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29 Ottobre, 2024

Alessandro Tupputi, sommelier de La Rei Natura**

Come ho conosciuto la sua carta vini, premiata alla Milano Wine Week nella categoria 2 Stelle Michelin Lunedì 7 ottobre, al Teatro Manzoni di Milano, durante la quarta edizione delle premiazioni delle Carte Vini della Milano Wine Week, il ristorante La Rei Natura** by Michelangelo Mammoliti, situato all’interno del 5 stelle lusso Il Boscareto Resort & Spa di Serralunga d’Alba, ha vinto il premio Carta Vini dell’Anno 2024 nella categoria 2 Stelle Michelin. Il riconoscimento, condiviso con altri undici ristoranti a due stelle in tutta Italia, è in gran parte merito del sommelier Alessandro Tupputi, autore di una selezione che spicca per complessità e profondità. L’occasione di testare di persona il frutto di tanta appassionata ricerca mi è capitato pochi giorni dopo, durante un mio breve viaggio nelle Langhe, e ne sono rimasta sbalordita: la carta vini de La Rei Natura conta 2400 etichette e prende corpo in primis dalle eccellenze del territorio langarolo, un panorama vitivinicolo che circonda Il Boscareto con geometrie perfette disegnate sulle colline che rendono celebre il Piemonte nel mondo. Proprio al Piemonte è dedicata una lista personalizzata, in carta riciclata da raspi d’uva e con impressa in copertina un’impronta di marna a forma di foglia di nebbiolo. Con gli stessi materiali, ma con la foglia di chardonnay impressa in copertina, si passa all’Italia per poi guardare oltre confine, alla Francia, alla Spagna, all’Armenia, alla Georgia, toccando sia i grandi nomi che i piccoli vigneron, veri e propri maestri dell’arte del vino, che in carta rappresentano ben il 40% della selezione. Da anni, sostengo che dobbiamo fornire un’esperienza enogastronomica a 360° al cliente. Che cosa significa? La stessa ricerca che si fa in cucina, sui piccoli produttori, dobbiamo farla noi sommelier, per offrire qualcosa di veramente unico e irripetibile. Il nostro lavoro di ricerca non si può riassumere esclusivamente nella partecipazione a fiere ed eventi del settore, ma deve necessariamente passare dalle visite alle cantine, perché altrimenti la differenza tra una carta vini e l’altra sarebbe impalpabile. Quando le persone vengono al ristorante, vorrei far loro scoprire delle storie nuove, oltre che delle etichette. Ed io, una storia memorabile di quelle di cui parla Alessandro Tupputi, l’ho appresa in un suo “abbinamento al contrario”: un brachetto passito – già in sé una rarità – con una pietanza salata. I sentori di ciliegia sciroppata, confettura di lamponi, rosa appassita e spezie del Brachetto Pian dei Sogni Forteto della Luja si accostavano con eleganza e decisione alla Pissaladière, a base di cipolla di Tropea arrostita come una pissaladière provenzale. E anche in chiusura della cena, di nuovo in direzione contraria al convenzionale abbinamento “dolce con dolce”, lo Champagne Waris Hubert Blanc de Blancs dosaggio zero s’accompagnava con grazia ad un fresco dessert a base di salume d’ananas Victoria, sorbetto alla brace e vaniglia di Tahiti. Alla ricerca costante di un equilibrio preciso, ma anche della sorpresa, ogni abbinamento proposto da Alessandro Tupputi ha accompagnato i piatti dello chef Michelangelo Mammoliti affinché il vino non prevaricasse o non sbilanciasse quanto uscito dalla cucina. Ha rispettato l’intensità di tutti gli ingredienti, accentuandone alcune sfumature, come se il vino fosse l’ingrediente in più della ricetta. Ma non si è fermato a questo, che potrebbe essere il risultato quotidiano di ogni sommelier esperto con incarichi in ristoranti gourmet. In ognuno dei suoi racconti, carichi di passione ed entusiasmo, emergevano i pilastri della sua ricerca enologica: unicità ed esclusività. Se si parla di unicità, indispensabile citare tra scoperte grazie al sommelier Tupputi l’Azores Wine Company, cantina d’Antonio Maçanita che produce vini d’autore integrati nella D.O.C. Pico valorizzando le varietà autoctone della sua isola attraverso tecniche vitivinicole ancestrali. Il suo bianco Arinto dos Açores nasce da una varietà autoctona esclusiva delle isole Azzorre, in terreni vulcanici affacciati direttamente sull’oceano Atlantico. Le viti, protette dai forti venti con muri di pietra denominati currais, danno uve meravigliosamente impregnate di fresca salinità, come il vino bianco che se ne ottiene. Grazie, Alessandro Tupputi, per questo viaggio attraverso luoghi della viticoltura semisconosciuti. Tornerò al più presto a Serralunga d’Alba per continuare il mio percorso di gusto e di curiosità, guidata da te, da Chef Mammoliti e dal resto della magnifica Squadra de La Rei Natura.   Adele Gorni Silvestrini Mi trovi su Instagram @adelegornisilvestrini Passi in cantina
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26 Ottobre, 2024

Fivi 2023. Il cuore del vino italiano batte a Bologna

I Vignaioli Indipendenti: Custodi di un Territorio Con l’avvicinarsi della 13ª edizione del Mercato FIVI, che si terrà per la seconda volta a Bologna, è il momento perfetto per rivivere l’emozione e l’energia dell’anno scorso. Questo racconto appassionato, di chi c’è stato, vuole essere un faro: magari troverete ispirazione per visitare le cantine di cui vi parlerò, o deciderete di unirvi a noi al prossimo appuntamento!
Prima di immergerci nell’atmosfera vibrante del Mercato, è doveroso fare una breve introduzione su chi sono i Vignaioli Indipendenti (FIVI). Essere un Vignaiolo Indipendente non è solo una qualifica, ma una vera e propria filosofia di vita e di lavoro che pone l’uomo al centro della filiera. Questi produttori si distinguono per un impegno totale: seguono l’intero ciclo produttivo, dalla cura della vite all’imbottigliamento del vino, garantendo la massima espressione del loro terroir.
Il loro marchio di riconoscimento, noto come “Ampelio”, è un simbolo potente che ne riassume la filosofia. Il marchio raffigura un Vignaiolo che porta una cesta d’uva sulle spalle e la cui ombra prende la forma inconfondibile di una bottiglia. Questo dettaglio iconico sottolinea l’impegno totale: il Vignaiolo FIVI coltiva solo le proprie vigne, vinifica esclusivamente la propria uva nella propria cantina e imbottiglia personalmente il proprio vino. Dietro ogni singola bottiglia c’è il volto, la passione e il nome di un individuo o di una famiglia, a garanzia di un legame indissolubile con il territorio e la sua unicità. Il fascino di Bologna: un Mercato rinnovato Il 12° Mercato dei Vignaioli Indipendenti FIVI, svoltosi per la prima volta a BolognaFiere dal 25 al 27 novembre 2023, è stato un evento cruciale. Dopo anni trascorsi a Piacenza, il trasferimento a Bologna era atteso con curiosità e ha segnato una svolta importante.
Le impressioni sulla nuova location sono state, in generale, molto positive, specialmente in termini di logistica e immagine. Il principale punto di forza è stata la migliore accessibilità: Bologna è un nodo nevralgico dei trasporti italiani, ben collegata da autostrade e alta velocità, rendendo la fiera raggiungibile più comodamente, persino in giornata, per operatori e visitatori da tutto il Paese. Inoltre, la struttura di BolognaFiere ha garantito spazi più ampi e moderni, consentendo una migliore distribuzione dei ben 720 produttori presenti. Questo ha contribuito a mitigare l’affollamento che a volte aveva caratterizzato le precedenti edizioni. Anche la logistica interna è risultata migliorata, facilitando l’allestimento e la gestione dei servizi, come il fondamentale punto ritiro acquisti.
Tuttavia, il trasferimento ha portato con sé anche qualche inevitabile aspetto da affinare. A differenza di Piacenza, dove il polo fieristico era vicino al centro, BolognaFiere è più distante dalla città. Questo ha reso necessario l’utilizzo di mezzi pubblici o taxi per molti, incidendo sui tempi e sui costi di chi non era automunito. Un altro punto critico sollevato da alcuni è stato il costo e la gestione del parcheggio, un tema comune nelle grandi strutture fieristiche. Nonostante questi piccoli “rodaggi” tipici di un grande trasloco, la manifestazione ha dimostrato una crescita notevole, sia in termini di presenze che di qualità dell’offerta, confermando la decisione di spostarsi a Bologna come un passo strategico per la crescita del movimento FIVI. 🍷 Gli assaggi del cuore e le nuove scoperte Sebbene la quantità di vini in degustazione fosse impressionante – oltre 700 produttori presenti – voglio raccontarvi le etichette che mi hanno davvero colpito, un mix tra “giocare in casa” e scoperte inattese. Toscana: Tra Arezzo e la Maremma (La mia scoperta Bio) Ho voluto iniziare il mio percorso con il sapore di casa, visitando Podere Pomaio (Toscana, in provincia di Arezzo). Essendo io stessa residente ad Arezzo, è stato un vero piacere assaggiare i loro vini, espressione di un territorio che conosco e amo. I loro Sangiovese, coltivati con attenzione alla sostenibilità e all’agricoltura biologica e biodinamica, esprimono finezza e struttura, confermando l’ottimo lavoro che la cantina sta portando avanti.
Sempre in Toscana, la sorpresa è stata l’incontro con Poggio ai Quadri. L’azienda si trova nel cuore della Maremma Toscana (vicino a Massa Marittima, in provincia di Grosseto) e la loro filosofia di produzione è interamente biologica. Il loro Ciliegiolo, per esempio, che ho avuto modo di assaggiare, si è rivelato di un colore rosso rubino limpido, con note fresche di piccoli frutti rossi. Il loro approccio attento e rispettoso in vigna e in cantina restituisce etichette di grande pulizia e identità territoriale, un vero esempio di come si possa unire qualità enologica e rispetto per la biodiversità. L’Irpinia che canta: struttura ed eleganza campana Dalla Toscana sono passata in Campania, precisamente in Irpinia, per farvi conoscere l’azienda Tenuta Cavalier Pepe. Situata a Sant’Angelo all’Esca (Avellino), la tenuta è gestita con passione e visione da Milena Pepe.
Milena è la nipote del fondatore, Angelo Pepe, e ha portato una ventata di internazionalità e rinnovamento in cantina. Dopo aver studiato e lavorato a lungo all’estero, è tornata in Irpinia per dedicarsi alla Tenuta, coniugando la profonda tradizione vinicola del nonno con tecniche e sensibilità moderne. Oggi, Milena porta avanti con determinazione la valorizzazione dei grandi vitigni autoctoni campani come l’Aglianico, il Fiano e il Greco. Cavalier Pepe è sinonimo di vini eleganti e potenti che racchiudono l’essenza di un territorio unico. L’assaggio imperdibile è stato l’Opera Mia Taurasi DOCG. Questo vino è il risultato della vinificazione in purezza delle uve Aglianico provenienti dalle migliori menzioni della denominazione (come Carazita e Pesano). Il vino affina per ben 12 mesi in barrique di rovere francese, seguiti da 24 mesi in vasche di cemento e poi un ulteriore affinamento in bottiglia, garantendo una complessità straordinaria. L’Opera Mia coniuga la potenza del vitigno con un’eleganza quasi sussurrata, regalando al naso note complesse di frutti rossi maturi, amarena, mirtillo, caffè e cioccolato. In bocca è strutturato, profondo, con una trama tannica fine ed elegante, meritandosi l’appellativo di “Barolo del Sud”. Un vero capolavoro enologico che ha meritato la sosta. Campi Flegrei: La Falanghina “Salata” de La Sibilla Continuando a muoverci in Campania, ma abbandonando le montagne dell’Irpinia per la costa vulcanica, ho fatto una sosta doverosa ai Campi Flegrei, nell’area di Bacoli e Pozzuoli. La Sibilla prende il nome dalla celebre Sibilla Cumana, la sacerdotessa che vaticinava in esametri tra mito e storia. L’azienda è un’ode a questa terra antichissima, dove le vigne affondano le radici in suoli di cenere, lapilli e sabbia vulcanica.
Una delle peculiarità qui è la sopravvivenza della vite su piede franco (non innestata), grazie alla natura vulcanica dei terreni che ha storicamente tenuto lontana la fillossera. Tuttavia, non tutte le vigne de La Sibilla sono a piede franco, ma molte delle parcelle più vecchie e preziose godono di questa condizione, esaltando la purezza del vitigno. Questa è la filosofia de La Sibilla: fare vini che raccontino la storia geologica e marina del territorio. La protagonista assoluta che ho assaggiato è stata la Falanghina Campi Flegrei DOC “La Cruna del Lago”. Già al naso si avvertono note agrumate intense, di erbe mediterranee e un sentore distintivo di zolfo e mare. Ma è al palato che regala un’esperienza unica: la sua sapidità è così pronunciata da risultare quasi salata, una vera e propria traccia lavica che si unisce a una freschezza vibrante. “La Cruna del Lago” è un vino che non è solo bevanda, ma un sorso di storia e minerale, l’abbinamento perfetto per la cucina di mare. Calabria: il riscatto autoctono con Terre di Balbia Lasciando il Sud più noto per la costa flegrea, ci spostiamo in una Calabria ambiziosa, precisamente ad Altomonte (Cosenza), per incontrare Terre di Balbia. L’azienda è stata rilanciata con vigore nel 2014 dall’ingegnere edile Giuseppe Chiappetta, che ha trasformato la sua profonda passione per il vino in un progetto di alta qualità e forte identità territoriale, in collaborazione con l’enologo salentino Gianfranco Fino.
Giuseppe ha scommesso sul potenziale della sua terra e, in particolare, sul recupero dei vitigni autoctoni. La sua filosofia è chiara: produrre Cru in purezza da agricoltura biologica. I loro vini si concentrano su tre vitigni principali: il Magliocco Dolce per il rosso di punta (Fervore), il Gaglioppo per il rosato (Ligrezza) e il Merlot (Blandus), l’unica uva internazionale rimasta dalla precedente proprietà, interpretata con eleganza calabrese.
Il mio incontro con Giuseppe Chiappetta è avvenuto, in realtà, durante una visita speciale in occasione della mia nomination per la Notte Rosa del Vino a Trebisacce – un evento che celebra le eccellenze in rosa, a riprova della sua dedizione anche verso i Rosati da Gaglioppo.
La qualità in cantina è palpabile e in continua ascesa, grazie a vinificazioni rispettose che mirano a esaltare il carattere del frutto e del terroir argilloso-calcareo della zona. I vini di Terre di Balbia, in particolare il Magliocco Dolce (Fervore), dimostrano grande struttura e profondità, unite a una beva sempre pulita ed equilibrata. È un’azienda che incarna una bellissima filosofia di riscatto per la viticoltura calabrese. La leggerezza e la simpatia del Prosecco Dopo i rossi di struttura, un intermezzo di piacevolezza e brio era d’obbligo. L’ho trovato allo stand di Siro Merotto, un’azienda veneta specializzata nelle bollicine, in particolare nel Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG. L’incontro con  Siro, figura chiave dell’azienda, è stato una ventata di freschezza e spontaneità. Con lui ho assaggiato un Prosecco Superiore che era l’incarnazione della leggerezza e della convivialità. Non solo il vino era di grande pulizia, con un perlage fine e profumi floreali e fruttati, ma l’atmosfera allo stand era di una contagiosa simpatia. Un’esperienza che ci ricorda come il vino non sia solo tecnica, ma anche e soprattutto piacere, conversazione e leggerezza d’animo. Romagna: Il Calore del Sangiovese e il Cuore di Bertinoro Dal Prosecco leggero ci spostiamo verso il calore della Romagna, una regione che per me ha sempre un posto speciale nel cuore. La Romagna non è solo terra di Sangiovese e Albana, ma è anche il luogo in cui ho avuto l’onore di essere insignita, nel 2021, come Miglior Comunicatore dell’Albana nell’ambito del Master dell’Albana. Un risultato di cui sono molto orgogliosa, che mi ha spinto a conoscere in lungo e in largo le cantine più rappresentative del territorio. Tra gli assaggi imperdibili a Bologna c’è stata Tenuta La Viola, che si trova a Bertinoro (FC), un cru romagnolo d’eccellenza. L’azienda è guidata dalla passione di Stefano Gabellini, il proprietario, e dalla competenza dell’enologo Emilio Plentore. La loro filosofia è duplice: esaltare il Sangiovese autentico di Bertinoro e, al contempo, sperimentare con i cosiddetti “Super Romagna”. Con Stefano e l’enologo Emilio abbiamo ripercorso l’intera gamma. Abbiamo iniziato con il Bolleggio, il loro vino vivace e informale; si tratta di un rifermentato in bottiglia a base di Sangiovese e uve bianche locali che dona un sorso fresco, secco e piacevolmente rustico, perfetto per brindare con leggerezza. Siamo passati poi al Sangiovese Classico, un vino che esprime la vera anima del terroir di Bertinoro. Infine, abbiamo assaggiato il vino che Stefano definisce il “Super Romagna”: mi riferisco a etichette come il P. (Punto), un rosso importante ottenuto da un blend di uve internazionali (come il Merlot e/o il Cabernet Sauvignon) in taglio con il Sangiovese. Questo vino è l’esempio della loro visione che coniuga l’identità romagnola con una struttura e una complessità internazionale. I vini di Tenuta La Viola uniscono potenza e bevibilità, rispecchiando la generosità e la franchezza di questa terra, e l’incontro con Stefano e Emilio è sempre un momento di sincera convivialità. Trentino: L’Elogio della Biodinamica con Cantina Pisoni Lasciando il calore della Romagna, il viaggio nel cuore pulsante dei Vignaioli Indipendenti ci porta in Trentino, nella Valle dei Laghi, per incontrare Cantina Pisoni. L’incontro con Marco Pisoni non è stata solo una degustazione, ma una vera e propria lezione sulla filosofia. L’azienda, forte di una tradizione che risale al 1852, è certificata biologica dal 2008 e adotta con convinzione i dettami della biodinamica, un approccio che Marco trasmette con grande consapevolezza e rispetto. La scelta è quella di fare un vino che sia espressione autentica e non depauperata del territorio, un patrimonio da lasciare intatto alle nuove generazioni. L’assaggio che più mi ha colpito, in questo contesto di rispetto assoluto per la natura, è stato il Rebo. Questo vino incarna la storia e l’innovazione trentina: il vitigno Rebo nasce infatti da un incrocio tra Merlot e Teroldego, selezionato negli anni ’50 dal ricercatore Rebo Rigotti a San Michele all’Adige. Pisoni, insieme ad altri vignaioli della zona, è tra i pochi a valorizzare questo vitigno per la produzione del Reboro, un vino rosso di grande pregio e serbevolezza. Il Reboro della Cantina Pisoni è un rosso di grande struttura, ottenuto tramite un parziale appassimento delle uve (che lo lega alla tradizione del Vino Santo trentino). Il suo profilo è intenso e complesso: al naso spiccano profumi di frutta rossa matura e confettura, insieme a note speziate. In bocca è pieno, morbido e vellutato, con una lunghissima persistenza. È un “gioiello prezioso” che dimostra la straordinaria capacità del Trentino di creare grandi rossi da invecchiamento, frutto di una scelta etica e produttiva di altissimo livello. Trentino: La Nuova Generazione e la Piana Rotaliana (Bellaveder) Rimanendo in Trentino, ma spostandoci idealmente verso la celebre Piana Rotaliana, ho incontrato i giovani produttori di Bellaveder, un’azienda che guarda al futuro con radici ben salde nella terra. Qui, la famiglia Tonegatti porta avanti una tradizione di qualità, ma con l’energia e l’innovazione della nuova generazione in cantina. La loro filosofia è valorizzare al massimo l’anima della Piana Rotaliana, terra d’elezione per il Teroldego, combinando tradizione e tecniche enologiche moderne.
Al banco, è stato affascinante degustare il confronto tra i due grandi rossi autoctoni. Il Teroldego Rotaliano si è presentato con la sua classica struttura: un rosso vibrante, ricco di frutto e dai tannini che ne promettono la longevità. Il Lagrein, invece, ha offerto un sorso più morbido e vellutato, spesso con note speziate e un corpo più avvolgente, dimostrando la versatilità del terroir trentino anche su uve che richiedono maggiore complessità estrattiva. La mia attenzione è stata poi catturata dai bianchi, in particolare dalla loro Selezione Faedi. Questo nome indica una linea di alta qualità, proveniente dalle loro migliori parcelle, dove si concentrano vitigni come il Pinot Grigio o lo Chardonnay. La Selezione Faedi si è distinta per l’eleganza, una grande mineralità e una persistenza notevole. Sono vini di una pulizia impeccabile che mostrano il potenziale trentino non solo sui rossi potenti, ma anche sui bianchi di grande struttura, gestiti con la freschezza e la visione dei giovani Tonegatti. Piemonte: Il Nebbiolo Vulcanico di Le Piane a Boca Per il gran finale, ci spostiamo in Alto Piemonte, nel Novarese, un territorio che sta vivendo una vera e propria rinascita. L’azienda simbolo di questo riscatto è Le Piane, situata nel comune di Boca. Questa realtà è intrinsecamente legata alla passione e alla tenacia dello svizzero Christoph Kuenzli, il proprietario e enologo, che si innamorò di queste terre negli anni Novanta.
Christoph e il suo team – in particolare il vignaiolo Nicola del Boca e il cantiniere Sergiy Zhukov – sono i custodi di un sogno iniziato con Antonio Cerri, l’ultimo vignaiolo storico della zona, che convinse Kuenzli a rilevare la sua vigna. L’amore per il lavoro e il rispetto per il terroir vulcanico (costituito da ghiaie porfiriche ricche di minerali) sono il cuore della loro filosofia. Gli assaggi col Giampi Ho avuto il piacere di rivedere queste figure che incarnano la dedizione totale alla qualità, in particolare Giampiero Renolfi (che tutti chiamano affettuosamente Giampi), il responsabile della rete vendita Italia. È una figura che si incontra sempre volentieri agli eventi e durante le masterclass, perché la sua conoscenza e l’amore per il lavoro arricchiscono ogni degustazione.
Insieme a Giampi, abbiamo ripercorso l’espressione pura dei vini di Boca. Abbiamo assaggiato il Nebbiolo Colline Novaresi DOC, l’etichetta d’ingresso, un vino che esprime l’immediatezza del Nebbiolo d’altura, giocato su note di freschezza e una piacevole mineralità vulcanica. Poi, il Mimmo 2019 (Vino Rosso), un blend dedicato a Domenico (detto Mimmo), storico e fedele collaboratore, che è un omaggio all’amicizia e al lavoro manuale, offrendo un sorso più morbido e accessibile. Immancabile è stato il Boca DOC 2018, il capolavoro della casa, un blend storico di Nebbiolo (85%) e Vespolina (15%). L’annata 2018 dimostra già la sua stoffa: grande eleganza, tannino levigato e una profondità aromatica eccezionale. Infine, il Piane 2021 (Colline Novaresi DOC), un secondo vino rosso incentrato su una maggioranza di Croatina, che offre una struttura importante, bilanciata da una vena acida vibrante. I vini di Le Piane sono la testimonianza che la qualità estrema può risorgere grazie a persone che, come Giampi, Kuenzli e il loro team, amano il loro lavoro e la terra che lo rende possibile. Conclusioni: Non Solo Vino, ma Amicizia e Passione Potrei continuare a raccontare all’infinito i profumi e le storie assaggiate in questi due giorni intensi trascorsi a BolognaFiere, ma temo di aver finito l’inchiostro! Mi riservo quindi di dedicare articoli futuri alle molte altre splendide realtà che meritano di essere raccontate.
Il vero valore aggiunto di questa due giorni, oltre ai grandi vini, è stato senza dubbio la compagnia. Ho avuto il piacere di condividere gran parte degli assaggi con la grande amica e comunicatrice Claudia Riva di SanSeverino, e con altre fantastiche donne del mondo del vino. Vivere esperienze così arricchenti, scambiare pareri e passione con loro, è sempre un elemento insostituibile che alimenta la voglia di continuare questo viaggio. L’appuntamento è quindi alla prossima avventura enologica! Vi invito caldamente a segnare in agenda il 13° Mercato dei Vignaioli Indipendenti FIVI, che tornerà a BolognaFiere dal 23 al 25 novembre 2024. Benedetta Costanzo
benedetta.costanzo@winetalesmagazine.com
Mi trovi su Instagram come @benedetta.costanzo
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26 Ottobre, 2024

Il vino del futuro: Gambero Rosso Academy lancia l’alta formazione per i professionisti del settore

In cattedra esperti, tecnici, studiosi, accademici sotto la direzione scientifica del prof. Attilio Scienza per dare all’enologia gli strumenti del  “design thinking”.
4 moduli a distanza, 150 ore di lezioni complessive Cambia il clima, il gusto, il mercato, la comunicazione. Per rispondere alle sfide di un mondo enologico in rapidissima trasformazione il Gambero Rosso lancia un nuovo progetto formativo ambizioso e strutturato. Si tratta di un pacchetto di lezioni innovativo per fornire l’opportunità a produttori, viticoltori, manager e operatori della comunicazione di aggiornare le proprie conoscenze per approcciare al “vino di domani”. Il corso è dedicato ai professionisti del settore, ad ogni livello, grazie a una squadra di docenti e studiosi di altissima caratura. A condurlo, Attilio Scienza, Professore ordinario di viticoltura alla Statale di Milano che ha sviluppato un ricco programma in quattro moduli su un metodo di lavoro nuovo, almeno per il mondo del vino,  denominato «Design Thinking»: un viaggio completo che parte dalla materia prima tra soluzioni innovative e digitali, l’interpretazione dei nuovi trend, un’attenzione ai rischi d’impresa per generare un valore a tutto tondo per l’azienda, il mercato e gli stakeholder di ciò che sta dietro –  e poi davanti – ad un bicchiere di vino. Il corso, accessibile on demand, si snoderà lungo 150 ore di didattica, suddivise in 4 moduli con un corpo docente scelto in collaborazione con le università e i centri di ricerca italiani, che vedrà in cattedra studiosi, esperti e accademici, e 4 seminari in presenza. L’Italia è da sempre una roccaforte del vino e del vino tradizionale, con i suoi capisaldi commenta Paolo Cuccia, Presidente del Gambero Rosso. Ma oggi fare leva sulla tradizione non basta più: per rendere sempre più competitivo e ricco il nostro mercato, anche potenziale, è fondamentale non dimenticare che questo gioco ha regole sempre nuove, e non solo normative. Ecco perché abbiamo pensato di coinvolgere imprenditori, enologi, agronomi, sales manager, e persino giornalisti e operatori della comunicazione, del packaging e del marketing per illuminare insieme, con tessere apparentemente molto diverse, la nuova mappa del vino del futuro. I moduli formativi, acquistabili anche singolarmente, sono quattro. Il primo modulo è dedicato alla valorizzazione delle risorse pedoclimatiche e genetiche, dal vigneto alla cantina, il secondo all’innovazione e sviluppo (la viticoltura di domani è già qui) comprese le nuove frontiere della viticoltura digitale e di precisione. Nel terzo modulo protagonisti diventano la società e il mercato: tra antropologia dei consumi e nuovi mercati; per arrivare al quarto step, interamente centrato sulla comunicazione del vino con i suoi nuovi linguaggi, lo storytelling e un ampio focus sui social network. Per informazioni sul corso, i cui contenuti saranno disponibili online dal mese di novembre, e iscrizioni: academy@gamberorosso.it 0655112211   La Redazione3
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25 Ottobre, 2024

Amanda e Gianni. Delinquent, galeotto fu in Nebbiolo

Secondo i più recenti dati ISTAT, in Italia risiedono 15.582 persone provenienti dagli USA. Per lavoro, perché sedotti dal Bel Paese o magari da qualche italiano o italiana. Chi può dirlo.
Solo 857 hanno trovato ospitalità in Piemonte. 482 sono donne.
Amanda Courtney è una di queste. È arrivata in Piemonte nel 2011 sedotta dal Nebbiolo prima, da Gianni Albesano poi. Anche se non ho ancora ben capito chi abbia sedotto chi. Due caratteri indubbiamente particolari. Amanda esplosiva e sempre sorridente. Gianni all’apparenza pienamente piemontese nella sua posatezza si rivela invece una di quelle persone che non sta mai ferme con la voglia di fare tante cose. Lui era molto attivo. Ha tenuto tutti sulle punte dei piedi. Keeps everyone under feet we say in english. È sempre running. Così attivo dunque impegnativo che il nonno lo chiamava scherzosamente “delinquent”. Una parola che, anche se in piemontese, è comprensibile sia in italiano sia in inglese. Tanto che Amanda e Gianni non ci hanno pensato un attimo quando hanno dovuto scegliere il nome per la loro azienda. Volevamo avere un nome non tradizionale. Giovanni Albesano o Amanda non andava bene. Delinquent riportava un pò la lingua piemontese ed è anche una parola che mia mamma può dire tranquillamente. Una coppia nata in cantina. In quella cantina nella quale Amanda faceva il suo stage e Gianni lavorava. Io vengo da Stati Uniti come si sente sicuramente dall’accento. Sono nata vicino Boston e ho vissuto prima di venire in Italia a Los Angeles per circa dieci anni. Li ho cominciato questa strada di vino. Formazione completamente distante dal vino quella di Amanda. Studi legati alla lavorazione dei metalli e un impiego, negli USA, nell’ospitalità. Mi sono trovata a lavorare in posti belli e fighi. Li è cominciato il percorso nel vino. Cominciato per caso. Facevo la cameriera. Assaggiando i vini mi sono stupita perché dietro c’è una storia che da la diversità. Primo impatto ad effetto wow insomma fino a quando, nel 2011, si ritrova in Italia ad imparare di più di quello che era un suo grande amore: sua Maestà il Nebbiolo. Gianni, nato e vissuto a Castagnole delle Lanze (AT) da una famiglia il cui nonno aveva delle terre con vigne vendute prima che morisse. Impegnato da oltre ventitré anni, come vignaiolo prima, cantiniere poi, in una importante azienda produttrice di Barolo e Barbaresco. La stessa sede dell’incontro con Amanda. Sono venuta per il Nebbiolo e rimasta per Gianni. È stato un matrimonio combinato. Non abbiate paura. Non è uno di quei matrimoni nei quali i genitori degli sposi si mettono d’accordo in anticipo. Amanda è meravigliosamente così e utilizza termini non sempre in maniera corretta. Anche se parla l’italiano meglio di molti altri italiani che conosco. Lo parla con quell’inconfondibile e marcato accento di un americano in Italia. La sentite parlare e capite subito che è americana. No way! La famiglia con la quale lavora e nella quale è cresciuto (con la quale stiamo ancora insieme tanto) stavano cercando di spingere Gianni verso me. Come straniera posso fare solo novanta giorni. Gli ultimi mesi i miei genitori sono venuti qui per un viaggio. Era la prima volta fuori gli Stati Uniti. Siamo stati nel sud perché i miei bisnonni venivano da Avellino. Campania, Puglia poi Roma. Gianni è venuto un we a Roma e io ho pensato per dirmi ciao ciao. Ha conosciuto i miei genitori e mio papà si è innamorato di lui cosi da invitarlo a casa nostra. Mio papà aveva l’amore per il cibo schifezza e voleva invitare Gianni per farglielo conoscere negli USA. Lo ha invitato per natale. Gianni è venuto. Ha conosciuto tutta la mia famiglia e dopo il pranzo la mia famiglia ci chiedeva quando ci sposavamo. Da li è nato tutto. Che paradosso. Un piemontese nato e vissuto nella patria del buon cibo e del buon vino che, tra un hot dog e un hamburger, si innamora e si sposa. Ora si capisce bene la manovra a tenaglia. Anche se possiamo certamente dire “galeotto fu in Nebbiolo” perché elemento di congiunzione tra Amanda e Gianni. Solo che, come al solito, una citazione del genere non può che farmi scattare nella testa qualche film o canzone. In questo caso, la canzone di Renato Zero Galeotto fu il canotto Il cielo è azzurro, il mare è bluPer la merendina, ci pensi tu!Partiamo alle cinque?Torniamo alle otto?!Affittiamo il canotto!Affittiamoci un canottoE prendiamo il largoVerso il mare bluOh, oh, oh, caraRemo un po’ io, remi un po’ tuHai portato il gorgonzolaL’emmental, le uovaCioccolata e the?Oh, oh, oh, caraCosa farei senza di te! Sposati e in Italia, Amanda si impegna nel promuovere il territorio delle Langhe con i turisti americani e Gianni continua il suo lavoro in cantina. Fino al 2017, quando lo zio di Gianni chiese a quest’ultimo se avesse voluto acquistare una vigna. Un ettaro di nebbiolo attaccato alla casa della mamma di Gianni. Insomma parte di quei terreni venduti nel 2003 alla morte del nonno. Dissi a Gianni che aveva tanti anni nel vino, io posso assaggiare qualcosina…da li è nato tutto. Gianni lavora ancora. Gli piace il suo lavoro. Va li con piacere. Segue le lavorazioni dei vini rossi. Non ha studiato enologia ma è cantiniere. Una volta si occupava anche delle vigna. Adesso segue qualcosa come trecentomila bottiglie rispetto alle 12/14 mila di Delinquent. Delinquent come azienda nasce nel 2018 su insistenza proprio di Amanda che, entusiasta come non mai, convince Gianni. E deve pure intestarsela! Io ho spinto per crearla perché avevo già la partita IVA. Prima del vino facevo promozione del territorio. Wine education e classes per stranieri come libera professionista. Lei nel mondo del vino ci stava in qualche modo. La partita IVA l’aveva. Gianni dal canto suo poteva avere le terre mentre di esperienza ne aveva e tanta. Gli ho detto: prendiamo subito che sei scemo? Lui aveva un pò paura. È una cosa grossa. È più grande di noi gestire l’azienda. Anche se noi siamo piccoli c’è tanto lavoro. Stiamo costruendo la cantina e la sala degustazione. Insieme imparano. Insieme lavorano. Con Gianni che s’impegna anche nei corsi per la potatura capendo che la potatura di del Nebbiolo è altra cosa. Se si sbaglia non si fa l’uva. È un corso molto bello per la vita delle piante. Qui la media delle viti piantate è venticinque anni. Con questo metodo cerchiamo di fare rese più basse. Facciamo tremila bottiglie di Nebbiolo. La vigna dello zio è un ettaro circa. Acquisita nel 2017. Li c’era il Nebbiolo impiantato nel 2003. Abbiamo comprato un altro pezzo di mezzo ettaro e poi affittiamo altri due pezzi per Freisa e Grignolino per un totale di tre ettari e mezzo. Gianni si divide tra il lavoro che da uno stipendio fisso e l’azienda. Amanda ha smesso il lavoro di promozione e si occupa più della vigna per lasciare lui più libero. Tre ettari e mezzo, sparsi tra vari comuni, richiedono un impegno intenso. Altrimenti facciamo otto giorni a settimana. Serve un enologo? A parte l’esperienza di Gianni qui hanno inaugurato una nuova formula. Abbiamo i nostri amici nell’ambito del vino che vengono ogni tanto ad assaggiare. Lavorano nel settore del vino. Ci parliamo così che qui è quasi un Social Wine. Che meraviglia. Altro che social network e digitale. Qui c’è concretezza pura e soprattutto quella socialità che è il vino stesso a chiamare e chiedere. Amici che arrivano e ti danno un parere. Che puoi seguire o meno ma perlomeno sai cosa ti aspetta. Si assaggia il vino, si mangia qualcosa e la socialità, quella vera, è fatta. Parlando di socialità Amanda mi dice una cosa che se fosse stata detta da un’altra persona l’avrei presa come una furbata commerciale. Lei no. Sia per come la dice sia perché se la si conosce è facile capire la sua schiettezza. La nostra casa è in Castagnole. In paese. Alla vigna c’è una casa che non è però grande per vivere i e fare attività contemporaneamente. Abbiamo deciso di lasciarla perché ha una vista strepitosa. È un peccato se la teniamo solo per noi. Vogliamo condividerla con tutti perché è un posto meraviglioso. È un peccato se la teniamo solo per noi. Quando hai dinanzi agli occhi un paesaggio del genere hai due strade: tenertelo tutto per te oppure condividerlo.
Amanda e Gianni hanno scelto di condividerlo. Un motivo di business certo che c’è dietro. Ma loro sono piccoli. Troppo piccoli per pensare che una cosa del genere possa avere un così alto valore aggiunto, in un così meraviglioso territorio, da sfruttarlo in tal senso.
Condividere questo luogo. Condividere la meraviglia della vista e dei profumi. Il resto, semplicemente non c’è. O verrà. Ma no ora. Io cerco di aiutare in tutti i modi per la commercializzazione. Siamo in una zona dove tutti fanno vino e uscire come nuova realtà è complicato. Abbiamo un importatore negli usa. Stiamo cercando per espanderci li, poi Canada e Europa. Obiettivo dichiarato è arrivare a sette ettari e spingere ulteriormente la commercializzazione negli USA. È li che Amanda può dare il vero valore aggiunto.
Gianni? Nessuno sa quando Gianni si staccherà dall’altra azienda. Non è che stiamo andando indietro con l’età. Amanda lo vorrebbe tutto per se Gianni ma sa che è ancora impossibile e incompatibile con l’azienda attuale. Con sette ettari però, da sola non ce la farebbe. Avendo una cantina (che oggi è in costruzione) anche peggio. Senza Gianni, il sogno, non sarebbe possibile. Vediamo nel tempo cosa lui decide. A lui piace il suo lavoro. Facendolo da tanti anni se lo sente suo. Sarebbe come lasciare una persona con la quale sei stato insieme da tanti anni. Una coppia solida. Una vita che scorre. Una azienda che comincia ad ingranare. Una rete di amici che li supporta e che Amanda stimola con continue iniziative. Nessun figlio all’orizzonte. Ai figli non pensiamo. Mia sorella ha due figli dunque se i nipoti vogliono venire a darci una mano ci fa piacere. Il più grande ha 14 anni e la piccola 10. Vivono a Boston. L’età perfetta per lavorare. Mia mamma viene a settembre per fare la vendemmia. Poi ci da una grande mano per la cena.
Gianni e Amanda, la Delinquent, produce quattro vini. C’è il Nebbiolo, quello della prima vigna. Poi due vini che sanno di Piemonte vero. Quello di un tempo. Quello dei nobili e quello della gente comune. Fatto di vini che si trovavano sulle tavole delle osterie come su quelle dei nobili. Ci piaceva portare l’importanza di queste uve dimenticate. Volevamo poi un bianco che facesse la malolattica non avendo le vasche per la temperatura. Il Cortese poteva andar bene. Il bianco ci serviva per berlo in estate e fare cash. Tutti i nostri vini fanno un passaggio in legno per dare importanza. Il Grignolino non scherza perché è complesso. Abbiamo fatto una macerazione più lunga della norma per avere più colore e tannino. Può invecchiare. Possiamo dimenticarlo in cantina. Lo stesso per la Freisa perché vogliamo riportare l’importanza del Nebbiolo nella Freisa. Volevamo fare una cosa importante con la Freisa. Il Nebbiolo è fine ed elegante con il tannino importante. Per la Freisa volevamo il carattere molto grezzo con il tannino spigoloso e l’acidità forte. Tutta l’operazione è una sorta di sperimentazione ibrida: vitigni piemontesi generalmente bevuti freschi e senza legno resi longevi. Senza Smussare nulla. Il Grignolino è lo Schersa nen (non scherzare in piemontese). Non scherza perché essenziale e così pazzesco che solo mettendo il naso nel calice ho voglia di tuffarmici dentro. Sarà per la lunga macerazione e il passaggio in legno, ma io mi ci tuffo!
Sentori vinosi di frutta polposa e matura (prugna, arancia, ciliegia), rosa canina arricchiti dall’ematite e amplificati dal balsamico. Finezza e freschezza che al sorso si amplificano risultando tagliente e tannico così da necessitare un abbinamento. Anche semplice e poco nobile come del salame.
Poi scende giù come una lama con la frutta che torna amplificata da una meravigliosa sapidità.
Un vino che sembra appropriato per le tavole di antiche osterie pronte per una 𝘮𝘦𝘳𝘦𝘯𝘥𝘢 𝘴𝘪𝘯𝘰𝘪𝘳𝘢. Invece stanziava sulle tavole dei nobili. Il Nebbiolo fa affinamento più lungo. Dove abbiamo abbiamo il nostro pezzettino è di fronte Neive uno dei tre paesi del Barberesco. C’è molto calcare, limo, sabbia. Fa la strada come del Barbaresco ma non tutto l’affinamento. Lo rendiamo più delicato con un anno in tonneau usate. Gli altri fanno barrique usate. Ci piace perché da una bella frutta e finezza al Nebbiolo. È pochi anni che facciamo il Nebbiolo e adesso stiamo capendo. Ci sono vigne dove c’è la liquirizia, menta, rosa, viola. Invece la nostra ha il rabarbaro. Stiamo notando. Un pò di prugna. Cose più scure. Il Nebbiolo Superiore nel calice ciò che accoglie è un bellissimo colore rubino che si specchia in ampie unghie granata. La trasparenza sa di un vino importante.
I sentori ispirano balsamica dolcezza, morbidezza e tenuità. La frutta, perlopiù prugne, ciliegie, more e frutti di bosco, è al limite della maturazione. Il lievissimo sottobosco, le spezie e le erbe aromatiche arrivano come piccole carezze.
Il sorso non è da meno per dolcezza ancorché perfettamente bilanciata. Tutto è giusto. La freschezza, la secchezza, i tannini non troppo invasivi, la sapidità, il retrogusto lievemente fruttato. Tutto è delicatamente soave.
Il finale regala una sorprendente sensazione di fichi secchi. Per fortuna che la lunga persistenza lo fa rimanere in bocca a lungo. Mi è piaciuto e tanto. Uno dei migliori Nebbiolo abbia mai bevuto. La Freisa. Al naso è uno di quei vini che con i sentori anticipano a pieno il gusto. Tutto sa di freschezza balsamica. Frutta croccante e fiori di campo rendono vivo e pungente ciò che arriva al naso. Se chiudo gli occhi sembra di essere al tavolo di una osteria, quella con la tovaglia a scacchi rossi e bianchi, il cestino del pane al centro, la caraffa con il vino.
Il sorso conferma l’olfatto. Beverino ancorché con i tannini pungenti e un finale lievemente amaricante che lo rende idoneo ad accompagnare un formaggio (ma anche un salume). Secco, fresco, moderatamente caldo e una persistenza non particolarmente lunga.
Insomma, schietto, preciso, non particolarmente strutturato, ben bilanciato che conquista per la sua semplicità. Nel tempo. Perché i tannini hanno bisogno di tempo per ammorbidirsi. Per il blend Barbera e Freisa vogliamo dare un pò più di acidità alla Barbera per renderla ancora più bevibile. Losna è una parola piemontese che vuol dire fulmine perchè questo vino si beve in fretta. È il nostro vino di entrata mentre il Freisa, per noi, è l’ultimo perchè i tannini sono importanti e non puoi berlo prima del Nebbiolo. Losna, Grignolino, Nebbiolo, Freisa. Definire Losna un vino di entrata è davvero riduttivo. Magari il tappo a vite inganna. Specialmente i meno informati. <Versandolo nel calice non si può che rimanere attratti dallo stupendo e brillante colore rubino e dalla sua unghia porpora. Ci si comincia a ricredere.
I sentori mantengono il balsamico, fil rouge dei vini Delinquent, cosa questa che fa apprezzare maggiormente l’intensità della frutta e del floreale. Una frutta quasi matura con note di arancia candita, ciliegia, mora, prugna. Il sottobosco viene fuori insieme alle note speziate di cioccolato e noce moscata. L’insolita liquirizia arriva a stupire. Meno male che era un vino d’entrata!
Il sorso sa di vino vero. Un bellissimo e riuscitissimo bilanciamento con tannini appena pronunciati e la liquirizia che contribuisce a lasciare la bocca in uno stato piacevolissimo allungando oltretutto la persistenza. La nota balsamica sembra arrivare anche in tutto il cavo orale contribuendo anzi, accentuando, la sensazione di stare bevendo un vino intenso e interessante. Uno di quei vini che bevi e bevi come faresti con uno ruffiano. Anche se Losna ruffiano non è. Vino d’entrata? Decisamente no! Di questa esperienza mi rimane l’impressione è che in Delinquent sia stata più Amanda a crederci piuttosto che Gianni. Amanda è l’anima che spinge e che tira. Una persona solare arrivata in un posto come il Piemonte con i piemontesi, sabaudi, chiusi e riservati che non ha avuto, grazie al suo carattere, alcun problema ad integrarsi. Sono abbastanza conosciuta in zona per fare le feste e portare tutti insieme a celebrare qualcosa anche se è qualcosa di easy come Halloween. Ecco, io auguro proprio questo a Gianni ed Amanda: festeggiare ogni istante della loro vita continuando a fare i loro vini perché questi sono l’esatta trasposizione del loro essere. Esprimono la loro gioia e la loro difficoltà, la schiettezza e la sfrontatezza, l’amore e la spensieratezza. Loro due sono la dimostrazione di come un vino contenga veramente l’anima del produttore. Fedor Dostoevskj scriveva nei Fratelli Karamazov Colui che genera un figlio, non è ancora un padre, un padre è colui che genera un figlio e se ne rende degno. o detto alla nostrana maniera I figli sono di chi li cresce Amanda e Gianni, loro che vivono la loro vita in un bellissimo angolo di paradiso condividendo ciò che hanno, sono riusciti a trasferire nei loro vini, tutto il loro essere.
Non possono che esserne fieri, dunque degni.
Grazie di esserci.     Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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24 Ottobre, 2024

CONCOURS MONDIAL DE BRUXELLES 2024

IL COSA E IL DOVE L’elegante cortile di Palazzo Valentini a Roma (e le sale interne) hanno ospitato anche quest’anno la premiazione dei vini medagliati al CONCOURS MONDIAL DE BRUXELLES e al CONCOURS MONDIAL DU SAUVIGNON. Un lungo pomeriggio che mi ha consentito di incontrare tanti vecchi amici Produttori e nomi nuovi che, in alcuni casi, hanno saputo sorprendermi.       GLI ASSAGGI C’era tanto da assaggiare sia tra i tavoli che nelle diverse masterclass organizzate a contorno. Sicuramente troppo per uno solo come me ho allora deciso di farmi un iniziale giro tra i Sauvignon del mio Friuli (tanto per farmi venir voglia di scrivere un articolo dedicato alle donne che lo producono) e seguire poi l’istinto per i successivi assaggi. Nelle righe seguenti troverete la mia personalissima “TOP EIGHT” (più qualche consiglio volante). Si, 8 vini su una trentina di assaggi. Sono pochi? Sono tanti? Non lo so, ma sono quelli che hanno acceso uno spot sulle mie emozioni (soprattutto quelli “con la musica dentro”). Voi, comunque, date una letta alle mie note di degustazione, assaggiate, contestate i miei punteggi risicati, consigliate e condividete. QUELLI CON LA MUSICA DENTRO PALIZZI IGT BIANCO “CARCARE” 2022, FILIPPO BRANCATI (CALABRIA): dall’estremo lembo meridionale dello stivale italico uno Chardonnay (con un saldo di Greco) che VI fa scuotere la testa non appena avvicinate il naso al calice. Singolarmente verticale per il vitigno e per il territorio da cui proviene si propone con impeto vegetale e iodato. Ci trovate la menta e lo sfalcio dei prati fioriti, gli agrumi, la durezza delle pietre assolate e un tocco di quasi miele. Il sorso corre come lo sguardo sul mare là in fondo, inarrestabile per sapidità e freschezza, privo di incertezze nel riproporre i descrittori olfattivi, fermandosi appena a ricordarVi delle morbidezze del vitigno, giusto il tempo necessario per farVi versare un altro calice con la scusa di volerlo assaggiare meglio. Da bere ascoltando PUSH dei DIO. Si becca 89+ Punti (ma solo perché, a voler essere pignoli, pecca in tipicità) e il mio premio SURPRAIS. COLLI ORIENTALI DEL FRIULI SAUVIGNON 2022, JACUSS (FRIULI VENEZIA GIULIA): quello di Marta è un Sauvignon solare come il suo eterno sorriso, divertente come il sambuco che da bambino usavo per fare gli “scličos”, gentile come i gelsomini, ortolano di peperone e foglia di pomodoro. Esotico? Naaa… Erotico? Forse. In bocca sorprende con la sua disarmante semplicità, è come un bacio sulla guancia, un buffetto sul collo, nessun grillo per la testa, solo quello che Vi aveva presentato all’olfatto, scorrevole, saporito, intrigante… Versatevene un altro bicchiere. Da bere ascoltando LILY WAS HERE di DAVID A. STEWARD (ma suonata da CANDY DULFER). (88+ Punti). COLLIO DOC SAUVIGNON “EXTEMPORE” 2018, VENICA & VENICA (FRIULI VENEZIA GIULIA): dagli stessi vigneti di “RONCO DELLE MELE” e da un esilio di 8 mesi in tonneaux un Sauvignon che sorprende innanzitutto per quel diretto al mento fatto di origano che distoglie l’attenzione dalle tipicità di bosso ed erbette. Poi sono morbidezze…quelle del limone candito e di una frutta esotica mai troppo aggressive che ben si fonde con la durezza minerale del Territorio. In bocca è un ossimoro di calda freschezza, glicerico anche più di quanto occorre per abbracciare il palato e fresco-sapido quanto serve a far schioccare la lingua. Chiude lungo e con una eleganza un po’ troppo supponente. Non il mio Sauvignon ma davvero un gran vino. Da bere ascoltando FAME di DAVID BOWIE. (Quasi 90 Punti…o forse 90). RIVIERA LIGURE DI PONENTE DOC GRANACCIA “LIGAGNA” 2019, TENUTA MAFFONE (LIGURIA): dici Liguria e pensi al mare ma qui è tutta montagna, di boschi e resine, di erbe amare e bacche scure. Del mare ha la vista dai ripidi pendii costellati di macchia mediterranea ed erbe aromatiche e la freschezza di un’arancia amara ma dissetante. Sorso coinvolgente, ancora decisamente vispo considerando l’annata, sostenuto da tannini composti ma con distinguo e con un allungo sapido che contrasta non poco con l’inaspettata morbidezza. “LA” Granaccia, quella “femmina”, quella che, in quanto tale è più “maschia” di tanti vini da maschio. Da bere ascoltando MY WAY DI FRANK SINATRA (ma cantata da NINA HAGEN). (87+ Punti). QUELLI SENZA LA MUSICA MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “BARDASCE” 2022, TENUTA DE MELIS (ABRUZZO): al naso mostra le prugne e le ciliegie mature (peccato non siano visciole), la gentilezza di un mazzetto di viole, la strizzata d’occhio della radice di liquirizia e quel sottile quid di rusticità che tanto mi piace. Decisamente fresco nonostante la mole alcolica, s’aiuta facendo leva sui vispi tannini per rendere scorrevole e intrigante un sorso che chiude ricordando dolcezze di frutta e amaricanti balsamicità. (87 Punti). COLLIO DOC SAUVIGNON 2022, DRIUS (FRIULI VENEZIA GIULIA): un Sauvignon che propone mentuccia e lime come fosse un mojito prima ancora che i piccoli frutti di bosco bianchi e quelle sottili vegetalità di cassis e fogliame. Sorso agile, che mostra una sapidità stuzzicante cui il legno ha smussato gli spigoli in eccesso e che, alla ottima rispondenza olfattiva aggiunge un quid di frutta secca ancora acerba. Ha il colletto della camicia appena troppo stretto per i miei gusti ma…decisamente elegante. (86/87 Punti). COLLI ORIENTALI DEL FRIULI DOC ROSSO “SOTTOCASTELLO” 2017, VIGNA TRAVERSO (FRIULI VENEZIA GIULIA): da un vigneto piantato nel ’57 sulla cima del colle da un piemontese visionario un Merlot che propone un naso scuro in aperto contrasto con la posizione dell’impianto. Inizialmente umido e vegetale di sottobosco, abbraccia poi le balsamicità dell’incenso e della liquirizia prima di raccontare una frutta che è grassezze di prugna disidratata e freschezza d’arancia. L’olfatto si chiude pietroso prima che il sorso avvolga il palato con un manto di suadente morbidezza che compensa con stile sia le ampie spalle fresco-sapide che la mole tannica. Non certo per tutti i giorni ma…un vinone. (89 Punti con forse anche un +). PIAVE MALANOTTE DOCG “CAMPO DI PIETRA” 2015, ORNELLA MOLON (VENETO): il naso stenta ad aprirsi. Forse compressi negli angusti spazi di una bottiglia, i poliedrici descrittori balsamici di anice e fruttati di prugna e ciliegiona matura fanno a cazzotti per decidere chi debba dirne di più. Vince invece un’atmosfera di cuoio e tabacco che tutto avvolge costringendo ad aguzzare la vista per distinguere viole da bacche nere e vaniglia da graffi minerali. Sorso che, in aperto contrasto con la sensazione di calore che riempie la bocca, si dimostra essere decisamente fresco e sapido oltreché supportato, nella sua apparente giovinezza, da un tannino ancora non domo. Un vino da leggere mentre si degusta, per sapere del suo essere stato “vino da viaggio” e di molto altro ancora. (88 Punti). Da segnalare anche il “VIGNIS DI SIRIS” di DRIUS, il Tocai “RONCO DELLE CIME” di VENICA & VENICA, lo Schioppettino “CASALI RONCALI” di CABERT e il Metodo Classico Rosé Millesimato “DUEZEROSETTE” di TENUTA MAFFONE ai quali darei 87 Punti e cui manca ciascuno quell’appena. E QUINDI? E quindi niente, davvero una bella serata con tanti vini di alto livello ma qualche “indecisione” nell’organizzazione delle masterclass che, se da un lato hanno consentito di ampliare la conoscenza sui prodotti di alcuni Paesi “emergenti” (vv. Brasile e Messico) dall’altro hanno prestato il fianco a più di qualche critica riguardo i vini “de noartri”. Comunque, dopo i ringraziamenti di rito agli organizzatori che mi hanno voluto ospitare e a tutti quei Produttori che hanno avuto la pazienza di sopportarmi, appuntamento alla prossima Edizione di un Evento che da anni propone Qualità a 360° Roberto Alloi VINODENTRO  
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23 Ottobre, 2024

Ristoranti d’Italia 2025: la Guida del Gambero Rosso si rinnova seguendo l’evoluzione della ristorazione italiana

Un’edizione nuova, nei linguaggi e nella lettura, che vuole catturare l’essenza di un settore in trasformazione: nuovi concept che mescolano gli stili di ristorazione e un’attenzione sempre crescente alla scelta delle materie prime sono le principali tendenze che emergono. Niko Romito si conferma in cima alla classifica delle 52 Tre Forchette insieme a Enrico Crippa che sale in vetta. 6 nuovi ingressi tra le eccellenze, 22 i Premi Speciali con due novità: Cioccolato. L’abbinamento sorprendente e la cantina più bella da visitare. Ristoranti che si reinventano bistrot, trattorie che abbracciano lo stile contemporaneo, enoteche che sperimentano nuovi concept culinari: il mondo della ristorazione sta vivendo una metamorfosi che riflette un cambiamento profondo nel modo in cui gli italiani vivono l’esperienza culinaria fuori casa. Un’esperienza sempre più influenzata da ritmi di vita frenetici e dall’onnipresenza della tecnologia che riduce la capacità attentiva. Sono queste le principali tendenze che emergono nella nuova Guida Ristoranti d’Italia 2025 che segna una svolta presentandosi rinnovata nella grafica – con immagini di paesaggi e dei piatti regionali della tradizione – e nella lettura – con nuovi simboli – come il razzo per le avanguardie e lo smile per il miglior rapporto qualità/prezzo – per condurre il lettore in un viaggio attraverso l’evoluzione della ristorazione italiana, celebrando tradizione, innovazione e creatività. Tempi più stretti e ricette più snelle: i tre ingredienti per piatto sono ormai legge non scritta, via le presentazioni barocche e servizio meno ingessato, che si accompagna alla ricerca di ingredienti freschi e locali commenta Lorenzo Ruggeri, direttore del Gambero, in apertura I clienti cercano ambienti accoglienti e un’esperienza più informale.   I numeri della Guida Sono 2.425 i locali censiti dalla Guida, tra ristoranti, trattorie, wine bar, bistrot, locali internazionali. 400 le novità che debuttano quest’anno. Le Tre Forchette A guidare la classifica delle Tre Forchette, star della ristorazione italiana, anche quest’anno c’è Niko Romito con il suo Ristorante Reale a Castel di Sangro (AQ), insieme a Enrico Crippa con Piazza Duomo ad Alba (CN) che ottengono un punteggio di 97 centesimi. Seguono con un punteggio di 95 centesimi, il ristorante Atelier Moessmer Norbert Niederkofler e Osteria Francescana di Massimo Bottura che scende di un gradino, pur confermandosi nell’Olimpo degli chef, distinguendosi anche per il Premio Speciale Novità dell’Anno con il suo Al Gatto Verde a Modena. Rispetto al 2024 salgono a 52 le Tre Forchette, sostenute dal partner TRENTODOC, con l’ingresso di 6 nuove eccellenze, sempre più giovani e creative: tra le avanguardie spiccano il Ristorante Dina di Alberto Gipponi a Gussago (BS) e I Tenerumi del Therasia Resort di Davide Guidara a Vulcano (ME). L’argine a Vencò di Antonia Klugmann a Dolegna del Collio (GO) si distingue anche come Forchetta Verde per il suo impegno nei confronti della sostenibilità. Tra le altre novità: Andrea Aprea Ristorante a Milano, Dalla Gioconda a Gabicce Mare (PU),  daGorini a Bagno di Romagna (FC).   I Tre Gamberi Sono 40 le trattorie che ottengono il massimo punteggio dei Tre Gamberi, con partner Feudo Maccari: locali sempre più protagonisti di un fenomeno di cross-contaminazione che li vede adottare tecniche raffinate tipiche dell’alta cucina, arricchendo l’esperienza culinaria di proposte che trascendono le etichette convenzionali. 8 le novità, tra cui Arieddas – La Cucina della Marmilla che debutta per la prima volta quest’anno. Tra le proposte più all’avanguardia spicca La Madia a Brione (BS), mentre Agra Mater a Colmurano (MC) è anche Gambero Verde per la sua grande attenzione all’ambiente. Le Tre Bottiglie e i Tre Mappamondi 11 i Wine Bar premiati con le Tre Bottiglie, con sponsor Petra, che vede Enoteca della Valpolicella a Fumane (VR) fare il suo ingresso; mentre 8 i Tre Mappamondi che offrono una cucina etnica reinterpretata in chiave contemporanea e contraddistinta dalla ricerca di materia prima di qualità. 2 le novità: il cinese Il Gusto di Xinge a Firenze e Vero – Omakase Rooftop a Nola (NA).   Le Tre Tavole Nella nuova edizione, le Tavole mandano in pensione le Cocotte per raccontare la piena trasformazione in atto nei bistrot con offerte veloci, ma curate: sono 11 le insegne a ottenere il massimo punteggio, offrendo sapori semplici, tradizionali in location curate ed eleganti. 7 le novità: Ahimè a Bologna, Al Callianino a Montecchia di Crosara (VR), Epiro a Roma, Nana Piccolo Bistrò a Senigallia (AN), Nidaba a Montebelluna (TV), Scannabue a Torino, Silvano Vini e Cibi al Banco a Milano.   I 22 Premi Speciali  Cuoco Emergente: Antonio Lerro del Riva Restaurant del View Place Hotel – Numana (AN); Novità dell’anno, partner Partesa: Al Gatto Verde, Modena; Il Ristoratore dell’anno, partner Cantele: Benedetto Rullo, Lorenzo Stefanini, Stefano Terigi del Giglio, Lucca; Miglior proposta di piatti di pasta, partner Pastificio dei Campi: Osteria Arbustico all’Hotel Royal, Capaccio Paestum (SA); Miglior pane in tavola, partner Petra Molino Quaglia: Il Colmetto, Rodengo Saiano (BS); Ristorante che valorizza al meglio l’olio evo italiano, partner Frantoio di Santa Téa: Campiello, San Giovanni al Natisone (UD); Menù degustazione dell’anno, partner Goeldlin Chef: Podere Belvedere Tuscany, Pontassieve (FI); Miglior proposta vegetariana, partner Consorzio Vini Alto Adige: Cucina Villana a Villa Fenicia – Ruvo di Puglia (BA), Antica Osteria Nonna Rosa – Vico Equense (NA); Miglior pre-dessert, partner Ice Team 1927 Cattabriga: Sustanza, Napoli, per lo spaghetto cotto in un vino ossidativo, olio al ginepro e scorza di agrumi bruciati ed erbe balsamiche; Pastry Chef dell’anno, partner La Bella Estate Vite Colte: Elena Orizio della Trattoria Contemporanea – Lomazzo (CO), Valentina Marzano del Viandante – Rubiera (RE), Antonio Colombo del Votavota – Ragusa; Miglior Carta dei Vini, partner Tenuta Sette Ponti: Del Belbo da Bardon – San Marzano Oliveto (AT), Il Capanno – Spoleto (PG), Locanda Mammì – Agnone (IS); Miglior proposta al bicchiere, partner Ruggeri & C.: Villa Maiella, Guardiagrele (CH); Miglior proposta di bere miscelato, partner Bibite Sanpellegrino: Simone Corsini presso Il Piccolo Principe del Grand Hotel di Piemonte, Viareggio (LU); Miglior carta dei distillati, partner Grappa Ceschia: Osteria Nuova, Anzio (RM); Miglior servizio di sala, partner Casolaro Hotellerie: Pascucci al Porticciolo, Fiumicino (RM); Miglior sommelier, partner Roberto Sarotto: Zaira Peracchia; No food waste, partner Krombacher: Reis – Cibo libero di montagna, Busca (CN); Qualità prezzo, partner Cesari – Valpolicella: Le Vigneron – Arvier (AO); La Locanda del Falco – Valdieri (CN); La Loggia – Camogli (GE); Il Colmetto – Rodengo Saiano (BS); OR di Villa Ormaneto – Cerea (VR); Lerchner’s in Ruggen – San Lorenzo di Sebato/Sankt Lorenzen (BZ); Nerodiseppia – Trieste; La Risulta – Perugia; Dogma – Roma; Zunica 1880 – Civitella del Tronto (TE); Locanda Mammì – Agnone (IS); Oasis Sapori Antichi – Vallesaccarda (AV); Origano Cibo e Vino – Palmariggi (LE); Antica Osteria Marconi – Potenza; L’Osteria dei Frati – Roncofreddo (FC); Da Fagiolino – Cutigliano (PT); Agra Mater – Colmurano (MC); Osteria Zero – Taurianova (RC); Terrazza Costantino – Sclafani Bagni (PA); Amano – Cagliari. Tradizione futura, partner Inalpi: Agnese Loss di Osteria Contemporanea – Gattinara (VC); Daniele Rebosio di Hostaria Ducale – Genova; Tommaso Bonseri Capitani di Mountain Lodge del Sunny Valley Kelo Mountain Lodge – Valfurva (SO); Emin Haziri di Procaccini Milano – Milano; Chiara Pannozzo di Bue Nero – Verona; Silvia Banterle di Stilla – Colognola ai Colli (VR); Elvis Dedi di San Martino 26 – San Gimignano (SI); Carlotta Delicato di Delicato – Contigliano (RI); Gianluca Mangiapia di John Restaurant a Casa Madre – Afragola (NA); Francesca Barone di Fattoria delle Torri – Modica (RG). Cioccolato. L’abbinamento sorprendente, partner Domori: Cracco in Galleria, Milano per la crema al cioccolato, lenticchie alla vaniglia e piselli; Miglior piatto con lo speck, partner Recla: Anna Stuben dell’Hotel Gardena, Ortisei/Sankt Ulrich in Gröden (BZ) per la sella di capriolo con broccoli estivi, finferli e speck dell’Alto Adige; La cantina più bella da visitare, partner Enoteca Esselunga: La Stüa de Michil dell’Hotel La Perla – Corvara in Badia/Corvara (BZ).     La Redazione
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23 Ottobre, 2024

I Moschettieri di Modigliana

Ormai un appuntamento irrinunciabile, quello a Modigliana con l’Associazione Stella dell’Appennino, che si è svolto l’8 e il 9 settembre 2024. La sera precedente ho avuto l’onore di partecipare alla cena di apertura alla Badia della Valle, un luogo sospeso nello spazio e nel tempo e incredibilmente suggestivo. Durante il discorso di benvenuto, l’Avvocato Renzo Maria Morresi ce ne ha raccontato un po’ la storia. “Modigliana ha 500 anni di Toscana alle spalle. Infatti, era in territorio Toscano fino a che Mussolini, nato a Predappio, decise che il fiume Tevere doveva nascere in Romagna, in provincia di Forlì. Spostò quindi il confine di 15 km e Modigliana diventò Romagna. Trovarci qui è per noi anche una sorta di rivendicazione della nostra storia. Siamo all’ottava edizione della manifestazione annuale Modigliana Stella dell’Appennino. Questo è un progetto territoriale per il quale essere qui non è essere in un posto qualsiasi. L’idea è rivendicare anche un vino che è fatto qui, non solo un vino fatto bene. I nostri vini non solo sono interessanti, ma anche vini originali, dove ‘originale’ significa capace di essere tracciato fino alla sua origine; e la nostra origine è appunto questa. Quindi qui volevamo cominciare come ogni anno il nostro percorso. Questa sera mangeremo delle cose del posto, non a chilometro zero ma a chilometro zero virgola zero zero zero zero zero zero, in abbinamento ai vini dei produttori che fanno parte dell’associazione. Condivideremo i nostri vini e ne parleremo insieme, ma l’idea è anche un po’ quella della contaminazione“. La serata ha seguito questo filone, e ai tavoli si sono alternati produttori che hanno raccontato il territorio e non le singole aziende. Una caratteristica, questa, che spicca nella manifestazione tutta. Un po’ come se i produttori fossero animati dal motto dei famosi tre moschettieri, “Tutti per uno, uno per tutti”. Nessuno ha prevalso, tutti erano protesi a raccontare una storia differente. Differente perché basata sulla geologia di tre vallate, vicine ma diverse, e sul lavoro svolto anno dopo anno. Un racconto, insomma, di territorio e non di marchi.  Si percepiva una profonda volontà di fare squadra, soprattutto dopo l’alluvione che lo scorso anno ha colpito l’intera zona e che anche quest’anno si è ripresentata (fortunatamente, ad ora, con meno danni). Tra le ‘chicche’, il Trevisolo, formaggio tenero e squisito prodotto solo nella valle di Modigliana, che abbiamo assaggiato in abbinamento a crescentine e salumi. PANEM ET CIRCENSES  La mattina successiva, appuntamento al mercato coperto. Situato nelle adiacenze della Porta Tribuna, risalente al XVI secolo e parte della ormai scomparsa cinta muraria, il mercato ha accolto i banchi d’assaggio dei vari produttori. Agricola Il Teatro  Casetta dei Frati Il Pratello Villa Papiano Mutiliana Lu.Va Fondo San Giuseppe Menta e Rosmarino Pian di Stantino  Oltre a visitare i loro stand, è stato possibile partecipare a un’esperienza gastronomica completa, un percorso e un sapiente e audace gioco con gli abbinamenti di cibi e vini, alla scoperta dell’anima profonda di Modigliana. Questo ha decisamente infervorato il dialogo tra i partecipanti per un confronto sul risultato finale dell’abbinamento. Un momento di dialogo, un pretesto per ragionare su profumi e sapori in libertà e con immaginazione in un ambiente conviviale e informale. Sono state ben otto, le esperienze proposte. Erano tutte ugualmente “appetibili”, ma impossibili da fare tutte! Per questo, ne ho individuate due.  Dolci Speziature presentata da Eleonora Lopes con le proposte di Sebastiano Caridi, il quale ci ha stupito con il coraggio di scelte ambiziose e il bagaglio di profumi della sua Calabria. Il tutto è stato abbinato a: Mutiliana, Ecce Draco 2015 (Pinot nero) Il Pratello, Collezione Burrasca 2006 (Taglio Bordolese) Villa Papiano, Tregenda R 2022 (Albana dolce) Spezie ed Erbe, Paesaggio Sognato presentata da Bianca Mazzinghi con le proposte di Giuseppe Gasperoni, che ci ha fatto viaggiare per campi, mare, boschi, fossi e in uno speziato oriente. Il tutto in abbinamento a:  Il Teatro, Modigliana Violano 2022  Menta e Rosmarino, Modigliana Area 8 2022 Il Pratello, Modigliana Mantignano dei Ginepri 2022 Esperienze che mi hanno regalato emozioni.  DOV’E’ MODIGLIANA   Per darvi un’indicazione geografica, Modigliana è un bel borgo medievale nell’entroterra faentino, a circa venti chilometri da Faenza anche se la Provincia è quella di Forli-Cesena. Fu un castrum romano dove già si coltivavano ulivi e viti. Una terra di confine, che i Medici dominarono per cinque secoli, composta da tre vallate: Ibola, la più ripida e fredda, Acerreta, con pendii più dolci e Tramazzo, un mix delle due precedenti. Possedendo ognuna un proprio distinto microclima e specifiche esposizioni dei vigneti, qui si trova un’immensa ricchezza di diversità racchiusa in un piccolo fazzoletto di terra costellato da fittissime aree boschive. Se volete saperne di più leggete la mia esperienza dell’anno passato. Un territorio da scoprire, fatto di persone laboriose e gentili che hanno voglia di raccontarlo. I vini mi entusiasmano sempre all’assaggio; verticali, longevi, e capaci di un’evoluzione straordinaria. Provare per credere! Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads
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22 Ottobre, 2024

Roma, tutto pronto per l’evento dedicato al Pinot Nero

Due giorni di degustazioni, masterclass, approfondimenti e tanta convivialità. Mancano pochi giorni all’inizio dell’evento L’Italia del Pinot Nero organizzato dalla testata giornalistica Vinodabere presso l’Hotel Belstay domenica 27 e lunedì 28 ottobre. Conoscere ed esplorare la ricchezza del Pinot Nero italiano, raccontare le peculiarità dei diversi territori italiani che lo valorizzano in un viaggio tra le regioni d’Italia, è l’obiettivo della due giorni in programma a Roma i prossimi domenica 27 e lunedì 28 ottobre. Considerato il più nobile tra i vitigni a bacca rossa a livello mondiale, rappresenta da sempre una sfida per i viticoltori ma anche una grande ricompensa per gli intenditori: conosciuto per la sua complessità e delicatezza, si adatta e si modella al terroir che lo ospita. Dalle morbide colline dell’Oltrepò fino alle montagne dell’Alto Adige e del Trentino, passando per il Friuli Venezia Giulia, il Piemonte, la Valle d’Aosta, il Veneto, la Toscana, le Marche, l’Umbria e perfino l’Abruzzo, il Lazio, la Campania, fino a giungere alla Sicilia. L’Italia del Pinot Nero è non solo una celebrazione del vino, ma anche una vetrina per il nostro patrimonio enologico precisano gli organizzatori di Vinodabere Questo evento vuole essere un’occasione per scoprire, approfondire le sfumature di questo affascinante vitigno, ed il legame ormai creatosi con i territori dove è stato messo a dimora, confrontandosi con esperti, produttori e appassionati. La Capitale si prepara a celebrare questa antica varietà con la prima edizione de “L’Italia del Pinot Nero” che andrà in scena al Belstay Hotel (Via Bogliasco, 27, 00165 Roma RM): l’evento organizzato dalla testata giornalistica “Vinodabere” che nei mesi scorsi ha pubblicato anche la Guida ai Migliori Pinot Nero d’Italia 2024 (disponibile qui) si svolgerà in due giornate che vedranno protagonisti 40 produttori, che presenteranno i loro vini (non solo il Pinot Nero) ad operatori del settore (ristoratori, enotecari, agenti etc.), giornalisti, wine lovers, appassionati e sommelier. Si inizia domenica 27 ottobre alle 10:30 con la degustazione tecnica con alcuni posti riservati alla stampa, dal titolo “Il giro d’Italia attraverso il Pinot Nero” e guidata dai giornalisti di Vinodabere Antonio Paolini e Maurizio Valeriani e dal critico enogastronomico Dario Cappelloni (DoctorWine). Si proseguirà nel pomeriggio con l’apertura dei banchi di assaggio riservati alla stampa, operatori e sommelier (dalle 14 alle 16) e poi dalle 16 alle 20 aperti al pubblico. Il lunedì 28 ottobre si riprenderà dalle 10 alle 18:30 con un’altra giornata di assaggi dedicati al Pinot Noir ed alle altre referenze che i produttori porteranno in degustazione. I biglietti sono acquistabili qui.
40 le cantine presenti provenienti da 14 regioni italiane diverse e poi Sudafrica e Argentina: Kellerei Bozen – Cantina Bolzano (Alto Adige), Brunnenhof Mazzon (Alto Adige), Ebner – Tenuta (Alto Adige), Erste+Neue (Alto Adige), Kellerei Kaltern – Cantina Caldaro (Alto Adige), Klosterhof – Weingut (Alto Adige), Marinushof (Alto Adige), Plonerhof – Weingut (Alto Adige), Romen – Tenuta (Alto Adige), Schloss Englar (Alto Adige), Widum Baumann 1048 (Alto Adige), Borgo dei Posseri (Trentino), La Cadalora (Trentino), Castelsimoni (Abruzzo), San Salvatore 1988 (Campania), Komjanc (Friuli Venezia Giulia), Tenuta Luisa (Friuli Venezia Giulia), Paolo e Noemia d’Amico (Lazio), La Genisia (Lombardia), Tenuta Quvestra Ballerio (Lombardia), Coppacchioli Tattini (Marche), Fattoria Mancini (Marche), Bricco Maiolica (Piemonte), Colle Manora (Piemonte), Colombo Cascina Pastori (Piemonte), Isolabella della Croce (Piemonte), Gulfi (Sicilia), Fontodi (Toscana), La Poggiciola (Toscana), Ornina-Agricola (Toscana), Panizzi (Toscana), Nuova Tenuta Paradiso (Umbria), La Palazzola di Stefano Grilli (Umbria), Grosjean (Valle d’Aosta) e Opificio del Pinot Nero di Marco Buvoli (Veneto). Presente anche la Distribuzione AfriWines con i vini delle aziende Diemersdal (Sudafrica), Spier (Sudafrica), Oak Valley (Sudafrica), Whalehaven (Sud Africa), Familia Schroeder (Argentina). Il programma 27 Ottobre:
10:30 – 12:30 – “Il giro d’Italia attraverso il Pinot Nero”, degustazione tecnica con alcuni posti riservati alla stampa guidata dai giornalisti di Vinodabere Antonio Paolini, Maurizio  Valeriani e dal critico enogastronomico Dario Cappelloni (DoctorWine)
14 – 16 – apertura banchi di assaggio riservata alla stampa, operatori e sommelier
16 – 20 – degustazione aperta al pubblico 28 Ottobre: 10 – 18:30 – degustazione aperta al pubblico, alla stampa, agli operatori e ai sommelier La Redazione
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22 Ottobre, 2024

MyCia acquisisce Dishcovery

La holding Healthyfood cresce con l’acquisizione del competitor la pmi dell’inclusività e dei servizi digitali per la ristorazione Consolida la sua crescita con un nuovo milestone MyCIA, giovane PMI innovativa italiana, nata ad Arzignano (VI) e con sede anche a Milano, che ha l’obiettivo di tutelare le esigenze alimentari dei consumatori nell’alimentazione fuori casa, attraverso soluzioni digitali inclusive per il settore Horeca. E’ di questi giorni l’annuncio dell’acquisizione, attraverso la holding HealthyFood che la detiene, del 100% delle quote societarie di uno dei suoi principali competitor, Dishcovery e del suo staff. Il valore dell’operazione è confidenziale. Fondata a Modena nel 2018 da Marco Simonini e Giuliano Vita e con un portafoglio di 800 clienti e importanti partnership con colossi del F&D, Dishcovery è nata con l’obiettivo di rivoluzionare l’esperienza culinaria dei ristoranti. Specializzata in soluzioni digitali, ha sostenuto una rapida crescita durante la pandemia, grazie alla necessità di soluzioni contactless, supportata anche dall’ingresso di fondi nel capitale per sostenere la sua presenza a livello internazionale, contribuendo a modernizzare il settore della ristorazione. I due brand continueranno ad operare in parallelo, servendo ognuno la propria clientela e insieme Dishcovery si arricchirà dei servizi a valore aggiunto, soprattutto in termini di inclusività, di MyCIA con la sua Carta d’Identità Alimentare, compilata da oltre 190 mila utenti. Perché i dati di settore, in linea con quelli del Centro Studi di MyCIA, parlano chiaro: nella selezione dei ristoranti, l’inclusività è per la metà degli italiani al primo posto nella scelta dei locali, con un trend inarrestabile che ha portato, in parallelo, alla radicale trasformazione degli scaffali del retail per dare spazio a prodotti dedicati a fasce alimentari sempre più specifiche. Sono entusiasta di questa nuova acquisizione che porta due innovative società italiane ad unirsi rafforzando il nostro ruolo in un mercato così strategico, ampliando il portafoglio clienti Commenta Pietro Ruffoni, fondatore e CEO. Dishcovery è stato il precursore di questo settore e ha aperto quella strada che abbiamo contribuito anche noi ad ampliare con la svolta della Carta d’Identità Alimentare. Siamo simili nell’attitudine alla tecnologia, all’innovazione e alla creazione di valore attraverso piattaforme, particolarmente facili e vincenti, di dialogo con la clientela per il mondo Horeca. Insieme ci rafforziamo nel perseguire il nostro obiettivo di standardizzare la nostra carta e il suo sistema unico al mondo per costruire un mondo sempre più attento e inclusivo. La somma dei due portafogli genera numeri importanti per il settore: oltre 3.000 clienti, che vanno da colossi multinazionali, ai migliori ristoranti e bar di tutta Italia, con oltre 30 milioni di utilizzi registrati attraverso la piattaforma. Nella foto del titolo da sinistra: Marco Simonini, Pietro Ruffoni e Giuliano Vita La Redazione
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