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31 Marzo, 2026
Vinchio Vaglio Simply the Best
Vinchio Vaglio tra le aziende italiane più premiate dalla critica enologica italiana e straniera
C’è chi dice che guide e punteggi ormai contino poco o niente, Vinchio Vaglio continua a credere che, pur essendo meno incisivi di 20 anni fa, ancora oggi contribuiscono senz’altro a far crescere un marchio, la sua credibilità qualitativa e la sua visibilità. Prendere un premio una tantum non è indicativo, ma ottenere punteggi di tutto rispetto in Italia e all’estero e prendere ogni anno molti premi non può essere considerato un caso né tantomeno un colpo di fortuna oppure il frutto di magheggi di vario genere. Anche essere tra le aziende che Civiltà del Bere invita all’evento “Simply the best” dedicato alle “cantine più blasonate d’Italia, con più di un riconoscimento di eccellenza dalle principali Guide italiane ed internazionali e con una posizione di leadership nel loro territorio” è un riconoscimento del lavoro positivo che Vinchio Vaglio sta facendo.
Lunedì 30 marzo a Milano nella sala Cavallerizze del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci l’azienda ha presentato alcuni dei vini che hanno ottenuto i punteggi e i premi più importanti:
“Vigne Vecchie 50” Barbera d’Asti DOCG 2023
“Laudana” Nizza DOCG 2022
“Vigne Vecchie” Barbera d’Asti Superiore DOCG 2021
“Insynthesis” Nizza Riserva DOCG 2019
Vinchio Vaglio ha ottenuto ottimi punteggi non solo in Italia, ma anche all’estero, anche su vini di pronta beva, poco impegnativi dei quali viene spesso sottolineato l’ottimo rapporto qualità prezzo. Perché la Barbera è un vitigno di grande versatilità che consente la produzione di vini freschi e fruttati, come di vini che affinano a lungo nel legno e no. Vini per i quali l’obiettivo resta l’equilibrio anche grazie ad una buona acidità che le consente di restare viva a lungo e alla scarsità di tannini per cui risulta morbida ed elegante in bocca da subito.
A seguire un elenco dei principali premi e punteggi ottenuti negli ultimi due anni.
La Redazione
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31 Marzo, 2026
3ª Anteprima Kalterersee: il volto giovane della Schiava
L’annata 2025 si presenta tra immediatezza, eleganza e identità all’appuntamento annuale sul lago di Caldaro
Il Kalterersee non aspetta. È un vino che gioca d’anticipo, un concentrato di eleganza e freschezza che sprigiona tutta la sua energia già nei primi mesi di vita. Proprio per questo, l’Anteprima dell’annata 2025 non è stata solo una degustazione, ma il debutto ufficiale di un vino che promette di essere di grande carattere.
Venerdì 27 marzo, presso la Tenuta Windegg, ventuno produttori di Caldaro hanno offerto a media e operatori del settore una panoramica ampia e approfondita dell’annata 2025 del Kalterersee. Un momento di incontro, pensato per andare oltre la semplice degustazione e dare modo di toccare con mano la filosofia che anima le cantine locali. “Crediamo sia fondamentale che il pubblico possa, in questa occasione, entrare in contatto diretto con i produttori e conoscere meglio le aziende e la loro filosofia, gli approcci produttivi e gli stili dei vini”, afferma Sighard Rainer, presidente dell’iniziativa wein.kaltern e dell’Associazione turistica di Caldaro.
L’Anteprima Kalterersee si conferma anche come un’importante vetrina per il territorio, che trova in questo vino il suo interprete più autentico. Caldaro si racconta, infatti, attraverso il Kalterersee, mostrando quanto profondamente questo sia intrecciato alla cultura locale. “La Schiava è un vitigno autoctono che forgia saldamente le nostre tradizioni e la nostra vita quotidiana e – grazie alle caratteristiche pergole – anche il nostro paesaggio”, spiega Rainer.
L’evento ha varcato i confini nazionali, attirando pubblico da Italia, Germania e, per la prima volta, dai mercati emergenti di Belgio e Paesi Bassi. Per l’occasione, è stata organizzata una masterclass d’eccezione guidata da Eros Teboni (Best Sommelier in the World 2018 e Miglior Sommelier d’Italia nel 2021). Teboni ha scardinato i pregiudizi, esplorando la sorprendente capacità di evoluzione del Kalterersee: “nella masterclass, il Kalterersee si è dimostrato un grande esempio di bevibilità sia da giovane che invecchiato, perché avendo bevuto Kalterersee vecchi di almeno 10 anni abbiamo trovato freschezza, ma soprattutto costanza, stile e modernità“, ha dichiarato il sommelier, sottolineando come la leggerezza di questo vino nasconda in realtà una struttura capace di sfidare il tempo.
Nata solo tre anni fa, l’Anteprima Kalterersee è già diventata un punto di riferimento imprescindibile nel calendario enologico dell’Alto Adige. Dopo il successo nelle sedi storiche di Cantina Kaltern e Castel Sallegg, l’edizione 2025 consolida Caldaro come capitale indiscussa della Schiava d’eccellenza.
La Redazione
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31 Marzo, 2026
LUDO’S CAVEAU: lo scrigno dei gin rari nel cuore del nuovo dining club
LUDO’S CAVEAU è una selezione unica di etichette rare e ricercate – proposte anche al bicchiere – spesso prodotte in quantità limitatissime, che celebra l’eccellenza nel mondo dei gin.
LUDO dine & vibe, all’interno dell’hotel nhow Roma in Corso d’Italia, è il dining club che fonde gastronomia, mixology e intrattenimento in un format fluido e contemporaneo. Un luogo pensato per essere vissuto senza schemi rigidi, dall’aperitivo alla cena fino a tarda sera, dove il ritmo della serata evolve naturalmente tra cucina mediterranea, cocktail d’autore e una programmazione musicale che accompagna gli ospiti verso una dimensione sempre più conviviale e vibrante.
Nel cuore di LUDO esiste un luogo custodito con la stessa cura che si riserva alle cose rare: il LUDO’s Caveau. Una selezione esclusiva di gin che celebra l’eccellenza artigianale e la ricerca aromatica più audace, pensata per appassionati e curiosi desiderosi di esplorare le espressioni più sorprendenti di questo straordinario distillato.
All’interno del Caveau trovano spazio etichette rare, spesso prodotte in quantità limitatissime – talvolta non oltre le 500 bottiglie l’anno – accomunate da un’attenzione quasi maniacale per le botaniche e per il tempo della distillazione. Alcuni ingredienti vengono raccolti a mano, altri sono unici nel loro genere: tra questi la “Regina della Notte”, il raro fiore di cactus che fiorisce soltanto per una notte all’anno, capace di donare al distillato sfumature aromatiche inattese e affascinanti.
Il LUDO’s Caveau è una collezione viva, in continua evoluzione. Proprio perché le tirature sono limitate e spesso difficili da reperire, la selezione non è mai identica a sé stessa. Ogni bottiglia custodita racconta una storia diversa: quella del territorio da cui proviene, dell’intuizione del mastro distillatore, della passione per l’artigianalità o, talvolta, di una felice casualità.
È il caso del “Cask at the Back”, un gin il cui nome richiama i barili conservati sul retro dei magazzini, originariamente destinati al trasporto via nave. La loro posizione meno accessibile li portava a rimanere fermi più a lungo del previsto: il gin, dimenticato per mesi, iniziava così a invecchiare involontariamente in botti già utilizzate – spesso per lo sherry – acquisendo colore, profondità e carattere in modo del tutto inaspettato.
Alcune etichette si spingono ancora oltre, esplorando territori inediti della distillazione. Se nel mondo dei liquori esistono bottiglie che ospitano scorpioni o altri animali improbabili, nel gin questo tipo di sperimentazione è molto più raro. C’è chi sceglie di inserire l’elemento sorprendente direttamente nella bottiglia e chi, invece, preferisce catturarne l’essenza per ridefinire il profilo stesso del distillato.
Al LUDO’s Caveau questi gin possono essere degustati anche alla mescita, offrendo agli ospiti la possibilità di scoprire e assaggiare etichette normalmente introvabili al calice. Un invito alla scoperta, pensato per chi desidera esplorare nuovi territori aromatici senza rinunciare alla dimensione conviviale che definisce l’esperienza di LUDO.
Protetti nel caveau, svelati nel bicchiere.
La Redazione
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31 Marzo, 2026
ABC della Degustazione con Borgo del Cedro
Una serata dedicata alle donne, tra vino, emozioni e dediche Alcune serate nascono con un’intenzione precisa come quella di non solo degustare vino, ma fermarsi a riflettere su ciò che quel vino rappresenta. L’appuntamento con l’ABC della Degustazione di questa volta cade nel giorno della Festa della Donna e proprio da qui prende forma l’idea della serata: celebrare il contributo femminile nel mondo del vino, un settore che negli ultimi anni ha visto sempre più donne emergere con competenza, sensibilità e determinazione, spesso affrontando ostacoli che per molto tempo sono stati considerati la normalità. Quando i partecipanti iniziano ad arrivare, l’atmosfera è quella delle serate che promettono qualcosa di diverso, mentre le bottiglie disposte sul tavolo attendono silenziose di raccontare la loro storia. Come sempre accade durante gli incontri dell’ABC della Degustazione, il tavolo si riempie lentamente di volti diversi: alcuni curiosi, altri già familiari, qualcuno alla prima esperienza. L’energia è quella delle occasioni in cui il vino diventa pretesto per incontrarsi, ma anche per ascoltare. Dopo aver dato il benvenuto ai partecipanti e raccontato brevemente il progetto dell’ABC della Degustazione, arriva il momento di presentare l’ospite della serata. Questa volta al centro del racconto c’è Sara Costantini, giovane produttrice dei Castelli romani dell’azienda Borgo del Cedro.
Sara ha solo ventisei anni, ma parla della sua azienda con la lucidità e la consapevolezza di chi ha già attraversato molte sfide. Racconta il lavoro in vigna, le responsabilità quotidiane, le scelte che ogni vendemmia impone. Ma soprattutto racconta cosa significa essere una giovane donna in un settore che per decenni è stato dominato quasi esclusivamente da figure maschili. Il mondo del vino sta cambiando ma non sempre è stato semplice trovare il proprio spazio. A volte serve dimostrare qualcosa in più, altre volte basta la determinazione di continuare a lavorare con serietà e passione perché siano i vini stessi a parlare. Le sue parole creano immediatamente un’atmosfera diversa attorno al tavolo. Non è solo una degustazione: è un racconto di lavoro, di impegno e di identità. La degustazione prende il via con Filiae il loro Frascati Superiore DOCG. Sara ci racconta che il nome di questo vino deriva dal latino e significa “figlie”, ovvero lei e la sorella Giulia, figlie d’arte della famiglia Costantini molto conosciuta nel settore vitivinicolo laziale, che guardano al futuro dell’agricoltura.
Versiamo il vino nei calici e invitiamo i partecipanti a osservarlo e ad annusarlo. Come sempre, l’ABC della Degustazione parte da un principio semplice: prima delle definizioni, vengono le sensazioni. Qualcuno parla di freschezza, qualcun altro di fiori bianchi e agrumi. Il vino appare luminoso, immediato, e accompagna l’inizio della serata con quella leggerezza elegante che invita alla conversazione. Con il secondo calice arriva Topho il Roma DOC Bianco. Sara spiega che il nome, sempre derivante dal latino, significa “tufo” ed è un omaggio al terreno dove sorgono i vigneti di Borgo del Cedro, formatosi da ceneri provenienti da esplosioni vulcaniche. Qui la degustazione assume un ritmo più riflessivo. I partecipanti si prendono qualche istante in più per esplorare i profumi e il sorso. Sara racconta le scelte che stanno dietro questo vino, il desiderio di esprimere il territorio senza sovrastrutture, lasciando che siano le uve e il suolo a guidare il risultato. Le parole si intrecciano ai commenti dei partecipanti e la conversazione scorre naturale, come accade quando il vino riesce a creare uno spazio di ascolto reciproco. Questa serata riserva anche un momento speciale. All’inizio dell’incontro ho consegnato a ogni partecipante un piccolo biglietto per ciascun vino degustato. L’idea era semplice: scrivere in forma anonima un pensiero legato al calice.
A chi lo dedicheresti?
Con chi lo berresti?
Oppure, quale ricordo ti ha evocato? Durante la degustazione qualcuno scrive subito, altri aspettano qualche minuto, qualcuno rimane a pensare più a lungo.
Quando arriviamo ai rossi, la serata entra nella sua fase più intensa. Parentes il Rosso Lazio IGT porta nel calice una struttura più avvolgente. I profumi diventano più profondi, le conversazioni rallentano e i partecipanti sembrano ascoltare il vino con maggiore attenzione.
Anche per Parentes, Sara spiega da dove nasce questo nome che significa “genitori”, è ovviamente un chiaro ringraziamento alla mamma e al papà, fonte per lei di ispirazione e ammirazione.
Sara continua descrivendo il carattere di questo rosso e il legame con il territorio, mentre qualcuno al tavolo osserva come alcuni vini sembrino fatti apposta per essere condivisi. L’ultimo calice della serata è Silicea il Roma DOC Rosso. Anche in questo caso, spiega Sara, il nome del vino è un riferimento al terreno, ovvero il “basalto” una roccia vulcanica formatasi dalla solidificazione del magma, molto presente nei loro vigneti.
Il colore nel bicchiere è profondo, i profumi si aprono lentamente e il vino accompagna gli ultimi momenti della degustazione con una presenza più meditativa. È uno di quei vini che invitano a prendersi tempo.
Ed è proprio a questo punto che arriva uno dei momenti più sorprendenti della serata. Raccolgo i bigliettini e inizio a leggerli ad alta voce.
All’inizio qualcuno ride con imbarazzo, ma presto il gioco si trasforma in qualcosa di molto più autentico. Tra i messaggi anonimi emergono dediche a persone care, ricordi di viaggi, brindisi immaginati con amici lontani o con qualcuno che non c’è più. Man mano che i biglietti vengono letti, il tavolo cambia atmosfera. Le persone si ascoltano con attenzione, qualcuno sorride, qualcun altro resta in silenzio. Il vino, ancora una volta, ha fatto quello che sa fare meglio: creare connessioni. Quando la serata si avvia verso la conclusione, rimane la sensazione che questo appuntamento dell’ABC della Degustazione abbia avuto qualcosa di speciale. Non solo per i vini degustati o per le storie raccontate, ma per il significato che ha accompagnato l’intero incontro.
Celebrando il lavoro e la passione di una giovane produttrice come Sara Costantini, la serata è diventata anche un piccolo omaggio a tutte le donne che oggi contribuiscono a rendere il mondo del vino più ricco, più inclusivo e più dinamico. I calici si svuotano lentamente, le conversazioni continuano ancora per qualche minuto e qualcuno torna a guardare i bigliettini letti poco prima.
Fuori la notte è ormai scesa sulla città e attorno al tavolo rimane quella sensazione familiare che accompagna sempre i nostri incontri. Il vino, ancora una volta, ha fatto il suo lavoro: raccontare storie e unire le persone, in attesa del prossimo appuntamento. ABC della Degustazione
Non limitarti a bere. Impara a degustare. E ricordati sempre: nessuna bella storia è mai iniziata con “stavano bevendo acqua”. Alessandra Massimi – ABC della Degustazione
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30 Marzo, 2026
Italia del Vino protagonista a Wines Experience nei tre hub strategici del 2026
Il Consorzio, che riunisce alcune tra le principali realtà vitivinicole italiane orientate all’export, parteciperà alle tre tappe di Londra (26–27 aprile), Ho Chi Minh City (25–26 giugno) e Città del Messico (5-6 novembre), rafforzando il presidio del vino italiano in Regno Unito, Vietnam e Messico.
Italia del Vino conferma la propria partecipazione ai tre appuntamenti di Wines Experience 2026. Il Consorzio, che riunisce alcune tra le più importanti aziende vitivinicole italiane con una forte vocazione internazionale, sarà presente in forma collettiva alle fiere di Londra (26–27 aprile), Ho Chi Minh City (25–26 giugno) e Città del Messico (5-6 novembre), hub strategici per il wine trade mondiale.
Wines Experience è la nuova piattaforma internazionale dedicata alla promozione del vino italiano, sviluppata da United Experience in collaborazione con BolognaFiere e Fiere Italiane SEA, con l’obiettivo di offrire alle imprese un presidio strutturato e continuativo nei mercati esteri ad alto potenziale. Il calendario 2026 si articola in tre appuntamenti in Paesi strategici per il comparto vitivinicolo: il Regno Unito, mercato maturo e altamente competitivo ma centrale per volumi e capacità di orientare le tendenze internazionali; il Vietnam, tra le economie più dinamiche del Sud-est asiatico, caratterizzata da una classe media in espansione e da un crescente interesse per i vini importati di qualità; e il Messico, Paese in forte crescita per consumi e cultura del vino, con un posizionamento sempre più rilevante nell’area nordamericana e latinoamericana.
Le tre tappe di Wines Experience condividono un’identità progettuale unitaria e un format contemporaneo, immersivo e fortemente orientato al business, pensato per valorizzare il prodotto e facilitare relazioni commerciali concrete. Il modello espositivo integra spazi di degustazione evoluti, percorsi di tasting alla cieca, installazioni tecnologiche e strumenti digitali avanzati, tra cui un sistema di matchmaking che consente di incrociare in modo mirato domanda e offerta, favorendo incontri qualificati tra produttori e buyer.
La partecipazione a Wines Experience si inserisce nella strategia di Italia del Vino volta a consolidare la presenza delle aziende associate nei mercati ad alto potenziale, rafforzando la capacità competitiva del gruppo in uno scenario internazionale complesso e in continua evoluzione. La presenza collettiva consentirà al gruppo di presentare un’offerta ampia e rappresentativa di diversi territori italiani, unita da standard qualitativi elevati e da una visione condivisa dell’export.
Il Consorzio sarà presente con tutte le aziende associate: Angelini Wines & Estates, Banfi, Bisol 1542, Cà Maiol, Cantina Mesa, Cantine Lunae, Collis Heritage, Di Majo Norante, Diesel Farm, Donnachiara, Duca di Salaparuta, Ferrari – F.lli Lunelli, Gruppo Italiano Vini, Herita Marzotto Wine Estates, Le Monde, Librandi, Marchesi di Barolo, Medici Ermete & Figli, Nosio (Gruppo Mezzacorona), Oniwines, Drei Donà – Tenuta La Palazza, Terre de La Custodia, Torrevento e Zonin1821.
Per saperne di più: https://winesexperience.com/
United Experience
United Experience è una società internazionale dedicata alla creazione di eventi, progetti di comunicazione e contenuti multimediali. Attraverso un approccio innovativo e integrato, unisce competenze creative e organizzative per accompagnare aziende e istituzioni in percorsi di valorizzazione e storytelling contemporaneo. Con sedi operative negli Stati Uniti e in Italia, la società collabora stabilmente con BolognaFiere nello sviluppo di nuove progettualità fieristiche e iniziative di respiro globale.
www.unitedexperience.com
La Redazione
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30 Marzo, 2026
Pasqua e Io Vino
Il 15 marzo si è svolta, al Courtyard by Marriott Roma Central Park, la nona edizione di IO VINO, evento dedicato ai vitigni autoctoni di Marche e Campania, organizzato da Manilo Frattari e Romina Lombardi. Sottolineo ed evidenzio con molto piacere che erano presenti anche prodotti enoici ottenuti da vitigni internazionali o non autoctoni di eccellente valore.
Pasqua si avvicina e allora racconto gli assaggi che mi sono piaciuti di più delle due splendide regioni per tipologia di vino.
Per gli abbinamenti, vi sfido a provarne vari a seconda delle vostre tradizioni familiari e locali, o anche divertirvi in una bella sfida enologica con i commensali.
BOLLICINE
Iniziamo da “JR” Asprinio Brut Metodo Charmat di Carlo Menale
Siamo ad Aversa, nel Casertano, zona celebre soprattutto per la mozzarella e per il vitigno Asprinio. Il nome di quest’ultimo sembra derivare dall’alta acidità delle uve ed è molto particolare la forma di coltivazione della vite che risale agli Etruschi: l’alberata aversana, localmente chiamata “vite maritata“.
Le viti sono maritate, attraverso corde di ferro zincato, con gli alberi di pioppi e quindi si sviluppano in altezza. Questo comporta, oltre a una visione scenografica di effetto, una enorme fatica nella gestione dei vigneti e nella vendemmia.
La storia dell’azienda inizia con il padre di Carlo Menale, Mimi’ il “Kant’njere” che aprì una cantina nel centro storico di Aversa. Poi l’attività è continuata con il figlio Carlo nella casa paterna, nella cava in tufo, scavata dagli scalpellini a inizio Novecento e profonda quindici metri.
JR è un richiamo a Junior, il figlio di Carlo; lo spumante è caratterizzato da note intense agrumate e di fiori bianchi, seguite da una grande freschezza.
Ci spostiamo a San Costanzo, in provincia di Pesaro e Urbino, dove si trova SorRico. Il nome dell’azienda è un omaggio al Signor Enrico, nonno dei quattro cugini, Francesco, Giovanna, Massimiliano e Roberta, che la conducono.
La vicinanza al Mar Adriatico, garantisce una continua ventilazione sui filari delle viti e assicura un riparo naturale da molti insetti e parassiti potenzialmente pericolosi per le uve.
Il Biancame, o Bianchello, si narra che debba il suo nome al colore pallido della buccia e che abbia causato, poiché consumato in grandi dosi, la sconfitta di Asdrubale, fratello di Annibale, sulle rive del fiume Metauro.
Da questo vitigno si ottiene il “Tribolla“, Bianchello del Metauro Spumante DOC, Metodo Classico con affinamento sui lieviti per 18 mesi.
Sentori di crosta di pane, anticipano un gusto cremoso con leggera nota finale sapida.
BIANCHI
A Contrada Arsicci, frazione di Apiro, nel Maceratese, si trova Fattoria Nanni’, nomignolo di Giovanni Piersigilli che negli anni Sessanta iniziò a piantare le viti qui, vicino al Monte San Vicino.
Oggi Roberto Cantori controlla e monitora personalmente tutte le fasi di vinificazione delle uve.
“Origini” è un Verdicchio Castelli di Jesi Riserva Classico DOCG. Il nome è dovuto al vigneto, piantato nel 1967, da cui ha origine il vino.
Odori eleganti di pesca, albicocca ed erbe aromatiche, sono seguiti da un gusto in cui predomina una freschezza molto piacevole e persistente.
“Madrerata” è un Ribona Colli Maceratesi DOC. Sorpresa finale perché mentre andavo via sono stata invitata ad assaggiarlo e ne sono rimasta colpita. Il nome è un omaggio a Macerata, considerata terra madre da Roberto Cantori. È un vino vibrante, con note erbacee delicate e un sorso con finale agrumato.
Le etichette, molto particolari, sono opera dell’artista Francesca Ballarini.
Ci spostiamo a Montemiletto, in Irpinia, in provincia di Avellino, a 550 metri sul livello del mare. Qui ha sede Tenuta del Meriggio, nome scelto dai coniugi Bruno Pizza e Nunzia Guerriero, per richiamare l’atmosfera rarefatta e romantica dei pomeriggi estivi del Sud Italia.
I vigneti sono sparsi nelle aree limitrofe e attraverso la zonazione, si enfatizza ancora di più la peculiarità dei vitigni autoctoni coltivati.
“Colle delle Ginestre” Fiano di Avellino Riserva DOCG è un vino con note di mela, pera ed erbe balsamiche; il gusto è fresco e persistente.
ROSATI
Andiamo in provincia di Ancona, per l’esattezza a Casenuove di Osimo, da Corinaldesi Vignaioli Artigianali, giovane azienda focalizzata su vini di nicchia, al di fuori delle DOC regionali.
Il “Fori Lesto” è un Marche Rosato IGT, Merlot 70% e Montepulciano 30%.
Il nome è un’espressione dialettale che significa fuori velocemente e richiama il contatto brevissimo delle bucce col mosto.
Melograno e fragoline di bosco emergono subito all’olfatto, seguite da un sorso molto fine.
Il secondo rosato è prodotto a Sessa Aurunca, nel Casertano, dove si trova Masseria Felicia.
Nel 1995 Alessandro Brini e Giuseppa Ruggiero ristrutturano un vecchio casale di famiglia e reimpiantano una vigna. Poi l’azienda, con la gestione della figlia Maria Felicia Brini, si è specializzata soprattutto, ma non solo fortunatamente, su un vino rosso con una storia molto antica, di cui parlerò tra poche righe.
Oggi Masseria Felicia è guidata da Fabrizio e Alice Fiorenza, marito e figlia di Maria Felicia.
“Rosalice” Roccamonfina IGT è ottenuto da Aglianico. Note di lamponi e ribes rossi anticipano un gusto fresco con una nota finale leggermente sapida.
ROSSI
Come anticipato, restiamo sempre qui, nella zona del Monte Massico. Secondo la mitologia, Bacco, il dio del vino, creò molti vigneti alle pendici del monte: la zona era chiamata Ager Falernus, da cui si otteneva il famoso Falernum, bevuto dai Romani più abbienti. Dopo la caduta dell’Impero Romano, ha avuto un declino fino alla fine degli anni Ottanta, quando fu creata la denominazione Falerno del Massico DOP.
E ho assaggiato proprio questo vino, Aglianico 80% e Piedirosso 20%. Sentori balsamici e speziati, seguiti da un sorso morbido e rotondo, denotano un nettare divino strutturato, complesso e potente, con lunga evoluzione.
Ci spostiamo nel Beneventano, a Castelvenere, da Alexia Capolino Perlingieri.
Nel 2003 Alexia ha ripreso l’attività familiare e l’ha portata a livelli molto alti. I vigneti sono a Solopaca, in zona collinare.
“Sciascì” Campania IGT Sciascinoso è ottenuto da questo vitigno autoctono campano, il cui nome deriverebbe dalla forma dialettale schiaccioso, con riferimento alla forma dell’acino.
All’olfatto emergono frutti rossi, viole del pensiero e note speziate. Il gusto è morbido.
Originale l’iniziativa dell’azienda di creare un segnalibro con dettagli per ogni vino prodotto.
L’ultimo assaggio è un prodotto marchigiano di Montecassiano (MC), dove si trova l’azienda La Lepre e la Luna, il cui nome rimanda a una leggenda orientale, alle tante lepri presenti in zona e alla luna piena presente, quando Roberta Palmieri e la sua famiglia hanno visto il terreno per la prima volta. L’attività è stata avviata nel 2015 e l’affinamento in terracotta caratterizza tutti i vini prodotti.
“Commenda 64”, dal nome della strada in cui ha sede l’azienda, è il vino degustato ottenuto da Grenache. Molto elegante al naso, con note delicate di ciliegie ed erbe aromatiche, e morbido al palato. Etichetta particolare con un vero petalo di rosa, fiore molto importante nelle vigne, spesso presente all’inizio dei filari, perché attraverso il monitoraggio del suo aspetto, è possibile prestare attenzione all’eventuale presenza di parassiti sulle uve.
Ecco, il viaggio vinicolo in queste due regioni è terminato e spero che i miei assaggi possano guidarvi nel pranzo pasquale e non solo, magari anche in altre occasioni.
Menzione speciale all’organizzazione dell’evento, sia per il posto, che per la scelta delle aziende presenti.
Buona Pasqua!
Biancamaria Caroli – Dal vino in poi
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29 Marzo, 2026
Assovini Sicilia al Vinitaly 2026: Il racconto di un'isola che cambia
Oltre 40 aziende, masterclass e un convegno per narrare l’evoluzione dell’enoturismo siciliano
La Sicilia del vino torna protagonista a Verona, dal 12 al 15 Aprile, in occasione di Vinitaly 2026, uno degli appuntamenti più rilevanti a livello internazionale per il settore vitivinicolo.
Anche quest’anno Assovini Sicilia sarà presente con una collettiva di aziende all’interno del Padiglione 2, interamente dedicato alla Sicilia, e con un proprio stand (D40), confermando il proprio impegno nella promozione della qualità e dell’identità del vino siciliano sui mercati nazionali e internazionali.
La partecipazione rientra nell’ambito del PSR Sicilia 2023-2027 – Intervento SRG10 “Promozione dei prodotti di qualità”, promosso dall’Assessorato Regionale dell’Agricoltura della Regione Siciliana, e vedrà coinvolte oltre 40 aziende vitivinicole, espressione della ricchezza e della biodiversità del territorio. Un gruppo ampio e rappresentativo che riunisce realtà storiche e cantine emergenti, accomunate da una visione contemporanea del vino siciliano sempre più orientata alla sostenibilità, alla ricerca e alla valorizzazione dei vitigni autoctoni.
Mariangela Cambria, presidente di Assovini Sicilia
Vinitaly è sempre un momento importante di confronto e di racconto. Oggi il vino siciliano parla di un’isola che cambia e cresce. In fiera vogliamo trasmettere questa energia e dare un’immagine autentica di quello che siamo: aziende spesso diverse tra loro, ma unite da un forte legame con il territorio e da una visione condivisa della qualità
Tra gli appuntamenti in programma, lunedì 13 aprile alle ore 12.30, presso la sala conferenze del Padiglione Sicilia, si terrà il convegno dal titolo “Viaggio in Sicilia: le nuove frontiere dell’enoturismo”, dedicato all’evoluzione del turismo del vino e al suo impatto culturale, economico e narrativo. Il convegno vedrà la partecipazione di Filippo Magnani, Giulio Perrone, Federica Fina, Francesca Planeta, Federico Geremei e Filippo Galanti, che offriranno punti di vista differenti – dal travel al mondo editoriale, dal turismo del vino alla comunicazione – per raccontare come cambia l’esperienza enoturistica e il modo in cui viene vissuta e narrata.
Nel corso della fiera, Assovini Sicilia proporrà un calendario di masterclass condotte dal giornalista Francesco Pensovecchio, pensate per accompagnare operatori e stampa in un viaggio attraverso i diversi volti dell’enologia siciliana: dalle bollicine raccontate in “Bollicine fuori rotta. La Sicilia con e senza Metodo”, ai bianchi contemporanei al centro di “Luce liquida: i bianchi siciliani”; dai rossi, protagonisti di “Forma e stile. Il vestito dei rossi siciliani, tra energia e slancio”, fino ai vini dolci, esplorati in “L’Isola del tempo: i vini dolci di Sicilia”.
La partecipazione a Vinitaly rappresenta per Assovini Sicilia un momento centrale di incontro con buyer, operatori e stakeholder, ma anche un’occasione per rafforzare il dialogo con i mercati esteri e proseguire il racconto di una Sicilia del vino in evoluzione, dinamica e sempre più riconoscibile per identità e qualità.
Calendario Masterclass (stand Assovini Sicilia, D40, all’interno del Padiglione Sicilia)
Domenica 12 Aprile h. 14.30: Bollicine fuori rotta. La Sicilia con e senza “Metodo”.
Colline argillose, vulcani e vitigni autoctoni in varie briose interpretazioni
Lunedì 13 Aprile h. 12.30: Luce liquida: i bianchi siciliani.
Profumi e verticalità. Cosa aspettarsi da un bianco siciliano contemporaneo
Martedì 14 Aprile h. 10: Forma e stile. Il vestito dei rossi siciliani, tra energia e slancio.
Viaggio dalle sabbie del sud alle lave dell’Etna
Martedì 14 Aprile h. 16: L’Isola del tempo: i vini dolci di Sicilia.
Sole, raccolte tardive, brevi e lunghi appassimenti. Meditazione sulle dolcezze mediterranee
Aziende partecipanti alla collettiva Assovini Sicilia
Alessandro di Camporeale; Assuli Winery; Baglio di Pianetto; Baglio Oro; Candido Vincenza; Cantina Sociale Chitarra; Cantine Colosi; Sibiliana Vini; Caruso & Minini; Casa di Grazia; Castellucci Miano; Azienda Agricola COS; Cusumano; CVA Canicattì; Disisa; Donnafugata; Duca di Salaparuta; Casa Vinicola Fazio; Feudi del Pisciotto; Feudo Montoni; Feudo Solaria; Firriato; Fondo Antico; Gulfi; Horus 2; Le Casematte; Consorzio Libera Terra Mediterraneo; Lombardo Vini; Maggio Vini; Musita; Tenute Nicosia; Arianna Occhipinti; Rocco Patri; Piante Faro; Planeta; Principe di Corleone – Pollara; Santa Tresa; Spadafora; Conte Tasca d’Almerita; Tenuta di Castellaro; Tenuta Gorghi Tondi; Tenute Navarra; Tenuta Rapitalà; Tornatore; Valle dell’Acate.
La Redazione
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29 Marzo, 2026
Cenerentola Orcia Doc. Leggere il vino attraverso il suo tempo
Verticale di Cenerentola Orcia Doc dal 2001 al 2020
Di eventi nel nostro settore se ne seguono tanti. Capita spesso di trovarsi tra colleghi giornalisti per degustare verticali di etichette di punta o orizzontali di annate particolarmente significative. Ma partecipare all'evento di lunedì 23 marzo alla Fattoria del Colle è stato diverso. Sono stata onorata di far parte di questo gruppo, perché Donatella Cinelli Colombini ha saputo, ancora una volta, realizzare qualcosa di più intrigante e utile del solito.
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28 Marzo, 2026
Pasqua (e non solo) in Sicilia: La memoria del gusto tra Tradizione, Natura e Nuove Esperienze
La Sicilia di Ulisse interpreta questo momento dell’anno con proposte che uniscono eccellenza e autenticità, offrendo ai viaggiatori un’esperienza completa: dalla cucina all’ospitalità, dalla cultura al benessere, passando per un immancabile brindisi. Un’isola che non è solo una destinazione pasquale, ma un vero e proprio modo di vivere.
C’è un filo sottile che attraversa la Sicilia durante la Pasqua: è quello della memoria, che si rinnova e si trasforma in esperienza contemporanea. È questo il fil rouge che unisce le proposte delle realtà associate a La Sicilia di Ulisse, raccontando un’isola capace di coniugare radici profonde, ospitalità diffusa e una nuova idea di turismo esperienziale.
Dalle tavole stellate ai giardini botanici, dalle cantine ai grandi hotel storici fino alle botteghe artigiane, la Sicilia si conferma una destinazione privilegiata per vivere la Pasqua – e non solo – come immersione autentica nella cultura del territorio.
La “memoria del gusto” in nuove interpretazioni
Un tema ricorrente è quello della tradizione reinterpretata con rispetto e consapevolezza. Ne sono esempio le creazioni dell’Antica Dolceria Bonajuto di Modica, che propone l’Uovo Pigna all’arancia, realizzato con soli tre ingredienti e lavorato secondo l’antico metodo a freddo, simbolo di prosperità nella cultura siciliana. Accanto a questa proposta, l’uovo con nocciole intere valorizza la materia prima in modo diretto ed essenziale.
La stessa attenzione si ritrova nella Pasticceria Cappello di Palermo, che riporta al centro il cacao con una colomba che si avvicina più a un prodotto di alta cioccolateria che a un lievitato tradizionale. Il cioccolato Manjari, lavorato con cura nel temperaggio e nella glassatura, restituisce profondità e carattere a un grande classico.
La tavola pasquale: identità, stagionalità, creatività
Nei ristoranti associati, la Pasqua si traduce in un racconto gastronomico unitario, in cui il territorio viene interpretato attraverso linguaggi diversi ma coerenti.
Alle pendici dell’Etna, Donna Carmela propone un menu fondato su filiera corta e stagionalità, dove piatti come il carciofo al BBQ con provola e mandorle e il lombo d’agnello con caffè, cime di rapa e pompelmo mettono in dialogo tradizione e contemporaneità, fino alla colomba alle mandorle e cioccolato. Nella stessa zona, il ristorante del boutique hotel Zash sviluppa due proposte per Pasqua e Pasquetta che attraversano sapori primaverili e richiami alla tradizione, dagli asparagi ai piatti di mare fino a porchetta e zeppole.
Il ristorante Principe Cerami presso il San Domenico Palace Four Seasons Hotel di Taormina celebra la Pasqua con un’esperienza gastronomica d’eccellenza tra degustazioni, cene raffinate e un ricco brunch, ispirati alla tradizione italiana e siciliana, in un’atmosfera elegante e curata nei dettagli. L’offerta è arricchita da attività dedicate alle famiglie, come l’Easter Egg Hunt per i bambini.
Dal lato opposto dell’isola, nel marsalese, Le Lumie rafforza il legame tra cucina e vino con un percorso di cinque portate abbinate a diverse tipologie di Marsala, affiancato da una produzione di colombe a lievito madre tra versioni classiche e varianti contemporanee come il caramello salato.
A Palermo, il Grand Hotel et Des Palmes propone una Pasqua all’insegna dell’eleganza con un brunch che rilegge i sapori siciliani in chiave attuale, tra gnocchetti con sarde e finocchietto, agnello alla scottadito e i grandi classici della tradizione dolciaria. Sempre in città, l’Osteria dei Vespri articola due percorsi degustazione, mare e terra, in cui tecnica e identità territoriale trovano una sintesi equilibrata tra conchiglioni con baccalà mantecato e peperoni, fino alla seppia con il suo nero e la “frittella” palermitana, o ancora i ravioli con ragù di “pettinicchi” e l’agnello con salsa alle alici.
Poco distante, a Bagheria, I Pupi trasforma la Pasqua in un racconto tra memoria e ricerca attraverso tre menu dedicati agli ingredienti simbolo della stagione – agnello, fave, piselli e carciofi – arricchiti da tre piatti, uno dolce e due salati, a sorpresa.
Tra i vigneti di Menfi, in provincia di Agrigento, la Foresteria Planeta trasforma il pranzo pasquale in un’esperienza immersiva, dove il menu dedicato agli ingredienti simbolo come il carciofo spinoso locale presidio Slow Food e la cassata si intreccia con il wine pairing “Memorie di Vigna”, basato su vecchie annate. A chiudere il racconto, Terrazza Costantino, nel cuore del parco delle Madonie, valorizza la cucina identitaria con preparazioni come l’agnello alla brace, espressione di un approccio essenziale e profondamente legato al ricordo della cultura locale.
Esperienze: dalla convivialità alla scoperta del territorio
Sempre più centrale è il valore dell’esperienza, che supera il momento della tavola per abbracciare soggiorni e attività. All’ADLER Spa Resort Sicilia in provincia di Agrigento, la Pasqua diventa occasione di benessere e scoperta tra cooking class dedicate ai profumi di Sicilia, esperienze sensoriali come degustazioni di rum e cioccolato, fino alle attività più immersive come l’osservazione del cielo stellato o le passeggiate nei borghi dell’entroterra.
A Taormina, l’Hotel Villa Schuler amplia la proposta coinvolgendo tutta la famiglia con attività che trasformano la Pasqua in un momento di scoperta, dalla caccia al tesoro botanica nel giardino storico – parte del circuito Grandi Giardini Italiani – ai percorsi guidati tra specie mediterranee ed esotiche.
Nel cuore di Palermo, invece, Palazzo Brunaccini unisce ospitalità e tradizione affiancando il pranzo o la cena pasquale al tour dei “Sepolcri”, uno dei riti più significativi della Settimana Santa. Alle pendici dell’Etna, Monaci delle Terre Nere interpreta la festività come momento di relazione e autenticità, valorizzando il legame tra paesaggio, stagionalità e cultura gastronomica immersi nella natura. La Masseria della Volpe a Noto propone invece un’esperienza di soggiorno immersa nella campagna siciliana, dove ospitalità, natura e ritmi lenti definiscono un’idea di Pasqua all’insegna della riconnessione con il territorio. Infine, alle Eolie, e precisamente a Salina, l’Hotel Signum presenta un soggiorno che unisce alta cucina e relax, con un pacchetto di tre notti che include menu degustazione firmato dalla chef Martina Caruso, pranzo di Pasquetta e accesso alla spa.
Tra vigne e cantine: il rito del brindisi
Il pranzo di Pasqua non può essere completo senza il giusto vino. L’Azienda Agricola Rallo di Marsala presenta due nuove etichette pensate per accompagnare i menu delle feste: Lucido, un Catarratto in purezza versatile, e Ghibli, una Malvasia secca elegante e contemporanea, ideale dall’aperitivo ai primi piatti. Questo stesso dialogo tra vino, tradizione e paesaggio si ritrova anche alla Cantina Palmento Costanzo nel catanese dove la Pasquetta si vive tra vigne e memoria: dalle visite al palmento storico alle degustazioni sulle terrazze, fino al racconto di dolci rituali come la cuddura con l’uovo, in un’esperienza che restituisce il significato più autentico della festa.
La Pasqua in Sicilia è all’insegna dell’autenticità. Non solo comfort, ma connessione con il territorio, qualità delle materie prime e riscoperta di esperienze autentiche. Trascorrere qui questo periodo dell’anno significa partecipare a un racconto collettivo fatto di sapori, paesaggi e rituali: un invito a riscoprire il valore del tempo condiviso, della tavola e della bellezza diffusa. Grazie a La Sicilia di Ulisse, diventa possibile costruire il proprio percorso su misura, vivendo l’isola in modo personale e autentico, tra eccellenze, incontri ed esperienze che raccontano l’identità più profonda del territorio.
Info e prenotazioni www.lasiciliadiulisse.it e l’APP La Sicilia di Ulisse.
La Redazione
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