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8 Luglio, 2025

Cordero San Giorgio. Dal Nebbiolo al Pinot Nero: un gioco di passioni che diventano progetti

Dal Nebbiolo al Pinot Nero è un attimo. Questi due vitigni dallo stesso  carattere,, dalla stessa difficoltà nel domarli, sono la sfida che ogni enologo vorrebbe affrontare! La  cura che ci vuole in ogni fase di vinificazione, la similitudine nella trasparenza del colore e l’eleganza del risultato finale rendono i due gemelli molto affascinanti, e per questo motivo, la famiglia Cordero, di origine Langhetta, dopo aver vinto per anni la sfida col Nebbiolo, sceglie come nuovo orizzonte quello di produrre Pinot Nero in Oltrepò Pavese.   Il progetto Un’ azienda giovane, dei tre giovani fratelli: Lorenzo, Caterina e Francesco, figli d’arte del noto Mario Cordero, titolare ed enologo della storica azienda di Barolo, la Vietti Continuano a definirlo progetto nuovo anche se l’acquisto della tenuta è avvenuto nel 2019. La combinazione fra le idee dei tre giovani e la versatilità del vitigno diventa una combinazione perfetta per esplorare nuovi orizzonti enologici ad ogni vendemmia. Negli anni precedenti all’acquisto, Lorenzo (enologo) stava “giocando” col Pinot Nero, in giro per il mondo. In Oregon, Francia e Nuova Zelanda ne approfondisce lo studio del e se ne appassiona. L’ Oltrepò frullava nei pensieri della famiglia Cordero, essendo la zona numero uno in Italia per la produzione di Pinot Nero. Proprio qui infatti nasce il primo spumante metodo classico prodotto con questa uva, ad opera del conte Vistarino che capì le similitudini del terroir con la zona della champagne e fu pioniere di questa avventura, trapiantando barbatelle di origine francese nei territori oltre padani. E sempre in questa zona troviamo grandi espressioni di Pinot Nero vinificati in rosso. Podere San Giorgio Amore a prima vista, per diverse ragioni: i trova su un “panettone” di 22 ettari in corpo unico (come loro amano definire questa collina), di cui 20 a coltura a vigneto e 2 ettari di un bellissimo bosco che ne fa da cornice, nella prima fascia collinare di Santa Giuletta, a circa 250 metri slm, in provincia di Pavia e la coincidenza vuole che la proprietà si trovasse in una zona denominata proprio come la loro zona di origine: San Giorgio! La cantina fondata nel 1978 dalla famiglia Perdomini, ha sede in un antico podere che risale al XVI secolo. Il palazzo è noto per la sua torre, simbolo di una tradizione vitivinicola e la proprietà e circondata dai vigneti tutti in corpo unico. Alle coincidenze non si comanda e nemmeno alla splendida vista che si gode dal “panettone”. La famiglia Cordero si trasferisce dunque in Lombardia e diventa Cordero San Giorgio! San Giorgio è anche il guerriero che combatte i draghi, le sfide della vita. Nelle bellissime etichette troviamo San Giorgio più piccolo del drago proprio ad indicare che questa sfida nel domare un nuovo vitigno, sarà difficoltosa, ma con la passione verrà superata! Ogni nome rappresenta un drago di varie mitologie con un’identità estetica elegante e riconoscibile, rivolta a un pubblico appassionato e consapevole. Qui si coltivano oltre al Pinot Nero, anche Pinot Grigio, Barbera, Chardonnay e Croatina. Filosofia Cru centrica e salvaguardia del territorio Questa azienda ha un grande patrimonio in termini di viti con 35 anni di età media. Un patrimonio del quale ha deciso di studiarne le diverse sfaccettature attraverso la parcellizzazione in modo da vinificare separatamente ogni vigna. Non ci sono menzioni geografiche specifiche ma possiamo tranquillamente parlare di “Cru” per via della suddivisione di ogni vigna in base al tipo di terreno, esposizione, ventilazione e altitudine. In questa area troviamo terreno argilloso calacareo o limoso sabbioso. La menzione di azienda biologica è stata riconosciuta nel 2020. Quindi la prima vera vendemmia Cordero è di questo anno, dove tutte le lavorazioni sono state fatte in base alle scelte della nuova proprietà. I vini ottenuti sono artigianali e con un forte orientamento alla qualità. Selezione manuale delle uve,  refrigerazione per una notte di ogni singolo “Cru” e successiva vinificazione separata, utilizzo di vari contenitori e sperimentazione per ogni tipologia di uva, donano grande carattere ai vini, eleganza e originalità. Il “Cru centrismo” riguarda anche la metodologia di vinificazione. Ogni parcella viene vendemmiata manualmente, con scelta dei grappoli e successivamente vinificata separatamente. Dopo la prima cernita dei grappoli, si effettua una seconda selezione su pedana vibrante. La massa scelta viene refrigerata per una notte e successivamente posta nel contenitore desiderato per quella parcella. E’ nella “sala giochi” che avviene la magia!       Diversi i tipi di contenitori utilizzati per vinificazione e affinamento. Dalla classica barrique, tendenzialmente di secondo passaggio e più, troviamo la demi mude (a doppio spessore rispetto alla barrique e di dimensioni leggermente più grandi), l’ anfora, l’ovetto di ceramica e la bellissima e tipicamente piemontese, Ovalina rovesciata E’ qui che si sperimenta per donare quel carattere docile e originale ai vini dell’ azienda Cordero San Giorgio.   I Vini Ovviamente il Focus è il Pinot Nero, con quattro interpretazioni differenti in vinificazione in rosso e lo spumante metodo classico. “Tiamat” Pinot Nero da terreno argilloso. Le parcelle vengono raccolte e vinificate separatamente in acciaio. Il 10 % delle uve vinifica a grappolo intero. La fermentazione  malolattica avviene in acciaio. Questa versione “giovane” rappresenta appieno ciò che è il vitigno: fragolina di bosco, succo di lampone avvolto in una culla di pepe nero appena accennato, dalla verticalità pronunciata e piacevole. Servito fresco è un vino che non può mancare nelle serate estive, sia come aperitivo servito con salumi, sia in un abbinamento più attuale, alla moda salentina, con piatti di pesce in salsa di pomodoro.   “Partù, Pinot Nero Riserva” Pinot nero. Stessa vinificazione, mentre la malolattica avviene in barrique. Due interpretazioni. Il fresco e di corpo leggero “Tiamat” è adatto ad aperitivi o abbinamento con antipasti di salumi o piatti di pesce con salse. “Partù”, dal tannino più evidente, è avvolgente al palato e con nota minerale finale. Ben bilanciato ed equilibrato è un Pinot nero pronto da bere, con carattere suadente. Anche con un risotto ai frutti di mare o formaggi semi stagionati. Sg 67 Pinot Nero “San Giorgio ’67” sta ad indicare l’ età del vigneto, impiantato nel 1967, con esposizione a Sud -Ovest e terreno argilloso calcareo. Le uve diraspate ma non pigiate vengono sottoposte a macerazione pre-fermentativa  a freddo e successiva fermentazione in vasche d’acciaio con continui rimontaggi. L’affinamento avviene 9 mesi in barriques di rovere francese e successivi 9 mesi in botte grande. A seguire un riposo di 18 mesi in bottiglia prima della commercializzazione. Al naso è intenso e complesso. Al Palato si presenta  con un frutto pieno di mirtillo nero e cassis e il tannino avvolgente che lo rendono un vino corposo . Balsamico ed erbaceo rappresenta in tutte le sue caratteristiche un tipico Pinot Nero dell’ Oltrepò Pavese. Il mio preferito. Da lungo invecchiamento diventa vino da meditazione, grazie alle sue note spiccatamente balsamiche.  Nella sua austerità giovanile va abbinato a carni elaborate o selvaggina o formaggi di media stagionatura. V18 Pinot Nero Da vigne più giovani, con esposizione nord-est e suolo limo-sabbioso. Da una foto fatta dal drone, con vista dall’ alto si vede come disegnata, una grossa V. Da qui il nome del secondo cru di punta dell’ azienda. Il metodo di vinificazione per “V18” è il medesimo del “SG 67”. Proprio a voler rimarcare  la differenza di terroir nel calice. Il naso è intenso di violetta, frutti rossi e lieve speziatura e sottobosco. Al palato gioca sulla freschezza con sentori di mirtillo nero, radici amare e rabarbaro e dal tannino setoso. Studiato per essere pronto da bere ma adatto all’ invecchiamento. Grazie alla sua freschezza si abbina a pesci grassi o primi di selvaggina. Metodo Classico Cordero San Giorgio Inizialmente l’azienda voleva puntare solo sui vini rossi, ma lo spumante  Metodo Classico Oltrepò Pavese non poteva mancare. Prodotto dalle uve raccolte nella vigna presa in affitto dal 2020,  a Rocca De Giorgi, a 450 metri sul livello del mare, zona più vocata per la produzione di spumanti, “Millesimato”, di cui sono state prodotte solo poche bottiglie, è  già terminato. L’ invito è quello di recarvi in azienda e provarlo  in assaggio, non appena sarà pronto il nuovo millesimo. Meglio ancora se inserito nella degustazione completa di tutte le versioni di questo vitigno, per scoprire un percorso davvero unico per l’ Oltrepò. Cosa bolle nel caveau? i nuovi metodo classico anche da uve Chardonnay. E gli altri vini di Cordero San Giorgio? Semplicemente cru dipendenti! Una bella scoperta il “Ramé” Pinot Grigio Ramato. Geniale il “Piasa”, rosato da croatina e una menzione particolare la dedico a “Rivone”, Chardonnay da vigne vecchie su terreno argilloso calcareo. La vigna vecchia si trova su un appezzamento di terreno molto scosceso con esposizione da Est a Sud-Ovest, e il bosco che lo protegge. Con questo Chardonnay il gioco si fa interessante. In parte vinificato in anfora ed in parte in  barriques ed in parte in ceramica. Naso intenso, con note di pesca matura, lievi spezie e balsamico. Il palato dalle mille sfaccettature sorprende per freschezza e finale leggermente sapido, dal gusto persistente e da buon   potenziale di invecchiamento. L’abbinamento si fa interessante con primi piatti di carni bianche e formaggi semistagionati. Cordero San Giorgio: valore aggiunto per l’Oltrepò Pavese. La “nuova” azienda Cordero San Giorgio, vede con occhi curiosi verso un futuro fatto di innovazione celebrando un vitigno nobile che spesso non lascia libere interpretazioni se non a chi accetta una sfida con passione e giocando per nuovi progetti. Rappresenta oggi una delle eccellenze enologiche italiane più apprezzate, sia in Italia che all’ estero. Un nuovo esempio per puntare sulla rinascita del Pinot Nero in Lombardia   A cura di Valeria Valdata Seguimi su Instagram su @valery_and_the_wine e sulla pagina Facebook @VallyWine Riccio Viticcio  
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7 Luglio, 2025

Enoturismo in Alto Adige: cosa fare d’estate tra cantine, natura e sport

  Tra le nuove proposte la Wine&Bike Alto Adige Collection, che unisce sapientemente cicloturismo ed enologia con otto tour tematici e più di 100 cantine coinvolte   L’Alto Adige non è solo una terra di paesaggi mozzafiato, ma anche patria di vini eccellenti e di esperienze enoturistiche uniche. Con l’estate, le dolci colline e i pendii soleggiati si trasformano in un mosaico di vigne e profumi: un invito a esplorare, gustare e lasciarsi ispirare. La novità per l’estate 2025 è la Wine&Bike Alto Adige Collection, un progetto realizzato dal Consorzio Vini Alto Adige in collaborazione con IDM Südtirol, che unisce cicloturismo ed enologia. Otto tour tematici, più di 100 cantine coinvolte, degustazioni, esperienze tra i vigneti e percorsi personalizzati consultabili tramite l’app Komoot. I percorsi hanno ognuno un tema particolare ed il turista può scegliere quello che preferisce: Vino & architettura lungo la Strada del Vino dell’Alto Adige; Tour del Pinot Bianco nell’Oltradige: da Caldaro ad Appiano; Sulle tracce di un grande classico dell’Alto Adige: le colline di Santa Maddalena; Dal Gewürztraminer al Pinot Nero: lungo la Strada del Vino dell’Alto Adige; Fascino mediterraneo: tra i vigneti della conca di Merano; La zona vinicola più settentrionale a sud delle Alpi: un tour in Valle Isarco; Un itinerario circolare in Val Venosta: aspra, secca, spettacolare; Castelli, vigneti e cantine prestigiose: lungo la Valle dell’Adige tra Bolzano e Merano. Il territorio vinicolo dell’Alto Adige offre ai ciclisti una rete ben articolata di piste ciclabili che attraversa tutta la regione e, inoltre, essendo una regione vinicola relativamente piccola, le distanze tra le zone di produzione, le cantine e i luoghi d’interesse sono brevi e facili da percorrere; gli itinerari sono adatti a tutti i livelli di preparazione fisica. Dall’applicazione Komoot si può facilmente accedere alla Wine&Bike Alto Adige Collection e scegliere il percorso che si preferisce. Per le esperienze in bicicletta c’è anche la possibilità di farsi guidare da uno dei Bike Wine Ambassador selezionati insieme all’Associazione Guide Mountain Bike Alto Adige: dei conoscitori del vino che accompagnano gli enoturisti in ciclo-tour personalizzati in tutte le aree vinicole dell’Alto Adige. Ad arricchire l’esperienza, la cucina locale propone piatti raffinati e autentici, perfettamente abbinati ai vini della regione. L’ospitalità incontra la cultura del vino e ogni anno viene celebrata con il Premio Alto Adige per la Cultura del Vino, attribuito a quelle realtà che sanno eccellere in capacità di abbinamento, selezione e servizio dei vini. Vivere l’enoturismo in Alto Adige significa abbracciare un viaggio lento e consapevole, dove ogni sorso racconta una storia. Qui il vino non si degusta solo a tavola: è cultura, paesaggio e architettura. Per scoprire l’anima autentica di questa regione si può camminare tra filari centenari, pedalare lungo itinerari panoramici e visitare cantine dal design sorprendente, dove tradizione e progetti innovativi si incontrano. Per scoprire ed essere sempre aggiornati sulle migliori esperienze enoturistiche e sugli appuntamenti enogastronomici in Alto Adige si può consultare il sito del Consorzio Vini Alto Adige www.vinialtoadige.com. La Redazione
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6 Luglio, 2025

Fondazione Giuseppe Olmo. Il valore della conoscenza condivisa

La Giornata Studio alla Fondazione Olmo di Artimino Oggi ad Artimino, tra le mura storiche di Villa La Ferdinanda, patrimonio UNESCO e cuore pulsante della Fondazione Giuseppe Olmo, ho avuto il privilegio di partecipare a una giornata di studio straordinaria. Un'esperienza che ha mescolato il fascino della storia, la bellezza del paesaggio toscano e un profondo scambio di saperi nel mondo del vino. tema cruciale: "Il vino alla svolta tecno-culturale: nuove intelligenze, nuovi saperi, nuove competenze per nuovi consumatori."
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6 Luglio, 2025

Nasce ufficialmente Generazione Next, il gruppo di Assovini Sicilia dei giovani under 40

Gabriella Favara è la presidente del consiglio direttivo appena eletto. Ad affiancarla, la vicepresidente Enrica Spadafora   Giovani, dinamici, con la passione per la Sicilia e la voglia di fare conoscere l’isola e di comunicare il mondo vitivinicolo con un linguaggio nuovo. È Generazione Next, la nuova generazione di Assovini Sicilia, un gruppo di produttori under 40, membri già operativi delle aziende familiari, che ha deciso di continuare sul solco dello spirito e dei valori dell’associazionismo di Assovini Sicilia, con lo scopo di valorizzare il territorio e la produzione vitivinicola siciliana. Il gruppo, nato all’interno dell’associazione, ad oggi conta ventisei iscritti, e ha appena eletto Gabriella Favara come presidente, insieme a Enrica Spadafora, vicepresidente, e sei consiglieri del Consiglio direttivo: Costante Planeta, Serena Costanzo, Pietro Pollara, Cristina Madaudo, Pierfilippo Marchello.  Gabriella Favara, presidente di Generazione Next Generazione Next è futuro, unione, continuità. Mi emoziona vedere come passo dopo passo questa squadra sta prendendo forma, con l’entusiasmo sempre maggiore di contribuire tutti insieme al successo del nostro settore e della nostra Sicilia- continente. Nuove forme di comunicazione, coinvolgimento della generazione Z, formazione interna, valorizzazione del territorio, sono i principali elementi principali del “Manifesto” della Generazione Next. “Vogliamo accendere nei giovani la scintilla della curiosità per il vino, raccontando storie autentiche e creando momenti di condivisione che parlano di passione, territorio e futuro con un linguaggio semplice e coinvolgente. Il nostro obiettivo è ispirarli a vedere nel vino non solo un prodotto, ma un viaggio ricco di cultura, emozioni e bellezza, profondamente legato alla nostra Sicilia. Grande attenzione verrà posta anche sulla formazione, un aspetto essenziale per scambiare nel gruppo le nostre esperienze, accrescerle con il supporto di specialisti esterni e condividerle non solo con i collaboratori delle nostre aziende” – ha continuato Gabriella Favara. E se Next generation è il termine utilizzato, in generale, per indicare il fisiologico passaggio generazionale che le aziende di ogni settore vivono con l’arrivo delle nuove generazioni, Generazione Next di Assovini Sicilia, si riferisce ad un gruppo di giovani produttori, curiosi e vogliosi di scoprire, studiare, legati dal grande amore per la Sicilia del vino e dal desiderio di portarla nel mondo attraverso la formula vincente dell’associazionismo e del lavoro di squadra. Enrica Spadafora, vicepresidente di Generazione Next Sono davvero emozionata e onorata di ricoprire il ruolo di vicepresidente all’interno di questo gruppo di giovani così talentuosi e determinati. Far parte di una squadra così dinamica e preparata è per me una grande responsabilità, ma soprattutto una bellissima opportunità. Non vediamo l’ora di iniziare a lavorare tutti insieme e trasformare le tante idee in bellissimi progetti concreti. Diverse le tematiche e le azioni in programma che il gruppo vuole attuare e che coinvolgono diversi settori come management, hospitality, produzione, degustazione, enoturismo, comunicazione e marketing, coaching, team building. “Assovini Sicilia ha promosso e supportato la nascita del gruppo Generazione Next perché non solo rappresenta il futuro della nostra associazione ma anche perché si fonda sugli stessi valori e principi che stanno alla base dell’associazionismo vincente di Assovini Sicilia.  È nato un gruppo dinamico, vivace, che sono sicura continuerà a promuovere il mondo vitivinicolo con un linguaggio nuovo, capace di intercettare i cambiamenti in corso” – ha commentato Mariangela Cambria, presidente di Assovini Sicilia. Assovini Sicilia
Ufficio Stampa e Comunicazione
Liliana Rosano
e-mail: press@assovinisicilia.it  M:+39 3470330206 La Redazione
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6 Luglio, 2025

Estate a ritmo di tramonti e cultura mediterranea: un assaggio di Val di Mazara con "La Sicilia di Ulisse"

  Da Palermo ad Agrigento, dalle Madonie alle saline di Marsala, un itinerario variegato firmato La Sicilia di Ulisse. Feste popolari e storie al calar del sole tra cene all’aperto, cantine e oasi di relax.   L’estate in Sicilia profuma di zagara e salsedine; in Val di Mazara si racconta tra vigneti affacciati sul mare, tramonti teatrali, piatti condivisi sotto le stelle e antiche tradizioni che si rinnovano. La Sicilia di Ulisse – il circuito che raccoglie 52 eccellenze tra ristoranti, pasticcerie storiche, hotel di charme e 21 cantine partner – invita viaggiatori e appassionati di cultura, enogastronomia e bellezza a lasciarsi ispirare da itinerari estivi nel Val di Mazara. Da Palermo ad Agrigento, lungo la costa o nell’entroterra sulle Madonie, i percorsi suggeriti toccano alcune delle realtà più affascinanti dell’accoglienza e dell’enogastronomia siciliana, proponendo esperienze uniche da vivere tra giugno e settembre, quando la luce dell’estate esalta l’identità del paesaggio e il ritmo lento invita a godere di ogni momento. Palermo e dintorni: tra riti e sapori In occasione del Festino di Santa Rosalia, dal 10 al 15 luglio, tra i più sentiti e spettacolari della tradizione palermitana, Palazzo Brunaccini Boutique Hotel propone la Santa Rosalia Experience, un pacchetto speciale che unisce ospitalità e cultura gastronomica nel cuore del capoluogo siciliano, grazie a una cooking class e a un tour nel centro storico. Imperdibile anche una sosta da Gagini, dove lo chef Marco Massaia consiglia tre percorsi degustazione, declinabili in chiave vegetariana e senza lattosio, in cui la tecnica è al servizio della materia prima. A sublimare il tutto, il particolare contesto: un antico laboratorio artistico, che celebra l’interazione tra arte e cucina. Sempre a Palermo il ristorante stellato Mec offre un’esperienza unica all’interno del museo della Apple, in cui design e innovazione si incontrano in cucina: un’occasione per scoprire anche il volto più contemporaneo e tecnologico della gastronomia siciliana. Il tour del palato continua all’Osteria dei Vespri, nel cuore del centro storico. Qui la cucina è creativa e intensa con l’obiettivo di valorizzare il territorio senza tradirlo. La cantina, con oltre 600 etichette italiane e internazionali, completa l’esperienza. Per chi desidera vivere qualcosa di davvero unico, in alcune serate è possibile abbinare la cena a una visita di Palazzo Gangi, gioiello barocco che ha fatto da cornice al celebre ballo del film Il Gattopardo. Un percorso tra arte, storia e sapori d’autore ispirati al romanzo di Tomasi di Lampedusa, per un’autentica immersione nella Sicilia più nobile. Non si può però lasciare la città senza fare tappa alla storica Pasticceria Cappello, dove i dolci della regione si producono ancora secondo tradizione tramandata di generazione in generazione. Solo a pochi chilometri da Palermo c’è Bagheria, dove, nella nuova sede situata nei corpi bassi di Villa Palagonia, splendido gioiello simbolo del barocco siciliano – Tony Lo Coco, chef del ristorante stellato I Pupi propone esperienze enogastronomiche esclusive, tra cui lo Chef Table e una raffinata cantina vini. Per chi prevede il viaggio in Sicilia a inizio luglio, l’appuntamento è anche al Baaria Film Festival (2-6 luglio), con una cena di gala inaugurale il 1° luglio nel salone degli specchi di Villa Palagonia in cui lo chef Lo Coco insieme con lo chef Nino Ferreri presenterà un menù dedicato alle terre insulari. Le Madonie: alla scoperta dell’entroterra Percorrendo l’isola verso est lungo la costa si arriva a Cefalù. Qui, all’interno di una dimora storica del Quattrocento, Cortile Pepe di Toti Fiduccia accoglie gli ospiti in un elegante giardino arabo con alberi secolari, per un servizio estivo all’aperto, in un dialogo tra cucina mediterranea e suggestioni d’autore a opera del giovane e talentuoso chef Vincenzo Sansone. Spostandosi nell’entroterra delle Madonie, nell’unicità di Sclafani Bagni, continua l’esaltazione dei sensi in un’esperienza culinaria indimenticabile: Terrazza Costantino promuove un itinerario degustativo dedicato ai prodotti del proprio orto. Appuntamento speciale il 31 agosto con lo Sclafani Wine&Food Fest, manifestazione dedicata alla promozione delle eccellenze enogastronomiche locali. Nella zona si trova anche Tenuta Regaleali, il cuore storico della famiglia Tasca d’Almerita che, in un saliscendi di colline, prati e strade di campagna appare improvvisamente in tutto il suo fascino. Qui agli ospiti viene proposto un viaggio nella geografia vinicola siciliana, con degustazioni accompagnate da una coinvolgente narrazione familiare. A completamento, l’assaggio dell’olio EVO prodotto in loco. Le Madonie fanno anche da cornice al piccolo paese di Castelbuono, dove da quarant’anni Peppe Carollo propone nel suo ristorante Nangalarruni menù a base di funghi ed erbe selvatiche locali.  La magia dell’estremo ovest Spostandosi verso ovest, nei dintorni di Monreale, la Tenuta Sallier de La Tour, sempre della famiglia Tasca d’Almerita, offre un’immersione tra vigneti collinari con l’esperienza Alla scoperta di Sallier che celebra il Syrah e le varietà autoctone siciliane. Poco distante, a Partinico, le Cantine Brugnano accolgono i visitatori tra bottaie e cisterne trasformate in sala degustazione, con due percorsi enologici che raccontano la Sicilia contemporanea – I Tre Territori e Contemporary Sicilian Wines – guidati dalla nuova generazione della famiglia Brugnano. Scendendo lungo la costa, il tramonto è di casa a Marsala, dove Cantine Florio e Cantine Pellegrino si aprono a esperienze multisensoriali. La prima propone Aperiflorio e Florio di Notte, due itinerari estivi tra degustazioni in terrazza vista mare e tour serali nelle storiche bottaie. I pregiati vini delle Cantine Pellegrino sono invece in degustazione all’attesissimo ‘A Scurata – Cunti e Canti al Calar del Sole (21 luglio-1° settembre), presso le Saline Genna, nella Riserva dello Stagnone. Una rassegna teatrale e musicale ospitata nel Teatro a Mare Pellegrino 1880 con un programma che coniuga esibizioni di artisti nazionali e internazionali con eventi che celebrano la cultura siciliana e il patrimonio enogastronomico locale. Anche la storica cantina di Marsala Donnafugata apre le porte alla cultura (e invita alla scoperta delle sue tenute in tutta la Sicilia, cantine di Marsala, Contessa Entellina, Pantelleria, Etna e Vittoria) con la degustazione Una domenica in casa Salina, ispirata alla serie Il Gattopardo (ogni domenica d’estate) e l’immancabile appuntamento con Calici di Stelle: ogni anno il 10 agosto la tenuta di Contessa Entellina si trasforma in un palcoscenico a cielo aperto dove il vino incontra arte e musica, offrendo un’esperienza multisensoriale che va oltre alla semplice degustazione. A Mazara del Vallo, invece, tra la Riserva di Lago Preola e il Mediterraneo, Tenuta Gorghi Tondi celebra il ritmo lento dell’estate con visite guidate, degustazioni biologiche e il raffinato evento serale Appuntamento al Tramonto, ogni giovedì da fine luglio a inizio settembre, un brindisi circondati dalla natura e dalla brezza marina. Tutto il territorio si accende di suoni, profumi e colori che culminano con il Cous Cous Fest, a San Vito Lo Capo, dal 19 al 28 settembre. L’evento segna la fine dell’estate celebrando l’incontro tra culture del Mediterraneo con piatti, musica e ospiti internazionali; un’occasione imperdibile per chi ama prendersi il tempo di scoprire, ascoltare, assaporare, tra le contaminazioni culinarie più iconiche dell’isola. Agrigento Capitale della Cultura 2025 Scendendo verso sud, La Foresteria Planeta a Menfi offre un rifugio di quiete e benessere, con camere circondate da giardini aromatici, tra agrumi e ulivi. La cucina dello chef Angelo Pumilia reinterpreta le ricette di famiglia con sensibilità contemporanea, mentre il Beach Club Insula, aperto fino a fine settembre, rappresenta la proposta balneare del resort. Il soggiorno si arricchisce con cooking class, degustazioni tematiche e, per chi cerca un’esperienza più immersiva, con il Planeta in Tour: un viaggio nel territorio attraverso le quattro tenute storiche, da Capparrina con gli oliveti sul mare a Ulmo, cuore delle origini familiari, passando per Dispensa e Monte Cirami, tra vini selezionati, paesaggi autentici e aperitivi panoramici. Un luogo magico, da vivere anche in occasione di eventi speciali come il Festival della Bellezza ai Templi di Selinunte (20–27 agosto) e Inycon a Menfi (3–5 ottobre). Prima di raggiungere Agrigento, è possibile vivere La Sicilia a passo lento, una giornata a Racalmuto proposta dall’ADLER Spa Resort SICILIA ai suoi ospiti tra i luoghi dello scrittore Leonardo Sciascia: percorsi letterari, dimore storiche, teatri ottocenteschi e, al termine, un pranzo conviviale nella casa di due veri custodi della cucina siciliana, Franca e Lillo. Un invito alla lentezza, alla memoria, alla convivialità. Agrigento è Capitale Italiana della Cultura 2025 e il programma di eventi e manifestazioni è ricco e variegato, con proposte per tutti i gusti e per ogni stagione. Tra una mostra e uno spettacolo, però, c’è un’esperienza che merita di essere vissuta: il lusso di soggiornare all’Hotel Villa Athena, unico resort a 5 stelle immerso nel cuore del Parco Archeologico della Valle dei Templi, sito UNESCO, con ingresso diretto ed esclusivo. Per l’estate, l’hotel propone la suggestiva Orto Experience: una cena sotto le stelle, a lume di candela, con vista sul Tempio della Concordia, autentico gioiello della Valle. Vale la strada fino a Licata, l’esperienza imperdibile di una cena da La Madia, il ristorante due stelle Michelin dello chef Pino Cuttaia. In un ambiente caldo e familiare, ogni piatto diventa un viaggio nei sapori autentici del Mediterraneo, tra ingredienti locali e storie di tradizione per un percorso sensoriale che unisce gusto, vista e memoria. Un modo eccezionale per concludere un viaggio eccezionale. Per scoprire tutte le strutture de La Sicilia di Ulisse è possibile consultare il portale online di La Sicilia di Ulisse, per prenotare le migliori esperienze tra hotel, ristoranti, cantine e molto altro. www.lasiciliadiulisse.it Tutte le strutture de La Sicilia di Ulisse in Val di Mazara Hotel e ristoranti: Capitolo Primo in Relais Briuccia https://www.ristorantecapitoloprimo.it La Foresteria Planeta https://www.planetaestate.it/it/la-foresteria-resort/ La Madia https://ristorantelamadia.it Ristorante Cavalluccio Marino https://hotelcavallucciomarino.com Hotel Villa Athena https://www.hotelvillaathena.it Adler Spa Resort Sicilia https://www.adler-resorts.com/it/adler-spa-resort-sicilia/483-0.html Aquanova Hosteria https://aquanovahosteria.it Ristorante Gagini https://www.gaginirestaurant.com I Pupi https://www.ipupiristorante.it Nangalarruni https://www.hostarianangalarruni.it Osteria dei Vespri https://www.osteriadeivespri.it Agrirelais Baglio di Pianetto https://agrirelais.bagliodipianetto.it Palazzo Brunaccini https://www.palazzobrunaccini.it Terrazza Costantino https://www.terrazzacostantino.com Cortile Pepe https://www.cortilepepe.it Ristorante Mec https://www.mecrestaurant.it Palazzo Gatto https://www.palazzogatto.it Cantine: Planeta https://www.planeta.it Az. Agricola G.Milazzo https://milazzovini.com Tenuta Rapitalà https://www.rapitala.it/it Cantine Duca di Salaparuta https://duca.it Cantine Florio https://cantineflorio.it Cusumano https://www.cusumano.it Brugnano https://brugnano.it Tasca d’Almerita https://www.tascadalmerita.it Carlo Pellegrino https://www.carlopellegrino.it Tenuta Gorghi Tondi https://gorghitondi.it/it_it/ Donnafugata Cantine Storiche di Marsala  https://www.donnafugata.it/it/ Fina Vini https://cantinefina.it Rallo – Azienda Agricola https://www.aziendaagricolarallo.it La Sicilia di Ulisse Da oltre vent’anni l’Associazione si impegna a valorizzare le meraviglie della Sicilia, offrendo ai viaggiatori l’opportunità di vivere un’esperienza completa e autentica, fatta di sapori, paesaggi e prodotti che racchiudono l’anima mediterranea dell’isola. Fondata nel 2002 da un gruppo di chef visionari, l’Associazione riunisce le eccellenze siciliane nei settori dell’ospitalità, della gastronomia e della viticultura. Attraverso un portale e una APP, La Sicilia di Ulisse si presenta in modo chiaro e strutturato sul mercato, rendendo accessibile la sua offerta esclusiva. Oggi, l’Associazione conta 52 soci, di cui 36 tra ristoranti e pasticcerie storiche e 16 hotel di charme, oltre a 21 cantine partner per un numero complessivo di 1.500 addetti e un fatturato generato stimato di 180 milioni di euro. Da aprile 2024 il presidente dell’Associazione è Tony Lo Coco. La Redazione
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6 Luglio, 2025

Atmosphere Living lancia le prime residenze a marchio Bottega Gold in India

Bottega, uno dei marchi di spumanti più conosciuti e apprezzati al mondo, annuncia la sua prima collaborazione in India nel settore dell’ospitalità con Atmosphere Living. Questa partnership, unica nel suo genere, è caratterizzata da suite di lusso brandizzate, che coniugano la tradizione, l’artigianalità e la raffinatezza italiana con l’eccellenza dell’ospitalità indiana.   Queste raffinate suite a marchio, che saranno svelate nel prossimo futuro, offriranno un’esperienza innovativa, che attinge alla cultura del vino e che si caratterizza per elementi di design iconici, offrendo servizi di ospitalità su misura e in linea con l’identità Bottega. Dalla possibilità di visitare le cantine ai percorsi personalizzati dedicati al Prosecco, questa collaborazione offre un nuovo standard, sia per i consumatori indiani più esigenti che per gli investitori internazionali. Le suite sono impreziosite da interni realizzati in conformità con lo stile Bottega, con arredi e decorazioni su misura che evocano l’impegno del marchio per la qualità e per l’innovazione. Questo design sofisticato trasferisce negli spazi abitativi i canoni estetici della cantina trevigiana. Gli ospiti delle Bottega Suite avranno accesso esclusivo a eventi a tema e a esperienze enologiche personalizzate, immergendosi nell’affascinante mondo dello spumante italiano. Un viaggio che inizia già al momento del check-in con un calice di Prosecco, prosegue nella cantina della suite e celebra poi il rito dell’aperitivo in stile italiano nella lounge. Sandeep Ahuja, Global CEO di Atmosphere Living Questa alleanza è una naturale evoluzione della filosofia comune dei due marchi: una dedizione senza pari all’eccellenza, alla tradizione e all’eleganza. Siamo lieti di lanciare questa prima collaborazione mondiale in India e di proporre uno stile di vita mai sperimentato prima in questa regione. Sandro Bottega, Presidente di Bottega S.p.A. dichiara: L’India è espressione di una storia plurimillenaria, di un solido mercato in rapida evoluzione e di una raffinata cultura dell’accoglienza che si integra egregiamente con lo stile di vita italiano. La nostra partnership con Atmosphere Living nasce dalla convinzione che un calice di Prosecco arricchisca con la ritualità dell’aperitivo la cosiddetta experience di soggiorni indimenticabili in location esclusive. Siamo quindi orgogliosi di essere parte di un progetto ambizioso e di portare la filosofia Bottega in questo nuovo contesto. Giulia Pellegrino, Global Key Accounts Manager di Atmosphere Living L’India è un mercato fiorente con un potenziale illimitato e siamo lieti di collaborare con Bottega S.p.A. e Atmosphere Living per portare la cultura dello spumante italiano in India, ridisegnando il panorama dell’ospitalità locale. La collaborazione tra Atmosphere Living e Bottega punta a creare un nuovo lifestyle con innovative modalità di accoglienza. Atmosphere Living Atmosphere Living, parte del portfolio di Atmosphere Core, intende offrire a una clientela facoltosa proprietà frazionate in edifici di lusso con servizi di alta gamma in tutta l’Asia meridionale. Progettate per integrarsi con la natura, le sontuose ville, gli appartamenti e le residenze offriranno un’esperienza di vita all’insegna del lusso ed ecosostenibile, arricchita da comfort di livello mondiale e da servizi su misura. Bottega La famiglia Bottega, che ha quattro secoli di storia nel mondo del vino e della grappa, ha fondato l’omonima azienda, al tempo stesso cantina e distilleria. Ha sede a Bibano di Godega (TV), 50 km a nord di Venezia, dove produce grappe, vini e liquori. Bottega nel canale Travel Retail è il primo marchio a livello globale, avendo superato le più prestigiose maison di Champagne (IWSR 2022). Con una distribuzione globale in 165 paesi e oltre 400 premi sulla qualità, l’azienda Bottega è riconosciuta nel mondo per il suo prodotto di punta, Bottega Gold Prosecco DOC, e per i suoi 30 Prosecco Bar, ambasciatori dell’enogastronomia italiana. Bottega S.p.A. da molti anni ha assunto un impegno indissolubile sul fronte della sostenibilità, che ha portato a risultati reali e concreti di riduzione dell’impatto sull’ambiente, sulla società e sull’economia. Ufficio Stampa Klaus Davi & Co. 02 860542 Adriano Ronconi – a.ronconi@klausdavi.com – 3284696041 Luca Bragadini – l.bragadini@klausdavi.com – 3382273227 Nicolas Droschi – n.droschi@klausdavi.com – 3393482677 La Redazione
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5 Luglio, 2025

Monteverro inaugura “la terrazza” quattro serate per brindare all’estate in maremma

  Slow mood, grandi vini e tramonti indimenticabili: al via il nuovo format estivo della cantina di Capalbio A Monteverro – cantina gioiello di Capalbio dolcemente adagiata tra i vigneti che guardano in lontananza il mare – l’estate 2025 si apre all’insegna di un nuovo format: quattro serate uniche per perdersi nei ritmi lenti della calda estate maremmana, tra i profumi della macchia mediterranea e il frinire delle cicale, e per degustare i vini della tenuta. È questa l’essenza de “La Terrazza di Monteverro”. Tre appuntamenti in agenda già confermati – 13 giugno, 18 luglio e 22 agosto – più una quarta data speciale a settembre, per vivere insieme la Golden Hour, in un’atmosfera sospesa tra natura, eleganza e convivialità. Protagonisti assoluti delle serate saranno i vini Monteverro in formato magnum, in particolare il Vermentino e il Verruzzo, accompagnati da una ricercata proposta di “Monteverro bites”: finger food ispirati al territorio, pensati per esaltare le note aromatiche di ogni calice. Julia Weber, proprietaria di Monteverro, insieme al marito Georg La Terrazza nasce dal desiderio di condividere il nostro modo di vivere il vino: in armonia con la natura, con lentezza e attenzione ai dettagli. È un invito a fermarsi, respirare, godere del paesaggio e della compagnia, con un calice che racconta tutta la verità della nostra terra. L’estate di Monteverro non si ferma qui: anche nel 2025 torneranno le attesissime visite guidate “Arte & Vino” che si svolgeranno tra agosto e ottobre, realizzate in collaborazione con l’Associazione Il Frantoio, per unire cultura enologica e arte contemporanea attraverso installazioni di artisti legati al territorio. A queste si aggiungeranno anche nuovi eventi speciali – tra cui visite notturne in vigna (attualmente in fase di definizione) – per offrire un’esperienza ancora più immersiva tra vino, luce e natura. Infine, Monteverro conferma il suo impegno nel sostenere la cultura locale attraverso la partecipazione come sponsor ad alcuni dei principali eventi del territorio, tra cui: Orbetello Piano Festival (con Monteverro il 21 giugno e il 4 luglio), CapalbioLibri (28 giugno / 3 luglio), Premio Internazionale Capalbio e il Premio Letterario Città di Grosseto “Amori sui generis”, in programma il 14 giugno. Un’estate da vivere con il calice in mano e lo sguardo perso tra le colline e il mare. www.monteverro.com Social https://www.instagram.com/monteverrowines_official/ https://www.facebook.com/monteverrowines/ La Redazione
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5 Luglio, 2025

Ventiventi sul tetto d’Europa

  Il metodo classico Ventiventi ha raggiunto nuove vette   Ventiventi è un’azienda vitivinicola a conduzione familiare nel cuore dell’Emilia-Romagna e si distingue nel panorama enologico italiano per l’eleganza dei suoi Metodo Classico, la sostenibilità integrata e la capacità di raccontare l’identità del territorio con uno stile moderno e riconoscibile. Dinamica, esattamente come i fratelli Razzaboni che, dal 2020, portano avanti questo interessante progetto, l’azienda modenese ha partecipato a Lambrusco Day in vetta al Monte Bianco, dove ha portato alcune delle referenze più rappresentative della loro produzione. I protagonisti al Lambrusco Day in cima al Monte Bianco sono stati il Rosé Spumante Brut Metodo Classico 100% Lambrusco di Sorbara e Rouge de Noir Metodo Classico 100% Lambrusco Salamino di Santa Croce e La Vie 100% Lambrusco di Sorbara Charmat (MODENA DOC) Metodo Charmat.  Riccardo Razzaboni, Brand Ambassador di Ventiventi Portare il nostro Metodo Classico sulla cima più alta d’Europa sul punto panoramico di Punta Helbronner, a 3.466 metri di altitudine, è stato un modo per celebrare l’ambizione, la purezza e la verticalità che questo vino rappresenta” inoltre continua “è stata un’esperienza molto interessante per il nostro lavoro e per far conoscere i nostri vini in un luogo unico, dove lo sguardo abbraccia le cime ed unisce l’eccellenza enologica italiana alla bellezza senza confini delle Alpi. Un’idea nata quasi per gioco, ma con un messaggio profondo: Ventiventi guarda sempre verso l’alto. L’iniziativa anticipava una serie di eventi e degustazioni estive in programma tra Modena, L’Aquila e Venezia, dove il marchio emiliano continuerà a raccontare la propria visione: un equilibrio tra innovazione, identità e territorio, in particolare, in questi giorni era anche presente ad Abruzzo in Bolla dove, tra le realtà spumantistiche più interessanti d’Italia, Ventiventi ha presentato la propria selezione di bollicine a Palazzo dell’Emiciclo, L’Aquila. L’estate Ventiventi proseguirà poi con gli Aperitivi Ventiventi nel litorale veneziano di Jesolo Lido, nei primi giorni d’agosto 2025, quando Ventiventi porterà i suoi vini in alcuni dei migliori hotel di Jesolo per una serie di degustazioni dedicate a turisti e wine lovers. L’iniziativa mira a far scoprire i vini della cantina emiliana anche fuori dal contesto tradizionale, abbinando territorio, ospitalità e cultura enologica. Company profile breve Tutto ha inizio nel 2014 con l’acquisizione dei terreni allo scopo di radicare un sogno nella terra emiliana che, a Medolla (MO), ospita i 70 ettari di proprietà, di cui 30 vitati, e la cantina. La scelta della terra non è casuale. La tessitura alluvionale, con il 45% di argilla, 47% di limo e 8% di sabbia, offre un habitat ideale per la vite. Con il primo impianto nel 2016, le radici non sono solo quelle delle viti, ma quelle di una famiglia pronta a prendersi cura di ogni filare, di ogni tralcio, consapevole che la pazienza è il primo ingrediente del successo. La prima vendemmia del 2018 rappresenta il frutto di anni di attesa e lavoro, ma è solo l’inizio. La vera svolta arriva nel 2020, l’anno che non a caso dà il nome alla cantina. Con la commercializzazione ufficiale dei primi vini, Ventiventi fa il suo ingresso sul mercato e inizia a farsi strada in un settore competitivo e in continua evoluzione. La scelta del Metodo Classico, l’impegno verso la sostenibilità e l’attenzione maniacale alla qualità si rivelano la chiave per distinguersi. L’approccio basato sulla valorizzazione dei vitigni locali, come il Lambrusco Salamino di Santa Croce, il Sorbara, l’Ancellotta e il Pignoletto, troviamo varietà internazionali come il Chardonnay, Pinot Bianco, Cabernet Sauvignon e Traminer. Oggi, la produzione conta oltre 66.000 bottiglie tra Metodo Classico, Charmat e vini fermi. “Il nostro progetto si distingue perché rappresenta la sintesi di tre visioni e di tre approcci differenti. Lavorare come fratelli non è sempre semplice, ma proprio in questa complessità troviamo la nostra forza”, raccontano i fratelli Razzaboni, Andrea, Riccardo e Tommaso. L’entusiasmo per la sfida si riflette nell’intera filosofia produttiva, che vede nell’approccio giovane, dinamico e familiare un valore aggiunto capace di tradursi in proposte di mercato uniche. Dal novembre 2023, Ventiventi entra a far parte della FIVI – Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti- una scelta che rafforza l’identità dell’azienda e ne certifica l’approccio autentico e trasparente. https://ventiventi.it/ https://www.instagram.com/ventiventiwinery/ La Redazione
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5 Luglio, 2025

Divan Japonais. A Frascati con Max tra shaker, ricordi e un’idea di mondo

Siamo a Frascati nel cuore del centro storico. Una stradina nascosta, un’insegna che incuriosisce: Divan Japonais. Un nome che richiama la Parigi bohémien, un piccolo universo che prende forma tra divanetti vintage, lampadari teatrali e un bancone che è palcoscenico. Ad accogliermi c’è Max, all’anagrafe Pasquale Massimo La Rosa, spirito libero, barba piena e tatuaggi che raccontano storie. Finalmente ci conosciamo dopo mesi di rincorse digitali. La sua stretta di mano è calda, l’ospitalità immediata. Mi fa accomodare all’esterno, su uno dei divanetti, e inizia il viaggio: acqua e anice con un tocco alcolico appena percettibile, e poi un gin tonic fatto in casa da lui. Capisco subito: qui la degustazione parte dal bicchiere e ogni sorso sarà un racconto.   Max, in arte Max La Rosa, è lucano di Lauria, tra montagne e mare. Nella sua voce convivono la nostalgia delle erbe selvatiche, il profumo del finocchio che cresce sui muretti a secco, l’orgoglio del sud, la tecnica raffinata del barman e la curiosità del viaggiatore. Ma c’è un momento della serata che mi rimane addosso più di tutti: quando Max mi racconta la storia del cocktail che ha presentato a uno dei concorsi più importanti al mondo, per due volte in finale al Diageo World Class. Un drink che non è solo buono da bere, ma anche da raccontare. Un twist su uno champagne sour ispirato alla figura della principessa Soraya di Persia, donna elegante e malinconica, che tra gli anni Cinquanta e Sessanta era solita frequentare due luoghi agli antipodi dell’anima: Rapallo per divertirsi, Maratea per ritrovarsi e rilassarsi. Soraya, dopo l’esilio, aveva scelto l’Italia come sua seconda patria. A Maratea, in particolare, si rifugiava tra la quiete del mare e la bellezza selvaggia del Sud. Dormiva all’Hotel Santavenere, il primo grande albergo del Mezzogiorno, un luogo mitico sospeso tra storia e paesaggio. Max, incuriosito da questa vicenda, si è messo sulle tracce della memoria. Ha intervistato chi poteva averla conosciuta, ha trovato un vecchio capo barman che le serviva spesso un champagne sour al tramonto, guardando il mare. Ma non si è fermato al racconto. Ha voluto che il drink parlasse davvero di quei luoghi, di quella donna, di quell’epoca sognante e malinconica. Così ha creato un cocktail che unisse la classicità dello champagne sour ai profumi della macchia mediterranea di Maratea. Ha studiato le piante spontanee della zona, coinvolgendo la Pro Loco, andando alla ricerca di quell’anima vegetale che abita i muretti a secco e i sentieri in ombra. Nel bicchiere ha messo finocchio selvatico, cedro, origano. Sapori semplici, ancestrali, ma rielaborati con eleganza e tecnica. Il risultato? Un drink fresco, leggero, con una gradazione alcolica appena superiore a quella di uno Spritz, che quando lo si beve sa di estate, di sud, di tempo lento. «Quando la gente lo assaggia – mi dice Max – sorride. E io so di aver fatto bene». Perché quel cocktail non è solo buono: è un ponte tra la storia e il bicchiere, tra l’Iran e la Lucania, tra la nostalgia e il piacere Dietro al bancone non c’è solo tecnica, c’è una visione: “Non faccio il barman, io ospito le persone. Voglio che si sentano a casa. Siediti, rilassati e bevi le parole che mi ha detto appena mi ha stretto la mano.”
E così succede. Ma il percorso che ha portato Max fino a qui è tutt’altro che lineare. Me lo racconta con il sorriso di chi ha vissuto tanto e non ha paura di dirlo. Suo padre, oriundo italiano, era nato in Italia ma a soli 18 mesi si trasferì in Africa, seguendo il nonno, italo-inglese, in uno dei tanti capitoli familiari scritti tra continenti. E da lì, il gene del viaggio non ha più abbandonato la famiglia. Max ha viaggiato tanto, e grazie al padre ha imparato presto l’arte dell’ospitalità. Il suo primo drink lo prepara a tredici anni: un socio americano del padre arriva in visita da Washington. Da buon anglosassone, il padre aveva il bar in casa, con bicchieri di cristallo, portaghiaccio e tutto il necessario per un drink ben fatto. Max prepara un gin tonic. L’ospite resta di stucco: “È il migliore che abbia mai bevuto”, gli dice, lasciandogli 100 dollari di mancia. Un segnale del destino? Forse. Ma la vita, all’inizio, prende altre strade. Per imposizione diventa geometra, lavora per otto anni tra progetti industriali e studi tecnici. Ma la sera, per mantenersi dopo essere andato via di casa a vent’anni, lavora in ristoranti, bar, locali. Ha fatto di tutto, anche il cameriere. E forse è proprio da lì che nasce il suo stile così personale, empatico, unico. «Un buon barman – mi dice – deve anche saper uscire dalla barra, andare al tavolo, prendere l’ordinazione, percepire chi ha davanti. Il drink nasce da lì, dal contatto. Non è solo shakerare». Nel suo modo di muoversi, di parlare, di preparare, c’è consapevolezza e accoglienza. Ogni cocktail, ogni piatto, ogni parola ha dentro una parte di questa storia lunga, fatta di viaggi, scelte, errori, ritorni. E da questo, probabilmente, nasce quella magia che da Divan Japonais si respira, si beve, si sente. Il Divan Japonais è un boutique bar con cucina, un micro liquorificio, un laboratorio di idee dove tutto è fatto in casa: sciroppi, bitter, infusi, spezie, affumicature. Max è alchimista e stregone, capace di leggere negli occhi del cliente cosa desidera: “Un cocktail fresco ma con il pepe?” io guardo il cliente, guardo Max e chiedo “ e adesso?” e Max mi risponde “ Rilassati e guarda”. E arriva un bicchiere che è magia liquida. E il cliente gli risponde “ era quello che volevo, grazie”. La cucina, poi, non è da meno. Inizia tutto con un tagliere di benvenuto. Appare sul tavolo e sembra pensato per due, e invece Max lo serve a una persona sola. Ma non c’è eccesso: c’è cura, abbondanza consapevole, narrazione per piccoli assaggi. Ogni elemento è calibrato, pensato per sorprendere il palato e accompagnarlo in un viaggio tra consistenze, temperature e aromi. Si inizia con la ricotta di bufala, cremosa e delicata, su cui si adagia una colata di miele caldo che la rende avvolgente e carezzevole. Il contrasto arriva con le mandorle tostate e affumicate, che donano una nota croccante e affumicata, bilanciando la dolcezza con un tocco legnoso. A seguire, la provola affumicata, un boccone deciso: il fumo si fa più persistente, quasi balsamico, e la struttura del formaggio si scioglie al palato lasciando una sensazione setosa ma sapida. Il formaggio stagionato al Barolo, invece, è profondo e vinoso, con sentori di frutta secca e mosto cotto, un incontro perfetto tra tannino e grasso. Il caprino in bignè, racchiuso in una sfoglia leggera, sorprende per la sua cremosità acida e vibrante, mentre il bignè aggiunge una nota fragrante e aerea. Poi arriva la parte più giocosa: la barchetta fritta con platano, una dolcezza vegetale che anticipa una zeppolina con le alghe, soffice e marina, e una mazzancolla panata, croccante fuori e carnosa dentro, un boccone di mare che pulisce e accende. Gli agretti con l’uovo sodo sono una parentesi vegetale quasi pasquale: amarognoli, freschi, legati da un tuorlo che ammorbidisce e avvolge. La panzanella, servita in una barchetta, è un ritorno alla semplicità: pane imbevuto ma ancora vivo, pomodoro, cipolla, basilico – come fatta in casa, come una memoria. La montanara al sugo con stracciatella e basilico è un’esplosione di calore e freschezza: la frittura è leggera, il sugo denso ma profumato, la stracciatella chiude con una carezza lattica e il basilico aggiunge il colpo d’aroma finale. Tra i salati troviamo un rustico con bacon al papavero, intenso, saporito, quasi dolce sul finale grazie ai semi, e un crostino con hummus dalla texture vellutata e la nota orientale del cumino. Chiude la parte più rustica il prosciutto semi-stagionato, morbido e dolce, e un salame dal morso deciso, sapido e profondo. I tarallini croccano tra un assaggio e l’altro, riportando il palato a terra, tra grano e olio. Ad accompagnare il tutto, un whisky sour affumicato che non è solo un cocktail, ma un piccolo spettacolo teatrale da tavolo. Max gioca con una campana di vetro posata sopra un bicchiere. Dentro, il liquido ambrato è immerso in una nebbia lenta, densa, quasi sacrale. Poi, con un gesto preciso e solenne, solleva la campana: il fumo si solleva come un sipario, si diffonde nell’aria con lentezza, accarezza il bicchiere, invade i sensi. Non è solo vista: è profumo di legno bruciato, è attesa che si scioglie, è magia che diventa gusto. In bocca il cocktail è agrumato e vellutato, con una nota torbata e salina che si intreccia con dolcezza e profondità. Il limone bilancia, lo zucchero avvolge, l’affumicatura rimane sul fondo, persistente ma elegante, mai invadente. È un sorso complesso ma armonico, che sembra nascere proprio per sposare i sapori del tagliere: il miele della ricotta, il bacon affumicato, le spezie del caprino, le erbe della panzanella. È il filo conduttore liquido di questa esperienza. Non solo un accompagnamento, ma una regia gustativa che tiene insieme ogni sapore. Un whisky sour così non si beve: si guarda, si respira, si vive. Poi arriva lui, il piatto che non ti aspetti: avevo chiesto un assaggio, ma Max sorride e mi serve una porzione da camionisti, così gli dico sorridendo. Le fettuccine sono larghe, ruvide, perfette per catturare ogni goccia di condimento. Appena affondato il primo boccone, capisco che qui la pasta non è contorno al cocktail, ma protagonista assoluta. Il ragù bianco di scottona è ricco, sapido, morbido, con la carne che si sfalda in bocca come burro, ma senza mai perdere il suo carattere. L’assenza del pomodoro rende il piatto più elegante, quasi burroso, e lascia spazio alla dolcezza erbacea degli asparagi, tagliati al punto giusto, croccanti e freschi, a ricordare che ogni ingrediente qui è scelto giorno per giorno, nel rispetto delle stagioni e della materia prima. Il profumo è penetrante e avvolgente, il gusto profondo ma delicato, e ogni forchettata sembra portare in equilibrio la terra e il verde, la forza della carne e la leggerezza dell’orto. È un primo piatto che consola, sorprende, nutre. Una conferma che da Max, anche la cucina – come i drink – segue la grammatica dell’equilibrio e dell’emozione. A questo punto credo di aver visto e mangiato tutto. E invece arriva lui, il trittico finale. Tre piatti, tre identità diverse, ma legate da una mano attenta, da una visione gastronomica precisa e generosa. Fish & Chips: Una frittura che non sbaglia. Il pesce è fresco, morbido, succoso. La panatura dorata e asciutta, croccante al punto giusto, senza mai appesantire. Ogni morso è un piccolo applauso: la pastella sottile lascia spazio al sapore del mare, mentre le chips che accompagnano completano la scena con semplicità e gusto. Carpaccio di Angus affumicato: Un piatto che sussurra. Le fette di carne sono sottili, morbide, quasi vellutate, e si sciolgono in bocca come un pensiero gentile. Gli spinaci freschi aggiungono croccantezza vegetale, i mirtilli punte di dolcezza balsamica, il ravanello una spinta piccante, e l’aceto balsamico chiude il cerchio con eleganza. È un piatto bilanciato, raffinato, che sorprende per armonia e intensità. Burrito all’italiana: Un incontro tra continenti, ma con cuore mediterraneo. All’interno, scottona succosa, cheddar filante, panna acida, guacamole fresco. Il tutto avvolto da una piadina di mais che regge senza cedere, calda e fragrante. Il tocco piccante è misurato, giusto, quel pizzico di pepe che accende e non brucia. È un burrito che sorride, che sazia, che conquista. Tre piatti, tre anime, un solo messaggio: qui si cucina con cura, con libertà e con una passione che si sente in ogni ingrediente. Max consiglia di accompagnarlo con una sua Margarita “on the rocks”. La Margarita “on the rocks” secondo Max non è un semplice drink: è un piccolo atto di seduzione. In apparenza sobria, limpida, servita con discrezione nel bicchiere giusto, si rivela poi ricca, profonda, sorprendente. La tequila è di altissima qualità, netta ma elegante, punto fermo attorno al quale tutto ruota. Il Cointreau porta il calore dell’arancia, mentre lo sciroppo di lime – lavorato artigianalmente – aggiunge acidità, freschezza, verticalità. Poi arriva la magia: la vaniglia fatta in casa, dolce ma mai stucchevole, avvolge ogni nota con grazia. E infine il colpo di scena: il bitter al pimento, che pizzica, risveglia, stratifica. Ogni sorso è un’onda che si apre e si richiude, prima agrumata, poi speziata, poi morbida, poi ancora pungente. Non è un cocktail da bere in fretta: è da ascoltare, da sentire sul palato, da lasciar crescere. Accanto al burrito all’italiana si comporta da partner ideale: ne smorza il calore, ne amplifica la succulenza, ne accompagna l’equilibrio con una carezza speziata e aromatica. Questa Margarita non rinfresca soltanto. Incanta. Quando credi che il viaggio sia finito, Max ha ancora una sorpresa da raccontare in dolcezza. Arriva un tortino al cioccolato fondente, piccolo scrigno dal cuore bianco che si scioglie al primo affondo: un’anima morbida e luminosa dentro una corazza scura e croccante. Accanto, un gelato artigianale alla vaniglia e cioccolato che profuma di infanzia e si lascia inseguire a piccoli cucchiaini, mentre il contrasto caldo-freddo si rincorre sul palato come un bacio improvviso. E poi c’è lui, il tiramisù alla Max. Ma dimenticate quello che conoscete. Qui il caffè profuma di rhum e c’è l’angostura, e ogni cucchiaio è un sorso in forma solida, una carezza amaricante che scuote e consola allo stesso tempo. Il mascarpone è velluto, i savoiardi spugne di memoria, e quel fondo alcolico è un colpo di scena finale, sottovoce, elegante, che chiude il pasto con carattere e gratitudine. Non è solo dessert. È una dichiarazione di stile, un modo per dire che anche l’ultimo gesto ha valore, e che da Max, ogni dettaglio è un invito a restare un po’ di più. Max e il Divan: non un locale, ma una visione Da Divan Japonais non si cena soltanto, si viaggia. Nei cocktail c’è la memoria, nei piatti la tecnica, nel servizio l’arte di far sentire a casa. Max gira il mondo, ma lo porta tutto nel suo piccolo microliquorificio di Frascati: un luogo fuori dal tempo, in cui bere bene non è moda, ma cultura. Divan Japonais è un angolo nascosto dove si ascolta, si condivide, si scopre. È un’idea di mondo liquido e sincero, dove ogni ingrediente ha una storia e ogni ospite trova il proprio posto. Sedersi qui non è semplicemente mangiare o bere: è lasciarsi raccontare. Alla fine di tutto – dei piatti, dei cocktail, delle chiacchiere – resta l’immagine di Max. Barba piena, occhi curiosi, mani che raccontano storie mentre mescolano liquidi, ghiaccio e ricordi. Un visionario gentile, che non serve drink, li dedica. Che non gestisce un locale, ma accoglie una piccola comunità di curiosi, amanti del gusto e del tempo lento. Max ama raccontarsi, e ascoltarlo è quasi terapeutico: ti fa dimenticare il tempo, ti fa venire voglia di tornare. Seduto davanti a lui, mentre prepara un cocktail solo per te, hai la sensazione rara che tutto sia al posto giusto. E che in quel bicchiere ci sia molto più di un drink: ci sei tu, ascoltato e interpretato, goccia dopo goccia. Roberto Silvio De Pascale Mi trovi su Instagram come unpuglieseinterrapontina Il buon vivere    
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