Purpleryta a Nairobi: L'artista Piemontese che dipinge con il Vino Arrow Right Top Bg

25 Febbraio, 2026

Purpleryta a Nairobi: L'artista Piemontese che dipinge con il Vino

  Si sono svolti con successo il workshop “wine on paper” e la performance al Top Italian Wine Roadshow   Nairobi – L’Istituto Italiano di Cultura di Nairobi ha invitato l’artista piemontese Rita Barbero, nota con il nome d’arte PurpleRyta, per due eventi esclusivi che hanno celebrato l’incontro tra arte contemporanea e cultura enologica italiana. Giovedì 29 gennaio presso Ikigai – Westlands, dalle 17:00 alle 20:00, si è tenuto un workshop di pittura con il vino. Sono state realizzate due sessioni, ciascuna con circa 18 partecipanti, durante le quali PurpleRyta ha guidato e messo alla prova il pubblico nell’esplorazione di questa tecnica pittorica originale. Il workshop è stato accompagnato da una degustazione di vini italiani. Venerdì 30 gennaio, presso Shamba Events, in occasione dell’iniziativa “Top Italian Wines Roadshow”, organizzato da Gambero Rosso per il terzo anno consecutivo in Kenya, in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia a Nairobi e l’Agenzia ICE – Italian Trade Agency, PurpleRyta è stata protagonista di una performance artistica dal vivo della durata di circa un’ora, dipingendo un’opera che ha preso forma da una “macchia” di vino. Alcune opere di PurpleRyta sono state inoltre esposte durante l’evento. PurpleRyta È un onore per me essere parte di questo progetto. Ritengo molto stimolante l’incontro con un’altra cultura, in cui il vino fa da trait d’union. Lo trovo in perfetta sintonia con il mio motto “il vino contiene cultura” (e “la cultura contiene vino”) che ricordo sempre attraverso i social media e a chiunque visiti il mio studio in Barolo, per sottolineare che, dietro un bicchiere di vino, si cela un ricco patrimonio culturale. Porterò con me alcune delle mie Spettinate a fare da scenografia agli eventi. PURPLERYTA Rita Barbero, in arte PurpleRyta, è nata e cresciuta tra le colline del Roero. Dopo una laurea in Scienze della Comunicazione a Torino, è stata una delle prime PR nel settore vitivinicolo italiano. Nel 2013 la svolta: la sua passione per la pittura incontra il mondo del vino, dando vita a una tecnica artistica unica e innovativa. LA TECNICA UNICA DEL “WINE ON PAPER” PurpleRyta dipinge utilizzando vino puro su carta: Dolcetto, Barbera, Nebbiolo, Barolo. La sua tecnica della macchia è distintiva: versa il vino sulla carta, lascia che si esprima naturalmente e completa l’opera con il pennello, seguendo ciò che la macchia stessa le suggerisce. Come il vino in bottiglia, anche i suoi dipinti evolvono nel tempo: i vini giovani come Barbera e Dolcetto continuano a cambiare sulla carta, mentre quelli invecchiati si stabilizzano in tonalità più aranciate. LO STILE Tra le sue opere più iconiche, le “Donne Spettinate” – ritratti di donne libere, più interessate a vivere intensamente che a guardarsi allo specchio. Un’arte multisensoriale che coinvolge vista, olfatto, gusto e tatto, celebrando la cultura del vino e del territorio. Un gesto apparentemente irriverente, versare vino sulla carta, diventa provocazione culturale, invitando a riflettere sul valore profondo della tradizione enologica. RICONOSCIMENTI ED ESPOSIZIONI Opere permanenti al WiMu – Museo del Vino di Barolo Esposizioni in Langhe, Monferrato, Torino Mostre internazionali negli USA e in Cina Creazione di etichette personalizzate per cantine prestigiose, dipinte con il vino contenuto nella bottiglia stessa Mostra collettiva “El Abrazo” in Spagna (MUA Museum) PurpleRyta esprime un linguaggio visivo che mescola astrattismo e figurazione, leggerezza e profondità culturale. Contatti: Rita Barbero – PurpleRyta www.purpleryta.it purpleryta@gmail.com La Redazione
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Luca Tegon e Peter Brunel Arrow Right Top Bg

25 Febbraio, 2026

Luca Tegon e Peter Brunel

  Cena a quattro mani alla Wine Room GHV Hotel Creazzo   Venerdì 27 febbraio 2026 il GHV Hotel & Spa ospita una cena a quattro mani firmata Wine Room by Luca Tegon, con lo chef stellato Peter Brunel. L’evento unisce due visioni culinarie contemporanee fondate su rispetto del territorio, materia prima e stagionalità. Più che un incontro, è un dialogo tra sensibilità affini: la cucina di Brunel, radicata nella Val di Fassa, condivide con Tegon un approccio essenziale che valorizza l’ingrediente attraverso tecnica e ricerca, mantenendo riconoscibili le personalità individuali. Peter Brunel: Stella Michelin dalla Val di Fassa Originario della Val di Fassa, Peter Brunel ha conquistato la Stella Michelin nel 2019 con il suo Peter Brunel Ristorante Gourmet ad Arco (TN), dopo esperienze in cucine stellate italiane e francesi. La sua cucina unisce eleganza, creatività e trasformazione di ingredienti semplici in espressioni gastronomiche complesse. Menu cena-evento: 20:00 prenotazioni obbligatorie Peter Brunel: Antipasto: ingrediente essenziale reinterpretato Primo piatto: purezza e profondità di gusto Secondo di pesce: composizione elegante ed equilibrata Luca Tegon: Secondo di carne + contorno stagionale veneto Dessert + piccola pasticceria Costo: 85€ a persona (vini esclusi) Wine Room: calendario cene a quattro mani Le cene a quattro mani del GHV Hotel & Spa creano confronto tra stili contemporanei, offrendo agli ospiti un raffronto diretto tra interpretazioni diverse della cucina italiana. La Wine Room diventa spazio di dialogo culinario, legando chef, territorio e clientela. Prenotazioni: ghvhotel.com/cena-a-4-mani-con-chef-peter-brunel La Redazione
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Costa Arènte. L’elegante finezza dell’Amarone e dei suoi fratelli in Valpantena Arrow Right Top Bg

25 Febbraio, 2026

Costa Arènte. L’elegante finezza dell’Amarone e dei suoi fratelli in Valpantena

  Poco a nord di Verona, è una di quelle valli che si aprono tra i Monti Lessini per poi approdare sulla punta del Lago di Garda. Proprio per l’influenza di quest’ultimo, la valle è stata abitata sin dai tempi del Paleolitico. Fa parte a pieno titolo delle zone della Valpolicella insieme alla Classica e alla DOC. Ovviamente, il Dio Amarone, si produce qui e lo si produce da sempre possiamo dire. Da quando almeno l’Amarone ha avuto vita.  In uno scenario fantastico e proprio nel comune simbolo della Valpante, Grezzano, sorge Costa Arènte, un’azienda oggi facente parte del Gruppo Leone Alato che con i suoi 42 ettari, dei quali 18.5 vitati, produce i veri gioielli della viticultura della Valpolicella: Valpolicella Classico Superiore, Ripasso Superiore, Amarone, Amarone Riserva, Recioto, Lugana.  Occasione per scoprirli è stata la masterclass dello scorso 12 febbraio presenti Giovanni Casati, enologo della cantina, Riccardo Cotarella, consulente enologico, Igor Boccardo Amministratore Delegato del Gruppo Leone Alato. Proprio Igor Boccardo ha tenuto a sottolineare come il 2026 rappresenti l’undicesimo anno di acquisizione di una storia azienda del territorio che trova il suo rispetto nell’attenzione ad esso riservata. Valorizzazione dell’ambiente e l’utilizzo delle giuste tecnologie in vigneto ed in cantina sono gli elementi fondamentali per esaltare ogni componente e garantire longevità ai vini. In questo articolo vogliamo proporre una doppia visione della masterclass. La mia personale e quella di Paola Restelli, firma di Wine Tales Magazine e degustatrice professionale.   Paola, cosa ti è sembrato di questa degustazione? Sarà per il fatto che l’azienda sorge su un promontorio dove lo sguardo si perde lungo due vallate, sarà che si “respira” un evidente rinnovamento stilistico, ma questa esperienza mi ha fatto percepire la freschezza e quel tocco balsamico che tanto ricordano il carattere tipico della Valpantena. Questa valle, cuore della Valpolicella, è influenzata dai venti che scendono dai Monti Lessini ed è caratterizzata da suoli molto profondi, originati da rocce sedimentarie e calcaree, che garantiscono un’acidità fissa elevata. Condizioni favorevoli per la vite che, unite alla notevoli escursioni climatiche, permettono vendemmie più tardive e risultati stilistici di spiccato equilibrio. Ne è comprova il Valpolicella Valpantena Superiore DOC 2023, con la croccantezza del frutto e del fiore rosso, la dominante fresca che sfocia in un finale delicatamente mentolato. Un vino inclusivo e divertente, dal tannino sottile e delicato, dove la rusticità della tipologia si fonde con spensieratezza alla finezza. Ivan Il Valpolicella Valpantena Superiore 2023 appartiene alla specie dei narratori silenziosi, dei vini che non alzano la voce ma la modulano con eleganza, come fa la Valpantena quando si apre tra Verona e i suoi declivi ordinati. Il rubino vino attraversato da una lieve unghia granata è un colore che vibra, che suggerisce movimento, energia, freschezza. Già alla vista si intuisce una discreta finezza, una compostezza naturale che non ha bisogno di ostentazioni. Al naso si muove con passo leggero: frutta rossa croccante, ciliegia fresca appena colta, non sovramatura, non opulenta. È una frutta che “scrocchia”, che conserva la sua tensione. Il fiore è evidente, delicato ma presente, e insieme emerge una trama minerale che attraversa il profilo aromatico come una linea sottile di roccia sotto la terra. Il legno c’è, ma resta sullo sfondo: un sussurro. Non copre, non invade. Lascia che siano il floreale, la freschezza e quella vibrazione balsami e minerale a guidare il racconto. In bocca il vino mantiene la promessa. La freschezza è la sua cifra stilistica. Il tannino è preciso, quasi tagliente, ma al tempo stesso gentile. È come un piccolo taglio superficiale che senti per un istante e poi dimentichi, perché ciò che resta è il piacere della beva. Una tensione che non ferisce, ma definisce. La frutta torna croccante, viva, e accompagna una sensazione di ampiezza che non tradisce mai la finezza. La bocca rimane pulita, netta, pronta al sorso successivo, mentre la persistenza si allunga con discrezione, senza pesantezze. Interpreta davvero la Valpantena nella sua versione più contemporanea: scorrevole, genuino, senza fronzoli, con una capacità di beva che lo rende compagno ideale della tavola, dall’antipasto alle carni bianche, fino ai piatti della tradizione veronese. Non cerca effetti speciali ma che invita a continuare.   Paola Stesso registro anche per il Valpolicella Ripasso Valpantena Superiore DOC 2021 che conquista il palato per la peculiare balsamicità, pur avvolgendo con pienezza e generosità. Un vino che trova finalmente la sua identità, senza sbiadire tra i paragoni. Frutto pieno e voluttuoso, decise ventate floreali, un tocco di cardamomo e mirto. Il tannino è voluminoso, ma si stempera nella freschezza e nel finale di rabarbaro. Ivan Il Costa Arènte Ripasso Valpantena Superiore 2021 appartiene alla dimensione delle profondità, dei chiaroscuri, della materia che si fa più densa senza mai perdere eleganza. Due anni in più rispetto al Superiore si traducono in un colore che vira verso l’aranciato in maniera meno vivace, più raccolto, quasi introspettivo. Un rubino che si fa cupo, ma resta fine, trasparente, mai opaco. Come certe colline della Valpantena al tramonto, quando la luce non abbaglia più ma accarezza. Al naso cambia registro. La frutta si fa più consistente, più matura. È una ciliegia scura, croccante nel cuore, con il succo che sembra già promettere ampiezza. Accanto arrivano le spezie, le tostature, il segno misurato del legno che si avverte senza invadere. C’è una trama balsamica che alleggerisce, che solleva il profilo aromatico e lo rende dinamico. I sentori non esplodono: si stagliano, si rincorrono, si avvicinano e poi si separano, come se il vino respirasse. È qui che si coglie il lavoro di precisione: struttura sì, ma governata. Intensità sì, ma senza eccessi. In bocca si avverte subito il calore, la materia più ampia. Il tannino è presente, lavora con decisione ma non si impone mai con durezza. La struttura è snella, non imponente, e proprio per questo elegante. Si allarga sul palato, fa salivare, costruisce profondità senza appesantire. Rimane fresco, sorprendentemente pulito, con una persistenza lunga che non si adagia nella dolcezza ma continua a vibrare su note di frutta scura e spezia. Non è un Ripasso stucchevole ma un Ripasso che sceglie la via della misura. La rotondità maggiore rispetto al Superiore sempre accompagnata da tensione e nitidezza. Si finisce il calice quasi senza accorgersene, perché la beva è ammaliante, avvolgente, coerente. Un ponte tra freschezza e concentrazione. Tra immediatezza e attesa. Superiore e Ripasso non si sono rivelati affatto banali. Anzi, si è corso il rischio di compromettere la verticale di Amarone. Dal 2020 al 2016 passando per delle Riserve. Cosa mi dici Paola della verticale di Amarone della Valpolicella Valpantena DOCG? Ritorna il concetto dell’evoluzione stilistica di Costa Arènte. Questa verticale, infatti, ci ha permesso di comprendere quanto l’azienda stia investendo per ottenere sempre più coerenza tra territorio di origine, tendenze di consumo e vini proposti. Dal 2018 è operativa la nuova cantina, con fruttaio di proprietà di ultima generazione. Non a caso, la 2020 e la 2019 presentano un carattere distinto rispetto alle annate più vecchie, con residuo zuccherino ridotto e dinamica vibrante, nonostante la struttura. Ho apprezzato la 2020, con il suo naso piccante, l’intreccio tra frutti di bosco, spezie, foglia di mirto e peperone crusco, con squisiti cenni torbati e l’immancabile scia balsamica. Preciso, scuro, cesellato. Interessante anche la 2019, leggermente più “rossa”, dall’intenso bouquet floreale ed il finale di china. Sostanzioso, ma al contempo arioso. La 2017 si presenta scissa, ma nelle ore diventa più composta e si candida ad archetipo della vecchia scuola dell’Amarone. Frutta sotto spirito, marzapane, vaniglia, inchiostro, tannino setoso e intrigante scia sapida. Un vino tattile e figurativo. Veniamo all’anteprima dell’Amarone Valpantena DOCG Riserva 2019 risultato della vinificazione delle migliori selezionate nel fruttaio. Ancora troppo giovane per dichiararsi, ma già foriero di materia e freschezza, doti che lo faranno viaggiare nel tempo. Note di eucalipto, frutta rossa e goloso ribes nero, leggero bosso, alloro e selce. Il sorso scorre dinamico, nonostante il volume alcolico, gradevole la tensione sapida e promettente la cesellatura del tannino. Una menzione anche per il Recioto della Valpolicella Valpantena DOCG, vellutato e scattante, capace di dissolvere i suoi 75 grammi/litro di zucchero in un effluvio di frutta rossa, macchia mediterranea e mandorla tostata. Ancora una volta volume e tannino danzano con la freschezza su un tappeto mentolato, in nitida coerenza con il territorio di origine. Ivan Nella valle che guarda Verona dall’alto, la Valpantena custodisce un’idea di eleganza che non ha bisogno di urlare. Qui l’Amarone non è opulenza fine a sé stessa, ma misura, trasparenza, respiro. 2020. L’adolescenza luminosa Granata trasparente, con un’unghia appena aranciata che già racconta una promessa. Il 2020 è un Amarone che non ha fretta di diventare adulto. I profumi arrivano prima ancora di cercarli: fiori che sfumano, prugna fresca, nocciola, un velo balsamico, spezie educate. In bocca è calore avvolgente ma mai eccessivo, sapidità che sorregge, freschezza che invita. Quel finale leggermente amarognolo non è severità: è carattere. È un vino che sa di prospettiva, di strada lunga, di tempo che sarà alleato. Come un ragazzo alto, già strutturato, ma ancora in divenire. 2019. La maturità che si accende Il colore si fa più granata, l’arancio dell’unghia si espande. La trasparenza resta, e stupisce chi ricorda Amaroni densi e impenetrabili di altri tempi. Qui la frutta si fa più matura: prugna e ciliegia si approfondiscono, il chiodo di garofano e il tabacco emergono con decisione. Tutto si lega. Tutto trova un centro. In bocca la rotondità aumenta rispetto al 2020. Il vino ha ragionato in bottiglia. Il tannino è levigato, elegante, e la chiusura comincia a farsi memorabile. L’amarognolo si trasforma in armonia. Annata più calda, sì, ma governata con misura. È un Amarone che cammina sicuro. 2019 Riserva. La passione e l’abbraccio La densità cromatica è simile al 2019, ma l’energia cambia. La permanenza più lunga in legno si percepisce: tostature, noce moscata, vaniglia, tabacco. L’arancia diventa caramellata, la frutta si avvicina al cotto. È un vino intenso, passionale, irruente. Ancora troppo. In bocca il tannino parte con vigore, poi si distende. Il calore è più celato, ma l’alcol è importante. La prugna cotta si mescola al floreale, l’ampiezza cresce. Se il 2019 è equilibrio, la Riserva è abbraccio avvolgente, imponente, sensuale. Ancora meno lineare, forse, ma di grande presenza scenica. 2018. Lo schiaffo e la carezza Le note aranciate si fanno più evidenti. I sentori sono compressi, amalgamati: ciliegia e prugna cotte, sottobosco, balsamico, arancia. Una compattezza quasi vischiosa al naso. Poi il sorso sorprende: è vivo, croccante, fresco. Uno schiaffo gentile seguito da una carezza. Elegante ma gagliardo, duro ma mai sgarbato. Il tannino è ancora da domare del tutto, e proprio per questo affascina. C’è irruenza, ma è l’irruenza della giovinezza che vuole affermarsi. 2017. L’austerità nobile Il colore si fa ombroso. L’unghia aranciata si allarga. Al naso emergono note eteree, ceralacca, una profondità che rende il vino meno immediato, più austero. Roteando il calice, tutto si ricompone. In bocca è sorprendentemente fresco, con un tannino vivo che punge e un calore che non dimentichi. È un vino impegnato, esigente. Non si concede subito. Va capito. Tra tutti, è quello che porta la nobiltà più severa. È il fratello che studia in silenzio, ma che quando parla lascia il segno. 2016. La memoria e la dolcezza del tempo Qui l’arancione prende il sopravvento. Il vino è ancora nitido, ma più riservato. La frutta è sotto spirito, in confettura. Prugna, ciliegia, mela, arancia. I fiori diventano potpourri. Non c’è esplosione, c’è raccoglimento. Le spezie sono dolci, lo sguardo è nostalgico. In bocca il bilanciamento resta, ma la freschezza non è più protagonista: ora è il calore a guidare, insieme a una dolcezza che non è zucchero, è memoria. Il tannino è vivo ma al tramonto della sua forza giovanile. È un vino che ti fa pensare. Non solo al tempo che ha vissuto lui. Ma al tempo che hai vissuto tu. Infine il Recioto. Una danza sulle punte. Il canto di una sirena che ammalia e ti stringe in un abbraccio mortale. Uno di quei vini che solo provandolo si comprende quanto si è perso nella vita. Ogni sentore, ogni sapore, ogni sensazione di caldo abbraccio c’è nel calice. Può non piacere per via del residuo zuccherino, ma è proprio quello che ammalia. Non è un fine pasto. È un inizio del dopocena fatto di abbracci e baci, di avviluppamenti sensuali. Una folata di vento, un sussurro di mentolato a ridestarsi. Ma solo per un attimo. Per perdersi ancora In questa verticale c’è un’identità chiara: trasparenza, eleganza, freschezza, finezza sempre presente anche negli anni più maturi. I vini di di Costa Arènte non sono mai eccesso. Sono equilibrio dinamico con il tempo che scolpisce, che non consuma. Forse è questa la lezione più grande di questa verticale in Valpantena: l’Amarone e i suoi fratelli non sono solo potenza. Sono attesa, memoria. Prospettiva.   Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino                      Paola Restelli – Identità in fermento  
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Wine&Siena 2026. Il presente del vino italiano tra giovani, identità e nuove consapevolezze Arrow Right Top Bg

25 Febbraio, 2026

Wine&Siena 2026. Il presente del vino italiano tra giovani, identità e nuove consapevolezze

  Siena non ospita semplicemente un evento.
Siena legittima un racconto. Nel complesso monumentale del Santa Maria della Scala, Wine&Siena ha aperto ufficialmente l’anno enoico italiano con la sua undicesima edizione, confermandosi non solo come vetrina di eccellenze selezionate dal The WineHunter Award, ma come vero osservatorio sullo stato attuale del vino italiano. I numeri parlano chiaro: circa 3.000 presenze, 700 operatori accreditati nella giornata dedicata al settore e oltre 100 giornalisti. Ma il dato che più colpisce è un altro: almeno il 35% del pubblico era giovane. Non una suggestione, ma una presenza concreta e partecipata. Ed è da qui che voglio partire. Giovani produttori, prime volte, nuove responsabilità La prima sensazione entrando a Wine&Siena 2026 è stata energia.
Non frenesia. Energia. Molte cantine presenti erano alla loro prima esperienza fuori azienda. Produttori giovani, aziende nate da pochi anni, realtà che per la prima volta si confrontavano con un pubblico nazionale e internazionale. Non ho visto improvvisazione.
Ho visto consapevolezza. Da Wine Communicator ufficiale della manifestazione, ho avuto modo di dialogare con numerosi produttori, raccogliendo storie, visioni e prospettive. Interviste, racconti, paure ed emozioni, ognuna dedicata ad un vino e al suo protagonista, raccontano questa pluralità di esperienze. Per chi volesse approfondire, i contributi sono disponibili a questi link e rappresentano una fotografia autentica della manifestazione. Link 1 –
Link 2 – Quello che emerge è un comparto che non cerca scorciatoie, ma confronto. Innovare sì, ma con radici solide Il convegno inaugurale “Innovare per competere” ha messo sul tavolo le questioni centrali del settore: export in crescita, consumi globali in contrazione, pressioni climatiche, nuovi modelli di consumo, digitalizzazione. Temi concreti. Attuali. Necessari. Ma tra le sale del Santa Maria della Scala si percepiva un messaggio ancora più chiaro: l’innovazione non può sostituire l’identità. Può solo rafforzarla. In questo senso, la collaborazione con il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano e la presentazione della prima vendemmia delle Pievi rappresentano un passaggio simbolico importante. Dodici sottozone, regole più stringenti, identità territoriale dichiarata. Non marketing, ma geografia e visione. Accanto a questo, la mostra dedicata a Giulio Gambelli, “Maestro del Sangiovese”, ha ricordato a tutti che il futuro non nasce dalla rottura con il passato, ma dalla sua comprensione. I vini che mi hanno colpito Tra i tanti assaggi, alcune realtà meritano una menzione particolare. Badia Crepaldo ha presentato una Cuvée metodo classico brut da Chardonnay e Pinot Nero, prodotta a Montepulciano secondo metodo Solera. Un progetto ambizioso, identitario, fuori dagli schemi tradizionali del territorio. Tenute Gregu con il loro Pitraia, Vermentino di Gallura da uve botritizzate al 100%, hanno portato una lettura coraggiosa e raffinata della Sardegna, dimostrando come anche territori già noti possano sorprendere. Podere Gamberaio ha proposto un Merlot di grande equilibrio e profondità, mentre Vecchie Terre di Montefili con il Vigna nel Bosco 2020, Chianti Classico Gran Selezione, hanno mostrato una definizione stilistica elegante e precisa. Interessante anche il Trebbiano Spoletino di Perticaia, fresco, diretto, perfettamente in linea con una contemporaneità che non rinuncia alla riscoperta di questo vitigno.
Horatio con una Falanghina di gran carattere. Sud vero. Tensione, energia, personalità. Infine Chigi Saracini – Poggio Bonelli. Vini che trovano sempre il modo di farti alzare il sopracciglio, tra tradizione e presente. Senza nostalgia. Senza forzature.   Non solo vino. Ho ritrovato Gin Barda, gin allo zafferano già scoperto a Merano, conferma di uno spirito territoriale che sa uscire dai confini classici del vino. E poi il food: il Pan Divino di SalpaRoma, lievitato con uvetta imbevuta nel vino, formaggi, salumi, conserve provenienti da diverse regioni italiane. Un racconto gastronomico coerente con la qualità complessiva dell’evento.   Oltre la scheda tecnica La parte più interessante, però, non è stata nel bicchiere. È stata nei corridoi.
Nelle conversazioni tra una sala e l’altra.
Nei confronti tra wine lover, ristoratori, produttori, consulenti. Chiacchierate lontane dalle schede tecniche.
Discussioni su mercato, distribuzione, carta vini, export, giovani consumatori. Il vino resta uno dei pochi elementi capaci di generare comunità reale.
Dentro il palazzo, ma anche fuori. Nelle enoteche la sera, nei ristoranti, nei pranzi improvvisati.   Lifestyle o cultura? Viviamo un momento in cui il vino è sempre più lifestyle.
Si compra etichetta, si compra nome, si compra tendenza. Ma Wine&Siena mi ha ricordato che dietro ogni bottiglia c’è fatica, studio, visione, investimento. La masterclass dedicata a Encry Champagne, guidata da produttori italiani che operano in territorio francese, ha rappresentato un esempio perfetto di come identità e internazionalità possano convivere. Il punto non è demonizzare il lato glamour del vino.
Il punto è non fermarsi lì. Manifestazioni come Wine&Siena servono proprio a questo: riportare l’attenzione dalla superficie alla sostanza.   Il presente è più solido di quanto pensiamo Se dovessi sintetizzare ciò che Wine&Siena 2026 mi ha lasciato, direi questo: il vino italiano non è in crisi di identità.
È in fase di maturazione. Ho visto giovani produttori consapevoli.
Ho visto aziende che guardano ai mercati esteri senza snaturarsi.
Ho visto un pubblico curioso, attento, disposto ad ascoltare. Non serve rincorrere il futuro con ansia.
Serve consolidare il presente con lucidità. E a Siena, quest’anno, il presente è apparso sorprendentemente solido.   Luca della Regina. Wine Hunter Stories
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Aurore Casanova. Ascoltare la Champagne, leggere i terroir Arrow Right Top Bg

25 Febbraio, 2026

Aurore Casanova. Ascoltare la Champagne, leggere i terroir

Mardeuil, Vallée de la Marne Una visita d’ottobre tra biodinamica, precisione e lettura dei terroir Visitare Aurore Casanova a Mardeuil, in Vallée de la Marne, significa entrare in una Champagne intima, silenziosa, profondamente legata al vigneto e alla sensibilità di chi lo interpreta. La visita di ottobre – con le vigne ormai avviate verso il riposo vegetativo e quell’atmosfera sospesa tipica del post-vendemmia – è il momento ideale per comprendere davvero il progetto di Aurore: un lavoro fatto di osservazione, misura e coerenza. La sede è qui, a Mardeuil, ma sarebbe riduttivo parlare di un progetto “di Marna” in senso stretto. Il cuore operativo è nella Vallée de la Marne, ma le vigne sono sparse in più zone della Champagne, componendo un mosaico territoriale ampio e articolato. Mardeuil e oltre: una Champagne plurale Il valore fondante del Domaine Aurore Casanova è il rispetto per l’ambiente e per tutte le forme di vita, affinché le viti possano raggiungere un equilibrio naturale e produrre uve di qualità. Il progetto, avviato nel 2012 e strutturato come domaine nel 2013 da Aurore e Jean-Baptiste, si basa su una visione chiara: osservare, comprendere e accompagnare il vigneto, senza forzarlo. I vigneti non sono concentrati in un’unica area, ma distribuiti su terroir molto diversi, ciascuno con una propria identità pedologica e climatica: Puisieulx – Grand Cru della Montagne de Reims
Qui dominano Pinot Noir (da selezione massale e cloni) e Chardonnay, coltivati su limi poggianti su calcare duro. Un terroir di grande tensione e profondità, capace di dare vini strutturati ma sempre eleganti. Le Mesnil-sur-Oger e Oger – Côte des Blancs
Due grandi nomi dello Chardonnay, con 22 appezzamenti e quasi altrettante esposizioni. Il comune denominatore è il sottosuolo calcareo, con terreni fini e bruni o colluvi calcarei in superficie, che conferiscono verticalità, precisione e una marcata impronta minerale. Champvoisy e Vauciennes – Vallée de la Marne
Qui il Pinot Meunier trova un terreno ideale: terre brune della Marna su calcare duro, capaci di esaltare l’espressione varietale senza perdere finezza. Épernay
Capitale della Champagne, ma anche territorio di Chardonnay dei versanti meridionali, che apporta equilibrio e rotondità all’insieme. Questa pluralità di terroir e varietà è il vero patrimonio del domaine, ed è valorizzata da un lavoro quotidiano di osservazione e contemplazione che guida Aurore e Jean-Baptiste sia in vigna che in cantina. Due percorsi, una visione comune Aurore Casanova non nasce come progetto di marketing, ma come espressione naturale di due percorsi personali. Aurore, ex ballerina, porta con sé una formazione fatta di disciplina, ascolto e ricerca dell’equilibrio. Un’esperienza che l’ha condotta anche a vivere un anno a Roma, ampliando il suo sguardo e il suo rapporto con il tempo.
Jean-Baptiste proviene invece da un ambito tecnico altamente specializzato, legato alla progettazione e realizzazione di protesi, dove precisione, controllo e attenzione al dettaglio sono imprescindibili. Si sono conosciuti ad un corso di viticoltura e da li nasce tutto e queste due sensibilità si ritrovano chiaramente nel vino.   Biodinamica e attenzione al dettaglio Il lavoro in vigna segue un approccio biodinamico, applicato con intelligenza e senza dogmi. L’obiettivo non è aderire a un protocollo, ma favorire l’equilibrio naturale della pianta e la vitalità del suolo. Questa filosofia si traduce in una cura estrema dei dettagli pratici. Durante la visita, uno degli esempi più emblematici riguarda la scelta delle cassette per la vendemmia: il colore non è casuale. In base alle condizioni climatiche, vengono utilizzate cassette diverse, perché una cassetta bianca e una grigia possono generare fino a 2,5 °C di differenza nella temperatura delle uve. Un dettaglio che incide direttamente sulla qualità del frutto che arriva in cantina. Qui il dettaglio non è ossessione, ma forma concreta di rispetto. La vinificazione, una  volta pressate le uve, non vede distinzione tra cuvèe e taille. Poi si prosegue con affinamento in legno di vario tipo prima del tiraggio.   La degustazione: un gioco per leggere territorio e cépage La degustazione è stata impostata come una sorta di gioco didattico, pensato per comprendere al meglio stile, territorio e vitigno attraverso tre Champagne, degustati in sequenza. Chardonnay – Le Mesnil-sur-Oger
Un’apertura luminosa e verticale, giocata su agrumi freschi e mineralità gessosa. Bocca tesa, precisa, profondamente territoriale. Pinot Noir – Puisieulx
Un grande Pinot Noir, con frutti rossi, frutta candita e una profondità notevole. Proviene da vigne piantate negli anni ’60 dalla madre di Aurore, un dettaglio che aggiunge valore umano e storico al vino. Elegante, profondo, mai eccessivo. Cuvée Union – Puisieulx & Le Mesnil
Assemblaggio di Chardonnay e Pinot Noir, provenienti da Puisieulx e Le Mesnil. Un vino di grande complessità e profondità, con agrumi canditi, stratificato, armonico, capace di unire tensione e volume. Sono vini da ascoltare, che non cercano l’impatto immediato, ma si fanno amare sorso dopo sorso. Un bellissimo “gioco” per comprendere davvero terroir e cépage.   Un progetto da seguire La visita di ottobre da Aurore Casanova è stata molto più di una degustazione: un momento di confronto autentico, fatto di osservazione, dialogo e consapevolezza. Aurore Casanova rappresenta una Champagne contemporanea ma non modaiola, biodinamica senza ideologia, tecnica senza rigidità, profondamente rispettosa dei luoghi.
Una produttrice i cui Champagne meritano senza dubbio di essere provati, da chi cerca nel vino non solo qualità, ma senso del territorio e autenticità.   Emanuele Muzzo – Vigne e Orizzonti
Su Instagram è semplicemente Emanuele Muzzo    
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Paestum Wine Fest Business. La parola business diventa responsabilità Arrow Right Top Bg

24 Febbraio, 2026

Paestum Wine Fest Business. Il business diventa responsabilità

  Il Paestum Wine Fest è una fiera del business, dove cantine e buyer si incontrano per creare opportunità concrete. Accanto agli incontri commerciali, le masterclass offrono strumenti di approfondimento e formazione, pensati sia per chi opera nel settore sia per i wine lovers più appassionati, creando cultura e conoscenza per tutti. Il valore dell’evento si misura sui risultati concreti, come opportunità di mercato e strumenti pratici per produttori e operatori del vino. Solo business reale e formazione concreta. Per capire meglio il funzionamento reale della fiera e il valore concreto che offre alle cantine e al mercato del vino, mi sono confrontata direttamente con Angelo Zarra, ideatore e promotore dell’evento. Di seguito, alcune domande che ho posto per approfondire la sua visione, le scelte strategiche e le sfide che affronta nella gestione di questa fiera del business. Oggi l’evento funziona davvero per far crescere le cantine, o sono le cantine stesse a far crescere l’evento? E se la risposta è sì, quali risultati concreti hanno ottenuto nel lungo periodo, numeri tangibili o resta soprattutto un ritorno di visibilità e networking? È un rapporto circolare, ma il punto di partenza è chiaro: se le cantine non ottengono risultati, l’evento non cresce. Le aziende di qualità elevano il livello della manifestazione, a noi di trasformare la loro partecipazione in opportunità misurabili. Nel lungo periodo i risultati saranno tangibili nel tempo e quini nella continuità. Le cantine che ampliano la distribuzione nazionale vanno ad aprirsi ai mercati esteri, consolidando partnership commerciali nate durante la fiera. Non parliamo solo di visibilità o di relazioni informali, ma di trattative avviate in fiera e chiuse nei mesi successivi. La visibilità è un acceleratore, ma la crescita si misura nella stabilità dei rapporti commerciali costruiti nel tempo. Se fosse solo networking, non avremmo un ritorno costante delle aziende e una fidelizzazione costante e consolidata Se togliamo stampa, influencer e personaggi famosi, quanto vale davvero l’evento business per le cantine e, più in generale, nel mondo del vino? Rimane sostanza o è solo effetto mediatico? Rimane la struttura B2B che significa il cuore del progetto. La componente mediatica rafforza il posizionamento e amplia la portata del messaggio, ma non è ciò che determina il valore per le aziende. Il core business di Paestum Wine Fest Business sta nella qualità dei buyer selezionati, nell’organizzazione degli incontri, nella possibilità concreta di aprire canali commerciali. Nel mondo del vino, oggi più che mai, conta la capacità di generare marginalità e presidiare i mercati. Un evento che non produce sostanza viene abbandonato rapidamente. La nostra forza è proprio nella concretezza: creare un contesto in cui domanda e offerta si incontrano in modo efficace e professionale Parlando di te e guardando al Paestum Wine Fest, qual è la tua più grande sfida personale nella gestione di una fiera del business? La sfida più grande è mantenere l’equilibrio tra visione strategica e affidabilità operativa. Una fiera B2B non può vivere di entusiasmo: deve essere sostenibile, credibile e coerente. Ogni edizione richiede una lettura attenta del mercato, una selezione rigorosa dei partner e la capacità di innovare senza perdere identità. Personalmente sento la responsabilità di tutelare l’investimento delle aziende. La fiducia è il vero capitale di una manifestazione come questa Guardando all’evoluzione del mercato del vino negli ultimi anni, come hai adattato il modello del Paestum Wine Fest per rispondere alle nuove esigenze dei produttori e dei buyer? Il mercato del vino è diventato più selettivo, più competitivo e sicuramente orientato ai risultati. Abbiamo quindi evoluto il modello rafforzando l’impostazione business: maggiore profilazione dei buyer, incontri programmati, focus su mercati strategici e attenzione alla misurabilità dei contatti generati. Oggi un produttore non cerca solo esposizione, ma strumenti concreti per sviluppare il proprio posizionamento commerciale. L’adattamento del format è stato guidato proprio da questa esigenza: trasformare la fiera in una piattaforma di lavoro strutturata, capace di rispondere in modo puntuale alle dinamiche attuali del settore Dal 1 al 3 marzo 2026, negli spazi dell’Hotel Ariston di Capaccio Paestum, il Paestum Wine Fest Business 2026 si articola in tre giornate dense di contenuti che alternano esposizione aziendale, masterclass verticali, monitor di approfondimento e momenti di confronto strategico sul mercato. L’area esposizione aziende, attiva ogni giorno dalle 12.00 alle 20.00 nella Sala Paestum ABC, rappresenta il cuore commerciale dell’evento. È qui che domanda e offerta si incontrano in un contesto organizzato e orientato alla profilazione dei buyer. Attorno a questo nucleo si sviluppa un palinsesto costruito per affiancare formazione e visione strategica. Domenica 1 marzo si apre con la masterclass Allegrini: la profondità di La Poja, seguita da La biodinamica tra luna, cielo e nuove consapevolezze e dal percorso guidato dedicato ai vini selezionati da Vinoway Selection. Il monitor sul mercato del vino in Italia affronta la fase di transizione oltre la ristorazione, mentre Italia VS Francia: i Metodi Classici a confronto propone un dialogo tra grandi interpretazioni spumantistiche internazionali. Chiude la giornata Piccolo Mondo Antico: dal Caucaso alle Ande, con uno sguardo che va dall’Armenia all’Argentina. Lunedì 2 marzo il focus si amplia con Le isole del mondo, viaggio attraverso la viticoltura isolana, e con il confronto generazionale su cosa conta davvero oggi nella scelta del vino. La piramide del Gallo Nero analizza il Chianti Classico DOCG nelle sue tre tipologie Annata, Riserva e Gran Selezione. Spazio anche al territorio con Evoluzione e identità dei vini della provincia di Salerno e al monitor dedicato all’enoturismo come leva strutturata di sviluppo. Martedì 3 marzo si apre con il convegno sul presente e il futuro della sommellerie e del servizio di sala, seguito dal dialogo tra professionisti e allievi. Tra gli appuntamenti centrali I Nuovi Talenti dell’Enologia Italiana e il Grand Tasting Wine List Italia on Tour Paestum. Nel pomeriggio si affrontano temi legati alla Barbera piemontese, alla presentazione del libro “Manuale di conversazione sui grandi vini dolci” di Andrea Gori e alle strategie di diversificazione dei mercati internazionali. Chiude il programma la masterclass Brunello Le Macioche: l’equilibrio tra energia ed eleganza. Il mio punto di vista Organizzare un evento nel mondo del vino oggi non è difficile, dare a quell’evento una funzione reale sì. Il Paestum Wine Fest Business sceglie di definirsi una fiera del business, è una dichiarazione forte e proprio per questo va osservata con attenzione, perché nel settore la parola business viene spesso usata con leggerezza, mentre dovrebbe implicare responsabilità, selezione e capacità di generare valore concreto. Non mi interessa il numero delle masterclass.
Non mi interessa il parterre dei nomi altisonanti.
Non mi interessa l’effetto mediatico o magnetico. Mi interessa la qualità delle relazioni costruite. Mi interessa il livello dei buyer coinvolti. Mi interessa la capacità di creare un ambiente realmente professionale, dove il tempo delle aziende venga rispettato e valorizzato. Il programma mostra un’impostazione chiara, con temi che parlano di mercati, di export, di posizionamento, di metodo. È un segnale positivo, ma la vera differenza non sta nella teoria, sta nella selezione e nella continuità. Una fiera che si definisce business deve saper dire anche dei no, deve scegliere, deve mantenere un equilibrio tra crescita e rigore, è lì che si gioca la credibilità nel medio periodo. Il vino sta attraversando una fase complessa, meno espansiva e più selettiva, in questo scenario non servono eventi più grandi, servono eventi più efficaci. Se il Paestum Wine Fest saprà mantenere questa linea senza diluirla, potrà consolidarsi come uno spazio realmente utile per le aziende. Ma la misura non sarà l’applauso finale, saranno i risultati che arriveranno dopo. E se il business funziona davvero, non serviranno troppe parole per dimostrarlo, basteranno le strette di mano che diventano contratti Salute! 🍷 Vale Wine – Oltre la carta dei vini
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ALKEMICA: Lo Spirito delle Donne Arrow Right Top Bg

24 Febbraio, 2026

ALKEMICA: Lo Spirito delle Donne

  Distillati al femminile: giornata ANAG Firenze 28 febbraio   Sabato 28 febbraio 2026 dalle 9:00 alle 19:00 negli spazi de Il Fuligno (via Faenza), “Alkemica – Lo spirito delle donne” celebra il ruolo femminile negli spirits. Organizzato dalle Donne della Grappa ANAG, l’evento unisce incontri, masterclass, degustazioni e abbinamenti per promuovere la cultura del buon bere. Ingresso libero, calice degustazione acquistabile. Masterclass e abbinamenti su prenotazione: www.alkemica2026.com. Programma: tavola rotonda e masterclass Ore 10:00 Tavola rotonda “La gioia di essere donna. Il linguaggio segreto dei profumi” moderata da Anna Maria De Luca (coordinatrice Donne Grappa ANAG): Alessandra Biondi Bartolini (agronoma): Naso, cervello ed emozioni Claudia Scattolini (fragrance designer): Profumo come libertà femminile Terry Monroe (barlady): Aromi nella miscelazione Priscilla Occhipinti (distillatrice Nannoni): Donne e alambicchi Ore 12:00 Masterclass mixology aromi con Terry Monroe. Ore 14:00-19:00 Degustazioni guidate ANAG con vincitori Premio Alambicco d’Oro 2025. Abbinamenti: formaggi, torte, salumi, gin, whisky Grappa + formaggi (ONAF) Torte Pistocchi + grappe regionali Salumi toscani (ONAS, ATAS) Gin toscano “Dal piatto al bicchiere” + piatti Da Burde Whisky toscano Fermenthinks + sapori locali Grappa + sigaro (CTS) Grappa + gelato artigianale Ballerini Signa ANAG: promotrice della cultura spirits ANAG (1978, Asti): corsi, eventi, degustazioni per valorizzare grappa e acquaviti italiane. Sito: anag.it. Segui su Facebook e Instagram. La Redazione
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Ci siamo dimenticati le emozioni del vino Arrow Right Top Bg

24 Febbraio, 2026

Ci siamo dimenticati le emozioni del vino

  Il vino non può essere degustato adottando un approccio mi piace-non mi piace: sarebbe come andare al cinema e guardare solo l’ultimo quarto d’ora del film. Perché in enologia il prodotto finale ha senso solo se hai ben presente tutto il procedimento, che è lungo e inizia in vigna: una volta analizzato tutto il procedimento ti puoi fare un’idea, e far seguire una valutazione Quando a sostenere una tesi del genere è Riccardo Cotarella, voce incontrastata dell’enologia italiana, non ci si può che inchinare. Ed è esattamente quello che fanno coloro che bazzicano il mondo del vino.  È come se il vino venisse posto su una sorta di piedistallo e idolatrato come fosse il protagonista principale di non so quale spettacolo.  Dal mio punto di vista, è non ho paura di dire la mia perché non ritengo di andare “contro” nessuno semmai di fornire una visione diversa, questo è proprio uno dei mali dell’attuale momento che il vino e tutto il settore sta soffrendo. Un male che allontana i giovani e tutti quelli che non hanno voglia, non si sentono all’altezza, non considerano utile sapere prima di provare.  Parlare, parlare, parlare. Che senso ha se poi non si può godere a pieno di un bicchiere di vino in compagnia? Il vino deve prima di tutto essere buono. E piacere. Non ci sono mezze misure. Il vino è un prodotto edonistico non necessario. Si beve dalla notte dei tempi per rendere speciale il pasto e renderlo celebrativo. Si beve perché l’effetto dell’alcol toglie le barriere, i freni inibitori. Agevola la comunicazione, che poi è l’elemento essenziale della socialità. Deve però essere buono. Non si consuma qualcosa di non necessario quando non piace. È soggettivo? Certamente. È dannatamente soggettivo.  Quale è dunque il compito di un comunicatore del vino, di un sommelier, di un intenditore, di un giornalista?  Anzitutto consapevolezza, la consapevolezza di come il vino debba avere la sua unica collocazione, a tavola. Non altrove. A tavola e solo a tavola ad accompagnare il cibo con il ruolo di attore non protagonista. Potrebbe vincere un oscar ma solo ed esclusivamente da attore NON protagonista.  Una volta metabolizzata quella che potrebbe essere per molti uno smacco esistenziale, la scelta del vino non può essere fine a se stessa ma idonea al cibo che si sta per consumare. Banale? Eh, non tanto poiché alle volte sembra che si scelga il vino per il puro gusto di poterne parlare.  Ora immaginiamo la scena. A tavola, insieme ad altre persone, discorrendo del più e del meno, apriamo una bottiglia di vino. Siamo noi quelli più esperti e sappiamo tutto, davvero tutto di quel vino. Ne conosciamo le caratteristiche, il procedimento, la vigna di provenienza, il terroir, il vignaiolo. Tutto, davvero tutto. Cosa facciamo? Ne parliamo senza che ci venga avanzata la richiesta? Di cosa parliamo? Quanto tempo ne vorremmo parlare?  Il vino ha in se un racconto che non ha nulla a che vedere con una scheda di valutazione. Ha a che fare con quegli elementi, pochi ed essenziali, che lo contraddistinguono rispetto ad un altro. La regione, il vitigno, il vignaiolo. Gli aneddoti di una vita. A cosa serve tutto il resto? Nulla forse. Non aggiunge, semmai, toglie, qualcosa alla narrazione. Toglie l’interesse. Elimina qualunque appeal. Ricordate Postiglione nel film Compagni di scuola? Ecco, proprio lui. Saccente e noioso. Sbadigli assicurati con il risultato che il vino non avrà più la giusta temperatura di servizio. Anche una degustazione professionale non può che arrivare (ma anche partire) ad un buono/non buono, piace/non piace. Perché è quella l’essenza del vino.  La degustazione professionale, di per se, deve lasciare qualcosa. Deve trasmettere qualcosa. La vera domanda è: ma riesce a trasmettere una emozione? Emozione.  Processo interiore suscitato da un evento-stimolo rilevante per gli interessi dell’individuo Ora, una lezione intensiva può certamente insegnare qualcosa di tecnico relativamente al vino. La scelta dei vitigni, le tecniche in vigna, il terroir, il processo in cantina, i lieviti, ecc. Non può insegnare i sentori perché questi sono dei ricordi legati ai momenti nei quali li abbiamo provati. I sentori non si insegnano. Certo, l’olfatto può essere educato, ma una masterclass non basterebbe. Poi c’è il comportamento in bocca, il colore, ecc. ecc. ecc. Tutte cose estremamente tecniche.  Le prime si potrebbero leggere su un comunicato stampa o una brochure. Le seconde, per chi è esperto, degustatore o sommelier, anche a casa da solo. Ovvio che in compagnia è meglio ma è anche vero che le suggestioni sono dietro l’angolo. Dove sono le emozioni in tutto questo? Non ci sono. A meno che chi parla non tiri fuori, qualora ve ne siano, ricordi, sentimenti, sensazioni anche intime. Condividendole con gli altri per condurli in mondi paralleli che forse, proprio tramite il vino, si riuniranno. Per quel potere che è la suggestione della convivialità, dello stare insieme, del condividere pezzi non solo della propria vita ma dell’anima.  Il vino è un mezzo non un fine. Il vino, per quel miracolo divino chiamato alcol, che altro non è che un escremento di un microorganismo chiamato lievito, rende tutti più liberi ed uguali, livella ogni condizione sociale, abbassa le difese, crea connessioni. Le connessioni che consentono di condividere la nostra essenza. Questo è il vino. Questa la sua potenza.  Se è buono allora continueremo a berlo. Se non è buono, abbandoneremo il bicchiere li dove lo abbiamo trovato e al diavolo le emozioni, al diavolo la condivisione, al diavolo le chiacchiere in libertà, al diavolo la voglia di stare insieme. Al diavolo tutto. Sicuri che il buono/non buono non conti?   Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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Consorzio Barbera d'Asti e Vini del Monferrato Arrow Right Top Bg

24 Febbraio, 2026

Consorzio Barbera d'Asti e Vini del Monferrato

  Il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato inaugura il calendario eventi 2026   Il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato presenta il calendario delle attività promozionali previste per i primi mesi del 2026, un programma che affianca la partecipazione a manifestazioni di rilievo nazionale a iniziative sul territorio, con l’obiettivo di rafforzare la conoscenza delle denominazioni tutelate e consolidare il legame tra produzione vitivinicola, comunità locali e aree di origine. Vitaliano Maccario, Presidente del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato. Il calendario 2026 è il risultato di un lavoro di programmazione che guarda alla promozione in modo strutturato e coerente. La presenza in manifestazioni di rilievo nazionale come il Salone del Vino di Torino, così come l’organizzazione di eventi sul territorio, risponde alla volontà di creare occasioni concrete di incontro e confronto. Sono momenti fondamentali per far conoscere le denominazioni, il lavoro dei produttori e la varietà espressiva del Monferrato, rafforzando al tempo stesso il legame con le comunità locali e con le eccellenze gastronomiche che completano il racconto dei nostri vini. Il primo appuntamento in programma è il Salone del Vino di Torino, in calendario dal 28 febbraio al 2 marzo 2026. In questo contesto il Consorzio sarà presente con un banco istituzionale di degustazione e con una masterclass di approfondimento, strumenti pensati per raccontare in modo organico l’identità delle denominazioni e il loro posizionamento all’interno del panorama vitivinicolo piemontese. Seguirà, domenica 8 marzo 2026, l’evento “Cavatore tra tartufo nero pregiato e Piemonte doc Albarossa”, in programma a Cavatore (AL), realizzato dal Comune di Cavatore in collaborazione con il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, Regione Piemonte, Golosaria, Alexala e l’Associazione Tartufai del Monferrato. L’iniziativa si svolgerà presso la “Casa Felicità” e il Salone Comunale “Casa Scuti” e sarà interamente dedicata alla valorizzazione dell’Albarossa, vitigno della Piemonte DOC nato dall’incrocio tra Barbera e Nebbiolo, capace di esprimere nel Monferrato vini di struttura, intensità e buona capacità evolutiva. Il programma della giornata prenderà avvio alle ore 10.00 presso la Sala Convegni con la tavola rotonda dal titolo “Tartufo Nero Pregiato del Monferrato e Piemonte DOC Albarossa: un matrimonio d’amore”, momento di confronto dedicato al dialogo tra viticoltura, territorio ed eccellenze gastronomiche locali. Alle ore 11.00 seguirà la masterclass “Conosciamo il Piemonte DOC Albarossa”, guidata da Paolo Massobrio, giornalista e fondatore di Golosaria, pensata per approfondire caratteristiche, identità e potenzialità espressive della denominazione. Dalle ore 10.00 e per tutta la durata della manifestazione, presso la “Casa Felicità”, sarà inoltre attivo un banco di assaggio istituzionale, gestito da sommelier, che offrirà al pubblico la possibilità di degustare una selezione di etichette di Piemonte DOC Albarossa prodotte dalle cantine associate al Consorzio. Con il calendario eventi 2026, il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato conferma il proprio ruolo di tutela e valorizzazione della denominazione, promuovendo una conoscenza strutturata e condivisa del territorio attraverso attività di promozione e informazione. IL CONSORZIO BARBERA D’ASTI E VINI MONFERRATO Il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, fondato nel 1946, ha il compito di tutelare e promuovere le sue denominazioni per garantire la loro diffusione e la loro immagine sui mercati nazionali e internazionali, anche attraverso appositi marchi distintivi. Attualmente il Consorzio conta più di 430 aziende associate e 12 denominazione tutelate. La Redazione
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