APEI al SIGEP 2026: Massari presenta “Differenti visioni, grandi idee” Arrow Right Top Bg

13 Gennaio, 2026

APEI al SIGEP 2026: Massari presenta “Differenti visioni, grandi idee”

  Stand Hall Sud 043, talk con Bachour-Galla, Sfere Olimpiche Giotti   APEI (Ambasciatori Pasticceri Eccellenza Italiana, presieduta Iginio Massari, 71 membri pasticceri/gelatieri/cioccolatieri/imprenditori) torna protagonista SIGEP Rimini 16-20 gennaio 2026 (luogo debutto 2022), con stand Hall Sud 043: presentazioni/degustazioni/talk/demo/giurie/premiazioni. Ospiti stand Agrimontana, Bravo, Brazzale, Esssecaffè, Eurovo, Filicori Zecchini, Giuso, Lavazza, Molino Dallagiovanna, Polin, Tecnoarredamenti, Zucchi. Programma Principale 16 gen 11 Pastry Arena Hall B5: Kabir Godi-Pierfederico Pascale “Dal Panettone al dessert stellato”. 17 gen 15.30 Vision Plaza Hall Sud: 5a ed “Differenti visioni, grandi idee” Massari con Antonio Bachour, Fabrizio Galla, David Pasquiet, Toni Rodriguez, Vincent Vallèe; premi “Sigep World” + Medaglia Oro APEI a Molino Dallagiovanna-Fugar. Stand APEI 17-20 gen: degustazioni/gelateria live; Sfere Olimpiche cioccolato aerografo Nicola Giotti (Milano Cortina 2026). Altri Appuntamenti 18 gen Gelato Arena: Giuseppe Piffaretti dirige giurie Panettoni tradizionali/cioccolato con Stefania Mantero, Carlotta Filippini, Marco Pedron, Paolo Staccoli. Massari presidente onore degustazioni Campionato Mondiale Pasticceria Juniores (Pastry Arena Hall B5); 19 gen 15 incontro Ministro Agricoltura Francesco Lollobrigida per UNESCO cucina italiana Patrimonio Immateriale. La Redazione
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13 Gennaio, 2026

Dentro il cuore di Maciste. Viaggio tra lieviti, mani e meraviglia

  A luglio, quando vado a Cori per raccontare di una cantina, entro in una piccola pasticceria e, senza saperlo, trovo un frammento di futuro. Conosco Tiziana: uno sguardo luminoso, mani gentili, il sorriso di chi vive la pasticceria come un’estensione dell’anima. Mi offre un dolce, uno soltanto, ma in quel gesto c’è tutta la promessa di un ritorno. “Quando inizieremo con i lievitati, devi tornare”, mi dice. E una promessa così non resta sospesa. È novembre: l’aria è sottile, frizzante, il tipo di freddo che ti fa desiderare un luogo dove il calore ha un odore e le strade di Cori hanno quel silenzio che preannuncia qualcosa di buono. Arrivo al laboratorio Maciste, il loro mondo: punto vendita, laboratorio, cuore pulsante. Appena entro, Tiziana si avvicina con un sorriso sincero, uno di quelli che sciolgono il freddo di novembre. Benvenuto, Roberto… ti stavamo aspettando. La sua voce ha il tono di chi apre la porta di casa, non solo quella di un laboratorio. Mi invita a seguirla in cucina, come si fa con un ospite importante, e da quel momento capisco che qui il calore non è solo del forno: è delle persone. Lì incontro Andrea: pastry chef, mente, mani, e – soprattutto – Maciste, soprannome che lo accompagna da quando era bambino. È lui il guardiano dei lievitati, mentre Tiziana si dedica a torte, piccola pasticceria e secco. Una divisione naturale, armonica, come due voci diverse che fanno la stessa canzone. Tiziana prende un piattino e me lo porge con delicatezza. Questa è la nostra pasta di mandorle», dice con un orgoglio gentile, quello delle cose fatte con le mani. Mi spiega gli ingredienti come si raccontano le persone che si amano: Mandorle di Turritto, in provincia di Bari: profumate, intense.Mosto di Bellone di Marco Carpineti, che dà rotondità e carattere.
E scorza di limone di Amalfi… la nostra luce. Porto il dolce al naso, poi al palato.
Il primo morso si frantuma piano, come neve che cede al calore.
Le mandorle esplodono in un gusto pieno, vivo, quasi avvolgente.
Il mosto di Bellone lega tutto con una dolcezza gentile, mentre la scorza di limone apre una lama brillante, profonda, che illumina il boccone. È una pasta di mandorle che non si limita a essere buona:
si siede sul palato e racconta una storia antica. Accanto, Tiziana mi mostra il Pan di Maciste.
Lo tiene tra le mani come si tiene qualcosa che ha un peso affettivo, prima ancora che gastronomico. Questo è il nostro dolce più simbolico, mi dice. E comincia a raccontarlo con quella cura che solo chi conosce ogni passaggio può avere Dentro ci sono le amarene, la scorza d’arancia siciliana, le noci cilentane… e poi il mosto di Bellone. E un intreccio di spezie che scalda, ma non invade. Prendo appunti, ascolto, assorbo. Poi lo assaggio. La prima sensazione è profonda, quasi meditativa.
Le amarene aprono la strada con una dolcezza scura, pulita.
L’arancia siciliana porta una luce agrumata che solleva il morso, mentre le noci cilentane aggiungono quella nota terrosa, calda, che fa da radice.
Il mosto di Bellone lega tutto con eleganza, e il ventaglio di spezie – morbido, avvolgente – chiude il cerchio. È un dolce che non si mangia soltanto: Un vero dolce da meditazione. Poi arrivano le fette di lievitati. “Questi non chiamarli panettoni”, dice Andrea con orgoglio. “Sono grandi lievitati.” E in effetti lo sono. Tiziana prende tra le mani la prima fetta con un gesto lento, quasi rituale. Questo è Ambrosia, il nostro orgoglio. Ha vinto il Campionato del Mondo 2022 – categoria Innovative. Dentro c’è tutta la nostra ricerca: cioccolato fondente 65%, visciole di Sezze lasciate appassire al sole e poi aggiunte al naturale, e mosto di Nero Buono di Marco Carpineti. Il lievito madre nasce da uva fermentata e farina… ci vogliono nove ore di attesa, nove ore per far respirare l’impasto, per farlo crescere nel modo giusto. È un lievitato che non ha fretta: ascolta il tempo. Lo guardo, lo osservo. La superficie è di un colore scuro, elegante, quasi “notturno”.. Quando lo apro con le mani, sento l’impasto cedere con una resistenza gentile, quasi affettuosa. La struttura è morbida, umida, vaporosa; i filamenti si allungano come fili d’oro, segno di una lievitazione viva. Al naso arriva subito il cacao fondente, profondo, seguito dal frutto rosso delle visciole e da quella nota vinoso-aromatica del mosto di Nero Buono che firma il carattere del dolce. Porto il primo morso alle labbra. Al palato è un viaggio: scuro, succoso, pulsante. Una morsa che ti avvolge e si allunga, come solo un grande lievitato — soprattutto un Campione del Mondo 2022, categoria Innovative — sa fare. Tiziana sorride mentre si avvicina con una fetta che brilla alla luce naturale del laboratorio. Questa è Divina Mi dice con quell’orgoglio che non ha bisogno di essere alzato di tono. È stata premiata come campione assoluto 2023. È il primo grande lievitato al mondo con frutta fresca al suo interno. Uva fresca di Moscato raccolta a fine vendemmia da M di Trama, cioccolata monorigine Ecuador 70%, e un lievito madre speciale: nasce dai lieviti recuperati durante la sboccatura del Kius di Carpineti. Lo filtriamo in un panno di lino e lo accudiamo come un figlio Prendo la fetta tra le mani: è morbida, soffice, quasi pulsante.
Quando la spezzo, l’aroma è un’onda: vendemmia, cacao, fermenti vivi, una freschezza che sorprende. Al primo assaggio sento subito l’uva fresca—succosa, luminosa, quasi croccante—che incontra il cioccolato, profondo e fine. La pasta è vaporosa, setosa, con una dolcezza naturale che non stanca. Il gusto si apre, respira, cambia: è un lievitato elegante, pulito, moderno. Una piccola architettura di equilibrio.   È davvero… divina. Tiziana porge un piattino e sopra c’è una fetta che mi porge con delicatezza, come si fa con le cose preziose. Questo è Enea mi dice con quel suo sorriso che sa di casa e mestiere. Uva Bellone di Carpineti: prima la facciamo appassire, poi la lasciamo seccare lentamente. Quando è pronta la rigeneriamo nel Kius e la aggiungiamo all’impasto. E alla fine lo siringhiamo con il Ludum, il passito. Annoto tutto mentre la guardo: nei suoi gesti c’è una cura antica, un rispetto quasi rituale. Prendo la fetta, la spezzo.
La pasta è chiara, profumata, quasi dorata. Al morso è un racconto d’uva e di sole:
– dolcezza nitida, mai stucchevole;
– profondità del Bellone, che rimane lunga, precisa;
– armonia che avvolge senza pesare. È un lievitato che non invade: accompagna, accarezza, resta presente ma leggero.
Un equilibrio raro. Tiziana sorride e mi dice ora la degustazione la finisci con Pan Cora. Tiziana mi conduce verso una mensola e mi mostra con orgoglio gli stampi di terracotta. Li realizza Martino Antocchi dice accarezzandone uno con delicatezza. È un maestro artigiano, usa la terra locale, la modella a mano, uno per uno. Ogni stampo respira come se avesse una vita propria. Poi sorride, quasi a introdurre un segreto. Cora era l’antico nome di Cori. Questo dolce è un omaggio alla nostra terra. Mi elenca gli ingredienti mentre io annoto: olio extravergine di Itrana, Bellone, mosto di Bellone, fichi datterini, noci, scorza d’arancia, cannella. Quando porto il Pan Cora al naso, prima ancora di assaggiarlo, sento un profumo caldo, mediterraneo, quasi contadino. E al morso arriva tutto: la dolcezza dei fichi, la profondità del mosto, la nota calda della cannella. Un dolce che non racconta solo un territorio—lo parla. Quando lo assaggio, la pasta è più rustica, più materica:
– il fico datterino porta calore;
– le noci danno ritmo;
– l’olio di Itrana abbraccia tutto con eleganza;
– la scorza d’arancia alza la voce al momento giusto;
– la cannella chiude il discorso con una nota antica. È un dolce che parla in dialetto, senza formalità.
Un lievitato che sembra raccontare una storia davanti al camino. Tiziana mi dice  che la linea dei lievitati  che ho gustato si chiama Zara, antico nome greco che significa “Rosa”. I tagli applicati ai lievitati prima della cottura ricordano infatti la corolla di un fiore che sta per aprirsi. Poi arrivano due confezioni di biscotti. Nocciolotti – bastoncini al vino bianco Bellone, granella di nocciole tostate IGP dell’Alta Tuscia, olio extravergine d’oliva. Croccanti, fragranti, aromatici. Coresotti – ciambelline al vino rosso Nero Buono, scaglie di cioccolato fondente e cannella. Rustici, eleganti, perfetti con un calice invernale. La mattina finisce così: io, Tiziana e Andrea davanti a un tavolo pieno di dolci e di storie. Saluto con la bocca ancora sporca di zucchero e con la sensazione di aver attraversato un luogo che non è solo un laboratorio, ma un modo di stare al mondo. Porto via un pensiero: La dolcezza, quando è fatta bene, non resta in bocca. Resta nella memoria. Roberto Silvio De Pascale Mi trovi su Instagram come unpuglieseinterrapontina Il buon vivere      
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Convivum Reinassance. L'evento internazionale dedicato al vino biondinamico per la prima volta a Roma Arrow Right Top Bg

13 Gennaio, 2026

Convivum Renaissance. L'evento internazionale dedicato al vino biondinamico per la prima volta a Roma

  Lunedì 19 gennaio 2026, presso il Garum – Museo della Cucina, debutta nella Capitale l’evento internazionale dedicato al vino biodinamico organizzato da Renaissance des Appellations, l’organizzazione fondata dal pioniere della biodinamica in Europa, Nicolas Joly.  Inoltre, a partire da venerdì 16 gennaio e fino a lunedì 19 gennaio, il pubblico potrà vivere l’atmosfera di Convivium Renaissance anche grazie ad una serie di appuntamenti OFF organizzati in celebri locali romani Roma accoglie un appuntamento di rilievo assoluto per il mondo del vino e biodinamico: Convivium Renaissance, l’evento firmato Renaissance des Appellations – Italia, si terrà lunedì 19 gennaio 2026 negli spazi di Garum al Circo Massimo. Dalle ore 12:00 alle ore 19:00, la Capitale diventerà il punto d’incontro di sessanta vignaioli provenienti da tutto il mondo, professionisti del settore e operatori horeca, chiamati a condividere visioni, esperienze e un approccio alla viticoltura fondato su autenticità e rispetto dei territori. Organizzatori dell’evento sono Lorenzo Macinanti e Giulia Arimattei di Vini Selvaggi e Solovino: due realtà profondamente radicate nella diffusione della cultura del vino basata su autenticità, territorio e sostenibilità. A partire da venerdì 16 gennaio, anche il pubblico potrà partecipare a una serie di appuntamenti OFF, ospitati in diversi locali romani, che accompagneranno Convivium Renaissance fino alla giornata conclusiva. Si tratta di momenti informali e conviviali, pensati per creare occasioni di incontro diretto tra vignaioli e appassionati, attraverso degustazioni, pranzi e cene. Cosa è Renaissance des Appellations Fondata da Nicolas Joly, pioniere della biodinamica in Europa, Renaissance des Appellations nasce con l’obiettivo di tutelare l’integrità del vino e di valorizzare la sua capacità di esprimere in modo autentico il territorio d’origine. L’associazione riunisce produttori che seguono disciplinari rigorosi, basati su pratiche agricole rispettose dei cicli naturali e su interventi in cantina ridotti al minimo, affinché il vino possa manifestarsi senza artifici, scorciatoie o standardizzazioni. Nel corso degli anni Renaissance des Appellations è diventata un riferimento internazionale per tutti coloro che credono in un approccio etico alla viticoltura, promuovendo il confronto tra vignaioli, la divulgazione scientifica e la consapevolezza del pubblico. Convivium Renaissance rappresenta una delle sue tappe più significative: un luogo di incontro in cui storia, metodo e sensibilità si intrecciano per raccontare cosa significa oggi produrre vino in modo responsabile. Questo evento rappresenta un’occasione unica per approfondire il mondo della viticoltura biodinamica e incontrare alcuni tra i più autorevoli interpreti della scena internazionale. L’evento è riservato agli operatori horeca. La partecipazione è gratuita, con un massimo di due accrediti per attività. L’accesso sarà consentito esclusivamente previa registrazione e conferma via email. Per richiedere l’accredito compilare il form presente al seguente link: http://renaissance-italia.it/convivium-renaissance/ Gli OFF di Convivium aperti al pubblico Dal 16 al 19 gennaio il pubblico avrà la possibilità di partecipare attivamente all’atmosfera di Convivium Renaissance attraverso una serie di appuntamenti OFF aperti e accessibili, pensati come momenti di incontro diretto tra vignaioli e appassionati. Un’occasione unica per avvicinarsi al mondo della viticoltura biodinamica in modo spontaneo e conviviale, attraverso degustazioni, pranzi e cene ospitati da alcuni noti locali della Capitale. Gli appuntamenti OFF si svolgeranno venerdì 16 gennaio presso Ruvido, sabato 17 gennaio presso Solovino, Vigneto, Il Sorpasso, Peccati, Retrobottega, Fischio, La Latteria Trastevere e KKY Alimenti continueranno domenica 18 gennaio da Lento e Vinificio, per concludersi lunedì 19 gennaio da Santo Palato, Da Cesare al Casaletto e Angolo Divino. Tutti gli appuntamenti OFF sono aperti al pubblico. Per informazioni su orari, modalità di partecipazione e formule previste (degustazioni, pranzi o cene), è necessario contattare direttamente i singoli locali. L’evento del 19 gennaio al Garum è riservato agli operatori HoReCa, la richiesta accredito a questo link: https://renaissance-italia.it/convivium-renaissance/   Convivium Renaissance c/o Garum Via dei Cerchi, 87 – 00186 Roma Lunedì 19 gennaio dalle 12.00 alle 19.00   La Redazione
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Vinolok®: chiusure in vetro eleganti e sostenibili per il vino Arrow Right Top Bg

13 Gennaio, 2026

Vinolok®: chiusure in vetro eleganti e sostenibili per il vino

  Certificate UE PPWR 2030, 70% vetro locale riciclato, distribuite da Amorim Italia Vinolok®, leader mondiale chiusure vetro da oltre 20 anni (Repubblica Ceca), unisce design raffinato, inertià chimica per preservare vino e sostenibilità circolare: riciclabile infinito, riduce 20% emissioni atmosferiche, 50% idriche vs vetro vergine. Oltre 70% materie prime entro 40 km fornace; blister PET 80% riciclato, pallet riutilizzabili. Certificazioni Riciclabilità Certificata CERTIFY per Regolamento UE PPWR 2030: Classic Collection trasparente classe A, rosa classe B; anticipo conformità riduce rischi normativi/costi per produttori. Upcycling vetro/componenti in design funzionale; entro 2030 + vetro riciclato. In Italia distribuita Amorim Cork Italia (+39 0438 394971). Prestazioni Enologiche Vetro inerte preserva aroma/struttura vino; misure per colli 17,5-23 mm (Classic Collection). Mission: packaging iconico oltre funzionalità, per brand premium. La Redazione
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La Compagnie-Camparino: brindisi Epifania a 10.000 m su MXP-NYC Arrow Right Top Bg

12 Gennaio, 2026

La Compagnie-Camparino: brindisi Epifania a 10.000 m su MXP-NYC

  Sakura per i buoni, Compadre per i “cattivi”: mixology esclusiva con Tommaso e Cristina   La Compagnie, compagnia aerea francese 100% Business Class, ha salutato l’Epifania 2026 con cocktail esclusivi Camparino in Galleria sul volo Milano Malpensa-New York Newark. Sakura (tè Ceylon-Sakura floreale-speziato per i “buoni”) e Compadre (Campari-Mezcal Montelobos Espadin-Chinotto-vermouth rosso-lime kaffir-agave-Angostura per i “cattivi”) serviti da mixologist Tommaso Cecca-Cristina Bedai. Ricette Cocktail Sakura: infusione tè Ceylon-Sakura floreale, acqua aromatica, speziato sottile; elegante per grazia/stile.
Compadre: Campari + Mezcal Montelobos Espadin (fumoso), Chinotto Liqueur Quaglia (amaro-agrumato), vermouth rosso 1757 (dolce-speziato), lime kaffir, sciroppo agave, Angostura; audace/caratteristico. Compagnia Aerea Lanciata 2014, opera MXP-EWR, CDG-ORLY-EWR, stagionale NCE; flotta A321neo (76 letti flat, Wi-Fi gratis, menu chef FR/US/IT). Prenotazioni lacompagnie.com o +39 02 87213421. La Redazione
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Evoluzione Naturale 2026: il vino artigianale tra mercato, territori e nuove prospettive Arrow Right Top Bg

12 Gennaio, 2026

Evoluzione Naturale 2026: il vino artigianale tra mercato, territori e nuove prospettive

  A Grottaglie (TA) produttori italiani ed europei si incontrano per raccontare mercato, territori e viticoltura artigianale Grottaglie (TA), 25–26 gennaio 2026 – Torna con la sua 7ª edizione “Evoluzione Naturale”, la manifestazione dedicata al vino artigianale e naturale che, negli anni, si è affermata come uno degli appuntamenti più rilevanti nel Sud Italia per il dialogo tra produttori, operatori del settore e stampa specializzata wine e food. L’edizione 2026, ospitata come di consueto negli spazi dell’Antico Convento dei Cappuccini di Grottaglie, propone due giornate di banchi d’assaggio, incontri e degustazioni guidate, con un taglio rinnovato che mette al centro non solo il vino, ma il contesto economico, culturale e umano in cui oggi viene prodotto, distribuito e raccontato. Cuore pulsante della manifestazione saranno i banchi d’assaggio, con circa 60 produttori provenienti da tutta Italia e da diversi Paesi europei. Una selezione che restituisce una fotografia ampia e articolata del vino artigianale contemporaneo, tra identità territoriali, approcci agricoli differenti e interpretazioni personali della vinificazione naturale. Per l’Italia saranno rappresentate numerose regioni, tra cui Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Trentino-Alto Adige e Veneto. Accanto a queste, una significativa presenza internazionale porterà a Grottaglie produttori da Austria, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Francia, Germania, Portogallo e Ungheria, offrendo uno sguardo comparato sulle diverse declinazioni europee del vino artigianale. I banchi d’assaggio diventano così uno spazio di incontro diretto con i vignaioli, pensato per favorire il confronto professionale, la conoscenza dei territori e una degustazione consapevole, lontana dalle logiche puramente commerciali. Tra le principali novità concettuali dell’edizione 2026, il workshop “Sguardi sul mercato del vino” rappresenta un momento di riflessione approfondita su una fase storica complessa per il settore. Dopo anni di crescita continua, il vino artigianale si confronta oggi con un rallentamento che apre interrogativi ma anche nuove possibilità. Non un tavolo di soluzioni preconfezionate, ma uno spazio di ascolto e analisi basato su esperienze dirette, sensibilità e osservazione del mercato reale. Accanto al dibattito, Evoluzione Naturale 2026 propone la degustazione guidata “Mille Metri”, dedicata alla viticoltura d’altitudine. Un percorso sensoriale e culturale che esplora il concetto di verticalità: non solo altitudine, ma pendenza, luce, aria rarefatta, suoli difficili e lavoro agricolo estremo. In degustazione sei vini artigianali provenienti dalle zone montane più impervie d’Europa, per indagare come l’altitudine influisca su profili aromatici, acidità, struttura e longevità, e su come il gesto del vignaiolo cambi radicalmente in contesti così complessi. La manifestazione sarà anticipata, sabato 24 gennaio, da un Fuori Salone diffuso in locali selezionati di Grottaglie e dintorni. Un momento informale che rafforza il legame tra evento e territorio, offrendo occasioni di incontro diretto con i produttori e prime degustazioni in un contesto conviviale. Con l’edizione 2026, Evoluzione Naturale consolida la propria identità di evento culturale prima ancora che fieristico, capace di interrogarsi criticamente sul presente del vino artigianale, senza nostalgie né semplificazioni. Un luogo dove il vino diventa strumento di racconto del lavoro agricolo, delle dinamiche di mercato e delle trasformazioni in atto nel mondo del food & wine.   Info evento Evoluzione Naturale – 7ª Edizione Grottaglie (TA), Antico Convento dei Cappuccini 25–26 gennaio 2026 evoluzionenaturale.org   Ufficio stampa – Evoluzione Naturale Per accrediti stampa, interviste e materiali: press.evoluzionenaturale@gmail.com   La Redazione
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Sacrificio Arrow Right Top Bg

12 Gennaio, 2026

Sacrificio

  Ciò che accade ogni giorno e ciò che ritorna ogni giorno: il banale, il quotidiano, l’ovvio, il comune, l’ordinario, l’infra-ordinario, il rumore di fondo, il consueto. Come possiamo spiegarlo, come possiamo metterlo in discussione, come possiamo descriverlo?. G. Perec Ci sono momenti nella vita in cui vorrei essere più adatto con le parole. Momenti in cui dovremmo essere più bravi, più intelligenti, più riposati, più belli…ma si sa che nella vita le cose accadono all’improvviso e c’è bisogno semplicemente di esserci e di esserci con le persone giuste. Il tempo ha questa strana capacità di sfidarci. Non si ferma, non ci aspetta, non ci concede la possibilità di presentarci nella nostra versione ideale. Ci travolge con il suo scandire, e noi restiamo lì, a volte impreparati, a volte disarmati. Fermati attimo, sei bello! esclamava il Faust di Goethe per indicare quella voglia, irrefrenabile, irreprensibile di fermare i momenti felici, quelli che abbiamo atteso e sognato, quelli che ci piacciono, quei momenti che vorremmo non finissero mai e invece vengono trascinati dal flusso inesorabile del tempo che li porta chissà dove lasciandoci solo il ricordo che abbiamo di loro. Uno scorrere unidirezionale rispetto al quale non abbiamo nessun potere e che ci rivela tutta la nostra limitatezza. Non la pensava così Sant’Agostino per il quale invece il tempo non scorre perché noi siamo sempre legati al presente e mai al passato che viviamo come ricordo e mai al futuro che viviamo come progettualità. È il nostro animo a misurare il tempo. Ognuno di noi ha il proprio orologio interiore. La nostra percezione di una durata non dipende solo dall’unità di misura usata dal cervello per stimare il tempo passato. È decisiva anche la misura dell’attenzione che prestiamo a un certo evento. Se la coscienza si occupa nello stesso tempo anche di altre cose noi sottostimiamo il tempo trascorso; se invece siamo del tutto presenti i secondi si dilatano, Stefan Klei Eppure, a pensarci bene, è proprio questo che rende il tempo così profondamente umano: l’imprevedibilità. Ci mostra che non esiste un momento perfetto, che non esiste la condizione ideale per essere all’altezza della vita. Ci sono solo attimi che accadono all’improvviso, e in quei frammenti ciò che realmente conta non è essere impeccabili, ma esserci. Il tempo non premia la perfezione, premia la presenza. Premia quei gesti semplici ma autentici, una parola detta con esitazione, uno sguardo che colma silenzi, una vicinanza offerta anche quando ci sentiamo fragili. E, forse, la lezione più preziosa che il tempo ci regala è proprio questa: che nella vita c’è bisogno semplicemente di esserci e di esserci con le persone giuste. Roma Nord, Monte Mario Vecchia, una piazzetta che fino a pochi anni fa non era indicata nelle mappe. Appariva solo a chi aveva ancora l’orecchio per ascoltare le storie, quelle che non si leggono sulle etichette ma che sopravvivono tra le fibre del legno, tra le venature delle botti dimenticate. Il vicolo inizia con un arco consumato e procede in leggera discesa, impregnato di un profumo che ricorda la pioggia d’autunno in piena estate. Alla fine della strada, tra antiche serrande di un mercato rionale e un portone scolorito, c’è una bottega che sembra sospesa tra epoche diverse, come un segreto tramandato tra gourmand e viandanti, eppure, chi la oltrepassa viene accolto da un calore che non appartiene né al presente né al passato: La Drogheria Alesse. La porta, cigolante come un vecchio torchio, si apre su un mondo che non appartiene più al tempo. Gli scaffali sono un mosaico di colori: sacchi di legumi come pietre preziose, barattoli di spezie che brillano come polvere d’oro, tè profumati che sembrano raccontare mondi perduti. Ma è il profumo del vino a conquistare chi entra: un aroma che cambia con le stagioni, come se la Drogheria respirasse insieme alle vigne del mondo.  Ma ciò che rende speciale questo luogo non sono gli oggetti: sono le storie. Si dice che, tra i suoi muri, il vino parli. Non il vino in bottiglia, no: il vino dei racconti, quello che il tempo ha provato a cancellare, ma che qualcuno ha deciso di conservare come si fa con le cose più preziose. Ogni sera, all’ora in cui le cucine di Roma iniziano a sussurrare, Paolo il titolare della Drogheria, colui che sa distinguere un Metodo Classico da uno Metodo Martinotti solo dal suono del tappo, appare dal retro con una piccola cassa di legno. Dentro, bottiglie che non si trovano più, raccolte nei decenni come reliquie gastronomiche. Tra queste Trento DOC Madonna Delle Vittorie. Uno spumante che racconta una storia di tempo lento, di Sacrificio quotidiano e di un territorio che non concede nulla senza impegno. Un vino che non nasce semplicemente in cantina, ma prende forma molto prima, nel silenzio dei filari, nel freddo che punge le mani e nella pazienza di chi sa aspettare. Siamo ad Arco, all’estremo nord del Garda trentino, dove il lago mitiga le temperature ma la montagna impone il suo ritmo severo. Qui la viticoltura non è mai stata facile. I pendii richiedono lavoro manuale, le rese sono contenute, ogni scelta agronomica pesa sul risultato finale. Eppure, è proprio in questa fatica che nasce l’identità del vino. Il tempo è il primo grande protagonista. Tempo che scorre tra una vendemmia e l’altra, tempo che matura le uve Chardonnay e Pinot Nero, tempo che affina il vino sui lieviti secondo il Metodo Classico, senza scorciatoie. Le lunghe soste in bottiglia non sono un vezzo stilistico, ma una necessità: servono a dare profondità, complessità, quella trama fine di bollicine che accarezza il palato senza mai aggredirlo. Il sacrificio, invece, è quello umano. È nella vendemmia spesso anticipata per preservare acidità e freschezza, nella selezione dei grappoli, nella rinuncia alla quantità a favore della qualità. È una scelta agricola e culturale: produrre meno, ma produrre meglio. In questo senso Madonna delle Vittorie non è solo una cantina, ma una filosofia produttiva che guarda alla sostenibilità e al rispetto del ciclo naturale. Nel calice, il Trento DOC Madonna delle Vittorie si esprime con eleganza misurata. Profumi di mela matura, agrumi, crosta di pane e leggere note di nocciola raccontano l’affinamento sui lieviti. Al sorso è verticale, teso, con una freschezza che richiama il clima alpino e una sapidità che sembra portare con sé l’eco del lago. Non cerca l’opulenza, ma equilibrio. Il Trento DOC Madonna delle Vittorie non urla mai. Parla sottovoce, come fanno le cose autentiche. Racconta che il tempo non è un nemico da battere, ma un alleato da rispettare. E che il Sacrificio, quando è guidato dalla passione, può trasformarsi in bellezza liquida. Mentre il nostro bicchiere si svuota, tra un assaggio e l’altro, Paolo racconta di vigneti scomparsi, di vendemmiatori che cantavano sotto cieli che oggi non ricordiamo più, di amori nati tra filari di uva matura e finiti davanti ad un fuoco ardente, di temporali che profumava di mosto. Ogni parola sembra riempire il locale di una luce liquida, come se il tempo stesso stesse assaggiando quei ricordi. Ascoltando in silenzio, chiudendo gli occhi e tenendo il calice tra le mani come un talismano, abbiamo la totale consapevolezza che, fuori da quelle mura, il tempo corra troppo veloce. Ma qui, alla Drogheria Alesse, accade sempre qualcosa di prodigioso: il tempo rallenta, si aggroviglia, si dimenticava di andare avanti. Quella sera, mentre la luna sembrava essersi posata sui tetti, Paolo disse: Le storie del vino non si perdono davvero. Si spostano. Cercano chi vuole ascoltarle. Poi ci guardò, come si guarda un portone che si chiude che però resta sempre socchiuso. Da quel momento, chiunque di noi entrerà nuovamente nella Drogheria Alesse avvertirà la stessa sensazione: come se stesse partecipando a un rito antico, un luogo in cui i racconti non sono solo narrati, ma respirati. Un posto dove il tempo non passa: si lasciava degustare. Un tempo che scorre, come un Sacrificio. Ma quando siamo accanto alle persone giuste, si ferma. Diventa spazio. Diventa casa. Diventa vita vissuta davvero.   LA PROPOSTA DELL’ENOTECA Alla mescita presenti 14 prodotti: Francesi (Champagne e Cremant) e Italiani (Trento DOC, Franciacorta e Prosecco). Vini fermi Italiani Bianchi, Rossi e Rosati.   Marco Sargentini – Riflessioni Enologiche di un viaggiatore diVino
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11 Gennaio, 2026

Emozioni e scoperte indelebili del mio 2025 enologico

Memorie di un anno tra passione, territori e grandi assaggi Il 2025 si è appena concluso e, voltandomi indietro, sento ancora addosso il calore dei racconti e la persistenza di certi sorsi che hanno reso questo anno indimenticabile. È stato un viaggio lungo dodici mesi, un percorso arricchente che mi ha vista protagonista tra i banchi del Vinitaly, immersa nell'eleganza di Eccellenze di Toscana, circondata dall'energia pura dei vignaioli del FIVI e rapita dalle vette del Trento DOC.
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Umbria Top annuncia la presenza a Vinitaly 2026 Arrow Right Top Bg

11 Gennaio, 2026

Umbria Top annuncia la presenza a Vinitaly 2026

  Dal 12 al 15 aprile 2026 la cooperativa delle cantine umbre attende i visitatori al Padiglione D, con il concept di quest’anno “Umbria: Stili di Vite”   Umbria Top annuncia ufficialmente la propria partecipazione a Vinitaly 2026, in programma a Verona dal 12 al 15 aprile 2026. La cooperativa ha ottenuto l’assegnazione del Padiglione D, che ospiterà il nuovo spazio espositivo dedicato alle eccellenze vitivinicole umbre con uno spazio interamente dedicato alla Regione. Sono circa 40 le aziende produttrici di vino umbro già confermate per l’edizione 2026, a testimonianza del rinnovato interesse verso il progetto di una Umbria presente in modo forte e coeso in uno degli appuntamenti di maggior respiro a livello internazionale. Come di consueto, la presenza regionale a Vinitaly sarà accompagnata da un articolato programma di animazioni, approfondimenti, degustazioni guidate e incontri professionali, pensato per sostenere e rafforzare la presenza sia culturale, che enoturistica che commerciale delle aziende socie espositrici.   l’Assessora Regionale all’Agricoltura e Turismo, Simona Meloni. Per l’Umbria, valorizzare un comparto fondamentale come quello del vino è essenziale, e intendiamo difenderlo e promuoverlo sempre di più attraverso politiche pubbliche che guardino anche all’apertura di nuovi mercati. Abbiamo lavorato duramente in questi mesi, insieme alla cooperativa Umbria Top Wines, per dare all’Umbria l’opportunità di andare oltre criticità e le incertezze e aprire una nuova fase, in cui sperimentare una formula che siamo certi saprà valorizzare ancor di più la nostra ricchezza enologica, la nostra identità gastronomica oltre che l’offerta culturale e turistica. Il nuovo padiglione sarà un luogo vibrante, ricco di esperienze, dove i visitatori potranno scoprire non solo i nostri stili di “vite” e di “vita”, ma anche godere di uno spazio che saprà raccontare la passione per il vino e quella per la terra.   Quest’anno il tema della presenza umbra a Vinitaly sarà “Umbria: Stili di Vite”, che racconta l’anima profonda della regione attraverso le numerose tipologie di vini che nascono dal Cuore Verde d’Italia, dove la cultura della vite e del vino si intreccia a uno stile di vita autentico e definisce una strategia di valorizzazione integrata ad un modello di sviluppo fondato su sostenibilità, qualità delle produzioni, espressione di un’arte del vivere che da secoli distingue l’Umbria.   Massimo Sepiacci, Presidente di Umbria Top Wines Vinitaly è un appuntamento imperdibile per i nostri soci e siamo fiduciosi che, anche quest’anno, grazie a una proposta espositiva rinnovata, la partecipazione umbra saprà ottenere risultati importanti e confermare il successo riscontrato nelle edizioni precedenti. La collaborazione positiva e costante con le istituzioni regionali rappresenta per Umbria Top un valore fondamentale e il lavoro condiviso svolto in questi anni ci ha permesso di costruire una presenza sempre più strutturata e riconoscibile a Vinitaly. In questo solco, continuiamo a lavorare per una progettazione costruttiva e integrata con le istituzioni e tutti i produttori soci.   Oltre all’immancabile appuntamento del Vinitaly, Umbria Top prosegue il proprio impegno nella promozione e valorizzazione del vino umbro con il supporto della Regione Umbria, attraverso un programma di interventi che interesserà l’intero anno 2026 e un piano di sostegno promozionale di carattere pluriennale che opererà grazie a fondi ministeriali ed europei, dedicato al comparto vitivinicolo regionale, riconosciuto quale elemento identitario e strategico per lo sviluppo economico del territorio.   La Redazione    
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