Beviamoci Sud Roma 2026: Westin Excelsior e vini Mezzogiorno Arrow Right Top Bg

23 Gennaio, 2026

Beviamoci Sud Roma 2026: Westin Excelsior e vini Mezzogiorno

  31 gen-1 feb: masterclass Etna-Primitivo-Calabria, concorsi Eccellenze Beviamoci Sud Roma VII ed (Marco Cum Riserva Grande, Andrea Petrini, dir tecnica Luciano Pignataro) approda Westin Excelsior (Via Veneto 125): sab 31 gen 14-20, dom 1 feb 14-19; degustazioni aziende Sud + artigiani. Pignataro: “Maturità viticoltura Sud: qualità/identità alta”. Masterclass Tematiche Sab 31 gen 17.30 Etna Doc (Consorzio/dir Lunetta: contrade/esposizioni); dom 14 Primitivo Manduria (evoluzione/interpretazioni); 16.30 Costa degli Dei DOC (Zibibbo/Magliocco Canino); 19 Spumanti Etna (Associazione). €35-40 (+€7 kit calice/tasca/guardaroba); include ingresso. Premi e Biglietti Concorso “Eccellenze” (cieca/giuria Pignataro); “Ambasciatori” (ristoranti/enoteche Sud in carta). Biglietto €30/gg, €50/2gg (online sconto); riduzioni sommelier €25; accrediti stampa/Ho.Re.Ca accrediti@beviamocisudroma.it entro 28 gen (P.IVA). Tickets: https://riservagrande.com/collections/beviamoci-sud; info +39 339 6231232. La Redazione
Leggi
Cà du Ferrà. Davide e Giuseppe: zero tolleranza per il silenzio Arrow Right Top Bg

23 Gennaio, 2026

Cà du Ferrà. Davide e Giuseppe: zero tolleranza per il silenzio

  Cosa è la paura?
Stato emotivo consistente in un senso di insicurezza, di smarrimento e di ansia di fronte a un pericolo reale o immaginario o dinanzi a cosa o a fatto che sia o si creda dannoso. Per avere paura ci vuole un pericolo, anche immaginario. Qualcosa o qualcuno che ci può far male, quel male che può procurarci ansia, dolore, sofferenza. Sant’Agostino diceva: O è il male ciò di cui abbiamo paura, o il male è che abbiamo paura Già, spesso è la paura stessa ad essere il male.
La casa al paese di mia mamma, Camigliano, era grande e con una corte dove tutti i nipoti potevamo giocare. Facevamo tanto di quel frastuono durante i pomeriggi d’estate che nonno Antonio saliva fin su in soffitta senza che noi ce ne accorgessimo e iniziava a lanciare giù scarpe vecchie. La nonna, Mimma per tutti i nipoti, scappava dicendo che il Gatto Stivalone si era arrabbiato per via del nostro rumore. Nessuno lo aveva mai visto ma avevamo così paura di questo essere da esserne terrorizzati. Bastava nominarlo che subito ci andavamo a rintanare da qualche parte osservando un rigoroso silenzi.
Paura di un essere immaginario. Abbiamo scoperto che non esisteva trovando il coraggio di andare in soffitta in esplorazione. Una paura vinta solo con la consapevolezza e l’affrontare le cose. Di cosa abbiamo paura oggi? Se pensassimo a quante cose odiamo o che altri ci inducono ad odiare, la lista sarebbe lunga. Odio sì, poiché sovente la paura ha come contro altare proprio l’odio. Ho paura dei ladri dunque li odio. Gli immigrati delinquono dunque li odio. I ricchi e i padroni sfruttano dunque li odio. Si potrebbe andar avanti per molto fino ad arrivare agli atteggiamenti personali frutto di arretratezza culturale piuttosto che di una paura recondita per la quale occorrerebbero fiori di psichiatri per arrivarne alle origini. Pensiamo all’omofobia ad esempio. Omofobia Paura dell’omosessualità, sia come timore ossessivo di essere o di scoprirsi omosessuale, sia come atteggiamento di condanna dell’omosessualità. Qualunque persona sana di mente o non affetta da leonite da tastiera, non potrebbe essere omofoba. Nel mio piccolo ho sempre pensato che le persone in quanto esseri umani vadano rispettate indipendentemente dalle loro idee politiche, fedi religiose, sesso, età, razza, orientamenti sessuali e quant’altro vi possa venire in mente. Davide e Giuseppe stanno insieme da venti anni. Sono sposati e, sempre insieme, sono Cà du Ferrà, una meravigliosa e dinamica azienda vitivinicola in quel di Bonassola, parte integrante delle Cinque Terre. Cà du Ferrà è un’azienda di affezione. È stato proprio un riportare alla luce l’amore per questa terra. Davide Zuppi è originario di queste terre che per un turista possono sembrare meravigliose (e lo sono davvero) ma viverci e pensare ad un proprio sviluppo, è un pò più complicato. Specialmente se sei brillante, hai ottenuto una laurea in Giurisprudenza e Diritto Internazionale alla Cattolica di Milano e sogni di fare il magistrato. Avevo un’idea di andare fuori, di girare. Poi ho conosciuto l’attuale mio marito. 20 anni fa. Giuseppe Aieta è ingegnere gestionale con master in finanza. Quella che mia nonna avrebbe definito una bella testa. Ognuno di noi aveva fatto delle attività e abbiamo poi deciso di tornare. Tornare. Tornare a Bonassola dove i genitori di Davide avevano una azienda agricola per produrre uve da conferire e dove si erano spostati per amore di un territorio. Bonassola è uno dei quattro comuni della DOC Colline di Levanto: Albarola, Vermentino per i vitigni a bacca bianca; Bosco, Ciliegiolo, Sangiovese per la bacca nera. Una DOC così piccola che non arriva a produrre neanche 100.000 bottiglie annue. Sarà che le vigne sono veramente strappate ai pendii che degradano rapidamente verso il mare così che per coltivarle occorre tanta motivazione e passione. Di certo, se ne ricava poco. Anche se c’è molto da raccontare in questi borghi racchiusi tra cielo, terra e mare. Volevamo mettere del nostro in un’azienda che voleva essere raccontata ma nessuno l’aveva ancora fatto. Quando abbiamo preso in mano praticamente tutto, ormai nove anni fa, l’idea era di rivoluzionare ogni cosa a partire proprio dall’implementazione agronomica ed enologica, al packaging, al marketing, al posizionamento. Un lavoro lunghissimo. Un grande puzzle di visione. Una visione che, in qualche modo, inizia già qualche anno prima della folgorazione avuta nel chiostro del Bramante alla Cattolica di Milano quando Davide si chiede: ma chi me lo fa fare? Perché mi devo rinchiudere in un ufficio con il neon?
Nel 2013 spinge infatti il padre a chiedere alla Cooperativa di Levanto di disporre di un paio di vasche per vinificare qualcosa per loro. Sono partito dalla terra, dal fondo, dalla trasformazione. Avere l’uva in cantina e iniziare a lavorarla. Mi sono dovuto interessare anche alla parte agronomica pur avendo collaborazione con il nostro Agronomo, Gabriele Cesolini, il nostro responsabile di campo col quale ci aggiorniamo tutti i giorni. Ho dovuto comunque imparare a capire quali sono le malattie della vite, i patogeni, gli insetti e via discorrendo. Adesso le bottiglie prodotte sono 30.000 (e all’inizio erano solo 3600!) grazie ad un mosaico di 11 lembi di terra che dai 50 metri sul mare si inerpicano fino ai 400. Un grande puzzle, un gioco ad incastro cresciuto nel tempo fino ad arrivare ai cinque ettari attuali. Produrre qui è dannatamente complicato. Non solo le pendenze sono quelle che sono ma i lembi di terra strappati alla montagna sono sparsi un pò dovunque. Solo il costo di logistica è devastante. Ci sono vigne che devono essere vendemmiate in giorni diversi per quanto abbiano diversa altitudine. Mi sono avvicinato poi tardi al vino. È stata una scoperta. Oggi sono io in cantina con la collaborazione di Graziana Grassini. L’idea è stata proprio quella di fare qualcosa di totalmente nostro, di metterci un un grande impegno, una grande voglia di di rivalsa. Se vuoi di rinascita. La rinascita del territorio come rinascita personale. Smarcare la Liguria da quella vecchia idea di lembo di terra racchiuso tra montagna e mare utile solo per far svernare gli anziani e condurla verso qualcosa di giovane, dinamico, moderno. Un racconto che è un viaggio, quello di Giuseppe e Davide, fatto non da soli ma insieme ai ragazzi incontrati lungo il loro percorso così come quelli locali. Abbracciare un progetto è abbracciare un modo di affermarsi che va aldilà di qualunque schema precostituito. Non avrei mai fatto il vignaiolo o l’imprenditore agricolo se non avessimo avuto la voglia di lasciare un pezzo di storia nella storia, di raccontare anche un pezzettino di noi attraverso i vini. È quello secondo me che è la figura del vignaiolo. Dietro questa idea c’è il rispetto per tutti i prodotti agroalimentari, la visione del mondo di chi lo produce. Una sensibilità diversa e particolare. Un pezzo di storia nella storia. La voglia, la necessità, il bisogno di gridare al mondo la propria esistenza come individui, come coppia, come persone che si amano senza voler cedere a nessun compromesso. Davide ha quella finezza ed eleganza nei modi che quasi non ci credi possa esistere una persona così. Allo stesso tempo però è determinato, preciso e capace di una visione condivisa totalmente con Giuseppe. Eleganza, distintività, presenza. Questo ho ritrovato a pieno nei vini di Cà du Ferrà. Il primo che ho assaggiato è stato Luccicante, un Vermentino che è il raggio di sole liquido che cattura l’essenza della terra della Riviera ligure del Levante. Giallo paglierino che quasi accarezza il verde, timido all’apparenza, ma che poi brilla di luce inaspettata, proprio come la vita stessa.
Un profumo che avvolge per le sue note agrumate di lime e ananas acerba intrecciate ad un soffio di menta e alla sabbia salmastra, ricordo potente della macchia mediterranea che si posa sull’anima. E poi il biancospino, un tocco di eleganza discreta che anticipa la sua sorprendente profondità.
All’assaggio, ciò che sembrava semplice verticalità si trasforma nella incredibile polposità della pesca bianca da addentare, piena, succosa, vibrante. La sua sapidità maestosa e la pienezza riempiono la bocca: secco, eppure così profondamente appagante. Un’esplosione di eleganza e finezza, con quel accenno di menta che accarezza il palato.
Il Luccicante luccica nell’anima lasciando ricordi di bellezza e armonia che dalla terra arrivano al cuore. E un brindisi alla natura generosa, alla freschezza che rigenera e alla magia di un istante che diventa eterno. Io non nego che Luccicante non vuole essere soltanto un grande Vermentino ma stiamo lavorando perché sia un grande vino italiano. Con il lavoro che stiamo facendo con Graziana Grassini, raggiungeremo questo obiettivo. Dobbiamo far conoscere questo territorio straordinario. Poi Magia di Rosa, un rosato da Sangiovese, Vermentino Nero e Syrah che nel calice si illumina dello stesso colore del calar del sole. Poi i profumi di pesca e petali di rosa, il respiro di mentuccia e alloro sono profumi che conducono alla memoria dei tramonti estivi.
In bocca è teso, verticale, come l’orizzonte che si allunga, sapido come l’onda che sfiora la riva, delicato come un ricordo che non svanisce.
Un rosato che sussurra la Provenza ma che resta unico, armonico, infinito…
come questo tramonto sul mare.
Il resto, lasciamolo al silenzio. O al ritmo dell’estate. Da bere sì in estate ma anche aspettando la stagione del mare. Bonazolae infine è il bianco che porta con se i vitigni della Liguria: Vermentino, Bosco, Albarola a formare un verdognolo di buona luminosità. Svetta il vermentino con le note salmastre di paglia, cedro, mandorla e pesca bianca. Tanti fiori che si incontrano nella pineta in riva al mare a sussurrarsi ricordi di balle di fieno, aghi di pino ed erbette di campo.  Il sorso emo ampio e allo stesso tempo tagliente; fresco, estremamente sapido, di una sapidità che deposita sulla lingua il sale del mare. La freschezza si espande senza che la sensazione salmastra abbandoni la bocca così da lasciarla fresca e goduriosa di cedro e melone bianco. Un finale scoppiettante che intravede l’amaro della mandorla. Ampio, dinamico, stratificato per meravigliare e continuare a meravigliare.  In tutti i vini c’è una grande stratificazione gustativa, una sapidità che diventa potenza elegante. Si vede, si sente, si percepisce che il lavoro è assolutamente maniacale. La scelta delle vigne, la scelta dei tempi di vendemmia, l’utilizzo della catena del freddo ad acino intero. Tutto per ottenere qualcosa di assolutamente studiato e voluto. I nostri sono assolutamente vini tecnologici, se vuoi tecnici che nascono, però da un’idea assolutamente territoriale. Una stilistica di grande purezza e nessuna deroga alla qualità. Tecnica, testa, attenzione, determinazione. Tutto sembra andare nella direzione di un progetto di vita e di azienda che non accetta deroghe e compromessi. Eppure una Davide e Giuseppe l’hanno avuta e concessa con il Ruzzese arrivando probabilmente a portare questo vino ad essere un manifesto del loro intero progetto. Si è scritto molto recentemente di questo vitigno grazie proprio all’attività di recupero di Cà du Ferrà. Uno storico vitigno a bacca bianca presente nel volume di Sante Lancerio dei vini d’Italia che sceglieva per Papa Paolo III Farnese. Si racconta di forme di allevamento per le quali era quasi praticamente steso a terra su questi muretti delle cinque terre; della capacità anche di evolvere; che veniva spedito sulla piazza di Roma tramite piccoli caratelli spediti via mare. C’era la narrazione che il mare perfezionava. Una narrazione anche poetica di di questo vino che era tradizionale della nostra zona e si è perso poi con l’arrivo della fillossera. Anche lì, una storia. 10 anni di collaborazione partendo con due filari e 77 barbatelle per arrivare a produrre (su più piante ovviamente) 635 bottiglie in una prima vinificazione del Ruzzese in purezza fermentato e affinato in tonneaux. Un vino straordinario perché ha questa freschezza anche con vendemmia tardiva. Grande spessore, grande pienezza di bocca. Timbrica di cedro, molto fresco, molto accattivante con una parte di erbe e resine boschive, resine di vino, salvia. Veramente particolare, molto molto intrigante. Poi l’abbiamo voluto confezionare in particolare etichetta che si chiama zero tolleranza per il silenzio. Una doppia etichetta accoppiata con una carta di tessuto di cotone che si strappa in modo tale che ogni strappo sia totalmente diverso dall’altro. Non ci sarà una bottiglia uguale all’altra. Il nome è Zero tolleranza per il silenzio. Un messaggio al mondo di non avere mai paura della vita. Di non avere omertà ma di vivere una vita a testa alta e di parlare quando c’è da parlare. Durante le degustazioni ognuno l’ha interpretato un pò a suo modo. Persone che avevano zero tolleranza per il silenzio contro il genocidio di Gaza, contro l’omofobia, contro i femminicidi. Zero tolleranza per il silenzio secondo me si declina anche nel proprio personale o nel nel proprio vissuto nella propria sensibilità. Un messaggio forte. Non uno schiaffo perché la gentilezza di Davide non lo consentirebbe, ma la determinazione di chi nella vita non si arrende ne se ne vuole restare in silenzio. E perché dovrebbe poi? Ciò che più mi rallegra è l’esser certo che Giuseppe continuerà ad occuparsi delle camere dell’agriturismo, della gestione del personale e dei mercati esteri; Davide della parte agronomica ed enologica oltre che del mercato Italia così che Cà du Ferrà possa crescere nel meraviglioso territorio di Bonazzola anche tramite l’inserimento di sempre nuovi pezzi del puzzle delle vigne. L’elemento importante però di tutto questo è che Davide e Giuseppe continueranno a stare insieme, mano nella mano, andando avanti grazie al loro amore, alle persone che amano e che li supportano (io tra quelli) così che il loro progetto dunque la produzione di vini eccellenti valorizzando il territorio ligure, non abbia fine. Senza che si spenga mai la voglia di avere zero tolleranza per il silenzio.   Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
Leggi
TUTTOFOOD 2026: crescono gli espositori internazionali, attesi oltre 100.000 visitatori Arrow Right Top Bg

22 Gennaio, 2026

TUTTOFOOD 2026: crescono gli espositori internazionali, attesi oltre 100.000 visitatori

  80% espositori confermati, 30% dall’estero, Buyers Program ICE e layout rinnovato a Rho Fiera Milano   TUTTOFOOD Milano 2026, seconda edizione ridisegnata da Fiere di Parma, registra già l’80% di espositori confermati a sei mesi dall’evento, con una quota record del 30% dall’estero e oltre 70 Paesi rappresentati. Si terrò dall’11 al 14 maggio nel quartiere fieristico di Rho-Fiera Milano, con attesi oltre 100.000 visitatori professionali (+20% sul 2025). La Spagna guida con 27 espositori, inclusi enti come Xunta de Galicia, FIAB, Castilla y León e il Governo Basco al debutto. L’edizione 2025 ha accolto 95.000 visitatori da oltre 100 Paesi, 3.000 top buyer e 4.200 aziende da 70 Paesi, posizionando TUTTOFOOD come hub B2B per l’Europa meridionale. Antonio Cellie, CEO di Fiere di Parma, sottolinea la sinergia con Koelnmesse (Anuga) e ICE-Agenzia, creando un modello unico alternato a Cibus per connettere Milano e Colonia. Il Buyers Program con ICE-Agenzia riunirà oltre 3.000 top player da Europa, Medio Oriente, Americhe, ASEAN, Cina, Giappone, Corea del Sud, Oceania, Sudafrica e Asia centrale, inclusi GDO, cash & carry, discount e catering. Il layout compatto su 90.000 mq netti (+15%) in 10 padiglioni favorirà interazioni, con hub packaged food multilivello per latticini, salumi, surgelati, seafood, proteine e grocery. Novità includono l’area Beverage con la quinta edizione di Mixology Experience sul pairing, Tutto Fruit & Veg rinnovata (quarta/quinta gamma, esotici, frutti di bosco), TuttoBio by Natexpo per biologici europei e globali, focus su bakery, snacks, dolciario, caffè e food service con on-board catering. Operatori internazionali lodano l’evento: Castilla y León per promozione export, Egitto per prodotti freschi, Walmart USA per diversità, Iberconsa per seafood sostenibile, Xunta de Galicia per networking. TUTTOFOOD si afferma come piattaforma di innovazione globale per agroalimentare, organized by Fiere di Parma. La Redazione
Leggi
Cantine d'Italia 2026 (by GoWine). Quando il vino vale il viaggio. Arrow Right Top Bg

22 Gennaio, 2026

Cantine d'Italia 2026 (by GoWine). Quando il vino vale il viaggio.

  IL COSA E IL DOVE Lo scorso 9 Dicembre, nelle sale dell’Hotel STARHOTELS METROPOLE di Roma, l’infaticabile GoWine ha presentato l’Edizione 2026 della propria Guida CANTINE D’ITALIA, un volume fuori dagli schemi classici, pensato in primis per l’enoturista, dedicato a chi il vino lo fa e ha voglia di raccontarlo e a chi prende spunto da un bicchiere di vino per conoscere il Territorio.       GLI ASSAGGI Ai banchi d’assaggio un’ampia rappresentanza delle 911 Cantine recensite in guida (con, casualmente, un occhio di riguardo per il Piemonte), un panorama ampio e variegato della produzione enologica italiana scelto con cura dal vulcanico Massimo Corrado. Dalle tante cose in cui ho ficcato il naso ho estrapolato una personalissima “TOP NINE”, nove vini che mi piace davvero suggerirVi e di cui mi piacerebbe conoscere il Vostro parere. Assagiate, criticate, suggerite e…condividete.   – TERRE D’ABRUZZO IGP PECORINO “MOTTAGROSSA” 2025, TERRE D’ERCE (ABRUZZO): illude il naso con un incipit di macchia mediterranea e panorami marini ma prende poi la strada di un frutto maturo che è mela e soffi d’agrume su uno sfondo appena ammandorlato. Il sorso è serrato e caldo, frutta a gogo bilanciata in chiusura da una finalmente libera sapidità. 86++ Punti.   – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “LUIGI SABATINI” 2020 RISERVA, TERRE D’ERCE (ABRUZZO): olfatto ciccione che presenta ribes e marasche, cespugli di macchia mediterranea, dolcezze di tabacco e di spezie d’oriente e scura mineralità. In bocca riempie con la sostanza e accarezza con i tannini evidenziando una sostanza fruttata resa più dinamica da incursioni balsamiche. Un vino che non ha paura di mostrarsi, di sicuro successo per gli amanti del genere ma non il mio Montepulciano. 87+ Punti. – BARBERA D’ASTI DOCG “LOW A POP” 2024, TORCHIO 1953 (PIEMONTE): una Barbera chiacchierina, che non lesina profumi birbanti di visciole e marasche tra gentilezze di viole e glicini. Fresca di arancia a mara, verde e arruffata di macchia mediterranea, sottilmente peposa, ruvida quanto deve nel dire della sua mineralità. In bocca strilla freschezze verdi di quasi viticcio a supportare tannini monelli. Ritorna il frutto, ritornano le spezie, accenni di menta e sapidità quasi salmastra allungano il sorso… Sicuramente POP, magari PUNK per quelli che la Barbera la vorrebbero educata. Qui ci vogliono pane e salame, amici in quantità e scorta di bottiglie. Tecnicamente 87 Punti, ma non fatemi dire quanto mi piace! – ROERO DOCG “PIERIN” 2022 RISERVA, PODERI VAIOT (PIEMONTE): netta l’impronta di pot pourrì floreale quasi quanto il peccato di gioventù d’arancia rossa che precede le visciole sotto spirito. Poi è tutto sottobosco, di bacche, di rovi, di felci e non mancano un ché di mentolato e l’accenno speziato della noce moscata. Sorso caldo e di composta educazione fresco-sapida, perfetta per pareggiare i tannini e allungare il sorso accompagnando la spinta minerale. 87++ Punti. – BARBARESCO DOCG “VALLEGRANDE” 2022, FRATELLI GRASSO (PIEMONTE): bella l’impronta balsamica che precede i frutti rossi e le visciole! Una sferzata di freschezza spalleggiata dall’arancia rossa e dalle erbe officinali che pareggia i conti con le note scure dell’humus e del tabacco mentre l’oriente delle spezie prova a far ragionare la graffiante mineralità. In bocca mostra eleganza nel mettere d’accordo tannini e viva freschezza lasciando che il sorso si allunghi su persistenze minerali. 87+ Punti. – ROERO DOCG “VALMAGGIORE” 2020 RISERVA 2020, DEMARIE (PIEMONTE): un bosco di piccoli frutti e ciclamini circonda balsamicità di tabacco e sottigliezze di spezia in una atmosfera di mineralità grafitica. Sorso ampio, profondo, di equilibrio studiato e raggiunto e tannini vispi ma comunque e ducati, lungo nelle persistenze speziate. 87++ Punti.     – COLLINE SALUZZESI DOC PELAVERGA “DIVICAROLI” 2024, CASCINA MELOGNIS (PIEMONTE): olfatto malandrino e di assoluto acchiappo, giocato sulle intensità del frutto rosso e gli acuti del pepe, sugli inciampi di radice e le smancerie delle roselline selvatiche, tra la compita eleganza dei gerani e il richiamo di quel ché di rustico che tiene il vino ancorato alla terra, sulle freschezze ferrose di arancia e le amaritudini di origano e salvia. Sorso leggero ma affatto banale, intriso di una semplicità che confonde spingendoci a cercare il complesso anche dove è tutto evidente, non fresco, “dippiù”, preciso nel ricordare le bacche, schietto nel dire di gesso e pepe. Un rosso per chi ama i bianchi o semplicemente il vino. 89 Punti tuttitutti. – MALVASIA DI CASORZO DOC “IT’S ROCK” 2024, CANTINA DI CASORZO (PIEMONTE): olfatto “aggressive” che strilla ribes, amarene, mandarino, petali di rosa; dolcezze ed eleganza che contrastano con le amaritudini vegetali delle erbe aromatiche. In bocca è dolce ma non sdolcinata, con quel solletico di carbonica che sa di peccato e che amplifica il contrasto con l’anima vegetale. Il “Frank-N-Furter” (Rocky Horror Picture Show) delle Malvasie, irresistiBBile! 88+ Punti. – PUGLIA IGP BIANCO BIOLOGICO “INCIPIT” 2024, CANTINA MASSERIA TORRICELLA (PUGLIA): un Minutolo dal naso BOOM! Immediatamente mentolato assume poi i toni del giallo raccontando ginestre e mimose, pompelmi e susine e per allungarsi infine sui toni dolci della mandorla. Il sorso mostra una sostanza glicerica che va ben oltre la gradazione alcolica e una sapidità quantomeno decisa cui la freschezza fatica non poco a pareggiare. Lungo e davvero molto piacevole. 87 Punti con forse un +. E QUINDI? E quindi GRAZIE a GoWine per avermi invitato ancora una volta a uno dei suoi tanti Eventi, giornate che, come la Guida di cui Vi ho detto, si discostano dalla consuetudine, pensate per essere a misura di assaggio, senza inutili gigantismi che rendano difficile anche solo immaginare una degustazione. E GRAZIE a tutti i Produttori presenti, in pectore o rappresentati, per il loro lavoro e per le emozioni che riescono a trasmettere attraverso di esso. Appuntamento dunque all’Edizione 2027!   Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
Leggi
Luca Tudda: pizza Amonoglù gluten free in tour Marca-Sigep 2026 Arrow Right Top Bg

21 Gennaio, 2026

Luca Tudda: pizza Amonoglù gluten free in tour Marca-Sigep 2026

  San Marco Argentano porta inclusività e pinsa free from con Calabria Straordinaria   Luca Tudda (classe 1991, San Marco Argentano CS, pizzeria A’mmasciata AVPN dal 2014, 7° Olimpiadi AVPN 2019) lancia tour nazionale Amonoglù: pizza/pinsa gluten free artigianale per celiaci (gusto/struttura/shelf life lunga/ambiente). Tappe: Marca Bologna 14-15 gen (Marca del Distributore), Sigep Rimini 16-20 gen; allo stand Calabria Straordinaria degustazioni/masterclass/pizza con eccellenze calabresi (olio/formaggi/salumi). Progetto Amonoglù Nato da studio corsi globali su gluten free; basi per pizzeria/ristorazione, tradizione napoletana STG adattata. Tudda: “Eccellenza senza limiti alimentari; valorizza prodotti calabresi su pizza free from”. Background Tudda Formato AVPN/“Reginella”; Brand Ambassador Calabria tirrenica; startup Amonoglù amplia offerta celiaci. La Redazione
Leggi
Pertois-Moriset. Villaggi, lieux-dits e tempo nella Côte de Blancs Arrow Right Top Bg

21 Gennaio, 2026

Pertois-Moriset. Villaggi, lieux-dits e tempo nella Côte de Blancs

La grammatica silenziosa della Côte des Blancs Ci sono Champagne che colpiscono per immediatezza e altri che chiedono tempo, ascolto, attenzione. Pertois-Moriset appartiene senza dubbio a questa seconda categoria: una maison che rifugge l’enfasi e costruisce il proprio linguaggio sulla precisione, sul rispetto dei luoghi e su una lettura rigorosa dello Chardonnay della Côte des Blancs. Avvicinarsi ai loro vini significa entrare in una Champagne fatta di gesso, equilibrio e profondità, dove ogni cuvée non è mai un esercizio di stile, ma una traduzione fedele del terroir di origine. Una storia familiare, profondamente territoriale La storia della maison nasce nel 1951 dall’unione delle famiglie Pertois e Moriset, entrambe storicamente legate alla viticoltura della Côte des Blancs. Oggi l’azienda è guidata dalla terza generazione, con Cécile Pertois e Vincent Normand, custodi di un patrimonio viticolo di circa 20 ettari. I vigneti sono distribuiti in alcuni dei villaggi più vocati della denominazione: • Le Mesnil-sur-Oger – Grand Cru • Cramant – Grand Cru • Oger – Grand Cru • Chouilly – Grand Cru • Villeneuve-Renneville – Premier Cru Una frammentazione che consente un lavoro parcella per parcella e una lettura estremamente fine delle differenze di suolo ed esposizione. Lo stile Pertois-Moriset Il cuore stilistico della maison è uno Chardonnay di sottrazione, mai dimostrativo.
In vigna si pratica un’agricoltura sostenibile, con rese contenute e maturità ricercate senza eccessi. In cantina domina la misura: fermentazioni prevalentemente in acciaio, uso calibrato del legno usato per alcune cuvée, fermentazione malolattica non sistematica, lunghi affinamenti sui lieviti e dosaggi sempre contenuti. Il risultato è uno stile riconoscibile per: • tensione • chiarezza aromatica • equilibrio strutturale • grande capacità evolutiva Le cuvée: il territorio prima dello stile La gamma Pertois-Moriset è costruita come un vero e proprio percorso di lettura della Côte des Blancs, dove il villaggio e il lieu-dit vengono prima della firma enologica. I Mono-Villages Grand Cru – Oger, Cramant e Chouilly (2018) – rappresentano tre interpretazioni distinte dello Chardonnay: Oger più equilibrato e gastronomico, Cramant più ampio e floreale, Chouilly più rotondo e materico, tutti vinificati parzialmente in fûts per aggiungere profondità senza mai sovrastare il gesso. Il cuore più identitario della produzione emerge nei Lieux-dits di Le Mesnil-sur-Oger (Les Jutées, Les Jeamprins, Les Hautes Mottes 2016), dove la tensione minerale e la verticalità trovano una lettura precisa, scandita dal tempo e da un uso misurato del legno. Les Quatre Terroirs Grand Cru è invece la cuvée di sintesi: Le Mesnil, Oger, Cramant e Chouilly dialogano in un Blanc de Blancs profondo, equilibrato, che racconta la Côte des Blancs come mosaico di sfumature. Con PM.07 Grand Cru, vinificato in larga parte in fûts e foudres, Pertois-Moriset lavora apertamente sul tempo: uno Champagne più stratificato, complesso, pensato per l’evoluzione. Chiude la gamma Rosé Blanc Grand Cru, 92% Chardonnay e 8% Pinot Noir vinificato in rosso da Bouzy: un rosé di struttura e precisione, lontano da ogni concessione aromatica. L’Assemblage, infine, è l’unica eccezione stilistica: Chardonnay e Pinot Noir dai Coteaux Sézannais, vinificati in inox, pensati come porta d’ingresso allo stile della maison.   Emanuele Muzzo – Vigne e Orizzonti
Su Instagram è semplicemente Emanuele Muzzo    
Leggi
Daniela Mastroberardino rieletta presidente Le Donne del Vino 2026-2028 Arrow Right Top Bg

20 Gennaio, 2026

Daniela Mastroberardino rieletta presidente Le Donne del Vino 2026-2028

  Terredora Di Paolo guida crescita: 1250 socie, D-Vino e Forum Mondiale   Daniela Mastroberardino (Terredora Di Paolo Irpinia, con fratello Arcangelo) rieletta all’unanimità presidente Associazione Nazionale Le Donne del Vino (fond 1988, 1250 socie: produttrici/sommelier/giornaliste/marketing/avvocate) per 2026-2028. Vice: Francesca Poggio (Piemonte vicaria), Marianna Cardone (Puglia), Paola Longo (Lombardia); consiglieri Roberta Urso (Sicilia), Federica Cecchi (Toscana), etc. Probiviri Romina Togn, Marzia Morganti Tempestini, Michela Guadagno.​ Focus Secondo Mandato Crescita 1000→1250 socie 2023-2026; Progetto D-Vino scuole alberghiere (cultura consapevole/giovani); Forum Mondiale Donne Vino (Roma 2024, 12 Paesi); sostenibilità/gender gap/vetro leggero/ricettario autoctoni. Mastroberardino: “Responsabilità: cultura bere consapevole/formazione futuro”.​ Associazione Donne del Vino Senza scopo lucro, 20 delegazioni regionali; UNESCO cucina italiana; campagne antiviolenza. Sito www.ledonnedelvino.com, D-News Corriere Vinicolo.​ La Redazione
Leggi
Monteverro tra le migliori cantine mondo: BWW 2025 Gold Medal Arrow Right Top Bg

20 Gennaio, 2026

Monteverro tra le migliori cantine mondo: BWW 2025 Gold Meda

  Capalbio eccelle con Monteverro e Chardonnay 2019 (96-97 punti)   Monteverro (Capalbio GR) entra tra Best Wineries of the World al BWW 2025 (Best Wine of the World Competition, tastingbook.com), su 19.321 vini (quasi 3 mln voti da 449.000 utenti). Gold Medal (96-97 pt) per Monteverro 2019 e Chardonnay 2019; <0,1% vini premiati dopo fase pubblica e 2 degustazioni cieche da 16.000 esperti. Processo Concorso Fase 1: voti pubblici top 10-100/categoria (rosso/bianco/dolce/liquoroso/Champagne). Fase 2 ago-set 2025: giuria MW/critici/produttori. Storico: 2017 enologo Matthieu Taunay Best Winemaker of the World. Commento Cantina Onorati: premia impegno/passione. La Redazione
Leggi
Priorat Confidential. Viaggio tra i calici nati dalla roccia che brilla Arrow Right Top Bg

20 Gennaio, 2026

Priorat Confidential. Viaggio tra i calici nati dalla roccia che brilla

  Se chiudo gli occhi e penso al Priorat, non sento subito il profumo del vino. Sento il rumore dei miei scarponi che scricchiolano sulla licorella. Per chi non mastica pane e geologia, la licorella è l’anima di questo angolo di Catalogna, a un’ora e mezza da Barcellona: una terra scura, un’ardesia fragile che brilla sotto il sole e che costringe le viti a scavare per metri nel terreno alla ricerca di una goccia d’acqua. Qui la vite non cresce, sopravvive. E lo fa con una dignità che toglie il fiato.   Il Priorat è una storia di “resurrezione”. Fino agli anni ’80, questa zona era quasi abbandonata, destinata a produrre vini da taglio, pesanti e anonimi. Poi, un gruppo di visionari (i “magnifici cinque”, tra cui René Barbier e Álvaro Palacios) ha capito che quelle vigne vecchie inerpicate su pendenze impossibili avevano un potenziale immenso. Oggi, il Priorat è una delle due sole DOCa (Denominazione di Origine Qualificata) della Spagna, insieme alla Rioja. Ma mentre la Rioja è eleganza classica, il Priorat è potenza pura, quasi selvaggia. Cosa aspettarsi nel calice? Dimenticate i vinelli beverini da aperitivo veloce. Qui si fa sul serio. I protagonisti sono la Garnacha (Grenache) e il Cariñena (Carignano). Priorat è come fare una passeggiata in un bosco mediterraneo dopo un temporale. Il colore: un rubino profondo, quasi impenetrabile. Il naso: un’esplosione di amarena matura, liquirizia, rosmarino e quel tocco “affumicato” e minerale che solo l’ardesia sa regalare. Il sorso: è caldo, avvolgente, ma con una freschezza sorprendente che ti spinge a riassaggiare. È un vino che “pesa”, ma che non stanca. Consigli da sommelier (per godersela davvero) Non lasciatevi spaventare dal grado alcolico, che qui spesso tocca i 15 gradi. Il segreto è la temperatura: servitelo intorno ai 16-17°C, non di più. Se è troppo caldo, l’alcol prenderà il sopravvento sui profumi. L’abbinamento del cuore? Se volete fare i puristi, cercate un cosciotto d’agnello alle erbe o una guancia di manzo brasata. Ma se siete a casa e volete qualcosa di più “easy”, provatelo con un pecorino stagionato o, osate, con un quadratino di cioccolato fondente 70%. È la fine del mondo. Perché andarci (o berne un po’) Visitare il Priorat, tra villaggi come Gratallops o Siurana, significa fare pace con il tempo. Le vigne sono terrazzate, curate a mano perché i trattori qui scivolerebbero a valle. È un’agricoltura eroica, fatta di sudore e silenzio. Il Priorat non è solo un vino; è il racconto di una terra che non si è arresa. Ogni volta che stappo una bottiglia, mi sembra di sentire il sole della Catalogna sulla pelle e il battito lento di una terra antica. Se cercate un vino che abbia una storia da raccontare, smettete di cercare. Lo avete trovato. Tips per i lettori di Wine Tales Magazine Produttori da non perdere: Clos Mogador, Mas Martinet, Álvaro Palacios (per i grandi classici); Terroir al Límit (per una visione più moderna e fresca). Curiosità: Il nome deriva dal Priorato della Certosa di Scala Dei, dove i monaci iniziarono a piantare vigne già nel XII secolo. Potete ancora visitare le rovine del monastero: un luogo mistico che spiega molto di questo vino. Salute! In conclusione: bevete responsabilmente (ma con carattere) Quindi, la prossima volta che in enoteca vedete una bottiglia del Priorat, non guardatela con timore reverenziale solo perché è una DOCa. Pensate a quelle povere radici che scavano nell’ardesia come se cercassero il petrolio e rendete loro omaggio. Certo, dopo il secondo calice da 15 gradi potreste iniziare a parlare fluentemente catalano o convincervi di essere i nuovi re della viticoltura eroica, ma fa parte del fascino del territorio. Il consiglio è sempre lo stesso: munitevi di un cavatappi serio, una buona compagnia e, magari, assicuratevi di non dover guidare un trattore su un terrazzamento del 40% subito dopo. Noi ci rileggiamo qui per il prossimo viaggio nel calice. Dove andremo? Non posso svelarvi troppo, ma vi consiglio di preparare il passaporto (o almeno un calice pulito), perché passeremo dalle vigne scoscese a qualcosa di decisamente più… frizzante. Non mancate, o sarò costretto a interrogarvi sulle differenze tra suoli calcarei e vulcanici. E credetemi, non volete che accada. Alla prossima, Winelovers!   Giovanni Scapolatiello – Quelle curiose esplorazioni
Mi trovi su Instagram come MisterWine
Leggi