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10 Giugno, 2026
La Torre di Castel Rocchero. Il collettivo diventa poesia
Cooperativa.
Bastano cinque sillabe per costruire un muro. Il paradosso è che quel muro lo si costruisce senza aver mai stappato una bottiglia. Prima dell’assaggio. Prima dell’odore. Prima del colore nel bicchiere. Il pregiudizio è già lì, armato e pronto, che aspetta.
La usa come un giudizio, a volte come una condanna. La pronuncia con una sfumatura impercettibile di sufficienza, quasi un rictus involontario che tradisce il pensiero prima ancora che le labbra abbiano finito di muoversi.
Mi è capitato spesso, nelle mie peregrinazioni tra cantine e vigneti d’Italia, di confrontarmi con questa resistenza culturale. Di trovare persone capaci di smontarla semplicemente versando. Di parlare con produttori che portano addosso il peso di un’etichetta che non hanno scelto, che non descrive quello che fanno, eppure faticano a scrollarsela di dosso. Come un vestito sbagliato che gli altri continuano a mettere loro addosso ogni mattina.
A Castel Rocchero le colline del Monferrato hanno una qualità rara.
Non si mostrano subito. Non cercano l’applauso. Le vigne si aprono lente, quasi con ritrosia, come si apre una conversazione vera con qualcuno che non si fida facilmente degli estranei. Castel Rocchero è uno di quei luoghi del Piemonte che non urlano il proprio nome. Non hanno bisogno di farlo. Sono abbastanza sicuri di sé da potersi permettere il silenzio.
E lì, in quel silenzio, c’è La Torre.
Non è una metafora. È una torre vinaria, una delle cinque rimaste in piedi in tutta Italia. Le altre quattro, in Sardegna, a Piacenza, in Abruzzo e a Mori in Trentino Alto Adige, hanno ceduto a destinazioni diverse: ristoranti panoramici, musei, contenitori vuoti di funzione. La Torre di Castel Rocchero è l’unica, di fatto, che ha ancora il vino dentro. L’unica che ha conservato la propria ragione d’essere.
Quando ci penso, mi sembra una storia quasi allegorica. Una torre che resiste. Non per ostinazione cieca, ma per scelta consapevole. Perché c’è qualcuno, dentro, che ha deciso di non smettere.
Marta ha il tono di chi ha imparato a portare un peso senza lamentarsene. Marta Menotti è il responsabile commerciale della Cantina La Torre di Castel Rocchero. La Torre 1953
Parla con quella misura propria di chi gestisce le vendite di un’azienda e sa che ogni parola è anche un posizionamento, ogni frase una scelta. Ma quando arriva al punto — al punto vero, quello che le sta sul cuore, la voce cambia leggermente. Diventa più diretta. Quasi liberatoria.
È una cosa che devo dire. Negli anni ho lasciato in secondo piano la parola cooperativa. Perché influenzava negativamente l’interlocutore. Nonostante poi, aprendo la bottiglia, riscontrassero un vino di qualità, il preconcetto creava una barriera. Non si arrivava neanche a strapparla, quella bottiglia.
Mentre parla, mi viene in mente una cosa che sento spesso nei dibattiti sul vino contemporaneo: l’ossessione per la narrazione dell’individuo eroico. Il vignaiolo solitario. Il piccolo artigiano. Il custode. Come se la dimensione collettiva fosse per definizione nemica della qualità, dell’anima, del carattere. Come se fare il vino insieme, condividere la terra, il rischio, la vendemmia, fosse in qualche modo una resa.
È un pregiudizio figlio di un’epoca, questa nostra, che ha elevato l’unicità a valore supremo e ha dimenticato che il collettivo ha spesso generato le cose più durature e più belle. Le cattedrali. Le tradizioni contadine. Certe DOC costruite mattone su mattone da decine di produttori che avevano capito che da soli sarebbero rimasti invisibili.
Il nostro responsabile di produzione me lo dice da anni, in maniera scherzosa: Marta, un giorno mi piacerebbe che la cooperativa diventasse un valore aggiunto. Che ci distinguesse. In Trentino ci sono già realtà che l’hanno fatto. Noi qui in Piemonte siamo ancora molto indietro. Ma ci stiamo lavorando. E continueremo a lavorarci.
Federico entra nel discorso con la precisione di chi viene da un’altra formazione.
Federico Polotto è l’enologo della cantina.
Arriva dalla zona del Gavi, porta con sé un sapere tecnico affilato, una sensibilità per il prodotto che si percepisce nel modo in cui sceglie le parole quando parla di vino. È alla sua quarta vendemmia qui, insieme a Marta. E racconta di come, in questi anni, qualcosa si sia mosso.
Alcune cantine hanno chiuso. Alcune sono diventate vinificatori puri. Poche, come noi, si stanno reinventando. Stiamo cercando di prendere i punti di forza di un’azienda agricola privata e applicarli a una cooperativa che non è enorme. Non siamo un vinificatore da centomila pezzi. Questo ci rende anche un po’ attrattivi, per certi aspetti.
Centottanta soci circa, meno di trecento ettari. La più piccola cooperativa della zona, per ammissione degli stessi. Eppure, o forse proprio per questo, capace di un controllo sulla materia prima che molte strutture più grandi possono solo sognarsi.
Di quei 280 ettari, le partite migliori vengono selezionate per le nostre bottiglie. In annate difficili come le ultime, siccità, caldo anomalo, piogge sbagliate, le diverse esposizioni ci hanno permesso di avere comunque un valore aggiunto. È su questo che stiamo costruendo tutto il discorso di brand, di qualità, di valori.
Costruire. È la parola che torna più spesso. Non difendere. Non conservare. Costruire.
C’è un tema che mi porto dietro da qualche anno, e che in questa conversazione torna con forza.
Il paesaggio della viticoltura italiana sta cambiando forma, silenziosamente ma inesorabilmente. Le micro-aziende familiari, quelle in cui fratello e sorella, madre e figlio lavoravano il fine settimana tra i filari, stanno scomparendo. Non per mancanza d’amore. Per una convergenza di fattori pratici: il costo dei macchinari, la difficoltà nel trovare manodopera, le normative sul lavoro che hanno reso complicato anche solo chiedere una mano a un amico per la vendemmia.
Il macchinario costa uguale che tu abbia uno o dieci ettari. E trovare manodopera è sempre più difficile, non solo per la vendemmia, ma per il lavoro quotidiano. L’amico che ti viene ad aiutare il sabato a fare i capi di vigna non è più concesso: deve essere un dipendente in regola, con tutti gli oneri del caso.
Il risultato è una concentrazione della superficie in mano a pochi soci strutturati. Anche alla Torre, l’ottanta per cento della superficie è oggi in mano a dieci soci. Il numero totale di conferenti si è ridotto. Eppure, curiosamente, la cooperativa ha appena accolto un nuovo socio quest’anno. Marta ci tiene a raccontarlo non come dato statistico, ma come segnale.
Ci sono soci che non si limitano a conferire l’uva. Vengono agli eventi. Partecipano. Coordinano attività. Fanno la camminata tra i vigneti. Si sentono parte di qualcosa. Questo è un valore che voglio far emergere, perché è la vera anima della cooperativa: non è solo uno sbocco per l’uva. È un senso di appartenenza.
L’appartenenza. Quella cosa che il mondo del vino più trendy ha cercato di ricreate artificialmente con etichette indie, nomi bizzarri e storytelling di una sola persona sola contro il mondo. E che invece qui, su queste colline del Monferrato, esiste già, radicata nel tempo, costruita da decenni di vendemmie condivise.
Alta Langa Brut DOCG Metodo Classico Millesimato
Pinot Nero e Chardonnay con oltre 30 mesi sui lieviti
Alcuni vini che non hanno fretta. Si prendono il tempo che serve, in silenzio, al buio, nell’attesa lenta di diventare quello che devono essere. Trentadue, trentatré mesi. Il numero preciso conta meno del concetto: una pazienza che pochissimi si concedono ancora.
Nel bicchiere arriva paglierino, luminoso, con un perlage che sale tranquillo, senza urgenza. Il naso è una piccola sorpresa: la frutta lascia quasi subito spazio a qualcosa di più evoluto, di più complesso: frutta secca, mandorla tostata, un accenno di crosta di pane appena sfornato, quella nota biscottata che è la firma dei metodi classici che hanno avuto il tempo di maturare davvero.
In bocca è pieno. Sapido. C’è una struttura che non ti aspetti sempre da queste colline, un’avvolgenza che convince e non stanca. Il finale è lungo quanto basta per farti pensare al bicchiere successivo prima di aver finito il primo.
Non è una bollicina che cerca di sembrare qualcos’altro. È esattamente ciò che è: un Alta Langa fatto da chi conosce la materia prima, la rispetta, e ha avuto la disciplina di aspettare.
La Cristallina è il segno più visibile di questa reinvenzione.
Una struttura in vetro, tutta trasparente, che si affaccia su un anfiteatro di vigneti. L’hanno chiamata così perché è sulla linea della torre storica, ma guarda avanti. Guarda fuori. Dice alle colline: siamo ancora qui, e abbiamo cose da mostrare.
La cantina, oggi, non è più solo un sito produttivo. È una destinazione. È un luogo in cui portare qualcuno, farlo sedere, fargli guardare il paesaggio mentre assaggia. È la materializzazione di qualcosa che chi lavora nel vino sa da sempre ma fatica ancora a comunicare: che il vino non si capisce solo nel bicchiere. Si capisce nel luogo in cui è nato.
Abbiamo realizzato questo spazio per dare valore. Il vino abbinato ai prodotti del territorio, la vista sui vigneti, gli eventi. Non solo per valorizzare i nostri prodotti, ma tutto ciò che il territorio può offrire.
Sul fronte del vino, quello tecnico, quello che poi finisce nel bicchiere, Federico ha le idee molto chiare.
Anche quando si parla di bag-in-box, che in certi ambienti del vino italiano evoca ancora gli stessi rictus della parola cooperativa.
Il bag-in-box vuole strizzare l’occhio anche ai paesi nordici. Perché loro sono molto attenti agli aspetti ambientali. Un bag-in-box da cinque litri ha un’impronta carbonica bassissima rispetto all’equivalente in bottiglie. Meno peso, meno imballo, meno emissioni nel trasporto. Ed essendo certificati dal punto di vista ambientale, siamo sottoposti a verifiche e calcoli: ne esce sempre vincitore.
È un argomento che mi convince. Non perché sia un irriducibile fan del formato, ma perché trovo intellettualmente onesto non demonizzare ciò che risponde a esigenze reali. Un vino da tutti i giorni, di qualità, che non richiede una cerimonia per essere aperto: c’è un mercato per questo, e negarlo è snobismo travestito da estetica.
Alta Langa Brut Rosé DOCG Metodo Classico
Pinot Nero in purezza con oltre 30 mesi sui lieviti
Il rosa è sempre una dichiarazione d’intenti. Non è un bianco che ha perso qualcosa per strada, né un rosso che si è fermato troppo presto. È un colore che richiede coraggio, perché non può nascondersi dietro niente.
Questo rosé arriva con una tonalità tenue, appena accennata. Sarà il Pinot Nero che si rivela con pudore, quasi trattenuto. Il perlage è finissimo, elegante nel modo in cui solo i vini che hanno riposato a lungo sanno esserlo. Il naso ha quella dualità che appartiene ai grandi rosé da metodo classico: da una parte le spezie leggere, dall’altra la crosta di pane, il lievito che ha lasciato il suo segno prezioso.
Poi arriva la bocca. E lì il vino si racconta diversamente: fresco, sapido, con una bevibilità quasi ingannevolmente facile che maschera una complessità reale. C’è frutto rosso. Fragoline, lampone. Appena evocato, come un ricordo lontano che non riesci a mettere a fuoco del tutto.
È il tipo di vino che finisce prima che tu te ne accorga. E che poi, inevitabilmente, cerchi.
Sul fronte della viticoltura, la scelta è quella della lotta integrata. Niente biologico certificato, ma non per negligenza: per una riflessione sincera sulla realtà di un territorio a monocultura viticola.
O si convertono tutti al biologico, oppure se il vicino che confina con il mio vigneto fa trattamenti, io posso anche essere certificato biologico ma il trattamento non rimane circoscritto a quell’area. Si spande nell’aria. E quindi, bisogna essere onesti: o tutti o nessuno.
È la stessa onestà che sento quando Federico parla dei solfiti con quella pazienza di chi ha spiegato la cosa mille volte e ha imparato a non stancarsi mai.
I vini senza solfiti aggiunti sono pochissimi. Perché anche il lievito, durante la fermentazione, produce solfiti. Quindi sotto ogni bottiglia trovi scritto “contiene solfiti” anche quando non ne hai aggiunti nemmeno uno. Quel che cerchiamo di fare è essere eticamente corretti: usarli quando servono, nella misura in cui servono. Noi siamo stabilmente a due terzi del limite massimo consentito.
Chi dice che il vino biodinamico non fa venire il mal di testa ha ragione. Ma la ragione è quasi sempre una sola: ne ha bevuto poco.
C’è un vino al quale Marta vorrebbe cambiare nome.
Non la ricetta. Non il vitigno. Non il modo in cui viene fatto. Solo il nome. È un Cortese dell’Alto Monferrato DOC. Stesso vitigno del Gavi, stessa eleganza, una pulizia olfattiva che Federico ha contribuito ad affinare portando la sensibilità della sua zona d’origine. Ma in carta vini quella denominazione non convince, non scalda, non incuriosisce.
L’unico spiraglio che ho trovato è metterlo nei mesciti. Così non vedono il nome.
Ride, mentre lo dice. Ma c’è qualcosa di malinconico in quella risata. Un vino buono che fatica a farsi amare perché porta un’etichetta sbagliata. Anche questo è un pregiudizio. Anche questo è un muro costruito prima dell’assaggio.
Ca’ du Stanga Piemonte DOC Chardonnay Brut
Metodo Charmat
Prima di diventare Alta Langa, lo Chardonnay di queste colline passa attraverso un filtro: quello del tempo, delle esposizioni, delle scelte. Le uve che non salgono alla DOCG non vengono accantonate vengono reindirizzate. E questo Stanga è esattamente questo: uno Chardonnay brut da metodo Charmat che ha dietro sé la stessa cura selettiva che governa tutta la produzione.
Nel bicchiere è paglierino tenue, quasi trasparente. Il perlage è a grana fine, più che fine. Un dettaglio che tradisce la qualità della materia prima. Il profumo è fruttato, pulito, con quella nota d’uva fresca che il Charmat. Quando è fatto bene e non accelerato, riesce a restituire con fedeltà quasi fotografica.
In bocca è asciutto, fresco, immediato. Non è un vino che chiede di essere meditato: è un vino che chiede di essere goduto. Da aperitivo, su un piatto di mare, a tavola in una di quelle serate d’estate quando la luce dura fino alle nove e non si ha voglia di pensare troppo.
Il Ca’ du Stanga è onesto. Non fa finta di essere qualcosa che non è. Ha la chiarezza di chi sa esattamente dove si trova e non ha bisogno di scusarsi per quello.
Ogni enologo ha un sogno nel cassetto. Qualcosa che gli deriva dai sogni, dagli studi, dalla curiosità, dal confronto. Così, chiedere dei sogni può, nelle risposte, far rivelare l’anima senza esitare. Federico ha bisogno di un Pinot Nero
Un Pinot Nero degno di nota. Ma con le caratteristiche dell’Alto Adige. Quelle notti fredde, quei profumi primari eleganti, quella struttura che si apre lentamente. Il Trentino Alto Adige ha cooperative che vengono viste con orgoglio dalla comunità. Sono il traino del territorio. Non l’eccezione: la norma.
Un sogno concreto, quello di Federico. E anche un modello. Perché il Trentino non ha avuto successo nonostante le cooperative. Ha avuto successo grazie alle cooperative. È una distinzione sottile ma fondamentale e chi lavora nel vino farebbe bene a tenerla a mente.
Penso alla torre. All’unica torre vinaria d’Italia che ha ancora il vino dentro. Non come cimelio. Come cantina viva, che lavora, che seleziona, che imbottiglia, che porta la sua storia sulle tavole di chi sa ascoltare.
Penso a Marta che porta addosso, con eleganza e senza rancori, il peso di una parola ingiusta. E che invece di smettere di usarla, vuole trasformarla. Farne un valore aggiunto. Una bandiera, non una scusa.
Il vino italiano è fatto di storie così. Di posti che nessuno racconta abbastanza. Di persone che lavorano in silenzio, convinte che prima o poi la qualità parli da sola.
Forse sì. Forse parla da sola.
Ma non fa male darle una voce.
Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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9 Giugno, 2026
Nel cuore del Chianti Classico, un vigneto storico trova una nuova voce: Biancone Toscana Chardonnay 2024
Situata a 500 metri sul livello del mare tra Panzano e Montefioralle, Vecchie Terre di Montefili ha sempre affrontato la viticoltura con moderazione, precisione e rispetto per il territorio.
Ogni decisione inizia in vigna, dove altitudine, esposizione al vento e composizione del terreno, unite a un sapiente intervento umano, plasmano vini che non sono mai forzati, ma si rivelano gradualmente nel tempo.
Un percorso coerente e intenzionale Piuttosto che rappresentare una rottura stilistica, Biancone completa la gamma esistente della tenuta con coerenza e intenzionalità. L’identità di Montefili è da tempo legata al Sangiovese e al carattere elevato del Chianti Classico, eppure questo piccolo appezzamento di Chardonnay, piantato nel 1982 a 500 metri di altitudine su terreni argillosi scistosi e alberesi, ha silenziosamente dimostrato nel corso degli anni un notevole potenziale. La decisione di vinificarlo separatamente deriva dallo stesso principio che guida l’intera tenuta: produrre solo ciò che la terra offre naturalmente e solo quando un appezzamento esprime un’identità chiara e distintiva. Biancone: la memoria del vigneto A Montefili, la scarsità non è mai artificiale. Con una produzione limitata a sole 1.330 bottiglie, Biancone si presenta come una naturale estensione della visione dell’azienda: un’espressione mirata, pensata per completare un portfolio basato su precisione, longevità e autenticità. Sotto la guida dell’enologa e agronoma Serena Gusmeri, il vino è stato prodotto attraverso una fermentazione spontanea con lieviti indigeni, seguita da dodici mesi di affinamento equamente suddivisi
tra acciaio e legno, tra cui tonneau e barrique con bâtonnage. Questo approccio misurato preserva la limpidezza aromatica del vino, conferendogli al contempo profondità e struttura senza eccessi. La vendemmia 2024 ha offerto un equilibrio e una maturazioni ideali: il Biancone si distingue per la sua grande aromaticità e brillantezza. Note fruttate di mela verde, pera Conference e scorza di lime si uniscono a un bouquet floreale di fiori di sambuco e acacia. VECCHIE TERRE DI MONTEFILI – BIANCONE CHARDONNAY TOSCANA 2024 Brillante ma al contempo equilibrato, il Biancone 2024 rivela un profilo raffinato e accessibile.
Note floreali di sambuco e acacia si intrecciano con sentori di mela verde, pera e scorza di lime, mentre al palato si bilanciano generosamente frutta, vibrante acidità e una sottile nota salina che parla chiaramente di altitudine e freschezza.
Per molti aspetti, il Biancone riflette la stessa filosofia che definisce i vini Sangiovese di Montefili: eleganza anziché forza, dettaglio anziché volume e fedeltà al territorio al di sopra di tutto. Non è concepito come un gesto isolato, ma come parte di una visione più ampia e sempre più completa dell’identità di Montefili: un’identità plasmata da vigneti storici, una coltivazione attenta e la serena sicurezza di sapere quando un apprezzamento è pronto a parlare con la propria voce. La Redazione
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Ogni decisione inizia in vigna, dove altitudine, esposizione al vento e composizione del terreno, unite a un sapiente intervento umano, plasmano vini che non sono mai forzati, ma si rivelano gradualmente nel tempo.
Un percorso coerente e intenzionale Piuttosto che rappresentare una rottura stilistica, Biancone completa la gamma esistente della tenuta con coerenza e intenzionalità. L’identità di Montefili è da tempo legata al Sangiovese e al carattere elevato del Chianti Classico, eppure questo piccolo appezzamento di Chardonnay, piantato nel 1982 a 500 metri di altitudine su terreni argillosi scistosi e alberesi, ha silenziosamente dimostrato nel corso degli anni un notevole potenziale. La decisione di vinificarlo separatamente deriva dallo stesso principio che guida l’intera tenuta: produrre solo ciò che la terra offre naturalmente e solo quando un appezzamento esprime un’identità chiara e distintiva. Biancone: la memoria del vigneto A Montefili, la scarsità non è mai artificiale. Con una produzione limitata a sole 1.330 bottiglie, Biancone si presenta come una naturale estensione della visione dell’azienda: un’espressione mirata, pensata per completare un portfolio basato su precisione, longevità e autenticità. Sotto la guida dell’enologa e agronoma Serena Gusmeri, il vino è stato prodotto attraverso una fermentazione spontanea con lieviti indigeni, seguita da dodici mesi di affinamento equamente suddivisi
tra acciaio e legno, tra cui tonneau e barrique con bâtonnage. Questo approccio misurato preserva la limpidezza aromatica del vino, conferendogli al contempo profondità e struttura senza eccessi. La vendemmia 2024 ha offerto un equilibrio e una maturazioni ideali: il Biancone si distingue per la sua grande aromaticità e brillantezza. Note fruttate di mela verde, pera Conference e scorza di lime si uniscono a un bouquet floreale di fiori di sambuco e acacia. VECCHIE TERRE DI MONTEFILI – BIANCONE CHARDONNAY TOSCANA 2024 Brillante ma al contempo equilibrato, il Biancone 2024 rivela un profilo raffinato e accessibile.
Note floreali di sambuco e acacia si intrecciano con sentori di mela verde, pera e scorza di lime, mentre al palato si bilanciano generosamente frutta, vibrante acidità e una sottile nota salina che parla chiaramente di altitudine e freschezza.
Per molti aspetti, il Biancone riflette la stessa filosofia che definisce i vini Sangiovese di Montefili: eleganza anziché forza, dettaglio anziché volume e fedeltà al territorio al di sopra di tutto. Non è concepito come un gesto isolato, ma come parte di una visione più ampia e sempre più completa dell’identità di Montefili: un’identità plasmata da vigneti storici, una coltivazione attenta e la serena sicurezza di sapere quando un apprezzamento è pronto a parlare con la propria voce. La Redazione
9 Giugno, 2026
Riedel presenta Bar Rituals
Una nuova linea di bicchieri specifici pensata per i rituali del bere contemporaneo
RIEDEL, marchio di fama mondiale nel settore dei calici specifici per tipologia di vino, amplia la propria ricerca nel design del vetro e presenta BAR Rituals, una nuova collezione che unisce precisione professionale e ricerca estetica nel mondo del barware.
La collezione RIEDEL Drink Specific Glassware (DSG) è stata originariamente sviluppata con un obiettivo preciso: rispondere alle esigenze dei professionisti del bar. Creata in collaborazione con il celebre bartender e designer Zane Harris, la linea ha ridefinito linee e forme dei bicchieri da cocktail puntando su funzionalità, resistenza ed efficienza. Con BAR Rituals, RIEDEL sviluppa ulteriormente questa solida base introducendo un linguaggio più raffinato, ispirato ad interni senza tempo e agli spazi dell’ospitalità contemporanea.
Il design dei Bar Ritual si distingue per superfici scanalate, linee ondulate e geometrie ricorrenti che catturano e riflettono la luce, conferendo profondità e brillantezza al bicchiere. Realizzati in cristallo resistente, i bicchieri sono pensati per l’utilizzo nei contesti professionali dell’hospitality ma anche per un consumo domestico di alto livello. Alcuni accorgimenti funzionali – come la tacca di riempimento che segnala i 2 oz / 60 ml e l’indicatore di livello, appena visibili – permettono ai bartender di lavorare con rapidità e precisione senza rinunciare allo stile.
Tra gli elementi distintivi della serie DSG c’è inoltre la base a incastro, una soluzione tecnica che elimina il tradizionale impilamento dei bicchieri e contribuisce a ridurre significativamente il rischio di rottura, un aspetto fondamentale nei contesti di servizio più intensi. Pensati per dialogare con gli ambienti tanto quanto con i drink che accolgono, i bicchieri BAR Rituals trovano la loro dimensione naturale nei migliori bar, hotel e ristoranti, ma anche nei momenti conviviali della quotidianità domestica.
La collezione debutta con i modelli Double Rocks e Highball, trasformando il barware professionale in oggetti dal forte carattere estetico, dove forma e funzione convivono per valorizzare l’esperienza del bere contemporaneo
La Redazione
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9 Giugno, 2026
Arthur Rainer. L’anima pop del Metodo Classico Altoatesino
Nel panorama dell’enologia altoatesina contemporanea, poche realtà riescono a raccontare il territorio con la stessa personalità di Seeperle e Montris, progetti nati sulle rive del Lago di Caldaro e legati alla figura di Arthur Rainer, produttore che negli ultimi anni ha contribuito a rinnovare l’immagine del vino altoatesino attraverso una visione moderna, dinamica e profondamente territoriale.
La storia di Arthur Rainer nasce all’interno dell’ospitalità familiare. La famiglia gestisce infatti da generazioni Seeperle, struttura storica affacciata sul Lago di Caldaro, luogo in cui turismo, cucina e viticoltura convivono naturalmente. Crescere in questo ambiente permette ad Arthur di sviluppare una concezione del vino che va oltre la semplice produzione: il vino diventa esperienza, racconto del territorio e parte integrante della convivialità.
Goldener Herbst in Kaltern
Caldaro rappresenta una delle zone più vocate dell’Alto Adige.
Il lago contribuisce a creare un microclima caratterizzato da forti escursioni termiche e costante ventilazione, condizioni ideali per maturazioni lente e complete. I terreni di origine morenica e calcarea donano ai vini precisione aromatica, freschezza e una marcata impronta minerale che costituisce la firma stilistica della zona.
Quando Arthur decide di iniziare la vinificazione autonoma delle uve di famiglia, Seeperle si trasforma progressivamente da struttura ricettiva con vigneti a cantina vera e propria. Fin dall’inizio emerge uno stile preciso: vini contemporanei, gastronomici, territoriali e caratterizzati da grande bevibilità.
Uno degli aspetti più interessanti del progetto è la capacità di unire rigore produttivo e comunicazione moderna. Le etichette Seeperle utilizzano nomi immediati e provocatori come “Echt Geil”, “Schart”, “Rotlich”, “Scheinheilig”, rompendo volutamente l’immagine austera spesso associata ai vini alpini. Dietro questa immediatezza esiste però un lavoro estremamente rigoroso, fatto di selezione accurata delle uve, fermentazioni precise e utilizzo molto misurato del legno.
Tra i vini simbolo della cantina spicca il Sauvignon Blanc “Echt Geil”, probabilmente la bottiglia che meglio rappresenta la filosofia produttiva di Arthur Rainer. Il vino esprime perfettamente il carattere dell’Alto Adige attraverso profumi di sambuco, pompelmo, agrumi e frutta tropicale, sostenuti da una bocca verticale, sapida e vibrante. L’intensità aromatica viene sempre bilanciata da una freschezza che accompagna il sorso fino alla chiusura.
Accanto al Sauvignon emerge il Pinot Bianco, “Leidenschaft” interpretazione raffinata di uno dei vitigni più identitari dell’Alto Adige. Al naso propone fiori bianchi, mela croccante, pera e leggere sfumature minerali; al palato colpisce per tensione, pulizia e profondità gustativa. È un vino che punta sulla finezza più che sulla struttura, dimostrando grande eleganza.
Molto interessante anche il Gewürztraminer “Scharf”, vino che evita volutamente gli eccessi aromatici spesso associati al vitigno. Le note di rosa, spezie orientali e frutta tropicale vengono sostenute da precisione e slancio acido, rendendo il vino più gastronomico e moderno rispetto a molte interpretazioni tradizionali.
Tra i rossi merita attenzione la Schiava “Scheinheilig“, autentico omaggio alla tradizione di Caldaro. Arthur sceglie di preservarne fragranza e bevibilità, ottenendo un vino luminoso e succoso, con profumi di ciliegia, piccoli frutti rossi e mandorla, sostenuti da tannini delicati e grande fluidità di beva.
Se Seeperle rappresenta l’anima conviviale e territoriale del progetto, Montris costituisce invece la dimensione più ambiziosa e sperimentale.
Montris nasce dall’incontro tra Arthur Rainer, Andreas e Martin, tre amici accomunati dall’obiettivo di creare un Metodo Classico capace di esprimere al massimo il potenziale dell’Alto Adige.
Durante una conversazione dedicata alla filosofia dello spumantificio, Arthur racconta così l’origine del progetto:
Spumantificio Montris è il prestigioso progetto di tre amici, Martin, Arthur e Andreas, uniti dalla visione e dall’obiettivo comune di produrre lo spumante più pregiato dell’Alto Adige.
Fin dall’inizio i tre fondatori stabiliscono regole produttive molto rigide:
Per noi era fondamentale definire requisiti minimi precisi: deve essere un Blanc de Blancs, quindi 100% Chardonnay; Dosaggio Zero Brut Nature; almeno 36 mesi di affinamento sui lieviti; l’80% del vino base affinato in acciaio e il restante 20% in tonneau da 700 litri. Il tutto senza fermentazione malolattica.
Queste scelte definiscono con precisione l’identità di Montris. Lo Chardonnay viene selezionato perché capace di interpretare perfettamente il clima alpino di Caldaro, preservando acidità, tensione e precisione aromatica. La scelta del dosaggio zero nasce invece dalla volontà di lasciare il vino completamente libero da aggiustamenti zuccherini, valorizzandone autenticità e purezza territoriale.
Anche l’assenza della fermentazione malolattica riveste un ruolo fondamentale: permette infatti di mantenere integrità acida, verticalità e grande nitidezza espressiva. I lunghi affinamenti sui lieviti, superiori ai trentasei mesi, contribuiscono invece a costruire profondità e complessità senza compromettere dinamismo e freschezza.
Arthur descrive così il Montris nel bicchiere:
Cristallino, colore paglierino con riflessi citrini. Il perlage è finissimo, continuo e persistente.
Il profilo aromatico racconta immediatamente la sua identità alpina:
Emergono mineralità calcarea-gessosa e pietra focaia, insieme a zeste di cedro, mela cotogna, fiori bianchi, brioche e crosta di pane.
Ma è soprattutto il sorso a rappresentare la filosofia del progetto:
L’ingresso è verticale. Al centro della bocca il vino diventa cremoso, dritto, sapido, profondo e molto preciso. È lunghissimo, elegante e vibrante.
Montris non nasce con l’obiettivo di imitare altri modelli spumantistici internazionali.
La sua identità si fonda invece sulla capacità di interpretare il Metodo Classico attraverso il carattere del territorio altoatesino: acidità vibrante, tensione minerale, precisione aromatica e straordinaria pulizia gustativa.
La scelta di produrre esclusivamente Blanc de Blancs sottolinea ulteriormente questa filosofia. Lo Chardonnay riesce infatti a sviluppare maturità aromatica mantenendo al tempo stesso una freschezza naturale fondamentale per la produzione di grandi spumanti metodo classico.
La lunga permanenza sui lieviti non viene utilizzata per aumentare il peso del vino, ma per costruire complessità mantenendo sempre equilibrio e verticalità. È proprio questo il tratto distintivo di Montris: unire cremosità e tensione, profondità e precisione.
La figura di Arthur Rainer emerge con forza nella capacità di costruire due anime complementari. Da una parte Seeperle, immediata, gastronomica e territoriale; dall’altra Montris, progetto di ricerca dedicato alla spumantizzazione di alto livello.
Arthur appartiene a quella nuova generazione di vignaioli capaci di superare alcuni schemi tradizionali dell’enologia alpina. I suoi vini non puntano soltanto sulla perfezione tecnica, ma anche su personalità, energia e capacità comunicativa. L’esperienza maturata nel mondo dell’ospitalità gli permette inoltre di interpretare il vino sempre in relazione alla tavola e al piacere della condivisione.
Oggi Seeperle e Montris rappresentano due delle realtà più interessanti dell’Alto Adige contemporaneo: vini territoriali di grande precisione da un lato, e un Metodo Classico che dimostra come le colline di Caldaro possano esprimere spumanti di livello assoluto dall’altro. Al centro di tutto rimane la visione di Arthur Rainer, produttore capace di coniugare modernità, autenticità e forte identità territoriale.
Luca Ongari – Bollicine e Dintorni
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8 Giugno, 2026
Montemoro. Prima di tutto, uve sane
Matjaz Babic, vignaiolo nella Slovenska Istra
L’Istria è uno dei posti più belli d’Europa. Un tempo terra della Serenissima — e Venezia ha lasciato un segno profondo nella sua storia e nel suo patrimonio — è una zona che negli ultimi due secoli ha cambiato padrone una mezza dozzina di volte. La viticoltura, però, qui resiste da sempre: c’era già ai tempi degli antichi romani, e i vini hanno sempre seguito la tradizione, tanto da essere apprezzati più di quelli delle pianure vicine.
Due dettagli storici raccontano meglio di ogni cosa quanto questo vino contasse. Ai tempi della Repubblica di Venezia, da queste parti le tasse si pagavano in vino. E gli Asburgo consideravano il Refosco istriano quasi una medicina: lo vendevano nelle farmacie di Vienna.
Siamo nella Slovenska Istra, in Slovenia, a sud-est di Capodistria. Prendendo la strada che sale tra le colline accanto alla cantina VinaKoper, dopo qualche chilometro si trova sulla destra MonteMoro, creatura del giovane vignaiolo Matjaz Babic. Zone ricche di orti e vigneti, dove Malvasia e Refosco fanno da padroni. Siamo a Triban, dove oltre alla cantina si trovano alcuni ettari di vigneto — soprattutto Malvasia, ma anche un Refosco di oltre sessant’anni.
Il cuore pulsante dell’azienda, però, è di fronte, sulle colline a ovest, a Šalara, sempre sopra Koper. Lì sorgono le vigne più nobili e vocate, di Refosco su tutte, e in particolare il cru Kortina di Moro. Da qui arriva anche il nome dell’azienda: uno storico marchio della zona che la famiglia Babic ha scelto di recuperare all’inizio degli anni Duemila.
Tutta la superficie vitata poggia sul flysch, la terra bianca istriana — quell’alternanza di marne e arenarie che dà ai vini di confine, dal Carso a qui, la loro impronta minerale. Dieci ettari in tutto, per una produzione che si aggira sulle 40.000 bottiglie l’anno. Oltre ai vitigni principe troviamo anche Chardonnay, Merlot e Cabernet Sauvignon, tutto in vigneti terrazzati.
Dal 2010 l’azienda è certificata biologica. Un ritorno al passato, dice Matjaz, a quando tutte le vigne erano biologiche per forza di cose: massima valorizzazione della biodiversità, vigneti inerbiti, sovesci, chimica bandita. Il clima è disegnato dal vicino Adriatico ma anche dai venti da nord, la Bora su tutti: al mattino sole e vento asciugano le vigne, poi il sole scalda per tutto il giorno, e si arriva a uve sane e di qualità — il principio base del lavoro di Matjaz. Tutti i lavori in vigna seguono la biodinamica e il calendario di Maria Thun: si interviene nei giorni favorevoli a seconda della parte della pianta — foglia, frutto, radice, fiore.
La sua filosofia è semplice e profonda insieme: il vino è fatto di uva, è un dono della natura, e va bevuto con rispetto. La qualità nasce dal contatto con la natura, non dall’enologia e dalle tecnologie costose. L’obiettivo è la comunione tra uomo e natura, in un’idea totale di terroir.
Come tutta la Slovenska Istra, anche MonteMoro lavora su due linee: una più fresca, beverina, estiva, e una di riserva. Da segnalare le due bollicine, entrambe da Refosco: un rifermentato in bottiglia e un metodo classico. Nella gamma riserva spicca la linea aMorus, che personalmente preferisco ad aVita perché rispecchia di più lo stile della casa. Per entrambe la cura è la stessa: rese basse, lunga macerazione sulle bucce, affinamento in legno vecchio e poi un lungo riposo in bottiglia, con uscita sul mercato solo quando il vino è ritenuto pronto. Perché il vino ha i suoi tempi, e deve maturare naturalmente e con calma, per regalare poi un grande prodotto.
I vini
Vini potenti e complessi, ma di grande eleganza e bevibilità. Vivi, carichi di energia.
Pet-Nat 2021 — da Refosco. Frizzante, fruttato e floreale, di ottima beva, con acidità e freschezza spiccate e un finale di fragoline di bosco. Da bere in compagnia, magari su qualche salume istriano.
Sparkling Red — metodo classico a base Refosco. Affina un anno in legno, poi la seconda fermentazione parte con l’aggiunta di mosto dell’annata successiva, e riposa 48 mesi sui lieviti. Bollicina succosa e complessa, molto fruttata, piena, dal finale lungo. Mi ha ricordato un abbinamento che feci tempo fa tra uno Champagne e una cassoeula: lo riproporrei identico.
Rosé 2020 — da Refosco, affinato in acciaio dopo la fermentazione. Al naso lampone, ribes rosso, fragola e sottobosco. Buon corpo, buona freschezza, beverino, di bella persistenza fruttata.
Simply Malvasia 2020 — la versione semplice e “beverina”. Al naso fiori, acacia e sambuco, erbe mediterranee, poi frutta tropicale. Al palato ottima sapidità e freschezza, buona mineralità. Una Malvasia da bere sempre, ma soprattutto in riva al mare con un bel pesce alla griglia.
Malvasia aMorus 2018 — dal vigneto Kortina di Moro. Ananas candito, spezie dolci, frutta secca, scorza d’agrume, fiori bianchi. Al palato complesso, maturo, sapido, di buona profondità e mineralità, con un finale persistente che richiama albicocca e dattero. Una grande Malvasia.
Refosk 2020 — al naso frutta e fiori. Al palato fresco, equilibrato, con un tannino presente ma mai fastidioso, buona mineralità e un finale molto fruttato.
Refosco aMorus 2018 — frutta secca, frutti di bosco, cannella, liquirizia. Al palato pieno, succoso, rotondo e avvolgente, complesso, leggermente astringente, di buona freschezza. Forse gli manca un filo di persistenza. Ottimo su un goulash.
Uno sguardo avanti
Il futuro di Matjaz passa per la nuova cantina, ma soprattutto per la stessa rotta di sempre: la ricerca ostinata della qualità e di vini fedeli alla tradizione e allo stile istriano. Una direzione chiara, in una terra di confine che ha sempre saputo parlare la lingua del vino — anche quando cambiava bandiera.
Emanuele Muzzo – Vigne e Orizzonti
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8 Giugno, 2026
Giugno in cantina con vite in riviera luoghi del vino aperti per tutto il mese
Nuova iniziativa della rete di imprese che raggruppa 23 aziende delle province di Imperia e Savona. Tantissimi appuntamenti in programma nelle vigne, tra le botti e in altre suggestive location. Il clou è previsto con Solstizio DiVino, nel weekend di passaggio tra primavera ed estate.
Luoghi del buon bere aperti per tutto il mese nel Ponente Ligure. Giugno in Cantina è la nuova iniziativa dell’attivissima rete di imprese Vite in Riviera (23 aziende con sede nelle province di Imperia e Savona), che propone una ricca serie di appuntamenti tra botti, filari, toccando anche altre suggestive location. In giugno, nonostante i tanti impegni in sede, Vite in Riviera sarà nuovamente presente a rappresentare le eccellenze del Ponente in due prestigiose manifestazioni che si terranno nel capoluogo regionale e nell’estremo Levante: “Mare&Mosto” (Genova, 7-8 giugno), con un’inedita Masterclass – curata da Jacopo Fanciulli – dedicata agli Spumanti e ai Rosati, e “Liguria da Bere” (La Spezia, 26-27-28 giugno).
GIUGNO IN CANTINA
TUTTI GLI APPUNTAMENTI PROPOSTI DALLE SINGOLE AZIENDE
programma completo disponibile anche su www.viteinriviera.it
aMaccia
Via Umberto I, 56 – Ranzo (Im)
Tutto il mese, nei fine settimana: aperto per visite e degustazioni, su prenotazione.
Recapiti: +39.366.9022107 – 328.0176445
www.amaccia.it – info@amaccia.it Anfossi Via Paccini, 39 – Albenga, località Bastia (Sv)
Tutto il mese, nei fine settimana: degustazioni al sabato dalle ore 17 e, inoltre, su prenotazione.
Recapito: +39.339.6715569
www.anfossi.net – luigi@anfossi.net BioVio Via Crociata, 24 – Albenga, località Bastia (Sv)
Tutto il mese: aperto per visite e degustazioni, su prenotazione.
Sabato 20 (ore 10.30-17.30): visita alla cantina, verticale di Pigato di 5 diverse annate, degustazione di olio evo da Taggiasca e prodotti tipici da abbinare ai vari calici. Costo: 38 €. Gradita la prenotazione.
Recapiti: +39.0182 21856 – 335.1361851
www.biovio.it – visite@biovio.it Bruna Via Umberto I, 81 – Ranzo (Im)
Tutti i sabato: aperto per visite ai vigneti e degustazioni, su prenotazione.
Recapiti: +39.349.7214868
www.brunapigato.it – info@brunapigato.it Cascina Feipu dei Massaretti Regione Massaretti, 8 – Albenga (Sv)
Tutto il mese: visita ai vigneti e degustazione presso la cantina, su prenotazione.
Venerdì 19: pranzo presso “Albenga in Tavola On the Road” (Albenga, Regione San Giorgio, 15), con abbinamento del Pigato.
Sabato 20 (dalle ore 18.30): “Pigato sotto le stelle”, aperitivo lungo con prodotti e sfiziosità liguri, presso la propria cantina, in collaborazione con “Albenga in Tavola”, solo su prenotazione. Domenica 21 (ore 8.30-10:30): visita guidata nel vigneto con degustazione, solo su prenotazione.
Recapiti: +39.347.3793229 – 340.9138540
www.aziendamassaretti.it – mirco.mastroianni.albenga@gmail.com Dell’Erba Regione Marixe SP19 – Albenga (Sv)
Tutto il mese: dal giovedì al sabato apertura per degustazioni con prodotti tipici, su prenotazione.
Martedì 2: AperiWine Live, musica dal vivo con Gino e Depa, con calici di vino, piattini di prodotti locali e cucina casereccia.
Venerdì 19: AperiWine Live: musica dal vivo con RedTie, con calici di vino, piattini di prodotti locali e cucina casereccia.
Recapiti: +39.340.3182092
www.aziendaagricoladellerba.com – az.agricoladellerba@gmail.com Enrico Dario Via Massari, 4 – Albenga, località Bastia (Sv)
Sabato 6 e sabato 13: visite e degustazione in cantina, dalle ore 17, su prenotazione.
Recapiti: +39.320.5510946
www.enricodario.it – info@enricodario.it Fontanacota – Cascina Nirasca – Ramoino (in collaborazione) Fontanacota: Strada Provinciale, 137 (Pornassio, Im)
Cascina Nirasca: Via Alpi, 3 (Pieve di Teco, località Nirasca, Im)
Ramoino: Via XX Settembre s.c. 8 (Chiusavecchia, località Sarola, Im)
Tutto il mese: degustazioni presso le singole cantine, su prenotazione.
Venerdì 19: “Tramonto in Cantina” presso Fontanacota (Ponti di Pornassio): dalle 19 alle 22, nel suggestivo prato antistante la cantina. Visita guidata della cantina (organizzata a turni, in base all’affluenza), a seguire vini delle tre aziende con un format dinamico stile “open bar”. Intrattenimento: 1 ora di musica live. Food: buffet rustico in accompagnamento con stuzzichini, torte salate, focacce e pizze. Costo: 30€ a persona.
Domenica 20: “Vino, Food & Jazz Fusion”(presso Ristorante Ramoino), con degustazione dei vini delle tre aziende e ricco buffet servito direttamente dallo chef.
Recapiti: +39.333.9807442 (Fontanacota); +39.335.5809589 (Cascina Nirasca); +39.0183.52646 (Ramoino)
www.fontanacota.it – info@fontanacota.it
www.cascinanirasca.org – cascinanirasca@gmail.com
www.ramoinovini.com – fabiana@ramoinovini.com Foresti Wine Corso Italia, 186 – Camporosso (Im)
Tutto il mese: degustazioni e visita cantina, su prenotazione.
Venerdì 19 e sabato 20: dal primo pomeriggio fino a chiusura, alla scoperta dei vini più rappresentativi in un’atmosfera conviviale, con assaggi di prodotti tipici, su prenotazione. Costo: 5 € a calice. prenotazione).
Recapiti: +39.351.959.2587
www.forestiwine.it – info@forestiwine.it Il Baggio Pellegrino Via Mendatica, 16 – Cosio di Arroscia (Im)
Giovedì 4: cena con degustazione presso il ristorante Frisciolata & Fainà di Imperia, via Vieusseux. Info e prenotazioni: +39.0183.8824333 – +39.338.9498257.
Venerdì 19: cena con degustazione presso il ristorante Cadò di Cosio d’Arroscia, via Cavour, 5A. Info e prenotazioni: +39.335.6437766).
Recapiti: +39.331.6689087
www.ilbaggiopellegrino.it – ilbaggiopellegrino@gmail.com Innocenzo Turco Via Bertone, 7A – Quiliano (Sv)
Tutti i giovedì, venerdì e sabato (dal secondo weekend), presso la vigna di via San Pietro (Quiliano, località Valleggia): serate con degustazione vini, birre artigianali Altavia e piattini con prodotti del territorio.
Domenica 21: cena presso la vigna di via San Pietro a Valleggia.
Recapiti: +39.019.9250445
www.innocenzoturco.it – info@innocenzoturco.it La Rocca di Perti Strada delle Ville, 23 – Finale Ligure (Sv)
Sabato 20 (dalle ore 17): apericena in agriturismo, con apertura speciale dedicata ai motociclisti. Costo 20 €, inclusi degustazione di 4 calici e prodotti tipici.
Recapiti: +39.348.5141553
www.laroccadiperti.it – roccadiperticantina@gmail.com La Vecchia Cantina Via Corta, 3 – Albenga, località Salea (Sv)
Domenica 21 (dalle ore 17 alle 21): degustazione tra gli ulivi e le rose della cantina, con 4 calici abbinati a formaggi, salumi tipici, focaccia e sardenaira. Costo: 30 €, su prenotazione.
Recapiti: +39.339.3793641
www.lavecchiacantinacalleri.it – info@lavecchiacantinacalleri.it Roccavinealis Via Roma, 1 – Roccavignale (Sv)
Tutto il mese: visita ai vigneti e degustazione di vino e prodotti locali, presso la cantina di località Valzemola, a pochi metri dal negozio-vetrina, su prenotazione.
Domenica 7: giornata con cantina e vigneto aperti, nell’ambito della manifestazione Roccawine, a Roccavignale. Ore 9-11.30: “Camminando al Rokkawine”, camminata enogastronomica di 9 o 13 km, con partenza da Valzemola e arrivo a Pianissolo. Costo: 20 €. Ore 13- 20 (frazione Pianissolo): degustazione vini di 40 cantine con stand gastronomici e musica dal vivo con la Jerry Cariello’s Band (costo 35 €, tutto incluso). Servizio navetta attivo dalle 13 tra Cantina e Pianissolo.
Recapiti: +39.393.3305772
www.roccavinealis.it – info@roccavinealis.it Sommariva Via G. Mameli, 7 – Albenga (Sv)
Tutto il mese: visita al Museo Sommariva “Civiltà dell’Olio” (domenica chiuso).
Recapiti: +39.0182.543622
www.oliosommariva.it – info@oliosommariva.it Tenuta Maffone Via Case Soprane, 22 – Pieve di Teco, località Acquetico (Im)
Tutto il mese: apertura sede per visite e degustazioni, su prenotazione.
Sabato 20: partecipazione alla “Notte Romantica nei Borghi più belli d’Italia” nel centro di Pieve di Teco, con degustazioni ed eventi musicali-culturali.
Sabato 27 (in cantina): grande grigliata nel vigneto, con abbinamento di Ormeasco e Granaccia, su prenotazione.
Recapiti: +39.347.1245271 – 339.6582592
www.tenutamaffone.it – info@tenutamaffone.it Torre Pernice Regione Torre Pernice, 3 – Albenga (Sv)
Tutti il mese: apertura nei weekend per visite, su prenotazione. Tutti i sabato (ore 20): apericena con degustazione (aperitivo a 8 €, apericena a €, cena con menù degustazione 40 €).
Recapiti: +39.0182.20042
www.torrepernice.it – info@torrepernice.it Viarzo Via Viarzo, 20 B – Quiliano (Sv)
Tutto il mese: visite e degustazioni, su prenotazione.
Sabato 20 (ore 20): “Solstizio con picnic al tramonto”, con benvenuto sul tetto della cantina e cestino gourmet con un vino a scelta tra Bricco dei Bambini, Grixo o Trexenda. Costo: 40 €, su prenotazione.
Recapiti: +39.349.2661151
www.viarzo.it – agriviarzo@viarzo.it Viticoltori Ingauni Via Roma, 3 – Ortovero (Sv)
Tutti i sabato del mese (ore 10.30-12.30): degustazione in cantina (3 assaggi con stuzzichini) a 5 €. Consigliata la prenotazione.
Venerdì 19 (ore 18-20.30) e sabato 20 (ore 10.30-13):aperitivo in cantina con degustazione 4 vini a scelta o Gin Tonic “Bolina” (Distilleria Salsano), piattino di prodotti locali in abbinamento. Costo: 15 €, su prenotazione.
Martedì 30: Festa dei 50 anni della Società Cooperativa, a invito.
Recapiti: +39.0182.547127
www.viticoltoriinganuni.it – info@viticoltoriingauni.it Enoteca Regionale della Liguria – sede di Ortovero Via alla Chiesa – Ortovero (Sv)
Aperto da giovedì 4 a sabato 6 giugno (dalle ore 18 alle 21), per degustazioni abbinate a stuzzichini e prodotti a km0, su prenotazione.
Recapiti: +39.366.8726643
www.viteinriviera.it – info@viteinriviera.it La Redazione
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Tutto il mese, nei fine settimana: aperto per visite e degustazioni, su prenotazione.
Recapiti: +39.366.9022107 – 328.0176445
www.amaccia.it – info@amaccia.it Anfossi Via Paccini, 39 – Albenga, località Bastia (Sv)
Tutto il mese, nei fine settimana: degustazioni al sabato dalle ore 17 e, inoltre, su prenotazione.
Recapito: +39.339.6715569
www.anfossi.net – luigi@anfossi.net BioVio Via Crociata, 24 – Albenga, località Bastia (Sv)
Tutto il mese: aperto per visite e degustazioni, su prenotazione.
Sabato 20 (ore 10.30-17.30): visita alla cantina, verticale di Pigato di 5 diverse annate, degustazione di olio evo da Taggiasca e prodotti tipici da abbinare ai vari calici. Costo: 38 €. Gradita la prenotazione.
Recapiti: +39.0182 21856 – 335.1361851
www.biovio.it – visite@biovio.it Bruna Via Umberto I, 81 – Ranzo (Im)
Tutti i sabato: aperto per visite ai vigneti e degustazioni, su prenotazione.
Recapiti: +39.349.7214868
www.brunapigato.it – info@brunapigato.it Cascina Feipu dei Massaretti Regione Massaretti, 8 – Albenga (Sv)
Tutto il mese: visita ai vigneti e degustazione presso la cantina, su prenotazione.
Venerdì 19: pranzo presso “Albenga in Tavola On the Road” (Albenga, Regione San Giorgio, 15), con abbinamento del Pigato.
Sabato 20 (dalle ore 18.30): “Pigato sotto le stelle”, aperitivo lungo con prodotti e sfiziosità liguri, presso la propria cantina, in collaborazione con “Albenga in Tavola”, solo su prenotazione. Domenica 21 (ore 8.30-10:30): visita guidata nel vigneto con degustazione, solo su prenotazione.
Recapiti: +39.347.3793229 – 340.9138540
www.aziendamassaretti.it – mirco.mastroianni.albenga@gmail.com Dell’Erba Regione Marixe SP19 – Albenga (Sv)
Tutto il mese: dal giovedì al sabato apertura per degustazioni con prodotti tipici, su prenotazione.
Martedì 2: AperiWine Live, musica dal vivo con Gino e Depa, con calici di vino, piattini di prodotti locali e cucina casereccia.
Venerdì 19: AperiWine Live: musica dal vivo con RedTie, con calici di vino, piattini di prodotti locali e cucina casereccia.
Recapiti: +39.340.3182092
www.aziendaagricoladellerba.com – az.agricoladellerba@gmail.com Enrico Dario Via Massari, 4 – Albenga, località Bastia (Sv)
Sabato 6 e sabato 13: visite e degustazione in cantina, dalle ore 17, su prenotazione.
Recapiti: +39.320.5510946
www.enricodario.it – info@enricodario.it Fontanacota – Cascina Nirasca – Ramoino (in collaborazione) Fontanacota: Strada Provinciale, 137 (Pornassio, Im)
Cascina Nirasca: Via Alpi, 3 (Pieve di Teco, località Nirasca, Im)
Ramoino: Via XX Settembre s.c. 8 (Chiusavecchia, località Sarola, Im)
Tutto il mese: degustazioni presso le singole cantine, su prenotazione.
Venerdì 19: “Tramonto in Cantina” presso Fontanacota (Ponti di Pornassio): dalle 19 alle 22, nel suggestivo prato antistante la cantina. Visita guidata della cantina (organizzata a turni, in base all’affluenza), a seguire vini delle tre aziende con un format dinamico stile “open bar”. Intrattenimento: 1 ora di musica live. Food: buffet rustico in accompagnamento con stuzzichini, torte salate, focacce e pizze. Costo: 30€ a persona.
Domenica 20: “Vino, Food & Jazz Fusion”(presso Ristorante Ramoino), con degustazione dei vini delle tre aziende e ricco buffet servito direttamente dallo chef.
Recapiti: +39.333.9807442 (Fontanacota); +39.335.5809589 (Cascina Nirasca); +39.0183.52646 (Ramoino)
www.fontanacota.it – info@fontanacota.it
www.cascinanirasca.org – cascinanirasca@gmail.com
www.ramoinovini.com – fabiana@ramoinovini.com Foresti Wine Corso Italia, 186 – Camporosso (Im)
Tutto il mese: degustazioni e visita cantina, su prenotazione.
Venerdì 19 e sabato 20: dal primo pomeriggio fino a chiusura, alla scoperta dei vini più rappresentativi in un’atmosfera conviviale, con assaggi di prodotti tipici, su prenotazione. Costo: 5 € a calice. prenotazione).
Recapiti: +39.351.959.2587
www.forestiwine.it – info@forestiwine.it Il Baggio Pellegrino Via Mendatica, 16 – Cosio di Arroscia (Im)
Giovedì 4: cena con degustazione presso il ristorante Frisciolata & Fainà di Imperia, via Vieusseux. Info e prenotazioni: +39.0183.8824333 – +39.338.9498257.
Venerdì 19: cena con degustazione presso il ristorante Cadò di Cosio d’Arroscia, via Cavour, 5A. Info e prenotazioni: +39.335.6437766).
Recapiti: +39.331.6689087
www.ilbaggiopellegrino.it – ilbaggiopellegrino@gmail.com Innocenzo Turco Via Bertone, 7A – Quiliano (Sv)
Tutti i giovedì, venerdì e sabato (dal secondo weekend), presso la vigna di via San Pietro (Quiliano, località Valleggia): serate con degustazione vini, birre artigianali Altavia e piattini con prodotti del territorio.
Domenica 21: cena presso la vigna di via San Pietro a Valleggia.
Recapiti: +39.019.9250445
www.innocenzoturco.it – info@innocenzoturco.it La Rocca di Perti Strada delle Ville, 23 – Finale Ligure (Sv)
Sabato 20 (dalle ore 17): apericena in agriturismo, con apertura speciale dedicata ai motociclisti. Costo 20 €, inclusi degustazione di 4 calici e prodotti tipici.
Recapiti: +39.348.5141553
www.laroccadiperti.it – roccadiperticantina@gmail.com La Vecchia Cantina Via Corta, 3 – Albenga, località Salea (Sv)
Domenica 21 (dalle ore 17 alle 21): degustazione tra gli ulivi e le rose della cantina, con 4 calici abbinati a formaggi, salumi tipici, focaccia e sardenaira. Costo: 30 €, su prenotazione.
Recapiti: +39.339.3793641
www.lavecchiacantinacalleri.it – info@lavecchiacantinacalleri.it Roccavinealis Via Roma, 1 – Roccavignale (Sv)
Tutto il mese: visita ai vigneti e degustazione di vino e prodotti locali, presso la cantina di località Valzemola, a pochi metri dal negozio-vetrina, su prenotazione.
Domenica 7: giornata con cantina e vigneto aperti, nell’ambito della manifestazione Roccawine, a Roccavignale. Ore 9-11.30: “Camminando al Rokkawine”, camminata enogastronomica di 9 o 13 km, con partenza da Valzemola e arrivo a Pianissolo. Costo: 20 €. Ore 13- 20 (frazione Pianissolo): degustazione vini di 40 cantine con stand gastronomici e musica dal vivo con la Jerry Cariello’s Band (costo 35 €, tutto incluso). Servizio navetta attivo dalle 13 tra Cantina e Pianissolo.
Recapiti: +39.393.3305772
www.roccavinealis.it – info@roccavinealis.it Sommariva Via G. Mameli, 7 – Albenga (Sv)
Tutto il mese: visita al Museo Sommariva “Civiltà dell’Olio” (domenica chiuso).
Recapiti: +39.0182.543622
www.oliosommariva.it – info@oliosommariva.it Tenuta Maffone Via Case Soprane, 22 – Pieve di Teco, località Acquetico (Im)
Tutto il mese: apertura sede per visite e degustazioni, su prenotazione.
Sabato 20: partecipazione alla “Notte Romantica nei Borghi più belli d’Italia” nel centro di Pieve di Teco, con degustazioni ed eventi musicali-culturali.
Sabato 27 (in cantina): grande grigliata nel vigneto, con abbinamento di Ormeasco e Granaccia, su prenotazione.
Recapiti: +39.347.1245271 – 339.6582592
www.tenutamaffone.it – info@tenutamaffone.it Torre Pernice Regione Torre Pernice, 3 – Albenga (Sv)
Tutti il mese: apertura nei weekend per visite, su prenotazione. Tutti i sabato (ore 20): apericena con degustazione (aperitivo a 8 €, apericena a €, cena con menù degustazione 40 €).
Recapiti: +39.0182.20042
www.torrepernice.it – info@torrepernice.it Viarzo Via Viarzo, 20 B – Quiliano (Sv)
Tutto il mese: visite e degustazioni, su prenotazione.
Sabato 20 (ore 20): “Solstizio con picnic al tramonto”, con benvenuto sul tetto della cantina e cestino gourmet con un vino a scelta tra Bricco dei Bambini, Grixo o Trexenda. Costo: 40 €, su prenotazione.
Recapiti: +39.349.2661151
www.viarzo.it – agriviarzo@viarzo.it Viticoltori Ingauni Via Roma, 3 – Ortovero (Sv)
Tutti i sabato del mese (ore 10.30-12.30): degustazione in cantina (3 assaggi con stuzzichini) a 5 €. Consigliata la prenotazione.
Venerdì 19 (ore 18-20.30) e sabato 20 (ore 10.30-13):aperitivo in cantina con degustazione 4 vini a scelta o Gin Tonic “Bolina” (Distilleria Salsano), piattino di prodotti locali in abbinamento. Costo: 15 €, su prenotazione.
Martedì 30: Festa dei 50 anni della Società Cooperativa, a invito.
Recapiti: +39.0182.547127
www.viticoltoriinganuni.it – info@viticoltoriingauni.it Enoteca Regionale della Liguria – sede di Ortovero Via alla Chiesa – Ortovero (Sv)
Aperto da giovedì 4 a sabato 6 giugno (dalle ore 18 alle 21), per degustazioni abbinate a stuzzichini e prodotti a km0, su prenotazione.
Recapiti: +39.366.8726643
www.viteinriviera.it – info@viteinriviera.it La Redazione
8 Giugno, 2026
Roma Hortus Vini 2026: l’eccellenza vitivinicola italiana tra sogno e meraviglia
I vini prodotti con vitigni autoctoni provenienti da tutta Italia tornano protagonisti all’Orto Botanico di Roma in occasione di Roma Hortus Vini in scena dal 12 al 14 giugno tra degustazioni, performance acrobatiche e pillole teatrali.
Roma Hortus Vini 2026
Venerdì 12 e sabato 13 giugno dalle 18:00 alle 24 (ultimo ingresso ore 23:00),
Domenica 14 giugno dalle 18:00 alle 22:00 (ultimo ingresso ore 21:00)
Museo Orto Botanico di Roma – Largo Cristina di Svezia 23, A
Per disposizioni del Museo Orto Botanico non è consentito l’accesso agli animali
Biglietti: 30 euro – bambini gratis fino a 11 anni – prevendite online sul sito 25 euro
Soci FAI e sommelier tesserati AIS e FISAR 20 euro solo in cassa
www.romahortusvini.com L’Orto Botanico di Roma riapre le porte in orario serale per la settima edizione di Roma Hortus Vini, il suggestivo e coinvolgente festival dei vitigni autoctoni d’Italia. Libere degustazioni, coinvolgenti spettacoli teatrali e suggestive performance acrobatiche accoglieranno wine lovers e appassionati dal 12 al 14 giugno per una settima edizione indimenticabile tra sogno e meraviglia. Oltre 200 saranno le etichette presenti ai banchi d’assaggio ospitati tra i viali del giardino trasteverino e suddivisi per regioni. Le degustazioni, come sempre, saranno tutte incluse nel biglietto di ingresso, e daranno l’opportunità a tutti i partecipanti di creare un percorso gustativo unico e individuale, basato esclusivamente sulle proprie percezioni ed emozioni. Per una pausa gourmet, non mancheranno i food truck con proposte sfiziose anche vegetariane. Ai vini prodotti da vitigni autoctoni, poi, saranno dedicate le attesissime degustazioni guidate di Luca Maroni, esperto internazionale e autore del progetto, tenute nel prato antistante il Vigneto Italia, scrigno di biodiversità unico al mondo. A stupire i partecipanti, inoltre, ci sarà un ricco programma di appuntamenti ed eventi coinvolgenti come le immancabili pillole teatrali di Michele La Ginestra, in scena tra i gradini dell’iconica Fontana degli Undici Zampilli, e performance suggestive di acrobati e giocolieri che stupiranno con danze aeree, illuminate da una magica luna, tra i filari del Vigneto Italia. Colonna sonora di Roma Hortus Vini sarà poi la musica di Extradate Dj Set che porterà, tra i viali alberati del giardino trasteverino, il sound dell’estate romana, elegante e vibrante, ispirato alle atmosfere dei rooftop più iconici della Capitale. Roma Hortus Vini è dunque un evento che, tra incanto e meraviglia, accompagna i partecipanti in un viaggio immaginario e immaginifico attraverso l’Italia del vino, narrata con sapienza dai produttori dei vini in degustazione. Un racconto fatto di storie, profumi, aromi ed emozioni da vivere, calice dopo calice, in una cornice incantata, senza barriere o percorsi obbligati ma seguendo solamente il moto dell’anima. La Redazione
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Venerdì 12 e sabato 13 giugno dalle 18:00 alle 24 (ultimo ingresso ore 23:00),
Domenica 14 giugno dalle 18:00 alle 22:00 (ultimo ingresso ore 21:00)
Museo Orto Botanico di Roma – Largo Cristina di Svezia 23, A
Per disposizioni del Museo Orto Botanico non è consentito l’accesso agli animali
Biglietti: 30 euro – bambini gratis fino a 11 anni – prevendite online sul sito 25 euro
Soci FAI e sommelier tesserati AIS e FISAR 20 euro solo in cassa
www.romahortusvini.com L’Orto Botanico di Roma riapre le porte in orario serale per la settima edizione di Roma Hortus Vini, il suggestivo e coinvolgente festival dei vitigni autoctoni d’Italia. Libere degustazioni, coinvolgenti spettacoli teatrali e suggestive performance acrobatiche accoglieranno wine lovers e appassionati dal 12 al 14 giugno per una settima edizione indimenticabile tra sogno e meraviglia. Oltre 200 saranno le etichette presenti ai banchi d’assaggio ospitati tra i viali del giardino trasteverino e suddivisi per regioni. Le degustazioni, come sempre, saranno tutte incluse nel biglietto di ingresso, e daranno l’opportunità a tutti i partecipanti di creare un percorso gustativo unico e individuale, basato esclusivamente sulle proprie percezioni ed emozioni. Per una pausa gourmet, non mancheranno i food truck con proposte sfiziose anche vegetariane. Ai vini prodotti da vitigni autoctoni, poi, saranno dedicate le attesissime degustazioni guidate di Luca Maroni, esperto internazionale e autore del progetto, tenute nel prato antistante il Vigneto Italia, scrigno di biodiversità unico al mondo. A stupire i partecipanti, inoltre, ci sarà un ricco programma di appuntamenti ed eventi coinvolgenti come le immancabili pillole teatrali di Michele La Ginestra, in scena tra i gradini dell’iconica Fontana degli Undici Zampilli, e performance suggestive di acrobati e giocolieri che stupiranno con danze aeree, illuminate da una magica luna, tra i filari del Vigneto Italia. Colonna sonora di Roma Hortus Vini sarà poi la musica di Extradate Dj Set che porterà, tra i viali alberati del giardino trasteverino, il sound dell’estate romana, elegante e vibrante, ispirato alle atmosfere dei rooftop più iconici della Capitale. Roma Hortus Vini è dunque un evento che, tra incanto e meraviglia, accompagna i partecipanti in un viaggio immaginario e immaginifico attraverso l’Italia del vino, narrata con sapienza dai produttori dei vini in degustazione. Un racconto fatto di storie, profumi, aromi ed emozioni da vivere, calice dopo calice, in una cornice incantata, senza barriere o percorsi obbligati ma seguendo solamente il moto dell’anima. La Redazione
8 Giugno, 2026
Torre dei Falchi. Brunch di Pasquetta in cantina
ABC della Degustazione. Una giornata tra vigne, vino e chiacchiere condivise
Ci sono giornate che sembrano iniziare lentamente, quasi in punta di piedi, e che poi finiscono per trasformarsi in qualcosa che resta addosso molto più del previsto.
Il Brunch di Pasquetta organizzato da ABC della Degustazione da Torre dei Falchi è stato esattamente questo.
Una di quelle giornate in cui il vino smette di essere il centro della tavola per diventare parte di qualcosa di più grande: convivialità, risate, primavera e persone che scelgono di rallentare insieme.
La mattina ai Castelli Romani ha quell’aria leggera tipica di aprile. Il sole illumina le colline senza essere ancora troppo caldo e lungo la strada che porta alla cantina i finestrini abbassati lasciano entrare profumo di erba, terra e primavera.
I partecipanti arrivano poco alla volta, qualcuno ancora con il caffè in mano, qualcuno già pronto a riempire i calici.
Ci si saluta come vecchi amici anche quando ci si incontra per la prima volta.
Ed è sempre sorprendente quanto velocemente succeda durante gli eventi ABC.
Ad accoglierci c’è la famiglia di Torre dei Falchi al completo, Martina, Danilo e i loro splendidi bambini, con quella spontaneità sincera che fa sentire immediatamente le persone nel posto giusto.
Il grande tavolo è già pronto, la cantina è circondata dal verde e dalla luce morbida della mattina. Sopra la tovaglia chiara iniziano ad arrivare piatti che profumano di Pasqua e tradizione.
Pizza al formaggio ancora calda, corallina, uova sode, torte rustiche, casatiello e l’immancabile porchetta di Ariccia!
I profumi si mischiano all’odore del vino appena versato e nel giro di pochi minuti la tavola si trasforma in quel caos bellissimo fatto di brindisi, mani che si allungano per assaggiare qualcosa e persone che iniziano già a raccontarsi pezzi di vita.
Do il benvenuto ai partecipanti spiegando che questa Pasquetta nasce con un’idea semplice: vivere la cantina come si vive una casa piena di amici.
Niente formalità rigide e nessuna distanza, solo vino, territorio e condivisione.
Il primo vino arriva nei calici mentre il brunch prende davvero vita.
Le conversazioni iniziano subito a intrecciarsi ai commenti sui vini e agli abbinamenti improvvisati con il cibo.
Qualcuno scopre che un determinato vino cambia completamente insieme alla corallina.
Qualcun altro sostiene che certi sapori abbiano il potere di riportarti immediatamente all’infanzia. E forse è proprio vero. Perché il vino e il cibo, quando incontrano la memoria giusta, riescono a riaprire ricordi in modo quasi disarmante. Tra un calice e l’altro la giornata continua senza fretta. I partecipanti passeggiano tra la cantina e gli spazi esterni, qualcuno si ferma a osservare il panorama, altri restano seduti a parlare come se il tempo avesse improvvisamente smesso di correre. I calici si alternano ai piatti della tradizione pasquale e ogni assaggio sembra trovare il proprio equilibrio naturale. Ci sono risate forti che attraversano i tavoli, c’è chi improvvisa brindisi, chi racconta aneddoti improbabili, chi fotografa ogni dettaglio cercando di trattenere la bellezza semplice di quella giornata. E io, passando tra le persone, mi accorgo ancora una volta di quanto gli eventi più riusciti siano quelli in cui tutto accade con naturalezza, senza costruzioni, senza bisogno di forzare nulla. Nel primo pomeriggio il sole si abbassa leggermente e Martina e Danilo propongono quasi per scherzo: “E se andassimo direttamente in vigna?” Nel giro di pochi minuti quella battuta diventa un piano reale. Si prendono le macchine e partiamo tutti insieme verso i vigneti. La piccola carovana attraversa le strade dei Castelli Romani tra clacson scherzosi, finestrini aperti e quella leggerezza tipica delle giornate riuscite bene, passiamo anche davanti l’antica Torre dei Falchi, simbolo della cantina. Quando arriviamo tra le vigne il panorama fa fermare tutti per un istante: filari ordinati, luce dorata e un insolito silenzio. C’è qualcosa di profondamente diverso nel bere vino esattamente nel luogo in cui nasce. Un tavolo improvvisato con ciambelline al vino bianco e rosso, viene sistemato direttamente tra i filari e lì arriva l’ultimo vino della giornata: il Cannellino di Frascati DOCG. Il sole inizia lentamente a scendere mentre il vino riempie i bicchieri con i suoi profumi dolci e avvolgenti. Nel frattempo Danilo porta al centro del tavolo una grande forma di pecorino. Parte un applauso spontaneo. La forma viene tagliata direttamente lì, vista vigne, mentre tutti si avvicinano ridendo e allungando le mani per rubare il primo pezzo. Qualcuno scherza dicendo che quella sia “la vera spiritualità della Pasquetta”. E forse, in fondo, ha ragione, perché in quel momento non c’è niente di costruito. Solo persone sedute tra le vigne con un calice in mano, il sole che cala lentamente e quella sensazione rara di stare esattamente dove si dovrebbe essere. Mi fermo qualche secondo a osservare la scena. I partecipanti ormai parlano tra loro come amici di lunga data, i calici continuano a riempirsi. le risate si perdono tra i filari. Ed è lì che capisco che ancora una volta ABC della Degustazione ha fatto centro: ha creato un momento che le persone continueranno a ricordare anche dopo l’ultimo sorso. Quando il sole sparisce dietro le colline nessuno sembra avere davvero voglia di andare via. Si resta ancora un po’, per un ultimo pezzo di pecorino, per un ultimo brindisi, per trattenere ancora qualche minuto quella giornata. Perché certe degustazioni finiscono nel momento in cui si svuota il bicchiere. Altre invece continuano a vivere nei ricordi di chi le ha condivise. E questa Pasquetta in cantina, tra vino, vigneti e amicizia, è stata sicuramente una di quelle. ABC della Degustazione
Non limitarti a bere. Impara a degustare. E ricordati sempre:
nessuna bella storia è mai iniziata con “stavano bevendo acqua”. Alessandra Massimi – ABC della Degustazione
Mi trovi su Instagram come Alessandra.Massimi
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Qualcun altro sostiene che certi sapori abbiano il potere di riportarti immediatamente all’infanzia. E forse è proprio vero. Perché il vino e il cibo, quando incontrano la memoria giusta, riescono a riaprire ricordi in modo quasi disarmante. Tra un calice e l’altro la giornata continua senza fretta. I partecipanti passeggiano tra la cantina e gli spazi esterni, qualcuno si ferma a osservare il panorama, altri restano seduti a parlare come se il tempo avesse improvvisamente smesso di correre. I calici si alternano ai piatti della tradizione pasquale e ogni assaggio sembra trovare il proprio equilibrio naturale. Ci sono risate forti che attraversano i tavoli, c’è chi improvvisa brindisi, chi racconta aneddoti improbabili, chi fotografa ogni dettaglio cercando di trattenere la bellezza semplice di quella giornata. E io, passando tra le persone, mi accorgo ancora una volta di quanto gli eventi più riusciti siano quelli in cui tutto accade con naturalezza, senza costruzioni, senza bisogno di forzare nulla. Nel primo pomeriggio il sole si abbassa leggermente e Martina e Danilo propongono quasi per scherzo: “E se andassimo direttamente in vigna?” Nel giro di pochi minuti quella battuta diventa un piano reale. Si prendono le macchine e partiamo tutti insieme verso i vigneti. La piccola carovana attraversa le strade dei Castelli Romani tra clacson scherzosi, finestrini aperti e quella leggerezza tipica delle giornate riuscite bene, passiamo anche davanti l’antica Torre dei Falchi, simbolo della cantina. Quando arriviamo tra le vigne il panorama fa fermare tutti per un istante: filari ordinati, luce dorata e un insolito silenzio. C’è qualcosa di profondamente diverso nel bere vino esattamente nel luogo in cui nasce. Un tavolo improvvisato con ciambelline al vino bianco e rosso, viene sistemato direttamente tra i filari e lì arriva l’ultimo vino della giornata: il Cannellino di Frascati DOCG. Il sole inizia lentamente a scendere mentre il vino riempie i bicchieri con i suoi profumi dolci e avvolgenti. Nel frattempo Danilo porta al centro del tavolo una grande forma di pecorino. Parte un applauso spontaneo. La forma viene tagliata direttamente lì, vista vigne, mentre tutti si avvicinano ridendo e allungando le mani per rubare il primo pezzo. Qualcuno scherza dicendo che quella sia “la vera spiritualità della Pasquetta”. E forse, in fondo, ha ragione, perché in quel momento non c’è niente di costruito. Solo persone sedute tra le vigne con un calice in mano, il sole che cala lentamente e quella sensazione rara di stare esattamente dove si dovrebbe essere. Mi fermo qualche secondo a osservare la scena. I partecipanti ormai parlano tra loro come amici di lunga data, i calici continuano a riempirsi. le risate si perdono tra i filari. Ed è lì che capisco che ancora una volta ABC della Degustazione ha fatto centro: ha creato un momento che le persone continueranno a ricordare anche dopo l’ultimo sorso. Quando il sole sparisce dietro le colline nessuno sembra avere davvero voglia di andare via. Si resta ancora un po’, per un ultimo pezzo di pecorino, per un ultimo brindisi, per trattenere ancora qualche minuto quella giornata. Perché certe degustazioni finiscono nel momento in cui si svuota il bicchiere. Altre invece continuano a vivere nei ricordi di chi le ha condivise. E questa Pasquetta in cantina, tra vino, vigneti e amicizia, è stata sicuramente una di quelle. ABC della Degustazione
Non limitarti a bere. Impara a degustare. E ricordati sempre:
nessuna bella storia è mai iniziata con “stavano bevendo acqua”. Alessandra Massimi – ABC della Degustazione
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7 Giugno, 2026
Vini d’Abbazia 2026: a Fossanova incontri, masterclass e una mostra raccontano il vino attraverso la cultura, la spiritualità, la ricerca e l’arte contemporanea.
Dal 12 al 14 giugno cinque masterclass guidate da protagonisti dell’enologia internazionale racconteranno il vino come esperienza culturale, identità territoriale e strumento di dialogo. Grande attesa per Riccardo Cotarella e Cremisan, la realtà multireligiosa in Terra Santa. Nel Chiostro del Refettorio la mostra di Silvia Iorio: “ViCro – Il vino al microscopio”.
Dal dialogo tra le religioni in Terra Santa ai grandi rossi italiani, dalle degustazioni emozionali alla ricerca sul rapporto tra vino e percezione sensoriale, fino all’arte contemporanea ispirata all’universo invisibile del calice. La quinta edizione di Vini d’Abbazia – un evento di Regione Lazio, Arsial, Camera di Commercio Frosinone Latina, Azienda Speciale Informare – amplia il proprio racconto e trasforma l’Abbazia di Fossanova in uno spazio di incontro tra cultura, spiritualità, scienza e vino. Dal 12 al 14 giugno il Refettorio, il Chiostro medievale e gli spazi del Borgo ospiteranno masterclass, degustazioni, seminari e percorsi espositivi con alcune delle figure più autorevoli del panorama enologico italiano e internazionale. Accanto ai banchi d’assaggio e alle cantine provenienti da abbazie e monasteri italiani e internazionali, il programma 2026 rafforza il focus sulle esperienze immersive e sui contenuti culturali, consolidando il ruolo di Vini d’Abbazia come uno dei format più originali del panorama enogastronomico italiano.
LE MASTERCLASS: IL VINO COME STRUMENTO DI DIALOGO E LINGUAGGIO DEL TERRITORIO
Ad aprire il calendario delle masterclass, venerdì 12 giugno alle 18:30 nel Refettorio del Chiostro, sarà “Il vino della pace del Monastero di Cremisan. Un dialogo tra le tre religioni in Terra Santa”, incontro guidato da Riccardo Cotarella, enologo di fama mondiale e presidente di Assoenologi, e moderato dal conduttore televisivo Marcello Masi. Più che una semplice degustazione, la masterclass sarà un racconto di convivenza possibile attraverso il vino. Protagonista sarà infatti Cremisan Wine Estate, storica realtà vitivinicola fondata dai Salesiani nel 1885 sulle colline di Beit Jala, nell’area di Betlemme, dove il lavoro della vigna coinvolge ogni giorno comunità cristiane, musulmane ed ebraiche in un’esperienza concreta di cooperazione, formazione e dialogo. In un territorio segnato da tensioni storiche e culturali, la viticoltura diventa così linguaggio comune, occasione di incontro e strumento di pace. Attraverso la valorizzazione delle antiche uve autoctone palestinesi – come Dabouki, Hamdani, Jandali e Baladi Asmar – Cremisan custodisce non soltanto una tradizione agricola millenaria, ma anche un’idea di territorio fondata sulla collaborazione tra identità diverse. Alle 20:00 sarà invece Roberto Cipresso a condurre “I Grandi Rossi”, un viaggio attraverso alcune delle più affascinanti espressioni del vino rosso italiano e internazionale. Dai territori del Brunello di Montalcino alle Langhe, dall’Umbria al Lazio fino alla Borgogna, la masterclass proporrà un itinerario tra Sangiovese, Pinot Noir, Nebbiolo, Sagrantino, Nero Buono, Cesanese e Cabernet, raccontando il vino come memoria, cultura e interpretazione del paesaggio.
Sabato 13 giugno alle 18:30 sarà protagonista Vincenzo Mercurio con “Il vino dei monasteri”, degustazione dedicata ad alcune tra le più prestigiose realtà monastiche italiane, tra cui Abbazia di Novacella, Abbazia di Praglia, Monastero di Monte Oliveto Maggiore, Monastero delle Suore Trappiste di Vitorchiano e Fraternità Monastica di Bose-Assisi. Un percorso che invita a scoprire il valore culturale, spirituale e territoriale dei vini di abbazia attraverso etichette capaci di raccontare comunità, tradizioni e identità produttive. Chiuderà il programma della giornata, alle 20:00, la “Masterclass emozionale: il vino tra sensazioni, memoria e consapevolezza”, promossa e curata da Francesca Venturi e Giuseppe Ferroni dell’Università di Pisa. L’incontro propone un approccio multisensoriale che, a partire dalle più recenti ricerche sul rapporto tra emozioni, percezione e degustazione, accompagna il pubblico oltre la tradizionale analisi organolettica del vino. Nel calice non confluiscono soltanto colore, profumi, struttura e persistenza, ma anche percezioni, ricordi, suggestioni e stati d’animo, trasformando la degustazione in momento di ascolto e consapevolezza, attraverso etichette selezionate da abbazie, monasteri e cantine del territorio, in un intreccio tra ricerca scientifica, spiritualità dei luoghi e sensibilità individuale.
Domenica 14 giugno alle 18:00, sempre nel Refettorio del Chiostro, sarà infine Chiara Giovoni a guidare “Tra Bianchi e Perlage: alla scoperta della luce”, itinerario tra grandi bianchi, vitigni rari e bollicine d’autore. Il percorso mette in evidenza il silenzio delle abbazie e la forza espressiva dei vitigni, attraverso una selezione di etichette provenienti da territori identitari e produzioni d’eccellenza: dallo Chardonnay della Santissima Annunciata all’Abbazia di Rosazzo, da Santa Margherita con il Monastero di San Francesco della Vigna a Feudi di San Gregorio con l’Abbazia del Goleto, fino al Montée de Tonnerre 2023, al Bellone Pas Dosé di Cincinnato e al Maturano di Atina, in un racconto che attraversa chiostri veneziani e vigne dello Chablis tra purezza, eleganza e luminosità del vino.
VICRO: IL VINO TRA SCIENZA E ARTE
Nel Chiostro e nel Refettorio sarà inoltre allestita in anteprima la mostra “ViCro – Il vino al microscopio. Forme e colori del gusto”, progetto espositivo dedicato all’universo invisibile del vino e al dialogo tra ricerca scientifica, percezione e arte contemporanea.
La mostra nasce dai contenuti visivi ideati e realizzati dall’artista multimediale Silvia Iorio, con il coordinamento tecnico-progettuale dell’architetto Maurizio Condoluci di Westway Architects. Attraverso immagini microscopiche rielaborate artisticamente, elementi come tannini, polifenoli, zuccheri, lieviti, sostanze aromatiche e bucce d’acino diventano paesaggi visivi immersivi, trasformando la comunicazione scientifica del vino in esperienza culturale ed estetica. Microcosmi, macrocosmi e luce costituiscono il nucleo della ricerca artistica di Silvia Iorio, che intreccia arte, biologia molecolare e visione poetica in un percorso dedicato alla materia viva del vino, nonché alla sua dimensione più profonda e invisibile.
ISTITUZIONI E PARTNER DELLA MANIFESTAZIONE
Frutto della sinergia tra istituzioni, aziende e consorzi, avviata da Regione Lazio e Camera di Commercio Frosinone Latina, attraverso Arsial e Informare, l’iniziativa punta a promuovere il territorio, rafforzando l’identità del Lazio come destinazione enoturistica di eccellenza. Ideato dal giornalista Rocco Tolfa, l’evento è organizzato dalla Strada del Vino della provincia di Latina, dalla cooperativa Taste Roots e dall’Associazione Polygonal. La manifestazione si svolge in collaborazione con Regione Lazio, Arsial, Camera di Commercio Frosinone Latina, Azienda Speciale Informare, Ministero della Cultura – Direzione Regionale Musei Nazionali Lazio – Abbazia di Fossanova, Priverno (LT) e con la partnership del Comune di Priverno. Sono partner tecnici dell’evento anche Slow Food Lazio, l’Associazione Italiana Sommelier, Oltre Roma Wine Tour, Acqua Filette, Vivaio Aumenta e Federcampeggio. Main sponsor Banca di Credito Cooperativo di Roma. Media partner ufficiali della manifestazione saranno Rai Radio 2 e la rivista Camp.
Tutte le masterclass prevedono posti limitati e sono acquistabili online, così come i biglietti per le singole giornate dell’evento, al link www.vinidabbazia.com.
Per la stampa è attiva la procedura di accredito al link vinidabbazia.com/registrazione-giornalisti.
La Redazione
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