ascoltiamo questi racconti, circondati dalle vigne, diventa chiaro quanto il vino sia parte di una storia molto più grande. Dopo la visita, ci spostiamo sotto un gazebo in legno affacciato sui vigneti. Il tavolo è pronto. I calici riflettono la luce del primo pomeriggio e le bottiglie attendono il momento di essere raccontate.
Introduco l’ABC della Degustazione spiegando ai nuovi arrivati che si tratta di un’esperienza sensoriale: qui si parte dalle emozioni, non dalle definizioni. La degustazione ha inizio. Il primo vino è il Bombino, un vitigno autoctono laziale che nel calice esprime tutta la territorialità di queste terre: note di agrumi, erbe spontanee, freschezza pulita e mineralità che riflette il suolo tufaceo. I partecipanti parlano con naturalezza: qualcuno percepisce profumi di campo, qualcun altro richiama la mentuccia romana, altri semplicemente sorridono lasciandosi trasportare dal vino. Poi arriva De Coccio, un vino ancestrale che già dal nome richiama la terra, la materia, la tradizione. Il sorso è profondo, strutturato, e invita a rallentare. Nel frattempo il cibo arriva: semplice, autentico, perfettamente in sintonia con il contesto. I piatti passano di mano in mano, i calici si riempiono di nuovo e le conversazioni si fanno più leggere. Con Sorarò, il rosato, la conversazione si accende: un vino che incuriosisce, divide le impressioni e spinge al confronto. Dario racconta la storia del nome: il vino è dedicato a sua nonna, la Signora Rosa, in romano “Sora Rò”. Approfitta per regalarci una sorpresa: ci fa assaggiare la nuova annata ancora da etichettare! Infine arriva Cremera – Roma DOC Rosso, che chiude il percorso.
Il nome richiama il torrente che attraversa queste terre, testimone di secoli di storia, battaglie e vita quotidiana. Nel calice, il vino è avvolgente, equilibrato, con una profondità che accompagna gli ultimi momenti della degustazione. I partecipanti assaggiano con attenzione, mentre il sole continua a scaldare il tavolo e le chiacchiere si trasformano in sorrisi compiaciuti. La degustazione è terminata, ma la voglia di stare insieme no.
Così arriva la sorpresa finale: il karaoke!
In pochi minuti ci ritroviamo tutti insieme a cantare e ridere. Sotto il gazebo, con le vigne davanti e il cielo limpido sopra di noi, il vino diventa un gesto condiviso, un momento da vivere insieme. Mi fermo un attimo a osservare la scena: oltre venti persone che poche ore prima non si conoscevano, ora brindano, cantano, ridono. Non ci sono più gruppi, non ci sono più distanze. Solo connessione. In quel momento capisco che questa giornata ha raggiunto il suo obiettivo: degustare vino creando un ricordo. Quando il pomeriggio scivola lentamente verso sera, resta la sensazione piena che accompagna le esperienze autentiche.
Salutiamo Dario e la sua famiglia con gratitudine: per l’accoglienza, per i racconti, per aver condiviso i loro vini e il loro modo di viverli. E mentre lasciamo la cantina, con la primavera appena iniziata, resta una certezza:
il vino, quando vissuto così, diventa storia, territorio, emozione. Ed è da qui che ripartirà il prossimo appuntamento. ABC della Degustazione
Non limitarti a bere. Impara a degustare. E ricordati sempre:
nessuna bella storia è mai iniziata con “stavano bevendo acqua”. Alessandra Massimi – ABC della Degustazione
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10 Aprile, 2026
VORTICI Arte e Metodo Classico in dialogo
Andrea Chisesi Art Gallery – Milano
Il 18 aprile 2026 la Galleria Andrea Chisesi presenta per la prima volta al pubblico dieci opere della collezione Vortici, rimaste custodite in caveau per oltre dieci anni. La serie, caratterizzata da un’energia centrifuga che stratifica memoria e materia, offre una riflessione sulla trasformazione e sul tempo, elementi centrali della ricerca di Chisesi.
Il progetto nasce come dialogo tra arte ed eccellenza enologica grazie alla collaborazione con Masot – Fiabe di Vino e al Metodo Classico Kòme, ottenuto da uve Boschera con 60 mesi di affinamento. Come il gesto circolare nel calice rivela aromi e struttura del vino, così il vortice pittorico dischiude stratificazioni visive: un parallelismo che unisce due processi fondati su attesa, cura e maturazione.
In occasione dell’evento è stata realizzata un’edizione limitata di 100 bottiglie di Masot Metodo Classico Kòme, ciascuna con etichetta tratta dall’opera Vortice blu Milano, ritoccata a mano e firmata da Andrea Chisesi. Ogni bottiglia diventa così un pezzo unico, ponte simbolico tra creazione artistica e tradizione enologica.
Il percorso dell’evento prevede la presentazione delle dieci opere, una degustazione guidata del Metodo Classico Kòme a cura di Riccardo Fabbio e l’esposizione ufficiale dell’edizione d’artista, accompagnata da un aperitivo. Un’esperienza pensata per collezionisti ed estimatori, in cui arte e vino si incontrano come forme complementari di una stessa ricerca sul tempo.
Il progetto Vortici
Il gesto circolare, nell’immagine come nel calice, è il punto di origine concettuale della collezione. Le opere, realizzate nel 2015 e conservate nello studio dell’artista per oltre un decennio, rappresentano una fase di piena maturazione espressiva. Le tensioni centrifughe che attraversano la superficie pittorica diventano metafora della trasformazione: accumuli di memoria, sedimenti visivi ed energia in espansione.
Dialogo con Masot – Fiabe di Vino
Il Metodo Classico Kòme incarna un’idea di tempo fondata su equilibrio, pressione interna e lenta evoluzione. Come nelle opere, anche nel vino il gesto del vortice attiva un processo rivelatore: struttura, aromi e identità emergono progressivamente. L’edizione d’artista delle 100 bottiglie rappresenta il punto di incontro tra i due linguaggi, trasformando la bottiglia in superficie creativa e oggetto unico.
Edizione d’artista
100 esemplari unici
Ogni bottiglia presenta: Etichetta con l’opera “Vortice Blu Milano” Intervento manuale dell’artista Firma autografa Esemplare numerato Ciascuna bottiglia si configura come opera unica, ponte tra cantina e caveau, tra processo enologico e gesto creativo. MASOT – Fiabe di Vino L’azienda Masot, fondata nel 2015 da Andrea e Daniele da Ros a Palù di Sarmede (Treviso), prosegue una tradizione vitivinicola ereditaria e oggi conta 25 ettari e una produzione di circa 100.000 bottiglie l’anno. Certificata Bio e parte dell’associazione FIVI, coltiva varietà autoctone tra cui la Boschera, vitigno protagonista del Metodo Classico Kòme. Un’uva storicamente diffusa nelle aree pedemontane trevigiane, oggi ridotta a soli cinque ettari di coltivazione. Vortice blu Milano
100 x100 cm
Anno 2012 Note Biografiche di Andrea Chisesi Andrea Chisesi nasce a Roma 1972, ma ben presto si trasferisce con la famiglia a Milano, dove frequenta il Liceo artistico e il Politecnico. Nel 1998 apre a Porta Venezia Andrea Chisesi photographer, studio che si occupa principalmente di fotografia e dove inizia a perfezionare quella tecnica che lui stesso chiamerà “fusione” tra pittura e fotografia. Dal 1998 al 2008 la fotografia di ritratto sarà per l’artista l’attività principale che lo porterà a pubblicare su prestigiose riviste come “Vogue”, “Vanity fair”, “Max”, “Rolling Stone” e a ritrarre nel suo studio e sui set cinematografici, personaggi tra cui attori, scrittori e musicisti di fama mondiale come Harvey Keitel, Robbie Wiliams, Ken Follet, Steven Tyler e molti altri. Nonostante i suoi successi in campo fotografico, Andrea Chisesi dipinge incessante- mente le sue Fusioni tra pittura e fotografia, riscuotendo un grande successo. Nel 2009 la nota Galleria Rosenberg espone i suoi lavori e lo inserisce nei cataloghi d’asta. Nel 2010 la Zucchi, noto marchio italiano di tessuti, lo invita a partecipare alla mostra dedicata agli stampi antichi del marchio, esperienza che si ripete del 2012. Da questo momento in poi Andrea Chisesi è presente nelle più importanti esposizioni italiane, tra le quali la Biennale di Venezia del 2011. La sua collezione “Icone” Santi armati e tatuati, realizzata in colla- borazione con Nicolai Linin, viene notata dalla curatrice Martina Mazzotta che lo invita alla Triennale di Milano nel 2012. Nello stesso anno Andrea Chisesi lascia la fotografia per dedicarsi completamente alla pittura e apre il suo atelier in Sicilia, a Siracusa. Sempre nel 2012 la sua prima mostra a Ortigia dedicata ai Fuochi d’Artificio, si rivela la collezione più introspettiva dell’artista dedicata alla sua infanzia e al ricordo del folclore siciliano, con opere rappresentanti il dinamismo delle esplosioni e dei colori dei fuochi d’artificio, suo mandala. Nel 2013 iniziano le esposizioni internazionali in varie città: Miami, Zurigo, Lugano, Londra e altre. Dal 2014 le sue personali sono ospitate nelle sedi istituzionali delle più importanti città d’Italia; tra queste Cefalù nel 2014 con la collezione Anime di Sicilia; Roma nel 2016 con la collezione 4 Levels una retrospettiva sulla sua tecnica; nel 2017 entra a far parte della collezione Imago Mundi di Luciano Benetton; nel 2018 la mostra a Castel Dell’Ovo Street Home offre uno spaccato sulla cultura di Napoli e dei suoi miti e nell’esclusiva cornice della Reggia di Caserta la sua collezione dedicata ai sette vizi capitali, presentata nel 2019 dal titolo Saligia; nello stesso anno viene premiato come “Eccellenza siracusana” grazie al progetto “Air Art” con la seguente motivazione: “l’artista ha istallato opere d’arte nei quartieri di periferia della città oltre che nel centro storico per la realizzazione di un museo temporaneo a cielo aperto!”. All’interno del Festival Nostos, dedicato al viaggiatore, sempre nel 2019 Andrea Chisesi diventa artista ufficiale del premio donato a Giordano Bruno Guerri, che lo invita a esporre al Vittoriale degli Italiani nel 2021. Ancora nel 2019 entra nella collezione del- lo sceicco del Qatar che visita il suo atelier. Nel 2020 Andrea Chisesi è stato invitato ad esporre presso l’isti- tuto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera con la collezione dedicata a Napoli, Street Home. La mostra “Pietre della memoria, Omaggio al Parente” viene esposta nella Villa La Versiliana di Marina di Pietrasanta, nel settembre dello stesso anno, “Tempora Vatis”, la mostra dedicata a Gabriele d’Annunzio presso il Vittoriale degli Italiani a Gardone Riviera conclusa nel settembre del 2021. Nel 2022 ha aperto la nuova Andrea Chisesi Art Gallery a Pietrasanta (LU) e nell’ottobre dello stesso anno inaugura un nuovo spazio in Via Roma 44 a Siracusa Materiarte Art Gallery, che si aggiunge all’atelier di Ortigia, Siracusa. Da giugno a novembre 2022 partecipa alla mostra “Edipo. Lo sguardo in sé” nella Galleria Regionale di Palazzo Bellomo, a Siracusa. Il Premio “Custodi della bellezza” che ogni anno viene assegnato a personalità del mondo della cultura, tra cui Peter Stein, Fiammetta Borsellino, Giuseppe Conte. Infine, le opere di Andrea Chisesi sono presenti, in maniera permanente, in numerosi musei e luoghi di cultura prestigiosi, tra i quali la Reggia di Caserta (Saligia), Villa La Versiliana di Marina di Pietrasanta (I Dioscuri), Museo di Atene (Antinoo), il Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera (Cavallo), Zac ai Cantieri Culturali alla Zisa Collezione Benetton (Imago Mundi), nel 2024 apre la sua galleria personale a Milano. Nel 2025 la sua Mostra personale “ Omaggio alle Metamorfosi di Ovidio” a cura di Martina Mazzotta, al Museo civico Ex convento di Santa Chiara a Noto. La Redazione
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100 esemplari unici
Ogni bottiglia presenta: Etichetta con l’opera “Vortice Blu Milano” Intervento manuale dell’artista Firma autografa Esemplare numerato Ciascuna bottiglia si configura come opera unica, ponte tra cantina e caveau, tra processo enologico e gesto creativo. MASOT – Fiabe di Vino L’azienda Masot, fondata nel 2015 da Andrea e Daniele da Ros a Palù di Sarmede (Treviso), prosegue una tradizione vitivinicola ereditaria e oggi conta 25 ettari e una produzione di circa 100.000 bottiglie l’anno. Certificata Bio e parte dell’associazione FIVI, coltiva varietà autoctone tra cui la Boschera, vitigno protagonista del Metodo Classico Kòme. Un’uva storicamente diffusa nelle aree pedemontane trevigiane, oggi ridotta a soli cinque ettari di coltivazione. Vortice blu Milano
100 x100 cm
Anno 2012 Note Biografiche di Andrea Chisesi Andrea Chisesi nasce a Roma 1972, ma ben presto si trasferisce con la famiglia a Milano, dove frequenta il Liceo artistico e il Politecnico. Nel 1998 apre a Porta Venezia Andrea Chisesi photographer, studio che si occupa principalmente di fotografia e dove inizia a perfezionare quella tecnica che lui stesso chiamerà “fusione” tra pittura e fotografia. Dal 1998 al 2008 la fotografia di ritratto sarà per l’artista l’attività principale che lo porterà a pubblicare su prestigiose riviste come “Vogue”, “Vanity fair”, “Max”, “Rolling Stone” e a ritrarre nel suo studio e sui set cinematografici, personaggi tra cui attori, scrittori e musicisti di fama mondiale come Harvey Keitel, Robbie Wiliams, Ken Follet, Steven Tyler e molti altri. Nonostante i suoi successi in campo fotografico, Andrea Chisesi dipinge incessante- mente le sue Fusioni tra pittura e fotografia, riscuotendo un grande successo. Nel 2009 la nota Galleria Rosenberg espone i suoi lavori e lo inserisce nei cataloghi d’asta. Nel 2010 la Zucchi, noto marchio italiano di tessuti, lo invita a partecipare alla mostra dedicata agli stampi antichi del marchio, esperienza che si ripete del 2012. Da questo momento in poi Andrea Chisesi è presente nelle più importanti esposizioni italiane, tra le quali la Biennale di Venezia del 2011. La sua collezione “Icone” Santi armati e tatuati, realizzata in colla- borazione con Nicolai Linin, viene notata dalla curatrice Martina Mazzotta che lo invita alla Triennale di Milano nel 2012. Nello stesso anno Andrea Chisesi lascia la fotografia per dedicarsi completamente alla pittura e apre il suo atelier in Sicilia, a Siracusa. Sempre nel 2012 la sua prima mostra a Ortigia dedicata ai Fuochi d’Artificio, si rivela la collezione più introspettiva dell’artista dedicata alla sua infanzia e al ricordo del folclore siciliano, con opere rappresentanti il dinamismo delle esplosioni e dei colori dei fuochi d’artificio, suo mandala. Nel 2013 iniziano le esposizioni internazionali in varie città: Miami, Zurigo, Lugano, Londra e altre. Dal 2014 le sue personali sono ospitate nelle sedi istituzionali delle più importanti città d’Italia; tra queste Cefalù nel 2014 con la collezione Anime di Sicilia; Roma nel 2016 con la collezione 4 Levels una retrospettiva sulla sua tecnica; nel 2017 entra a far parte della collezione Imago Mundi di Luciano Benetton; nel 2018 la mostra a Castel Dell’Ovo Street Home offre uno spaccato sulla cultura di Napoli e dei suoi miti e nell’esclusiva cornice della Reggia di Caserta la sua collezione dedicata ai sette vizi capitali, presentata nel 2019 dal titolo Saligia; nello stesso anno viene premiato come “Eccellenza siracusana” grazie al progetto “Air Art” con la seguente motivazione: “l’artista ha istallato opere d’arte nei quartieri di periferia della città oltre che nel centro storico per la realizzazione di un museo temporaneo a cielo aperto!”. All’interno del Festival Nostos, dedicato al viaggiatore, sempre nel 2019 Andrea Chisesi diventa artista ufficiale del premio donato a Giordano Bruno Guerri, che lo invita a esporre al Vittoriale degli Italiani nel 2021. Ancora nel 2019 entra nella collezione del- lo sceicco del Qatar che visita il suo atelier. Nel 2020 Andrea Chisesi è stato invitato ad esporre presso l’isti- tuto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera con la collezione dedicata a Napoli, Street Home. La mostra “Pietre della memoria, Omaggio al Parente” viene esposta nella Villa La Versiliana di Marina di Pietrasanta, nel settembre dello stesso anno, “Tempora Vatis”, la mostra dedicata a Gabriele d’Annunzio presso il Vittoriale degli Italiani a Gardone Riviera conclusa nel settembre del 2021. Nel 2022 ha aperto la nuova Andrea Chisesi Art Gallery a Pietrasanta (LU) e nell’ottobre dello stesso anno inaugura un nuovo spazio in Via Roma 44 a Siracusa Materiarte Art Gallery, che si aggiunge all’atelier di Ortigia, Siracusa. Da giugno a novembre 2022 partecipa alla mostra “Edipo. Lo sguardo in sé” nella Galleria Regionale di Palazzo Bellomo, a Siracusa. Il Premio “Custodi della bellezza” che ogni anno viene assegnato a personalità del mondo della cultura, tra cui Peter Stein, Fiammetta Borsellino, Giuseppe Conte. Infine, le opere di Andrea Chisesi sono presenti, in maniera permanente, in numerosi musei e luoghi di cultura prestigiosi, tra i quali la Reggia di Caserta (Saligia), Villa La Versiliana di Marina di Pietrasanta (I Dioscuri), Museo di Atene (Antinoo), il Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera (Cavallo), Zac ai Cantieri Culturali alla Zisa Collezione Benetton (Imago Mundi), nel 2024 apre la sua galleria personale a Milano. Nel 2025 la sua Mostra personale “ Omaggio alle Metamorfosi di Ovidio” a cura di Martina Mazzotta, al Museo civico Ex convento di Santa Chiara a Noto. La Redazione
10 Aprile, 2026
Il Montecucco guarda a Vinitaly 2026 con ottimismo: Crescita, Sostenibilità e Promozione Internazionale
Dal 12 al 15 aprile il Consorzio di tutela torna a Verona con un banco consortile, sei aziende e il Biodistretto: focus su mercati esteri e vocazione green
Per la stampa presente a Vinitaly, su appuntamento, degustazioni di annate storiche dei vini Montecucco DOC e DOCG.
VERONAFIERE
Pad. 9 – Stand B16
Il Consorzio Tutela Vini Montecucco DOC e DOCG torna a Vinitaly con rinnovato ottimismo e una presenza strutturata e rappresentativa della denominazione: dal 12 al 15 aprile a Verona (Padiglione 9, Stand B16), il Montecucco si presenta con il proprio banco consortile, sei aziende del territorio – Villa Patrizia, Campinuovi, La Banditaccia, Basile, Parmoleto e Peteglia – e, per il secondo anno, uno spazio dedicato al Biodistretto del Montecucco, a testimonianza di un’identità sempre più legata alla sostenibilità e al valore territoriale.
La partecipazione alla più importante fiera del vino italiano a livello internazionale rappresenta un momento strategico per rafforzare il posizionamento della denominazione e consolidare il dialogo con operatori, buyer e stampa, in un contesto che ogni anno richiama il meglio del panorama vitivinicolo mondiale.
All’interno dello stand anche quest’anno sarà possibile degustare una selezione rappresentativa della DOC e della DOCG – con 33 etichette che raccontano la ricchezza e la varietà di questa terra – le cui produzioni interessano i sette comuni di Cinigiano, Civitella Paganico, Castel del Piano, Seggiano, Arcidosso, Roccalbegna e Campagnatico, nella provincia di Grosseto: dal Montecucco Vermentino DOC al Montecucco Rosso e Rosso Riserva DOC, fino al Montecucco Sangiovese e Sangiovese Riserva DOCG, espressione identitaria di un’area ancora autentica ma sempre più riconosciuta per qualità e coerenza stilistica.
Il 2025 si è chiuso con segnali incoraggianti per la denominazione, che conferma il proprio dinamismo anche in un contesto produttivo complesso, registrando una crescita degli imbottigliamenti dell’11% e consolidando la fiducia delle aziende e del mercato. Un percorso di sviluppo che si affianca a una sempre più marcata vocazione green: oggi oltre il 90% della produzione è certificata biologica e la recente nascita del Biodistretto rafforza ulteriormente l’impegno delle aziende e del Consorzio verso modelli sostenibili e rispettosi dell’ambiente.
Parallelamente alla presenza fieristica, il Consorzio continua a investire in attività promozionali condivise, puntando su sinergie territoriali e apertura ai mercati internazionali. In particolare, nei mesi di giugno e settembre sono previsti incoming di buyer e giornalisti realizzati in collaborazione con i Consorzi Maremma DOC e Morellino di Scansano DOCG. Gli appuntamenti coinvolgeranno operatori provenienti da Belgio, Olanda, Polonia, Repubblica Ceca, Svezia, Danimarca, Germania e Austria (a giugno), oltre a Stati Uniti, Canada e Cina (a fine settembre).
Giovan Battista Basile, Presidente del Consorzio,
L’unione continua a fare la forza quando si tratta di promuovere il meraviglioso territorio della Maremma toscana e, nella fattispecie, quello del Montecucco – ancora tutto da scoprire –, con la sua antica tradizione agricola e i paesaggi selvaggi, dove poter ritrovare una natura incontaminata e una fortissima vocazione green. In questo contesto, attività come gli incoming rappresentano un’opportunità concreta per rafforzare la notorietà e la riconoscibilità della denominazione proprio nei nostri mercati di riferimento, come il Benelux, il Centro e Nord Europa, oltre a Stati Uniti e Canada. È inoltre fondamentale integrare sempre più l’azione del Consorzio con il settore turistico (ricordiamo che il 100% delle aziende socie è attrezzato per accogliere i visitatori), anche alla luce della nuova riforma delle Indicazioni Geografiche, Reg. UE 2024/1143, che richiede ai Consorzi un ruolo sempre più attivo nella promozione dei territori.
Infine, è alle battute finali l’iter per l’ampliamento della zona di produzione delle denominazioni Montecucco DOC e Montecucco Sangiovese DOCG, che punta a includere anche le aree in quote maggiori oggi escluse dal disciplinare. Un progetto lungimirante, attualmente al vaglio di Regione Toscana, pensato per rispondere ai cambiamenti climatici e valorizzare nuove potenzialità rispetto alle aree già vitate o vitabili, la cui approvazione è attesa nei prossimi mesi.
Un approccio che conferma il Montecucco come una denominazione in evoluzione, capace di coniugare identità, sostenibilità e visione, guardando avanti con consapevolezza e ambizione.
Per maggiori informazioni: www.consorziomontecucco.it
Per appuntamenti in fiera e per degustare annate storiche di Montecucco DOC e DOCG
Il Consorzio Tutela Vini Montecucco
I vini del Montecucco, territorio che prende vita laddove le morbide forme della Maremma Toscana lasciano rapidamente il passo alle pendici del Monte Amiata, nascono dalle uve coltivate con passione nei 7 comuni della denominazione di origine controllata e garantita, la DOCG in vigore da settembre 2011: Arcidosso, Campagnatico, Castel del Piano, Cinigiano, Civitella Paganico, Roccalbegna e Seggiano. La Denominazione, con le sue 68 aziende associate, punta a uno sviluppo che possa coniugare gli aspetti produttivi con quelli promozionali e turistici del territorio: la zona, altamente vocata alla produzione del Sangiovese, gode di condizioni climatiche estremamente favorevoli, vicino al Mar Tirreno – da cui dista solo pochi km in linea d’aria – e all’ormai spento vulcano Amiata, che con i suoi 1.738 metri di altezza domina tutto il territorio compreso tra la Maremma, la Val d’Orcia e la Val di Chiana. Qui si sono succeduti Etruschi, Romani, Longobardi, monaci benedettini, dominio senese e la famiglia dei Medici: una stratificazione storica che ha lasciato tracce indelebili e testimonianze che ancora oggi sono visibili nei borghi, negli stupendi agriturismi e nelle dimore d’epoca, nella produzione di olio e, soprattutto, di vino.
La Redazione
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