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3 Giugno, 2022

La Lombardia incontra Roma

La Lombardia incontra Roma per raccontare il patrimonio ampelografico lombardo nella capitale. Il vino è cultura, il vino è territorio, ma soprattutto il vino è condivisione: per questa ragione Ascovilo ha deciso di supportare Winetales Magazine e la sua area interviste all’interno della diciannovesima edizione di Vinoforum, in programma a Roma dal prossimo 10 giugno 2022. Vinòforum è da sempre un appuntamento inclusivo che ospita ogni anno circa 49.000 visitatori con un forte legame con il pubblico capitolino e non solo. Condividere e appassionare i visitatori del prossimo Vinòforum per raccontare i vini di Lombardia che occupano circa 24.000 kmq della regione, con aree di produzione che hanno caratteristiche molto diverse sia dal punto di vista climatico sia dal punto di vista di composizione dei terreni, è la sfida che Winetales Magazine e Ascovilo vogliono affrontare insieme. Dalle montagne della Valtellina si passa alle zone pianeggianti o parzialmente collinari come l’Oltrepò Pavese, fino arrivare in aree con un microclima particolare, come quelle attorno al lago di  Garda e ai famosi “Sass de la luna”, su cui cresce il Moscato di Scanzo, da cui un passito che rappresenta la seconda DOCG più piccola d’Italia. La superficie regionale è pianeggiante per circa la metà della sua estensione, mentre è montuosa per un ulteriore 40%. Poco più del 10%, invece, della superficie è collinare, e pertanto si presta alla  viticoltura di qualità. Questa profonda varietà di terreni permette coltivazioni e produzioni diverse per un patrimonio ampelografico composto complessivamente da: 5 DOCG, 23 DOC e 15 IGT per circa 1,300,000 hl di vino prodotto ogni anno. Tutte queste storie di vino saranno ospiti a Vinòforum, per dieci giorni di degustazioni e masterclass all’interno dell’area di Winetales Magazine che grazie alla collaborazione con Beacon, azienda specializzata nell’internalizzazione delle aziende italiane, avrà un respiro internazionale con un focus dedicato alle potenzialità delle aziende enoiche lombarde nel mercato internazionale. Non resta che accedere luci e microfoni e dare voce al vino lombardo e non, grazie all’appassionata redazione della rivista, a tutti gli operatori di settore, al pubblico e agli ospiti più importanti della prossima kermesse capitolina. “Vogliamo continuare a portare il vino di qualità in giro per l’Italia e per il mondo e farlo apprezzare a tutti, non solo agli addetti ai lavori. Ringraziamo Ascovilo per questa opportunità e non vediamo l’ora di iniziare questa terza edizione del binomio che lega Winetales Magazine a Vinòforum. Siamo davvero orgogliosi di poter accostare il nostro marchio a una manifestazione piena di passione e pubblico e quest’anno di farlo insieme alla presidente di Ascovilo Giovanna Pradini e alle sue fantastiche eccellenze.”dichiara Damiano Antonelli CEO di WT Group srl, società proprietaria di Winetales Magazine. “Le nostre produzioni vitivinicole sono espressione di un territorio dal grande potenziale, tuttavia talvolta il nostro impegno non viene adeguatamente comunicato ed è ben noto solo a livello locale. Sono felice di dare il via a questa collaborazione con Winetales e Vinòforum certa che l’opportunità di presentarci in un mercato estremamente interessante per il consumo del vino italiano possa sostenere il tentativo dei nostri consorzi di promuovere le denominazioni DOP e IGP di Lombardia” dichiara Giovanna Prandini Presidente di Ascovilo ‘’Sono quasi 20 anni che Vinòforum propone un approccio al vino che permette di mettere in contatto diretto aziende, operatori del settore e consumatori finali, – dichiara Emiliano De Venuti, CEO di Vinòforum – Il nostro si è rivelato un format vincente, che riesce a soddisfare tanto le aspettative degli addetti ai lavori, quanto la curiosità degli appassionati. Ogni anno alziamo l’asticella proponendo al nostro pubblico un calendario di appuntamenti sempre più interessante. Siamo felici per questa edizione di aver creato una partnership con Ascovilo che, grazie agli amici di Winetales, potrà raccontare l’eccellenza dei propri territori.” “Da anni ci occupiamo di internazionalizzare le eccellenze vitivinicole del nostro Paese in specifiche aree del mondo: Regno Unito e Sud Est Asiatico. Abbiamo iniziato portando all’estero prodotti e produzioni principalmente legate alla Lombardia. Per questo motivo proviamo un ulteriore moto d’orgoglio nel presentarci a VINOFORUM congiuntamente ad ASCOVILO.  Siamo estremamente contenti di poterci affacciare su uno snodo importante come quello di Roma, allargando, di fatto, il nostro raggio d’azione al Centro Sud Italia che rappresenta, almeno per la nostra esperienza diretta, un’area di grande interesse per gli importatori esteri con cui lavoriamo” Dichiara Riccardo Rabuffi, Amministratore Unico di Beacon Srl, “Il Lugana Doc partecipa con grande entusiasmo a questa edizione di Vinoforum con la volontà di far conoscere ed esplorare ai partecipanti tutte le sfumature della nostra denominazione. Lugana non è solo un vino dalle numerose espressioni e declinazioni – noi li definiamo oggi 5 stili – ma anche un territorio affascinante, quello del Lago di Garda, che offre una cornice ideale per suggellare una memorabile esperienza enoturistica. Roma rappresenta un luogo dal fascino eterno, una città in cui ritorneremo a settembre con un grande evento esclusivo per il Lugana, a testimonianza del valore che la città rappresenta per il nostro Consorzio, importante meta italiana del piano promozionale 2022″ dice Fabio Zenato, presidente del Consorzio Tutela Lugana DOC. “Per il nostro Consorzio la presenza a Vinòforum insieme ad Ascovilo è un’ulteriore tappa verso il nostro obiettivo primario: fare conoscere e degustare il Moscato di Scanzo e farne capire l’unicità assoluta. Roma ovviamente ci apre le porte ad una parte d’Italia dove è praticamente impossibile trovare il nostro passito, non potevamo assolutamente mancare questo importante appuntamento” dice Francesca Pagnoncelli, presidente del Consorzio Tutela Moscato di Scanzo. “I Vini Mantovani si presentano per la prima volta a Vinòforum con le migliori etichette delle 6 denominazioni D.O.C. e I.G.T. della provincia di Mantova: dai pregiati vini internazionali dei Colli Mantovani, all’emblematico Lambrusco Mantovano dagli esclusivi vitigni autoctoni. Accoglieremo i visitatori, portando loro il nostro territorio di grande fama culturale e gastronomica che saprà stupire con una wine experience indimenticabile”, dice Corrado Cattani, presidente del Consorzio Vini Mantovani. “Raccontare le grandi eccellenze del vino è la prima e più importante missione di Winetales Magazine, rivista che raccoglie all’interno della sua redazione professionisti del settore che, coordinati dall’eccellente Francesca Pagnoncelli Folcieri, creano contenuti di valore sempre maggiore. La partnership con Ascovilo e Vinoforum è la dimostrazione della passione con cui la nostra redazione persegue l’obiettivo di condividere con il pubblico le storie che nascono tra le vigne e che sono le fondamenta dell’eccellenza nostrana.” dichiara Simone Bonaccorso, direttore responsabile di Winetales Magazine.
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28 Maggio, 2022

CAMPANIA WINE sempre più moderna e di tendenza

La Campania più moderna e di tendenza che dal 21 al 23 Maggio ha messo in scena nel centro di Napoli  la manifestazione “Campania Wine” che ha visto la straordinaria compartecipazione di tutti i consorzi di tutela dei vini regionali uniti in un mirabile esempio di compattezza e sinergia al fine della valorizzazione del vino regionale. L’evento, realizzato anche grazie al cofinanziamento dell’Unione Europea, Campagna Medways EU: from Mediterranean to the East, new WAYS to advance Sustainability in Europe, ha avuto come tema dell’edizione quello della sostenibilità. Dunque coinvolti tutti e 5 i Consorzi di tutela del vino campano con la partecipazione aggiuntiva del Consorzio del Pomodorino del Piennolo. L’elenco: CASERTA : “Vitica” Consorzio Tutela Vini Caserta  (Presidente Cesare Avenia)  tutela le denominazioni: Falerno del Massico DOC, Aversa DOC, Galluccio DOC, Roccamonfina IGT, Terre del Volturno IGT AVELLINO: Consorzio Tutela Vini Irpinia (Presidentessa Teresa Bruno) tutela le denominazioni: Taurasi DOCG, Fiano di Avellino DOCG, Greco di Tufo DOCG, Irpinia DOC, Irpinia Campi Taurasini DOC BENEVENTO: Consorzio Tutela Vini Sannio  (Presidente Libero Rillo) tutela le denominazioni: Aglianico del Taburno DOCG, Falanghina del Sannio DOC, Sannio DOC, Beneventano IGT SALERNO: Vita Salernum Vites Consorzio Tutela Vini Salerno – (Presidente Andrea Ferraioli) tutela le denominazioni: Costa d’Amalfi DOC, Cilento DOC, Castel San Lorenzo DOC, Colli di Salerno IGT, Paestum IGT NAPOLI: Consorzio Tutela Vini Vesuvio – (Presidente Ciro Giordano) tutela le denominazioni: Vesuvio DOC, Pompeiano IGT Consorzio di Tutela del Pomodorino del Piennolo del Vesuvio – Cristina Leardi L’evento è stato anticipato Sabato 21 da un tour via mare attorno al Golfo di Napoli riservato ad una cinquantina di ospiti accreditati tra giornalisti, bloggers ed esperti del settore. Meta l’isola di Procida, Capitale della Cultura Italiana 2022, che con i suoi colori pastello ha fatto da sfondo ad un aperitivo in spiaggia bagnato dalle fresche sfumature di vini bianchi e rosati da tutte e 5 le province. L’evento si è poi svolto tra Domenica 22 e Lunedi 23 nella centralissima cornice di Palazzo Reale, di fronte a Piazza del Plebiscito, dove nell’ampio e massiccio porticato sono stati allestiti 150 banchetti da degustazione che hanno ospitato altrettanti produttori. Il pubblico ha dato buona risposta poiché  più di tremila nella sola prima giornata sono stati gli ospiti paganti che hanno  partecipato, dalle 10:00 alle 19:00, al “walk around wine tasting” con la possibilità di scoprire più di 600 etichette in assaggio. La posizione centralissima ha certamente giovato in quanto a visibilità se immaginate tutti i turisti e passanti che nel weekend hanno anche solo attraversato Piazza del Plebiscito. Molto afflusso dunque e tantissima curiosità, ma i produttori ai banchetti sono riusciti ad espletare il loro servizio fino a sera senza troppi momenti di eccessivo affollamento.  Più rilassatra la giornata di Lunedì, prevalentemente indirizzata agli operatori di settore, dove la minor ressa e qualche grado in meno di temperatura hanno conferito un’atmosfera più distesa al porticato e gli operatori sono riusciti ad assaggiare i vini con molta calma. Ad impreziosire il programma sono state organizzate anche una serie di Masterclass tenute da Luciano Pignataro e Chiara Giorleo. Queste si sono svolte tra le sale inferiori di Palazzo Reale e la Sala delle Armi del Maschio Angioino ed hanno avuto come argomento un’introduzione globale sull’universo vini della Campania: denominazioni, territorio, vitigni e stili, dalle bollicine ai rossi più importanti passando per le declinazioni dei rosati oggi sempre più alla moda  ai bianchi che sono spesso sinonimo di Campania nell’immaginario comune. Durante la giornata di Lunedì si è tenuto il forum intitolato “Le indicazioni geografiche come patrimonio sostenibile della Campania e il ruolo dei consorzi di tutela”, in cui si è discusso del ruolo strategico dei consorzi nelle politiche di sviluppo territoriali e riguardo al tema della sostenibilità in relazione al territorio campano. Nel pomeriggio si è poi concluso, sempre nel Teatro di Corte di Palazzo Reale, con “La Campania che ama la Campania 2022” condotto da Veronica Maya e Luciano Pignataro, nel corso del quale sono stati assegnati sessanta riconoscimenti voluti dai consorzi di tutela vini della Campania per le migliori carte dei vini con referenze regionali, allo scopo di far conoscere e sostenere coloro che promuovono la cultura e il patrimonio della vitivinicoltura campana  in tutte le possibili forme connesse al mondo del vino. Un evento che lascia ben sperare con riguardo al futuro, che ha mostrato una regione compatta e 5 consorzi affiatati. Sta a loro proseguire questo percorso di sponsorizzazione di un territorio che vanta un patrimonio ampelografico invidiato in tutto il mondo. Quando si parla di vitigni autoctoni la Campania ha pochi rivali, così come quando si parla di bellezza paesaggistica. Ma si può fare ancora molto di più. La Campania del vino è ancora conosciuta piuttosto superficialmente nel mercato interno e non ha l’appeal che potrebbe guadagnare sui mercati internazionali. Sull’onda del successo della falanghina e della famosa triade che compone assieme a  fiano e greco, la Campania viene percepita come regione bianchista anche se in realtà solo un 46% di vino prodotto è bianco ed il vitigno più coltivato è a bacca nera, l’aglianico. Come spiega Luciano Pignataro inoltre non è neppure corretto considerarla una regione “calda” in quanto i territori più vocati e storici si trovano tutti e quanti in altura e qui la vendemmia avviene a fine ottobre in contemporanea con quella di zone situate molto più a nord, come la Valtellina. Un territorio di contrasti e contraddizioni, d’altronde parliamo di quella regione che in Italia vien spesso bistrattata mentre all’estero, Napoli e la Campania intera sono forte sinonimo di italianità, come la pizza e il mandolino. In questo senso si sta anche discutendo riguardo una nuova denominazione regionale. Agli australiani piace il fiano tanto che ne coltivano sempre più e così come gli americani condividono anche la passione per prove di vinificazione di aglianico. E in Italia? Come dicevamo prima il mercato interno è molto legato ad un ristretto numero di produttori commercializzati in maniera molto capillare da Vipiteno a Lampedusa ma al di fuori di queste poche aziende di riferimento le etichette campane faticano ancora a trovare un certo posizionamento su scaffali e carte. Dunque tantissimi produttori che andrebbero conosciuti mentre tutti bevono sempre quei quattro o cinque, e lo stesso discorso può applicarsi anche se ci domandiamo: come mai nominiamo sempre questi oltre cento vitigni autoctoni ma poi ne conosciamo si e no cinque? Perché ne beviamo (più o meno abitualmente) solo quei si e no cinque. Bacca nera: bene l’aglianico, un po’ di piedirosso e poco altro. Lo sapevate che uno dei vitigni più coltivati della Campania è la barbera ma non quella barbera che pensate voi? Se si guarda invece alla bacca bianca si scopre che anche agli italiani piace il fiano, così come il greco, ma la falanghina ancor di più. E se vi dico: asprinio, casavecchia , coda di volpem,  pallagrello bianco, pallagrello nero, catalanesca, caprettone, ginestra, fenile, ripoli, tintore, coda di pecora… li avete mai sentiti nominare? Facciamo così: in uno dei prossimi articoli vi parlerò un po’ io di alcuni altri vitigni meno conosciuti della Campania. D’altronde mi è sempre piaciuto parlare dell’autoctono campano. The voice of blogger è una rubrica a cura di Stefano Franzoni
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25 Maggio, 2022

Gruppo Meregalli: risultati e novità tra dinamicità ed esperienza

Gruppo Meregalli: risultati e novità per una delle aziende italiane che, come poche, possono vantare oltre 160 anni di vita. Ma sono ancora meno le aziende che affondano le loro radici non solo nel tempo, ma anche nella storia. Tutto ebbe inizio nel 1856 quando Giovanni Meregalli trasferì la sua osteria con mescita da Vedano a Villasanta, alle porte di Monza, e iniziò a vendere vino. Di generazione in generazione l’azienda è cresciuta fino a essere conosciuta ovunque, pur restando saldamente nelle mani della famiglia che l’ha generata. Ciò che è certo, è che quella piccola antica osteria si è trasformata in un impero. Nel 1887 l’attività si trasformò in fiaschetteria e vendita all’ingrosso, nel 1969 nasce la Meregalli Giuseppe srl. Sotto la guida del figlio Giuseppe nei primi anni 70, la Meregalli diffuse nuovi marchi e nuove tendenze, propose al grande pubblico etichette conosciute solo a pochi cultori e in pochi anni fu in grado di servire ogni angolo del paese. L’azienda è oggi più prospera che mai, rafforzata dalla presenza della quinta generazione, rappresentata da Marcello, a cui si devono le nuove iniziative e aperture delle consociate del moderno Gruppo Meregalli. Oggi Gruppo Meregalli vanta una gamma di prodotti di assoluto prestigio composta da svariate referenze di oltre 100 produttori lungo due assi portanti, vino e spirits: 2000 specialità in esclusiva sono oggi presenti nei cataloghi del Gruppo. Servizio di logistica, rapidità e velocità, assortimento, formazione, professionalità, eccellenza, queste le parole d’ordine del Gruppo. Grandi soddisfazioni emergono leggendo i fatturati 2021 (dati in milioni di euro) delle aziende del gruppo legate al settore wine, con Meregalli Wines che si attesta a circa 46, Meregalli Spirits supera i 18, Visconti43 che sfiora i 5 nonostante sia stata avviata nel 2017 e le consociate estere, Meregalli France, Suisse e Monaco, che si attestano complessivamente oltre i 6. Con immenso piacere ho avuto l’opportunità di fare una chiacchierata con Marcello. Parlando con lui traspare sin da subito la dinamicità che muove l’azienda nell’ottica del miglioramento continuo e della valorizzazione di tutte le potenzialità. Oltre alle famose Meregalli Wines e Meregalli Spirits, a regalare una grossa soddisfazione è l’ultima nata in casa Meregalli. Visconti43, realtà con filosofia ben definita, con logistica e personale dedicato, accoglie un catalogo intelligente con oltre 200 prodotti selezionati provenienti da cantine italiane e straniere a conduzione familiare, contraddistinte da lavorazioni in vigna che guardano al biologico o da particolari vinificazioni, dal posizionamento alto e con un numero di bottiglie prodotte talvolta centellinato. Colpisce come la pandemia intervenuta negli ultimi anni abbia rappresentato per il Gruppo l’opportunità per accelerare quei processi di transizione e digitalizzazione già in atto. Nel corso di questi ultimi due anni infatti si sono concretizzati alcuni sistemi digitalizzati per la gestione degli ordini, sia B2B che B2C, con gli agenti che hanno potuto mantenere il proprio ruolo concentrandosi sulla consulenza piuttosto che sulla gestione dell’ordine, e con tutto il personale tempestivamente formato all’utilizzo delle piattaforme da remoto per rispondere prontamente alla pandemia. Oltre a questo, anche a seguito di studi interni sulle lavorazioni effettuate, il periodo pandemico ha rappresentato l’impulso per attuare innovazioni al sistema logistico aziendale, dai sistemi operativi alla gestione degli ordini, passando per la riorganizzazione degli uffici. Altro passo in avanti effettuato nell’ultimo periodo è quello che ha visto l’assunzione di due figure specializzate per la parte di CRM, fidelizzando ancora di più contatti e clienti grazie alla creazione di mailing list e alla comunicazione diretta con clienti Horeca e privati. L’azienda, continua Marcello, è sempre proiettata al futuro e non mancano mai nuovi progetti. Oltre alle tante novità in distribuzione, di recente è stata acquisita una quota della cantina biodinamica 1701 in Franciacorta, con un suo ampliamento per aumentare la produzione e promuovere l’accoglienza, ed è stata creata in partnership con Joe Bastianich l’azienda vinicola friulana biologica Ronc dal Diaul. Le scelte in questo campo, che non saranno le uniche, rappresentano la volontà strategica di investire insieme ai partner di settore accompagnandoli nella crescita, ampliando relazioni e attività. Una realtà in continuo movimento che avremo sempre il piacere di seguire! Gruppo Meregalli: risultati e novità tra dinamicità ed esperienza A cura di Giuseppe Petronio 
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19 Maggio, 2022

Cantina Toblino aderisce al Progetto Impetus

Cantina Toblino aderisce al Progetto Impetus. Una cantina situata al centro dell’incantevole Valle dei Laghi, a nord del Lago di Garda ed a sud delle famose Dolomiti di Brenta e poco distante dalla città di Trento, Cantina Toblino è un nome di assoluto rilievo nel mondo del vino. Nota come storica cantina sociale, offre un’ospitalità elegante e genuina e allo stesso tempo un innovativo laboratorio a cielo aperto, dove la ricerca viticola ed enologica porta ogni giorno a realizzare vini di qualità, con una particolare attenzione per l’ambiente. Oggi l’azienda agricola Toblino coltiva i circa 40 ettari dell’antica mensa vescovile in regime biologico, mentre Cantina Toblino riceve le uve da più di 600 soci-viticoltori per un totale di oltre 850 ettari vitati. Una vera eccellenza che lavora nel pieno rispetto dell’ambiente. Gli effetti del cambiamento climatico stanno colpendo da anni il settore vitivinicolo europeo, da qui nasce l’urgenza di trovare soluzioni efficaci, che sappiano adattarsi alle nuove sfide imposte da ecosistemi in continua evoluzione. Cantina Toblino, in tale contesto, ha deciso quindi di prendere parte al progetto IMPETUS per incentivare una viticoltura lungimirante e rispettosa dell’ambiente, un progetto che affronta il tema della sostenibilità con azioni concrete per rispondere in modo efficiente ed efficace all’emergenza climatica e ambientale. Il programma lanciato dall’Unione Europea, nei prossimi quattro anni, coinvolgerà sette aree bioclimatiche: dalle coste spagnole della Catalogna, alle spiagge artiche del Troms in Norvegia, per poi passare a territori mediterranei, continentali e atlantici, fino ad arrivare alle pendici del Monte Bondone in Trentino, nella Valle dei Laghi. L’obiettivo è analizzare e proporre metodologie e tecniche adattabili in tutte le sette regioni selezionate, dando da un lato un contributo a viticoltori e agricoltori europei e fornendo dall’altro modelli di gestione del territorio agli enti e alle autorità locali. La viticoltura è una risorsa economica e culturale da preservare: per questo la Valle dei Laghi, zona vocata alla produzione di uve e vini d’eccellenza, diventa la protagonista di un progetto di studio che va a testare modelli di simulazione, governance e supporto alle decisioni, nuovi vitigni e spostamento delle aree coltivabili, gestione e valutazione integrata del rischio, attivazione del patrimonio culturale materiale e immateriale. Eurac Research, centro di ricerca con sede a Bolzano, curerà l’indagine ideando, provando e implementando soluzioni capaci di gestire in modo ottimale la risorsa più preziosa, l’acqua. Proprio questo fattore ha coinvolto due importanti partner, essenziali per la riuscita del progetto e per la gestione sana e responsabile in viticoltura dell’elemento: il Bacino imbrifero montano (BIM) Sarca-Mincio-Garda e MobyGIS, azienda trentina che si occupa di modellazione e ottimizzazione del ciclo dell’acqua. “Chi lavora quotidianamente la vigna – dichiara Carlo De Biasi, direttore generale di Cantina Toblino – nei prossimi anni dovrà compiere scelte decisive per affrontare al meglio le conseguenze del cambiamento climatico. Oggi abbiamo strumenti che ci permettono di mitigare gli effetti ambientali negativi sulla qualità di uve e vini. Possiamo fare analisi e studi di vocazionalità con strumenti all’avanguardia che permettono di sviluppare, ad esempio, la viticoltura in aree a quote altimetriche superiori alla media, al fine di preservare l’eleganza e la fragranza dei vini. Tutto questo ci permetterà nel prossimo futuro di migliorare la qualità delle uve attraverso una viticoltura innovativa, attenta, rigorosa e sostenibile”. Cantina Toblino aderisce al Progetto Impetus A cura di Giuseppe Petronio 
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13 Maggio, 2022

Viaggio nel vino

The world is wine: un giro del mondo in oltre 300 vini dei 5 continenti, con tanto di diario di viaggio. Elemento Indigeno ricerca, importa e distribuisce vini da ogni regione vinicola del globo, purché abbiano una storia da raccontare. Per questo piace a Winetalesmagazine. Elemento Indigeno è il progetto di ricerca dedicato al vino di Compagnia dei Caraibi, azienda che importa e distribuisce spirits da ogni parte del mondo, di fascia premium e superpremium. Si distingue per la chiave di lettura originale, un approccio indiscusso alla qualità e una forte identità d’immagine, anche grazie al graphic design d’autore, firmato Gianluca Cannizzo (le sue illustrazioni sono spesso e volentieri dedicate al mondo del vino). Mi racconta il progetto Alessandro Salvano, enotecnico e sales wine manager di Compagnia dei Caraibi nonché langarolo ribelle, che dal 2019 produce il proprio vino dalla provocatoria etichetta Drink Wine Not Labels: “un po’ perché l’azienda di famiglia è la prima tagliata fuori geograficamente dai confini del Barolo, un po’ per sfatare i pregiudizi”. L’approccio giusto per girare il mondo alla ricerca delle realtà vitivinicole più autentiche, originali, eclettiche. “Con Elemento Indigeno vogliamo raccontare il vino da una nuova prospettiva. Il nostro viaggio è partito dal suo luogo d’origine, la Georgia, siamo poi passati in Armenia, Turchia, Libano, Marocco, Sudafrica, Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Sudamerica, Stati Uniti per terminare in Europa. Italia compresa, perché da noi c’è sempre da scoprire qualcosa di nuovo. Il focus della nostra ricerca non è solo interpretare il punto di incontro fra domanda e offerta, ma anche condividere la nostra idea di vino. La nostra selezione non vuole essere un insieme di categorie e di trend, piuttosto un racconto di storie dove il vino è il risultato del lavoro di persone appassionate, di custodi di cultura e pensatori rivoluzionari. Il nostro catalogo abbatte i confini – fisici e di pensiero – narrando il vino come connettore globale. Oggi abbiamo circa 400 etichette a catalogo, 27 Paesi rappresentati, 74 produttori che diventeranno a breve 85”. C’è un po’ di tutto: vini ancestrali e rari, antichi e moderni, rivoluzionari ed eclettici, naturali e biodinamici. Ognuno con una sua storia, come il libanese Sangiovese (coltivato nella valle della Bekaa) dell’azienda biologica Adyar gestita da monaci maroniti o il Meskhuri del georgiano Natenadze, un vino dalla mineralità balsamica macerato in anfore interrate, da viti selvagge ultracentenarie. Si passa dalla paladina californiana delle vinificazioni naturali Martha Stoumen alla cantina giapponese Katsunuma che dagli anni Trenta vinifica il vitigno autoctono Koshu producendo oggi un bianco travestito da rosso. Oltre che bevuti, questi vini vanno anche raccontati: “ecco perché per me è fondamentale riscoprire la figura dell’oste, colui che meglio può descrivere il nostro progetto e fare viaggiare narrando cosa c’è dietro un’etichetta. Un oste che presenta un vino instaura un’interazione dinamica, più efficace rispetto al semplice aprire una carta e finire sul solito nome già bevuto trenta volte” spiega Salvano. La dimensione narrativa contribuisce a rendere unico un vino. Oppure un viaggio. Per questo motivo ogni viaggio che si rispetti deve avere il suo diario. Così è concepito il catalogo di Elemento Indigeno, dal graphic design in bilico tra memoria e accenti pop. “Il progetto grafico è stato ideato da Gianluca Cannizzo, con l’idea di creare un carnet de voyage, sia dal punto di vista concettuale sia estetico. Così è nato un album che riporta mappe, collage, offre la possibilità di creare inserti, annotare appunti accanto alle immagini delle bottiglie assaggiate. La copertina è in cuoio, invecchiando nel tempo acquisisce la bellezza di una patina vissuta e diventa quasi un feticcio”. Impresso sulla copertina, il logo. Un insieme di figure, sintesi grafica del viaggio di Elemento Indigeno: una testa (l’io) da cui fuoriesce una lingua (quasi animale, a significare la componente istintiva) verso cui punta una piramide rovesciata (simbolo archetipo della concentrazione) e una sfera che rappresenta il mondo, ma anche un acino. A cura di Katrin Cosseta 
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5 Maggio, 2022

Nautilus Art Design: Il design estetico incontra il vino

Abbiamo raccontato molte volte come il mondo del vino sita velocemente contaminando altri mondi  e come, a sua volta, venga contaminato da diverse realtà apparentemente distanti da esso. Le commistioni tra vino, arte, design e architettura sono invece molte. Basti pensare ad alcuni elementi trasversali che mettono a fattore comune gesti, processi, ricerca ed esperienze. Concetti come innovazione, ricerca, manualità, tecnica, trasformazione, esposizione, accoglienza e creatività sono pilastri fondanti di questo meraviglioso mondo che vede vino e design sempre più connessi tra loro. WineKult, racconta il mondo del vino attraverso gli occhi di architetti, designers e artisti.  Abbiamo avuto il piacere di porre qualche domanda ai Sig.ri Giò Dal Piva e Diego De Crescenzo. Scultori, designers e fondatori di Nautilus Art Design. Cosa c’è dietro a Nautilus Art Design, qual è il concept che ha dato il via al progetto? siamo due scultori che hanno dedicato con passione e professionalità l’intera vita all’arte in percorsi differenti, in particolare alla scultura unendo le loro esperienze per creare emozioni in nuove soluzioni di design. Nautilus Art Design è la conseguenza del nostro percorso che ha evidenziato i nostri stili, coniugando estetica e praticità attraverso una intensa ricerca che ha prodotto diversi componenti d’arredo dedicati al nostro pubblico. A chi si rivolge Nautilus Art Design. Chi è il vostro target?  ad un target molto ampio dal privato al pubblico, creando elementi d’arredo unici e riproducibili sia per ambienti interni che esterni, personalizzabili ed aperti a soluzioni in accordo con il fruitore, siamo sempre disponibili a confrontarci per captare le esigenze del committente, e per questo siamo aperti a nuovi stimoli, utilizzando nei migliori dei modi l’estetica e la praticità. Sempre più spesso arte, design e vino camminano insieme. Come interpretate questo connubio?  il vino fa parte della nostra vita, ha raggiunto attraverso la continua sperimentazione livelli di altissima eccellenza, il design in questi anni ha rivoluzionato la quotidianità attraverso prodotti sempre più innovativi, l’arte è stata la guida per raggiungere l’estetica della forma e dell’eleganza. Come il design può trasferire valore al mondo del vino?  il nostro vino ha una tradizione e una qualità riconosciuta in tutto il mondo che va di pari passo con l’originalità del design italiano, questo connubio rende inevitabili le svariate possibilità di attuazione. Il design può trasferire valore al vino e viceversa. Basti pensare ai numerosi oggetti, anche di uso quotidiano, che ci permettono di godere del prodotto vino: calici, decanter e arredi di design che trasferiscono valore all’esperienza di degustazione mixando eleganza e praticità. Un modello di sistema in cui tutti vincono e che ci rende ambasciatori dell’ Italian Way of Life nel Mondo. Parlando di design funzionale al vino, recentemente avete presentato “Vivace” un tavolo da degustazione dedicato agli appassionati. Diteci qualcosa di più  l’idea è nata cercando di offrire un tavolo che fosse esteticamente efficace e per le sue dimensioni potesse arredare un ‘ambiente. “VIVACE” coniuga l’estetica e la praticità in soluzioni di differente adattabilità agli spazi ad esso dedicati. E’ un tavolo che arreda e offre la possibilità di servire il vino a temperatura fresca particolarmente adeguato in un ambiente esterno come in mezzo ad una vigna durante un evento o all’interno di una grande sala accompagnando rinfreschi e cerimonie. Le vasche in acciaio inserite nel tavolo possono contenere un certo numero di bottiglie mantenute in fresco tramite mattonelle refrigeranti intercambiabili. Avete dei nuovi progetti in cantiere? Volete dare ai nostri lettori qualche appuntamento speciale? In questo periodo pandemico abbiamo realizzato diversi progetti tra i quali uno sgabello dedicato alla degustazione in collaborazione con la ditta MyProject in provincia di Como. Siamo stati invitati a presentare il nostro tavolo presso l’ Azienda Francesco Maggi nel Comune di Canneto Pavese. Il titolare, Marco Maggi ,ha recentemente vinto il premio Angelo Betti (Video Intervista su Wine Tales Magazine)  come miglior produttore di vino in Lombardia, siamo lieti di questo invito. Siamo a disposizione per fornire qualsiasi ulteriore informazione. Ecco i nostri riferimenti:info@nautilusartdesign.com A cura di: WineKult
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3 Maggio, 2022

Rechsteiner: Bollicine di nobiltà mitteleuropea

Rechsteiner: Bollicine di nobiltà mitteleuropea Storia, sostenibilità e grandi vini Ci troviamo in Veneto, oltre la sponda sinistra del Piave, il fiume più caro alla Patria, quasi ai confini con il Friuli Venezia Giulia e precisamente a Piavon di Oderzo. E’ qui che nel 1881 Friederich Rechsteiner rileva dai conti Revedin la Tenuta e la Villa Seicentesca che in origine apparteneva alla famiglia Bonamico e prima ancora al Cardinal Ottoboni. L’incrocio dei destini della famiglia Rechsteiner e degli austroungarici Stepski-Doliwa sono il fondamento della storia di questa cantina, al punto che tutt’ora, l’azienda agricola è condotta da un diretto discendente del fondatore: il Barone Florian von Stepski-Doliwa, pronipote della figlia minore di Friederich che andò in sposa a uno Stepski. Arrivando in cantina si viene immediatamente abbagliati dalla Villa Veneta e dagli edifici che la compongono: La Barchessa Seicentesca e la Latteria Ottocentesca con Torre Piccionaia si trovano all’ingresso del Borgo. Ora sono state rispettivamente trasformate in un salone polifunzionale e in uno Wine-Store con saletta degustazione davvero da non mancare. Il Parco romantico è di stile ottocentesco, provvisto di un Tempietto decorativo, di un Laghetto e di una antica Ghiacciaia. Ora sono il regno di animali selvatici come volpi, tassi e scoiattoli. Posto splendido per una passeggiata o pic-nic. Inoltre, dal 2014 sono anche diventati Apicoltori, sfruttando le api come guardiane di un ecosistema rispettoso dell’ambiente. L’attenzione al risparmio energetico si trova anche nell’ospitalità in quanto sussiste l’impiego di tralci delle viti post potatura per generare calore in agriturismo; l’energia elettrica è prodotta con il fotovoltaico e la selezione dei fornitori avviene basandosi anche sulle loro prestazioni sociali e ambientali. Merita una nota a parte il fatto che dal 2018 l’azienda Rechsteiner ha aderito al programma VIVA, promosso dal Ministero della Transizione Ecologica per migliorare le prestazioni di sostenibilità della filiera vitivinicola analizzando quattro indicatori: aria, acqua, territorio e vigneto. L’analisi della sostenibilità coinvolge l’intero ciclo di vita della bottiglia: dal vigneto alla cantina e dalla distribuzione al consumo e allo smaltimento, controllando anche i materiali e i servizi utilizzati durante il ciclo produttivo. L’experience Rechsteiner è molto vasta e fruibile a seconda dei propri desideri e del tempo a disposizione. Il sito, alla pagina Tour & Taste https://www.rechsteiner.it/tour-taste-visite-degustazioni-vini/ offre 10 alternative e davvero sono tutte pensate e proposte per far assaporare il meglio di cosa la campagna trevigiana ed il flavour veneziano possono offrire. Chiaramente il vino è sempre protagonista e Rechsteiner offre una gamma che si compone oltre che di bianchi, rossi e bollicine (siamo nella terra del Prosecco) anche grappe ed amari. Per gli amanti di questo territorio, infine, mi permetto di consigliare la riserva Malanotte, realizzata solo in alcune annate e ricca del sapere di oltre 140 anni di vinificazione. Per coloro, infine, che desiderassero fermarsi più a lungo per visitare anche i dintorni, suggerisco di valutare la proposta agrituristica. Tutti i dettagli sono disponibili al link: https://www.rechsteiner.it/agriturismo Ora non resta altro che andarsi a godere qualche giorno di primavera nel Veneto orientale. Al prossimo martedì! Cristina Itinerari DiVini è una rubrica a cura di Cristina Mascanzoni Kaiser  
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30 Aprile, 2022

Giudicare con Giudizio

Giudicare con Giudizio mi piace ragionare su questo tema nell’editoriale di Maggio, perché tante sono le riflessioni nuove o comunque non banali che è opportuno fare in questo momento che assiste a una rivoluzione necessaria, che segna l’ingresso in un’epoca storica nuova. Viviamo mesi difficilissimi, che possono essere affrontati e, forse, superati con un cambio di passo: ancor di più con un cambio radicale di mentalità. E allora pare opportuno fare riflessioni profonde, che ci portino ad interrogarci nuovamente sul significato del termine etica e sui valori profondi cui vogliamo fare riferimento, valori su cui vogliamo basare le nostre nuove vite e le nostre vecchie attività, attività che vanno però necessariamente rivoluzionate, ripensate appunto. In questo frangente parlo, anzi scrivo, nella mia doppia natura di produttrice e di narratrice del mondo del vino. Un mondo caro a molti, un universo che, in questi 3 anni malsani, ha dovuto modificarsi profondamente e in fretta per resistere e per adeguarsi alle nuove tendenze di consumo, ai nuovi strumenti per la comunicazione e la vendita. Se prima si andava veloci oggi si viaggia velocissimi, il mondo cambia sotto i nostri occhi continuamente e i cambiamenti, anche traumatici, che dobbiamo, dovremo affrontare sono solo dietro l’angolo. Niente paura, oppure tanta paura, ma i nuovi mostri possono essere affrontati solo da supereroi e, possibilmente, insieme. L’evento del mese di Aprile è stato sicuramente la due giorni dedicata a vini molto particolari che si sono messi in mostra e in degustazione a Sestri Levante per la kermesse organizzata, appunto insieme, da due donne con i loro due format: il Buongiorno in Vigna, di Clara Maria Iachini, penna sporadica di Wine Tales Magazine, e I vini del cuore  di Olga Maria Schiaffino. Due donne, non a caso, ma supportate da un vasto mondo che trovate raccontato in questa nell’associazione Ampelos. L’unicità dei due format, ritrovata poi nell’evento, è stata bivalente: dare vita ad una community di produttori nel caso del Buongiorno In Vigna, creare una guida anti-guida per I Vini del Cuore. Il risultato è stato riunire in un unico luogo produttori anomali, se mi consentite questa definizione, e i nuovi comunicatori del vino, Wineblogger o utilizzatori seriali dei social. Ma non solo: sono state coinvolte l’intera cittadinanza e le associazioni del territorio, ognuno ha dato il suo contributo senza batter ciglio e senza battere cassa. Il concetto, in entrambi i format, è quello di partire dal basso per dare vita ad un nuovo approccio al nostro mondo. E’ un modo di proporre il vino che traguarda al di là delle logiche di servilismo e clientelismo che spesso hanno tenuti nascosti gioielli enologici e realtà vitivinicole poco avvezze a piegarsi agli interessi, più o meno nascosti, del sistema vino consolidato. E’ un approccio che va oltre la consuetudine, già da noi definita poco utile in un passato editoriale, di dare voti e giudizi quantificabili, o addirittura di stilare classifiche. Una rivoluzione insomma: rivoluzione che in tanti aspettavamo. Sospendere il giudizio non si può e non si deve. Ognuno di noi ha i suoi gusti e come tali vanno rispettati. Ma l’universo vino è così vasto e ampio che è in grado di soddisfare ragionevolmente ogni palato, ogni pulsione, ogni umore, ogni portafoglio. Giudicare con giudizio allora, fuori da schemi desueti e consunti, per dare nuova linfa vitale ad un mondo che racchiude in sé un’infinita serie di approcci alla realtà e al mondo che ci circonda, approcci capaci di dare molte risposte alle necessità contemporanee. Giudicare con senno significa giudicare secondo coscienza e avendo presente le conoscenze necessarie per farlo, ma farlo anche con animo leggero e cuore felice perché, diciamocelo, spenta la sete (e non è questo certo il problema) in fondo si beve per piacere e per gioia. Torneremo sull’argomento con un decalogo dei giudizi inopportuni da lanciare senza criterio contro bottiglie ed etichette, ma in primis ricordiamoci, al di là dei 7 “dannati irrazionali secondi”  che servono per farsi la prima impressione di ogni cosa, che un giudizio costruttivo rende sempre tutti, chi lo fa così come chi lo accoglie, più ricchi e più consapevoli. Francesca Pagnoncelli Folceri 
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29 Aprile, 2022

Vietnam: motore di crescita nell’ ASEAN post pandemia  

Giungiamo con piacere al terzo articolo di InternazionalMente. Dopo una doverosa introduzione della rubrica e un focus sul mercato UK parliamo ora di Vietnam: un mercato da sempre in forte crescita che ricopre un ruolo fondamentale nel moto di crescita e recovery post pandemico per l’intera area ASEAN.  Il Sud Est Asia si conferma una zona strategica per le esportazioni Italiane ma anche per il flusso contrario in regime di import. Pochi giorni fa sono stati veicolati, tramite il network della Camera di Commercio Italiana per il Sud Est Asia, interessanti dati relativi agli sviluppi e ai trend del Paese in regime post pandemico.  Una forza lavoro in crescita, una classe media emergente, un fenomeno di rapida urbanizzazione accompagnato da massicci investimenti infrastrutturali,  l’entrata in vigore di due importanti accordi internazionali il libero scambio tra Unione Europea e Vietnam (EVFTA) e l’accordo di Partenariato Economico Globale Regionale (RCEP) rendono il Paese locomotiva di sviluppo e crescita nonché porta strategica per l’ingresso al vasto mercato del Sud Est Asiatico. L’Italia è ad oggi il quarto partner commerciale del Vietnam nel contesto europeo, con un volume commerciale inferiore solamente a quelli di Paesi Bassi, Germania e Francia. Il Vietnam è già il principale partner commerciale dell’Italia tra i Paesi dell’ASEAN, e negli ultimi anni il valore dell’interscambio commerciale ha mostrato una crescita costante. Secondo i dati forniti dal Dipartimento Generale delle dogane vietnamita, negli ultimi anni le esportazioni del Vietnam verso l’Italia sono aumentate progressivamente sino a raggiungere i 3,44 miliardi di dollari nel 2019; l’export italiano verso quel Paese asiatico è ammontato nello stesso periodo a 1,52 miliardi di dollari. Nel 2020, la pandemia da Covid-19 ha causato una flessione del valore del commercio bilaterale a 4,62 miliardi di dollari, ma i dati relativi al 2021 hanno evidenziato un balzo in avanti notevole. La dinamica della domanda globale vietnamita conferma il profilo di un’economia in rapida crescita, strutturata attorno agli investimenti, all’industria manifatturiera e alla fabbricazione e trasformazione di prodotti a valore aggiunto per l’esportazione. La rapida crescita di una classe media emergente che ad oggi rappresenta circa il 13 per cento della popolazione complessiva e i suoi consumi pro capite, stanno convergendo rapidamente verso la media dell’ASEAN. Il tenore di vita è aumentato di pari passo con il reddito medio pro capite, che dovrebbe continuare a crescere ad un tasso medio del 7 per cento annuo sino al 2024. L’andamento tendenziale di PIL e il reddito faranno da forte traino alla domanda di beni di consumo e si prevede che i consumi pro capite si allineeranno alla media ASEAN entro il 2035. Per quanto riguarda il settore Food & Beverage, la crescita della classe media, unita al processo di urbanizzazione e ad una popolazione relativamente giovane, dovrebbero alimentare nei prossimi anni le importazioni di alimenti e bevande di qualità. L’industria alimentare e delle bevande italiana ha già acquisito un significativo capitale d’immagine nel contesto dell’ASEAN, e il Vietnam si prefigura come uno dei mercati più promettenti in tale ambito regionale. Uno studio di KPMG, stima un consumo di alimenti e bevande italiane pari a due miliardi di dollari entro i prossimi dieci anni. Opportunità si profilano per le eccellenze nostrane come pasta, olio extravergine di oliva, conserve e vino.  Il quadro post pandemico è incoraggiante. A conferma di ciò, la totale ripartenza delle fiere in presenza nei principali poli dell’area: FOOD PACK ASIA  2022 AUTOMOTIVE ENGINEERING ASIA  THAIFEX – WORLD OF FOOD ASIA  FOOD & HOTEL ASIA 2022  PROWINE SINGAPORE 2022 ASEAN SUSTAINABLE ENERGY WEEK  FOOD & HOTEL THAILAND Diverse le forme di sostegno disponibili per le aziende che intendono avvicinarsi ai Paesi ASEAN. A cura di Riccardo Rabuffi
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